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26 ottobre 2012

In occasione della "Giornata Costituzionale"

"Giornata costituzionale" : Giorgio La Pira

Giornata Costituzionale, Giorgio la Pira alla libreria La Cometa ScandicciIl Comune di Scandicci sta organizzando un evento su La Pira che si terrà il 9 novembre dal titolo:
"Giornata costituzionale" : Giorgio La Pira, Scandicci e i diritti sociali della Costituzione.

La Libreria La Cometa si è proposta, nell'ambito delle manifestazioni previste dal Comune, di far presentare a mons. Bellandi il libro scritto da Diego Maria Pancaldi - Preghiera e vita (edito da Polistampa per la collana Fondazione La Pira - I libri della Badia).

Dal momento che le altre manifestazioni presenteranno il La Pira "costituzionalista", abbiamo scelto di far conoscere un lato meno conosciuto ma non meno importante del pensiero di Giorgio La Pira: la spiritualità e l'impegno come guida spirituale.
Lo faremo attraverso l'analisi e le riflessioni che mons. Bellandi ha accettato di portarci.
Il libro presenta La Pira come maestro che consiglia e dalla lettura si può trarre un grande aiuto per quanti, come laici, sentono il desiderio di essere testimoni nel loro ambiente familiare o professionale e per coloro che svolgono attività di animatore nei gruppi.

La presentazione si terrà mercoledì 31 ottobre alle ore 18,30 presso la libreria La Cometa.

16 settembre 2010

Gabriele Masi, un artista

Conosco Gabriele Masi da anni, come sapete. Un amico e un artista: cantante, musicista, attore e autore di cabaret, intrattenitore a tutto tondo. Grazie a lui anch'io ho dato spettacolo, come ho potuto... Adesso si propone anche in Rete come cantante e intrattenitore. Grande professionalità e doti artistiche, come si può vedere, ma anche una capacità di ironia e autoironia che non sono di tutti. Bravo sì, ma anche "uno di noi". Conviene dare un'occhiata al suo sito:

http://www.gabrielemasi.it/

21 luglio 2010

Acqua sporca in vendita

Ottima provocazione quella organizzata dall'agenzia Casanova Pendrill per far conoscere e sostenere la campagna Tap Project (Progetto Rubinetto) dell'Unicef per assicurare acqua pulita ai bambini dei paesi in via di sviluppo. Oltre 900 milioni di persone al mondo non dispongono di acqua pulita e per farlo presente il 22 marzo, Giornata dell'Acqua, alcuni attivisti hanno installato in Union Square a New York un distributore automatico di acqua sporca in più "gusti" (salmonella, malaria, epatite...) e hanno invitato la gente a servirsene. Per un dollaro il distributore erogava bottiglie di acqua sporca (non si sa se realmente infetta, certamente imbevibile). Un dollaro che può garantire acqua pulita per un giorno a 40 bambini dei paesi in via di sviluppo e che a questo era in realtà destinato. La provocazione ha fatto centro e molti hanno acquistato le bottiglie, senza ovviamente berle, o hanno fatto donazioni via SMS. Dall'Italia si può comunque sostenere l'Unicef tramite questo sito.



08 gennaio 2010

Per non dimenticare l'orrore nazista

LA PETIZIONE

Milano, 15 dicembre 2008

Oggetto: Petizione ex “Albergo Regina”, Milano

Noi, promotori, in collaborazione con l’ANPI (Ass. Nazionale Partigiani d’Italia), di questa
petizione, ci siamo resi conto che nella nostra Città, insignita della Medaglia d’Oro della
Resistenza, esistono luoghi completamente rimossi dalla memoria collettiva nei quali si sono
svolte importanti e drammatiche pagine di storia.

Uno di questi luoghi è l’ex “Albergo Regina” di via Santa Margherita 16 (altro ingresso in via
Silvio Pellico 7), a pochi passi da Piazza del Duomo. In esso, dal 13 settembre 1943 al 30 aprile
1945, ebbe sede il quartiere generale nazista di Milano, con i comandi provinciale e
interregionale della Polizia di Sicurezza (SIPO), del Servizio di Sicurezza (SD) tedeschi, e
dell’Ufficio IV B4 incaricato della persecuzione antiebraica.

Lì agiva il colonnello delle SS Rauff, collega di Eichmann, comandante della SIPO-SD avente
autorità su Piemonte, Lombardia e Liguria. Rauff era stato, tra l’altro, l’inventore dei camion
della morte, camere a gas su ruote.

Alle dirette dipendenze di Rauff era il capitano Theodor Saevecke, capo della Gestapo a Milano,
condannato all’ergastolo il 9 giugno 1999 dal Tribunale Militare di Torino come responsabile
dell’eccidio dei Quindici Martiri di Piazzale Loreto del 10 agosto 1944. A lui era affidato il
comando avanzato della città.

L’“Albergo Regina”, dove fu detenuto anche Ferruccio Parri, fu un posto terribile e di grande
importanza per il lavoro di ricerca poliziesca che vi si faceva in stretto rapporto con la Legione
Muti di via Rovello 2, la X Mas, le brigate nere, e la banda Koch di “Villa Triste”, che aveva sede
in via Paolo Uccello 17/19. L’“Albergo Regina” è tristemente noto per essere stato luogo in cui
la tortura e l’assassinio erano le regole di comportamento. Saevecke si serviva del cosiddetto
‘macellaio’ Gradsack, e ‘lavorava’ a stretto contatto con i sanguinari Otto Koch, sottufficiale
Gestapo, e Franz Staltmayer, detto ‘la belva’, armato di nerbo e cane lupo. Dall’“Albergo
Regina” i catturati (ebrei, partigiani, antifascisti, sospettati, ecc.) venivano avviati al carcere di
San Vittore, in alcuni casi direttamente ai trasporti partiti dal Binario 21 della Stazione Centrale
di Milano per essere deportati. Una struttura quindi simile a quella romana di via Tasso, a quella
torinese dell’Albergo Nazionale, a quella parigina dell’Hotel Lutetia.

A Milano, tra via Silvio Pellico e via Santa Margherita, non c’è nemmeno una lapide che ricordi
cosa c’era o cosa vi avveniva.

Riteniamo, insieme ai firmatari di questa petizione, che la nostra Città debba ricordare, almeno
con una lapide nel luogo in cui uomini e donne hanno conosciuto inaudite sofferenze, quella
triste e drammatica pagina della sua storia.


Guido Artom, imprenditore
Goti Bauer, ex deportata
Giovanni Marco Cavallarin, professore
Roberto Cenati, coord. ANPI Zona 3, Milano
Emanuele Fiano, parlamentare
Nedo Fiano, ex deportato
Ernesto Nobili, consigliere provinciale
Antonio Quatela, professore
Liliana Segre, ex deportata



L'EPIGRAFE

QUI, DOVE ERA L’ALBERGO REGINA,
SI INSEDIÒ IL 13 SETTEMBRE 1943
IL QUARTIERE GENERALE NAZISTA DELLE SS A MILANO.

QUI FURONO RECLUSI, TORTURATI, ASSASSINATI,
AVVIATI AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO E DI STERMINIO
ANTIFASCISTI, RESISTENTI,
ED ESSERI UMANI
DI CUI IL FASCISMO E IL NAZISMO
AVEVANO DECISO IL SISTEMATICO ANNIENTAMENTO.

UNA PETIZIONE POPOLARE
HA VOLUTO QUESTA LAPIDE
PER LA MEMORIA DEL PASSATO,
LA COMPRENSIONE DEL PRESENTE
E LA DIFESA DELLA DEMOCRAZIA PER
IL RISPETTO DELL’UMANITÀ.

27 GENNAIO 2010 – GIORNO DELLA MEMORIA
65 ANNI DOPO
LA LIBERAZIONE
DELL’ALBERGO REGINA


INIZIATIVE

GIORNO DELLA MEMORIA 2010



Mercoledì 20 gennaio 2010, ore 21
presso il Consiglio di Zona 3, Via Sansovino 9, Milano

1943-1945. ALBERGO REGINA. IL COMANDO NAZISTA A MILANO

PROIEZIONE: Via Santa Margherita 6, di Micaela Nason e Vera Paggi, RAINews24

Seguiranno testimonianze e interventi. Sono stati invitati:
Guido Artom, promotore della petizione, Luigi Borgomaneri, storico, Marco Cavallarin,
promotore della petizione, Roberto Cenati, ANPI Milano, Pier Francesco Fumagalli, dottore ordinario biblioteca ambrosiana, Roberto Jarach, v. presidente Fondazione per il Memoriale della Shoah, Milano, Micaela Nason, regista RAI News 24, Vera Paggi, giornalista RAI News 24, Alessia Potecchi, FIAP Lombardia, Liliana Segre, ex deportata, Giuseppe Valota, ANED Sesto San Giovanni

Incontro promosso da ANPI, ANED, FIAP, ANPC e Promotori Petizione Ex Albergo Regina


Venerdì 22 gennaio 2010, ore 14,30
Via Silvio Pellico (ang. V. Santa Margherita), Milano

EX ALBERGO REGINA
CERIMONIA DI POSA DELLA LAPIDE COMMEMORATIVA

21 settembre 2009

Un'importante iniziativa per la Cecenia

COMUNICATO STAMPA



APPELLO CONGIUNTO PER LA CECENIA DI MIC E CPC INVIATO AI PARLAMENTARI EUROPEI"



In seguito all'assassinio di Zarema Sadulaeva, operatrice umanitaria cecena Presidente dell'associazione “Salviamo la generazione”, di Grozny, l'OdV “Mondo in Cammino” in partnership con “Comitato per la Pace nel Caucaso” ha deciso di intraprendere una serie di azioni mirate a sensibilizzare non solo la società civile e l'opinione pubblica italiana, ma anche i rappresentanti del mondo politico e istituzionale, nazionale e internazionale. La prima di queste azioni riguarda un appello rivolto ai parlamentari europei nazionali.


Salviamo la generazione” è partner locale dell'OdV “Mondo in Cammino” nella realizzazione della campagna "Generazione senza mine" a favore delle bambine e dei bambini vittime di mine, disseminate sul territorio ceceno quali tristi eredità dei due recenti conflitti, il cui scopo è intercettare le fasce più disagiate di bambine/i, non solo per dare loro prospettive per un futuro migliore, ma anche per sottrarli al richiamo di una guerriglia che, insieme alla politica di disinformazione ed anche a mandanti "istituzionali", sta mietendo sempre più vittime innocenti.


Estratto del comunicato del Presidente di “Mondo in Cammino”:

Avevo sentito Zarema due giorni prima della sua uccisione ed era contenta perché il nostro progetto di accoglienza rivolto a questi minori, e previsto per il 31 agosto prossimo, stava procedendo bene [....] In Cecenia non è solo rischioso dire la verità, ma anche il contrapporre la prospettiva di una rinascita civile (il confronto, la speranza, la conoscenza di altri mondi) alla "normalizzazione" governativa. Solo per questo Zarema è stata ammazzata.


Aggrava il contesto e desta particolare inquietudine la dichiarazione del membro della Duma di Stato Russa Adam Delimkahnov, trasmessa dalla televisione cecena a proposito degli attivisti per i diritti umani, di cui si riporta trascrizione in lingua italiana:

Ci sono persone che si definiscono attivisti per i diritti umani, che aiutano questi demoni-criminali-terroristi, lavorano per loro e portano avanti le loro azioni, la loro politica... Questi fanno diversi discorsi... Ma io conosco l'umore della polizia, della società, io so di cosa parlano i comuni cittadini... Questi dicono che le dichiarazioni di questa gente... E dello stesso Aushev e di altri, in generale... Ciò che fanno e dicono, i loro crimini non sono minori di quelli dei terroristi che stanno nei boschi. Queste persone (gli attivisti per i diritti umani - nota del traduttore dal ceceno) confondono la gente, la ingannano. Ma non inganneranno la gente. Questo non gli riuscirà. La verità e la giustizia vinceranno sempre. Qui ci sono i nostri combattenti, i nostri comandanti, i nostri ragazzi mi chiedono: cosa vogliono queste persone (gli attivisti per i diritti umani - nota del traduttore dal ceceno)? Io rispondo che per noi questa gente non vale un soldo. Se Dio vuole, chiameremo a rispondere tutti quelli che aiutano il male. Ognuno di loro, che sia ceceno, inguscio o quant'altro, deve sapere che gli toccherà rispondere delle proprie parole..."

[Fonte: http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/2009/08/12/delimkhanov.html ]


Si è ulteriormente palesata con rinnovata urgenza la necessità di richiamare l'attenzione degli ambienti istituzionali nazionali e internazionali sulla drammatica situazione del Caucaso del Nord, che continua a mietere vittime.


Ferma restando una condanna ferma, netta e senza mezzi termini di qualsiasi forma di terrorismo, MIC e CPC concordano nel ritenere che l'eccessiva acquiescenza delle istituzioni internazionali, in particolar modo del Consiglio d'Europa, si sia tradotta in una responsabilità indiretta della mattanza di giornalisti e attivisti per i diritti umani, che nei primi otto mesi di quest'anno ha mietuto vittime illustri in Cecenia e in tutta la Federazione Russa: Stanislav Markelov, Anastasia Boburova, Natalia Estemirova, Zarema Sadulaeva e suo marito. Onde evitare di diventare complici involontari di tale nefasta acquiescenza, le due associazioni hanno stabilito una linea comune nel programmare azioni di sensibilizzazione e di campaining indirizzate alle istituzioni preposte alla salvaguardia dei diritti fondamentali dell'uomo.


L'amara consapevolezza della concreta probabilità che, in nome della convenienza politica, economica ed energetica, all'iniziativa non faccia seguito un adeguato follow-up delle istituzioni interpellate e della stampa non è stata valutata come ragione sufficiente per rimanere in silenzio.


Di seguito:

Testo integrale dell'appello indirizzato ai parlamentari europei italiani


Per ulteriori informazioni e contatti:

OdV Mondo in Cammino

info@mondoincammino.org

+ 39 338 9396289


Onorevoli membri italiani del Parlamento Europeo,


con la presente desideriamo richiamare la Vostra attenzione sugli eventi raccapriccianti che ormai da anni insanguinano il Caucaso del Nord, nell'indifferenza e nella passività della comunità e delle istituzioni internazionali. Zarema Sadulaeva e suo marito, Natalia Estemirova – definita da Kadyrov una "donna senza senso dell'onore e del pudore, che diceva cose stupide e di cui nessuno aveva bisogno" - Stanislav Markelov e Anastasja Boburova, sono solo alcune vittime illustri della mattanza di giornalisti e attivisti per i diritti umani che ormai nella Federazione Russa, e in particolare in Cecenia, ma non solo, è diventata ordinaria amministrazione.


In un clima di generale impunità, dove il terrorismo islamista si combatte con il terrorismo di Stato, ci riesce difficile trovare credibile l'ipotesi complottista della destabilizzazione da parte di occulte potenze straniere, in un territorio dove il controllo del territorio e dei cittadini da parte degli organi statali preposti alla sicurezza è storicamente capillare da decenni, se non da secoli. Se tale teoria si rivelasse fondata, il biasimo ricadrebbe in primis sugli organi di sicurezza russi che, nella migliore delle ipotesi, non sono in grado di garantire l'incolumità di una categoria particolarmente a rischio come quella degli attivisti per i diritti umani e dei giornalisti.


La recente e preoccupante dichiarazione1 di un Vostro collega ceceno che occupa un posto da deputato nella Duma russa, equiparante attivisti per i diritti umani e terroristi, promettendo ai primi lo stesso trattamento riservato ai secondi, non consente di avallare tale ipotesi. Suggerisce, piuttosto, il contrario: che l'eliminazione sistematica degli ultimi baluardi di difesa della popolazione faccia parte di una strategia ben precisa e pianificata all'interno degli organi preposti all'amministrazione della Repubblica Cecena. Non risulta che ci siano stati richiami o prese di distanza relativamente alle dichiarazioni del membro della Duma da parte degli organi federali. Non possiamo fare a meno di chiederci se si tratti di silenzio-assenso.


Non procediamo oltre con l'enumerazione di testimonianze e documenti che smentiscono clamorosamente l'ipotesi risibile riportata poc'anzi. Basterebbe leggere una parte delle opere di Anna Politkovskaja, a cui è dedicata la Sala Stampa del Parlamento Europeo – alla quale, secondo quanto riportato in passato dall'On. Marco Cappato, le delegazioni russe rifiutano di accedere - per avere un quadro più veritiero della situazione. Lo scopo della presente non è fornire una documentazione dettagliata sui crimini commessi in Cecenia da quando il regime antiterrorismo è stato revocato (i giornali che hanno applaudito al successo delle operazioni antiterrorismo si sono ben guardati dall'informare che il regime è stato reintrodotto parzialmente in alcune zone di Cecenia, Inguscezia e Dagestan a distanza di pochi giorni dalla sua sospensione). Sono fin troppe le voci che da oltre un decennio urlano nel deserto delle istituzioni internazionali e dei governi dei Paesi occidentali, che si turano le orecchie per non sentire e chiudono gli occhi per non vedere. Le nostre parole non danno alcun valore aggiunto alla testimonianza di chi ha vissuto la persecuzione in prima persona.


Vogliamo invece qui sottolineare la responsabilità, diretta e indiretta, delle istituzioni occidentali nazionali ed europee nell'avallare i crimini sopra enunciati, responsabilità che si risolve in un proliferare del terrorismo islamista in terre tradizionalmente laiche, da una parte, e nell'avallo dei crimini di Stato dall'altra. Posto che, come l'esperienza dimostra, quando le istituzioni europee e occidentali (ci piacerebbe poter usare il termine “democratiche”, ma ce ne asteniamo) esercitano la doverosa pressione in questioni sacrosante, ottengono dei risultati; non possiamo fare a meno di chiederci perché tale mezzo non venga sistematicamente impiegato a favore di una maggiore salvaguardia di attivisti e giornalisti che, supplendo alle deficienze dello Stato russo, cercano di garantire, ahimè troppo spesso a costo della propria vita, i diritti fondamentali dell'uomo e del cittadino, bambini inclusi (come nel caso di Zarema Sadulaeva).

Desideriamo pertanto sollecitare energicamente il Vostro impegno sulle seguenti misure che appaiono indispensabili per arrestare la carneficina di giornalisti, attivisti per i diritti umani, operatori umanitari e semplici cittadini:


- censire le ONG e le associazioni di volontariato europee che agiscono in territorio ceceno, e più in generale del Nord Caucaso, assicurandone la maggior tutela possibile;

- maggior sostegno alle ONG ed associazioni dell'area caucasica, e della Federazione Russa tutta, impegnate per la tutela dei diritti fondamentali dell'uomo;

- intraprendere un’azione diplomatica a favore delle ONG ed associazioni russe e straniere, affinché sia loro consentito di operare sul territorio e portare sollievo alla popolazione;

- promuovere, con il patrocinio del Parlamento Europeo, una conferenza che riunisca i rappresentanti delle diverse etnie che popolano l'area caucasica;

- incrementare, nei progetti europei, il maggiore interscambio possibile fra le giovani generazioni (programmi di studio, di ricerca, di educazione alla pace, di gestione dei conflitti, ecc);

- organizzare periodiche delegazioni di deputati europei allo scopo di monitorare l'attività delle ONG e associazioni umanitarie e per i diritti civili nel Nord Caucaso;

- predisporre occasioni di incontro e 'tavoli della pace' tra le parti contendenti, sia a livello politico-istituzionale, che a livello di società civile nello spirito di un approccio di 'conflict resolution';

- in questo frangente, incentivare anche studi, ricerche e iniziative internazionali, sia in ambito accademico che politico, miranti al miglioramento della convivenza multi-etnica prendendo il Caucaso come 'laboratorio' di riferimento.


Altresì opportune appaiono misure da prendere in sede istituzionale ed economica:


- fermo restando la condanna senza mezzi termini del terrorismo, si richiede una condanna esplicita ed ufficiale dell'operato della Federazione Russa quando questa si macchia in modo evidente di crimini contro la popolazione civile e conseguente richiamo della stessa alle sue responsabilità nella gestione delle politiche nel Caucaso in sede politica ed istituzionale. Conseguenti misure concrete che vadano al di là di richiami meramente formali qualora questo non fosse servito.


- Che il Consiglio d'Europa, andando oltre le convenienze politiche contingenti, adempia finalmente alla sua vocazione e missione, ovvero che non si limiti a timorosi richiami e condanne pro-forma, ma proceda energicamente qualora queste rimangano ignorate.


- Che ci sia un forte monito alla Federazione Russa: dopo oltre dieci anni di totale inadempienza, è giusto che rischi la sospensione se rifiuta di aderire finalmente anche nei fatti al rispetto dei principi dello Statuto che ha sottoscritto e come previsto anche dallo stesso negli art.3 e art.8 (http://conventions.coe.int/Treaty/EN/Treaties/Html/001.htm).


- Vincolare gli accordi politico-economici, o l'accesso ad enti, istituzioni od organismi internazionali, come pure il godimento di sovvenzioni o aiuti, prima al rispetto di determinate condizioni e clausole di tutela dei principi di libertà e diritti umani e solo poi garantirne l'effettiva messa in opera.


- Nessuna necessità di sanzioni, ma un controllo sulle nostre attività economiche e imprenditoriali in loco affinché non siano causa di sfruttamento o diano adito, direttamente o indirettamente, a forme di violazione dei diritti fondamentali dell'uomo.


Il conflitto osseto-georgiano esploso lo scorso anno ha mostrato a tutto il mondo la fragile stabilità dell'area. Nonostante le reiterate dichiarazioni di vittoria sulla guerra al terrorismo, il numero di omicidi verificatisi da quando il regime antiterrorismo è stato revocato è tutt'altro che rassicurante: 125 vittime in 120 giorni, nella sola Cecenia. Lo riteniamo sufficientemente preoccupante.


Ribadiamo pertanto vigorosamente la nostra richiesta al Parlamento Europeo, per un concreto e deciso impegno a favore della tutela dei diritti fondamentali dell'uomo in Russia.


Distinti saluti,



OdV

Mondo in Cammino


Il Presidente

Massimo Bonfatti


Associazione Onlus

Comitato per la Pace nel Caucaso


Il Presidente

Maria Elena Murdaca


Il Vice Presidente

Marco Masi













24 agosto 2009


Per informazioni e contatti:

OdV Mondo in Cammino

info@mondoincammino.org


1Si fa qui riferimento alla dichiarazione di Adam Delimkhanov, trasmessa dalla televisione cecena undici giorni prima dell'assassinio di Natalia Estemirova. Il video è disponibile su Youtube. Sul sito http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/2009/08/12/delimkhanov.html è disponibile la trascrizione in italiano del testo. Il deputato della Duma Adam Delimkhanov è ricercato dalla polizia degli Emirati Arabi Uniti perché sospettato dell'assassinio di Sulim Jamadaev, avvenuto in marzo a Dubai.

16 settembre 2009

L'altro Risorgimento

Venerdì 2 Ottobre 2009, ore 21:15

L'Altro Risorgimento
relatore: Angela Pellicciari

www.angelapellicciari.it

Parrocchia S. Bartolomeo in Tuto
Salone Assembleare Don G.Facibeni
Via Salvemini
Scandicci (FI)


http://www.associazionelacometa.org/it/

19 maggio 2009

Te ne Levi di torno uno e ne saltano fuori centinaia...

Gira su Facebook:

(...)
DDL 773 - Emendamento - art. 50-bis
L’attacco finale alla democrazia è iniziato! Si sferra il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo. Ieri nel voto finale al Senato, che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l’obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senza tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC), è stato introdotto l‘articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“.Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l’articolo è diventato il nr. 60.
Anche se il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta” che non vuole scollarsi dal potere.
In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero. Il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge?
Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l’informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l’unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che vede un’impresa anche del Presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d’interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l’Italia come la Cina e la Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico. Fate girare questa notizia il più possibile. E’ ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani. E’ in gioco davvero la Democrazia!
Si potrebbe anche leggere questa nota esplicativa su Wikipedia che spiega DEMOCRAZIA, tanto per rinfrescarmi la memoria mi è stato utile.
http://it.wikipedia.org/wiki/Democrazia
Il presupposto della costituzione democratica è la libertà, tanto che si dice che solo con questa costituzione è possibile godere della libertà, che si afferma essere il fine di ogni democrazia. Una delle caratteristiche della libertà è che le stesse persone in parte siano comandate e in parte comandino. [...]Questi dunque sono i caratteri comuni a tutte le democrazie, e da quella che unanimemente si concorda essere la giustizia secondo i canoni democratici (cioè che tutti abbiano lo stesso secondo il numero) deriva quella che più di ogni altra sembra essere democrazia e governo di popolo. L’uguaglianza consiste nel fatto che non comandino più i poveri dei ricchi, che non siano sovrani i primi soltanto, ma tutti secondo rapporti numerici di uguaglianza. E questo sarebbe l’unico modo per ritenere realizzate l’uguaglianza e la libertà nella costituzione.
(Aristotele, Politica, in C. A. Viano (a cura di), Politica e Costituzione di Atene di Aristotele, U.T.E.T., Torino, 1992, pp. 273-274)

12 maggio 2009

Il caso ceceno

Casa della Cultura
Giovedì 21 maggio 2009 ore 21.00
Via Borgogna, 3
Milano

La Casa della Cultura e il Comitato per la Pace nel Caucaso, in collaborazione
con Memorial Italia e EST Onlus, presenta:

CONFLITTI E LIBERTÀ DI ESPRESSIONE: IL CASO CECENO

La seconda guerra cecena è stata caratterizzata per un blocco informativo totale che
ha riguardato sia la stampa estera sia la stampa interna. Molti sono stati i giornalisti
uccisi, minacciati, o semplicemente impossibilitati a svolgere il loro lavoro. Majnat
Abdulaeva è una di loro. Corrispondente da Groznyj per Novaja Gazeta, ha
abbandonato il suo paese in seguito alle minacce rivolte a lei e alla sua famiglia,
grazie ad alcuni amici giornalisti è arrivata in Germania, dove ha potuto beneficiare
del programma del P.E.N. International, che supporta scrittori e giornalisti
perseguitati.

Intervengono:

- Majnat Abdulaeva, giornalista e scrittrice cecena, già corrispondente per Novaja
Gazeta da Groznyj, finalista del premio Sacharov “Per il giornalismo come azione”.

- Enrico Piovesana, giornalista, Peacereporter, vincitore del Premio Enzo Baldoni
2007.

- Franca Tiberto, Presidente P.E.N. International - Centro della Svizzera Italiana e
Retoromancia.



Ringrazio M.E.C. per questo contributo

11 maggio 2009

Domani 21/04/09



Artisti Uniti per l'Abruzzo "Domani 21/04/09"

06 maggio 2009