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21 settembre 2013

I terroristi caucasici meno conosciuti: quelli con le motoseghe...

La "clandestinità armata" ecologica

A parte i malinconici barbuti che corrono per i monti con i mitra nel Caucaso si trova un altro tipo di terroristi. Da anni questi "pascolano" in zone ecologiche particolarmente protette e uccidono massicciamente i boschi. Li uccidono sfacciatamente, cinicamente, spietatamente. A vantaggio dei portafogli di qualcuno alberi di tipo unico vanno sotto il coltello o più precisamente sotto la motosega.

Il distretto Urupskij della Karačaj-Circassia è chiamato la zona di riserva della Russia. E non è chiamato così invano. Questo distretto fa parte della riserva del Caucaso. Qui si trovano riserve naturali note ben oltre i confini della repubblica (Damchurc, Labinskij, Čerëmuchovskij, "Belaja skala" [1]). Qui si trovano le note Sorgenti Acide – un posto unico, dove in dodici metri quadrati di terra sgorgano 17 pozzi con acque minerali diverse (!) per composizione.

Le persone vanno là a curarsi da migliaia di chilometri. Ma molti già al confine del distretto Urupskij cadono in stato di leggero stupore e cominciano a picchiare i propri navigatori con grida: "Dove mi hai portato, pecorone cinese?!" Infatti quello che vedono intorno non è simile a una zona di riserva tra i monti del Caucaso, ma a un'enorme segheria da qualche parte presso Magadan [2].

Perlomeno tale "brutta sorpresa" si apre allo sguardo quando vai alle Sorgenti Acide attraverso il villaggio di Kurdžinovo. Mucchi di legname segato, trattori, vagoncini per gli operai, camion per il trasporto di legname – tutto ciò colpisce spietatamente la psiche delle persone che vanno a risanarsi. E la colpisce definitivamente quando iniziano a salire per la strada di montagna stretta e vacillante fino al totale stupore.

Per qualcuno questa strada è come una filiale dell'Inferno sulla Terra (fa tremare tanto che bisogna prendersi la testa tra le mani perché non voli via dal finestrino). Ma per qualcuno è quasi un'autostrada. In quattro ore di salita alle sorgenti abbiamo incontrato decine di camion per il trasporto di legname carichi fino all'orlo.

E' complicato dire quanti fossero in realtà, perché da qualche parte al cinquantatreesimo abbiamo smesso di contare. Guardando l'ennesimo camion per il trasporto di legname che ci superava al galoppo andando in cima sul terreno come una saiga (volava nell'appezzamento di bosco per l'ennesima porzione di carico), il mio compagno ha espresso pensoso: "Sìì… tanti Ural [3] li ho visti solo nell'esercito…". Il quadretto era completato da mucchi di tronchi ai lati della strada – alcuni preparati per esser fatti scendere giù, alcuni semplicemente gettati. Lungo la strada si incontrano cavalcavia. Sono per la riparazione urgente delle macchine – per non distrarsi a lungo dal processo. Come dire, si sono aggiustati senza allontanarsi dalla cassa (o più precisamente – dal bosco) e via nell'appezzamento!

Fondamentalmente ci sono capitate macchine con targhe della Repubblica di Kabardino-Balkaria e del… territorio di Krasnodar [4]. Abbiamo scambiato qualche parola con il guidatore di uno dei camion per il trasporto di legname del Kuban' [5]. Alla domanda "Ma cosa vi ha portato qua?" risponde brevemente e chiaramente: "Nel nostro territorio abbiamo già tagliato da tempo tutto il legname normale. E' rimasto solo intorno alle dacie governative. Ma là non si può prendere. Tocca rubacchiarlo a voi…"

Il "legname normale" sono faggi, platani, abeti. Secondo gli abitanti del posto proprio questo tipo di alberi nel distretto Urupskij viene "falciato" in misura industriale. E, com'è noto, proprio questi tipi vanno per la preparazione di mobili d'élite, parquet e così via. Poi questa produzione si installa nelle case dei ricchi in tutta la Russia e all'estero per centinaia di migliaia di rubli [6]. Qui – nella Repubblica di Karačaj-Circassia – i prezzi per il legname delle riserve sono abbastanza "democratici". In basso, alla base di trasbordo a Kurdžinovo, un camion di legname comune (grezzo) viene venduto per 45-50 mila rubli [7]. In alto ne costa 15 mila [8]. Ma non si tratti di chi e come lucri qui. La disgrazia è che per questo lucro un bosco unico viene massicciamente ucciso. E viene ucciso senza avere diritto ad essere ristabilito.

Il taglio va avanti continuamente. Abbattono alberi giorno e notte, per tutto l'anno, – ci dice uno del posto, un nonnetto basso sui settant'anni. – Si fermano solo per una settimanuccia durante le feste per l'anno nuovo. Ma poi di nuovo alle seghe! Ogni santo giorno probabilmente un centinaio di macchine, non meno, sale agli appezzamenti e torna indietro con il legname. Ma dopo di loro è come se fosse passato Mamaj [9]!...

Il vecchietto ci ha raccontato ancora molto. Anche di come le brigate per un albero "necessario" ne abbattono intorno alcuni "non necessari"; e di come i trattori rompono il bosco quando trascinano i tronchi o si fanno largo verso gli appezzamenti più "saporiti"; e di come le brigate gettano in questi appezzamenti la "spazzatura" – alberi a loro parere sottili che là marciscono pure.

Abbiamo accennato al fatto che non abbiamo notato tagli totali per strada - apparentemente, si può dire, c'è un bosco non toccato (e questo nonostante le folle di camion per il trasporto di legname). Al che ci hanno risposto: "Beh, sì, dall'esterno tutto appare civile. Ma passate all'interno. E' semplicemente un incubo…" Siamo passati all'interno. Abbiamo girato per alcuni posti, da là, a ben vedere, erano usciti da poco dei bracconieri, scusate, boscaioli.
Là è realmente un incubo. Se si portasse in questi posti qualche "verde" con la psiche ferita, balbetterebbe e si segnerebbe fino alla fine della vita. Intorno ci sono tronchi strappati e rivoltati dalle radici, alberi segati in travi e gettati nel bosco, mucchi di rami rotti, terra solcata dai trattori... Perfino al nostro sguardo da dilettanti era chiaro: qui non si può parlare di alcun rispetto delle regole della lavorazione del legname. Se non credete alle parole, guardate le foto (sono allegate all'articolo [10]). Questo non si può chiamare altrimenti che terrorismo. Tra l'altro, come dicono gli abitanti del posto, la "clandestinità armata" ecologica sotto forma di brigate di boscaioli si muove qui da anni.

Su questo sfondo sorgono due domande:

1. A cosa porta di conseguenza questa cinica uccisione del bosco?

2. Dove guardano le autorità?

Alla prima domanda è abbastanza facile rispondere. Il taglio massiccio di zone di riserva, e pure con tale metodo barbarico, porta univocamente all'uccisione dell'ecologia locale – il bosco cessa di svolgere il proprio compito. Come risultato c'è il rapido mutamento del clima e una regione uccisa come luogo di villeggiatura. In questo caso non si può parlare di alcuno sviluppo del turismo (e cioè della regione).

Alla seconda domanda pare che non sappiano rispondere gli stessi funzionari. Dopo il ritorno dalle sorgenti abbiamo scavato su Internet sul tema del taglio del legname nelle riserve boschive della repubblica di Karačaj-Circassia. Risulta che questo tema ogni anno viene portato al livello del capo della repubblica e talvolta salta fuori anche a livello federale. Ogni anno le autorità promettono di far cessare il taglio barbarico e di mettere questi boschi unici sotto "stretto controllo". Ma, come si dice, il camion per il trasporto di legname è là anche adesso [11]. Perché? Forse il problema è nei metodi di controllo? Forse le alte commissioni che raramente "arrivano" in questi boschi non vedono ciò che abbiamo visto noi e che confermano continuamente gli abitanti del posto? Non è escluso. Infatti il Caucaso è un insieme di zone anomale. E là, dove gli uni vedono alberi uccisi, altri vedono un bosco vergine. Tuttavia c'è un'anomalia…

Certo, nei comunicati ufficiali si dice che il lavoro va avanti: ogni anno acchiappano violatori e li multano fino allo sfinimento. Si evidenzia un danno di decine di milioni di rubli [12] e così via. Ma tutte queste sono minuzia. Perché questo "lavoro" non risolve i problemi nel loro complesso. Il taglio totale continua. E neanche la verifica più "improvvisa" e massiccia ottiene qualcosa. La maggior parte delle brigate boschive avrà le carte giuste in tasca e le leggi giuste alle spalle. Ma a che servono queste leggi, se uccidono semplicemente il bosco? E' evidente senza alcun permesso o disposizione.

Tuttavia i nostri vertici, parlando di "stretto controllo", si riferiscono proprio alle leggi che non permettono di prendere e proibire nettamente di distruggere una riserva. Dice, bisogna rispettare i diritti delle persone e tener conto di tutte le virgole "permissive". Ma queste rispettano il diritto alla vita della nostra natura? No. Questo preoccupa i nostri funzionari, ministri e deputati? Se si crede all'"ufficialità", sì. Semplicemente… le leggi non gli permettono di salvare completamente la natura. Ma i nostri discendenti non chiederanno numeri e date dei documenti normativi "boschivi". Chiederanno "Dov'è il bosco?..."

Su un albero all'ingresso della riserva naturale di Damchurc abbiamo visto una targhetta con una scritta toccante: "I tesori naturali dell'ambiente sono unici. Distruggerli è facile e ricrearli è impossibile". Sullo sfondo di qualche camion per il trasporto di legname che ci veniva incontro questa targhetta appariva particolarmente "allegra". Tali scritte evidentemente non sono per chi manda i camion per il trasporto del legname con i trattori negli appezzamenti e neanche per chi sta impotente in poltrona, permettendo di distruggere il bosco. E non perché questa gente sia capace, malgrado la scritta, di ricreare i tesori della natura. No, semplicemente gli è indifferente cosa resterà dopo di loro…

Vladimir Šiškin, "Kavkazskaja politika", http://kavpolit.com/ekologicheskoe-bandpodpole/?print (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] "Roccia Bianca".

[2] Città dell'Estremo Oriente della Russia asiatica.

[3] "Urali", marca di camion russa.

[4] Città della Russia meridionale.

[5] Nome di un fiume e di una regione della Russia meridionale che coincide con il territorio di Krasnodar.

[6] 100 mila rubli sono oltre 2 mila 300 euro.

[7] Circa 1040-1160 euro.

[8] Circa 350 euro.

[9] Khan mongolo che con le sue mene contribuì allo sfacelo dell'impero del suo presunto antenato Gengis Khan e che fu sconfitto dai russi nel 1380 (data considerata la fine del "giogo tataro").

[10] L'articolo originale, visibile su Internet all'indirizzo indicato.

[11] Allusione alla frase di una fiaba di Ivan Andreevič Krylov "il carro è là anche adesso" (come dire, non è stato fatto niente) divenuta proverbiale.

[12] 10 milioni di rubli sono circa 231 mila 700 euro.



06 novembre 2012

Gli ecologisti dell'ex URSS e il Caspio: stanno ucidendo il mare e noi li lasciamo fare*?

Gli ecologisti: il Caspio si è scontrato con la minaccia del degrado di una biodiversità unica

3 novembre 2012, 23.39

I partecipanti alla videoconferenza multimediale Mosca-Baku-Astana "L'ecologia del Caspio. Problemi e vie di soluzione" si sono divisi nelle opinioni sulle fonti fondamentali di inquinamento del Mar Caspio, riferisce il corrispondente di "Kavkazskij uzel".

"La videoconferenza è stata fatta coincidere con il 9° anniversario della firma della Convenzione Quadro di Teheran per la difesa dell'ambiente marino del Caspio, che si ricorda il 4 novembre e ha avuto luogo il 31 ottobre al centro stampa della RIA "Novosti" [1]."

Nel novembre 2003 i rappresentanti dei paesi del Caspio firmarono la Convenzione Quadro per la difesa dell'ambiente marino (Convenzione di Teheran), che entrò in vigore il 12 agosto 2006. Il suo scopo fondamentale è la garanzia della sicurezza ecologica di questo unico bacino e la difesa delle sue ricchezze naturali nel corso dello sfruttamento delle risorse di idrocarburi del fondale marino.
Il tema fondamentale della videoconferenza, nell'ambito della quale è scoppiata una discussione tra i suoi membri, è stato la questione delle fonti di inquinamento del mare-lago. I rappresentanti di Russia e Kazakistan hanno notato che il pericolo fondamentale per il Caspio è l'inquinamento da petrolio.

"Ai nostri occhi diventa evidente la minaccia del degrado della biodiversità unica di questo ecosistema"

Il primo collaboratore scientifico dell'Istituto di Oceanologia dell'Accademia Russa delle Scienze Boris Golubov ha notato che il boom petrolifero ha portato al fatto che nella regione "si sono avventate le compagnie petrolifere".

"E' sorta la minaccia di una progressiva necrosi del Mar Caspio. Le fonti interne di inquinamento del Caspio sono importanti e prevenire questo pericolo è indispensabile, ma ciò che si fa con il sottosuolo è ben più serio. Ai nostri occhi diventa evidente la minaccia del degrado della biodiversità unica di questo ecosistema", – ha dichiarato.

Secondo il collaboratore dell'Istituto di Oceanologia, solo presso Baku si conservano centinaia, se non migliaia di pozzi abbandonati da cui giunge petrolio in mare. Il petrolio fa parte dei rifiuti dei vulcani di sporcizia. Come altro fattore di minaccia per la natura, oltre alla crescita dell'estrazione di petrolio, lo studioso ha indicato la crescita della militarizzazione della regione.

"Dove c'è petrolio, ci sono anche conflitti – sociali, economici, interetnici", – ha sottolineato Golubov. A suo parere gli stati del Caspio non tengono conto della triste esperienza sovietica di estrazione di petrolio e non si preparano a nuovi possibili incidenti. "Con cinque balie il bambino è rimasto senza un occhio!" [2] – ha riassunto Boris Golubov.

Il vice direttore generale della compagnia Scanex, che conduce il monitoraggio spaziale del Caspio, Aleskej Kučejko ha ricordato che la petroliera "Grigorij Bugrov", incagliatasi in una secca nel 2011 con seimila tonnellate di mazut [3] a bordo potrebbe diventare causa di una catastrofe ecologica paragonabile al noto riversamento di petrolio nel Golfo del Messico.

"I problemi del Caspio si ricordano prevalentemente solo durante lo svolgimento di grandi iniziative o in caso di date tonde"

Il presidente dell'Unione Ecologista delle associazioni e delle imprese del Kazakistan "Tabigat" Mėls Eleusizov a sua volta ha notato che anche in Kazakistan esiste il problema dei pozzi petroliferi affondati. "E' un pericolo molto serio. La pellicola di petrolio dello spessore di un micron distrugge tutto ciò che è vivo fino a tre metri di profondità. E' molto più pericolosa delle acque di scolo", – ha sottolineato.

L'esperto ha ricordato che poiché il Mar Caspio è un lago chiuso, non può ripulirsi da solo in caso di forte inquinamento. Secondo Eleusizov, la Convenzione di Teheran non funziona affatto e tutte le riunioni ecologiche svolte "sono semplicemente chiacchiere". "I problemi del Caspio si ricordano prevalentemente solo durante lo svolgimento di grandi iniziative o in caso di date tonde", – ha concluso.

Gli esperti azeri, al contrario, hanno aspirato a dissipare al massimo l'idea del petrolio come inquinante fondamentale del Mar Caspio. Il capo della sezione per la politica ecologica e di tutela della natura del Ministero per l'Ecologia e le Risorse Naturali azero Rasim Sattarzade ha dichiarato che la questione più attuale di oggi è la tutela del Mar Caspio dall'inquinamento portato da fonti di superficie e dai fiumi che sfociano in esso.

"Solo il 2-3% dell'inquinamento è causato da prodotti petroliferi, ma il problema fondamentale del Caspio sono le acque di scolo non depurate."

"Si deve estrarre il petrolio, semplicemente è indispensabile minimizzare i rischi – applicare tecnologie e metodi di controllo moderni", – ha dichiarato Sattarzade.

Il direttore dell'Istituto di Ricerca Scientifica sulla Pesca Azero Mechman Achundov ha dichiarato che solo il 2-3% dell'inquinamento è causato da prodotti petroliferi, ma il problema fondamentale del Caspio sono le acque di scolo non depurate. Questi ha notato anche la pericolosità dell'inquinamento del mare da parte delle acque di zavorra delle navi in arrivo, in cui nel Caspio nel 1999 giunsero gli Ctenofori, che hanno sostanzialmente "divorato" la fauna marina del Caspio.

Ha sostenuto i propri colleghi il presidente del centro nazionale azero di prognosi ecologiche Tel'man Zejnalov, che ha concentrato la propria attenzione sull'industria del bracconaggio degli storioni.
Boris Golubov ha notato qui che i colleghi azeri "sottovalutano un po'" il fattore petrolifero. Come ha notato l'esperto, esiste un'ipotesi, secondo cui l'elaborazione di giacimenti provoca l'uscita di petrolio in superficie sul mare.

"Si sono divise anche le opinioni dei partecipanti al videoconferenza sui metodi di lotta all'inquinamento del Mar Caspio."

Rasim Sattarzade ha ritenuto che la cosa più importante sia la lotta alle acque di scolo non depurate. A suo dire, l'Azerbaigian ogni anno spende circa un miliardo di dollari per il programma di modernizzazione degli impianti di depurazione presenti e di costruzione di nuovi lungo le rive del Mar Caspio. Sono stati costruiti e si costruiscono i seguenti impianti di depurazione: a Govsan (della potenza di 640 mila metri cubi di liquido al giorno), Sumqayıt (della potenza di 200 mila metri cubi d'acqua al giorno), Mɘrdɘkan-Şuvelan (20 mila metri cubi), Buzovna (10 mila metri cubi). In seguito si programma di creare impianti di depurazione su tutte le rive dell'Azerbaigian. E nella penisola di Abşeron per prevenire lo scarico in mare di acque di scolo delle case private saranno costruiti impianti di depurazione mobile.

Rasim Sattarzade ha riferito anche che alla conferenza della Convenzione Quadro per la difesa dell'ambiente circostante del Mar Caspio, che si svolgerà a Mosca il 5-12 dicembre, saranno prese iniziative su piano biennale, tra cui anche un protocollo sulla prevenzione di riversamenti di petrolio in mare.

Il direttore dell'Istituto di Ricerca Scientifica sulla Pesca Azero Mechman Achundov ha dichiarato che è necessario non fermare l'estrazione di petrolio, ma condurla secondo le norme e le richieste internazionali.

Aleksej Kučejko ha proposto di creare un unico sistema di monitoraggio spaziale della situazione del Caspio, unendo i sistemi settoriali presenti degli stati del Caspio. A suo dire, ciò permetterà di "guardare con occhi aperti lo spazio d'acqua del Caspio". Inoltre il monitoraggio spaziale può, per esempio, aiutare a lottare con il bracconaggio.

L'idea è stata sostenuta da Boris Golubov, che ha notato che la comunità scientifica dei paesi del Caspio deve elaborare approcci scientifici comuni. Questi ha anche messo in luce la necessità di elaborare un nuovo protocollo nell'ambito della Convenzione di Teheran per la tutela del sottosuolo e delle risorse biologiche del Mar Caspio.

Eleusizov, a sua volta, ha ritenuto che la soluzione dei problemi della tutela del Caspio sarà trovata solo quando di ciò si occuperanno seriamente la società e i leader dei paesi del Caspio.

Come ha già riferito "Kavkazskij uzel", i presidenti di Russia, Kazakistan, Azerbaigian, Turkmenistan e Iran il 18 novembre 2010 tennero a Baku il III summit dei capi di Stato del Caspio. Uno degli accordi raggiunti al summit è stata l'introduzione di una moratoria sulla pesca degli storioni. Inoltre i presidenti hanno firmato un patto di collaborazione nell'ambito della sicurezza sul Caspio e una dichiarazione comune.

Nell'aprile 2011 a Baku alla 28.a seduta del Gruppo Speciale di Lavoro per l'elaborazione della convenzione sullo status giuridico del Mar Caspio le delegazioni dei cinque stati del Caspio – Azerbaigian, Iran, Kazakistan, Federazione Russa e Turkmenistan hanno discusso, tra l'altro, le questioni della tutela delle risorse ittiche.

La questione della determinazione dello status giuridico del Mar Caspio si è attualizzata dopo il crollo dell'URSS, quando la comparsa degli stati di Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan pose la questione della delimitazione del Caspio tra cinque paesi. Fino ad allora lo status del Caspio era stato regolato dall'accordo del 1921 tra Russia e Persia e anche dalla convenzione sulla popolazione, il commercio e la navigazione marittima del 1931 e dall'accordo sul commercio e la navigazione marittima del 1940 tra Unione Sovietica e Iran. Le difficoltà di determinazione dello status del Caspio sono legati in particolare al suo riconoscimento come un lago o come un mare, la delimitazione dei quali è regolata da diverse disposizioni del diritto internazionale.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "In Azerbaigian si tiene la seduta dei capi dei Ministeri degli Esteri dei paesi del Caspio", "L'accordo per la sicurezza sul Caspio sarà concluso prima del summit a Baku", "A Baku si tiene la seduta degli stati del Caspio sulle questioni della sicurezza sul Caspio".

Autore: Semën Čarnyj [4]; fonte: corrispondente "Kavkazskij uzel"

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/215145/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Russkoe Informacionnoe Agentstvo (Agenzia di Informazione Russa) "Notizie".

[2] Nel detto russo (equivalente a "Troppi cuochi guastano la cucina") si parla di sette balie, ma qui si rimanda al fatto che sul Caspio si affacciano cinque stati.

[3] Tipo di olio combustibile. Il corsivo è mio.

[4] Semën Aleksandrovič Čarnyj, giornalista e attivista per i diritti umani.

* Da "Peste" dei Litfiba

29 febbraio 2008

Che ne pensate di questa iniziativa?

Spegnimento mondiale: Il 29 febbraio 2008 dalle ore 20:55 alle 21:00 spegniamo tutte le luci e possibilmente tutte le apparecchiature elettriche per permettere al nostro pianeta di 'respirare'.

Se la risposta sarà massiccia, il risparmio energetico potrà essere enorme.5 minuti solo per vedere quanto accadrà.

É vero, saremo 5 minuti al buio, ma potremo accendere una candela e rimanere li semplicemente a guardarla.

Saremo noi e il pianeta a respirare.

Non vi scordate che l'unione fa la forza, che l'internet puo avere un grande poter e quindi che potremo fare qualcosa di grande.

Passa l'informazione e se avrai degli amici all'estero chiedegli di fare la traduzione ed adattare le ore al loro fuso orario.

Dobbiamo ricordarci dell importanza della natura, riconoscere la sua grandezza. Condividiamo questi 5 minuti, LA FELICITA' E' REALE SOLO SE CONDIVISA

07 gennaio 2008

Altri spettacoli

SABATO 12 GENNAIO 2008, ORE 21
presso la casa del popolo di Vingone, Scandicci

si terrà:
"Il diavolo in sagrestia"
commedia fiorentina in tre atti di Riccardo Melani

Prezzo del biglietto 7 euro che saranno devoluti per gli ospiti a 4
zampe del rifugio di Sollicciano.

I biglietti verranno emessi sul posto. E' possibile prenotare.




Ringrazio F.F. per questo contributo

11 novembre 2007

L'amianto

Raccolgo l'invito di m1979 (che rispondeva all'appello di Feowyn) e invito chi mi legge a ricordarsi dell'ancora tutt'altro che risolta questione dell'amianto. L'amianto, materiale resistente al calore e alla corrosione e caratterizzato da una struttura filamentosa, è stato usato molto a lungo per produrre cemento-amianto (eternit), per coibentare edifici, tetti, navi (come le portaerei classe Clemenceau), treni, come materiale per l'edilizia (tegole, pavimenti, tubazioni, vernici), nelle tute dei vigili del fuoco, nelle auto (vernici, parti meccaniche), ma anche per la fabbricazione di corde, plastica e cartoni. Solo di recente, però, ci si è resi pienamente conto della sua grande pericolosità. Infatti le sue polveri, respirate, provocano l'asbestosi, il mesotelioma pleurico e dei bronchi e il carcinoma polmonare. In Italia l'uso dell'amianto è proibito dal 1992, ma ne restano da smaltire quantità enormi...

Quanto segue è parte del documentario "Indistruttibile" di Michele Citoni sui lavoratori delle fabbriche di eternit del Monferrato.

11 settembre 2007

Le nuove forze armate russe

Le forze armate del petrolio e del gas

Centinaia di migliaia di soldati degli eserciti aziendali della Gazprom e della Transneft’[1] avranno ottimi finanziamenti e poteri quasi illimitati. In che modo questo minaccia gli abitanti della Russia?

…Una vecchietta si compra una bombola di gas abusiva e su di lei si lancia un gruppo speciale della Gazprom: “Si stenda a faccia in giù, ho detto, è il gruppo speciale della Gazprom, Lei è in arresto secondo il Codice di Procedura Penale della Gazprom…
Da alcuni forum di Internet

A giorni sarà inviata al presidente Putin per la firma la legge, approvata da entrambe le camere del parlamento russo e già ritenuta scandalosa, che molti esperti e molti mass media hanno definito il permesso ufficiale alla Gazprom e alla Transneft’ di creare eserciti privati. Da parte di queste e delle loro filiali, secondo notizie ufficiali, l’approvazione del documento è stata proposta e finanziata. E alla base del documento c’è un significativo ampliamento dei poteri dei servizi di sicurezza di questi due giganti del petrolio e del gas.

Fatto sta che il documento dal titolo lungo e confuso “Sull’introduzione di modifiche alla legge federale “Sulla fornitura di prodotti per i bisogni statali federali” e all’articolo 12 della legge federale “Sulle armi”” in caso di firma da parte del presidente darà la possibilità a entrambi le corporazioni e a tutte le loro “figlie”[2] non solo di acquistare autonomamente armi da fuoco e mezzi speciali di tipo civile e militare, ma di fatto anche di utilizzarli a loro giudizio. Formalmente la necessità di fare ciò si spiega con l’innalzamento delle esigenze di difesa dei gasdotti e degli oleodotti che si stendono per tutto il paese dai sempre più frequenti atti terroristici e perforazioni ad opera di criminali. Perché, come invece è d’uso in tutto il mondo, del problema degli atti terroristici contro le condutture non possa occuparsi il servizio nazionale di sicurezza, nel nostro caso l’FSB[3] e i reparti speciali del ministero dell’Industria e dell’Energia e delle perforazioni il ministero degli Interni, nel quale già da sei anni esiste un reparto per la lotta contro la criminalità nell’ambito dei carburanti e dell’energia, non viene spiegato. Nel frattempo, a causa di una serie di elementi poco chiari o poco elaborati, questa legge potrebbe colpire i diritti di quasi tutti coloro che vivono in Russia.

Giudicate da soli. Secondo il testo della legge questi, cioè gli agenti dei servizi di sicurezza della Gazprom e della Transneft’ hanno diritto non solo di utilizzare armi e mezzi speciali di tipo civile e militare, ma anche di conservarli, portarli, acquistarli. Fra l’altro li acquisteranno già in qualità di presone giuridiche con particolari compiti stabiliti dalla legge – come, per esempio, il servizio di sicurezza della Banca Centrale o del ministero della Difesa. E adesso potranno utilizzarle non come prima – secondo le ragionevoli limitazioni della legge “Sull’attività privata di investigazione e di sicurezza”, secondo cui era possibile sparare solo “in caso di immediato pericolo” per la vita dello stesso sorvegliante o in caso di “attacco armato alla proprietà sorvegliata”, ma in base alla legge “Sull’attività di sicurezza istituzionale”, che prima si riferiva solo ad alcune particolari strutture statali.

La legge “Sull’attività di sicurezza istituzionale” darà la possibilità ai servizi di sicurezza della Gazprom, divenuta per metà privati e della Transneft’, privata per un quarto, di utilizzare armi non solo in caso di attacco, ma anche per la cosiddetta resistenza di gruppo. E, a proposito, non obbligatoriamente armata – nella legge è scritto: “armata o di gruppo”.

Inoltre in caso di tale resistenza sarà possibile perfino l’altrimenti proibito utilizzo di armi contro un consistente assembramento di persone. Potranno anche sparare quando una “persona invitata a fermarsi” si avvicinasse all’addetto alla sicurezza oltre la distanza indicata (“i tentativi… di avvicinarsi… diminuendo così la distanza loro indicata… danno ai suddetti addetti il diritto di utilizzare armi da fuoco”). Fra l’altro sarà loro permesso farlo non solo nei luoghi sorvegliati, ma anche “fuori dai luoghi sorvegliati, durante l’inseguimento di persone che hanno compiuto reati o violazioni amministrative nei luoghi sorvegliati ”. E “in casi eccezionali”, “in cui tardare ad agire… crei un immediato pericolo per la vita o la salute dei cittadini… o possano derivarne altre gravi conseguenze”, si potrà sparare “senza avvertimento”.

A un’attenta lettura della legge diviene chiaro, che i sorveglianti che avessero utilizzato armi e mezzi speciali, se questo fosse avvenuto “in stato di estrema necessità”, “non sarebbero responsabili dei danni morali, fisici o alla proprietà causati… dall’utilizzo… di mezzi speciali o armi da fuoco”. E poiché essi, secondo questa legge, già non sono più “sorveglianti privati”, ma neanche sono diventati addetti alla sicurezza istituzionale, la questione del controllo su di loro e di chi concretamente debba svolgere questo controllo (per la sorveglianza privata si tratta del ministero degli Interni, per quella istituzionale dell’ispettorato della procura generale), resterebbe fuori dall’ambito del diritto. Come (quando il caso si verifichi) un comune cittadino possa far rimostranza contro l’operato di questa struttura, a vedere il testo della legge, purtroppo non è chiaro.

La questione della responsabilità risulta tanto più importante, in quanto nella legge non è stabilito in alcun modo, il territorio di quale spazio intorno a questa o quella conduttura possa rientrare o rientrerà nel concetto di “luogo sorvegliato”, cioè, a dirla rozzamente, a quale distanza dalle condutture un sorvegliante “in stato di estrema necessità” abbia ancora diritto di uccidere e a quale non lo abbia più. E anche così questa distanza viene fatta svanire dalla già ricordata possibilità di utilizzare armi da fuoco “fuori dai luoghi sorvegliati”.

Nella legge non ci sono neanche limiti numerari per questo tipo di servizio di sicurezza. Fra l’altro un limite superiore è stabilito da un decreto presidenziale perfino per il ministero degli Interni. Perché questo sia importante diviene chiaro dopo aver svolto alcune operazioni aritmetiche non difficili. Per esempio, alla sorveglianza dell’oleodotto Baku-Tbilisi- Ceyhan, costruito dalla compagnia British Petroleum su una lunghezza di 1776 km sono addette nel complesso oltre tremila persone. Risulta qualcosa come persone per chilometro. Nel nostro paese molti atti paralegali che riguardano le norme numerarie di quest’attività di sicurezza istituzionale parlano di disporre in media una postazione per chilometro e una postazione, secondo questi stessi dati, può implicare fino a 6-7 persone. E’ noto che la Gazprom e le sue filiali possiedono in tutto 155.000 chilometri di gasdotti principali, mentre la Transneft’ e le sue filiali – 46.700 chilometri di oleodotti e 19.300 chilometri di condotte per prodotti raffinati.

Perciò il numero complessivo di agenti dei servizi di sicurezza della Gazprom e delle filiali in tali condizioni, su basi pienamente legali, dovrebbe avvicinarsi a 930.000 e sarà precisamente non inferiore a 310.000 persone. E il numero complessivo degli agenti dei servizi di sicurezza della Transneft’ e delle filiali potrà giungere fino a 400.000 e comunque non sarà inferiore a 132.000 persone.

Queste cifre sono del tutto paragonabili al numero complessivo di soldati del ministero della Difesa (1.134.000 persone) o del ministero degli Interni (821.268 persone) e superano di poco il numero complessivo di agenti di tutte le varie agenzie di sicurezza private della Russia (700.000 persone) e lasciano molto indietro l’organico dell’FSB (secondo alcune valutazioni da 80.000 a 300.000 persone) e anche la guardia presidenziale, gli agenti militari del GRU[4] e del servizio di intelligence esterno (in totale – oltre 50.000 persone).

Fra l’altro, per esempio, il direttore del dipartimento “Servizio di Sicurezza” dell’SPA “АК[5] Transneft’” Vasilij Karjakin già un anno fa ammetteva nel giornale aziendale che già “è stata formata una struttura dei servizi di sicurezza autonoma verticale e integrata”, che riunisce le corrispondenti strutture di tutte le filiali e di cui vengono ammesse “persone che hanno lavorato per più anni nelle forze dell’ordine, che sono state addestrate nell’esercito, negli organi del ministero degli Interni e in particolare nell’FSB e nel ministero della Difesa”. A suo dire queste strutture già allora comprendevano “gruppi armati mobili”, lo scopo dei quali oltre a quanto detto è “la difesa degli interessi della compagnia” dal “non del tutto sano interesse da parte di varie strutture, tra cui quelle criminali”. Inoltre, per ammissione di altri agenti di sicurezza degli oleodotti principali, le spese per queste strutture “vengono sommate dalla Transneft’ alle tariffe per il trasporto del petrolio”. Non è difficile dedurre che sul portafoglio di chi compra benzina alla stazione di servizio, questo ha un qualche riflesso.

Lesperienza mondiale

In tutto il mondo petrolifero – dagli USA e al Canada all’Africa e al Golfo Persico – il problema della difesa dei propri interessi da parte delle multinazionali viene risolto, che strano, in tutt’altro modo. Perfino in regioni più pericolose quanto ad atti terroristici e perforazioni.

Negli USA e in Canada la sorveglianza sugli oggetti di importanza strategica – oleodotti e gasdotti – è svolta da organizzazioni militari private e dalla polizia a cavallo. La situazione non è cambiata neanche dopo le minacce di atti terroristici dopo l’11 settembre. Tutto questo si svolge sotto la guida di reparti speciali di sicurezza del ministero dell’Energia. Per esempio le riserve petrolifere strategiche degli USA sono sorvegliate dalla compagnia militare privata Dyncorp, che in precedenza era specializzata nel trasporto di materiale militare in alcune parti del mondo.

In Iraq come un tempo si scontrano col problema delle perforazioni praticate quasi ogni giorno nelle condutture. Con l’aiuto di consulenti militari americani e britannici il locale ministero dell’Energia ha creato le Forze per la sicurezza petrolifera. I battaglioni speciali per la protezione delle infrastrutture strategiche che fanno parte di queste in collaborazione con le divisioni militari d’assalto degli USA proteggono gli oleodotti di tutto il paese.

L’Arabia Saudita è il maggiore produttore ed esportatore di petrolio del mondo, in possesso del 25% delle riserve mondiali, ma si trova in una delle più instabili regioni del mondo per quanto riguarda la sicurezza – fra l’altro per la vicinanza ad Al-Qa’ida. La principale corporazione petrolifera di questo regno - la Saudi Aramco, la più ricca del mondo – è quasi due volte più ricca della Gazprom. Ma neanche questa ha voluto rendere il proprio servizio di sicurezza pienamente autonomo rispetto allo stato. Alla sorveglianza, oltre a cinquemila agenti del servizio di sicurezza della compagnia, prendono parte circa altre 30.000 persone. Si tratta di reparti speciali della Guardia Nazionale e del ministero degli Interni e comprendono forze di sicurezza, reparti speciali e controspionaggio...

In Nigeria (al primo posto in Africa e al quinto tra i paesi dell’OPEC per produzione di petrolio) della sicurezza dei terminal e degli oleodotti delle filiali dei più grandi attori sulla scena mondiale Royal Dutch Shell (Olanda) e Chevron (USA) si occupano agenzie private di sicurezza. C’è una cosiddetta polizia privata scelta e addestrata dalla polizia locale. Forze di complemento – reparti speciali per la difesa delle installazioni petrolifere – sono create anche dal governo della Nigeria.

Quali decorazioni potrebbero essere assegnate ai combattenti del petrolio e del gas
(proposta di “Svobodnoe prostranstvo”[6])

Titolo di Eroe del Petrolio e del Gas
Ordine di Medvedev[7]
Ordine di Vajnštok[8]
Ordine della “Proprietà Nazionale” (di quattro classi)
Ordine “dell’Amicizia” (per l’oleodotto)
Medaglia di Miller[9]
Medaglia di Christenko[10]
Medaglia “Per il salvataggio delle condutture”
Medaglia “Per la chiusura della valvola”
Medaglia “Per la presa di Sachalin-2[11]
Medaglia “Per la difesa del giacimento di Štokman[12]
Medaglia “Per l’adempimento del programma di gassificazione di un villaggio”
Medaglia “Per essersi distinto nella difesa del confine di stato della Gazprom”
Medaglia “Per essersi distinto nella difesa del confine di stato della Gazprom”
Medaglia del giubileo “20 anni della Gazprom” (2009)
Medaglia del giubileo “150 anni di trasporti per mezzo di condutture in Russia” (2010)
Medaglia del giubileo “15 anni di trasporti per mezzo di condutture nella nuova Russia” (2007)
Distintivo “Corrente azzurra”[13]
Distintivo “Oro nero”
Titolo onorifico “Grande sorvegliante della Gazprom”
Titolo onorifico “Grande sorvegliante della Transneft’”

Commenti degli esperti

Georgij SATAROV, politologo, presidente della fondazione Indem: “A parte la solita indeterminatezza e ambiguità dal punto di vista del diritto nella legge in questione non c’è una particolare predisposizione alla corruzione. Chi è nella maggior parte dei casi alla guida delle compagnie strategiche? Persone cosiddette “dal cuore caldo e dalle mani pulite”. Ex agenti dei servizi segreti. E cosa pensate, quali persone al governo confermeranno le liste delle qualifiche e delle organizzazioni dove tutto questo è permesso? Proprio queste persone. Queste persone, che adesso sono alla guida delle corporazioni del petrolio e del gas, – queste sono abituate da una vita a portare armi. Ma nelle istituzioni civili non portano armi e non sono a loro agio. Questi hanno pensato: come si fa a lavorare in un’istituzione civile e a portare armi? E hanno inventato questo. Per quel che riguarda la responsabilità per l’incremento dei poteri, qui non è cambiato quasi nulla: come prima era difficile esigere qualcosa dai servizi di sicurezza delle grandi corporazioni, così lo è adesso. Come queste strutture erano per il pubblico assolutamente fuori controllo e prive di trasparenza, così resteranno. Beh, se prima, davanti a una richiesta, potevano solo mandare a quel paese, ora potranno anche sparare. Ecco tutta la differenza. Ritengo che il presidente firmerà la legge[14], perché come si fa a non aiutare la propria gente…”.

Aleksandr MARTYNOV, direttore dell’“Agenzia indipendente per il monitoraggio ecologico”: “Guardo alla novità di una legge, che permette alle grandi corporazioni di trasporto del petrolio e del gas di creare i propri eserciti aziendali armati, come a qualcosa di non univoco. Da una parte la creazione di tali strutture dovrebbe impedire ai più abili trasgressori di asportare petrolio dalle condutture. Tuttavia in generale questa legge pone la questione della legittimità della comparsa di un’ulteriore struttura armata – potente, numerosa e organizzata. Anche se di principio si potrebbe inserire queste truppe nelle truppe ČS (črezvyčajnye situacii[15] – n.d.a.)”.

Roman VAŽENKOV, collaboratore della rappresentanza russa di Greenpeace: “Più di una volta ci sono stati casi in cui il servizio di sicurezza della Transneft ha bloccato la strada verso il luogo in cui si era rotto un oleodotto. Là non hanno permesso di entrare non solo ai giornalisti e agli esperti ecologi, ma anche ai rappresentanti ufficiali del Rosprirodnadzor[16], che deve far rapporto su questi guasti. Ma quando il Rosprirodnadzor ha chiamato la polizia, non hanno fatto entrare neanche la polizia, hanno fermato e perquisito tutti i mezzi di trasporto. Questo già prima della legge. La Transneft’ non da molto volentieri informazioni sui guasti. Secondo i loro dati ufficiali, da loro la possibilità di rottura di un oleodotto è 0,04 ogni mille anni, anche se, secondo i nostri dati, le rotture si verificano da loro quasi ogni mese e non solo una alla volta. Perciò se in una regione remota a causa di un guasto si scontrano due gruppi di servizi di sicurezza: la polizia e i reparti speciali aziendali e entrambe le parti sono armate – questa è una situazione preoccupante”.

Sotto testo

Chi attacca il petrolio e il gas

I corrispondenti di “Svobodnoe prostranstvo” si sono rivolti alle compagnie Transneft’ e Gazprom per avere un commento. Ci hanno raccontato, quali sono stati negli ultimi tempi i precedenti di perforazioni di gasdotti o di attacchi alle condutture principali.

La risposta ufficiale della Gazprom

“I precedenti hanno effettivamente avuto luogo. Nel settembre 2005 a causa della perforazione della conduttura principale Mozdok-Kazimagomed è stata interrotta la fornitura di gas alla repubblica dell’Azerbaijan. Un caso analogo si è verificato nel gennaio 2006 con il gasdotto Mozdok-Tbilisi. Ci sono regolarmente perforazioni nelle condutture del sistema unificato di fornitura del gas. Nel giugno 2007 a causa delle perforazioni praticate da un gruppo criminale nelle condutture utilizzate dall’SRL Orenburggazprom, si è verificata l’esplosione di questa conduttura”.

I rappresentanti della compagnia Transneft’ in qualità di risposta ufficiale hanno inviato una cronaca da loro elaborata delle azioni violente e delle minacce nei confronti del servizio di sicurezza nel periodo 2005-2006. In tutto sono 11 fatti.

Regione di Samara[17]

Agosto 2005. Ignoti hanno attaccato il facente funzione di capo della sicurezza dell’SPA Privolžsknefteprovod S. Kovalëv. Gli hanno rotto il braccio destro, alcune costole, gli hanno causato un trauma cranico e hanno incendiato la sua automobile personale. Il procedimento giudiziario è stato bloccato.

Ottobre 2005. Tentato omicidio dello specialista della sicurezza della proprietà dell’SPA Privolžsknefteprovod N. Ustinov. Per la vicenda sono stati condannati esecutore e mandante.

Novembre 2005. Ignoti hanno sparato contro le finestre della casa del capo della sicurezza dell’SPA Privolžsknefteprovod O. Aver’janov. Il procedimento giudiziario è stato bloccato.

Il capo del gruppo mobile della sicurezza dell’SPA Privolžsknefteprovod O. Miščenkov è stato picchiato mentre si recava al lavoto. Il procedimento giudiziario è stato bloccato.

Lo stesso è accaduto al capo della sicurezza della proprietà dell’SPA Privolžsknefteprovod N. Stekol’ščikov. Risultato – frattura della base del cranio e dell’osso frontale, della mascella e del femore. Il procedimento giudiziario è stato bloccato. (...)

Regione di Irkutsk[18]
(...)
Maggio 2005. Incendio della dacia di un agente di un reparto della sicurezza dell’SPA Transsibneft’ N. Gvozdëv. La casa è bruciata completamente. Il procedimento giudiziario è stato bloccato.

Attaccato il gruppo mobile della sicurezza dell’SPA Transsibneft’, che osservava il luogo, che aveva scoperto, in cui era conservato petrolio rubato. Gli assalitori hanno danneggiato gravemente l’automobile di servizio lanciando pietre contro di essa. La richiesta di aprire un procedimento giudiziario è stata respinta.

Repubblica del Daghestan

Dicembre 2005. Tentato omicidio del sorvegliante del reparto di sicurezza dell’SPA Černomortransneft’ T. Alibekov. Il procedimento giudiziario è stato bloccato.

+ bonus

Alcuni casi della vita dei servizi di sicurezza della Gazprom e della Transneft’.

Marzo 2006, Baschiria[19], conduttura Nižnevartovsk-Kurgan-Kujbyšev. La perdita di 800 metri cubi di petrolio ha inquinato oltre 5 ettari di terreno. Una parte del petrolio è finita nel fiume locale. Il servizio di sicurezza della Transneft’ ha ostacolato il lavoro dei mass media.

Gennaio 2006, Udmurtia[20], oleodotto Cholmogory-Klin. A causa di un guasto durante una riparazione pianificata si è verificata una perdita nell’ordine di 70-80 tonnellate di petrolio. Un gruppo di esperti, giunto per effettuare i rilievi per una valutazione delle conseguenze, è stato bloccato dal servizio di sicurezza della Transneft’. Nonostante l’avvertimento della procura della repubblica sull’illegalità dell’occultamento di informazioni di rilevanza sociale, neanche alle troupe di vari canali televisivi è stato permesso di accedere al luogo della perdita.

Luglio 2001, regione di Astrachan’[21]. Alcune decine di donne hanno organizzato una manifestazione. Hanno bloccato la strada di accesso all’impresa Astrachan’-Gazprom. Protestavano contro le violazioni da parte della dirigenza della compagnia degli accordi, secondo cui gli abitanti di un sobborgo operaio in una zona ecologicamente pericolosa devono essere trasferiti in luoghi non inquinati. In risposta alla protesta la polizia e il servizio di sicurezza della Gazprom si sono disposte insieme a cuneo a somiglianza dei noti “maiali teutonici”[22] e si sono incuneati nelle fila dei manifestanti. Risultato – alcune donne hanno avuto costole e dita fratturate. Tutto questo si è verificato lontano dai confini del territorio dell’impresa.

Sulla base di materiali di Regnum[23], Seu.Ru[24], Labournet.Net[25]

Materiali preparati da:

Dar’ja Pyl’nova

Dmitrij Škrylëv
Ekaterina Ivanova

20.07.2007, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/color27/01.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Colosso petrolifero statale russo.

[2] In russo le filiali sono definite dočernie predprijatija, “imprese figlie”.

[3] Federal’naja Služba Besopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), i servizi segreti russi.

[4] Glavnoe Razvedyvatel’noe Upravlenie (Direzione Generale dell’Intelligence).

[5] Akcionernaja Kompanija (Società per Azioni).

[6] “Spazio libero”, internet-forum della “Novaja gazeta”.

[7] Dmitrij Anatol’evič Medvedev, primo vice premier, presidente del consiglio di amministrazione della Gazprom e possibile “erede di Putin”.

[8] Semën Michajlovič Vajnštok, presidente della Transneft’.

[9] Aleksej Borisovič Miller, ex presidente (ora vice presidente) del consiglio di amministrazione della Gazprom.

[10] Viktor Borisovič Christenko, ministro dell’Industria e dell’Energia.

[11] Complesso petrolifero sull’isola di Sachalin, nell’oceano Pacifico.

[12] Giacimento scoperto nel Mare di Barents, nel Mare Artico.

[13] Nome di un gasdotto russo-turco che attraversa il Mar Nero.

[14] Infatti l’ha firmata.

[15] Si tratta dell’MČS (Ministerstvo Črezvyčajnych Situacii, “ministero per le Situazioni di Emergenza), sorta di Protezione Civile militarizzata.

[16] Sigla derivata dalle parole Rossijskij (Russo), Priroda (Natura) e Nadzor (Ispettorato). Si tratta del Servizio federale di ispezione sull’utilizzo delle risorse naturali, ente del ministero delle Risorse Naturali.

[17] Russia centro-meridiionale.

[18] Siberia meridionale.

[19] Repubblica autonoma della parte orientale della Russia europea.

[20] Repubblica autonoma della parte orientale della Russia europea.

[21] Russia meridionale.

[22] Schieramenti a cuneo utilizzati dai cavalieri teutonici.

[23] Agenzia di stampa russa.

[24] Socio-Ecological Union (Unione Socio-Ecologica), associazione ambientalista russa.

[25] Sito del sindacato Labournet.

26 aprile 2007

Un'iniziativa da sostenere

L'acqua non è una merce, l'acqua è vita. Come l'aria. Questo dovrebbe essere scontato, ma purtroppo non lo è. La privatizzazione dell'acqua è in marcia. Ma c'è chi sta cercando di fermarla e non con quelle petizioni telematiche che - lo ricordo sempre, anche se divento noioso - possono fare confusione, smuovere le acque, ottenere perfino dei successi (vedi la campagna per l'abolizione dei costi di ricarica dei cellulari), ma non hanno valore legale. Chi sostiene questa iniziativa raccoglie firme vere. Per saperne di più: http://www.acquabenecomune.org/.

14 aprile 2007

A quando il varo?


Cantieri navali nel parco fluviale "Di la d'Arno" di Lastra a Signa (FI). Ringrazio C.M. e A.C. per questa immagine.

19 febbraio 2007

...

Ciao a tutti,

come ogni anno in questo periodo, i volontari del WWF sono "alle prese" con il salvataggio dei rospi che attraversano le strade di campagna per raggiungere i laghi dove accoppiarsi.

Il rischio che corrono è quello di essere schiacciati dalle automobili. Carlo Scoccianti del WWF Firenze, ha organizzato gruppi di volontari che ogni giorno dalle 17.30 alle 19.30 si impegnano nella raccolta e liberazione di queste simpatiche bestiole nei dinorni di Firenze.

Sarebbe importatne ampliare il gruppo e, chi vuole dare una mano o avere più informazioni, può contattare Carlo al 338 3994177.

(...)



Ringrazio F.F. per questo contributo

16 febbraio 2007

M'illumino di meno?

Il problema energetico è serio sia dal punto di vista politico-economico sia da quello ambientale. E' chiaro che non è l'iniziativa di un giorno che può cambiare le cose. Quindi proviamo a spegnere qualcosa dopo le 18 di oggi e mettiamo in pratica sempre qualche buon suggerimento per risparmiare energia. Al proposito si può vedere http://www.radio.rai.it/radio2/caterueb2006/millumino/
proposte.cfm
.

06 dicembre 2006

Che ne dite? II

COORDINAMENTO DEI COMITATI DELLA PIANA

FIRENZE - PRATO – PISTOIA

Promuove l’inIziativa

SALIsulTRENO

CAROVANA REGIONALE contro TUTTI gli INCENERITORI

SABATO 16 DICEMBRE 2006

Tutti a Firenze

In Toscana si potenziano i vecchi inceneritori e se ne costruiscono di nuovi

Gli inceneritori, vecchi e nuovi, causano danni permanenti alla salute di tutti

SAI COSA PRODUCE UN INCENERITORE ?

- Più di 250 sostanze tossiche (individuate finora) fra cui arsenico, berillio, cadmio, cromo, nichel, mercurio, responsabili di tumori a livello di polmone, cute, fegato, vescica, rene, colon, prostata.

- Polveri fini (PM10) e ultrafini, che causano tumori, ictus, infarto e malformazioni dei neonati.

- Diossine, sostanze cancerogene che causano linfomi e sarcomi dei tessuti molli, indeboliscono il sistema immunitario, riducono la fertilità maschile e femminile, aumentano il rischio di aborti spontanei, possono provocare malformazioni e ridurre lo sviluppo neurologico dei feti e incrementano il rischio di diabete. Le diossine entrano nel ciclo alimentare, si depositano nei grassi e soprattutto nel latte materno.

BASTA CON GLI INCENERITORI

Sì alla Riduzione dei Rifiuti

Sì alla Raccolta Differenziata Spinta Porta a Porta

Sì al Riuso e Riciclo delle merci e dei materiali

Luoghi di ritrovo e partenze

Per chi si trova già a Firenze:

CONCENTRAMENTO NEI GIARDINI DI FRONTE ALLA STAZIONE FERROVIARIA DI SANTA MARIA NOVELLA ALLE ORE 14,30

Per chi viene in treno da altre località limitrofe:

Direttrice Viareggio Firenze: Sesto F.no 14.08; Firenze Rifredi 14.17; Firenze S.M.N. 14.22

Direttrice Pisa Firenze: Empoli 13.47; Signa 14.03; Le Piagge 14.09; Firenze Rifredi 14.17; Firenze S.M.N. 14.23

Direttrice Rufina Firenze: Rufina 13.29; Pontassieve 13.37; Firenze Campo di Marte 13.54; Firenze S.M.N. 14.01

CORTEO PER LE VIE CITTADINE PASSANDO DAVANTI A PROVINCIA E REGIONE FINO A PIAZZA DELLA SIGNORIA

www.noinceneritori.org ciclostilato in proprio



Ringrazio M.D.V. e P.C. per la segnalazione

14 novembre 2006

Sembra interessante...


Forum per i problemi della pace e della guerra
vi invita al seminario:
"Cambiamenti climatici globali causati e subiti dall'uomo"
Introduce:
Bruno Carli IFAC/CNR; membro dell'Accademia dei Lincei

22 novembre 2006 ore 17
Forum per i problemi della pace e della guerra
Via G.P. Orsini 44
Firenze
Per informazioni:
Forum per i problemi della pace e della guerra
Forum on the Problems of Peace and War
Via G.P. Orsini 44
50126 Firenze - Italia
tel. +39 0556800165
www.onlineforum.it



Ringrazio M.B. per la segnalazione