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07 gennaio 2014

La Russia di Putin avrà cosacchi musulmani?

Finora non li hanno puniti con la frusta

Questo tema è stato sollevato nei loro articoli da autori di molti mezzi di comunicazione di massa stampati ed elettronici, vive discussioni si svolgono anche nell'ambiente dei cosacchi del Terek [1].

Il Patriarca di Mosca e di Tutte le Russie Kirill al Primo Grande Congresso dei cappellani cosacchi ha indicato la propria opinione, sottolineando che "alla base dell'immagine di vita del cosacco stia la fede ortodossa e l'amore per la Patria. Un amore che si estende fino alla prontezza a dare la propria vita per la Patria.

E se il sistema di valori spirituali e morali si distrugge, la persona si trasforma in uno pseudo-ortodosso, in una qualche immagine caricaturale. I cosacchi devono avere un chiaro senso di appartenenza alla Chiesa. Non si può essere cosacchi e non essere in comunione con i Santi Misteri di Cristo. Non si può essere cosacchi e non confessarsi. Non si può essere cosacchi e vivere in un matrimonio non religioso. Tali cosacchi ai vecchi tempi sarebbero stati puniti con la frusta".

Tuttavia ora in Russia si verificano fatti che evidentemente non corrispondono alla posizione del Patriarca Cirillo. Così, in Inguscezia di recente si è tenuta un'assemblea per la creazione della comunità cosacca di villaggio e del circondario cosacco della Sunža [2].

La schiacciante maggioranza delle persone che desiderano andarci è musulmana. Il loro scopo è comprensibile. Non si tratta di accogliere l'ortodossia e la forma di vita cosacca, a queste persone è semplicemente necessario un lavoro pagato, infatti nella repubblica praticamente non c'è. Ma le voci secondo cui i cosacchi riceverebbero non pochi soldi dallo stato, come si dice, sono fortemente esagerate e questo mito fa perdere la testa a molti. Qui è appropriato ricordare le parole del Patriarca Kirill: "I cosacchi saranno autentici solo quando sarete inseriti nella Chiesa. E senza questo l'ardore può passare presto. L'uniforme può essere tolta e le tradizioni possono essere violate…".

E ancora un esempio recente: su alcuni siti Internet è stata posta la notizia che nell'Esercito Centrale Cosacco è comparso un achund [3] (cappellano militare musulmano), responsabile dell'educazione spirituale dei cosacchi musulmani. Ma da dove sono venuti nell'esercito cosacco i cosacchi musulmani? Infatti nelle regole delle prima comunità cosacche è detto chiaramente che cosacchi possono essere solo gli ortodossi.

Per fondare tale svolta le persone interessate cercano di riferirsi alla storia, affermando che gli ingusci avrebbero servito nei reparti cosacchi e perfino nella scorta imperiale. E altri musulmani sarebbero sempre stati nell'esercito e avrebbero perfino prestato il giuramento cosacco sul Corano. Confermare o smentire questa notizia possono solo gli storici a cui ci siamo rivolti per avere chiarimenti.

Sergej Nikolaevič Savenko, direttore del museo storico di Pjatigorsk [4], candidato in scienze storiche, lavoratore emerito della cultura della Federazione Russa, ricercatore di storia dei cosacchi con 25 anni di esperienza:

Le questioni dell'appartenenza religiosa dei cosacchi, come pure tutta la storia dei cosacchi, non sono semplici e univoche. Effettivamente, una delle linee principali dello sviluppo storico delle comunità cosacche è stato il loro continuo trovarsi in zone di contatto multietniche e multi-confessionali sul Don, nel Caucaso del Nord, negli Urali, in Siberia e così via.

Obbiettivamente questo ha favorito il fatto che nell'ambiente cosacco si potessero trovare e periodicamente si trovassero rappresentanti di diversi popoli e visioni religiose tradizionali. Nella storia dei cosacchi russi si seguono nettamente due direzioni fondamentali della sua formazione e del suo sviluppo: quella popolare e quella gerarchica e di servizio.

Il nucleo e la base etno-culturale della linea popolare di sviluppo dei cosacchi russi e piccolo-russi sono stati formati dai gruppi slavi orientali della popolazione di fede ortodossa cristiana orientale. L'accoglienza di cosacchi di diversa origine, di regola, richiedeva l'accoglienza del battesimo da parte di questi. La conservazione della fede ortodossa in un ambiente di diversa etnia è stato indice del manifestarsi della tradizionale durezza dello spirito popolare dei cosacchi.

Tra l'altro bisogna tener conto del fatto che molte comunità cosacche, tra cui anche i primi gruppi di cosacchi del Terek, si sono formate alla periferia della Russia prima dello scisma degli anni '50-'60 del XVII secolo e perciò nel loro ambito si è conservata l'ortodossia nella forma pre-nikoniana dei Vecchi Credenti [5]. Ma anche questa fede era ortodossa. Questa fu severamente preservata dai cosacchi perfino nelle condizioni di dominio dell'Islam nell'ambiente etno-culturale diverso in cui si trovavano i cosacchi. Un eloquente esempio è la conservazione dell'ortodossia nel corso di oltre 200 anni da parte dei cosacchi di Nekrasov [6], vissuti per lungo tempo nei confini della Turchia e dei suoi possedimenti.

La maggioranza assoluta dei cosacchi del Kuban' [7] e del Don nel Caucaso del Nord era di seguaci dell'ortodossia ufficialmente accettata e sostenuta. Dati storici sull'esistenza di moschee attive nei villaggi cosacchi del Terek e del Kuban' e tanto più di cappellani militari islamici nelle formazioni cosacche non erano a mia disposizione e non lo sono.

La creazione di villaggi di "fratelli cosacchi" di altre etnie non presupponeva la collaborazione allo sviluppo dell'Islam nel suo ambiente. Di solito era il contrario I fuoriusciti dei Cabardi, degli Ingusci e di altri popoli indigeni della regione, stabilitisi presso le cittadelle russe e i villaggi cosacchi, accoglievano l'ortodossia e riempivano lo strato dei cosiddetti "neofiti" e più tardi dei cristiani ortodossi veri e propri.

Quando nel periodo delle riforme degli anni 1860-1870 si prese a permettere l'insediamento di persone "di altre etnie" nei villaggi cosacchi, tra queste persone di altre etnie potevano esserci anche dei non ortodossi. Tuttavia questi non si annoveravano tra i cosacchi, non partecipavano alle forme di autogoverno e di vita tradizionale cosacche.

La situazione religiosa nel paese, comprese le regioni cosacche, si complicò essenzialmente per via dell'approvazione, nel corso della Prima Rivoluzione in Russia, il 17 aprile 1905 dell'Altissimo Decreto personale per il Senato Governante sul rafforzamento dei principi della tolleranza religiosa, dove per la prima volta nella storia russa si affermava a livello legislativo non solo il diritto alla libertà di fede delle persone non ortodosse, ma si stabiliva anche che il passaggio dalla fede ortodossa a un'altra confessione o fede cristiana non era sottoposto a prosecuzione da parte dello stato. Ma anche in queste condizioni proprie i cosacchi di stirpe in prima fila rimasero fedeli all'ortodossia.

La storia delle truppe cosacche ha riflettuto in misura maggiore la seconda direzione di sviluppo dei cosacchi, quella gerarchica e di servizio.

Nelle formazioni cosacche, in particolare alla fine del XIX e all'inizio del XX secolo, prestarono servizio rappresentanti di diversi popoli e fedi, ma si trovavano allo stato di aggiunti o puniti e seguivano le norme statali generali russe, in cui un ruolo chiave e dominante nella sfera spirituale apparteneva alla Chiesa Ortodossa Russa.

Prima dei combattimenti nei reparti dell'esercito e irregolari prestavano servizio sacerdoti ortodossi, che non di rado prendevano parte anche alle azioni di guerra.

La fede ortodossa diventò la base spirituale per la rinascita dei cosacchi negli anni '80-'90 e perciò le comunità e le unioni cosacche create rafforzarono nelle regole il postulato fondato che cosacchi potessero essere solo i cittadini ortodossi della nostra Patria o residenti all'estero.

Ėduard Burda, candidato di scienze storiche, città di Majskij, Kabardino-Balkarija:

Il primo tentativo del genere per aumentare la popolazione cosacca nel Caucaso a spese dei popoli caucasici fu legata alla fondazione di Mozdok [8], quando nel 1765 fu formata la compagnia montanara cosacca. Riferendo sull'origine di questa comunità, il maggiore Kudinov scrisse che "uno della famiglia si era iscritto tra i cosacchi e così aveva liberato gli altri dal ritorno dai loro padroni.

Dopo questo caso la famiglia di un designato tra i cosacchi veniva chiamata fraternità cosacca". Qui si tratta di montanari fuggiti dai propri padroni. Già ai tempi del generale Aleksej Petrovič Ermolov [9] si intraprese il tentativo di annoverare tra i cosacchi tutti quelli che vivevano a Mozdok, ma non fu coronato da un particolare successo. Al capo della regione del Caucaso, il generale Emmanuel', chiesero spiegazioni sul perché invece delle 771 persone destinate all'arruolamento "erano giunti solo 110 neofiti circassi".

Anche il tentativo del governo zarista di portare tra i cosacchi i cabardi e gli abazi del villaggio di Babukovskij, che gli fu permesso di fondare nel 1790, si concluse con un insuccesso. Nel 1861 più della metà della popolazione del villaggio cosacco di Babukovskaja furono "liberati dal dicastero cosacco" e distribuita, secondo i desideri, nei villaggi civili.

Con più successo si svolse la propaganda per il passaggio ai cosacchi tra gli osseti Digor e Iron. Nel 1824, durante la formazione del Reggimento Montanaro Cosacco, gli osseti entrarono ufficialmente nel reggimento e i loro villaggi – Černojarskoe e Novoosetinskoe – furono ribattezzati villaggi cosacchi.

Pure in modo del tutto indolore si verificò il passaggio tra i cosacchi dei georgiani che abitavano nel villaggio di Aleksandrovskaja presso Kizljar [10]. Nel 1838 entrarono nel reggimento del Terek e di Kizljar e il villaggio Aleksandrovskaja fu ribattezzato villaggio cosacco.

Tra i cosacchi del Terek si riversarono anche gruppi della popolazione cecena. A questi appartenevano quelli del clan Gunoj che vivevano nel villaggio cosacco di Červlennaja. Secondo i dati della spedizione etnografica, quelli del clan Gunoj che non volevano accogliere l'Islam, se n'erano andati dall'Ičkerija [11] montuosa a Gudermes, da dove parte di essi si trasferì a Červlennaja (che i ceceni chiamavano "Fortezza di Giunchi") e parte a Zibir-Jurt e a Staryj Jurt (la leggenda sul trasferimento a Červlennaja della parte del clan Gunoj che non voleva accogliere l'Islam fu registrata da B.K. Kaloev nel villaggio di Guni nel 1959).

A parte quelli del clan Gunoj nei villaggi di cosacchi del Terek ai nostri giorni vivono non pochi discendenti di ceceni trasferitisi in vari tempi presso i cosacchi del Terek da altri distretti della Cecenia. Sono Egorkini, Busungurovcy e Titkiny nel villaggio cosacco di Červlennaja, Zakaevy e Kostikovy nel villaggio cosacco di Grebenskaja. Nel villaggio cosacco di Petropavlovskaja vivevano ceceni del clan Šikaroj, andarono nel villaggio cosacco per lo stesso motivo, non volendo accogliere la religione musulmana.

Tra l'altro è necessario notare che in nessun documento storico noto, come pure nelle ricerche di storici pre-rivoluzionari e sovietici si incontrano menzioni di cosacchi ingusci.

Nel periodo della Guerra Caucasica, dal 1804 al 1854 con i rappresentanti dei popoli caucasici in aiuto alle truppe russe furono formati piccoli reparti irregolari, per esempio le milizie Àvara, Georgiana, della Guria, Daghestana, Džaro-lesghina, Inguscia, dei Mingreli, di Nazran, Osseta, Cecena e altre.

Tutti i reparti irregolari caucasici per organizzazione erano simili ai reggimenti cosacchi ed erano sottoposti alla Direzione Centrale delle truppe cosacche, ma erano utilizzate fondamentalmente come reparti ausiliari.

Per quanto riguarda la Scorta Personale di Sua Altezza Imperiale, questa porta la propria storia dall'inizio del 1811, quando con i figli dell'eroico Esercito dello Zaporož'e [12] trasferitisi nel Kuban' fu fondata la Centuria di Guardia del Mar Nero.

In seguito, nel 1828 fu formata la guardia personale del Semi-squadrone Montanaro Caucasico. L'imperatore Nicola I prese la decisione di attrarre i popoli montanari al servizio nella propria scorta per alcune ragioni. In primo luogo, per mostrare ai montanari che non li temeva e gli affidava perfino la propria difesa, in secondo luogo, voleva mostrare ai montanari la Russia, San Pietroburgo, la vita del paese che contrastavano, convincerli che la Russia non aspirava ad eliminarli, ma voleva una coesistenza pacifica.

Per il Semi-squadrone Montanaro Caucasico della scorta scelsero i rappresentanti dei cognomi più influenti e illustri. Non di rado erano parenti prossimi e perfino figli di quelli che con le armi in pugno contrastavano furiosamente e fanaticamente la Russia. Dopo la fine del servizio nella scorta e il ritorno a casa raccontavano tutto quello che avevano visto e con questo influivano su quelli della loro etnia. Come se dicessero – abbiamo creato un'immagine positiva dello Stato Russo agli occhi dei montanari. In tal modo l'attrazione dei montanari al servizio nella scorta fu un passo molto intelligente e lungimirante di Nicola I, che giocò un ruolo positivo nella conclusione vittoriosa della Guerra Caucasica. Tutti i montanari che erano stati nella scorta diventarono fedeli sostenitori della Russia, lo stesso si trasmise ai loro figli e nipoti.

Per quanto riguarda la fede, il Semi-squadrone Montanaro era puramente musulmano, ma non si considerava cosacco e fu creato temporaneamente. Con la fine della Guerra Caucasica sotto l'imperatore Alessandro II fu sciolto, come se avesse svolto il proprio compito. Da quel tempo tra i montanari solo i cosacchi osseti prestarono servizio nella scorta.

Non c'erano ingusci tra i cosacchi, ci furono singoli rappresentanti tra gli ufficiali, nei reggimenti cosacchi erano considerati inviati temporaneamente, come pure ceceni, daghestani e altri rappresentanti del Caucaso che professavano l'Islam. Nella lista della scorta uscita per il centenario di questo reparto nel 1911 sono elencati i nomi degli uomini della scorta – di ingusci che abbiano servito nel Semi-squadrone Montanaro ce ne sono in tutto otto…

Nella storia pre-rivoluzionaria i cosacchi sul Terek professarono l'ortodossia dei Vecchi Credenti (di varie correnti) e l'ortodossia ufficiale.

Feliks Kireev, collaboratore scientifico dell'Istituto di Storia e Archeologia della Repubblica dell'Ossezia del Nord-Alania [13]:

L'irruzione dei rappresentanti dell'Islam nell'ambiente cosacco – è una tendenza molto angosciante, che non può non causare angoscia. E non si tratta del fatto che tra i cosacchi compaiano dei musulmani, ma del fatto che questi ultimi comincino a dettare le loro condizioni e ad inculcare il proprio ordine.

Fino alla rivoluzione tra i cosacchi c'erano musulmani, come pure Vecchi Credenti, buddisti e altri e tutti servivano sotto le insegne cosacche con le scritte "Dio è con noi" e con i volti di Gesù Cristo, della Madre di Dio, ricevevano decorazioni con l'immagine di san Giorgio e di altri santi ortodossi.

I cosacchi in complesso erano considerati ortodossi, i cosacchi erano chiamati "guerrieri di Cristo" e la presenza nelle loro fila di rappresentanti di altre religioni non si notava sullo sfondo comune. Infatti i cosacchi sono un popolo e, come presso ogni altro popolo, nel suo ambito possono essere rappresentate diverse confessioni.

Per quanto riguarda i cosacchi in Inguscezia, già da tempo sono in corso discussioni sul fatto se gli ingusci siano stati cosacchi e su quanti di loro abbiano servito nella Scorta dello Zar. Ma tutto questo è solo a livello di congetture, fatti reali dietro tutto questo non ci sono! Non bisogna dimenticare che cosacchi non si può diventare, è necessario nascerci. I cosacchi non sono un tipo di esercito, sono un popolo, sono uno stato d'animo, una forma di vita. Leggete i classici – sia Lev Tolstoj e Pëtr Krasnov, sia Michail Šolochov – a seconda di chi vi piace…

Per quanto riguarda gli ingusci nelle truppe cosacche prima della rivoluzione, verso l'inizio della Prima Guerra Mondiale nell'esercito cosacco del Terek servivano circa 400 ufficiali.

Tra loro ingusci erano: il colonnello Ėl'bert Nal'giev (in futuro generale), i suoi figli, i sottotenenti Kurgok e Julij e l'esaul [15] Andrej Bazorkin. Nell'esercito cosacco del Kuban' servivano l'esaul Gabert Achriev e il centurione Mussa Sautiev. Si può ancora aggiungere il colonnello (in seguito generale) Safarbek Mal'sagov, comandante del Reggimento di Cavalleria Daghestano. E questo è tutto! Ma parlando del servizio degli ingusci nella Scorta Imperiale, chi è interessato legga la "Disposizione sulla Scorta Personale di Sua Altezza Imperiale". Là è scritto chiaramente da chi era formata – dai cosacchi degli eserciti del Terek e del Kuban'. Chi afferma il contrario, faccia nomi concreti.

Per qualche tempo nella scorta ci fu lo Squadrone Montanaro e in esso c'erano squadre di armeni, georgiani e perfino musulmani, ma noterò che nel complesso non avevano a che fare con i cosacchi della scorta. Era il solito reparto di guardia in cui sceglievano, tra gli altri, anche i cosacchi. Anche quando diventò tutto cosacco, non aveva a che fare con gli eserciti cosacchi.

E' necessario ricordare ancora che fino alla rivoluzione ogni esercito cosacco non era una qualche formazione militare, ma una formazione amministrativo-territoriale. Detta altrimenti, per esempio, l'esercito cosacco del Terek era l'analogo di un'attuale repubblica nazionale con il titolo nazionale "cosacchi del Terek". E i reparti cosacchi facevano parte dell'Esercito Imperiale Russo e non solo i cosacchi potevano servire in essi. Ma servire nei reparti cosacchi ed essere un cosacco sono cose del tutto diverse, cosa che adesso molti dimenticano.
***
Penso che dopo gli interventi di persone che hanno dedicato gran parte della propria vita allo studio della storia dei cosacchi, non ho già più niente da aggiungere e i lettori possono trarre del tutto da soli le proprie conclusioni. Noterò solo che nelle comunità dell'esercito cosacco del Terek si svolgono assemblee, dove si discute attivamente questo tema. E l'opinione di quelli del Terek è univoca – la fede ortodossa per i cosacchi è al di sopra di tutto!

Irina Ščerbakova, "Kavkazskaja politika", http://kavpolit.com/poka-ne-vysekli-pletyu/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Fiume del Caucaso del Nord.
[2] Nome di un fiume e di una regione dell'Inguscezia nord-orientale.
[3] Il corsivo, qui e altrove, è mio.
[4] Città della Russia meridionale.
[5] I Vecchi Credenti sono gli ortodossi scismatici che rifiutano le riforme liturgiche del patriarca Nikon del XVII secolo.
[6] Ignat Fëdorovič Nekrasov, atamano (generale) cosacco del XVII-XVIII secolo.
[7] Nome di un fiume e di una regione della Russia meridionale.
[8] Città della parte settentrionale dell'attuale Ossezia del Nord.
[9] Generale che "pacificò" il Caucaso nel XIX secolo.
[10] Città del Daghestan settentrionale.
[11] Nome autoctono della parte montuosa della Cecenia.
[12] Regione dell'Ucraina sud-orientale.
[13] Nome autoctono dell'Ossezia del Nord.

[14] Capitano cosacco.

13 novembre 2013

Il Caucaso sconosciuto: quello cristiano

Il Caucaso sconosciuto

"Caro mio! – grida quasi il nostro interlocutore. – Ricorda! Qui non ci sono mai stati cristiani! Mai!" "Che farò, ti mentirò, forse? – si stupisce il monaco in risposta. – Sono un sacerdote!" Ci siamo portati lontano: gli estranei qui non vanno e se ci vanno, succede molto raramente.

Siamo abituati a considerare il Caucaso del Nord la terra originaria dell'Islam, tuttavia non è così: testimonianze del fatto che mille anni fa queste terre erano ortodosse sono state trovate qui già nel XVIII secolo, per non parlare delle ottimamente conservate chiese dello Zelenčuk [1] sul territorio dell'attuale Karačaj-Circassia.

"Il Caucaso del Nord è una delle più antiche culle del cristianesimo in Russia. Lo sviluppo e l'affermazione della fede cristiana tra i popoli di questa regione rappresenta una delle pagine poco studiate della storia della Chiesa Ortodossa Russa", – ha scritto nella prefazione alla sua dissertazione "Storia del cristianesimo nel Caucaso del Nord prima e dopo la sua unione con la Russia" il metropolita di Stavropol' [2] e di Vladikavkaz [3] Gedeon (Dokukin), per cui questa terra è rimasta un dolore particolare: infatti proprio vladyka [4] aveva ordinato sia padre Anastolij Čistousov, sequestrato e nel 1996 ucciso in Cecenia dai guerriglieri, sia padre Igor' Rozin, ucciso nel 2001 in Kabardino-Balkaria, a Tyrnyauz, proprio davanti alla sua chiesa.

L'infiammata dissertazione del metropolita Gedeon, che ancora si studia nel seminario di Stavropol', fu scritta negli anni '60, tuttavia anche dopo che è passato mezzo secolo di storia del cristianesimo nel Caucaso del Nord resta "poco studiata" come prima.

"C'è una chiesa di pietra della lunghezza di 4 saženi [5] nel circondario di Čegem presso il villaggio di Ulu-El't", – scriveva nel suo "Viaggio per la Russia e i monti del Caucaso" Johann Anton Güldenstädt; estratti della sua opera furono stampati in russo sotto il titolo "Descrizione geografica e statistica della Georgia e del Caucaso".

Andiamo anche noi a questa chiesa da Tyrnyauz – la nostra strada è nel villaggio di Ėl'-Tjubju, più noto con il nome russo di Verchnij Čegem [6]. Noi siamo il sacerdote e monaco Igor', l'autista Saša (al volante di una Niva argentata), due ospiti della cittadina di Prochladnyj [7] – Larisa e madre Valentina – e la vostra umile serva.

Molto indietro è rimasta Pjatigorsk [8] con il grande magazzino «Zara» quasi come su via Tverskaja [9], i centri commerciali, l'illuminazione, i bancomat e le ragazze vestite audacemente, principalmente, a dire il vero, forestiere. In tutti i villaggi ci sono moschee nuove. Per le strade uomini seduti su panche presso le case e donne con vestiti lunghi e teste coperte.

La strada punta verso l'alto, snodandosi tra monti di un verde acceso e che per i fitti boschi sembrano riccioluti e simili ad agnelli. Il giorno è nuvoloso e perciò il verde è ancora più verde. Un altro colore dominante è il rosso ramato; acquistando vividezza, arriva da ogni parte: dalle cortecce degli alberi, dalle pietre, dalle rocce e perfino dai muschi. Le mucche che vagano per la strada rotabile – particolarità caratteristica della regione – si scambiano con asinelli pelosi e ruvidi, a cui piace fermarsi sonnacchiosi attraverso la strada.

Le rare macchine li aggirano virtuosamente, muovendosi incontro l'un l'altra e suonano energicamente: pare che gli abitanti del posto che sono stati nei paesi islamici abbiano portato da là questa nuova abitudine. Se chiudiamo gli occhi, possiamo pensare di essere da qualche parte in Egitto.

Passiamo per Nižnij Čegem [10]. Indicatore: "Cascate di Čegem". Autobus parcheggiati, un mercato lungo la strada – merci legate e balcare che sferruzzano energicamente. Vanno i turisti – giapponesi o coreani, che fanno scattare continuamente le loro macchine fotografiche, i più coraggiosi, dove non li incontri? Non so se sentano la non univocità di questo posto.

L'acqua vola precipitosamente dalle rocce – quando c'è il sole, sulle cascate di Čegem sta l'arcobaleno, ma oggi il tempo è di altro umore: argento e cristallo scorrono giù dalle rocce scure in modo severo e quasi ascetico. La strada porta in alto e la nostra macchina diventa l'unica che come prima punta avanti – gli estranei qui non vanno e se ci vanno, succede molto raramente.

"Dalla grande quantità di antiche rovine scoperte qui si può ritenere che questi čegemi fossero molto numerosi un tempo, quando seguivano la religione cristiana. Effettivamente hanno ancora delle chiese, una delle quali si trova sulla riva del Čegem ed è assai notevole; è costruita su una roccia in cui hanno scavato un sentiero a serpentina, cingendolo da entrambi i lati con recinzioni di ferro. In questa chiesa si conservano ancora frammenti di libri, di cui mi sono procurato qualche pagina, inviando una persona in questa impresa pericolosa.

Uno dei fogli contiene parte del Vangelo in greco antico; altri si sono rivelati varie parti di libri utilizzati nella liturgia greca", – scriveva alla fine del XVIII secolo Peter Simon Pallas nelle sue "Note sul viaggio nelle amministrazioni meridionali dello stato Russo negli anni 1793 e 1794".

Queste rovine, rammentate più di una volta dai viaggiatori dei secoli scorsi, le cerchiamo anche noi. Presto compare un indicatore: "Ėl'-Tjubju". A sinistra si scopre improvvisamente una costruzione insolita per questi posti – torri millenarie simili ad essa stanno dall'altra parte della principale catena montuosa caucasica principale, nella Svanezia ortodossa. Circondata dalle case basse del villaggio balcaro appare del tutto estranea, non capisci subito perché.

Forse perché questa torre è molto più antica di tutte le altre costruzioni – anch'essa ha circa mille anni. Anche se non è per questo – semplicemente appare come i resti di una grande nave, gettata sulla riva dove vive un popolo che ha dimenticato come si va in mare: è evidente che la torre appartiene non solo a un altro tempo, ma anche a un'altra civiltà, non balcara.

Non sappiamo tanto bene dove si trova ciò che cerchiamo e perciò scansiamo un villaggio, che, nonostante la presenza di macchine nei cortili e di piatti della TV satellitare su alcune case, sembra non essere toccato dal tempo – o dal nostro paese.

Passiamo su un ponte e ci dirigiamo più lontano. A sinistra del Čegem che schiuma sul fondo della gola energico come onde contrarie che ribollono su grandi rocce e cozzano letteralmente le une con le altre, all'improvviso emergono strane costruzioni appuntite fatte di pietre gialle – sono antichi monumenti tombali. Li circondano i resti di un qualche costruzione in pietra. Più lontano si vede un cimitero moderno.

Vediamo un uomo piccolo dai capelli chiari con il viso arrossato dal vento: tenendo in mano un grosso bastone-mazza levigato, che facilita lo spostamento per i pendii montani, passeggia in qualche direzione al lato della strada. Ci fermiamo, offriamo un passaggio.

Il nostro nuovo conoscente parla ottimamente in russo, quasi senza accento, rafforza appena le consonanti, pronunciandole in qualche modo particolarmente duro, con una "r" rimbombante. Si siede in macchina con piacere e risponde alle nostre domande come una guida. Quelle costruzioni appuntite? Sì, sono tombe, "la città morrrrta", – dice con rilievo Ibragim. Infine chiediamo direttamente: ci sono rovine di chiese cristiane qui?

Ibragim all'improvviso entra in agitazione – gli ribolle perfino un po' di schiuma agli angoli delle labbra. "Carrro mio! – grida quasi. – Ricorda! Qui non ci sono mai stati cristiani! Mai!" "Che farò, ti mentirò, forse? – si stupisce dal sedile anteriore padre Igor'. – Io sono un sacerdote! Così scrivono nei vecchi libri". Che è un sacerdote era comunque evidente – è in tonaca e copricapo, – ma Ibragim lo capisce solo adesso. Guarda attentamente per un minuto, poi tende la mano… e si scusa: "Perdonami, fratello, non volevo offenderti", – chiede solo che gli regali il libro in cui è scritto che qui vivevano i cristiani.

E mi ricorda una storia raccontata da un pope locale, accaduta undici anni fa, quando aveva appena iniziato a servire.

Lo avevano ordinato subito dopo che nel Caucaso del Nord era stato ucciso padre Igor' Rozin e il giovane sacerdote, anche se gli doleva il cuore, non si buttava affatto ad andare in strada in tonaca.

E chiese con delicatezza al vescovo che governava la benedizione per portare l'abito borghese fuori dalla chiesa. Questi lo benedisse. Ed ecco che per l'appunto il pope andava dalla sua parrocchia a servire a Nal'čik [11] – come al solito in pulmino. Si sedette, tenendo sulle ginocchia un pacco enorme con tonaca, camice, paramenti, croce pettorale e tutto ciò che compete a un sacerdote. Guarda dal finestrino. E all'improvviso sente una voce: "Ascolta, non ti vergogni? Perché ti comporti così? Tutti sanno che sei un sacerdote – perché tu stesso lo nascondi e vai con il "cambio"?"

"Ed ecco, – raccontò poi il pope, – da allora non c'è stato un caso in cui sia uscito di casa senza tonaca. E' molto importante essere sempre in tonaca. Perché ovunque ti trovi questo dice subito alla gente chi sei. Infatti tu sei un ministro del culto, tu servi Dio. Talvolta questo ispira rispetto, talvolta rifiuto e talvolta perfino rabbia, ma sempre e in qualsiasi situazione ti obbliga a trovarti davanti al Volto di Dio".

E il pope conosceva un po' l'uomo del pulmino – fin dall'infanzia: erano coetanei, anche se avevano studiato in scuole diverse. Qualche anno dopo questo fatto, nel 2010, Asker Džappuev – così si chiamava – capeggiava il gruppo estremista del Jama'at [12] "Jarmuk" [13] del cosiddetto Emirato del Caucaso [14], quando il precedente comandante fu ucciso. Un anno dopo fu ucciso anche Asker Džappuev – durante un'operazione speciale nel centro abitato di Progress nel territorio di Stavropol'. Scrissero che nell'anno in cui fu emiro del Jama'at l'attività dei guerriglieri in Kabardino-Balkaria aumentò assai.

Tali sono le realtà della vita di qui. Tra l'altro non solo gli antichi libri, ma la stessa lingua balcara conservano antiche tracce della vita ortodossa. I balcari chiamano il mese di giugno Nikkol aj – mese di Nicola [15]; luglio – Ėlija aj, mese di Elia; nella parola che significa chiesa – kilisa – si insinua la greca ekklesia e c'è anche l'Abystol aj – il mese dell'apostolo, anche se gli stessi portatori della lingua non sempre capiscono cosa significano questi nomi e da dove vengono.

Il nostro secondo interlocutore, per fortuna, ha capito rapidamente cosa cercavamo – "la torre con la croce e la scala nella roccia" – e ha spiegato come andare là.

La "torre con la croce" si è rivelata le rovine di una piccola chiesa bizantina con una costruzione in pietra rinforzata con la malta, a differenza delle costruzioni balcare. Se si guarda dall'altra riva della stretta gola, è semplicemente un mucchio di pietre su un monte, ma sali e vedi: ecco le porte dell'iconostasi, ecco il trono ed ecco l'altare, su cui qualcuno che è stato qui prima di noi ha tracciato con una candelina una crocetta a otto punte. Il pavimento, certo, è finito nella terra e il tetto, certo, non c'è più da tempo.

Ed ecco che tra queste mura preghiamo davanti all'immagine della Madre di Dio di Mozdok [16]. Si muove al vento il mantello del monaco sacerdote e due grandi aquile, di quelle che giravano sulla roccia vicina, volano a vedere cosa accade qui, quando padre Igor' nella preghiera liturgica ricorda i nostri fratelli che hanno operato in questo posto.

Chi costruì una chiesa qui e mise in una gola una scala che si avvolge nella roccia, che va dove non si può già andare – letteralmente in cielo? Chi servì tra queste rocce, vicino alle aquile che volano a vedere, la Divina Liturgia?

Come vivevano qui? Quanti erano? Come si chiamavano? Come si salvarono tra questi monti? Come se ne andarono da qui – vivi o direttamente in cielo?

Dio lo sa. E nessuno di noi: tutto è scorso nella storia come l'acqua dalle cascate del Čegem, che vola dall'alto nei fiumi montani.

Ma i loro Angeli stanno presso i troni, distrutti dagli uomini, di antiche chiese smarrite tra i monti. E con gli angeli pregano i padri e, rispondendo alla loro preghiera, all'improvviso si spande un velo grigio di nubi e nello squarcio azzurro brilla un sole acceso e le cascate brillano di arcobaleni. I Tuoi Altari, Signore delle forze!

Se si va avanti per questa gola, c'è un altro lato, accanto a una grotta stranamente enorme nella roccia, sopra il fiume che rimbomba giù, dove termina lo stretto sentiero – e si sa dove cercare, vedrai una scala che porta alla chiesa nella roccia. Proprio qui, inviando una persona in un'impresa pericolosa, Peter Simon Pallas "si procurò parte del Vangelo in greco antico" e "diverse parti di libri utilizzati nella liturgia greca".

Padre Igor' decide di passare per la scala, i cui gradini, sostenuti da un'antica costruzione in pietra, salgono su con una ripidità da capogiro. Dal basso guardiamo come sale su una roccia quasi sospesa la nera figura di un monaco ed ecco che si ferma: la parte superiore della scala è crollata e là senza un'attrezzatura speciale non si va – cioè, non oggi.

Evitata questa scala monastica per il cielo, qualche giorno dopo vai nella gola del Baksan [17] verso Tyrnyauz – per l'appunto dalla parte dove pende su di essa il monte Totur. Alla sua vetta si attaccano le nubi e si impigliano nella gola, tenendo la città all'ombra mentre ovunque esulta liberamente il sole. Dal basso il Totur si vede spesso scuro, ma quelli che ci salgono sanno che questi, veramente severo, serba in se anche un grande amore.

Alla fine di giugno i passaggi per la sua cima sono coperti da un tappeto continuo di rododendri e ai suoi piedi – non dalla parte della città, ma dall'altra, dove i locali adesso non vanno quasi più, temendo possibili incontri indesiderati – regna quasi la bellezza della creazione e sui prati alpestri splendono i gialli gigli montani, da cui si spande a ondate un aroma di cui non può vantarsi alcuno di quelli da giardino. All'alba i gigli si coprono di una fitta rugiada, mostrando un giallo acceso sopra la vivida erba verde sullo sfondo del cielo azzurro e all'improvviso ricordi stupito la Scrittura: "Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro" (Mt 6, 28-29), – e – perdonate me, cittadina, – sei colpito dalla precisione: in realtà nessuno in tutta la sua gloria si è mai vestito come uno di loro.

Il Totur è il punto successivo del nostro percorso. Il nome del monte, presso la salita per la cima del quale alla fine, dopo dieci ore di dura strada a piedi per le pendici, montiamo il campo – è una deformazione del nome greco Theodor [18]. Su come è stato portato qui, parla in una sua intervista, registrata dalla televisione locale alla fine di aprile 2001, padre Igor' Rozin: "Secondo notizie storiche, gli abitanti del posto – i balcari – prima dell'introduzione violenta dell'Islam erano cristiani. Qui – da qualche parte in questo posto, dove ora c'è la nostra chiesa – si trovava la chiesa di san Teodoro. Abbiamo due Teodoro santi – sono Teodoro Stratelate e Teodoro Tiro [19].

In onore di quale Teodoro fu consacrata la chiesa non so, ma che ci sono testimonianze storiche affidabili è vero. Qui c'era una chiesa ortodossa di costruzione bizantina e i vecchi – quelli vecchissimi – ricordavano perfino le sue rovine prima che qui fosse costruita la città. Di generazione in generazione si è trasmessa notizia che era una chiesa cristiana".

Con la nostra piccola processione – il parroco della chiesa di san Giorgio di Tyrnyauz, il capogruppo Saša e io – andiamo con l'icona della Madre di Dio di Mozdok sulla cima del Totur per pregare la Santissima Madre di Dio per il Caucaso con la benedizione del vescovo di Pjatigorsk e Čerkessk [20] Feofilakt.

Non posso andare fino alla cima – andando sul valico tra le gole e guardando la città dal pendio rivolto verso Tyrnyauz (e sembra di vederla da un aereo), mi ritiro. L'amico Saša resta con me e padre Igor' va se per le rocce ripide e lo guardiamo dal valico mentre la figura nera in lontananza appare e scompare. Alla fine, appena distinguibile – biancheggia solo la stola – si alza sulla cima del Totur e noi ci alziamo sul nostro valico e sulle rocce risuona di nuovo:

"Divina stella appare la Tua icona, Madre di Dio, che circondi il paese del Caucaso e sei nell'ombra dell'ignoranza la luce che illumina con la Rivelazione di Dio, che riempi di gioia gli afflitti che cercano il tuo aiuto con la grazia consolante del Figlio Tuo e di Dio, a Lui gridiamo con gratitudine: alleluia".

Anastasija Rachlina, "Kavkazskaja politika", http://kavpolit.com/neizvestnyj-kavkaz/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Più correttamente Bol'šoj Zelenčuk, fiume del Caucaso.
[2] Città della Russia meridionale.
[3] Capitale dell'Ossezia del Nord, unica repubblica caucasica russa a maggioranza cristiana.
[4] Qualcosa come "signore", appellativo dei vescovi ortodossi russi.
[5] La sažen' equivaleva a 2,13 metri, quindi circa 8,5 metri.
[6] "Čegem Superiore".
[7] "Fresco" (la parola russa per "città" è di genere maschile), città della Kabardino-Balkaria settentrionale.
[8] Città della Russia meridionale.
[9] "Di Tver'" (città della Russia centrale), via del centro di Mosca.
[10] "Čegem Inferiore".
[11] Capitale della Kabardino-Balcaria.
[12] Comunità islamica, ma qui "cellula terroristica".
[13] Fiume palestinese presso cui gli Arabi sconfissero i Bizantini nel 636.
[14] Stato islamico autoproclamato del Caucaso russo.
[15] La chiesa ortodossa festeggia più volte san Nicola, non solo il 6 dicembre.
[16] Città della parte settentrionale dell'Ossezia del Nord.
[17] Fiume del Caucaso del Nord.
[18] Sic. Più precisamente Theodòros.
[19] C'è anche chi suppone che si tratti della stessa persona (in greco tèron significa "soldato" e stratelàtes "portatore di lancia"), che la Chiesa Cattolica venera come Teodoro di Amasea.

[20] Capitale della repubblica autonoma di Karačaj-Circassia.

22 settembre 2013

La Russia di Putin proibisce il Corano?

In Russia hanno proibito il Corano?

I musulmani sono convinti che l'Islam si basi sulla rivelazione del Creatore dell'universo, della vita e dell'uomo, che è espressa in due fonti – il Corano e la Sunna. D'ora in poi in Russia le traduzioni di entrambe queste fonti sono proibite. Qualche giorno fa un tribunale distrettuale a Novorossijsk [1] ha dichiarato estremisti i sensi del Sacro Corano nella traduzione dello studioso azero Elmir Quliyev. In precedenza nella "lista nera" della letteratura si era trovata una serie di raccolte di ḥadīth [2] del profeta Maometto (pace a lui), tra cui "I giardini dei giusti". Che sarà poi? Quali altri libri e forse anche azioni dei musulmani possono cadere sotto il divieto? Quali sono i criteri di selezione giuridica dei "materiali estremisti"? Dietro questi c'è un "ordine politico" o elementare ignoranza?

Il tribunale del quartiere Oktjabr'skij di Novorossijsk il 17 settembre di quest'anno ha accolto la richiesta della procura per i trasporti della città, riconoscendo estremista il libro del noto filosofo religioso azero Elmir Quliyev "Traduzione a senso del sacro Corano in lingua russa" (Traduzione a senso del sacro Corano in lingua russa. Traduzione dall'arabo di E.R. Quliyev, 1.a edizione, Complesso "Re Fahd" per l'edizione del sacro Corano, Medina Munawwara, Arabia Saudita, 2002).

Il libro era contenuto in un pacco postale e aveva attratto l'attenzione delle forze dell'ordine. Verificando la disposizione della sezione inquirente di Novorossijsk sul rifiuto di avviare un procedimento penale sulla base del comma 1 dell'art. 282 del Codice Penale (incitazione all'odio o all'inimicizia e parimenti umiliazione della dignità umana) per via dell'invio del libro, la procura per i trasporti inviò la traduzione del Corano per una perizia, i cui risultati non si possono considerare inattesi, facendo attenzione alla pratica dei divieti di autorevoli lavori religiosi islamici in Russia negli ultimi anni.

Secondo il certificato dello studio del Centro di Esperti Criminologi del GUVD [3] del Ministero degli Interni per il territorio di Krasnodar, "in questo libro vi sono enunciati, in cui si valuta negativamente una persona o un gruppo di persone sulla base del loro rapporto con una determinata religione (in particolare i non musulmani); sono contenuti enunciati, in cui si tratta della supremazia di una persona o di un gruppo di persone su altre persone sulla base del loro rapporto con una religione, in particolare dei musulmani sui non musulmani; enunciati contenenti la valutazione positiva di azioni ostili di un gruppo di persone nei confronti di un altro gruppo di persone unite dal rapporto con una religione, in particolare dei musulmani nei confronti dei non musulmani; come pure enunciati di carattere esortativo che nella comprensione a senso invitano un gruppo di persone ad azioni ostili e violente nei confronti di un altro gruppo di persone unite dal rapporto con una religione, in particolare dei musulmani nei confronti dei non musulmani".

Di questo ha riferito a "Kavpolit" [5] il capo dell'organizzazione per la difesa dei diritti umani "Sova-centr" [6] e membro del Consiglio per i diritti umani e lo sviluppo della società civile presso il presidente russo Aleksandr Verchovskij.

"Il senso della sentenza del tribunale potrebbe semplicemente mancare"

A suo parere, simili conclusioni da esperti si possono trarre facendo conoscenza con la maggior parte dell'antica letteratura religiosa. Tuttavia questo non da fondamenti per il divieto dei libri sacri delle religioni mondiali. Del resto il tribunale del quartiere Oktjabr'skij di Novorossijsk non ha scorto qui alcun ostacolo.

"La sentenza del tribunale, che finora non è entrata in vigore, dal nostro punto di vista non è solo illecita, ma anche da incompetenti e scandalosa. Al momento non si è riusciti a chiarire quali parole o frasi non sono piaciute agli esperti. Probabilmente esisteva l'opinione aprioristica che bisognava proibire questo libro. Come questa è argomentata, è difficile dire, – ha raccontato il capo del "Sova-centr". – Di solito, lo dico per esperienza, è così: una qualche selezione di libretti viene confiscata a una persona che è imputata in qualche procedimento per estremismo e parte di questa letteratura viene proibita dal procuratore. Ma come il procuratore scelga i libri sottoposti a divieto è un enigma. Di regola i materiali vengono dati agli esperti, che sono chiamati a trovare là segni di estremismo".

Secondo Verchovskij, il precedente del divieto della traduzione del Corano ha già un analogo. In Russia sono proibite le raccolte di ḥadīth (anche le traduzioni) – la seconda fonte per importanza della religione islamica. Queste raccolte, peraltro, erano state edite più di una volta in precedenza. Sono proibiti 2 libri del classico pensatore islamico al-Ghazzālī.
"Probabilmente un libro del XII secolo viene letto in qualche modo male nel XXI. Ma cosa si può proibire per questo? Considerato che l'inclusione di letteratura, soprattutto islamica, è fatta a getto continuo, in ogni caso concreto il senso può semplicemente mancare", – ha chiarito Aleksandr Verchovskij.

Il flusso di divieti letterari

Noteremo che la traduzione di Quliyev gode di riconoscimenti e di popolarità, l'autore è stato insignito della medaglia del Consiglio dei muftì della Russia "Per l'unità spirituale". Nel luglio 2012 il tribunale del quartiere Kujbyševskij di Omsk [7] aveva già riconosciuto estremista il libro di Quliyev "Sulla strada per il Corano".

La propria mano per la proibizione di un'intera moltitudine di opere di letteratura islamica ha messo anche il tribunale del quartiere Leninskij di Orenburg [8]. Con una sua sentenza nel marzo 2012 furono inclusi nella "lista estremista" 68 titoli di libri confiscati nella biblioteca dell'abitante di Orenburg Asylžan Kel'muchambetov condannato sulla base del comma 1 dell'art. 282.2 del Codice Penale della Federazione Russa (organizzazione dell'attività di un'organizzazione estremista) per la creazione della cellula di "Nurdžular". Tra questi: tutti i lavori di Said Nursi trovati, tranne quelli già riconosciuti tali in precedenza, le raccolte di ḥadīth del profeta dell'Islam Maometto "I 40 ḥadīth" e "I giardini dei giusti" dell'imam al-Nawawi, il lavoro in più tomi di Osman Nuri Topbaş "Storia dei profeti alla luce del Sacro Corano", la versione del Corano per i bambini e così via. Nel novero di quelli proibiti c'è il libro "La forza del musulmano", edito da Aslambek Ėkažev, riguardo a cui c'è la conclusione che in esso manchino segni di estremismo. Sono stati riconosciuti estremisti anche i lavori di Fethullah Gülen, tra cui i suoi articoli del tutto moderati nella rivista "Novye grani" [9].

Agli interessati è riuscito fare 14 appelli contro le sentenze sulla proibizione dei materiali. Tra gli istanti la Srl "Izdatel' Ėkažev A.K." [10], la Srl "Izdatel'stvo Novyj svet" [11], la Srl "Izdatel'stvo Dilja" [12], Fethullah Gülen, Šamil' Aljautdinov [13], Al'bir Krganov [14], Šafig Pšichačev [15], Fachim Šafiev [16] e altri.

Tuttavia il "fiacco" processo di esame degli appelli nel tribunale regionale di Orenburg dura già da un anno senza alcun risultato positivo.

Il giudice si affida agli esperti

"Kavpolit" si è messo in contatto con il giudice di Novorossijsk Gennadij Čanov, che ha emesso la sentenza per l'introduzione della "Traduzione a senso del Corano" di Quliyev nella lista della letteratura estremista. Questi non è d'accordo con l'affermazione che è stato proibito il testo del Corano.

"Non si può ritenere che sia stato proibito il Corano stesso. E' solo che l'interpretazione della sua traduzione, compiuta in Arabia Saudita, è stata riconosciuta letteratura estremista", – ha detto il giudice.

Questi ha riferito che la procura per i trasporti ha presentato una conclusione di esperti, in cui senza alcuna concretizzazione su pagine e righe tutto l'indirizzo della traduzione è stato riconosciuto estremista. "Non estratti e frasi distinti, ma tutta la traduzione nel suo insieme", – ha ripetuto Čanov. Tra l'altro il giudice non ha potuto precisare quale preciso organo di esperti abbia espresso la propria opinione sulla traduzione a senso del Corano.

Čanov ha notato che gli interessati hanno un mese per fare appello. Tuttavia finora non c'è possibilità di prendere conoscenza del testo completo della sentenza accedendovi liberamente.
Allo stesso tempo un membro del consiglio di consulenza scientifica presso il Ministero della Giustizia della Federazione Russa per lo studio di materiali di contenuto religioso sulla questione della presenza di segni di estremismo, il dottore in Scienze Storiche e professore Leonid Sjukijajnen ritiene che per l'emissione di una sentenza del tribunale sull'inclusione di questo o quel materiale nella lista di quelli estremisti sia necessaria un'argomentazione concreta: quali enunciati e frasi per la precisione si possano riportare alla categoria di quelli incitanti alla violenza.

Se la traduzione del Corano non è piaciuta, lo stesso attende la Bibbia?

Nel frattempo, a suo dire, né la comunità degli esperti, né la pratica giudiziaria hanno criteri precisi su cosa presenti segni di estremismo. Non vanno neanche per la strada dell'elaborazione di determinati criteri. Esiste un'unica disposizione del Plenum della Corte Suprema della Federazione Russa sulla pratica dell'applicazione della legislazione russa sull'estremismo. Ma in questa si parla poco di letteratura e non sono neanche nominati precisi segni di estremismo in essa.

"Si può proibire un qualche libro di 600 pagine, in cui, per esempio, in una frase si dice che i non credenti bruceranno nel fuoco dell'inferno. Questa sarà una "discriminazione sulla base del rapporto con una religione"? Alcuni esperti sono d'accordo con tale conclusione. Ma l'opinione di qualsiasi esperto è soggettiva, in quanto deriva dalla sua idea di cosa sia l'estremismo. Tra essi ci sono quelli che, mentre criticano l'estremismo, sono avvertiti sull'inammissibilità dell'estremismo", – ha sottolineata Sjukijajnen.

"Sì, non hanno proibito il Corano, non hanno proibito il testo sacro in lingua araba, ma la sua traduzione a senso. Non ci sono molte traduzioni del Corano in lingua russa. Tra l'altro il lavoro di Quliyev è una delle più accettate. Formalmente, la delibera giuridica è tale che non si può dichiarare la proibizione del libro religioso, ma solo di un'esposizione del suo senso. Ma, nonostante le basi giuridiche, la sentenza stessa appare strana. Se ora comparisse la pratica di proibire la traduzione del Corano, non si può neanche escludere una situazione, in cui possa essere giuridicamente proibita anche una qualche variante dei testi biblici", – ha notato il professore.

A suo parere, negli ultimi anni in Russia si osserva un atteggiamento pregiudiziale verso le organizzazioni musulmane e i libri islamici.

"La lista dei libri estremisti si è ingrandita a dismisura. Là ora ci sono migliaia di titoli di libri. E buona parte di essi sono di contenuto islamico. In parte tale atteggiamento è legato al fatto che una serie di tutori dell'ordine vuole mostrare una lotta efficace all'estremismo "non a parole, ma con i fatti". Uno dei simboli di questa lotta sono diventati i resoconti sull'inclusione nella lista degli ennesimi libri estremisti", – ha chiarito l'esperto del Ministero della Giustizia.

Oltre a questo, ha luogo la concorrenza tra varie organizzazioni religiose.

"In qualche modo, traendo conclusioni da esperto sulla letteratura islamica, sono stato testimone del fatto che alla procura si lamentavano che un'organizzazione religiosa scriveva delazioni su un'altra. Cose analoghe si verificano nell'ambito di diverse confessioni", – ha detto Sjukijajnen.

"Il fatto che si tratti della traduzione in lingua russa del Corano è certamente una situazione particolare. Forse questo precedente sarà una spinta per approcciarsi con più fondamento a simili procedimenti giudiziari. Ci si può contrapporre a tali fenomeni solo appoggiandosi a metodi legali. Sporgendo denuncia a quelle istanze che sono capaci di cancellare sentenze illecite. Se qualcuno compie errori o adempie un ordine politico, non ha senso rispondere nello stesso modo", – ha ricapitolato il professore.

I musulmani in Russia non interessano al potere

Il divieto della traduzione del Corano non avrà ampia risonanza e difficilmente porterà all'attivazione della comunità islamica per la difesa dei propri diritti. A tale punto di vista si attiene l'editore librario Aslambek Ėžaev, che ha stampato molti lavori di Elmir Quliyev.

"I musulmani russi sono deboli e passivi, con loro si può fare tutto ciò che si vuole. La comunità musulmana per i politici non è elettorato. I musulmani appaiono come uno dei numerosi aspetti della vita sociale della Russia, che tra l'altro non influenza nulla. Tra i governanti del paese non ci sono musulmani. Nelle repubbliche con una popolazione musulmana sono limitati da problemi locali. Per il potere federale i musulmani non rappresentano alcun vettore della politica, – ritiene questi. – C'è l'ordine di portare gradualmente qualsiasi informazione sull'Islam nella categoria estremista. Da alcuni anni per ordine di alcuni leader regionali è già in corso la tendenza a trasformare l'Islam in uno spauracchio per la gente. Ciò non preoccupa assolutamente il centro perché nessuno ha la meglio su qualcun altro".

Per quanto riguarda l'affermazione secondo cui, si dice, non è stato proibito lo stesso testo sacro, ma solo la sua traduzione, Ėžaev ha notato che anche in precedenza al momento di proibire qualche libro di indirizzo islamico dicevano: non è il Corano.

"Anche ora dicono lo stesso: non è il Corano, ma la traduzione dei suoi sensi. Ma poi potranno dire: non abbiamo proibito il namaz [17], – ha indicato l'editore.

Secondo le notizie di Ėžaev, Elmir Quliyev, che, essendo un cittadino straniero vive fuori dalla Russia, al momento presente si sta accordando con gli avvocati. Questi rappresenteranno i suoi interessi davanti alla giustizia russa e si sforzeranno di protestare contro la decisione illecita.

"Tuttavia, vedendo come si trascina premeditatamente il processo a Orenburg, dove il tribunale ora designa, ora ricusa questi o quegli esperti, guardo a questo con scetticismo. E nel frattempo molte persone vengono già incriminate a causa di questi libri", – riassume Ėžaev.

Rustam Džalilov, "Kavkazskaja politika", http://kavpolit.com/bessmyslennyj-zapret-smyslov/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Città russa sul Mar Nero.
[2] Brevi racconti e detti memorabili.
[3] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Centrale degli Affari Interni), in pratica la sede centrale della polizia.
[4] Città della Russia meridionale.
[5] "KAVkazskaja POLITika" (Politica Caucasica), giornale online da cui traggo questo articolo.
[6] "Centro Civetta".
[7] Città della Siberia meridionale.
[8] Città della Russia sud-orientale.
[9] "Nuovi confini", rivista culturale.
[10] "Editore Ėkažev A.K.".
[11] "Casa Editrice Nuovo Mondo".
[12] "Casa Editrice Dilja". Dilja è un nome femminile diffuso tra i musulmani dell'ex URSS.
[13] Šamil' Rifatovič Aljautdinov, imam moscovita.
[14] Al'bir Rifkatovič Krganov, primo vice-presidente della Direzione Spirituale Centrale dei Musulmani russi.
[15] Šafig Auesovič Pšichačev, presidente del Centro di Coordinamento dei Musulmani del Caucaso del Nord.
[16] Fachim (Fagim) Fatichovič Šafiev, presidente dell'Unione Giovanile Musulmana della Russia.
[17] La preghiera islamica.