24 agosto 2007

C2H5OH

CONSUMO DI ALCOL. CAUSE, EFFETTI SECONDARI E POSSIBILI SOLUZIONI.

1.

Sintomo: Piedi freddi e umidi.

Causa: Hai afferrato il bicchiere secondo un angolo di presa non corretto.

Soluzione: Gira il bicchiere fino a che la parte aperta rimanga verso l'alto.

2.

Sintomo: Piedi caldi e bagnati.

Causa: Ti sei pisciato addosso.

Soluzione: Vai ad asciugarti nel bagno più vicino.

3.

Sintomo: La parete di fronte è piena di luci.

Causa: Sei caduto di schiena.

Soluzione: Posiziona il tuo corpo a 90° rispetto al pavimento.

4.

Sintomo: La bocca è piena di cenere di sigarette.

Causa: Sei caduto con la faccia in un portacenere.

Soluzione: Sputa tutto e sciacquati la bocca con un buon gintonic (va bene anche acqua tonica).

5.

Sintomo: Il pavimento è torbido e sbiadito.

Causa: Stai guardando attraverso il bicchiere vuoto.

Soluzione: Riempi il bicchiere con un buon gintonic.

6.

Sintomo: Il pavimento si sta movendo.

Causa: Ti stanno trascinando per terra.

Soluzione: Domanda per lo meno dove ti stanno portando.

7.

Sintomo: Il riflesso della tua faccia ti guarda con insistenza dall'acqua.

Causa: Hai la testa nel cesso e stai cercando di vomitare.

Soluzione: Metti il dito (in gola).

8.

Sintomo: Senti che la gente parla producendo un misterioso eco.

Causa: Stai tenendo il bicchiere sull'orecchio.

Soluzione: Smettila di fare il pagliaccio.

9.

Sintomo: La discoteca si muove molto, la gente è vestita di bianco e la musica è molto ripetitiva.

Causa: Sei in ambulanza.

Soluzione: Non ti muovere: possibile coma etilico o congestione alcolica.

10.

Sintomo: Tuo padre è molto strano e tutti i tuoi fratelli ti guardano con curiosità.

Causa: Hai sbagliato casa.

Soluzione: Domanda se per caso sanno dove abiti.

11.

Sintomo: Un enorme fuoco di luce ti acceca la vista.

Causa: Sei per strada sbronzo...ed è già giorno.

Soluzione: Cappuccio, cornetto e una buona dormita.



Ringrazio T.M. per questo contributo

Uno a zero e palla al centro

Un professore di anatomia si diverte a mettere in imbarazzo le studentesse.
Ad una ragazza chiede: “Cos’è quella cosa che lei ha e io no... Che lei sa usare bene e io no.... Da cui trae piacere e io no?”
La ragazza con freddezza antartica e calma olimpica : “Il cervello?”


Pare che questo scambio di colpi sia avvenuto realmente all'Università di Novara. Io non ci credo. Comunque ringrazio D.M. per questo contributo

23 agosto 2007

In Russia ci sono anche pene da scontare dopo la morte

Condannato dopo la morte

Le persone morte in atti terroristici vengono equiparate ai terroristi

Il 28 giugno la Corte Costituzionale della Federazione Russa ha riconosciuto legale il rifiuto di consegnare i corpi dei terroristi ai loro familiari. Alla Corte Costituzionale si erano rivolti con un’istanza Elena Karmova e Kunak Guzeev. I loro figli erano stati uccisi durante un’operazione speciale a Nal’čik[1]. I querelanti pregavano la Corte di verificare la costituzionalità dell’articolo 14.1 della legge federale della Federazione Russa “Sulla sepoltura e i funerali”[2], secondo il quale i corpi dei terroristi non vengono consegnati per la sepoltura e il luogo in cui vengono custoditi non viene comunicato.

Le madri degli uccisi hanno dichiarato che questa disposizione viola i loro diritti costituzionali, in particolare il diritto di seppellire i familiari e i congiunti secondo i canoni religiosi. In sostanza questa è “ una forma di terrore e punizione collettiva”, scrivono nella loro istanza.

I rappresentanti delle autorità nella Corte Costituzionale hanno pregato la Corte di considerare costituzionale questa legge. Così il rappresentante della Duma di Stato[3] presso la Corte Costituzionale Elena Mizulina ritiene che la sepoltura segreta dei terroristi renda possibile una diminuzione degli atti terroristici. La legge, a suo dire, è ispirata dalla volontà di non permettere che si faccia dei terroristi dei martiri per la fede e si venerino le loro tombe. Ma il rappresentante del ministero degli Interni Nadežda Tuzlukova ha dichiarato che in Russia ci sono stati casi in cui i luoghi in cui sono stati uccisi dei terroristi sono diventati luoghi di culto. La sua posizione è stata sostenuta anche dal rappresentante del governo Michail Barščevskij. In sostanza le autorità non hanno discusso le conclusioni dei querelanti, ma hanno posto l’accento sul carattere appropriato o meno di tali misure, dettate dalla necessità di lottare contro il terrorismo.

E’ difficile opporre qualcosa al desiderio delle madri di vedere per l’ultima volta i propri figli e seppellirli secondo le proprie usanze religiose. Ma i fondamenti giuridici di questa sentenza della Corte Costituzionale vanno contro i principi fondamentali del diritto. Alla procedura di sepoltura segreta vengono sottoposto persone innocenti, poiché la loro colpevolezza può essere stabilita solo da un tribunale. Il legislatore ritiene una base sufficiente la loro “partecipazione a un’attività terroristica” e la loro morte, sopraggiunta “in conseguenza dell’interruzione imposta alla data azione terroristica”. Tuttavia la partecipazione formale a un’attività terroristica può essere causata da varie ragioni: costrizione, ricatto, in casi estremi dal lavoro come infiltrati. Infine sul luogo dell’atto terroristico possono trovarsi persone presenti per caso, il grado di partecipazione e di responsabilità delle quali può essere stabilito solo da un’accurata inchiesta giudiziaria. A parte ciò, è noto un sufficiente numero di casi di falsificazione, in cui civili pacifici sono stati accusati di attività terroristica dalle autorità militari e di polizia.

E’ giusto ricordare qui la storia degli emendamenti alla legge “Sulla sepoltura e i funerali”. Nell’ottobre 2002 a Mosca fu preso il Centro Teatrale sulla Dubrovka. Durante il blitz tutti i terroristi e 129 ostaggi furono uccisi dai corpi speciali. Già a novembre la Duma di Stato approvò il summenzionato emendamento e l’11 dicembre fu firmato dal presidente Putin. Il nuovo testo della legge permetteva in questo caso e in tutti i successivi di nascondere al pubblico i nomi tanto dei terroristi quanto delle persone presenti per caso, a cui i servizi segreti senz’alcuna indagine appendessero al collo il cartellino “terrorista”. E la rapida cremazione esclude la possibilità di un’esumazione dei resti per l’identificazione dei corpi, il chiarimento delle vere cause della morte o una possibile inchiesta giudiziaria basata su circostanza già note o scoperte in seguito.

Aleksandr Podrabinek[4]
osservatore della “Novaja Gazeta”

02.07.2007, “Novaja Gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/49/10.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Città della repubblica caucasica di Kabardino-Balkaria.

[2] Le leggi russe vengono indicate con il loro titolo e non con un numero.

[3] “Duma” è il nome generico di ogni assemblea parlamentare russa.

[4] Aleksansdr Pinchosovič Podrabinek, giornalista, dissidente in epoca sovietica.

La Kura

Kura[1], compagni

In Russia si da la caccia ai georgiani con uno scopo preciso e in modo organizzato. Sono state trovate conferme documentali

La Corte Europea non si è ancora accinta ad esaminare l’istanza della Georgia contro la Russia a causa delle massicce violazioni dei diritti umani nel corso dell’espulsione dei georgiani. Le istanze tra stati, come ha spiegato il servizio stampa della corte, non hanno priorità e vengono esaminate secondo l’ordine corrente, così come le istanze dei privati.

Ma a Strasburgo continuano a giungere nuove denunce di “persone di etnia georgiana”, che hanno subito abusi da parte delle autorità e delle forze dell’ordine.

In una calda sera di maggio due amici, studenti dell’università di Rostov[2] erano usciti a fare due passi. Si erano appena seduti su una panchina presso il numero 109 di via Lenin, quando nel cortile è arrivata una macchina del servizio di pattuglia e controllo. Da lì sono saltati fuori due poliziotti, si sono avvicinati di corsa ai ragazzi e senza ulteriori spiegazioni hanno cominciato a perquisirli. Mezz’ora dopo, nella stazione di polizia dove avevano portato gli arrestati, nella tasca dei pantaloni di uno dei ragazzi è stato trovato un rotolo di carta di giornale, in cui si trovava, com’è scritto nel rapporto, “una sostanza vegetale di colore verde” – 10 grammi di marijuana.

L’arrestato si è rivelato uno studente della facoltà di Giurisprudenza di un’università di Rostov – all’università avevano già fatto in tempo a insegnargli qualcosa. Perciò in presenza di testimoni[3] ha dichiarato che quel pacchetto non gli apparteneva e ha cominciato a chiedere che fossero prese le impronte digitali sul rotolo. Il ragazzo era convinto che lì non ci fossero le sue impronte – il pacchetto con la droga gli era stato messo in tasca da un poliziotto durante la perquisizione nel cortile. Il giorno dopo questi e il suo avvocato hanno presentato una richiesta ufficiale perché venisse effettuato un esame dattiloscopico. L’investigatore dell’OVD[4] del quartiere Vorošilovskij, il tenente della polizia giudiziaria Red’kina, ha respinto la richiesta.

Mostrando miracoli di astuzia, questa ha cavato[5] fuori una formulazione, che merita di essere citata nelle lezioni dell’accademia di polizia (per trasmettere, per così dire, l’“esperienza” alla giovane generazione): “La richiesta del sospettato di far eseguire un esame dattiloscopico per determinare la presenza di impronte digitali del sospettato stesso non può essere accolta, poiché nel corso della perquisizione personale il suddetto rotolo è stato estratto da un agente della polizia criminale, è stato osservato dai testimoni e nel corso degli accertamenti è stato aperto da un esperto”.

E indovina un po’ che voleva dire l’investigatore con questo? Che il rotolo è stato preso in mano da tutti – dall’agente operativo, che nella stazione di polizia di quartiere lo ha tirato fuori dalla tasca del sospettato, fino ai testimoni e all’esperto, perciò lì ci sono troppe impronte? Ma in quel caso ella avrebbe dovuto ammettere che l’agente operativo aveva infranto le regole per il reperimento di prove materiali. Già durante il processo il plenipotenziario operativo Gasparjan alla domanda dell’avvocato, che gli chiedeva se indossasse i guanti quando estrasse il rotolo, rispose: “Sì”. Tuttavia entrambi gli agenti del PPS[6], che avevano arrestato lo studente, alla stessa domanda risposero: “No!”.

Alla fin fine, hanno appioppato al ragazzo un anno di detenzione e gli è andata bene che gliel’hanno dato con la condizionale. Il tribunale regionale di Rostov, respinto l’appello, ha confermato come al solito il verdetto di quello provinciale. E questa storia del pacchetto di marijuana venuto da chissà dove è la più comune dalle nostre parti. Storie del genere sono gli incubi notturni delle madri dei figli adolescenti. Con la sola differenza che stavolta la droga è stata trovata nelle tasche di uno studente non per realizzare il piano di arresti o per spillare soldi ai genitori impauriti. In questa faccenda si è trovata coinvolta la grande politica.

Per sua sfortuna il ragazzo si chiama Givi[7], la sua mamma è russa, il suo papà è georgiano e un anno fa nelle città e nei villaggi della nostra immensa Patria è stata annunciata l’operazione di polizia “Kura”.

I poliziotti Zavgorodnij e Meščerjakov, che hanno arrestato i due (il secondo non aveva un cognome georgiano, perciò l’hanno subito rilasciato), hanno confermato durante l’udienza, che, per quel che riguarda l’operazione “Kura”, sono stati istruiti e secondo gli ordini ricevuti “hanno controllato i documenti di persone di etnia caucasica”.

- C’è stata questa operazione – ha confermato alla “Novaja Gazeta” il direttore del servizio stampa dell’UVD[8] Aleksej Poljanskij. – Non posso rivelare scopi, compiti e resoconti, queste sono informazioni segrete. C’è stata anche l’operazione “Georgia” e operazioni con altri nomi, solo che la stampa ne parla e le giudica in modo sbagliato. Queste sono portate avanti con lo scopo di lottare con gruppi criminali di determinate etnie, con i “ladri nella legge”[9].

Evidentemente per carenza di “ladri nella legge” a Rostov hanno acchiappato lo studente di giurisprudenza Givi. E questo è successo, certamente, non solo a Rostov. Proprio in quei giorni mi ha chiamato da Mosca mio figlio, dottorando della MGU[10] e mi ha raccontato che presso la Casa dello Studente sui monti di Lenin[11] lo hanno “bloccato” dei poliziotti. Ma, a quanto pare, distinguono male le “persone di etnia caucasica”. Una volta controllati i documenti, il tutore dell’ordine ha gemuto disperatamente: “Аh, armeno…”. Da rallegrarsi, a quanto ho capito, qui c’è poco: l’operazione “Ararat”[12], è assai probabile, sarà la prossima.

Per quel che riguarda l’operazione “Kura”, questa è stata portata avanti finché gli ufficiali russi non sono stati espulsi da Tbilisi e le autorità russe hanno chiuso le frontiere e hanno proibito di inviare in Georgia lettere e rimesse di denaro. E poi è cominciata l’espulsione di massa dei georgiani dalla Russia, accompagnata da altrettanto massicce violazioni di diritti umani.

La Georgia ha presentato un’istanza alla Corte di Strasburgo per la violazione delle basi fondamentali dell’articolo 33 della Convenzione europea per la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Dopodiché i politici russi hanno dichiarato che Tbilisi non vuole semplicemente ristabilire relazioni di buon vicinato. Gli esperti hanno scritto che alla Corte Europea per i diritti umani dal momento della sua creazione nel 1959 sono giunte solo tre istanze statali: Irlanda contro Regno Unito (1978), Danimarca contro Turchia (2000) e Cipro contro Turchia (2001). E che un tale “atto di inimicizia” testimonia “l’estremo grado di raffreddamento dei rapporti tra i due stati, quando tutti gli altri modi per trovare una lingua comune sono stati già esauriti”. Trovare una lingua comune con le persone che hanno pianificato e portato avanti l’operazione “Kura” effettivamente è difficile. Dopo i rastrellamenti polizieschi la georgianofobia è diventata semplicemente di moda. Fra l’altro si manifesta ancora una volta nella forma più volgare.

“Una bambina georgiana si guarda a lungo allo specchio e poi pensa: “E se mi radessi?”. Questa “barzelletta” – cardine del repertorio della squadra “Capoluogo di distretto” di Čeljabinsk[13], che partecipa al KVN[14] – è stata accolta con fragorosi applausi dalla sala gremita del Circolo Ufficiali di Rostov. Nella Russia contemporanea simili schifezze vengono incentivate a livello statale. In America per una “battuta” del genere si può semplicemente finire in prigione.

Anna Lebedeva
nostro corrispondente speciale

“Novaja Gazeta”, 25 giugno 2007 - http://www.novayagazeta.ru/data/2007/47/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Kura è il fiume che attraversa Tbilisi, capitale della Georgia. Nell’originale c’è un gioco di parole con kuraž, “coraggio”.

[2] Città della Russia meridionale, dal clima decisamente mite.

[3] Il diritto russo prevede esplicitamente che le perquisizioni si svolgano in presenza di testimoni imparziali.

[4] Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione degli Affari Interni), in pratica la sede della polizia di quartiere.

[5] Vydat’ na-gora significa letteralmente “estrarre da una miniera”.

[6] Patrul’no-Postovaja Služba (Servizio di Pattuglia e Controllo).

[7] Nome georgiano piuttosto comune.

[8] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni).

[9] Uomini legati a un “codice d’onore”, sorta di elite criminale russa.

[10] Moskovskij Gosudarstvennyj Universitet (Università Statale di Mosca).

[11] Colli sui quali si trova l’Università Statale detti anche Monti dei Passeri.

[12] Monte dell’Armenia, famoso anche perché, secondo la Bibbia, vi si fermò l’Arca di Noè dopo il Diluvio.

[13] Città della Russia asiatica, alle pendici degli Urali.

[14] Klub Vesëlych i Nachodčivych (Club degli Allegri e Arguti), programma televisivo in cui squadre universitarie si affrontano a colpi di barzellette, sketch, ecc.

21 agosto 2007

Zen

Un viaggiatore incontrò una tigre e fuggì con la tigre alle calcagna. Arrivato sull'orlo di un precipizio l'uomo vi saltò, afferrandosi a una liana e rimanendo sospeso nel vuoto, mentre la tigre annusava al di sopra di lui. Tutto tremante l'uomo guardò in giù e vide un'altra tigre che lo guardava. Due sorci, uno bianco e uno nero, si misero a rodere la liana alla quale era sospeso. L'uomo vide allora vicino alla sua testa una appetitosa fragola selvatica. Tenendo la liana con una mano, colse con l'altra la fragola e la mangiò. Come era delizioso il suo gusto!

07 agosto 2007

"E' uscito un po' di sole da questo cielo nero"*?

Processo in corso[1]

La base d’odio è mancata sotto ai piedi[2]

Per la prima volta una giuria ha riconosciuto che il “pericolo nero”[3] è reale

Quattro giovani, che la giuria ha riconosciuto colpevoli dell’omicidio di uno studente dell’accademia di scienze forestali di san Pietroburgo, il congolese Rolland Franz Epassaka[4], avvenuto nel settembre 2005, hanno ricevuto condanne dai 7 ai 14 anni di colonia penale. Questo è il primo verdetto di colpevolezza emesso da una giuria dopo il grave caso di omicidio a sfondo nazionalistico.

Martedì il tribunale cittadino di Pietroburgo ha posto fine a questa grave storia. Con una schiacciante maggioranza di voti (10 contro 2) questa giuria ha riconosciuto Andrej Gerasimov, Jurij Gromov, Viktor Orlov e Andrej Olenev colpevoli di aver compiuto il crimine per motivi di odio nazionale e razziale. Questo distingue nettamente l’attuale verdetto dal precedente, emesso un anno fa. Allora la giuria assolse gli imputati. In seguito questa sentenza fu impugnata dalla Corte Suprema a causa di violazioni compiute nel corso del processo. Il processo fu rinviato a una nuova giuria per una revisione.
E’ curioso che, a quanto afferma la procura di Pietroburgo, alla nuova giuria non siano state presentate prove sostanzialmente nuove. Sono state semplicemente tratte conclusioni più accurate dai fatti già noti, è stato posto l’accento su alcune questioni, sono state formulate in modo più definito alcune cose. In sostanza è il primo caso in cui l’accusa in un processo per una vicenda a sfondo nazionalistico non si sfalda in tribunale. Tutti i precedenti verdetti emessi da giurie (in particolare quello dei processo per l’omicidio della bambina tagika Churšeda Sultonova e dello studente vietnamita Vu Anh Tuan) erano stati assolutori.

L’assalto a Rolland Epassaka avvenne nella tarda serata del 9 settembre 2005. Com’è stato accertato nel corso del processo, dapprima Olenev colpì la vittima alla testa con un sasso, poi tutti e quattro si gettarono sul congolese e presero a colpirlo. Gerasimov colpì lo studente con un coltello alla testa e al collo per sette volte. Dopo alcuni giorni questi morì in ospedale.

Questo processo è andato avanti sullo sfondo dell’accresciuta attività di numerosi “gruppi di supporto” degli imputati. Jurij Beljaev, noto nazionalista, giunto al processo in veste di giornalista, ha distribuito alla folla per la strada volantini a sostegno degli assassini dello studente congolese.

Gli avvocati degli imputati affermano che i loro assistiti sono innocenti. Ma alcuni rappresentanti della difesa hanno comunicato “fiduciosi” ai giornalisti che l’attuale condanna non resterà in vigore a lungo, in quanto da un giorno all’altro uno dei veri assassini di Epassaka, la cui identità è nota, andrà a fare una dichiarazione in proposito in procura, mentre gli altri tre si troverebbero già dietro le sbarre per altri reati.

Sotto testo

I nomi degli assassini non sono stati fatti, il caso è chiuso

Il tribunale di Nagatino[5] ha emesso una condanna per l’uccisione dell’antifascista Aleksandr Rjuchin

Nonostante che gli imputati fossero accusati di “teppismo”, il tribunale ha emesso condanne abbastanza serie: 4,5[6] anni per Aleksandr Šitov, cinque per Andrej Anciferov e sette per Vasilij Reuckij (tutti questi appartengono a gruppi nazionalisti).

Ricordiamo: Rjuchin fu ucciso per la strada un anno fa mentre si recava ad un concerto. Dei sei assalitori ne furono arrestati tre. Inizialmente furono accusati di omicidio, ma poi il capo di imputazione è stato cambiato in “teppismo”. I veri assassini, secondo gli inquirenti, erano i tre assalitori che non erano riusciti ad arrestare. Il procedimento penale nei loro confronti è stato posto a parte e poi è stato bloccato per l’assenza dei sospetti.

Gli stessi imputati hanno dichiarato di non aver preso parte alla rissa in cui è morto Aleksandr Rjuchin. Nel corso delle udienze solo Vasilij Reuckij ha riconosciuto in parte le proprie colpe.

La mamma del giovane ucciso non era presente alla lettura della sentenza, avendo dichiarato che gli imputati veniva processati con un capo d’imputazione “sbagliato” e che gli assassini di suo figlio sarebbero rimasti impuniti.

Gli imputati non si sono riconosciuti colpevoli. I loro avvocati sono intenzionati a ricorrere in appello.

Aleksandr Samojlov, Il’ja Vasjunin, “Novaja Gazeta”, 21.06.2007, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/45/08.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Gioco di parole. Il titolo Sud da delo si potrebbe leggere come “un processo e un caso”, ma fa riferimento all’espressione idiomatica poka sud da delo, “finché la faccenda è in corso”.

[2] Altro gioco di parole intraducibile. Quando in Russia si parla di crimini a sfondo razzista, in luogo della parola “sfondo” si usa la parola počva, “terreno”. Quello che può, metaforicamente o meno, mancare sotto i piedi…

[3] Letteralmente “bruno”, con riferimento alle camicie brune dei nazisti.

[4] La grafia di questo nome varia da articolo ad articolo. Io mi baso su quella usata nell’originale, che mi pare plausibile.

[5] Quartiere dormitorio di Mosca.

[6] Sic.


*Da "Agnese" di Ivan Graziani.

06 agosto 2007

La bomba atomica c'è ancora


Hiroshima dopo la bomba. Fonte: Wikipedia

Dubrovka: doppi e tripli giochi

Dettagli

“Nord-Ost”[1]: dettagli ignoti dell’atto terroristico

L’FSB[2] sapeva di una possibile presa di ostaggi perlomeno da due fonti. Prosecuzione dell’indagine di Anna Politkovskaja

4 anni e 7 mesi dopo la tragedia del centro teatrale sulla Dubrovka la procura di Mosca ha interrotto le indagini sulla vicenda della presa di ostaggi “per motivi legati all’impossibilità di reperire l’imputato”. Pare che siano ricercati tali Derichan Vachaev e Chasan Zakaev. La pratica lo dimostra: questo significa una cosa sola – dimenticate, nessuno indagherà più su nulla.

I principali sospetti sono stati eliminati. L’imputato principale, secondo la versione della procura, è Šamil’ Basaev – anche per ragioni tecniche non racconterà nulla a nessuno, eppure proprio a lui è dedicata la maggior parte della letteratura che viene fatta passare per indagine. Il resto è un excursus nella storia del conflitto ceceno. Viene messa sotto accusa, su basi molto discutibili, una sola persona – Zaurbek Talchigov, che, su richiesta dei servizi segreti e in loro presenza ha conversato con i terroristi. Anche per questo l’hanno imprigionato.

Per poco meno di cinque anni è andata avanti un’imitazione di indagine. La procura non solo non ha risposto a una sola domanda inerente alla vicenda, ma ha anche impedito in qualsiasi modo di farlo agli altri: ai parenti dei morti e dei superstiti, ai giornalisti, tra cui c’era anche la nostra Anna Politkovskaja. Proprio lei era stata richiesta dai terroristi per le trattative e molte volte era entrata nel centro teatrale preso dai terroristi. E poi si era occupata dellindagine giornalistica.

Chi è Chanpaš Terkibaev

Il 26 ottobre 2002 i membri ufficiali del quartier generale per la liberazione degli ostaggi ogni ora precisava sugli schermi il numero dei morti. Quanto ai terroristi i membri ufficiali avevano determinato subito: “Tutti i terroristi sono stati eliminati”. (Perché – è un’altra questione, ci torneremo sopra.) Il numero dei terroristi uccisi fu detto più tardi – 40. Più tardi apparve la notizia che una persona che faceva parte del gruppo dei terroristi che aveva preso il centro teatrale sulla Dubrovka era viva. Anna Politkovskaja trovò questa persona. E non da qualche parte sui monti della Cecenia, ma proprio nel centro di Mosca, sul Leninskij prospekt[3], nellalbergoSputnik” (vi chiedo di fare attenzione al nome dellhotel).

Un giovane sui trent’anni, Chanpaš Terkibaev, confessò ad Anna nell’aprile 2003, cioè un anno e mezzo dopo la tragedia sulla Dubrovka che faceva effettivamente parte del gruppo di terroristi del “Nord-Ost”. Per di più dall’intervista di Anna a Terkibaev, pubblicata sulla “Novaja gazeta” veniva fuori che aveva un ruolo importante nel gruppo dei terroristi. Come scrisse Anna, un “piccolo cosacco in missione”[4], un “provocatore”. Per chi lavorava Terkibaev, fotografato insieme ad alti funzionari, in possesso di numerosi documenti di copertura, che non era possibile avere senza l’aiuto dei servizi segreti? Come ha potuto andarsene dal centro teatrale? Chi lo ha infiltrato nel gruppo dei terroristi?

Dopo aver scritto l’articolo Anna Politkovskaja cercò di convincere gli inquirenti ufficiali a interrogare Terkibaev. Non lo interrogarono. Dissero, che l’avevano cercato nell’albergo “Kosmos”[5] (?!), ma non l’avevano trovato. Eppure non si nascondeva: si incontrava con alti funzionari dell’amministrazione presidenziale, in veste di capo della delegazione parlamentare della Cecenia (dell’Ičkerija[6]) andava a Strasburgo insieme a Rogozin[7], allora presidente della commissione per gli affari internazionali della Duma di Stato[8] della Federazione Russa. Il partecipante all’atto terroristico sulla Dubrovka Terkibaev con il proprio cognome e con documenti legalmente validi dopo la tragedia del “Nord-Ost” ha girato mezzo mondo: Dubai, Turchia, Giordania, Strasburgo…

E solo per l’indagine questo importante testimone e questo partecipante alla presa degli ostaggi sulla Dubrovka era inaccessibile. Di più: non necessario. Come non necessari erano anche altri testimoni: per esempio i giornalisti della “Novaja gazeta”, che più di una volta erano entrati nel centro teatrale preso dai terroristi o che avevano parlato al telefono con i terroristi, gli ufficiali dei servizi segreti, che avevano condotto la “ripulitura”[9] della sala subito dopo l’entrata del gruppo “Al’fa”[10]. A ben vedere, ulteriori testimoni non erano necessari in generale…

Sei mesi dopo questo articolo di Anja[11] Terkibaev bighellonava alla luce del sole, per la Russia e per la Cecenia… Ma nell’ottobre 2003 è morto in uno strano incidente stradale.
Tra laltro, perché “strano”? Gli è successo quello che doveva succedere a un qualsiasi agente dei servizi segreti che sapeva troppo e aveva infranto la legge dell’omertà[12]. Lo avevano utilizzato come una siringa monouso. “L’agente non doveva mettersi a parlare – e non ci si è messo”, – scrisse Anna a questo proposito nell’articolo “Programma di difesa dai testimoni” (“Novaja gazeta” n. 96 del 22.12.2003). E ancora in quell’articolo Anna notava: “Anche il momento in cui è capitato l’incidente stradale è significativo: proprio alla vigilia del giorno in cui Terkibaev avrebbe potuto in qualche modo aprir bocca, di lui si stava interessando la CIA”. (Tra gli ostaggi nel centro teatrale è morto un cittadino USA e i servizi segreti di questo paese conducono proprie indagini sulla morte dei propri cittadini.)

Le testimonianze di Ach’’jad Bajsarov

Conosco Ach’’jad Bajsarov dall’aprile 1998. Allora fungeva da intermediario per la liberazione del ragazzo tredicenne gravemente malato Andrjuša Latypov, che era tenuto in ostaggio in Cecenia. Bajsarov Ach’’jad (da non confondere con Movladi Bajsarov, agente dell’FSB ucciso dai kadyroviani[13] nel centro di Mosca il 4 novembre dello scorso anno) chiedeva per il ragazzo 500.000 dollari USA. Riuscimmo a strappare Andrjuša ai banditi senza che fosse pagato un riscatto e Ach’’jad Bajsarov ben presto fu condannato per il rapimento di un imprenditore armeno. La condanna fu lieve. E alla vigilia del “Nord-Ost” Bajsarov viveva libero a Mosca.

Perché parliamo di questo personaggio? Perché ci sono testimonianze: alla vigilia della presa degli ostaggi sulla Dubrovka Ach’’jad Bajsarov avvertì la dirigenza dell’FSB russo[14] che si stava preparando un atto terroristico. Non ci furono reazioni. Non fu forse perché tra i terroristi c’era già un loro uomo – Terkibaev – e qualcuno preparava i buchi sotto la decorazione, sperando che tutto fosse sotto controllo? Fra l’altro, ricevette comunque la decorazione e la Stella degli Eroi[15].

E per quel che riguarda Ach’’jad Bajsarov, bandito, che ha scontato una condanna minima per uno dei suoi crimini più gravi e non per aver trattato il riscatto di un bambino rapito, anch’egli è scomparso, come Terkibaev. Della sua sorte non sanno nulla neanche i suoi ex padroni di casa – un tempo uomini di alto rango delle forze armate cecene, in stretto contatto con i servizi segreti russi.

Apti Batalov. Una telefonata da Londra

La sera di sabato 7 ottobre 2006 è stato uno dei momenti più terribili per i collaboratori della “Novaja gazeta”. La Politkovskaja è stata uccisa. In redazione sono al lavoro gli uomini della procura e gli investigatori della polizia, il telefono è rovente[16]. A tarda sera arriva una telefonata da Londra. Chiama Apti Batalov, che negli anni 1994-1996 fu comandante in campo, poi per alcuni mesi del ‘97 capo del DGB (departament gosbesopasnosti)[17] dellIčkerija, e dalla seconda metà del 1997 a settembre 1999 capo dellapparato del presidente della Repubblica di Ičkerija Aslan Maschadov.

“Voglio fare una dichiarazione, – dice Apti, – alcuni anni fa incontrai Anna a Londra e le detti del materiale su un atto terroristico che si stava preparando a Mosca per l’ottobre 2002. E circa un mese fa avrebbero dovuto darle una cassetta con materiale video su chi e come aveva preparato la presa degli ostaggi nel centro teatrale. Indagando sul caso Politkovskaja, dovete tener conto di questo”.

Qualche tempo dopo questa telefonata Batalov ci fece pervenire il testo di questo materiale che, come dichiarò, aveva dato alla Politkovskaja nell’estate 2003.

Batalov testimonia che il suo amico e compagno d’armi ancora al tempo della prima campagna cecena[18] Lema Dagalaev fu convinto a diventare un doppiogiochista dal colonnello dell’FSB Arkadij (Igor’?) Dranec* con la collaborazione di Chanpaš Terbikaev. Dagalaev ha testimoniato in proposito nel marzo 2002 in una videocassetta (in presenza di Batalov), dove racconta del piano, a cui hanno preso parte attiva lui (Dagalaev) e Terbikaev, per andare a Mosca e prendere un’istituzione governativa. E mostra i lasciapassare speciali emessi dall’FSB. Qualche giorno dopo questa videoregistrazione Dagalaev muore in un incidente stradale.

Batalov è stato interrogato sui suoi contatti con Dagalaev presso l’FSB della provincia di Naurskaja in Cecenia. Il 23 marzo Apti Batalov fuggì in Inghilterra dopo aver nascosto la videocassetta con la registrazione della testimonianza di Dagalaev. E proprio questa cassetta, come dichiara Batalov, voleva inviare alla Politkovskaja. A quanto ci è noto, Anna non ha ricevuto la cassetta.

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* Il colonnello Dranec[19] non è una figura inventata, ma reale. E’ un ufficiale che si è occupato a lungo della Cecenia. Proprio questi viene ricordato in una lettera aperta che sarebbe stata scritta da ex membri della banda dell’agente dell’FSB Movladi Bajsarov, ucciso nell’autunno dello scorso anno a Mosca, come l’uomo che teneva i contatti con loro a Mosca.

Vjačeslav Izmajlov

07.06.2007, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/42/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] “Nord-Est”, titolo del musical in scena al teatro di Dubrovka al momento dell’irruzione dei terroristi ceceni.

[2] Federal’naja Služba Besopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), i servizi segreti russi.

[3] Grande arteria moscovita dedicata a Lenin (il corsivo è mio).

[4] Così nel film Neulovimye mstiteli (“I vendicatori inafferrabili” – una sorta di western sovietico) il capo di un gruppo di banditi chiama un suo uomo che sospetta – a ragione – essere una spia. L’espressione è divenuta proverbiale.

[5] “Cosmo”. Come dire “ci sei o ci fai?”…

[6] Nome dato alla Cecenia dagli indipendentisti.

[7] Dmitrij Olegovič Rogozin, politico russo di idee fortemente nazionaliste.

[8] La precisazione è necessaria in quanto ogni assemblea parlamentare (anche a livello cittadino) è chiamata Duma.

[9] Non a caso qui si usa il termine začistka, con cui si definiscono le “operazioni di pulizia” durante le quali in Cecenia moltissime persone vengono portate via da uomini armati non identificati e spariscono.

[10] “Alfa”, gruppo di “teste di cuoio” russe che entro nel teatro sulla Dubrovka spruzzando gas micidiali che uccisero 127 (o forse più) ostaggi insieme ai terroristi.

[11] Diminutivo di Anna.

[12] I russi usano in questo senso il termine italiano con l’accento sbagliato, pronunciandolo omèrta

[13] Gli uomini dell’esercito personale dei Kadyrov (passati in eredità dal padre Achmat al figlio Ramzan), noti per la loro ferocia (il corsivo è mio).

[14] L’FSB ha una miriade di sedi locali. Qui va intesa la sezione della Russia propriamente detta.

[15] Cioè il titolo di “Eroe della Federazione Russa”, di cui si fregia fra gli altri Ramzan Kadyrov…

[16] Letteralmente “esplode”.

[17] Più precisamente Departament Gosudarstvennoj Besopasnosti (Dipartimento Sicurezza Statale).

[18] La “prima guerra cecena”, iniziata nel 1994 e terminata nel 1996 con un armistizio.

[19] Il cognome potrebbe davvero sembrare inventato. Deriva da drat’ (“stracciare, fare a pezzi”). Nel russo parlato in Siberia dranec viene chiamato chi viene sbranato da un orso…

05 agosto 2007

Perché

Una faccenda personale

Il presidente dell’URSS ha presentato un libro di Anna Politkovskaja

In Russia è edito per la prima volta

Za čto[1]. Proprio così è scritto sulla copertina del libro di Anna Politkovskaja, uscito postumo. “Za čto” – fra virgolette, ma senza punto interrogativo. “Za čto” è il primo libro di Anna Politkovskaja uscito in Russia.

Mille pagine. Una documentazione fotografica unica… Ricordi degli amici d’infanzia, dei familiari, degli amici e dei colleghi. Nel libro sono raccolti articoli di Anna Politkovskaja – indagini sulle esecuzioni extragiudiziali in Cecenia, indagini su persone scomparse senza lasciare traccia dopo essere state arrestate da uomini delle forze armate. Il “Nord-Ost[2]. Beslan.

Ma questo non è tutto ciò a cui è dedicato il libro. Anna Politkovskaja scriveva anche tutt’altri testi – sul tango argentino, sul proprio cane, sulle ultime nozze regali del XX secolo, su un viaggio ai confini del mondo, su Parigi…

In occasione della presentazione del libro alla fondazione Gorbačëv si sono ritrovati gli amici di Anna, i suoi colleghi, i suoi lettori. La presentazione è stata aperta dal presidente dell’Unione Sovietica Michail Gorbačëv.

Hanno parlato di che giornalista e che compagna era Anna, di come la redazione vive senza di lei. Del fatto che i suoi libri sono già usciti, ma solo all’estero. “Za čto” è il primo libro uscito in Russia.

Un libro che è diventato un bestseller prima di essere pubblicato.

Vera Čeliščeva

04.06.2007, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/41/07.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] “Perché” (il corsivo è mio).

[2] “Nord-Est”, titolo del musical che andava in scena nel teatro di Dubrovka quando gli spettatori furono presi in ostaggio dai terroristi ceceni.

04 agosto 2007

Invece delle chiavi di ricerca di luglio di questo e dell'altro blog

Anche a luglio avevo raccolto chiavi di ricerca spettacolari ("bambino mette il pene nel bicchiere di sophia loren" valeva da sola la fatica di leggere le altre 400 e i miei assurdi commenti), ma la mia pessima gestione delle statistiche ha creato una situazione così critica che ho preferito azzerarle. Non dimentico comunque che i miei contatti aumentano, cosa che non può che far piacere a uno che non ha mai cercato di compiacere nessuno. Cari miei sempre più numerosi lettori, non vi compiaccio, ma vi ringrazio...
Siccome non mi va di scrivere cose serie, vi offro una cosa che tantissimi avevano cercato qui: il testo dell'inno del West Ham con traduzione. Ditemi che ne pensate...

I'm forever blowing bubbles
I'm dreaming dreams
,
I'm scheming schemes,
I'm building castles high
.
They're born anew
,
Their days are few
,
Just like a sweet butterfly
.
And as the daylight is dawning
.
They come again in the morning.

I'm forever blowing bubbles
,
Pretty bubbles in the air
,
They fly so high
,
Nearly reach the sky
,
Then like my dreams
,
They fade and die
.
Fortune's always hiding
,
I've looked everywhere
,
I'm forever blowing bubbles
,
Pretty bubbles in the air
.


Sto sempre a gonfiare bolle
Sto sognando sogni,
Sto schematizzando schemi,
Sto costruendo castelli in alto.
Sono rinati,
I loro giorni sono pochi,
Come per una dolce farfalla.
E quando il giorno sta sorgendo
Tornano di nuovo nel mattino.

Sto sempre a gonfiare bolle,
Belle bolle nell'aria,
Volano così in alto,
Quasi toccano il cielo,
Poi come i miei sogni
Svaniscono e muoiono.
La fortuna si nasconde sempre,
Ho guardato dappertutto,
Sto sempre a gonfiare bolle,
Belle bolle nell'aria.