17 novembre 2010

Haiku? (XXXIX)

Raggio di sole,
passi, illumini e porti
mille altre nubi

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Nessun silenzio
è silenzioso come
rumor che cessa

16 novembre 2010

Un giornale collettivo per Oleg Kašin

Kašin'' [1]




Dopo più di diciannove anni (il precedente fu durante il colpo di stato del 1991) è uscito il nuovo “giornale comune”. L'hanno fatto giovani giornalisti di varie testate che nel 1991 difficilmente leggevano giornali. Li ha spinti a questo passo il tentato omicidio di un collega, il giornalista del “Kommersant''” Oleg Kašin. Pubblichiamo frammenti del giornale a otto colonne. E' uscito ieri


Come hanno picchiato Oleg, come l'hanno curato

Il giornalista del “Kommersant''” Oleg Kašin è stato picchiato davanti a casa sua alle 00.40 di mattina del 6 novembre, anche se di fatto era la sera di venerdì, che Oleg aveva passato a casa di amici. Se n'era andato di là prima di tutti, per strada si era incontrato con un'amica, aveva bevuto un caffè, era passato alla Evroset' [2] sulla Tverskaja [3], dove aveva comprato un telefono per suo padre e si era diretto a casa sua in via Pjatnickaja [4], 28.

Questo è l'indirizzo – non che fosse un segreto, ma lo sapevano solo quelle persone di cui Kašin si fidava, – di questo aveva scritto perfino nel recente editoriale sul censimento panrusso nella rivista “Vlast'” [5]. (...) Cosa sia successo poi, tutti sono venuti a saperlo dal video pubblicato dal sito Lifenews [6]. Kašin si è avvicinato al cancelletto che porta nel cortile, quando su di lui si sono gettati in due. Dopo essere passato un po' oltre Oleg uno sconosciuto lo ha abbattuto con un pugno, dopo di che ha preso un pezzo di tubo da un mazzo di fiori che aveva portato con se e ha cominciato a picchiarci Oleg con monotonia. Il secondo delinquente lo ha fermato. Dopo un minuto e mezzo di pestaggio gli sconosciuti sono fuggiti, lasciando il giornalista steso per terra.

Kašin stesso ha aperto il cancelletto ed è strisciato nel cortile. Verso di lui è corso il portiere, che ha chiamato l'ambulanza e Kašin è stato portato all'ospedale n. 36 [7]. Questi è riuscito a telefonare alla moglie Evgenija Milova e a comunicarle dove lo portavano.

Nel frattempo la vicina di Oleg Elena Pogrebižskaja, che a sentire il rumore aveva guardato dalla finestra e aveva visto là una pozza di sangue, ha scritto un post nel LiveJournal [8]: “Per quanto ho potuto vedere dal vetro dell'ambulanza, era cosciente... Il portiere dice che è stata una “commissione”. Perché due persone aspettavano Oleg al cancello, stavano come senza motivo con un mazzo di fiori”.

Quanto Kašin è stato condotto in ospedale, era cosciente. Gli hanno diagnosticato le fratture della mascella, di una tibia e di una mani (è toccato asportare l'ultima falange di uno dei mignoli), un trauma cranico e numerose contusioni. Quando ha cominciato a perdere coscienza, l'hanno messo in coma farmacologico per evitargli uno shock da dolore. Quello che è avvenuto in seguito, inizialmente è sembrato inverosimile. Già alle 12 del mattino del 6 novembre il presidente Dmitrij Medvedev ha scritto su Twitter: “Ho dato ordine alla Procura Generale e al ministero degli Interni di mettere sotto controllo particolare il caso dell'attentato al giornalista Kašin. I criminali dovranno essere trovati e puniti”. (...)

Sono state formulate tre versioni fondamentali sui mandanti dell'aggressione: le organizzazioni giovanili pro-Cremlino – per conflitto ideologico, il sindaco della città di Chimki [9] – per l'attenzione di Oleg al tema del bosco di Chimki [10] o il governatore della regione di Pskov [11] Andrej Turčak, che Kašin ha offeso nel blog. (...)

Il 10 novembre gli investigatori del caso Kašin sono cambiati per la terza volta. Adesso delle indagini sul pestaggio di Kašin si occupa il più alto organo investigativo della SKP [12] – la Glavnoe Sledstvennoe Upravlenie [13] (GSU). Tale decisione è stata presa dal capo dell'istituzione Aleksandr Bastyrkin.

Per tutto questo tempo Oleg Kašin è stato in ospedale attaccato a un'apparecchiatura per la respirazione artificiale. Fin dai primi giorni sulla stampa sono subito apparse informazioni contraddittorie riguardanti il suo stato. In realtà già il primo giorno, il 6 novembre, Oleg ha subito la prima operazione. Il 7 novembre ha avuto ancora un'operazione al volto: gli hanno inserito piastre di titanio alle mascelle rotte e gli hanno anche stabilizzato la tibia rotta. “L'operazione è stata fatta dopo un consulto. E' durata circa tre ore. Adesso non ci sono precise minacce per il cervello di Oleg. A me e a suo padre hanno perfino permesso di vedere Oleg. Dorme”, – ha scritto la moglie di Kašin. A lei e al padre Vladimir Kašin hanno concesso per la prima volta di andare nella sala di rianimazione e vedere Oleg. Dormiva sotto l'effetto dell'anestesia. (...) Giovedì 11 novembre Evgenija Milova ha confermato che a Oleg non danno più sedativi, perciò non dorme già più, ma sonnecchia e di tanto in tanto si sveglia. L'apparecchiatura per la ventilazione artificiale dei polmoni comunque lo aiuta ancora a respirare e gli impedisce di parlare. “Non darà presto deposizioni, sono bugie”, – ha scritto Milova. Finalmente il 12 novembre alla moglie è riuscito comunicare con Oleg per la prima volta.

“Quando siamo entrati, lo hanno svegliato e hanno detto: “Ecco Ženja”, mi ha visto, mi ha subito afferrato ed è stata davvero una stretta di mano forte. Sono riuscita a raccontargli come tutti lo sostengano e come tutti si preoccupino e come tutti stiano in pena e come tutti lo seguano e ha cominciato a sorridere in risposta”, – ha raccontato Milova al canale televisivo “Dožd'” [14]. Peraltro Oleg respira comunque ancora con l'aiuto di un'apparecchiatura per la ventilazione artificiale.

Dalla redazione


Come funzionano le indagini, come interrogano i conoscenti di Kašin, cosa interessa ai detective

Dopo l'aggressione ad Oleg ho parlato con gli investigatori tre volte. Già il 6 novembre verso mezzogiorno mi hanno invitato a un colloquio all'OVD [15] “Zamoskvoreč'e[16]. Là c'erano investigatori della polizia, impiegati del Comitato Investigativo dello CAO [17] e pedinatori di altri OVD. Sono giunti capi del GUVD [18], del ministero degli Interni e dello SKP, che hanno telefonato ad altri alti collaboratori e gli hanno chiesto di interrompere subito le ferie e venire. Dava nell'occhio il contrasto tra i capi affannati e gli investigatori rilassati e senza fretta.

Chi mi ha interrogato non era al corrente di chi fosse Oleg Kašin, di cosa si occupasse, cosa fosse il “caso di Chimki” e chi fosse Turčak. Tutti gli investigatori confondevano antifascisti e nazionalisti o iscrivevano gli uni tra gli altri e chiedevano del legame tra il partito “Causa della Destra” [19] e i nazisti.

Mentre sedevo interrogata è venuto un altro pedinatore e dalla soglia ha chiesto: “Gli hanno semplicemente fatto un c... così? E chi era mai? Be', se ne avessero fatto una carogna...”. (...)

Il giorno successivo, domenica, la conversazione con gli agenti operativi del MUR [20] è stata promettente: al tavolo sedevano alcuni tizi seri, lì c'erano cartelle gonfie di carte sul bosco di Chimki e articoli scaricati e stampati dal sito del “Kommersant''”. Le carte dell'operatore telefonico con i dati sugli spostamenti di Oleg in quel giorno sfortunato sono comparse verso sabato sera. (...)

Il 9 novembre mi hanno chiamato di nuovo per un interrogatorio, già nella prima sezione della direzione investigativa di Mosca. L'investigatore Savel'ev ha ammesso di essere tornato dalle ferie lunedì e gli hanno semplicemente chiesto di dare un aiuto, poiché non era molto al corrente dei fatti. Non ha letto il protocollo del mio precedente interrogatorio. Non sapeva quali domande pormi, a parte domande sulle versioni e sugli orientamenti di Oleg, che in un'altra situazione già sarebbero diventati una barzelletta. (...)

L'11 novembre il caso è stato trasmesso al GSU della Commissione Investigativa. Evidentemente si prevede un altro round di interrogatori, evidentemente ci sarà un'ulteriore nuova squadra di investigatori. Forse anche questa sarà capeggiata da una persona “che è appena tornata dalle ferie”.

Maksim Avdeev,
fotografo


Sulla non indifferenza

Non conosco personalmente Oleg Kašin, mi pare. Ma non si tratta di questo, non conosco neanche Chodorkovskij, per esempio. Ma noi siamo per la libertà personale, per lo stato di diritto, alla fin fine perché la persona si senta sicura. Il paese dev'essere più sensibile a questo, dobbiamo rammentare il senso di compassione. Rammentare che a chiunque può succedere qualcosa del genere, ma purtroppo non chiunque riflette su questo. Tutto è lacerato – non c'è senso civico, non c'è partecipazione alle sofferenze altrui, non c'è risposta all'ingiustizia. E ora che, dopo il pestaggio del giornalista Kašin, la società si è sollevata, la sua parte luminosa si è sollevata, i non indifferenti – anche in questo consiste il patriottismo. Ma proprio l'indifferenza è il bacillo che cercano di inocularci. Il pestaggio di Oleg Kašin è un fatto significativo, anche se tragico. Una sirena che molti hanno sentito, nonostante che qualcosa del genere accada continuamente. Dal gruppo DDT [21] un profondo inchino a Oleg, auguri di salute e forze per resistere in questa situazione.

Jurij Ševčuk


Come vive e lavora la redazione del “Kommersant''” in attesa del ritorno di Oleg Kašin

Sono al “Kommersant''” da sei anni, ma non aveva ancora visto una volta la mia redazione così. Un senso di unità e di prontezza a parlare in piena franchezza, fosse solo per aiutare a risolvere il crimine commesso contro Oleg. Siamo nervosi, già cronicamente senza sonno e stanchi. Ma se c'è bisogno di stare ancor più in tensione, siamo pronti.

Questa settimana lavorativa molti di noi non la dimenticheranno mai. L'energia in redazione è oltre il limite. Arrivi a casa e fino alle sei non puoi dormire. Inoltre la mattina ti svegli con le telefonate di amici e conoscenti, che dicono all'incirca la stessa cosa: “Dopo i vostri testi su Oleg si ha voglia di alzarsi e cominciare immediatamente a fare qualcosa. Non sappiamo come aiutare, beh, lasciate che facciamo almeno un picchetto, che almeno mandiamo un saluto”.

Un uomo di Novosbirsk [22] arriva in volo a Mosca apposta per portare cartoline fatte a mano per Oleg. (…)

Abbiamo rotto tutto il grafico di lavoro grazie agli investigatori. Abbiamo comunicato con loro in ogni momento libero per noi. Se c'era bisogno, abbiamo condotto campagne di alfabetizzazione, spiegando a lungo cosa sono la “blogosfera” e Twitter. Grazie a Dio, ora il loro livello non solleva questioni. Uno di loro, con mio stupore, sapeva perfino che Maša Gajdar [23] era un'attivista del movimento “Sì!” [24] nel 2005. La mattina tipica di questa settimana cominciava circa tre ore prima della sveglia con le telefonate dalle agenzie di stampa e dalle radio. Il giorno continuava negli uffici degli investigatori. Esci dall'edificio dello SKP, guardi ottusamente di lato e neanche capisci da che parte è il metrò. E la sera, superati tutti i limiti di tempo, scrivi nel numero: “Oleg si trova come in precedenza in gravi condizioni, i medici dicono…» (…)

Una giornalista tedesca chiedeva quali siano da noi – suoi colleghi russi – i problemi principali. Ho detto che sono tre.

Primo e non più importante – l'attuale sistema politico. Ma questo non è terribile, non è eterno.

Secondo, globale – la totale indifferenza nel paese, dove il 70% della popolazione preferisce l'accesso al supermarket alla lotta per i propri diritti.

Speriamo molto che ci riesca almeno colpire questa indifferenza. E alla fine il terzo problema siamo noi stessi, i giornalisti.

Quando mi hanno telefonato alle cinque di mattina e mi hanno detto dell'aggressione a Kašin, uno dei primi pensieri è stato: “Che solo non ci si impaurisca. Signore o cosa c'è là al tuo posto, da' a noi tutti la forza di non impaurirsi”. Beh… o hai paura o lavori.

Siamo andati al lavoro...

Sul numero hanno lavorato i giornalisti di “Russkij reportër” [25], “Kommersant''”, “The new times” [26], “Lenta.ru” [27], “Marker” [28], “Ècho Moskvy” [29], “Bol'šoj gorod[30], “Afiša[31]

Andrej Kozenko,
“Kommersant''”

15.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/128/19.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Allusione al fatto che il “Kommersant” (“Commerciante”, giornale politico-economico) usa nella testata l'antica grafia, con un segno puramente grafico dopo la consonante finale, per riallacciarsi idealmente a un omonimo giornale pre-rivoluzionario.

[2] “Euro-rete”, magazzino di telefonia.

[3] Via del centro di Mosca.

[4] Via dell'Oltremoscova a Mosca.

[5] “Potere”, supplemento politico del “Kommersant''”.

[6] Sito di informazione russo.

[7] Ospedale della periferia nord-est di Mosca.

[8] Piattaforma di blogger.

[9] Città nei dintorni di Mosca.

[10] Per il bosco di Chimki (in teoria area protetta) deve passare la nuova autostrada Mosca-San Pietroburgo.

[11] Città russa ai confini con l'Estonia.

[12] Sledstvennaja Komissija pri Prokurature (Commissione Investigativa presso la Procura).

[13] Direzione Investigativa Centrale.

[14] Canale di intrattenimento.

[15] Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione degli Affari Interni), in pratica sede della polizia.

[16] “Oltremoscova”.

[17] Central'nyj Administrativnyj Okrug (Circondario Amministrativo Centrale), circoscrizione di Mosca.

[18] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Centrale degli Affari Interni), in pratica la sede centrale della polizia.

[19] Partito di centro-destra.

[20] Moskovskij Ugolovnyj Rozysk (Polizia Investigativa di Mosca).

[21] Gruppo rock, capeggiato da Jurij Julianovič Ševčuk.

[22] Città della Siberia meridionale.

[23] Marija Egorovna Gajdar, figlia dell'ex primo ministro Egor Timurovič Gajdar.

[24] Movimento giovanile di opposizione.

[25] “Reporter russo”, giornale di attualità.

[26] Rivista liberale.

[27] “Nastro.ru”, agenzia di stampa on-line.

[28] “Evidenziatore”, giornale economico.

[29] “Eco di Mosca”, radio relativamente indipendente.

[30] “Grande città”, giornale di attualità moscovita.

[31] “Cartello”, giornale di spettacolo moscovita.

15 novembre 2010

Dall'alba al tramonto?



Marisa Monte e Pacifico, "Dall'alba al tramonto (Da aurora até a luar)"

Mi trasformo in un chiaro di luna?

13 novembre 2010

Per cosa vengono decorati gli investigatori della polizia russa

Li hanno decorati per la morte di Magnitskij?




I complici della morte del giurista del fondo di investimento Hermitage hanno ricevuto decorazioni statali


Alla vigilia dell'ultimo giorno della milicija [1] – il 9 novembre – il capo della Commissione Inquirente del ministero degli Interni Aleksej Aničin ha decorato i migliori inquirenti del proprio ente. L'elenco degli eletti duplica per molti aspetti la “lista nera” del senatore Benjamin Cardin [2], di cui fanno parte 60 persone complici della morte del giurista del fondo di investimento Hermitage Sergej Magnitskij. Aničin – n. 1 della lista di Cardin – ha decorato praticamente tutti quelli che hanno avuto a che fare con la persecuzione di Magnitskij proprio una settimana prima dell'anniversario della morte del giurista.

Magnitskij era quella persona che scoprì la macchinazione per l'appropriazione indebita di 5,4 miliardi di rubli [3] del bilancio statale e ne accusò il tenente colonnello Artëm Kuznecov e gli inquirenti del GUVD [4] che avevano condotto le perquisizioni nell'ufficio dello Hermitage, nel corso delle quali furono sottratti i documenti che avevano permesso di appropriarsi di denaro pubblico. La reazione alle dichiarazioni pubbliche del giurista fu immediata – quelli che Magnitskij aveva accusato aprirono un procedimento penale nei confronti del giurista stesso e lo incarcerarono nel SIZO [5], dove presto morì. Fino all'incarcerazione Magnitskij era stato una persona sana, tuttavia le condizioni disumane di reclusione e il continuo rifiuto da parte degli inquirenti di fornirgli soccorso medico uccisero il giurista dello Hermitage in meno di un anno: il 24 novembre 2008 fu arrestato e il 16 novembre 2009 morì in cella.

Ed ecco che una settimana prima dell'anniversario della morte quasi tutti quelli che, secondo lo Hermitage, furono complici della morte del giurista sono stati decorati.

Per esempio hanno ricevuto il titolo di “Miglior inquirente” da Aleksej Aničin il maggiore Pavel Karpov e il tenente colonnello Oleg Sil'čenko. Pavel Karpov e Artëm Kuznecov erano quelli che Magnitskij di aver organizzato la macchinazione per l'appropriazione indebita di 5,4 miliardi di rubli del bilancio statale, questi si occupavano di quel procedimento penale, nell'ambito del quale furono sottratti i documenti e i timbri delle “imprese figlie” dello Hermitage, che permettevano di cambiare i proprietari di queste “figlie”, di concludere accordi fittizi e richiedere agli organi fiscali la restituzione di tasse che sarebbero state pagate in eccesso – gli stessi 5,4 miliardi. Dopo l'appropriazione indebita di questi soldi, secondo le informazioni del fondo di investimento Hermitage, il maggiore Karpov e il tenente colonnello Kuznecov acquisirono alcuni immobili di élite e automobili costose.

Oleg Sil'čenko condusse il procedimento penale nei confronti dello stesso Magnitskij. Proprio Silenzioso fu la persona che più di una volto rifiutò il soccorso medico al giurista.

Ha ricevuto la decorazione “Agente onorario del ministero degli Interni russo” anche Natal'ja Vinogradova, che nella lista del senatore Cardin è ricordata come “capo dell'inquirente Sil'čenko”, che rifiutò di dare esito alle diverse istanze di Magnitskij sul fatto che il procedimento penale era stato fabbricato.

La morte di Sergej Magnitskij ebbe un'enorme risonanza pubblica, il procedimento penale sulla morte del giurista fu aperto su diretta indicazione del presidente Medvedev, sull'indispensabilità di punire i colpevoli della sua morte insistettero politici di alto livello di vari paesi europei. La decorazione pubblica di inquirenti “distintisi” una settimana prima dell'anniversario della morte di Magnitskij non è solo una testimonianza della totale garanzia e del premio a chi è ritenuto complice della morte del giurista, ma anche un evidente segnale al pubblico russo e mondiale. La dirigenza del ministero degli Interni ha fatto capire nettamente a tutti: nei casi in cui si intrecciano dei seri interessi di affari dell'élite delle strutture per la tutela dell'ordine la propria gente non viene consegnata e nessun senatore americano o parlamentare europeo potrà impedire.

P.S. Il 16 novembre, nel giorno della morte del giurista dello Hermitage, nelle capitali del mondo avrà luogo la “prima” del documentario “Sergej Magnitskij - Giustizia. Legge. Destino”. Il film sarà mostrato in Gran Bretagna, Germania, Canada, USA, Estonia e altri paesi.

Dossier della “Novaja gazeta”

Dalle ordinanze amministrative del ministero degli Interni:

La decorazione “Miglior inquirente” viene conferita per: coraggio e abnegazione mostrate nell'esercizio del dovere di servizio; raggiungimento di alti indici personali nell'attività di servizio, perfezionamento della capacità professionale; elaborazione e introduzione di nuovi metodi di lavoro che aumentano l'efficienza dell'attività degli apparati inquirenti; attiva collaborazione con altri servizi degli organi del ministero degli Interni che aiuti la lotta alla criminalità.

La Decorazione da petto “Agente onorario del ministero degli Interni russo” viene conferita a chi si distingue particolarmente nella causa della tutela dell'ordine sociale e della lotta alla criminalità; per la sapiente organizzazione del lavoro e gli alti indici nell'attività di servizio degli organi del ministero degli Interni; per un modello di adempimento del dovere di servizio e militare e per la manifestazione in questo di iniziativa, coraggio e abnegazione.

Sezione investigativa

12.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/127/03.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Milizia” (nome russo della polizia, che presto tornerà a chiamarsi policija, come in epoca zarista).

[2] Benjamin Louis “Ben” Cardin, senatore democratico del Maryland.

[3] Circa 128,8 milioni di euro.

[4] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Centrale degli Affari Interni), in pratica la sede della polizia.

[5] Sledstvennyj IZOljator (Carcere di Custodia Cautelare).

12 novembre 2010

Aria siciliana



Franco Battiato - Giuni Russo "Strade parallele (Aria siciliana)

11 novembre 2010

E se in Russia fallisce anche una fabbrica di Kalashnikov...

Tiro al piattello vuoto [1]




Alla vigilia del 91° compleanno di Michail Kalašnikov gli operai della fabbrica di armi di Iževsk [2] che non ricevono soldi hanno dichiarato sciopero


I lavoratori della fabbrica di armi di Iževsk (del gruppo Ižmaš [3]) si sono messi in sciopero. L'azione di protesta legata al grande ritardo degli stipendi va avanti in uno dei reparti per la produzione di armi da fuoco. Come ha chiarito al corrispondente della “Novaja gazeta” il capo dell'ufficio stampa dell'Ižmaš Aleksandr Badica, qualche decina di persona ha informato l'amministrazione della cessazione del lavoro fino al pagamento degli arretrati degli stipendi. Tra l'altro tutti questi si trovano nei propri settori.

L'agenzia di stampa locale “Susanin” ha comunicato che a novembre ai lavoratori della fabbrica di armi è stato dato un anticipo per luglio. I lavoratori operai hanno ricevuto 2-3 mila rubli [4] e lo stipendio medio qui non supera i 7 mila [5]. In questa situazione a molti non bastano i soldi per il cibo e il viaggio fino al posto di lavoro.

A ottobre la fabbrica di armi è passata alla settimana lavorativa di tre giorni – presumibilmente fino a marzo dell'anno prossimo. Questo è stato fatto per riavviare in parte la produzione ed evitare licenziamenti di massa.

– Le commesse statali non arrivano neanche al dieci per cento delle possibilità dell'impresa, – dice Aleksandr Badica. – Tre settimana di lavoro normale ed ecco fatta tutta la commessa.

Quando non c'è possibilità di lavorare per il proprio stato, si rafforza il desiderio di lavorare per un altro – attraverso il “Rosoboronèksport” [6]. Ma qui con i contratti sono sorte alcune difficoltà, perciò non si vedono accordi né soldi.

E' chiaro che in tali condizioni fanno poco gli sforzi dell'Ispettorato Statale del Lavoro della repubblica di Udmurtia, della procura della repubblica e di altre organizzazioni a cui i lavoratori si sono rivolti per il mancato pagamento degli stipendi. Hanno scritto una lettera anche al presidente dell'Udmurtia Aleksandr Volkov e subito è comparso un comunicato: Volkov, valutato lo stato delle cose all'Ižmaš con la dirigenza della corporazione statale Rostechnologii [7] ritiene che l'impresa non possa sfuggire le procedure per il fallimento.

Lo sciopero dei lavoratori della fabbrica di armi – avvenimento di per se unico e che attrae l'attenzione – è casualmente giunto il giorno del compleanno del progettista Michail Timofeevič Kalašnikov, che il 10 novembre compie 91 anni. Kalašnikov lavora come un tempo per l'Ižmaš come progettista principale di armi da fuoco. Non è un segreto che la sua potente autorità in precedenza ha aiutato più di una volta gli uomini dell'Ižmaš a risolvere a Mosca problemi difficili per il gigante del complesso dell'industria bellica. Ma la minaccia del fallimento è un compito più difficile dei precedenti.

E ancora una difficoltà. A differenza delle altre imprese, una fabbrica di armi non può regolare i conti con le proprie maestranze nel noto modo russo – con la propria produzione.

Boris Bronštejn
nostro corrispondente

10.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/126/08.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Gioco di parole difficile da rendere perché “piattello” e “piatto” si esprimono in russo con la stessa parola.

[2] Capitale della repubblica autonoma di Udmurtia, nella Russia europea centro-orientale.

[3] Iževskoe Mašinostroitel'nyj Zavod (Fabbrica Metalmeccanica di Iževsk), gruppo metalmeccanico che produce automobili, motociclette e armi.

[4] Circa 50-70 euro.

[5] Circa 165 euro.

[6] “Russia-Difesa-Esportazione”, ente preposto all'esportazione di armamenti.

[7] “Tecnologie Russe”, ente statale che presiede alle tecnologie militari.

10 novembre 2010

Lo FSB: tanto inefficiente e corrotto quanto ipernutrito e incontrollato

FSB: più in alto solo la propria gente?




Le decisioni sullo stanziamento di denaro per la struttura più chiusa delle forze armate vengono prese da “ex” colleghi o da colleghi attivi. Chi in realtà controlla l'attività del Servizio Federale di Sicurezza


La “Novaja gazeta” continua a studiare la corporazione statale più chiusa – lo FSB: una struttura statale costosa, che si trova fuori dalla zona di controllo pubblico, con una massa di agenti corrotti, che si ritengono un élite. Chi e come in generale controlla l'“ufficio”? Chi prende decisioni sul suo ulteriore finanziamento? Chi verifica per cosa è uscito il denaro? Per quel che riguarda il denaro – è in generale una storia a se, in quanto la colonna inerente del bilancio è segreta e inaccessibile al contribuente e alle organizzazioni sociali. Tra l'altro le spese per i servizi segreti crescono di anno in anno – proviamo a commisurare questa dinamica con i successi dei cekisti [1].

Con chi abbiamo a che fare in realtà

Secondo la Costituzione e la Disposizione sullo FSB, i cekisti sono sottoposti al presidente e al governo. Come si attua questa dipendenza e se Medvedev e Putin gli facciano lavate di capo non è noto. Di anno in anno ci mostrano immagini televisive ben laccate, quando davanti al presidente di turno siede con delle carte il direttore dello FSB di turno e fa energicamente rapporto dei successi. Peraltro il contribuente non è in grado di verificare quanto questi release corrisponda alla realtà.

E si ha un qualche teatro dell'assurdo: atto terroristico – rapporti sui militanti eliminati – versamenti finanziari – di nuovo atto terroristico. Giudicate da soli.

Anno 2004: l'allora premier Fradkov (ora capo dello SVR [2]) comunicò i sussidi ulteriori stanziati dal governo per il mantenimento dello FSB.

A febbraio in un vagone del metrò di Mosca è entrato in azione un ordigno esplosivo. Sono morte 41 persone, ne sono rimaste ferite 250. In seguito una bomba è esplosa alla stazione del metrò “Rižskaja” [3] (10 morti e 33 feriti).

Il 22 giugno dello stesso anno più di 500 militanti hanno compiuto un assalto a edifici amministrativi e a strutture del ministero degli Interni in Inguscezia: sono morte 78 persone, 114 persone sono rimaste ferite. Tra i morti ci sono 35 agenti di polizia e cinque impiegati della Procura.

1 settembre: presa di una scuola a Beslan da parte di militanti e in seguito inefficace liberazione degli ostaggi – centinaia di morti. Comandavano l'operazione i generali dello FSB Proničev (ora è a capo del servizio di frontiera) e Anisimov. Nessuna delle alte personalità ha avuto punizioni e Proničev, al contrario, è stato decorato per decreto segreto di Putin.

2005: il ministro delle Finanze Kudrin ha dichiarato che le spese per il ministero degli Interni, lo FSB, lo SVR, lo FSO [4] cresceranno di 50 miliardi di rubli [5], che andranno per l'equipaggiamento tecnico e la preparazione degli specialisti.

12 giugno – esplosione sulla ferrovia nella regione di Mosca – sono deragliati 4 vagoni del treno n. 382 Groznyj-Mosca. Sono rimaste ferite 42 persone.

Il 1 luglio a Machačkala [6] è stato messo in azione un ordigno esplosivo di potenza equivalente a circa 7 kg di tritolo – sono morti 11 militari, 26 sono rimasti feriti.

Il 13 ottobre 180 militanti hanno attaccato strutture delle forze armate a Nal'čik: sono morti 12 civili e 35 poliziotti.

2006: intervenendo al collegio dello FSB, Putin ha ringraziato la dirigenza e i semplici agenti per il coscienzioso adempimento del proprio dovere e ha promesso di aumentare le spese per la sicurezza del 27%.

21 agosto – esplosione al mercato Čerkizovskij a Mosca. Sono morte 14 persone, ne sono rimaste ferite 61.

2007: per decreto di Putin il finanziamento dello FSB è aumentato di un terzo e gli stipendi degli agenti di un quarto. Il presidente ha comunicato anche che gli acquisti di armi per lo FSB aumenteranno del 20% e le spese per le costruzioni del 73%.

Il 13 agosto in conseguenza dell'esplosione della massicciata ferroviaria si è verificato l'incidente del treno “Nevskij Èkspress”. La potenza dell'ordigno esplosivo equivaleva a 2 kg di tritolo. Sono rimaste ferite 60 persone.

Nei due anni successivi a spese dei contribuenti russi lo FSB ha comprato centinaia di costose auto straniere, tra cui le limousine di rappresentanza Mercedes-Benz S-600 Long per 12,5 milioni di rubli [7], Mercedes-Benz S-600 L per 7,5 milioni [8], Mercedes-Benz S 500L 4 Matic per 6,5 milioni [9] (per i dettagli si veda il n. 46 della “Novaja gazeta” del 2010).

2008: per decreto del presidente il direttore dello FSB Patrušev è nominato segretario del Consiglio di Sicurezza.

– Questi non sono stati gli anni più facili, ma questi ha svolto con onore i propri compiti, – notò Medvedev.

All'incontro con i direttori dei mezzi di informazione di massa statali l'adesso già nuovo direttore dello FSB Bortnikov riferì dei risultati del lavoro dell'ente: molto di interessante è stato raccontato sulle spie e sugli hacker georgiani, che per 280 mila volte hanno attaccato il sito del presidente.

7 agosto – esplosione sulla spiaggia della borgata Loo del quartiere Lazarevskij della città di Soči – due morti, decine di feriti. 6 novembre – una terrorista kamikaze ha fatto esplodere un pulmino a Vladikavkaz – sono morte 12 persone.

Nello stesso mese per l'estorsione di 1 milione di rubli a Piter [10] sono stati arrestati quattro agenti dell'UFSB [11].

A Nižnij Novgorod [12] è stato arrestato il capo della sezione investigativa dell'UFSB Oleg Efremov. Secondo gli inquirenti, insieme all'ex capo della sezione investigativa Obuchov spacciava eroina sequestrata durante le perquisizioni. Ben presto Efremov è stato ucciso in cella di isolamento da secondini e sbirri condannati (per i dettagli si veda il n. 119 della “Novaja gazeta” del 25.11.2010).

2009: dopo l'arresto a Mosca è scomparso senza lasciare traccia il capo della sezione per la lotta al terrorismo e all'estremismo dell'UFSB di Volgograd [13], il colonnello Pëtr Samarskij. Secondo la versione ufficiale, il colonnello è fuggito. Tuttavia i familiari non escludono che Samarskij sia stato ucciso da colleghi cekisti (per i dettagli si veda il n. 47 della “Novaja gazeta” del 05.05.2010).

Si è dato alla fuga il capo dell'UFSKN [14] di San Pietroburgo e della regione di Leningrado [15], il generale Aleksandr Karmackij (ex capo del SÈK [16] dell'UFSB, nel 2003 insignito del titolo di agente onorario del controspionaggio). E' stato incriminato ai sensi dell'art. 188 c. 4 del Codice Penale della Federazione Russa (contrabbando in quantità particolarmente grandi in associazione con altre persone).

Al collegio dello FSB Bortnikov fece rapporto con orgoglio sul fatto che in conseguenza di misure antiterroristiche sul territorio della regione del Caucaso del Nord erano stati neutralizzati 67 banditi e arrestati 233. Due mesi dopo capitò un atto terroristico a Nazran' [17] – 25 persone morirono e 136 rimasero ferite. E il 27 novembre – l'atto terroristico di turno al “Nevskij Èkspress”. Morirono 28 persone, ne rimasero ferite 90. Il 13 aprile 2010 Bortnikov comunicò che erano stati eliminati 26 membri del gruppo terroristico che aveva organizzato l'esplosione al “Nevskij Èkspress” e che 14 erano stati arrestati. I dettagli non vengono comunicati.

2010

Il 28 gennaio il presidente Medvedev ha visitato la Lubjanka. Alla fine dell'incontro ha dichiarato che nel 2009 lo FSB ha reso inoffensivi 500 militanti e ha prevenuto 80 atti terroristici. Ai cekisti è stato promesso un ulteriore aumento dei finanziamenti.

Il 29 marzo si sono verificate esplosioni nel metrò di Mosca alle stazioni “Lubjanka” e “Park kul'tury” [18]. Sono morte 40 persone, circa cento sono rimaste ferite. E tutto è andato di nuovo per la strada già battuta: invece di una dettagliata analisi e di conclusioni, rapporti sui terroristi “fatti fuori”;

Il 13 maggio il direttore dello FSB Bortnikov ha riferito al presidente che “sono stati eliminati tutti i membri del gruppo di banditi che hanno a che fare con l'esplosione nel metrò di Mosca” (nessun dettaglio viene comunicato);

Il 2 giugno all'incontro con il presidente Bortnikov ha comunicato che già un anno è stato arrestato un uomo che aveva programmato 12 atti terroristici. Ne consegue che ha taciuto per un anno intero e prima dell'incontro di Bortnikov con il presidente ha inaspettatamente cantato (il cognome del terrorista non viene comunicato).

Il 9 settembre di nuovo uno shock: al mercato di Vladikavkaz [19] viene compiuto un atto terroristico – sono morte 18 persone e ne sono rimaste ferite oltre 160.

Il 13 ottobre Bortnikov ha dichiarato che nel corso di una ricerca è stato messo in luce un gruppo terroristico di sabotaggio che aveva programmato un atto terroristico. I dettagli e le identità dei terroristi, come sempre, non vengono comunicati.

Merita rammentare in questo senso che l'inchiesta per un procedimento penale è un processo lungo e meticoloso e tanto più i procedimenti penali sugli atti terroristici, dove figurano centinaia di persone. Alla base di un inchiesta c'è sempre un meticoloso lavoro operativo: lavoro di agenzia, interrogatori di vicini, colleghi di lavoro e testimoni casuali, sbobinatura di conversazioni telefoniche, contabilità… Peraltro il 70% delle informazioni ottenute, di regola, si rivela non pertinente al caso. Come calcolano i terroristi in un tempo così breve? O li fanno secchi tutti senza scelta?

In generale, come si possono indagare casi simili, anche solo allo scopo di prevenire le successive esplosioni e prese di ostaggi, se tutti i sospetti vengono eliminati sul posto e chiamati colpevoli senza alcun processo?

Chi controlla lo FSB?

Nei paesi europei i servizi segreti si trovano sotto controllo sociale e parlamentare – se succede qualcosa, immediatamente si crea una commissione parlamentare che esamina i fallimenti e perfino le piccole lacune dei servizi segreti. Da noi invece è del tutto incomprensibile che li controlli e chi abbia responsabilità personali.

In particolare seguire attentamente l'attività dello FSB rientra nei compiti del Comitato per la sicurezza della Duma. Su soli venticinque membri del comitato gli stessi cekisti sono 5 (di ex agenti, com'è noto, non ce sono), gli uomini del ministero degli Interni sono 12, quelli del ministero della Difesa sono 3, c'è 1 procuratore, 1 ataman [20] cosacco e tre civili.

Fanno particolare tenerezza alcuni membri del comitato che sono membri dello LDPR [21]: l'ex agente del KGB, guardia del corpo di Berezovskij [22] e figura implicata nel procedimento penale britannico per l'uccisione di Litvinenko Andrej Lugovoj o il proprietario di una compagnia edile e di una catena di ristoranti e saune a Soči [23] Evgenij Tepljakov (secondo I mezzi di informazione di massa di Soči, l'autorevole uomo d'affari prima di essere eletto portava il cognome Bagišvili [24]) o Sergej Abel'cev, il cui assistente Valerij Belozer è stato condannato per l'estorsione di 300 mila dollari alla ÈPIN-BANK [25]. Durante la perquisizione da Belozer fu trovato un modulo ufficiale dello FSB con la firma dell'allora capo dello SÈB [26] dello FSB Bortnikov (da Lefortovo [27] Belozer scrisse una lettera al procuratore generale Čajka dicendo che avrebbe estorto denaro su indicazione di Abel'cev).

Come lavorano tutte queste persone? Per esempio, valutando la scandalosa legge sull'ampliamento dei poteri dello FSB solo il deputato Gudkov ha cercato di obiettare (fra l'altro è un ex agente dello FSB). Ed ecco che il signor Lugovoj ha subito dichiarato: “Meglio dare un giro di vite da qualche parte e poi allentare che osservare tranquillamente le esplosioni e tutto ciò che accade nel Caucaso del Nord”.

Non sarebbe meglio che un eletto del popolo presentasse un'interrogazione parlamentare e chiarisse quanti cekisti e agenti del ministero degli Interni sono ricercati a livello federale per i crimini compiuti? Allora diventerebbe chiaro dove bisogna dare i giri di vite.

Guardiamo l'organico della commissione della Duma di Stato per l'esame delle spese del bilancio federale per la difesa e la sicurezza statale: ex militari – 9, cekisti – 3, poliziotti – 5, procuratori – 1, cosmonauti – 3, guardie di frontiera – 1, civili – 11 (di cui 7 membri di “Russia Unita” [28]). Avete mai sentito dire che i membri di questa commissione abbiano rifiutato dei finanziamenti allo FSB?

Nel Comitato per la Difesa e la Sicurezza del Consiglio della Federazione la situazione non è migliore: ex militari – 4, cekisti – 2, poliziotti – 3 e civili – 3. Cosicché non c'è nessuno per fare domande scomode al signor Bortnikov. Beh, è difficile che il membro del comitato ed “eroe” del salvataggio del sottomarino atomico “Kursk”, l'ex ammiraglio Popov, che ha raccontato favole sul sottomarino straniero e la “terza forza” che avrebbero affondato il nostro portamissili, sorvegli l'attività dello FSB…

C'è ancora il Consiglio Sociale presso lo FSB, ma neanche questo, composto prevalentemente da ex uomini delle strutture armate e dal parroco della chiesa della Lubjanka padre Aleksandr, è stato creato per un serio controllo sul servizio segreto. Già alla prima seduta del consiglio nel 2007 l'allora direttore dello FSB Patrušev formulò sette compiti. Uno dei primi: “…Contrapposizione ai tentativi di falsificazione della storia della Patria, degli organi di sicurezza e dei loro agenti”. E solo al numero 7 (ultimo compito): “Svolgimento di controllo sociale sull'attività degli organi di sicurezza in ciò che riguarda il rispetto da parte degli organi di sicurezza dei diritti e delle libertà costituzionali dei cittadini della Federazione Russa”.

Non c'è da stupirsi che alla vigilia dell'approvazione della legge sull'ampliamento dei poteri dello FSB questo consiglio abbia espresso la propria piena approvazione per le iniziative dei cekisti. Cito il sito ufficiale: “Nel corso della seduta è stata ascoltata l'informativa sui disegni di legge federale elaborati dallo FSB russo. E' stata presa la decisione di appoggiare i detti disegni di legge…”

La spesa di denaro statale in Russia viene seguita da un organo speciale – la Corte dei Conti. Le strutture armate e i servizi segreti rientrano nella sfera di responsabilità dell'auditor Aleksandr Ždan'kov – ex capo del servizio di controllo dello FSB, generale di divisione, che nel 2009 fu eletto presidente del Consiglio dei Veterani dello FSB. E' interessante osservare come il principale veterano dello FSB Ždan'kov conduce le revisioni del proprio ente.

Dopo il servizio

Dopo il congedo per molti agenti dello FSB la vita interessante non finisce. In lunghi anni di servizio questi hanno acquisito i legami necessari e hanno accumulato abbastanza materiale di valore. I generali vanno al potere, fanno i deputati o si impiegano come consulenti in grandi compagnie statali. I colonnelli e i maggiori si impiegano nei servizi di sicurezza delle banche commerciali o nei consigli di sicurezza di governatori e sindaci.

Ma i capitani, i tenenti e i sottufficiali non servono a nessuno. Lasciato il servizio, alcuni di essi si uniscono in branchi, fondano numerosi comitati per la lotta alla corruzione e fondi di sostegno del KGB-FSB e cominciano a “buggerare” i commercianti.

Fianco a fianco con loro lavorano centinaia di truffatori tipo Ališer Trifonov (Nazmiev), che si presentava come generale dello FSB, del GRU [29] e dello SVR (si vedano i dettagli nella “Novaja gazeta”. 7, 17, 22 del 2008 ). Peraltro per le loro macchinazioni i buggeratori assumono gli stessi cekisti, sbirri, militari, deputati, operatori culturali, attori affermati e nonni nutriti. Per esempio, nell'ufficio del “generale” Trifonov nel posto più in vista era appesa una fotografia in cui questi siede circondato da agenti dello FSB, dello SVR e del ministero della Difesa. Quante fondazioni e quanti commercianti hanno sofferto per colpa loro – ecco cosa si avrebbe voglia di chiarire…

Sergej Kanev
reporter di cronaca nera, sbult@mail.ru

08.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/124/23.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Membri della ČK (Črezvyčajnaja Komissija po bor'be s kontrrevoljucej i sabotažem, “Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio – nello spelling russo Čè-Ka), la prima polizia politica russa, per estensione “agenti segreti”.

[2] Služba Vnešnej Razvedki (Servizio di Intelligence Esterno).

[3] Stazione della zona centro-settentrionale di Mosca.

[4] Federal'naja Služba Ochrany (Servizio di Vigilanza Federale), il servizio di vigilanza sulle alte cariche dello stato.

[5] 1,15 miliardi di euro.

[6] Città del Daghestan sulla costa del Mar Caspio.

[7] Oltre 288.000 euro.

[8] Oltre 173.000 euro.

[9] Oltre 150.000 euro.

[10] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[11] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza), in pratica la sede locale dello FSB.

[12] Città della Russia centrale, la Gor'kij del periodo sovietico.

[13] Città della Russia meridionale, l'ex Stalingrado.

[14] Upravlenie Federal'noj Služby po Kontrolju za oborotom Narkotikov (Direzione del Servizio Federale per il Controllo sul traffico di Droga).

[15] Così si chiama ancora ufficialmente la regione di San Pietroburgo.

[16] Social'nyj i Èkonomičeskij Komitet (Comitato Sociale ed Economico).

[17] Ex capitale della repubblica autonoma di Inguscezia.

[18] Stazioni nel centro di Mosca.

[19] Capitale della repubblica autonoma dell'Ossezia del Nord.

[20] Comandante.

[21] Liberal'no-Demokratičeskaja Partija Rossii (Partito Liberal-Democratico di Russia), ad onta del nome partito nazionalista e populista.

[22] Boris Abramovič Berezovskij, faccendiere russo che vive in Gran Bretagna come rifugiato politico.

[23] Città sul Mar Nero.

[24] Cognome georgiano.

[25] Banca di investimenti (ÈPIn sta per Ètalon Pravil'nych INvesticij, “Standard di Buoni Investimenti”.

[26] Služba Èkonomičeskoj Bezopasnosti (Servizio di Sicurezza Economica).

[27] Carcere moscovita di tristissima fama.

[28] Il “partito del potere”.

[29] Glavnoe Razvedyvatel'noe Upravlenie (Direzione Centrale dell'Intelligence).

08 novembre 2010

La Russia, dove gli oppositori vengono massacrati impunemente "sotto controllo presidenziale"

E' tempo di mettere sotto il controllo del presidente chi non cerca gli assassini




Il sabotaggio delle inchieste (caso Domnikov) porta a nuove vittime (caso Kašin)


Sabato 6 novembre, 14.00.

Tre ore in tutto dopo che il presidente Medvedev ha preso “sotto il proprio controllo” le indagini sull'aggressione al giornalista del “Kommersant''” [1] Oleg Kašin.

Non è passata ancora mezza giornata dal momento dell'aggressione stessa.

Solo due giorni dopo l'aggressione all'attivista Konstantin Fetisov [2].

Telefono all'inquirente del GUVD [3] di Mosca Gajnullina D.Ch. Questa ha appena chiuso silenziosamente il procedimento penale contro i mandanti dell'omicidio del giornalista della “Novaja gazeta” Igor' Domnikov.

Chiedo: “Cosa avete fatto per incarcerare i mandanti?”

Risponde: “Non faccio commenti per telefono”. E riattacca.

Non ho fatto neanche in tempo a dirle che il caso Domnikov è da sei mesi sotto il controllo del presidente Medvedev.

Penso che anche se avessi fatto in tempo a dirlo, avrebbe mandato me e il presidente a quel paese [4].

No, non lo penso. Ne sono convinta.

Perché?

Perché l'inquirente Gajnullina, come in precedenza anche l'inquirente Černousov, come pure i loro capi del GUVD di Mosca, come pure dello SKP [5] presso la Procura Generale, come pure la stessa procura Generale si occupa di aperto sabotaggio.

Si tratta di omicidi su commissione e aggressioni ad attivisti, difensori dei diritti umani e giornalisti. Si tratta del fatto che nessuno di questi crimini, a cominciare dall'omicidio di Vlad List'ev [6] per finire con le dita spezzate di Oleg Kašin E' STATO CHIARITO [7]. E non sarà chiarito. Mi vengono i crampi alle dita per l'evidenza di ciò.

Telefono a un altro inquirenti. Questo non è moscovita. E' un raro tipo di detective professionista che a Mosca è stato distrutto come razza.

Mi racconta cosa bisognava fare per incarcerare i mandanti dell'omicidio di Igor' Domnikov. Ne abbiamo fatto il nome già cento volte. E questi non hanno neanche aperto bocca – sono l'uomo d'affari Pavel Sopot e Sergej Dorovskoj, ex vice governatore della regione di Lipeck [8]. Due onesti facoltosi cittadini, che hanno costruito la propria fortuna sul sangue e sulla stretta alleanza con l'OPG [9] di Tagir'janov – una delle più crudeli bande della Russia.

Il capo Tagir'janov e quasi tutti i suoi complici, tra cui pure gli assassini materiali di Igor' Domnikov, sono stati condannati. Tagir'janov – all'ergastolo. Ma Sopot e Dorovskoj sono in libertà. Perché?

Cos'è stato fatto per incarcerarli?

La condanna degli uomini di Tagir'janov è entrata in vigore sei mesi fa. Èduard Tagir'janov non è comunque finito all'ergastolo al “Cigno Bianco” [10]. Gli hanno fatto fare tappa a Kazan' [11]. Gli inquirenti locali non si sono tranquillizzati, anche se proprio questi (Mosca ha solo dato fastidio) hanno portato al processo e alla condanna del gruppo di Tagir'janov.

Ma sono rimasti ancora gli omicidi di due poliziotti di Naberežnye Čelny [12], compiuti nel lontano '99. Le tracce portavano agli uomini di Tagir'janov. Presto a Èduard Tagir'janov sarà inflitta una nuova condanna.

“Per quanto riguarda l'OPG di Tagir'janov non ci sono più “casi sospesi” locali!” – con irriproducibile orgoglio mi dice un noto inquirente.

E aggiunge: “Ma per la Russia c'è ancora molto sangue sparso da loro”.

Mi ha colpito questa separazione della piccola patria da tutta la Russia. Capisco perché. Perché il proprio territorio questi inquirenti l'hanno ripulito completamente, ma la Russia non è di loro competenza.

Ho ricordato anche l'ingenuo stupore di questo inquirente, quando giunse qualche anno fa per il caso degli uomini di Tagir'janov a Mosca e passò per gli uffici moscoviti dei colleghi.

“Si conversava solo di grana”, – mi disse. E io, ingenua stupida, chiesi se i colleghi si interessassero al modo degli inquirenti di provincia di liquidare uno dei maggiori OPG russi.

Ma ai “colleghi” di Mosca come l'inquirente Gajnullina i dettagli non interessano. Nessuno in questi sei mesi (da quando Medvedev tiene il caso Domnikov sotto controllo presidenziale) ha telefonato agli inquirenti di Naberežnye Čelny e di Kazan'. Anche se la stessa inquirente Gajnullina ha preso i numeri di telefono a noi giornalisti (!).

Gli inquirenti moscoviti, che sono stati costretti (non sceglierò un'altra parola) ad occuparsi dei mandanti dell'omicidio, non hanno neanche cercato di “lavorare” con l'esecutore – il capo della banda Èduard Tagir'janov, che è del tutto pronto a un accordo con la giustizia per alleviare la propria sorte.

Che sia pronto lo dimostrano i “casi sospesi” di undici (!) anni fa chiariti e portati a una condanna a Naberežnye Čelny. Senza la collaborazione di Tagir'janov difficilmente questo sarebbe riuscito.

– Per incarcerare i mandanti del vostro collega ucciso Domnikov [13], – mi ha detto un inquirente di mia conoscenza del Tatarstan [14], – la Commissione Inquirente, Bastyrkin [15] in persona, deve prendere questo caso sotto la propria competenza, togliere un inquirente dall'apparato centrale, liberarlo da tutti i casi e dargli qualche agente operativo. Fissare il compito e ordinargli di occuparsi solo di questo caso. I risultati apparirebbero in un mese.

– Perché non hanno fatto ciò? – ho chiesto. – Perché su inoltro del vice-procuratore generale Malinovskij il caso è stato passato al GUVD di Mosca, che non ha fatto niente?

– E' un sabotaggio, – mi ha detto l'inquirente.

Fra l'altro del “controllo del presidente”.

Elena Milašina

08.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/124/09.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Commerciante”, giornale politico-economico.

[2] Attivista in campo ecologico.

[3] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Generale degli Affari Interni), in pratica la sede centrale della polizia.

[4] Letteralmente “più lontano”.

[5] Sledstvennaja Komissija pri Prokurature (Commissione di Inchiesta presso la Procura).

[6] Vladislav Nikolaevič List'ev, giornalista televisivo ucciso nel 1995.

[7] Rilievo grafico dell'autrice.

[8] Città della Russia centro-meridionale.

[9] Organizovannaja Prestupnaja Gruppa (Gruppo Criminale Organizzato).

[10] Carcere duro nella zona degli Urali.

[11] Città della Russia centrale.

[12] Città della Russia centrale.

[13] La forma illogica della frase è nell'originale.

[14] Repubblica autonoma della Russia centrale, popolata prevalentemente da Tatari.

[15] Aleksandr Ivanovič Bastyrkin, primo vice-procuratore generale.