12 maggio 2011

Putin come il Duce?

"Un tè con Putin"-2




Vladimir Vladimirovič si è messo a realizzare il programma di Benito Mussolini


Non è bello occuparsi di autocitazioni, ma la creazione del “Fronte popolare” di Putin è comunque qualcosa di unico, che scusa letteralmente tutto. Nel gennaio 2000 il giornale “Izvestija” [1] tolse il mio editoriale dal titolo “Un tè con Putin” per ragioni di censura del tutto comprensibili – avevo trovato con chi paragonare il presidente appena eletto, con Mussolini! Toccò stamparlo nel giornale “Vedomosti” [2], allora del tutto giovane e ardente. Erano ancora fresche le impressioni del film di Franco Zeffirelli “Un tè con Mussolini” e le allusioni a ciò che si svolgeva allora in Russia erano vistose.

Ricordo che l'azione di questa notevole pellicola si svolge a Firenze nel 1934. Delle dame inglesi nell'Italia anglofila sono incantate da Mussolini. Dopo l'inizio dei disordini fascisti, la leader delle vecchiette, vedova dell'ex ambasciatore della Gran Bretagna in Italia, ottiene di essere ricevuta dal Duce e riceve rassicurazioni da lui che tutto resterà come prima. La fotografia del tè con il dittatore dovrebbe diventare la prova di ciò e contemporaneamente un documento di protezione. Dopodiché, naturalmente, le vecchiette vengono messe agli arresti.

Viene in mente che all'inizio degli anni Zero i principali pubblicisti e politici di destra con un pathos da vecchiette assicuravano tutti all'intorno che una persona estremamente onesta, vicina a Sobčak [3], immancabilmente avrebbe instaurato in Russia un vero liberalismo con una buona parte di democrazia. Ma a me per qualche motivo pareva che non avrebbe instaurato né l'uno né l'altra e che in generale si comportasse pure come un dittatore. Inoltre mi dava l'idea che tutto ciò fosse evidente e visibile a occhio nudo. Dopo poco tempo si cominciò: dal ritorno dell'inno staliniano all'arresto di Chodorkovskij la distanza si è rivelata del tutto breve.

In una parola, i colleghi liberali si comportarono come la vedova dell'ambasciatore della Gran Bretagna in Italia e le sue compagne. Forse proprio perciò oggi nella grande politica non c'è alcun liberale e non ce ne sono in genere. Hanno bevuto un teino con Putin. (Tenente, tacere [4] sul tè con il polonio!)

Ma la storia della creazione del “Fronte Popolare” è chiara e trasparente: per tutte le forze politiche deve giocare il ruolo della fotografia del tè bevuto con Mussolini – cioè un documento di protezione dopo che avranno cominciato a fare i conti con chi è rimasto ai margini di questo stesso fronte. (“Dov'era quando la gente di buona volontà versava il sangue al fronte?” – chiede lo NKVD [5].) E a fare i conti cominceranno dopo la brillante vittoria di Muss… cioè, come dicevano a Firenze, scusi [6], di Putin alle elezioni del 2012. (I populisti di tendenza ultradestrorsa amano porre nel nome dei loro partiti e blocchi elettorali le parole “popolare” e “popolo”.)

Ci sono anche allusioni più dirette a Mussolini, che cominciò praticamente come un liberale in campo economico e finì si sa come: come stato corporativista. La sua essenza, a dirla rozzamente, sta nel fatto che tutta la società viene fatta entrare in corporazioni – per carattere professionale e sociale. Come scriveva ancora nel 1928 Nikolaj Ustrjalov [7], che aveva studiato questo fenomeno, si tratta di un ampio e “organico” blocco nazionale – “dal magnate del capitale finanziario all'ultimo lavoratore non qualificato”.

Ascoltiamo Putin: “E io avrei tanta voglia che anche “Russia Unita”, qualche altro partito politico, le organizzazioni sindacali, le organizzazioni femminili, le organizzazioni giovanili, diciamo, le organizzazioni dei veterani, tra cui i veterani della Grande Guerra Patriottica [8] e i veterani della guerra in Afghanistan – che tutte le persone che sono unite dall'unica aspirazione a rafforzare il nostro paese, dalle idee di cercare varianti ottimali per la soluzione dei problemi che ci stanno davanti, possano entrare nell'ambito di un'unica piattaforma – chiamiamola, diciamo, “Fronte popolare panrusso”, perché alla vigilia del 9 Maggio [9] e a Stalingrado [10] tale retorica, mi pare, è del tutto adeguata – “Fronte popolare panrusso…”

Non solo Vladimir Vladimirovič privatizza di nuovo la Grande Guerra Patriottica. Fa capire chiaramente: chi non è con noi, chi non è unito “dall'unica aspirazione a rafforzare il nostro paese”, cioè il nostro regime politico, è contro di noi.

Il “Fronte Popolare” di Putin è anche la corporazione di Mussolini: tutti, dai sindacati di Šmakov [11] alle organizzazioni femminili, ottengono un unico tetto. L'importante è restare sotto il tetto, sotto controllo, non dar fastidio e fare auguri al momento giusto. E tutto in nome dello sviluppo della nostra Ital… pfui, Russia. Gli avanguardisti diventeranno le organizzazioni giovanili. Infatti tutto è per loro, per i giovani, in nome del loro futuro. Non per nulla l'inno dei mussoliniani si chiamava Giovinezza [12]. Lo cantavano anche, che tesori: “Per Benito Mussolini, Eja, eja, alala!” [13] Là ci sono anche questi versi: “I poeti e gli artigiani, / i signori e i contadini, / con l’orgoglio d’italiani / giuran fede a Mussolini. / Non v’è povero quartiere / che non mandi le sue schiere,
che non spieghi le Bandiere…” [14] Le bandiere di chi spiegasse non lo dico, per non avere una denuncia… E il fatto non sta nel nome del fenomeno, ma nella tecnica di mobilitazione delle masse per la grande causa.

Si può obiettare che, per esempio, nelle parole di Putin dette a Volgograd, quando ha annunciato la creazione del proprio fronte e di un'agenzia di iniziative sociali che fa capo a lui: “Attirando i giovani a studiare a fondo e a prendere decisioni fondamentali per il paese appariranno anche più possibilità di liberarsi di vecchissimi problemi della nostra società” non c'è niente di cattivo e che debba mettere in guardia. Ma neanche nelle parole di Putin modello 1999-2000 c'erano caratteristiche formali che permettessero di paragonarlo a Mussolini Semplicemente vennero al potere giovani forze di guerra (cecena) e di vittoria [15]. Cioè la realtà stessa, che è pure obbligato ad analizzare un osservatore politico, era una diretta citazione di Mussolini. Perciò nell'ennesima citazione di Putin vedo non la modernizzazione con gli ascensori sociali, ma la soluzione finale di “vecchissimi problemi” tipo la concorrenza politica.

Nella realizzazione dell'idea del “Fronte popolare” vedo il principio proclamato dal Duce nel 1925: “Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato”.

Chi pensa che non sia così è libero di pensarlo. Nel gennaio 2000 anch'io speravo segretamente che il mio paragone non fosse del tutto azzeccato. Che solo non ci troviamo tutti nella situazione delle vecchiette inglesi nella Firenze del 1934.

Andrej Kolesnikov
osservatore della "Novaja gazeta"

10.05.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/049/16.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Notizie”, in epoca sovietica principale giornale di informazione, poi giornale di orientamento filogovernativo (di proprietà Gazprom negli anni 2005-2008).

[2] “Bollettino”, giornale economico russo.

[3] Anatolij Aleksandrovič Sobčak, primo sindaco eletto democraticamente a San Pietroburgo, emigrato in Francia tra il 1997 e il 1999 dopo aver perso le elezioni ed essere stato accusato di malversazioni e fatto rientrare e riabilitare dall'amico ed ex-vice Putin.

[4] Allusione alla canzone Poručik, molčat'! (Tenente, tacere!) del cantautore Vladimir Začepa, in cui un colonnello deve continuamente impedire a un tenente di dire volgarità e impertinenze.

[5] Narodnyj Komissariat Vnutrenncih Del (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni), la polizia politica di Stalin.

[6] In italiano nell'originale.

[7] Nikolaj Vasil'evič Ustrjalov, filosofo “nazional-bolscevico”.

[8] La guerra contro la Germania nazista e i suoi alleati.

[9] Festa della vittoria sui nazisti e i loro alleati.

[10] L'attuale Volgograd, nella Russia meridionale, da dove partì la riscossa sovietica sui nazifascisti.

[11] Michail Viktorovič Šmakov, presidente della Federazione dei Sindacati indipendenti della Russia.

[12] In italiano nell'originale.

[13] In italiano nell'originale.

[14] Questi sono i versi originali, comunque tradotti fedelmente in russo nell'originale.

[15] Qui l'autore utilizza ironicamente il linguaggio di Mussolini.

09 maggio 2011

Senza "Memoria di Beslan"

Il ministero della Giustizia dell'Ossezia del Nord ha rifiutato la registrazione dell'organizzazione sociale “Memoria di Beslan”

Maggio 08, 2011, 00.44

In Ossezia del Nord il ministero della Giustizia ha rifiutato la registrazione della nuova organizzazione sociale “Memoria di Beslan”. La leader dell'organizzazione sociale “Voce di Beslan” Ėlla Kesaeva lega ciò al tentativo delle autorità di nascondere alcuni fatti sulla tragedia di Beslan. Ma il ministero della Giustizia dichiara che nella documentazione dell'organizzazione è presente una serie di violazioni della legislazione.

“Abbiamo cercato di registrare la nuova organizzazione sociale “Memoria di Beslan”. Abbiamo trasmesso tutti i documenti all'ufficio di registrazione. Là c'era subbuglio, – ha raccontato Kesaeva al corrispondente di “Kavakzskij uzel”. – Si sono rifiutati di prendere i documenti: “Non la registreremo comunque”. Ci hanno posto una condizione: passare dal capo dell'amministrazione per una conversazione: “Da noi usa così”. Ci hanno chiamati non patrioti: “Non si siete patrioti, portate la spazzatura fuori dalla repubblica [1], ma non ne abbiamo bisogno””.

Secondo Kesaeva, a due settimane dal momento della consegna dei documenti le è giunta una telefonata dalla stessa amministrazione. Chi chiamava si è definito coordinatore e ha chiesto se avesse ancora degli esemplari dei documenti per la registrazione. Kesaeva ha risposto che erano stati dati tutti in cambio di una ricevuta. “Alla mia domanda: “Ma ci registreranno?” chi chiamava ha risposto: “Certo””, – nota questa.

“Passa il tempo. Non c'è risposta. Appena gli abbiamo telefonato, rispondono che ci hanno rifiutati. Gli abbiamo inviato una lettera per posta. Dopo un giorno riceviamo una lettera di rifiuto. La data di invio della lettera sulla busta è il 14 aprile. E avevo telefonato all'amministrazione il 13 aprile. Del motivo del rifiuto non ho neanche voglia di parlare – una totale invenzione di errori”, – ha dichiarato Ėlla Kesaeva.

Ėlla Kesaeva ha anche raccontato al corrispondente di “Kavkazskij uzel” che al ministero della Giustizia al momento della consegna dei documenti per la registrazione esigono che si paghi l'imposta statale e fra l'altro bisogna pagarla dopo ogni rifiuto di registrazione. “Per la registrazione di “Memoria di Beslan” abbiamo pagato un'imposta statale di 4 mila rubli [2]. Ci hanno detto che bisogna pagare questa imposta statale ogni volta in caso di rifiuto. Senza il pagamento di questa imposta si sono rifiutati di prendere i documenti. Ne deriva che perfino se cercassimo di nuovo di trasmettere i documenti per la registrazione, saremmo di nuovo costretti a pagare”, – dice Kesaeva.

Nella sezione per gli affari delle organizzazioni non commerciali del ministero della Giustizia dell'Ossezia del Nord hanno dichiarato al corrispondente del “Kavkazskij uzel”che il rifiuto di registrare “Memoria di Beslan” è legato solo agli errori nei documenti consegnati.

“Tutto ciò che dice
Ėlla – non ricordo il cognome – non può essere assolutamente. Ha consegnato i documenti e nel processo di analisi si è evidenziata una serie di violazioni. Per via di queste violazioni non possiamo in alcun modo registrare la sua organizzazione. C'è un rifiuto fondato contro cui si può fare appello in tribunale – prego, che faccia appello in tribunale”, – hanno comunicato al ministero della Giustizia della Repubblica dell'Ossezia del Nord.

Nell'ente tra l'altro hanno concordato che, se nei documenti di “Memoria di Beslan” gli errori saranno tolti, la registrazione dell'organizzazione sarà possibile. “Certo, se si toglieranno gli errori e nei documenti non ce ne saranno più, la registreremo, si ci saranno ancora violazioni – la rifiuteremo”, – hanno chiarito al ministero della Giustizia.

Tra l'altro uno specialista del ministero, che ha dichiarato di “non essere d'accordo con il porre il proprio cognome sotto questi commenti”, ha elencato alcuni errori evidenziati dall'ente nei documenti di fondazione di “Memoria di Beslan”.

“Non è indicata la forma legale di organizzazione. In violazione dell'articolo 28 della legge “Sulle organizzazioni locali” [3]. La denominazione dell'organizzazione non contiene indicazioni sulla sfera territoriale di attività. Già questa base è sufficiente per rifiutare. La denominazione contraddice cioè la legislazione. Le informazioni sull'indirizzo sono disposte in ordine inappropriato, cioè secondo la legge devono presentare in modo appropriato le copie autenticate dei documenti statutari. Questi documenti gli mancavano. Nel protocollo della assemblea fondativa non si riflette la questione della formazione di un organo di controllo e revisione, il che è una violazione del punto 5 dell'articolo 21 della FZ [4] “Sulle unioni sociali”. Segretario dell'assemblea fondativa fu eletta Kesaeva, tuttavia il protocollo è firmato da tutt'altra persona”, – hanno raccontato all'ente.

Là hanno anche aggiunto che lo statuto dell'organizzazione “va indispensabilmente fatto corrispondere alla legge”. “Gli indirizzi dell'attività – articoli 6 e 7 dello Statuto – non corrispondono alle competenze di un'unione sociale. Là c'è ancora una violazione. Qualche altro punto ancora, circa 3-4, va fatto corrispondere alla legge. Altri punti non corrispondono alle competenze delle unioni sociali. Cosicché il nostro rifiuto è assolutamente fondato e legale”, – ha dichiarato al corrispondente di “Kavkazskij uzel” un collaboratore del ministero della Giustizia dell'Ossezia del Nord.

Inoltre al ministero della Giustizia dell'Ossezia del Nord hanno comunicato che il pagamento dell'imposta statale è un'esigenza legale. “In caso di rifiuto ufficiale l'imposta statale si paga di nuovo. E' la legge”, – hanno sottolineato là.

Il capo della sezione per gli affari non commerciali dell'Amministrazione del ministero della Giustizia della Federazione Russa per la RSO-Alanija
[5] Ėllada Plieva, commentando ufficialmente al corrispondente di “Kavkazskij uzel” il rifiuto del suo ente di registrare la NKO [6] “Memoria di Beslan”, ha dichiarato che nei documenti consegnati per la registrazione “certo, c'erano violazioni”. “Il rifiuto è stato dato in modo fondato, per via del fatto che nei documenti sono presenti violazioni della legislazione. Non vi diremo di più. Che facciano appello in giudizio contro il nostro rifiuto”, – ha detto Plieva.

Ricordiamo che per il 5 maggio era programmato l'incontro del presidente russo Dmitrij Medvedev con i familiari delle vittime dell'atto terroristico di Beslan, tuttavia, all'incontro non sono stati invitati quelli che fanno parte dell'organizzazione "Voce di Beslan". Allora i membri di questa organizzazione si sono rivolti a Medvedev con una dichiarazione aperta, in cui hanno comunicato che ai loro delegati non permettono di accedere a lui e che le autorità hanno formato la propria “delegazione di familiari delle vittime”. Esprimono anche il timore che, come pure nel 2005, l'incontro con I familiari delle vittime diventi una “conversazione da réclame” e che i problemi delle vittime degli atti terroristici restino “sul penoso livello precedente”.

DOSSIER. L'organizzazione “Voce di Beslan” si è staccata dall'organizzazione “Madri di Beslan” per divergenze politiche. La scissione finale si è verificata dopo che la leader delle “Madri di Beslan” Susanna Dudieva e alcune altre attiviste si incontrarono con il sensitivo Grigorij Grabovoj, che gli aveva promesso di risuscitare i figli morti.

Voce di Beslan” si distingue anche per un atteggiamento più critico verso l'operato delle autorità federali e repubblicane. Il suo capo è Ėlla Kesaeva – madre di Zarina Kesaeva, presa in ostaggio e ferita durante l'atto terroristico a Beslan, ex membro del comitato dell'associazione “Madri di Beslan”. E' intervenuta contro I legami dell'associazione “Madri di Beslan” con il sensitivo Grabovoj, è stata a capo di “Voce di Beslan” dopo la scissione dell'organizzazione “Madri di Beslan”. Intervenendo criticamente sui risultati delle indagini sul caso dell'atto terroristico a Beslan il 9 aprile 2011 a una conferenza internazionale nella città italiana di Carmagnola insieme all'osservatore militare della “Novaja gazeta”, il veterano di due campagne cecene Arkadij Babčenko, ha dichiarato che della morte di un gran numero di ostaggi nel corso dell'atto terroristico di Beslan sono colpevoli anche gli uomini delle strutture armate russe.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Dudieva: le autorità non vogliono dire la verità sull'atto terroristico a Beslan", "Gli abitanti di Beslan: il tempo non cura le ferite della tragedia", "Susanna Dudieva: dell'atto terroristico a Domodedovo sono colpevoli quelli che hanno permesso la tragedia", ""Voce di Beslan" intende rendere internazionale il movimento "Per lo status delle vittime degli atti terroristici"", "Le "Madri di Beslan" dichiarano che le autorità intendono nascondere le prove dell'atto terroristico nella scuola n. 1 [7]".

Autore: Dmitrij Florin; fonte: corrispondente del “Kavkazskij uzel”


Note

[1] In Russia si dice “non si porta la spazzatura fuori dall'isba”, come dire “i panni sporchi si lavano in famiglia”.

[2] Poco meno di 100 euro.

[3] Le leggi russe sono indicate con un titolo.

[4] Federal'nyj Zakon (Legge Federale).

[5] Respublika Severnaja Osetija-Alanija (Repubblica Ossezia del Nord-Alania; Alania è un altro nome dell'Ossezia del Nord).

[6] NeKommerčeskaja Organizacija (Organizzazione Non Commerciale).

[7] Le scuole russe sono indicate semplicemente con numeri.

Il vero imperativo categorico



Elton John "You gotta love someone"


"Devi amare qualcuno"

07 maggio 2011

Homo semper sovieticus?

Il tandem in verità




L'uomo sovietico continua a riprodursi nella coscienza delle nuove generazioni. Ciò si manifesta prima di tutto nei confronti di Vladimir Ul'janov (Lenin) e Iosif Džugašvili (Stalin)


Secondo i dati del Fond obščestvennoe mnenie (FOM) [1], oggi tra i cittadini domina il punto di vista, secondo cui i 36 anni di governo delle guide, trasformatisi nelle più terribili perdite umane in tutto il tempo in cui è esistito lo stato russo, gli abbiano recato comunque più bene che male. Il fatto sensazionale è stato che più giovani erano i partecipanti all'indagine, più spesso erano d'accordo con esso.

Il sondaggio standard condotto a fine aprile dal FOM (100 centri abitati, 43 soggetti della Federazione, 1500 intervistati) ha mostrato che nel paese della democrazia non finita di costruire “nonno Il'ič” [2] come prima è sotto tutti i rapporti più popolare del “padre dei popoli” [3]. Del fatto che il leader della rivoluzione e della guerra civile, il creatore del terrore rosso e del programma di ateizzazione totale della nazione le abbia portato a conti fatti più vantaggio che danno è convinto il 40% dei russi. All'industrializzatore e generalissimo un voto così alto l'ha dato “in tutto solo” il 32% degli interpellati. Cioè un terzo. Ma esclusivamente in colore nero vede l'operato di Lenin e Stalin solo il 18 e il 23% dei cittadini rispettivamente. Il resto o aveva difficoltà a rispondere (come un quinto di essi) o era d'accordo con l'affermazione conciliante che nell'operato di entrambe le guide rosse il bene e il male erano in pari grado.

Le differenze dei rapporti della società attuale con gli idoli sovietici si sono manifestate ancor più fortemente nelle risposte alle domande sulle loro qualità umane. “Buono” è stato definito Lenin dal 45% degli intervistati, “cattivo” dal 15%. Ma nelle valutazioni della personalità di Stalin le emozioni negative hanno preso il sopravvento. A dire il vero, non troppo fortemente: il 31% di “meno” contro il 25% di “più”. Tra l'altro in entrambi i casi una parte molto significativa di cittadini (40–44%) si è rifiutata del tutto di rendere pubblici i propri giudizi.

Ciò non significa che tra la gente non ci siano affatto. Semplicemente la questione è troppo dolorosa. E che questo continua a dividere il paese è del tutto evidente. Ma come può essere altrimenti, se un terzo dei russi che vivono adesso ritiene che gli storici, i politici e i mezzi di informazione di massa contemporanei diffamino intenzionalmente l'operato di Stalin. E per quanto riguarda Lenin i sostenitori della teoria della diffamazione sono ancora di più – il 38%.

Ma i sociologi hanno messo in luce la cosa più curiosa negli umori sociali quando hanno disposto le risposte ricevute per gruppi di età generazionali. In tutto al FOM li suddividono in nove generazioni convenzionali di cittadini a seconda del momento del loro ingresso nella vita adulta, cioè la fine della scuola: da quello staliniano (fino al 1953) a quello medvedeviano (2008-2010). C'era da aspettarsi che più attaccati a Lenin e Stalin fossero quelli, la cui maturazione fosse avvenuta negli anni di smascheramento di entrambe le guide durante la perestrojka. E al contrario, più vecchie sono le persone, più simpatie provano per gli idoli della loro gioventù.

Tuttavia il diavolo, come suole, si è nascosto nei dettagli. Per entrambe le personalità sovietiche si è trovato un gruppo di sostegno del tutto nuovo – i giovani russi, che non hanno ancora compiuto 20 anni. Tra loro si sono trovati più adoratori del genio di Ul'janov e Džugašvili che in media nel paese (43 e 34% rispettivamente). Tra l'altro i diplomati di ieri valutano l'operato di Lenin meglio dei rappresentanti della generazione di Suslov [4] (anni di fine scuola 1978–1985) e quasi come i rappresentanti della coorte di Brežnev (1970–1977). Ma per grado di atteggiamento positivo nei confronti di Stalin gli attuali 20enni hanno superato la generazione di Gagarin (1962–1969).

In altre parole, per caso o non del tutto, nella parte di società più giovane e, parrebbe, per definizione più libera dalle idee sovietiche si verifica un processo del tutto opposto al rumoreggiato piano per la liberazione del paese dall'eredità totalitaria proposto dal Consiglio presidenziale per i diritti umani. Anche se pure ad esso era stata incollata l'etichetta “destalinizzazione”, è evidente che si trattasse di un'idea molto più ampia, perché senza la rivoluzione del 1917 con a capo Lenin nella nostra storia non ci sarebbe stata neanche l'idea di uno Stalin. Ma il piano per ora resta sulla carta e in realtà succede tutta un'altra storia.

Come parziale consolazione per democratici e antistalinisti può servire solo il fatto che nonno Lenin per ora abbia ben più supporto dalla gioventù del suo baffuto successore. Anche se è evidente che qui il fatto sta solo nell'ignoranza, condizionata dalla qualità dei programmi scolastici.

Allo stesso tempo la tendenza registrata dai sociologi del FOM è stata confermata dai loro colleghi del Levada Center [5], che pure nell'aprile di quest'anno hanno interrogato i cittadini su Lenin.

– Negli ultimi quindici anni la figura della guida del proletariato mondiale è diventata meno importante, ma l'atteggiamento nei suoi confronti è diventato più positivo. Questo processo di ripensamento del ruolo di Lenin, evidentemente, continuerà, – ritiene il capo dell'ufficio stampa del Levada Center Oleg Savel'ev.

E porta le cifre corrispondenti: se tra i russi 25-40enni la quantità di valutazioni negative dell'operato di Lenin predomina sul numero di quelle positive (30 a 24%), tra i giovani fino a 25 anni si nota il rapporto opposto: 21% “pro” a 18% “contro”.

A dire il vero, lo stesso Levada Center nel dicembre dello scorso anno ottenne una cifra distruttiva del 51% di russi che valutano il ruolo di Stalin nella vita del paese come indubbiamente o piuttosto positivo. Di antistalinisti se ne raccolse allora in tutto il 30%. Come vediamo, dopo quasi sei mesi la misurazione del Fond obščestvennoe mnenie ha mostrato una differenza più clemente (32 contro 23%). Ma questo è lo stesso che la temperatura media di un ospedale, cioè nel paese intero senza tener conto delle differenze di età. Ma se se ne tiene conto, l'ultimo sondaggio del FOM appare molto più angosciante.

Georgij Il'ičëv

05.05.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/048/14.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Fondo opinione pubblica”, istituto demoscopico. Il corsivo è mio.

[2] Lenin chiamato per patronimico, secondo le usanze della Russia contadina.

[3] Stalin.

[4] Michail Andreevič Suslov, “eminenza grigia” dell'URSS di Brežnev.

[5] Centro di studi intitolato al sociologo russo Jurij Aleksandrovič Levada.

06 maggio 2011

05 maggio 2011

Medvedev invece della democrazia?

Medvedev è meglio del non-Medvedev




Il terzo anniversario dell'entrata in carica del capo di stato Dmitrij Medvedev ricapitola la sua presidenza, perché l'anno che rimane è sotto il segno delle elezioni. E in questo senso non è rappresentativo. Perciò ha senso valutare il risultato intermedio, precisando in anticipo che la “Novaja gazeta” non è stampa d'opposizione, ma libero. Perciò ci riserviamo il diritto a valutazioni positive non troppo alla moda dell'operato del presidente.

In tre anni Dmitrij Medvedev non ha potuto liberare se stesso dagli obblighi che prese davanti a Vladimir Putin quando era ancora successore. In questo sta l'insufficienza costruttiva della successione alla russa. Una cosa è quando tu sei Juan Carlos, che aspetti la morte fisica del Caudillo per trovarti ad essere politico con le mani libere. Qui è un'altra storia – Putin non se n'è andato da nessuna parte. Perciò del presidente Medvedev come di un politico già del tutto autonomo non si può parlare: il disgelo può essere solo molto incoerente, come l'attuale primavera moscovita.

L'epoca di Medvedev è stata oscurata dalla guerra georgiana, in cui la Russia si comportò come se fosse stata la metropoli e la Georgia una sua lontana provincia ribelle. Invece grazie a una piccola campagna vittoriosa il rating dei duumviri si è sollevato ad altezze davvero olimpiche. Ma come le attese legate a Medvedev si sono rivelate elevate, le delusioni si sono rivelate precoci.

Nel nostro naturale atteggiamento critico verso il potere non abbiamo neanche notato che sotto Medvedev è comparso ciò che non c'era e non poteva esserci sotto Putin – l'opinione pubblica.

E' chiaro che prima di tutto è merito della stessa opinione pubblica. Ma perché non restasse una cosa a se, perché la sua esistenza diventasse nota fuori dallo spazio della Rete, doveva comparirle un canale che portasse dal “virtuale” al “reale”. Ed ecco che tale ripetitore è divenuto il presidente. La valutazione pubblica delle leggi su Internet, il cogliere segnali dal basso su argomenti come, per esempio, l'“Ochta-centr” [1] e il bosco di Chimki [2] (anche se con diversi esiti), la formazione di un istituto di analisi sociale delle sentenza clamorose – tutte queste sono cose che rafforzano l'opinione pubblica. In mancanza di istituti funzionanti di democrazia rappresentativa e partitica l'appello al presidente attraverso il capo della burocrazia è diventato uno strumento democratico. E' bene che sia comparso. Ma il problema di Medvedev sta nel fatto che questo strumento non può essere l'unico, se intende essere efficace: il segnale, che proviene dalla società e viene reindirizzato alla burocrazia, si impantana. Questo è il comando manuale della democrazia in mancanza di meccanismi normali.

Nell'ambito dei successi, anche se pure in regime di comando manuale, c'è la costrizione alla rotazione delle élites regionali. I capi delle regioni non hanno potuto sentirsi al sicuro. E' finito il pluriennale governo feudale-stagnante dei “pesi massimi”, compreso il principale di loro – Jurij Lužkov [3]. In condizioni normali la rotazione si compie grazie al controllo sociale, alle elezioni, ai mandati limitati. Se non ci sono questi meccanismi, tocca agire al numero uno.

Infine Medvedev ha comunque riformattato in modo sostanziale la politica estera russa, su cui c'era il timbro del discorso di Monaco [4] di Putin. Sotto Medvedev la Russia è stata con la comunità mondiale più che contro di essa.

E, certo, per l'evoluzione personale delle idee di Medvedev è importante il fatto stesso di aver ammesso che la modernizzazione debba essere non solo e non tanto tecnologica. Cosa che gli ha permesso di conquistare le simpatie dei giovani-istruiti-urbanizzati. Dal loro punto di vista, Medvedev è meglio del non-Medvedev. Ma se sia giunto a far sì che votino compatti per lui, è una questione che richiede un test pratico.

Se, certamente, ci si arriverà.

Andrej Kolesnikov
osservatore della "Novaja gazeta"

[1] “Centro-Ochta”. L'Ochta è un piccolo fiume di San Pietroburgo presso cui dovrebbe sorgere un grattacielo di 396 metri di proprietà della Gazprom con tale nome, che deturperebbe per sempre il panorama cittadino.

[2] Cittadina nei pressi di Mosca, nel cui bosco (riserva naturale) dovrebbe passare la nuova autostrada Mosca-San Pietroburgo.

[3] Jurij Michajlovič Lužkov, rimosso dalla poltrona di sindaco di Mosca dopo 16 anni.

[4] Alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco del 2007 Putin usò toni quasi da guerra fredda.

01 maggio 2011

L'omicidio Markelov-Baburova e un verdetto strano (visti i precedenti)

La giuria ha ritenuto che Tichonov e Chasis non meritino sconti di pena

Apr. 29, 2011, 12.35

I rappresentanti delle vittime sono soddisfatti del verdetto dei giurati, che hanno riconosciuto colpevoli dell'omicidio dell'avvocato Stanislav Markelov e della giornalista Anastasija Baburova gli imputati Nikita Tichonov e Evgenija Chasis. Il centro per i diritti umani Memorial fa notare di essere d'accordo con il verdetto della giuria.

Ricordiamo che la giuria ha emesso la propria sentenza ieri, 28 aprile. La seduta, con una grande quantità di giornalisti presenti, è durata tutto il giorno, il verdetto della giuria è stato proclamato solo verso le 10 di sera.

Rispondendo alle 21 domande poste, la giuria ha riconosciuto gli imputati dell'omicidio Markelov e Baburova Tichonov e Chasis colpevoli secondo tutti i punti dell'accusa. Nel verdetto è anche indicato che né Tichonov, né Chasis meritano attenuanti, trasmette il corrispondente di "
Kavkazskij uzel".

Quanto alle accuse fondamentali i voti dei giurati si sono divisi in 7 contro 5 per il riconoscimento degli imputati colpevoli di duplice omicidio. Per quanto riguarda gli sconti di pena le opinioni dei giurati si sono divise in 8 contro 4. Tichonov è stato riconosciuto colpevole di traffico, detenzione e porto d'armi illegali (7 voti contro 5) e di falsificazione di documenti.

Gli imputati hanno ascoltato la lettura del verdetto di condanna tenendosi per mano. Chasis sorrideva, Tichonov guardava dritto avanti a se.

Il giudice ha ringraziato i giurati e li ha ammoniti ancora una volta sul segreto della camera di consiglio, secondo cui per legge i giurati non hanno diritto di raccontare a chicchessia cos'è accaduto durante la loro valutazione del giudizio finale.

Le pene detentive dei condannati saranno annunciate in un'udienza supplementare il 5 maggio.

La madre della vittima Anastasija Baburova Larisa Baburova ha dichiarato al corrispondente di "
Kavkazskij uzel" di essere soddisfatta della sentenza del tribunale e lieta che in questo caso i colpevoli siano puniti.

“Siamo riconoscenti alla Russia, ai russi e al presidente Medvedev, che ha messo il caso sotto il proprio controllo. Forse a causa di questo caso in Russia ci saranno più sentenze giuste e meno neonazismo. Prima non sapevamo che in Russia ci sono i fascisti. Dopo la morte della mia unica figlia siamo venuti a conoscenza di questa questione e siamo rimasti inorriditi di quanti raggruppamenti neonazisti ci siano in Russia. Ce ne sono alcuni legali, in cui operano gruppi radicali illegali, che uccidono persone”, – ha raccontato Larisa Baburova.

“Speriamo che la morte di Nastja e questo processo con tale giusta sentenza serva perché in Russia ci siano meno casi del genere”, – ha notato l'interlocutrice.

Anche l'avvocato delle vittime Vladimir
Žerebënkov ha definito giusto il verdetto della giuria. “L'istituto della giuria in tal modo ha dimostrato ancora una volta la propria vitalità in Russia: nel caso in cui le indagini siano condotte ad alto livello, non ci si può lamentare dell'“incompetenza” della giuria. Sono soddisfatto di questo verdetto”, – ha dichiarato Vladimir Žerebënkov, conversando con la stampa.

La difesa di Tichonov e Chasis subito dopo il processo ha dichiarato l'intenzione di fare appello contro la sentenza.

Il centro per i diritti umani Memorial dichiara di essere d'accordo con il verdetto della giuria. “Sul banco degli imputati siedono i reali assassini e non quelli indicati arbitrariamente da qualcun… La nostra esperienza pluriennale ci permette di distinguere un caso di crimine su commissione fabbricato dai servizi segreti e dalle strutture armate da uno su cui gli stessi servizi e strutture con tutti i loro “nei” indagano coscienziosamente”, o – si dice nella dichiarazione dell'organizzazione per i diritti umani.

In essa si fa notare che lo scopo più importante degli omicidi tanto di immigrati, quanto di attivisti sociali come Markelov era il desiderio di seminare la paura nella società. “Si ha voglia di credere che il verdetto di oggi diventerà una lezione per tutti quelli che desiderano rappresentare gli interessi della “razza bianca””, o – sottolinea nella dichiarazione il centro per i diritti umani Memorial.

Come ha comunicato "Ka vkazkij uzel", Nikita Tichonov e Evgenija Chasis fanno parte di organizzazioni nazionaliste. Secondo gli inquirenti, Chasis e Tichonov uccisero l'avvocato Markelov perché questi rappresentava in tribunale antifascisti e persone che erano state vittime dei nazionalisti. La difesa afferma che Markelov, avendo rappresentato gli interessi delle vittime in molti processi per crimini in Cecenia, in particolare il caso del colonnello Budanov [1], potrebbe essere stato vittima di una vendetta da parte di persone condannate. Il 27 aprile gli imputati del caso dell'omicidio Markelov e Baburova sono intervenuti davanti ai giurati con un ultimo discorso, in cui hanno rifiutato di ammettere la propria colpevolezza.

Stanislav Markelov fu ucciso il 19 gennaio 2009, mentre tornava da una conferenza stampa al “Centro stampa indipendente” sulla Prečistenka [2] dedicata alla scarcerazione anticipata di Budanov. La studentessa della Facoltà di Giornalismo della MGU [3] e giornalista della “Novaja gazeta” Anastasija Baburova che lo accompagnava fu ferita e in seguito morì in ospedale. Secondo gli inquirenti fu una vittima casuale del crimine.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Il tribunale cittadino di Mosca non ha sciolto la giuria del caso dell'omicidio Markelov", "Al processo sul caso dell'omicidio Markelov e Baburova sono state mostrate videoregistrazioni su Budanov", "Al processo sul caso dell'omicidio Markelov un altro testimone ha confermato l'alibi dell'imputata".

Autore: Dmitrij Florin; fonte: corrispondente di “Kavkazskij uzel”


Note

[1] Jurij Dmitrievič Budanov, militare russo, condannato a nove anni di carcere (di cui solo otto scontati) per lo stupro e l'omicidio di una giovane cecena.

[2] Via del centro di Mosca.

[3] Moskovskij Gosudarstvennyj Universitet (Università Statale di Mosca).

28 aprile 2011

Tutte le Russie

In quale Russia vivete?




Come imparare a dividere lo spazio sociale con gli altri


Per ognuno, così risulta, è la propria. Per qualcuno è sovrana e una, per qualcuno è liberale e altra. Alcuni vivono in una dentro un giardino, la maggior parte in una oltre la MKAD [1] e chissà chi perfino in una d'oltremare. Per uno non c'è Russia senza Stalin, ma per un altro la Russia con Stalin è un GULAG. Personalmente vivo in una Russia particolare, avendo un passaporto blu [2] e una famiglia russa. Ho vissuto in questa Russia per due terzi della mia vita adulta, ma comunque per me non è diventata “mia”. Tjutčev [3], sono convinto, non aveva ragione quando scrisse che con la ragione non si può capire la Russia e che con il comune aršin [4] non la si può misurare con precisione: infatti qualcuno la misura in pollici e qualcuno la pesa in grammi.

Idealmente tali differenze di visione del mondo dovrebbero risolversi alle elezioni. Gli americani, diciamo, decisero nel 2008 se vivessero in quegli USA, in cui si può eleggere un afro-americano alla Casa Bianca o in quelli, in cui ciò è ancora impossibile o perfino inopportuno. Gli ucraini, pare, decidono regolarmente alle elezioni se vivano come prima na Ucraina o comunque già v [5] Ucraina. In Russia, tuttavia, tutti per qualche motivo ammettono che le elezioni, anche se hanno giocato un ruolo simile in precedenza, nel 2011 e nel 2012 non saranno uno strumento del genere. Più spesso di tutto si da la colpa al potere, alle leggi, alla loro mancata applicazione, ecc. e tutto ciò, probabilmente, è vero. Ma ci sono, pare, anche ragioni più profonde, che impediscono la soluzione di queste questioni perfino con la più perfetta legislazione. Intraprenderò in seguito proprio un tentativo di chiarire queste ragioni.

Intervenendo di recente alle “Lezioni per Chodorkovskij” [6], ho condiviso con il pubblico quattro fenomeni curiosi per un osservatore esterno. (Una loro piena esposizione si potrà trovare nel prossimo numero della rivista “Pro et Contra” [7].) Queste, in due parole, sono le seguenti.

In primo luogo, il russo non è passivo, ma aggressivamente immobile. La differenza è significativa, infatti l'immobilità, a differenza della passività, è una strategia meditata di sopravvivenza in un ambiente, in cui non ci sono strade tracciate per il successo, ma ogni passo (o spinta) da una parte può portare a perdite irreparabili.

In secondo luogo, il potere russo e il “suo” popolo vivono in stato di “divorzio alla sovietica”, continuando per mancanza di vie d'uscita a convivere nello stesso appartamento, ma, dopo lunghi anni di rapporti troppo intimi, si sforzano di non impedire l'uno all'altro di vivere. In questo, suppongo, consiste anche il contratto sociale post-sovietico: né l'élite, né le masse attentano seriamente alla comodità e alla(relativa) prosperità dell'altra parte.

In terzo luogo, vivere con l'ex coniuge è spiacevole. Ognuno cerca di vivere la propria vita, ma la porta d'ingresso, per esempio, è una sola. Così è anche in un paese, dove sia l'élite, sia il popolo (nella loro bella individualità) considerano gli spazi pubblici come propri, cercando di imporre all'altro (ma non a se stesso) le regole di un “comportamento sociale”, tese a massimizzare il proprio privato vantaggio rispetto al patrimonio pubblico. In altre parole, sia le sirene [8], sia i parcheggi casuali sui marciapiedi, sia le discariche nei boschi, sia la caccia con gli elicotteri [9], sia la piena irritazione reciproca.

In quarto luogo, c'è una via d'uscita. Russi di successo, intelligenti, mobili, ricchi di iniziativa (e particolarmente giovani), che desiderano vivere un'altra vita, ma disperano di costruire l'Europa in Russia e non sono pronti ad andarsene (di gente del genere non ce n'è così poca), se ne vanno in quella che chiamerei la “modernizzazione individuale”. Con l'aiuto di Internet, della globalizzazione della cultura e dell'economia e di biglietti aerei a prezzi accessibili questi costruiscono intorno a se un mondo, che non è sottomesso alla realtà russa e in questo mondo pure vivono. Dal paese hanno bisogno solo di un passaporto per l'estero, della mancanza di scomodi divieti (alla stessa Internet, per esempio) e di una relativa sicurezza.

Perlomeno così pareva. Finché non c'è stata la Manežka [10]. Finché l'Istituto per lo sviluppo contemporaneo, il Centro di elaborazioni strategiche [11] e perfino il club nazional-conservatore del partito “Russia Unita” non hanno cominciato a discutere dell'indispensabilità di rapide trasformazioni in senso democratico. Finché il potere non si è messo a parlare di vietare Skype e Gmail (evidentemente con lo scopo di garantire trasformazioni in senso democratico). Nelle condizioni del contratto sociale “putiniano”, per cui ognuno è libero di occuparsi dei propri affari personali, tutto questo non deve esserci. Questa è proprio una lotta e tutta l'attuale costruzione politica è fondata sulla sua assenza.

La lotta è lotta. Ma quale? In Russia sanno da tempo che, se c'è una lotta, è di classe. Altri tipi veri e propri non ci sono, tutto il resto è apparenza. Ma ci sono classi in Russia? Qualunque cosa dicano, una vera classe media in Russia non c'è. Ci sono persone con un medio benessere e neanche poche. Ma tra loro ci sono burocrati, piccoli imprenditori e plancton da ufficio di grandi compagnie straniere e russe (e spesso statali). Quali interessi comuni hanno queste persone? Gli uni si avvantaggiano del consolidamento della proprietà privata, gli altri ci rimettono, per i terzi fa lo stesso. Nell'élite è all'incirca lo stesso, solo con un altro livello di soddisfazione.

Se non succede niente secondo Marx, è perché Marx descriveva la situazione sotto il capitalismo, ma in Russia non c'è il capitalismo. Dov'è la libera concorrenza? Dov'è la difesa dalla monopolizzazione? Dove sono le regole del gioco istituzionalizzate? Dov'è, alla fin fine, l'efficienza come più alto valore? (Il più alto valore, certamente, è l'opportunità, peraltro non solo per il potere e per le élites, ma per tutta la società Ma in Russia una struttura come la Gazprom può avere perdite per considerazioni politiche e un moscovita si compra un fuoristrada da 40 mila dollari piuttosto che sacrificare 4 mila rubli [12] per riparare la strada per la dacia. Il “proprio” è sempre più caro, in senso proprio e traslato.)

Ma se le classi in Russia non si organizzano secondo un paradigma capitalista, ciò non significa che non ce ne siano. E' semplicemente un altro paradigma. Se nel capitalismo le classi sono costruite secondo il ruolo funzionale nella produzione, nella Russia contemporanea il fattore determinante è la natura dell'accesso alla prosperità o, in altre parole, il grado di inclusione.

Da questo punto di vista, a mio modo di vedere, in Russia esistono tre classi.

La prima sono i cittadini politicamente inclusi o la stessa élite politico-economica. Queste persone, appartenenti a quel raro, soddisfatto gruppo di persone, che stabilisce le regole del gioco e per la diretta prosperità delle quali queste regole sono approvate e applicate. Tra loro, indubbiamente, c'è concorrenza, ma domina l'interesse comune per la perdurante esistenza dell'attuale organizzazione, che con tale successo gli garantisce risorse, diritti, incarichi e libertà indispensabili.

La seconda sono i cittadini individualmente inclusi. Sono persone che hanno saputo trovare per se varie nicchie economiche nell'economia russa contemporanea e con questo prosperano grazie al sistema attuale, ma non certo al livello del primo gruppo. Questa “inclusione” parziale gli da le indispensabili risorse finanziarie e di altro tipo per quella modernizzazione individuale di cui scrivevo sopra. Peraltro l'inclusione nell'ambiente di sistema russo è profondamente strumentale e chiamata a garantire l'accesso ad ambienti più confortevoli, non di sistema e spesso non russi di vita fisica e virtuale.

E finalmente la terza classe sono i cittadini non inclusi. Questi essenzialmente non partecipano alla nuova, “prospera” Russia, vedendo sia l'Europa, sia il “glamour” moscovita solo in televisione o attraverso spesse vetrine. Questi, più di altri, sono legati al paese, non avendo né risorse, né prospettive di uscita fisica o virtuale dai suoi confini, ma al contempo ottengono meno di altri vantaggi da esso.

I rapporti tra queste classi sono conflittuali. La prosperità della classe politicamente inclusa dipende direttamente dalla sua separazione dalle altre. Il sistema non le può garantire abbastanza risorse, se in concomitanza deve servire anche le larghe masse. Perciò la struttura politica dev'essere chiusa, ma neanche essa sola; questa nuova nomenklatura, come pure la precedente, vive, mangia, lavora e riposa là, dove gli altri russi non sono e fa come se gli altri russi non fossero neanche per le strade per cui vanno.

I russi individualmente inclusi vedono la prosperità dei politicamente inclusi, ma non sperano di entrare nel loro numero e li disprezzano perfino. Allo stesso tempo, dopo aver costruito intorno a se i propri mondi individualità e aspirando a difenderli dall'incertezza che è anche la pietra angolare della vita russa, si separano essi stessi da tutti gli altri. I conti all'estero li difendono dagli assalti dall'alto, le porte d'acciaio da quelli dal basso. Per il comfort psicologico e di altro tipo si sforzano di non notare i cittadini non inclusi, che, certamente, pure disprezzano. E sfuggono perfino i “loro”, preferendo la creazione di comunità virtuali su Internet alla partecipazione alla soluzione collettiva di concreti compiti sociali.

E la classe non inclusa, disperando di cominciare chissà quando a prosperare, non di meno imita il comportamento delle “classi più alte”, che non può semplicemente non vedere. Non partecipano peggio degli altri alla privatizzazione del patrimonio pubblico. Peraltro rifiutano di partecipare alla vita politica del paese a cui appartengono, ma che non gli appartiene. Il disprezzo per le “classi più alte” indubbiamente c'è, ma c'è anche il disprezzo per se stessi e la quasi piena certezza del fatto che il popolo ha il potere che merita.

La presenza di queste classi non sarebbe una gran disgrazia, se non fosse per una circostanza. Fino a non molto tempo fa ognuno di questi gruppi viveva nella piena certezza di avere la propria Russia, autonoma e non contigua alle Russie in cui vivono gli altri. Ognuno, come per linee geometricamente parallele, poteva andare lontano quanto voleva senza paura di scontrarsi con gli altri.

Poi le linee si sono inaspettatamente incrociate. Queste linee si sono incrociate nel bosco di Chimki [13] e nella zona del programmato “Ochta-centr” [14] a Pietroburgo, dove le ambizioni della gente grande si sono scontrate con gli interessi di quella piccola. Si sono incrociate nei boschi e nelle torbiere in fiamme, dove il senso di difesa da parte di uno stato forte si è rivelato una cortina di fumo. Si sono incrociate, infine, in piazza del Maneggio, quando il potere è ammutolito e per un minuto è sembrato che fosse scomparso del tutto.

La cosa più terribile, tanto nei boschi, quanto nella Manežka non è stata l'incapacità del potere e neanche la presenza di una minaccia per la vita delle persone, ma la mancanza di informazioni credibili. In mancanza di una campana di bordo la paura si moltiplica. Gli incendi avanzano o arretrano? Scendere nel metrò è sicuro o no? Chi ascoltare? A chi credere? Dove fuggire?

Lo spazio pubblico – le piazze in cui camminiamo, i mezzi di trasporto con cui andiamo, perfino l'aria che respiriamo – si è rivelato tanto atomizzato, tanto rubacchiato da varie tasche che la gente ha smesso di sentire questo spazio come cosa comune. E' diventato altrui, ignoto, minaccioso.

E qui è diventato chiaro che non possiamo vivere tutti nelle nostre diverse Russie, anche se abbiamo un passaporto blu e il diritto di volare, abbiamo una sola Russia. Ecco da dove, così risulta, comincia la Patria [15] – dalla percezione di aver bisogno di dividere uno spazio con persone che non conosciamo e non vogliamo conoscere, con cui non siamo d'accordo e che non desideriamo frequentare, ma che così come noi cercano di diffondere le proprie regole, i propri principi, i propri meccanismi di difesa in quegli spazi, che fino a poco tempo fa consideravano di nostra proprietà.

La politica è l'arte di trovare una lingua comune con quelli con cui non avete niente in comune tranne lo spazio pubblico. Proprio per questo esistono sia i partiti, sia le elezioni, sia i mezzi di informazione di massa, sia le organizzazioni civili, sia i “parlamenti per le discussioni”. Esistono per cominciare a dividere ciò che vogliamo per noi, ma di cui non possiamo appropriarci fino alla fine. Per questo in democrazia si impara a riconciliarsi con le sconfitte – perché sappiamo che non sono totali. E a non rallegrarsi troppo per le vittorie, capendo che non sono definitive. Ecco comunque perché la democrazia è necessaria alla Russia – perché non sia terribile scendere nel metrò. Perché il metrò, come il paese, è uno solo per tutti.

Sam Greene,
articolo speciale per la “Novaja gazeta”
politologo e giornalista americano,
vice-direttore del centro Carnegie di Mosca.

26.04.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/045/12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Moskovskaja Avtomobil'naja Kol'cevaja Doroga (Autostrada Circolare di Mosca), sorta di Raccordo Anulare moscovita.

[2] Passaporto per chi viaggia in veste ufficiale.

[3] Fëdor Ivanovič Tjutčev, poeta russo del XIX secolo.

[4] Antica unità di misura russa, pari a 71 centimetri e di uso equivalente al metro.

[5] Na e v stanno per “in”. Con na si intende “in uno spazio ristretto” o “sottoposto” (alla Russia, qui).

[6] Incontri culturali dell'opposizione russa legati al caso Chodorkovskij, ma inerenti a vari temi.

[7] Rivista della sezione russa del “Carnegie Endowment for International Peace” (Fondo Carnegie per la Pace Internazionale).

[8] Quelle con cui si fanno largo le “auto blu” russe.

[9] Praticata dalla “casta” russa perfino nelle riserve naturali.

[10] Nome colloquiale della Manežnaja ploščad' (Piazza del Maneggio, nei pressi della Piazza Rossa, teatro nel dicembre scorso di scontri tra nazionalisti e caucasici). Il corsivo è mio.

[11] Centri di studi statali.

[12] Circa 100 euro.

[13] Riserva naturale presso la cittadina di Chimki, nei dintorni di Mosca, attraverso cui si progetta di far passare la nuova autostrada Mosca-San Pietroburgo.

[14] “Centro-Ochta” (l'Ochta è un piccolo fiume di San Pietroburgo), grattacielo della Gazprom da 396 metri destinato a deturpare orribilmente la “capitale del Nord”.

[15] Allusione alla canzone patriottica sovietica degli anni '60 S čego načinaetsja Rodina? (Da dove comincia la Patria?).

25 aprile 2011

Ora e sempre

Qualche anno fa ve l'ho fatta leggere, adesso ve la faccio ascoltare:

22 aprile 2011

Putin in un'Amen: come si cambia per non morire?

Un futuro politico per Vladimir Putin: cambiare o morire?




To run or not to run - the question! [1]

In attesa del 2012 al primo ministro russo Vladimir Putin tocca guardare in faccia il vero stato delle cose:
l'arroventarsi degli umori sociali negativi non ha ancora raggiunto il limite che porta allo strappo sociale, ma cresce sensibilmente nel corso degli ultimi due mesi;

La netta crescita degli umori di protesta in Russia è stata registrata dai sociologi della fondazione “Obščestvennoe mnenie” (FOM) [2]. Il numero di cittadini insoddisfatti, pronti a partecipare ad azioni di protesta, dalla fine di febbraio è salito del 9% – dal 40% al 49%.

E' aumentata, anche se non così notevolmente (del 3%), la quota di russi pronti ad andare a un'azione di protesta domenica prossima – secondo i dati il 23 gennaio di questi se ne contava il 21% e il 20 febbraio il 24%.

La sconvolgente crescita dei prezzi dei generi di prima necessità, dei servizi ŽKCh [3], del gas e dell'energia elettrica, delle spese per i trasporti e della benzina non può non riflettersi sul barometro degli umori popolari. E qui anche gli arabi incendiano il popolo con il loro esempio – sono insorti e in poche settimane hanno rovesciato capi che gli erano venuti a noia per molti decenni.

Fra l'altro, nascondendo la testa nella sabbia, i membri di “Russia Unita” non vogliono notare il tremito del tetto della caldaia della rabbia popolare. “Un tale scenario in Russia è impossibile, in quanto da noi ci sono pochi arabi per far questo”, – ha detto a “Gazeta.Ru” [4] il presidente del consiglio sociale presso il presidium del consiglio generale di “Russia Unita” Aleksej Česnakov. Forse sottintendeva: “invece ci sono più che abbastanza schiavi [5]!”

In Russia ci sono pochi arabi, ma molti schiavi?

Le cause principali dell'atteggiamento negativo delle masse non si prestano a una “cura” con l'aiuto del “comando manuale”. Le cifre ufficiali dell'inflazione (6%) non corrispondono alla crescita rapidissima dei prezzi del paniere del consumatore. Secondo i dati dei sondaggi del FOM, il 56% della popolazione intervistata ritiene di vivere male. La quantità di popolazione con un reddito medio pro capite inferiore al minimo vitale stabilita in tutta la Russia è di 18,9 milioni di persone e la sua quota sulla quantità totale della popolazione è del 13,5 per cento.

Ma forse in futuro i russi potranno vivere bene? C'è qualche speranza per questo?

40 miliardi di dollari sono sfuggiti dal paese da settembre dell'anno. Nonostante il caro petrolio, il capitale continua a uscire dalla Russia: a gennaio le perdite assommavano a 13 miliardi di $, ha comunicato il primo vice-presidente della Banca Centrale Aleksej Uljukaev (“Vedomosti” [6], 5 marzo 2011) Quale economia al mondo può reggere uno scolapasta finanziario del genere?

Allo stesso tempo per mantenere le repubbliche del Caucaso del Nord quest'anno saranno indirizzati 400 miliardi di rubli [7], nei 10 anni precedenti sono stati spesi 800 miliardi di rubli [8]. Cos'hanno cambiato questi versamenti nell'economia delle repubbliche? Radicalmente – niente. Il business è fiacco, il terrorismo cresce. Peraltro i soldi si indirizzano non a scopi strategici di sviluppo costruiti nelle stesse repubbliche, ma a progetti proposti da Mosca e attraverso compagnie create da Mosca. Allo stesso tempo il Capo [9] della Cecenia Ramzan Kadyrov dichiara la sua prontezza a rinunciare del tutto ai soldi federali, se la Cecenia otterrà la possibilità di disporre autonomamente del proprio petrolio.

Quest'anno nel bilancio federale per le spese del ministero degli Interni russo sono previsti 309,4 miliardi di rubli [10]. Peraltro, per fare un paragone, per lo sviluppo della scienza e della tecnologia negli anni 2012-2013 è previsto di stanziare 178 miliardi di rubli [11]. Il budget dell'Accademia Russa delle Scienze assomma a 62 miliardi di rubli [12] nel 2011, cioè la scienza accademica resta come prima a razioni da fame. E' sufficiente dire che per tutta l'Accademia Russa delle Scienze il governo stanzia tanti soldi quanti ne ha in un anno un'università media americana. Anche se in precedenza nella Strategia di sviluppo della scienza e delle innovazioni fino al 2015 è scritto che tutta la scienza russa riceverà il 2,5 per cento del PIL. Se si parte dal calcolo di una crescita del PIL del 4% l'anno, nel 2015 per la scienza e l'innovazione dovranno essere stanziati 1000 miliardi di rubli [13]. Tuttavia oggi le priorità del governo sono evidenti – prima di tutto bisogna garantirsi dalla rabbia popolare e lo slancio innovativo è per gli slogan...

La tolleranza che scompare come minaccia all'unità nazionale

La tolleranza che scompare nella multietnica popolazione della Russia non può essere trattenuta con le promesse di punire i colpevoli di atti criminali contro i rappresentanti di singole etnie, la crescente ondata di migrazione all'interno del paese e da ex repubbliche sovietiche amplia in modo significativo la base sociale della xenofobia. La generazione di giovani russi che sta crescendo, priva di qualsiasi lezione scolastica di tolleranza, da il cambio agli attuali 30enni, che ancora conservano nella memoria le lezioni di educazione della scuola sovietica nello spirito di amicizia tra i popoli ed è il confine che divide l'epoca dell'amicizia tra i popoli e il tempo della xenofobia senza limiti che sta venendo. La crescita delle minacce del nazionalismo non è solo la quotidiana paura della violenza che negli ultimi anni si è saldamente insediata nella coscienza della popolazione non russa della Russia (nel 2010 questa paura è divenuta già semplicemente parte della vita quotidiana – come una passeggiata su un campo minato durante la guerra). E' anche la paura quotidiana degli abitanti delle grandi città dopo l'ennesimo grave atto terroristico, come un serpente freddo questa paura comincia a strisciare nell'anima all'ingresso del metrò, dell'aeroporto, della stazione, del centro commerciale, del teatro, dello stadio (ma dove non sono saltati in aria i russi negli ultimi anni?). Ma la cosa più pericolosa che porta in se la soffocante ondata di nazionalismo è la reale minaccia di sfacelo del paese. Se prima Mosca per tutti i russi era il simbolo della capitale di un paese multinazionale, oggi è Domodedovo e la piazza del Maneggio [14].

Il nodo del Caucaso non è un nodo gordiano

Eliminando 100 mila persone tra la popolazione civile della Cecenia (benedicendo la sovranità, come El'cin e “facendole secche nei cessi”, come promise all'inizio del suo primo mandato presidenziale V.V. Putin), la Russia si è scontrata subito con la crescita della tensione in alcune repubbliche del Caucaso del Nord. La tensione è più percettibile nel Daghestan multinazionale, c'è inquietudine in Karačaj-Circassia, Cabardino-Balcaria e Inguscezia. Gli investimenti multimiliardari nell'economia di queste repubbliche non danno l'effetto atteso. Perché? Come ammette il direttore del giornale daghestano “Černovik[15] Nadira Isaeva in un'intervista alla stazione radio “Ėcho Moskvy” [16]: “Qui la questione non è nella quantità di soldi, la questione è se c'è un terreno preparato per questi investimenti e, in generale, cosa si intende per investimenti. Penso che la questione vada posta non nell'ambito dei sussidi, ma nell'ambito di meccanismi organizzativi che permettono al business di formarsi”. Ma tocca ammettere anche un'altra cosa – la causa principale della continua tensione nel Caucaso del Nord non è la disoccupazione e la povertà, come ritiene V.V. Putin, ma la crescita della xenofobia da entrambe le parti – i russi e i popoli del Caucaso. Le voci di alcune migliaia di giovani russi, che in piazza del Maneggio scandivano “La Russia per i russi”, non sono state sentite solo dai moscoviti. E questo fuoco ardente non si spegne con i soldi.

La Russia al momento presente si è scontrata con una reazione a catena di processi sociali: la netta crescita della popolazione musulmana come risultato dell'immigrazione genera il crescere della xenofobia dei russi. A loro volta l'islamofobia e l'inimicizia per i fuoriusciti del Caucaso attizzano i focolai del radicalismo islamico, gli atti terroristici sono terreno fertile per lo sviluppo dei movimenti nazionalisti per tutta la Russia. La via d'uscita qui può essere solo una – il rifiuto dei mezzi ingiustificati di pacificazione del Caucaso, ma peraltro la formazione di una nuova politica nazionale della Russia che tenga conto della realtà della multiconfessionalità e della crescita della popolazione musulmana in Russia (“un russo su quattro nel 2025 sarà musulmano” – Šamil' Sultanov, “La colonna islamica della Russia”, “Soldaty Rossii” [17], 2009, n. 11-12).

Questa Russia vede e sente V.V. Putin, riflettendo sul proprio futuro e sul futuro del paese. E se nel 2004 questi, sostituendo il malato El'cin, seppe far rinascere le speranze dei russi per il futuro, oggi il credito della fiducia non è ancora esaurito, ma è stato molto sperperato.
I politologi occidentali pronosticano due scenari di possibile uscita di Vladimir Putin dalla Grande Politica

1. Questi torna sulla poltrona di Presidente e allora la Russia si isola sempre più dalla comunità mondiale, il popolo inizia una rivolta, al Presidente tocca fuggire dal paese, salvando la vita. Conoscendo ottimamente le possibilità e gli appetiti dei propri ex colleghi, Vladimir Putin difficilmente può sognare una tranquilla vecchiaia in una villa da qualche parte in Italia. L'esempio della sorte dei leader abbattuti del Medio Oriente, ahimè, non può essere di ispirazione.

2. V.V. Putin non va alle elezioni, esce dalle “galere” della politica, in cui per 12 anni si è affaticato come uno schiavo, e si gode la vita in calma e pace, tanto più che i soldi li ha. Per molti primi ministri un tale futuro è del tutto reale e accessibile, ma per Vladimir Putin questo può essere solo un sogno irrealizzabile. Questi si trova in un nodo troppo stretto di legami, interessi e centri di forza contraddittori.

L'uno e l'altro scenario significano l'uscita di V.V. Putin come giocatore della grande politica. E nessuno dei reali “partiti della forza” – né il “partito del sangue” (gli uomini delle strutture armate), né il “partito dei quattrini” (gli oligarchi di estrazione putiniana e in parte el'ciniana) – considera possibili questi scenari. Nella tela di ragno dei rapporti reciproci divenuti di tipo criminale, senza una mano dura inizierebbe inevitabilmente una “cavallina” mortale.
Con tutto il dovuto rispetto per la profondità dell'analisi della situazione della Russia contemporanea da parte di noti cremlinologi, siamo convinti della possibilità di una terza variante.

Se in anni di “comando manuale” della Russia Vladimir Putin ha imparato non solo a parlare alle masse popolari di cose scottanti, ma anche ad ascoltare la voce del popolo e a farsi pure guidare dal buon senso, questa variante è possibile.

Questa significa:

- L'ammissione da parte di V.V. Putin dell'indispensabilità di riforme politiche radicali, l'essenza delle quali è la liberazione del paese, del suo potenziale ancora vivo dall'oppressione della verticale del potere. Nessuno dubita che questa verticale sia arrugginita senza speranza per le dimensioni mai viste della corruzione a tutti i livelli, per la perdita di legittimità delle strutture di potere per clamorosi scandali senza precedenti, che mostrano l'intreccio delle strutture di potere con la criminalità, per l'assenza di un sistema giudiziario giusto, per la piena sottomissione dei mezzi di informazione di massa allo stato (il 97% dei mezzi di informazione di massa russi sono controllati dallo stato). La rianimazione della società civile è l'unica possibile variante capace di vivere nella situazione che si è creata.

– Come giustamente notò Zbigniew Brzezinski, in Russia non amano i deboli. Vladimir Putin ha la chance di mantenere la reputazione di “maschio alfa” perfino in caso di smantellamento della verticale costruita. Il processo di smantellamento potrebbe proprio divenire non solo il disgelo lungamente atteso nella società russa, ma anche l'inizio di decisioni innovative nella politica russa e se si parla sul serio del boom innovativo in Russia, le innovazioni sono indispensabili prima di tutto negli istituti di potere.

3. Se oggi il clima del business in Russia ricorda un deserto, l'inizio delle riforme liberali diverrà la pioggia benefica che fertilizza la terra russa con l'energia liberata di chi davvero ha sete di mutamenti. I giovani intellettuali, i rappresentanti del business piccolo e medio, che adesso vive in un'atmosfera di paura sconfinata, i futuri laureati, che cercano una chance per il futuro nel loro paese, gli scienziati, le cui scuole scientifiche sono esauste per l'ininterrotta fuga di cervelli, gli ingegneri, che non trovano applicazione per il pensiero creativo – tutti questi aspettano mutamenti. Vladimir Putin può cavalcare l'onda di questi mutamenti. A condizione che possa vincere se stesso e il mostro, da lui creato, della verticale del potere.

4. Gli avvenimenti del villaggio cosacco di Kuščëvskaja [18], della piazza del Maneggio, di Domodedovo, del tribunale di Chamovniki [19] e molte altre tragedie e sensazioni che colpiscono l'immaginazione hanno messo a nudo il quadro spiacevole del totale collasso del potere e il sordo mormorio delle masse che matura. La società russa ha bisogno di mutamenti in tutte le sfere chiave della vita sociale e politica. Né i prezzi del petrolio mai visti così alti, né gli appelli alla modernizzazione e alle innovazioni ripetuti come scongiuri possono dissipare la nebbia infittita dell'indeterminatezza del futuro. A V.V. Putin toccherà prendere le distanze dalla burocrazia, sporcatasi senza speranza in una corruzione di ampiezza mai vista, gettare i funzionari di “Russia Unita” ingrassati in condizioni di monopolio del potere da PCUS nella realtà di una lotta concorrenziale per la fiducia dei russi esasperati, quanto a se stesso rinunciare a pretendere il ruolo di uomo più ricco d'Europa, separandosi dai più lussuosi oggetti di proprietà. Gli toccherà fare un passo incredibilmente difficile – spremere via da se fino all'ultima goccia il disgusto per la libertà, credere nel proprio popolo, nel fatto che solo in condizioni di libertà il popolo è capace di trasformare la Russia in un paese in cui si ha voglia di vivere.

La terza variante per Vladimir Putin è del tutto reale e forse solo questa è l'unica possibile per lui, se valuta realisticamente la situazione che si è creata e le su prospettive nella grande politica.

Permettendo a Dmitrij Medvedev di andare alle elezioni presidenziali, V.V. Putin può mantenere per se la poltrona di premier. Ma peraltro per il tandem è indispensabile decidersi a compiere riforme radicali:

– liberare i mezzi di informazione di massa dall'oppressione del controllo statale, peraltro conferendogli la responsabilità sociale di creare un'atmosfera di concordia civile nella società;
– restituire le elezioni al popolo: ristabilire l'eleggibilità dei governatori e far rinascere elezioni essenzialmente democratiche;
– far rinascere tribunali giusti e indipendenti;
o – dichiarare la corruzione una minaccia alla sicurezza nazionale del paese e incitare la Duma di Stato (eletta su base democratica) a elaborare leggi che riflettano la vera misura della gravità dei reati della burocrazia;
– rinunciare per sempre al modello economico pre-crisi e chiamare il potenziale intellettuale al lavoro creativo per la vittoria di un nuovo modello.
– trovare finalmente un idea nazionale che dia speranza e unisca la famiglia dei popoli russi, che si trovano adesso nella penosa atmosfera di una crisi opprimente e di un futuro nebuloso. Non saranno necessari nazionalisti radicali, che oggi hanno il ruolo di valvola per la fuoriuscita del vapore, la gioventù, visti gli orizzonti del futuro, saprà liberarsi da sola dei gruppi fascisti, vergognosi per la Russia, che ha perso oltre 20 milioni di propri cittadini nella guerra contro il fascismo.

L'adrenalina della giovane Russia

I giovani intellettuali della Russia – uno dei futuri supporti della modernizzazione del paese – oggi hanno davanti a se una questione difficile: trovare un punto d'appoggio nell'instabile e incerto ambiente del business del proprio paese o lasciare il pese in cerca di una sorte migliore. Lo stato è responsabile del loro destino e un leader nazionale che sappia dargli speranza nella richiesta per il capitale intellettuale e l'energia dei giovani cuori potrà appoggiarsi al sostegno della gioventù nei propri sforzi per la modernizzazione del paese.

Un investimento a lungo termine nello sviluppo delle università e un'idea nazionale che ispiri entusiasmo – questa è la chance per un cambiamento qualitativo della società russa. Il popolo è stanco di vivere sopravvivendo. Vuole vivere raggiungendo e vincendo Se Vladimir Putin saprà muovere le élite per creare un ambiente nazionale che aiuti lo sviluppo delle innovazioni e di un'economia russa concorrenziale, il popolo preferirà tendere a uscire dalla crisi con un lavoro creativo e non con la rivolta. Il popolo non vuole la rivolta, ma il tetto della caldaia già trema...

Rovesciando la piramide del potere, ascoltando la voce del popolo, cambiando gli istituti di governo, Putin può riavere il rispetto e la fiducia del popolo della Russia e acquisire l'alloro dell'eroe nazionale. Per questo non ha bisogno né di corse sulle Harley Davidson, né del timone di un caccia e neppure di mostrare un bel torso maschile. La storia gli da la chance unica di uscire dal vicolo cieco di decisioni imposte per un rapido avvitamento di riforme radicali.

Anna AMEN è una ricercatrice russa, dottoressa in scienze filosofiche, autrice di alcuni libri sui problemi della leadership in una società post-totalitaria. Ha insegnato nelle università russe. Al momento presente vive negli USA.

Anna AMEN, articolo speciale per la “Novaja gazeta”

18.04.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/041/36.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Correre o non correre – la domanda!” (in inglese nell'originale).

[2] “Opinione sociale”. FOM è l'abbreviazione della dicitura russa Fond “Obščestvennoe Mnenie” (Fondazione “Opinione Sociale”).

[3] Žilščno-Kommunal'noe Chozjajstvo (Gestione di Abitazioni e Servizi).

[4] Giornale russo on-line.

[5] Gioco di parole tra araby (arabi) e raby (schiavi).

[6] “Notizie”, giornale russo di informazioni.

[7] Oltre 9,9 miliardi di euro.

[8] Oltre 19,8 miliardi di euro.

[9] Il titolo di presidente è adesso riservato al solo presidente della Federazione Russa.

[10] Quasi 7,66 miliardi di euro.

[11] Oltre 4,4 miliardi di euro.

[12] Circa 1,53 miliardi di euro.

[13] Oltre 24,75 miliardi di euro.

[14] Dell'attentato all'aeroporto di Domodedovo si sa, meno noti sono gli scontri tra nazionalisti e caucasici dello scorso dicembre nella centralissima piazza del Maneggio.

[15] “Brutta Copia”, giornale indipendente.

[16] “Eco di Mosca”, radio relativamente indipendente.

[17] “Soldati della Russia”, rivista militare.

[18] Villaggio della Russia meridionale, dove nello scorso novembre una banda criminale legata al mondo politico-economico locale ha ucciso 12 persone, tra cui dei bambini.

[19] Tribunale di un quartiere del centro di Mosca che ha condannato di nuovo Chodorkovskij sull'onda di pressioni politiche fortissime.