26 aprile 2012
23 aprile 2012
Haiku? (LVII)
Euro, minuti
o chilometri, i conti
non tornan mai
*****************************************
Siamo persone,
non nomi, ruoli e impegni
da mantenere
o chilometri, i conti
non tornan mai
*****************************************
Siamo persone,
non nomi, ruoli e impegni
da mantenere
22 aprile 2012
Il lato oscuro di Soči-2014: lavoratori schiavizzati e abitanti cacciati per costruire impianti olimpici
A Soči
gli analisti di "Human Rights Watch" hanno registrato
violazioni dei diritti umani nel corso della preparazione alle
Olimpiadi
21 aprile
2012,09.37
I rappresentanti di "Human Rights Watch"
hanno segnalato violazioni dei diritti umani dei lavoratori immigrati
che vengono commesse a Soči
nella preparazione alle Olimpiadi. Sono state segnalate anche
violazioni legate al sistema di espropri e di trasferimenti di
persone per la costruzione di impianti e infrastrutture olimpici,
casi di violazioni della libertà di parola e pressioni su
giornalisti e attivisti civici.
La situazione dei diritti umani a Soči legata alla preparazione ai Giochi Olimpici nel corso della settimana è stata analizzata dalla prima analista per l'Europa e l'Asia Centrale dell'organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani "Human Rights Watch" Jane Buchanan insieme alla collega di Mosca Julija Gorbunova.
Jane Buchanan ha raccontato al corrispondente di "Kavkazskij uzel" che questa sua visita a Soči non è la prima – visita la città già da tre anni, continuando a studiare la situazione dei diritti dei lavoratori immigrati e delle persone trasferite, della limitazione della libertà di parola e della pressione sugli attivisti civici.
"Il nostro lavoro è costituito da interviste
alle vittime e sulla base di queste interviste scriviamo rapporti in
cui enunciamo la situazione e segnaliamo le violazioni. Sulla base di
questo governi, corporazioni e altri devono reagire" – dice
l'analista Jane Buchanan.
Con gli attivisti per i diritti umani si sono
incontrati i lavoratori immigrati che lavorano alla costruzione di
impianti olimpici. "Otto persone sono arrivate dal Tagikistan e
dall'Uzbekistan. Qui si sono trovati un lavoro e si sono scontrati
con situazioni molto complesse", – ha raccontato Jane
Buchanan.
Uno di loro ha raccontato che per tre mesi a lui e
alla sua brigata non hanno pagato lo stipendio, anche se fornivano
alloggio e cibo. Hanno dato solo 100-200 rubli [1]
per le sigarette e per telefonare. Di conseguenza ha lasciato questo
lavoro senza ricevere alcuno stipendio.
"Questi ha raccontato anche che il datore di
lavoro gli prese il passaporto per due mesi perché non potesse
andarsene da nessuna parte [2]
– questo è considerato lavoro forzato (schiavitù). Questa persona
si trova in una situazione senza uscita e questa è una violazione
molto seria", – ha dichiarato Buchanan.
Buchanan ritiene che la legislazione in Russia sia abbastanza sviluppata e che siano previsti diritti corrispondenti alle richieste internazionali, perciò il governo è obbligato a superare queste violazioni, cioè fare di tutto perché non si verifichino. Buchanan indirizza anche l'attenzione degli stessi lavoratori immigrati sull'indispensabilità di lottare per i propri diritti.
Buchanan ritiene che la legislazione in Russia sia abbastanza sviluppata e che siano previsti diritti corrispondenti alle richieste internazionali, perciò il governo è obbligato a superare queste violazioni, cioè fare di tutto perché non si verifichino. Buchanan indirizza anche l'attenzione degli stessi lavoratori immigrati sull'indispensabilità di lottare per i propri diritti.
"Vogliamo molto che gli stessi lavoratori, quando si scontrano con dei problemi, si rivolgano per avere aiuto alle organizzazioni sociali, alla procura o all'ispettorato del lavoro perché ci sia attenzione e queste violazioni siano indagate più spesso. E' molto importante il ruolo della società civile perché in presenza di tali violazioni gli attivisti agiscano e si rivolgano anche da qualche parte per avere informazioni su violazioni", – ha dichiarato Buchanan.
Oltre all'inosservanza dei diritti dei lavoratori immigrati gli analisti di "Human Rights Watch" hanno registrato violazioni legate al sistema di espropri e di trasferimenti di persone per la costruzione di impianti olimpici e infrastrutture, casi di violazione della libertà di parola, pressioni su giornalisti e attivisti civici.
"Le persone trasferite avrebbero dovuto ricevere
un normale risarcimento o un'abitazione corrispondente, ma non in
tutti i casi è stata ricevuto un risarcimento che corrisponde al
prezzo reale dell'immobile oppure le persone sono state trasferite in
abitazioni in condizioni sfavorevoli.
Giornalisti e direttori di
mezzi di comunicazione di massa hanno ricevuto minacce, il cui scopo
era cancellare gli articoli o cambiarli in modo tale che non fossero
di acuta critica. Si verificano casi in cui un giornalista vuole
capire la situazione da vari punti di vista, ma le alte personalità
non rispondono alle domande e non esprimono una posizione, perciò
per giornalista è difficile scrivere o parlare di questo tema come
richiede il giornalismo", – ha chiarito Jane Buchanan.
Durante questo viaggio le attiviste per i diritti
umani non si sono incontrate con i rappresentanti degli organi di
potere o delle compagnie che portano avanti la costruzione degli
impianti olimpici, ma hanno raccolto materiali per elaborare e
presentargli in seguito raccomandazioni per migliorare la situazione
nella Soči
olimpica.
Ricordiamo che in precedenza nel corso del monitoraggio di Human Rights Watch a Soči legato alla preparazione alle Olimpiadi invernali del 2014 furono evidenziati due problemi, la cui soluzione operativa potrebbe essere, secondo gli attivisti per i diritti umani, escludere serie violazioni: la mancanza di trasparenza negli espropri di immobili per costruire impianti olimpici e le condizioni in cui lavorano i costruttori.
"Human Rights Watch" ha dichiarato che i partecipanti al Congresso Olimpico devono elaborare un meccanismo continuo di valutazione della situazione dei diritti umani nel paese ospite prima, durante e dopo lo svolgimento dei Giochi Olimpici.
Come ha già comunicato "Kavkazskij uzel", contro il programma di preparazione di Soči alle Olimpiadi fin dall'inizio interviene una serie di organizzazioni ecologiste, sociali e politiche, facendo dichiarazioni su una catastrofe ecologica e sulle inevitabili liti tra il potere e la popolazione della città.
Nota della redazione: vedi anche le notizie "Gli abitanti di Soči dichiarano di rifiutare la formalizzazione da parte delle autorità degli appezzamenti di terreno che gli appartengono", "A Soči dopo una serie di picchetti è stato deciso di congelare la costruzione di un parcheggio sul territorio di un centro scolastico", "A Soči per macchinazioni con appezzamenti di terreno è stato condannato un gruppo di 13 persone".
Autore: Semën Simonov; fonte: corrispondente del "Kavkazskij uzel"
Note
[1]
Circa 2,5-5 euro.
[2]
In tutta la ex Unione Sovietica il passaporto è l'unico documento di
identità.
Etichette:
affari,
perplessità,
Russia,
traduzioni
21 aprile 2012
Una storia poco nota: le rivolte contro Stalin
La seconda guerra civile
Negli anni '30 migliaia di militari dell'Armata Rossa
si misero contro il potere sovietico. Uno di essi scrisse ai propri
compagni combattenti: "Dovrete presto andare a difendere… un
branco di criminali"
13.04.2012
Andrej
Zubov, conduttore
della rubrica, dottore in Scienze Storiche, professore dello MGIMO
[1],
redattore responsabile del volume in due tomi "Storia della
Russia. ХХ secolo":
– Siamo abituati a
considerare le repressioni di massa degli anni '30 una crudele,
quasi maniacale eliminazione di persone leali al potere sovietico.
In parte fu anche così, ma non di rado, ciò sia detto a onore dei
cittadini del nostro paese, successe anche altrimenti. Molti verso
l'inizio degli anni '30 conobbero sulla propria pelle il carattere
criminale e disumano del potere sovietico e iniziarono a lottare con
esso. In questa lotta l'Armata Rossa non fu del tutto un'arma
obbediente nelle mani di Stalin e dei suoi complici. Non pochi
soldati e comandanti, presa coscienza del dilemma – il popolo o il
regime dominante – furono pronti anche in quegli anni a mettersi
dalla parte del popolo.
Lo storico Kirill
Aleksandrov, che si è molto occupato dello studio degli archivi
dell'OGPU-NKVD [2]
racconta questo, facendo i nomi di molti militari – eroi della
vera Russia.
Negli anni della Rivoluzione e della Guerra Civile,
secondo il noto enunciato di Lenin, "La Russia fu conquistata
dai bolscevichi". Ma la resistenza ad essi non terminò con
l'evacuazione delle Armate Bianche e la repressione delle rivolte
contadine negli anni 1920-1921. La successiva ondata di resistenza
di massa al potere sovietico fu legata alla lotta armata dei
contadini contro il sistema dei kolchoz da loro odiato.
Secondo i dati degli organi dell'OGPU, nel 1930 in
URSS ebbero luogo 13.453 azioni di massa contadine (tra cui 176
insurrezionali) e 55 aperte rivolte armate. In totale ad esse
parteciparono quasi 2,5 milioni di persone. La maggior parte delle
azioni anti-kolchoz si verificarono in Ucraina (4098), nella regione
del Volga (1780), nel Caucaso del Nord (1467), nelle regioni
centrali e delle Terre Nere [3]
(1373) e di Mosca (676) e in Siberia (565). Per la trojka dell'OGPU
passarono nel 1930 179.620 persone, di cui 18.966 furono condannate
alla fucilazione dai cekisti [4].
I più popolari slogan e appelli degli insorti in vari luoghi
suonavano così:
"Abbasso la collettivizzazione, viva la stolypinščina [5]!" (Repubblica Socialista Sovietica [6] Ucraina);
"Abbasso il potere sovietico e i kolchoz" (RSS Ucraina, Territorio del Caucaso del Nord della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa [7]);
"Abbasso il comunismo leninista. Forza zar, proprietà individuali e antiche leggi" (RSS Ucraina);
"Il potere sovietico è un nemico, la religione un'amica" (Regione centrale e delle Terre Nere della RSFSR);
"Abbasso i tiranni comunisti. Viva la libertà di parola e il libero lavoro contadino" (Media regione del Volga);
"Cittadini, ponetevi come un sol uomo in difesa dell'Assemblea Costituente, unica espressione della vera volontà del popolo" (Regione di Mosca);
"Viva il capitalismo, lo zar e Dio, abbasso l'autocrazia del comunismo" (Regione centrale e delle Terre Nere della RSFSR);
"Contadini, prendete armi, bastoni, coltelli e forconi, ognuno ciò che ha, bruciate, assalite i comunisti, prendete il potere nelle vostre mani prima che sia tardi" (Siberia occidentale).
Gli insorti male armati non avevano comandanti
qualificati e soffrivano di acute carenze di munizioni. La
schiacciante superiorità tecnico-militare dell'avversario non gli
lasciò alcuna chance.
Ben maggiore inquietudine causò a Stalin la
situazione nell'Armata Rossa degli Operai e dei Contadini. Nelle
truppe c'era una sorda agitazione. Nel 1932 le Sezioni Speciali
dell'OGPU con l'aiuto di misure investigative registrarono nelle
truppe 313.762 casi di enunciazioni politiche negative e 5.054 di
enunciazioni sediziose e nel 1933 rispettivamente 346.711 e 4.148.
Di manifestazione di "umori antisovietici" i cekisti
accusarono 230.080 militari dell'Armata Rossa e della Marina, 48.706
sottufficiali e 55.777 rappresentanti degli ufficiali di medio
rango. Tenendo conto del fatto che il numero di membri delle liste
della RKKA [8] negli anni
1932-1933 oscillava tra 675 e 740 mila persone, erano cifre serie.
La voce del popolo
Sugli umori dei militari dell'Armata Rossa di quel
tempo testimoniano le delazioni delle sezioni speciali degli organi
dell'OGPU-NKVD e le prove materiali allegate alle denunce.
"In paese tutti rubano, tolgono diritti e deportano. Alle lezioni politiche la guida politica dichiara che all'estero i lavoratori sono sfruttati. Guardate quanti disoccupati vivono da noi e nessuno ha nulla da mettere sotto i denti. Se solo i paesi stranieri si sollevassero e là ammazzassimo tutti i comunisti come carogne, li infilzassimo con i forconi. <…> Ci spremono tutti i liquidi… Anche sotto Kolčak [9] si stava meglio" (militare non identificato della 21.a divisione dell'artiglieria dell'Armata Rossa, distretto militare Siberiano, primavera 1930).
Il 15 marzo 1932 nella scuola del 10° reggimento di artiglieria del distretto militare del Caucaso del Nord (SKVO [10]) a un membro del VKP (b) [11], l'allievo Jas'ko, fu trovato un messaggio: "Fratelli, c'è odore di polvere da sparo. Picchia i comunisti, tuoi nemici".
Il 23 aprile 1932 all'ingresso della stanza della cellula del partito del battaglione chimico separato dello SKVO fu trovato un foglio anonimo: "Compagno commissario, Lei dice che facciamo la promessa (del militare della RKKA – nota dell'autore) a operai e contadini che lotteremo fino alla fine per loro. Ma io prendo il coraggio di assicurarvi che verrà un tempo in cui non difenderemo i comunisti, carogne come voi. Non prenderemo in mano le armi, se voi conoscete la politica, noi conosciamo la nostra professione. Abbasso la guerra, abbasso il potere sovietico, abbasso i kolchoz – fai guerra all'URSS".
"Nel primo combattimento mettere una palla in fronte prima al comandante di battaglione e poi al resto degli ufficiali e passare dalla parte dei bianchi" (il militare della 4° compagnia del 65° reggimento Popov, SKVO, luglio 1932).
Il 12 agosto 1932 su un muro del magazzino di foraggio del 221° reggimento di artiglieria (SKVO) fu scoperta la scritta: "Compagno militare dell'Armata Rossa, ricorda che il tuo nemico sono i comunisti. Sono certo che in caso di guerra, che a breve tempo ci sarà, in primo luogo volgeremo le nostre armi contro i nostri nemici comunisti e komsomol'cy [12] e con grande successo elimineremo questo contagio".
Il 13 agosto 1932 nella divisione studentesca del 1° reggimento di artiglieria (distretto militare del Volga) furono trovati 4 esemplari di un foglio manoscritto: "Non ci permettono di pensare e parlare, ci tengono semi-affamati e al contempo affermano che anche questo è socialismo. Per noi studenti è tempo di guardare al di là del paravento chiamato socialismo. Esso copre un branco di rapinatori, assassini e truffatori".
"Il ringhio sibilante delle sirene, i pesanti sospiri delle fabbriche e il morto sciabordio delle masse d'acqua delle dighe dello Dneprostroj [13] e del Volchovstroj [14] è il gemito di decine di migliaia di proletari e contadini estenuati dal duro lavoro e dallo stomaco vuoto. Questo sangue di milioni di lavoratori si è mischiato al sudore freddo e adesso fa girare pesanti macine e potenti turbine" (dalla lettera aperta del 6 settembre 1932 alla cellula del partito del comandante di plotone dell'81.a divisione Ionov. Arrestato il 28 settembre).
Il 3 novembre 1932 nel 250° reggimento di artiglieria (Distretto militare di Mosca, MVO [15]) sul cancello della mensa ufficiali fu scoperto un foglio anonimo: "Compagni militari dell'Armata Rossa, forse per una grassa zuppa avete venduto il paese, i figli. Vi nutrono per mandarvi al macello. Dovrete presto andare a difendere… un branco di criminali, che hanno portato il paese al disonore, alla fame e alla miseria. Saccheggiano i vostri cari alla luce del sole. Salvate piuttosto il paese. Viva la libertà e la democrazia!"
"Non c'è bella vita da nessuna parte (…). La gente nei kolchoz fa la fame e dice: "F… vostra madre [16], comunque ci toccherà combattere con voi" (il militare dell'Armata Rossa Nikolaj Prokopov dello squadrone di cavalleria della 28.a divisione di artiglieria (SKVO). Arrestato il 17 febbraio 1933).
"Ovunque ci dicono che in Germania c'è la fame, che là i lavoratori fanno la fame, ma che si fa da noi? Non è in Germania la fame, ma da noi» (il capo del 2° settore della II direzione del quartier generale della RKKA, l'ex štabs-kapitan [17] Grigorij Vasil'ev, dicembre 1934. Arrestato).
"Se i contadini avessero che sarebbe stato di loro, indubbiamente non sarebbero andati con i bolscevichi, perché una parte dei contadini è stata esiliata, una parte è finita sotto il ghiaccio e gli altri sono stati cacciati nei kolchoz" (l'allievo della 1.a batteria della scuola di artiglieria di Kiev Širjaev alla lezione di storia del VKP (b) il 3 gennaio 1935. Arrestato insieme all'allievo Čabanov, che l'aveva appoggiato).
"Che eroe è stato Nikolaev, che ha ucciso Kirov [18]. Peccato che non abbiano ucciso Stalin, se si trovasse un eroe del genere" (il militare dell'Armata Rossa Aleksandr Smoljanec del 138° battaglione di artiglieria, distretto militare di Kiev, agosto 1936. Arrestato).
Il caso della "Primavera"
I documenti e i materiali della prima metà degli
anni '30 oggi accessibili ci permettono di dire che di certo non
sempre i "gruppi antisovietici" esistevano solo
nell'immaginazione dei cekisti. Con questi non solo si fabbricavano
i falsi delle indagini, ma si tenevano procedimenti che avevano un
risvolto del tutto reale. La guerra non dichiarata del potere contro
i contadini si rifletteva sullo stato dell'esercito nel modo più
deciso. E sarebbe stato strano se non fosse seguita una tale
reazione sociale.
Ancora alla fine degli anni '20 l'altissima
nomenclatura del VKP (b) temeva seriamente "azioni
controrivoluzionarie" con la partecipazione di militari. Negli
anni 1929-1930 dalle fila della RKKA furono cacciare 16.695 persone
appartenenti a "elementi di classe estranei". Secondo
l'ordine n. 251/119 dell'OGPU del 9 agosto 1930 "Sulla lotta
alla controrivoluzione e allo spionaggio nei reparti dell'Armata
Rossa" in meno di due anni i cekisti liquidarono tra le truppe
594 organizzazioni e gruppi controrivoluzionari e arrestarono 2603
loro membri, tra cui 106 rappresentanti degli ufficiali e del
comando.
Nell'agosto 1930 con la liquidazione del "Quartier
generale della riva sinistra [19]
delle truppe degli Insorti" nel distretto di Borzna [20]
del circondario di Konotop della RSS Ucraina cominciò il famoso
caso dell'organizzazione sotterranea nell'Armata Rossa (con centro
nel distretto militare ucraino). Più tardi questo clamoroso caso
ebbe il nome operativo "Primavera", secondo una delle
versioni per via della preparazione del rivolgimento, indicato dai
congiurati inizialmente per la primavera 1930, ma poi rinviato alla
primavera 1931. Principali attori della "Primavera" furono
ex generali e ufficiali dell'esercito imperiale, "specialisti
militari" capitati al servizio dell'Armata Rossa in varie
circostanze.
La quota di "specialisti militari" nei
quadri di comando della RKKA nella misura in cui il potere sovietico
cessò di aver bisogno degli ex ufficiali, diminuì costantemente:
75% nel 1918, 34% nel 1921, 12,5% nel 1931. In tutto per il caso
"Primavera" furono arrestate 3496 persone, per la
stragrande maggioranza "specialisti militari". Una delle
principali guide del complotto era ritenuto il principale capo
militare di Kiev, il cavaliere di san Giorgio ed ex generale di
divisione Vladimir von Olderogge. Questi fu fucilato nella notte
del 27 maggio 1931 a Charkiv con l'accusa di aver guidato
un'organizzazione sotterranea in Ucraina costituita da ex ufficiali.
Nel 1974 il tribunale militare del distretto militare di Kiev
riabilitò post-mortem Olderogge "per mancanza di indizi di
reato". Ciò dette un fondamento per dichiarare fabbricato
tutto il caso. Ma i suoi materiali lasciano ancora un sacco di
domande.
Nel 1930 nel 20° reggimento della 7.a divisione di
artiglieria, che era comandato Jakov Štrombach,
più tardi fucilato per il caso "Primavera", fu
denunciata una massiccia sparizione di armi. Sparirono 300 fucili, 2
mitragliatrici, decine di migliaia di cartucce e delle granate. Con
l'accusa di aver trasmesso armi al quartier generale dei contadini
insorti sulla riva sinistra furono arrestati il comandante del
reggimento e il suo attendente.
Resistenza singola
Molti gruppi sotterranei sorsero senz'alcun legame
con la "Primavera". Altri avversari di Stalin agirono da
soli. Nel febbraio 1930 nel distretto militare del Volga fu
arrestato l'attendente del comandante del 95° reggimento di
artiglieria Smirnov, risultato essere un colonnello dell'Esercito
dei Volontari [21]
nascostosi per 10 anni sotto un altro cognome. Nel corso della
perquisizione in casa di Smirnov i cekisti portarono via 4 casse di
cartucce. Con le armi attraverso la frontiera polacca cercò di
scappare il comandante di plotone del 192° reggimento della 64.a di
artiglieria Poptus.
A primavera il comandante di plotone della 45.a divisione di artiglieri Gluščenko cercò di unire intorno a se un gruppo di persone che professavano le sue stesse idee. A nome dell'"Unione per la liberazione" Gluščenko diffuse nel reggimento qualche foglio con questo contenuto: "Cittadini! Il terrore bolscevico si è rafforzato, il popolo sopporta sofferenze sotto la schiavitù bolscevica dei comunisti. I comunisti sono diventati essi stessi doppiogiochisti, trasformano i contadini in colonia. Alle armi contro il comunismo. Per la libertà e il lavoro, per la vita libera".
A luglio a Novgorod-Volynskij [17]
i cekisti scoprirono un'organizzazione cospirativa, a capo della
quale si trovava il comandante smobilitato di un reparto del 131°
reggimento di artiglieria e membro del VKP (b) Neščadimenko.
Nel gruppo di Neščadimenko
si trovavano circa 10 tra combattenti e comandanti, che si
erano posti come scopo la preparazione di una rivolta nel reggimento
e la presa delle armi. Furono arrestati tutti.
Nel maggio 1931 fu scoperta un'organizzazione
cospirativa nel 12° reggimento della 4.a divisione di artiglieria
(distretto militare Bielorusso), i cui membri preparavano una
rivolta e intendevano andare in Polonia con le armi. Il capo del
gruppo era il capo del quartier generale di un battaglione del 12°
reggimento Ivan Ljucko – riuscì a fuggire dal reparto verso la
frontiera e morì in una sparatoria con i cekisti.
Il 7 settembre 1934 gli agenti dell'UNKVD [23]
della regione di Mosca arrestarono un gruppo di militari della 23.a
brigata aerea con a capo l'attendente del comandante di plotone di
una compagnia Sučkov.
Da lui durante la perquisizione presero due "proclami
controrivoluzionari", compreso un piano per condurre propaganda
anti-stalinista nella propria compagnia.
Un fatto straordinario fu il disperato intervento
del capo del quartier generale della divisione di artiglieria del
campo cittadino di esercitazioni moscovita dell'Osoaviachim [24]
Artëm
Nachaev. All'alba del 5 agosto 1934 cercò di sollevare una
rivolta armata nelle caserme "Krasnoperekopsk" [25]
della Divisione Proletaria Moscovita di Artiglieria a Mosca. L'ex
membro del VKP (b) Nachaev condusse una divisione (200 combattenti)
nelle caserme del 2° reggimento, schierò i partecipanti alle
esercitazioni e si rivolse a loro con un fervido discorso, indicando
agli ascoltatori la piena perdita delle conquiste della rivoluzione
e anche la presa di impianti, fabbriche e terre da parte di un
mucchio di comunisti. Secondo Nachaev, lo stato staliniano aveva
schiavizzato operai e contadini e aveva distrutto la libertà di
parola. Terminò il proprio discorso con l'appello: "Abbasso la
vecchia dirigenza, viva la nuova rivoluzione, viva il nuovo
governo!"
Con un gruppo di combattenti che lo sostenevano il
valoroso comandante cercò di irrompere nel vano delle guardie per
armare la divisione con fucili da combattimento. Ma le guardie
aprirono il fuoco e dispersero gli assalitori. Nachaev fu preso e
fucilato a dicembre per decisione del Politbjuro.
Voli in sogno e in realtà [25]
Le fughe di aerei dall'Unione Sovietica si fecero
più frequenti. Così, per esempio, il 1 febbraio 1927 fuggì in
volo in Polonia l'ex sottufficiale Klim, comandante del 17° reparto
aereo. Più tardi cambiò cognome e si trasferì negli USA. Nel 1931
i cekisti arrestarono un aviatore-collaudatore, Trenin, che
intendeva fuggire in aereo in Polonia. Durante la perquisizione
dell'appartamento di Trenin scoprirono due "proclami
controrivoluzionari", che questi intendeva pubblicare
all'estero. In particolare Trenin scriveva: "Noi, aviatori
militari dell'Armata Rossa, non abbiamo sopportato l'accanito
sfruttamento, abbiamo spezzato le banditesche catene bolsceviche e
siamo giunti in volo sotto il vostro libero tetto". Durante
l'interrogatorio l'aviatore dichiarò: "L'esercito è il
baluardo di un mucchio di persone che ha preso il potere e coperto
dalle baionette fa violenza a una popolazione di 150 milioni di
persone".
Il 26 marzo 1933 passò in volo in Polonia dal
distretto di Smolensk [26]
l'aviatore del 57° reparto aereo Kučin.
Dietro di lui su un caccia fuggì in volo anche il suo tecnico
Strižov.
Nel 1934 passò in volo sul territorio della Lettonia dal distretto
militare di Leningrado Georgij Kravec e nel 1938 su un aereo U-2
passò sul territorio della Lituania il capo dell'aero-club di Luga
[27], il primo tenente
Vasilij Uniševskij,
morto nel 1944 nella Luftwaffe.
Malgrado il Grande Terrore
Il Grande Terrore degli anni 1937-1938 non indebolì
gli umori di protesta. Gli dette un nuovo impulso la dura guerra con
la Finlandia dell'inverno 1939-40. I documenti dei bollettini delle
procure distrettuali e delle delazioni delle Sezioni Speciali della
NKVD mostrano evidentemente che 20 anni dopo la conclusione formale
della Guerra Civile il potere non era riuscito ad ottenere neanche
una parvenza di "pace sociale":
"Durante la guerra i contadini non perdoneranno il potere sovietico degli anni 1932-1933 e in caso di guerra andrà contro il potere sovietico" (i militari dell'Armata Rossa del 17° plotone chimico separato Stepan Lobojko, Andrej Ivčenko, Stepan Gapčenko, KVO [28], estate 1937. Arrestati).
"Datemi le cartucce, sparo a tutti i comunisti e ai komsomol'cy" (il militare del 132° reggimento di artiglieria Ivan Baranov, KVO, agosto 1937. Arrestato).
"Il potere sovietico ha mandato il grano all'estero di proposito perché i contadini morissero di fame e andassero nei kolchoz" (il militare dell'Armata Rossa del reggimento del 6° corpo d'armata Ivan Tovkalin, KVO, agosto 1937).
"Il partito e il governo hanno cacciato a forza i contadini nei kolchoz, hanno rovinato i contadini. Nel 1933 per via della collettivizzazione moti contadini morirono di fame, i collettivi li portarono alla fame e alla morte. Il partito si è messo in un vicolo cieco e cerca un'uscita creando nemici e distruggendoli" (il militare dell'Armata Rossa del 71° reggimento della 24.a divisione di artiglieria Nikolaj Didimov, KVO, autunno 1937. Arrestato).
"La dittatura del proletariato è l'oppressione di tutti, tra cui i contadini" (la guida politica del 186° reggimento della 52.a divisione di artiglieria del Turkestan [29] Efim Kaplan, KVO, autunno 1937).
"E' giunto il tempo di fare i conti con i comunisti per i tre bambini perduti nel 1933" (il militare dell'Armata Rossa Ivanov, compagnia di trasporto del 146° reggimento della 44.a divisione di artiglieria, inverno 1939-40).
"Falce e martello – morte e fame" [30] (il militare dell'Armata Rossa Lavrenko, 204.a divisione anticarro della 163.a divisione di artiglieria, inverno 1939-40).
"Se i finlandesi ci prendessero prigionieri, ci si potrebbe arrendere e poi in prigionia volgere le baionette contro i nostri comandanti" (il militare dell'Armata Rossa Kozyrev, 3.a compagnia del 246° battaglione separato del genio del 47° corpo d'armata di artiglieria).
Nell'estate 1940 tra i materiali sullo stato morale e politico delle truppe del distretto militare speciale di Kiev, allora uno dei principali distretti occidentali dell'Unione Sovietica, giunse un comunicato speciale su un avvenimento eccezionale nella 7.a divisione di artiglieria di Černigov [31] della 12.a armata. Per ironia del destino – quella stessa divisione, in cui dieci anni prima avvenne la misteriosa scomparsa di 300 fucili e due mitragliatrici. A nome del comandante del 300° reggimento di artiglieria insieme ad altre lettere giunse un appunto anonimo scritto in brutta calligrafia. Un combattente ignoto scriveva: "Compagni combattenti! Capite bene che comandanti e commissari vi ingannano, vi maltrattano. Andate stracciati, affamati e gelati e non sapete perché andate a combattere contro la Romania. Prendete le armi contro i soviet e abbasso il potere dei soviet. Basta ingannare gli uomini combattenti, dategli libertà, date il pane ai contadini".
L'appunto fu scoperto dagli addetti politici il 22
giugno 1940.
Alla guerra più sanguinosa mancava esattamente un
anno.
Sull'autore
Kirill Michajlovič ALEKSANDROV, candidato in Scienze Storiche. Nato nel 1972 a Leningrado. Ha terminato gli studi nella facoltà di Scienze Sociali della RGPU [32] "A.I. Herzen" nel 1995. Dal 1992 si occupa continuamente di studi negli archivi di Russia, USA e RFG. Dal 2005 è primo collaboratore scientifico di "Storia della Russia", lavora alla facoltà di Lettere dell'Università Statale di San Pietroburgo. Dottorando dell'istituto di Storia dell'Accademia Russa delle Scienze di San Pietroburgo. Si occupa di storia militare, di storia dell'emigrazione militare russa e della protesta anti-stalinista degli anni 1927-1945. Autore dei libri "I soldati russi della Wehrmacht" (Мosca, 2005), "Il corpo ufficiali dell'armata del generale di brigata A.A. Vlasov [33] negli anni 1944-1945" (Мosca, 2009) e altri. Autore e redattore della raccolta "Sotto i tedeschi" (San Pietroburgo, 2011)."Novaja gazeta", http://www.novayagazeta.ru/society/52118.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1]
Moskovskij
Gosudarstvennyj Institut Meždunarodnych Otnošenij
(Istituto Statale per le Relazioni Internazionali di Mosca).
[2]
Ob''edinënnoe
Gosudarstvennoe Političeskoe Upravlenie
(Direttorato Politico Unitario dello Stato) e Narodnyj
Komissariat Vnutrennich Del (Commissariato
del Popolo per gli Affari Interni), due nomi della polizia politica
di Stalin.
[3]
Fertili praterie della Russia centro-meridionale.
[4]
Membri della ČK
(Črezvyčajnaja
Komissija po bor'be s kontrrevoljucej i sabotažem
– Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e
al sabotaggio), la prima polizia politica sovietica e per estensione
agenti segreti.
[5]
Sorta di "utopia conservatrice" del ministro degli Interni
zarista Pëtr Arkad'evič Stolypin, che voleva trasformare i
contadini in piccoli proprietari per concessione statale.
[6]
In seguito RSS.
[7]
In seguito RSFSR.
[8]
Raboče-Krest'janskaja
Krasnaja Armija (Armata
Rossa degli Operai e dei Contadini).
[9]
Aleksandr Vasil'evič Kolčak, comandante delle forze
anti-bolsceviche nella Guerra Civile.
[10]
Dalla dicitura russa Severo-Kavkazskij
Voennyj Okrug.
[11]
Vserossijskaja
Kommunističeskaja Partija (bol'ševikov),
"Partito Comunista Pan-russo (dei bolscevichi)".
[12]
Membri della KOMmunističeskij
SOjuz MOLodëži
(Unione della Gioventù Comunista). Il rilievo grafico è mio.
[13]
"Cantiere dello Dnepr", cantiere della diga sullo Dnepr
presso Zaporižž'ja, nell'Ucraina meridionale.
[14]
"Cantiere del Volchov", cantiere della diga sul fiume
Volchov, nella regione di San Pietroburgo.
[15]
Dalla dicitura russa Moskovskij Voennyj Okrug.
[16]
"Fotti tua madre" è la più classica imprecazione russa.
[17]
Grado pre-rivoluzionario tra tenente e capitano. Il corsivo è mio.
[18]
Pseudonimo del politico Sergej Mironovič Kostrikov, il cui omicidio
dette il via alle grandi purghe staliniane.
[19]
Presumibilmente dello Dnepr.
[20]
Città dell'Ucraina settentrionale.
[21]
Armata controrivoluzionaria della Guerra Civile.
[22]
Ora ufficialmente Novohrad-Volyns'kyj, città dell'Ucraina
nord-occidentale.
[23]
Upravlenie Narodnogo Komissariata Vnutrennich Del (Direzione
del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni).
[24]
Obščestvo SOdejstvija oborone, AVIAcionnomu i Chimičeskomu
stroitel'stvu (Società per la Promozione della Difesa,
dell'Aviazione e della Chimica), organizzazione paramilitare di
appoggio all'Aviazione sovietica.
[25]
Titolo di un film sovietico del 1982.
[26]
Città della Russia occidentale.
[27]
Città della Russia occidentale.
[28]
Kievskij Voennyj Okrug (Distretto Militare di Kiev).
[29]
Repubblica socialista sovietica dell'Asia Centrale.
[30]
In russo "falce" (serp) fa assonanza con "morte"
(smert') e "martello" (molot) con "fame"
(golod).
[31]
Oggi ufficialmente Černihiv, città dell'Ucraina settentrionale.
[32]
Rossijskij Gosudarstvennyj Pedagogičeskij Universitet
(Università Pedagogica Statale Russa).
[33]
Andrej Andreevič Vlasov, generale sovietico passato dalla parte dei
nazisti durante la II guerra mondiale.
Etichette:
Novaja Gazeta,
perplessità,
politica,
Russia,
traduzioni
15 aprile 2012
Tanto tempo fa...
Anno scolastico 1976-77. Classe I elementare. Io sono il primo seduto partendo da destra. Grazie a M.P. per l'invio di questa chicca
08 aprile 2012
Lo strano viaggio in Italia dei deputati regionali di Volgograd
Naval'nyj chiede di indagare sul viaggio in Italia dei funzionari della regione di Volgograd [1]
7 aprile 2012, 00.58
L'oppositore Aleksej Naval'nyj si è rivolto al Comitato Inquirente Russo e alla procura con la richiesta di chiarire le fonti di finanziamento del viaggio in Italia di un gruppo di deputati della Duma regionale di Volgograd, su cui ha riferito il giornalista russo Andrej Mal'gin, che al momento presente vive in Italia in Toscana.
Un gruppo di deputati della Duma regionale di Volgograd è volata in Italia per presentare il potenziale economico della regione e far conoscenza con i progetti innovativi italiani, dice rimandando alla Duma regionale la RIA "Novosti" [2].
In particolare è in programma la visita di imprese agricole specializzate nello sviluppo e nella conservazione delle colture di granaglie e ortaggi e nell'allevamento.
"Lo spionaggio ha fatto sapere che stasera a Venezia atterra un volo speciale da Volgograd, – ha scritto nel suo blog il giornalista Andrej Mal'gi. – Nel sito della Duma regionale di Volgograd si riferisce che questa delegazione di rappresentanza si muove allo scopo di stabilire contatti con i circoli di affari italiani".
Tuttavia in Europa in questi giorni è la festa di Pasqua [3] e sono giorni di ferie, lunedì compreso, fa notare Mal'gin, "cosicché i signori funzionari russi non avranno con chi incontrarsi, non li aspetterà proprio nessuno da nessuna parte".
I funzionari dell'amministrazione di Volgograd e i deputati della Duma regionale si sono diretti in Italia con un charter per festeggiare il compleanno del governatore Sergej Boženov e del presidente del governo della regione Konstantin Chramov, afferma Naval'nyj.
"Beh, ecco che il servo del popolo, il governatore Boženov, ha deciso di riposarsi dopo il successo dei brogli alle elezioni presidenziali. E' bello festeggiare il compleanno. In Italia. In compagnia di altre 46 persone. Deputati della Duma regionale e membri del governo della regione. Con le famiglie. Si capisce, non hanno volato da allocchi, ma bene: su un charter "Bombardier CRJ 200"", – scrive nel suo blog Aleksej Naval'nyj.
Ufficialmente tutto questo affare si chiama "visita in Italia di una delegazione di deputati del parlamento regionale", fa notare.
Allo stesso tempo alcuni deputati dichiarano di aver pagato il viaggio in Italia di tasca propria.
"A quanto so, secondo le nostre informazioni non è una trasferta, ai deputati sono state date delle ferie. Non sono andati a spese del budget pubblico. Ci hanno proposto di pagare per il viaggio, ci siamo rifiutati", – "Rosbalt" [4] cita il capogruppo del KPRF [5] Nikolaj Paršin.
Questi ha smentito l'ipotesi, secondo cui tra i partecipanti al volo in Italia ci sarebbe il presidente del governo regionale Konstantin Chramov, il cui compleanno ricorre il 6 aprile. Secondo Paršin, il primo ministro regionale si trova a Volgograd. Allo stesso tempo il parlamentare non ha escluso che i suoi conterranei l'8 aprile festeggino in Italia il compleanno del governatore.
Come riferì "Kavkazskij uzel", il 17 gennaio si dimise il governatore della regione di Volgograd Anatolij Brovko e lo stesso giorno fu designato governatore ad interim l'ex sindaco della città di Astrachan' [6] Sergej Boženov. Il 2 febbraio i deputati della Duma regionale confermarono la candidatura di Boženov alla carica di capo della regione.
Nell'amministrazione della regione di Voglograd Boženov compì una riorganizzazione dei quadri, rimasero solo quattro vice-governatori designati dal capo precedente. Boženov dichiarò allora che era intenzionato a formare una nuova squadra, in cui ci sarebbero state "persone professionali, creative e d'iniziativa con pensieri freschi", che avessero esperienza di lavoro svolto con successo in situazioni di crisi.
La candidatura di Konstantin Chramov al posto di presidente del governo della regione, proposta da Boženov, fu confermata dai deputati della Duma regionale il 29 marzo.
Nota della redazione: vedi anche le notizie "La Duma di Volgograd ha approvato in prima istanza la legge sul governo", "Efimov [7]: la nuova Legge della regione di Volgograd migliora la qualità del potere", "A Volgograd il giornalista Dmitrij Krylov dichiara di aver subito minacce da parte di sostenitori di Sergej Boženov", "Il nuovo capo della regione di Voglograd è intenzionato ad appoggiarsi al potenziale industriale e umano dell'area".
http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/204413/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
Note
[1] La ex-Stalingrado nel sud della Russia.
[2] Russkoe Informacionnoe Agentstvo "Novosti" (Agenzia di Informazioni Russa "Notizie").
[3] La chiesa ortodossa, a differenza di quella cattolica e di quelle protestanti, segue il calendario giuliano e la data di Pasqua differisce quasi sempre.
[4] Qualcosa come "Russia-Baltico", agenzia di stampa russa.
[5] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).
[6] Città della Russia meridionale.
[7] Vladimir Vjačeslavovič Efimov, presidente della Duma di Volgograd.
Etichette:
perplessità,
politica,
Russia,
traduzioni
04 aprile 2012
03 aprile 2012
Anche l'ONU si interessa delle torture in Russia
L'ONU ha presentato rimostranze per via di Magnitskij
| | Ingushetia.Ru, 01.04.2012, 16.09 Il relatore speciale dell'ONU per la questione delle torture Juan Méndez ha presentato rimostranza nei confronti della Russia per via dei casi del giurista del fondo "Hermitage Capital" Sergej Magnitskij, morto nel SIZO [1], dell'attivista per i diritti umani uzbeko di "Memorial" Bachrom Chamroev, picchiato dalla polizia nell'estate 2010 e per una serie di altre storie clamorose in cui sono coinvolti agenti delle strutture armate russe. Questi casi sono descritti nell'allegato al rapporto di Méndez dell'anno scorso "Torture e altri pene e trattamenti crudeli, inumani o degradanti". Il documento è stato trasmesso al Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU alla fine di febbraio. Nel caso Magnitskij Méndez ritiene importante sottolineare che "quando uno stato incarcera un cittadino, si prende l'alta responsabilità della difesa dei suoi diritti, in primo luogo della sua salute fisica". Il relatore rimanda alla decisione della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, secondo cui è stata introdotta la presunzione di colpevolezza dello stato per i danni alla vita e alla salute di detenuti, arrestati e condannati. Solo una profonda, rapida e imparziale indagine sulle circostanze degli incidenti nei luoghi di detenzione può cancellare tale presunzione. "Nel caso Magnitskij i tentativi di presentare la sua morte come causata da motivi naturali appaiono particolarmente poco convincenti, tenendo conto dei documenti clinici disponibili e del fatto che gli fu rifiutato un tempestivo aiuto medico nonostante il peggioramento del suo stato", – afferma Méndez. "Il relatore speciale è particolarmente preoccupato dal fatto che, nonostante i pubblici ufficiali responsabili dell'arresto di Magnitskij e del suo cattivo trattamento nel SIZO siano stati identificati, il loro comportamento non è stato indagato nel modo dovuto", – si indica nei documenti del Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU. Méndez, indagando sulle accuse di "sistematica impunità" alle strutture armate russe, si ferma anche su un altro caso – il pestaggio da parte di poliziotti fino alla perdita di conoscenza del collaboratore di "Memorial" Bachrom Chamroev, di nazionalità uzbeka. Il relatore speciale invita le forze dell'ordine russe a indagare su questo caso e punire i colpevoli. Méndez difende anche i diritti di Rasul Kudaev, uno dei condannati per il caso dell'attacco dei militanti islamici a Nal'čik [2] nell'ottobre 2005. Kudaev, afferma il relatore, più di una volta fu sottoposto a pestaggi che si possono paragonare a torture, tuttavia gli organi competenti non reagirono ad alcuna sua denuncia in proposito. Un altro caso di cui si è interessato Méndez è stato la morte nel maggio dello scorso anno del detenuto della colonia penale n. 1 (della città di Kopejsk nella regione di Čeljabinsk [3]) Sergej Samujlenkov, di cui nella risposta ufficiale del governo russo si dice che "molte volte compì atti di autolesionismo e più di una volta tentativi di suicidio". Per il suicidio di Samujlenkov (si impiccò alla grata della propria cella) non è stato avviato un procedimento penale, tuttavia, come nota il relatore, il governo russo ha concordato sul fatto che nei confronti dei detenuti della colonia penale n. 1 erano state usate "forza fisica e misure speciali", in conseguenza delle quali tre di essi erano morti. Sulla base dei risultati delle indagini erano stati incriminati alcuni ufficiali dello UFSIN [4]. Altri due casi indicati da Méndez riguardano il sequestro e la detenzione forzata dell'attivista sociale inguscio Magomed Chazbiev nel giugno 2011 e la decisione di consegnare al Tagikistan l'ex deputato del parlamento della repubblica Nizomchon Džuraev. In entrambi i casi i pubblici ufficiali russi violarono la Convenzione dell'ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, giunge alla conclusione il relatore. http://ingushetiyaru.org/news/22824.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni) |
[1] Sledstvennyj IZOljator (Carcere di Custodia Cautelare).
[2] Capitale della Kabardino-Balkaria.
[3] Città della Russia asiatica ai piedi degli Urali.
[4] Upravlenie Federal'noj Služby Ispolnenija Nakazanij (Direzione del Servizio Federale per l'Esecuzione delle Pene).
Etichette:
perplessità,
politica,
Russia,
traduzioni,
violenza
02 aprile 2012
Come sta davvero il Caucaso
Gli autori della ricerca "Il Caucaso del Nord: uno sguardo da dentro": l'estremismo religioso e l'ingiustizia sociale sono alcuni tra i principali problemi della regione
1 aprile 2012, 13.18
L'estremismo religioso, l'instabilità economica, la struttura sociale basata sui clan sono stati indicati tra i principali problemi del Caucaso del Nord nel corso della presentazione del progetto di ricerca scientifica "Il Caucaso del Nord: uno sguardo da dentro".
La ricerca dedicata allo studio delle differenze sociali e dei conflitti era basato sul materiale delle interviste di gruppi di discussione composti da abitanti di cinque regioni del Caucaso del Nord: Daghestan, Inguscezia, Kabardino-Balkaria, Ossezia del Nord e Cecenia. I risultati di questo lavoro, presentati il 30 marzo all'Istituto di Orientalistica dell'Accademia delle Scienze Russa sono stati messi in forma di edizione a stampa composta di alcune sezioni: osservazione della situazione politica di ciascuna delle repubbliche, analisi delle tendenze fondamentali sulla base del materiale raccolto sul campo dai partecipanti alla ricerca e anche di raccomandazioni indirizzate in primo luogo agli organi di potere locale.
La ricerca dedicata allo studio delle differenze sociali e dei conflitti era basato sul materiale delle interviste di gruppi di discussione composti da abitanti di cinque regioni del Caucaso del Nord: Daghestan, Inguscezia, Kabardino-Balkaria, Ossezia del Nord e Cecenia. I risultati di questo lavoro, presentati il 30 marzo all'Istituto di Orientalistica dell'Accademia delle Scienze Russa sono stati messi in forma di edizione a stampa composta di alcune sezioni: osservazione della situazione politica di ciascuna delle repubbliche, analisi delle tendenze fondamentali sulla base del materiale raccolto sul campo dai partecipanti alla ricerca e anche di raccomandazioni indirizzate in primo luogo agli organi di potere locale.
Il progetto "Il Caucaso del Nord: uno sguardo dall'interno" è stato il risultato di un lavoro comune compiuto dalle organizzazioni non governative internazionali Saferwold ("Per un mondo sicuro" [1]) e "Conciliation resources" ("Risorse di conciliazione") e sono parte del programma "Prospettive di pacificazione viste con gli occhi della gente".
Inguscezia: la religione come motore della lotta all'ingiustizia sociale
La religione in Inguscezia gioca un ruolo determinante nell'ideologia della lotta all'ingiustizia sociale, allo stesso tempo la sfida più seria con cui ora si scontra la regione – l'estremismo religioso. Su questo ha riferito nell'ambito del proprio rapporto il collaboratore scientifico della sezione per l'Asia Centrale e il Caucaso dell'Istituto di Orientalistica dell'Accademia delle Scienze Russa Igor' Savin. "E' chiaro che non si tratta di religione. Tuttavia né l'identità nazionale, né i conflitti per la terra, né le liti e i problemi di tutti i giorni, né i problemi delle migrazioni, né i problemi dei rapporti reciproci tra le generazioni possono, purtroppo, essere paragonati al fattore dell'estremismo religioso", – ha fatto notare Savin.
A suo dire, nel lavoro sulla ricerca intitolata "Inguscezia: costruendo l'identità, superando il conflitto", gli autori si sono stupiti di quanto stravaganti possano essere le ragioni per unirsi alle organizzazioni armate clandestine. "Fondamentalmente, certo, il motivo principale è l'impossibilità di realizzare le aspirazioni e le possibilità. E' noto un caso in cui un giovane sportivo "si è dato alla macchia" a causa del fatto che aveva ottenuto una vittoria, ma il primo posto non era stato attribuito a lui. Anche se fino ad allora non si era distinto né per una particolare religiosità, né per inclinazioni estremiste", – ha raccontato l'esperto.
Igor' Savin ha fatto notare che gli idoli della gioventù inguscia sono Ruslan Aušev – primo presidente dell'Inguscezia, Laila Ali – campionessa del mondo di scontri senza regole [2] e Ramzan Kadyrov – capo della Cecenia in carica. "Merita far notare che nessuno degli interpellati ha indicato in qualità di modello la figura dell'oligarca Michail Guceriev. Ciò non è bene, né male. E' solo il desiderio della gioventù di dividere nettamente il mondo in "bianco" e "nero", di trovare rapidamente una risposta", – ritiene il ricercatore.
Kabardino-Balkaria: la "bella addormentata" si sveglia
Per lungo tempo la Kabardino-Balkaria ha goduto della reputazione di isoletta di stabilità e relativo benessere sullo sfondo di altre repubbliche del Caucaso del Nord, ha raccontato il primo collaboratore scientifico dell'Istituto di Studi Umani del governo della Kabardino-Balkaria e del Centro Scientifico dell'Accademia delle Scienze Russa Žanna Chamdochova. "Non è un caso che già Džochar Dudaev, primo presidente dell'autoproclamata Repubblica Cecena di Ičkerija [3], chiamasse la Kabardino-Balkaria la "bella addormentata", non nascondendo speranza di "risvegliarla"", – ha fatto notare.
L'autocoscienza etnica di cabardi e balcari resta abbastanza espressa, ma non ostacola i processi di integrazione, è stato fatto notare nel rapporto "La Kabardino-Balkaria: la bella addormentata è stata risvegliata?".
Secondo Žanna Chamdochova, nella coscienza dei balcari ancora non è stato superato il trauma della deportazione dei tempi di Stalin. Tuttavia questo problema non esercita una forte azione mobilitante sull'attuale generazione di abitanti della regione, "è piuttosto l'arsenale di lotta politica degli attivisti nazionali", ritiene la ricercatrice.
"In conseguenza dell'operato del Consiglio degli Anziani del popolo balcaro, che critica i motivi "etnografici" delle azioni delle autorità della repubblica, nell'opinione pubblica dei balcari si è formato lo stereotipo, secondo cui sarebbero esclusi dai processi socio-politici della repubblica. Insistono sul fatto che i rappresentanti dell'etnia cabarda prevalgano nei posti chiave nelle sfere convenienti economicamente o per prestigio", – ha detto Chamdochova.
Parlando di corruzione, l'esperta ha fatto notare che molti partecipanti russi al gruppo di discussione ritengono che senza protezioni nella repubblica sia impossibile trovare un lavoro con uno stipendio più o meno normale. "Tuttavia sono risuonati anche pareri, secondo cui per trovare lavoro con successo gioca maggiormente non l'aspetto etnico, ma le conoscenza e i rapporti di sangue", – ha riferito Chamdochova.
Parlando dell'estremismo religioso, ha aggiunto che la crescita della violenza è legata da una parte alla diffusione nell'ambiente giovanile delle idee dell'Islam radicale e dall'altra alle azioni illegali dei rappresentanti del potere nell'ambito della realizzazione delle "misure per la contrapposizione al terrorismo e alla diffusione di ideologie estremiste".
Ossezia del Nord: in modo stabile, ma complesso
Tra i più seri problemi dell'Ossezia del Nord il docente dell'università statale della repubblica Igor' Dulaev ha messo in rilievo la disoccupazione e come circostanza derivante il basso livello di vita nella repubblica, la sicurezza, le "particolarmente ipotizzabili minacce da parte della vicina Inguscezia", la corruzione, la mancanza di prospettive per la gioventù, la bassa professionalità dell'amministrazione e il nepotismo.
Secondo Igor' Dulaev, su tutti questi fattori hanno influenza due tendenze dinamiche di carattere negativo, tra cui le emozioni legate al consolidamento etnico, che hanno vissuto la propria ondata nel corso del conflitto osseto-inguscio del 1992 e anche le minacce di carattere terroristico. "Nella coscienza sociale le minacce si formano troppo spesso con l'uso di differenze etniche e confessionali ", o – ha fatto notare Dulaev nell'ambito del proprio rapporto "L'Ossezia del Nord al bivio: una situazione complessa o una situazione stabile?".
Cecenia: un'eccessiva centralizzazione del potere
La situazione sociale generale in Cecenia suscita insoddisfazione nella popolazione della repubblica, ha riferito il libero docente dell'università statale cecena Musa Jusupov, secondo cui la maggior parte dei problemi della regione merita di essere esaminata attraverso il prisma dello stato post-bellico della società. "Le conseguenze del conflitto sono enormi e perciò non stupisce che restino molti problemi irrisolti", – ha constatato Jusupov nell'ambito del rapporto "La situazione sociale nella Repubblica Cecena: problemi e tendenze".
Allo stesso tempo, a suo dire, la situazione nei rapporti sociali agevola l'arricchimento di una parte insignificante della popolazione, mentre la maggior parte della popolazione si fa più povera. "Tra l'altro l'insoddisfazione sociale finora è assorbita grazie allo stato di sopravvivenza post-bellico, al flusso migratorio e alla religione", – ha fatto notare lo studioso.
A suo modo di vedere, nelle sfere politiche e religiose si osserva un'eccessiva centralizzazione del potere. "Nell'amministrazione della società si osserva la prevalenza dell'autoritarismo, la concentrazione del potere nelle mani della prima personalità della repubblica, la limitazione delle manifestazioni di democraticità. Un'analoga situazione si osserva anche nell'ambiente religioso. Il consiglio dei muftì nomina imam, cadì e recensisce i testi base delle prediche", – ha raccontato Jusupov.
L'autore del rapporto ha toccato anche il tema dell'inculcamento alle donne a portare il velo sul capo in Cecenia. "Il portare il velo è preso come un problema non dalle donne sposate, ma da buona parte delle ragazze giovani", – ha indicato Musa Jusupov.
Daghestan: il fattore religioso è divenuto l'insegna di tutti gli insoddisfatti
In Daghestan il fattore religioso è divenuto la principale insegna ideologica, che unisce sotto la propria ala diversi gruppi di insoddisfatti, ritiene il primo collaboratore scientifico dell'Istituto di Etnologia e Antropologia dell'Accademia delle Scienze Russa Achmet Jarlykapov. Secondo l'autore della ricerca "Il Daghestan: una stabile instabilità", oggi questa sfera resta la prima nella destabilizzazione della situazione.
Un altro fattore significativo, capace di "passare nella sfera dei seri scontri interetnici sono i problemi della terra", fa notare Jarlykapov. Altre tendenze che causano angoscia sono "il sempre maggior distacco del potere dal popolo, il predominio dei clan, la corruzione, il disprezzo degli istituti della società civile". "Tutto ciò crea una tensione sociale che si rafforza ed è gravida dell'esplosione di un'insoddisfazione nazionale", conclude Jarlykapov.
Questi ha pure fatto notare che il Daghestan, che finora aveva posseduto abbastanza mezzi di informazione di massa liberi, è privo di questa inestimabile risorsa e i giornalisti locali sempre più spesso si lamentano per seri problemi, giunti fino alle minacce.
Nel complesso nel corso della ricerca in Daghestan è stato evidenziato un colossale livello di sfiducia, in primo luogo nei confronti del potere della repubblica, ha aggiunto Jarlykapov.
Questi ha pure fatto notare che il Daghestan, che finora aveva posseduto abbastanza mezzi di informazione di massa liberi, è privo di questa inestimabile risorsa e i giornalisti locali sempre più spesso si lamentano per seri problemi, giunti fino alle minacce.
Nel complesso nel corso della ricerca in Daghestan è stato evidenziato un colossale livello di sfiducia, in primo luogo nei confronti del potere della repubblica, ha aggiunto Jarlykapov.
Nota della redazione: "Al simposio aa Mosca gli studiosi hanno discusso il ruolo della "teoria del complotto" nella vita politica del Caucaso", "Il PC [4] "Memorial": la KTO [5] nel Priėl'brus'e [6] ha portato gli abitanti al limitee della sopravvivenza", "La situazione nel Caucaso del Nord è divenuta un punto chiave nell'osservazione russa del rapporto di "Human Rights Watch" sulla situazione dei diritti umani nel mondo".
Autrice: Karina Gadžieva; fonte: Corrispondente di “Kavkazskij uzel”
"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/204066/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
Note
[1] Traduco la traduzione russa. Sarebbe più corretto "(Per) un mondo più sicuro".
[2] In realtà Laila Ali, figlia di Muhammad Ali, è stata campionessa di pugilato.
[3] Nome ceceno della Cecenia, in cui pare che non tutti i ceceni si riconoscessero.
[4] Pravozaščitnyj Centr (Centro per la Difesa dei Diritti Umani).
[5] KontrTerrorističeskaja Operacija (Operazione AntiTerroristica).
[6] Regione del monte Elbrus, nella Kabardino-Balkaria.
Etichette:
perplessità,
politica,
Russia,
traduzioni
Iscriviti a:
Post (Atom)
