13 novembre 2012

Lo spionaggio politico in Russia tra miti, aneddoti e verità angoscianti

FSBuško [1]

Se vi osservano, vuol dire che questo è necessario a qualcuno

10.11.2012

[1] FSB sta per Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza – il principale servizio segreto russo) e uško è diminutivo di ucho, orecchio. Forse c'è un gioco di parole con "Facebook".

[2] Konstantin Vladimirovič Lebedev, esponente del "Fronte di Sinistra".

[3] Leonid Michajlovič Razvozžaev, esponente del "Fronte di Sinistra" rapito da agenti russi in Ucraina, dove intendeva rifugiarsi.

[4] Partito di orientamento socialdemocratico.

[5] Žilščno-Ėkspluatacionnaja Kontora (Ufficio per lo Sfruttamento delle Abitazioni).

[6] Partito che si ispira alla Solidarność polacca.

[7] Cioè Ėkstremizm, "Estremismo". In realtà non opera contro l'eversione, ma contro l'opposizione.

[8] Città della Russia centrale.

[9] Città della Siberia centro-meridionale.

[10] Dalla dicitura russa Respublikanskaja Partija Rossii – PARtija NArodnoj Svobody.

[11] Nome non ufficiale della sede dei servizi segreti in piazza Lubjanskaja nel centro di Mosca.

[12] Agenti segreti, dal nome della prima polizia politica sovietica, la ČK – che si legge Čė-Ka –, Črezvyčajnaja Komissija po bor'be s kontrrevoljucej i sabotažem (Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio).

[13] Sistema techničeskich sredstv po Obespečeniju funkcij operativno-Rozysknych Meroprijatij (Sistema di mezzi tecnici per la Garanzia delle funzioni delle Misure di investigazione e di Ricerca).

[14] Città della Siberia meridionale.

[15] Vladislav Jur'evič Surkov, "ideologo" ed "eminenza grigia" del Cremlino.

[16] "Musica-TV", canale televisivo musicale russo.

[17] Artëm Kivovič Troickij, giornalista musicale russo.

[18] Membri dell'associazione giovanile Naši (I Nostri), chiamati così alludendo ai nazisti. Il corsivo è mio.

[19] Vladimir Vladimirovič Kara-Murza, giornalista e uomo di opposizione.

[20] Viktor Stepanovič Černomyrdin, politico russo, allora primo ministro.

[21] "Camera alta" del parlamento russo formata da rappresentanti dei soggetti della Federazione Russa.

[22] Glavnoe Upravlenie Ochrany Prezidenta (Direzione Centrale della Guardia Presidenziale).

[23] Putin, allora a capo dei servizi segreti.

[24] Federal'naja Služba Ochrany (Servizio di Protezione Federale), ente che presiede alla sicurezza delle più alte cariche dello stato.

[25] Televisione privata russa.

[26] "Nord-Est", il musical in scena al teatro di Dubrovka, nel centro di Mosca, che fu preso dai terroristi nel 2002.

[27] Vjačeslav Viktorovič Volodin, vice premier e primo vice capo dell'amministrazione presidenziale russa.

[28] La "Strategia-31" consiste in manifestazioni tenute ogni 31 del mese per ricordare che l'articolo 31 della Costituzione russa riconosce la libertà di manifestare, che viene costantemente violata.

[29] Il "Giorno della Rabbia" è una manifestazione contro il peggioramento delle condizioni economiche della Russia in cui si richiedono anche cambiamenti politici.

[30] Častnye Ochrannye Predprijatija (Imprese di Sicurezza Private).

[31] "Misure Investigative e di Ricerca" (il corsivo è mio).

[32] GLObal'naja NAvigacionnaja Sputnikovaja Sistema (Sistema Globale di Navigazione Satellitare).

10 novembre 2012

Un membro del Consiglio di Coordinamento dell'opposizione russa entra nel consiglio presidenziale per i diritti umani e non le manda a dire...

Il Caucaso e i diritti umani. Agenda per uno sviluppo pacifico

Ingushetia.Ru, 08.11.2012, 14.15

La nuova composizione del Consiglio per i Diritti Umani presso il Presidente della Federazione Russa (si chiama in modo più complesso e lungo
[1], ma ci siamo già tutti abituati così) è praticamente formata. Martedì mi sono incontrato con il capo del Consiglio Michail Fedotov e ho ricevuto da lui l'invito ufficiale a entrarvi.

Naturalmente ho concordato, ma concordando, ho esposto a Michail Aleksandrovi
č la mia visione dell'agenda delle attività del Consiglio nel Caucaso.

Voglio raccontare cosa, come a me pare, bisogna obbligatoriamente fare nella regione anche ai lettori di "Kavkazskaja politika"
[2].
Primo. Il principale problema politico, sociale e umanitario del Caucaso contemporaneo è la quasi totale assenza di istituti della società civile e l'incapacità di un consolidamento sistematico di quelli che ci sono.

Nelle organizzazioni per la difesa dei diritti umani – "Memorial"
[3], il "Gruppo di Helsinki" [4], una serie di organizzazioni regionali – c'è qualche persona brillante… Ed è praticamente tutto.

Riunendosi insieme, gli attivisti per i diritti umani caucasici e le persone impegnate nel sociale in modo indipendente sono qualche decina.

E anche queste persone sono perseguitate da malfattori ignoti (anche se tutto il Caucaso indica con il dito in direzione dei supposti criminali) in varie regioni a vario grado di intensità – dai pestaggi agli omicidi, come nel caso di Chad
žimurat Kamalov o Natal'ja Ėstemirova [5].

La mancanza di un consolidamento a livello di tutto il Caucaso delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, e di quelle civili e sociali esclude la possibilità di un lavoro organizzato ricco di idee e sistematico.

Bisogna superare ciò – creare un Forum Civile del Caucaso o un altro spazio simile su base stabilmente attiva con rappresentanti in tutte le regioni.
Secondo. Lo sfondo dell'attività terroristica – tanto dei rappresentanti della clandestinità armata, quando delle strutture armate – non permette di realizzare in piena misura i diritti civili e costituzionali dei cittadini che vivono nella regione.

Esecuzioni extragiudiziali, notizie di torture e di persecuzioni di credenti, uccisioni illegali di imam, insegnanti, impiegati statali – tutto ciò è diventato "norma di vita" della regione.

L'attività di mediazione, la partecipazione degli attivisti per i diritti umani e attivisti sociali nel processo di trattative, l'organizzazione di questo processo (a cui si oppongono tanto i sostenitori dell'"emirato", quanto alcuni federali) – è ciò che oggi praticamente manca del tutto e senza cui la vita nel Caucaso non può organizzarsi.

E' un'attività pericolosa – da entrambe le parti i suoi partecipanti saranno accompagnati da parole di odio e minacce di rappresaglie (da una parte per "aiuto ai wahhabiti
[6]", dall'altra per "collaborazione con tagut [7] e kjafiry [8]").

Ma non ci sono alternative – finché il futuro sarà nelle mani di persone accanite e armate, questo futuro non esiste.

Efficaci strutture sociali di mediazione che operino sulla base della Costituzione o sulla base di idee religiose o di rapporti basati su accordi è una necessità urgente. In queste devono entrare figure sociali autorevoli – giornalisti, attivisti per i diritti umani, giuristi, sindacalisti, personalità religiose.

Ma vediamo che le parti in lotta tra loro non possono e non vogliono risolvere il problema del dialogo, vogliono solo la guerra. A noi, la società, questo non va bene e dobbiamo prendere l'iniziativa nelle nostre mani.
Terzo. Le operazioni antiterroristiche (KTO [9])… Sono diventate tanto usuali che ad esse la gente non reagisce già più, i mezzi di comunicazione di massa vi fanno un'attenzione minima.

Ma nel corso di ogni KTO muoiono persone, ogni KTO è accompagnata da rapporti su cadaveri di giovani uomini, talvolta di donne. E di tanto in tanto anche di bambini…

Una volta l'anno il ministro degli Interni o il capo dello FSB
[10] con aria soddisfatta fanno rapporto al presidente della Federazione Russa su qualche centinaio di "guerriglieri eliminati".

La ruota della morte gira e gira… Nel frattempo nella società sorgono dubbi sulla legittimità dell'uso della forza nel corso delle KTO.

La gente pone domande: ma avete fatto tutto, cittadini agenti delle strutture armate, per prendere i sospetti (non c'è stato infatti, di regola, né un arresto, né un indagine, né un processo, né una sentenza) vivi, dimostrare la loro colpevolezza e permettergli di giustificarsi nell'ambito di una procedura legale?

In risposta ci raccontano terribili storie di terroristi che si possono solo bruciare o fare a pezzi con le loro case e i loro appartamenti, ma in alcun modo prendere vivi.

Ma noi vediamo ragazzi e ragazze uccisi, che già non possono smentire né confermare niente – come Mariam (
Čerenkova) di Dagestanskie Ogni [11], su cui gli agenti delle strutture armate, interrompendosi l'un l'altro, ci hanno raccontato (sul suo cadavere) che era una terribile "šachidka" [12], ma come prima vediamo davanti a noi una madre 21enne di un bambino di sette mesi, uccisa solo perché la cintura per il telefono nel corso della KTO è stata presa per una cintura con l'esplosivo.

E così il controllo sociale sullo svolgimento delle KTO perché le autorità facciano tutti gli sforzi per salvaguardare la vita dei cittadini della Federazione Russa per lo svolgimento delle misure legali per la dimostrazione della loro colpevolezza o per la loro assoluzione – ecco il compito più importante.

Per questo sono necessarie persone esperte e tranquille (perché facciano luce su dove sta la verità e dove sta la menzogna in una situazione di guerra e non seminino il panico), che stiano incondizionatamente dalla parte della collaborazione con il mondo civile e dello sviluppo.

Sono necessari giuristi, giornalisti e attivisti per i diritti umani.

Sono necessari credenti, sono necessari rappresentanti dello stato capaci di intendere e di volere, che capiscano che senza un simile controllo sociale la messe di sangue sarà infinita.

La violenza produce violenza – ogni odio si arresta con parole e fatti.

Quarto
. Indagini e carceri.

Centinaia, migliaia di giovani del Caucaso negli ultimi anni sono passati per indagini e carceri.

La stragrande maggioranza di loro riferisce nei dettagli di torture e di ogni metodo inammissibile e illegale che è stato applicato nei loro confronti allo scopo di ottenere da loro la resa di determinate deposizioni.

Tra l'altro non in una situazione operativa in cui contano i minuti e forse un'informazione urgente, sia pure procurata con la violenza, su una bomba che è stata piazzata è capace di salvare la vita delle persone.

Ma metodicamente, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese ci sono torture, pestaggi, umiliazioni – il loro scopo è la fabbricazione e la chiusura dei casi.

Gli inquirenti, che non hanno prove e non cercano di procurarsele, sanno che comunque il tribunale crederà a loro e ai racconti degli imputati su elettroshock, pacchi sulla testa, schiacciamento di genitali, pestaggi con bottiglie piene d'acqua a metà (ematomi interni, invisibili a un occhio inesperto), minacce di violenza sessuale e simili gesti di ferocia no.

Da sette anni dura il processo di Nal'
čik [13] sul caso della rivolta del 13.10.05. Alcuni imputati sono morti, alcuni sono stati riconosciuti affetti da malattie mortali e posti agli arresti domiciliari. In questo tempo ad alcuni sono nati figli, sono comparse mogli. Questo processo pluriennale non è forse di per se una tortura disgustosa, come non hanno conosciute le tirannie e i dispotismi più terrificanti?

La creazione di un sistema efficace di controllo di qualsiasi denuncia nel corso delle indagini o della detenzione di un imputato – ecco il compito più importante!

Ci giunge una lettera dalle zone
[14] – le persone si cuciono le bocche, si cuciono l'uno all'altro in segno di protesta contro l'abuso e la violenza da parte dell'amministrazione.

Cosa vogliamo, rappresaglie ed eliminazioni di persone che pure hanno compiuto crimini? O la cessazione della guerra civile terroristica? Queste indagini, questi tribunali, questi carceri possono sia pure in grado microscopico essere adatti a questo compito?

La gente preferisce morire pur di non capitare in questo inferno "giuridico" senza legge né giustizia!
Quinto. Il riadattamento di persone che hanno compiuto, si sono ravvedute, hanno riconosciuto e altro bla-bla-bla…

Oggi il riadattamento esistente in Daghestan, in Inguscezia e in forma caricaturale nella Repubblica di Kabardino-Balkaria è semplicemente un elemento delle misure investigative.

Scrivi un documento, scrivi una confessione e ti ridurranno la pena – sussurrano all'orecchio del detenuto e dell'arrestato. Di regolano lo ingannano, riferendosi al fatto che "i federali guidano"…

Cioè cercano di paragonare la cessazione dell'attività terroristica e il riconoscimento della necessità di mettersi sulla via della vita pacifica da parte di una persona alle resa di deposizioni contro di se e i propri compagni.

Condannando a morte una persona (se ha acconsentito e ha consegnato tutti, si sforzeranno comunque di ucciderlo e nessuno ha mai visto la difesa dei testimoni nel Caucaso), o rompendo la sua personalità (se non ha neanche qualcuno da consegnare, ma semplicemente ha cominciato a riflettere se confermare la versione su che malfattore sia – là ha sparato, là ha ricevuto un ordine…), le autorità non compiono alcun riadattamento – così fanno rapporto sull'organizzazione del processo di pace.

L'esempio dell'Irlanda del Nord, dove i terroristi cattolici che hanno fatto esplodere macchine in quartieri popolosi di città inglesi e hanno fatto saltare in aria alberghi con decine di persone oggi siedono nei parlamenti e il paese con questo è diventato solo più più forte non li convince.

E questo esempio è univoco – gli ex leader dell'IRA che hanno rinunciato ai massacri sanguinosi sono costruttori più efficaci della pace della legalità di tutta la macchina militare e poliziesca britannica con tutti i suo James Bond insieme.

In Russia questo pensiero (nonostante l'unica esperienza efficace di regolazione pacifica compiuta secondo uno schema simile nella Repubblica Cecena) causa shock e trepidazione.

Sono certo che nelle carceri e in libertà (alla macchia) è pieno di musulmani che sono pronti, non per paura ma in conseguenza delle proprie convinzioni a condannare il terrore e a darsi a una costruzione sociale pacifica.

Nessuno gli offre tale possibilità – secondo il soggetto devono andare dai giornalisti rotti, con gli occhi sfuggenti e biascicare qualcosa tipo "ci siamo sbagliati", "scusate" e "non lo farò più".

Ma la maggior parte preferisca la morte a questo scenario.

Siamo obbligati a creare un autentico riadattamento come base del processo di pace e della costruzione civile – qualsiasi persona a cui venga voglia di rompere con il terrore deve avere la possibilità non solo di dichiararlo pubblicamente senza timore di capitare nel tritacarne delle indagini, ma anche di inserirsi in un'attività sociale pubblica legale.

Non ci sono alternative a questo.
Sesto. Il Caucaso è un luogo di mezzi di comunicazione di massa mostruosamente sottosviluppati. Più precisamente: a seconda delle regioni. Ma anche là, dove i mezzi di informazione di massa in qualche modo ci sono, gli omicidi di giornalisti (come Chadžimurat Kamalov , la cui morte nessuno perdonerà, né dimenticherà) è norma di vita, più precisamente di morte.

La mancanza di un campo mediatico sviluppato, le sporche PR dei giochi dei servizi segreti che organizzano false fusioni, la pubblicazione di intercettazioni e così via, la dipendenza dei mezzi di comunicazione di massa da investitori che in parte rappresentano clan criminali e burocratici (o loro oppositori, fra l'altro della stessa natura) – ecco lo sfondo su cui è impossibile qualsiasi costruzione di una società civile.

Ci è indispensabile un'Unione dei Giornalisti Pancaucasica – un'organizzazione sociale efficace, capace di difendere o anche di porre questioni in difesa dei propri colleghi dagli abusi del potere e della criminalità (talvolta sono concetti che si fondono), del terrore e di qualsiasi forma di pressione sulla stampa.

L'Unione dei Giornalisti della Russia, impaludatasi nella lotta per gli immobili a Mosca, nel Caucaso non si sente e non si vede.

Ecco, tali compiti vedo come i più importanti nella mia attività nell'organico del Consiglio per i Diritti Umani.

Senza il vostro appoggio, senza un'ampia partecipazione sociale non verremo a capo di tutto questo.
Ma siamo obbligati a venirne a capo, perché Dio è con noi.
Maksim Ševčenko [15]

KavPolit
[16]

http://ingushetiyaru.org/news/35769/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] "Consiglio per lo Sviluppo della Società Civile e i Diritti Umani presso il Presidente della Federazione Russa".

[2] "Politica Caucasica", giornale on-line.

[3] Associazione per la difesa dei diritti umani nata per difendere la memoria delle vittime delle repressioni sovietiche.

[4] Associazione nata per chiedere all'URSS e poi alla Russia il rispetto della parte riguardante i diritti umani degli accordi di Helsinki del 1975.

[5] Natal'ja Chusainovna Ėstemirova, giornalista e attivista per i diritti umani.

[6] Leggasi "terroristi islamici".

[7] In arabo tāġūt, "idolatria".

[8] In arabo kāfir è "infedele".

[9] Dalla dicitura russa KontrTerrorističeskie Operacii.

[10] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

[11] "Fuochi del Daghestan", città del Daghestan meridionale.

[12] Femminile di šachid, dall'arabo shahid, "martire", cioè terrorista kamikaze.

[13] Capitale della Kabardino-Balkaria.

[14] "Zone" erano detti i campi del GULag.

[15] Maksim Leonardovič Ševčenko, giornalista televisivo e membro del Consiglio di Coordinamento dell'opposizione russa.

[16] Abbreviazione di “Kavkazskaja Politika” (vedi nota 2).

09 novembre 2012

Si comincia a sminare quella Cecenia che da anni Kadyrov definisce un luogo di villeggiatura

In Cecenia è stato compiuto lo sminamento del distretto di Šelkovskaja [1]

9 novembre 2012, 11.24

Gli artificieri militari hanno completamente ripulito da mine, fugas e altri oggetti a rischio di esplosione il territorio del distretto di Šelkovskaja della repubblica, ha dichiarato un rappresentante del comando militare della Cecenia.

Come ha riferito "Kavkazskij uzel", lo sminamento massiccio dei territori è iniziato in Cecenia a primavera. La ripulitura delle terre si è svolta nei dintorni dei villaggi dei distretti di Kurčaloj [2], Šali e Urus-Martan [3]. A maggio lo sminamento è iniziato in altri due distretti della repubblica – quelli di Groznyj e Šelkovskaja. E' in programma che nel complesso lo sminamento duri tre anni e si concluda nel 2015.

"Al giorno d'oggi gli artificieri militari che partecipano allo sminamento del territorio della Repubblica Cecena, hanno praticamente assolto in pieno i compiti che gli erano stati posti quest'anno. Secondo il piano si richiedeva di ripulire 820 ettari di terreno. Questa questione sarà risolta per il 20 novembre", – ha chiarito il rappresentante del comando militare della Cecenia.

A suo dire, al giorno d'oggi è stato completamente sminato il territorio del pianeggiante distretto di Šelkovskaja e circa il 50 per cento di quello di Groznyj. Negli altri distretti – quelli di Kurčaloj, Urus-Martan e Šali – lo sminamento va secondo i piani. "Da mine, proiettili inesplosi e altri oggetti a rischio di esplosione sono stati ripuliti oltre 800 ettari di terreni agricoli. Dal momento dell'inizio dei lavori di sminamento gli artificieri hanno scoperto ed eliminato 3260 oggetti a rischio di esplosione. Tra l'altro non è stato registrato alcun caso di ferimento o contusione di militari coinvolti nello sminamento", – ha sottolineato.

L'ufficiale ha riferito che in ogni distretto hanno lavorato gruppi di artificieri di 26 persone ciascuno. Il numero complessivo di militari coinvolti nelle iniziative ammontava a circa 300 persone. "Sono soldati e ufficiali del battaglione del genio artificieri della brigata separata del Distretto Militare Meridionale. Prima dell'inizio del lavoro in Cecenia tutti i militari hanno svolto una preparazione speciale in un poligono nei pressi di Mosca", – ha precisato il rappresentante del comando militare.

Questi ha chiarito anche che ai militari in Cecenia spetta ripulire da oggetti a rischio di esplosione 14 mila ettari di terreni, di cui circa cinquemila sono terreni destinati all'agricoltura. In precedenza le autorità cecene avevano dichiarato che nella repubblica era indispensabile sminare un territorio di 24 mila ettari di superficie.

Secondo i dati delle autorità cecene, durante le due campagne militari sul territorio della Repubblica Cecena in conseguenza di esplosioni di mine e fugas hanno sofferto 4049 persone. Il numero dei morti è ammontato a 2165 persone, tra cui 142 bambini. Solo nel 2011 in Cecenia sono saltate in aria su mine 20 persone. Allo stesso tempo, secondo le notizie dell'organizzazione UNICEF, a partire dal 1994 in conseguenza di esplosioni di mine e fugas in Cecenia sono morti più di 700 civili e altre 2379 persone sono rimaste ferite.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Il Ministero degli Interni della Federazione Russa: quattro militari sono morti a Groznyj durante lo sminamento di una località", "In Cecenia è saltata in aria su una mina una macchina per lo sminamento, non ci sono feriti", "Gli attivisti per i diritti umani: in 25 mila ettari di territorio della Cecenia ci sono ancora mine".

Autore: Muslim Ibragimov; fonte: corrispondente di "Kavkazskij uzel"

http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/215443/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Villaggio cosacco della Cecenia nord-orientale.

[2] Villaggio della Cecenia centro-meridionale.

[3] Entrambe città della Cecenia centro-meridionale.

08 novembre 2012

La passacaglia dell'assessore e quella originale




Il "meglio" delle chiavi di ricerca di ottobre 2012

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Anche l'Islam ufficiale della Cecenia si schiera per la punizione post-mortem dei terroristi

I muftì della Cecenia hanno vietato di seppellire i guerriglieri secondo le usanze musulmane

Ingushetia.Ru, 06.11.2012, 16.57

La direzione spirituale dei musulmani della Cecenia ha introdotto il divieto di sepoltura nel territorio dei cimiteri sia secondo le tradizioni musulmane sia secondo le usanze locali dei corpi degli uccisi nel corso di operazioni speciali. Gli esperti notano che la dichiarazione della direzione spirituale dei musulmani è solo la constatazione della realtà esistente nella repubblica.

"I criminali che sono colpevoli della morte di musulmani e di crimini crudeli non possono essere sepolti nei cimiteri usuali accanto a persone normali. Su di loro non si possono svolgere riti religiosi, perché questi vanno contro l'Altissimo e compiono i propri crimini sanguinosi sotto la copertura della religione. I corpi dei terroristi e degli assassini si possono seppellire solo fuori dai limiti dei cimiteri. A mullah e cadì dei distretti e dei centri abitati della repubblica è vietato categoricamente compiere riti di sepoltura di tali persone", – ha riferito un rappresentante della direzione spirituale dei musulmani della Cecenia.

L'introduzione del divieto di sepoltura di guerriglieri uccisi nei cimiteri musulmani della repubblica è stato confermato ieri, 5 novembre, in un'intervista al giornale "Izvestija"
[1] il muftì della Cecenia Sultan Mirzaev.

"Vietiamo di seppellire i corpi dei guerriglieri negli usuali cimiteri musulmani e non permettiamo neanche che si svolgano cerimonie di sepoltura secondo le nostre usanze. Queste persone non sono semplicemente immerse fino ai gomiti, ma del tutto nel sangue di donne, vecchi e bambini. Non meritano l'usuale sepoltura ", – ha sottolineato il muftì.

"Sultan Mirzaev ha solo confermato una regola esistente già da qualche anno"

La dichiarazione di Mirzaev è solo la constatazione della realtà esistente in Cecenia. I corpi dei guerriglieri uccisi e morti in Cecenia non vengono comunque dati ai loro cari e ai familiari è vietato tenere banchetti funebri e altri riti religiosi.

"Sultan Mirzaev ha solo confermato una regola esistente già da qualche anno, mentre gli agenti locali delle strutture armate non solo vietano di seppellire i corpi dei guerriglieri uccisi nei cimiteri, ma anche di svolgere per loro il rito del
tezet (banchetto funebre) e di accogliere condoglianze. Non so come simili azioni siano trattate dalla religione, ma secondo me tali cose sono del tutto inammissibili non solo dal punto di vista della religione, ma anche da quello dell'usuale morale umana. Ogni religione vieta di maltrattare il cadavere di una persona, sia pure un nemico", – dice uno dei rappresentanti locali delle organizzazioni non governative.

A suo parere, il divieto di seppellire nei cimiteri i corpi dei guerriglieri uccisi e di compiere i riti religiosi "è la stessa barbarie che compiere atti terroristici suicidi". "La religione insegna a perdonare i propri nemici, a rispondere con il bene anche al male, a non oltraggiare i corpi degli uccisi e a non causare sofferenza ai loro cari", – ritiene.

Più o meno allo stesso parere si attengono anche gli abitanti del luogo. "E' andata bene che Mirzaev non abbia invitato, come in Israele, a cucire i corpi dei guerriglieri uccisi in pelli di maiale. E che i loro corpi comunque non sono restituiti ai loro cari e che ai familiari non è permesso tenere i riti del banchetto funebre da noi lo sanno tutti e da tempo", – ha notato al riguardo l'abitante della Cecenia Salach T..

A suo dire, queste misure non causano altro che disapprovazione e odio. "I nostri vecchi dicevano che un vero ceceno non causa mai danno a un altro ceceno, che il vero coraggio consiste nel perdonare i propri offensori. Quelli che oggi dall'una e dall'altra parte, intendo i guerriglieri e gli agenti delle strutture armate, si uccidono a vicenda, non li ritengo veri ceceni. E il nostro muftì, a quanto so, non è ceceno di origine e perciò dice cose simili, che sono condannate anche dalla religione di cui è il principale rappresentante in Cecenia", – ha detto l'interlocutore.

"Il Ministero degli Interni: i corpi dei terroristi non vengono dati secondo la legge

Commentando la dichiarazione del muftì della repubblica, il rappresentante di un'organizzazione per la difesa dei diritti umani della Cecenia ha fatto notare che dispone di fatti che dimostrano che i corpi dei guerriglieri uccisi non vengono dati ai loro familiari. "L'ultimo caso del genere avvenne alla fine di agosto di quest'anno, quando in Inguscezia morirono o furono uccisi i fratelli Avdorchanov del villaggio di Alleroj nel distretto di Kur
čaloj [2]. Ramzan Kadyrov definì questi guerriglieri propri nemici personali. I loro cadaveri prima furono portati nel villaggio e mostrati alla gente, ponendovi intorno la guardia e poi i corpi furono portati da qualche parte senza permettere di darli alla terra neanche fuori dai limiti del cimitero", – dice l'attivista per i diritti umani.

A suo dire, un suo conoscente nelle strutture armate disse che i cadaveri degli Avdorchanov erano stati portati nel bosco e bruciati. "E dopo tutto questo i nostri mullah e lo stesso capo della repubblica dicono che siamo musulmani, che dobbiamo vivere secondo la religione e tutto il resto", – ha concluso l'interlocutore.

Non esiste alcun documento ufficiale locale in cui si parlerebbe del divieto di dare i corpi dei guerriglieri uccisi ai loro parenti, hanno dichiarato al riguardo presso le forze dell'ordine della Cecenia.

"I cadaveri dei terroristi non vengono dati ai familiari, ma vengono sepolti in luoghi segreti secondo la legge federale sulla lotta al terrorismo. A livello repubblicano non ci sono tali atti legislativi", – ha sottolineato un agente del Ministero degli Interni della Cecenia.

Come ha riferito "Kavkazskij uzel", nei confronti dei guerriglieri e dei loro familiari in Cecenia gli agenti delle strutture armate utilizzano metodi di azione duri – il divieto di organizzare banchetti funebri e di seppellire nei cimiteri i partecipanti alla clandestinità armata secondo la tradizione musulmana e le usanze locali, pressioni, arresti di loro cari. Come mezzo di lotta ai partecipanti alle formazioni armate si utilizza anche il metodo dell'incendio delle case dei loro genitori.

Il capo della Cecenia Ramzan Kadyrov ha dichiarato in precedenza che i familiari dei guerriglieri devono rispondere delle loro azioni e che devono andare "alla macchia" per far tornare a casa i propri figli.

http://ingushetiyaru.org/news/35763/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Un tempo il principale giornale di informazione sovietico, adesso sotto l'egida della Gazprom.

[2] Villaggio della Cecenia centrale.