28 novembre 2013

Come risponde la Russia di Putin alla richiesta di elezioni regolari

"Novaja gazeta", 27-11-2013, 01.38.00
Potete appellarvi!

Ma solo nel vostro seggio

Il governo russo ha deciso di eseguire la sentenza di aprile della Corte Costituzionale – ha presentato alla Duma di Stato un disegno di legge che da agli elettori il diritto di appellarsi contro gli esiti delle elezioni.


Fino alla sentenza della Corte Costituzionale i tribunali di tutti i livelli si rifiutavano di accogliere le denunce dei cittadini, ritenendo che i loro diritti elettorali terminassero nell'urna per le elezioni: inserivano la scheda e arrivederci, tutto il resto non è già più affare vostro. I brogli "non violano" personalmente i vostri diritti elettorali. Sostenevano questa posizione (tra l'altro alle sedute della Corte Costituzionale) il presidente, il parlamento, la procura, i tribunali e, alla fine, le commissioni elettorali – dichiarando che, dice, merita permettere ai cittadini di appellarsi contro i brogli, così i tribunali si occuperanno solo di questo.

La Corte Costituzionale, tuttavia, ha occupato un'altra posizione, avendo dichiarato che le violazioni delle richieste della legislazione elettorale commesse nel conteggio dei voti portano con se "la deformazione degli esiti delle elezioni, cosa che mette in dubbio la legittimità degli organi di potere e i principi della democrazia". E di per se "toccano l'interesse costituzionale di ogni elettore, indipendentemente dall'espressione concreta della sua volontà".

Sembrerebbe che tutto fosse notevole – ma nella sentenza della Corte Costituzionale sono contenute posizioni che sminuiscono essenzialmente il suo significato. I cittadini possono contestare gli esiti delle elezioni solo nel seggio dove questi stessi hanno votato e gli osservatori non possono fare denunce in tribunale a nome di un candidato o di un partito che rappresentavano al seggio elettorale: tale diritto è dato solo al partito stesso o al candidato.


Con la sentenza della Corte Costituzionale alla Duma di Stato è stato prescritto di "precisare le condizioni per l'appello contro le azioni delle commissioni elettorali nel conteggio dei voti e nel bilancio dei risultati delle elezioni" – cosa che adesso fa.

Nella legge federale sulle garanzie fondamentali dei diritti elettorali si propone di inserire il diritto degli elettori e dei partecipanti ai referendum di "rivolgersi al tribunale con denunce su decisioni e azioni (omissioni) della commissione di un seggio legate all'accertamento dei risultati in quel seggio elettorale o seggio di referendum in cui hanno preso parte alle elezioni o al referendum". Di conseguenza ai tribunali, sulla base di queste denunce, è attribuito il diritto di abrogare le decisioni delle commissioni di seggio sui risultati delle votazioni, se le violazioni commesse "non permettono di determinare in modo affidabile i risultati dell'espressione della volontà degli elettori" o di stabilire il nuovo conteggio dei voti.

E' chiaro che la legge sarà approvata senza particolari discussioni (tanto più che la Corte Costituzionale di fatto ha già deciso tutto). Proveremo ad analizzare le conseguenze.

Che gli elettori ottengano la possibilità di contestare gli esiti di una votazione è un "più" indubbio. Ma proprio della VOTAZIONE che si svolge in un seggio concreto. Ma non degli esiti delle ELEZIONI che sono formati dagli esiti delle votazioni in molti seggi. Il cittadino può contestare (e in caso di successo abrogare) gli esiti della votazione nel proprio seggio, ma perché siano abrogati i risultati delle elezioni, di tali seggi si deve raccogliere non meno di un quarto del numero complessivo.
Per dirla altrimenti, è realistico abrogare gli esiti delle elezioni municipali, dove i seggi sono pochi – per questo si richiede un numero relativamente piccolo di querelanti. Per l'abrogazione delle elezioni regionali, per esempio a Pietroburgo, dove ci sono più di 1800 seggi elettorali, si richiede di presentare (e vincere) già più di 450 istanze – il che, diremo direttamente, non è troppo realistico. E abrogare con questo mezzo i risultati delle elezioni della Duma o di quelle presidenziali (circa 100 mila seggi elettorali) è del tutto fantascientifico. Inoltre il querelante deve anche dimostrare di aver preso parte alle votazioni, il che richiede l'apertura dei sacchi sigillati con la documentazione elettorale e il controllo dell'ente di emissione delle schede.
In secondo luogo, com'è noto, negli ultimi tempi il maggior numero di brogli non avviene affatto nelle commissioni di seggio, ma in quelle territoriali – dove, senza ingegnarsi astutamente, riscrivono i protocolli dei seggi. Tra l'altro il disegno di legge governativo non da la possibilità di contestare una decisione di una TIK [1].

In terzo luogo, l'abrogazione dei risultati delle votazioni in un seggio o in qualche seggio può essere del tutto utilizzata dalle autorità ai propri scopi e portare a conseguenze opposte a quelle a cui aspirano i sostenitori delle elezioni oneste. E cioè: trovando i corrispondenti querelanti, che scriveranno denunce, il potere può ottenere non abrogazioni, ma CAMBIAMENTI degli esiti delle elezioni nel senso per loro necessario. Infatti talvolta è sufficiente abrogare gli esiti delle votazioni in alcuni seggi dov'è al comando l'opposizione per ottenere un serio cambiamento degli esiti delle elezioni.

Tra l'altro non si può dubitare: i tribunali riterranno fondate queste denunce! Subito le accoglieranno, terranno conto delle prove delle violazioni e convocheranno i testimoni necessari. Cioè si comporteranno in modo diametralmente opposto a come avviene di solito quando l'opposizione denuncia violazioni.

In generale, se le elezioni diventeranno più oneste dopo l'approvazione del disegno di legge è una grossa domanda. Ma se diventeranno solo un po' più oneste, vorrà dire che da questo verrà qualche utilità.

Autore: Boris Višnevskij


Indirizzo della pagina: http://www.novayagazeta.ru/politics/61158.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Territorial'naja Izbiratel'naja Komissija (Commissione Elettorale Territoriale).




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