10 novembre 2010

Lo FSB: tanto inefficiente e corrotto quanto ipernutrito e incontrollato

FSB: più in alto solo la propria gente?




Le decisioni sullo stanziamento di denaro per la struttura più chiusa delle forze armate vengono prese da “ex” colleghi o da colleghi attivi. Chi in realtà controlla l'attività del Servizio Federale di Sicurezza


La “Novaja gazeta” continua a studiare la corporazione statale più chiusa – lo FSB: una struttura statale costosa, che si trova fuori dalla zona di controllo pubblico, con una massa di agenti corrotti, che si ritengono un élite. Chi e come in generale controlla l'“ufficio”? Chi prende decisioni sul suo ulteriore finanziamento? Chi verifica per cosa è uscito il denaro? Per quel che riguarda il denaro – è in generale una storia a se, in quanto la colonna inerente del bilancio è segreta e inaccessibile al contribuente e alle organizzazioni sociali. Tra l'altro le spese per i servizi segreti crescono di anno in anno – proviamo a commisurare questa dinamica con i successi dei cekisti [1].

Con chi abbiamo a che fare in realtà

Secondo la Costituzione e la Disposizione sullo FSB, i cekisti sono sottoposti al presidente e al governo. Come si attua questa dipendenza e se Medvedev e Putin gli facciano lavate di capo non è noto. Di anno in anno ci mostrano immagini televisive ben laccate, quando davanti al presidente di turno siede con delle carte il direttore dello FSB di turno e fa energicamente rapporto dei successi. Peraltro il contribuente non è in grado di verificare quanto questi release corrisponda alla realtà.

E si ha un qualche teatro dell'assurdo: atto terroristico – rapporti sui militanti eliminati – versamenti finanziari – di nuovo atto terroristico. Giudicate da soli.

Anno 2004: l'allora premier Fradkov (ora capo dello SVR [2]) comunicò i sussidi ulteriori stanziati dal governo per il mantenimento dello FSB.

A febbraio in un vagone del metrò di Mosca è entrato in azione un ordigno esplosivo. Sono morte 41 persone, ne sono rimaste ferite 250. In seguito una bomba è esplosa alla stazione del metrò “Rižskaja” [3] (10 morti e 33 feriti).

Il 22 giugno dello stesso anno più di 500 militanti hanno compiuto un assalto a edifici amministrativi e a strutture del ministero degli Interni in Inguscezia: sono morte 78 persone, 114 persone sono rimaste ferite. Tra i morti ci sono 35 agenti di polizia e cinque impiegati della Procura.

1 settembre: presa di una scuola a Beslan da parte di militanti e in seguito inefficace liberazione degli ostaggi – centinaia di morti. Comandavano l'operazione i generali dello FSB Proničev (ora è a capo del servizio di frontiera) e Anisimov. Nessuna delle alte personalità ha avuto punizioni e Proničev, al contrario, è stato decorato per decreto segreto di Putin.

2005: il ministro delle Finanze Kudrin ha dichiarato che le spese per il ministero degli Interni, lo FSB, lo SVR, lo FSO [4] cresceranno di 50 miliardi di rubli [5], che andranno per l'equipaggiamento tecnico e la preparazione degli specialisti.

12 giugno – esplosione sulla ferrovia nella regione di Mosca – sono deragliati 4 vagoni del treno n. 382 Groznyj-Mosca. Sono rimaste ferite 42 persone.

Il 1 luglio a Machačkala [6] è stato messo in azione un ordigno esplosivo di potenza equivalente a circa 7 kg di tritolo – sono morti 11 militari, 26 sono rimasti feriti.

Il 13 ottobre 180 militanti hanno attaccato strutture delle forze armate a Nal'čik: sono morti 12 civili e 35 poliziotti.

2006: intervenendo al collegio dello FSB, Putin ha ringraziato la dirigenza e i semplici agenti per il coscienzioso adempimento del proprio dovere e ha promesso di aumentare le spese per la sicurezza del 27%.

21 agosto – esplosione al mercato Čerkizovskij a Mosca. Sono morte 14 persone, ne sono rimaste ferite 61.

2007: per decreto di Putin il finanziamento dello FSB è aumentato di un terzo e gli stipendi degli agenti di un quarto. Il presidente ha comunicato anche che gli acquisti di armi per lo FSB aumenteranno del 20% e le spese per le costruzioni del 73%.

Il 13 agosto in conseguenza dell'esplosione della massicciata ferroviaria si è verificato l'incidente del treno “Nevskij Èkspress”. La potenza dell'ordigno esplosivo equivaleva a 2 kg di tritolo. Sono rimaste ferite 60 persone.

Nei due anni successivi a spese dei contribuenti russi lo FSB ha comprato centinaia di costose auto straniere, tra cui le limousine di rappresentanza Mercedes-Benz S-600 Long per 12,5 milioni di rubli [7], Mercedes-Benz S-600 L per 7,5 milioni [8], Mercedes-Benz S 500L 4 Matic per 6,5 milioni [9] (per i dettagli si veda il n. 46 della “Novaja gazeta” del 2010).

2008: per decreto del presidente il direttore dello FSB Patrušev è nominato segretario del Consiglio di Sicurezza.

– Questi non sono stati gli anni più facili, ma questi ha svolto con onore i propri compiti, – notò Medvedev.

All'incontro con i direttori dei mezzi di informazione di massa statali l'adesso già nuovo direttore dello FSB Bortnikov riferì dei risultati del lavoro dell'ente: molto di interessante è stato raccontato sulle spie e sugli hacker georgiani, che per 280 mila volte hanno attaccato il sito del presidente.

7 agosto – esplosione sulla spiaggia della borgata Loo del quartiere Lazarevskij della città di Soči – due morti, decine di feriti. 6 novembre – una terrorista kamikaze ha fatto esplodere un pulmino a Vladikavkaz – sono morte 12 persone.

Nello stesso mese per l'estorsione di 1 milione di rubli a Piter [10] sono stati arrestati quattro agenti dell'UFSB [11].

A Nižnij Novgorod [12] è stato arrestato il capo della sezione investigativa dell'UFSB Oleg Efremov. Secondo gli inquirenti, insieme all'ex capo della sezione investigativa Obuchov spacciava eroina sequestrata durante le perquisizioni. Ben presto Efremov è stato ucciso in cella di isolamento da secondini e sbirri condannati (per i dettagli si veda il n. 119 della “Novaja gazeta” del 25.11.2010).

2009: dopo l'arresto a Mosca è scomparso senza lasciare traccia il capo della sezione per la lotta al terrorismo e all'estremismo dell'UFSB di Volgograd [13], il colonnello Pëtr Samarskij. Secondo la versione ufficiale, il colonnello è fuggito. Tuttavia i familiari non escludono che Samarskij sia stato ucciso da colleghi cekisti (per i dettagli si veda il n. 47 della “Novaja gazeta” del 05.05.2010).

Si è dato alla fuga il capo dell'UFSKN [14] di San Pietroburgo e della regione di Leningrado [15], il generale Aleksandr Karmackij (ex capo del SÈK [16] dell'UFSB, nel 2003 insignito del titolo di agente onorario del controspionaggio). E' stato incriminato ai sensi dell'art. 188 c. 4 del Codice Penale della Federazione Russa (contrabbando in quantità particolarmente grandi in associazione con altre persone).

Al collegio dello FSB Bortnikov fece rapporto con orgoglio sul fatto che in conseguenza di misure antiterroristiche sul territorio della regione del Caucaso del Nord erano stati neutralizzati 67 banditi e arrestati 233. Due mesi dopo capitò un atto terroristico a Nazran' [17] – 25 persone morirono e 136 rimasero ferite. E il 27 novembre – l'atto terroristico di turno al “Nevskij Èkspress”. Morirono 28 persone, ne rimasero ferite 90. Il 13 aprile 2010 Bortnikov comunicò che erano stati eliminati 26 membri del gruppo terroristico che aveva organizzato l'esplosione al “Nevskij Èkspress” e che 14 erano stati arrestati. I dettagli non vengono comunicati.

2010

Il 28 gennaio il presidente Medvedev ha visitato la Lubjanka. Alla fine dell'incontro ha dichiarato che nel 2009 lo FSB ha reso inoffensivi 500 militanti e ha prevenuto 80 atti terroristici. Ai cekisti è stato promesso un ulteriore aumento dei finanziamenti.

Il 29 marzo si sono verificate esplosioni nel metrò di Mosca alle stazioni “Lubjanka” e “Park kul'tury” [18]. Sono morte 40 persone, circa cento sono rimaste ferite. E tutto è andato di nuovo per la strada già battuta: invece di una dettagliata analisi e di conclusioni, rapporti sui terroristi “fatti fuori”;

Il 13 maggio il direttore dello FSB Bortnikov ha riferito al presidente che “sono stati eliminati tutti i membri del gruppo di banditi che hanno a che fare con l'esplosione nel metrò di Mosca” (nessun dettaglio viene comunicato);

Il 2 giugno all'incontro con il presidente Bortnikov ha comunicato che già un anno è stato arrestato un uomo che aveva programmato 12 atti terroristici. Ne consegue che ha taciuto per un anno intero e prima dell'incontro di Bortnikov con il presidente ha inaspettatamente cantato (il cognome del terrorista non viene comunicato).

Il 9 settembre di nuovo uno shock: al mercato di Vladikavkaz [19] viene compiuto un atto terroristico – sono morte 18 persone e ne sono rimaste ferite oltre 160.

Il 13 ottobre Bortnikov ha dichiarato che nel corso di una ricerca è stato messo in luce un gruppo terroristico di sabotaggio che aveva programmato un atto terroristico. I dettagli e le identità dei terroristi, come sempre, non vengono comunicati.

Merita rammentare in questo senso che l'inchiesta per un procedimento penale è un processo lungo e meticoloso e tanto più i procedimenti penali sugli atti terroristici, dove figurano centinaia di persone. Alla base di un inchiesta c'è sempre un meticoloso lavoro operativo: lavoro di agenzia, interrogatori di vicini, colleghi di lavoro e testimoni casuali, sbobinatura di conversazioni telefoniche, contabilità… Peraltro il 70% delle informazioni ottenute, di regola, si rivela non pertinente al caso. Come calcolano i terroristi in un tempo così breve? O li fanno secchi tutti senza scelta?

In generale, come si possono indagare casi simili, anche solo allo scopo di prevenire le successive esplosioni e prese di ostaggi, se tutti i sospetti vengono eliminati sul posto e chiamati colpevoli senza alcun processo?

Chi controlla lo FSB?

Nei paesi europei i servizi segreti si trovano sotto controllo sociale e parlamentare – se succede qualcosa, immediatamente si crea una commissione parlamentare che esamina i fallimenti e perfino le piccole lacune dei servizi segreti. Da noi invece è del tutto incomprensibile che li controlli e chi abbia responsabilità personali.

In particolare seguire attentamente l'attività dello FSB rientra nei compiti del Comitato per la sicurezza della Duma. Su soli venticinque membri del comitato gli stessi cekisti sono 5 (di ex agenti, com'è noto, non ce sono), gli uomini del ministero degli Interni sono 12, quelli del ministero della Difesa sono 3, c'è 1 procuratore, 1 ataman [20] cosacco e tre civili.

Fanno particolare tenerezza alcuni membri del comitato che sono membri dello LDPR [21]: l'ex agente del KGB, guardia del corpo di Berezovskij [22] e figura implicata nel procedimento penale britannico per l'uccisione di Litvinenko Andrej Lugovoj o il proprietario di una compagnia edile e di una catena di ristoranti e saune a Soči [23] Evgenij Tepljakov (secondo I mezzi di informazione di massa di Soči, l'autorevole uomo d'affari prima di essere eletto portava il cognome Bagišvili [24]) o Sergej Abel'cev, il cui assistente Valerij Belozer è stato condannato per l'estorsione di 300 mila dollari alla ÈPIN-BANK [25]. Durante la perquisizione da Belozer fu trovato un modulo ufficiale dello FSB con la firma dell'allora capo dello SÈB [26] dello FSB Bortnikov (da Lefortovo [27] Belozer scrisse una lettera al procuratore generale Čajka dicendo che avrebbe estorto denaro su indicazione di Abel'cev).

Come lavorano tutte queste persone? Per esempio, valutando la scandalosa legge sull'ampliamento dei poteri dello FSB solo il deputato Gudkov ha cercato di obiettare (fra l'altro è un ex agente dello FSB). Ed ecco che il signor Lugovoj ha subito dichiarato: “Meglio dare un giro di vite da qualche parte e poi allentare che osservare tranquillamente le esplosioni e tutto ciò che accade nel Caucaso del Nord”.

Non sarebbe meglio che un eletto del popolo presentasse un'interrogazione parlamentare e chiarisse quanti cekisti e agenti del ministero degli Interni sono ricercati a livello federale per i crimini compiuti? Allora diventerebbe chiaro dove bisogna dare i giri di vite.

Guardiamo l'organico della commissione della Duma di Stato per l'esame delle spese del bilancio federale per la difesa e la sicurezza statale: ex militari – 9, cekisti – 3, poliziotti – 5, procuratori – 1, cosmonauti – 3, guardie di frontiera – 1, civili – 11 (di cui 7 membri di “Russia Unita” [28]). Avete mai sentito dire che i membri di questa commissione abbiano rifiutato dei finanziamenti allo FSB?

Nel Comitato per la Difesa e la Sicurezza del Consiglio della Federazione la situazione non è migliore: ex militari – 4, cekisti – 2, poliziotti – 3 e civili – 3. Cosicché non c'è nessuno per fare domande scomode al signor Bortnikov. Beh, è difficile che il membro del comitato ed “eroe” del salvataggio del sottomarino atomico “Kursk”, l'ex ammiraglio Popov, che ha raccontato favole sul sottomarino straniero e la “terza forza” che avrebbero affondato il nostro portamissili, sorvegli l'attività dello FSB…

C'è ancora il Consiglio Sociale presso lo FSB, ma neanche questo, composto prevalentemente da ex uomini delle strutture armate e dal parroco della chiesa della Lubjanka padre Aleksandr, è stato creato per un serio controllo sul servizio segreto. Già alla prima seduta del consiglio nel 2007 l'allora direttore dello FSB Patrušev formulò sette compiti. Uno dei primi: “…Contrapposizione ai tentativi di falsificazione della storia della Patria, degli organi di sicurezza e dei loro agenti”. E solo al numero 7 (ultimo compito): “Svolgimento di controllo sociale sull'attività degli organi di sicurezza in ciò che riguarda il rispetto da parte degli organi di sicurezza dei diritti e delle libertà costituzionali dei cittadini della Federazione Russa”.

Non c'è da stupirsi che alla vigilia dell'approvazione della legge sull'ampliamento dei poteri dello FSB questo consiglio abbia espresso la propria piena approvazione per le iniziative dei cekisti. Cito il sito ufficiale: “Nel corso della seduta è stata ascoltata l'informativa sui disegni di legge federale elaborati dallo FSB russo. E' stata presa la decisione di appoggiare i detti disegni di legge…”

La spesa di denaro statale in Russia viene seguita da un organo speciale – la Corte dei Conti. Le strutture armate e i servizi segreti rientrano nella sfera di responsabilità dell'auditor Aleksandr Ždan'kov – ex capo del servizio di controllo dello FSB, generale di divisione, che nel 2009 fu eletto presidente del Consiglio dei Veterani dello FSB. E' interessante osservare come il principale veterano dello FSB Ždan'kov conduce le revisioni del proprio ente.

Dopo il servizio

Dopo il congedo per molti agenti dello FSB la vita interessante non finisce. In lunghi anni di servizio questi hanno acquisito i legami necessari e hanno accumulato abbastanza materiale di valore. I generali vanno al potere, fanno i deputati o si impiegano come consulenti in grandi compagnie statali. I colonnelli e i maggiori si impiegano nei servizi di sicurezza delle banche commerciali o nei consigli di sicurezza di governatori e sindaci.

Ma i capitani, i tenenti e i sottufficiali non servono a nessuno. Lasciato il servizio, alcuni di essi si uniscono in branchi, fondano numerosi comitati per la lotta alla corruzione e fondi di sostegno del KGB-FSB e cominciano a “buggerare” i commercianti.

Fianco a fianco con loro lavorano centinaia di truffatori tipo Ališer Trifonov (Nazmiev), che si presentava come generale dello FSB, del GRU [29] e dello SVR (si vedano i dettagli nella “Novaja gazeta”. 7, 17, 22 del 2008 ). Peraltro per le loro macchinazioni i buggeratori assumono gli stessi cekisti, sbirri, militari, deputati, operatori culturali, attori affermati e nonni nutriti. Per esempio, nell'ufficio del “generale” Trifonov nel posto più in vista era appesa una fotografia in cui questi siede circondato da agenti dello FSB, dello SVR e del ministero della Difesa. Quante fondazioni e quanti commercianti hanno sofferto per colpa loro – ecco cosa si avrebbe voglia di chiarire…

Sergej Kanev
reporter di cronaca nera, sbult@mail.ru

08.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/124/23.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Membri della ČK (Črezvyčajnaja Komissija po bor'be s kontrrevoljucej i sabotažem, “Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio – nello spelling russo Čè-Ka), la prima polizia politica russa, per estensione “agenti segreti”.

[2] Služba Vnešnej Razvedki (Servizio di Intelligence Esterno).

[3] Stazione della zona centro-settentrionale di Mosca.

[4] Federal'naja Služba Ochrany (Servizio di Vigilanza Federale), il servizio di vigilanza sulle alte cariche dello stato.

[5] 1,15 miliardi di euro.

[6] Città del Daghestan sulla costa del Mar Caspio.

[7] Oltre 288.000 euro.

[8] Oltre 173.000 euro.

[9] Oltre 150.000 euro.

[10] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[11] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza), in pratica la sede locale dello FSB.

[12] Città della Russia centrale, la Gor'kij del periodo sovietico.

[13] Città della Russia meridionale, l'ex Stalingrado.

[14] Upravlenie Federal'noj Služby po Kontrolju za oborotom Narkotikov (Direzione del Servizio Federale per il Controllo sul traffico di Droga).

[15] Così si chiama ancora ufficialmente la regione di San Pietroburgo.

[16] Social'nyj i Èkonomičeskij Komitet (Comitato Sociale ed Economico).

[17] Ex capitale della repubblica autonoma di Inguscezia.

[18] Stazioni nel centro di Mosca.

[19] Capitale della repubblica autonoma dell'Ossezia del Nord.

[20] Comandante.

[21] Liberal'no-Demokratičeskaja Partija Rossii (Partito Liberal-Democratico di Russia), ad onta del nome partito nazionalista e populista.

[22] Boris Abramovič Berezovskij, faccendiere russo che vive in Gran Bretagna come rifugiato politico.

[23] Città sul Mar Nero.

[24] Cognome georgiano.

[25] Banca di investimenti (ÈPIn sta per Ètalon Pravil'nych INvesticij, “Standard di Buoni Investimenti”.

[26] Služba Èkonomičeskoj Bezopasnosti (Servizio di Sicurezza Economica).

[27] Carcere moscovita di tristissima fama.

[28] Il “partito del potere”.

[29] Glavnoe Razvedyvatel'noe Upravlenie (Direzione Centrale dell'Intelligence).

08 novembre 2010

La Russia, dove gli oppositori vengono massacrati impunemente "sotto controllo presidenziale"

E' tempo di mettere sotto il controllo del presidente chi non cerca gli assassini




Il sabotaggio delle inchieste (caso Domnikov) porta a nuove vittime (caso Kašin)


Sabato 6 novembre, 14.00.

Tre ore in tutto dopo che il presidente Medvedev ha preso “sotto il proprio controllo” le indagini sull'aggressione al giornalista del “Kommersant''” [1] Oleg Kašin.

Non è passata ancora mezza giornata dal momento dell'aggressione stessa.

Solo due giorni dopo l'aggressione all'attivista Konstantin Fetisov [2].

Telefono all'inquirente del GUVD [3] di Mosca Gajnullina D.Ch. Questa ha appena chiuso silenziosamente il procedimento penale contro i mandanti dell'omicidio del giornalista della “Novaja gazeta” Igor' Domnikov.

Chiedo: “Cosa avete fatto per incarcerare i mandanti?”

Risponde: “Non faccio commenti per telefono”. E riattacca.

Non ho fatto neanche in tempo a dirle che il caso Domnikov è da sei mesi sotto il controllo del presidente Medvedev.

Penso che anche se avessi fatto in tempo a dirlo, avrebbe mandato me e il presidente a quel paese [4].

No, non lo penso. Ne sono convinta.

Perché?

Perché l'inquirente Gajnullina, come in precedenza anche l'inquirente Černousov, come pure i loro capi del GUVD di Mosca, come pure dello SKP [5] presso la Procura Generale, come pure la stessa procura Generale si occupa di aperto sabotaggio.

Si tratta di omicidi su commissione e aggressioni ad attivisti, difensori dei diritti umani e giornalisti. Si tratta del fatto che nessuno di questi crimini, a cominciare dall'omicidio di Vlad List'ev [6] per finire con le dita spezzate di Oleg Kašin E' STATO CHIARITO [7]. E non sarà chiarito. Mi vengono i crampi alle dita per l'evidenza di ciò.

Telefono a un altro inquirenti. Questo non è moscovita. E' un raro tipo di detective professionista che a Mosca è stato distrutto come razza.

Mi racconta cosa bisognava fare per incarcerare i mandanti dell'omicidio di Igor' Domnikov. Ne abbiamo fatto il nome già cento volte. E questi non hanno neanche aperto bocca – sono l'uomo d'affari Pavel Sopot e Sergej Dorovskoj, ex vice governatore della regione di Lipeck [8]. Due onesti facoltosi cittadini, che hanno costruito la propria fortuna sul sangue e sulla stretta alleanza con l'OPG [9] di Tagir'janov – una delle più crudeli bande della Russia.

Il capo Tagir'janov e quasi tutti i suoi complici, tra cui pure gli assassini materiali di Igor' Domnikov, sono stati condannati. Tagir'janov – all'ergastolo. Ma Sopot e Dorovskoj sono in libertà. Perché?

Cos'è stato fatto per incarcerarli?

La condanna degli uomini di Tagir'janov è entrata in vigore sei mesi fa. Èduard Tagir'janov non è comunque finito all'ergastolo al “Cigno Bianco” [10]. Gli hanno fatto fare tappa a Kazan' [11]. Gli inquirenti locali non si sono tranquillizzati, anche se proprio questi (Mosca ha solo dato fastidio) hanno portato al processo e alla condanna del gruppo di Tagir'janov.

Ma sono rimasti ancora gli omicidi di due poliziotti di Naberežnye Čelny [12], compiuti nel lontano '99. Le tracce portavano agli uomini di Tagir'janov. Presto a Èduard Tagir'janov sarà inflitta una nuova condanna.

“Per quanto riguarda l'OPG di Tagir'janov non ci sono più “casi sospesi” locali!” – con irriproducibile orgoglio mi dice un noto inquirente.

E aggiunge: “Ma per la Russia c'è ancora molto sangue sparso da loro”.

Mi ha colpito questa separazione della piccola patria da tutta la Russia. Capisco perché. Perché il proprio territorio questi inquirenti l'hanno ripulito completamente, ma la Russia non è di loro competenza.

Ho ricordato anche l'ingenuo stupore di questo inquirente, quando giunse qualche anno fa per il caso degli uomini di Tagir'janov a Mosca e passò per gli uffici moscoviti dei colleghi.

“Si conversava solo di grana”, – mi disse. E io, ingenua stupida, chiesi se i colleghi si interessassero al modo degli inquirenti di provincia di liquidare uno dei maggiori OPG russi.

Ma ai “colleghi” di Mosca come l'inquirente Gajnullina i dettagli non interessano. Nessuno in questi sei mesi (da quando Medvedev tiene il caso Domnikov sotto controllo presidenziale) ha telefonato agli inquirenti di Naberežnye Čelny e di Kazan'. Anche se la stessa inquirente Gajnullina ha preso i numeri di telefono a noi giornalisti (!).

Gli inquirenti moscoviti, che sono stati costretti (non sceglierò un'altra parola) ad occuparsi dei mandanti dell'omicidio, non hanno neanche cercato di “lavorare” con l'esecutore – il capo della banda Èduard Tagir'janov, che è del tutto pronto a un accordo con la giustizia per alleviare la propria sorte.

Che sia pronto lo dimostrano i “casi sospesi” di undici (!) anni fa chiariti e portati a una condanna a Naberežnye Čelny. Senza la collaborazione di Tagir'janov difficilmente questo sarebbe riuscito.

– Per incarcerare i mandanti del vostro collega ucciso Domnikov [13], – mi ha detto un inquirente di mia conoscenza del Tatarstan [14], – la Commissione Inquirente, Bastyrkin [15] in persona, deve prendere questo caso sotto la propria competenza, togliere un inquirente dall'apparato centrale, liberarlo da tutti i casi e dargli qualche agente operativo. Fissare il compito e ordinargli di occuparsi solo di questo caso. I risultati apparirebbero in un mese.

– Perché non hanno fatto ciò? – ho chiesto. – Perché su inoltro del vice-procuratore generale Malinovskij il caso è stato passato al GUVD di Mosca, che non ha fatto niente?

– E' un sabotaggio, – mi ha detto l'inquirente.

Fra l'altro del “controllo del presidente”.

Elena Milašina

08.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/124/09.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Commerciante”, giornale politico-economico.

[2] Attivista in campo ecologico.

[3] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Generale degli Affari Interni), in pratica la sede centrale della polizia.

[4] Letteralmente “più lontano”.

[5] Sledstvennaja Komissija pri Prokurature (Commissione di Inchiesta presso la Procura).

[6] Vladislav Nikolaevič List'ev, giornalista televisivo ucciso nel 1995.

[7] Rilievo grafico dell'autrice.

[8] Città della Russia centro-meridionale.

[9] Organizovannaja Prestupnaja Gruppa (Gruppo Criminale Organizzato).

[10] Carcere duro nella zona degli Urali.

[11] Città della Russia centrale.

[12] Città della Russia centrale.

[13] La forma illogica della frase è nell'originale.

[14] Repubblica autonoma della Russia centrale, popolata prevalentemente da Tatari.

[15] Aleksandr Ivanovič Bastyrkin, primo vice-procuratore generale.

04 novembre 2010

La Festa dell'Unità Nazionale russa è per i nazionalisti?

Chi è più vicino allo Smol'nyj [1]?




Ai nazionalisti hanno permesso di passare per il centro della città, gli antifascisti sono stati cacciati in periferia


L'azione chiamata “Difendi la città dal fascismo” – contro il nazismo e la discriminazione sociale – è stata decisa per il 4 novembre [2] a Pietroburgo dai membri del movimento “Difesa” [3] e dalle organizzazioni giovanili antifasciste. Un mese prima della data indicata avevano fatto decine di domande per diverse piazze della città. Tuttavia le autorità hanno proibito lo svolgimento della manifestazione in tutti e dieci i posti e hanno proposto in cambio una varianre alternativa – nel parco Petrovskij alla periferia della città.

– Perfino negli inviti ci era toccato inserire frammenti della carta di Pietroburgo perché la gente non si perdesse, – dice uno degli organizzatori delle azioni, Filipp. – Anche se non intraprendiamo niente di criminale: un concerto, una lettura di poesie, la distribuzione di tè caldo e “kaša [4] della pace”.

– Ci hanno rifiutato con vari pretesti, – ha raccontato alla “Novaja gazeta” l'attivista del movimento “Difesa” Maksim Ivancov. – A giudicare le risposte, ovunque in città sono in corso lavori di ristrutturazione, di costruzione e di rinverdimento, vengono montati stand per le feste e in molti posti per il 4 novembre sono indicate altre manifestazioni.

Nel frattmepo al Movimento Contro l'Immigrazione Illegale (DPNI [5]) in quello stesso giorno i funzionari hanno permesso facilmente di svolgere la “Marcia Russa” [6] nel centro della città - nel giardino Černyševskij, non lontano dallo Smol'nyj. Bene, non sulla prospettiva Nevskij: i nazionalisti quest'anno hanno chiesto il permesso di passare anche per la via principale della città.

Nina Petljanov
San Pietroburgo


02.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/123/08.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Palazzo in cui ha sede l'amministrazione comunale di San Pietroburgo.

[2] Festa dell'Unità Nazionale Russa.

[3] Movimento di opposizione abbastanza eterogeneo.

[4] Sorta di polenta di grano saraceno.

[5] Abbreviazione russa (Dviženie Protiv Nelegal'noj Immigracii) di un movimento xenofobo.

[6] Manifestazione nazionalista.

02 novembre 2010

In Cecenia si comincia ad aver rispetto almeno per i morti?

In Cecenia è stato smontato un ponte di pietre tombali poste dopo la deportazione

30.10.101:41

Per ordine delle autorità locali in Cecenia è stato smontato un ponte lastricato di lapidi tombali nel periodo della deportazione dei Ceceni nel 1944, i monumenti sono tornate nei cimiteri. Questo ha comunicato alla RIA Novosti [1] venerdì il primo vice-ministro delle Strade Automobilistiche della repubblica Jacha Machmatchadžieva.


Nel villaggio di Germenčuk del distretto di Šali in Cecenia per decine di anni c'è stato un ponte di sei metri lastricato di monumenti tombali portati via dai cimiteri ceceni negli anni della deportazione staliniana.


Gli addetti alle strade hanno disfatto il ponte e ne hanno costruito uno nuovo al suo posto e le lapidi tombali sono tornate al posto di prima – il cimitero del villaggio”, – ha notato Machmatchadžieva.


A suo dire, la leadership sovietica non di rado usava le pietre tombali come materiale da costruzione: con queste si facevano strade, ponti, piazze. Negli ultimi anni molte pietre sono tornate al loro posto.


Questo processo è sacro per i ceceni e perciò, non appena si ha notizia di tali fatti, le autorità locali reagiscono istantaneamente", – ha notato l'interlocutrice dell'agenzia.


In precedenza in via Rosa Luxembourg a Groznyj gli operai hanno disfatto una strada costruita con pietre tombali. Su alcune di esse si conservavano nomi e date. Anche questi monumenti sono tornati al posto di prima.


Ingushetia.Org, http://www.ingushetia.org/ru/news/line/V-Chechne-demontirovali-most-iz-nadgrobnykh-kamney-vylozhennyy-posle-deportatsii/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Russian Information Agency Novosti (“Notizie”), agenzia di stampa russa.

01 novembre 2010

Il "meglio" delle chiavi di ricerca di settembre 2010

pick up eliza doolittle: prendi su Elsa e poi?

lunezia:
vedi qui

nuvole rosa:
vedi qui

la rabbia e l'orgoglio:
vedi qui

musica di quark:
vedi qui

"quando sarà sposo":
vedi qui

a putin piacciono le bambine:
vedi qui

adamo dai:
vedi qui

burleigh in nome di dio:
vedi qui

cache:mvdpra1v4fmj:http://matteobloggato.blogspot.com/2007/11/chiavi-di-ricerca-di-ottobre.html:
?

cardinale ratzinger citava karl marx:
quando?

chi stermino i bambini di beslana:
i bambini di Beslan sono stati vittime di tutti quelli che hanno combattuto lì...

chiavi d'urto:
cosa sono?

chucky cunningham è morto:
no, è sparito, anche dalla memoria...

cose assurde dei film:
vedi qui

democrazia di imitazione:
vedi qui

farmaci ismailov:
non li ho presenti...

festa del santo patrono a lipeck:
quand'è? Non lo so...

fiat torino ufficio vendita estera (signora oxana):
??

gianluca lorusso:
vedi qui

giorgio ruomulo e greta villafranca:
vedi qui

giuramento divertente per pensionati:
e che roba è?

i quartieri di solikamsk:
non li conosco

il medioevo riassunto con imaggini:
vedi qui

iliopesca:
vedi qui

immagini illustrate dell'annunciazione:
vedi qui

in minnesota cosa significa fare il fioraio:
se intendi il test psicologico Minnesota, significa che sei gay...

jurij savel'ev:
vedi qui

la russia prima e dopo gli incendi:
un paese in difficoltà...Grassetto
la russo 2 e stata aggiustata?:
che intendi dire?

lotta comunista:
vedi qui

marco masini abita a bagno a ripoli:
dici?

masi gabriele:
vedi qui

nadia cartocci:
vedi qui

nata lebedeva:
vedi qui

norme per costruire la toilette nella dacia in ucraina:
non ho grandi conoscenze in quest'ambito

onne del caucaso:
onne?

osljabja:
vedi qui

plagi sovietici:
vedi qui

pornofilm con fascisti:
ce ne sono?

qual'è la migliore chiave di ricerca per vendere arredamento:
boh

rabbia nella lingua più antica:
non so come si dice

schrott nach 8:
vedi qui

strugackij:
vedi qui e qui

superare le accuse di bugia di satana con gesu:
cioè?

tiziano ferro non sa cantare:
vedi qui

trovare persone a kostroma:
dovrebbero essercene

vittimismo cattolico:
vedi qui

ėduard strel'cov:
vedi qui

dinostramano vania e paolo:
vedi qui

31 ottobre 2010

Nella Russia putiniana che riabilita Stalin "Arcipelago GULAG" entra nei programmi scolastici per volontà di Putin

Natalija Solženicyna: verrà un tiranno? E noi? Noi – come lo accoglieremo?




Evento epocale: “Arcipelago GULAG” è entrato nei programmi scolastici


Nel dicembre 1973 a Parigi fece scalpore la prima pubblicazione dell'epico studio narrativo di Aleksandr Solženicyn. I contemporanei scrissero: “Forse un giorno considereremo la comparsa di “Arcipelago” un segno dell'inizio del crollo del sistema comunista”… “Questo libro potrebbe divenire il libro principale della rinascita nazionale, se al Cremlino sapessero leggerlo”.

La prima cosa si è avverata. E la seconda? In ogni caso, nel settembre 2009 “Arcipelago GULAG” è stato inserito nello standard di istruzione delle scuole russe. Nel gennaio 2011 entrerà nei programmi: con “Prosveščenie[1] è uscito il volume unico “Arcipelago GULAG. Edizione ridotta”. La versione è proprio per le scuole.

Iniziatore dell'introduzione di “Arcipelago” nei programmi scolastici è stato il primo ministro della Federazione Russa Vladimir Putin. Che con questo ha dato anche il miglior contributo alla lotta alla falsificazione della storia nazionale.

Ma l'incontro del primo ministro con N.D. Solženicyna nell'estate 2009, le sue parole: “Dobbiamo studiare e propagandare l'opera di suo marito”, la risposta di Natalija Dmitrievna: “Meglio studiarla”, la decisione di introdurre “Arcipelago” nei programmi non sono stati descritti da tutta la stampa. Così come la prima reazione della nazione – il grido di dolore dei blogger da secondo banco della Runet [2]: “Era poco per noi “Guerra e Pace”?!”

Forse è poco. Dal 1905, quando nei programmi dei ginnasi entrarono Dostoevskij e Tolstoj, abbiamo vissuto un po' di tempo… Attraverso “Guerra e Pace” non lo si può spiegare.

Su come “Arcipelago GULAG” spiega il ХХ secolo e perché è necessario nella scuola del ХХI la “Novaja gazeta” parla con la compilatrice dell'edizione ridotta Natalija Dmitrievna Solženicyna.

Natalija Dmitrievna, ha iniziato davvero molto tempo fa il lavoro su questa versione?

– L'ha iniziato lo stesso Aleksandr Isaevič. Gli amici (in particolare quelli che hanno figli adolescenti) ripetevano: c'è bisogno di un'edizione ridotta di “Arcipelago”. Nelle lingue occidentali questa “versione scolastica” esiste dagli anni '80. “Ma, – dicevano a noi, – c'è bisogno anche di quella russa”.

Aleksandr Isaevič a malincuore fu d'accordo. Tutt'altro che subito. Ma fu d'accordo. Ho un'edizione in tre volumi, su cui annotò le abbreviazioni.

L'autore portò avanti metà del primo volume. Tagliare questo testo gli era estremamente difficile. Alla fin fine mi disse: “Fallo tu!” Ma alla versione ridotta – non a quella adattata, ma proprio alla versione ridotta di “Arcipelago” – sono tornata nel 2009.

L'ampiezza di questa versione è di circa 300 pagine contro le 1200 pagine del testo integrale?

– O circa 22 fogli a stampa dei 96 fogli di “Arcipelago GULAG”. Un ragazzo dell'ultima classe [3] è assolutamente in grado di leggerlo in due-tre giorni.

E' un testo completo: non volevo fare “frammenti”, una crestomazia del “GULAG”. Anche se sarebbe stato semplice: “Arcipelago” pullula di singoli destini e storie. Sono penetranti. Tipiche degli anni '20, '30, '40. Molto comprensibili per la conoscenza di un adolescente.

Ma allora avremmo avuto storie dolorose di singole persone che non avevano avuto fortuna: erano finite sotto la ruota. Ebbene, muoiono anche al fronte… Ma Aleksandr Isaevič non scrisse di questo.

Qui l'essenziale non è nei casi. L'essenziale è nel sistema.

In qualche modo si è affermato che “Arcipelago GULAG” è un libro sulle repressioni staliniane. E su che tiranno e carnefice fosse Stalin. Ma invece “GULAG” è anche su quelli che furono repressi. Perché in ogni violenza ci sono due aspetti: il carnefice e la vittima. E l'esito non è predeterminato: dipende da entrambi.

E dietro la svolta dei destini dei martiri in “Arcipelago GULAG” per tutto il tempo si pone una domanda: c'era qualche alternativa? Nel 1918, nel 1921, nel 1929, nel 1934?

Per tutto il testo va avanti il tema del “non intervento”: nel 1928-1930 vengono processati gli “ingegneri-danneggiatori” con l'approvazione dei lavoratori, nel 1930 verrà anche l'ondata dei lavoratori. Nel 1921 nel silenzio delle campagne vengono presi i rivoltosi antonovcy [4], nel 1929 scorrerà un flusso di contadini “dal buon Ob' [5]”.

E più avanti: “Come poi è divampato nei lager: ma cosa sarebbe successo, se ogni agente operativo, andando a fare un arresto di notte, non fosse stato sicuro se sarebbe tornato vivo o no… Se ai tempi degli incarceramenti di massa, per esempio a Leningrado, quando incarcerarono un quarto della città, la gente non fosse rimasta seduta nelle proprie tane morendo di terrore… ma avesse capito che non aveva nulla da perdere e nei propri ingressi qualche persona avesse teso delle imboscate… Agli organi [6] sarebbero rapidamente mancati gli agenti… e nonostante tutta la sete di sangue di Stalin la maledetta macchina si sarebbe fermata!

Se… Se… Abbiamo semplicemente meritato tutto quello che è successo dopo”.

Un tema scivoloso è anche la “rivolta dei singoli”. Talvolta ebbe anche successo. E di nuovo: “Una società civilmente coraggiosa non avrebbe dato motivo di scrivere… questo libro”.

– Solženicyn per tutto il tempo, togliendo strato su strato, cerca una risposta: cos'era la nostra società? Come si comportavano le persone? Come si comportavano quelli in libertà che sapevano cosa accadeva? Come si comportavano quelli che neanche lo sapevano? Esamina i modelli di comportamento in quegli anni. Va per tutti gli ambiti: con i reclusi, con gli indagati, con chi passa la prova cella-tappa-trasferimento-lager. E in ogni ambito l'esito comunque dipende anche dalla vittima.

Negli ITL [7] degli anni '30 il potere vinceva facilmente: le persone sopravvivevano o non sopravvivevano una per una. Ma quando negli anni '40 giunsero l'ergastolo, la speranza fu tolta del tutto e le persone divennero semplicemente numeri – qui queste divennero anche persone. Unirono le proprie volontà, la propria dignità, la capacità di sopravvivere, il proprio senso di giustizia oppresso fino alla fine.

Questo reagì come una molla. Il quarto di secolo di discesa agli inferi servì per far emergere le rivolte dei lager di Èkibastuz [8], Dubovka [9], Kengir [10] e Vorkuta [11].

…Ma è impossibile condannare persone su cui improvvisamente si abbatté una violenza inimmaginabile. Un tema importante di “Arcipelago GULAG” è l'impreparazione del paese a questo: per mano dei propri fratelli. Quando affondano una chiatta con delle persone sopra, solo affogando nell'acqua fredda vi rendete conto che questo in generale è possibile! Che siate una mercantessa o un ufficiale.

Sì, se affondano la chiatta nel 1918. Ma per i lettori del 2010 il ХХ secolo è nella zona sub-corticale. O nella memoria razionale di chi non è in grado di studiare “GULAG” a scuola. Logicamente l'impreparazione del paese alla violenza è il tema più storico del libro. Ma noi dimentichiamo facilmente. Discutiamo: bisogna ricordare? O temiamo l'ombra di Stalin.

– Anche questo colpisce. I nostri terrori odierni – che questo non torni, che questo non torni… – sono tutti focalizzati solo su questo: ecco che arriva il nuovo Stalin!

…Arriverà, non arriverà. Ma quello che c'era è già da 57 anni nella tomba. E noi – parlanti la stessa lingua, viventi sullo stesso territorio, – noi, grazie a Dio, siamo ancora vivi.

E dobbiamo pensare a noi stessi come partecipanti a questo ipotetico processo e non come a vittime. Ma se verrà – come lo accoglieremo? A cosa siamo pronti? Che lezione abbiamo imparato? Andremo di nuovo senza protestare negli ITL e ognuno penserà solo a se stesso?

Se sarà cosi – di cosa ci lamenteremo?

Dobbiamo pensare non a un'ipotetica venuta di un tiranni, ma a noi stessi. Prepararci. Divenire persone che non si possono prendere di sorpresa.

Ecco il messaggio che Aleksandr Isaevič voleva mandare.

Non solo da parte sua, ma di tutto questo inferno.

– In “Arcipelago”, quarant'anni fa, l'artigliere del fronte Solženicyn, passato per il GULAG, parlò per primo dell'esperienza tedesca della denazificazione – e del Paese dei Soviet.

Nella Germania dell'Ovest nel 1966 sono stati condannati ottantaseimila criminali nazisti.

C'è un enigma che non sta a noi contemporanei sciogliere: perché alla Germania è dato di punire i propri malfattori e alla Russia non è dato? Che razza di percorso mortale avremo se non ci è dato di ripulirci da questo male che marcisce nel nostro corpo?

Tacendo del male - …lo seminiamo e per mille volte spunterà in futuro. Non punendo, neanche deprecando i malfattori… in questo modo strappiamo ogni base di giustizia da sotto le nuove generazioni. …I giovani assumeranno che la bassezza non è mai punita sulla terra, ma porta sempre benessere.

E sarà scomodo e terribile vivere in un tale paese!”

Nel 2010 pare che non si parli dei veterani dello MGB [12], ma già degli incidenti stradali sul viale Leninskij [13]. Di tutta la cronaca di tali assalti: questa si amplia ogni settimana.

Del destino dei prigionieri del 1941 è detto ancora più duramente: “Una Patria che tradisce i propri soldati è davvero una Patria?”. Anche questa è una cosa viva: alle madri dei soldati morti in Cecenia nel 1995 i tribunali del 2010 rifiutano un aumento delle pensioni di 1000 rubli.

E ancora: come hanno distrutto la “solidarietà orizzontale” in Russia.

E questa analisi sociale di Solženicyn è ancora valida. E anche le righe su come si siano saldate la lingua russa e la “lingua degli zèk [14], su come l'esperienza del GULAG imbeva tutta la Russia.

– Oltre a tutto questo, a che serve “Arcipelago GULAG” a scuola? Non perché inizino a leggere e a valutare – dopo qualche decennio! – quelle ingiustizie, quel male, che sono già stati sulla nostra terra. Ma perché impariamo a reagire a quello che accade adesso. E ancora meglio – a prevenire il volgere degli eventi. Non si può lasciare la Storia ai politici perché ci giochino, “rovesciando” sul passato e sul futuro. E non si può farne una “carta stradale” per la strada passata o futura. La storia è solo una macchia su questa carta, dove si annotano i posti pericolosi: burroni, crateri, bivi del destino. Ed è irragionevole schifare questa carta “macchiata”.

Ma la nostra società non è ancora autocritica. Noi vediamo solo in quali condizioni qualcuno ci ha posto. Come agiscono con noi. Ma noi come agiamo? Prendiamo almeno qualche lezione dal passato recente?

Un altro tema del libro, trattato con la scrupolosità di un matematico, è lo sfinimento del popolo e la “selezione negativa”. Iosif Brodskij paragonò “Arcipelago” all'Iliade, asserendo: “Il denominatore comune è il tema della distruzione: in un caso una città, in un altro una nazione”. Questo non schiaccerà la conoscenza di uno scolaro?

– Penso di no. In primo luogo, semplicemente da un punto di vista empirico. Da me, nel 1974, nel pieno degli attacchi, questo libro lo leggevano gli amici a casa: portarlo con se era suicida. Lo leggevamo giorno e notte. E io ricorderò sempre come un lettore di una quarantina d'anni, ingegnere, intelligente, mi restituì “GULAG” dicendo: “Che strano: il libro abbonda di sangue, sudore, lacrime, terrore. Ma io l'ho chiuso con un senso di forza e di luce”. Molti hanno detto parole del genere.

Mi pare che “Arcipelago GULAG” dia la sensazione che dall'ultimo degli inferni ci si possa sollevare. E cosa significa sollevarsi? Probabilmente non che sopravvivo, torno e discuto una tesi di dottorato. Significa che io, come particella di questo popolo, ho un futuro. Anche se non nei propri figli… in quelli di qualcun altro.

Ma “Arcipelago” pone anche una dura barriera alle valutazioni odierne – abbiamo raggiunto questo e quello, siamo divenuti una potenza mondiale, Stalin è un manager di successo!

Ma in queste conversazioni in modo stupefacente, in un modo da analfabeti si valuta solo cosa e in quali periodi è stato raggiunto. E ad ogni manager nel primo corso della facoltà di dirigenza aziendale insegnano ad esaminare un altro fattore – il costo del progetto.

Nel caso di Stalin le perdite non si contano. E le forze del popolo sono state minate in tutto questo.

Prima della Prima Guerra Mondiale sul territorio della Russia viveva più gente che negli USA. Oggi non ci si può proprio paragonare. Ci mancano semplicemente le persone.

Nel XX secolo tutti i nostri popoli sono stati rovinati. In cambio di cosa?

...La casa editrice “Prosveščenie” per l'“edizione scolastica” di “Arcipelago” il notevole artista Jurij Christič. Per età non è molto lontano dai futuri lettori dell'ultima classe. Va in bicicletta, nello zaino sulla schiena ha dei manoscritti.

Jurij Christič ha proposto anche l'immagine della copertina: ecco questa fotografia di Aleksandr Rodčenko. Anno 1933. Canale Mar Bianco-Mar Baltico. Ho sussultato quando ho visto la foto! Questa folla seminuda nella nebbia nevosa, gli scandagli e i picconi che portano, come le picche di un qualche Tempo dei Torbidi [15]. La grossa schiena di un cekista [16] sulla riva sopra di loro. E' solo, ma la folla di persone è docile.

Nella bufera si trascinano nella corrente come in una cerchia dantesca. Scavano con le mani un canale che praticamente non sarà usato. Così come molte “grandi costruzioni”.

…E immaginate, in questa massa incollata ognuno ha un destino. Chi è morto qui, cosa non ha potuto dare al proprio paese mentre grattava la roccia congelata con il piccone?! Senza parlare dei suoi figli non nati.

So che Lei ha “verificato” il manoscritto e gli esperti erano degli insegnanti.

– Sia amici, sia insegnanti che avevano già fatto lezioni su “Arcipelago GULAG” nei loro ginnasi. Gli insegnanti dicevano: nel testo (che io consideravo pronto) ci sono molte cose non chiare per un adolescente. Hanno compilato una lista di 150 punti che bisognava spiegare. Cos'è il “caso di Šachty[17]? Chi è Vera Zasulič [18]? E Trepov [19], Šeškovskij [20], Jagoda [21], Kirov [22], Zoja Kosmodem'janskaja [23]… Ho fatto un dizionarietto di nomi e ho aggiunto qualche nota a piè di pagina.

Sono stati dimenticati Vera, Zoja, Kirov e Trepov? L'intera Russia è nella nebbia.

– Ma che si può fare?! Si può solo chiarire.

P.S. La prima tiratura – 10000 copie – in parte arriverà nelle librerie. In parte – su ordine dei ministeri della Pubblica Istruzione di varie regioni – arriverà nelle biblioteche scolastiche. A partire dal 1973, dalla prima edizione parigina, tutti i diritti d'autore per “Arcipelago GULAG” vanno sul conto del fondo Solženicyn e vengono utilizzati per sostenere i sopravvissuti ai lager e le famiglie dei prigionieri politici. I diritti editoriali per la “versione scolastica” andranno pure a loro.

Oggi il fondo Solženicyn sostiene 2500 ex zèk.

Gli storici lo sanno: nei tempi nuovi proprio un'unica scuola forma l'unità della nazione. L'unità dei suoi valori e della sua mentalità, il suo concetto di se.

Arcipelago GULAG” nello standard federale di istruzione (non liceale, non ginnasiale - comune!) complicherà queste idee? Forse. Ma nella verità.

Ci sarà tutto – sia gli “speroni” [24] per le Solovki [25] e la mai appresa rivolta di Kengir. Ma “Arcipelago” sceglierà da solo a chi piacere. Gli trasmetterà il gene della caparbietà Della sobrietà. Dell'autonomia davanti alla tempesta. Del nitore di una buona e chiara analisi. Della vittoria di una persona sul sistema di “un sesto” [26].

E la cosa importante: nella versione scolastica e nel programma scolastico questo libro può cercare i “suoi” tra tutti gli abitanti 17enni della Russia.

Una grande causa. E' come se avessero varato un rompighiaccio.

Ha conversato
Elena D'jakova
[27]

29.10.2010

[1] “Illuminazione”, casa editrice scolastica.

[2] “Russkij Net” (“Rete Russa”), l'Internet in russo. Il corsivo è mio.

[3] L'undicesima, equivalente alla nostra quarta superiore.

[4] Seguaci del socialista rivoluzionario Aleksandr Stepanovič Antonov. Il corsivo è mio.

[5] Fiume siberiano.

[6] Gli organi del ministero degli Interni, cioè la polizia politica.

[7] Ispravitel'no-Trudovye Lagerja (Lager di Lavoro Correttivo).

[8] Città del Kazakistan nord-occidentale.

[9] Centro abitato della Russia meridionale.

[10] Città del Kazakistan centrale.

[11] Città dell'estremo nord della Russia europea.

[12] Ministerstvo Gosudarstvennoj Bezopasnosti (Ministero della Sicurezza Statale), si legga “polizia politica”.

[13] I moltissimi incidenti, anche con esito mortale, causati impunemente dall'equivalente russo delle nostre “auto blu” o dai mezzi di polizia.

[14] Nome gergale dei prigionieri del GULAG.

[15] L'epoca delle lotte per la successione a Ivan il Terribile, morto senza eredi.

[16] Agente della ČK (Čè-ka nello spelling russo), cioè della Črezvyčajnaja Komissija po bor'be s kontrrevoljucej i sabotažem (Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio), la prima polizia politica sovietica.

[17] Processo agli ingegneri delle miniere di Šachty (che fra l'altro significa “miniere”), falsamente accusati di sabotaggio.

[18] Vera Ivanovna Zasulič, marxista “menscevica” che si oppose duramente a Lenin.

[19] Aleksandr Fëdorovič Trepov, politico conservatore e uno dei leader dei “bianchi”.

[20] Stepan Ivanovič Šeškovskij, capo della “Cancelleria Segreta” (ufficio di censura) nel XVIII secolo.

[21] Genrich Grigor'evič Jagoda (vero nome Enoch Geršenovič o Enon Geršonovič Ieguda), ministro degli Interni sotto Stalin, morto in una “purga”.

[22] Sergej Mironovič Kirov, politico sovietico, dopo l'uccisione del quale nel 1934 Stalin scatenò terribili “purghe”.

[23] Zoja Anatol'evna Kosmodem'janskaja, militante comunista uccisa dai nazisti.

[24] Usati come mezzo di tortura.

[25] Nome colloquiale delle isole Soloveckie nel Mar Bianco.

[26] Un sesto delle terre emerse, la superficie dell'URSS.

[27] Elena Aleksandrovna D'jakova, giornalista, scrittrice e poetessa.

28 ottobre 2010

Come si alimentano i conflitti caucasici

Chi e perché porta gli arrestati dall'Inguscezia a Vladikavkaz [1]?

27.10.1013:05

Molto di ciò che avviene nel Caucaso in generale e in Inguscezia in particolare è il risultato di azioni non premeditate delle autorità e del comando delle strutture armate.


Queste due, parrebbe, componenti di un'unica branca del potere lavorano in modo del tutto indipendente una dall'altra. Mentre le loro azioni concordate potrebbero risolvere molti dei problemi esistenti.


Uno di questi problemi in Inguscezia è il sequestro da parte degli uomini delle strutture armate di cittadini della repubblica, che chissà perché si ritrovano nei SIZO [1] dell'Ossezia del Nord. Se gli organi per la tutela dell'ordine sono in possesso di informazioni su questa o quella persona che c'è motivo di arrestare, è indispensabile farlo su basi legali. In caso contrario siamo in presenza di indizi di sequestro di persona: degli sconosciuti, minacciando con le armi, irrompono in una casa, se ne vanno in direzione ignota, ecc. E per il fatto che questo sia opera dei servizi segreti non cessa di essere sequestro di persona.


Ancora più scandaloso per la popolazione della repubblica è il fatto di ritrovare questi sequestrati nei carceri di custodia cautelare dell'Ossezia del Nord. E questo mentre i reati, secondo gli inquirenti, sono stati compiuti sul territorio dell'Inguscezia.


Sorge la domanda: perché, sullo sfondo dei problemi irrisolti tra osseti e ingusci portare gli arrestati in Inguscezia a Vladikavkaz ? Davvero in Inguscezia non ci sono SIZO?


Infatti dal punto di vista della fiducia della popolazione nel potere, di cui parlano senza fine i politici di diverso livello, c'è terreno per i malintenzionati per destabilizzare la situazione. Peraltro non capire questo oggi vuol dire non essere al posto giusto.


Come esempio di questo tipo di “arresto” può servire il sequestro (con tutte le caratteristiche indicate dal Codice Penale) del 7 settembre ai danni di Rustam Dzejtov, che I familiari hanno ritrovato solo grazie a un avvocato tre settimane dopo nell'UFSB [3] dell'Inguscezia. Al momento Dzejtov si trova in un IVS [4] dell'Ossezia del Nord, anche se, secondo i dati dell'UFSB, questi aveva commesso il reato (è stato trovato in possesso di una granata) nel villaggio di Èkaževo [5]. Questo è un caso tutt'altro che unico di “trasferimento” di ingusci negli IVS dell'Ossezia del Nord.


Nella propria lettera a nome dell'allora ancora presidente Vladimir Putin (...) il ministro degli Interni russo Rašid Nurgaliev scrive di alcune decine di questi casi. E' interessante che Putin concordi con l'opinione del ministro e sull'indispensabilità di far cessare questo tipo di pratica, tuttavia l'ordine di Putin viene ancora ignorato.


Tale atteggiamento verso gli arrestati in Inguscezia è condizionato dal fatto che la decisione di portare gli arrestati nei carceri di custodia cautelare dell'Ossezia del Nord viene presa dagli inquirenti del gruppo investigativo della Direzione Centrale della Procura Generale del Distretto Federale Meridionale, che si trova a Vladikavkaz.


Certo, in Inguscezia non è sicuro come a Vladikavkaz (anche se negli ultimi tempi pure questo è opinabile), perciò è ben più facile portare un arrestato “sul lavoro” che andare in una qualche Nazran' [6], dove “sa il diavolo cosa può accadere”.


Finché funzionari pigroni come gli inquirenti della Direzione Centrale della Procura Generale di quello che adesso è già il Distretto Federale del Caucaso del Sud violeranno i diritti altrui a vantaggio dei propri interessi, I problemi del Caucaso aumenteranno soltanto.




Ingushetia.Org, http://www.ingushetia.org/ru/news/main/Kto-i-pochemu-uvozit-zaderzhannykh-iz-Ingushetii-vo-Vladikavkaz/


[1] Capitale dell'Ossezia del Nord.

[2] Sledstvennyj IZOljator (Carcere di Custodia Cautelare).

[3] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza), in pratica la sede inguscia del principale servizio segreto russo.

[4] Izoljator Vremennogo Soderžanija (Carcere di Detenzione Temporanea).

[5] Villaggio dell'Inguscezia centrale.

[6] Città dell'Inguscezia centrale, ex capitale della repubblica.