12 luglio 2010

Un Campione del Mondo



Iker Casillas da Campione del Mondo non fa più il bravo professionista con la fidanzata giornalista Sara Carbonero...

02 luglio 2010

Il "meglio" delle chiavi di ricerca di maggio 2010

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10.000.000.000.000.000.000.000.000.000 euro
: la clausola rescissoria di Cristiano Ronaldo?

antonaci & mazzoni agenzia immobiliare: vedi qui

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bimbo canta forza lazio
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calciatore amir said morto in attentato terroristico: non ne so nulla...

carro itan papalista
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lei ti spiazza ad ogni mossa e non ti è successo mai...fino ieri ci ridevi, avevi le tue strategie, con sempre tutto sotto controllo.....ma con così tanta facilità lei è pronta anche a soffiare via...: ???

lucera satanica: satanica?

mamardas mamardasvilis: incomprebsibile

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qualcuno sa i risultati dei giochi della chimica svolti a torino il 15 maggio 2010
: io no...

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incidente con una ferrari il 18 05 2010 a palermo: il fatto non mi è noto

01 luglio 2010

Non si vedrà più un calcio del genere



26 giugno 1954, quarti di finale dei Mondiali a Losanna: Svizzera-Austria 5-7

28 giugno 2010

Ormai i caucasici scomodi "scompaiono" perfino a San Pietroburgo...

Lo sporco segreto degli uomini delle strutture armate (articolo della “Novaja gazeta”)


Natal'ja ŠKURËNOK, 28.06.2010 09:39

Per le persone scomparse la Russia risponde alla Corte Europea

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) è intenzionata ad esaminare con priorità la denuncia dell'operato delle autorità russe nel caso della scomparsa a Pietroburgo dei familiari della vedova dell'attivista per i diritti umani Makšarip Aušev, ex proprietario del sito “Ingushetia.ru”, ucciso nell'autunno dello scorso anno. Di questo hanno riferito gli avvocati della famiglia. La “Novaja gazeta” ha già scritto più di una volta di come in strane circostanze a Pietroburgo negli ultimi giorni del dicembre 2009 sia scomparsa la macchina in cui viaggiavano quattro familiari di Aušev: il fratello di sua moglie Ali Džaniev, il cugino di lei Magomed Adžiev e gli zii Junus e Jusup Dobriev. A marzo di quest'anno si è saputo che i familiari degli scomparsi avevano condotto indagini per proprio conto sull'accaduto e avevano scoperto delle videoregistrazioni delle telecamere di sorveglianza esterna, che gli avevano permesso di mettersi sulle tracce degli scomparsi e di supporre che alla vicenda avessero preso parte agenti dello Stato. Purtroppo le istituzioni ufficiali – gli organi per la tutela dell'ordine, gli inquirenti, la procura, lo FSB [1] – continuano a cercare di convincere i familiari e i loro avvocati di non saper niente della scomparsa di queste persone, che non hanno visto nessuno e non hanno arrestato nessuno e l'indagine ufficiale finora non si è mossa da un punto morto.



Un sequestro ufficiale

Makšarip Aušev è morto per mano di ignoti che hanno sparato alla sua automobile il 25 ottobre 2009. Due mesi dopo sulla stessa strada presso Nal'čik [2] è stata fatta esplodere una Žiguli [3] in cui si trovavano la vedova incinta di Aušev Fatima, la madre e il fratello di lei. Fatima Auševa è sopravvissuta e i parenti l'hanno subito portata a Pietroburgo, dove a fine dicembre ha partorito un figlio. Dopo l'arrivo a Pietroburgo gli stessi familiari, nella notte tra il 26 e il 27 dicembre, sono scomparsi senza lasciare traccia e la macchina su cui viaggiavano per Pietroburgo – una VAZ-21099 [4] – è stata trovata in stato di abbandono un mese dopo alla periferia della città. Da allora da Ali Džaniev, Magomed Adžiev, Junus e Jusup Dobriev non è giunta alcuna notizia, il procedimento penale per la loro scomparsa è stato avviato solo un mese dopo.

L'indagine ufficiale girava in tondo [5] e allora gli stessi familiari e amici degli scomparsi hanno iniziato un'indagine: hanno richiesto le videoregistrazioni della sorveglianza esterna sul percorso del supposto pedinamento della macchina con i quattro passeggeri e ben presto hanno visto sia la stessa Žiguli e una jeep e due minibus che la seguivano senza perderla di vista. Per uno degli incroci questo corteo non è passato e in quel quartiere i familiari ben presto hanno trovato numerosi testimoni: gli abitanti delle case circostanti hanno raccontato di aver osservato un vero e proprio sequestro. Alcune persone in tuta mimetica nera, con armi in pugno e mascherati hanno fermato la Žiguli e ne hanno fatto sedere i passeggeri nei minibus, poi se ne sono andate tutte. Fra l'altro, secondo i testimoni, gli assalitori si comportavano come pubblici ufficiali e non come banditi – regolavano il traffico, riprendevano l'accaduto con una telecamera, agivano con tranquillità e convinzione.



Non è successo nulla, ma è un segreto

Tutti i nuovi materiali trovati sono stati trasmessi agli inquirenti di Pietroburgo, ma il caso comunque non si è mosso di un passo: la procura e gli inquirenti hanno continuato ad affermare che non sanno niente e che non hanno arrestato nessuno. Allora gli avvocati hanno inviato un'istanza alla Corte Europea con la richiesta di esaminare la loro denuncia più rapidamente possibile e la CEDU ha dato una risposta positiva letteralmente dopo qualche giorno. Ma gli organi dello FSB, a cui si sono rivolti gli avvocati delle vittime con la richiesta di dare delucidazioni sul sequestro di persone da parte di agenti dello Stato, si sono rifiutati di comunicare qualsiasi informazione.

In risposta all'istanza della CEDU all'indirizzo del governo russo con la richiesta di rispondere dettagliatamente e senza lungaggini alle domande: dove si trovano gli scomparsi? E se sono stati arrestati, perché non permettono agli avvocati di vederli? – il governo della Federazione Russa ha inviato una risposta di 600 pagine, in cui si continuava sullo stesso tema: non sappiamo niente, non abbiamo visto niente e se anche qualcosa c'è stato, è coperto dal segreto istruttorio.

– Riteniamo che il governo russo non abbia risposto in modo esauriente alla richiesta della Corte Europea se all'accaduto avessero preso parte agenti dello Stato, – dice uno degli avvocati delle vittime, Ol'ga Cejtlina. – Il governo non ha spiegato in modo comprensibile perché alcuni materiali e documenti restano segreti, anche se, secondo le regole della CEDU, questo dovrebbe preparare i documenti completi.

Questa posizione delle autorità ufficiali da agli avvocati il diritto di fare appello contro l'operato delle autorità – a giorni le carte preparate dagli avvocati delle vittime saranno inviati alla Corte Europea.



La delega dei sequestrati

Parallelamente continuano le udienze nei tribunali di Pietroburgo. Il fatto è che gli avvocati delle vittime hanno presentato una denuncia in tribunale contro l'operato dello FSB: in tutte le strutture ufficiali a cui gli avvocati hanno inviato richieste cercando di trovare le persone scomparse nel centro di Pietroburgo a praticamente tutte le istanze è stato risposto che non ne sanno semplicemente nulla. E solo dallo FSB è giunta risposta che non daranno informazioni. “Secondo l'articolo 6 della legge federale “Sul Servizio di Sicurezza Federale” [6], – ha scritto in risposta alla richiesta degli avvocati il vice capo dell'amministrazione dello FSB V.S. Šeleg, – hanno diritto di ricevere chiarimenti e informazioni dagli organi del Servizio di Sicurezza Federale organi di Stato, imprese, istituzioni e organizzazioni, indipendentemente dalle forme di proprietà e anche associazioni sociali e singoli cittadini in caso di limitazione dei loro diritti e delle loro libertà. Inoltre nella Vostra dichiarazione non si osserva che Voi secondo l'articolo 6 della legge federale “Sull'attività degli avvocati e l'avvocatura nella Federazione Russa” siate investiti dei poteri adeguati per poter ricevere le informazioni richieste riguardanti le dette persone”. Cioè di fatto lo FSB ha rifiutato agli avvocati ufficiali dei familiari delle persone sparite il diritto di ricevere da esso informazioni sulle persone scomparse.

– Abbiamo protestato in tribunale contro questa dichiarazione dello FSB, – racconta l'avvocato delle vittime Ivan Pavlov. – Ma il giudice del tribunale del quartiere Kujbyševskij [7] Tat'jana Kuzovkina ha sostenuto la loro posizione. Ci è stato letteralmente dichiarato – che gli scomparsi scrivano una delega in cui vi incaricano di cercarli, allora richiedete informazioni! Secondo me, tale posizione della corte è una totale assurdità.

Ora gli avvocati inviano una denuncia alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e mettono in discussione la decisione del tribunale del quartiere Kujbyševskij. La “Novaja gazeta” continua a seguire questo caso.

Ingushetia.Org, http://www.ingushetia.org/news/22278.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), il principale servizio segreto russo.

[2] Capitale della repubblica autonoma di Kabardino-Balkaria.

[3] Modello della Lada che riprende la Fiat 124.

[4] Modello della Volžskij Avtomobil'nyj Zavod (Fabbrica di Automobili del Volga).

[5] Letteralmente “calpestava sul posto”.

[6] Le leggi russe sono indicate con il titolo.

[7] Quartiere della zona centrale di San Pietroburgo.

"Il pasticciaccio del centro spirituale del Patriarcato di Mosca a Parigi" o "Come Putin dimostra che non agisce in modo poco ortodosso"

La cattedrale delle spie [1]?



I servizi segreti francesi sospettano la Russia di aver intenzione di creare a Parigi il più grande centro di intelligence del mondo. Sotto le insegne di un centro culturale e spirituale del Patriarcato di Mosca


Dopo aver venduto alla Russia a un prezzo stratosferico un terreno in un quartiere d'élite di Parigi, la leadership francese si è innervosita. Non senza l'influenza dell'opinione pubblica del proprio paese ha preso a sospettare che sotto l'aspetto di un grandioso “centro spirituale e culturale del Patriarcato di Mosca”* non lontano dalla Torre Eiffel e dal Palazzo dell'Eliseo verrà costruito il più grande centro di intelligence russo del mondo.

Su cosa sono basate le paure dei francesi nei confronti della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale e quanto sono fondate?

Durante la sua ultima visita a Parigi, l'11 giugno, Vladimir Putin si è diretto con il suo collega francese François Fillon sul lungofiume Branly, verso l'abbastanza anonimo edificio del servizio meteorologico francese. Tuttavia Putin non ha potuto trattenere gli entusiasmi: “E' un posto notevole, sorprendentemente bello!” E' notevole per il suo futuro, per cui al premier russo manca il fiato. In seguito a un difficile affare commerciale e diplomatico un terreno praticamente nel cortile del palazzo dell'Alma è stato acquistato dalla Direzione Operativa del Presidente della Federazione Russa. Fra un anno il servizio meteorologico lascerà il proprio anonimo edificio, che sarà abbattuto e su un terreno di oltre 8 mila metri quadrati la Russia costruirà la cattedrale della Chiesa Ortodossa Russa del Patriarcato di Mosca (RPC MP [2]), un seminario, una biblioteca, spazi abitativi e strutture “per scopi scientifici e culturali”. La consegna dell'oggetto per l'uso è prevista per il 2013.

La Russia ha iniziato le trattative per il “centro spirituale” con il nuovo presidente francese Nicolas Sarkozy già nel 2007, durante la visita a Parigi del Patriarca Alessio II. Inizialmente i consiglieri non raccomandarono a Sarkozy di entrare in questo gioco, ma nell'affare si introdusse il Vaticano, che allettò il giovane presidente con il ruolo potenziale di mediatore dell'incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca. Questo incontro, com'è noto, non ebbe comunque luogo, ma la RPC MP ottenne da Sarkozy tutto ciò che voleva. E solo adesso, quando l'affare è stato già concluso e i soldi (70 milioni di euro del budget di Stato della Federazione Russa) versati, le autorità francesi si sono messe le mani nei capelli.

Il baratto di Copenaghen

“I servizi segreti francesi sono inquietati dall'incremento di attività delle spie russe”, – comunica il giornale britannico “Daily Telegraph”. Il quotidiano lega il rafforzamento di questa inquietudine per l'appunto alla costruzione nel centro di Parigi della nuova cattedrale della RPC MP, affermando che in realtà questa struttura sarà un centro spionistico russo. Più dettagliatamente ha chiarito queste paure il settimanale francese “Le Nouvel Observateur” in uno dei numeri di giugno. L'autore dell'articolo “L'affaire della Cattedrale del Cremlino a Parigi” Vincent Jauvert ha condotto un'indagine in cui si rimanda anche all'articolo della “Novaja gazeta” del 19 febbraio di quest'anno.

Come ha chiarito Vincent Jauvert, l'accordo chiave sulla vendita del terreno e la costruzione su di esso del complesso della RPC MP fu raggiunto il 18 dicembre dello scorso anno durante l'incontro faccia a faccia tra Medvedev e Sarkozy a Copenaghen, dove allora era in corso il summit mondiale sul clima. Fino a quel momento sul terreno avanzavano pretese l'Arabia Sudita [3] e il Canada.

Per i nostri uomini al potere la vittoria in questa vicenda era una questione d'onore. “Questa, – afferma il giornalista francese, – è parte di una strategia globale elaborata già da tempo: la legittimazione del regime di Putin con l'aiuto della chiesa. La costruzione di una cattedrale russa a Parigi (la prima dai tempi dei Romanov) permetterà all'attuale potere di diventare una sorta di erede dell'impero della Grande Russia. Stabilirsi sul lungofiume Branly significa dichiarare il ristabilimento dell'influenza russa in Francia e in generale in Europa occidentale… Per farla breve, questa cattedrale deve mostrare ai dubbiosi che il clan di Putin è degno della stima data agli zar”. La realizzazione pratica del piano è stata affidata al responsabile del settore operativo del presidente Vladimir Kožin. Per un contributo alla “soluzione delle questioni” con il governo francese Kožin si è rivolto alla compagnia di consulting ESL&Network, che è guidata da tal Aleksandr Medvedovskij, diplomato all'Ecole Nationale d'Administration francese. Questi è ritenuto amico del direttore del gabinetto del presidente francese Christian Frémont.

Ma il successo finale alla causa è stato garantito da un baratto diplomatico tra Medvedev e Sarkozy a Copenaghen. Gli esperti francesi suppongono che proprio in cambio del “centro spirituale e culturale” Medvedev abbia acconsentito a comprare in Francia le costose porta-elicotteri Mistral, a far entrare i francesi nel progetto strategico “Nord Stream” [5] e a prender parte alle sanzioni internazionali contro l'Iran. Secondo le informazioni del “Nouvel Observateur”, che l'ufficio stampa di Sarkozy non nega, da Copenaghen il presidente telefonò al proprio ministro delle Finanze Eric Woerth e gli dette alcune istruzioni riguardanti il prossimo concorso. Qualche giorno dopo Woerth ricevette Kožin. Dopo questo incontro la Russia propose anche per il terreno sul lungofiume una somma che, secondo un funzionario del ministero delle Finanze, “superava le nostre stime, che erano mantenute segrete”. Il 28 gennaio la Federazione Russa vinse ufficialmente il concorso.

Tolta la testa [5]

Dopo la vendita del terreno sul lungofiume Branly alla Russia l'Amministrazione centrale dell'intelligence interna francese dette l'allarme. Il motivo formale dell'allarme era la circostanza per cui il futuro “centro spirituale” sarebbe stato circondato da tre lati dal palazzo dell'Alma – una delle residenze ufficiali del presidente francese. Al momento presente gli abitanti del palazzo sono il Consiglio Superiore della Magistratura, il servizio postale presidenziale e anche 16 alti collaboratori del palazzo dell'Eliseo, a cui sono stati forniti appartamenti nel palazzo. Per esempio, qui vive il consigliere di Sarkozy per le questioni di politica estera Jean-David Levitte, che gode dell'alto interesse dei servizi segreti stranieri. L'amministrazione centrale punta il dito sull'incremento senza precedenti dell'attività spionistica della Russia (in primo luogo del Servizio di Intelligence Esterna [6]) sul territorio francese. Secondo le sue informazioni, a Parigi è stato messo in luce lo stesso numero di spie russe che era stato registrato per l'ultima volta nel 1985. La leadership della RPC MP, come si evince da materiali resi in larga parte pubblici della Commissione del Soviet Supremo per le indagini sulle circostanze del tentato colpo di stato del 1991, è piena di collaboratori e informatori del KGB. Nonostante i continui appelli degli attivisti civici e delle chiese “concorrenti” a fare atto di pentimento per una così sistematica collaborazione con i servizi segreti e a condannare la stessa pratica della “spiata” [7], la RPC MP non commenta in alcun modo la collaborazione dei membri della gerarchia con il KGB e non sottopone queste persone alle punizioni previste dai canoni ecclesiastici per casi del genere. I posti chiave nel Sinodo della RPC MP sono finora occupati da persone, i cui nomi in codice come agenti sono stati messi in luce nel 1991 dalla Commissione del Soviet Supremo.

L'eco della guerra civile

La parte russa dopo gli “sfavorevoli” articoli della stampa occidentale sul progetto spirituale con sfumature spionistiche ha rilasciato alcune fiacche smentite. “E' un altro errore dei giornalisti, che non ha alcun fondamento”, – ha detto l'11 giugno il premier russo durante l'incontro con l'ex presidente francese Jacques Chirac. L'addetto stampa del settore operativo del presidente russo Viktor Chrekov ha definito infondati i timori dei francesi. In tutt'altro modo pensano gli ortodossi che vivono da tempo in Francia – principalmente emigrati russi della prima e della seconda ondata.

La Russia per mano della RPC MP toglie attivamente agli emigranti che non si sottomettono al Patriarcato di Mosca la proprietà delle costruzioni prerivoluzionarie. Di regola si usa il metodo della divisione delle comunità, con la formazione di consigli ecclesiastici “paralleli” di rappresentanti giunti da poco della “mafia russa”, che cominciano estenuanti processi con i vecchi consigli di emigrati russi. Questi processi vanno avanti con successi mutevoli – gli emigranti hanno salvaguardato la chiesa a Biarritz sotto il presidente Chirac, ma la grandiosa cattedrale di Nizza già sotto il presidente Sarkozy è stata assegnata ai “nuovi russi”. Il patriarcato di Mosca è deciso a prendere anche la famosa chiesa di sant'Alessandro Nevskij in rue Daru a Parigi, dove ora si trova la cattedra dell'arcivescovo delle parrocchie russe sotto la giurisdizione del Patriarcato di Costantinopoli. I vecchi russi in Francia sono così spaventati dall'ampiezza del Patriarcato di Mosca che hanno già smesso di far entrare nelle proprie chiese gli alti inviati di Mosca. Questo incidente è avvenuto all'inizio di marzo al numero due del Patriarcato di Mosca, il presidente della Sezione per le relazioni con l'estero della chiesa, il metropolita Ilarion (Alfeev). Il presidente dell'arcivescovado russo del Patriarcato di Costantinopoli, l'arcivescovo Gavriil, ha scritto a Ilarion che questi deve rimandare “a tempi migliori” la visita della chiesa di sant'Alessandro Nevskij. Come motivo del rifiuto l'arcivescovo ha indicato la decisione del tribunale francese sul passaggio di proprietà della cattedrale di Nizza, in cui amministra le funzioni la comunità dell'esarcato, alla Russia, che porterà al passaggio della chiesa alla RPC MP.

Come ha dichiarato alla “Novaja gazeta” il protodiacono del luogo di culto della Chiesa russa all'estero a Lione German Ivanov-Trinadcatyj, il Patriarcato di Mosca, “la cui presenza in Francia 10-20 anni fa era solo simbolica, oggi prende grande forza, godendo dell'appoggio occulto delle autorità francesi, il che, in particolare, spiega le nostre difficoltà nelle cause con il Patriarcato”.

* Della storia dell'affare e dei piani della Russia nei riguardi della propria nuova proprietà nel centro di Parigi la “Novaja gazeta” ha già scritto (“Cammina lontano la Chiesa Ortodossa”, n. 18 del 19 febbraio 2010).

In luogo di commento

La “Novaja gazeta” si è rivolta per un commento alla segreteria del Patriarcato di Mosca per le istituzioni all'estero. Si è chiarito che il suo segretario, l'arcivescovo Mark, a quanto ha comunicato il suo collaboratore, si trova in missione e non è possibile contattarlo. Alla domanda su chi possa commentare lo scandalo che è scoppiato, il collaboratore del segretario ha risposto che sono tutti in ferie e che egli stesso ne sente parlare per la prima volta. Altri tentativi di mettersi in contatto con i membri della gerarchia della Chiesa sono stati senza successo – la comunicazione è bloccata. La “Novaja gazeta” non recede dalle proprie intenzioni di conoscere il punto di vista della RPC.

Aleksandr Soldatov

25.06.2010

[1] Gioco di parole impossibile da rendere. L'originale Špionskij sobor rimanda alla celebre Sionskij sobor (Cattedrale di Sion) di Tbilisi.

[2] Russkaja Pravoslavnaja Cerkov' (Chiesa Ortodossa Russa), Moskovskij Patriarchat (Patriarcato di Mosca).

[3] Nell'originale è scritto Sudovskaja in luogo del corretto Saudovskaja.

[4] Il gasdotto dalla Russia all'Europa occidentale attraverso il Baltico.

[5] Si riferisce al detto russo “Tolta la testa, non si piange per i capelli”.

[6] Sorta di CIA russa.

[7] Nell'originale stukačestvo, cioè attività da stukač (“persona che bussa”, alla porta dei servizi segreti cioè).

25 giugno 2010

La Russia nel Caucaso non è inclemente e come nell'Urss che fu se sei innocente ti riduce la pena

Vai a casa



Il caso dell'attacco a Nal'čik [1]. L'accusa perde argomenti


Lunedì alla Corte Suprema della Kabardino-Balkaria è avvenuto un fatto significativo. A uno dei 58 imputati del caso dell'attacco alle strutture armate della città di Nal'čik del 13 ottobre 2005, Kazbek Budtuev, la forma di custodia cautelare è stata mutata negli arresti domiciliari.

Era l'ennesima udienza di tribunale di routine, da cui né i partecipanti, né gli uditori non si aspettavano niente di nuovo. Tuttavia la corte, esaminando per la diciottesima volta la questione del prolungamento delle misure di custodia cautelare, ha deciso di mutare, se non il destino, almeno le condizioni di reclusione di uno degli imputati.

Ora Kazbek Budtuev ha 33 anni. Fino al 13 ottobre 2005 viveva con la madre alla periferia di Nal'čik e lavorava nei cantieri edili. In quello sfortunato giorno era a casa e non era andato in città. I testimoni – più di venti persone tra vicini e conoscenti – già al momento delle indagini preliminari resero deposizioni che confermavano il suo alibi.

Non di meno dieci giorni dopo i fatti Budtuev fu arrestato e incriminato secondo nove articoli del Codice Penale: dalla partecipazione a una rivolta armata all'uccisione di civili. Secondo la versione degli inquirenti, il giovane, insieme ad altri militanti, avrebbe compiuto l'attacco alla seconda sezione degli Affari Interni [2] della città di Nal'čik.

Com'era finito nel campo visivo degli uomini delle strutture armate? Per caso. Avevano preso il suo vicino e questi, durante le operazioni di indagine – dopo le quali l'ennesima costola rotta gli aveva perforato un polmone – “riconobbe” Budtuev nelle fotografie dei militanti morti. Queste deposizioni divennero una base sufficiente per l'arresto.

Qui bisogna notare che fin dall'inizio l'indagine ebbe grandi problemi con i testimoni dell'accusa. Le prove dirette della colpevolezza si basava fortemente sulle deposizioni degli imputati contro se stessi ottenute con la tortura (sull'uso della tortura nelle prime settimane dopo gli arresti ora nelle udienze testimoniano perfino gli agenti dell'UFSB [3] e dell'UBOP [4] della repubblica). Perciò non è sorprendente che un anno dopo l'inizio delle indagini gli imputati uno dopo l'altro abbiano preso a ritrattare le proprie deposizioni. Con la base di prove sono sorti dei problemi.

Allora gli organi inquirenti hanno applicato il know-how. Questi hanno utilizzato l'istituto della collaborazione con gli inquirenti, largamente diffuso nella pratica occidentale, ma in una propria chiave particolare. Il caso è stato suddiviso in singoli episodi. Dopo il “lavoro” con gli imputati sono state amnistiate 12 persone, fra l'altro tutti per diversi episodi. Proprio le deposizioni di queste venti persone sono diventate le prove principali.

Tuttavia ora, durante il dibattito in tribunale, gli amnistiati raccontano il meccanismo di questa collaborazione. Intervenendo davanti alla corte in qualità di testimone, l'amnistiato Zelimchan Karaev ha dichiarato di aver riconosciuto il suo vicino Kazbek Budtuev per errore. In realtà questi “non ha preso parte ai fatti del 13 ottobre e non ne è complice. E le deposizioni in cui accuso falsamente altre persone sono state rese sotto tortura. Ho acconsentito a collaborare con gli inquirenti in cambio della libertà”.

Dopo cinque anni passati dietro le sbarre, con la salute minata – dopo gli interrogatori a Budtuev non funzionavano più i reni – la corte ha deciso di mutargli la misura di custodia cautelare negli arresti domiciliari.

Certo, è difficile chiamare trionfo della giustizia la decisione della corte, in cui con la formula “mancanza di prove di colpevolezza” a una persona cambiano solo la misura di custodia cautelare. Tuttavia tale decisione da speranza che il terzetto di giudici con a capo il presidente Galina Gorislavskaja dopo un ulteriore esame di questo clamoroso caso valuterà oggettivamente e senza preconcetti le prove presentate dalla difesa e dall'accusa.

Irina Gordienko

23.06.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/066/06.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Capitale della repubblica autonoma di Kabardino-Balkaria.

[2] Cioè della polizia.

[3] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza), cioè la direzione locale dell'erede del KGB.

[4] Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju (Direzione per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

Meglio tralasciare Slovacchia-Italia e rendere omaggio agli eroi della grande impresa sportiva di ieri (e non solo)


Il tennista americano John Isner - a sinistra - e il francese Nicolas Mahut - a destra - con l'arbitro tedesco Soren Friemel durante una delle sospensioni forzate del loro incredibile match a Wimbledon (fonte: http://static.guim.co.uk/sys-images/Sport/Pix/pictures/2010/6/23/1277330052238/Mahut-Isner-006.jpg)

20 giugno 2010

La storia infinita tra UE e Russia

Gli eurodeputati si sono stancati della Russia



Verso la fine del rapporto dell'Alto Rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la sicurezza lady Katherine Ashton sul summit UE-Russia di Rostov [1] nell'emiciclo dell'Europarlamento di Strasburgo persisteva un unico rumore di fondo


La fragile presidente italiana batteva disperatamente il martelletto sul tavolo per richiamare l'auditorio all'ordine. Ma i deputati chiacchieravano tra loro e ai cellulari. Si aveva l'impressione che ne avessero abbastanza delle stesse annose formule, per cui la Russia sarebbe un importante partner strategico, della constatazione dell'assenza di movimenti tanto sul piano dei valori democratici generali, quanto nel commercio e negli investimenti, dell'ideazione di nuove iniziative senza compiere le ambiziose precedenti.

Stavolta lady Ashton ha venduto ai deputati la Partnership per la modernizzazione, proposta a novembre dello scorso anno al summit UE-Russia a Stoccolma, accolta con viva soddisfazione da Dmitrij Medvedev e ribadita in una dichiarazione congiunta il 1 giugno a Rostov sul Don.

Ashton ha cominciato dai discorsi ufficiali, per cui il summit di Rostov fu molto buono, pragmatico e costruttivo e che il suo risultato più importante è la storica iniziativa della Partnership per la modernizzazione. Poi ha confermato la posizione dell'UE: l'Europa è pronta ad aiutare la Russia nella modernizzazione, ma a differenza del Cremlino la intende non solo come trasmissione di tecnologia, ma opera per un “ampio approccio”. Questo consiste nel fatto che la tecnologia e il know-how non sono la componente principale della modernizzazione. Questa non può esserci senza la modernizzazione della vita socio-politica. La Silicon Valley non può funzionare in una società non libera.

“Sì, siamo pronti a contribuire alle innovazioni tecniche in Russia, ma sottolineiamo anche l'importanza dei valori democratici e del potere della legge, – ha dichiarato il capo della diplomazia dell'UE. – Questo riguarda il sistema giudiziario e la lotta alla corruzione, il dialogo con la società civile. Questi sono gli ambiti prioritari della Partnership per la modernizzazione”.

Ella ha ricordato fenomeni della vita russa incompatibili con la modernizzazione: la persecuzione di attivisti per i diritti umani e giornalisti, la dispersione delle dimostrazioni dei “dissenzienti” del 31 maggio, manco a dirlo il giorno iniziale del summit di Rostov. Le basi della modernizzazione sono le libertà di parola e di riunione.

“Gli impegni politici per la libertà di commercio devono incarnarsi nei fatti, – ha dichiarato la baronessa Ashton. – La creazione di un'unione doganale Russia-Bielorussia-Kazakistan ha suscitato la preoccupazione dell'UE. Noi non siamo contro le unioni doganali. La stessa UE è anche un'unione doganale. Ma temiamo che questa unione frenerà il commercio, piuttosto che servire al suo sviluppo”.

I deputati si sono sottratti ai propri pensieri e alle proprie azioni alla parola “energia”. Si sono scossi e si sono messi ad ascoltare le parole pronunciate già da tempo sul fatto che l'UE debba includere nel nuovo accordo di base con la Russia degli impegni giuridici precisi nello spirito della Carta dell'energia (che la Russia ha rifiutato). Senza questo è difficile parlare di aiuti all'efficienza energetica e alle tecnologie “verdi”.

La questione ambita dal pubblico avanzato russo dell'ingresso senza visto in Europa ha suscitato sentimenti confusi nei rappresentanti europei dei popoli. Poiché i loro elettori non si riversano in Russia nelle vacanze estive, la conversazione è andata avanti in forma filosofica. Sono maturi i russi per l'ingresso senza visto nell'UE – non come popolo, ma come sistema in cui vivono?

Tra quelli che sono intervenuti nel dibattito, la maggior parte ha criticato la leadership dell'UE per l'insufficienza di iniziative e di durezza nei confronti del Cremlino. Il bilancio generale nei confronti dell'UE è piuttosto negativo, ma l'ordine di Bruxelles è deciso: con la Russia bisogna ampliare la collaborazione, quale che sia.

Tra i momenti positivi, notati sia dai sostenitori, sia dai critici di Mosca, ci sono stati solo la ratifica del 14° protocollo della Convenzione Europea sui diritti umani e la conferma della moratoria sulla pena di morte e anche le parole di Medvedev sulle intenzioni di modernizzare la Russia. Tutto il resto ha il segno meno.

Gli oratori hanno ricordato sia le dispersioni dei manifestanti del 31 maggio, tra cui quella di Rostov fuori dalle porte del summit, sia le uccisioni di giornalisti, sia Chodorkovskij e Magnitskij [2]. Hanno ricordati gli impegni non adempiuti dalla Russia per il ritiro delle truppe dalla Georgia (Ossezia del Sud e Abcasia).

Ce ne sono stati anche alcuni che hanno lodato maggiormente Mosca e hanno rimproverato Bruxelles: un euro-scettico inglese, qualche estremista di sinistra e il ben noto francese Jean-Marie Le Pen. Democrazia...

Aleksandr Mineev
nostro corrispondente, Bruxelles

18.06.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/064/05.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Rostov sul Don, città della Russia meridionale.

[2] Sergej Leonidovič Magnitskij, avvocato russo di un'impresa inglese, arrestato per frode fiscale e morto misteriosamente durante la detenzione preliminare.