14 marzo 2011

Divertimenti e "beneficenza" dei signori della Russia

Il dribbling di Kadyrov e la diteggiatura di Putin




In epoca sovietica c'era questo concetto – “personalità armonicamente sviluppata”. A dirla in modo popolaresco – sarto, mietitore e suonatore di piffero [1]. Proprio di questo tipo da noi è la leadership del paese.

Questa può molto, se non tutto. Vola sui caccia, spegne gli incendi, cura le tigri. Suona il pianoforte, raccogliendo soldi per i bambini poveri. Gioca a calcio.

Il 9 marzo alle 7.22 del mattino il corrispondente di “Vesti-24” [2] ha comunicato, certo senza esagerare molto: “Ma il dribbling di Kadyrov può invidiarlo Pelé stesso!” Si capisce. Infatti è solo questione di soldi.

Nello stesso “Vesti” è stato comunicato che le stelle mondiali si metteranno ad aiutare lo sviluppo del calcio ceceno. Se per loro sarà costruito un albergo, si può indire un concorso per il nome, come una volta fu indetto per il nome del cagnolino di V.V. Putin. Ci sono già delle varianti. Ecco, per esempio, che il direttore della “Novaja gazeta” Muratov ha proposto “Zidane” come nome per l'hotel.

Fra l'altro non c'è alcun dubbio che, guardando la diteggiatura (la disposizione delle dita su uno strumento musicale [3]) di Putin che esegue “S čego načinaetsja Rodina” [4], Richter [5] sarebbe uscito a fumare nervosamente nella sala fumatori del conservatorio, Horowitz [6] avrebbe abbandonato l'attività concertistica e i Neuhaus, vecchio e giovane [7], avrebbero gettato le armi davanti alla partitura [8] (di pianoforte).

Il nostro potere si fa sempre più glamour, cerca sempre più di trarre allegria dalla propria posizione. Quando sei un grande capo, hai proprio una grande quantità di possibilità, più ampi gradi di libertà. Si può provare ciò che è inaccessibile ai comuni mortali. Per esempio, far venire dei calciatori brasiliani e rompergli le teste. E per l'intero paese è poco – si vuole possedere il mondo. Ma la cosa è chiara: We are the champions of the world! E se da soli non lo otteniamo, allora lo compriamo!

E quanto più a lungo questo o quel capo si trova al potere, tante più diverse professioni e successi desidera provare. Perché sedere a lungo nello stesso posto è noioso. Questo è stato ben visibile nell'esempio di Nikita Chruščëv, che alla fine del proprio governo molto più volentieri che degli affari interni si occupava di politica estera e girava mezzo mondo.

La cosa principale è che tutto ciò di cui si occupano i capi, cercando di variare le dure giornate, lo fanno in modo dilettantistico. Non professionalmente curano tigri e giocano a calcio. Grazie a Dio, uno hobby è un affare personale di ciascuno. Ma questi invece se ne occupano pubblicamente, davanti agli occhi di tutto il paese. E i divertimenti non costano poco. Di regola sono soldi dei contribuenti, a cui vengono a costare non poco “i viaggi dei dilettanti” [9].

Tutto questo glamour dei capi e della dirigenza si mostra negli scopi benefici. Per beneficenza i capi siedono al piano non di nascosto, indossano scarpe da calcio e tute ginniche, scartano in modo pittoresco anche un portiere che va pigramente a pezzi, fiacco di narzan [10]. Solo che, come ha mostrato la storia con la diteggiatura di Putin, con i soldi della beneficenza in qualche modo va male [11].

Il giornale brasiliano “O Estado de Sao Paulo” ha comunicato: “Gli ex campioni del mondo sono scesi in campo… nella città di Groznyj con la maglia della nazionale brasiliana… Nessuno di essi ha confermato la somma ufficiale dell'onorario, per cui hanno lasciato il carnevale in Brasile per giocare in Cecenia. Tra amici Romario, tuttavia, ha fatto notare che il suo onorario ammontava a 500 mila reais brasiliani (circa 350 mila $)”.

Se questa notizia corrisponde alla realtà, non si può non riconoscere che per i contribuenti russi la leadership del paese costa sempre più cara. Bisogna poi stupirsi che l'inflazione cresce e che il ministero delle Finanze non possa stendere un bilancio dello stato senza deficit?

Andrej Kolesnikov
osservatore della "Novaja gazeta"

13.03.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/026/17.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] In russo il detto è in rima: i švec, i žnec i na dude igrec.

[2] “Notizie-24”, canale televisivo “all-news”.

[3] Il termine russo applikatura è più oscuro e necessita di spiegazione.

[4] “Da dove comincia la Patria”, canzone patriottica sovietica del 1968.

[5] Svjatoslav Teofilovič Richter, grande pianista ucraino.

[6] Vladymyr Samojlovyč Horovic, pianista e compositore ucraino.

[7] I musicisti e insegnanti Gustav Vil'gel'movič e Genrich Gustavovič Nejgauz (più noto come Heinrich Neuhaus).

[8] Gioco di parole intraducibile. Partija significa sia “partitura”, sia “partito”.

[9] Allusione al romanzo “Il viaggio dei dilettanti” del cantante, poeta e scrittore Bulat Šalvovič Okudžava.

[10] Acqua minerale caucasica.

[11] Si allude allo scandalo di una serata per beneficenza tenuta qualche tempo fa a Mosca con la partecipazione di stelle di Hollywood e il patrocinio del governo, con un grande incasso poi sparito.

12 marzo 2011

La Russia e un sistema elettorale ad esclusivo vantaggio dei soliti noti

Elezioni senza vergogna




Il sistema elettorale russo sullo sfondo dell'esperienza internazionale


Nel futuro prossimo non dovremo vergognarci del nostro sistema politico”.
Il presidente della Federazione Russa Dmitrij Medvedev


La nostra legislazione elettorale ha iniziato a formarsi nel 1993 – nel periodo della creazione della Costituzione della Federazione Russa, che ha dato grandi poteri al presidente ai danni del parlamento. Tra l'altro da vari sistemi elettorali del mondo sono state “importate” subito tutte le norme restrittive adeguate a questo compito. Da allora osserviamo un processo ininterrotto di combinazione di leggi a favore del modello di potere che si sta costituendo, in particolare alla vigilia delle elezioni di turno.

Solo dal 2002 le leggi elettorali sono cambiate circa 150 volte. E anche se la CIK [1] della Federazione Russa reclamizza continuamente il nostro sistema elettorale come “uno dei migliori in Europa”, esistono anche altre opinioni. Tutte le nuove direttive elettorali restringono la partecipazione di diversi strati della società alla vita politica del paese. Gli osservatori dell'Assemblea Parlamentare dell'OSCE, conducendo il monitoraggio delle elezioni in Russia, di anno in anno avanzano le stesse rimostranze: il mancato adempimento degli obblighi assunti dai paesi membri dell'OSCE per quanto riguarda le elezioni democratiche. Ogni anno in Russia vengono aperti 3000-3500 casi giudiziari su questioni elettorali.

L'emendamento delle leggi

Negli ultimi 10 anni la legislazione elettorale è stata corretta dal partito vincitore. Le regole lavorano per “Russia Unita”, cioè per l'enorme consociazione di burocrazia e gruppi d'affari.

Ricordiamo alcune modifiche “democratiche” approvate su istanza degli ultimi due presidenti russi:

– sono state abolite le elezioni dirette delle più alte cariche dei soggetti della Federazione Russa, parzialmente quelle dei capi delle amministrazioni locali;
– è stato introdotto pienamente il sistema elettorale proporzionale per le elezioni della Duma di Stato;
– ai partiti è stato proibito riunirsi in blocchi elettorali;
– è stato tolto il voto “contro tutti” [2] e la soglia di affluenza;
– sono state sostanzialmente inasprite le condizioni per la registrazione sulla base di firme (la percentuale di difetto nelle liste di firme è stata ridotta dal 25 al 10 e al 5%);
– sono state innalzate le esigenze di consistenza numerica dei partiti (da 10 a 50 mila);
– sono state introdotte norme per la restrizione del diritto di voto per motivi legati all'attività estremistica (da noi è praticamente equivalente al dissenso);
– è stata alzata dal 5 al 7% la barriera di ingresso dei partiti agli organi legislativi;
– è stata rafforzata da 1/3 a 1/2 la quota di partecipazione delle amministrazioni (impiegati statali e comunali) alle commissioni elettorali;
– dal processo di osservazione sulle elezioni federali sono stati esclusi gli osservatori della società civile, ai soggetti della Federazione Russa è stato concesso il diritto di fare tale esclusione nelle elezioni regionali e municipali;
– è stato stabilito il divieto sul diritto di un'organizzazione sociale non politica a presentare propri candidati al posto di deputato a livello nazionale;
– è stato abolito l'obbligo di dare le dimissioni per i candidati che hanno cariche statali, tra cui anche quelle di categoria A [3]. E' permessa anche la concomitanza del servizio statale con la leadership nei partiti;
– è stata ampliata la lista dei motivi per l'esclusione di persone (o partiti) dal novero dei candidati;
– è stato introdotto il divieto di pubblicazione nella “Rossijskaja gazeta” [4] dei programmi dei partiti creati, ma non ancora registrati;
– la durata del mandato del Presidente della Federazione Russa e della Duma di Stato è stato allungata a 6 e 5 anni rispettivamente.

Nei sistemi democratici sviluppati nessun partito opera come rappresentante di tutta la nazione o della maggioranza di essa e non raccoglie oltre la metà dei voti alle elezioni. In parlamento passano molti, creando blocchi elettorali, formando coalizioni. Ma nella Duma di Stato siedono il partito del potere e altri tre partiti, che non influenzano realmente l'approvazione delle decisioni. Ne deriva che gli interessi della metà degli elettori risulta scarsamente rappresentata (per non parlare poi di quelli che hanno votato per partiti che non sono passati alla Duma grazie alla barriera di sbarramento al 7%).

Tale “costruzione” continua ad essere rafforzata dai modernizzatori parlamentari presso l'amministrazione presidenziale. Grazie a loro nel 2009 la Duma di Stato ha “ceduto” il principale strumento di controllo del parlamento sul governo – il bilancio (approvando gli emendamenti al Codice di Bilancio, secondo cui il governo può metterlo sotto sequestro senza la piena partecipazione del parlamento). Le micro-riforme presidenziali di turno del sistema politico per l'“aumento dell'influenza dei partiti sul potere”, ecc. non sono più che meccanismi di ri-assicurazione per il mantenimento del controllo della burocrazia sulla società

Il controllo sulla formazione dei partiti

I partiti creati senza il consenso del Cremlino non passano per il setaccio del ministero della Giustizia. A dire il vero, la registrazione statale dei partiti è usata anche in una serie di paesi del mondo. Ma solo da noi questo sistema è saturo di dure esigenze di consistenza numerica, di presenza di sezioni regionali, di verifiche, di controlli del resoconto interno del partito, della rotazione dei quadri, ecc. Anche se il presidente ha abbassato la consistenza numerica minima per la registrazione di nuovi partiti a 45 mila persone, nessuno dei sei partiti fondati nel 2010 è giunto alla registrazione.

Nella maggior parte dei paesi europei la consistenza politica dei partiti non è determinata dallo stato, ma dagli elettori alle elezioni. Molti ancora non ritengono necessario regolamentare l'ordine di formazione dei partiti. Per esempio, in Gran Bretagna si creano liberamente, con una consistenza numerica minima di due persone, si registrano nel registro dei partiti ed è tutto. Risulta che nella multipartitica Russia ci sono 7 partiti (quattro in parlamento) e nella cosiddetta “bipartitica” Bretagna [5] ce ne sono circa 40 (cinque in parlamento).

Neanche in Germania la legislazione esige la registrazione formale dei partiti presso un organo statale o un numero minimo di membri al momento della loro creazione. Un'organizzazione acquista lo status di partito dopo la presentazione agli organi competenti di determinati documenti (programmi, statuto, informazioni sulla gestione).

Negli USA è prevista la registrazione obbligatoria dei partiti da parte dei Segretari di Stato [6] dei singoli stati. Fra l'altro 20 stati stabiliscono il numero assoluto di firme per ottenere lo status di partito. Ma questo è decine di volte inferiore che in Russia: in Illinois – 25 mila, in Alabama – 5 mila, in Wisconsin – non meno di 3 mila.

Le limitazioni al diritto di voto

Tra i paesi democratici non ce ne sono tali, dove si creino tante condizioni supplementari per la partecipazione alle scelte dei candidati, delle liste dei partiti e dei motivi per rifiutargli la registrazione come in Russia. Da noi questi sono limitati nello stesso diritto di essere eletti dalla procedura di raccolta delle firme degli elettori.

Il presidente considererebbe eccessiva la quantità di limitazioni, ma prima delle elezioni parlamentari si è limitato solo a un redesign. Finora ha liberato da questa procedura alle elezioni a livello regionale i partiti extraparlamentari che hanno gruppi nelle assemblee legislative dei soggetti corrispondenti. Per la loro partecipazione alle elezioni della Duma di Stato è stato abbassato il numero delle firme: nel 2011 a 150 mila, alle consultazioni successive a 120 mila.

Per fare un paragone, in Svezia al momento di registrarsi per le elezioni al Riksdag per i partiti è indispensabile raccogliere non meno di millecinquecento firme di elettori. In Germania un partito non rappresentato in parlamento deve raccogliere 200 firme in ogni collegio in cui presenta un candidato e non meno di 1000 firme in ogni Land in cui presenta delle liste. Più spesso in Europa la partecipazione di partiti registrati alle elezioni ha un carattere di dichiarazione. Ma in Svizzera e in Belgio alle elezioni parlamentari ai cittadini è permesso intervenire con “liste indipendenti”, composte anche da un solo candidato. L'elettore sceglie da solo.

Per di più, nei paesi europei non c'è praticamente alcuna disposizione sulla registrazione preliminare delle liste, che permette alla nostra commissione elettorale di togliere i partiti dalle elezioni perfino con tale formula: “per circostanze nuovamente scoperte”.

La soglia di sbarramento

Per quanto riguarda la soglia d'ingresso nell'organo legislativo, in Europa è fondamentalmente più bassa che in Russia – di solito dal 2 al 5%. In Israele è all'1%, ma in una serie di paesi, per esempio in Svezia, non c'è affatto. Su questo sfondo le possibilità “donate” alla nostra opposizione di ottenere 1-2 seggi “di consolazione” (per coloro che hanno superato al primo e al secondo turno la barriera del 5%, ma non hanno raggiunto il 7%) e anche la formazione di gruppi per i partiti rappresentati nelle assemblee legislative regionali non decidono la liquidazione della disuguaglianza tra i partiti. Se un partito ha raccolto, per esempio, il 6,9% dei voti, ottiene due seggi, se ha raccolto il 7,1% – più di 30. Tali passi poco risoluti invece di far tornare alla barriera del 5% o rifiutarla di principio, complicano soltanto la legislazione. Peraltro in Cile il giorno dell'abolizione della soglia del 10% nel 2007 è stato chiamato “Giorno della Democrazia” ed è ritenuto il giorno del distacco definitivo dall'eredità della dittatura.

In realtà il presidente “adatta” il passaggio alla votazione solo su liste di partito a livello regionale e municipale, che nelle nostre condizioni conviene ai grandi partiti, in particolare con ricche risorse amministrative. La trasformazione a cui si accenna porterà alla piena monopolizzazione dello spazio politico da parte di “Russia Unita” (che già controlla quasi tutte le assemblee legislative e i consigli regionali e municipali), a differenza dell'Europa, dove il sistema proporzionale stimola l'unione dei piccoli partiti per l'andata al potere. Nella stessa Francia semi-presidenziale i partiti vicini per ideologia fanno blocco e vanno alle elezioni con programmi e candidati comuni (blocchi “di sinistra” e “di destra”). In Russia questa via è impossibile – i blocchi sono proibiti.

Ma come ripete il presidente della CIK della Federazione Russa: “Non c'è un paese, sulla cui via stiamo andando”. E ognuno intende la “stagnazione” a modo suo. Evidentemente per la Russia questa è un'“insufficienza” di un'ulteriore porzione della regolamentazione della legislazione elettorale. Il numero di partiti si riduce, il campo d'azione degli organi rappresentativi diminuisce e l'attività civica si trasforma in attività radicale di strada, che non richiede argomentazione politica.

P.S. Il 13 marzo in Russia è l'unico giorno di votazioni. L'ultimo prima delle elezioni di dicembre per la Duma. In 12 regioni saranno eletti gli organi legislativi, in 10 centri amministrativi i parlamenti cittadini. In molte regioni si eleggeranno i capi delle amministrazioni locali e i deputati dei consigli delle municipalità.

Irina Kiselëva

10.03.2011, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/025/07.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Central'naja Izbiratel'naja Komissija (Commissione Elettorale Centrale).

[2] Sulle schede delle prime elezioni post-sovietiche si poteva contrassegnare la casella “contro tutti i candidati”.

[3] Le più alte cariche politiche e giudiziarie.

[4] “Giornale Russo”, sorta di Gazzetta Ufficiale.

[5] Sic.

[6] I Segretari di Stato degli stati degli USA hanno funzioni variabili da uno stato all'altro, ma spesso sovrintendono al regolare andamento delle elezioni.

09 marzo 2011

Il "meglio" delle chiavi di ricerca di febbraio 2011

loculi spaziali: vedi qui

lunchtime atop a skyscraper
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novatek
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scala di penrose
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adam barachoev: vedi qui

adamonit@gmail.com
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amanuensi e minatori
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andrej vadimovič makarevič
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battute spiritose sul centro commerciale
: non ne conosco...

canzone di san valentino per due persone che vivono un rapporto a distanza..in inglese: ti serve altro?

cerco numeri di telefoni fissi di donne che fanno sesso gradis per eboli salerno: perché dovrei averli io?

chunkar-paša israpilov
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cosa sono i cantelomi sul pene
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differenza tra autocrazia e oligarchia: vedi qui

diritti dell'uomo violati da makarenko
: quando?

diritto alla salute del militare di rifiutare cure presso ospedale militare e recersi presso ospedale pubblico
: non trovo materiale in proposito...

filmati di aresti di droca: eh?

foibe: vedi qui e qui

gisaev ahmed
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il patronimico di lenin: vedi qui

il pope si può sposare?
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jatti.sex.foto: ?

jurij poljakov
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la ballata di robin hood
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leoo-karko-ono-ma
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lo batto io o lo batti tu
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marcello malgari: vedi qui

matteo mazzoni massoneria
: questa, poi...

onoreficenze di vieri benci: vedi qui

quanti e quali sono i sacramenti che si possono ripetere?: la Comunione, l'Unzione degli Infermi e il matrimonio (in certi casi), mi pare...

quanto costa scoparsi sienna west:
non ne ho idea...

quiz sul vangelo di matteo:
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saggio breve o articolo d'opinione sulla canzone di marco masini sull'italia: non so che dire in proposito...

scoccianti rospi:
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se un son grulli un si ogliano:
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shariatica:
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si c'ercano ragazzine di 14 per diventare attrici:
pedofili, bugiardi e pure sgrammaticati...

significato di" riderà quando sarà sposo" nel racconto di pinocchio: quello che gli danno tutti i toscani...

signora italia panariello:
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sul film il discorso del re:
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terrorismo e antiterrorismo:
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torbenko elena:
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una suora può fare da madrina:
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video di matteo pastore calciatore:
non si trovano...

vižaicha:
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05 marzo 2011

Putin, le rivoluzioni del Medio Oriente e il petrolio

Il petrolio sceglie il presidente russo




Il paese rischia di tornare al 2008 – l'anno della crisi


Le rivoluzioni arancio-verdi [1] in Medio Oriente [2] cambiano il mondo. Qualcuno parla della minaccia di una nuovo unità araba sotto forma di califfato mondiale; qualcuno per inerzia accusa di tutto gli USA, che, se le accuse fossero giuste, agirebbero a proprio danno, in quanto l'accaduto mina prima di tutto gli interessi americani; qualcuno aspetta lo scontro tra Arabia Saudita e Iran – due leader regionali da tempo nemici, il cui aperto conflitto sarebbe gravido di una crisi dell'Islam e cioè di una nuova esplosione di terrorismo.

Ma cosa cambierà in Russia?

Per noi hanno un significato primario non tanto le conseguenze geopolitiche dell'accaduto, quanto quelle economiche.

Il petrolio del profeta

Non passa giorno che le quotazioni in Borsa del petrolio sui mercati mondiali non decollino verticalmente. Alle rivoluzioni in Tunisia e in Egitto il mercato ha reagito con calma. Ma quando è scoppiata in Libia, si è messo a ribollire.

Perché l'innesco fosse in Libia è chiaro. Questo paese occupa il quinto posto nell'OPEC per risorse petrolifere comprovate (5,1 miliardi di tonnellate), là c'è anche gas naturale (1490 miliardi di metri cubi). L'estrazione giornaliera di petrolio in Libia a gennaio ha raggiunto 1,585 milioni di barili, che ammontano a circa il 6% dell'estrazione dell'OPEC e l'1,8% dell'estrazione mondiale. Né Egitto, né Tunisia possono vantarsi di alcunché di simile.

Il 21 febbraio, quando la rivoluzione araba si è spostata in Libia e presto ha preso giri una massiccia guerra civile, le forniture di petrolio libico ai mercati mondiali sono state bloccate. Anche il volume di gas che giunge in Europa dalla Libia attraverso condutture che passano sul fondo del mar Mediterraneo sta cadendo. ВР, Royal Dutch-Shell, l'italiana Eni, la francese Total, l'austriaca OMV, la norvegese Statoil hanno annunciato la cessazione dei lavori in Libia.

I prezzi hanno sicuramente superato i 100 $ al barile, hanno oscillato vicino a quota 120 $, ma tutti aspettano una crescita ulteriore.

La minaccia dell'inizio di azioni militari contro il regime di Gheddafi sprona ancor più i prezzi. Ma il domino arancio-verde continua la sua corsa. Sono tornati in Algeria. Il 24 febbraio gli analisti dei mercati della compagnia di investimenti “Nomura Holdings Inc.” sono intervenuti con la prognosi: “Se Libia e Algeria fermeranno contemporaneamente la produzione di petrolio, i prezzi potrebbero andare a 220 $ al barile e il potenziale di riserva dell'OPEC cadrebbe a 2,1 milioni di barili al giorno, il che è paragonabile ai livelli segnalati nel periodo della guerra nel Golfo Persico e al 2008, quando i prezzi raggiunsero i 147 $” – si dice nel resoconto analitico degli specialisti della Nomura. Nel periodo della guerra nel Golfo Persico (1990-1991) i prezzi del petrolio crebbero del 130% in sette mesi e fra l'altro il potenziale di riserva dell'OPEC si ridusse a 1,8 milioni di barili al giorno, hanno ricordato gli analisti.

WikiLeaks ammonisce

Ma le agitazioni si notano già nel principale magazzino petrolifero del mondo – i paesi del Golfo Persico, nel Kuwait e nel Bahrein del tutto felici. Gli analisti cercano di prevedere se sia possibile una diffusione delle agitazioni in Arabia Saudita. Nel Bahrein sono andati per le strade gli sciiti, insoddisfatti del governo sunnita e intervenuti per chiedere una forma di governo parlamentare, la loro lotta può una risposta solidale in Arabia Saudita, dove la minoranza sciita ritiene limitati i propri diritti. Finora proprio i potenziali di riserva dell'Arabia Saudita trattengono il crescente panico dei mercati petroliferi, ma se si avranno interruzioni del petrolio saudita, la situazione sul mercato alla fine andrà fuori controllo.

La situazione, peraltro, può rivelarsi ancor più esplosiva. L'onnipresente sito WikiLeaks già il 9 febbraio pubblicò una notizia sensazionale dai resoconti dei diplomatici americani a Riyad. Da questa consegue che le riserve petrolifere dell'Arabia Saudita realmente comprovate potrebbero essere inferiori a quelle annunciate ufficialmente di 300 miliardi di barili o del 40%. I diplomatici, e a loro seguito anche WikiLeaks rimandano a conversazioni dell'ex capo dell'intelligence geologica del monopolio petrolifero saudita Aramco Al-Husseini con il console generale degli USA, che ebbero luogo già nel novembre 2007. Al-Husseini allora dichiarò che l'Arabia Saudita non è fisicamente in grado di garantire un livello di estrazione di 12,5 milioni di barili al giorno.

Secondo Husseini, il volume di estrazione dell'Arabia Saudita può raggiungere 12 milioni di barili al giorno, ma anche per tale risultato saranno necessari 10 anno. Ha aggiunto che verso il 2012 l'estrazione di petrolio a livello mondiale raggiungerà il suo punto più alto, dopodiché si stabilizzerà o calerà.

Com'è tradizione, non sono seguite risposte ufficiali alla pubblicazione di WikiLeaks. Ma è del tutto evidente che, indipendentemente da quanto il suo contenuto rifletta il reale stato delle cose, questa può eccitare ancor di più il panico petrolifero.

Quando si fermeranno i prezzi del petrolio

Alcuni economisti si occupano di calcoli febbrili e in buona misura speculativi su quanto potrà costare il petrolio nei prossimi tempi, altri riflettono già su cosa possa fermare la sua crescita.

La logica è semplice. L'economia mondiale è appena entrata in una fase di prudente ripresa dopo i colpi distruttivi della crisi. Tuttavia i prezzi del petrolio, che sono nettamente cresciuti e continuano a crescere, aumentando i costi di produzione, possono facilmente far tornare la crisi. Molti ricordano che la crescita dei prezzi del petrolio permette anche una politica monetaria morbida – il principale mezzo anti-crisi della Federal Reserve degli USA. Ma questo processo ha anche un rovescio. Se la crisi tornerà, alla caduta della produzione dovrà seguire anche il ritorno “a terra” dei prezzi del petrolio. Cosicché l'economia mondiale ha davanti una corsa in tondo.

Già c'è una prima risposta all'attuale domanda su quando tornerà la crisi. Il “Wall Street Journal” ha calcolato: la ripresa dell'economia verrà fermata da un prezzo medio su base annua di 127 $ al barile. Per i prezzi questo confine, come abbiamo visto, non è un limite. Cosicché il ritorno della crisi è più che probabile.

Déja-vu alla russa

Mosca per ora festeggia: uno stato da 127 $ le va del tutto bene, in particolare considerando che il 24 febbraio lo FMI ha innalzato la prognosi del prezzo medio del petrolio nel 2011 da 89,5 a 95 $.

Il ministro delle Finanze Aleksej Kudrin ha già dichiarato che il deficit del bilancio potrà essere liquidato anticipatamente – verso il 2014. Il premier Vladimir Putin, a sua volta, ha salutato il probabile raddoppio del Fondo di Riserva dagli attuali 775 miliardi di rubli [3] a 1454 miliardi [4] per la fine dell'anno con un prezzo medio su base annuale di 93 $.

Ma questa è la reazione alla prima fase di un processo a tre fasi: crescita dei prezzi del petrolio – ritorno della crisi mondiale – caduta dei prezzi del petrolio.

Se poi non si perde di vista tutta la combinazione, allora il quadro appare angoscioso. Alla molto probabile seconda venuta della crisi la Russia risponde con lo sforzo di ristabilire il modello economico di prima della crisi, che, per ammissione degli stessi funzionari, nonostante la presenza del Fondo di Riserva e del Fondo per il Benessere Nazionale, ha testimoniato il rafforzamento della dipendenza dell'economia dalla congiuntura petrolifera e non l'ha salvato dalla più profonda caduta del PIL tra paesi del G-20.

Non bisogna aspettarsi una riduzione delle tasse – il ministero delle Finanze difende con tutte le forze il bilancio da quella congiuntura imprevista. La crescita delle spese per l'innovazione e la modernizzazione, contenuta nello “scenario innovativo” della prognosi di sviluppo della Russia proposta dal ministero per lo Sviluppo Economico, è stata silurata dagli sforzi di Kudrin, che è stato sostenuto da Putin. Il premier e il suo vice si sono preoccupati della liquidazione del deficit del bilancio. Ma per l'economia è pericoloso non tanto lo stesso deficit, quanto l'inflazione, conservatasi ad alto livello, che non solo è socialmente pericolosa, ma è anche capace di deformare gli orientamenti di mercato dello sviluppo. Tuttavia non bisogna evidentemente aspettarsi qualche tipo di successo nella lotta all'inflazione. Della rapida crescita dei prezzi, che continua, si preoccupano i prezzi del petrolio e non bisogna dimenticare neanche le prossime elezioni.

Cosa cambierà dunque? La Russia potrà rafforzare le proprie posizioni di fornitore di idrocarburi. E' pronta a rafforzare l'impeto sul mercato del gas europeo. I politici russi potranno di nuovo esaltare alle stelle [5], apertamente o no, la vecchia idea di Vladimir Putin sulla trasformazione della Russia in una superpotenza energetica. Tuttavia tutto ciò non esce dall'ambito del modello di sviluppo basato sull'esportazione e sulle materie prime, quello stesso modello che nei documenti del governo è stato riconosciuto superato. Cioè, quando la crisi tornata alla fin fine farà crollare i prezzi del petrolio, la Russia rischia di accoglierla come nel 2008.

Questa dolorosa sensazione si diffonde, fra l'altro, non solo nell'economia. Se questa non ha grande fortuna, si può ricordare la storia di una fortuna. Sarete d'accordo che, con tutte le difficoltà della situazione, nel 2000 all'allora divenuto presidente Putin andò indicibilmente bene quando i prezzi del petrolio, iniziata la propria ascesa nella seconda metà del 1999, non presero respiro praticamente fino alla fine del suo secondo mandato. E di nuovo, ancor prima della metà dell'anno pre-elettorale 2011, i prezzi del petrolio si sono lanciati in alto e sono evidentemente intenzionati a non fermarsi a ciò che hanno già raggiunto una volta nel 2008. Cosicché, se si seguono le leggi della fortuna, I prezzi del petrolio hanno già scelto il prossimo presidente russo.

Nikolaj Vardul'

03.03.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/023/06.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] L'arancione è il colore della rivolta ucraina del 2004 contro il presidente filo-russo Janukovič e per estensione di tutte le rivolte dell'ex URSS contro i capi filo-russi, il verde è il colore dell'Islam.

[2] Letteralmente “Vicino Oriente”.

[3] Oltre 19,7 miliardi di euro.

[4] Quasi 37 miliardi di euro.

[5] Letteralmente “sollevare sullo scudo”.

A detta di molti una delle sequenze oniriche (o meglio: allucinatorie) più inquietanti mai viste...

02 marzo 2011

Il "meglio" delle chiavi di ricerca di gennaio 2011 del mio blog-CV

c.v.-european: vedi qui

curriculun vitae occupational skills covered by the study: vedi qui

cv european 2010:
vedi qui

cv european excelent:
vedi qui

cv european на русском:
vedi qui

principal subjects/occupational skills covered by diploma in languages:
?

translation skills field cv:
vedi cv european 2010

"principal subjects/occupational skills covered":
vedi cv european 2010

Un "patto scellerato" tra Norvegia e Russia sulla pelle dei ceceni?

Gisaev: circa 500 rifugiati dalla Cecenia saranno espulsi dalla Norvegia

Marzo 01, 2011, 23:29

Il processo di espulsione di rifugiati ceceni dalla Norvegia alla Russia continua. Secondo i dati dell'attivista per i diritti umani Achmed Gisaev, si prepara l'espulsione di perlomeno altre 500 persone.

Al momento sono stati emessi rifiuti di concessione di asilo sul territorio della Norvegia a qualche altra famiglia. Nel tempo più breve possibile saranno mandate in Russia. “Questo accadrà appena sarà stato raccolto un determinato numero di persone per l'espulsione, tale da riempire un aereo. I rifiuti, secondo gli avvocati, sono pure tutti infondati” – ha comunicato al corrispondente di “Kavkazskij uzelAchmed Gisaev.

Le famiglie espulse, secondo l'attivista per i diritti umani, sono minacciate. “C'è stato un rifiuto, per esempio, per una persona di Centoroj [1], il cui fratello è stato ucciso nel centro di Groznyj. La polizia migratoria norvegese ritiene che per questa persona non sia pericoloso stare in Cecenia. E' stato rifiutato asilo anche a un ceceno, a cui in Russia sono stati uccisi 11 familiari. Per di più, egli stesso è stato arrestato qualche volta e sottoposto a torture. Le autorità norvegesi gli hanno detto che in Cecenia “non è pericoloso”, ha detto Gisaev.

Il ministro della Giustizia norvegese, secondo l'attivista per i diritti umani, ha confermato che l'espulsione continuerà. “Hanno un progetto di accordo con l'ambasciata russa” – ha aggiunto Gisaev.

Secondo l'attivista per i diritti umani e presidente del comitato “Collaborazione Civile” Svetlana Gannuškina, tale espulsione è semplificata dalla legge sulla riammissione approvata qualche anno fa.

“A differenza degli espulsi, i riammessi non sono sottoposti al divieto di reingresso nel paese. Là ci sono molte cose in aggiunta, che dovrebbero essere qualcosa come un modo più semplice di tornare. Fra l'altro non è affatto così, per una persona non è per niente più facile. In particolare, se gli è pericoloso tornare, la riammissione non fornisce, così come l'espulsione, alcuna garanzia” – ritiene Gannuškina.

Secondo l'attivista per i diritti umani, le persone espulse dalla Norvegia non sono state riconosciute profughi, “nessuno già intende occuparsi di loro e si ritiene che da noi non ci siano pericoli a tornare in Cecenia”.

“Forse tutto ciò che accade ora è una questione politica. E' difficile dirlo. Forse Russia e Norvegia hanno interessi petroliferi comuni. Anche se parrebbe che il paese più indipendente dal nostro gas e dal nostro petrolio dovrebbe essere la Norvegia, perché è più ricca di noi. Non di meno, tutto questo accade. Fra l'altro mi pare che i ceceni là non si siano in alcun modo mostrati negativamente, la questione della pericolosità qui non si pone” – ha aggiunto Gannuškina.

Ricordiamo che il 6 ottobre 2010 a Strasburgo i profughi ceceni hanno condotto un'azione di protesta con lo slogan “Dateci il diritto alla vita!”, con l'esigenza di esaminare le richieste di asilo politico e di fornirgli normali condizioni di vita.

In precedenza, il 5 dicembre 2009 in Polonia oltre 200 profughi provenienti dalla Georgia e dalla Russia, tra cui c'erano anche degli abitanti della Cecenia, cercarono di arrivare a Strasburgo in treno senza biglietto per denunciare alla Corte Europea per i diritti umani le cattive condizioni di detenzione nei centri profughi. Quelli che cercavano di andarsene furono anche riportati nei centri, dove per ognuno di loro fu decisa la questione dell'ulteriore permanenza sul territorio polacco.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Profughi georgiani e ceceni hanno cercato di andarsene dalla Polonia per restare in Europa occidentale", "La Polonia ha espulso dei cittadini georgiani che avevano cercato di occupare un treno", "In Danimarca nel corso di una rissa tra profughi ceceni e afghani è morta una persona".

Autore: Ekaterina Seleznëva; fonte: corrispondente del “Kavkazskij uzel”


Kavkazskij uzel”, http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/181748/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


Note

[1] Villaggio nativo e “feudo” di Ramzan Kadyrov.

01 marzo 2011

Putin a Bruxelles con il coltello dalla parte del manico

La democrazia non si spalma sul pane




Putin a Bruxelles ha parlato di soldi, senza sostenere la discussione degli europei sui valori non materiali


L'energia russa è il pegno della fioritura dell'Europa. A Vladimir Putin questa frase del discorso introduttivo del capo della Commissione Europea José Manuel Barroso alla conferenza stampa è piaciuta tanto che se l'è perfino scritta su un foglietto.

“Con questo si sarebbe potuta anche chiudere la conferenza stampa” – ha scherzato bonariamente il premier. A dire il vero, si è sbagliato, perché oltre che dell'energia nei colloqui tra il governo russo e il collegio esecutivo dell'UE si è discusso anche molto altro. Altrimenti perché si sarebbero portati a Bruxelles tredici membri del governo?

Per numero di partecipanti da entrambe le parti l'incontro era senza precedenti. Questi, come spetta a ministri e commissari di varie branche, hanno svolto colloqui di routine su questioni concrete, cercando di trovare soluzioni vicine ai propri interessi e bilanci statali e, alla fin fine, dei cittadini. Erano discussioni senza lo scopo di accordarsi ora e qui – piuttosto un sondaggio reciproco per una trattativa futura… Senza aritmomentro non si capisce.

Per esempio, perché le tariffe per il trasporto di merci a Klaipėda [1] e a Kaliningrad [2] sono le stesse anche se Kaliningrad è più vicina rendeva perplesso il ministro Levitin [3]. O fate in modo che almeno dopo il 2012 troviamo la possibilità di rendere più conveniente il roaming telefonico per i russi nei paesi dell'UE, ha fatto appello il ministro Ščëgolev [4]. Guarderemo il raccolto primaverile e, forse, toglieremo l'embargo all'esportazione di granaglie, ha rassicurato il ministro Skrynnik [5]

E comunque i rapporti economici Russia-UE sono basati sulle risorse energetiche. In tutta la prospettiva storica visibile. Il ministro Šmatko [6] e il commissario per l'energia Oettinger hanno dichiarato, che “sono giunti a un accordo” per una road map UE-Russia fino al 2050.

Con tutte le dichiarazioni di Mosca sulla modernizzazione della Russia e le promesse in risposta di Bruxelles di aiutarla in questo senso l'energia è lo stesso la “regina dei campi” [7]. Alla conferenza stampa, con tutto il pathos inerente a tali iniziative, la parola “modernizzazione” è risuonata meno di “gas” e “petrolio”. A Bruxelles e a Mosca sono rimaste divergenze sul “terzo pacchetto energetico dell'UE”. L'essenza di questa iniziativa, come spiegano gli stessi europei, è aprire lo spazio alla concorrenza nel mercato comune dell'energia, dare pari diritti a grandi e piccole compagnie. Perciò limitare i diritti di giganti integrati verticalmente tipo la Gazprom, spaccarla in varie compagnie per l'estrazione, il trasporto e la distribuzione, dare pari accesso ai gasdotti a tutti gli operatori. Secondo Putin, per questo motivo il gas per gli utenti europei potrebbe rincarare.

Il premier ha difeso la pratica sovietica dei contratti a lungo termine contro il mercato spot (questa non permetteva interruzioni neanche durante la guerra fredda), gli interessi della Gazprom, dei suoi partner europei e degli ex monopoli di Stato dei paesi dell'UE. Al che Barroso ha fatto capire che il mondo è cambiato, che l'UE cercherà forme accettabili di acquisto del gas russo, ma che ai principi liberali non si rinuncerà. “Noi vogliamo che la Russia rimanga il principale fornitore di energia dell'UE, ma paghiamo un buon prezzo per questo ed esigiamo trasparenza e prevedibilità” – ha dichiarato il capo della Commissione Europea.

L'energia si è intrecciata con le rivoluzioni dell'Africa del Nord. Il premier russo ha assicurato che la crescita da capogiro dei prezzi del petrolio causata da questi fatti (forse presto fino a 220 dollari al barile!) non è affatto vantaggiosa per la Russia. Questa può solo far cadere l'economia mondiale, da cui quella russa dipende fortemente.

Il capo della commissione europea, commentando i fatti dell'Africa del Nord, ha parlato più di sostegno alla democrazia e di difesa dei diritti umani (non è vero che gli arabi non sono fatti per la democrazia, la gioventù araba ha mostrato di non volere la dittatura). Il premier russo ha insistito sulla non ingerenza negli affari interni degli stati. Ha paventato agli europei la malefica ombra di Al-Qa'ida, che avrebbe sostenuto i rivoltosi libici. Ha rammentato la rivoluzione islamica in Iran, il cui leader prima di tornare nel paese aveva vissuto in esilio a Parigi (li avete allevati voi stessi, ma adesso il suo programma nucleare non vi piace). Putin non crede ai bonaccioni esperti e politici europei, che affermano che in queste rivoluzioni arabe i fondamentalisti islamici non hanno un ruolo da protagonisti.

Barroso ha dedicato un passaggio significativo del suo intervento alla conferenza stampa ai diritti umani e al primato della legge nella stessa Russia. Senza le libertà democratiche e la partecipazione di tutta la società civile non può esserci la modernizzazione tecnologica della Russia, ha dichiarato. Questo era indirizzato ai mezzi di informazione di massa europei: ecco, vedete, non ci vergogniamo di parlare ad alta voce su questo tema con la Russia. (Il pool governativo russo si è interessato di più del gas e dei visti.)

Putin non si è messo a sostenere la conversazione sui valori “non materiali”. Come tornando all'Africa del Nord, ha rammentato con sarcasmo agli europei come si siano sforzati in nome delle libere elezioni in Palestina come siano andati così oltre da ottenere come vincitore il per loro spiacevole HAMAS. Dice, all'“iniezione di democrazia” non tutti sono pronti. Non ci si può immischiare, che le società di altri paesi vadano da sole verso la propria democrazia. Tutto questo sullo sfondo degli appelli dell'alto commissario dell'ONU per i diritti umani a qualificare l'operato di Gheddafi come “crimine contro l'umanità”.

La stabilità, come consegue dalle parole di Putin, è l'immutabilità dei vertici. Sotto le dittature questa è garantito e il gas viene pompato puntualmente. L'Europa è soddisfatta e Berlusconi si abbraccia con Gheddafi. Ma in un modello del genere c'è un solo passo dal sostegno di tutto il popolo all'esplosione di tutto il popolo. Le idee di Mosca e di Bruxelles su questo sono tanto diverse quanto sono vicini i loro interessi nell'ambito del pompaggio di gas e petrolio dalla Russia all'Europa.

Aleksandr Mineev
nostro corrispondente, Bruxelles

27.02.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/021/12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Porto della Lituania.

[2] Porto dell'enclave prussiana appartenente alla Russia, tra Polonia e Lituania.

[3] Igor' Evgen'evič Levitin, ministro dei Trasporti.

[4] Igor' Olegovič Ščëgolev, ministro delle Comunicazioni.

[5] Elena Borisovna Skrynnik, ministro dell'Agricoltura.

[6] Sergej Ivanovič Šmatko, ministro dell'Energia.

[7] Così Stalin definì la fanteria sovietica, brindando in suo onore nel 1941.