07 marzo 2010

Cronache dallo stato che non c'è, l'Emirato del Caucaso (I)

L'Emirato [1] del Caucaso. Lo stato che non c'è



Scopi, tattica, vita quotidiana, personalità dei governanti notturni, fiumi di denaro e di armi


Come l'idea ha cambiato tonalità

La Federazione Russa, com'è noto, si è scontrata con il problema del separatismo etnico del Caucaso del Nord di fatto subito dopo la sua comparsa sulla carta politica del mondo. Nel novembre 1991 il generale di divisione Džochar Dudaev proclamò l'indipendenza della Repubblica Cecena di Ičkerija [2]. Da allora sono passati quasi vent'anni, tuttavia tra I ceceni come prima non c'è un'opinione univoca sul fatto che la Cecenia faccia parte della Russia. E c'è di più: l'idea separatista si è spanta per tutto il Caucaso del Nord, penetrando perfino nei suoi territori leali come la Karačaevo-Circassia e l'Ossezia del Nord.

Si capisce, l'attuale clandestinità armata si è del tutto rigenerata: al punto che è già difficile parlare di un'eredità di idee tra i gruppi armati dei tempi di Dudaev e gli attuali drappelli di militanti che si denominano Emirato del Caucaso.

Cos'è cambiato?

Si capisce, è cambiata una generazione e i leader – in modo naturale. Gli ex membri per la maggior parte sono morti (come Maschadov e Gelaev) o occupano le prime file della gerarchia del potere (come Kadyrov e Delimchanov). I comandanti in campo accaniti, rimasti a combattere dai tempi della prima guerra cecena [3], sono singole unità. I nuovi membri della clandestinità sono di tutt'altra pasta. Non si sentono parte della Russia. Nessuno di loro scrive versi, come Basaev, e non stupisce per un modo paradossale di giocare a scacchi. Con un nemico del genere non è semplice trovare una lingua comune.

E' cambiata l'organizzazione interna della clandestinità. Al posto dei precedenti drappelli indipendenti, capeggiati da ambiziosi leader autonomi, è comparsa una struttura flessibile a rete, che permette non solo di risolvere i compiti della sopravvivenza, ma anche di condurre attive azioni militari – e spesso non senza successo. I leader delle formazioni armate capiscono precisamente l'ambito dei propri poteri, senza porsi lo scopo di schiacciare l'autorità di altri comandanti in campo. Anche se pure qui le cose non si svolgono senza intrighi, perché ciò che è umano non è estraneo neanche ai militanti.

Sono cambiate le fonti di finanziamento: se prima i drappelli si nutrivano fondamentalmente a spese dell'esercito russo disgregato, adesso vivono grazie all'aiuto di fratelli simpatizzanti di ogni angolo del mondo e anche grazie a un largo appoggio della popolazione locale.

Sono cambiati i metodi di lotta: al posto dei vecchi scontri armati è giunta la guerra di sabotaggio.

Sono cambiate le possibilità. Se prima i comandanti della clandestinità propagandavano le proprie idee esclusivamente con l'esempio personale, adesso i militanti utilizzano sempre più attivamente le tecnologie digitali. Ciò permette di forgiare grandi masse e di attrarre più efficacemente i simpatizzanti: una cosa è prendere le armi e darsi alla macchia con le proprie gambe e tutta un'altra è guardare su YouTube una predica con le parole giuste.

La cosa più importante: è cambiata l'ideologia. Al posto della precedente idea laica del distacco dalla Russia di una parte “autodeterminata” del territorio se n'è sviluppata una nuova, religiosa. L'emirato proclama il corso della separazione dalla Russia di tutto il Caucaso e la creazione su questo territorio di uno stato islamico indipendente, basato sulle leggi della Shari'a. A prima vista in questo rebranding del separatismo c'è una ragione: la popolazione della maggior parte degli stati caucasici non avrebbe voluto schierarsi con i separatisti ceceni per poi stare sotto di loro – sia pure nell'ambito di un unico stato.

Schierarsi per la volontà di Dio è tutt'altra cosa. Qui non ci sono già più né ceceni, né avari [4], né carachi [5]. Ci sono solo i guerrieri di Allah.

Inoltre l'idea islamica di resistenza ha permesso di attrarre l'attenzione dei combattenti religiosi di tutto il mondo con le loro non scarse possibilità finanziarie.

Tuttavia il cambiamento radicale di ideologia ha portato con se anche altre conseguenze. Per quanto ciò sia paradossale, l'islamizzazione della clandestinità – sia pure con l'aumento del numero di simpatizzanti, sia pure con la minaccia di penetrare in profondità nel paese – sta molto bene alla Federazione Russa. Finché i nostri generali combattevano con i propri ex colleghi, che all'improvviso volevano disunire la propria patria dalla grande Russia, tutto il mondo seguiva questa guerra. E non senza simpatia – lo ammettiamo – per le forze dei separatisti.

Cambiando le insegne politiche multicolori con le bandiere verdi della jihad, l'attuale clandestinità caucasica è uscita dal contesto politico. La Russia d'ora in poi combatte con fanatici religiosi che non si adeguano – verso cui tutto il mondo ha un atteggiamento molto prudente.

Dokku Umarov e il suo stato

Lo “stato” islamico dell'Emirato del Caucaso come unica struttura che rappresenta gli interessi della clandestinità religiosa della regione è stato proclamato il 7 ottobre 2007. Dokku Umarov – allora presidente della non riconosciuta Ičkerija – comunicò questo nel proprio video-appello, diffuso subito in alcuni siti dei separatisti. Umarov dichiarò di rimettere i poteri presidenziali e si designò governante supremo – “emiro [6] dei mujaheddin del Caucaso”, “guida della jihad” e anche “unico potere legale in tutto il territorio in cui ci sono mujaheddin”. In prospettiva – in un territorio fino al Tatarstan [7] e alla Buriazia [8].

L'idea di Umarov non era nuova e rappresentava i principi formalizzati, messi in forma di documento del “Fronte Caucasico” precedentemente esistente. Abdulchalim Sadullaev, predecessore di Umarov nel ruolo di presidente dell'Ičkerija e inventore del “Fronte Caucasico”, includeva anche molti fronti locali, fra cui quello del Volga e degli Urali. E l'idea non risultò puramente verbale come forse pare a prima vista.

Primo vice (naib [9]) di Dokku Umarov fu designato il ceceno Sup'jan Abdullaev.

Presso l'emiro supremo dell'Emirato esistono strutture, le cui funzioni sono simili a quelle ministeriali. Tra le più precisamente delineate si possono nominare il “ministero della Difesa”, il “KGB” e il “ministero per i rapporti con il pubblico”. Emiro militare dell'Emirato è l'imprendibile comandante in campo Magas. Il “KGB” (Muchabarat [10] nella terminologia islamica) è comandato da Tarchan Gaziev, un uomo molto vicino a Dokku Umarov. Dei rapporti con il pubblico si occupa l'esperto Movladi Udugov, che fu con molto successo addetto stampa dei separatisti già durante la prima guerra cecena. Dall'estero (presumibilmente dagli Emirati Arabi Uniti) Udugov svolge il ruolo di guida della politica informativa dello “stato” shariatico.

Il potere giudiziario supremo sul territorio dell'Emirato del Caucaso appartiene all'Alta Corte shariatica. Presidente immutabile della corte è il cabardo [11] Anzor Astemirov.

All'estero gli interessi dell'Emirato sono rappresentati da Šamsuddin Batukaev, che vive in Turchia.

Nella primavera del 2009 Dokku Umarov ha equipaggiato il proprio Emirato di un ulteriore attributo di statualità. Ha convocato un organo rappresentativo – la Madžlisul' Šura [12]. Di esso fanno parte i capi delle vilajjat [13] (regioni) e i più importanti leader delle džamaat [14] (sottoreparti militari locali). Questa è una sorta di camera alta del parlamento, che, tuttavia, ha solo funzioni consultive. Tra i suoi poteri rientra anche l'elezione del nuovo emiro in caso di morte dell'attuale.

Sì, la carica di emiro è elettiva.

Per forma di governo l'Emirato del Caucaso si può paragonare a un regime autoritario. Tutti i summenzionati organi “di stato” hanno solo funzioni consultive. Anzor Astemirov, giudice supremo, non l'ultima persona nella gerarchia dell'Emirato, dice: “Non abbiamo suddivisioni nella leadership. La guida religiosa, politica e militare è concentrata nelle mani dell'emiro”.

Per organizzazione territoriale l'Emirato del Caucaso assomiglia più di tutto a uno stato federale. Inizialmente il territorio rivendicato dall'Emirato era diviso in sei soggetti – le vilajjat. Di queste facevano parte: Daghestan, Nochčijčo (Cecenia), Galgajče (Inguscezia), Iriston (Ossezia del Nord), Steppa dei Nogaj [15] (distretto di Stavropol' [16]) e anche le vilajjat unite dei Cabardi, dei Balcari [17] e dei Carachi. Nel maggio 2009 con un decreto di Dokku Umarov la vilajjat Iriston è stata cancellata e inclusa nella vilajjat Galgajče. In tal modo l'emiro supremo dell'Emirato del Caucaso ha risolto l'annosa disputa territoriale tra ingusci e osseti nell'ambito dello “stato” da lui escogitato.

A capo di ogni vilajjat c'è il suo emiro (capo del soggetto), che detiene pieni poteri sul territorio di cui è responsabile. Questi, a sua volta, è scelto tra gli emiri delle džamaat locali (i capi delle province, che riuniscono i poteri dei comandanti dei drappelli armati mobili). Presso l'emiro della vilajjat, come presso l'emiro supremo dell'Emirato, di regola opera il medžlis – l'organo consultivo formato dai più autorevoli rappresentanti della comunità.

L'Emirato certamente non possiede una potente macchina come un vero stato. Comunque nella sua organizzazione amministrativa ci sono alcune priorità. In primo luogo, c'è una severa rotazione dei capi. Una variabilità tanto dell'alto quanto del basso rango dei capi, legata fondamentalmente all'alta mortalità della dirigenza. Ma per questo il significato della rotazione non diminuisce.

Il secondo punto che da all'Emirato la priorità sull'organizzazione della macchina statale russa è la possibilità di far carriera non condizionata da legami personali con i vertici di governo. Un piccolo leader di provincia – un emiro del džamaat – ha la possibilità di farsi strada nel novero dei leader di vertice senza ricorrere a tangenti e senza umiliarsi in dimostrazioni di lealtà. La principale fonte del carrierismo dei comandanti in campo è l'ideale e non considerazioni mercantili.

E' significativo che l'amministrazione dello “stato” islamista sia colpita da “malattie” tradizionali delle strutture statali. In particolare la corruzione. Ci sono stati scandali per malversazione, ci sono state perfino risoluzioni della corte shariatica in merito.

Come scopo dell'Emirato del Caucaso è stato dichiarato lo stabilimento di un governo shariatico su tutto il territorio del Caucaso del Nord. Nella regione dal 2007 parallelamente alle strutture laiche statali operano istituti analoghi dell'Emirato separatista. E la questione della legittimità delle strutture dell'Emirato (anche con tutta la sua evidente illegalità) non è già più affatto filosofica, ma del tutto applicativa.

Per buona parte della popolazione caucasica gli istituti dell'Emirato caucasico non sono meno oggettivi, reali degli analoghi istituti della Federazione Russa. Al tribunale laico viene contrapposto il tribunale shariatico. I coscritti riempiono i numerosi drappelli alla macchia con ben maggiore slancio delle fila dell'esercito russo. Le strutture religiose in tutte le repubbliche caucasiche si sono spaccate in filorusse e “wahhabite” [18] contrapposte ad esse, che non riconoscono l'autorità dell'Amministrazione Spirituale dei Musulmani [19].

E ad ogni presidente di ogni repubblica viene contrapposto l'emiro della vilajjat corrispondente. Di questi si dice nei villaggi: governante notturno.

L'Emirato del Caucaso nella politica mondiale

Nell'autunno del 2007 lo stato shariatico appena formatosi si è subito trovato coinvolto in uno scandalo politico di livello internazionale. Criticando aspramente l'iniziativa di Dokku Umarov è intervenuto da Londra Achmed Zakaev, primo ministro dell'autoproclamata repubblica di Ičkerija, che ha cessato di esistere con l'autoproclamazione del nuovo Emirato del Caucaso.

Zakaev aveva alcune rimostranza nei confronti di Dokku Umarov. In primo luogo, si riteneva come prima per la politica mondiale il più adeguato rappresentante del popolo ceceno nella sua lotta per l'indipendenza – e che Umarov, di conseguenza, lo avesse spodestato.

In secondo luogo, Zakaev si trovava in disaccordo sugli scopi che si poneva il nuovo stato all'interno dei confini della Russia e anche sui mezzi per ottenere questi scopi. Qui la causa si era imbattuta in una scelta preferenziale. Zakaev, persona laica e ben istruita, ha sempre sostenuto che all'idea di indipendenza della Cecenia (delle altre repubbliche non si parlava neanche) bisognava approcciarsi da posizioni civili. Parlare di valori non poco importanti per un europeo come il diritto di un popolo all'autodeterminazione, ricordare le pulizie etniche da parte dei militari russi. Achmed Zakaev ha fatto di tutto perché il separatismo ceceno avesse un volto dignitoso nell'arena internazionale, perché i suoi rappresentanti fossero figure a cui poter dare la mano, attori politici indipendenti e i problemi dei ceceni incontrassero simpatia. Questi avevano la possibilità di essere ascoltati in tutto il mondo.

E qui in un istante Dokku Umarov ha cancellato tutto questo.

Il nuovo emiro del Caucaso ha scelto orientamenti diametralmente opposti, puntando sul terrorismo e sulla guerra infinita con gli infedeli – non per giustizia, ma per principio. La morte è stata proclamata valore in se – e rigetta a freddo tutto il mondo civile da questa posizione. Fra l'altro numerose organizzazioni estremiste islamiche si sono interessate molto al nuovo progetto nel Caucaso russo.

Zakaev ha subito chiamato la proclamazione dell'Emirato una provocazione contro il popolo ceceno allo scopo di screditare l'idea del distacco della Cecenia dalla Russia. Questi ha perfino dichiarato che tali serie svolte nella politica della clandestinità siano state prodotte dai servizi segreti russi. Di conseguenza questi hanno ottenuto un nemico gestibile, con cui si può combattere con qualsiasi metodo. La clandestinità si è destinata da sola a un'esistenza marginale, è uscita dalla politica mondiale. D'ora in poi la lotta con i militanti è un indiscutibile affare interno della Federazione Russa.

Peraltro Dokku Umarov anche in precedenza più di una volta aveva duramente discusso con Achmed Zakaev a proposito di come l'idea di indipendenza dovesse essere presentata al mondo e quali metodi fosse meglio utilizzare per questo. Ma se prima queste discussioni facevano di Zakaev un nemico personale di Umarov, adesso è divenuto un nemico dell'intero Emirato.

Nell'agosto 2009 l'Alta Corte shariatica presieduta da Anzor Astemirov ha emesso la condanna a morte di Achmed Zakaev per deviazione dalle norme dell'Islam. Questo, bisogna dire, ha seriamente inquietato la leadership ufficiale russa e perfino la “Rossijskaja gazeta” [20] ha richiamato in una nota angosciosa il pericolo che pende su Zakaev. La Russia negli ultimi tempi, indubbiamente, ha fatto molti sforzi per togliere dall'arena mondiale Zakaev – questo volto intellettuale del separatismo ceceno. Ma non in un modo così barbaro! Il presidente ceceno Kadyrov, che in precedenza si era riferito con odio bruciante all'emissario di Londra, adesso all'improvviso ha cominciato a fargli proposte allettanti – una dopo l'altra. Lo ha chiamato a casa, in Cecenia, gli ha promesso alti posti statali. Egli stesso lo ha chiamato al telefono e ha perfino inviato a Londra per un incontro personale il presidente del parlamento ceceno Dukvacha Abdurachmanov, che ha valutato con Zakaev la possibilità di una sua partecipazione al Congresso del popolo ceceno e anche il suo ruolo stabilizzante nella repubblica.

Tutti questi contatti non sono stati presentati altrimenti che “trattative con Achmed Zakaev”. Tuttavia questi in Russia non è comunque tornato.

Le persone della clandestinità

Dokku Umarov. Emiro supremo

Si racconta che all'inizio della seconda guerra cecena [21] nel Centro per i Compiti Speciali dello FSB [22] russo sia stata elaborata la strategia di contrapposizione informativa alla clandestinità caucasica. Uno dei passi tattici nell'ambito di questa strategia consisteva nel privare la clandestinità di personalità. Nei resoconti informativi ufficiali si raccomandava di evitare la menzione diretta dei nomi dei militanti, I dettagli delle loro biografie e in generale qualsiasi riferimento personale. Il nemico doveva divenire schematico. Questa impostazione perseguiva un duplice scopo: in primo luogo, è sempre più facile motivare la pericolosità sociale di un avversario “impreciso” – noi temiamo inconsciamente le persone mascherate. D'altra parte, intorno a un tale nemico senza volto non si svilupperà una leggenda – non è interessante. Tra l'altro nell'ambiente della clandestinità adesso capitano storie molto curiose. Ne presenteremo solo alcune.

L'ascesa politica di Dokku Umarov, emiro supremo dell'Emirato caucasico è né più né meno la storia della formazione di Janukovič in Ucraina. Un piccolo criminale senza scrupoli, senza particolari convinzioni, senza capacità eccezionali si trova al momento giusto nel posto giusto. Fa il duro accanto alla gente giusta, scegliendo con istinto bestiale i più forti e provando loro la propria lealtà e quando intorno non restano rivali che non siano sconfitti osa assaltare la vetta.

Umarov è nato ed è cresciuto a Groznyj. Qui per tradizione ha portato a termine l'istituto petrolifero. Nel 1982 ha avuto una condanna per “teppismo” – ha fatto sciocchezze con qualcuno. Il tribunale lo condannò a tre anni di reclusione, ma Umarov ebbe la condizionale e andò a cercar fortuna a Tjumen' [25]. Qui insieme al conterraneo Musa Ataev provò a organizzare un piccolo business. Forse avrebbero fatto qualcosa, se non fosse stato per il carattere irascibile di Umarov. Questi litigò di nuovo con un conoscente e, trovatolo, irruppe in casa sua insieme ad Ataev e là sparò a tutti. Si capisce, qui li dichiararono subito ricercati e Umarov e Ataev preferirono nascondersi nella repubblica nativa. E là a quel tempo già ribolliva qualcosa.

Il talentuoso narratore e cronista della clandestinità Said Burjatskij (di lui si parlerà nelle prossime puntate) porta avanti la storia della comparsa di Umarov in Cecenia, sentita da lui stesso. Dokku racconta: “Quando cominciò la guerra, giunsi in Cecenia, dopo aver sentito l'appello di Dudaev. Chamzat Gelaev era un mio lontano parente e subito mi diressi da lui. Giunsi da lui su una Mercedes, con scarpe eleganti e la sigaretta in bocca e proposi il mio aiuto: prender parte alla jihad insieme a lui. Ma Gelaev mi guardò e mi chiese se dicevo le preghiere. E io risposi no, ma se ce n'era bisogno, allora avrei cominciato”.

Questo succedeva nel 1993. Adesso, nel 2010, Dokku Umarov comincia e finisce in nome di Allah ogni suo intervento. Nel 1997 insieme a Gelaev andò perfino in Pakistan – là avrebbero seguito corsi di preparazione islamica nell'ambito del futuro trasferimento della clandestinità sulla piattaforma religiosa. Secondo altre informazioni, a dire il vero, non andarono certo in Pakistan per avere conoscenze sacre, ma per ottenere appoggio.

A quel tempo Umarov era già salito fino al posto di capo del quartier generale per la lotta alla criminalità del governo del presidente dell'Ičkerija Aslan Maschadov. Ma presto Maschadov lo depose, motivando la propria decisione con il fatto che Dokku Umarov rapiva persone a scopo di riscatto. Era vero, Umarov non negò nulla. Ma non capì il corso politico del presidente Maschadov, che ancora giocava al separatismo laico davanti all'Europa, sentendo in lui una minaccia. In ogni caso Dokku avvertì Maschadov: se avesse condotto trattative con Mosca, gli avrebbe sparato.

Con l'inizio della seconda guerra cecena la leadership dell'Ičkerija mutò convinzioni e Maschadov già non litigava più con Umarov per piccolezze, ma al contrario lo designò comandante del “fronte occidentale”. Da allora Dokku è il più ardito terrorista del Caucaso. Ha sulla coscienza l'organizzazione di tutte le maggiori azioni, fra cui l'attacco all'Inguscezia del 22 giugno 2004 e la presa della scuola di Beslan.

Per i suoi successi militari Abdulchalim Sadullaev, erede dell'ucciso Maschadov affidò a Umarov il posto di direttore del “KGB” dell'Ičkerija. (L'indeciso Sadullaev, a quanto raccontano i testimoni, in generale era sotto la sua fortissima influenza.) Da questo posto Umarov salì fino a quello di presidente dell'Ičkerija – già dopo la morte di Sadullaev. E nel 2007 proclamò del tutto la comparsa dell'Emirato caucasico, indipendente da chiunque in questo universo.

Bisogna dire che Umarov ha una resistenza semplicemente sovrumana. Nel vero senso della parola: non c'è dolore umano che potrebbe afferrarlo.

Nell'inverno del 2000 subì una ferita che di fatto gli annientò il volto – la mascella inferiore fu distrutta. Con questa mascella distrutta combatté ancora per qualche tempo finché non gli organizzarono una complicatissima operazione in una clinica di Nal'čik [24]. In qualche modo i servizi segreti persero l'attimo.

Molti suoi familiari sono stati sequestrati con l'evidente scopo di attrarre il comandante in campo fuori dal nascondiglio. Tra questi la moglie, il figlio di sei mesi e l'anziano padre. A quanto dice lo stesso Umarov dietro questi sequestri ci sarebbe Adam Delimchanov, braccio destro del presidente Kadyrov. E' noto che il padre dell'emiro supremo è già stato ucciso, lo stesso si dice anche del figlio. Non si è notato se questo abbia in qualche modo sconvolto il comandante in campo.

Ol'ga Bobrova


Leggete nelle prossime puntate
– Cos'è il “macello degli sbirri” e chi guida I militanti “manuali”
– Come un semplice ragazzo della Buriazia è divenuto una leggenda e l'ispiratore ideale di tutta la clandestinità del Caucaso
– Com'è fallita l'operazione “Clandestinità alternativa”

03.03.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/022/13.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Il termine usato è Imarat, più vicino all'arabo del termine russo èmirat.


[2] Nome ceceno della Cecenia.


[3] La guerra russo-cecena degli anni 1994-1996, terminata con un armistizio.


[4] Popolo caucasico maggioritario in Daghestan e minoritario in Cecenia.


[5] Popolo caucasico turco.


[6] Umarov usa il termine arabo amir (comandante) invece del russo èmir.


[7] Repubblica autonoma dei Tatari nella Russia centrale.


[8] Repubblica autonoma della Siberia meridionale, fra l'altro a maggioranza buddista.


[9] Il corsivo è mio.


[10] Il corsivo è mio.


[11] Appartenente al popolo caucasico autoctono dei Cabardi.


[12] Il corsivo è mio.


[13] Il corsivo è mio.


[14] Il corsivo è mio.


[15] Popolo caucasico mongolo.


[16] Città della Russia meridionale.


[17] Popolo caucasico turco che risiede nella repubblica autonoma di Cabardino-Balkaria.


[18] “Wahhabita” in Russia è ormai semplicemente sinonimo di “estremista islamico”.


[19] Organo amministrativo dell'Islam “ufficiale” della Federazione Russa.


[20] “Giornale russo”, sorta di “Gazzetta Ufficiale”.


[21] La guerra russo-cecena iniziata nel 1999 dopo una serie di attentati attribuiti a terroristi ceceni e che in qualche modo va avanti tuttora.


[22] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.


[23] Città della Siberia occidentale.


[24] Capitale della Kabardino-Balcaria.

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