27 febbraio 2007

La sconfitta della Russia

Il nodo del Caucaso

La Russia ha perso la guerra di Ičkerija[1]

Adesso in tutti i posti chiave della Repubblica Cecena ci sono ex guerriglieri[2]

Ed è ecco che la cosa si è compiuta. Due campagne cecene, decine di atti terroristici, l’assalto di Groznyj condotto con incapacità, decine di migliaia di civili, guerriglieri e soldati federali uccisi, migliaia di persone sequestrate, milioni di dollari spesi da un paese in miseria per le necessità di una guerra ingiusta – tutto questo si è concluso con la vittoria.

Di quelli con cui abbiamo combattuto, che abbiamo ucciso, sequestrato e torturato – la vittoria dei guerriglieri.

E quello che attendevano dal 5 ottobre dello scorso anno, quando il premier Ramzan Kadyrov ha compiuto 30 anni, è avvenuto. L’ultimo “federale”[3] alla guida della Cecenia – il presidente Alu Alchanov – ha dato le dimissioni. Kadyrov è il presidente ad interim.

La corsa elettorale 1999-2000 cominciò con le esplosioni dei condomini[4] e il raid di Basaev in Daghestan[5], le elezioni 2007-2008[6] con la nomina di Kadyrov come dittatore ufficiale della Repubblica Cecena. Prossimamente, verso marzo, Vladimir Putin proporrà ai parlamentari locali qualche candidatura al posto di capo della repubblica. E questi sceglieranno Ramzan allunanimità.
I ben informati ritengono che dopo la morte di Kadyrov-senior Alchanov, uomo appoggiato dal Cremino, abbia giurato in presenza di testimoni al 27enne Ramzan, che potrebbe essere suo figlio: al raggiungimento da parte di quest’ultimo del 30° anno di età (status che permette, secondo la Costituzione della Cecenia, di concorrere alla carica di presidente) avrebbe ceduto spontaneamente la poltrona presidenziale. Alu Alchanov ci è rimasto seduto sopra quattro mesi in più, perciò è stato pubblicamente insultato dal giovane Ramzan e poco ci è mancato che non sia stato cacciato a calci dai miliziani del premier insieme ai resti della sua (di Alchanov) squadra. Hanno perfino minacciato la sua famiglia.

Tutto questo è stato fatto giocando sporco, con rozzezza. Il presidente della Russia non aveva ancora espresso il proprio volere e già nell’ufficio del presidente della Cecenia, nella segreteria del consiglio di sicurezza e nell’ufficio stampa del presidente avevano scollegato Internet e i telefoni.

“In Cecenia deve esserci un solo padrone” – ha dichiarato più di una volta Ramzan negli ultimi mesi. Sia questo fatto, come si diceva, sia la velocità con la quale sono scomparsi dalle strade i ritratti di Alchanov, non fa sorgere alcun dubbio agli abitanti della Cecenia su un punto: chi sia questo padrone. L’uomo dalla pistola d’oro, che controlla tutte le formazioni armate legali e semilegali, il frequentatore dei più cari ristoranti di Mosca, l’accademico Kadyrov, i cui nemici personali vengono uccisi nel centro di Mosca senza che ne seguano processi o indagini.
Con l’uscita di scena di Alchanov si può esclamare: Addio, Cecenia! Viva l’Ičkerija! Adesso in tutti i posti chiave della repubblica siedono gli ex sostenitori dell’Ičkerija.

Giudicate voi: Adam Demil’chanov – vice-premier con delega per le strutture armate (ex autista di Salman Raduev[7]), Abdul-Kadyr Izrailov – vice-premier; Leče Chultygov – capo del Dipartimento per la sicurezza dello stato dell’Ičkerija, adesso deputato al parlamento, Magomed Chambiev – ex ministro della Difesa dell’Ičkerija, adesso deputato al parlamento, Musa Dadaev – capo dell’amministrazione di una delle più grandi province della Cecenia, quella di Ačchoj-Martan, ex comandante di campo, vicino a Džochar Dudaev, Ибрагим Дадаев (fratello di Musa, soprannominato Toptygin[8]) – comandante del reggimento del ministero degli Interni della Cecenia intitolato ad Achmat-Chadži Kadyrov, ecc. Tutti questi cittadini sono guerriglieri, che adesso, a quanto pare, vengono divisi in “buoni” e “cattivi”. Questo nonostante il fatto che dietro alcuni di loro ci siano decine di persone uccise, sequestrate, vendute e mutilate.

In tal modo Kadyrov-junior ha compiuto l’opera di Kadyrov-senior. Nel periodo in cui collaborai con Achmat-Chadži per far liberare degli ostaggi costui, parlando con sincerità, disse più di una volta: mah, quanto siamo stupidi a combattere con la Russia – da questa si può prendere quello che ci serve e in questo modo vivere come vogliamo. Kadyrov-senior aveva ragione e suo figlio si è mostrato fedele alla volontà del padre – l’Ičkerija è tornata. Formalmente come parte della Russia, di fatto con una leadership indipendente da chiunque, per la quale la parola “legge” è un’incomprensibile combinazione di lettere, un arbitrio quotidiano e un popolo senza diritti.

Al riguardo si pone una domanda fondamentale: questo è l’ideale delle riforme del presidente russo e il modello della “verticale”[9] da lui inventata? Non voglia Iddio che qualcuno da qualche parte intralci il passaggio a Ramzan e ai suoi combattenti: lo spazzano via, come gli infelici abitanti del villaggio di Borozdinovskaja[10], ti raggiungono a Piter[11], come il direttore della fabbrica Samson[12] Arsamakov[13]. Allora mi chiedo pure: questo è ciò, verso cui stanno andando anche altri soggetti della Federazione Russa? E qualcuno forse ha già avuto successo – la stessa Baschiria con la sua malmenata Blagoveščensk[14].
Sì, nella Cecenia di oggi non sparano i cannoni, gli aerei non lanciano bombe, non muoiono decine e centinaia di soldati russi e ragazzi ceceni. E grazie a Dio. Ma il terrore e l’abuso totali sono davvero il prezzo che la gente deve pagare per la propria vita?

Vjačeslav Izmajlov

19.02.2007, “Novaja Gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/12/11.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Nome russo della Repubblica Cecena secessionista (Repubblica Cecena di Ičkerija).

[2] Non è facile tradurre il termine boevik, con cui in russo si designano in generale i combattenti non appartenenti a un esercito regolare. Io qui uso il termine “guerrigliero”, ma a seconda dei casi si potrebbero usare anche i termini “militante” o “terrorista”.

[3] Cioè uomo della Federazione Russa.

[4] Nell’estate del 1999 alcuni condomini furono fatti saltare in aria a Mosca e nel sud della Russia, causando centinaia di morti. Gli attentati furono attribuiti ai ceceni e Putin dette il via alla “seconda guerra cecena”.

[5] Il guerrigliero Basaev e i suoi uomini attaccarono le zone del Daghestan confinanti con la Cecenia allo scopo, pare (la vicenda ha molti punti oscuri), di creare un grande stato islamico. L’operazione fu un insuccesso totale.

[6] Nel 2007 ci saranno le elezioni per il rinnovo della Duma, la “camera bassa” del parlamento russo, nel 2008 ci saranno le elezioni presidenziali.

[7] “Signore della guerra”, genero di Džochar Dudaev (primo presidente dell’Ičkerija). Raduev fu condannato all’ergastolo nel 2001 e morì di una misteriosa emorragia nel 2002.

[8] Nome scherzoso dell’orso derivante da toptat’, “camminare trascinando i piedi”. Nelle fiabe russe l’orso ha talvolta il pomposo nome Michail Potapovič Toptygin.

[9] La cosiddetta “verticale del potere”: il presidente nomina i presidenti delle “repubbliche autonome” e i governatori, questi nominano i capi delle province, che nominano i sindaci, ecc. Il popolo vota il presidente e i parlamenti locali e parte di quello nazionale (il Consiglio della Federazione non è mai stato elettivo), che contano sempre meno…

[10] Villaggio ceceno popolato da àvari (popolo caucasico minoritario), dove il 4 giugno 2005 uomini armati mai identificati uccisero una persona e ne sequestrarono 11, dopo di che i restanti abitanti ripararono nel vicino Daghestan e, nonostante le loro denunce, non hanno ancora ottenuto giustizia.

[11] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[12] “Sansone”, fabbrica di carne in scatola.

[13] Chamzat Arsamakov, direttore della fabbrica “Samson” di San Pietroburgo, nel giugno 2006 fu aggredito dal “signore della guerra” ceceno Jamadaev e dai suoi uomini.

[14] Città della repubblica federale di Baschiria (popolata per la maggioranza da genti di etnia turca), dove tra l’8 e il 14 dicembre 2004 ebbe luogo una brutale operazione poliziesca con centinaia di arresti e di pestaggi.

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