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21 ottobre 2007

Ibragimov non molla e i suoi nemici neanche...

Urgente! Urgente! Urgente!

Oggi, dopo una lunga malattia, mi è riuscito andare da Said-Emin Ibragimov e l'ho trovato in condizioni molto gravi. Gli hanno staccato entrambi i telefoni di casa, l'elettricità e internet, senza cui non può restare neanche un'ora, poiché porta avanti un grandissimo lavoro di ricerca nell'ambito del diritto internazionale. Quando sono stato l'ultima volta a Strasburgo da Said-Emin in tutte le stanze da lui era aperta un'enorme quantità di carte e documenti di vario genere. Non aveva tempo per conversare con me, ma ora si trova in stato depressivo. I problemi si accumulano su di lui da ogni parte. Vogliono farlo litigare con tutti. Anche a me hanno telefonato degli sconosciuti e hanno detto cose che, se io non sapessi che non possono venire da Said-Emin, non vorrei mai più parlare con lui. Ho capito subito che questo è un lavoro mirato, diretto contro Said-Emina e la sua attività. Chi abbia dato l'ordine di isolare Said-Emin dal mondo esterno non è noto. France Telecom fe Wanadoo hanno promesso di riallacciare i telefoni e Internet di Said-Emin entro 48 ore, ma questo tempo è già scaduto da un pezzo e quando la figlia di Said-Emin oggi li ha richiamati hanno detto che non riallacceranno niente, perché questa linea è stata totalmente chiusa per ordine di qualcuno e che non sanno chi abbia dato questo ordine. Adesso possono allacciare un'altra linea se pagherà una forte multa e scriverà una nuova richiesta e questo prenderà molto tempo. Questa comunicazione è giunta già in mia presenza; a Said-Emin è salita fortemente la pressione, si sono dovuti chiamare i medici, che volevano portarlo subito in ospedale, ma egli si è rifiutato categoricamente. Mi ha detto che deve subito fare causa alla France Telecom e a Wanadoo. Questa è solo una parte dei problemi di Said-Emin.
Sulla sua famiglia vengono fatte forti pressioni e si agisce con metodi assai perfidi e disumani. Viene fatto di tutto perché il lavoro di Said-Emin nell'ambito del diritto internazionale resti paralizzato e perché Said-Emin non si incontri con il Segretario Generale del Consiglio d'Europa Terri Davis, come si erano impegnati con lui a fare con la lettera inviatagli il 2.10. 2007. Said-Emin Ibragimov ha urgentemente bisogno di aiuto, ma molti lo hanno abbandonato in conseguenza del lavoro mirato compiuto dai servizi segreti.
Mi rivolgo a tutti, non restate indifferenti, pensate come aiutarlo e fate tutto il possibile. Tutti i collaboratori dell'ufficio stampa dell'Associazione ("Pace e diritti umani" - nota del traduttore) sono scollegati da Internet.

Al'bert Vachaev - Collaboratore dell'ufficio stampa dell'Associazione.


http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/post/1654796.html

09 ottobre 2007

A Strasburgo hanno la coscienza pulita perché non la usano mai...

5.10.2007, Strasburgo.

Comunicato dell’ufficio stampa dell’Associazione internazionale “Pace e diritti umani”

I dettagli dell’intervento di Said-Èmin Ibragimov del 2.10 durante la seduta dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sono stati forniti da testimoni oculari e da lui in persona dopo che Said-Èmin il 4.10 ha riacquistato la parola.

Come è stato comunicato in precedenze, Said-Èmin Ibragimov è stato invitato il 2 ottobre alle 13 e 15 minuti nella sala n. 6 della sede del Consiglio d’Europa. L’invito scritto e le informazioni necessarie per l’intervento di Said-Èmin non sono state inviate, forse casualmente. Noi lo sappiamo, perché, date le sue condizioni di salute, tutta la posta di Said-Èmin passa attraverso la nostra sezione. Vista la nostra inquietudine al riguardo, Said-Èmin ha detto, che non bisogna inquietarsi per questo e che questi dettagli possono mutare poco nella sua esposizione. Nei giorni precedenti il 2 ottobre Said-Èmin è stato a letto in silenzio, riprendendo forza, ha cercato di bere più acqua, non ha quasi mai risposto al telefono e ha conservato le forze. Il 2 ottobre hanno cominciato a giungere persone da vari paesi. Superando grandi distanze, sono giunte persone, a cui non sono indifferenti il destino e il futuro del popolo ceceno e fra queste ci sono persone di varie nazionalità. Ma tra loro non c’erano i molti ceceni, che vivono in qualità di rifugiati POLITICI nella stessa Strasburgo e nelle regioni vicine. Quando le persone che sono giunte hanno fatto notare ciò, Said-Èmin ha risposto molto semplicemente: quando si tratta di amore e dedizione alla propria Patria e al proprio popolo, non ha senso parlare di distanze.

A Strasburgo è arrivata per prima la delegazione austriaca, poi hanno cominciato ad arrivare anche gli altri. Purtroppo, non è riuscito comunque a vedere alcuni di loro e ha chiesto di esprimergli la sua gratitudine. Dalle 10 del mattino in poi presso la sede del Consiglio d’Europa sono state appese bandiere cecene, manifesti e documenti fotografici. I poliziotti, che, soprattutto durante le sedute dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, sono sempre vigilanti e richiedono sempre l’autorizzazione per lo svolgimento di manifestazioni, erano assolutamente tranquilli, e quando gli è stato detto che Said-Èmin avrebbe dovuto arrivare presto con i documenti, si sono fatti da parte e non hanno creato problemi, sapendo che Said-Èmin ha sempre tutti i documenti in regola. Said-Èmin si è avvicinato con gli amici che lo sostenevano dopo le 12 e 30 minuti.

Nonostante il fatto che sia molto dimagrito e che era evidente che si costringesse a restare in piedi con la forza di volontà, ha abbracciato tutti quelli che si avvicinavano a lui e li ha ringraziati perché, malgrado le difficoltà, erano venuti, dopo aver fatto una strada così lunga. Non so se lo stesso Said-Èmin in quel momento pensasse quanto lunga e difficile era stata la strada, che con il suo abituale passo lieve e rapido aveva potuto percorrere 5 minuti prima, quella che gli tocca percorrere nelle sue attuali condizioni fino alla sala n. 6, dove dopo tutto questo deve anche intervenire? Una strada che per poco non lo ha condotto alla morte.

Tutti stavano in piedi e osservavano la piccola delegazione che andava lentamente verso l’entrata della sede del Consiglio d’Europa, da cui tutti costoro aspettavano gesti concreti per una soluzione radicale del problema ceceno per mezzo delle norme del diritto internazionale riconosciute da tutti.

Uno di quelli che osservavano queste persone che andavano a passo lento e che ha visto molte cose nei suoi 40 anni, ha esclamato a bassa voce: “chwjt davisag jaw, hwo ky’gaš twehw c(u vachw jiš elarkcha ciga”[1]. E sul suo volto virile, qua e là coperto di cicatrici, è corsa una grossa lacrima, cosa che i ceceni si concedono molto di rado. Stavolta la procedura di emissione dei permessi per entrare nella sala è durata insolitamente a lungo, forse anche questo casualmente. Ma è arrivato il sig. Günter Schimmler[2] e ha accelerato questa operazione. Siamo saliti al 2° piano e Schimmler ha chiesto se fosse necessaria una sedia a rotelle per Said-Èmin e nel frattempo Schimmler si è affrettato in sala e vedendo questo Said-Èmin ha risposto di no. Nessuno supponeva che per Said-Èmin, nelle sue condizioni, ci volessero circa 20 minuti di cammino. Quando Said-Èmin con enorme sforzo ha percorso questa distanza, la relazione di Dick Marty[3], in cui questi parlava dello sciopero della fame di Said-Èmin, era già terminata. Gli intervenuti hanno parlato molto delle gravi violazioni dei diritti umani in Cecenia. Le loro relazioni venivano tradotte simultaneamente in diverse lingue. In modo particolarmente preciso e univoco i rappresentanti di Human Right Watch e Amnesty International hanno definito le azioni compiute dai militari russi in Cecenia dei crimini, a cui dovrebbero seguire adeguate punizioni. Nei loro interventi si sentiva il sincero desiderio di aiutare le persone che soffrono senza colpa.

Infine, già quasi alla fine della seduta, è stata data la parola a Said-Èmin, debilitato da uno sciopero della fame di 32 giorni, costretto a sopportare la difficile traversata dei corridoi del Consiglio d’Europa e già stanco di aspettare, ma che non manifestava esteriormente in alcun modo le proprie condizioni. Forse anche questa è stata una coincidenza casuale. Said-Èmin ha iniziato il proprio intervento in modo molto meditato e quieto, anche se era molto pallido. Ha ringraziato le grandi organizzazioni internazionali per il loro grande contributo alla causa della salvezza delle persone e della difesa dei loro diritti e delle loro libertà. Inoltre ha aggiunto che, nonostante l’utilità di questo lavoro, questo non porta purtroppo allo sradicamento del problema del mondo contemporaneo. C’è la radice del male, che sempre più estende i propri tentacoli e produce i velenosi frutti del male. E finché non lotteremo con questa radice del male, del dolore e delle sofferenze sulla nostra terra non ce ne saranno meno. Come esempio di passaggio a questa lotta, Said-Èmin ha proposto al Consiglio d’Europa il passaggio effettivo dalla pratica di emettere Risoluzioni e Raccomandazioni, che sono state ignorate dalla Russia, vista la loro inefficacia, all’esame della questione cecena dal punto di vista delle norme del diritto. Progetti di documenti per tale passaggio a una reale soluzione della questione cecena sono stati presentati da Said-Èmin Ibragimov all’ONU, all’UE e al Consiglio d’Europa nell’estate di quest’anno. Il principio fondamentale di questi documenti consiste nel fatto che queste organizzazioni, almeno inizialmente, senza sottostare all’influenza dei duplici standard, ma prendendo spunto dalle norme del diritto internazionale riconosciute da tutti e rimandando ad esse, dovrebbero definire tutto direttamente e apertamente in termini giuridici adeguati. Se è stata compiuta un’aggressione, indichino univocamente nelle loro Risoluzioni, rinviando alla legge, che è stata compiuta un’aggressione e non la manipolino con le parole della parte forte che ha commesso il crimine ed è interessata a nasconderlo con l’uso di preposizioni e di termini e spostando diverse targhette dalla testa malata a quella sana.

Scrivo queste spiegazioni prendendo spunto dai documenti elaborati da Said-Èmin sulla base del suo grande lavoro come giurista e studioso. Ma quel giorno non hanno permesso a Said-Èmin di esprimersi, fosse pure con un decimo della sua relazione, e questo si è unito a molte altre coincidenze non del tutto chiare. Tutto questo era impossibile da sopportare non solo per un uomo che fa lo sciopero della fame da 32 giorni, ma anche per un uomo in salute. Said-Èmin ha perso conoscenza e dopo essere stato soccorso dai medici del Consiglio d’Europa è stato portato rapidamente in ospedale. Dopo essere stato fatto rinvenire dai medici, per altri due giorni è stato steso immobile e non ha potuto parlare. Ha ripreso a parlare il terzo giorno e subito ha richiesto di essere dimesso dall’ospedale. I medici si sono categoricamente rifiutati di dimetterlo quel giorno e lo hanno dimesso il quinto giorno, dopo pranzo. Al momento presente Said-Èmin Ibragimov continua a fare lo sciopero della fame e la sua situazione peggiora continuamente.

Tutti questi dettagli sono stati scritti su richiesta di molte persone, che scrivono da molti paesi del mondo e soprattutto dalla Russia.

Il collaboratore dell’ufficio stampa dell’Associazione internazionale “Pace e diritti umani”,
Al’bert Vachaev

5.10.2007

Mentre, mi preparavo ad inserire questo articolo nei siti, ho ricevuto la notizia, che il Segretario Generale del Consiglio d’Europa Terry Davis ha inviato per posta una lettera indirizzata a Said-Èmin Ibragimov. Ma finora questa lettera, per quanto sappia, non è giunta a Said-Èmin.
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[1] Frase cecena che non sono in grado di tradurre e che trascrivo forse in modo erroneo.
[2] Segretario del Comitato dell'Assemblea per gli Affari Legali e i Diritti Umani.
[3] Deputato liberal-radicale svizzero.

(Traduzione di Matteo Mazzoni. Note di Matteo Mazzoni e Marco Masi)

http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/post/1641254.html

03 ottobre 2007

Notizie di Ibragimov

DICHIARAZIONE DI SAID-ÈMIN IBRAGIMOV DEL 1 OTTOBRE 2007
(Trasmessa per telefono.)

Domani, 2.10 alle ore 13 e 15 minuti nella sede del Consiglio d’Europa, probabilmente avrà luogo il mio intervento. Ho grande speranza che il Consiglio d’Europa darà, finalmente, una risposta scritta alla mia legale richiesta e mi libererà dalle sofferenze fisiche e morali che provo da non poco tempo. Due funzionari del Consiglio d’Europa (non voglio fare i loro nomi per ragioni etiche)[*], durante gli incontri con i miei rappresentanti hanno dichiarato: "se Ibragimov vuole morire, che muoia". Ancora una volta voglio rimarcare che non ho dichiarato lo sciopero della fame perché voglio morire, ma perché tutte le vie legali per ottenere giustizia sono completamente bloccate e non è rimasto altro da fare. Se le mie richieste non avessero avuto una motivazione giuridica, allora neanche il metodo di protesta tramite lo sciopero della fame avrebbe potuto essere valido. Nell’articolo 3 dello Statuto del Consiglio d’Europa si dice che ogni membro del Consiglio d’Europa deve riconoscere la signoria del Diritto e il principio, secondo cui tutti coloro che si trovano sotto la sua giurisdizione devono godere dei diritti umani e delle libertà fondamentali e collaborare sinceramente e attivamente al raggiungimento degli scopi del Consiglio, stabiliti nell’articolo 1.[**] Penso che non ci sia necessità di ripetere e dimostrare che la signoria del Diritto e la difesa dei diritti umani in Cecenia non ci sono più già da molto tempo. Nell’articolo 8 dello Statuto del Consiglio d’Europa si dice che il diritto alla rappresentanza di ogni membro del Consiglio d’Europa che violi gravemente le disposizioni dell’art. 3. [***] può essere sospeso e che il Comitato dei ministri può proporgli di uscire dal Consiglio d’Europa e poi anche informarlo della sua uscita dal Consiglio d’Europa. Ma tutto questo per qualche motivo non riguarda la Russia. Al momento dell’ingresso della Russia nel Consiglio d’Europa il 25.01.1996 nella Disposizione n. 193 fu posta la condizione concreta che la Russia regolasse la questione cecena e ratificasse i protocolli della Convenzione Europea n. 1, 2, 4, 7, e 11. Quanto al protocollo n. 6 fu stabilito il termine di 1 anno per la firma e di tre anni per la ratifica. Ma finora sono passati 11 anni e queste condizioni non sono state rispettate. Anche se si considera solo questo, si può dire che la Russia adempie il principio della signoria del Diritto?

In questo caso chiedo all’ONU, all’UE, al Consiglio d’Europa: o dimostrano con motivazioni giuridicamente fondate che le mie richieste non possono essere esaudite perché non rientrano nei loro doveri internazionali o confermano giuridicamente la loro legalità e si impegnano per iscritto a passare all’esame giuridico della questione cecena, con tutte le conseguenze giuridiche da ciò derivanti. La risposta, quale che fosse, mi darebbe la possibilità di lavorare ulteriormente e ottenere la verità. Il loro silenzio è il vero segnale del fatto che tutto procede secondo un nuovo corso e sopportare ciò, capendo bene le potenziali conseguenze di tale cinismo, è semplicemente impossibile. Mi hanno già spiegato che non mi sopporteranno a lungo. Ma probabilmente non gli toccherà neanche farlo. Se il 2.10 non riceverò una risposta, non intendo aspettarla oltre, e in silenzio, chiuso in casa, senza incontrare più nessuno né parlarci, continuerò il mio sciopero della fame, e che le mie sofferenza, così come le sofferenza di tutto il popolo ceceno pesino sulla coscienza degli indifferenti. Con tutta l’anima sono grato a tutti quelli che hanno appoggiato le mie richieste e hanno cercato di salvarmi. Perdonatemi per non aver esaudito le vostre richieste di interrompere lo sciopero della fame. Vorrei tanto esaudirle, e capisco che queste richieste venivano da cuori puri. E con tutto il mio rispetto per i miei benefattori, non posso fermarmi e ammettere che l’indifferenza dei funzionari ha vinto e che la signoria del Diritto sarà di nuovo conculcata in nome degli interessi dei potenti di questo mondo.C’è ancora un giorno per la mia speranza.

Said-Èmin Ibragimov
1.10.2007
Strasburgo.

Il servizio stampa dell’associazione internazionale “Pace e diritti umani” comunica, che le condizioni di Said-Èmin sono molto critiche, nonostante il fatto che cerchi di restare tranquillo e di nascondere il proprio stato interiore. Oggi è il 31°, e in generale il 31° giorno di sciopero della fame di Said-Èmin e a quanto risulta è stato qualche volta sul punto di morire. Rivolgiamo ancora una volta una preghiera a tutti, in particolare a chi vive a Strasburgo: NON RESTATE INDIFFERENTI, VENITE DOMANI 2 OTTOBRE ALLA MANIFESTAZIONE. -------------------------------------------------------------------------

[*] In questo caso noi delle ragioni etiche ce ne infischiamo e qualche ipotesi su uno dei nomi la facciamo volentieri: Ivan Koedjikov? Per maggiori info: link.
[**] Se si leggono le finalità del CE (Corte per i Diritti Umani a parte) viene da ridere...
[***] Vale la pena di dare una occhiata allo statuto del CE: link. E pensare che si spendono 200.000.000 die euro/anno per un baraccone del genere....

(traduzione di Matteo Mazzoni - note di Marco Masi), http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/post/1633032.html

24 settembre 2007

Ibragimov non molla

Comunicato del servizio stampa dell’associazione internazionale “Pace e diritti umani”

Oggi, 23.09. 2007 una delegazione del Belgio ha reso visita a Said-Èmin Ibragimov a Strasburgo. Nel frattempo anche io, dopo una lunga permanenza in ospedale, ho reso visita a Said-Èmin. Dopo aver visto Said-Èmin in condizioni così critiche, gli ospiti belgi erano stupiti di quanto fosse dimagrito in questi 23 giorni. Davanti a loro giaceva un degno figlio della propria patria stremato dalla fame, ma non placato nell’animo. Nonostante la sua non giovane età, Said-Èmin (ex sportivo) era sempre curato, muscoloso e corretto nei rapporti con le persone. Tutti gli avi di Said-Èmin hanno vissuto a lungo ed egli stesso conduceva una vita sana e aveva prospettive. Per gli ospiti belgi è stato sorprendente vederlo in questo stato. Numerosi scioperi della fame, sfibranti marce della pace (che, è significativo, non hanno retto molti giovani) e un continuo lavoro fuori dalla norma nell’ambito del diritto internazionale hanno sostanzialmente minato la loro salute, ma questo non l’ha costretto a recedere. La delegazione belga ha espresso la propria perplessità sul fatto che l’iniziativa di Said-Èmin, che è di importanza vitale non solo per il popolo ceceno e la sua storia, ma per tutta la civiltà mondiale, non sia ritenuta degna di essere messa in luce. Questi hanno dichiarato che già da tempo sarebbe necessario illustrare questa iniziativa in una rubrica a parte e presentare ogni giorno nuove notizie. Inoltre questi mi hanno proposto di rivolgermi a tutte le persone oneste e amanti della verità, pregandoli continuamente di rivolgersi all’ONU, all’UE e al Consiglio d’Europa perché il più velocemente possibile, finché egli è ancora vivo, adempiano le legali richieste di Said-Èmin o dimostrino giuridicamente che sono illegali, il che certamente non è possibile, poiché ad ogni persona di buon senso è chiaro che queste richieste hanno una solida base giuridica. A parte questo, Said-Èmin non chiede che tutti i problemi siano risolti all’istante. Egli chiede una garanzia scritta del fatto che si inizierà ad analizzare la questione cecena, e conseguentemente anche le altre simili questioni in ogni parte del mondo, dal punto di vista delle norme giuridiche. Questa non è solo una richiesta che possono adempiere, ma anche il loro preciso dovere.

Quando i membri della delegazione hanno chiesto perlomeno di interrompere lo sciopero della fame per via delle sue critiche condizioni di salute, Said-Èmin ha chiesto loro di non offendersi e di non considerare testardaggine il suo atteggiamento. E ha dichiarato con fermezza, che interromperà lo sciopero della fame solo quando le sue legali richieste saranno esaminate da una delle suddette organizzazioni.

Said-Èmin ha chiesto di ringraziare con tutta l’anima tutti quelli che di vero cuore si rivolgono a lui chiedendogli di interrompere lo sciopero della fame e di non considerare il suo rifiuto una mancanza di rispetto per la loro richiesta. Queste lettere sostengono il suo animo, lo convincono ulteriormente della giustezza della strada intrapresa, gli danno gioia, perché ancora non ci sono poche persone oneste, che perfino in Russia, dove la libertà di parola è di nuovo sottoposta a dura censura, trovano in se il coraggio di sostenere la lotta per la prevalenza della legge e dei diritti umani. Egli ha anche chiesto di ringraziare Val’ter Litvinenko, che ha perso un figlio coraggioso e degno, che ha dato la sua vita nel nome della verità e della propria patria. Questa grande perdita non ha stroncato Val’ter Litvinennko e non l’ha costretto a tacere, come fanno molti russi, costringendosi a “credere” che le forze politiche e militari russe conducano da 13 anni una “lotta antiterroristica” con l’ausilio di terroristi nominati da esse, come per esempio il tenente colonnello dello FSB Ruslan Labazanov.[*]

Comunichiamo che il 2.10. 2007 a partire dalle ore 14 presso la sede del Consiglio d’Europa avrà luogo una manifestazione a sostegno delle richieste di Said-Èmin Ibragimov. Speriamo che a questa manifestazione partecipino coloro che hanno coscienza, comprensione della situazione e le qualità di persone degne.

Al’bert Vachaev, collaboratore dell’ufficio stampa dell’associazione internazionale “Pace e diritti umani”. 23.09. 2007.
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[*] Tipico esempio di criminale e mercenario ceceno che si vendeva al migliore offerente e veniva con ogni probabilità sovvenzionato dai russi. Inizialmente ex guardia del corpo di Dudayev poi gli si rivolse contro con la propria armata. Venne ucciso dai soliti ignoti nel 1996.


(Traduzione di Matteo Mazzoni. Nota di Marco Masi)

http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/post/1624031.html

18 settembre 2007

Per Said-Emin Ibragimov, che non interessa a nessuno

Vivi per tutti noi, Said-Emin!

Cos’è il diritto internazionale e a chi è destinato? Coi ceceni che lottano per la libertà della loro terra e muoiono nei campi di concentramento non ha nulla a che fare!
Com’è difficile, pare, dire la verità, chiamare una sporca, piena di rapine e sanguinosa guerra “guerra”, e chiamare con il loro nome i criminali di guerra, gli assassini e gli sciacalli del Cremlino! Ma i politici di Strasburgo non hanno davvero visto i telegiornali e non hanno visto le battaglie di carri armati, i villaggi bombardati, le rovine fumanti della capitale della ČRI[i]? Gli speaker stranieri nei telegiornali internazionali non hanno forse chiamato la terra cecena il punto più caldo del pianeta? Non ci sono forse adesso nei paesi Europei centinaia di migliaia di profughi ceceni feriti e tormentati, non ci sono nei tribunali e nei servizi per gli immigrati decine di migliaia di prove di torture disumane compiute nei campi di sterminio russi? Non sono state forse confermate le torture compiute nelle prigioni russe e nei campi di filtraggio in terra cecena quando è stato là il commissario del Consiglio d’Europa per i diritti umani Thomas Hammerberg? Quali
altre prove esigete? Neanche questo è un genocidio? In terra cecena da dodici anni è in corso una guerra per la distruzione del popolo ceceno? Questo è evidente perfino per le stelle del cosmo! Ma per i politici europei tutto questo è ancora "imposizione dell’ordine costituzionale"? "Lotta contro il terrorismo internazionale"? Anche 250000 persone uccise e 45000 bambini assassinati sono terroristi? Voce "di uno che grida nel deserto", restano gli appelli di un difensore dei diritti umani ceceno che digiuna da 15 giorni, Said-Emin Ibragimov e migliaia di voci in tutto il mondo in suo supporto. Bisogna chiudere gli orecchi e gli occhi, diventare sordi e ciechi per non vedere e non sentire tutto questo! Per cosa pagano i contribuenti dei paesi del Consiglio d’Europa? Per la difesa dei diritti degli animali domestici, dei gatti, dei cani e delle minoranze sessuali?
Da dodici anni una sola, piccola Ičkerija si oppone a un enorme Impero del male e della violenza... Ma i difensori dei diritti umani, il Presidente della Commissione Europea sig. José Manuel Barroso, il Segretario Generale del Consiglio d’Europa sig. Terry
Davis, il Presidente dellEuroparlamento sig. Hans-Gert Pöttering, il presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sig. Réné Van der Linden e tutti i membri dell’UE, seduti nel lussuoso Palazzo delle Nazioni, nel pieno centro dell’Europa, non hanno il coraggio di dire la verità. La democrazia è la difesa dei diritti umani dei cittadini europei solo a parole, è demagogia per rassicurare se stessi... Fino a quando non sentono il gusto del polonio in bocca. Con la loro viltà questi difensori plenipotenziari dei diritti umani diventano complici dei futuri crimini del Cremlino. Quasi ogni giorno, fingendosi profughi ceceni, con visti posti accuratamente nei nuovi passaporti russi, partono dalla Russia dei kadyroviani[ii], la quinta colonna dello FSB[iii]. Perché vanno nei paesi europei, se non per compiere atti sanguinosi di terrorismo a vantaggio dell’autocrazia, dei governi di questi stati... Perché i servizi per l’immigrazione non li mandano indietro in Russia dai loro padroni? Perché giungono legalmente? Ma forse questa non è una prova della loro appartenenza allo FSB? E quanti profughi ceceni tormentati sono periti nel passaggio illegale, mortalmente pericoloso attraverso le frontiere? Quanti di loro sono stati rimandati indietro probabilmente a morire?
Dov’è dunque la lodata umanità dei difensori dei diritti umani europei? Che significa per loro il difensore dei diritti umani ceceno Said-Emin Ibragimov, che sta morendo lentamente di fame accanto all’enorme Palazzo della Difesa dei Diritti Umani? Essi passano anche sopra di lui, così come sono passati sopra ai loro doveri fondamentali. Quando con la loro inazione hanno già sepolto centinaia di migliaia di loro compatrioti, fratelli e sorelle ceceni? E non si sa quanti ancora ne seppelliranno... Cos’è per loro il sangue umano, acquerugiola...
E perciò io mi rivolgo a te, stimato e caro nostro Said-Emin!
Noi conosciamo il tuo coraggio, il mondo si è convinto della tua tenacia e della tua prontezza a offrirti come vittima.
Ma se tu morirai precocemente, tu farai soltanto contenti i nemici e gli toglierai il peso dei problemi superflui con questi "cosiddetti" difensori dei diritti umani. Non
meritano una vittima del genere.
Essi tireranno un sospiro di sollievo e cercheranno di cancellare dalla memoria dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa i giorni del tuo sciopero della fame. La loro giustificazione saranno le parole "non abbiamo fatto in tempo"...
Tu devi privarli di questa misera giustificazione, accettare il soccorso dei medici e ogni giorno, anche se ti fa molto male e la tua gola bruciata già non accetta l’acqua, cominciare a bere qualcosa, anche solo qualche sorso. E a mangiare qualcosa.
Combatti per la tua vita con la stessa forza con cui volevi lasciarla. Che tutti quelli che per tanti lunghi giorni hai chiamato inutilmente a fare giustizia vedano che sei ancora vivo.
Perché ogni giorno da te vissuto sarà un altro rimprovero alla loro coscienza. Tutta la Francia sa già questo e nessuna persona onesta darà loro la mano... Così come essi non la dettero a te, quando morivi di fame accanto a loro.
Ma adesso ti prego molto una cosa. Non chiedere più a "loro" di riconoscere la guerra e il genocidio nell’antica terra dei Vajnachi[iv]. Chi non riconosce cose così evidenti è semplicemente privo di coscienza. La storia metterà tutti al loro posto e darà a ciascuno secondo i suoi meriti.
Tu
non hai un esercito, non hai armi... Tu, disarmato, vecchio e malato li hai già vinti nello spirito! E hai compiuto il tuo dovere fino alla fine. Il popolo ceceno non ha un altro difensore dei diritti umani del genere. Vivi per esso e per tutti quelli che sperano in te. Abbiamo molto bisogno di te, Said-Emin!


Spazi
azzurri, boschi celesti.
Una strada lontana, diretta al cielo.
Come sangue, la neve scorre, più vicino, sempre più visibile...
Ma non voi vagate in essa fino alle ginocchia!
Non nel vostro tetto
c’è un buco nero
E non sono i vostri figli ad esser morti ieri...
E non i vostri fratelli, a diciotto anni,
I blindati hanno trascinato dietro a se,
Per queste strade, in scie di sangue.
"Non ha raggiunto la norma" il genocidio tra i monti...
Quante lacrime e dolore nella terra mia,
Coscienza di tutta Europa – pentiti di ciò!


Questa mia poesia nel 2001 è stata tradotta in francese, stampata sui giornali e letta a Strasburgo, ma non è servita.


Alla Dudaeva[v]. 15 settembre 2007



[i] Čecenskaja Respublika Ičkerija (Repubblica Cecenia di Ičkerija). Ičkerija è il nome della Cecenia proclamatasi indipendente.

[ii] Uomini del’esercito personale di cui dispone Ramzan Kadyrov.

[iii] Federal’naja Služba Besopasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), i servizi segreti russi.

[iv] Antica popolazione caucasica.

[v] Vedova di Džochar Musaevič Dudaev, primo leader dell’Ičkerija.


http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/post/1616023.html

10 settembre 2007

L'orrore ceceno deve finire: solidarietà a Ibragimov

Said-Emin Ibragimov, ex ministro delle Comunicazioni della Cecenia indipendente, è in sciopero della fame dal 4 settembre per reclamare l'attenzione dell'ONU, dell'UE e del Consiglio d'Europa sulla situazione del suo paese, in cui, nonostante la fine della guerra annunciata dalla Russia, si continua a perpetrare ogni sorta di crimine contro la popolazione civile. In mezzo al silenzio assordante dei mezzi di comunicazione riporto il suo appello:

Al Segretario Generale dell’ONU, Pan Gi Mun e ai membri dell’ONU, al Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e ai membri della Comunità Europea, al segretario generale del Consiglio d’Europa Terry Davis e ai membri del Consiglio d’Europa, ai ministri degli affari esteri dei paesi che stanno entrando nel Consiglio d’Europa. Al Presidente del Parlamento Europeo, Hans-Hert Pöttering e ai membri del Parlamento Europeo, al Presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa René van der Linden e ai membri dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, al commissario del Consiglio d’Europa per i diritti dell’uomo Thomas Hammarberg, al relatore speciale del Consiglio d’Europa Dick Marty, ai capi di Stato e di Governo, ai difensori dei diritti umani, ad altre organizzazioni pubbliche, ai partiti politici, ai mass-media e alla società.

LETTERA APERTA URGENTE

"In questo mondo non si può difendere la propria libertà che difendendo la libertà di un altro"

Clarence Darrow

Alla vigilia della prossima 61esima riunione della Commissione, l’ONU per i diritti dell’uomo, la Federazione Russa (Russia) nella figura del viceministro degli affari esteri Jurij Fëdotov ha avvisato la Comunità Europea e gli USA dell’inammissibilità di future discussioni sul problema della Cecenia. Dopo il 25 Gennaio 2006, quando furono accettate la Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa N. 1479 e la Raccomandazione N. 1733 (che sono state ignorate per l’ennesima volta) l’esame della questione cecena è stato praticamente sospeso. Ciò è principalmente legato alla pressione russa sulla società internazionale con lo scopo di sfuggire alla responsabilità per i veri crimini e al fatto che la Russia (già più di una volta), allo scopo della manipolazione della situazione, senza base legale e il raggiungimento di un accordo di pace, dichiara in via non ufficiale la “fine” della guerra in Cecenia.

L’esperienza dimostra che tali dichiarazioni e un certo indebolimento delle azioni militari sono utilizzati per il passaggio a una nuova fase della realizzazione dell’uccisione del popolo ceceno. La suppurazione della situazione nel Caucaso e l’accensione artificiosa all’interno della protesta cecena, forniscono le basi per supporre che le forze militari e politiche della Federazione promuovono nuove fasi di violenti scenari con lo scopo di un impegno politico nella primavera 2008.

Il corso degli avvenimenti fornisce le basi per supporre con grande probabilità che le forze militari e politiche della Federazione Russa (Russia), colpevoli di aver compiuto crimini contro il popolo ceceno, abbiano elaborato una tattica e una strategia con lo scopo di sfuggire alla meritata punizione, mentre le organizzazioni internazionali danno la propria approvazione non ufficiale.

Durante i 16 anni di attività per la difesa dei diritti umani, mi rivolgo regolarmente a molte organizzazioni internazionali con la richiesta di esaminare la questione cecena dal punto di vista delle norme giuridiche. Questa legittima richiesta ha un senso logico e giuridico ed è conforme agli obblighi internazionali dell’ONU, dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa, fondati per garantire la pace e la sicurezza, ma anche per la difesa dei diritti e della libertà dell’uomo. Nella speranza di scoprire una vera causa e il nocciolo dei tragici fatti che avvengono in Cecenia e raggiungere una reale conclusione della guerra e l’affermazione dei diritti e della libertà dell’uomo, da parte mia sono state organizzate e portate avanti numerose azioni di pace: conferenze, incontri con politici famosi, marce per la pace per un’estensione di più di 4.000 km e molto altro. Quando queste imprese non hanno dato i risultati sperati, in segno di protesta contro il mancato adempimento da parte delle suddette organizzazioni dei propri obblighi internazionali, sono stati attuati da me scioperi della fame: in Turchia nel 1995 e nel 2000, in Danimarca nel 1996, a Strasburgo (Francia) nel 2001, 2002 e 2005 – 2006 per un totale di 185 giorni. Ma la richiesta di base, esaminare la questione cecena dal punto di vista giuridico, è restata incompiuta. Da allora ho ricevuto una grande quantità di risposte da influenti politici internazionali. Ma nessuno fino ad ora ha risposto direttamente alla domanda: la questione cecena sarà o non sarà esaminata dal punto di vista dei principi universali del diritto internazionale?

Mentre l’ONU, l’unione Europea, il Consiglio d’Europa e altre organizzazioni internazionali accettano nei confronti della questione cecena delle deboli Risoluzioni e Raccomandazioni nelle quali non ci sono precise ordinanze giuridiche argomentate sui fatti attuali, nella stessa Cecenia continuano: rapimenti di persone e il loro assassinio, torture, esecuzioni extragiudiziarie, costrizioni alla fuga dalla Repubblica di una parte della popolazione e la totale costrizione al tradimento delle persone rimaste in patria. Con ciò la prossima volta in cui un ordine unilaterale e senza basi giuridiche annuncerà la “conclusione della guerra e … stabilizzazione” si darà la possibilità alle forze politiche e militari della Federazione Russa (Russia) di manipolare la situazione e continuare impunemente lo scenario programmato dell’uccisione del popolo ceceno. Nessuno delle persone di nazionalità cecena, sia che abbiano o meno funzioni politiche, ovunque vivano: a Mosca o in altre regioni della Russia o nella stessa Cecenia, non ha alcuna garanzia giuridica o di altro tipo della propria sicurezza allo scopo di “un prodotto artificiale e la lotta al terrorismo”. Nessuno può dire chi saranno le prossime vittime di uno scenario disumano: quelli che continuano la lotta contro i propri potenziali oppressori o quelli che, perdonando l’uccisione dei propri padri, madri, fratelli, sorelle, amici e parenti, si sono schierati dalla loro parte nella speranza di salvare la propria vita e aiutano a portare a compimento lo scenario di totale annientamento del popolo ceceno, tra le quali, dopo un utilizzo finalizzato, possono ritrovarsi anche loro.

Prendendo spunto dal fatto che le Risoluzioni, le Raccomandazioni e le altre incomplete misure prese dalle suddette organizzazioni negli anni di guerra della F.R. [Federazione Russa – n.d.t.] (Russia) contro il popolo ceceno non hanno portato alla soluzione dei problemi fondamentali, ritengo che sia assolutamente necessario non solo per il popolo ceceno, ma anche per il popolo della Russia e per la comunità internazionale che la questione cecena sia esaminata tempestivamente dal punto di vista delle norme del diritto. Un tale approccio darà la possibilità di far cessare la guerra in Cecenia, di punire con giustizia i colpevoli e impedire che avvengano nuovi fatti tragici a causa dell’inattività del diritto internazionale. Per compiere questo pratico cambiamento in meglio, ritengo necessario esaminare e determinare giuridicamente con precisione da quali norme del diritto vengano giustificati o riconosciuti illegali;

- I decreti del presidente della F.R. (Russia) n. 2137 del 30.11. 1994, n. 2166 del 9.12. 1994 e la disposizione del governo della F:R.(Russia) n. 1360 del 9.12.1994, che sono alla base della guerra della F.R. (Russia) contro il popolo ceceno?

- sulla base di quali norme del diritto viene riconosciuta illegittima o giustificata l’invasione del territorio della Cecenia da parte delle forze armate della Russia con i noti fatti avvenuti di conseguenza?

- è stata violata in entrambi questi casi e con azioni successive la Costituzione della F.R. (Russia), in particolare l’articolo 82, punto 1 – il giuramento del presidente di rispettare e difendere i diritti e le libertà dell’uomo –, l’articolo 15, punto 4, l’articolo 17, punto 1, l’articolo 20, punto 1, l’articolo 45, punto 1, l’articolo 80, punto 2 e anche alcuni altri articoli della Costituzione?

- riconoscono o non riconoscono l’ONU, l’UE, il Consiglio d’Europa e le altre organizzazioni che costituiscono i soggetti del sistema universale del diritto internazionale l’aggressione della F.R. (Russia) (dal latino “aggressio” – attacco) lanciata contro il popolo ceceno?

Le suddette organizzazioni riconoscono o giustificano giuridicamente le azioni della F.R. (Russia) verificatesi in violazione di impegni internazionali? In particolaare:

- l’articolo 2, sezione 1, punto 1, in particolare i punti 1, 2, 3 dell’articolo 1, parte 1, i punti 1, 2, 3 dell’articolo 6, parte 3 del Patto Internazionale sui diritti civili e politici del 1966;

- gli articoli 1–10, sezione 1 della Convenzione Europea per la difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

- l’articolo 3, comune alle quattro Convenzioni di Ginevra, che sono i trattati fondamentali del diritto umanitario internazionale;

- la parte 1, articoli 1-6 della Convenzione contro la tortura e le altre forme crudeli, disumane o umilianti di trattamento e di punizione;

- la Convenzione sui diritti del bambino, in particolare il punto 1, articolo 38;

- gli impegni presi dalla F.R. (Russia) al momento dell’ingresso nel Consiglio d’Europa, ribaditi dalla Delibera n. 193 del 29. 01. 1996.

Riconoscono o non riconoscono le suddette organizzazioni:

- l’uccisione e il ferimento di centinaia di migliaia di civili, la distruzione di città e centri abitati, la distruzione del patrimonio storico e culturale, i danni colossali all’ecologia e alla salute della popolazione della Cecenia, l’enorme numero di profughi e di persone costrette a trasferirsi e molte altre azioni disumane della F.R. (Russia) in Cecenia come genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra?

Riconoscendo che l’esame giuridico della questione cecena, con le derivanti conseguenze legali può diventare una svolta per la concreta soluzione della questione cecena, la stabilizzazione della situazione del Caucaso e la creazione di un precedente per impedire simili scenari in altre parti del mondo…

Io, Ibragimov Said-Èmin dichiaro che intraprenderò uno sciopero della fame preventivo di 5 giorni dal 1 al 5 settembre 2007 con la richiesta all’ONU, all’UE e al Consiglio d’Europa di prendere la decisione di:

ESAMINARE LA QUESTIONE CECENA DAL PUNTO DI VISTA DELLE NORME DEL DIRITTO.

Nel caso che questa LEGALE richiesta venga ignorata, lo sciopero della fame andrà avanti senza limite di tempo, a partire dal 6 settembre 2007 (giorno dell’indipendenza della Repubblica Cecena di Ickerija), com’è stato dichiarato nella lettera del 16.04.2007. Da quel momento, non appena una delle suddette organizzazioni prenderà la decisione di esaminare la questione cecena dal punto di vista delle norme del diritto, lo sciopero della fame verrà interrotto.

Nel caso che tale decisione non venga presa, considererò responsabili delle conseguenze dello sciopero della fame e della morte di persone innocenti in Cecenia le organizzazioni e le persone che avranno ignorato i propri impegni internazionali nell’ambito dei diritti e delle libertà dell’uomo e che avranno negato al popolo ceceno una giusta soluzione giuridica del problema ceceno.

Il presidente dell’associazione internazionale “Pace e diritti dell’uomo”, ex ministro delle comunicazioni della Cecenia, Said-Èmin Ibragimov.

20 agosto 2007.
Strasburgo.

(Traduzione di Claudia Redigolo e Matteo Mazzoni, http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/post/1601928.html)