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13 novembre 2013

Se un giudice ceceno dice no all'ingerenza del potere politico...

"Novaja gazeta", 11-11-2013, 03.11.00
C'è un giudice!

Per la prima volta in Russia un giudice si oppone apertamente alla pressione del potere. Questo accade in Cecenia

Per la prima volta in Russia un giudice si oppone apertamente alla pressione del potere. Questo accade in Cecenia. Vachid Abubakarov: "Non mi farò spezzare!"


Informazione della "Novaja gazeta"

Abubakarov Vachid Alievič è nato il 15 novembre 1946 nel villaggio di Ajdarly nel distretto Panfilovskij della regione di Taldy-Kurgan [1] della RSS del Kazakistn. Nel 1980 ha finito l'università statale di Rostov [2]. Nel 1986 ha finito l'Istituto per la riqualificazione dei quadri dirigenti della procura dell'URSS. Nel 2008 ha svolto un corso accelerato di istruzione all'Accdemia della giustizia russa. E' consigliere statale di giustizia di 3.a classe. Con decreto del Presidente della Federazione Russa n° 868 del 1 agosto 2003 è stato nominato giudice della Corte Suprema della Repubblica Cecena con incarico triennale. Con decreto del Presidente della Federazione Russa del 6 febbraio 2008 è stato nominato giudice della Corte Suprema della Repubblica Cecena. E' impiegato onorario della procura della Federazione Russa.



Il primo novembre il giudice della Corte Suprema della Repubblica Cecena Vachid Alievič Abubakarov, che ha esaminato il caso del 28enne ceceno Sulejman Ėdigov, ha emesso un'ordinanza di autosospensione. Come motivo dell'autosospensione il giudice ha indicato il seguente: "Una persona, presentatasi come il ministro degli Interni della Repubblica Cecena generale di brigata Alchanov Ruslan Šachaevič da un telefono, il cui numero non è stato accertato, mi ha chiamato e ha dichiarato a me, giudice, che gli era noto da fonte affidabile che l'imputato Ėdigov S.S. era colpevole di aver commesso i crimini attribuitigli e mi metteva in guardia dall'emettere un verdetto assolutorio nei suoi confronti.

La persona indicata è capo di una struttura federale, a cui per legge è imposto l'obbligo della difesa di Stato di un giudice in caso di attentato da parte di chiunque alla sua indipendenza nel prendere decisioni su qualsiasi caso.

Nel corso dell'indagine giudiziaria al tribunale era stato presentato un insieme di prove concordanti, che confermavano gli argomenti dell'imputato Ėdigov S.S. sul fatto che dei sottoposti di Alchanov R.Š., agenti investigativi della polizia, il 03.08.2012 lo avevano sequestrato illegalmente, lo avevano privato della libertà fino al 12.09.2012, gli avevano avvolto le dita delle mani con un cavo di alluminio e lo avevano sottoposto a torture con la corrente elettrica, costringendolo al riconoscimento di colpe e causandogli ferite purulente e a lungo non cicatrizzate al contorno di quattro dita di una mano e di cinque di un'altra.

La telefonata e l'avvertimento di Alchanov R.Š. sono la reazione ai rapporti tendenziosi di persone interrogate dal giudice e interessate all'esito del caso dei loro sottoposti come sviluppo pericoloso per loro delle indagini giudiziarie sul caso.

Dopo l'ingerenza di un pubblico ufficiale di tale livello nell'esame da me svolto sul procedimento penale nei confronti di Ėdigov S.S. qualsiasi sentenza in seguito deliberata da me perfino nella mia propria coscienza fuori dalla mia volontà apparirebbe come una concessione davanti all'avvertimento in caso una sentenza di condanna o come una dimostrazione di coraggio in caso di emissione di una sentenza assolutoria, cioè ordinata o di protesta.

Poiché le suddette… circostanze hanno messo in dubbio… il mio disinteresse per l'esito del caso e la mia imparzialità, ritengo necessario dichiarare l'autosospensione dal caso e astenermi da un'ulteriore esame del caso…"


Il gesto del giudice Abubakarov, a cui, peraltro, tutti gli avvocati ceceni di mia conoscenza fanno riferimento come ad uno dei più duri (è noto per aver dato ad alcuni imputati pene ancora maggiori di quelle richieste dall'accusa), non ha analoghi nella storia del sistema giudiziario russo. E se si tiene conto della geografia del gesto, il giudice Abubakarov è una persona incredibilmente coraggiosa. Lo hanno silenziosamente sostenuto i colleghi tormentati dagli abusi degli agenti di polizia locali. E non lo ha affatto sostenuto la dirigenza della Corte Suprema della Cecenia. Vachid Alievič dice che su tutte le numerose minacce ed esempi di pressione non celata, sfacciata sui tribunali aveva fatto rapporto personalmente al presidente della Corte Suprema e ai suoi vice. E ha atteso, ha atteso aiuto. Ma i capi si sono astenuti dal risolvere il conflitto del giudice con i kadyroviti (la parola "polizia" qui è un po' fuori luogo). Il 31 ottobre Ramzan Kadyrov tenne una riunione generale con i rappresentanti del corpo giudiziario della Cecenia, della procura, del Ministero degli Interni e del comitato inquirente. Alla riunione non si trattò solo del destino del concreto giudice Abubakarov. Si trattò della necessità di stabilire il controllo del potere esecutivo sui tribunali della repubblica. I rappresentanti del potere giudiziario concordarono perché tacquero. Perché non usa obiettare in tali riunioni. Allora Vachid Alievič ha emesso anche un'ordinanza di autosospensione, indicando onestamente il motivo.

Subito dopo la riunione Ramzan Kadyrov andò a Dubai. Ma da Vachid Alievič giunsero urgentemente i suoi figli adulti. Per difendere il padre perché come il giudice Abubakarov, che ha lavorato per più 40 anni nel sistema giudiziario russo (a suo tempo fu procuratore della Cecenia e primo procuratore di una sezione della Prcoura Generale della Russia) evidentemente non c'è nessuno da difendere.

Il 28enne Sulejman Ėdigov viene giudicato sulla base dell'accusa di omicidio di un agente della polizia cecena e di detenzione illegale di armi. La prova fondamentale del caso sono le confessioni di Ėdigov. Ėdigov le confermò durante le indagini e durante il processo. Per tutto questo tempo, secondo i familiari e l'avvocato Said-Achmet Jusupov, Ėdigov sperava in un patteggiamento e in una piccola pena. Anche se per un'accusa così grave non ci sono pene piccole. Ėdigov lo capì quando il processo giunse in dirittura d'arrivo e alla sentenza mancava letteralmente un'udienza. Solo la sua ultima parola. E allora Ėdigov raccontò tutto. Il suo racconto durò qualche ora. "Tenevo d'occhio il volto del giudice e vidi come cambiava, – racconta l'avvocato Jusupov. – Solo che ancora non avevo capito cosa ci promettessero questi cambiamenti".


Il ceceno Sulejman Ėdigov non è un abitante della Cecenia. In Cecenia è nato e ha vissuto fino alla prima guerra cecena [3]. Tornò già dopo la seconda [4]. Si mise a lavorare per l'OMON [5]. Nel 2008 perse il lavoro a causa di problemi alla vista ed emigrò in Svezia. Tra l'altro c'è un altro motivo per cui Ėdigov se ne andò. Il suo conoscente Timur Isaev (soprannominato Islam) è un anello molto importante in questa storia. "Feci conoscenza con lui alla fine del 2006 nel micro-quartiere Ippodromnyj [6] della città di Groznyj, dove allora vivevo, – ha raccontato al processo Ėdigov. – Allora lavoravo all'OMON. Isaev mi fece conoscere Abubakarov Islam e Bachaev Magomed. Nel marzo 2008 mi licenziai dal lavoro per motivi di salute. Islam iniziò a invitare spesso me e le due persone summenzionate a casa sua e là, nel corso della conversazione, ci spinse ad entrare nelle formazioni armate illegali per condurre la "guerra santa". In massimo grado a causa di Isaev nel febbraio 2009 me ne andai in Svezia con la mia famiglia. Ma anche là Isaev mi trovò, si mise in contatto con me su Internet e per telefono. Dalle sue parole venni a sapere che questi, Abubakarov e Bachaev erano entrati nelle fila delle formazioni armate illegali. E mi telefonò a casa perché seguissi il suo esempio. Quando mi rifiutai, allora chiese che lo aiutassi con dei soldi. Dopo di che dichiarai a lui già in modo duro che tutto ciò non mi era necessario e che non si mettesse più in contatto con me…"

Vi stupirete, ma il "jihadista" Timur Isaev è molto ben considerato dal Ministero degli Interni ceceno. Ecco cosa ci ha detto un agente delle strutture armate molto influente, Chamzat Ėdil'gireev, capo dello ROVD [7] di Kurčaloj [8], tristemente noto in tutto il mondo (per via dell'omicidio di Natal'ja Ėstemirova).

Ėdil'gireev ha dichiarato che "Timur Isaev ha grandi meriti davanti alla Repubblica Cecena. Ha più risultati di tutte le sezioni regionali degli affari interni di Groznyj messe insieme". Qui merita chiarire cosa intendeva il capo di uno degli ROVD di maggior successo in Cecenia con la parola "risultato". In Cecenia già da molti anni (vedi "Novaja gazeta", n° 2 del 14.01.2009, articolo "La "macchia" cecena", autrice – Natal'ja Ėstemirova) esiste un interessante metodo di lotta con la cosiddetta clandestinità: nella fiducia dei giovani ceceni si insinua un arruolatore, gli fa il lavaggio del cervello con la "guerra santa" e li persuade a darsi alla macchia. E presto gli agenti della polizia cecena ricevono decorazioni e generose paghe di denaro pubblico per questi giovani idioti arruolati e uccisi nel corso dell'ennesima operazione speciale di successo. E tanti più ceceni "si danno alla macchia", quanto più letteralmente conviene. Ecco com'è la lotta. L'anello più prezioso di essa sono proprio gli arruolatori. Persone intoccabili, queste, di regola, vanno per la Cecenia con macchine dalle targhe d'élite "KRA" (l'abbreviazione si decifra facilmente) e rammentano ovunque il nome del capo della Cecenia [9]. Ecco che anche Timur Isaev va con la targa "KRA" e al processo ha dichiarato di aver personalmente evitato un attentato a Ramzan Achmadovič. Solo che chi lo ha inizialmente organizzato?
Non vi stupite, ma se il bilancio russo cesserà di pagare per le teste dei guerriglieri ceceni, il loro numero diminuirà in modo significativo.
Dopo che Ėdigov fu intervenuto con l'ultima parola, il giudice Abubakarov emise un'ordinanza per verificare tutti i fatti. Il comitato inquirente e la procura guardarono alla verifica assai superficialmente. E allora il giudice Abubakarov fece ripartire da capo il processo e si occupò egli stesso delle indagini. Gradualmente dagli interrogatori dei testimoni – compaesani di Ėdigov, agenti di polizia e del comitato inquirente, esperti e medici – si formò un quadro chiaro e coerente. Timur Isaev sapeva che Ėdigov si occupava di una piccola attività – comprava e portava per la vendita macchine usate dall'Europa alla Cecenia. Ci sono i fondamenti per supporre che l'ennesimo accordo (Ėdigov giunse in Cecenia con l'ennesima macchina a fine luglio 2012) fu organizzato con l'intermediazione di Isaev. Al processo fu accertato che Timur Isaev, che non era un agente di ruolo della polizia cecena, prese parte il 3 agosto 2012 al sequestro di Sulejman Ėdigov presso la porta di casa dei suoi genitori. Il che contraddice la conclusione dell'accusa, secondo cui Ėdigov sarebbe stato arrestato il 12 settembre 2012 al mercato di Urus-Martan [10]. Per quaranta giorni (dal 3 agosto al 12 settembre) Ėdigov fu tenuto prima nello ROVD di Kurčaloj e in seguito nell'ORČ [11] del Ministero degli Interni della Repubblica Cecena perché se ne andassero i segni delle percosse e si cicatrizzassero le ferite purulente alle dita delle mani. Alle dita avevano collegato cavi in alluminio e li avevano messi nella presa, ottenendo da Ėdigov la "spontanea" confessione dell'omicidio. Quando le ferite presero a suppurare, per Ėdigov chiamarono una collaboratrice dell'obitorio locale, di formazione infermiera (questa lo ha confermato al processo). La donna sistemò le ferite, queste si cicatrizzarono, ma restarono delle cicatrici rotonde e furono registrate al momento del trasferimento di Ėdigov al SIZO [12]. Essenzialmente queste cicatrici resteranno per tutta la vita.

Gli agenti della polizia cecena interrogati al processo si comportarono con sicurezza e sfacciataggine. Ma le dure domande del giudice Abubakarov (abitudini della passata vita da procuratore) furono una completa sorpresa per quelle persone abituate alla completa impunità. E questi si tradirono. E capirono di non aver detto ciò che era necessario. E allora, evidentemente, corsero dai capi perché trovassero un compromesso con il giudice. La situazione, secondo la catena, giunse al ministro degli Interni della Cecenia, che lo stesso Abubakarov ritiene una "persona intelligente". Nel senso che Alchanov, come pure Abubakarov, ha servito per la maggior parte della vita nel sistema giudiziario russo. Con tutti i suoi "più" e i suoi "meno". Il sistema a cui è soggetto adesso è difficile chiamare sia giudiziario sia russo.

Essenzialmente qui non c'è niente da stupirsi. La pace in Cecenia si basa sui guerriglieri-transfughi, a cui è data carta bianca e per cui, come si è rilevato, è indifferente chi uccidere – soldati russi o ragazzi ceceni. Di fatto è un banditismo incompatibile con qualsiasi concetto di legge, anche con il nostro assai storpiato.


IN PRIMA PERSONA

Il giudice ABUBAKAROV alla "Novaja gazeta": "Non mi farò spezzare!"

Di fatto tutto ciò che è accaduto l'ho scritto in forma succinta nella mia ordinanza. Io, come giudice, non devo prender parte ad alcun regolamento di conti su questioni di minacce e avvertimenti al mio indirizzo. Di questo deve occuparsi la mia dirigenza. Dal 16 ottobre al 1 novembre ho aspettato che la mia dirigenza prendesse il controllo della situazione. Ma ciò non è accaduto. Per di più il 31 il vice-ministro del Ministero degli Interni della Cecenia Apti Alautdinov si è rivolto apertamente al capo della repubblica con la richiesta di far pressione sulla corte e "richiamarla all'ordine".

Che significa – all'ordine?

Capisce, tutta la situazione è iniziata dal fatto che fanno irruzione direttamente dal giudice e chiedono: "Non intendi mica rilasciarlo?" Il giudice finché non si allontana in camera di consiglio e non delibera la sentenza non ha diritto di dire né che imprigionerà, né che rilascerà. Così gli ho pure spiegato. "Il vostro compito, – gli ho detto, – è presentare le prove, se lo ritenete colpevole". Una situazione in cui il Ministero degli Interni della repubblica, la procura, il comitato inquirente, lo FSB [13] della repubblica invece di procurare prove e dimostrare la colpevolezza dell'imputato non trovano altro che richiamare il capo della repubblica a influenzare il giudice perché emetta una sentenza di condanna è del tutto inaccettabile e io, per riguardo a me stesso, per riguardo al giudice non tollererò una cosa del genere! Perciò ho dichiarato l'autosospensione.

Ha trovato appoggio presso la dirigenza della Corte Suprema della Federazione Russa?

Se avessi trovato appoggio, non avrei dichiarato l'autosospensione.

E' la prima volta che si scontra con una situazione del genere?

Sono da quarant'anni negli organi, sono stato procuratore della repubblica, vice-procuratore dei trasporti di Mosca, sono stato primo procuratore di una sezione della Procura Generale e un'ingerenza così insolente e invadente nel mio lavoro non c'è mai stata.

Questa situazione può minacciare la Sua sicurezza personale?

Indubbiamente. La mia difesa dev'essere attuata per legge dal ministro degli Interni della repubblica. Ma quale sarà questa difesa – lo vede da sola. E' una situazione angosciosa. I miei figli sono stati costretti a venire per sostenermi. E' una situazione del tutto inaccettabile.

Ma Lei si è rivolto per avere sostegni al capo della repubblica Ramzan Kadyrov?

Il 31 ottobre questi ha ascoltato tutte le parti e se n'è andato. Tutti aspettano che dopo il suo arrivo probabilmente regoli i conti con me. Perlomeno l'hanno invitato a fare questo.

Ma per questa situazione si è rivolto allo FSB, alla procura o al comitato inquirente?

Se lo FSB, la procura, il Comitato Inquirente, il presidente della Corte Suprema, i suoi vice, tutti i presidenti dei tribunali distrettuali, tutti i capi delle sezioni regionali degli affari interni e i procuratori dei distretti erano a questa riunione, allora a chi rivolgersi? Per questo caso mi trovo in camera di consiglio, non ho balbettato neanche una parola a qualcuno su quale sentenza intendo emettere e là hanno dichiarato apertamente che ho quasi preso una bustarella e intendo vendere il caso. Di fatto, se l'imputato ha dichiarato che su di lui hanno applicato metodi di indagine illegali, sono obbligato a dare ordine di indagare per fare una verifica. Gli inquirenti si sono sottratti alla verifica, ma senza questa non potevo deliberare una sentenza e non volevo decidere il destino di una persona. E non lo farò mai. Io stesso ho verificato tutto quello su cui l'imputato ha deposto in tribunale e questi fatti sono stati confermati.

Lei ha compiuto un gesto civico inusuale, atipico non solo per la Cecenia, ma anche per la Russia, purtroppo. Perché l'ha fatto?

Mi dispiace per quei giudici che si fanno spezzare così. Io non voglio che mi spezzino. E se la cosa andrà alla rottura, meglio lasciare il processo e dichiarare l'autosospensione che arrendermi e deliberare una sentenza ingiusta. Tra l'altro non ha importanza che sia assolutoria o di condanna. Nessuna sentenza può essere legale se si fa pressione sul giudice.



Commento

Il capo dell'ufficio stampa del ministro degli Interni della Cecenia Magomed-Amin DENIEV:

"Non potrò trovare il ministro per il vostro commento. Ma posso dichiarare ufficialmente che questa notizia non corrisponde alla realtà. Come posso provare le mie parole? Ma ci troviamo in tribunale forse? Dichiaro ancora una volta con sicurezza che respingo le accuse all'indirizzo del ministro e vi dico ufficialmente che non confermo questa notizia".


P.S. I familiari di Sulejman Ėdigov si sono rivolti ufficialmente al Gruppo Mobile Riunito degli attivisti per i diritti umani russi che è capeggiato dal membro del Consiglio per i diritti umani presso il Presidente della Federazione Russa Igor' Kaljapin. Noi, a nostra volta, ci rivolgiamo al presidente della Corte Suprema della Federazione Russa Vjačeslav Lebedev, al procuratore generale Jurij Čajka e al capo del Comitato Inquirente Aleksandr Bastrykin. Le informazioni esposte nella delibera di autosospensione del giudice Abubakarov contengono in se i caratteri di un attentato criminale alla giustizia. Chiediamo che si reagisca immediatamente.


Autrice: Elena Milašina


Indirizzo della pagine: http://www.novayagazeta.ru/inquests/60871.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Città del Kazakistan sud-orientale.

[2] Città della Russia meridionale.

[3] La guerra russo-cecena degli anni 1994-1996 finita con un armistizio.

[4] La guerra russo-cecena degli anni 1999-2009 finita con il consolidamento del regime di Ramzan Achmadovič Kadyrov.

[5] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa nota per la propria brutalità.

[6] "Dell'Ippodromo".

[7] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Distrettuale degli Affari Interni), in pratica la sede distrettuale della polizia.

[8] Villaggio della Cecenia centro-orientale.

[9] In quelle targhe Kadyrov si presenta secondo le regole russe con cognome, nome e patronimico: Kadyrov, Ramzan Achmadovič.

[10] Città della Cecenia centro-occidentale.

[11] Operativno-Rozysknaja Čast' (Sezione Investigativa Criminale).

[12] Sledstvennyj IZOljator (Isolatore di Custodia Cautelare).

[13] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

11 novembre 2013

Il terrorismo nel Caucaso russo tra cifre e realtà

Il lamento del Caucaso

Ingushetia.Ru, 09.11.2013, 14.55
"Nel Caucaso del Nord dall'inizio del 2003 al momento presente sono stati uccisi più di 3 mila 500 partecipanti a formazioni armate illegali e ne sono stati arrestati circa 8 mila" – ha riferito il capo della direzione centrale del Ministero degli Interni per il distretto federale del Caucaso del Nord Sergej Čenčik. Dietro le fredde cifre delle perdite si nascondono i tragici destini delle persone: dei guerriglieri – immaginari e reali, come pure dei membri delle loro famiglie. La triste statistica – nell'articolo di Timur Izmajlov.

Nel Caucaso hanno sempre saputo contare
, ma ognuna delle parti si serve di un metodo noto ad essa sola per il conteggio delle perdite proprio e altrui. Quando senti dalla bocca di un altro funzionario del Ministero degli Interni il numero di 3 mila 500 uccisi e 8 mila arrestati, involontariamente ti metti a pensare a cosa accada in realtà nel Caucaso del Nord. Tutto l'esercito di Maschadov [1] negli anni 1994-1996 contava appena 4 mila persone e infatti la guerra fu condotta allora con l'aiuto dei carri armati, dei lanciarazzi Grad [2] e dell'aviazione. Ma d'altra parte il numero di morti indicato da Čenčik – 3 mila 500 in dieci anni in tutto il Caucaso del Nord – sembra del tutto affidabile. La guerra è uscita da tempo dai confini della Cecenia: oggi sparatorie, atti terroristici, omicidi di collaboratori del Ministero degli Interni e del Ministero della Difesa avvengono da Machačkala [3] a Čerkessk [4] e talvolta fino a Mosca.

La domanda è un'altra
: tutti i 3 mila 500 guerriglieri uccisi sono veri partecipanti alle organizzazioni clandestine islamiche del Caucaso del Nord? Non una volta e non due, ma con invidiabile regolarità i siti dei radicali islamici pubblicano i resoconti delle proprie perdite. Rinunciare a un compagno morto per loro è inaccettabile: è uno shahid [5] e il dovere dei suoi compagni è ricordarlo. I guerriglieri non nascondono i nomi e non di rado mettono su Internet le foto dei morti senza capire che in questo modo mettono sotto tiro i loro familiari, che finiscono nell'obbiettivo dell'attenzione fissa dei servizi segreti e del Ministero degli Interni. I radicali sono sicuri di portare una buona notizia alle famiglie dei caduti: i loro parenti devono essere felici perché sono finiti nel numero di quelli che il loro compagno morto introdurrà in paradiso. Per questo motivo non ci sono serie ragioni per non credere ai numeri delle perdite che sono pubblicati dai siti delle organizzazioni clandestine terroristiche.
Questi numeri strani

Tuttavia c'è un "ma"
. I numeri riportati dai guerriglieri talvolta divergono seriamente dai dati del Ministero degli Interni o dello FSB [6]. Quelli che gli agenti delle strutture armate dopo la morte chiamano ad alta voce "braccio destro", "emiro del settore", "capo del jama'at [7]", vengono rammentati dai radicali come civili non legati in alcun modo con le organizzazioni clandestine. Non di rado li portano come esempio, come quelli che senza successo pensavano di star seduti in casa durante la "guerra santa". Nel Caucaso del Nord si può diventare guerriglieri dopo la morte perfino se in vita non si eccelleva per rettitudine e non si sapeva da che parte si trovasse la Mecca. Qui agiscono persone, ma più probabilmente gruppi di persone armate, che, senza nascondersi particolarmente, possono prendere uno o più giovani nel centro di una città o di un villaggio. Nessuno conosce questi sequestratori segreti: sono sempre mascherati, hanno documenti di identità falsi, targhe e documenti di trasporto contraffatti. Gli agenti del Ministero degli Interni che, è successo, li hanno colti sul fatto sul luogo del delitto dopo una telefonata dall'alto hanno inaspettatamente perso la memoria. E la gente mascherata, ottenuti indietro i propri documenti, le proprie armi e spesso anche il ragazzo o la ragazza rapiti, è fuggita in direzione ignota. Qualche tempo dopo si è avuta notizia che da qualche parte, in un distretto ai piedi dei monti della Cecenia, dell'Inguscezia e del Daghestan in conseguenza di una battaglia prolungata, nel corso della quale nessuno degli agenti delle strutture armate si è neanche sporcato le scarpe, sono stati trovati i corpi dei membri di NVF [8] Achmed, Magomed o Rasul. Quando ai familiari è riuscito riscattare o ottenere a forza di preghiere i corpi dei morti, su di essi talvolta sono state trovate tracce di torture terribili. In Inguscezia c'è stato un caso in cui a un sequestrato, dichiarato in seguito morto in uno scontro con gli agenti delle strutture armate, fu quasi tagliato un braccio all'altezza della spalla. Come avesse potuto condurre una battaglia di molte ore con un braccio attaccato a un pezzo di pelle e le costole rotte è rimasto ignoto.

Oltre a questo non si può negare
che da parte dei servizi segreti viene condotta anche una vera guerra senza compromessi con la vera clandestinità terroristica. Queste operazioni speciali si distinguono seriamente da quelle da me descritte sopra. In queste ci sono feriti e morti da entrambe le parti, le case con i guerriglieri che si rifiutano di arrendersi vengono assaltate per giorni. Nella società nessuno formula agli agenti delle strutture armate accuse di esecuzioni extragiudiziali o chiede che trascinino i guerriglieri in tribunale per dimostrare la loro colpevolezza. Tutti capiscono che gli agenti delle strutture armate non hanno scelta e che i guerriglieri hanno già fatto la loro scelta e anche se hanno una chance per arrendersi, di solito nessuno se ne serve mai.

Forse in futuro gli storici potranno chiarire chi era e chi non era un emiro o un mujaheddin
in questi tempi di torbidi. La fiducia nei dati ufficiali oggi, ahimè, è poca.
Per il padre innocente il figlio risponde?

Il secondo problema espresso da Sergej
Čenčik sono i figli dei veri guerriglieri uccisi e le persone annoverate a loro carico. Secondo l'alto agente delle strutture armate, tra i rampolli dei guerriglieri non va avanti un lavoro di profilassi e buona parte di loro studia negli istituti superiori islamici. Ma dove possono andare a studiare i figli in quella Cecenia dove già si apre la quarta scuola per hafiz [9], ma non c'è, per esempio, alcuna scuola per i figli più dotati. E la cosa più importante: come si può essere sicuri che il figlio di un guerrigliero morto, divenuto, per esempio, un veterinario o un giurista, in futuro non vada per la strada del padre? La percentuale degli aventi un'istruzione islamica tra i guerriglieri è estremamente bassa e perciò la comparsa tra le loro fila di una persona come Said Burjatskij [10], causò fra loro non meno entusiasmo che l'aver ricevuto un camion di Stinger [11]. Forse alla leadership dei nostri agenti delle strutture armate merita guardare all'Islam non come a un nemico, ma come a un amico. Infatti solo l'Islam, o più probabilmente i suoi predicatori possono impedire l'andata alla "macchia" di giovani ragazzi e ragazze ingannati dalle prediche. Forse non merita neanche sostenere tanto zelantemente i mullah tradizionalisti delle repubbliche caucasiche, la cui istruzione islamica talvolta lascia a desiderare. Infatti la gioventù accusa proprio loro di formare le liste dei wahhabiti [12], secondo cui poi si eliminano quelli che si rifiutano di pregare con la tjubetejka [13] o che nella preghiera sollevano le mani in un altro modo. Non ho visto queste liste, ma ne sento parlare quasi ogni giorno e penso che questi discorsi non siano comparsi senza motivo.

Alla dirigenza del Ministero degli Interni non merita pensare ai figli di chi è stato ucciso per errore
, per una delazione menzognera o "per una tacca" – per innalzare la statistica delle vittorie sul terrorismo. Infatti su Internet si possono trovare non pochi documenti e confessioni di agenti delle strutture armate, che raccontano come nel Caucaso hanno ucciso persone assolutamente innocenti I loro figli odiano il potere più dei figli dei veri guerriglieri. Quale istruzione devono ricevere? Quella giuridica – perché poi in tribunale possano dimostrare l'innocenza dei loro padri? Ma forse allo stato non merita non aspettare la loro comparsa nelle aule dei tribunali e riesaminare già ora i numeri e chiarire chi era in realtà un guerrigliero e chi no? Alla fin fine questo è necessario non solo ai figli, è necessario a tutti noi. Altrimenti la guerra nel Caucaso non finirà mai.
Timur Izmajlov

Wordyou.ru

http://www.ingushetiyaru.org/news/36642/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Aslan Alievič Maschadov, primo presidente dell'autoproclamata repubblica di Cecenia.

[2] "Grandine".

[3] Capitale del Daghestan.

[4] Capitale della repubblica autonoma della Karačaj-Circassia.

[5] "Martire" in arabo. Il corsivo, qui e altrove, è mio.

[6] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

[7] Comunità islamica, da intendersi qui come cellula terroristica.

[8] Nezakonnye Vooružënnye Formacii (Formazioni Armate Illegali).

[9] Musulmano che conosce il Corano a memoria.

[10] "Said il Buriato", cioè Aleksandr Aleksandrovič Tichomirov, nato in Buriazia (regione della Siberia meridionale popolata dai mongoli Buriati) da un russo e da una buriata, convertitosi all'Islam e divenuto predicatore e ideologo della guerriglia islamica caucasica con il nome islamico Abu Saad Sa'id al-Buryati. Fu ucciso durante un operazione antiterroristica nel 2010.

[11] Missili terra-aria americani.

[12] In Russia per "wahhabiti" si intendono gli estremisti islamici in generale.


[13] Tipico copricapo dell'Asia centrale.

28 ottobre 2013

I "liberal-democratici" ceceni ascoltano Žirinovskij e cadono dal pero?

La sezione cecena dello LDPR [1] cessa di funzionare e si allontana da Žirinovskij

Inguscezia.Ru, 27.10.2013, 15.12

La sezione cecena dello LDPR
cessa l'attività, venuta a sapere le opinioni del leader del partito Vladimir Žirinovskij sulla soluzione della "questione caucasica". I liberal-democratici ceceni hanno valutato le proposte di introdurre una multa per il terzo figlio e di circondare il Caucaso con il filo spinato annunciate in televisione come appelli all'odio per motivi nazionali, territoriali e confessionali, che portano allo sfacelo del paese. Non vogliono avere più a che fare con Žirinovskij e invitano tutti a non votare più per il "portatore dell'ideologia fascista".
"E' un attentato ai principi democratici che stanno alla base dell'entità statale. In relazione a ciò annunciamo l'uscita dallo LDPR e la cessazione dell'attività di questo partito sul territorio della Repubblica Cecena", – si dice nella dichiarazione citata da Interfax. Lo stesso Žirinovskij non vede problemi nelle proprie dichiarazioni, si appoggia alla libertà di parola e spiega: "Mi hanno interrogato – ho risposto".

Ma gli ex colleghi di partito ceceni lo accusano di fascismo
. "Riteniamo per noi impossibile stare ancora in un partito guidato da un politico che si è compromesso come portatore dell'ideologia fascista", – ha dichiarato il coordinatore della sezione regionale cecena dello LDPR Adlan Šamsadov.

Nel partito notano che il programma
"Poedinok" [2] gli ha lasciato "un retrogusto molto amaro". "E non si tratta solo del fatto che il leader dei liberal-democratici nelle sue dichiarazioni si è abbassato al livello dell'ideologia del fascismo e del Ku Klux Klan. Le sue opinioni razziali personali non avrebbero sconvolto nessuno, se non per un "ma": idee estremiste nella forma e nella sostanza sono state "predicate" in onda da un politico di livello federale. E nel nostro paese multietnico e multiconfessionale!", – si sottolinea nella dichiarazione.

Alla sezione regionale hanno riferito
di essere stati scioccati dalla circostanza in cui il vice-presidente della Duma "ha gridato dagli schermi a tutto il paese che il terrorismo nel Caucaso del Nord è legato direttamente all'alta natalità, che è necessario limitarla artificialmente e circondare la stessa regione con il filo spinato".
"Riteniamo che nessuno persona assennata, nessun vero cittadino e patriota russo possa sostenere slogan che seminano l'odio etnico e limitano i diritti di milioni di cittadini russi che vivono nel Caucaso", – si sottolinea nella dichiarazione della sezione regionale del partito.

Al di là della cessazione dell'attività
, i liberal-democratici ceceni invitano "tutte le sezioni regionali dello LDPR a seguire il nostro esempio e tutti i cittadini russi a non votare mai per un partito che si scredita con tentativi di accendere conflitti interetnici e di gettare la nostra Patria nell'abisso dell'odio e della barbarie".

In precedenza il leader del partito "Jabloko"
[3] Sergej Mitrochin aveva minacciato di ricorrere alla giustizia per "nazismo" e il capo della Cecenia Ramzan Kadyrov aveva invitato i deputati della regione a reagire. La velocità della reazione, a dire il vero, finora non appare alta: alla Duma di Stato c'è la settimana delle regioni e le possibilità di documentare l'indignazione sono limitate. Alla commissione per l'etica questo è spiegato con il fatto che finora non hanno ricevuto appelli, sulla base dei quali si possano verificare le dichiarazioni di Žirinovskij. "Ora alla Duma di Stato c'è la settimana delle regioni, nell'ambito della quale i deputati rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari si incontrano con i propri elettori e non eslcudo che dopo il ritorno dalle regioni dei deputati che rappresentano le repubbliche del Caucaso del Nord possano inviare il conseguente appello alla nostra commissione", – ha riferito il presidente della commissione Andrej Andreev.

http://www.ingushetiyaru.org/news/36617/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Liberal'no-Demokratičeskaja Partija Rossii (Partito Liberal-Democratico di Russia), ad onta del nome partito nazionalista e populista.

[2] "Duello", talk-show politico del Primo Canale della TV di Stato russa.


[3] "Mela", partito di orientamento liberale, il cui nome è basato sulle iniziali "Ja-B-L" dei cognomi dei fondatori Grigorj Alekseevič Javlinskij, Jurij Jur'evič Boldyrev e Vladimir Petrovič Lukin.

16 ottobre 2013

Anche Mosca rivuole i pogrom

Una piccola rivolta russa a Birjulëvo

A Mosca sono iniziati pogrom e scontri con la polizia

Domenica sera migliaia di abitanti del quartiere Birjulëvo Zapadnoe [1] hanno preso d'assedio il portone di un mercato di ortaggi, dove tra altri immigrati avrebbe potuto nascondersi l'assassino del 25enne Egor Ščerbakov. Quando la folla ha fatto irruzione nell'edificio, là non c'era già più nessuno. Tra l'altro la polizia sembrava estremamente smarrita, anche se presso il luogo degli avvenimenti era stato dispiegato qualche centinaio di agenti delle forze dell'ordine.

Ricordiamo che la notte precedente presso la locale sezione della polizia si erano radunati circa 40 abitanti del luogo. I partecipanti al raduno chiedevano che si trovasse l'assassino di un giovane che era stato massacrato il 10 ottobre a Zapadnoe Birjulëvo [2] mentre difendeva la sua ragazza. Come afferma una testimone, l'assassino aveva un aspetto caucasico. Secondo notizie non definitive, la giovane coppia era uscita dalla macchina, quando ad essa si è avvicinato uno sconosciuto che ha iniziato a importunare la ragazza. Nel corso della rissa che è poi iniziata l'assassino ha colpito alcune volte l'avversario al petto e alla schiena. Il giovane è deceduto sul posto e il criminale è fuggito dal luogo del delitto. Per questo fatto è stato avviato un procedimento penale. Gli inquirenti dispongono dei video delle telecamere di sorveglianza, che hanno ripreso il volto dell'assassino. La polizia di Mosca ha offerto una ricompensa di 1 milione di rubli [3] per informazioni sul criminale.

Nell'ambito delle indagini sul delitto gli agenti investigativi hanno perquisito i luoghi dove potrebbe nascondersi l'assassino. Fra questi alloggi notturni per stranieri, caffè, ristoranti e saune. Di conseguenza sono stati arrestati 87 immigrati clandestini.

Domenica a Birjulëvo Zapadnoe ha avuto luogo un raduno popolare, i cui partecipanti hanno chiesto le dimissioni del capo dell'amministrazione Viktor Legavin e della dirigenza della 137.a sezione della polizia. Le persone radunate hanno anche insistito per la chiusura del mercato ortofrutticolo, che si trova in un quartiere che, secondo loro, è un focolaio di immigrati clandestini.

In seguito gli avvenimenti sono andati secondo lo scenario peggiore.

"La folla è andata qua e là. Qualcuno ha gridato "ripulisci il quartiere". Hanno fatto esplodere un petardo, la folla va al centro commerciale Birjuza [4], scandendo "Avanti russi!". L'ingresso al centro commerciale è stato chiuso, questi sono penetrati e hanno sfasciato tutto. E' giunta l'OMON [5]. Spengono qualcosa con un estintore", ha scritto su Twitter @mynameisphilipp.
Alcune decine di persone hanno fatto irruzione al centro commerciale e hanno compiuto un pogrom. Al primo piano è volato un petardo che ha rotto un vetro e tutto il locale è stato invaso dal fumo.

Secondo i testimoni, la polizia ha arrestato alcuni partecipanti all'azione. A loro volta le persone che protestavano hanno iniziato a scuotere l'autobus in cui erano state messe le persone arrestate. L'OMON ha intrapreso tentativi di disperdere le persone che protestavano. In risposta la gente ha iniziato a innalzare barricate con ciò che aveva a portata di mano nelle vie presso il centro commerciale Birjuza, a rovesciare i cassonetti e a circondare le vie. Nel corso degli scontri ci sono stati feriti da entrambe le parti.

Il canale televisivo Dožd' [6] ha trasmesso in diretta dal luogo degli avvenimenti. Nessuno del municipio, della prefettura o dell'amministrazione locale è entrato nelle inquadrature.
Alle 19.15 Interfax ha riferito che il sindaco della capitale Sergej Sobjanin ha ordinato di svolgere un'indagine accurata sull'omicidio di Egor Ščerbakov. "Il sindaco ha dato tutti gli ordini necessari alle forze dell'ordine per svolgere un'indagine accurata e procedere all'arresto della persona che ha compiuto l'omicidio di Egor Ščerbakov, – ha detto l'addetta stampa del sindaco Gul'nara Pen'kova – Allo stesso tempo chi ha preso parte ai disordini a Birjulëvo dev'essere incriminato secondo la legge".

Alle 19.30 a Birjulëvo hanno iniziato a compiere arresti con durezza, verso le 20.00 nei cellulari era stata gettata circa una ventina di persone. Principalmente erano giovani. Poi si è avuta notizia che gli arrestati erano più di 200. Tutta la polizia di Mosca è stata allertata. Per disposizione del ministro degli Interni della Federazione Russa Vladimir Kolokol'cev a Mosca è stato avviato il piano Vulcano, tutto l'organico è stato messo in allarme. Questo presuppone l'arrivo dell'organico sul luogo di svolgimento del servizio per prevenire possibili azioni illegali. Nel centro di Mosca la piazza del Maneggio è stata circondata.

A quanto riferisce il giornale "Kommersant", alla prefettura del circondario amministrativo Meridionale di Mosca è stato creato un quartier generale per prevenire situazioni simili a quella di Birjulëvo. Questo quartier generale si riunirà ogni giorno "contrastare l'immigrazione clandestina". L'ordine di creare tale quartier generale è stato dato dal prefetto del circondario Georgij Smoleevskij.

Gli arresti sono continuati a tarda sera. In tutto, secondo i dati del Ministero degli Interni, nelle sezioni territoriali della polizia del Circondario Amministrativo Meridionale e del Circondario Amministrativo Sud-Occidentale sono state portate 380 persone. Per i disordini è stato avviato un procedimento penale secondo il comma 2 dell'art. 213 (teppismo). Secondo i comunicati mattutini delle agenzie di stampa, nel corso dei disordini sono rimaste ferite 20 persone. Anche alcuni agenti dell'OMON hanno subito varie ferite. Nelle indagini sugli avvenimenti di Birjulëvo sono stati coinvolti 30 inquirenti.

Un'ultima parola l'ha detta anche il primo medico sanitario russo Gennadij Oniščenko. Come ha dichiarato a Interfax il capo del Rospotrebnadzor [7], il mercato di ortaggi nel quartiere moscovita di Birjulëvo, verso cui ci sono lamentele da parte degli abitanti del luogo a causa del predominio di immigrati stranieri, è stato chiuso. "Là sono state evidenziate delle mancanze. Il mercato è stato chiuso per fare ordine", – ha detto Oniščenko.

Verso le 12 di lunedì, come ha riferito la RIA "Novosti" [8], tutti gli arrestati a Birjulëvo, tranne 72 persone, sono stati rilasciati dalla polizia. Due partecipanti ai disordini sono stati fermati per il procedimento penale per 48 ore, su 70 sono stati stesi materiali amministrativi e li hanno obbligati a comparire in tribunale.

Il membro del Centro Direttivo Centrale dell'ONF [9] Michail Staršinov ha indirizzato un'interrogazione al presidente del Comitato Inquirente Aleksandr Bastrykin e al procuratore generale russo Jurij Čajka sui motivi di ciò che si è verificato a Birjulëvo. Secondo il deputato della Duma di Stato, simili eccessi sono legati al fatto che gli organi di potere non svolgono il proprio lavoro in modo efficiente.

"SP": – Cosa sottintende per inefficienza?

Qui tocca dire parole di principio banali sul fatto che non bisogna prendere bustarelle e chiudere gli occhi alle richieste dei cittadini. Tali storie sono la conseguenza diretta dell'inazione, dell'inefficienza e della corruzione negli organi di potere locali e degli affari interni. Bisogna iniziare da questo. Finché i cittadini non vedranno azioni tempestive, competenti e adeguate da parte del potere si verificherà ciò che si verifica.

"SP": – Quali scopi persegue indirizzando un'interrogazione ai capi delle strutture armate?

Che diano una valutazione delle cause che hanno portato alla situazione che si è creata. Che spieghino perché le autorità non hanno reagito prima alle lamentele dei cittadini. Tali conflitti non sorgono in un momento. Il conflitto è maturato. Gli abitanti del luogo si lamentavano, ma nessuno ha fatto attenzione a queste lamentele. Ciò che si è verificato a Birjulëvo è conseguenza della cafonaggine burocratica e dell'atteggiamento sprezzante dei funzionari verso il popolo. Rigorosamente, dal punto di vista morale, non posso condannare alcuna persona che sia uscita e abbia espresso la propria protesta in questo modo illegale. C'è questa distinzione – secondo la legge o secondo coscienza. Così ecco, secondo coscienza non posso rimproverare alcuna persona per aver preso parte all'azione di oggi. La gente è stata semplicemente portata a questo punto. Fino alla formulazione di un'accusa ufficiale, non posso caricare la responsabilità sulle spalle degli immigrati per sentito dire. Ma che è necessario fare ordine nella sfera dell'immigrazione è un fatto.

Pavel Salin, direttore del Centro di studi politologici dell'Università della Finanza:

Oggi la situazione nella sfera dei rapporti interetnici è tanto tesa e la base sociale degli insoddisfatti tanto ampia che qualsiasi conflitto è simile a una scintilla vicino a un barile di polvere da sparo molto asciutta. Un omicidio su base interetnica a Mosca non è una rarità, si verificano regolarmente. Ma in questa situazione come motivo di conflitto può servire qualsiasi cosa. In questo sta la difficoltà per le autorità – non è chiaro cosa sarà l'ultima goccia che provocherà disordini simili.

Qui è necessario cambiare radicalmente la situazione dell'immigrazione e della questione nazionale o seguire totalmente tutti i conflitti del genere. Ma questo è impossibile perfino per un sistema di forze dell'ordine massiccio come quello che esiste a Mosca, dove il numero di poliziotti e altri rappresentanti delle strutture armate per persona è oltre il limite.

Naturalmente il pogrom a Birjulëvo è un trend. In precedenza, quando calò la veemenza di piazza del Maneggio [10] e spirò il movimento dei nastrini bianchi [11], gli analisti pronosticarono che la situazione della crisi politica, la situazione di destabilizzazione si sarebbe sviluppato secondo una sinusoide. Un'ascesa – piazza del Maneggio, piazza Bolotnaja [12] e il viale Sacharov [13] – poi un calo. La situazione si sviluppa in un modo non lineare, ma le pause tra i picchi si riducono temporalmente.

Inizialmente tra i picchi passava qualche anno: 2006 – Kondopoga [14] e la "Marcia Russa" [15] e solo nel 2010 piazza del Maneggio. Oggi vediamo che disordini massicci su base interetnica, in cui sono coinvolte centinaia e migliaia di persone, si verificano nel paese con intervalli di qualche mese. L'intensità di questi interventi crescerà ancora.

Alla fin fine le pause tra i picchi si ridurranno a qualche settimana e durante uno dei picchi la quantità diventerà qualità. La protesta interetnica e i suoi partecipanti diventeranno lo sfondo permanente della vita politica russa. Il potere sarà costretto ad adattarsi a questo e ad agire secondo il principio "se non si può fermare la protesta, bisogna capeggiarla".

Vasilij Van'kov, Andrej Polunin, "Svobodnaja Pressa", http://svpressa.ru/accidents/article/75702/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] "Birjulëvo Occidentale", quartiere della periferia meridionale di Mosca.

[2] In russo l'aggettivo precede il sostantivo, ma la denominazione ufficiale è Birjulëvo Zapadnoe.

[3] Oltre 23 mila 200 euro.

[4] "Turchese".

[5] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa, nota per la propria brutalità.

[6] "Pioggia", canale indirizzato a un pubblico giovanile.

[7] Qualcosa come "Ispettorato Russo per i Consumatori", nome ufficioso del "Servizio Federale per l'Ispezione nella Sfera della Difesa dei Diritti del Consumatore e del Benessere della Persona".

[8] Russkoe Informacionnoe Agentstvo (Agenzia di Stampa Russa) "Notizie".

[9] Obščerossijskij Narodnyj Front (Fronte Popolare Panrusso), movimento che sostiene Putin.

[10] Teatro di scontri tra nazionalisti russi e caucasici.

[11] I nastrini bianchi erano l'insegna di quella parte dell'opposizione che non si riconosceva in alcun partito e in questo senso aveva scelto il colore bianco come "non colore".

[12] "Del Pantano" (che c'era prima), piazza del centro di Mosca che è teatro delle manifestazioni dell'opposizione.

[13] Viale del centro di Mosca, teatro dei cortei dell'opposizione.

[14] Città dell'estremo nord della Russia europea che fu teatro di scontri tra russi e profughi ceceni.

[15] Corteo dei nazionalisti.