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07 marzo 2008

L'ordine regna a Mosca?

Il fenomeno dell’affluenza [1]

Aleksandr Sadčikov

Noia. Disillusione. Totale mancanza di intrigo. Elezioni senza scelta [2]. In che modo gli scettici non hanno caratterizzato la campagna elettorale presidenziale del 2008. In generale tutto questo è vero. Dal 28.11.2007 (inizio della campagna) al 02.03.2008 (fine) abbiamo vissuto senza scosse. Per tutto questo tempo è sembrato che le elezioni fossero sullo sfondo della vita di tutti i giorni. Senza strappi. Senza un senso di angoscia nelle notizie serali. Senza picchetti e manifestazioni per la strada [3]. Senza attendamenti. Senza oppositori che fanno scioperi della fame. Senza spari per le strade. Senza carri armati nel centro della città. Non c’è stato neanche il piatto più gustoso – la scatola sotto la fotocopiatrice con mezzo milione di dollari [4]. Che malinconia. Da questo punto di vista quello che accade adesso in Armenia [5] è in qualche modo “più allegro”. Ma non abbiamo bisogno di un’allegria del genere.

Non ci vado! Non è roba mia!” – ecco la posizione che si faceva strada fra molti prima del 2 marzo. Sono andati quasi 70 milioni su 106. Il 70 per cento di questi a votare per Medvedev. E per chi si può votare? Per Zjuganov-Žirinovskij-Bogdanov [6]?" – domandava retoricamente già il 3 marzo chi alla vigilia non intendeva neanche andare al seggio.

Ci hanno ripensato? E che dire della disillusione generalizzata? Una delle due: o l’apatia e lo sconforto russi non potevano comunque far calare l’affluenza o non c’è stata affatto apatia. Le elezioni non solo un’azione politica, ma anche simbolica. Ogni elettore, esprimendo la propria opinione e il proprio atteggiamento verso un candidato, non da solo una chance a questo o a quel partito, ma partecipa anche a un rituale. E il senso del rituale è semplice: tu voti – cioè stai con il paese. Cioè ti senti accomunato alla popolazione, al popolo. E’ lo stesso che andare a una parata e a una manifestazione. Così facevano i miei avi – così agirò anch’io, per sentirmi una persona, un cittadino. Probabilmente la gente è andata alle elezioni proprio per questo.

E ancora... Sono andati anche perché volevano che “fosse ancora così”. Acquisti a credito invece di tende arancioni [7]. Non abbiamo bisogno di “lezioni di armeno” e neanche di ucraino e georgiano [8]. Che le elezioni siano noiose.

Ma gli elettori siano saggi.

Izvestija, 4 marzo 2008, http://www.izvestia.ru/opinion/article3113625/ (Traduzione e note di Matteo Mazzoni)

NOTE

[1] Nell’originale c’è un gioco di parole: “fenomeno” è javlenie e “affluenza” javka.

[2] Altro gioco di parole: in russo “elezioni” è vybory, plurale di vybor, “scelta”.

[3] Infatti vengono proibite o duramente represse…

[4] Allusione a una vicenda del 1996, quando due responsabili della campagna elettorale di El’cin furono arrestati dopo che in una scatola di fogli intestati (inizialmente presa per una scatola di fogli da fotocopiatrice) fu trovato mezzo milione di dollari. In realtà si trattava di uno scontro interno alla “corte” di El’cin e furono i responsabili dell’arresto ad essere defenestrati.

[5] In Armenia l’opposizione ha protestato contro i brogli elettorali e negli scontri con la polizia alcune persone sono rimaste uccise.

[6] Il comunista Gennadij Andreevič Zjuganov, il nazionalista Vladmir Vol’fovič Žirinovskij e il “democratico” Andrej Vladimirovič Bogdanov.

[7] Quelle degli oppositori ucraini del filorusso Janukovič. “Arancioni” sono definiti per estensione tutti gli oppositori democratici a Putin e ai filo-putiniani al potere nelle ex repubbliche sovietiche.

[8] La “rivoluzione di velluto” georgiana ha portato al potere il filo-occidentale Saakašvili.

26 marzo 2007

Ogni commento sarebbe superfluo

I compiti di Kadyrov

Sergej Markov[1], politologo

La candidatura di Ramzan Kadyrov, in qualità di leader della Cecenia, al posto di presidente, proposta da Vladimir Putin e in seguito approvata dal parlamento della Cecenia è assolutamente legittima. Alla base di questa affermazione c’è il grande accordo politico tra il Cremino, nella persona di Vladimir Putin, e la squadra di Kadyrov. Ancora poco tempo fa il leader della squadra era Achmat Kadyrov, oggi il suo leader riconosciuto è Ramzan Kadyrov. Secondo quanto stabilito da questo accordo la squadra di Kadyrov e il suo leader hanno pieni poteri in Cecenia per realizzare i più alti compiti politici.

Il primo e più importante compito è la sconfitta della coalizione dei separatisti ceceni, degli islamisti radicali, in particolare dei wahhabiti[2] e dei veri e propri banditi, che hanno preso il potere in Cecenia negli anni ‘90. Il secondo è la formazione di forze armate cecene in grado di combattere, di cui entrino a far parte non solo i ceceni che hanno combattuto dalla parte della Russia, ma anche quelli che nel corso della prima e perfino della seconda guerra [cecena][3] hanno combattuto contro la Russia. Entrambi questi compiti sono stati svolti brillantemente da Achmat e Ramzan Kadyrov. Grazie ai loro sforzi migliaia di persone dalle fila dei islamisti separatisti sono state portate nelle forze armate russe della Cecenia e ora combattono sotto le insegne russe per gli interessi della Russia. L’armata di Maschadov[4] e Basaev[5] è stata totalmente sconfitta, come realtà geopolitica è scomparsa insieme ai suoi leader. Inoltre è stata sgominata la maggior parte dei gruppi terroristici clandestini. Di conseguenza il numero di atti terroristici in Cecenia oggi è già minore che nelle altre repubbliche del Caucaso settentrionale, come, per esempio, il Daghestan.

La guerra in Cecenia è finita. Abbiamo vinto. Gli eroi principali di questa guerra sono i suoi leader politici Vladimir Putin, Achmat Kadyrov, Ramzan Kadyrov ma anche qualche migliaio di ragazzi giovani: ceceni, russi e altri, che hanno dato la loro vita per l’integrità territoriale della Russia, per la sicurezza dei cittadini della Russia, per la riduzione della minaccia del terrore. Nel 1999, quando Vladimir Putin e Achmat Kadyrov conclusero il proprio accordo politico, la minaccia che gli islamisti incendiassero tutto il Caucaso settentrionale era reale. Adesso questa minaccia è stata sventata. La Russia, appoggiandosi a questa unione politica, ha potuto riportare un’enorme vittoria geopolitica.

Il terzo compito è la ricostruzione di ciò che è stato distrutto dalla guerra. Ramzan Kadyrov sta svolgendo questo compito adesso. Mosca ha stanziato molti soldi e i ceceni stanno lavorando attivamente, risollevando la propria repubblica dalle rovine. Kadyrov promette che entro la fine del 2008 in Cecenia non resterà alcuna traccia fisica della guerra. A giudicare i tempi con cui procede la ricostruzione, si può credere a questa promessa. Ma una garanzia particolare che i soldi stanziati da Mosca non saranno rubati è la responsabilità personale di Ramzan Kadyrov davanti al proprio popolo; il suo appassionato desiderio di ricostruire la Cecenia più velocemente possibile; quell’indiscutibile autorità di cui gode il nuovo presidente presso la popolazione e quel duro regime politico, che ha permesso di consolidare tutti i gruppi e i clan della società cecena attorno a lui. Anche se, certamente, la corruzione resta un problema serio.

Il quarto compito, che diverrà il principale è la ricostruzione dell’economia. Finora la Cecenia sta venendo ricostruita a spese del centro[6], ma bisogna formare un’economia normale. Penso che sia politicamente importante per la repubblica sviluppare prima di tutto i settori che danno più lavoro. Questo permetterà di ridurre rapidamente la disoccupazione, cioè di ridurre la base potenziale degli islamisti radicali e dei gruppi criminali. Oggi va fatta particolare attenzione al settore edile (è molto importante sviluppare la produzione in loco di materiali da costruzione). Per quel che riguarda l’agricoltura bisogna garantirle la necessaria tecnologia, ma è ancora più importante il sistema di vendita all’ingrosso della produzione.

Un’altra specializzazione della Cecenia è il settore del petrolio e del gas. Il petrolio di Groznyj è di qualità molto alta, ma il picco della sua estrazione è stato superato e la produzione di derivati del petrolio è resa difficile dalla mancanza di quadri qualificati. Nel settore del petrolio e del gas è indispensabile l’ottimizzazione dell’estrazione e della lavorazione; l’accordo degli interessi del centro federale, delle autorità della repubblica e della Rosneft’[7].

Per lo sviluppo dell’innovazione è necessario ricostruire un sistema normale di istruzione e riportare nella repubblica gli specialisti russofoni, che in passato hanno giocato un ruolo abbastanza importante nell’economia della Cecenia, ma sono stati costretti a fuggire dagli orrori della guerra. E’ possibile utilizzare specialisti di altri paesi, che abbiano esperienza di ricostruzione di sistemi economici distrutti dalla guerra.

Il quinto compito è la formazione delle strutture politiche statali della Repubblica Cecena come parte integrante della Federazione Russa. Questo compito è stato in gran parte brillantemente svolto. Sono soprattutto gli stessi ceceni a governare la Cecenia, da questi, con l’aiuto del centro federale, sono stati create valide istituzioni statali: la presidenza, il governo, il parlamento, i poteri locali, che fanno presente l’autorità statale nell’ambito delle leggi valide in tutto il territorio russo. Lo specifico della Cecenia è la concentrazione del potere nelle mani di una personalità forte e questo ha giocato un ruolo enormemente positivo per la soluzione delle questioni chiave di ordine politico-militare: la vittoria nella guerra e la stabilizzazione della pace. Una ricostruzione accelerata richiede anche una determinata concentrazione del potere. Ma questa non è già più guerra, è pace, perciò è necessaria l’accurata osservanza delle leggi della pace nella loro interezza.

Bisogna rafforzare i diritti civili, che, è chiaro, sono stati sistematicamente violati nel corso della guerra. L’ultima delegazione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa che si è recata in Cecenia ha notato un serio progresso nell’osservanza dei diritti umani. Ma c’è ancora molto da fare per superare i modi criminali di vita e di pensiero.

Il sesto compito è il ristabilimento della pace interetnica. Negli anni scorsi nella coscienza sociale della Russia è sorta la paura dei ceceni, la cecenofobia. Ma di principio i ceceni non si differenziano in nulla dagli altri popoli della Russia, si sono semplicemente trovati nel punto focale di un attacco geopolitico contro la Russia, ma il popolo ceceno è stato la prima vittima di questo attacco. La Cecenia era una repubblica multietnica e questa multietnicità deve essere ristabilita.

Secondo i dati del sondaggio della fondazione “Obščestvennoe mnenie[8], coloro che appoggiano la decisione di Vladimir Putin di proporre la candidatura di Kadyrov sono quattro volte di più di coloro che non l’appoggiano. E il numero di coloro che ritengono che sotto la presidenza Kadyrov la situazione in Cecenia migliorerà è nove volte maggiore di quello di coloro che ritengono che la situazione peggiorerà.

L’esperienza e le qualità personali di Ramzan Kadyrov permettono di sperare questo. Questi ha fatto una carriera strepitosa: giovane guerrigliero, poi notevole comandante in campo, poi capo del servizio di sicurezza del presidente di una repubblica in guerra, poi vice-premier, capo di tutte i reparti armati in assetto di guerra, poi primo ministro, che si occupa non solo dei problemi militari, ma anche e sempre più di problemi economici, adesso presidente della repubblica. Davanti a lui sta il compito di passare dalla consapevolezza di essere un leader politico-militare a quella di essere una figura statale, economica e politica. Saranno necessarie nuove conoscenze e capacità. Ha una squadra forte: politici esperti – Umar Džabrailov[9], Dukuvacha Abdurachmanov[10], Muslim Chučiev[11], specialisti di economia – Chusajn Džabrailov[12], Èli Isaev[13]; militari provati sul campo di battaglia – Adam Delimchanov[14], Ruslan Alchanov[15].

Ramzan Kadyrov non è forse troppo giovane per questi compiti? In effetti ha solo 30 anni. Penso che Ramzan Kadyrov sia più che adulto. Le persone maturano grazie al fatto di vivere una vita da adulti, grazie alla responsabilità, all’esperienza, alle sofferenze. Ramzan Kadyrov da 15 anni vive una vita da adulto. Ogni anno su di lui hanno pesato sempre maggiori responsabilità. E adesso che il popolo della Cecenia guarda a lui con speranza, queste sono diventate semplicemente enormi.

“Izvestija”, 19 marzo 2007, http://www.izvestia.ru/comment/article3102196/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Sergej Aleksandrovič Markov, direttore dell’Istituto di Studi Politici con un passato nel KGB…

[2] Per “wahhabiti” in Russia più che i seguaci dell’ortodossia islamica di Muhammad ibn Abd al-Wahhab al-Tamimi si intendono gli estremisti islamici in generale…

[3] Markov parla per ellissi, come è normale fare in Russia. La prima guerra cecena fu combattuta tra il 1994 e il 1996 e si concluse con un armistizio. La seconda guerra cecena iniziò nel 1999.

[4] Aslan Alievič Maschadov, ex ufficiale dell’Armata Rossa, fu eletto presidente della Cecenia nel 1997. Caduto in disgrazia presso la Russia, gli è stata data la caccia come “terrorista” ed è rimasto vittima di un blitz dei corpi speciali russi nel 2005.

[5] Šamil’ Salmanovič Basaev, il più noto terrorista ceceno, rimasto ucciso in circostanze poco chiare (blitz dei corpi speciali russi? Incidente?) nel 2006.

[6] Il centro politico della Federazione Russa, cioè Mosca.

[7] Abbreviazione di Rossijskaja Neft’ (Petrolio Russo), colosso petrolifero statale russo.

[8] “Pubblica opinione” (il corsivo è mio). La fondazione opera in stretto contatto con l’amministrazione presidenziale russa…

[9] Umar Alievič Džabrailov, imprenditore ceceno, candidato alle elezioni presidenziali del 2004 della lista “La Forza della Ragione” (ha ricevuto lo 0,1% dei voti).

[10] Dukuvacha Baštaevič Abdurachmanov, presidente del parlamento ceceno, yesman di Kadyrov.

[11] Giornalista di professione, sindaco di Groznyj e figura assolutamente subalterna a Kadyrov.

[12] Chusajn Alievič Džabrailov, fratello di Umar, imprenditore del settore alberghiero, vicino a Putin.

[13] Ministro delle Finanze, figura abbastanza oscura.

[14] Chiamato altrove Demil’chanov o Demilchanov, parente e amico di Kadyrov nonché vice-premier.

[15] Ruslan Šachaevič Alchanov, ministro degli Interni, parente dell’ex presidente della Cecenia (in realtà semplice emissario di Mosca) Alu Dalaševič Alchanov.

22 marzo 2007

Mah...

Il sostituto procuratore generale russo Aleksandr Zvjagincev: “Litvinenko era un testimone importante per noi”

Vladimir Perekrest[1]

Il meccanismo per l’estradizione di persone nei confronti delle quali è stato spiccato un mandato di cattura internazionale deve essere sostanzialmente modernizzato. A questa conclusione sono giunti i partecipanti alla riunione del Consiglio Consultivo dei Giudici Europei, conclusasi recentemente a Strasburgo. In questo forum la Russia era rappresentata dal sostituto procuratore generale Aleksandr Zvjagincev, che cura i rapporti con le forze dell’ordine estere. Sul perché i latitanti non vengono estradati in Russia, su come procedono le indagini sul caso Litvinenko e per quale motivo sia noto il secondo procuratore generale russo Nikita Trubeckoj Aleksandr Zvjagincev ha parlato al corrispondente speciale delle “Izvestija”[2] Vladimir Perekrest.

”La dipartita di Litvinenko era estremamente indesiderata”

Domanda: Aleksandr Grigor’evič, Lei è appena tornato da Strasburgo. Quali questioni sono state risolte là?

Risposta: A Strasburgo ho partecipato alla riunione del Consiglio Consultivo dei Giudici Europei. Su istanza della Russia tra gli indirizzi prioritari di lavoro per l’anno 2007 è stata inclusa la questione dell’aumento dell’efficacia della collaborazione internazionale nei procedimenti penali. Come riteniamo, questo aiuterà a perfezionare i meccanismi per l’estradizione degli imputati, in quanto i documenti internazionali in vigore sono invecchiati in modo significativo. Per esempio, la convenzione europea di estradizione quest’anno compie 50 anni.

D.: La questione più “calda” nell’ambito dell’attività internazionale della Procura Generale è l’indagine sull’avvelenamento di Aleksandr Litvinenko. Come procede?

R.: Già due mesi fa abbiamo indirizzato un’istanza al ministero degli Interni della Gran Bretagna per fornire aiuto a risolvere questo caso. Abbiamo delineato una cerchia di persone, che vorremmo interrogare in Inghilterra – sono più di 100 persone, tra cui anche russi che vivono là. Inoltre vorremmo che ci fosse dato il permesso di ispezionare una serie di oggetti e di condurre altre indagini. Abbiamo già raggiunto un accordo di principio e il lavoro è già cominciato. Recentemente è tornato da Londra un nostro gruppo d’avanguardia, che ha lavorato in modo abbastanza produttivo con i colleghi di Scotland Yard. Penso che abbiamo davanti a noi più di un viaggio in Gran Bretagna, poiché alcune nostre versioni vanno elaborate anche nella nebbiosa Albione.

D.: La stampa parla di alcuni seri attriti tra la Procura Generale Russa e gli inglesi...

R.: Finora non ci sono seri attriti. Siamo continuamente in contatto con l’ufficio di Procura della Corona, il ministero degli Interni e Scotland Yard. Ma purtroppo le questioni tecniche e procedurali portano via troppo tempo, vorremmo che fossero risolte più in fretta. L’anno scorso, quando gli inglesi ci hanno chiesto (a proposito dello stesso caso Litvinenko) di dar loro il permesso di venire qui, non ci siamo messi a insistere sull’osservanza di alcune formalità, ma abbiamo deciso la questione in modo operativo – letteralmente dopo pochi giorni erano già a Mosca e lavoravano qui insieme a noi, quanto era loro necessario. Davvero non abbiamo diritto di contare sulla reciprocità?

D.: Negli organi di stampa inglese si afferma quasi direttamente che le tracce del crimine conducono in Russia e come principale sospettato indicano Andrej Lugovoj[3]. Ecosì?

R.: Con lo stesso successo possiamo parlare di tracce che condurrebbero in Gran Bretagna – io penso che noi non abbiamo meno prove al riguardo. Ma non lo facciamo e non lo faremo finché non avremo compreso bene la situazione. Le persone intelligenti capiscono tutto e non credono molto alle insinuazioni fatte sulle pagine di alcuni giornali. Attendiamo i risultati delle indagini. A proposito, quanto a Lugovoj: il suo nome è ricordato solo dalla stampa, non abbiamo ricevuto alcun documento ufficiale dagli organi giudiziari della Gran Bretagna.

D.: La Procura Generale ha già alcune ipotesi su chi avrebbe potuto avvelenare Aleksandr Litvinenko?

R.: Non semplici ipotesi, ma elaborazioni abbastanza interessanti. Ma per ora preferirei non renderle note. La dipartita di Litvinenko era per noi estremamente indesiderata. Non solo per motivi umani, ma anche dal punto di vista delle indagini. Questi era un testimone importante per una serie di casi che la Procura Generale sta esaminando e le cui tracce conducono in Inghilterra. A proposito, questo è ben noto in Gran Bretagna – a chi deve saperlo.

”Agiamo con severità, ma con attenzione”

D.: Nel corso dei viaggi a Londra ha in programma di incontrarsi con Berezovskij[4]? E in generale quanto è reale la possibilità dell’estradizione di quelli che si sono nascosti in Inghilterra?

R. : Berezovskij è una di quelle persone che intendiamo interrogare sul caso Litvinenko, con gli inglesi abbiamo raggiunto un accordo al riguardo. Per quel che riguarda la questione dell’estradizione, la nostra posizione non è cambiata. L’Inghilterra, com’è noto, è un paese che si basa sulle tradizioni e sui precedenti. Ricordiamo degli esempi storici. Dopo l’insurrezione sulla piazza del Senato[5] il decabrista[6] Nikolaj Turgenev fuggì in Inghilterra. E nonostante numerose richieste dello stesso zar, gli inglesi non lo consegnarono. La stessa storia avvenne con il rivoluzionario del gruppo Narodnaja Volja[7] Lev Gartman, che aveva preso parte all’attentato ad Alessandro II[8]. Tali esempi mostrano chiaramente quale sia la tradizione della giurisprudenza inglese, tuttavia non c’è motivo di lasciar perdere: l’acqua scava la roccia.

A questo riguardo la concezione del mondo è cambiata sostanzialmente rispetto al XIX secolo. Ogni cosa ha il suo tempo.

D.: Le richieste della Procura Generale russa sono viste ovunque con difficoltà o solo in Inghilterra?

R.: Ritenere che ci rifiutino sempre e ovunque con cattiveria è un grosso errore. L’anno scorso ci hanno rifiutato l’estradizione di solo 36 persone, mentre la Russia ha rifiutato di estradare 334 persone – in pieno accordo con le leggi russe e internazionali. Come si diceva nell’antichità, “agiamo con severità, ma con attenzione, per non fare ad alcuno cosa disonorevole”. Anche i poco numerosi rifiuti di estradizione a seguito di nostre richieste di principio sono fondati. O queste persone sono cittadini dei paesi a cui si fa richiesta (neanche la Russia estrada i propri cittadini) o secondo le leggi di quello stato, dove il ricercato si nasconde, il delitto per cui è incriminato è già caduto in prescrizione o manca un accordo sull’estradizione. Ma alcuni rifiuti suscitano dubbi — quando una persona, ricercata per reati puramente penali, non viene estradata perché in Russia sarebbe perseguitata per motivi politici.

D.: Tra i ricercati ci sono molte persone accusate di gravi reati?

R.: Solo nei paesi del “vicino estero”[9] si nascondono adesso oltre 200 persone accusate di reati gravi e particolarmente gravi. Ci sono anche persone che hanno sottratto risorse dello stato, rei di gravi frodi, corrotti e omicidi.

Non poveri, ma onesti

D.: Molti ricercati non si riconoscono colpevoli. Probabilmente sarebbero felici di tornare e collaborare con le indagini, ma conoscono fin troppo bene la “saggezza” popolare: una confessione sincera alleggerisce la coscienza, ma aggrava la punizione.

R.: Una pratica del genere, secondo cui la confessione aggrava la punizione, può essere portata avanti solo da persone ottuse. Questa è una forzatura. Questo atteggiamento secondo cui bisogna essere spietati con l’avversario mentre è debole, come dicevano in epoca sovietica, va superato. Se una persona, anche solo per un mese, sta in un carcere per la detenzione preventiva, capirà di cosa si tratta. Perciò io non sono un sostenitore di lunghi periodi di detenzione per persone che hanno commesso reati di poco conto — a queste vanno applicate altre misure, fra queste anche quelle non legate alla detenzione. Questa è la posizione del procuratore generale, più di una volta ne ha parlato anche al Consiglio d’Europa e all’ultima seduta collegiale della Procura Generale e all’incontro dei dirigenti degli organi giudiziari. “Se il crimine è di poco conto, la persona è degna di compassione” — la procura russa ha operato sulla base di queste parole del metropolita di Mosca Filaret[10] nei suoi primi anni e queste, di principio, sono ancora il motto del nostro operato.

D.: Ma molti suoi colleghi sono convinti che la paura di una dura punizione limiti la criminalità.

R.: Questo è vero, sia pure in parte. Si ritiene che tra i quasi 500 fattori che inducono a un comportamento criminale, gli organi giudiziari possano influire forse sul 20-25% dei casi. In sociologia esiste questo concetto: lanomia. E’ un periodo, in cui nella società ha luogo una perdita di prestigio del diritto, quando la legge e le norme comunemente accettate smettono di influire sul comportamento di molte persone. L’anomia si origina quando tra le persone si fa largo il pensiero che i propri diritti non possono essere difesi e le proprie necessità essenziali non possono essere soddisfatte in modo legale. In questi tempi ha luogo una rivalutazione dei valori e degli stereotipi del comportamento, aumentano enormemente la corruzione e gli altri reati. Da questo stato di cose, grazie a Dio, stiamo già uscendo. Non di meno esistono ancora fenomeni residuali. Ecco i dati di un sondaggio di opinioni: si possono trasgredire i principi morali per arricchirsi? Tra i pensionati solo il 21% sarebbe d’accordo se i loro figli rispondessero positivamente a questa domanda. Ma il 59% è convinto: che i figli siano poveri, ma onesti. Ma tra i giovani il quadro è totalmente diverso: solo il 28% ritiene che non si possano sacrificare i principi morali in nome della ricchezza, ma il 54% ritiene che si possa. Questo crea un notevole stato di allarme: perché tra la disposizione a trasgredire la morale e quella a trasgredire la legge la barriera è molto sottile.

La spirale della storia

D.: Lei ha un piano per far rinascere il rispetto per la legge?

R.: Questo non è un compito dei più facili, perché l’osservanza della legge non è mai stata considerata la maggiore virtù della Rus’[11]. Penso che lo si possa risolvere solo in collaborazione con la chiesa ortodossa russa e altre confessioni tradizionali della Russia. Ma in generale l’educazione al rispetto della legge deve diventare un programma statale. Per esempio, ancora in epoca sovietica, alla fine degli anni ‘80, fu elaborato il progetto di legge “Sull’educazione giuridica generale”[12], lo ricordo bene, in quanto io stesso presi parte alla sua elaborazione. Comunque non fu messo in atto. Perché non ritornarci adesso? Nell’educazione alla legalità devono giocare un ruolo importante anche i mezzi di informazione di massa. Per esempio, la stampa parla estremamente poco dell’attività della procura nella difesa dei diritti umani. Ma tra l’altro la nostra esperienza in questo campo ha richiamato grande interesse anche presso il dipartimento per i diritti umani del Segretariato del Consiglio d’Europa. Su proposta della Russia la questione delle funzioni della procura al di fuori dell’attività penale e processuale è stata inclusa tra le priorità dei lavori del Consiglio Consultivo dei Giudici Europei per il 2008. Si tratta della difesa dei diritti umani.

D.: Lei è un noto conoscitore della storia della procura russa. Quali antiche indicazioni dei dirigenti della Sua istituzione sono ancora attuali?

R.: Già 250 anni fa il secondo procuratore generale della Russia Nikita Jur’evič Trubeckoj, che, tra l’altro, risolse molto degnamente anche la questione demografica – ebbe 18 figli da due mogli e inoltre scrisse dei versi non brutti, indirizzò una circolare ai procuratori locali (cito a memoria, se sbaglio, siate indulgenti): “Abbiate la massima attenzione, perché le persone arrestate non siano più trattenute a lungo e che i procedimenti che li riguardano siano esaminati e decisi secondo le leggi”. Questo resta ancora un problema. Non molto tempo fa il procuratore generale ha firmato una serie di documenti con richieste tassative: i procuratori devono illustrare i casi, in cui una persona è stata detenuta illegalmente, porla subito in libertà e intraprendere misure nei confronti della persone, che hanno permesso che la cosa avvenisse. Ecco qual è la spirale della storia.



I ricercati VIP della Procura Generale russa.

Achmed Zakaev[13]: sospettato di organizzazione di formazioni armate illegali.

Boris Berezovskij: sospettato di atti indirizzati a una presa di potere tramite l'uso della violenza e di frode.

Leonid Nevzlin[14]: sospettato di essere mandante di omicidi e appropriazioni indebite e di evasione fiscale.



[1] In russo significa “incrocio”…

[2] “Notizie”, il giornale dalla cui versione online (http://www.izvestia.ru/investigation/article3101895/) traggo questo articolo. Le “Izvestija” era il giornale d’informazione sovietico, mentre la “Prava” (Verità) riportava i comunicati ufficiali. Di qui la battuta “non ci sono verità nelle Notizie e non ci sono notizie nella Verità”. Dopo la caduta del regime sovietico, le “Izvestija” hanno goduto di relativa libertà per poi finire sotto il controllo del colosso energetico di Stato Gazprom e di fatto dell’establishment di Putin.

[3] Andrej Lugovoj è un ex agente segreto russo, con cui Litvinenko ha pranzato prima di sentirsi male a causa dell’avvelenamento che l’ha ucciso. Lugovoj significa “della prateria” e lugovoj volk (lupo della prateria) è il nome russo del coyote. Nomen omen?

[4] Boris Abramovič Berezovskij, controverso uomo d’affari russo, che adesso risiede in Gran Bretagna con lo status di rifugiato politico.

[5] L’insurrezione compiuta nel dicembre 1825 da un gruppo di ufficiali, che miravano a fare del regime zarista una monarchia costituzionale (anche se alcuni di essi erano di idee repubblicane).

[6] Gli insorti furono chiamati “decabristi” perché agirono in dicembre (dekabr’ in russo).

[7] “Volontà” o anche “Libertà Popolare” (Volja ha entrambi i significati), gruppo rivoluzionario terroristico che agiva in Russia alla fine dell’800. Il corsivo è mio.

[8] Zar russo noto per la sua politica di riformatore sociale (aveva posto termine alla servitù della gleba nel 1861), ma anche per l’intransigenza verso i sudditi stranieri – ai polacchi impedì persino di usare la loro lingua –, rimasto vittima di un attentato terroristico di Nardonaja Volja.

[9] Così vengono chiamati in Russia le repubbliche che facevano parte dell’Unione Sovietica. Le virgolette sono mie.

[10] Figura controversa della storia russa. Fëdor Nikitič Romanov, figlio di un fratello della prima moglie di Ivan il Terribile, fu costretto a farsi monaco durante le lotte per la successione a suo zio e prese il nome Filaret (etimologicamente “amante dell’eccellenza”). Fu patriarca di Mosca mentre regnava come zar suo figlio Michail e fu una sorta di “eminenza grigia”.

[11] Zvjagincev usa l’antico nome della Russia.

[12] Le leggi russe non hanno un numero, ma un titolo.

[13] Ministro degli Esteri del governo indipendentista ceceno in esilio.

[14] Leonid Borisovič Nevzlin, ex braccio destro del petroliere Michail Borisovič Chodorkovskij, fuggito in Israele e divenutone cittadino (anche grazie alle sue origini ebraiche).