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26 febbraio 2008

Segnalazioni

www.chiesadelgesu.org


Ciclo di Conferenze "Il Fascino del Male" sui Vizi Capitali


Da Febbraio ad Aprile 2008 si terrà un ciclo di 7 conferenze guidate dal Padre Giovanni Cucci S.I. presso la Sala del Museo della Chiesa del Gesù.


L'iscrizione è obbligatoria - presso la Sacrestia della Chiesa del Gesù oppure presso la Libreria ADP - e dà dirittoa una copia del volume: G. Cucci, Il Fascino del Male. I Vizi Capitali, Ed. ADP, Roma 2008.


Programma


  • 26 febbraio 2007 - La Superbia


Il vizio dei “perfetti”, sottile e insidioso: che male c’è ad essere superbi? La superbia come radice nascosta di ogni altro vizio e insieme ricerca malata di infinito. Possibili risvolti a livello psicologico ed educativo: il narcisismo, il rifiuto del limite, l’illusione dell’onnipotenza, la tendenza a “recitare”. Perché l’elogio e l’adulazione ci attraggono così tanto? Si può “guarire” dalla superbia? L’umiltà è davvero la sua virtù contraria?


- 4 marzo 2008 - L'Invidia
- 11 marzo 2008 - La Lussuria
- 1 aprile 2008 - L'Ira
- 8 aprile 2008 - L'Avarizia
- 17 aprile 2008 - La Gola
- 22 aprile 2008 - L'Accidia

Dalle ore 18,00 alle ore 20,00. Non è consentito l'ingresso a conferenza iniziata.



Le conferenze sono soprattutto rivolte a persone in formazione e a laici impegnati. Per l’iscrizione al corso è richiesto un contributo di € 25,00, che darà diritto al volume: G. CUCCI, Il Fascino del Male. I Vizi Capitali, Ed AdP, Roma 2008.


Rettoria del SS. Nome di Gesù all’Argentina

Roma – via degli Astalli, 16

Tel. 06-697001


Mercoledì 27 febbraio ore 11.00

Università "Sapienza", Aula Magna del Rettorato

piazzale Aldo Moro, 5

Progetto: "Quale Europa per i giovani?"

"Di gloria e di onore lo hai coronato"

Uguaglianza e dignità dell'uomo

Interverrà

S.E. Mons. Gianfranco Ravasi

Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura

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Giovedì 28 febbraio ore 19.00

Pontificio Istituto Giovanni Paolo II c/o Pontificia Università Lateranense, Auditorium Giovanni Paolo II

piazza S. Giovanni in Laterano, 4

Ciclo di conferenze:

"L'amore che fa rifiorire il deserto"

evangelizzazione, famiglia e movimenti ecclesiali

L'amore umano come cammino di pienezza verso Cristo

Presiede: S.E. Mons. Mauro Piacenza

Segretario della Congregazione per il Clero

Relatore: Rev. D. Julián Carrón

Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione

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Venerdì 29 febbraio ore 15.30-19.00

Ateneo Pontificia Università Regina Apostolorum

via degli Aldobrandeschi, 190

La Sindone, tra scienza e fede

Interverranno vari esperti (vedi programma)

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Venerdì 29 febbraio ore 21.00

Chiesa di S. Martino I Papa

via Veio, 37 (metro A - S. Giovanni)

La Cultura Dominata: ciclo di incontri formativi

Il Darwinismo: dal fallimento scientifico al successo ideologico

Relatore: Giovanni Monastra

Biologo, Direttore Generale dell'INRAN

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Sabato 1 marzo ore 17.00 (ingresso dalle ore 15.30)

Vaticano, Aula Paolo VI

VI Giornata Europea degli Universitari

Benedetto XVI e gli Universitari invocano Maria Sedes Sapientiae

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Lunedì 3 marzo ore 21.00

Centro Spirituale Giovanni Paolo II - Nomadelfia

via del Casale di San Michele 46

(dopo Policl. Gemelli-Riserva Nat. dell'Insugherata)

Laico è cattolico:

Quando è la Chiesa in prima linea

Giorgio Gibertini

(Resp. organizzativo del Movimento per la Vita)

incontra

Prof. Tonino Cantelmi

(Presidente dell'Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici)

Sen. Paola Binetti

On. Luisa Santolini

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Ringrazio A.N. petr queasto contributo

26 novembre 2007

Ravasi e Ferrara

L'altro lato del Figlio. Da Avvenire del 14 novembre 2007

La basilica di San Giovanni gremita ieri sera per la ri­presa del
tradizionale «Dialogo in Cattedrale» con il neo presidente del
Pontificio Consiglio per la Cultura, mon­signor Gianfranco Ravasi, e
Giuliano Ferrara, direttore de «Il Foglio», introdotti dal vicario di
Roma, il cardina­le Camillo Ruini.

Al centro della serata, il volume di Be­nedetto XVI, «Gesù di
Nazareth». «Questo libro – ricor­da Ruini – è anche al centro del
lavoro quotidiano co­stante che la diocesi di Roma sta facendo, tanto
che il pro­gramma pastorale comincia con alcune parole che si
ri­feriscono alla sostanza del libro: 'Gesù è il Signore'».

Il cardinale Ruini evidenzia due nuclei fondamentali del li­bro di
Papa Ratzinger: «Il primo – spiega – riguarda il rap­porto tra la
storia e la fede in concreto. L'intenzione fon­damentale di Benedetto
XVI è mostrare l'identità che esi­ste tra il Gesù della storia e il
Cristo della fede della Chie­sa. Questa unità è pietra angolare del
cattolicesimo e di o­gni cristianesimo che intenda essere
'cristianesimo cre­dente' ».

Del secondo nucleo dice: «È posto un unico e identico Ge­sù Cristo in
una 'storia efficace', quella che i tedeschi chia­mano
'Wirkungsgeschichte', una storia, cioè, che si rea­lizza, che giunge
fino a noi, che ha determinato gli itinera­ri della nostra civiltà e
continua ad essere determinante oggi per il nostro cammino non solo
personale e interiore ma anche comune, storico e pubblico». Da qui
l'invito del cardinale a leggere il libro in posizione di apertura,
quella apertura che Ratzinger ha definito 'ascolto umile' verso il
Signore che parla dentro di noi. «Potremmo aggiunere un terzo aspetto
– conclude Ruini –, e cioè l'intento di intro­durci nell'intimità
personale con Gesù Cristo, o meglio in quella intimità personale che
Gesù ha avuto con Dio Pa­dre ».

L'iniziativa dei 'Dialoghi' è nata nell'ambito della Missio­ne
cittadina voluta da Giovanni Paolo II nel 1996. L'obiet­tivo era
quello di preparare la Chiesa e la città di Roma al­la celebrazione
del Grande Giubileo del 2000. Nel corso de­gli anni, numerose
personalità ecclesiastiche e rappresen­tanti della cultura hanno
dialogato nella cattedrale roma­na; tra questi l'allora cardinale
Ratzinger e Vittorio Pos­senti nell'incontro sul tema poi cruciale nel
pontificato di Benedetto XVI, «Fede e ragione».


Ferrara: io, ateo devoto, credo nella fede del Papa in Gesù
di Giuliano Ferrara

Se il Papa ha scritto un libro su Ge­sù ci deve essere un motivo. La
Chiesa è già un libro vivente su Ge­sù, dipende da Gesù come il corpo
dal­la testa. La Chiesa segue Gesù, testi­monia per lui e in lui
attraverso la fede, le opere, la carità, i sacramenti e so­prattutto
la liturgia.

Tutto nella Chiesa si fonda sulla paro­la di Gesù annunciata nel
Vangeli, che per la Chiesa sono i primi e definitivi libri in cui Gesù
si trova e, in par­te, enigmaticamente si nasconde. La Chiesa è la
tipografia universa­le di Gesù, cura da sempre l'ortografia del
racconto che lo riguar­da, Gesù è la sua A e la sua Zeta. La Chiesa
legge da due mil­lenni anche i libri più antichi della fe­de ebraica,
l'Antico Testamento, alla lu­ce di quelli più recenti. Nella parola di
Cristo Gesù e dei suoi apostoli, nelle Lettere e negli Atti, la Chiesa
ritrova e ri­conosce come suo anche il patrimonio comune degli ebrei,
il gran libro di Mo­sé, la sua legge, e i salmisti e i profeti e tutto
il resto della Bibbia, tutto il resto di quei libri che diventano
patrimonio comune di ebrei e cristiani. In appa­renza, dunque, i libri
su Gesù sono già stati scritti. Secondo la Chiesa, che spo­sa storia,
teologia, filosofia e profezia, perfino le Sacre Scritture degli
agiogra­fi, che scrivevano secoli prima della na­scita di Gesù di
Nazaret, riguardano il suo avvento. E allora? Perché il Papa ha
scritto un libro su Gesù?

La risposta la dà lui stesso in modo ap­parentemente molto semplice.
Il Papa, che è un teologo e un filosofo e uno sto­rico, ha voluto dare
un contributo per­sonale alla ricostruzione del volto del Si­gnore. E
il suo contributo è di una sem­plicità inaudita: il Papa Benedetto
XVI, che con una doppia firma in quanto au­tore si qualifica anche
come Joseph Rat­zinger, non si limita a credere nel Gesù dei Vangeli,
aggiunge qualcosa alla sua fede, aggiunge che la figura di Gesù
Cri­sto è logica, è storicamente sensata e convincente, solo se
esaminata e per così dire razionalmente argomentata alla luce dei
Vangeli. Senza argomenta­zione razionale, senza ricorrere
critica­mente al metodo storico, Gesù diven­ta un'astrazione
interiore, perde il con­tatto con il tempo, con la storia, con il
creato, con l'umanità e con il suo ethos, con la vita e con il suo
significato, di­venta una figura evanescente separata dalla realtà
dell'essere e dall'essere del­la realtà. Non si capirà mai che cosa
vo­lesse dire quando disse: «Io sono». Ma con il puro metodo storico
si possono formulare solo ipotesi su Gesù, ipotesi che si
contraddicono, che stanno irri­mediabilmente nel passato. (...) A
questo punto potreste obiettarmi: e tu che c'entri con il libro del
Papa, se il libro del Papa è quello che tu dici? Co­me fai a entrare
in un discorso sul Fi­glio del Dio vivente se non credi? E la mia
risposta è questa. La mia ragione mi dice il suo limite. Se non lo
riconosces­si sarei padrone della mia vita e della mia mor­te, sarei
un nichilista. La mia ragione mi dice che sono un credente, seb­bene
non disponga di u­na fede personale e con­fessionale praticamente
vissuta. Credo nel con­cetto matematico e fisi­co di infinito, che
segna il mio limite e lo descri­ve. Credo che mio padre e mia madre
non siano l'origine biologica del mio Dna ma un semplice e irrisolto
miste­ro d'amore. Credo che l'altro, la perso­na umana o anche solo il
suo progetto o anche solo il suo ricordo, sia titolare di diritti che
sono al tempo stesso i miei doveri, e che questo ciclo della
delica­tezza e del rispetto tra le generazioni sia stato messo a
punto, nella sua mas­sima perfezione, dentro la civilizzazio­ne
cristiana del mondo. Credo che non tutto sia negoziabile e relativo.
Ed è già un bel credere, ve lo assicuro.

In più credo nella fede degli altri, la ri­spetto e la amo, in un
certo senso la de­sidero. L'inesistenza della mia fede non mi porta a
considerare la fede, anche e soprattutto la fede dei semplici, dei
pic­coli, come una variante della supersti­zione o del fanatismo. Se
poi la fede de­gli altri mi si presenta con il vigore e la passione
razionale di un magnifico li­bro di teologia, se il sapere della fede
e la fede nel sapere di un Papa mi inse­gnano qualcosa di prezioso che
attra­versa la storia ma non la esaurisce e in essa non si esaurisce,
crescono a di­smisura la mia inquietudine, la mia cu­riosità e la mia
fiducia.


Ravasi: tra storia e teologia, la lunga «cerca» del vero Cristo
di Gianfranco Ravasi

L'aveva intitolata pro­prio così: «Giovanni 1, 14», rimandando
esplicitamente a quel verset­to del quarto Vangelo in cui si proclama
che il Verbo divino ed eterno si fece carne uma­na, cioè storia ed
esistenza. In quella poesia il famoso scrittore argentino agnostico
Jorge L. Borges metteva in bocca a Cristo questa con­fessione: «Io che
sono l'È, il Fu, il Sarà, / accondiscendo al linguaggio / che è tempo
successivo... / Vissi prigio­niero di un corpo e di un'u­mile
anima...». La Parola si fece dunque parole, l'Eterno tempo, l'Infinito
spazio, Dio divenne anche uomo. Ebbe­ne, è attorno a questo intimo
intreccio che si è snodata da sempre la riflessione teologi­ca e
l'analisi storica su Gesù Cristo.

Il libro di Benedetto XVI ha voluto rimettere al centro proprio
questa unità fon­dante del cristianesimo, ri­proponendone la
compat­tezza contro ogni tentazione di dissociazione. Sì, perché – se
stiamo solo alla ricerca moderna – si è assistito a un processo di
divaricazione o anche di separazione e per­sino di negazione di uno
dei due poli di quell'unità. Tutto è cominciato alla fine del
Set­tecento con quella che gli studiosi definiscono ora, con l'inglese
ormai imperante,

Old Quest, cioè l'antica ricer­ca: soprattutto in ambito te­desco e
illuministico si spo­gliava Gesù di Nazaret del manto di Cristo e di
Figlio di Dio, eliminando dalla sua fi­gura tutto ciò che era
ritenu­to mito o costruzione fidei­stica, a partire dai miracoli e
dalle parole trascendenti in cui appariva un volto divino. Nel primo
Novecento, con un teologo divenuto poi quasi un capofila, Rudolf
Bult­mann, si procedeva ulterior­mente su quella linea ma per ottenere
un esito opposto: al cristiano deve interessare proprio e soltanto il
Cristo, il Figlio di Dio, e non certo la vicenda storica dell'ebreo
Gesù di Nazaret. Anche per questa via – che non era ra­zionalista come
la prima, bensì teologica – si confer­mava la dissociazione in Ge­sù
Cristo tra il Verbo e la car­ne. Ma, attorno agli anni 1950-75 si
consumò una svolta radicale con la New Quest: questa nuova ricerca
affermava invece la conti­nuità tra il Gesù della storia e il Cristo
della fede (o del kerygma o «annunzio» pa­squale della Chiesa, come si
è soliti dire tecnicamente). Si assisteva, così, a una serie di
fervide analisi storiografiche sulle parole e sugli eventi di Gesù di
Nazaret, così da a­verne una rappresentazione compiuta, recuperandone
il rilievo storico, emarginato da Bultmann.

Ma la traiettoria del pendolo dell'analisi critica non si era ancora
esaurita: attorno al 1985 prese il via una Third Quest o «terza
ricerca», la cui caratteristica fondamentale era la collocazione della
fi­gura di Gesù nel suo oriz­zonte storico giudaico (un ambiente
culturale e religio­so a noi ben noto attraverso una vasta
documentazione) così da farne risaltare la conformità ma anche
l'origi­nalità e la discontinuità, con­siderate come criteri per
so­stenere la plausibilità storica di molti dati di Gesù e su Ge­sù
offerti dai Vangeli.

A questo punto ecco lo sno­do dell'opera di Benedetto X­VI che, pur
ricorrendo al me­todo storico-critico seguito dalla New e dalla Third
Que­st, lo riposiziona e lo com­pleta riportando l'attenzione anche
sulla dimensione «cri­stologica », cioè sul Verbo di­vino presente
nella carne di Gesù di Nazaret, attestato dai Vangeli: solo così si
può presentare un Gesù reale, non amputato o sezionato.

Il discorso diventa, dunque, complesso. Vorremmo solo far notare due
dati. Il primo è di ordine storiografico: non tutto il reale è
«storico». Quanti detti e atti effettiva­mente compiuti dall'uma­nità
nei secoli non possono essere documentati storica­mente! Lo storico,
che ha bi­sogno sempre di avere come base dati documentati, non ha in
mano tutta la realtà di una persona, anzi ad essa si avvicina solo in
minima par­te e spesso in via ipotetica. Ed è per questo che sempre
più ai nostri giorni si ricorre al­l'ausilio di altre discipline, come
la psicologia, la socio­logia, l'antropologia e – per­ché no? – la
mistica e la teo­logia.

Il secondo dato è di indole teologica: oggetto e fonda­mento della
fede non è di per sé il solo Gesù storico; eppu­re il Gesù storico è
compo­nente fondamentale della fe­de cristiana perché essa ha al
centro la persona di Gesù Cristo che è quell'unità di u­manità e
divinità da cui sia­mo partiti. E allora anche la ricerca storica su
Gesù dev'essere integrata nella stessa teologia in un incrocio
delicato ma necessario.



Ringrazio A.N. per questo contributo