Visualizzazione post con etichetta Birmania. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Birmania. Mostra tutti i post

15 maggio 2008

SOS Birmania (ricevo da "Aiutare i bambini" e pubblico)

SOS BIRMANIA: intervento di emergenza per le vittime
del ciclone NARGIS


Paese:
Birmania
Località:
Ayeyarwady Division
Scopo:
Acqua, riso, accoglienza, cura e ricerca sopravvissuti
In Corso:

IL CONTESTO:

Nei giorni tra la fine di aprile e il 03 maggio 2008 la Birmania è stata colpita da un gigantesco ciclone denominato Nargis.
Dopo una settimana si stimano tra le 60.000 e le 220.000 vittime, con una cifra di sfollati tra 1 e 2 milioni di dispersi. La giunta militare che governa il paese ha rifiutato l’ingresso di aiuti e operatori umanitari internazionali.

"Sulla base di queste valutazioni - è scritto nel rapporto dell'Ufficio dell'Onu per il Coordinamento degli affari umanitari - le Nazioni Unite stimano che da 1.215.885 a 1.919.485 di persone sono state colpite dal ciclone. Il numero di morti può andare dai 63.290 ai 101.682 e 220mila persone sono date per disperse".
Mancano cibo ed acqua potabile, "vi sono timori per la sicurezza e si teme che nelle aree maggiormente devastate si verifichino comportamenti violenti", avverte ancora l'Onu.
Le realtà che stanno intervenendo in maniera indipendente a favore della popolazione colpita sono pochissime, in gran parte piccole organizzazioni locali senza fondi.
Servono cibo, acqua, ripari di emergenza, benzina, vestiti. L’approvvigionamento in loco è molto difficoltoso, i prezzi sono schizzati alle stelle e i prodotti scarseggiano. Ciononostante occorre tentare qualsiasi mezzo per evitare la più grande tragedia umanitaria del paese.


IL PROGETTO:

L’organizzazione locale METTA è una ONG birmana che da 10 anni lavora in maniera molto seria su progetti rivolti a donne, comunità rurali, minoranze etniche. Ha bilancio certificato e costanti appoggi da realtà internazionali come ActionAid, Terre des Hommes, SwissAid, Oxfam.

Sin dalle prime ore dopo il passaggio del ciclone, METTA ha iniziato a raccogliere dati sulla tragedia, intervenendo con aiuti di emergenza come:
- acquisto e distribuzione di acqua potabile (oltre 12.000 bottiglie)
- distribuzione di riso (oltre 12.000 rice bags)
- accoglienza e cura di feriti
- allestimento di 6 barche per cercare sopravvissuti nelle zone della foresta di mangrovie


Mancano risorse materiali ed umane. La stessa organizzazione ha perso 4 persone dello staff, ma ha in campo in queste ore oltre 40 volontari e professionals. Prima del ciclone METTA sosteneva 15 centri rivolti all’infanzia. Al 10 di maggio è stato possibile rintracciare solo 1 tra tutti gli educatori che vi lavoravano, non si ha notizia degli altri.
L’isola di Pyinsalu Island è stata sommersa da ondate tra i 15 e i 28 piedi. Dei 40.000 abitanti si stima che solo un quarto sia sopravvissuto. Due scuole appena aperte con l’aiuto di Oxfam sono state completamente distrutte.
In queste ore arrivano i primi aiuti finanziari all’organizzazione, che sta anticipando ogni intervento dando fondo alle riserve.

Aiutaci anche tu a fornire gli aiuti di emergenza per i bambini colpiti dal ciclone NARGIS! Il tuo aiuto è fondamentale!


COSA FA “aiutare i bambini”:

Il regional manager di “aiutare i bambini” per l’Asia, Francesco Caruso, conosce personalmente l’organizzazione METTA ha visitato nel mese di aprile i progetti che stava realizzando. Caruso consiglia di supportare l’organizzazione METTA nella distribuzione dei primi aiuti di emergenza (acqua, riso, tende). Seguiranno appena possibile i dettagli organizzativi e rendicontativi.

“aiutare i bambini” ha quindi deciso di sostenere l’ong METTA per la realizzazione del progetto di emergenza con un contributo di 10.000 euro.


CONTROLLO E VALUTAZIONE DEL PROGETTO:

Francesco Caruso seguirà l’evoluzione dell’intervento e assicurerà il reporting a tempo debito.

30 settembre 2007

Per la Birmania (in italiano)

Grazie a Mario I. (segnalato da Popale) posso riportare senza fatica la traduzione in italiano dell'appello per la Birmania "copia-incollato" qui.


Nota: questo è un nuovo tipo di protesta on-line che usa i blog per diffondere una petizione a livello globale. Per partecipare, aggiungi il tuo blog seguendo le istruzioni che troverai in questo post.
Questa non è una questione di partiti politici, questo è un problema di diritti umani basilari e democrazia.
Per piacere aiutate a prevenire una tragedia nella Birmania/Myanmar aggiungendo il vostro blog e chiedendo ad altri di fare lo stesso. Facendo circolare questo meme attraverso la blogosfera probabilmente potremmo portare più sensibilità sul problema ed evitare una seria tragedia. Come cittadini del mondo, questo è qualcosa che i blogger possono fare per aiutare.

Come partecipare.
1. Copiare questo intero post nel tuo blog, compreso questo numero: 1081081081234;
2. Dopo alcuni giorni puoi
cercare con Google il numero 1081081081234 per trovare tutti i blog che partecipano a questa protesta e petizione.
Nota: Google indicizza i blog a differenti livelli, per cui è possibile che ci voglia più tempo perché il tuo blog appaia tra i risultati. Indipendentemente dalla traduzione il numero rimane identico e perciò valido.

La situazione nella Birmania/Myanmar e perché ci riguarda tutti.
Non c’è libertà di stampa nella Birmania/Myanmar e il governo ha incominciato a bloccare Internet e altri mezzi di comunicazione, per cui è difficile ottenere le notizie dall’esterno. Singole persone sul campo stanno mandando i loro comunicati alla BBC e sono sconcertanti.
Vi incoraggio a leggere questi resoconti per vedere da voi quello che sta succedendo nella Birmania/Myanmar (in inglese). Qui, invece, le notizie raccolte da Google in italiano sulla Birmania.

La situazione nella Birmania/Myanmar è sempre più pericolosa. Centinaia di migliaia di protestanti pacifici e disarmati, compresi monaci e monache, stanno rischiando le loro vite marciando per la democrazia contro una dittatura impopolare, ma ben armata che non si fermerà pur di continuare il suo dominio repressivo. Mentre i generali al potere e le loro famiglie sono letteralmente grondanti di oro e diamanti, la popolazione della Birmania/Myanmar è impoverita, privata dei diritti umani basilari, tagliata fuori dal resto del mondo e sempre più sotto la minaccia della violenza.

Questa settimana la popolazione della Birmania/Myanmar si è sollevata collettivamente nella più grande dimostrazione pubblica contro la dittatura militare dominante da decenni. È una dimostrazione di coraggio, decoro e democrazia attiva sorprendente. Ma nonostante queste proteste siano pacifiche, i despoti militari stanno incominciando a reprimerle con la violenza. Ci sono già state almeno alcune morti confermate, e centinaia di feriti gravi causati dagli scontri tra soldati e cittadini disarmati.

In numero attuale di vittime e feriti è probabilmente di gran lunga peggiore, ma le uniche notizie che abbiamo vengono da singole persone che riescono a far passare i loro resoconti attraverso il cordone imposto dalle autorità. Sfortunatamente sembra che presto potrà esserci un bagno di sangue su larga scala, e le vittime saranno per lo più donne, bambini, gli anziani e i monaci e monache disarmate.

Contrariamente a quello che i governi birmano, cinese e russo hanno affermato, questo non è solo un problema di politica interna, è un problema di importanza globale e colpisce la comunità globale. Come cittadini interessati non possiamo permettere che qualunque governo, in nessun luogo al mondo, usi la sua forza militare per attaccare e uccidere cittadini disarmati che stanno dimostrando pacificamente.

In questi tempi moderni, la violenza contro civili disarmati non è accettabile e se è permesso che accada, senza serie conseguenze per i suoi perpetratori, questo crea un precedente perché succeda ancora da qualche altra parte. Se vogliamo un mondo pacifico, spetta ad ognuno di noi opporre resistenza personalmente contro questi problemi fondamentali, dovunque essi si presentino.

Per piacere unitevi a me nel chiedere al governo birmano di negoziare pacificamente con i suoi cittadini, e alla Cina di intervenire per prevenire ulteriore violenza. E per piacere, aiutate a sollevare l’attenzione degli sviluppi della Birmania/Myanmar così che sia possibile evitare un disastro umano su larga scala.

28 settembre 2007

Birmania

Aggiungete questo post e queste immagini al vostro blog!

Appello di kataweb

Help the People of Burma (Birmania) — Post this Meme on Your Blog!

Note: This is a new kind of online protest that uses blogs to spread a petition globally. To participate, just add your blog by following the instructions in this blog post.

This not an issue of partisan politics, this is an issue of basic human rights and democracy. Please help to prevent a human tragedy in Burma by adding your blog and asking others to do the same.

By passing this meme on through the blogosphere hopefully we can generate more awareness and avert a serious tragedy. As concerned world-citizens this something we bloggers can do to help.

How to participate:

1. Copy this entire post to your blog, including this special number: 1081081081234

2. After a few days, you can search Google for the number 1081081081234 to find all blogs that are participating in this protest and petition. Note: Google indexes blogs at different rates, so it could take longer for your blog to show up in the results.

THE SITUATION IN BURMA AND WHY IT MATTERS TO ALL OF US

There is no press freedom in Burma and the government has started turning off the Internet and other means of communication, so it is difficult to get news out. Individuals on the ground have been sending their day-by-day reports to the BBC, and they are heartbreaking. I encourage you to read these accounts to see for yourself what is really going on in Burma. Please include this link in your own blog post.

The situation in Burma is increasingly dangerous. Hundreds of thousands of unarmed peaceful protesters, including monks and nuns, are risking their lives to march for democracy against an unpopular but well-armed military dictatorship that will stop at nothing to continue its repressive rule. While the generals in power and their families are literally dripping in gold and diamonds, the people of Burma are impoverished, deprived of basic human rights, cut off from the rest of the world, and increasingly under threat of violence.

This week the people of Burma have risen up collectively in the largest public demonstrations against the ruling Junta in decades. It’s an amazing show of bravery, decency, and democracy in action. But although these protests are peaceful, the military rulers are starting to crack down with violence. Already there have been at least several reported deaths, and hundreds of critical injuries from soldiers beating unarmed civilians to the point of death.

The actual fatalities and injuries are probably far worse, but the only news we have is coming from individuals who are sneaking reports past the authorities. Unfortunately it looks like a large-scale blood-bath may ensue — and the victims will be mostly women, children, the elderly and unarmed monks and nuns.

Contrary to what the Burmese, Chinese and Russian governments have stated, this is not merely a local internal political issue, it is an issue of global importance and it affects the global community. As concerned citizens, we cannot allow any government anywhere in the world to use its military to attack and kill peacefully demonstrating, unarmed citizens.

In this modern day and age violence against unarmed civilians is unacceptable and if it is allowed to happen, without serious consequences for the perpetrators, it creates a precedent for it to happen again somewhere else. If we want a more peaceful world, it is up to each of us to make a personal stand on these fundamental issues whenever they arise.

Please join me in calling on the Burmese government to negotiate peacefully with its citizens, and on China to intervene to prevent further violence. And please help to raise awareness of the developing situation in Burma so that hopefully we can avert a large-scale human disaster there.

19 giugno 2007

...d'altronde non è solo della Cecenia che NON si parla

Da Amnesty International Bologna ricevo e pubblico volentieri:


DA EURO BURMA OFFICE
Campagna internazionale per celebrare il 62esimo compleanno di Aung San Suu Kyi

Cari amici,

Vorremmo celebrare insieme a voi il 62esimo compleanno di Aung San Suu Kyi
(19 giugno 2007) unendoci alla campagna internazionale lanciata per la sua
liberazione.

Recentemente, nonostante le pressioni internazionali e le manifestazioni dei
suoi sostenitori, il regime militare di Myanmar contro il quale lei si è
sempre battuta, ha deciso di prolungare la sua detenzione di un altro anno.

Degli ultimi 17 anni, San Suu Kyi ne ha trascorsi circa 11 in isolamento.

Vogliamo far sapere al Governo birmano che ASSK ed il popolo birmano non
sono soli e che c`e` qualcuno che pensa a loro anche in Italia.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto per far si che la campagna abbia l`effetto
sperato. Iniziate sin da ora a spedire lettere di protesta (aggiungete un
vostro commento o augurio) e spedite il tutto all`Ambasciata birmana con
sede a Roma:

Ambasciata Presso Lo Stato Italiano Myanmar

00135 Roma (RM) - Via della Camilluccia, 551

Se volete, potete mandare il vostro messaggio di auguri tramite email,
sempre all`Ambasciata Birmana in Italia:

meroma@tiscalinet.it


(Per favore Bcc il vostro messaggio al nostro indirizzo:
burma@euro-burma.be)

o se preferite potete spedire una cartolina di auguri direttamente ad Aung
San Suu Kyi:

Daw Aung San Suu Kyi

54 University Avenue

Bahan 11201

Yangon

Myanmar



Per favore inoltrate questo messaggio a chiunque possa essere interessato ad
aiutarci,
Grazie per la vostra gentile collaborazione,
Margherita Bebi (Euro Burma Office)
- - - - - - - - - - -
LA FARFALLA E I GENERALI

http://www.lavocedirobinhood.it/public/1000364609aung.jpg"


di Marina Montagna

Forse in Italia non molti sanno chi è Aung San Suu Kyi, la "farfalla
d'acciaio" birmana, come la chiamano quelli che la amano per la sua
straordinaria forza interiore celata dietro un aspetto fragile e gentile.
Certo nel 1991 Aung San Suu Kyi ha vinto il premio Nobel per la pace ma sul
palcoscenico della storia i riflettori sono puntati su quanti detengono il
potere - politico, economico, finanziario o militare - e possono decidere le
sorti di interi popoli, non su quanti senza clamore, giorno dopo giorno, si
battono per la democrazia e per la libertà, mettendo in gioco la propria
vita e rischiando di perderla. Non eroi ma uomini e donne normali, spesso
sconosciuti, ancora più spesso ridotti al silenzio da regimi brutali che non
esitano a calpestare i più elementari diritti umani e a reprimere con la
violenza ogni tentativo di ribellione e di cambiamento dello status quo.
Aung San Suu Kyi è sicuramente una di questi.
Nata a Rangoon nel 1945, pur essendo figlia di uno dei principali artefici
dell'indipendenza birmana assassinato nel 1947, inizialmente non sembra aver
ereditato una particolare vocazione politica in senso stretto. Infatti, dopo
aver lavorato per alcuni anni presso la segreteria delle Nazioni unite a New
York, nel 1972 sposa uno studioso inglese, Michael Aris, e si trasferisce
nel Regno Unito dove per un lungo periodo conduce una esistenza tranquilla
accanto al marito e ai due figli, Alexander e Kim. Nel 1988 però la svolta:
per assistere la madre gravemente malata torna in Birmania dove già dal
1962, a seguito di un colpo di stato, si era insediata al potere una giunta
militare che con la nazionalizzazione delle industrie, la soppressione dei
partiti politici e la proibizione del libero scambio aveva portato il Paese
all'isolamento dal resto del mondo.
E proprio il 1988 è un anno
drammaticamente importante per la storia birmana; a seguito della rivolta
studentesca e di una feroce guerra civile causa di migliaia di morti, viene
proclamata la legge marziale. Nasce allora la Lega Nazionale per la
Democrazia (NLD) e Aung San Suu Kyi ne diventa il leader e il Segretario
generale.

Nonostante l'insuccesso dell'insurrezione popolare, spietatamente soffocata
nel sangue, le proteste del 1988
aprono la strada per libere elezioni
che si tengono, per la prima volta in 30 anni, nel 1990. Intellettuali,
operai e masse di contadini oppressi e affamati intravedono finalmente una
speranza di rinascita per quella terra - un tempo ricca, colta e tollerante
- sprofondata nella miseria e nella dittatura. Il NLD, guidato da Aung San
Suu Kyi, trionfa alle elezioni generali assicurandosi l'82% dei voti ma la
giunta militare si rifiuta di cedere il potere ed arresta Aung San Suu Kyi,
che stante ai risultati delle urne dovrebbe ricoprire la carica di legittimo
Presidente della Birmania, e altri componenti dell'NLD.

Inizia così la estenuante detenzione di Aung San Suu Kyi: rimessa in libertà
nel 1995, viene nuovamente arrestata nel 2000, riliberata nel 2002 e
nuovamente arrestata nel 2003. Da allora Aung San Suu Kyi si trova agli
arresti domiciliari, senza alcun contatto con il mondo esterno. Quando nel
1999 il prof. Michael Aris si ammala di cancro la giunta militare gli
impedisce di entrare in Birmania per incontrare Aung San Suun Kyi ma concede
a quest'ultima la possibilità di lasciare il Paese, costringendola a fare
una scelta lacerante: accettare l'esilio pur di rivedere il marito che si
andava spegnendo, divorato da un male dal quale non aveva scampo, o restare
in patria per continuare tenacemente la battaglia non violenta per la
libertà del suo popolo. Aung San Suu Kyi decide di rimanere. Il prof. Aris
morirà così lontano dalla moglie, fedele alla promessa, fattale prima del
matrimonio, di non frapporsi mai tra lei e i suoi ideali.

E' importante sottolineare che Aung San Suu Kyi non è accusata di alcun
crimine, di alcun reato ma le leggi vigenti in Birmania consentono di
condannare - arbitrariamente, senza preventivo giudizio - alla detenzione
fino a cinque anni, ulteriormente prorogabili di anno in anno, anche chi è
solo genericamente considerato pericoloso "per la sicurezza e la sovranità
dello Stato".

Oggi in Birmania, sono migliaia i prigionieri "politici" che dopo essere
stati sottoposti a maltrattamenti e torture, ove quest'ultime non abbiano
avuto esiti mortali, vengono lasciati in condizioni sub-umane a marcire
nelle carceri, talvolta addirittura nelle celle destinate ai cani
dell'esercito, perché colpevoli di aver fondato organismi studenteschi o di
aver distribuito volantini o di aver partecipato a pacifiche manifestazioni
di protesta o semplicemente di aver scritto un articolo o una poesia.

Basti pensare che quando nel 2000 venne pubblicato il cd degli U2 " Is all
that you can't leave behind", contenente il brano "Walk on" dedicato a Aung
San Suu Kyi, il regime non solo censurò e mise al bando il disco ma
addirittura stabilì la pena della galera da tre a vent'anni per chiunque lo
avesse venduto, acquistato o ascoltato.

"E se il buio dovesse dividerci / e se il tuo cuore di vetro dovesse
rompersi / e se per un secondo tu dovessi voltarti indietro / oh no, sii
forte. Vai avanti. Continua a camminare."

Questi i versi di Bono che tanto in allarme misero i generali!

Oggi in Birmania, che i depliants turistici descrivono come un Paese "in cui
tradizioni, arte, religione e bellezze naturali si fondono in un fascino
unico al mondo", sono illegali i telefoni cellulari e internet mentre serve
una speciale autorizzazione delle autorità militari per possedere un fax,
una fotocopiatrice o un'antenna satellitare.

Oggi in Birmania, nel paese dei templi da favola, della più preziosa giada e
dei rubini color "sangue di piccione", il regime, che ha concentrato nelle
proprie mani tutte le ricchezze del Paese, fa sistematicamente ricorso al
lavoro forzato di uomini, donne e bambini sequestrati e tenuti sotto la
costante minaccia di violenze, di stupri "punitivi" e persino di morte. Come
documentato dalla Commissione dell'ONU sui diritti umani e da Amnesty
international nei suoi rapporti, il "lavoro forzato è stato ed tuttora
utilizzato per lo sviluppo delle infrastrutture di base, come le strade, per
costruire luoghi turistici come alberghi lussuosi o campi da golf. I soldati
arrivano nei villaggi ed esigono che una persona per famiglia vada a
lavorare. Questa non riceve né salario né cibo. Sarà uccisa se tenterà di
fuggire. Bambini di nove anni sono stati costretti a lavorare in queste
condizioni".

L'area più colpita dalla violenza dei militari è quella sud-orientale;
perciò ogni anno migliaia di esuli si muovono verso il confine con la Thailandia
dove sono
stati allestiti dei campi profughi. I rifugiati hanno comunque scarse
possibilità di migliorare le loro condizioni di vita; la maggior parte della
popolazione è estenuata da fame e malnutrizione e molti bambini per
sopravvivere vengono costretti alla prostituzione. In questo stato le
persone diventano facile bersaglio di malattie come malaria, epatite e AIDS


Nonostante tutto questo Aung San Suu Kyi non è mai caduta nella trappola
dell'odio per i suoi avversari ma ha continuato la sua lotta non violenta
affermando che "la vera rivoluzione è quella dello spirito" ed ha esortato
il suo popolo a non arrendersi perché "non è il potere che corrompe, ma la
paura. La paura di perdere il potere corrompe quelli che lo detengono. La
paura della frusta, quelli che la subiscono".

Se potessimo esprimere la nostra solidarietà ad Aung San Suu Kyi e a quanti
condividono la sua stessa sorte, ci piacerebbe far nostre le parole di Bono
e dire ad ognuno di loro: sii forte, vai avanti! Walk on!