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24 ottobre 2013

Le "guerre stellari" della Russia di Putin

Le guerre stellari del Roskosmos [1]

Al nuovo capo dell'ente è apparso anche un nuovo compito – la lotta con gli "alieni"

Il nuovo capo del Roskosmos Oleg Ostapenko ha dichiarato che il suo ente lotterà con gli asteroidi. D'altra parte, al lavoro degli studiosi dell'agenzia spaziale si uniranno anche gli studiosi dell'Accademia Russa delle Scienze.

Ci siamo accordati in via preliminare per un incontro con (il presidente dell'Accademia Russa delle Scienza – nota della redazione) Vladimir Evgen'evič Fortov. Per ora elaboreremo questa questione all'interno del ramo, ma poi la risolveremo con gli studiosi, – ha notato il nuovo capo del Roskosmos.

Ostapenko ha fatto questa dichiarazione, rispondendo alla domanda dei giornalisti sull'asteroide da 400 metri che nel 2032 può scontrarsi con la Terra. Per l'appunto su di esso il vice-premier Dmitrij Rogozin ha scritto nella propria paginetta in un social network. Il suo messaggio sul fatto che l'asteroide scoperto da astronomi della Crimea debba diventare il "super-scopo della nostra astronautica" ha fatto molto rumore sulla stampa.

Ricordiamo che l'asteroide, che ha ricevuto il codice 2013 TV135, è stato scoperto per la prima volta il 12 ottobre dal collaboratore dell'osservatorio della Crimea Gennadij Borisov. Come ha riferito l'agenzia aerospaziale NASA, secondo i risultati delle osservazioni degli ultimi giorni, la probabilità di uno scontro del corpo celeste con la Terra il 26 agosto 2032 è aumentata più di quattro volte. Adesso ammonta a 1 possibilità su 14 mila, quando recentemente era stata valutata 1 su 63 mila, riferisce il sito dell'unità per gli asteroidi. Il corpo celeste, la cui dimensione ammonta a circa 410 metri, è stato annoverato nella classe degli asteroidi potenzialmente pericolosi.

Quando il premier Dmitrij Medvedev firmò il decreto sulla nomina di Ostapenko capo dell'agenzia spaziale, questi espresse la speranza che "un'intera serie di problemi che, purtroppo, si sono osservati negli ultimi tempi nell'attività del Roskosmos, con l'arrivo di Ostapenko venga risolta. Evidentemente la lotta con gli asteroidi era uno di tali problemi. Perlomeno i discorsi sulla creazione di un sistema che protegga in modo affidabile il territorio del paese dagli attacchi degli asteroidi sono comparsi già all'inizio di quest'anno.

Così a febbraio il presidente del presidium del consiglio di esperti indipendente per i problemi della difesa aerospaziale Igor' Ašurbejli propose di rivolgere il sistema nazionale di Difesa Aerea Antimissile contro le minacce spaziali. Questa dichiarazione fu fatta dopo la caduta di un meteorite nella regione di Čeljabinsk [2]. Ašurbejli dichiarò che liquidare i meteoriti e i frammenti di asteroidi che si avvicinano alla terra a distanza pericolosa di principio è possibile con l'aiuto di quel sistema di classe S-300 che oggi sta sugli armamenti…

A dire il vero, allora molti studiosi ed esperti, non convinti che il denaro pubblico sarebbe stato sfruttato nel modo dovuto, presero simili dichiarazioni "da nemici". Infatti la creazione di tale sistema è un piacere abbastanza caro. Ma il principale argomento degli esperti era: i corpi spaziali sono poco studiati e difendersi da essi con l'aiuto dei missili esistenti non appare possibile.

Oggi che è stata resa nota la minaccia della caduta sulla Terra del meteorite "della Crimea", il tema della difesa del pianeta dai "ciottoli" spaziali è diventato di nuovo attuale. Il direttore generale del "Centro di difesa planetaria" (scientifico e produttivo) Anatolij Zajcev nota: i lavori per la soluzione del problema della caduta di asteroidi e comete sulla Terra si svolgono sia da noi, sia all'estero. Ma purtroppo in grado maggiore all'estero, anche se pure in Russia ci sono tutte le tecnologie per la creazione di un sistema planetario di difesa spaziale.

Per quanto riguarda il cosiddetto asteroide "della Crimea", la sua situazione ricorda quella dell'asteroide Apophis. Fu scoperto nel 2004, ma il rumore per causa sua è durato fino a gennaio di quest'anno - quasi 10 anni! Così ecco. Gli americani non hanno ancora localizzato l'asteroide "della Crimea", in altre parole: non hanno appurato precisamente che questo oggetto extraterrestre rappresenta un pericolo per la Terra. Le loro misurazioni dell'orbita dell'asteroide "della Crimea" sono rozze e preliminari. Infatti per determinare il grado di pericolosità agli astronomi sono necessari dei mesi, anche degli anni.

"SP": - Ma se comunque verrà dimostrato che l'asteroide è pericoloso per noi, in che modo verrà liquidato?

Sul nostro pianeta non cadrà. Posso dirlo precisamente. Le attuali tecnologie di difesa della Terra permettono di liquidare con relativa facilità e tempestività la minaccia della caduta di un asteroide su di essa. In che modo? Inizialmente verso l'oggetto stabilito, che rappresenta questo o quel pericolo, si indirizza un apparecchio-spia spaziale. Questo apparecchio raccoglie le informazioni più ampie possibile sull'asteroide, per esempio precisa le sue caratteristiche di traiettoria e quelle fisiche. In caso di reale minaccia i dati raccolti dalla spia permetteranno alle persone di scegliere il metodo per mutare la traiettoria dell'oggetto pericoloso e al limite il metodo per distruggerlo. So che oggi quasi non si prende sul serio la proposta di colorare gli asteroidi o di usare motori da razzo, ma capirete: tutte queste sono solo fantasie che è difficile mettere in pratica. Reali sono solo due metodi. Il primo è lanciare un percussore speciale, come gli americani nel 2005 sulla cometa Tempel 1, che spinga l'asteroide come una palla da biliardo. Il secondo metodo è lanciare semplicemente un apparecchio spaziale che speroni l'oggetto e muti la sua velocità e la sua traiettoria.

"SP": - Tutto ciò è possibile, ma solo se abbiamo una riserva di tempo sufficiente. Ma se il tempo è limitato?

Nel caso che il tempo sia limitato, si applica un altro metodo affidabile ed efficace: è legato all'uso di speciali ordigni nucleari. Preciserò subito: questi ordigni non hanno niente in comune con testate e bombe nucleari…

E peraltro la dichiarazione dei capi del Roskosmos e del governo della Federazione Russa sulla necessità di una difesa dalla pericolosità di asteroidi e comete e di un'efficace lotta agli asteroidi ha un fondamento serio. Ma qui c'è un elemento molto importante. Questi compiti non sono solo nostri, cioè non solo russi, sono i compiti di tutta l'umanità. Perciò bisogna elaborare insieme e non separatamente le tecnologie missilistiche e spaziali, come pure creare un fondo finanziario comune, che sponsorizzi questi lavori. E la cosa più importante: è necessario agire in questa direzione già oggi e non quando "becca il gallo arrosto" [3]. La caduta dello stesso meteorite di Čebarkul' [4] ha mostrato che tale problema c'è e che bisogna occuparsene e tra l'altro occuparsene seriamente.

"SP": - Peraltro, perché il "Meteorite degli Urali" "giunse" sulla Terra senza essere scoperto?

– L'osservazione del cielo viene svolta solo dalle forze degli osservatori astronomici terrestri. Naturalmente gli astronomi non possono fare la scansione di tutta la sfera celeste. Tanto più che osservano il cielo solo di notte, in quanto di giorno è impossibile guardare dalla parte del Sole. Ma gli asteroidi possono volare anche dal lato interno dell'orbita della Terra, per l'appunto dalla parte del Sole. Proprio tale traiettoria aveva il meteorite di Čeljabinsk. Perciò il compito di un'osservazione garantita può essere assolto solo nel caso in cui creassimo un segmento spaziale di osservazione. Cioè se lanciassimo qualche apparecchio con dei telescopi in orbita terrestre e solare.

Inoltre è necessario suddividere l'intercettazione operativa e di lungo periodo degli oggetti. Ci sono tutte le tecnologie e le elaborazioni per farlo. Per esempio, è stato creato il portamissili russo-ucraino Zenit. Questo ha un periodo di preparazione alla partenza molto breve grazie all'automazione di tutte le operazioni per la partenza. E inoltre non posso non notare che ci sono anche tutte le necessarie tecnologie di base per la creazione di un Sistema internazionale di difesa planetaria, l'abbiamo chiamato Cittadella. Ma di tutto ciò, ripeto, bisogna occuparsi.
Un colonnello delle truppe missilistiche e spaziali, che desidera restare anonimo, parlando degli asteroidi che cadono dalla parte del sole, fa l'esempio della velocità di caduta dell'asteroide di Čeljabinsk.

Andò con un angolazione di 15 gradi, tra l'altro superò la distanza tra l'Estremo Oriente e Čeljabinsk in 33 minuti. Perciò, anche se fosse stato scoperto e il sistema di Difesa Aerea Antimissile avesse dato l'indicazione del bersaglio ai mezzi da fuoco, i missili non sarebbero semplicemente riusciti a funzionare. Un asteroide cade a enorme velocità e con una determinata angolazione, non possiamo raggiungerlo per il semplice motivo che i nostri missili non volano a tale velocità. Cosicché i complessi S-300 o perfino S-400 non saranno comunque capaci di difendere il pianeta da asteroidi, la cui caduta va dalla parte del Sole.

In questo senso il futuro è dei laser e delle installazioni a irradiazione forzata. Ma questo compito, ahimè, non si assolve rapidamente, cioè in tempi brevissimi. Perciò quei progetti che oggi si realizzano nel mondo per la lotta al pericolo degli asteroidi sono progetti per pompare denaro pubblico.

Il direttore del museo delle truppe della Difesa Aerea Antimissile della cittadina di Zarja nel distretto di Balašicha [5] Jurij Krutov è convinto: al giorno d'oggi mezzi per la lotta agli asteroidi che vanno dalla parte del Sole non ce ne sono.

Quei sistemi di avvertimento per un attacco missilistico che ci sono sono orientati alla scoperta dei missili intercontinentali e delle loro testate, cioè di quegli apparecchi di cui sono noti i parametri approssimativi di volo. Se un asteroide va con un'altra, insolita angolazione, non lo registrano, – nota l'esperto. – La forza dell'onda d'urto di un'esplosione nucleare sulla Terra è enorme. Nello spazio c'è il vuoto, l'effetto dirompente di tale colpo è minimo, perciò l'efficacia di un'arma nucleare là non è così alta come si è usi a ritenere.

A Čeljabinsk si è riusciti ad evitare una grandiosa catastrofe solo per un caso fortunato. Lo stesso fu anche con il Meteorite di Tunguska [7]: se fosse caduto più tardi, tenendo conto della rotazione della Terra, oggi San Pietroburgo avrebbe potuto anche non esserci…
Oggi né la Russia, né gli USA possono respingere alcun "attacco" dal cielo. Per muoversi in questa direzione bisogna unire gli sforzi. Non sarebbe male coinvolgere la Cina, con le sue grandi possibilità finanziarie. Solo così si può lottare con gli "alieni" non invitati dello spazio.

Anton Mardasov, "Svobodnaja Pressa", http://svpressa.ru/society/article/76160/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Qualcosa come "Spazio Russo", nome ufficioso dell'ente spaziale russo.
[2] Città della Russia asiatica ai piedi degli Urali.
[3] Curioso modo di dire russo per intendere che una questione si fa pressante.
[4] Città del distretto di Čeljabinsk (vedi nota 2) dove cadde un meteorite a febbraio di quest'anno.
[5] Città della regione di Mosca.

[6] Un corpo celeste che esplose sulla Siberia nel 1908 e abbatté oltre 2000 kmq di foresta.

14 ottobre 2013

Il Gruppo di Crisi e il Caucaso russo

"Novaja gazeta", 09-10-2013, 02.03.00
Tra il potere e la macchia [1]

A Mosca il 7 ottobre si è svolta la presentazione del rapporto "Il Caucaso del Nord: difficoltà di integrazione" preparato dal Gruppo di Crisi Internazionale

L'organizzazione indipendente di esperti "Gruppo di Crisi" è specializzata nello studio dei conflitti armati in tutto il mondo e dopo l'analisi delle cause elabora una lista dettagliata di raccomandazioni per il superamento dei contrasti.

Il progetto del gruppo per il Caucaso del Nord include una serie di rapporti dedicati a diversi problemi. La questione nazionale, la clandestinità armata, il ruolo delle strutture armate, la crisi di fiducia nel potere, i problemi dell'autogoverno locale – gli autori non solo descrivono ciò che si verifica adesso in ogni concreta repubblica, ma seguono anche le fonti di tensione.

Il voluminoso studio conta più di 200 pagine. Nel corso di un anno e mezzo gli autori del rapporto hanno raccolto materiale in tutte le repubbliche del Caucaso del Nord. I dati statistici, i lavori scientifici, i documenti ufficiali e la parte più importante dello studio – le interviste con centinaia di persone in tutta la regione – hanno permesso di fare un lavoro importante e necessario. Necessario proprio ora, quando 20 anni dopo l'inizio del conflitto armato diventa sempre più evidente: con i soli metodi basati sull'uso della forza non si ferma la contrapposizione armate.

La causa principale del conflitto civile nel Caucaso non si cela nell'estremismo e nel terrorismo, ma nella mancata soluzione di problemi religiosi, politici ed economici, il superamento dei quali dipende direttamente dalla volontà politica del centro federale, – sono convinti gli autori.

Pubblichiamo alcuni estratti del rapporto* e anche una piccola intervista al capo della rappresentanza del Gruppo di Crisi in Russia Ekaterina SOKIRJANSKAJA sulle ultime iniziative legislative sul Caucaso.

Al giorno d'oggi il conflitto nel Caucaso del Nord resta il più sanguinoso in Europa. Nel 2012 ne sono state vittime non meno di 1225 persone (700 uccise, 525 ferite) e nella prima metà del 2013 come minimo sono state uccise 242 persone e 253 ferite. Il livello di violenza più alto è in Daghestan, lo seguono Cecenia e Inguscezia (in quest'ultima la situazione è peggiorata nel 2012).


La crisi del modello di amministrazione

"In pratica il modello di amministrazione del Caucaso del Nord si è trasformato in quello che molti abitanti del luogo chiamano "neocolonialismo", in cui il territorio è amministrato da élites designate, che rendono conto ai propri capi, ma non agli elettori locali. Queste assicurano la sottomissione della regione al centro e i risultati necessari alle elezioni e garantiscono alle strutture armate lo svolgimento senza ostacoli di operazioni che sono tra l'altro accompagnate da un uso indiscriminato della forza. Un grande esperto russo di federalismo spiega: "Tutti i distretti federali sono amministrati in modo coloniale, ma quando si aggiungono differenze etniche la sensazione di colonialità si rafforza. Ma una colonia è un luogo da cui si traggono risorse e nel Caucaso si versano enormi mezzi finanziari. Perciò qui vediamo non un sistema coloniale nell'aspetto classico, ma un sistema di amministrazione super-centralizzato che cerca di risolvere i problemi del Caucaso del Nord con un'inondazione di denaro".

"Le regioni del Caucaso del Nord si trovano in stato di forte dipendenza finanziaria dal centro. Ma al contempo gran parte delle entrate fiscali vanno al bilancio federale, attraverso cui sotto forma di sussidi si ridistribuiscono nelle regioni. L'ex presidente Medvedev ammise che l'eccessiva centralizzazione fiscale e di bilancio è un serio problema e nel suo ultimo messaggio sul bilancio invitò a compiere una riforma. Allo stesso tempo la centralizzazione formale coesiste con un'autonomia non ufficiale e la spesa dei mezzi finanziari è spesso controllata scarsamente".


Le elezioni e la crisi di legittimità

"Nel marzo 2013 la Duma di Stato rifiutò il ritorno alle elezioni dirette dei governatori, facendo riferimento al potenziale destabilizzante delle elezioni e trasmise il potere di designare i capi dei soggetti della Federazione ai parlamenti delle regioni, compresi sette soggetti dello SKFO [2].

Né la cultura politica, né il rischio di destabilizzazione sono motivi sufficienti per l'abrogazione della riforma più importante, che eleva la democratizzazione a livello regionale. L'insufficiente legittimità e la mancanza di controllo sul potere con maggior probabilità porteranno una maggiore destabilizzazione che elezioni locali libere e oneste. Nel Caucaso del Nord il federalismo per molti versi ha perso senso. I processi democratici sono stati sostituiti da loro imitazioni e le élites regionali e locali sono state private di autonomia politica e finanziaria. In mancanza di elezioni democratiche la società ha poche leve di influenza sul potere. Molti abitanti ritengono di essere discriminati, che si rivolgano a loro come a cittadini di seconda categoria, insufficientemente sviluppati per scegliersi i leader. Anche se il ristabilimento delle elezioni dirette è in grado di attivare alcune frizioni interetniche, i rischi possono essere ridotti al minimo con un supporto supplementare da parte del centro federale e della società civile. Il ritorno delle elezioni dirette sarebbe un passo importante nella direzione giusta, nella tappa iniziale sarebbe possibile attirare alla partecipazione moderatori competenti, che aiuterebbero i gruppi di interesse ad accordarsi".

"La perdita di fiducia nelle procedure democratiche e l'assenza di diritti si riflettono più acutamente sugli specialisti di talento, che lasciano la regione. La "fuga dei cervelli" indebolisce ancor più la capacità delle élites locali di risolvere i numerosi conflitti. Il rifiuto dell'elezione diretta dei capi dei soggetti della Federazione probabilmente causerà di nuovo una forte disillusione. A causa dei brogli alle elezioni per la Duma i partiti politici federali nella regione hanno quasi cessato di giocare un qualche ruolo significativo e non possono aiutare l'integrazione della regione con la parte restante della Russia. I brogli alle elezioni municipali soffocano l'autogoverno locale".

"Le elezioni dei parlamenti locali e degli organi di autogoverno sono rimasti l'unica procedura concorrenziale per dei posti nel Caucaso del Nord. Durante le ultime campagne del 2012 le comunità locali si sono mobilitate e in alcuni casi si sono contrapposte con successo alle autorità, cercando di influenzare i risultati delle votazioni. Gli abitanti del Caucaso del Nord sono inclini a ritenere più vicine a loro le autorità municipali e la loro capacità di risolvere i problemi di tutti i giorni legati alle infrastrutture, alle terre o alla sicurezza sociale ha un grande significato".

"Le persone che hanno ottenuto l'accesso alle risorse politiche ed economiche sono interessate al mantenimento dello status quo. Molte altre si astengono dalla partecipazione civica e ignorano le elezioni. Ci sono quelle che cercano vie alternative di autogoverno basate sulla religione e sul diritto consuetudinario e si consolidano nelle proprie convinzioni nazionaliste e islamiste. Nonostante il fatto che alla clandestinità si dia una minoranza, la mancanza di canali legali per la partecipazione politica e la falsificazione delle procedure politiche aiutano la crescita della popolarità di sistemi alternativi di amministrazione, alimentano il movimento estremista e aiutano l'estraniazione del Caucaso del Nord dalla parte restante del paese. Un innalzamento significativo della qualità dell'amministrazione, un indebolimento dei contrasti e una riduzione del potenziale di protesta (condizioni necessarie per una soluzione duratura del conflitto) sono difficilmente possibili senza il ritorno alle procedure democratiche, alle elezioni concorrenziali a tutti i livelli e al decentramento.

La sfiducia nelle istituzioni chiamate a garantire la supremazia del diritto è perfino più forte dei dubbi sulla prontezza delle autorità regionali ad attuare un'amministrazione di qualità. Il principio della supremazia del diritto è stato sacrificato fin dai tempi della prima e della seconda guerra cecena [3]. Allora i rappresentanti dello stato commisero gravissime violazioni dei diritti umani, comprese sparatorie e bombardamenti indiscriminati, le sparizioni con l'uso della violenza e la creazione di prigioni segrete, le esecuzioni extragiudiziali e l'uso di squadroni della morte. Secondo i dati della Procura Generale della Federazione Russa il numero di persone scomparse senza lasciare traccia supera le 5000 e "accertare dove si trovino queste persone oggi è praticamente impossibile".


Gli agenti delle strutture armate come parte del conflitto

"Per più di un decennio Mosca ha risposto alle minacce terroristiche con dure misure di forza, perseguendo i sostenitori dell'Islam fondamentalista e provocando così la diffusione dell'attività della clandestinità armata nella regione".

"Gli agenti delle forze dell'ordine riportano come in precedenza le maggiori perdite, inoltre lo stress permanente esercita una forte azione psicologica e per alcuni la vendetta diventa un motivo importante per l'attività professionale. Anche il fatto che un numero significativo di poliziotti russi abbia passato come minimo sei mesi in Cecenia influenza seriamente la situazione delle forze dell'ordine in tutto lo stato. Per la riabilitazione psicologica e clinica degli agenti che hanno prestato servizio nei punti caldi del Caucaso sono necessari programmi speciali e anche nuovi centri di riabilitazione. Tutti gli agenti che sono rimasti feriti, come pure i familiari dei caduti devono ricevere i risarcimenti stabiliti per loro dalla legge senza eccessivi ostacoli burocratici. La lotta con la violenza nel Caucaso del Nord non può essere demandata solo alle forze dell'ordine. E' necessaria una strategia complessa, che metta in moto tutti gli elementi del sistema statale e sia indirizzata allo stabilimento della supremazia del diritto, allo sviluppo economico e alla riforma del sistema dell'amministrazione statale. Solo un approccio complesso e duraturo può collaborare a cancellare le cause principali della formazione della clandestinità armata, come pure dei conflitti interetnici della regione legati ad esse, che finora non si riesce a superare".


I metodi di lotta con il terrore

"Al momento presente nel Caucaso del Nord si usano due metodi fondamentali di lotta al terrorismo. Uno, attuato principalmente in Cecenia, non differenzia i membri della clandestinità ed è indirizzato al pieno sradicamento dell'ideologia salafita anche tramite l'uso di duri metodi di forza contro i guerriglieri e in parte anche contro i loro fiancheggiatori. Il modello che sottintende una politica religiosa più aperta è stato approvato in Daghestan. Questo combina i metodi di forza ai meccanismi non violenti, offre una grande libertà religiosa, presuppone il dialogo tra diverse parti della società, compresi i salafiti moderati, come pure il ritorno degli ex guerriglieri alla vita civile". "Le possibilità di un dialogo tra le autorità e i salafiti che non ricorrono alla violenza, che aiuterebbe a superare il conflitto e servirebbe alla loro integrazione, esistono come in precedenza. Le commissioni per l'adattamento dei guerriglieri create nelle repubbliche del Caucaso del Nord negli anni 2010-2012 sono un meccanismo per mezzo del quale si può lavorare con i guerriglieri. Queste possono anche aiutare gli ex guerriglieri che hanno scontato le pene carcerarie e hanno bisogno di sostegno per la reintegrazione economica e sociale nella vita civile, per non permettere il loro ritorno alla clandestinità. Tuttavia il lavoro delle commissioni causa obiezioni in alcune strutture armate e, com'è stato notato sopra, in Daghestan l'organo è stato soppresso e sostituito da uno nuovo con un mandato più ampio e una procedura non chiara. Al contrario, si sarebbe dovuto rafforzare i poteri delle commissioni, tra cui il ruolo dei rappresentanti della società civile in esse".

"Quasi vent'anni di abusi delle strutture armate hanno privato i cittadini di fiducia nella supremazia del diritto e hanno spinto alcune vittime della violenza alla fuga nella clandestinità islamista. L'impunità ha portato a far entrare saldamente la violenza nella pratica delle forze dell'ordine anche nelle indagini sui reati minori. Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno documentato molti casi di scomparse con l'uso della violenza, torture ed esecuzioni extragiudiziali, tuttavia le vittime non trovano mezzi di difesa legale a livello nazionale. Per molti di loro l'ultima speranza di ristabilimento dei propri diritti resta la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), dove la Russia è in testa per numero di denunce da esaminare".

"Nell'insieme tutti questi fattori generano nella gente la sfiducia nelle istituzioni statali. Per buona parte della popolazione di questa regione prevalentemente musulmana leggi e regole dello stato laico si sono screditate, cose che aumenta l'attrattiva di modelli più conservatori fondati sul diritto islamico e consuetudinario e riduce a niente i timidi tentativi di ottenere l'appoggio degli abitanti del luogo nella lotta al terrorismo. Molti cercano metodi alternativi per l'organizzazione della vita delle proprie comunità. In particolare nelle repubbliche orientali del Caucaso del Nord, dove sia le comunità sufi, sia quelle salafite creano una realtà parallela con istituzioni alternative".

"Il Caucaso del Nord è soffocato da istituzioni corrotte, da un'amministrazione inefficiente, da un'inosservanza delle leggi diffusa ovunque e da uno sviluppo economico ineguale, cose che nell'insieme creano un vuoto che parte della gioventù insoddisfatta cerca di riempire unendosi a gruppi che, come ad essa pare, si pongono scopi precisi. La debolezza delle istituzioni statali e del sistema economico mina gli sforzi di Mosca indirizzati all'integrazione della regione e la lotta alle manifestazioni di estremismo. Anche il superamento di questi problemi sistematici è una condizione imprescrittibile di una felice soluzione del conflitto".

*Il testo completo del rapporto è disponibile sul sito: http://www.crisisgroup.org/en/


Ekaterina SOKIRJANSKAJA, capo della rappresentanza del Gruppo di Crisi Internazionale in Russia:

"Il fatto è che le madri corrono tra il cordone e i guerriglieri"

Recentemente Vladimir Putin ha proposto una serie di emendamenti che inaspriscono la legislazione antiterroristica. Lei ritiene che il "giro di vite" renda più efficace la lotta al terrorismo?

Le correzioni proposte introducono il principio della responsabilità collettiva, che contraddice i principi del diritto russo e internazionale. Secondo le correzioni i familiari dei guerriglieri e "altre persone vicine a loro" dovranno risarcire lo stato dei danni causati dagli atti terroristici e qualsiasi proprietà acquistata con "mezzi economici illegali" potrà essere confiscata dallo stato. Ma qualcuno proverà qualcosa? Ed è possibile provare che una proprietà è stata acquistata con mezzi economici derivanti dall'attività terroristica? Probabilmente questa norma sarà usata per distruggere le proprietà non solo dei familiari dei terroristi, ma anche dei semplici guerriglieri e dei loro familiari senza una sentenza di un tribunale. E questo acutizza ancora una situazione comunque tesa.

Le iniziative dei funzionari federali si possono spiegare con l'ignoranza dello specifico della situazione nelle regioni. Ma come si può comprendere la dichiarazione del presidente dell'Inguscezia Junus-bek Evkurov, che propone non solo di distruggere le case dei fiancheggiatori e dei familiari, ma anche di confiscarne le terre?

Alcuni anni fa tali metodi furono usati attivamente in Cecenia, ciò non regolò il conflitto, ma lo ha semplicemente cacciato in profondità.

E' necessario comprendere che la maggioranza assoluta dei familiari, in particolare i genitori dei guerriglieri, condannano le azioni dei propri figli e vivono di una sola speranza – farli tornare alla vita civile. Queste madri durante le operazioni speciali corrono intorno ai cordoni, sperando di convincere gli agenti delle strutture armate a permettere trattative e poi di convincere i figli ad arrendersi. Questi padri pubblicano su Internet filmati con appelli ai figli a tornare alla vita civile. Molti giovani si sono arresi alle autorità grazie agli sforzi delle persone a loro vicine. Dei familiari bisogna fare degli alleati e non dei nemici nella lotta al terrorismo. E' un esperimento pericoloso, gravido di conseguenze imprevedibili. L'introduzione di tale pratica porterà a un escalation della violenza e incrementerà l'andata alla macchia della gioventù. Inoltre probabilmente i guerriglieri inizieranno ad agire simmetricamente, attaccheranno i familiari degli agenti delle strutture armate e faranno esplodere le loro case.

Nel vostro rapporto quasi non si tocca il tema dell'Olimpiade di Soči. La preparazione ad essa ha influenzato la situazione del Caucaso del Nord?

Prima dell'Olimpiade sono state dispiegate tutte le misure lievi per la lotta al terrorismo provate negli ultimi anni; è in corso un orientamento su metodi duri, di forza per la garanzia della sicurezza. In prospettiva a breve termine questo può avere un determinato effetto, tuttavia dopo l'Olimpiade probabilmente si può pronosticare una nuova ondata di violenza.

Recentemente Vladimir Putin è intervenuto con dichiarazioni dure all'indirizzo delle organizzazioni internazionali che lavorano nel Caucaso. Ha definito la loro attività "anti-russa" e ha chiamato le forze dell'ordine a non tralasciare di fare attenzione alle "accuse generalizzate" sulla "cosiddetta violazione dei diritti dei cittadini del Caucaso del Nord diffusa ovunque". Questo complicherà il vostro lavoro in questa regione comunque complessa?

Non mettiamo questa dichiarazione sul nostro conto perché i nostri rapporti non contengono accuse generalizzate. Scriviamo molto sulle violazioni dei diritti umani, ma tutte le nostre conclusioni si basano su casi concreti, molto ben documentati. Noi stessi interroghiamo le vittime e rafforziamo i nostri articoli con riferimenti a pubblicazioni di note organizzazioni per la difesa dei diritti umani, alle sentenze della Corte Europea e a pubblicazioni dei mezzi di informazione di massa.

Ritengo che il nostro lavoro e le nostre raccomandazioni possano essere utili alla leadership del paese, agli agenti delle strutture armate e ai capi degli enti responsabili della situazione nella regione. Senza la ricerca di una soluzione pacifica e duratura dei conflitti del Caucaso del Nord, senza una maggiore e migliore integrazione con le altre parti del paese la Russia non potrà svilupparsi come uno stato democratico ed efficiente. Lo scopo del nostro lavoro è aiutare nella ricerca di soluzioni mutuamente accettabili per i complessi problemi della regione. Spero che anche in seguito potremo continuare tranquillamente i nostri studi.

Autrice: Irina Gordienko


Indirizzo della pagina: http://www.novayagazeta.ru/politics/60374.html

[1] Letteralmente "il bosco" (inteso come luogo in cui si nascondono i guerriglieri). Mi rifaccio all'espressione "darsi alla macchia".
[2] Severo-Kavkazskij Federal'nyj Okrug (Distretto Federale del Caucaso del Nord).
[3] I conflitti russo-ceceni degli anni 1994-1996 e 1999-2009.


18 settembre 2013

Sulla Russia e il suo Führerprinzip

"Novaja gazeta", 14-09-2013, 15:23:00
La Russia senza Führer

Il superamento del Führerprinzip potrebbe diventare il passo chiave del paese nella direzione dell'umanità civilizzata

Per molto tempo il potere con gioia, ma i suoi avverssari con tristezza hanno detto che l'opposizione non aveva un leader. Adesso il leader sarebbe come comparso. Di conseguenza il potere con gioia maligna e parte dei suoi avversari con timore dicono che il paese è minacciato dal nuovo brutale Führerprinzip di Naval'nyj al posto del vecchio brutale Führerprinzip di Putin. In generale il superamento del Führerprinzip è il passo chiave della Russia nella direzione dell'umanità. Un passo che per ora non si riesce a fare in alcun modo, nonostante tre regicidi, come pure la caduta di due stati russi nel corso di miseri, in dimensione storica, 74 anni.

Dirò onestamente, non vedo in che modo Naval'nyj possa diventare il presidente russo: come mostra la storia recente e recentissima del paese, per iniziare gli è necessario prima diventare primo ministro o almeno segretario del comitato cittadino moscovita del PCUS (scusate, la possibile nomina a senatore del segretario del CC del PCUS, il compagno Dolgich, da parte del sindaco di Mosca [1] mi ha ispirato). Ma il problema non è Naval'nyj. In generale non è importante cosa dice ora – finché è solo una persona sotto procedimento penale con una condanna reale, che a Mosca ha raccolto quasi più voti di Michail Prochorov alle elezioni presidenziali del 2012. Per Prochorov, in assenza (finore) di un procedimento penale ci sarebbero teoricamente più chances di andare legalmente a competere alle prossime elezioni del capo dello Stato che per Naval'nyj. Se, certo, il potere nel paese cambierà proprio in questo modo. Tra l'altro di un Führerprinzip di Prochorov è in qualche modo perfino ridicolo parlare: in generale non si vede e non si sente nei momenti chiave della storia politica russa.

Il problema è che qualsiasi futuro presidente russo non sia come Putin e neanche come Medevedev. Che lavori come top manager della Russia esclusivamente per tutto il periodo del contratto prescritto dalla Costituzione e se ne vada al momento giusto. Che non si ritenga il vicario del Signore Iddio o l'ombra del vicario. Per questo bisogna cambiare i meccanismi dello stato, che riproducono capi che non considerano affatto le leggi, né gli interessi dei comuni cittadini.

Infatti neanche Putin inizialmente era stato preso per il capo della nazione. Per di più l'avevano messo alla presidenza dei concreti clan pro-potere come marionetta e garante dell'intangibilità del loro potere e delle loro proprietà. Solo di conseguenza è diventato il garante del potere e delle proprietà di tutt'altre persone. Per di più Putin è diventato un capo senza neanche essere un reale politico pubblico. E Naval'nyj, anche se è un politico pubblico, per ora è non è tanto un capo, quanto una popstar. Se lo si ritiene il capo della futura rivoluzione, neanche qui c'è alcuna garanzia, che si rivelerà proprio "Lenin" e non "Trockij". Il rivolgimento di Ottobre in Russia fu inventato e per molti versi fatto proprio da Trockij, ma in forza di una complessa combinazione di cause storiche (tra cui grazie a una gonfiata opinione di se e alla riluttanza nell'entrare nella lotta di apparato di routine con i compagni di partito) fu messo rapidamente in secondo piano. Adesso nessuno in Russia chiama Trockij "guida del proletariato mondiale" e non è la sua mummia che giace nel Mausoleo. Il problema è che la Russia non si libera dal Führerprinzip senza l'aiuto dei capi. Perché la chiave della liberazione è nella capacità dei governanti di andarsene spontaneamente dal proprio posto. Si deve trovare un capo che sia tanto forte da limitare il proprio governo all'ambito temporale previsto dalla Costituzione. E che sappia fare di questo una regola.

Il debole e politicamente nullo Dmitrij Medvedev ha fatto per il rafforzamento del Führerprinzip nel paese perfino più del suo brutale compagno più vecchio. L'ampliamento del periodo di potere del capo dello stato da 4 a 6 anni all'inizio della legislatura medvedeviana ha dato a Putin i fondamenti legali per governare per altri 12 anni. Se il mandato non fosse stato prolungato e avessero anche tolto dalla Costituzione la parola "consecutivamente" (il divieto di competere per più di due mandati consecutivamente), già ora avremmo un altro paese.

La cosa più buffa che ho letto sull'attuale campagna elettorale moscovita, a dire il vero, era prevalentemente degli autori pro-potere: "Il potere ha deciso di compiere un esperimento coraggioso – tenere elezioni oneste". Se andrà avanti in questo suo coraggioso sperimentalismo, cessando coraggiosamente di rubare su scala industriale, di perseguitare i mezzi di comunicazione di massa scomodi e di fabbricare procedimenti penali contro gli oppositori politici, da noi apparirà una chance di vincere il Führerprinzip. E di non temere più dei bei giovani che intervengono in modo infuocato nella piazza al grido di migliaia di fan entusiasti.

La gente abituata al fatto che la nostra repubblica presidenziale non è governata da uno zar, ma da un manager salariato assunto con i suoi soldi, che ha ricevuto i suoi voti alle elezioni, che se ne andrà al massimo 8 anni dopo cesserà di aspettare la manna celeste dal leader nazionale. Trasformando in tal modo qualsiasi presidente in un Führer. L'alternanza del potere e la sua sottomissione alle leggi dello stato è l'unica possibilità di liberare la Russia dal Führerprinzip. Infatti da noi neanche la sostituzione della monarchia assoluta con il potere sovietico (formalmente collettivo) e poi la repubblica presidenziale hanno finora potuto cambiare la circostanza per cui ogni successivo governante è separato dal trono solo dalla morte, da un rivolgimento di palazzo o da una rivoluzione.

I capi compaiono solo là, dov'è deformato principalmente il ruolo e la missione del potere stesso. Negli stati democratici il potere è una guardia con precise date di inizio e di fine lavoro sulla base dell'osservanza di precise procedure giuridiche. Là non si considerano le elezioni oneste un "esperimento coraggioso": queste sono semplicemente parte del meccanismo statale.

Ciò non significa che il presidente dev'essere timido e impercettibile. Non deve semplicemente ritenersi insostituibile.

Autore: Semën Novoprudskij

Indirizzo della pagina: http://www.novayagazeta.ru/comments/59994.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] I membri della "camera alta" del parlamento russo, il Consiglio della Federazione, sono nominati per rappresentare i soggetti locali della Federazione Russa. Mosca e San Pietroburgo hanno lo statuto speciale di "città di pertinenza federale".

05 settembre 2013

La Russia di Putin prepara processi politici con l'aiuto dello FSB?

Dalle dichiarazioni di un partecipante alle operazioni speciali dello FSB [1] arrestato

"Esigono da me che riveli che hanno compiuto gravi crimini: Chodorkovskij, Naval'nyj [2], Kudrin [3], Nemcov [4], Ponomarëv [5], Udal'cov [6], Prochorov [7], Kasparov, Gudkov [8], D.A. Medvedev"

04.09.2013
[1] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), il principale servizio segreto russo.
[2] Aleksej Anatol'evič Naval'nyj, uno dei leader dell'opposizione a Putin.
[3] Aleksej Leonidovič Kudrin, ex ministro delle Finanze.
[4] Boris Efimovič Nemcov, uno dei leader dell'opposizione liberale.
[5] Il'ja Vladimirovič Ponomarëv, oppositore del "Fronte di Sinistra".
[6] Sergej Stanislavovič Udal'cov, uno dei leader dell'opposizione di sinistra.
[7] Michail Dmitrievič Prochorov, grande imprenditore e oppositore di Putin.
[8] Gennadij Vladimirovič Gudkov, parlamentare del partito socialdemocratico "Russia Giusta" espulso dalla Duma nel 2012.
[9] "Del Pantano" (quello che c'era un tempo), piazza del centro di Mosca.
[10] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa nota per la sua brutalità.
[11] La repressione scatenata contro i partecipanti alla manifestazione del 6 maggio 2012.
[12] Caso montato ad arte contro un presunto partito di sabotatori industriali.
[13] Sledstvennyj IZOljator (Isolatore di Custodia Cautelare).
[14] Quartiere della zona sud-occidentale di Mosca.
[15] Circa 11-18 euro.
[16] Glavnoe Sledstvennoe Upravlenie (Direzione Inquirente Centrale).
[17] Leonid Michajlovič Razvozžaev, oppositore di sinistra rapito da agenti segreti russi in Ucraina, dove stava per chiedere asilo politico.
[18] Città della Siberia meridionale.
[19] Ksenija Anatol'evna Sobčak, giornalista televisiva e oppositrice, figlia del sindaco perestrojkista di San Pietroburgo Anatolij Aleksandrovič Sobčak.
[20] Jurij Jakovlevič Čajka, procuratore generale della Federazione Russa.
[21] Città della Siberia occidentale.
[22] Aleksandr Ivanovič Bastryrkin, capo del Comitato Inquirente.
[23] Sledstvennoe Upravlenie (Direzione Investigativa).
[24] Viale del centro di Mosca.
[25] Il "partito del potere" che porta avanti la politica di Putin.
[26] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).
[27] Circa 1,5 milioni di euro.
[28] Sic.
[29] Cioè Kontrrazvedka, "Controspionaggio".
[30] Città della Russia meridionale.
[31] Cioè della scorsa legislatura.