30 novembre 2010

La "Novaja gazeta" e una giustizia che punisce chi denuncia i crimini

Perché non siamo d'accordo con la decisione del tribunale Basmannyj [1]




L'onore del direttore degli affari presidenziali e la dignità del suo ente sono risultati più preziosi della reputazione di un paese in cui si prendono bustarelle, scompaiono prove materiali, gli agenti operativi soffrono di smemoratezza e a persecuzioni giudiziarie vengono sottoposti quelli che denunciano i reati e non quelli che li commettono


Venerdì il tribunale Basmannyj di Mosca ha soddisfatto in parte le richieste dei querelanti, l'Amministrazione degli Affari Presidenziali e il suo capo Vladimir Kožin nei confronti della “Novaja gazeta”, del corrispondente speciale Roman Anin e del presidente del consiglio di amministrazione della Spa Moskonversprom [2] Valerij Morozov.

Motivo della querela era stato l'articolo della “Novaja gazeta” “La seconda volta – di fila” nel n. 74 del 12 luglio 2010. I querelanti avevano chiesto di smentire il sottotitolo dell'articolo “L'Amministrazione degli Affari Presidenziali ha stanziato 800 milioni [3] per una strada già costruita, per fondamenta e muri pronti di una casa per le vacanze governativa a Soči. I soldi sono stati ricevuti da ditte vicine a funzionari dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali” e anche due frasi del testo: “Abbiamo studiato attentamente il compito tecnico per il concorso vinto dalla FGUP [4]Stroitel'noe ob''edinenie UDP RF[5] e con stupore abbiamo scoperto che in questa sono “duplicati” molti lavori che in precedenza sono già stati svolti dalla Moskonversprom, che per questi sono stati approvati degli atti e che sono stati pagati dall'Amministrazione degli Affari Presidenziali!” e “Morozov ricorda: chiese precisamente al direttore degli affari presidenziali Vladimir Kožin se il nuovo concorso significasse che l'Amministrazione degli Affari Presidenziali cessava la propria collaborazione con la compagnia? Al che ebbe la risposta: no, il concorso è una formalità, voi resterete sul complesso”.

Il procedimento penale per le bustarelle al funzionario dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali responsabile della costruzione dei complessi olimpici a Soči, avrebbe potuto tradizionalmente concludersi con un nulla di fatto, se non fosse stato per l'ingerenza dello stesso presidente Medvedev, che aveva scritto al Procuratore Generale Čajka sopra l'articolo della “Novaja gazeta”: “Chiarite e fate rapporto”.

L'ordine del presidente è stato accolto dagli organi inquirenti – per non essere eseguito. Fra l'altro in un'intervista intitolata “Come ho dato bustarelle ai funzionari dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali” (vedi “Novaja gazeta”, n. 59 del 4 giugno 2010), l'uomo d'affari Valerij Morozov raccontava che nel corso di alcuni anni aveva pagato un alto funzionario dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali, che chiedeva il 12% su un contratto da 1,5 miliardi di rubli [6]. Ma una volta Vladimir Leševskij, e si trattava proprio di lui, senza eseguire gli obblighi presi, chiese una somma ulteriore. Allora l'uomo d'affari si rivolse alla polizia. Fu condotto un esperimento investigativo, nel corso del quale in un ristorante di Mosca Morozov dette al funzionario dei soldi contrassegnati dagli agenti operativi e l'incontro stesso fu registrato. Tuttavia il procedimento penale non fu aperto. E i soldi dati dall'uomo d'affari per l'esperimento sparirono del tutto.

Allo stesso querelante Morozov gli investigatori si rivolsero come se lo aspettasse [7] la Butyrka [8]. E tutto ciò che agli inquirenti è riuscito chiarire può causare non conseguenze legali, ma un attacco di riso isterico. E' risultato che il ministero degli Interni non può presentare le registrazioni audio e video dell'esperimento investigativo in quanto sarebbero state distrutte; e gli stessi agenti operativi per qualche motivo non ricordano nulla. Particolarmente poco bene ricordano dove si sono nascosti i soldi, che ammontavano a 15 milioni di rubli [9].

La dirigenza della Commissione Inquirente ha scosso le mani e ha detto che questa è un'indagine molto difficile, in quanto a disposizione degli inquirenti c'è solo la parola di Morozov contro quella di Leševskij. E alle domande sulle registrazioni e sui soldi dell'esperimento investigativo scomparsi, sull'accurato interrogatorio degli agenti operativi sofferenti di amnesia, sulla selezione dei testimoni tra i lavoratori del ristorante dove ebbe luogo l'incontro e di altri ufficiali del ministero degli Interni che sapevano dell'operazione gli alti dirigenti hanno avuto difficoltà a rispondere.

La “Novaja gazeta” tra l'altro ha continuato la propria indagine, chiarendo le furberie di strani contratti conclusi dall'Amministrazione degli Affari Presidenziali. Morozov ci ha assicurato che, a quanto è a conoscenza, i lavori già eseguiti dalla sua ditta Moskonversprom (appaltatrice e progettista generale) sono stati di nuovo inclusi negli obbiettivi tecnici di un nuovo concorso, che devono essere eseguiti da (e pagati a) ditte vicine a Leševskij.

Tuttavia proprio il racconto in proposito – e non sulle possibili bustarelle e tangenti – da parte del capo dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali Kožin e tutta l'Amministrazione degli Affari Presidenziali in blocco è stato ritenuto infamante, sono andati in tribunale e hanno chiesto un milione [10] alla “Novaja gazeta”. Niente di nuovo: è la solita tattica – andare in giudizio non per l'essenza della questione, ma prenderla alla lontana – beh, per esempio, perché non è piaciuto un titolo, – o persuadere qualche persona casualmente rammentata nel testo perché senta un attacco di inattese sofferenze morali… Lo scopo è evidente: quando è pericoloso chiarire le circostanze del fatto, è necessario infamare l'oppositore almeno in qualche modo. E poi a tutte le spiacevoli domande dei giornalisti e dei capi nella persona del presidente su quelle stesse bustarelle reagire con un'aria offesa, mostrando una sentenza del tribunale su tutt'altro argomento.

Qui sono importanti i dati. Il 4 agosto all'apertura del procedimento penale a Morozov è stato rifiutato di fare una dichiarazione. Ma già il 6 agosto è stata siglata l'istanza di Kožin e dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali nei confronti della “Novaja gazeta”. Ma non sono riusciti a coprire il procedimento penale. Non appena si è saputo dello strana delibera degli inquirenti è scoppiato uno scandalo. Evidentemente, sia per il Procuratore Generale Čajka, sia per il capo della SKP [11] Bastyrkin era imbarazzante far rapporto al presidente-giurista sui video scomparsi, le prove materiali sparite, i testimoni non trovati e gli agenti operativi smemorati. L'11 agosto la delibera sul rifiuto è stata cancellata, ma il procedimento penale è stato aperto. Ecco che solo ieri sera Morozov riceve nelle proprie mani il rifiuto scritto degli inquirenti, ma domattina, giorno di uscita dell'articolo in proposito sulla “Novaja gazeta” l'indagine risulta prorogata. Domanda: se all'Amministrazione degli Affari Presidenziali avessero saputo tale svolta degli eventi, sarebbe stata siglata un'istanza contro la “Novaja gazeta”?

La tattica cambia: al querelante Morozov è stata estorta una firma sulla non diffusione dei dati delle indagini – gli è stato proibito parlare di ciò che sa, perfino in un tribunale civile. Sarebbe interessante sapere: chi potrebbe aver chiesto questo favore all'inquirente? Anche se forse l'inquirente potrebbe averci pensato da solo.

Dopo che il tribunale Basmannyj di Mosca ha preso in esame la querela di Kožin e dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali nei confronti della “Novaja gazeta” e di Morozov, Morozov chiede all'inquirente di permettergli di testimoniare e portare prove in un processo civile, accludendo alla propria istanza la querela di Kožin, secondo cui è stato riconosciuto corresponsabile. L'inquirente rifiuta del tutto, privando in tal modo il querelato della possibilità di difendersi, come richiedono le regole del processo civile e insieme affermando di fatto che l'oggetto di prova del processo penale e di quello civile è lo stesso.

Questo è molto importante e qui la cosa non sta nelle formalità, non sta negli arzigogoli giuridici. Semplicemente in un processo civile non si possono verificare le informazioni, la cui attendibilità è parallelamente sottoposta a verifica e prove nell'ambito di un procedimento penale. E pure non potrebbe esserci processo senza uno studio accurato, senza lo svolgimento di esami abbastanza complicati non si potrebbero chiarire i dettagli degli obbiettivi tecnici, degli atti e delle registrazioni del denaro (oltre 600 pagine di documenti). E di chiedere agli inquirenti, come hanno richiesto i querelati, se non si verifichino le circostanze discusse dai querelanti nell'ambito del procedimento penale non si aveva voglia. Si è semplicemente sentenziato che l'onore del sig. Kožin e la dignità del suo ente avessero sofferto più dei complessi olimpici.

Il compito della stampa è attrarre l'attenzione della società e dello stato verso fatti pubblicamente significativi, che recano danno alla società e allo stato. Il compito dello stato è verificare questi fatti e le circostanze corrispondenti. Il giornale, con l'aiuto dell'imprenditore Morozov, ha attratto l'attenzione. Lo stato ha aperto un procedimento penale, gli inquirenti devono verificare e verificano questi fatti e queste circostanze, tra cui anche quelle che sono discusse dagli istanti in un processo civile.

Ma cosa è risultato nel tribunale Basmannyj? Essenzialmente, la funzione di provare le circostanze del reato, che è assegnata allo stato nelle persone degli inquirenti di un procedimento penale e questo stesso stato, nella persona del tribunale civile, l'ha passata al giornale e a Morozov, tra l'altro parte lesa e istante di un processo, il quale è stato preventivamente privato del suo diritto di testimoniare e presentare prove in suo possesso in un processo civile.

Sulla base di quali argomenti operi il tribunale non ci è noto: le motivazioni della sentenza ancora non ci sono. Non appena compariranno, ricorreremo in cassazione, in quanto più che della reputazione dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali siamo preoccupati della reputazione di un paese in cui si prendono bustarelle, scompaiono prove materiali, gli agenti operativi soffrono di smemoratezza e a persecuzioni giudiziarie vengono sottoposti quelli che denunciano i reati e non quelli che li commettono.

"Novaja gazeta"

29.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/134/21.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Tribunale del quartiere Basmannyj nel centro di Mosca, noto per essere il mezzo per la persecuzione giudiziaria degli avversari di Putin.

[2] Impresa edile di Mosca.

[3] Oltre 19,2 milioni di euro.

[4] Federal'noe Gosudarstvennoe Unitarnoe Predprijatie (Impresa Unitaria Statale Federale).

[5] “Unione Edile della UPD della RF”. UDP sta per Upravlenie Delami Prezidenta (Amministrazione degli Affari Presidenziali) e RF sta Rossijskaja Federacija (Federazione Russa). Il rilievo grafico è mio.

[6] Oltre 36,1 milioni di euro.

[7] Letteralmente “piangesse per lui”.

[8] Nome colloquiale della prigione Butyrskaja, tristemente nota come luogo di reclusione di dissidenti sovietici e tuttora carcere assai duro.

[9] Oltre 361000 rubli.

[10] Oltre 24000 rubli.

[11] Sledstvennaja Komissija pri Prokurature (Commissione Inquirente presso la Procura).

Mario Monicelli


Una triste uscita di scena... Possa tu essere nella Pace, Mario

28 novembre 2010

Medvedev lancia la sfida a Putin anche servendosi di argomenti dell'opposizione

Il “Partito di Internet” sferra un colpo al “Partito della Televisione”




Cos'è accaduto? Il presidente ha criticato duramente “Russia Unita” per essersi trasformata nel PCUS e aver soffocato l'opposizione (perfino quella timida) con l'aiuto di manipolazioni mediatiche ed elettorali, facendo sprofondare la Russia in una “stagnazione mortale”?

Il tutto è molto più serio di una semplice critica al partito del potere, che il partito neanche è (qualsiasi altro partito potrebbe svolgere la sua funzione di servizio, se venisse specialmente formato per questo). Si tratta della reale rivalità tra due partiti non registrati da nessuno, ma che oggi sono i rivali principali. I partiti che presenteranno realmente i loro candidati alla presidenza nel 2012.

Nell'ambito di questa rivalità il “Partito di Internet” per bocca del proprio leader ha inferto pubblicamente un colpo alla reputazione del “Partito della Televisione”, il cui leader compatibilmente è a capo anche di “Russia Unita”, che è totalmente di servizio.

E' chiaro che la risposta pubblica seguirà. Il 4-6 dicembre, quando il leader del “Partito della Televisione” interverrà alla conferenza di “Russia Unita” nell'estremo oriente [1]. O più tardi, quando questi come premier terrà il tradizionale discorso in televisione. Fra l'altro, non è obbligatorio neutralizzare il “cyber-attacco” del presidente con un colpo diretto. Lo si può semplicemente stingere, chiacchierare, profanare – e rendere innocuo.

Inizialmente per il criticato la cosa migliore è concordare con la critica del presidente. Questo, peraltro, l'hanno già fatto i rappresentanti della leadership di “Russia Unita”: il capo del comitato esecutivo di “Russia Unita” Vorob'ëv già mercoledì si è espresso dicendo che la dichiarazione di Medvedev per loro del partito del potere è “assolutamente comprensibile” e che la mancanza di concorrenza è effettivamente una minaccia allo sviluppo politico. Tra l'altro l'accento è posto sui passaggi della dichiarazione di Medvedev che sembrano meno convincenti, anche se comprensibili dal punto di vista delle regole non scritte per la costruzione di simili alte enunciazioni (perché non sia solo una critica, ma anche una messa in mostra di “passi costruttivi” già fatti sul terreno della “democratizzazione”). Dice, la modernizzazione del sistema politico va avanti già da qualche anno, i brogli elettorali sono stati “minimizzati”, l'accesso dei partiti ai mezzi di informazione di massa è diventato paritario, i partiti piccoli (dal 5 al 7% dei voti) hanno ottenuto la possibilità di creare i propri gruppi parlamentari, ecc. E il partito del potere ha puntualmente approvato alla Duma questi emendamenti alla legislazione elettorale. Cioè tutto va nella direzione normale e non c'è motivo di drammatizzare la situazione come “stagnazione” – questa sarà inevitabilmente prosciugata.

Peraltro desiderare vedere nella dichiarazione di Medvedev esclusivamente un “resoconto del lavoro fatto”, senza notare le parole dirette e dure sul partito del potere che si degrada e “diviene di bronzo” e sulla privazione dell'opposizione “della più piccola chance di vincere in una lotta corretta”, si può anche dalle fila dell'opposizione. Ma questo sarà altrettanto poco efficace di una discussione su quanti dimostranti possa contenere la piazza Triumfal'naja [2] - se 50 persone meno di quante sembri agli organizzatori, allora nessun compromesso con un regime sanguinario.

C'è anche un altro modo di indebolire l'attacco critico di Medvedev. Lo stereotipo per questo è già pronto. Intervenendo la scorsa settimana davanti agli studenti delle università degli USA il sig. Surkov, vice capo dell'amministrazione presidenziale, ha compiuto un disinnesco preventivo della dichiarazione del presidente, chiarendo come al Cremlino, dal suo punto di vista, valutino le reali prospettive dell'opposizione. E le prospettive sono tali che l'opposizione “si rafforzerà e diventerà rispettabile” non prima che tra 10 anni. Allora sarà possibile anche la sua partecipazione al potere, ma inizialmente solo in una coalizione con “Russia Unita”. 10 anni sono il tempo minimo che si assegna per la nobilitazione dell'opposizione e la trasformazione di essa in una forza la cui venuta al potere non porti a “mutamenti catastrofici”. Per ora, nelle future elezioni del 2011, certamente vincerà la pur “diveniente di bronzo”, ma funzionante “Russia Unita”.

Se Medvedev condivida tale approccio o no, non ci è precisamente noto. Si ha voglia di credere che non lo condivida. Una cosa è chiara – la cancellazione delle asprezze del suo messaggio Internet è già cominciata.

Andrej Lipskij [3]


26.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/133/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] L'estremo oriente della Russia, tra la Cina e il Pacifico.

[2] “Trionfale” (piazza del centro di Mosca).

[3] Andrej Evgen'evič Lipskij, vice-direttore della “Novaja gazeta”.

Un'analisi di una terra tolta ai suoi abitanti: il Caucaso

Caucaso del Nord: dal grumo di contraddizioni nella periferia all'impossessamento del proprio destino

Nov. 19, 2010, 10:32

Nell'articolo dell'autore fisso di articoli e commenti nei servizi interattivi di "Kavkazskij uzel" Valerij Dzucev viene presentata l'analisi della situazione nel Caucaso del Nord e la visione dell'autore sulla crisi della politica delle autorità russe, ma anche sulla strada per risolvere i conflitti esistenti nella regione. Alcune parti di queste riflessioni erano state espresse in una delle conferenze regionali cinque anni fa, ma in modo strabiliante non hanno perso attualità ai nostri giorni. Per lunghi anni Valerij Dzucev ha vissuto e lavorato in Ossezia del Nord, negli ultimi tempi lavora a Washington, USA.

L'assolutizzazione del potere federale porta a un inasprimento nel Caucaso del Nord

La particolarità che distingue la situazione del Caucaso del Nord al giorno d'oggi è la più o meno continua crescita dell'imprevedibilità. Dopo l'attacco dei militanti all'Inguscezia nell'estate del 2004, la presa della scuola di Beslan nell'autunno dello stesso anno, le ondate di terrore in Daghestan e in Inguscezia e l'inatteso inasprimento in Kabardino-Balkaria nell'autunno del 2005, una delle domande principali per la popolazione della regione diventa “dove e cosa succederà la prossima volta?” La Cecenia ha smesso già da tempo di essere l'unica fornitrice di notizie straordinarie e la zona di attesa di queste si è allargata a spese come minimo di tutta la regione del Caucaso del Nord. Questo fenomeno è quanto mai stupefacente, perché negli ultimissimi anni le autorità russe più di una volta hanno annunciato il rafforzamento del potere centrale e dell'ordine.

E' curioso che si possano condurre paralleli diretti tra alcune tesi propagandistiche dell'odierno potere russo e le tesi delle autorità dei tempi dell'URSS. Per esempio, il dogma comunista su come in misura dell'avvicinamento alla costruzione del comunismo la lotta di classe si rafforza riecheggia nell'essenzialmente paradossale postulato attuale del Cremlino su come in misura del rafforzamento della verticale del potere e dell'aumento della manovrabilità delle regioni le minacce esterne aumentano.

Un analogo della sindrome dell'accerchiamento nemico dei tempi del comunismo oggi in Russia è il terrorismo internazionale e le spesso non nominate forze nemiche dell'Occidente. Il “Terrorismo Internazionale” ha sostituito con un certo successo nella Russia odierna le forze dell'“imperialismo internazionale”, tanto più che per terrorismo internazionale i mezzi di informazione di massa russi, che formano la pubblica opinione, spesso intendono non semplicemente gli islamisti radicali, ma anche i servizi segreti occidentali. Se alle mene del terrorismo internazionale qualcuno forse crede a livello di Federazione Russa, nello stesso Caucaso del Nord i nemici per la popolazione locale sono molto più concreti. I disordini di massa in Ossezia del Nord dopo l'atto terroristico del 9 settembre 2010 si sono indirizzati non contro i terroristi internazionali, ma contro i vicini ingusci, a cui in Ossezia si usa legare tutti gli atti terroristici nella repubblica. La disgrazia sta nel fatto che quando le autorità di questi o quelli avvenimenti negativi nel Caucaso del Nord accusano solo misteriosi stranieri nemici con cui non si può far nulla, allora non resta posto per l'interpretazione della situazione nella regione e la soluzione dei problemi esistenti.

In tal modo risulta che gli ideologi dello stato russo attuale finora abbiano pensato poco di nuovo in confronto al recente passato comunista. A mio parere, questo è uno degli indicatori della crisi della costruzione dello stato nella Russia attuale.

Nella misura in cui il potere centrale si rafforza e toglie sempre più poteri alle regioni, la situazione del Caucaso del Nord quasi sincronicamente si destabilizza. E non si tratta del fatto che alcune forze numericamente percepibili nella regione sono orientate in senso anti-russo o vogliono la guerra, ma piuttosto del fatto che il potere in quei posti è privo di un appoggio più o meno ampio perciò perfino un gruppo relativamente piccolo di radicali può compiere con successo azioni estremistiche. I cittadini non sentono responsabilità per la situazione dello stato e non hanno fiducia in esso, anzi in parte smettono di sentirlo qualcosa di loro.

Nel Caucaso del Nord questo si manifesta più chiaramente. Per i caucasici in generale molto spesso è stato caratteristico l'atteggiamento verso lo stato come qualcosa di estraneo, portato da fuori. Questa tesi è stata ben analizzata e sentita nel Caucaso del Sud, quando si è manifestata nella costruzione dello stato nel periodo post-sovietico. Ma questa tesi, con qualche riserva, la applicheremo anche al Nord del Caucaso.

Al giorno d'oggi tutte le repubbliche del Caucaso del Nord sono tra le regioni della Russia altamente sovvenzionate, con un livello di sovvenzione dal 60% a oltre il 90%. Questa dipendenza di bilancio e finanziaria con il tempo aumenta soltanto. La politica fiscale federale è tale (la maggior parte delle tasse va a Mosca) che le elite locali non sono semplicemente interessate a far crescere il potenziale economico della propria regione – è molto più semplice fare lavoro di lobby per lo stanziamento di ulteriori fondi del bilancio e organizzare la loro distribuzione tra le persone “bisognose”. Anche se bisogna ammettere che neanche il clima per gli investimenti non statali nella regione è favorevole.

La struttura basata sui clan e una certa quasi innata tendenza all'autoritarismo del Caucaso del Nord sono già diventati un cliché ricorrente nelle valutazioni dei politologi di Mosca. Tuttavia, se si studia attentamente la situazione, diventa chiaro che per molti aspetti questi fenomeni nella regione volontariamente o involontariamente sono appoggiati da Mosca. Tutti i regimi esistenti nel Caucaso del Nord oggi si trovano al potere non tanto grazie all'espressione della volontà popolare (al contrario, spesso lo sono perfino malgrado questa), quanto grazie al diretto appoggio di Mosca. Molti di essi, se non tutti, verrebbero immediatamente sostituiti nel caso che nelle repubbliche si tenessero elezioni più o meno rappresentative.

Nelle condizioni in cui un popolo è ufficialmente privato di fatto del diritto di eleggersi i leader (le elezioni dei capi delle regioni russe sono state abolite per iniziativa del presidente V. Putin nel 2004 con il pretesto di migliorare la lotta con il terrorismo internazionale stesso) resta molto poco spazio per la partecipazione del popolo al proprio destino. Oggi dal comune elettore non solo non dipende nulla nella scelta del capo della repubblica, il comune elettore è praticamente scomparso dalla carta politica. Quella debole parvenza di democrazia, che poco e male, ma esisteva, è stata tolta alla gente senza che le fosse chiesto nulla. Quelle risorse che in precedenza si spendevano per ottenere la fiducia degli elettori oggi concorrono tra loro già nella quiete degli uffici, i cittadini reali sono esclusi da questo processo. Questo può portare e già porta alla crescita del nichilismo sociale e alla conseguente divisione e decadenza della società. In modo evidente questo è stato dimostrato subito dopo la tragedia di Beslan nel settembre del 2004. Nello stesso momento in cui nella lontana Italia alla manifestazione in appoggio alla gente di Beslan andarono allora 100 mila persone, in Ossezia del Nord se ne radunarono non più di 2 mila.

Conflitti e politicizzazione della società

Dopo l'abolizione delle elezioni Mosca è divenuta in modo determinato ed evidente un fattore frenante dello sviluppo politico delle regioni, in particolare della maggior parte delle repubbliche a base etnica della Federazione Russa. Ma se anche il Cremlino avesse successo nel far sì che la politica autentica esca dalla vita della maggior parte delle regioni, nel Caucaso del Nord essa resta ancora del tutto una realtà. Per di più sussistono alcuni segni e presupposti oggettivi per un'ulteriore politicizzazione delle società nella regione del Caucaso del Nord. Uno degli esempi più netti si può considerare il rapporto tra Ossezia del Nord e Inguscezia.

L'Ossezia del Nord ha al giorno d'oggi due grandi dilemmi con i vicini: con l'Inguscezia e con la Georgia. Lo stato odierno delle relazioni osseto-ingusce non può non causare angoscia. I legami tra le due repubbliche nell'ambito della Federazione Russa dopo i fatti di Beslan si sono bruscamente interrotti e i rapporti sono peggiorati, cosicché l'opinione popolare diffusa in Ossezia del Nord ha dato la colpa di questa malefatta a tutti gli ingusci e non, mettiamo, ai ceceni. L'atto terroristico del 9 settembre 2010 ha acuito al limite le frizioni osseto-ingusce e ha mostrato che la pacifica coesistenza tra osseti e ingusci finora sia in uno stato molto fragile.

E' bene che in questo momento il potere federale si senta relativamente forte e perciò, per molti versi, da una parte in grado di controllare la situazione della regione e dall'altra non interessato a scatenare queste contraddizioni. Ma nel caso in cui il potere centrale vacillasse, la regione nel giro di poche settimane o perfino giorni potrebbe tornare a un bagno di sangue come nel 1992, quando centinaia di persone furono uccise, migliaia di case bruciate e migliaia di persone furono costrette a fuggire. Nel caso in cui ci fosse un reale pericolo di disintegrazione della Russia, le autorità federali, indubbiamente, potrebbero di nuovo ricorrere al principio “divide et impera”, un po' come fecero nel 1992, d'altra parte anche gli estremisti locali potrebbero godere di nuova terra libera. Con il famigerato “problema 2012” (anno delle elezioni presidenziali in Russia) nessuno sviluppo degli eventi si può pienamente escludere.

Non di meno, nelle relazioni osseto-ingusce ci sono molti episodi positivi e la loro regolarizzazione è andata più avanti che in altre regioni del Caucaso. In particolare, molti profughi ingusci sono tornati nei precedenti luoghi di residenza in Ossezia del Nord, fino al settembre 2004 si sono sviluppati in modo relativamente intenso i legami a vario livello tra le due repubbliche. C'è un'esperienza positiva che si può di nuovo utilizzare. Certo, tutto questo ha potuto realizzarsi per molti aspetti grazie al fatto che entrambe le repubbliche si trovano nell'ambito della Federazione Russa e che Mosca ha fornito grandi risorse materiali alla causa della regolarizzazione delle relazioni osseto-ingusce.

Ma la componente non materiale è in gran parte rimasta indietro, nella regione hanno lavorato insufficientemente anche le ONG. In sostanza, in Russia non ci sono neanche tecnologie per la risoluzione non violenta dei conflitti. E questo è l'ambito in cui l'Occidente potrebbe fornire un grande contributo positivo. Mi pare che per i paesi occidentali sarebbe indispensabile proporre più insistentemente alla Russia dei progammi indirizzati in modo speciale al Caucaso del Nord. Al momento presente la regione è praticamente isolata dal mondo grazie ai conflitti, ma anche grazie a determinati timori da parte di Mosca. E' evidente una determinata inclinazione del centro federale all'isolamento del Caucaso del Nord, a non consentirgli legami con l'estero.

Tra l'altro la regione ha fortemente bisogno di questi legami, qui bisogna creare spazio per il dialogo politico, sviluppare i mezzi di informazione di massa e gli altri istituti della società civile. Il Caucaso del Nord, malgrado l'opinione corrente, aspira al progresso e perfino le sue parti più tradizionaliste hanno una sensibile aspirazione al nuovo. E' indispensabile spoliticizzare la partecipazione dell'Occidente alla regolarizzazione della situazione del Caucaso del Nord, mettere tra parentesi la politica e concentrarsi sulla soluzione dei numerosi problemi delle comunità, aiutarle nella modernizzazione, perché smettano di dare al mondo nuovi Basaev, ma portino più Gergiev
[1], Chetagurov [2] e altre grandi personalità della cultura, dell'arte, della scienza, ecc.

La modernizzazione compiuta con le forze degli stessi caucasici

A suo tempo, qualche anno prima dell'agosto 2008, mi è toccato scontrarmi con una strana situazione in Ossezia del Sud. Se si prende la maggior parte degli altri conflitti del Caucaso, si può vedere che spesso sono accompagnati da una netta inimicizia tra l'una e l'altra delle parti in lotta. Ma in questo conflitto – tra georgiani e osseti – ciò si è incontrato molto raramente. A livello di vita quotidiana non c'era alcuna recriminazione reciproca tra osseti e georgiani. Perciò in questo concreto conflitto si può dire con certezze che le contraddizioni per molti aspetti sono state create artificialmente dai politici

La situazione dell'Ossezia del Sud riguarda immediatamente l'Ossezia del Nord. Oltre alla diretta vicinanza etnica, bisogna guardare anche alla grande influenza della lobby dell'Ossezia del Sud in Ossezia del Nord. I profughi dell'Ossezia del Sud sono fuggiti in Ossezia del Nord tre volte: negli anni '20, all'inizio degli anni '90 e nel 2008. Gli osseti di entrambi i lati della Grande Catena Montuosa del Caucaso sono così fortemente legati gli uni agli altri che, naturalmente, non vogliono che tra loro ci siano ostacoli di alcun tipo. D'altra parte, considerando il grande volume finanziario del sostegno alla principale via che lega entrambe le Ossezie – l'autostrada di alta montagna Transcaucasica – è evidente che per il suo mantenimento e sviluppo (e per il normale, sicuro funzionamento di un'autostrada, indubbiamente bisogna svilupparla), sono necessari enormi fondi. Questa strada potrà giustificare finanziariamente se stessa solo a una condizione – se Tskhinvali e Vladikavkaz
[3] non saranno i suoi punti finali. In tal modo risulta che entrambe le parti dell'Ossezia potranno fiorire solo, come minimo, a una condizione indispensabile, se legheranno e non disuniranno il Nord e il Sud del Caucaso.

Con le tendenze esistenti questi piani non si realizzeranno molto facilmente, ma mi pare che le nuove iniziative della Georgia per abolire i visti per gli abitanti del Caucaso del Nord, la strategia per condurre i popoli del Caucaso a un dialogo e anche l'aspirazione all'ampliamento della presenza internazionale nella regione possano portare un progresso essenziale al processo di trattative. La Russia, certo, può conservare l'attuale abbastanza fragile situazione di equilibrio quasi all'infinito, – il che può avere anche il suo valore, – ma evidentemente, al momento non è capace di proporre una soluzione duratura ai problemi del Caucaso. E' sufficiente guardare la situazione del Caucaso del Nord, là dove Mosca ha un potere non limitato da alcuno e vedere che, perfino in tali condizioni “da serra”, Mosca non può realizzare le riforme indispensabili e ha difficoltà a stabilire compiti concreti.

Sono convinto che anche la società civile debba dire la sua. Prima di tutto si deve spoliticizzare al massimo il problema e portarlo al suo anello finale – la persona reale. Cosa le serve per sentirsi bene? A volte i rappresentanti delle organizzazioni non governative danno l'impressione di essere sezioni dei rispettivi governi, ma in tal caso non riusciranno mai a svolgere la loro funzione: la formulazione e l'articolazione degli interessi della persona reale.

Mi sembra che, nonostante vari ordini del giorno in varie parti del Caucaso, la creazione di uno spazio pancaucasico per la valutazione dei problemi urgenti, – prima di tutto dei conflitti e ancora meglio dello sviluppo dei legami, – sarebbe un passo molto positivo e richiesto. Questo potrebbe essere uno spazio di esperti con la partecipazione di membri di vario genere, che con il tempo avrebbe la chance di crescere in un Istituto del Caucaso con la rappresentanza di tutte le sue regioni. Forse si dovrebbe cercare di legare insieme le strutture statali di paesi e regioni, il che sarebbe anche molto utile. Anche se il trend attuale, perlomeno nella Federazione Russa, è indirizzato alla contrazione della partecipazione dei poteri locali nella vita politica di tutto il paese e delle sue regioni (perfino nelle autonomie), la necessità di un dialogo nel Caucaso negli ultimi tempi non è calata, ma è piuttosto aumentata. Di questo parlano anche gli atti terroristici degli ultimi anni di cui non si è sentito e la tensione e l'indeterminatezza che si mantengono in molte regioni del Caucaso. Questo spazio potrebbe diventare il luogo in cui si valuterebbero e forse in qualche grado perfino si elaborerebbero le “regole del gioco” della regione. A questo spazio potrebbe essere molto interessato il Caucaso del Nord, che al giorno d'oggi si presenta come la parte più isolata del Caucaso. Bisogna superare questo isolamento, spostare gli ambiti della regione e aiutare la popolazione locale ad acquisire il diritto di influenzare il proprio destino.

18 novembre 2010

Autore: Valerij Dzucev


Kavkazskij uzel”, http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/177235/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


Note

[1] Valerij Abisalovič Gergiev, direttore d'orchestra di origine osseta.

[2] Tra gli Chetagurov sono noti il letterato del XIX-XX secolo Kosta Levanovič, il coreografo del XX Vladimir Michajlovič e il generale Georgij Ivanovič, eroe della II guerra mondiale.

[3] Capitali delle due Ossezie.

24 novembre 2010

Haiku? (XL)

Si può soffrire
cinque anni per uno
schiaffo non preso.

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Sei dietro l'angolo
d'un muro senza fine,
felicità?

22 novembre 2010

Una pista (o un depistaggio?) belga per l'omicidio Politkovskaja

La traccia nella zona di Liegi




Le indagini sull'omicidio di Anna Politkovskaja si sono spostate in Belgio


Gli inquirenti russi si trovano ora a Liegi per aiutare i colleghi belgi a compiere gli atti investigativi richiesti da Mosca.

Secondo il nostro collega del giornale “Le Soir” Alain Lallemand, vicino agli organi per la tutela dell'ordine del Belgio, ci sono conferme di queste informazioni da fonti affidabili. A dire il vero, la Procura Federale, che è responsabile del coordinamento delle relazioni con il pubblico per quanto riguarda casi particolarmente “sensibili”, finora preferisce non scoprire le carte. “Non faccio commenti” – risponde il suo rappresentante Lieve Pellens.

Dopo aver ricordato dettagliatamente ai lettori belgi le circostanze dell'omicidio di Anna e il successivo andamento del caso, Lallemand nota che dopo il fallimento del processo ai presunti complici dell'omicidio le indagini sono state riavviate. A ottobre la Commissione Inquirente della Federazione Russa ha comunicato l'individuazione di nuovi sospetti e la prosecuzione dell'inchiesta perlomeno fino al febbraio 2011. Proprio nell'ambito di questa a Liegi è giunto dalla Russia un gruppo di inquirenti.

Lallemand non sa quali atti investigativi si svolgeranno in Belgio. Un determinato ruolo potrebbero giocare le intercettazioni telefoniche. Le fonti belghe parlano dell'esistenza di tracce di un killer sul territorio di questo paese. In Belgio si è formata una colonia cecena abbastanza numerosa. Molti ceceni vivono proprio nella zona di Liegi e nella vicina Verviers. A suo tempo dei carcerati ceceni crearono problemi di sicurezza nel carcere di Lantin.

Per quanto riguarda il caso Politkovskaja, considerando la gravità del crimine e la sua risonanza politica e simbolica, gli organi per la tutela dell'ordine del Belgio ritengono una questione d'onore rispondere il meglio possibile alle richieste dei colleghi russi, scrive Lallemand, riferendosi a suoi altolocati conoscenti in questa cerchia.

Ma gli investigatori belgi non sono così ingenui. I ceceni che vivono in Belgio sono principalmente contrari a Kadyrov e perciò possono probabilmente vedere con sospetto la venuta degli inquirenti russi, anche se gli atti di interrogatorio e di indagine sul territorio del Belgio (secondo le leggi di questo paese) possono essere svolti solo da belgi. In generale non sono escluse manipolazioni politiche, conclude Lallemand.

Aleksandr Mineev
nostro corrispondente, Bruxelles

21.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/131/01.html (traduzione di Matteo Mazzoni)


Pranzo e pennichella




"Lunchtime atop a skyscraper" e "Sleeping on a girder" di Charles C. Ebbets

21 novembre 2010

La terribile "gioventù del Cremlino", tra manifestazioni squallide, violenze e sperperi

I commando della gioventù nostra [1]




Le azioni più scandalose dei movimenti pro-Cremlino: dai libri nel cesso alla “punizione” di Oleg Kašin


Nella situazione dell'attentato a Oleg Kašin le “gioventù del Cremlino” fanno una brutta figura. In estate nel sito della “Molodaja Gvardija Edinoj Rossii[2] (MGER), ricordiamo, fu pubblicata la fotografia di Oleg Kašin con un piccolo timbro disegnato “Sarà punito” - per il trattamento degli avvenimenti di Chimki [3]. E Vasilij Jakemenko, creatore di “Coloro che vanno insieme”, dei “Nostri” [4] e attuale capo della Rosmolodëž [5], non si è risparmiato di dare subito del giornalista ferito qualche definizione poco lusinghiera: “zombie”, “lucertola”, “uomo-anfibio” e “uomo invisibile”.

Peraltro il premier Putin si è incontrato con Jakemenko martedì. Ufficialmente per giudicare alcune iniziative della Rosmolodëž. Se nell'incontro siano stati giudicati gli scandali della politica giovanile non è stato comunicato, ma gli esperti l'hanno valutato come segno del fatto che Putin ha deciso di sostenere Vasilij, che si trova nel vortice di ulteriori difficoltà. A dire il vero, anche la critica fatta su Twitter dal consigliere del presidente Arkadij Dvorkovič alle iniziative della Rosmolodëž sulla sostituzione delle lezioni di educazione fisica a scuola con una complessiva costruzione di un'immagine sana è stata presa come un segno, ma già di un non sostegno a Jakemenko da parte di un'altra ala dell'élite. Ebbene, la campagna elettorale è in corso.

Punito da qualcuno

Quando Kašin è stato veramente “punito” da persone finora non identificate, il fotomontaggio è stato tolto. I rapporti tra Kašin e le “organizzazioni giovanili del Cremlino” non erano semplici. A metà del primo decennio del 2000 Oleg collaborava con loro, poi cessò. E gradualmente cominciò a “farli secchi”. Ecco cosa diceva Oleg in un dibattito tra blogger a luglio di quest'anno:

“Ogni volta, permettendogli di compiere qualcosa – a Limonov [6] hanno spalmato il viso di escrementi a una manifestazione tre anni fa a Pietroburgo… Hanno aggredito Taratuta – niente di terribile, io non sono Taratuta. Hanno aggredito Fišman [7] – niente di terribile… Ogni volta, passo dopo passo, gli diamo carta bianca per il seguito”. Kašin chiamava la Rosmolodëž “struttura statale che sta dietro i crimini”.

“Quando dietro a un crimine stanno dei banditi, è una situazione chiara”, ma “è già l'infrazione di un qualche tabù”. “Quando c'è stata la storia con Fišman, – continuava Kašin, – proposi ai colleghi giornalisti di ignorare completamente qualsiasi manifestazione dei “Nostri” e della Rosmolodëž, di non scrivere in generale del congresso dei “Nostri”, del Seliger [8]… Purtroppo questo l'ho fatto, essenzialmente, solo io”.

“Quando una persona va al Seliger, sottoscrive anche i rotoli di carta con Fišman, la carta igienica con Taratuta, il pedinamento di Tina Kandelaki [9], il colpo in testa a Kasparov con una scacchiera”, – dichiarava Oleg.

I “Nostri”, la Rosmolodëž, semplicemente la “banda di Jakemenko” – non so – la loro funzione principale sono sporche provocazioni contro gli oppositori del potere… Noi, persone di buona volontà, abbiamo questa possibilità. Possiamo battere su questo punto solo – Jakemenko, Jakemenko, Jakemenko - “Nostri”, “Nostri”, “Nostri”.

Vladislav Kalašnik, che scriveva sotto lo pseudonimo Lovickij e che più di una volta aveva promesso a Kašin una “punizione”, ha avuto una promozione – è stato nominato primo vice-direttore del sito della MGER.

L'ex capo dei “Nostri” Vasilij Jakemenko ha già espresso il desiderio di fare causa a Marat Gel'man [10] perché questi lo avrebbe coinvolto in questa storia. E la “Giovane Guardia di “Russia Unita”” di farla a Boris Nemcov [11].

I mezzi di informazione di massa citano le parole del commissario dei “Nostri” Irina Pleščeva, pronunciate alla seduta della Camera Sociale [12] dopo l'aggressione a Kašin: perché non uccidano i giornalisti, questi devono cessare di “dare motivi per essere uccisi”.

I giovani putiniani non sono abituati a scegliere le espressioni: tutti ricordano come l'addetto stampa dei “Nostri” Kristina Potupčik si permise di chiamare Jurij Ševčuk [13] e il suo compagno della MGER Vladimir Bumatov di accusare “per errore” Jurij di sciacallaggio [14].

L'ex collaboratore dell'amministrazione presidenziale Oleg Matvejčev, che si occupava di politica interna e tra l'altro è intervenuto alle manifestazioni del movimento dei “Nostri”, invitò non molto tempo fa a schiacciare gli oppositori con i carri armati (“tutti gli sbraitoni urlatori piccoli criceti della Rete lottatori con la corruzione che intervengono per il potere al popolo capre invidiose che contano i soldi nella tosca [15] altrui tonti manipolati e falliti di tutte le risme” – la “Novaja gazeta” non ha cambiato la punteggiatura del blogger e tecnologo della politica). Per questo gli toccò perfino giustificarsi con Boris Gryzlov [16]. “Così si può dire o pensare solo in stato di incapacità di intendere e volere”, – scrisse questi nel proprio LiveJournal [17].

L'attività delle “organizzazioni giovanili pro-Cremlino” ha sempre abbondato in scandali, atti dubbi dal punto di vista del Codice Penale, esempi di cattivo senso dell'umorismo ed è stata accompagnata da continue domande del pubblico sulle loro fonti di finanziamento.

Il fenomeno delle “organizzazioni giovanili pro-Cremlino” è nato nel 2000. Propongo al lettore di immaginare di essere un “esploratore politico” e dirigersi a una breve escursione per la storia dei našisty [18].

Uno come Putin

Dieci anni fa la gente voleva sinceramente proprio “uno come Putin”. “Coloro che vanno insieme” comparvero nel 2000, ma perfino in una situazione a loro favorevole furono accolti come un'interpretazione artistica delle pratiche di Benito Mussolini da parte dei tecnologi della politica.

Le magliette con il presidente irritavano, il lancio di libri in finti water closet metteva in guardia Ed ecco che la storia con l'assalto di Carycino [19] lasciò un pericoloso non detto. Ricordiamo, nel 2001 una torma di nazisti assaltò il mercato di Carycino, alcune persone morirono. Subito comparve una versione verosimile sul fatto che i nazi avevano agito spontaneamente, ma si erano radunati per contrapporsi a degli allora mitici per la Russia “sinistrorsi-no global”, che avrebbero dovuto cercare di fare qualcosa al summit del WTO a Mosca. E già nel luogo di ritrovo si erano ubriacati e avevano preso a compiere abusi. Sui mezzi di informazione di massa comparvero notizie su una possibile complicità nello stesso ritrovo di “Coloro che camminano insieme”, ma… Queste non furono né pienamente e pubblicamente ricusate dagli inquirenti, né, al contrario, portate in tribunale.

Già allora i giovani fan di Putin non avevano buoni rapporti con i mezzi di informazione di massa. Per esempio, nel 2004 accusarono una serie di mezzi di informazione di massa di essersi venduti sulla base di alcuni stereotipi preparati da loro. Se li si applicano agli articoli indicati dagli organizzatori delle azioni, si può leggere qualcosa del genere “abbiamo ricevuto 8 mila dollari”.

La guerra con i mulini arancioni

A metà decennio “coloro che camminano” uscirono di scena, e – alla luce della paura del potere davanti a una “rivoluzione arancione” – di “organizzazioni giovanili” ne sono sorte molte. I “Nostri”, “Russia Giovane”, la “Giovane Guardia di Russia Unita”, i “Locali”, “Acciaio”, ecc.

Allora sorse anche la parola “našist come immagine collettiva del giovane e coscienzioso ammiratore del PIL [20]. Indipendentemente dal fatto che sia membro di una qualche organizzazione o attivamente simpatizzante. Gli stessi “Nostri” non chiamano così i propri attivisti. Andrej Lošak [21] afferma che la parola “našist” è stata inventata da Oleg Kašin.

Come uomo di apparato che li controlla tutti è stato indicato più di una volta il vice-capo dell'amministrazione [22] Vladislav Surkov. Un livello sotto – Vasilij Jakemenko e Nikita Ivanov (ex vice di Surkov e adesso alto uomo di apparato di “Russia Unita”). Ivan Demidov, allora popolare telegiornalista, negli ultimi anni non appare più in questo ambiente e sta facendo una carriera niente male nell'amministrazione presidenziale.

L'ex membro dei “Nostri” Dmitrij Kopylov, del tutto verosimilmente senza aver perso contatto con le strutture di potere, nel 2009 cercò di corrompere la redazione della “Novaja gazeta”. Di fatto le strutture per la tutela dell'ordine si rifiutarono di perseguirlo secondo la legge. I našisty fecero anche un picchetto davanti alla “Novaja gazeta” e cercarono di trovare nella nostra redazione Aleksandr Podrabinek, che nello scorso autunno hanno duramente vessato. Nel 2007 i našisty attaccarono il centro stampa di “Argumenty i fakty” [23], cercando di raggiungere con la forza l'ambasciatore estone [24] che stava intervenendo là. A dire il vero, adesso i “Nostri” dichiarano di essere pronti a proteggere gratis i giornalisti che minacciano.

Offesi per la definizione “teppaglia esultante” i našisty si fecero notare nel 2008 nella storia della stampa del “Kommersant''” [25] su carta igienica. Accanto ai testi là era indicato il numero di cellulare della giornalista Julija Taratuta, uno degli autori dell'articolo che aveva causato insoddisfazione ai “Nostri”.

Ancor prima dell'epopea di Katja Mu-Mu [26], pubblicizzata nei siti giovanili pro-Cremlino, nel 2009 fecero una messinscena video con persone travestite da attivisti dell'opposizione che sniffavano cocaina e facevano sesso con minorenni.

Questi cercano di propagandare la donazione di sangue come una sorta di alternativa alle manifestazioni per la libertà di riunione, ma d'altra parte già nel 2005 i pediatri di Mosca intervennero con una dichiarazione pubblica sul fatto che erano indignati dalle pubbliche relazioni del movimento “Nostri”, indebitamente appropriatesi della popolarizzazione di questa buona azione.

Spegnere gli incendi per i giovani putiniani di recente si è pure rivelato qualcosa di molto goffo. Ricordiamo che negli “eroici” foto e video dai “fronti della lotta con il fuoco” numerosi blogger hanno subito visto il lavoro dei programmi Photoshop e hanno svergognato le messinscene e l'uso di vecchie immagini.

I našisty hanno anche lanciato simulacri di falli agli oppositori e li hanno perfino inviati verso gli avversari ideologici sotto forma di piccoli elicotteri, hanno insozzato le macchine degli oppositori, hanno portato sul luogo di una manifestazione antiputiniana un autobus con animali storpiati, hanno posto modelli delle teste degli oppositori su pali, hanno cercato di vendere alimenti scaduti con il simbolo del KPRF [27], hanno combattuto con Oleg Mitvol' [28] su chi abbia tolto più asili ai bambini [29].

La loro “lotta con gli illegali nei mercati” nel 2006 è stata accompagnata tra l'altro da risse con lesioni personali, dopo gli happening sul Seliger nel 2007 dei testimoni hanno fotografato indecenti montagne di rifiuti e inoltre là hanno invitato l'ultranazionalista ucraino e alleato di Šamil' Basaev Dmitro Korčins'kyj. Vasilij Jakemenko si è procurato problemi per l'ingresso in Europa per la vessazione dell'ambasciatore estone da parte dei “Nostri”.

Nell'aprile 2008, proprio alla fine della presidenza Putin, sui mezzi di informazione di masse comparve il testo di un decreto che stabiliva di premiare con decorazioni e medaglie per “la garanzia dell'informazione e la notevole attività sociale per lo sviluppo della società civile” di una serie di personalità, tra cui Vasilij Jakemenko (come capo del Comitato statale per le questioni giovanili) e una serie di attivisti dei “Nostri”, di “Russia Giovane” e dei “Locali”.

Il decreto per qualche motivo non c'è in kremlin.ru – il sito presidenziale ufficiale. Ma Maksim Miščenko [30] ha confermato alla “Novaja gazeta” che fu decorato, mentre Marija Kisil'cyna, presente nelle liste ha dichiarato di non essere intenzionata a parlare di niente con il nostro giornale. Questa storia ha avuto anche un seguito piccante. Anastasija Korčevskaja, rammentata nella lista, nel 2008 non era affatto nota ad alcuno, ma ecco che nel 2010 nei blog e sulla stampa sono comparse molte supposizioni sul fatto che tra questa e Vasilij Jakemenko ci fosse una relazione.

Reati penali e finanziamenti

A metà decennio sono stati registrati numerose aggressioni da parte di giovani sportivi, anche con mazze da baseball, ai danni di oppositori. Le più clamorose – l'attacco a Èduard Limonov presso l'edificio del tribunale del quartiere Taganskij [31] nel 2006; la presa del quartier generale del Partito Nazional-Bolscevico e l'attacco all'ufficio del KPRF nel 2005; il pestaggio dei partecipanti alla “Marcia dei dissenzienti” [32] nel 2009. I criminali para-politici hanno causato lesioni personali punibili penalmente ai propri oppositori, hanno agito così sfacciatamente che non sono fuggiti in modo particolare dalla polizia (dalla sezione di polizia in qualche prodigioso modo sono spariti). In seguito a questi attacchi del terrorismo politico sulla stampa sono emersi nomi di collaboratori dell'amministrazione presidenziale di cui è noto che curano “organizzazioni giovanili”, nomi di movimenti giovanili pro-Cremlino, concreti raggruppamenti di hooligan calcistici e cognomi dei loro membri, messisi in luce in seguito nel servizio d'ordine delle manifestazioni dei našisty. E il silenzio della magistratura.

Regolarmente compaiono testimonianze di una possibile cooperazione di našisty e nazisti, ma di esempi univoci di compenetrazione non ce sono poi tanti: di recente gli attivisti della sezione di Jaroslavl' [33] di “Acciaio” hanno diffuso i “Comandamenti dell'onore” del proprio movimento, per la maggior parte coincidenti con i “Dieci comandamenti del nazional-socialismo” di Joseph Goebbels. Per esempio, in Goebbels: “Sii orgogliosa Germania! Tu devi essere orgogliosa della patria per cui milioni di persone hanno dato la propria vita”.

In “Acciaio”: “Sii orgogliosa Russia! Tu devi essere orgogliosa della patria per cui milioni di persone hanno dato la propria vita”.

Ma oltre alla “vita segreta” c'è anche la vita manifesta – per tutto il decennio le “organizzazioni giovanili del Cremlino” svolgono enormi e assai costosi cortei di massa, portando ad essi decine di migliaia di persone.

A lungo si è ricordato l'“assembramento dei Nonni Gelo [34]” organizzato dai “Nostri” alla fine del 2006. Il suo scopo era il non chiaro desiderio di “restituire il Capodanno [35] ai veterani”. Allora i mezzi di informazione di massa indicarono vari costi della manifestazione – da uno a dieci milioni di dollari. Infatti come minimo bisognava garantire il viaggio a Mosca e i costumi per qualche decina di migliaia di attivisti.

La vera apoteosi è stata la manifestazione “La Nostra vittoria” svolta in questa primavera, quando a ognuno dei quasi 70 mila partecipanti radunati fu data un proiettile. I leader del movimento “Nostri” annunciarono dal palco che “adesso hanno un compito patriottico”, “bisogna girare e mettere in Rete un video su un veterano vivo”.

E chi non lo farà, “usi il proiettile per il suo scopo” (così ha commentato al “Kommersant''” il compito assegnato un attivista del movimento “Nostri”). Le sue parole, come scrive il giornale, sono state quasi riprodotte dal “commissario federale” Marija Kisil'cyna dal palco: “Mi hanno chiesto cosa succederà, se non riesco a fare questo filmato. Ecco, prendete questo proiettile e pensate. E se non ci arrivate, chiedete ai veterani, ve lo suggeriranno!”

Le manifestazioni delle organizzazioni giovanili pro-Cremlino sono finanziate talvolta con i contributi della Rosmolodëž, talvolta dai bilanci regionali, in gran parte a spese di vari uomini d'affari. Molti suppongono che per le compagnie tali versamenti siano la possibilità di guadagnare la benevolenza del potere.

Tra le fonti di finanziamento delle “organizzazioni giovanili del Cremlino” figura il fondo “Club statale”, creato da due deputati di “Russia Unita”, Sergej Šiškarëv e Andrej Kokošin e dal senatore Michail Margelov. In un intervista sul finanziamento di “Seliger-2007” Šiškarëv ha detto che a quel tempo il fondo ha operato tanto con i finanziamenti “degli sponsor” quanto con quelli “presidenziali”.

A primavera il reporter della “Novaja gazeta” Sergej Kanev ha trovato nella banca dati del Goskontrakt [36] dei dati su circa venti milioni di rubli [37] stanziati dallo stato nel 2007 per manifestazioni con la partecipazione delle “organizzazioni giovanili del Cremlino”. Nella banca dati i temi delle manifestazioni sono indicati accuratamente: “svolgimento di una conferenza panrussa sulle questioni della collaborazione tra le unioni dei veterani e le organizzazione della gioventù nel lavoro per l'educazione patriottica”; “sostegno a progetti e programmi indirizzati all'occupazione e all'attrazione della gioventù all'attività imprenditoriale”; svolgimento di “competizioni presidenziali”, ecc.

Percorso di vita

Nonostante numerosi articoli su stimati mezzi di informazione di massa, non è noto alcun valido procedimento penale o verifica ufficiale delle spese di denaro pubblico o di dimissioni di uomini di Stato coinvolti in tali scandali.

Al contrario, con le “organizzazioni giovanili del Cremlino” in vari momenti si sono incontrati e gli hanno espresso i migliori auguri sia Vladimir Putin, sia Dmitrij Medvedev. Il governatore della regione di Pskov [38] Andrej Turčak, il capo della Rosmolodëž Vasilij Jakemenko, i deputati della Duma di stato Robert Šlegel', Maksim Miščenko e Sergej Belokonev, il senatore Ruslan Gattarov – solo questi attivisti delle “organizzazioni giovanili” al giorno d'oggi hanno fatto una seria carriera statale. Ma, per esempio, deputati di livello municipale e regionale sono divenuti migliaia di loro colleghi.

“Mettiamo che un giovane di umile famiglia voglia diventare un amministratore statale – come mostrano i sondaggi, ce ne sono molti – dove può andare a istruirsi? Di buone università che li preparino ce ne sono poche e sono fondamentalmente elitarie. Ma le persone che raggiungono qualcosa nelle “organizzazioni giovanili del Cremlino” si fanno molti legami, una bella esperienza di lavoro di squadra e di amministrazione di persone. Le portano tra i funzionari regionali e in posizioni manageriali nel mondo degli affari. E alle lamentele da parte dei mezzi di comunicazione di massa liberali sono quasi interessati. “Più fango gettano gli oppositori su qualche concreta organizzazione, più seriamente la accoglieranno in provincia i funzionari locali” – ha raccontato alla “Novaja gazeta” un interlocutore delle pubbliche relazioni del Cremlino.

In effetti, seppur negativamente, le “organizzazioni giovanili del Cremlino” sono continuamente presenti nell'ambito informativo. Gli hanno ridotto i finanziamenti già quando è iniziata la crisi, i tecnologi della politica pro-Cremlino già parlano di rebranding di questo indirizzo. Anche se finora non è affatto chiaro di quale rebranding, difficilmente li minaccia la liquidazione. Cosicché, probabilmente, finanzieranno a nostre spese le “organizzazioni giovanili” anche nel prossimo decennio.

Aleksandr Litoj

19.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/130/11.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Gioco di parole tra kommandos e komanda (squadra), basato sul titolo della canzone sovietica Komanda molodosti našej (Squadra della gioventù nostra), sorta di inno delle nazionali sportive sovietiche.

[2] “Giovane guardia di “Russia Unita””. Il corsivo, qui e altrove, è mio.

[3] Città nei pressi di Mosca, il cui bosco (area protetta) è minacciato di distruzione dai lavori della nuova autostrada Mosca-San Pietroburgo.

[4] Organizzazioni giovanili pro-Cremlino.

[5] “Gioventù Russa”, nome semi-ufficiale dell'Agenzia Federale per le Questioni Giovanili.

[6] Èduard Limonov (vero nome Èduard Veniaminovič Savenko), leader del Partito Nazional-Bolscevico.

[7] Michail Vladimirovič Fišman, giornalista.

[8] Lago della Russia settentrionale presso cui si tengono i campi estivi della gioventù pro-Cremlino.

[9] Tina (Tinatin) Givievna Kandelaki, giornalista televisiva di origine greco-georgiana.

[10] Marat Aleksandrovič Gel'man, critico d'arte, pubblicista e politologo.

[11] Boris Efimovič Nemcov, uno dei leader dell'opposizione liberale.

[12] Organismo di mediazione tra società e potere, con praticamente nessun potere.

[13] Jurij Julianovič Ševčuk, leader del gruppo rock DDT. Potupčik lo definì “pezzo di merda”.

[14] Tutto questo perché i DDT si esibirono a Groznyj.

[15] Qui Matvejčev, che ignora la punteggiatura, si concede anche un errore di ortografia che ho in qualche modo “tradotto”, scrivendo korman invece di karman, “tasca”.

[16] Boris Vjačeslavovič Gryzlov, presidente della Duma.

[17] Cioè nel suo blog della piattaforma LiveJournal.

[18] “Nostri” è Naši in russo e il termine našisty (evidente allusione ai nazisti) è spiegato in seguito.

[19] Quartiere della zona sud-orientale di Mosca.

[20] Allusione alla propaganda sulla grande crescita del PIL (addirittura da raddoppiare).

[21] Andrej Borisovič Lošak, giornalista televisivo.

[22] Sottinteso: presidenziale.

[23] “Argomenti e fatti”, rivista di attualità.

[24] Agli estoni rimproveravano la volontà di abbattere il monumento ai caduti sovietici nella II guerra mondiale.

[25] “Commerciante” (giornale politico-economico su cui scrive Oleg Kašin).

[26] Soprannome di tal Katja (Ekaterina) Gerasimova, protagonista di scandali sessuali architettati ai danni di esponenti dell'opposizione.

[27] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).

[28] Oleg L'vovič Mitvol', ex prefetto del Circondario Amministrativo Settentrionale di Mosca.

[29] L'allora prefetto pretendeva che i “Nostri” restituissero l'asilo che avevano occupato facendone il loro quartier generale. Il prefetto subì ogni sorta di attacchi.

[30] Maksim Nikolaevič Miščenko, leader di “Russia Giovane”.

[31] Quartiere del centro di Mosca.

[32] Manifestazione dell'opposizione.

[33] Città della Russia centro-settentrionale.

[34] Nonno Gelo è una sorta di Babbo Natale russo.

[35] Dall'epoca sovietica il folklore natalizio si associa al Capodanno.

[36] Registro dei contratti statali.

[37] Circa 471000 euro.

[38] Città vicina al confine con l'Estonia.

19 novembre 2010

Sulla fine annunciata dell'economia gas-petrolifera russa

Quando smetteranno di comprare il gas…




Il modello di sviluppo economico basato sull'esportazione di materie prime ha il destino segnato: sul solo “carburante azzurro” la Russia non si reggerà a lungo


Nel n. 128 della "Novaja gazeta" del 15.11.2010 Nikolaj Vardul' [1] pronosticava la caduta dell'estrazione di petrolio. In questa non ci sono più speranze. Ma l'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE) consola: c'è ancora il gas. Ma come si chiarisce, neanche il gas diverrà il motore dell'economia

Vale la pena di ricordare: per risorse di gas naturale la Russia si trova al primo posto al mondo, ma per risorse di petrolio al settimo. Ma anche qui si è accumulato già un sacco di problemi.

Il mercato principale per la Gazprom fin dall'epoca sovietica è stato l'Europa, verso cui si indirizzavano anche le tubature per l'esportazione. Ma pare che il tema della conversione dei fiumi [2], anche se di gas e chiusi nelle tubature, sia indistruttibile.

Sul fronte europeo la Gazprom negli ultimi tempi subisce una sconfitta dopo l'altra. Qui anche l'indebolimento dell'autorità per le regolari guerre del gas quando con l'Ucraina, quando con la Bielorussia e il rafforzamento della solidarietà nell'ambito del gas dei paesi dell'UE e – cosa, se si permette, più importante – la distanza tra i prezzi spot (correnti) e i prezzi dei contratti della Gazprom a lungo termine non vanno a vantaggio della Gazprom. La causa principale è l'incremento delle forniture di gas liquefatto, la cui abbondanza si è creata in Europa grazie all'incremento della produzione di gas da scisti bituminosi negli USA.

La Gazprom in parte si è lasciata sfuggire la nuova situazione del mercato, in parte l'ha sottovalutata. E di conseguenza nel 2009 ha perso un terzo dei ricavi europei. E la visione del futuro in Europa per la Gazprom non è incoraggiante. In Italia, per esempio, la compagnia Edison cerca di ottenere il riesame in tribunale dei contratti a lungo termine della Gazprom sulla base “prendi o paga”. Lo scopo è avvicinare le condizioni alle realtà del mercato spot. L'esito del procedimento giudiziario potrebbe costituire un precedente e avere risonanza paneuropea.

Cosa caratteristica: il vice-presidente della Gazprom responsabile per l'esportazione Aleksandr Medvedev ha spiegato ufficialmente la triste cifra delle perdite europee basandosi proprio sulle cause suelencate e appellandosi solo in seconda battuta alla crisi economica.

La Gazprom, in tal modo, si è scontrata in pieno con l'indispensabilità di una conversione del flusso verso la Cina. Ancora poco tempo fa questi esaminava questa prognosi come uno strumento di pressione sugli europei, adesso è una ricerca di compensazione delle perdite. Secondo Aleksandr Medvedev, la Gazprom verso la fine del 2011 potrebbe iniziare la costruzione di un gasdotto, che è stato chiamato “Altai”, per la fornitura di gas al Celeste Impero. La rotta è stata concordata e non cambierà. E' stata concordata anche la “formula del prezzo”.

Alla fine di settembre a Pechino alla presenza del presidente della Federazione Russa Dmitrij Medvedev e del presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Jintao è stato siglato un documento che, come lo ha caratterizzato il ministro dell'Energia russo Sergej Šmatko, sancisce un accordo su “tutte le questioni fondamentali sulla fornitura di gas russo alla Cina, tranne il prezzo”.

Dalle posizioni della grande politica è tutto semplicemente da vedere. Ma dal punto di vista economico si apre un po' un altro scenario. Una volta concordato tutto, tranne il prezzo, ciò significa che la cosa più interessante ha da venire.

Daremo la parola ad Aleksandr Medvedev: “Dopo che nelle condizioni fondamentali, concluse sei mesi fa, sono state determinate le posizioni delle parti sul prezzo, ci siamo avvicinati ai colleghi cinesi di più di 60 $”. Nel corso dei prossimi 9 mesi le compagnie programmano di concludere le trattative sul prezzo e siglare il contratto a luglio.

Rammentiamo: le “condizioni fondamentali” concordate non escludevano un considerevole divario di prezzi, una volta che in sei mesi si è riusciti ad avvicinare le posizioni fino a 60 $, ma c'è abbastanza lavoro per altri 9 mesi di trattative. Da dove viene una così sostanziale differenza nella determinazione del prezzo?

Alla fine dello scorso anno le parti erano già vicine al traguardo, ma si intromise Sua Maestà la Concorrenza – nel dicembre 2009 entrò in funzione il gasdotto con cui il Turkmenistan esporta il gas in Cina.

Secondo i dati degli analisti del mercato del gas, il prezzo annunciato iniziale della Gazprom può essere considerato gli “europei” 240-250 $ per 1000 metri cubi di gas. Allora i 60 $ di “avvicinamento delle posizioni” di cui parla Aleksandr Medvedev sono prima di tutto un cedimento della Gazprom, perché i cinesi hanno annunciato il proprio prezzo, vicino a quello spot – 160 $ per 1000 metri cubi. L'essenziale è che la loro posizione non è campata in aria. Questa è rafforzata dal fatto che dal Turkmenistan la Cina già compra gas al prezzo di 165 $ ed è intenzionata ad aumentare gli acquisti fino a 30 miliardi di metri cubi.

Notiamo: nel documento siglato alla presenza delle più alte cariche russo-cinesi si tratta, peraltro, anche della fornitura di 30 miliardi di metri cubi di gas all'anno газа per 30 anni. I cinesi conducono sapientemente la partita su due tavoli e questo evidentemente non avvicina la Gazprom alla vittoria.

Un altro problema sta nel fatto che finora non è chiaro il costo di costruzione del manufatto “Altai”. Aleksandr Medvedev afferma che i dati sul volume di investimenti compariranno solo nel 2011. Si sono accordati sul fatto che in Russia costruiranno l'“Altai” le compagnie russe e in Cina quelle cinesi. Gli esperti concordano sul fatto che la soglia per l'efficienza dell'“Altai” per la Gazprom è un prezzo di 180 $ per 1000 metri cubi. Se è stata considerata in questa “formula del prezzo” la posizione di Turkmenistan e Cina, lo mostreranno le trattative.

Ai problemi turkmeni, con cui in Cina si scontra la Gazprom, se ne aggiunge ancora uno, non meno serio e precisamente crescente. All'inizio di novembre è comparsa la notizia che l'anglo-olandese Shell comincia la perforazione delle rocce che contengono gas da scisti bituminosi in Cina. E ciò significa che gli insuccessi europei possono scacciare la Gazprom anche in Cina.

Se si vuol tornare all'“Altai”, merita ricordare che accanto a questo cosiddetto gasdotto russo “occidentale”, che porta in Cina, c'è anche quello “orientale”: Sachalin [3] – Chabarovsk [4] – Vladivostok, questo, fino agli ultimi tempi, si è orientato in buona misura anche alla fornitura di gas alla Cina. La scelta del percorso “occidentale”, “altaico” rende il progetto “orientale” non conveniente. Perché senza la Cina le richieste dell'Estremo Oriente russo sono inferiori alla potenza progettata del gasdotto “orientale”. Di conseguenza la Gazprom è divenuta fruitrice di sussidi del bilancio federale, che devono coprirgli la differenza tra il prezzo cinese e quello dell'Estremo Oriente. La finanziaria triennale 2011-2013 prevede “sussidi alla Spa Gazprom per la copertura della differenza tra il prezzo di acquisizione del gas dall'operatore del progetto Sachalin-2 e il prezzo del gas stabilito all'ingresso nel sistema di trasporto di gas Sachalin – Chabarovsk – Vladivostok allo scopo di rifornirne le organizzazioni energetiche della regione dell'Estremo Oriente (…): 2011 – 1,9 miliardi di rubli [6], 2012 – 11,2 miliardi di rubli [7] (…), 2013 – 11,5 miliardi di rubli [8]”.

Cosa ne deriva: la Gazprom, che resta la maggiore compagnia russa, si trasforma in fruitrice di sussidi del deficitario bilancio federale russo? Si parli pure di qualche progetto concreto, ma il fatto è comunque stridente.

E' impossibile non sentire questo campanello. La sostituzione del petrolio con il gas rimanda soltanto l'esecuzione della sentenza. E la sentenza suona così: il modello di sviluppo economico basato sull'esportazione di materie prime in prospettiva già non tanto lontana ha il destino segnato.

Il governo conosce la sentenza, esso stesso l'ha fatta risuonare più di una volta nelle prognosi. Ma purtroppo la prognosi è una cosa, ma la pratica di regolamentazione economica è tutt'altro. Finora, a parte il progetto “Skolkovo” [9] e le prospettive rumorosamente reclamizzate di introduzione delle nanotecnologie, il governo non ha di che vantarsi. Ma finora nel caso migliore sono cartelloni pubblicitari, ma non fari reali.

E' sufficiente dire che quando il progetto “Skolkovo” sarà appena stato lanciato, per non parlare già della sua consegna, il picco di estrazione del petrolio russo – e questo, secondo le prognosi più ottimistiche dello schema generale del ramo petrolifero, giungerà nel 2017 – sarà passato. Cosicché a un passaggio graduale da un motore a un altro di potenza equivalente l'economia russa, ahimé, giungerà difficilmente, anche se non si fantasticasse sui punti più rosei, dove il governo preferisce pubblicamente guardare al futuro.

Alla Russia spetterà cambiare il proprio destino petrolifero. Se si torna allo schema generale di sviluppo del ramo petrolifero in Russia, diventa del tutto evidente cosa mostri proprio questo. Davanti c'è l'ultimo bivio, se lo si supera mantenendo la vecchia scommessa sul petrolio e sul gas, allora l'economia sarà strapazzata come una vecchia rozza.

Il fatto che il picco di estrazione del petrolio sia già passato o sarà ben presto passato va riconosciuto e assorbito. Come il seguente fatto indubbio: chiunque e comunque abbia avvertito di ciò, a tale sviluppo degli eventi non sono pronti né il governo, né i petrolieri, né il paese intero.

Se alla diversificazione della produzione, alle innovazioni e alla modernizzazione non si guarderà come prima come a qualcosa di semi-fiabesco, non doveroso e in ogni caso lontano, allora la rinuncia al motore petrolifero di sviluppo dell'economia russa e della società nel suo complesso potrà produrre un effetto paragonabile all'effetto prodotto dalla perestrojka sul socialismo sovietico.

Il tempo perso dal partito politico degli alti prezzi petroliferi sta scadendo.

Dossier della “Novaja gazeta”

Gas da scisti bituminosi – gas naturale estratto da scisti, consistente prevalentemente di metano. Grazie alla netta crescita della sua estrazione, chiamata “rivoluzione del gas”, nel 2009 gli USA sono divenuti il leader mondiale dell'estrazione di gas (745,3 miliardi di metri cubi. Nel primo semestre del 2010 le maggori compagnie di produzione di combustibili mondiali hanno spesoi 21 miliardi di $ in attività legate all'estrazione di gas da scisti bituminosi. Le risorse di gas da scisti bituminosi al mondo assommano a 200 mila miliardi di metri cubi.

Nikolaj Vardul'

17.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/129/11.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Economista russo

[2] Si allude ai giganteschi progetti sovietici per spingere verso il Kazakistan i fiumi siberiani che sfociano nel Mar Artico.

[3] Isola russa nel Pacifico.

[4] Città della parte sud-orientale della Russia asiatica.

[5] Porto russo del Pacifico.

[6] Circa 44,8 milioni di euro.

[7] Circa 264,2 milioni di euro.

[8] Circa 271,2 milioni di euro.

[9] Villaggio della regione di Mosca, dove si progetta di installare un centro per l'innovazione tecnologica.