Visualizzazione post con etichetta violenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta violenza. Mostra tutti i post

30 dicembre 2013

I russi che diventano terroristi islamici

I wahhabiti [1] della fascia media

Perché i russi indossano sempre più spesso la "cintura da shahid [2]"

Dopo un giorno la versione degli inquirenti riguardo a chi ha fatto esplodere la stazione ferroviaria a Volgograd è cambiata radicalmente. Adesso tra i sospetti si è trovato non la nativa del Daghestan Oksana Aslanova, ma l'ex abitante della città di Volžsk Pavel Pečenkin.
Come si è chiarito, ad andare sulla nuova pista ha aiutato la registrazione della telecamera alla stazione di Volgograd. Nel suo obbiettivo qualche secondo prima dell'atto terroristico è finito un uomo con uno zaino, in cui, come pensano gli investigatori, si trovava l'esplosivo. In seguito durante l'esame del luogo della tragedia è stato trovato un dito maschile con l'innesco di una granata e una pistola, presumibilmente appartenente al terrorista. Quasi subito hanno accertato anche l'identità dell'omicida. Questi, come ritengono gli inquirenti, è risultato Pavel Pečenkin. Solo tre giorni fa, il 27 dicembre, aveva compiuto 32 anni.

Pečenkin era nativo della città di Volžsk nella repubblica di Mari El [3]. Viveva in via 107-j brigady [4]. Aveva finito l'Istituto di Medicina di Zelenodol'sk [5].

La vice-direttrice dell'Istituto di Medicina Lena Fachrieva ricorda bene il timido, silenzioso studente Paša Pečenkin:

Studiava da noi 10-11 anni fa. Era di Volžsk. Qui la repubblica dei Mari è vicina – veniva da noi in autobus. Non era uno che prendeva solo ottimi voti, ma non lo definirei neanche uno che rimaneva indietro – era uno così, nella media. Tranquillo, senza atteggiamenti da teppista. Perciò, quando siamo venuti a sapere cos'ha combinato, inizialmente non ci credevamo neanche. Ma poi da noi sono venuti degli agenti dello FSB [6] da Volžsk, hanno preso il suo fascicolo personale. Ma forse qualcosa dipende da dove una persona ha studiato?... Infatti dopo l'Istituto ha lavorato a lungo al Pronto Soccorso a Kazan' [7]. Era tutto normale – lavorava molto bene. Venne perfino da noi qualche anno dopo con la sua ambulanza. Passò dal responsabile della classe. Ed egli allora lo portò apposta dai suoi allievi e questi gli disse che, come dire, solo ora aveva capito che bisognava studiare ancora meglio, prendere il massimo degli appunti alle lezioni, non perdere lezioni. Li indirizzò a questo. Che gli è accaduto? Non lo so. La cosa più probabile è che sia finito in qualche setta, dove lo hanno arruolato. Di sicuro.

Ottenuto il diploma, Pečenkin è stato infermiere diplomato al centro di aiuto medico a Kazan'. Nel gennaio 2012 Pavel ha cambiato fede, accogliendo l'Islam. I genitori hanno appoggiato la scelta del figlio. Secondo Nikolaj Pečenkin, padre del presunto terrorista, Pavel è improvvisamente cambiato in meglio, "ha smesso di litigare, non beveva, andava in moschea". Fanazija, madre di Pavel Pečenkin, ha aggiunto: "E' sempre stato un ragazzo molto buono, aiutava, curava. Non passava senza fermarsi davanti a un gatto o a un cane malato. Tutti sanno com'è stato di buon cuore e premuroso per noi…".

Un membro modello della famiglia Pavel non lo è stato a lungo. Subito dopo il passaggio all'islamismo l'astemio e gentile Pečenkin è andato a Mosca per guadagnare qualcosa ed è sparito. Dopo qualche tempo i genitori sono venuti a sapere che il loro figlio obbediente si era legato ai terroristi daghestani ed era andato ad abitare con persone che professavano le sue stesse idee. Là aveva preso il nome Ansar Ar-Rusi ed era entrato a far parte della cosiddetta banda di Bujnaksk [8].

I genitori di Pavel hanno cercato molte volte di mettersi in contatto con lui attraverso Internet. A un appello rispose. Questo aiutò ad accertare il luogo in cui si trovava il nuovissimo wahhabita – si nascondeva in una delle basi terroristiche sui monti del Daghestan. Pavel Pečenkin fu dichiarato ricercato. Purtroppo le forze dell'ordine non hanno potuto comunque arrestare in tempo l'islamista.

Come ritiene il noto pubblicista Konstantin Krylov, la storia di Pavel Pečenkin è molto caratteristica per il nostro tempo:

A mio parere, se l'umiliazione del popolo russo continuerà, la gente andrà proprio tra i wahhabiti. Sì, è una forma di protesta estremamente spiacevole per noi, ma è proprio una protesta. Più a lungo proibiranno i partiti nazionali russi, più wahhabiti russi ci saranno. La gente sente una piena disperazione, l'impossibilità di cambiare qualcosa, l'oppressione da parte dello stato. E alla gente viene il desiderio di farsi uguali ai rappresentanti di altri popoli, di unirsi all'Islam, verso cui il potere ha un atteggiamento migliore.

"SP": – Ma i wahhabiti russi fanno saltare in aria.

Questi cessano di essere russi quando diventano wahhabiti. Vediamo il desiderio di fuggire dalla comunità oppressa e diventare parte della comunità privilegiata dei musulmani. E vediamo come lo stato incoraggia le più selvagge manifestazioni di religiosità. Cosa deve pensare una persona, se vedrà preghiere di massa di musulmani nel centro di Mosca e la "Marcia Russa" [9] messa ai margini? E una persona vuole unirsi a una forza rispettata dallo stato. La gente abbandona l'etnia russa e acquisisce nuovi fratelli sotto forma di "barbuti". Ma questo è proprio il risultato della politica dello stato.

"SP": – Forse non funzionano fattori frenanti come le vittorie storiche del popolo russo?

Questi non hanno alcun significato. Quale può essere una grande storia, se qualsiasi "barbuto" può uccidere un russo e restare impunito. Questo fatto cancella tutta la nostra storia. Per di più trasforma la storia in una beffa: perché, si chiede, per mille anni abbiamo creato la nostra entità statale, se un russo non osa dire una parola in propria difesa senza temere di essere incriminato secondo l'articolo 282 [10]? Perché allora essere russi, perché tutta la storia? E vediamo la reazione più usuale delle persone non peggiori all'accaduto.

Ne risulta che ci sono solo due vie: andare con i nazionalisti o abbandonare la propria etnia in generale. E più chiusa sarà la prima via, più attraente sarà la seconda. Qualcuno se ne va semplicemente dalla Russia, ma qualcuno va a farsi saltare in aria. Tutto dipende da quanto una persona odia l'ordine di cose che si è creato. E i motivi di odio diventano sempre di più.

"SP": – Ma c'è anche una determinata tecnologia di arruolamento nei wahhabiti.

Effettivamente i propagandisti del wahhabismo hanno meccanismi molto efficaci. In particolare quelli dell'Arabia Saudita. Ma il fattore principale è la politica del nostro stato.
Questo riguarda non solo i russi, ma anche altri popoli della Russia. Infatti i wahhabiti dicono cose molto semplici. Indicano la mostruosa ingiustizia sociale, la miseria degli strati bassi e la super-ricchezza di quelli alti. Dicono che questo contraddice l'elementare etica umana. E dicono che con l'Altissimo tutto è giusto, per esempio in Arabia Saudita. Purtroppo alcuni abboccano a questo, per tale concetto di giustizia vanno a fare di tutto.

E' chiaro che la Russia non si può trasformare in Arabia Saudita, anche se la sua fortuna si basa sul flusso di petroldollari. Ma là hanno garantito la giustizia sociale.

Fatto sta che le alternative attraenti all'attuale situazione sono molto poche. E una di queste è il progetto dei wahhabiti, che il potere teme e rispetta. Cosicché questa idea attrarrà qualcuno.

Dossier di "Svobodnaja pressa": i più noti wahhabiti russi

Maksim (Muslim) Panar'in e Pavel (Mochammed) Kosolapov, secondo le forze dell'ordine, organizzarono gli atti terroristici a Mosca nel 2004: le esplosioni del 6 febbraio all'intersezione tra le stazioni "Avtozavodskaja" e "Paveleckaja" (morirono 41 persone) e del 31 agosto all'uscita della stazione del metrò "Rižskaja" (morirono 10 persone), come pure la serie di esplosioni negli anni 2003-2005 alle fermate degli autobus a Krasnodar e a Voronež [11].
Aleksandr Tichomirov, noto come Said Burjatskij [12], fu l'organizzatore di un'intera serie di atti terroristici – tra questi: l'attacco all'edificio dello ROVD [13] a Nazran' [14], l'attentato a Evkurov [15], l'esplosione del Nevskij Ėkspress [16]. Eliminato nel 2010.

Alla Saprykina, oppure Aminat Kurbanova, nell'agosto 2012 si fece saltare in aria nella casa dello sceicco daghestano Said Affandi. Ex attrice del Teatro Drammatico Russo di Machačkala [17], Alla accolse l'Islam per obbedienza al marito. Diventata vedova dopo un'operazione speciale, Saprykina si sposò con un altro wahhabita, che fu pure ucciso. Alla diventò una šachidka [18] dopo la morte del quarto marito.

Marija Choroševa nel febbraio 2011 insieme all'islamista Vitalij Razobud'ko mise in azione un ordigno esplosivo, eliminando un posto di blocco all'ingresso del villaggio daghestano di Gubden. I conoscenti di Marija notano che prima del passaggio nel campo dei guerriglieri Choroševa aveva finito un istituto superiore con il diploma rosso [19].

Nel novembre 2013 l'abitante di Dolgoprudnyj nella regione di Mosca Dmitrij Sokolov rivendicò l'esplosione di un autobus di linea a Volgograd. Secondo l'islamista, non solo organizzò l'atto terroristico, ma costruì anche l'ordigno esplosivo. La bomba fu messa in azione dalla moglie di Sokolov Naida Asijalova. Fu eliminato in uno scontro con agenti delle strutture armate.

Andrej Ivanov, "Svobodnaja Pressa", http://svpressa.ru/society/article/79962/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] In Russia "wahhabita" sta semplicemente per "estremista islamico".
[2] In arabo "martire", nel senso di kamikaze.
[3] Repubblica della Russia centrale a maggioranza finnica.
[4] Via dedicata alla 107.a brigata di artiglieria, che si segnalò per eroismo nella II guerra mondiale.
[5] Città della repubblica del Tatarstan.
[6] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.
[7] Capitale del Tatarstan.
[8] Città della repubblica caucasica del Daghestan.
[9] Manifestazione ultranazionalista che si tiene il 4 novembre, festa nazionale russa.
[10] L'articolo 282 del Codice Penale russo riguarda "incitazione all'odio e all'inimicizia, come pure umiliazione della dignità umana".
[11] Entrambe città della Russia meridionale.
[12] "Said il Buriato" (sua madre apparteneva all'etnia mongola dei Buriati).
[13] Rajonnoe Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione Distrettuale degli Affari Interni), in pratica la sede distrettuale della polizia.
[14] Ex capitale della repubblica caucasica di Inguscezia.
[15] Junus-Bek Bamatgireevič Evkurov, capo della repubblica di Inguscezia.
[16] "Espresso della Neva", treno ad alta velocità.
[17] Capitale del Daghestan.
[18] Forma russificata e femminile di shahid (vedi nota 2).

[19] Cioè con il massimo dei voti.

28 dicembre 2013

Ci sono le Olimpiadi e le repressioni politiche della Russia di Putin paiono fermarsi...

In nome dell'Olimpiade di Soči

I casi degli oppositori Sergej Udal'cov [1], Leonid Razvozžaev [2] e Daniil Konstantinov [3] sono stati rinviati alla procura

Non sono riusciti tutti a stupirsi della clamorosa amnistia, grazie a cui hanno iniziato a uscire in libertà, tra gli altri, gli imputati del caso del 6 maggio [4] che il potere ha di nuovo iniziato come consapevolmente a danneggiare la propria reputazione. Come si può spiegare il rinvio alla procura dei casi di Udal'cov e Razvozžaev, come pure il caso di Daniil Konstantinov con un meschino spirito di vendetta o con il fatto che la giustizia non è riuscita a ricevere dal potere le istruzioni riguardo ai noti oppositori e nello smarrimento ha messo la faccenda “in pausa”?
La versione più diffusa sull'improvvisa misericordia del potere si formula semplicemente. L'ampia amnistia, che ha riguardato, tra gli altri, le persone coinvolte nel caso del Pantano [5] e la grazia a Chodorkovskij sono state causate dal desiderio del Cremlino di correggere la propria immagine prima dell'Olimpiade di Soči. Altrimenti i capi delle principali potenze mondiali avrebbero potuto semplicemente ignorare un progetto tanto importante per la Russia. Forse per il capo del nostro stato era diventato del tutto scomodo rispondere alle numerose domande riguardo al destino dei detenuti politici. E neanche l'opinione dei semplici ospiti stranieri della futura Olimpiade, per la maggior parte simpatizzanti con gli oppositori della nostra patria, si può togliere dal conto.

Il periodo in cui le autorità di fatto hanno rinviato i più clamorosi processi agli oppositori conferma in parte la versione “olimpica” dell'improvviso “disgelo”. A Udal'cov e Razvozžaev sono state prolungate le misure restrittive fino al 6 febbraio (gli arresti domiciliari e la detenzione agli arresti rispettivamente). Anche Daniil Konstantinov resterà nel SIZO [6] come minimo fino al 4 marzo. Nel frattempo l'Olimpiade-2014 si concluderà il 23 febbraio.

Purtroppo contare su una seria attenuazione della posizione dell'accusa è difficile. Nonostante che la posizione degli inquirenti nel caso di Udal'cov e Razvozžaev sembri come minimo dubbia e che il caso di Daniil Konstantinov si presenti apertamente falsificato, non c'è certezza di un verdetto assolutorio. Rilasciando noti oppositori, le autorità saranno con questo costrette ad ammettere che gli inquirenti hanno come minimo commesso gravi errori. Come massimo toccherà punire chi ha combinato entrambi gli scandalosi processi senza avere sufficienti basi.

Il'ja Konstantinov, padre di Daniil Konstantinov:

Il tribunale ha stabilito che l'indagine di fatto non è stato condotta e che sulla base dei materiali che sono ora a disposizione non può essere emessa una sentenza.

Io ricorderei le parole del presidente all'ultima grande conferenza stampa, dove a una domanda sul caso del pantano e sul caso di Daniil Putin rispose che sono possibili errori investigativi e giudiziari, che è necessario correggere e che è necessario farlo insieme alla stampa e al pubblico. Mi sembra che Vladimir Putin abbia risposto così anche alla domanda su Daniil postagli di recente (all'incontro degli scrittori con il presidente alla fine di novembre di quest'anno – nota del redattore) da Sergej Šargunov [7]. E mi immagino che ci sia un determinato legame tra l'odierna decisione del tribunale e le parole del presidente.
Avrei voglia di credere che non sia semplicemente una decisione congiunturale legata all'Olimpiade. Ho voglia di credere che al potere sia apparsa l'idea che il sistema investigativo-giudiziario nella Russia contemporanea si trovi in uno stato orribile. Nell'ambito delle forze dell'ordine ci sono troppi elementi corrotti e apertamente criminali. Che, per dirla delicatamente, è necessario riformarlo e, per dirla in modo più determinato, è necessario ripulirlo e punire i criminali con le mostrine.

Ogni pozzo ha un fondo. Mi sembra che il sistema investigativo-giudiziario sia precipitato proprio sul fondo e che, come si dice, bussi ancora più in basso. Più avanti c'è la fine, più avanti c'è la catastrofe. Questo è già chiaro assolutamente a tutti e questo orrore non può continuare all'infinito. E avrei voglia di credere che anche la leadership politica della Russia si rende conto di questo.

Sergej Davidis, membro del consiglio dell'associazione per la difesa dei diritti umani “Memorial”:

Questi casi sono del tutto diversi. Il caso di Konstantinov è essenzialmente casuale. Non penso che tutta la potenza del potere statale sia indirizzata a incarcerarlo. Penso che sia andata semplicemente così per sfortuna: le ambizioni degli agenti del centro "Ė" (La Direzione centrale per la lotta all'estremismo del Ministero degli Interni della Federazione Russa – n.d.r.) hanno fatto sì che in piena assenza di qualsiasi base sia stato avviato un procedimento penale clamorosamente falsificato. Non potevano già più tornare indietro e l'hanno portato in tribunale.
Quando si tratta di disordini di massa, è una questione di valutazioni. Diciamo che non ci sono stati disordini e gli inquirenti e la procura dicono: ci sono stati. Ma nel caso di Konstantinov si tratta di un fatto: se la persona era sul luogo del delitto o non c'era. Quando a tutti è chiaro che là non c'era, ha un alibi di ferro. Tutta l'accusa è costruita sulle deposizioni di una persona che, solo nel tempo che è durato questo procedimento penale, ha compiuto circa12 furti (il 22enne Aleksej Sofronov ha tre condanne e due condizionali per furti – n.d.r.). Ha cambiato deposizioni di volta in volta e durante le indagini la sua memoria si è sempre più chiarita.

Da una parte qui si tratta forse dell'Olimpiade, della riluttanza del giudice nel “passare alla storia”, dall'altra, e del tutto comprensibilmente, del fatto che l'attenzione pubblica alla persecuzione di Konstantinov non si spegnerà con l'emissione di una sentenza di condanna – al contrario, diventerà un fortissimo fattore di irritazione.

Per quanto riguarda Udal'cov e Razvozžaev, qui è esattamente il contrario: il potere ha il compito di dimostrare con qualsiasi mezzo che tutti gli interventi contro di esso sono stati ispirati da forze esterne. Semplicemente alla vigilia dell'Olimpiade non vogliono che una sentenza di condanna attiri l'attenzione su di loro. Razvozžaev per tradizione è considerato "legato" a Udal'cov. E perfino stando nel SIZO, è relativamente sicuro quanto a influenza sull'opinione pubblica. Finché Udal'cov si trova agli arresti domiciliari non crea flussi di informazione. Se stesse nel SIZO, avrebbe la possibilità di tenere una corrispondenza, attirerebbe simpatia verso di sé. E se l'oppositore fosse in libertà, organizzerebbe proprio delle manifestazioni, scuotendo l'opinione pubblica.

Spostarlo "nella cassa lontana" [8] fino alla fine dell'Olimpiade era l'unica cosa che il potere potesse fare e l'ha fatta.

L'Olimpiade, indubbiamente, è un potente fattore frenante per le nostre autorità. E dopo la sua fine, probabilmente, ci si può aspettare il rafforzamento delle repressioni.

Ivan Šipnigov, “Svobodnaja Pressa”, http://svpressa.ru/politic/article/79817/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Sergej Stanislavovič Udal'cov, leader dell'“Avanguardia della Gioventù Rossa”.
[2] Leonid Michajlovič Razvozžaev, membro del “Fronte di Sinistra” sequestrato da agenti segreti russi a Kiev, dove stava per chiedere asilo politico.
[3] Daniil Il'ič Konstantinov, membro del movimento civico “Lega in Difesa di Mosca”.
[4] Il 6 maggio 2012, giorno in cui grandi manifestazioni contro il regime di Putin furono represse e moltissimi oppositori furono arrestati per poi essere detenuti e processati in modo arbitrario.
[5] Nome colloquiale della repressione seguita alla manifestazione del 6 maggio 2012 (vedi nota 4) in piazza Bolotnaja – “del Pantano”, che c'era un tempo – nel centro di Mosca.
[6] Sledstvennyj IZOljator (Isolatore di Custodia Cautelare).
[7] Sergej Aleksandrovič Šargunov, giornalista e scrittore vicino all'opposizione a Putin.

[8] Modo di dire russo. Come dire “rimandandolo alle calende greche”.

26 novembre 2013

Le comiche esercitazioni antiterroristiche della Russia di Putin

I terroristi fiaccati dal sole [1]

Alla vigilia dell'Olimpiade nel territorio di Krasnodar [2] vanno avanti le esercitazioni antiterroristiche. Secondo gli orientamenti, i guerriglieri dovrebbero scherzare continuamente, parlare della jihad e chiedere ai primi che incontrano di portare ordigni esplosivi nei grandi impianti.

Tutto novembre nel Kuban' [3] va avanti sotto il segno delle esercitazioni antiterroristiche, sull'inizio delle quali "Kavkazskaja politika" ha già scritto. Sugli arresti di reali guerriglieri nel corso di esse non si sa niente. Ma tutta la delizia delle ispezioni accurate ad ogni posto di blocco l'hanno provata su di se decine di migliaia di abitanti di Krasnodar e di ospiti della regione.

Qualche settimana fa tornavo a Krasnodar in autobus da Rostov sul Don [4]. Ad ogni stazione degli autobus e anche qualche altra volta tra queste insieme ai cosacchi passavano nell'abitacolo persone in borghese, che, non si capisce su quali basi, chiedevano che gli si presentasse il passaporto [5]. Di presentarsi e tanto più di presentare un qualsiasi documento si rifiutavano, si comportavano in modo estremamente grossolano.

Tra i passeggeri c'era un ragazzo di Stavropol' in tuta mimetica e maglietta a strisce da marinaio. Preciserò – di aspetto slavo e con il passaporto. Così ad ogni fermata lo portavano a "passare per la base". E ogni volta l'autobus aspettava forzatamente il passeggero sospetto per 10-15 minuti. Prima dell'ennesimo posto di blocco il vicino gli ha proposto di indossare il suo giubbotto per non aspettare di nuovo che lo "passassero".
Sono stato di recente nel territorio dell'Adighezia, vicino al territorio di Krasnodar. Il controllo totale là non c'è. Neanche le pattuglie cosacche. Forse tutte le esercitazioni sono state inventate per giustificare il servizio senza scopo alle stazioni dei cosacchi di Tkačëv [6]?

Ora, ha raccontato un conoscente tornato da qualche giorno da un viaggio del genere nel Kuban', il passaporto lo fotografano pure.

Oltre ai controlli sugli autobus fermano le automobili. Di regola, le Priora [7] e altri modelli della VAZ – con questi vanno più spesso per l'appunto nelle repubbliche caucasiche.

Controllano con tutta accuratezza le macchine che sembrano sospette – abitacolo, documenti dei passeggeri, bagagliaio. Per questo in tutti i posti di blocco da Krasnodar a Soči, si lamentano su Internet i guidatori, si formano ingorghi chilometrici. Nella regione di Rostov e in Adighezia che sono vicine tali controlli per qualche motivo non li incontri.


Tra l'altro nelle stazioni ferroviarie, nonostante le pattuglie rafforzate di polizia e cosacchi, non controllano così accuratamente. E praticamente ogni abitante della capitale del Kuban' sa come andare alla "Krasnodar-1" aggirando l'ingresso centrale e i metal detector. In più praticamente tutti i guidatori prendono liberamente passeggeri senza biglietto all'uscita dalla stazione degli autobus e si accordano per portare borse da una città all'altra. Cosicché, se vuole, un terrorista può tranquillamente inviare una bomba su un autobus senza neanche prenderlo.

Dal 10 novembre nella stessa Soči olimpica va avanti un distinto programma antiterroristico. Sui mezzi di informazione di massa sono finiti l'"Orientamento nell'ambito delle esercitazioni "Olimpiade-2014"" e il promemoria elaborato dal Ministero degli Interni, che è stato incollato sui cartelloni pubblicitari in tutta la città.

Secondo l'orientamento, nel centro di villeggiatura è penetrato un "gruppo di istruzione di sabotaggio e terrorismo". Di questo fanno parte giovani uomini e donne che possono presentare passaporti con la registrazione a Mosca, distintivi della polizia e dello MČS [8], come pure badge da giornalisti e documenti di organizzazioni sociali. I "terroristi" dovrebbero portare abiti di colore militare (ecco perché trattenevano il mio sfortunato compagno di viaggio!) esclusivamente delle ditte Columbia e Bask, come pure gli zaini professionali Salewa.

Gli attivisti civili del Kuban' si sono già scontrati con il fatto che secondo questo orientamento arrestano giornalisti e rappresentanti delle organizzazioni sociali. Così sulla strada da Majkop [9] a Soči la polizia la polizia ha fermato tre volte i giornalisti del canale televisivo norvegese "TV 2" Øystein Bogen e Aage Aunes e all'aeroporto di Krasnodar per qualche ora è stato trattenuto e perquisito senza spiegazione dei motivi il vice-coordinatore della "Guardia Ecologica del Caucaso del Nord" Dmitrij Ševčenko.


Ancor più divertente appare il promemoria che la vigilante polizia ha diffuso tra i capi delle sezioni di polizia, i presidenti dei TOS [10] e i comuni abitanti di Soči. Il documento elaborato nelle viscere del Ministero degli Interni è degno di essere incluso nel programma del comico Zadornov come la barzelletta sui funzionari russi capaci di sostituire decine di terroristi. Riportiamo integralmente il testo del promemoria:

"I presunti terroristi, apertamente e senza imbarazzo o con domande suggestive, si interesseranno di:

1. Dove si trovano oggetti di vitale importanza: la stazione, il canale d'acqua, il panificio industriale, il centro di refrigerazione di alimenti, la macelleria industriale, ecc., come pure scuole, asili, centri di villeggiatura. Se in questi lavorano conoscenti o familiari e se con il loro aiuto si possono portare sostanze esplosive in queste imprese e organizzazioni.

2. Interessarsi a dove si trovano i negozi di casalinghi in cui si vende nitrato di ammonio o zolfo.

3. Dialogare scherzosamente tra loro perché le persone intorno sentano e al contempo vantarsi che qualcuno di loro ha preparato una bomba, un ordigno esplosivo o un pacchetto esplosivo.

4. Portare ostentatamente una borsa, un pacchetto, una scatola, una valigia, ecc., da cui possono uscire dei cavi.

5. Possono anche parlare della jihad, della guerra santa, degli infedeli, del wahhabismo.

Di tutti i casi suelencati riferire immediatamente al telefono cellulare del primo incaricato distrettuale di polizia, il maggiore Roman Dezigur'jan.

Se si sia riusciti ad arrestare tali allegri guerriglieri finora non è noto. Lo UVD [11] di Soči, l'ufficio stampa del comando centrale del Kuban' e la direzione regionale dello FSB [12] si rifiutano di fare commenti operativi sulle esercitazioni.

Su Internet è comparsa anche la notizia di controlli e arresti davanti alla moschea di Majkop. Il fatto è che nel territorio di Krasnodar, dove vivono oltre 450 mila musulmani che compiono regolarmente i riti, ci sono in tutto cinque moschee attive (in Adighezia su 150 mila credenti 42 moschee).

Tenendo conto che il Kuban' attira decine di migliaia di immigrati dai paesi musulmani dell'Asia Centrale e dalle repubbliche caucasiche, gli edifici di culto sono estremamente carenti. Perciò alcuni musulmani il venerdì giungono nella vicina Majkop (due-tre ora di viaggio da Krasnodar). Ma, come ha assicurato a "Kavkazskaja politika" il muftì dell'Adighezia e del territorio di Krasnodar Askarbij Kardanov, davanti alla moschea non viene compiuta alcuna "ripulitura" [13]. "E non abbiamo problemi con gli organi di potere e con la polizia. E' stato siglato un accordo di collaborazione con il Ministero degli Interni sia nella repubblica, sia nel territorio, interagiamo, collaboriamo" – ha sottolineato il muftì.

Io stesso venerdì 22 novembre sono andato alla preghiera giornaliera alla moschea principale di Majkop. Furgoni cellulari, agenti dell'OMON [14] con i cani o altri segni di un'operazione in preparazione non si vedevano né vicino alla moschea, né davanti alla filarmonica di fronte. Neanche di persone in preghiera ce n'erano molte. Era un giorno comune in una piccola cittadina provinciale, dove perfino nelle vie centrali ci sono più piccole case private che condomini a più piani.

Nessuno dubita che lo FSB e la polizia alle porte dell'Olimpiade conducano una preparazione seria e fondata. E' solo che tali "iniziative" degli organi, forse, non portano altro che irritazione agli abitanti del posto. A Soči comunque bisogna cercare di giorno con la lanterna una persona che gioisca sinceramente dei Giochi-2014 che si avvicinano. Metti anche i terroristi scherzosi…

Andrej Košik, "Kavkazskaja politika", http://kavpolit.com/utomlennye-solncem-terroristy/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] "Fiaccati dal sole" è il titolo originale del film "Sole ingannatore" di Nikita Sergeevič Michalkov.
[2] Città della Russia meridionale.
[3] Regione della Russia meridionale attraversata dal fiume omonimo. Di fatto si usa come sinonimo di "territorio di Krasnodar".
[4] Città della Russia meridionale.
[5] In Russia il passaporto è l'unico documento di identità.
[6] Aleksandr Nikolaevič Tkačëv, governatore del territorio di Krasnodar.
[7] Modello della Lada (detta in seguito alla russa VAZ – Volžskij Avtomobil'nyj Zavod, "Fabbrica di Automobili del Volga") non esportato.
[8] Ministerstvo Črezyčajnych Položenij (Ministero delle Situazioni di Emergenza).
[9] Capitale dell'Adighezia.
[10] Territorial'nye Obščestvennye Samoupravlenija (Amministrazioni Sociali Territoriali).
[11] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni), cioè la sede della polizia.
[12] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto.
[13] Così vengono chiamate le operazioni repressive della polizia nel Caucaso del Nord.
[14] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa, nota per la sua brutalità.


13 novembre 2013

Se un giudice ceceno dice no all'ingerenza del potere politico...

"Novaja gazeta", 11-11-2013, 03.11.00
C'è un giudice!

Per la prima volta in Russia un giudice si oppone apertamente alla pressione del potere. Questo accade in Cecenia

Per la prima volta in Russia un giudice si oppone apertamente alla pressione del potere. Questo accade in Cecenia. Vachid Abubakarov: "Non mi farò spezzare!"


Informazione della "Novaja gazeta"

Abubakarov Vachid Alievič è nato il 15 novembre 1946 nel villaggio di Ajdarly nel distretto Panfilovskij della regione di Taldy-Kurgan [1] della RSS del Kazakistn. Nel 1980 ha finito l'università statale di Rostov [2]. Nel 1986 ha finito l'Istituto per la riqualificazione dei quadri dirigenti della procura dell'URSS. Nel 2008 ha svolto un corso accelerato di istruzione all'Accdemia della giustizia russa. E' consigliere statale di giustizia di 3.a classe. Con decreto del Presidente della Federazione Russa n° 868 del 1 agosto 2003 è stato nominato giudice della Corte Suprema della Repubblica Cecena con incarico triennale. Con decreto del Presidente della Federazione Russa del 6 febbraio 2008 è stato nominato giudice della Corte Suprema della Repubblica Cecena. E' impiegato onorario della procura della Federazione Russa.



Il primo novembre il giudice della Corte Suprema della Repubblica Cecena Vachid Alievič Abubakarov, che ha esaminato il caso del 28enne ceceno Sulejman Ėdigov, ha emesso un'ordinanza di autosospensione. Come motivo dell'autosospensione il giudice ha indicato il seguente: "Una persona, presentatasi come il ministro degli Interni della Repubblica Cecena generale di brigata Alchanov Ruslan Šachaevič da un telefono, il cui numero non è stato accertato, mi ha chiamato e ha dichiarato a me, giudice, che gli era noto da fonte affidabile che l'imputato Ėdigov S.S. era colpevole di aver commesso i crimini attribuitigli e mi metteva in guardia dall'emettere un verdetto assolutorio nei suoi confronti.

La persona indicata è capo di una struttura federale, a cui per legge è imposto l'obbligo della difesa di Stato di un giudice in caso di attentato da parte di chiunque alla sua indipendenza nel prendere decisioni su qualsiasi caso.

Nel corso dell'indagine giudiziaria al tribunale era stato presentato un insieme di prove concordanti, che confermavano gli argomenti dell'imputato Ėdigov S.S. sul fatto che dei sottoposti di Alchanov R.Š., agenti investigativi della polizia, il 03.08.2012 lo avevano sequestrato illegalmente, lo avevano privato della libertà fino al 12.09.2012, gli avevano avvolto le dita delle mani con un cavo di alluminio e lo avevano sottoposto a torture con la corrente elettrica, costringendolo al riconoscimento di colpe e causandogli ferite purulente e a lungo non cicatrizzate al contorno di quattro dita di una mano e di cinque di un'altra.

La telefonata e l'avvertimento di Alchanov R.Š. sono la reazione ai rapporti tendenziosi di persone interrogate dal giudice e interessate all'esito del caso dei loro sottoposti come sviluppo pericoloso per loro delle indagini giudiziarie sul caso.

Dopo l'ingerenza di un pubblico ufficiale di tale livello nell'esame da me svolto sul procedimento penale nei confronti di Ėdigov S.S. qualsiasi sentenza in seguito deliberata da me perfino nella mia propria coscienza fuori dalla mia volontà apparirebbe come una concessione davanti all'avvertimento in caso una sentenza di condanna o come una dimostrazione di coraggio in caso di emissione di una sentenza assolutoria, cioè ordinata o di protesta.

Poiché le suddette… circostanze hanno messo in dubbio… il mio disinteresse per l'esito del caso e la mia imparzialità, ritengo necessario dichiarare l'autosospensione dal caso e astenermi da un'ulteriore esame del caso…"


Il gesto del giudice Abubakarov, a cui, peraltro, tutti gli avvocati ceceni di mia conoscenza fanno riferimento come ad uno dei più duri (è noto per aver dato ad alcuni imputati pene ancora maggiori di quelle richieste dall'accusa), non ha analoghi nella storia del sistema giudiziario russo. E se si tiene conto della geografia del gesto, il giudice Abubakarov è una persona incredibilmente coraggiosa. Lo hanno silenziosamente sostenuto i colleghi tormentati dagli abusi degli agenti di polizia locali. E non lo ha affatto sostenuto la dirigenza della Corte Suprema della Cecenia. Vachid Alievič dice che su tutte le numerose minacce ed esempi di pressione non celata, sfacciata sui tribunali aveva fatto rapporto personalmente al presidente della Corte Suprema e ai suoi vice. E ha atteso, ha atteso aiuto. Ma i capi si sono astenuti dal risolvere il conflitto del giudice con i kadyroviti (la parola "polizia" qui è un po' fuori luogo). Il 31 ottobre Ramzan Kadyrov tenne una riunione generale con i rappresentanti del corpo giudiziario della Cecenia, della procura, del Ministero degli Interni e del comitato inquirente. Alla riunione non si trattò solo del destino del concreto giudice Abubakarov. Si trattò della necessità di stabilire il controllo del potere esecutivo sui tribunali della repubblica. I rappresentanti del potere giudiziario concordarono perché tacquero. Perché non usa obiettare in tali riunioni. Allora Vachid Alievič ha emesso anche un'ordinanza di autosospensione, indicando onestamente il motivo.

Subito dopo la riunione Ramzan Kadyrov andò a Dubai. Ma da Vachid Alievič giunsero urgentemente i suoi figli adulti. Per difendere il padre perché come il giudice Abubakarov, che ha lavorato per più 40 anni nel sistema giudiziario russo (a suo tempo fu procuratore della Cecenia e primo procuratore di una sezione della Prcoura Generale della Russia) evidentemente non c'è nessuno da difendere.

Il 28enne Sulejman Ėdigov viene giudicato sulla base dell'accusa di omicidio di un agente della polizia cecena e di detenzione illegale di armi. La prova fondamentale del caso sono le confessioni di Ėdigov. Ėdigov le confermò durante le indagini e durante il processo. Per tutto questo tempo, secondo i familiari e l'avvocato Said-Achmet Jusupov, Ėdigov sperava in un patteggiamento e in una piccola pena. Anche se per un'accusa così grave non ci sono pene piccole. Ėdigov lo capì quando il processo giunse in dirittura d'arrivo e alla sentenza mancava letteralmente un'udienza. Solo la sua ultima parola. E allora Ėdigov raccontò tutto. Il suo racconto durò qualche ora. "Tenevo d'occhio il volto del giudice e vidi come cambiava, – racconta l'avvocato Jusupov. – Solo che ancora non avevo capito cosa ci promettessero questi cambiamenti".


Il ceceno Sulejman Ėdigov non è un abitante della Cecenia. In Cecenia è nato e ha vissuto fino alla prima guerra cecena [3]. Tornò già dopo la seconda [4]. Si mise a lavorare per l'OMON [5]. Nel 2008 perse il lavoro a causa di problemi alla vista ed emigrò in Svezia. Tra l'altro c'è un altro motivo per cui Ėdigov se ne andò. Il suo conoscente Timur Isaev (soprannominato Islam) è un anello molto importante in questa storia. "Feci conoscenza con lui alla fine del 2006 nel micro-quartiere Ippodromnyj [6] della città di Groznyj, dove allora vivevo, – ha raccontato al processo Ėdigov. – Allora lavoravo all'OMON. Isaev mi fece conoscere Abubakarov Islam e Bachaev Magomed. Nel marzo 2008 mi licenziai dal lavoro per motivi di salute. Islam iniziò a invitare spesso me e le due persone summenzionate a casa sua e là, nel corso della conversazione, ci spinse ad entrare nelle formazioni armate illegali per condurre la "guerra santa". In massimo grado a causa di Isaev nel febbraio 2009 me ne andai in Svezia con la mia famiglia. Ma anche là Isaev mi trovò, si mise in contatto con me su Internet e per telefono. Dalle sue parole venni a sapere che questi, Abubakarov e Bachaev erano entrati nelle fila delle formazioni armate illegali. E mi telefonò a casa perché seguissi il suo esempio. Quando mi rifiutai, allora chiese che lo aiutassi con dei soldi. Dopo di che dichiarai a lui già in modo duro che tutto ciò non mi era necessario e che non si mettesse più in contatto con me…"

Vi stupirete, ma il "jihadista" Timur Isaev è molto ben considerato dal Ministero degli Interni ceceno. Ecco cosa ci ha detto un agente delle strutture armate molto influente, Chamzat Ėdil'gireev, capo dello ROVD [7] di Kurčaloj [8], tristemente noto in tutto il mondo (per via dell'omicidio di Natal'ja Ėstemirova).

Ėdil'gireev ha dichiarato che "Timur Isaev ha grandi meriti davanti alla Repubblica Cecena. Ha più risultati di tutte le sezioni regionali degli affari interni di Groznyj messe insieme". Qui merita chiarire cosa intendeva il capo di uno degli ROVD di maggior successo in Cecenia con la parola "risultato". In Cecenia già da molti anni (vedi "Novaja gazeta", n° 2 del 14.01.2009, articolo "La "macchia" cecena", autrice – Natal'ja Ėstemirova) esiste un interessante metodo di lotta con la cosiddetta clandestinità: nella fiducia dei giovani ceceni si insinua un arruolatore, gli fa il lavaggio del cervello con la "guerra santa" e li persuade a darsi alla macchia. E presto gli agenti della polizia cecena ricevono decorazioni e generose paghe di denaro pubblico per questi giovani idioti arruolati e uccisi nel corso dell'ennesima operazione speciale di successo. E tanti più ceceni "si danno alla macchia", quanto più letteralmente conviene. Ecco com'è la lotta. L'anello più prezioso di essa sono proprio gli arruolatori. Persone intoccabili, queste, di regola, vanno per la Cecenia con macchine dalle targhe d'élite "KRA" (l'abbreviazione si decifra facilmente) e rammentano ovunque il nome del capo della Cecenia [9]. Ecco che anche Timur Isaev va con la targa "KRA" e al processo ha dichiarato di aver personalmente evitato un attentato a Ramzan Achmadovič. Solo che chi lo ha inizialmente organizzato?
Non vi stupite, ma se il bilancio russo cesserà di pagare per le teste dei guerriglieri ceceni, il loro numero diminuirà in modo significativo.
Dopo che Ėdigov fu intervenuto con l'ultima parola, il giudice Abubakarov emise un'ordinanza per verificare tutti i fatti. Il comitato inquirente e la procura guardarono alla verifica assai superficialmente. E allora il giudice Abubakarov fece ripartire da capo il processo e si occupò egli stesso delle indagini. Gradualmente dagli interrogatori dei testimoni – compaesani di Ėdigov, agenti di polizia e del comitato inquirente, esperti e medici – si formò un quadro chiaro e coerente. Timur Isaev sapeva che Ėdigov si occupava di una piccola attività – comprava e portava per la vendita macchine usate dall'Europa alla Cecenia. Ci sono i fondamenti per supporre che l'ennesimo accordo (Ėdigov giunse in Cecenia con l'ennesima macchina a fine luglio 2012) fu organizzato con l'intermediazione di Isaev. Al processo fu accertato che Timur Isaev, che non era un agente di ruolo della polizia cecena, prese parte il 3 agosto 2012 al sequestro di Sulejman Ėdigov presso la porta di casa dei suoi genitori. Il che contraddice la conclusione dell'accusa, secondo cui Ėdigov sarebbe stato arrestato il 12 settembre 2012 al mercato di Urus-Martan [10]. Per quaranta giorni (dal 3 agosto al 12 settembre) Ėdigov fu tenuto prima nello ROVD di Kurčaloj e in seguito nell'ORČ [11] del Ministero degli Interni della Repubblica Cecena perché se ne andassero i segni delle percosse e si cicatrizzassero le ferite purulente alle dita delle mani. Alle dita avevano collegato cavi in alluminio e li avevano messi nella presa, ottenendo da Ėdigov la "spontanea" confessione dell'omicidio. Quando le ferite presero a suppurare, per Ėdigov chiamarono una collaboratrice dell'obitorio locale, di formazione infermiera (questa lo ha confermato al processo). La donna sistemò le ferite, queste si cicatrizzarono, ma restarono delle cicatrici rotonde e furono registrate al momento del trasferimento di Ėdigov al SIZO [12]. Essenzialmente queste cicatrici resteranno per tutta la vita.

Gli agenti della polizia cecena interrogati al processo si comportarono con sicurezza e sfacciataggine. Ma le dure domande del giudice Abubakarov (abitudini della passata vita da procuratore) furono una completa sorpresa per quelle persone abituate alla completa impunità. E questi si tradirono. E capirono di non aver detto ciò che era necessario. E allora, evidentemente, corsero dai capi perché trovassero un compromesso con il giudice. La situazione, secondo la catena, giunse al ministro degli Interni della Cecenia, che lo stesso Abubakarov ritiene una "persona intelligente". Nel senso che Alchanov, come pure Abubakarov, ha servito per la maggior parte della vita nel sistema giudiziario russo. Con tutti i suoi "più" e i suoi "meno". Il sistema a cui è soggetto adesso è difficile chiamare sia giudiziario sia russo.

Essenzialmente qui non c'è niente da stupirsi. La pace in Cecenia si basa sui guerriglieri-transfughi, a cui è data carta bianca e per cui, come si è rilevato, è indifferente chi uccidere – soldati russi o ragazzi ceceni. Di fatto è un banditismo incompatibile con qualsiasi concetto di legge, anche con il nostro assai storpiato.


IN PRIMA PERSONA

Il giudice ABUBAKAROV alla "Novaja gazeta": "Non mi farò spezzare!"

Di fatto tutto ciò che è accaduto l'ho scritto in forma succinta nella mia ordinanza. Io, come giudice, non devo prender parte ad alcun regolamento di conti su questioni di minacce e avvertimenti al mio indirizzo. Di questo deve occuparsi la mia dirigenza. Dal 16 ottobre al 1 novembre ho aspettato che la mia dirigenza prendesse il controllo della situazione. Ma ciò non è accaduto. Per di più il 31 il vice-ministro del Ministero degli Interni della Cecenia Apti Alautdinov si è rivolto apertamente al capo della repubblica con la richiesta di far pressione sulla corte e "richiamarla all'ordine".

Che significa – all'ordine?

Capisce, tutta la situazione è iniziata dal fatto che fanno irruzione direttamente dal giudice e chiedono: "Non intendi mica rilasciarlo?" Il giudice finché non si allontana in camera di consiglio e non delibera la sentenza non ha diritto di dire né che imprigionerà, né che rilascerà. Così gli ho pure spiegato. "Il vostro compito, – gli ho detto, – è presentare le prove, se lo ritenete colpevole". Una situazione in cui il Ministero degli Interni della repubblica, la procura, il comitato inquirente, lo FSB [13] della repubblica invece di procurare prove e dimostrare la colpevolezza dell'imputato non trovano altro che richiamare il capo della repubblica a influenzare il giudice perché emetta una sentenza di condanna è del tutto inaccettabile e io, per riguardo a me stesso, per riguardo al giudice non tollererò una cosa del genere! Perciò ho dichiarato l'autosospensione.

Ha trovato appoggio presso la dirigenza della Corte Suprema della Federazione Russa?

Se avessi trovato appoggio, non avrei dichiarato l'autosospensione.

E' la prima volta che si scontra con una situazione del genere?

Sono da quarant'anni negli organi, sono stato procuratore della repubblica, vice-procuratore dei trasporti di Mosca, sono stato primo procuratore di una sezione della Procura Generale e un'ingerenza così insolente e invadente nel mio lavoro non c'è mai stata.

Questa situazione può minacciare la Sua sicurezza personale?

Indubbiamente. La mia difesa dev'essere attuata per legge dal ministro degli Interni della repubblica. Ma quale sarà questa difesa – lo vede da sola. E' una situazione angosciosa. I miei figli sono stati costretti a venire per sostenermi. E' una situazione del tutto inaccettabile.

Ma Lei si è rivolto per avere sostegni al capo della repubblica Ramzan Kadyrov?

Il 31 ottobre questi ha ascoltato tutte le parti e se n'è andato. Tutti aspettano che dopo il suo arrivo probabilmente regoli i conti con me. Perlomeno l'hanno invitato a fare questo.

Ma per questa situazione si è rivolto allo FSB, alla procura o al comitato inquirente?

Se lo FSB, la procura, il Comitato Inquirente, il presidente della Corte Suprema, i suoi vice, tutti i presidenti dei tribunali distrettuali, tutti i capi delle sezioni regionali degli affari interni e i procuratori dei distretti erano a questa riunione, allora a chi rivolgersi? Per questo caso mi trovo in camera di consiglio, non ho balbettato neanche una parola a qualcuno su quale sentenza intendo emettere e là hanno dichiarato apertamente che ho quasi preso una bustarella e intendo vendere il caso. Di fatto, se l'imputato ha dichiarato che su di lui hanno applicato metodi di indagine illegali, sono obbligato a dare ordine di indagare per fare una verifica. Gli inquirenti si sono sottratti alla verifica, ma senza questa non potevo deliberare una sentenza e non volevo decidere il destino di una persona. E non lo farò mai. Io stesso ho verificato tutto quello su cui l'imputato ha deposto in tribunale e questi fatti sono stati confermati.

Lei ha compiuto un gesto civico inusuale, atipico non solo per la Cecenia, ma anche per la Russia, purtroppo. Perché l'ha fatto?

Mi dispiace per quei giudici che si fanno spezzare così. Io non voglio che mi spezzino. E se la cosa andrà alla rottura, meglio lasciare il processo e dichiarare l'autosospensione che arrendermi e deliberare una sentenza ingiusta. Tra l'altro non ha importanza che sia assolutoria o di condanna. Nessuna sentenza può essere legale se si fa pressione sul giudice.



Commento

Il capo dell'ufficio stampa del ministro degli Interni della Cecenia Magomed-Amin DENIEV:

"Non potrò trovare il ministro per il vostro commento. Ma posso dichiarare ufficialmente che questa notizia non corrisponde alla realtà. Come posso provare le mie parole? Ma ci troviamo in tribunale forse? Dichiaro ancora una volta con sicurezza che respingo le accuse all'indirizzo del ministro e vi dico ufficialmente che non confermo questa notizia".


P.S. I familiari di Sulejman Ėdigov si sono rivolti ufficialmente al Gruppo Mobile Riunito degli attivisti per i diritti umani russi che è capeggiato dal membro del Consiglio per i diritti umani presso il Presidente della Federazione Russa Igor' Kaljapin. Noi, a nostra volta, ci rivolgiamo al presidente della Corte Suprema della Federazione Russa Vjačeslav Lebedev, al procuratore generale Jurij Čajka e al capo del Comitato Inquirente Aleksandr Bastrykin. Le informazioni esposte nella delibera di autosospensione del giudice Abubakarov contengono in se i caratteri di un attentato criminale alla giustizia. Chiediamo che si reagisca immediatamente.


Autrice: Elena Milašina


Indirizzo della pagine: http://www.novayagazeta.ru/inquests/60871.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Città del Kazakistan sud-orientale.

[2] Città della Russia meridionale.

[3] La guerra russo-cecena degli anni 1994-1996 finita con un armistizio.

[4] La guerra russo-cecena degli anni 1999-2009 finita con il consolidamento del regime di Ramzan Achmadovič Kadyrov.

[5] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa nota per la propria brutalità.

[6] "Dell'Ippodromo".

[7] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Distrettuale degli Affari Interni), in pratica la sede distrettuale della polizia.

[8] Villaggio della Cecenia centro-orientale.

[9] In quelle targhe Kadyrov si presenta secondo le regole russe con cognome, nome e patronimico: Kadyrov, Ramzan Achmadovič.

[10] Città della Cecenia centro-occidentale.

[11] Operativno-Rozysknaja Čast' (Sezione Investigativa Criminale).

[12] Sledstvennyj IZOljator (Isolatore di Custodia Cautelare).

[13] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.