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28 settembre 2013

La Russia di Putin occupa silenziosamente la Georgia?

L'occupazione strisciante continua

Nel villaggio di Dvani del distretto di Kareli della Georgia i militari russi hanno ripreso il processo di erezione delle barriere di filo spinato al mattino del 22 settembre. Secondo l'incaricato dell'organo territoriale di Dvani Zaza Kopadze, i militari russi hanno già spostato il cosiddetto confine di 600 metri. Come indica Zaza Kopadze, a Dvani questo processo era stato arrestato per un mese e mezzo, tuttavia adesso è ripreso di nuovo.

Bisogna ricordare che all'inizio della scorsa settimana le guardie di confine russe hanno continuato a fissare le barriere presso il villaggio di Ditsi nel distretto di Gori. A maggio il Ministero degli Esteri georgiano riferì che i fili spinati erano stati stesi nei villaggi di Didi Khurvaleti, Gugutiantkari, Kvemo Nikozi, Tamarasheni, Dvani e Atotsi, che sono al confine tra Ossezia del Sud e Georgia.

La preistoria

Com'è noto, il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin il 12 settembre firmò la disposizione "Sulla firma dell'accordo tra Federazione Russa e Repubblica dell'Ossezia del Sud sul confine di stato", secondo cui si approva la proposta del governo della Federazione Russa sulla firma di questo accordo. Tra l'altro si incarica il Ministero degli Esteri della Federazione Russa di condurre le conseguenti trattative con le autorità di fatto della regione.

Per questo motivo il Ministero degli Esteri georgiano attraverso l'ambasciata svizzera ha inviato una nota di protesta alla Federazione Russa per via dell'intenzione della parte russa di firmare un accordo sul "confine di stato" con la cosiddetta Ossezia del Sud, dichiarò il 13 settembre il primo vice-capo del Ministero degli Esteri georgiano David Zalkaliani.

"Già il 5 settembre, dopo che ci fu reso noto che il governo della Federazione Russa si era rivolto al presidente russo con l'iniziativa di formalizzare il cosiddetto confine tra la Federazione Russa e la regione di Tskhinvali (l'Ossezia del Sud – n.d.r.), inviammo, con l'aiuto dell'ambasciata svizzera, una nota di protesta alla Federazione Russa, in cui si faceva notare che la formalizzazione di qualsiasi accordo di quel tipo fosse una violazione delle norme del diritto internazionale, che questa non ha alcuna forza giuridica e che sarà riconosciuta nulla", – dichiarò Zalkaliani.

La Russia porta avanti molto coscientemente il proprio piano

"Dovremo avere a che fare con una forza civile e probabilmente allora saremo più ottimisti", – così, nel corso della tradizionale conferenza stampa tenuta ogni lunedì, ha reagito il vice-capo del Ministero degli Esteri georgiano David Dzhalagania il 23 settembre alla ripresa dell'erezione di barriere di filo spinato da parte dei militari russi a Dvani e a Ditsi.

Come ha notato il vice-capo del Ministero degli Esteri georgiano, in questa situazione la parte georgiane può contrapporre alla Russia solo metodi pacifici e civili.

"Su questo sfondo, mentre la Georgia cerca al massimo di portare il dialogo con il vicino del Nord su un piano costruttivo, ci tocca purtroppo notare ancora una volta che la parte russa si distingue per mancanza di atteggiamento costruttivo. E' una questione critica, dolorosa. Questo processo non è iniziato ora. Purtroppo la Russia porta avanti molto coscientemente il proprio piano. Talvolta questo si arresta, talvolta le operazioni si attivano, tuttavia lo stato d'animo da regime di occupazione non cambia", – ha dichiarato Dzhalagania.

Il raccolto sotto sorveglianza dei militari russi

Bisogna notare che il 23 settembre i rappresentanti del Ministero degli Interni georgiano hanno fatto conoscenza sul posto con la situazione di Dvani.

Il Ministero degli Interni georgiano ha espresso profonda preoccupazione per via di quanto si verifica là e ha notato che, nonostante le numerose dichiarazioni e la protesta della società georgiana e internazionale, il processo di erezione delle barriere di filo spinato da parte delle truppe russe continua di nuovo.

Bisogna indicare che negli orti attigui ai territori georgiani occupati la popolazione locale è giunta al momento del raccolto. I militari russi gli hanno dato questa possibilità. Inoltre, come riferisce il corrispondente dell'agenzia di stampa georgiana "Interpress News", dopo la conclusione del raccolto i militari russi intendono continuare i lavori di montaggio sulla cosiddetta striscia di confine.

I militari russi si trovano sul perimetro del territorio occupato e il raccolto si compie sotto la loro sorveglianza.

Per quanto riguarda i tutori dell'ordine georgiani, anch'essi resteranno su questo territorio finché la popolazione locale non finirà il raccolto.

Inoltre i militari russi hanno già ripreso i cosiddetti lavori di confine su quel territorio dove la popolazione locale ha raccolto il granturco. Secondo quanto dichiarato dall'incaricato dell'organo territoriale di Dvani Zaza Kopadze, alcune decine di ettari di terra appartenente ad abitanti di Dvani sono passate sotto il controllo della parte osseta.

Zurab Abashidze espresse preoccupazione

Il rappresentante speciale del primo ministro georgiano per le questioni delle relazioni con la Federazione Russa Zurab Abashidze il 19 settembre a Praga all'incontro con il vice-capo del Ministero degli Esteri russo Grigorij Karasin espresse preoccupazione a nome del governo georgiano per via degli avvenimenti verificatisi presso la linea di occupazione.

Come ha notato Zurab Abashidze al briefing svoltosi il 23 settembre, stavolta era andato all'incontro con Karasin con una disposizione più o meno positiva, tuttavia quello che si era verificato sulla linea di occupazione giorni prima, si capisce, aveva creato uno sfondo abbastanza negativo. A suo dire, prima di ogni ennesimo incontro del genere la situazione presso la linea di occupazione si fa particolarmente tesa.

Non bisogna neanche dimenticare che il governo della Georgia e il signor Abashidze sono stati accusati più di una volta dai rappresentanti del "movimento nazionale" e dei partiti di opposizione di aver fatto concessioni a Mosca in cambio del ritorno dei prodotti georgiani sul mercato della Federazione Russa.

Anche se, secondo quanto dichiarato dal rappresentante speciale del primo ministro georgiano per le questioni delle relazioni con la Federazione Russa Zurab Abashidze, la Tbilisi ufficiale non ha fatto alcuna concessione a Mosca.

A quanto dice il rappresentante speciale, gli chiedono spesso quale sia il prezzo del ritorno dei prodotti georgiani sul mercato russo. "Voglio dichiarare precisamente che da parte nostra non è stata fatta alcuna concessione", – ha dichiarato Zurab Abashidze il 23 settembre nel corso della conferenza stampa.

La posizione di Mosca

Come ha chiarito il rappresentante speciale del premier georgiano, Mosca spiega i processi che si verificano a Ditsi e a Dvani con l'accordo formalizzato con le cosiddette Ossezia del Sud e Abcasia, che presuppone la costruzione di infrastrutture della striscia di confine. Inoltre, secondo quanto ha dichiarato, la costruzione del cosiddetto confine è la prosecuzione di quella decisione che fu presa dalla Russia nel 2008.

"La costruzione del cosiddetto confine è legata alla guerra del 2008. E' la prosecuzione di quella decisione che fu presa allora dalla Russia allo scopo di aiutare la formazione delle cosiddette Ossezia del Sud e Abcasia come stati indipendenti", – ha dichiarato Abashidze, notando che la risposta a questo da parte georgiana è che non esiste alcun confine di stato tra la Russia e la cosiddetta Ossezia del Sud.

Come risponderà la Georgia

La situazione nella regione di Tskhinvali sarà una delle principali questioni che la delegazione georgiana esaminerà alla 68.a sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU. Bisogna indicare che la delegazione georgiana con a capo il presidente georgiano Mikhail Saakashvili prenderà parte ai lavori della 68.a sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU dal 23 al 27 settembre. Com'è noto, la sessione si è aperta a New York il 17 settembre. Nell'ambito della visita la parte georgiana terrà un incontro con i rappresentanti dei paesi partner e con i capi delle istituzioni dell'ONU.

E il ministro degli Esteri georgiano Maja Pandzhikidze prenderà parte ai forum tematici programmati nell'ambito dei dibattiti generali dell'Assemblea Generale dell'ONU.

"In tutti gli incontri nell'ambito della sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU saranno esaminati i processi in corso in Georgia. Chiederemo ai nostri partner di reagire adeguatamente e nettamente alle azioni della Russia", – ha dichiarato Dzhalagania.

A suo dire, "alle azioni aggressive della Russia la Georgia può contrapporre solo metodi pacifici e civili. Questo si verifica su uno sfondo in cui la Georgia cerca al massimo di portare il dialogo con il vicino del Nord su un piano costruttivo. Purtroppo ci tocca purtroppo notare che la parte russa si distingue di nuovo per mancanza di atteggiamento costruttivo", – ha notato Dzhalagania.

La posizione dei sostenitori di Saakashvili

Bisogna notare che il partito pro-presidenziale georgiano "Movimento Nazionale Unito" invita la coalizione "Sogno Georgiano" al governo a non cercare di far sì che la popolazione del paese si rassegni alla situazione dell'Ossezia del Sud.

"Invitiamo il governo a non cercare di far sì che il nostro popolo si rassegni all'occupazione, a non cercare di raggiungere lo scopo di far guardare con comprensione il nostro popolo e la comunità internazionale al dispiegamento di un confine sulla linea di occupazione. Che questi (i membri della coalizione al governo) non proseguano la politica di capitolazione", – ha dichiarato al briefing del 23 settembre il vice-presidente del parlamento Baramidze, del "movimento nazionale".

Bisogna notare che Tbilisi ruppe le relazioni diplomatiche con la Russia dopo il riconoscimento da parte di Mosca dell'indipendenza dell'Abcasia e della cosiddetta Ossezia del Sud nell'agosto 2008. I rappresentanti del governo di Bidzina Ivanishvili, che giunsero al potere in conseguenza delle elezioni parlamentari del 1 ottobre 2012, hanno definito la normalizzazione delle relazioni con la Federazione Russa una delle principali priorità della politica del paese.

La Georgia non si rassegnerà neanche alla perdita di un palmo di terra

Secondo quanto ha dichiarato il ministro della Giustizia georgiano Teja Tsulukiani, la Georgia non si rassegnerà neanche alla perdita di un palmo della propria terra.

"Se l'occupazione strisciante da parte della Russia viene vista come una pressione su di noi perché rinunciamo ai piani legati all'Unione Europea, non faremo questo e non cederemo i nostri territori", – ha dichiarato il capo del Ministero della Giustizia georgiano, commentando il processo di dispiegamento del cosiddetto confine nella Cartalia [1] Shida (Interna). Secondo Tsulukiani, per via di questo alla Georgia sono necessarie dichiarazioni dure da parte dell'Unione Europea e di altri amici internazionali perché la Russia capisca che la Georgia non si rassegnerà affatto alla perdita di un solo palmo di terra.

"Durante la visita a Bruxelles parlai dell'occupazione strisciante tanto con il commissario Štefan Füle, quanto con il commissario Cecilia Malmström. L'Unione Europea oggi dichiara univocamente che ciò che accade è inaccettabile. Ci sono molto necessarie dure dichiarazioni dell'Unione Europea e di altri amici perché la Russia capisca che la Georgia non si rassegnerà affatto alla perdita di un solo palmo di terra. Noi, per vie pacifiche, usando tutte le leve internazionali, tra cui il dialogo con la Russia, otterremo la de-occupazione dei nostri territori", – ha dichiarato ai giornalisti Teja Tsulukiani.

Le opinioni di esperti e politici

Secondo il rettore dell'Accademia Diplomatica georgiana, il professor Soso Tsintsadze, l'unica via d'uscita dalla situazione che si è creata è l'incontro tra Putin e Ivanishvili.

In diplomazia non ci sono situazioni senza via d'uscita, tuttavia, tenendo conto degli avvenimenti che si sono svolti, sono necessarie decisioni politicamente coraggiose.

"Talvolta davanti alle parti sorge una realtà tale che la diplomazia leggera diventa inefficace ed è necessaria la sostituzione con una terapia chirurgica. Intendo decisioni dolorose, ma creative. Si capisce, non intendo il coraggio politico di De Gaulle, che rinunciò all'Algeria. Oggi una decisione politicamente coraggiosa sarebbe l'incontro di Ivanishvili e Putin senza alcuna condizione preliminare. A parte questo, non esiste altra via d'uscita", – ha dichiarato Tsintsadze. A suo dire, è l'unica via d'uscita, in quanto solo a quel livello è possibile uno slancio.

Secondo quanto ha dichiarato il candidato alla presidenza della coalizione "Sogno Georgiano" Giorgij Margvelashvili, le barriere di filo spinato dispiegate presso la linea di occupazione non hanno futuro come il muro di Berlino.

Come ha notato commentando gli avvenimenti che si verificano negli ultimi tempi presso la linea di occupazione, la Georgia ha intrapreso passi positivi per il miglioramento delle relazioni con la Russia. A suo dire, quello che si verifica presso la linea di occupazione sferra un serio colpo all'immagine della Russia e indica che la Russia non è pronta a relazioni costruttive.

"Il punto principale e di partenza sta nel fatto che lo stato georgiano non raccoglierà la provocazione. Abbiamo una risorsa per agire in questa direzione. E' il nostro accordo con la comunità internazionale e il nostro pieno accordo con tutta l'umanità civile e siamo intenzionati a utilizzare proprio questo metodo. Lo riteniamo un mezzo efficace", – ha dichiarato Margvelashvili.

A suo dire, simili passi mettono sempre i diplomatici russi in una posizione difficile.

Per quanto riguarda la leader del partito "Movimento Democratico – Georgia Unita" Nino Burdzhanadze, per via della ripresa dei lavori per la demarcazione nel villaggio di Dvani nella regione di Shida Cartalia ha invitato la leadership georgiana a intraprendere passi efficaci.

"E' estremamente scandaloso e inaccettabile che nel 21° secolo si dispieghino barriere di filo spinato, che si elevi un muro tra i popoli. In tal caso chi deve risolvere questo problema? Deve intervenire in primo luogo la nostra leadership, che, purtroppo, non può fare niente. E quello che oggi si verifica da parte della Russia testimonia pure qualcosa ed è pure segno di qualcosa", – ha dichiarato Burdzhanadze.

A mo' di postfazione

Come si dice nel comunicato del dicastero di politica estera russo, gli interlocutori hanno discusso il corso delle preparazione e le prospettive di approvazione da parte dei partecipanti al dibattito di Ginevra sul Caucaso del Sud di una dichiarazione comune sulla rinuncia all'uso della forza.

Si diffondono affermazioni evidentemente false su un presunto spostamento della linea di confine all'interno del territorio. La polizia georgiana è direttamente coinvolta nell'organizzazione di "azioni di protesta della popolazione locale" con la loro conseguente cronaca tendenziosa sui mezzi di comunicazione di massa come fu, per esempio, il 17 settembre 2013 vicino al centro abitato di Ditsi.

Negli ultimi giorni si è fatto rumore intorno alle iniziative nel distretto del centro abitato di Dvani. E' chiaro che le misure pianificate di Tskhinvali portate avanti nel corso degli ultimi anni per la garanzia di un efficace regime alle frontiere di stato con la collaborazione degli agenti di confine russi causano dispiacere in Georgia, dove non sono pronti a riconoscere l'irreversibilità delle conseguenze della criminale avventura militare di Mikhail Saakashvili nell'agosto 2008.

"Ma è una premeditata compressione di emozioni, le speculazioni politiche intorno a questo tema sono inaccettabili. Queste sono gravide di serie conseguenze per la stabilità regionale", – si dice nella dichiarazione di Karasin pubblicata sul sito ufficiale del Ministero degli Esteri russo.

Secondo Grigorij Karasin, "dalla parte russa è stata espressa la speranza che il rappresentante speciale dell'UE e gli osservatori della Missione dell'UE per il monitoraggio in Georgia tratterranno Tbilisi dal fare passi irresponsabili nei distretti di confine, in particolare nelle condizioni dell'attuale situazione pre-elettorale nel paese".

"Partiamo dal fatto che gli aspetti pratici legati al regime del confine tra Ossezia del Sud e Georgia si devono discutere in modo tranquillo e costruttivo nell'ambito del Meccanismo di prevenzione e reazione agli incidenti in vigore in questo distretto, che ha dimostrato la propria efficacia", – chiarisce il Segretario di Stato e vice-capo del Ministero degli Esteri della Federazione Russa Grigorij Karasin.

Fridon Dočija, "Kavkazskaja politika", 25 settembre 2013, http://kavpolit.com/polzuchaya-okkupaciya-prodolzhaetsya/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Regione storica della Georgia.

25 novembre 2012

Tbilisi e la Russia

La Tbilisi che abbiamo perso

Come la Russia ha perso contro la Georgia nella guerra fredda

23.11.2012

[1] "Vieni, vieni", detto prima in georgiano e poi in inglese.

[2] Sorta di "pane arabo", tipico della Georgia.

[3] Leccornia georgiana a base di mosto, farina e frutta secca.

[4] Miliardario georgiano che ha lanciato la lista "Sogno Georgiano" che raccoglie gli oppositori al presidente Saakashvili.

[5] Sergej Iosifovič Paradžanov (Sarkis Paradžanjan), regista armeno nato in Georgia, noto per le sue atmosfere surreali.

[6] Base spaziale costruita in epoca sovietica in Kazakistan.

[7] Prokladka in generale è un qualcosa di interposto. Nel linguaggio colloquiale sta per "assorbente". Il corsivo è mio

[8] Vladimir Rostislavovič Medinskij, ministro della Cultura russo.

[9] Zurab Konstantinovič Cereteli, scultore georgiano divenuto cittadino russo.

[10] "Piazza" in ucraino. Il majdan per eccellenza è il Majdan Nezaležnosti (Piazza Indipendenza) di Kiev, teatro di grandi manifestazioni contro il regime filo-russo di Janukovyč.

[11] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

[12] Gennadij Grigor'evič Oniščenko, vice ministro della Sanità e Primo Medico Sanitario della Federazione Russa, autore di alcuni divieti di importazioni di prodotti dettati chiaramente da ragioni politiche.

[13] Bevanda poco alcolica prodotta dalla fermentazione di vegetali.

[14] Bevanda analcolica a base di succo di mirtillo.

[15] Famosa acqua minerale georgiana.

18 novembre 2012

C'è un'Ossezia del Sud che getta la maschera e vuole semplicemente essere Russia

In Ossezia del Sud si crea un movimento politico per l'ingresso della repubblica nella Federazione Russa

17 novembre 2012, 03.45

In Ossezia del Sud si crea il nuovo movimento socio-politico "La tua scelta, l'Ossezia", uno dei cui scopi fondamentali sarà la promozione dell'ingresso delle repubblica nella Russia, ha dichiarato l'ex capo del distretto di Leninogorsk [1] Alan Džussoev. Secondo Džussoev, che è l'organizzatore del movimento, l'Ossezia del Nord e del Sud devono unirsi.

L'8 agosto 2008 iniziarono le operazioni di guerra tra Georgia e Ossezia del Sud. Nel conflitto intervenne la Russia. Le operazioni di guerra attive durarono cinque giorni, dopodiché la Russia dichiarò che era finita l'operazione per costringere la Georgia alla pace. L'esito della guerra fu il riconoscimento da parte della Federazione Russa dell'indipendenza di Ossezia del Sud e Abcasia, che il presidente georgiano Michail Saakašvili caratterizzò come "illegalità" e la Georgia ruppe le relazioni diplomatiche con la Russia.

Džussoev: con l'ingresso dell'Ossezia del Sud nella Russia la repubblica otterrà garanzie di sicurezza

In Ossezia del Sud si sono create strette relazioni con la Russia: si è formato un unico campo culturale ed economico, si usa la stessa unità monetaria – il rublo russo, nella repubblica si tengono in lingua russa l'amministrazione e l'istruzione negli istituti, ha notato Alan Džussoev in un'intervista al blogger di "Kavkazskij uzel" Alan Cchurbaev. "L'unica cosa che abbiamo formalmente diversa è il territorio", – dice Džussoev.

"Ritengo che l'ingresso dell'Ossezia del Sud nella Federazione Russa debba essere promosso dalle due Ossezie contemporaneamente", – dice Alan Džussoev.

Un tale approccio non contraddice gli ideali delle persone che hanno combattuto per l'indipendenza dell'Ossezia del Sud, ritiene Džussoev. "Se l'Ossezia del Nord e l'Ossezia del Sud diventeranno un solo soggetto della Federazione Russa, ciò favorirà solo il loro sviluppo sul piano culturale, economico e politico", – è sicuro.

A suo parere, con l'ingresso dell'Ossezia del Sud nella Russia la repubblica otterrà garanzie di sicurezza. "Nel corso degli ultimi 200 anni di storia del popolo dell'Ossezia del Sud siamo stati dati alla Confederazione del Caucaso del Nord, poi alla Georgia, prima facevamo parte del governatorato di Tbilisi dell'Impero Russo e questo ci ha giocato un brutto scherzo. Nessuno sa come cambierà la situazione geopolitica in Russia nei prossimi decenni. Ma se saremo parte della Federazione Russa, una potenza nucleare, nessuno alienerà il suo territorio", – dice l'interlocutore.

Questi ha aggiunto che garanzie di sicurezza per l'Ossezia del Sud potrebbero esserci anche in caso di riconoscimento della sua indipendenza da parte della Georgia, allora la repubblica sarebbe riconosciuta anche dalla comunità internazionale. "Tuttavia vediamo che le garanzie internazionali sono tenute in poco conto – ricordiamo, per esempio, Jugoslavia, Iraq e Libia", – nota Džussoev.

A suo dire, ora la popolazione dell'Ossezia del Sud aspira ad acquistare immobili in Ossezia del Nord. "La gente vuole semplicemente avere garanzie di sicurezza e in caso che succeda qualcosa poter portare la famiglia in Ossezia del Nord, dove non le succeda niente", – sottolinea questi e aggiunge che dalle garanzie di sicurezza dipende nel complesso lo sviluppo della repubblica e del suo popolo.

Con l'arrivo al posto di ministro per la reintegrazione della Georgia Paata Zakareišvili la Georgia costruirà una nuova politica, trasparente al massimo nei confronti dell'Ossezia del Sud e anche dell'Abcasia, è sicuro Džussoev.

Il primo passo, nota questi, è il riconoscimento dei passaporti dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia, dopodiché, forse, apparirà la possibilità di tenere un'attività finanziaria sul territorio della Georgia. "La Georgia riconosce la propria colpevolezza nel conflitto che ebbe luogo, tuttavia questo non da niente alla popolazione", – ha notato l'interlocutore e ha aggiunto che i tentativi intrapresi da parte della Georgia di attrarre l'Ossezia del Sud dalla propria parte non cambieranno gli umori della società, che soffre da 20 anni.

La situazione in Georgia è quella del progetto di creare uno stato democratico nel Caucaso del Sud orientato allo sviluppo delle relazioni con i paesi occidentali e con gli USA, nota questi. "La Georgia ha poco tempo per il dichiarato ingresso nella NATO e nell'Unione Europea, in quanto con la divisione territoriale attualmente esistente non la accoglieranno là", – pensa Džussoev. Questi non esclude che alla Georgia tocchi andare al riconoscimento di Ossezia del Sud e Abcasia per entrare nella NATO e nell'Unione Europea.

"Più si parla dell'ingresso nella Russia, più c'è certezza che questo è un territorio occupato"

La pubblicazione della video-intervista di Alan Džussoev ha causato una consistente discussione tra i lettori sulla pagina del blog "Ossezia e dintorni: uno sguardo dall'interno". L'unica cosa che minaccia l'Ossezia del Sud e il suo popolo sono i funzionari, è convinto l'utente aseev_vissarion. "Solo dall'ambito dei funzionari e del corpo dei deputati vicini a loro si sente parlare di ingresso nella Russia, che significa tradimento della sovranità del paese. Più si parla dell'ingresso nella Russia, più c'è certezza in tutti nel mondo che questo è un territorio occupato dalla Russia e non un paese sovrano, più c'è certezza che le persone non hanno combattuto per la libertà, ma erano mercenari o strumento degli interessi di qualcuno", – nota questi.

L'unione con la Russia significherà il riconoscimento dell'incapacità del popolo dell'Ossezia del Sud di costruire il proprio stato, ritiene un lettore dal nick alik. "Ascoltando le parole di Džussoev sulla situazione odierna in Ossezia del Sud, in generale sorge la domanda: a che serve questo stato con questa gente alla Russia?", – chiede questi.

"Ma non c'è alcuna Ossezia del Sud indipendente. De facto è una repubblica autonoma nella Federazione Russa. Naturalmente nessuna ONU riconoscerà in una prospettiva a breve termine l'indipendenza dalla Georgia. Tutti quelli che fisicamente hanno potuto trasferirsi in Ossezia del Nord l'hanno fatto da tempo e dubito molto che avranno voglia di tornare indietro", – scrive un lettore dal nick morris. A suo dire, l'ex capo del distretto di Leninogorsk Alan Džussoev "vuole semplicemente legalizzare le regole comunque esistenti, ma non dichiarate".

"Kavkazskij uzel" ha riferito che i rappresentanti della coalizione "Sogno Georgiano" [2] vincitrice alle elezioni del parlamento georgiano hanno fatto una serie di dichiarazioni sulla volontà di iniziare a ristabilire le relazioni con la Russia. Il nuovo primo ministro Bidzina Ivanišvili ha dichiarato che tra Russia e Georgia sarà ristabilita la collaborazione su questioni umanitarie e commerciali.

Dopo le elezioni parlamentari in Georgia è apparsa la chance reale di regolare le relazioni russo-georgiane, hanno dichiarato i politologi georgiani. Inoltre, come ritiene Giorgij Chucišvili, al nuovo governo tocca rimandare per un po' di tempo la questione dello status di Abcasia e Ossezia del Sud.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Con l'arrivo al potere "Sogno Georgiano"è intenzionato a rendere la politica caucasica della Georgia più equilibrata","La Georgia è soddisffatta della decisione della corte dell'ONU, la Russia dubita della sua legittimità", "Delle istanze degli abitanti dell'Ossezia del Sud contro la Georgia alla Corte Europea si occuperà un'organizzazione sociale osseta".

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/215864/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Qualcosa come "Monti di Lenin", città della Repubblica Autonoma del Tatarstan nella Russia europea centro-orientale.

[2] Coalizione che sostanzialmente raccoglie le forze ostili al presidente Saakašvili.

16 novembre 2012

Vedremo Putin, Medvedev e Saakashvili alla sbarra all'Aia?

Papuashvili: Georgia e Federazione Russa non hanno indagato i crimini compiuti durante il conflitto in Ossezia del Sud

15 novembre 2012, 10.41

Georgia e Russia non hanno adempiuto la disposizione della Corte Penale Internazionale sullo svolgimento di indagini preliminari sui crimini compiuti durante il conflitto in Ossezia del Sud nell'agosto 2008, ha dichiarato l'autore del rapporto "In attesa della giustizia russa" preparato dal Comitato di Helsinki norvegese Simon Papuashvili.

La Corte Penale Internazionale (CPI) è il primo istituto di diritto stabile nella cui competenza rientra l'azione penale nei confronti di persone responsabili di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. E' stato istituito sulla base dello Statuto di Roma siglato nel 1998. Esiste dal luglio 2002.

"Alla Corte Penale Internazionale all'Aia sta terminando la procedura di indagine preliminare sui crimini compiuti nell'agosto 2008. Nel release della corte si dice che la corte è giunta al punto in cui si può decidere se aprire un'indagine ufficiale, che sarà condotta già dagli organi della stessa corte o se va dato ancora un po' di tempo all'indagine preliminare", – ha raccontato a "Kavkazskij uzel" Simon Papuashvili.

Il Comitato di Helsinki Norvegese (NHC [1]) a ottobre indirizzò all'ufficio del procuratore della Corte Penale Internazionale il proprio rapporto "In attesa della giustizia russa", in cui si raccomandava alla corte di prendere una posizione più attiva nei confronti delle indagini sui crimini compiuti durante la guerra in Ossezia del Sud del 2008.

Come ritiene il redattore del rapporto, il membro dello NHC Aage Storm Borchgrevink, l'intervento della Corte Penale Internazionale nelle indagini sugli avvenimenti del 2008 sarebbe importante per tutta la regione caucasica, in quanto potrebbe rompere il paradigma dell'impunità caratteristico dei conflitti locali.

"Il Caucaso è la regione dell'impunità"

"La guerra in Ossezia del Sud del 2008 è solo una di alcune guerre che si sono verificate negli ultimi anni in questa regione. Ci sono state due guerre in Cecenia, un conflitto in Inguscezia, una guerra in Abcasia negli anni 1992-1993, il Nagorno Karabakh. E ovunque regna l'impunità. Non c'è stata ancora una pena per i crimini compiuti. Penso che questo aumenti la quantità di crimini nei conflitti", – ha detto Borchgrevink al corrispondente di "Kavkazskij uzel".

Secondo il membro dello NHC, il coinvolgimento della Corte Penale Internazionale nelle indagini su questi conflitti può cambiare la situazione del Caucaso in generale.

"Ciò può prevenire un ulteriore conflitto non solo tra Georgia e Russia, ma anche in tutta la regione. Questo, penso, è l'aspetto importante per cui questo caso è così importante. Potete vedere che le decisioni della corte influiscono sulla situazione, per esempio, in Africa e in altre regioni. Certo, la guerra in Georgia non è la più sanguinosa che abbia avuto luogo negli ultimi decenni, ma il Caucaso è la regione dell'impunità e l'intervento della Corte Penale Internazionale può cambiare questa situazione", – ha dichiarato Aage Borchgrevink.

"Russia e Georgia possono essere ugualmente colpevoli"

Il lavoro svolto da una base per pensare che entrambe le parti – sia la Russia, sia la Georgia – hanno commesso crimini che ricadono sotto la giurisdizione della CPI, ritiene Simon Papuashvili.

"Per quanto riguarda la Georgia, la corte ha dichiarato che, sulla base delle informazioni che ha ricevuto, si tratta perlomeno di due categorie di crimini – crimini di guerra e crimini contro l'umanità... Fondamentalmente ciò riguarda il bombardamento di Tskhinvali, tra l'altro con l'uso di armi che funzionano in un luogo e che è impossibile puntare su un oggetto concreto. E nelle circostanze concrete in cui la Georgia ha usato questi impianti lo si ritiene un crimine di guerra. E la corte ha una denuncia in merito. E certamente si tratta dell'attacco delle forze armate georgiane alle truppe delle forze di pace", – ha raccontato Simon Papuashvili.

Per quanto riguarda la Russia, secondo Papuashvili, si tratta del fatto che le truppe russe non hanno contrastato i crimini compiuti presumibilmente da formazioni ossete. "Si ritiene che la Russia attuasse un efficace controllo sui territori di cui si parla e che conseguentemente sia responsabile di tutti quei crimini che sono stati compiuti là... Là si tratta di persecuzioni su base etnica, comprese torture, omicidi, distruzione di proprietà", – ha chiarito Papuashvili.

Durante le indagini sulle azioni militari lo NHC ha evidenziato 16 casi di omicidi di civili (senza considerare i casi di morte per sparatoria o per esplosione di ordigni a frammentazione) sul territorio controllato dalla parte russa. Il più delle volte, secondo i dati dello NHC, le esecuzioni extragiudiziali sono state compiute da rappresentanti di formazioni armate irregolari che non erano unità strutturali delle forze armate russe.

Tuttavia, come si nota nel rapporto, "qualche intervista indica che le formazioni armate irregolari, che, presumibilmente, hanno compiuto questi crimini, hanno operato in collaborazione con le forze armate russe".

Secondo lo Statuto di Roma, sulla cui base opera la CPI all'Aia, all'azione penale non sono soggetti gli stati, ma persone concrete. Secondo Simon Papuashvili, nel caso in cui il procuratore della CPI prendesse effettivamente la decisione di iniziare un'indagine ufficiale che finirebbe con un processo, in conseguenza di questo procedimento potrebbero essere incriminate alte cariche di Georgia e Russia. In particolare l'attivista per i diritti umani fa i nomi del presidente Mikhail Saakashvili, del presidente Vladimir Putin e del primo ministro Dmitrij Medvedev.

"C'è una cosa che è propria dei processi che si svolgono all'Aia – sono sempre puntati sulla più alta carica che sia intervenuta come iniziatore o che sia stato provato essere legata a crimini internazionali. Può essere un presidente, un ministro della Difesa, il capo di Stato Maggiore o il comandante di grandi formazioni militari", – ha chiarito Simon Papuashvili.

"Le autorità della Georgia in parte non vogliono e in parte non sono in grado di svolgere indagini"

Per quattro anni il Comitato di Helsinki norvegese ha attuato un programma di ricerca dei casi di violazione dei diritti umani in Ossezia del Sud nel periodo da agosto a ottobre 2008. Come si nota nel rapporto, nel 2010 il governo della Georgia non ha risposto alla richiesta scritta di organizzazioni non governativa su come si svolgono le indagini.

Poiché i governi georgiano e russo non hanno fornito i corrispondenti materiali, la ricerca si è svolta per mezzo dell'analisi della documentazione, ma anche delle interviste alla popolazione che vive nella zona del conflitto e dei profughi dell'Ossezia del Sud. Inoltre lo NHC si è basato sui risultati del sondaggio condotto dalla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo (la Corte di Strasburgo), nel corso delle quali sono state interrogate per telefono 244 persone, che avevano presentato denunce a Strasburgo.

"Il sondaggio tra gli istanti alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, come pure le visite sul posto alla ricerca di fatti hanno evidenziato l'assenza di corrispondenti e significativi sforzi per lo svolgimento di indagini da parte delle autorità georgiane. Da queste informazione consegue la conclusione che le autorità georgiane in parte non vogliono e in parte non sono in grado di svolgere indagini sui casi di crimini internazionali verificatisi presumibilmente durante e dopo la guerra dell'agosto 2008", – si dice nel rapporto dello NHC .

"Su 60 abitanti intervistati solo sette confermarono che rappresentanti delle autorità georgiane si erano messi in contatto con loro"

Nell'ottobre 2011 i rappresentanti dello NHC insieme ai membri dell'"Associazione dei giovani giuristi della Georgia" e della "Coalizione della Corte Penale Internazionale" si incontrarono con i rappresentanti del Ministero della Giustizia e con l'ufficio del Procuratore Generale della Georgia. Dopo questo incontro il Ministero della Georgia inviò alle organizzazioni per la difesa dei diritti umani un resoconto in cui si diceva che la Georgia aveva intrapreso azioni investigative per le indagini sui casi di crimini internazionali. In particolare si trattava di interrogatori e interviste alla popolazione che viveva in Ossezia nel Sud e nei territori adiacenti. Inoltre il governo georgiano ha indicato l'assenza di qualsiasi collaborazione nello svolgimento delle indagini da parte della Federazione Russa.

Durante i viaggi nei villaggi di confine e nei luoghi di residenza dei profughi nel corso di tutto il 2010 lo NHC condusse interviste a 60 abitanti del posto e solo sette di essi affermarono che rappresentanti delle autorità georgiane si erano messi in contatto con loro e avevano chiesto di quei casi che avevano a che fare con la guerra. Tra l'altro nessuno di questi sette rispondenti, come si nota nel rapporto, poté dire in modo univoco i rappresentanti di quali strutture avessero condotto le interviste – il Ministero degli Interni, il Ministero della Giustizia o la Procura della Georgia. Con nessuna di queste sette persone i rappresentanti del governo della Georgia, secondo i dati dello NHC, si sono messe in contatto per lo svolgimento di ulteriori azioni investigativi.

"Le indagini dello SK [2] della Russia sono più politiche che giuridiche"

Per ottenere ulteriori notizie sui crimini che si sono verificati lo NHC si rivolse con una richiesta al Comitato Inquirente della Russia. Come si dice nel rapporto, le dichiarazioni del capo del Comitato Inquirente Aleksandr Bastrykin dettero motivo si supporre la presenza presso la sua struttura di una grande quantità di informazioni riguardanti i crimini commessi nella Repubblica dell'Ossezia del Sud. Secondo le dichiarazioni di Bastrykin, in Ossezia del Sud furono inviati 200 inquirenti e 29 esperti per svolgere un'indagine sui crimini compiuti durante la fase attiva delle azioni militari.

Come si nota nel rapporto "In attesa della giustizia russa", la parte russa ha dichiarato che il Comitato Inquirente ha aperto procedimenti penali sulla base dell'articolo 105 (omicidio) e anche sulla base dell'articolo 357 (genocidio), basandosi sulle deposizioni di 500 vittime del conflitto.

Noteremo che praticamente subito dopo la conclusione degli scontri militari le autorità della Russia intervennero con l'iniziativa di fare istanza contro la Georgia all'Aia e a Strasburgo per l'attacco all'Ossezia del Sud. Per questo nell'agosto 2008 il Comitato Inquirente presso la Procura di Russia raccolse prove del genocidio in Ossezia del Sud e questi dati furono usati per la presentazione dell'istanza. Il 25 febbraio 2009 il Comitato Inquirente presso la Procura della Federazione Russa dichiarò la conclusione delle indagini sul "genocidio della Georgia nei confronti del popolo osseto". Copie dei materiali del caso nell'agosto 2011 furono inviate al procuratore della Corte Penale Internazionale.

Tuttavia il Comitato Inquirente della Russia non inviò comunque allo NHC alcuna informazione. Allora i rappresentanti dello NHC iniziarono la propria analisi delle azioni del Comitato Inquirente della Russia, basandosi sull'analisi dei documenti forniti da organizzazioni civili che collaboravano con le vittime della guerra e anche di informazioni fornite dalla Commissione Internazionale per l'accertamento dei fatti di Heidi Tagliavini e di documenti del comitato per i diritti umani dell'ONU.
Analizzata la documentazione, gli esperti dello NHC sono giunti a una serie di conclusioni. "In primo luogo, si crea l'impressione che la decisione di iniziare azioni investigative sia più politica che giuridica e che possa essere usata per giustificare l'invasione militare russa in Georgia", – nota lo NHC.

"Le indagini si concentrano esclusivamente sull'attacco alle forze di pace russe e ai civili da parte della Georgia"

"In secondo luogo, pare che le indagini si concentrino esclusivamente sull'attacco alle forze di pace russe e ai civili da parte della Georgia, perciò si ignorano i crimini commessi dalle forze armate russe e/o formazioni armate irregolari, che agirono in accordo e con il sostegno della Russia", – si dice nel rapporto.

Gli autori indicano anche la complessità delle indagini sui crimini, a cui ha portato il riconoscimento da parte della Russia dell'indipendenza dell'Ossezia del Sud (La Georgia ruppe le relazioni diplomatiche con la Russia dopo che nell'agosto 2008 la Russia riconobbe l'indipendenza di Abcasia e Ossezia del Sud – nota di "Kavkazskij uzel"). La Georgia non ha accesso a questo territorio e la Russia in qualità di parte responsabile indica le autorità dell'Ossezia del Sud, notano gli autori del rapporto dello NHC.

Va notato che il Comitato Inquirente della Federazione Russa tenne una corrispondenza anche con altre organizzazioni per la difesa dei diritti umani – "42° articolo della Costituzione" e "Associazione dei giovani giuristi". In particolare, l'"Associazione dei giovani giuristi" si rivolse nel 2011 alla Commissione Inquirente della Federazione Russa con la richiesta di aprire un procedimento penale per il caso delle violazioni dei diritti dei georgiani etnici cacciati dall'Ossezia del Sud che si erano rivolti alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo. Secondo i dati delle ONG, questi persone sono in tutto 400.

Il Comitato Inquirente rese noto che questi casi erano stati incorporati nel procedimento penale contro il governo della Georgia con l'accusa di aver compiuto un genocidio.

Nel febbraio 2012 l'"Associazione dei giovani giuristi" chiese spiegazioni al Comitato Inquirente della Federazione Russa sul motivo per cui i casi dei georgiani etnici erano stati incorporati nel procedimento penale contro il governo della Georgia, che era accusato dalla parte russa di genocidio contro gli osseti. Tuttavia il Comitato Inquirente non rispose a questa domanda. Come si dice nel rapporto dello NHC, "il procuratore russo ha spiegato che il Comitato Inquirente aveva più di una volta chiesto collaborazione alla corrispondente autorità della Georgia, in particolare sulle corrispondenti azioni e documenti che potrebbero confermare la precisione delle informazioni contenute nelle denunce dei cittadini della Georgia, tuttavia l'ufficio del Procuratore Generale della Georgia si rifiutò di collaborare".

"Russia e Georgia non desiderano in ugual modo indagini sui crimini di guerra"

Aage Borchgrevink nota che la reazione del governo georgiano è parsa inaspettata alla comunità internazionale. "L'atteggiamento dei rappresentanti del governo georgiano verso la CPI non è stato quello dovuto e non ha corrisposto alle nostre aspettative. Questi, come si vede dai documenti, non hanno svolto le corrispondenti indagini. Speriamo che il nuovo governo intraprenda passi più attivi", – ha dichiarato Borchgrevink.

Le posizioni di Russia e Georgia riguardo alla propria riluttanza a svolgere indagini e fornire informazioni sono di fatto simmetrici, ritiene Simon Papuashvili. "Tutti i nostri tentativi di analizzare cosa accada in queste indagini ci hanno portati alla conclusione che di fatto là non c'è alcuna indagine e lo stato si occupa di azioni formali indirizzate a fermare o ad allontanare l'apertura ufficiale delle indagini", – dice Papuashvili.

"I tentativi di analizzare cosa accada in queste indagini ci hanno mostrato che di fatto non ci sono"
Tra l'altro Simon Papuashvili suppone che tali indagini non rientrassero tra gli interessi del governo di Mikhail Saakashvili. "Era ciò che con forza non voleva il governo precedente, perché queste indagini possono implicare la responsabilità di alti funzionari che furono coinvolti nel conflitto. La stessa cosa riguarda anche la parte russa", – ha dichiarato.

Papuashvili ritiene che la procura della CPI abbia abbastanza dati sulle violazioni per iniziare ufficialmente un processo penale. "La Corte Penale Internazionale ha qualche tipo di fonte di informazioni. In primo luogo, entrambe le parti – sia quella georgiana, sia quella russa – hanno inviato alla corte molto materiale che parla dei crimini che sono stati commessi dalla parte opposta. Inoltre la corte ha informazioni che sono state fornite da alcune organizzazioni non governative, comprese Human Rights Watch, Amnesty International, la nostra organizzazione e alcune ONG locali tanto da parte georgiana, quanto da parte russa", – ha constatato Simon Papuashvili.

La Georgia fece istanza contro la Russia alla Corte Penale Internazionale e alla Corte Internazionale dell'ONU nell'agosto 2008. Questa ritiene la Russia colpevole di pulizie etniche nel periodo dal 1993 al 2008 e di trasferimento forzato di 300 mila persone nell'agosto 2008. Il 13-17 settembre 2010 all'Aia ebbero luogo le udienze pubbliche sull'istanza. La Russia insistette sulla mancanza di giurisdizione della Corte Internazionale dell'ONU sull'istanza e chiese di sospendere il procedimento sul caso, dichiarando che Mosca non era in lite con la Georgia su questa questione. Il 1 aprile 2011 la corte accolse il ricorso della Russia, decidendo che non avrebbe esaminato nel merito l'istanza presentata dalla Georgia contro la Russia in quanto non aveva i poteri necessari.

In precedenza "Kavkzaskij uzel" riferì che nel luglio 2009 la CEDU riconobbe la validità dell'esame della denuncia della Georgia, che accusava la Russia di violazioni dei diritti dei cittadini georgiani per "arresti abusivi e deportazioni di massa" dal territorio russo che avevano avuto luogo negli anni 2006-2007.

"Sul banco degli imputati all'Aia devono esserci le alte cariche della Georgia e della Federazione Russa"

Lo Statuto di Roma fu siglato a nome della Federazione Russa il 13 settembre 2000 dal ministro degli Esteri della Russia (a quel tempo Igor' Ivanov), tuttavia la Duma di Stato della Federazione Russa non ha ancora ratificato questo documento, poiché la Russia non è membro della Corte Penale Internazionale. Non di meno, come ritengono gli esperti, le sue azioni ricadono sotto la giurisdizione della corte proprio a causa della guerra in Ossezia del Sud.

"La Russia ricade sotto la giurisdizione della CPI, perché ha compiuto crimini sul territorio della Georgia, che è parte del sistema creato sulla base dello Statuto di Roma. E qui già si mantiene la posizione che si chiama principio di territorialità, che consiste nel fatto che anche se un paese non partecipa a questo sistema, se compie crimini sul territorio di un paese partecipante, le sue azioni devono essere comunque analizzata dalla CPI. Cosicché il problema della giurisdizione qui si risolve", – ha notato Simon Papuashvili.

Alla domanda su quanto veda realmente le più alte cariche sul banco degli imputati all'Aia Papuashvili ha risposto che attese del genere sono più reali nei confronti della Georgia, in quanto a causa dei processi democratici il presidente in Georgia non è assolutamente una persona intoccabile. "Questo dipenderà dalle prove che la corte avrà in mano. Se le prove testimonieranno che dette gli ordini che portarono al compimento di crimini di guerra, è del tutto probabile che la corte possa convocare e incarcerare Saakashvili", – ritiene Papuashvili.

Per quanto riguarda i leader russi, secondo Papuashvili, qui la situazione è più complessa. "Se la corte avrà le prove che Putin o Medvedev dettero indicazioni che portarono a dei crimini, la corte reagirà a questo. Potrebbe conseguire un ordine di arresto. Ma come reagirà la parte russa non posso prevedere. La corte, a sua volta, ha i propri meccanismi. Il più diffuso è il regime di attraversamento delle frontiere, – ha chiarito. – Tutti e 115 gli stati che sono parte del sistema della CPI saranno obbligati ad arrestare la persona concreta, se comparirà sul loro territorio. Nel migliore dei casi Putin o Saakashvili non potranno semplicemente viaggiare, non potranno entrare in alcuno di questi paesi. Ma tra questi rientrano gli USA e tutta l'Europa".

Ricordiamo che gli attivisti per i diritti umani sulla base degli esiti delle proprie osservazioni e dei colloqui con testimoni della guerra sono giunti alla conclusione che tutte le parti del conflitto armato in Ossezia del Sud hanno violato seriamente le norme del diritto umanitario hanno dichiarato che ci sono tutte le basi per pensare che nel corso degli avvenimenti di agosto ebbero luogo crimini di guerra.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Con l'avvento al potere "Sogno Georgiano" [2] è intenzionato a rendere la politica caucasica della Georgia più equilibrata","La Georgia è soddisfatta della decisione della corte dell'ONU, la Russia dubita della sua legittimità", "Delle istanze degli abitanti dell'Ossezia del Sud contro la Georgia alla Corte Europea si occuperà un'organizzazione sociale osseta", "La Georgia spera nella vittoria nell'istanza contro la Russia alla Corte Internazionale dell'ONU".

Autore: Beslan Kmuzov; fonte: corrispondente di "Kavkazskij uzel"

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/215756/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Dalla dicitura internazionale (inglese) Norwegian Helsinki Committee.

[2] Sledstvennyj Komitet (Comitato Inquirente).

[3] Coalizione di opposizione al presidente georgiano Saakashvili.

03 novembre 2012

Russi e georgiani che fanno la pace dal basso e preferiscono occuparsi dei loro problemi

Gli attivisti per i diritti umani della Federazione Russa e della Georgia contano che i contatti da loro stabiliti aiutino persone concrete

2 novembre 2012, 12.38

Dal 29 ottobre al 4 novembre a Tbilisi si svolge la tappa di turno del progetto "Il dialogo georgiano-russo per la pace e la collaborazione". Ad essa prendono parte attivisti per i diritti umani russi e georgiani. I partecipanti al progetto provenienti da Russia e Georgia hanno già dichiarato di esser pronti a realizzare iniziative comuni e contano che i contatti stabiliti aiutino in seguito persone concrete che si rivolgono alle loro organizzazioni per avere aiuto.

Il progetto "Il dialogo georgiano-russo per la pace e la collaborazione" della durata di un anno e mezzo è attuato dal centro di interrelazioni culturali "Casa del Caucaso" ed è sostenuto dall'ambasciata della Gran Bretagna in Georgia. Il progetto si pone lo scopo di innalzare il livello di competenza nelle relazioni russo-georgiane per i professionisti georgiani e russi e la creazione di piattaforme di collaborazione tra loro.

Nell'ambito del progetto, come ha riferito "Kavkazskij uzel ", già si sono incontrati giovani politologi dei due paesi, adesso gli incontri di attivisti per i diritti umani di Russia e Georgia si svolgono con rappresentanti di diversi enti statali e organizzazioni non governative.

Il 1 novembre i partecipanti al progetto al centro stampa internazionale della RIA "Novosti" [1] di Tbilisi si è svolta una conferenza stampa sul tema "L'allacciamento dei contatti tra gli attivisti per i diritti umani di Russia e Georgia".

Kanevskaja: i partecipanti al progetto provenienti da Russia e Georgia sono pronti a realizzare iniziative comuni

E' già la seconda visita a Tbilisi del gruppo proveniente dalla Russia, nel cui organico ci sono i rappresentanti delle più note organizzazioni russe, che negli ultimi 10-15 anni si sono occupate della difesa dei diritti umani in varie regioni, ha riferito alla conferenza stampa il coordinatore del programma da parte russa, il rappresentante dell'ONG "Centro di risorse per la difesa dei diritti umani" Marija Kanevskaja.

Tra le persone giunte in Georgia, a suo dire, ci sono rappresentanti di organizzazioni ecologiste, esperti di diritto del lavoro del "Centro per i diritti sociali e del lavoro" e del centro "Solidarietà", che sono pronti a fare un'analisi del Codice del Lavoro georgiano e a proporre i conseguenti emendamenti.

"Abbiamo invitato anche organizzazioni che difendono i diritti della gioventù sul territorio della Russia, organizzazioni che si occupano del ristabilimento dello status di persone, tra cui ci sono anche dei georgiani, che vivono sul territorio della Federazione Russa con vecchi passaporti [6] e si scontrano con molti problemi, ben difficilmente risolvibili, nel ristabilimento dei loro documenti e nel riconoscimento di essi come cittadini russi o georgiani", – ha raccontato Kanevskaja.

A suo dire, il principale compito del progetto consiste nel fatto che i partecipanti facciano conoscenza con i colleghi georgiani e realizzino iniziative comuni.

I partecipanti al progetto, ha notato l'attivista per i diritti umani, sono già riusciti a mettersi d'accordo su alcune iniziative.

"Terremo ponti televisivi su base regolare a Mosca o a San Pietroburgo per discutere le più importanti questioni per l'interazione tra i due paesi. Tali "tavole rotonde" aiuteranno a trasformare in dialogo quello che finora, purtroppo, è il nostro monologo. Per questo dico monologo – finora la questione dell'abolizione dei visti tra Russia e Georgia non è all'ordine del giorno in Russia e purtroppo non possiamo garantire ai nostri partecipanti georgiani che potranno venire tutti in Russia. Facciamo di tutto per superare questa situazione e perché il gruppo georgiano venga una volta in Russia e veda cosa avviene da noi nel paese", – dice Kanevskaja.

Questa ha notato anche che durante l'incontro con l'apparato del difensore civico georgiano i partecipanti all'incontro hanno proposto di assumere il modello del sistema russo di commissioni sociali di osservazione che attuano il controllo nei carceri.

"Sono rappresentanti della società, a cui il nostro potere russo permette di visitare le istituzioni chiuse del sistema penitenziario, fare resoconti e reagire in qualche modo alle violazioni dei diritti umani in queste istituzioni. Queste commissioni sono fissate a livello legislativo, funzionano. E' un fatto. La nostra esperienza positiva si può prendere come esempio ora in Georgia e probabilmente sarà richiesta", – ha ricapitolato Kanevskaja.

Il 28 agosto 2008 il parlamento georgiano votò per la la rottura delle relazioni diplomatiche con la Russia e confermò lo status delle truppe russe sul territorio del paese come "di occupazione" dopo che la Russia aveva riconosciuto l'indi pendenza di Abcasia e Ossezia.

Sullo sfondo delle complesse relazioni tra Russia e Georgia il progetto "Il dialogo georgiano-russo per la pace e la collaborazione" è unico e avrà una prosecuzione in futuro, ha dichiarato il rappresentante dell'ONG georgiana "Casa del Caucaso" Iraklij Čichladze.

"Per esempio, il 2 novembre è in programma l'incontro con il nuovo ministro per la Reintegrazione Paata Zakareišvili, il 31 ottobre c'è stato un incontro nell'ufficio dell'ombudsman, anche noi ci siamo già incontrati con i rappresentanti dell'"Associazione dei giovani giuristi georgiani" e dell'"Istituto per la trasparenza dell'informazione". La parte georgiana si è sforzata di garantire l'incontro dei partecipanti russi tanto con i settori statali, quanto con quelli non governativi, come pure con gli esperti indipendenti perché da loro si crei un quadro completo di ciò che accaduto in Georgia", – ha raccontato Čichladze.

I partecipanti al progetto hanno condiviso le proprie elaborazioni nella sfera dei diritti dei lavoratori, determinando che Georgia e Russia hanno vari problemi in questa sfera

In quattro giorni i partecipanti agli incontri hanno già abbracciato praticamente tutti gli aspetti dei diritti umani, ha notato a sua volte la rappresentante del "Centro per i diritti sociali e del lavoro" russo e della rete "Giuristi per i diritti del lavoro" Julija Ostrovskaja.

Questa ha raccontato della futura "tavola rotonda" con la partecipazione di sindacati e ONG, che ritiene una delle iniziative più interessanti.

"Qualsiasi riforma radicale nell'ambito dei diritti sociali e del lavoro può sempre avere conseguenze negative, tra cui un determinato smontaggio di tutte le garanzie nell'ambito dei diritti del lavoro e delle garanzie sociali. Anche in Russia ora ci avviciniamo a una situazione in cui sempre più spesso si solleva la questione che il nostro Codice del Lavoro pone obblighi eccessivi ai datori di lavoro e allo stato, il che, forse, non corrisponde già del tutto alla situazione che esiste nell'economia. Sempre più spesso si solleva la questione della riduzione di queste garanzie. Sia quello che possiamo vedere in Georgia, sia le nuove tendenze in Russia – è tutto in primo luogo indirizzato al cambiamento della regolamentazione del sistema dei rapporti di lavoro", – ha sottolineato Ostrovskaja.

Il tema dei sindacati è ritenuto uno dei più importanti anche dal direttore del centro per la difesa dei diritti umani della Siberia orientale di "Solidarietà" e presidente dell'organizzazione sindacale regionale"Lavoratori del complesso agro-alimentare russo" Vitalij Drožžakov.

"La vita del lavoratore, di ogni persona si svolge fondamentalmente nel processo del lavoro, in questo si spende la maggior parte della vita. Come sarà organizzato questo lavoro, come saranno difesi i diritti del lavoro sul posto di lavoro della persona, potrà questa persona unirsi liberamente per la difesa dei propri diritti? Proprio la parte del lavoratore dovrà essere difesa in ordine preventivo", – ha sottolineato Drožžakov.

A suo dire, la difesa dei diritti dell'uomo è il più alto valore dichiarato in entrambi gli stati ed è molto importante che questa dichiarazione non resti solo una dichiarazione, che ci siano tutte le possibilità e gli strumenti per garantire la difesa del lavoro.

"Bisogna dire che la situazione della difesa dei diritti sociali e del lavoro non si può definire lieta né in Georgia, né in Russia. Ma da noi questi problemi sono un po' di un altro genere. Se diciamo che in Georgia si infrangono i diritti fondamentali dei lavoratori: sono legalizzarti i contratti di lavoro orali e non c'è un ispettorato del lavoro, anche in Russia si conservano moltissimi problemi che hanno un altro carattere. La Russia è un paese di immigrazione lavorativa, qui sono in corso processi di ampliamento dell'occupazione precaria, non è sviluppata la legislazione sullo sciopero, abbiamo di che parlare con i nostri colleghi provenienti dalla Georgia e i nostri colleghi provenienti dalla Georgia hanno cosa da condividere con la parte russa", – ha dichiarato Drožžakov.

Il rappresentante dell'organizzazione georgiana per la difesa dei diritti umani "Centro giovanile di consulting e training" Temur Kobalija ha raccontato che questi e i suoi colleghi hanno pubblicato il libro "La difesa internazionale dei diritti sociali e del lavoro: l'attività dei sindacati russi e georgiani".

"Ora presentiamo questo libro perché vorremmo volgere l'attenzione del nuovo governo georgiano a questo problema. Le raccomandazioni dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro che furono presentate non sono state comunque inserite nel Codice del Lavoro georgiano. Studiamo attivamente le riforme che vanno avanti, le opinioni che mostrano i nuovi ministri e i vice ministri sulle riforme che vanno avanti. Facciamo note. Il lavoro procede", – ha raccontato Kobalija.

Gobrinidze: gli attivisti per i diritti umani georgianni sono pronti a difendere i diritti degli abitanti di Ossezia del Sud e Abcasia e stimano il lavoro dei colleghi russi là

L'avvocato dell'"Associazione dei giovani giuristi georgiani" Giorgi Gobrinidze ha indicato che i loro partner provenienti dalla Russia possono aiutarli nel lavoro nei luoghi dove gli attivisti per i diritti umani georgiani non hanno accesso.

"Intendo i territori di Abcasia e Ossezia del Sud, perché guardiamo questa questione dal punto di vista dell'integrità territoriale e sentiamo la responsabilità della difesa dei diritti degli abitanti di questi territori. Per noi il più alto valore è difendere i diritti dell'uomo. E là ora c'è una situazione molto brutta, in particolare nelle condizioni del dopoguerra, quando le organizzazioni internazionali – l'ONU e l'OCSE – non hanno accesso là e là praticamente non si attua il monitoraggio della difesa dei diritti umani", – ha dichiarato Gobrinidze.

Questi ritiene che i colleghi russi aiuteranno ad attuare il lavoro degli attivisti per i diritti umani georgiani anche in queste repubbliche.

"Questo ha un enorme significato in ordine al ristabilimento della fiducia tra le società. Questo ponte rotto merita di essere costruito di nuovo. Negli abitanti dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia c'è un mandato di fiducia molto piccolo per le organizzazioni per la difesa diritti umani georgiane. Forse questo è avvenuto a causa di un vuoto informativo, perché non hanno informazioni sulla nostra attività. In realtà non difendiamo solo gli interessi di chi vive sui territori che ricadono sotto la giurisdizione del potere georgiano. Difendiamo gli interessi di tutti quelli che hanno bisogno del nostro aiuto", – ha notato Gobrinidze.

Questi ha raccontato che la sua organizzazione ha portato alla Corte di Strasburgo proprio un caso di quelle persone che hanno sofferto durante la guerra d'agosto del 2008. "Sia da parte osseta, sia da parte georgiana. Per queste persone è necessaria la stessa difesa, senza alcuna discriminazione e differenza tra "propri" e "altrui". La cosa principale è ristabilire la fiducia tra i popoli e poi parlare già degli altri processi", – ha dichiarato Gobrinidze.

Dikovskaja: gli incontri con i colleghi georgiani aiuteranno a stabilire contatti che in seguito aiuteranno persone concrete

La giurista dell'organizzazione benefica russa "Alloggio per la notte" Ekaterina Dikovskaja ha volto l'attenzione anche al problema dell'esistenza in Russia dell'istituto della registrazione per luogo di residenza chiamata "registrazione di domicilio" e al fatto che molte garanzie sociali siano legate proprio alla registrazione.

"E per le persone che non hanno registrazione le cose si fanno difficili. A noi si rivolge una certa quantità di persone che, per esempio, durante la guerra sono state costrette a fuggire in Russia e hanno ancora passaporti sovietici o non hanno alcun documento in generale, la loro identità non è accertata, la cittadinanza non è determinata. Questi sperimentano molte difficoltà perché non possono farsi assumere ufficialmente e ricevere pienamente aiuto medico", – ha raccontato Ekaterina Dikovskaja.

A suo dire, questo problema è ancor più complicato dal fatto che Russia e Georgia non hanno relazioni ufficiali. "Alcune volte abbiamo indirizzato richieste in Georgia, al Ministero della Giustizia. Non so perché, ma neanche una volta abbiamo avuto risposta. Ma la procedura per queste persone deve iniziare proprio dalla determinazione del loro status di cittadinanza. O la Georgia li riconosce come propri cittadini e allora alla persona tocca fare una scelta – o accettare la cittadinanza o rifiutarla. Oppure, se la Georgia non li riconosce come loro cittadini, saranno persone senza cittadinanza e per loro è prevista un'altra procedura", – ha notato la giurista.

Questa ha anche indicato che per lei questo incontro è interessante non solo come scambio di esperienze. "Ma è importante anche come finirà. Quanto potremo stabilire contatti che in seguito ci aiuteranno nel lavoro con le persone concrete", – ha ricapitolato Dikovskaja.

Russia e Georgia hanno molti problemi comuni e molte fonti di questi problemi sono soprattutto nel comune passato sovietico, in conseguenza del quale si è creata una relazione esclusivamente consumistica con le ricorse naturali, ha dichiarato a sua volta il rappresentante del centro per la difesa dei diritti umani ecologista russa "Bellona" Nikolaj Rybakov.

"Pian piano la coscienza ecologica delle persone inizia a formarsi. Come esempio di diritti ecologici è semplice spiegare che sono quei diritti che non hanno alcuna frontiera. L'inquinamento dell'ambiente circostante e gli scarichi dannosi non si fermano alla frontiera di stato. E non si può dire che la violazione dell'ecologia in Russia non riguarda in alcun modo la Georgia e viceversa. Perciò è indubbiamente necessario tenere un dialogo", – ha sottolineato Rybakov.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Il primo ministro georgiano ha designato un rappresentante speciale per le questioni delle relazioni con la Federazione Russa", "Dolidze [2]: i popoli di Russia e Georgia non devono essere nemici, tanto più che hanno una ricca storia di guerre", "Per le nuove autorità georgiane è indispensabile rinviare il giudizio sullo status di Abcasia e Ossezia del Sud, ritengono i politologi".

Autrice: Ėdita Badasjan; fonte: corrispondente di "Kavkazskij uzel"

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/215063/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Russkoe Informacionnoe Agentstvo (Agenzia di Informazioni Russe) "Notizie".

[2] Levan Dolidze, storico e giornalista georgiano.