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23 agosto 2013

Una rilettura reazionaria ma interessante del tentato golpe in URSS del 1991

Reportage sul suicidio di un determinato paese

Chi sono oggi quelli del GKČP [1]: salvatori della grande potenza o congiurati?

21.08.2013, 13.59

giornalista

Esattamente 22 anni fa si verificarono gli avvenimenti che determinarono il futuro dell'URSS. Ma in particolare il fatto che è passato alla storia come il "Putsch di Agosto". Questo ha determinato anche la politica sul territorio di tutta la futura Russia, compreso il Caucaso, che in quel momento si trovava nel pieno della guerra: il Karabach, il conflitto Georgiano-Abcaso, l'avvento al potere dei nazionalisti nella Repubblica Socialista Sovietica Autonoma di Cecenia e Inguscezia. A cosa ha portato tutto questo, lo sappiamo. Ma si poteva fare un'altra strada?

Ora, tanti anni dopo, si può solo ipotizzare cosa sarebbe stato se avessero vinto quelli del GKČP. Ma la storia, com'è noto, non conosce il congiuntivo. Possiamo dare solo la nostra valutazione di quello che si verificò in realtà.

Così il 19 agosto 1991 un gruppo di persone formato da ministri dell'URSS in carica dichiara lo stato di emergenza nel paese, dicendo che la politica del presidente Gorbačëv era finita in un vicolo cieco, in particolare la politica della perestrojka. Ma lo scopo fondamentale del comitato era bloccare la firma del nuovo trattato dell'Unione, in cui di fatto era prescritta la liquidazione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Penso che meriti ricordare che non molto tempo prima il presidente della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa Boris El'cin aveva dichiarato la sovranità statale della Russia e passando per le repubbliche della Russia, tra cui quelle nazionali, pronunciò l'allora famosa frase: "Prendetevi tanta sovranità, quanta potete divorarne...". In seguito questo ha avuto il ruolo di bomba a effetto ritardato.

Merita comunque fare attenzione agli avvenimenti che a quel tempo si svilupparono in Cecenia accanto ai conflitti summenzionati.

Il tentato "colpo di stato" in URSS del 19-21 agosto 1991 fu il catalizzatore della situazione politica nella repubblica. Il comitato del PCUS della Repubblica di Cecenia e Inguscezia, il Soviet Supremo e il governo sostenevano il GKČP, ma l'OKČN [2] intervenne contro il GKČP.

Il 19 agosto per iniziativa del Partito Democratico Vainaco [3] nella piazza centrale di Groznyj iniziò una manifestazione a sostegno della leadership russa, ma dopo il 21 agosto prese a svolgersi con slogan per le dimissioni del Soviet Supremo con il suo presidente.

Il 4 settembre ebbe luogo la presa del centro televisivo di Groznyj e della Casa della Radio. Džochar Dudaev si mise a leggere un appello, in cui chiamò la leadership della repubblica "criminali, concussionari, malversatori" e dichiarò che dal "5 settembre allo svolgimento di elezioni democratiche il potere nella repubblica passa nelle mani del comitato esecutivo e di altre organizzazioni democratiche".

Il 6 settembre il Soviet Supremo della Repubblica Autonoma Socialista Sovietica di Cecenia e Inguscezia fu disperso dai sostenitori armati dell'OKČN. Gli uomini di Dudaev picchiarono i deputati e gettarono dalla finestra il presidente del consiglio cittadino di Groznyj Vitalij Kucenko. Di conseguenza il capo della città morì e più di 40 deputati furono feriti. Due giorni dopo gli uomini di Dudaev presero l'aeroporto "Severnyj" [5] e la TĖC-1 [5] e bloccarono il centro di Groznyj.

La politica di Gorbačëv e poi anche di El'cin aggravò talmente il problema delle nazionalità che verso il 1991 desideravano uscire dall'URSS non solo le Repubbliche dell'Unione, ma anche quelle autonome che si trovavano sul territorio della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. Il GKČP voleva per l'appunto fermare anche questo baccanale.

Purtroppo gli avvenimenti presero un'altra strada: i sostenitori della Casa Bianca [6] dopo aver costruito le barricate (peraltro tra questi c'era anche Šamil' Basaev [7]), fecero propaganda nell'esercito e il putsch fu fatto fallire.

Tutti i partecipanti principali, come pure i simpatizzanti del comitato, furono arrestati. Di uscire asciutto dall'acqua riuscì solo a Gorbačëv. Secondo il presidente del Soviet Supremo dell'URSS Anatolij Luk'janov, il GKČP per l'appunto fu formato dallo stesso Gorbačëv ancora nel marzo dell'anno '91. Se è così, allora il crimine, come idea, non fu compiuto dagli stessi membri del comitato, ma proprio dal presidente dell'URSS.

Ai nostri tempi

Nella nostra società contemporanea, quelli del GKČP sono mostrati come criminali, golpisti, ma è così in realtà?

Primo, avevano diritto queste persone a introdurre lo stato di emergenza? Indubbiamente sì, infatti il comitato era costituito da ministri in carica e non di teppisti di strada come Basaev.

Secondo, i membri del comitato avevano un programma chiaro, distinto e costruttivo per far uscire il paese dalla crisi. El'cin aveva solo slogan, appelli all'anarchia perché i territori ottenessero il diritto all'indipendenza. Insomma, di fatto era un appello attivo alla disgregazione del paese, tra l'altro non solo dell'URSS, ma anche della Russia.

Chi portò al potere in Cecenia il rivoltoso generale Dudaev? Proprio il governo Russo, non quello Sovietico con a capo gli "orribili golpisti". Sarebbe stato zitto e fermo in Estonia.

Certo, il ruolo di Gorbačëv nei conflitti transcaucasici è grande, ma forse con l'arrivo dei democratici è cambiato qualcosa? Il sangue ha continuato a scorrere.

Ora possiamo solo ipotizzare, ponendoci la domanda: cosa sarebbe stato se il GKČP avesse vinto? Una cosa si può dire con precisione, non ci sarebbe stato quello che si è verificato in seguito all'avvento al potere della banda di El'cin: la rapina della Russia, le aste delle imprese statali, le "riforme shock".

Tra l'altro cosa volevano gli stessi "golpisti" è noto da tempo e pubblicato in fonti accessibili. Ecco alcune citazioni e giudizi su ciò che era il GKČP.

Anatolij Luk'janov

"Già da tempo si discute cosa fosse il GKČP: un putsch, una congiura o un colpo di stato? Definiamolo. Se fosse stata una congiura, dove avete visto che i congiurati vadano da colui contro cui si accordano?

Se fosse stato un putsch, avrebbe significato la rottura di tutto il sistema statale. Ma tutto fu conservato: sia il Soviet Supremo dell'URSS, sia il governo, sia tutto il resto. Cioè non era un putsch.
Ma forse era un colpo di stato? Ma dove avete visto un colpo di stato in difesa dell'ordine che esiste? Riconoscere questo come un colpo di stato è impossibile anche con una grande fantasia. Fu un tentativo male organizzato di alcune persone di andare dal leader del paese e accordarsi con lui sul fatto che non si poteva siglare un accordo che distruggeva l'Unione e che doveva intervenire.

Là c'erano Boldin [8], Šenin [9], Krjučkov [10], Varennikov [11] e Plechanov [12]. A tutti loro Gorbačëv strinse la mano e questi si divisero.

Questo deve sapere la gente, fu un disperato, ma male organizzato tentativo di un gruppo di leader del paese di salvare l'Unione, un tentativo di persone che credevano che il presidente li sostenesse, che accantonasse la firma del progetto di accordo dell'Unione che significava la formalizzazione giuridica della distruzione del paese sovietico…"

Gennadij Janaev [13]

"Non ho mai assolutamente riconosciuto di aver compiuto un colpo di stato e non lo riconoscerò mai. Per capire la logica delle mie azioni, come pure la logica delle azioni dei miei compagni, bisogna conoscere la situazione in cui il paese di trovava nell'agosto dell'anno '91.

Si trattava allora di una crisi praticamente totale, nel paese era in corso una lotta aperta per il potere tra i sostenitori della conservazione di un unico stato e di un unico ordinamento socio-politico e i suoi avversari.

Questa crisi politica si acuiva di giorno in giorno, spesso era accompagnata da azioni anticostituzionali e purtroppo la leadership politica non dava la dovuta valutazione di questo…

Non disperdemmo alcuna struttura statale, non incarcerammo alcun pubblico ufficiale, non sollevammo dall'incarico neanche Gavriil Charitonovič Popov, sindaco di Mosca, anche se portava informazioni sensibili all'ambasciatore americano 5-6 volte al giorno.

Questo non ci fu. Il Congresso dei Deputati del Popolo dell'URSS cacciò Gorbačëv e i presidenti, che poi divennero capi dei cosiddetti stati indipendenti..."

Vladimir Krjučkov

"Contrastammo la firma dell'accordo che distruggeva l'Unione. Sento che avevo ragione. Rimpiango che non siano state prese misure per il rigido isolamento del presidente dell'URSS, che non siano state presentate richieste al Soviet Supremo per la rinuncia del capo dello stato al proprio posto…"

Valentin Pavlov [14]

"Noi membri del GKČP non preparammo un colpo di stato. Credeteci, avevamo abbastanza intelligenza e possibilità per arrestare tutto il governo russo ancora lontano da Mosca, all'aeroporto, nelle dacie, per strada. C'erano tutte le possibilità che volevamo. Anche nell'edificio del Soviet Supremo della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, se ci fossimo posti tale scopo..."

Postfazione

La nostra stampa di orientamento liberale ama criticare quelli del GKČP, chiamandoli criminali e traditori della patria, tra l'altro esaltando El'cin, che, come se fosse poco distruggere un grande stato, ha anche organizzato una Guerra Civile nella nuova Russia.

Ora molti membri del comitato hanno cessato di vivere: chi allora, nei giorni dell'agosto '91, chi in tempi relativamente recenti. E dopo tanti anni, probabilmente, merita valutare correttamente il ruolo di queste o quelle personalità storiche in quel periodo.

Come disse Cristo, "dai frutti li riconoscerete…" I frutti di El'cin sono visibili anche oggi, ma i frutti di quelle persone sono legati a un paese dove c'era molto di cattivo, ma c'era anche molto di buono. Dove la parola "atto terroristico" era una sorta di astrazione, il livello di criminalità era inferiore, una potenza forte, un mondo bipolare, la coesistenza assolutamente pacifica di popoli slavi e caucasici.
Grazie a Dio, qualche tendenza di quel tempo ritorna e quello che c'è stato negli anni '90 già non più. Penso che certamente non sia necessario erigere un monumento ai membri del GKČP, ma di mettere tutti i puntini sulle "i" è l'ora da tempo.

"Kavkazskaja Politika", http://kavpolit.com/oni-byli-protiv-raspada/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Gosudarstvennyj Komitet po Črezvyčajnomu Položeniju (Comitato Statale per la Situazione di Emergenza), nome della giunta che cercò di prendere il potere in URSS nell'agosto 1991.
[2] Obščenacional'nyj Kongress Čečenskogo Naroda (Congresso delle Nazionalità del Popolo Ceceno).
[3] I Vainachi sono il popolo da cui avrebbero origine ceceni e ingusci.
[4] "Settentrionale", il principale aeroporto di Groznyj.
[5] TĖC sta per TeploĖnergoCentral' (Centrale TermoElettrica).
[6] Nome popolare dell'allora sede del Soviet Supremo, adesso sede del governo.
[7] Šamil' Salmanovič Basaev, futuro leader dei guerriglieri indipendentisti ceceni.
[8] Valerij Ivanovič Boldin, allora capo dell'apparato del presidente dell'URSS.
[9] Oleg Semënovič Šenin, allora segretario del CC del PCUS.
[10] Vladimir Aleksandrovič Krjučkov, allora presidente del KGB.
[11] Valentin Ivanovič Varennikov, allora vice-ministro della Difesa dell'URSS.
[12] Jurij Sergeevič Plechanov, allora capo dei servizi interni del KGB.
[13] Gennadij Ivanovič Janaev, allora vice-presidente dell'URSS.
[14] Valentin Sergeevič Pavlov, allora primo ministro dell'URSS.

28 maggio 2013

E alla fine la Russia di Putin se la prende pure con Gorbačëv

Perché vessano Gorbačëv

L'"attacco" al presidente dell'URSS СССР traccia una logica linea sotto la politica dell'ultimo anno

24.05.2013

[1] L'arancione è il colore del blocco che in Ucraina si oppone al presidente filo-russo Janukovyč e in generale è associato a tutti gli oppositori di Putin e dei regimi a lui favorevoli.
[2] Così adesso sono ufficialmente qualificate le organizzazioni russe che ricevono finanziamenti dall'estero.
[3] La giornalista Ul'jana Borisovna Skojbeda ha recentemente espresso rincrescimento perché i nazisti non hanno fatto abat-jour degli avi dei liberali...
[4] Brežnev.

30 dicembre 2012

Putin e il suo regime come conseguenze del "peccato originale" della Russia post-sovietica: la privatizzazione

La rivoluzione tradita

29.12.2012

[1] Il Congresso dei Deputati del Popolo era la "camera alta" del parlamento sovietico.

[2] "Del Pantano" (quello che c'era prima della sua costruzione), piazza del centro di Mosca, sede di manifestazioni contro il regime di Putin.

[3] Qualcosa come "Petrolio Siberiano", compagnia petrolifera.

[4] Boris Abramovič Berezovskij, faccendiere che ebbe una breve carriera politica sotto El'cin per poi sfuggire a Putin nel Regno Unito.

[5] Leonid Iovič Gajdaj, regista russo. Il film è "Una vergine da rubare" (in russo La prigioniera del Caucaso o le nuove avventure di Šurik).

[6] Nell'originale c'è un gioco di parole difficile da rendere perché strič' significa sia "tagliare" che "tosare".

[7] VnešĖkonomBank (qualcosa come "Banca per i Rapporti Economici con l'Estero").

[8] VnešTorgBank (qualcosa come "Banca per il Commercio Estero").

[9] "Lago", cooperativa per la gestione di dacie che costituisce in realtà il nucleo del gruppo di potere di Putin.

[10] Jurij Sergeevič Pivovarov, storico russo.

[11] Gorno-Obogatitel'nyj Kombinat (Complesso di Estrazione ed Elaborazione), complesso in cui si estraggono minerali e li si trasforma in oggetti.

[12] Piazza del centro di Mosca non lontana dalla Piazza Rossa.

[13] Politologo, professore invitato a Oxford.

21 settembre 2011

Gorbačëv e una Russia da rifare

Michail Gorbačëv: per andare avanti è necessario cambiare il sistema




Più mi incontro con la gente, leggo, osservo gli avvenimenti e gli umori sociali che si evolvono, più percepisco una crescente inquietudine della gente. Il riconoscimento del degrado dello stato e della demoralizzazione della società diventa una diagnosi accettata da tutti.

E' sempre più evidente che il sistema di rapporti tra il potere e la società formatosi in Russia non garantisce né la sicurezza personale dei cittadini, né una vita degna per loro, né un vero (e non artefatto) rispetto per la Russia nel mondo. Circa metà dei russi interpellati ritiene che la Russia vada "nella direzione sbagliata". Un senso di situazione da vicolo cieco si sente anche nella classe politica.

E' difficile evitare l'impressione che al potere russo manchi la volontà politica e la prontezza di cercare una reale via d'uscita. Questo si limita a misure cosmetiche e ancor più spesso a imitazioni di riforme e a dichiarazioni sonanti. E' evidente che potenti interessi personali e corporativi sono legati per il mantenimento dello status quo.

Perfino molti di quelli che riconoscono l'indispensabilità di un mutamento confidano in riforme dall'alto, attendendole dal Cremlino. Forse ci basiamo ancora sullo "zar-riformatore" e non sulle nostre forze? Forse consideriamo ancora il popolo bestiame?

Altri fanno appello a mutamenti "graduali e evolutivi". Io stesso sono contrario a "grandi scuotimenti". Ma ci sono mutamenti che semplicemente non possono essere graduali. Come si può introdurre gradualmente, passo dopo passo, la supremazia del diritto? Questo significa che l'azione della legge inizialmente si diffonderà solo su distinte categorie della popolazione? E quali allora? E gli altri – si troveranno in una "zona grigia"? O in uno stato di gente di seconda classe?

E come, diciamo, introdurre "evolutivamente" il principio della concorrenza politica? E chi determinerà su chi si diffonderà e su chi no?

La mancanza di volontà di iniziare le riforme o l'aspirazione a limitarsi a cambiamenti parziali spesso viene spiegata non con la paura di perdere il potere, ma con l'aspirazione a evitare una nuova dissoluzione della Russia. Ma è proprio la mancanza di mutamenti che minaccia di provocare instabilità e di mettere a repentaglio il futuro del paese.

La campagna elettorale che si è avviata ed è già diventata rumorosa e scandalosa sembra l'ennesimo "villaggio di Potëmkin" [1]. Le autorità non nascondono neanche l'aspirazione a difendersi da una vera concorrenza e a garantire la propria autoconservazione. Forse a vita?

Tutto questo mi rammenta gli anni '80 dello scorso secolo. Ma allora trovammo comunque in noi le forze di togliere dalla società il "cerchio di ferro" della non libertà. E cominciò un sollevamento politico mai visto. La gente andò sempre più decisamente con le proprie richieste, la cui essenza era: "Così non si può più vivere!"

La leadership dell'URSS riconobbe che il sistema sovietico era inefficace e bloccava lo sviluppo. Ci decidemmo a fare riforme radicali – nonostante tutti i pericoli e i rischi. Cominciammo a smontare il monopolio del potere del PCUS e andammo alle prime vere elezioni della storia sovietica.

In una parola la perestrojka fu la risposta al vicolo cieco di allora. Per la prima volta nella storia russa la gente acquisì la possibilità di esprimere la propria volontà. Sullo sfondo dell'attuale mancanza di vitalità della scena politica e di una società silenziosa quel tempo sembra un vero trionfo della democrazia.

Ma, ahimè, a noi – il potere e tutta la società di allora – non riuscì portare la perestrojka fino in fondo e creare un sistema che si fondasse sulla concorrenza politica e garantisse la libertà e la glasnost'.

La perestrojka fu interrotta. Negli anni '90 il potere finì nelle mani di persone che, sotto la copertura di slogan democratici compirono una scelta antidemocratica. Per di più il nuovo strapotere fu completato da un capitalismo oligarchico con sfumature criminali.

Gli anni Zero, creando l'illusione della stabilità e del benessere, sono stati il periodo del divoramento delle materie prime. La Russia è risultata un fenomeno unico – al mondo non c'è mai stata una potenza nucleare basata sulle materie prime.

Il potere si è rinchiuso in un "bunker" e si è difeso con lo scudo impenetrabile di ogni sorta di trucco, di "risorse amministrative" e di legislazione ipocrita, che rende impossibile il cambio di potere. La Russia torna all'epoca di Brežnev, dimenticando com'è finita quest'epoca. La gente crede sempre meno al potere, perde speranza nel futuro, la umiliano la povertà e i divari sociali che si approfondiscono sullo sfondo di grassi eventi glamour.

Altri cinque-sei anni per questa strada e sarà molto probabile che il paese non possa uscire dal vicolo cieco.

Come può la Russia tirarsi fuori dal vicolo cieco? Sarebbe ingenuo sperare che per questo siano sufficienti riforme economiche. E poi non ci saranno senza una trasformazione del sistema: senza liberare il nostro sistema elettorale da limitazioni artificiali non giustificate da niente tranne che dall'aspirazione dell'attuale "élite" a eternare il proprio dominio, senza creare istituti indipendenti di potere rappresentativo, giudiziario e di governo locale, senza consolidare i mezzi di informazione di massa, senza una società civile.

Questi mutamenti sono impossibili senza una riforma dell'attuale Costituzione, che consolida lo strapotere presidenziale, trasformando il presidente nel nuovo monarca russo. Oggi in Russia il potere esecutivo sovrasta la società e non è controllato da nessuno. Il presidente ha la possibilità di designare il proprio successore, prolungare o ristabilire il proprio potere grazie a elezioni telecomandate. Sotto una tale presidenza non ci sono i fondamenti per sperare in un normale funzionamento degli altri rami del potere e nella conservazione delle libertà civili. La cooptazione ha sostituito l'elettività.

Quelli che sono responsabili dell'attuale situazione del paese non potranno iniziare dei reali mutamenti, temendo che il loro potere ne sarebbe scosso. Nella storia non ci sono precedenti in cui un sistema superato sia stato riformato da chi era responsabile della sua creazione.

Per la Russia sono necessarie come l'aria le elezioni corrette e libere e la concorrenza politica. L'elettività e la mutabilità del potere sono condizioni indispensabili per un normale sviluppo della società contemporanea. Ma sono possibili solo con un rinnovamento radicale dell'attuale sistema e dei suoi sostegni portanti costituzionali e statali. Il cambio del potere con la conservazione del sistema precedente e delle vecchie regole del gioco porterà solo a far sì che al posto degli uni vengano gli altri, ma la carovana continui la sua strada verso il precipizio.

Toccherà riformare il paese nel complesso ambito interno e internazionale. Ma non c'è altra strada: la società ha bisogno della trasformazione di tutte le sfere della vita. E' necessario porre le basi dello stato e del sistema che servirà la società e non il contrario. Essenzialmente tale compito si risolverà per la prima volta nella storia russa e oggi nessuno ha ricette pronte su come fare questo. Perciò è necessario un ampio dibattito pubblico sulle strade per la costruzione di una nuova Russia.

Propongo di cominciare questo dibattito sulla piattaforma del dialogo civico e invito ad esso tutti quelli che sono realmente interessati ai mutamenti.

(Per "МК" [2] e la "Novaja gazeta")

20.09.2011, "Novaja gazeta", http://www.novayagazeta.ru/data/2011/105/14.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Cioè una cosa fatta per finta. Si narra (ma è solo una leggenda) che il favorito di Caterina II Grigorij Aleksandrovič Potëmkin avesse fatto costruire dei finti villaggi nelle terre conquistate agli Ottomani per impressionare l'imperatrice.

[2] Moskovskij Komsomolec (Il membro del Komsomol moscovita), un tempo organo del Komsomol (KOMmunističeskij SOjuz MOLodëži – Unione della Gioventù Comunista), adesso quotidiano popolare.

20 febbraio 2011

Considerazioni (anche strettamente personali o politicamente scorrette) di Gorbačëv alla soglia degli 80 anni

Michail Gorbačëv: “Anch'io avrei potuto “spadroneggiare a piacimento” [1], ma le elezioni corrette sono sempre più importanti del mantenimento del trono”




Domande non giubilari prima del compimento degli 80 anni


Come L'hanno licenziata? Nella sezione dei quadri del Cremlino?

– Ma non mi hanno neanche licenziato. Finora non c'è neanche una registrazione nel libretto di lavoro. E dal posto di Segretario Generale del CC del PCUS non sono stato licenziato. Ho cessato il mio lavoro. E l'ho dichiarato. Sono stato obbligato a rompere i miei rapporti con il vertice del PCUS.

La maggior parte dei segretari dei comitati regionali del partito sosteneva il colpo di stato del GKČP [2]. Per via del GKČP molte persone oneste tra 18 milioni di comunisti si sono trovate in una situazione morale gravissima. El'cin mi rimproverò una volta: che cose ha fatto la Sua gente, ha creato pure il GKČP. E adesso, probabilmente, è già chiaro a tutti: mi sono sforzato e ho trattenuto queste forze finché non hanno elaborato nuove leggi, finché non ci sono state libere elezioni. Ma ripeto, ho rotto i rapporti con il vertice del partito. E poi con l'attuale partito comunista non si possono avere rapporti! Gli attuali “comunisti” pongono aspramente le questioni, ma ad esse non seguono mai passi decisivi. La lealtà delle loro azioni, evidentemente, conviene al potere.

Ma pure i comunisti difficilmente vogliono vederLa tra loro. Ricordo le parole di E.K. Ligačëv [3]: “Ma dove mai lo (Gorbačëv) abbiamo lasciato scappare? Ma egli sta sulla piattaforma della socialdemocrazia!” Questo era il terrore dei comunisti?

– Andiamo per ordine. Un partito o un movimento socialdemocratico ci sono estremamente indispensabili, come in tutti i paesi europei, per difendere la gente anche sotto il capitalismo “digitale”.

Il KPRF [4] svolge questa funzione?

– Il KPRF non compensa la mancanza della socialdemocrazia, ma intorbida la storia.

E allora Lei? Perché non crea un suo partito? Gliel'hanno proibito? Chi?

– Sì. Io e molti miei amici avevamo questa intenzione – creare un partito. Quando questo fu reso noto a Surkov [5], questi mi chiese: “A che Le serve tutto questo? Non registreremo comunque il Suo partito”.

E Lei?

– Risposi: creeremo un movimento. E lo creammo. Ma un movimento non è proprio un partito. Non partecipa alle elezioni… Bisogna avere un partito socialdemocratico indipendente dal potere. La classe dominante mostra a tutti noi la bruttura della sua anima. Sono ricchi e dissoluti. Il loro ideale è qualcosa del genere Abramovič. Io disprezzo questo ideale. Perciò la ricchezza dissoluta è anche vergognosa. E' vergognosa per noi e per il paese.

Vergognosa? Non è forse che al paese non importa niente? I ricchi si arricchiscono, i poveri tacciono.

– La superpazienza finirà. La saldatura tra i ladri e chi li copre è già impossibile. Presto il popolo farà di “Dubinuška” [6] un inno…

Venediktov1 (a parte): E Baskov [7] canterà.

– Ridi pure, Aleksej… Ridi. Oltre alle tariffe vogliono ridurre a niente anche l'istruzione, renderla a pagamento. Ma perfino dopo la guerra era gratuita. Ad essa andava il 7% del PIL. Il popolo non è una forza lavoro a basso costo. Esso lo ha già capito.

Su El'cin e cose personali

Due giubilei in un mese. A febbraio ricorrevano gli 80 anni di B.N. El'cin. Il 2 marzo 80 anni per Lei. I vostri rapporti sono estremamente complicati.

– Ma non si tratta di rapporti, niente si riduce a lui e non c'è odio. Andai a dare l'estremo saluto a El'cin. So che molti hanno decifrato la CSI come “Un Modo per Far Dispetto a Gorbačëv”. Io per quanto mi riguarda, credimi, non mi uccido. Ma ecco che su Gorbačëv in qualche modo hanno avuto la meglio, ma non hanno avuto la meglio sulla CSI… Non hanno creato niente. Ecco l'essenziale. E il resto – adesso sono già… minuzie.

Cioè Lei non ha rimostranze sul monumento?

– Ma che lo facciano cinque metri più alto!

Sulla perestrojka

Ecco la domanda comune e principale: perché la gente sostenne con entusiasmo la perestrojka nel 1985, ma scontratasi con gli scaffali vuoti, maledisse in maggioranza tutti i valori non rafforzati dal salame? E ora alcuni la maledicono…

– Menzogna. La menzogna preferita della televisione di Stato. 10 anni fa la sociologia mostrò: il 40% delle persone riteneva che meritasse portare avanti la perestrojka e il 45% che non meritasse.

Ora già più del 50% ritiene che fosse indispensabile. Bisogna porre correttamente le domande articolate. Per esempio: meritava andarsene dall'Afghanistan?

Lo so, ero là, meritava. E la gente cosa dice?

– Il 90% che meritava. Anche della libertà religiosa il 90% dice – meritava!

Venediktov: Io le darei quell'Ordine dell'Insegna Rossa del Lavoro alle macchine agricole per la legge sulla stampa.

– Grazie a te, Aleksej. E anche la libertà di andare all'estero adesso al 90% - “a favore, sostengo”!

Cosa ancora?

– Non lo sapete da soli? Ma le libere elezioni, che sono comparse durante la perestrojka, adesso tutto il paese le aspetta di nuovo con impazienza e sostiene nel suo complesso che sono comparse per la prima volta nel paese al tempo della perestrojka. Così fu. Ci riuscimmo. Ora si sforzano di dimenticare cosa fu fatto. Riconducono la perestrojka alle nostre disgrazie, agli scaffali vuoti, ma ecco che allora si è anche prodotto ciò che usiamo, andando in chiesa, comprando visti, andando in Internet e comprando giornali.

Leggendo Solženicyn, Nabokov, Rybakov [9] e Dombrovskij [10], Brodskij, Dovlatov [11], Genis [12] e Pomeranc [13], Mamardašvili [14]

– Beh, basta, non hai neanche ricordato tutto. Anche i film, i libri, la fede. E al mondo abbiamo restituito la Russia e alla Russia il mondo. Ho dimenticato di aggiungere: abbiamo evitato la catastrofe della guerra nucleare. Ora, ripeto, questo non si ricorda particolarmente. Adesso è la storia stessa che ha fatto ciò che abbiamo ottenuto, qualcosa che esiste di per se.

Ne soffre?

– Per niente. Una volta Margaret Thatcher disse, quando con cinque presidenti dovevamo intervenire a un forum, la faccenda si trascinava, Margaret si innervosiva, lo notai [15]. In risposta sentii da lei: “Presidente Gorbačëv, ho capito da tempo che lei è una persona senza nervosismo”. Cosicché non mi innervosisco.

Ma si può non crederci? Putin e Medvedev non La toccano, mostrano (con, penso, diverso grado di sincerità) buona disposizione, ma tutta la televisione che è controllata dallo Stato, La “fa secca” praticamente ogni sabato e domenica.

– Ma quasi tutti i giorni.

Ma come spiega tale attenzione?

– Con la situazione interna.

Ma in cosa consiste?

– Ma nel fatto che di Gorbačëv è la libertà, la democrazia, è un sistema che include in se un parlamento funzionante, il pluralismo delle opinioni, il pluralismo della proprietà. Sono istituti, sono strumenti.

Ha avviato un programma giusto Putin? Sì. Sinceramente parla di modernizzazione Medvedev? Sì! Ma come? Con quali forze? Perché non va? Perché hanno bloccato i progetti nazionali? Buoni, ottimi progetti! Ma li hanno bloccati.

E perché?

– Accumulo di capitali, soldi – è giusto. Ma senza capitale umano, senza accumuli di motivazioni degli intellettuali, senza lo sviluppo di un sistema che garantisca l'accesso paritario delle persone alla vita della società, sarà un fallimento. Significa che parliamo di nuovo di elezioni corrette. Di quelle corrette e non di quelle in cui ci si mette le mani nei capelli per i brogli. Peggio di tutto è che la società perde l'abitudine a una lotta corretta alle elezioni, essa sa che comunque frodano nei conti, hanno rotto la società, essa si è rappacificata con la falsità. Ma non sarà a lungo così, lo so.

Poco tempo fa Dmitrij Medvedev ha criticato la glasnost', non mi metterò a trasformare questo in un'aspra polemica. Ma è una divergenza nei principi sui rapporti con la società.

Se non ci sarà libertà di parola – STRISCEREMO molto a lungo sulla rotta del transito democratico. Ma bisogna capire: la vita buona della gente è legata alla democrazia, in cui c'è il controllo sul potere e non all'autoritarismo, che controlla la gente e le sue libertà.

Lei parla di “strisciare verso la democrazia”. Vi assicuro: non tutti strisceranno fino a là. O così: non tutti strisceranno o vorranno strisciare fino a là. Perché soffrire e umiliarsi? 1250000 persone (o più) se ne sono andate dalla Russia. Non i peggiori. La classe media. Non per il salame e i jeans, ma per l'“aria” – la libertà, la sicurezza, l'aspirazione a vivere fuori dalla corruzione. Questo è paragonabile alla quantità di persone che se ne andarono negli anni 1917-1918…

– Sì?

Sì. Se ne va non l' “élite dissoluta” (secondo la Sua espressione), ma la classe media responsabile. Una sorta di “Fuga 2” [16]… Come fermarla? E bisogna farlo? Forse va benedetta?

– Io non me ne andrò. Scherzo per scherzo – “non ve la aspettate”. Seriamente la dico così: io penso che una persona che lascia la Patria… per di più con la famiglia… – basta. Non ci sarà felicità, non ci sarà mai piena felicità. Così toccherà soffrire fino alla fine della vita perché tutto è rimasto là da qualche parte.

Penso anche così: se faremo rinascere un progetto democratico, non solo non se ne andranno, ma cominceranno a tornare.

Ma a quali condizioni?

– Quella di non accettare di puntare sullo zar, sul premier, sul comando manuale. Ma il popolo non è comandabile nella sua parte attiva. E' accettabile considerare la gente e non solo il potere, ma il paese e farlo sviluppare.

Venediktov: E il comando manuale del Segretario Generale? Lei non ha forse usato il comando manuale? Non puntavano anche i democratici personalmente sul Segretario Generale?

– Puntavano, puntavano.

Venediktov: Cioè era così: come il Segretario Generale decide, così sarà (se ci sarà la democrazia, per esempio, o non ci sarà). E potrebbe essere così in eterno…

– Quella era la dittatura del partito e dei suoi quadri. Per me questo era diventato impossibile… E' impossibile la politica che propongono ora: rigettare tutto in difesa del potere personale per tenerlo nelle proprie mani.

Venediktov: Non giudichi come un comunista. I comunisti non hanno ceduto il potere. E Medvedev, tra l'altro, non era comunista.

– Non lo era? E Putin?

Putin lo era.

M.S. [17]: Adesso parliamo seriamente. Il potere non deve, non ha diritto di spendere tutte le sue forze, il popolo, le risorse del paese per mantenersi. La questione principale è la vita interna del paese. Questo è un supercompito. Come vive il paese. E grazie a Dio nella società, tra l'intellighenzia, nel mondo degli affari, nella stampa questo concetto c'è e arriva già a tutti. Io vedo: sia il presidente, sia Vladimir Vladimirovič si sforzano, entrambi si sforzano, ma nel paese è sempre più forte l'odore di imitazione. C'è bisogno di passi reali, fatti reali, cose originali e invece di questo hanno risteso fino all'assurdo le leggi elettorali. Beh, come in seconda elementare: il ragazzo sega le gambette della seggiola perché siano più stabili, ma la seggiola cade. “Ah, ho sbagliato un pochino”. Di conseguenza hanno inventato una cosa e ne è risultata tutta un'altra. E nel paese? La cosa principale che “hanno segato” – è l'elettività! Solo questa rinnova, conserva, crea. Hanno liquidato tutto: le elezioni dei capi delle regioni, le elezioni su base maggioritaria. E' stabilità questa? O conservazione del potere personale?

Ma Lei poi che ne pensa?

– …E che fanno con i partiti? Li tirano fuori dal taschino? Ma enormi masse di persone, le forze delle persone sono messe da una parte. Le rifiutano, le spingono fuori dalla politica, dalla vita sociale. I partiti tascabili per sopravvivere si fanno amici tra loro, indignandosi in pubblico. C'è un serio articolo di Leonid Mlečin [18] sulla “Novaja gazeta” – per il potere i comunisti hanno civettato con i nazisti per mettere da parte i socialdemocratici. E hanno aperto la strada a Hitler. Ecco che anche ora alcuni civettano con i nazionalisti, cercando di tirarli dalla propria parte.

Prima hanno ottenuto (volgarità) che gli uni sono NOSTRI [19] e gli altri in generale non sono di nessuno e adesso arruolano sostenitori su base nazionale.

Ma noi ci siamo sempre formati come paesi multietnico e pluriconfessionale con pari condizioni per tutti. Per centinaia di anni abbiamo fatto la strada di un paese per tutti e non di “Mosca per i moscoviti” o “La Russia per i russi”.

In generale sono orgoglioso di appartenere alla parte slava, russa del nostro popolo. Ma questa è anche una colossale responsabilità per gli altri! Non bisogna togliersela di dosso, ma prenderla su di se. Provo una seria inquietudine perché ci spingono al nazionalismo. Talvolta si può anche fare un inventario storico di tutti quelli che hanno civettato con i nazionalisti. Sono finiti tutti molto male. Ricordo il pensiero di Mlečin: in Germania negli anni '30 del secolo scorso i comunisti si unirono ai nazisti per lottare contro la socialdemocrazia. E dove sono quei comunisti? In quali forni?

Sul patriottismo, il giubileo e Internet

Ecco cosa sarà una storia per i nazionalisti: il festeggiamento del giubileo di Gorbačëv nella Albert Hall di Londra.

– Il 2 marzo festeggeremo il giubileo a Mosca e il 30 marzo a Londra – una manifestazione benefica per sostenere il Centro per la cura della leucemia infantile R.M. Gorbačëva [20].

Io La vedo spesso al lavoro in Internet. Lei condivide il punto di vista, secondo cui in Rete la gente si distacca dallo stato, costruisce le proprie comunità e che in Russia con la crescita del numero di utenti fino a 70 milioni diventerà impossibile qualunque dittatura?

Prendi un provider per la barbetta, strappi più forte – e non c'è più Internet. E ci siamo arrivati. Certo, i tentativi di controllare la Rete già ci sono: ecco che qualsiasi “troll” cerca di intorbidare ogni questione. E non di meno la televisione di Stato per rapidità e completezza di informazione ha perso nei confronti di Internet . (La nostra conversazione si è svolta prima dell'atto terroristico di Domodedovo, quando tutti i canali della televisione di Stato hanno mostrato serial e talk show e solo Internet ha dato informazioni dall'aeroporto.)

Sui guadagni

Come ha speso il premio Nobel? Per la Fondazione?

– Non l'ho neanche visto.

?!

– Mi comunicarono: è stato conferito. Chiesi di preparare la decisione – distribuire questi soldi. Nei distretti che hanno sofferto per Černobyl' hanno costruito sei cliniche. Li hanno mandati anche in Kazakistan, in aiuto all'Aral che si sta prosciugando. Ecco tutto il premio.

E ora come guadagna per la Fondazione?

– Con le lezioni.

Dicono che c'è il primo sestetto di premier e presidenti, le cui lezioni sono le più pagate.

– C'è. Ci sono conferenzieri per cui c'è grande richiesta.

Bush senior… Gorbačëv… Clinton, Thatcher?

– E Helmut. Helmut Kohl. E adesso anche Tony Blair.

Come si svolge questo?

– Esistono centri per l'organizzazione di questi incontri. Il pubblico va da 5 a 15 mila persone. Inoltre invitano le grandi corporazioni. Io intervengo continuamente – la Fondazione ha bisogno di vivere, di sviluppare i programmi. Beh, pago anche le tasse.

Qui?

– Certo, solo in Russia.

Su cose del tutto personali e non da festa

Raisa Maksimovna bruciò le Sue lettere? E' vero?

– Le bruciò.

Tutte?

– Sì, cinquantadue lettere. Che aveva conservato per tutta la vita. Sono le lettere della nostra gioventù. Le scrissi dalle trasferte.

Perché le bruciò?

– Era rimasta scossa da Foros [21]. Dopo Foros, quando ci assediarono nella residenza e i golpisti decisero di mandare una commissione per confermare che ero terribilmente malato, ella capì che sarebbero venuti a storpiarci.

In generale le era diventato insopportabile reggere la nostra vita…

Fai attenzione a questo, in generale lo sanno pochi: dopo Foros ebbe un grande spasmo e presto un micro-ictus. Quando vennero in volo a prenderci a Foros, ella era già a letto. Anche in aereo stette distesa, non volammo stando sulle poltrone, ma sul fondo. Bevevamo. Allora non pensavamo alla salute. Ma poi cominciò…

Non andai neanche in Piazza della Libertà [22] quando mi aspettavano. Di questo mi rimproverano già da 20 anni. Andai con lei. Poi ebbe un'emorragia a entrambi gli occhi. Le si indebolì nettamente la vista. Inoltre lo stress oltre il limite continuava…

Passava gran parte del suo tempo sulla veranda, leggeva giornali. Uno di quei giorni dice: non è possibile che nella nostra vita si infilino degli estranei. E gettò le lettere nella stufa. Piangeva e gettava. Anch'io, Dima [23], mi arresi proprio. Bruciai 25 libretti dei miei appunti. Non il diario personale, ma gli appunti di lavoro. Con sfumature, caratteristiche, piani. Li bruciai, pensando che l'avrei un po' aiutata con questo…

Diciamo addio. Chiudiamo questo tema.

Tace. Prende i fogli di un suo articolo non finito e per calmarsi legge ad alta voce:

– “Il secolo è stato difficile, tragico. Ma non sono d'accordo con quelli che dicono che la storia non insegna niente, che l'umanità ripete sempre gli stessi errori. Basta paragonare la prima e la seconda metà del ХХ secolo. Due guerre mondiali, che hanno desolato l'Europa e hanno inferto profonde ferite ad altri paesi, sono state una delle più grandi catastrofi della storia umana. A questo è seguita l'invenzione dell'arma atomica. Se la storia continuasse nella logica di prima, la nuova guerra avrebbe potuto annientare la nostra civiltà. Ma questo non è accaduto. E anche se la guerra fredda ha sottoposto il mondo a una nuova dura prova, a un rischio colossale, essa non si è sviluppata in una vera grande guerra. Ce la siamo cavata senza un incendio mondiale. La generazione dei politici che operavano allora (negli anni '80 – nota dell'autore) ha accolto l'appello del tempo e ha potuto porre fine alla guerra fredda. Tutto il mondo tirò allora un sospiro di sollievo, pensando che ciò non sarebbe mai stato dimenticato. Quelli che dicono che le lezioni della storia sono inutili si sbagliano e chi sta al timone della vita politica ed economica non ha semplicemente il diritto di ignorare queste lezioni. Forse i leader politici odierni non hanno semplicemente tempo? (…)

Quando nel 1985 diventai Segretario Generale del CC, nel paese, nel mondo maturava l'esigenza di grandi cambiamenti. Ma c'erano anche risorse del tutto sufficienti per andare avanti per inerzia per altri 10-15 anni. Avrei potuto, per dirla con le parole di un poeta, “spadroneggiare a piacimento”, come hanno fatto molti politici prima di me, come fanno anche ora, oggi. Che io e l'allora leadership sovietica non siamo andati per questa strada, lo ritengo un nostro merito. Anche se rischiammo e lo capimmo, anche se non tutto andò come immaginavamo.

Sentimmo nella società un'enorme, impaziente richiesta di cambiamenti: così non si poteva più vivere. L'acuta comprensione di ciò sorse nella società stessa. “Esigiamo cambiamenti!” – è uno slogan che risuonava tra gente di varie convinzioni, appartenente a diversi strati sociali”.

Si stacca dal testo:

– Ma ecco! Precisamente così.

E aggiunge:

– Bisognava decidersi. E ci decidemmo.

1Alla conversazione ha partecipato il direttore della stazione radio “Ėcho Moskva” [7] Aleksej Venediktov.

Dmitrij Muratov [24]

15.02.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/017/13.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Espressione usata dal cantautore Bulat Šalvovič Okudžava nella sua canzone Molitva (Preghiera), traduzione di una poesia di François Villon.

[2] Gosudarstvennyj Komitet po Črezvyčajnomu Položeniju (Comitato Statale per lo Stato di Emergenza), nome ufficiale della giunta golpista che tentò di prendere il potere nel 1991.

[3] Egor' Kuz'mič Ligačëv, segretario del CC del PCUS, eterno avversario di Gorbačëv.

[4] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).

[5] Vladislav Jur'evič Surkov, primo vice-capo dell'amministrazione presidenziale, “ideologo” ed “eminenza grigia” del regime di Putin.

[6] “Piccola mazza”, canto rivoluzionario.

[7] “Eco di Mosca”, radio relativamente indipendente.

[8] Nikolaj Viktorovič Baskov, giovane e popolare tenore e personaggio televisivo.

[9] Anatolij Naumovič Rybakov, scrittore, le cui opere sui tempi di Stalin (in cui fu anche nel GULag) potevano circolare solo clandestinamente in URSS.

[10] Jurij Osipovič Dombrovskij, scrittore censurato, perseguitato e ucciso dal regime sovietico.

[11] Sergej Donatovič Dovlatov-Mečik, scrittore inviso al regime sovietico, emigrato negli USA.

[12] Alexander Genis, scrittore emigrato negli USA noto come voce di Radio Free Europe.

[13] Grigorij Solomonovič Pomeranc, filosofo dissidente passato per il GULag.

[14] Merab Konstantinovič Mamardašvili, filosofo georgiano tenuto in scarsa considerazione nell'URSS.

[15] L'eloquio contorto e scorretto è nell'originale.

[16] Immaginario seguito del film “La Fuga” sulla fuga dei “bianchi” dopo la vittoria dei bolscevichi.

[17] Michail Sergeevič (Gorbačëv).

[18] Leonid Michajlovič Mlečin, noto giornalista della TV e della carta stampata.

[19] Allusione ai “Nostri”, movimento giovanile pro-Putin.

[20] Raisa Maksimovna Gorbačëva.

[21] Città dell'estremo sud della Crimea.

[22] Nome non ufficiale della piazza davanti alla "Casa Bianca" (allora sede del parlamento, oggi sede del governo), luogo simbolo della resistenza al colpo di stato del 1991.

[23] Diminutivo di Dmitrij.

[24] Dmitrij Andreevič Muratov, direttore della “Novaja gazeta”.