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20 ottobre 2013

La Russia di Putin e la schiavitù

Paese di schiavi, paese di signori [1]

La Russia ha occupato il 6° posto al mondo per numero di persone che vivono in schiavitù

Circa 500 mila persone in Russia vivono in condizioni di schiavitù, asservimento per debiti e lavoro forzato. Ciò consegue dal rating della schiavitù contemporanea "The Global Slavery Index 2013", che è stato composto dall'organizzazione per la difesa dei diritti umani australiana "Walk Free Foundation". Per numero assoluto di schiavi il nostro paese occupa il sesto posto al mondo, risultando inferiore solo a India, Cina, Pakistan, Nigeria ed Etiopia.

Secondo gli autori del rapporto, nel mondo attuale la schiavitù ha vari aspetti – dal lavoro forzato alla costrizione violenta al matrimonio fino al commercio di persone. Ma tutte le forme sono unite dall'atteggiamento verso la persona come una proprietà, che si può vendere, comprare, scambiare e perfino distruggere.

In cifre relative – al numero di schiavi rispetto alla popolazione – le posizioni della Russia non sembrano così brutte: 49° posto nel rating su 162 stati. All'incirca la stessa concentrazione di cittadini non liberi che da noi si osserva in Uzbekistan (47° posto), Georgia (50°) e Azerbaigian (51°). Tra le ex repubbliche dell'URSS più in alto di tutte è salita la Moldavia – ha occupato la sesta riga (35 mila schiavi su una popolazione del paese di 3,6 milioni di persone).

In tutto al mondo, secondo i dati del "Global Slavery Index", ci sono circa 30 milioni di schiavi. La prima riga del rating è occupata dalla Mauritania, dove con una popolazione di 3,8 milioni si trovano in schiavitù 150 mila persone, la seconda da Haiti e il terzetto è chiuso dal Pakistan. In cifre assolute la "leadership" della schiavitù contemporanea è tenuta dall'India – là le vittime del mercato di persone sono oltre 13 milioni. Vicino a zero è il livello di schiavitù in Gran Bretagna, Irlanda e Spagna.

Perché la Russia resta come prima un paese di schiavi?

La schiavitù non è un problema solo della Russia, è il mal di testa di tutta l'Unione Europea, – nota il leader del movimento "Alternativa" Oleg Mel'nikov. – Se si prendono le ex repubbliche dell'URSS, la schiavitù è molto diffusa in Kazakistan e Uzbekistan.

Il problema è che nella legislazione penale russa manca una precisa definizione di schiavitù. Tra l'altro l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO [2]) rileva quattro suoi segni: l'asservimento per debiti, che si origina in seguito alla messa a disposizione del proprio lavoro personale da parte del debitore; lo stato di servitù della gleba, quando l'utente è obbligato a vivere e lavorare su una terra appartenente a un'altra persona; le usanze, secondo cui una donna può essere data forzatamente in moglie come risarcimento o essere lasciata in eredità; le usanze, secondo cui un adolescente sotto i 18 anni viene trasmesso dai genitori a un'altra persona come risarcimento.

Nel Codice Penale della Federazione Russa c'è l'articolo 127.1, "Commercio di persone", ma sulla base di questo è difficile raccogliere una base di prove e pochi sanno farlo. C'è un altro elemento. In Russia, se una persona scompare, non si avvia un procedimento penale – solo il cosiddetto procedimento di ricerca. Ma nessuno cerca lo scomparso, in quanto questo lavoro non influisce sulla statistica della polizia.

In alcune regioni russe, inoltre, si osserva uno stretto legame di corruzione tra schiavisti e agenti di polizia locali. Tale quadro è caratteristico della regione di Volgograd [3], del territorio di Stavropol' [4] e in parte del Daghestan. Nel complesso la schiavitù in Russia si incontra ovunque, è più facile dire dove non c'è – nella repubblica dei Komi [5].

"SP": – La situazione della schiavitù in Russia peggiora o migliora?

Un anno fa in Daghestan l'allora sindaco di Machačkala [6] Said Amirov (ora è stato arrestato) rispose al nostro segnale e chiuse tutte le fabbriche di mattoni della città e del distretto, dove si concentrava la maggior parte delle persone trattenute illegalmente. Ma il tutto non si limitò a questo. Ora, purtroppo, la situazione nel paese è diventata peggiore – lo giudico dalle numerose chiamate di vittime che arrivano alla nostra organizzazione.

"SP": – Mezzo milione di schiavi in Russia è una cifra realistica?

Evidentemente la "Walk Free Foundation" ha valutato la situazione in Russia a partire dagli standard internazionali. A partire dai concetti russi di schiavitù, la cifra sarà inferiore.

"SP": – Ma quali sono da noi i concetti di schiavitù?

Si ritiene schiavitù il trattenimento forzato di persone e la loro vendita per denaro. Oggi un uomo schiavo in Russia costa 15-20 mila rubli [7], una ragazza per servizi sessuali 70-150 mila [8], un bambino 100 mila [9], un invalido 30-50 mila. Un bambino costa caro perché con lui si può mendicare più facilmente.

"SP": – Gli schiavi in Russia chi sono?

Persone del tutto diverse tra loro. Una volta facevo l'errore di pensare che fossero fondamentalmente gente di provincia. Ma la pratica ha mostrato che tra gli schiavi ci sono anche molti moscoviti. Fondamentalmente sono persone attive, che volevano una vita migliore e cercavano un lavoro, ma per ignoranza delle leggi e ignoranza dei propri diritti sono finite in schiavitù.

"SP": – Come appare la schiavitù contemporanea? La persone viene chiusa a chiave in qualche edificio e non viene fatta uscire? Perché non può scappare?

In pratica a tutte le persone finite in schiavitù vengono tolti i documenti. Nel Caucaso del Nord dicono anche: se te ne vai, gli agenti di polizia ti prenderanno e ti riporteranno indietro. Le persone sono trattenute con la forza. Gli schiavi del quartiere moscovita di Goljanovo, per esempio, venivano regolarmente picchiati. La polizia spesso non fa nulla per questo. Una donna proveniente dall'Ucraina, che degli zingari avevano costretto ad accattonare nei dintorni di Mosca, si rivolse a tre sezioni di polizia, ma solo dalla quarta ci telefonarono e chiesero aiuto. I poliziotti non sanno semplicemente che fare con queste persone.

"SP": – Tra gli schiavi quanti sono cittadini della Federazione Russa e quanti immigrati?

Penso 50 e 50.

"SP": – Come avviene il reclutamento in schiavitù?

A Mosca una volta agivano cinque gruppi per il reclutamento di schiavi, che attiravano tanto bomži [11], quanto pure decenti cittadini. I membri dei gruppi facevano conoscenza con le potenziali vittime e gli proponevano di bere – birra o vodka. Negli alcolici mischiavano sostanze psicotrope e per circa 30 ora la vittima non capiva cosa le accadeva. In questo tempo si affrettavano a portare i futuri schiavi in autobus dal committente – per esempio in Daghestan. Nel complesso ci sono prezzi che si creano per gli schiavi, ma non c'è un'unica catena di reclutamento e di consegna.

"SP": – Ordinando schiavi il committente insiste per una qualche particolare selezione?

Non ci sono criteri particolari. Ma spesso li ordinano "più giovani" per fare i pastori di grandi greggi o "più forti" per togliere i mattoni dal nastro. Ecco tutto. E se uno porta uno schiavo per primo, lo comprano da lui. La richiesta di schiavi è grande, in quanto spesso scappano. Il 90% degli schiavi liberati sono proprio fuggitivi.

"SP": – Uno persona finita in schiavitù può essere rilasciata?

E' estremamente raro, forse se uno schiavo non può già più lavorare. In Daghestan ci fu un caso del genere: un uomo schiavo una volta fu picchiato così forte che restò cieco. Lo lasciarono presso una strada e in qualche modo miracoloso arrivò a un posto di polizia.

"SP": – Cos'è necessario fare prima di tutto per lottare con la schiavitù?

Cambiare il sistema di registrazione delle chiamate dei cittadini alla polizia, costringere i poliziotti a cercare le persone scomparse.

"SP": – Perché il problema della schiavitù non viene sollevato al livello della leadership del paese?

Ritengo che sia un problema politico. Il Cremlino non può ammettere che nelle condizioni della stabilità putiniana esiste la schiavitù. Questo contraddice l'attuale ideologia politica.

Il discorso sulla presenza in Russia di mezzo milione di schiavi può andare, se in questo numero si includono i detenuti, – è convinto il presidente del "Comitato contro la tortura" Igor' Kaljapin. – Nelle colonie penali le persone sono costrette a lavorare fuori orario, in violazione delle norme e dei diritti lavorativi e di fatto sono privati della possibilità di rifiutarsi di lavorare. Perciò non mi meraviglia che nel rating "The Global Slavery Index" occupiamo i primi posti. In più, certo, in Russia c'è un numero enorme di immigrati clandestini. Anche questi lavorano in condizioni orribili e dipendono integralmente dall'arbitrio dei padroni.

Penso che nella situazione della schiavitù in Russia non ci sia precisamente alcuna tendenza al miglioramento. Al contrario: la pratica di utilizzare il lavoro schiavile degli immigrati negli ultimi tempi cresce soltanto…

I 10 paesi più "schiavisti" del mondo

Mauritania – 140-160 mila schiavi su una popolazione di 3,8 milioni
Haiti – 200-220 mila su 10,2 milioni
Pakistan – 2-2,2 milioni su 179 milioni
India – 13,3-14,7 milioni su 1,2 miliardi
Nepal – 250-270 mila su 24,5 milioni
Moldavia – 32-35 mila su 3,6 milioni
Benin – 76-84 mila su 10 milioni
Costa d'Avorio – 150-160 mila su 20 milioni
Gambia – 13-15 mila su 1,8 milioni
Gabon – 13-14 mila su 1,6 milioni

I 10 paesi più liberi dalla schiavitù

Islanda – meno di 100 su una popolazione di 320 mila
Irlanda – 300-340 su 4,6 milioni
Gran Bretagna – 4200-4600 su 63 milioni
Nuova Zelanda – 470-520 su 4,4 milioni
Svizzera – 990-1100 su 8 milioni
Svezia – 1200-1300 su 9,5 milioni
Norvegia – 620-690 su 5 milioni
Lussemburgo – meno di 100 su 531 mila
Finlandia – 670-740 su 5,4 milioni
Danimarca – 700-760 su 5,6 milioni

Andrej Polunin, "Svobodnaja Pressa", http://svpressa.ru/society/article/75958/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Verso della poesia "Addio, Russi non lavata" di Michail Jur'evič Lermontov.
[2] Dalla dicitura inglese International Labour Organisation.
[3] Città della Russia meridionale, la ex Stalingrado.
[4] Città della Russia meridionale.
[5] Repubblica della parte settentrionale della Russia europea.
[6] Capitale del Daghestan.
[7] Circa 350-460 euro.
[8] Circa 1630-3490 euro.
[9] Circa 2320 euro.
[10] Circa 700-1160 euro.

[11] Bomž sta per Bez Opredelënnogo MestoŽitelstvo (Senza Fissa Dimora).

03 ottobre 2013

A Soči dopo quelli per le Olimpiadi lievitano anche i costi per la Formula 1...

Il "Centr Omega" [1]: la costruzione del circuito di Formula 1 a Soči verrà a costare il doppio di quanto calcolato
1 ottobre 2013, 03.48
Il costo della costruzione del circuito per lo svolgimento di gare di Formula 1 a Soči è cresciuto fino a 11 miliardi di rubli [2], ha riferito il rappresentante della compagnia "Centr Omega", che si occupa della costruzione del circuito. Secondo i calcoli iniziali, il costo della costruzione era stato valutato quasi la metà.
Come riferì "Kavkazskij uzel", nel 2010 Soči ottenne il diritto allo svolgimento di gare di Formula 1 dal 2014 al 2020. Il circuito viene costruito nel parco olimpico, che si trova nella bassura Imeretinskaja. Il contratto prevede la possibilità di un prolungamento degli accordi per altri cinque anni. Secondo i calcoli iniziali, il costo della costruzione della pista ammontava a 5,8 miliardi di rubli [3]. Alla fine del 2011 la compagnia "Centr Omega" valutò le spese per la costruzione in 7,89 miliardi di rubli [4].
La costruzione del circuito di Formula 1 si compie a spese del bilancio del territorio di Krasnodar [5]. La superficie dell'appezzamento per la costruzione del circuito e delle sue infrastrutture ammonta a 36 ha. La lunghezza del circuito a Soči ammonta a 5854 m, la larghezza a 13-15 m, il numero di curve a18. Si suppone che la velocità massima che possa sviluppare un bolide sportivo sul circuito sia di 320 km/h. Dopo la conclusione della costruzione il circuito di gara nel Parco Olimpico di Soči sarà il terzo per lunghezza nel calendario della Formula 1 dopo Spa-Francorchamps in Belgio e Silverstone in Gran Bretagna.
Il 3 aprile 2013 si è avuta notizia che il vice-premier del governo russo Dmitrij Kozak aveva incaricato il Ministero delle Finanze di fornire al territorio di Krasnodar un credito di bilancio di 8,74 miliardi di rubli [6] per la costruzione del circuito di Formula 1 entro il 5 aprile. Secondo il protocollo della riunione di governo, Dmitrij Kozak avrebbe chiesto di stanziare il credito dietro personale garanzia del governatore del territorio di Krasnodar Aleksandr Tkačëv, scrive il giornale "Izvestija".
Alla fine di settembre si è avuta notizia che il progetto e il preventivo per il circuito da 11 miliardi di rubli sono stati dati all'Ispettorato Centrale Statale.
La crescita delle spese si spiega con il fatto che nei calcoli iniziali non si tenne conto di una serie di richieste del progettista, riferisce il giornale "Bedomosti" [7] citando il capo della direzione della Spa "Centr Omega" per la costruzione del circuito di Formula 1 Gennadij Saenko.
"Questi erano calcoli "grezzi", in essi non si tenne contro di molte necessarie richieste del progettista generale – la compagnie Tilke GmbH – che compie la supervisione d'autore sulla costruzione", – ha dichiarato Gennadij Saenko.
Come ha raccontato un collaboratore del "Centr Omega", al momento presente il circuito è pronto al 76%, ora è in corso la posa del secondo dei tre strati di copertura di asfalto e cemento, informa il giornale "Soči ėkspress" [8].
Noteremo che, secondo i calcoli preliminari, lo svolgimento di gare di Formula 1 a Soči porterà agli organizzatori perdite per 55 milioni di dollari. Tra l'altro Aleksandr Tkačëv ha dichiarato che le possibili perdite saranno coperte dall'amministrazione della regione. L'autodromo a Soči sarà parte dell'eredità post-olimpica dei Giochi Olimpici Invernali del 2014, ha dichiarato il vice-governatore del Kuban' [9] Nikolaj Buturlakin.
Ricordiamo che il Comitato Olimpico Internazionale ha espresso preoccupazione per l'inizio della Formula 1 a Soči nel 2014, ritenendo che questo possa ostacolare la preparazione all'Olimpiade.
"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/230882/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] "Centro Omega".
[2] Circa 255,7 milioni di euro.
[3] Circa 134,8 milioni di euro.
[4] Circa 183,4 milioni di euro.
[5] Città della Russia meridionale, capoluogo del territorio di cui Soči fa parte.
[6] Circa 203,2 milioni di euro.
[7] "Notizie", quotidiano di informazione.
[8] "L'espresso di Soči", giornale di informazione.

[9] Nome della regione storica attraversata dall'omonimo fiume usato oggi come equivalente del territorio di Krasnodar.

29 settembre 2013

Per il campionato mondiale di calcio la Russia di Putin legalizza la schiavizzazione dei lavoratori

"Novaja gazeta", 27-09-2013, 15.14.00
Si sono spremuti uno schiavo [1]. Durante la preparazione al campionato del mondo di calcio russi e immigrati saranno ugualmente senza diritti

Durante la preparazione al campionato del mondo di calcio in Russia cesserà di essere in vigore il Codice del Lavoro – russi e immigrati saranno ugualmente senza diritti

Ai primi di giugno il presidente firmò una legge federale a prima vista non rilevante – sulla preparazione e lo svolgimento in Russia del campionato del mondo di calcio del 2018. Simili documenti sono i necessari compagni di viaggio di grandi iniziative sportive internazionali. Ma ci sono alcuni punti che rendono questa legge unica nel pieno senso della paura. Questi di fatti abrogano l'effetto del Codice del Lavoro nei confronti delle persone che costruiranno gli stadi e prepareranno le città che accoglieranno il campionato all'arrivo degli ospiti stranieri oppure parteciperanno direttamente allo svolgimento del Campionato del Mondo-2018.



La legge è stata approvata molto silenziosamente a fine maggio-inizio giugno e allora nessuno fece particolare attenzione ad essa, neanche i sindacati, – racconta il direttore del Centro per i Diritti Sociali e del Lavoro (CSTP [2]) Elena Gerasimova. Ai primi di settembre il CSTP pubblicò una conclusione giuridica, in cui si descriveva dettagliatamente in cosa la legge approvata contraddice il Codice del Lavoro russo e gli accordi internazionali nell'ambito dei diritti del lavoro. – I sindacati a lungo non si sono resi conto che riguarderà non solo gli immigrati, ma anche i lavoratori nostrani. Alla fine di agosto pubblicò una propria conclusione la Conferenza del Lavoro Russa e una settimana e mezzo dopo, finalmente, anche la Federazione dei Sindacati Indipendenti Russi.

Cos'è contenuto in questa legge?

In primo luogo, l'abrogazione di tutte le minime garanzie contenute nel Codice del Lavoro nostrano riguardo al giorno lavorativo non regolamentato, al lavoro nelle ore notturne, ai giorni di ferie e festivi, come pure agli straordinari. Si lavorerà quanto è necessario al datore di lavoro: giorno e notte, in giorni feriali e festivi, senza festività – cioè finché non si è finito. E cosa riceverà per questo ogni concreto lavoratore sarà determinato da un contratto di lavoro. Senza tener conto delle quote minime di ampliamento della retribuzione e di altri tipi di risarcimenti che sono garantiti dal Codice del Lavoro.

"Tale approccio contraddice gli impegni presi dalla Federazione Russa secondo gli accordi internazionali. In particolare, il Comitato Europeo per i Diritti Sociali, interpretando il punto 1 dell'art. 2 della Carta Sociale Europea (il punto 1 dell'art. 2 è stato ratificato dalla Federazione Russa) ha indicato che il richiamo agli straordinari non deve restare esclusivamente a discrezione del lavoratore e del datore di lavoro", – hanno constatato nella propria conclusione Elena Gerasimova e Sergej Saurin. Tuttavia questo, evidentemente, non ha confuso i deputati che hanno approvato la legge, né l'ufficio legale del Consiglio della Federazione.

In secondo luogo, la legge abroga quasi del tutto il controllo da parte dello stato sull'assunzione di lavoratori stranieri. Ai lavoratori immigrati non si richiede di ottenere il permesso di lavoro, né ai loro datori di lavoro di informare il servizio federale per l'immigrazione, il servizio per l'occupazione e gli organi fiscali sull'assunzione e il licenziamento di stranieri. Si possono assumere immigrati senza tener conto della quota di rilasci di permessi di lavoro e di rilasci di permessi di ingresso. Cioè i datori di lavoro se la vedranno da soli con i lavoratori stranieri.

Abbiamo svolto un lavoro analitico, valutando l'aspetto giuridico di questa legge, – dice Elena Gerasimova. – Ma c'è anche l'aspetto morale. I lavoratori hanno lottato per qualche centinaio di anni per la limitazione della durata dell'orario di lavoro, per i giorni festivi, per stipendi dignitosi, tutto questo è stato conquistato con il sangue e nel XXI secolo con una sola legge lo cancelliamo letteralmente per una grande categoria di lavoratori. Rinunciamo volontariamente a ciò che si ritiene uno dei grandi successi del mondo civilizzato.



La specialista dell'ambito del diritto del lavoro Elena Gerasimova è certa: tutti questi punti non sono capitati per caso nella legge sulla preparazione e sullo svolgimento del campionato del mondo. La legge federale 108 fu approvata con gravissime violazioni degli aspetti procedurali (lo constata nella propria dichiarazione la Confederazione del Lavoro). Le leggi che riguardano i rapporti sociali e di lavoro prima di essere introdotte alla Duma di Stato devono avere il consenso della Commissione Trilaterale Russa (di essa fanno parte i rappresentanti dei sindacati, delle unioni dei datori di lavoro e del governo federale). Il disegno di legge federale 108 non fu indirizzato alla Commissione Trilaterale.

Il disegno di legge suscitò alcune domande presso il comitato della Duma per il lavoro, la politica sociale e gli affari dei veterani. Nella propria conclusione il comitato propose di obbligare i datori di lavoro a informare gli organi per l'occupazione della stipula e dello scioglimento dei contratti di lavoro con gli immigrati, espresse un dubbio sulla necessità di abrogare la ricezione di permessi di lavoro e indicò che "la cerchia di lavoratori a cui, secondo la redazione proposta dal disegno di legge, può essere fissato un giorno lavorativo non regolamentato si presenta ampia in modo ingiustificato". Tuttavia questo non influenzò la decisione del capo del comitato Andrej Isaev (che compatibilmente è anche il primo presidente della Federazione dei Sindacati Indipendenti) di sostenere l'approvazione della legge.

Per l'esclusione delle norme discutibili cercò di lottare il membro del Comitato del Consiglio della Federazione per la legislazione costituzionale, le questioni legali e giudiziarie e lo sviluppo della società civili Vitalij Bogdanov, ma i suoi emendamenti per intervento del Comitato per l'educazione fisica, lo sport e gli affari della gioventù furono respinti.

La gente capiva bene cosa faceva, – ritiene Gerasimova. – Evidentemente cercavano di tener conto dell'esperienza dei cantieri a Soči per l'Olimpiade-2014, là si è permessa una quantità colossale di violazioni dei diritti dei lavoratori. Cosicché la legge federale 108 è, nella sua essenza, semplicemente la legalizzazione di queste violazioni. Cosa può essere più semplice: "abrogare" temporaneamente tutte le norme scomode perché nessuno possa presentare rimostranze a qualcuno?



"Non avevamo contratti, né permessi di lavoro. Ci presero i passaporti. Ci promisero di aiutarci con i permessi di lavoro, ma non ottenemmo niente. Tutto ciò che ho tra i documenti ufficiali è il permesso di ingresso al cantiere".

"Il padrone di tanto in tanto ci dava piccole somme: 200 rubli o 500 rubli (6 o 15 dollari USA), una volta 1400 rubli (42 dollari USA) per sigarette, telefono e ogni minuzia. Ho lavorato per quasi tre mesi, altri per cinque mesi, gratis. Promettevano, promettevano soltanto".

Su come si violavano i diritti dei lavoratori nei cantieri di Soči hanno raccontato ai ricercatori dell'organizzazzione non governativa internazionale Human Rights Watch i lavoratori immigrati di Armenia, Kirghizistan, Serbia, Tagikistan, Ucraina e Uzbekistan. Le loro storia stavano alla base del rapporto di 150 pagine "Gli anti-record olimpici. Lo sfruttamento dei lavoratori immigrati nella preparazione ai Giochi Olimpici invernali del 2014 a Soči".

Lo stipendio mensile era da 14 a 19 mila rubli [3], ma qualcuno non era affatto pagato. I contratti di lavoro erani stipulati con molti, ma non erano rispettati, e le loro copie non erano consegnate. Il turno di lavoro era di 12 ore ogni giorno. "Il lavoro durava sette giorni a settimana per qualche settimana di fila con un giorno di riposo ogni due settimane. In singoli casi, – constata Human Rights Watch, – le persone lavoravano molte settimane o mesi senza alcun giorno di riposo o con giorni di riposo molto rari". I lavoratori provavano a rivolgersi all'ispettorato del lavoro, ma questo non serviva. Però quando lo veniva a sapere il datore di lavoro, questi chiamava in cantiere il servizio federale per l'immigrazione e gli autori delle denunce venivano semplicemente cacciati dal paese.

Il servizio federale per l'immigrazione pronosticò che verso il 2012 a Soči avrebbero lavorato 200 mila stranieri, ma secondo i suoi dati del giugno 2012 nei cantieri ne erano stati avviati solo 16 mila. La differenza tra queste cifre parla del reale volume dell'immigrazione clandestina di lavoratori.

Una situazione per molti versi simile si creò in Ucraina nella preparazione al campionato d'Europa di Calcio del 2012. "Il sindacato intraprese il tentativo di attirare l'attenzione dell'UEFA sui problemi dei costruttori di EURO-2012. Purtroppo risultò che nella lista degli alti standard dell'UEFA non rientrava la garanzia della vita e della salute dei costruttori degli stadi, dove persero la vita 14 persone e furono evidenziate 5571 violazioni della tutela del lavoro e delle misure di sicurezza. Il presidente dell'UEFA M. Platini alla conferenza stampa nell'aprile 2010 definì le condizioni di lavoro nei cantieri degli stadi in Ucraina "eccezionali"", – hanno constatato l'aspirante della SPbGU [4] Anna Bol'ševa, il presidente del Sindacato dei lavoratori dei cantieri e dell'industria dei materiali di costruzione ucraino Vasilij Andreev e Elena Gerasimova nelle pubblicazioni dedicate ai problemi che attendono la Russia per via del Campionato del Mondo-2018.

Ancora prima dell'abrogazione formale dei diritti dei lavoratori avviati alla preparazione del Campionato del Mondo-2018 il lavoro nei cantieri del campionato non si poteva definire dignitoso, – ritengono gli esperti. – Sui mezzi di comunicazione di massa più di una volta è stata data notizia di violazioni delle norme sulla tutela del lavoro e sulle misure di sicurezza nei cantieri degli impianti del Campionato del Mondo-2018; a San Pietroburgo e a Kazan' nei cantieri sono morte cinque persone. Da parte delle autorità furono fatte dichiarazioni sulle inchieste iniziate sui casi mortali, ma non sono seguite notizie sui risultati delle indagini.

Autrice: Zinaida Burskaja



Indirizzo della pagina: http://www.novayagazeta.ru/politics/60189.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Parodia della frase di Anton Pavlovič Čechov "spremere via da se lo schiavo", cioè liberarsi da un atteggiamento servile.
[2] Dalla dicitura russa Centr Social'no-Trudovych Prav.
[3] Da 420 a 570 dollari USA.

[4] Sankt-PeterBurgskij Gosudarstvennyj Universitet (Università Statale di San Pietroburgo).

21 settembre 2013

I terroristi caucasici meno conosciuti: quelli con le motoseghe...

La "clandestinità armata" ecologica

A parte i malinconici barbuti che corrono per i monti con i mitra nel Caucaso si trova un altro tipo di terroristi. Da anni questi "pascolano" in zone ecologiche particolarmente protette e uccidono massicciamente i boschi. Li uccidono sfacciatamente, cinicamente, spietatamente. A vantaggio dei portafogli di qualcuno alberi di tipo unico vanno sotto il coltello o più precisamente sotto la motosega.

Il distretto Urupskij della Karačaj-Circassia è chiamato la zona di riserva della Russia. E non è chiamato così invano. Questo distretto fa parte della riserva del Caucaso. Qui si trovano riserve naturali note ben oltre i confini della repubblica (Damchurc, Labinskij, Čerëmuchovskij, "Belaja skala" [1]). Qui si trovano le note Sorgenti Acide – un posto unico, dove in dodici metri quadrati di terra sgorgano 17 pozzi con acque minerali diverse (!) per composizione.

Le persone vanno là a curarsi da migliaia di chilometri. Ma molti già al confine del distretto Urupskij cadono in stato di leggero stupore e cominciano a picchiare i propri navigatori con grida: "Dove mi hai portato, pecorone cinese?!" Infatti quello che vedono intorno non è simile a una zona di riserva tra i monti del Caucaso, ma a un'enorme segheria da qualche parte presso Magadan [2].

Perlomeno tale "brutta sorpresa" si apre allo sguardo quando vai alle Sorgenti Acide attraverso il villaggio di Kurdžinovo. Mucchi di legname segato, trattori, vagoncini per gli operai, camion per il trasporto di legname – tutto ciò colpisce spietatamente la psiche delle persone che vanno a risanarsi. E la colpisce definitivamente quando iniziano a salire per la strada di montagna stretta e vacillante fino al totale stupore.

Per qualcuno questa strada è come una filiale dell'Inferno sulla Terra (fa tremare tanto che bisogna prendersi la testa tra le mani perché non voli via dal finestrino). Ma per qualcuno è quasi un'autostrada. In quattro ore di salita alle sorgenti abbiamo incontrato decine di camion per il trasporto di legname carichi fino all'orlo.

E' complicato dire quanti fossero in realtà, perché da qualche parte al cinquantatreesimo abbiamo smesso di contare. Guardando l'ennesimo camion per il trasporto di legname che ci superava al galoppo andando in cima sul terreno come una saiga (volava nell'appezzamento di bosco per l'ennesima porzione di carico), il mio compagno ha espresso pensoso: "Sìì… tanti Ural [3] li ho visti solo nell'esercito…". Il quadretto era completato da mucchi di tronchi ai lati della strada – alcuni preparati per esser fatti scendere giù, alcuni semplicemente gettati. Lungo la strada si incontrano cavalcavia. Sono per la riparazione urgente delle macchine – per non distrarsi a lungo dal processo. Come dire, si sono aggiustati senza allontanarsi dalla cassa (o più precisamente – dal bosco) e via nell'appezzamento!

Fondamentalmente ci sono capitate macchine con targhe della Repubblica di Kabardino-Balkaria e del… territorio di Krasnodar [4]. Abbiamo scambiato qualche parola con il guidatore di uno dei camion per il trasporto di legname del Kuban' [5]. Alla domanda "Ma cosa vi ha portato qua?" risponde brevemente e chiaramente: "Nel nostro territorio abbiamo già tagliato da tempo tutto il legname normale. E' rimasto solo intorno alle dacie governative. Ma là non si può prendere. Tocca rubacchiarlo a voi…"

Il "legname normale" sono faggi, platani, abeti. Secondo gli abitanti del posto proprio questo tipo di alberi nel distretto Urupskij viene "falciato" in misura industriale. E, com'è noto, proprio questi tipi vanno per la preparazione di mobili d'élite, parquet e così via. Poi questa produzione si installa nelle case dei ricchi in tutta la Russia e all'estero per centinaia di migliaia di rubli [6]. Qui – nella Repubblica di Karačaj-Circassia – i prezzi per il legname delle riserve sono abbastanza "democratici". In basso, alla base di trasbordo a Kurdžinovo, un camion di legname comune (grezzo) viene venduto per 45-50 mila rubli [7]. In alto ne costa 15 mila [8]. Ma non si tratti di chi e come lucri qui. La disgrazia è che per questo lucro un bosco unico viene massicciamente ucciso. E viene ucciso senza avere diritto ad essere ristabilito.

Il taglio va avanti continuamente. Abbattono alberi giorno e notte, per tutto l'anno, – ci dice uno del posto, un nonnetto basso sui settant'anni. – Si fermano solo per una settimanuccia durante le feste per l'anno nuovo. Ma poi di nuovo alle seghe! Ogni santo giorno probabilmente un centinaio di macchine, non meno, sale agli appezzamenti e torna indietro con il legname. Ma dopo di loro è come se fosse passato Mamaj [9]!...

Il vecchietto ci ha raccontato ancora molto. Anche di come le brigate per un albero "necessario" ne abbattono intorno alcuni "non necessari"; e di come i trattori rompono il bosco quando trascinano i tronchi o si fanno largo verso gli appezzamenti più "saporiti"; e di come le brigate gettano in questi appezzamenti la "spazzatura" – alberi a loro parere sottili che là marciscono pure.

Abbiamo accennato al fatto che non abbiamo notato tagli totali per strada - apparentemente, si può dire, c'è un bosco non toccato (e questo nonostante le folle di camion per il trasporto di legname). Al che ci hanno risposto: "Beh, sì, dall'esterno tutto appare civile. Ma passate all'interno. E' semplicemente un incubo…" Siamo passati all'interno. Abbiamo girato per alcuni posti, da là, a ben vedere, erano usciti da poco dei bracconieri, scusate, boscaioli.
Là è realmente un incubo. Se si portasse in questi posti qualche "verde" con la psiche ferita, balbetterebbe e si segnerebbe fino alla fine della vita. Intorno ci sono tronchi strappati e rivoltati dalle radici, alberi segati in travi e gettati nel bosco, mucchi di rami rotti, terra solcata dai trattori... Perfino al nostro sguardo da dilettanti era chiaro: qui non si può parlare di alcun rispetto delle regole della lavorazione del legname. Se non credete alle parole, guardate le foto (sono allegate all'articolo [10]). Questo non si può chiamare altrimenti che terrorismo. Tra l'altro, come dicono gli abitanti del posto, la "clandestinità armata" ecologica sotto forma di brigate di boscaioli si muove qui da anni.

Su questo sfondo sorgono due domande:

1. A cosa porta di conseguenza questa cinica uccisione del bosco?

2. Dove guardano le autorità?

Alla prima domanda è abbastanza facile rispondere. Il taglio massiccio di zone di riserva, e pure con tale metodo barbarico, porta univocamente all'uccisione dell'ecologia locale – il bosco cessa di svolgere il proprio compito. Come risultato c'è il rapido mutamento del clima e una regione uccisa come luogo di villeggiatura. In questo caso non si può parlare di alcuno sviluppo del turismo (e cioè della regione).

Alla seconda domanda pare che non sappiano rispondere gli stessi funzionari. Dopo il ritorno dalle sorgenti abbiamo scavato su Internet sul tema del taglio del legname nelle riserve boschive della repubblica di Karačaj-Circassia. Risulta che questo tema ogni anno viene portato al livello del capo della repubblica e talvolta salta fuori anche a livello federale. Ogni anno le autorità promettono di far cessare il taglio barbarico e di mettere questi boschi unici sotto "stretto controllo". Ma, come si dice, il camion per il trasporto di legname è là anche adesso [11]. Perché? Forse il problema è nei metodi di controllo? Forse le alte commissioni che raramente "arrivano" in questi boschi non vedono ciò che abbiamo visto noi e che confermano continuamente gli abitanti del posto? Non è escluso. Infatti il Caucaso è un insieme di zone anomale. E là, dove gli uni vedono alberi uccisi, altri vedono un bosco vergine. Tuttavia c'è un'anomalia…

Certo, nei comunicati ufficiali si dice che il lavoro va avanti: ogni anno acchiappano violatori e li multano fino allo sfinimento. Si evidenzia un danno di decine di milioni di rubli [12] e così via. Ma tutte queste sono minuzia. Perché questo "lavoro" non risolve i problemi nel loro complesso. Il taglio totale continua. E neanche la verifica più "improvvisa" e massiccia ottiene qualcosa. La maggior parte delle brigate boschive avrà le carte giuste in tasca e le leggi giuste alle spalle. Ma a che servono queste leggi, se uccidono semplicemente il bosco? E' evidente senza alcun permesso o disposizione.

Tuttavia i nostri vertici, parlando di "stretto controllo", si riferiscono proprio alle leggi che non permettono di prendere e proibire nettamente di distruggere una riserva. Dice, bisogna rispettare i diritti delle persone e tener conto di tutte le virgole "permissive". Ma queste rispettano il diritto alla vita della nostra natura? No. Questo preoccupa i nostri funzionari, ministri e deputati? Se si crede all'"ufficialità", sì. Semplicemente… le leggi non gli permettono di salvare completamente la natura. Ma i nostri discendenti non chiederanno numeri e date dei documenti normativi "boschivi". Chiederanno "Dov'è il bosco?..."

Su un albero all'ingresso della riserva naturale di Damchurc abbiamo visto una targhetta con una scritta toccante: "I tesori naturali dell'ambiente sono unici. Distruggerli è facile e ricrearli è impossibile". Sullo sfondo di qualche camion per il trasporto di legname che ci veniva incontro questa targhetta appariva particolarmente "allegra". Tali scritte evidentemente non sono per chi manda i camion per il trasporto del legname con i trattori negli appezzamenti e neanche per chi sta impotente in poltrona, permettendo di distruggere il bosco. E non perché questa gente sia capace, malgrado la scritta, di ricreare i tesori della natura. No, semplicemente gli è indifferente cosa resterà dopo di loro…

Vladimir Šiškin, "Kavkazskaja politika", http://kavpolit.com/ekologicheskoe-bandpodpole/?print (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] "Roccia Bianca".

[2] Città dell'Estremo Oriente della Russia asiatica.

[3] "Urali", marca di camion russa.

[4] Città della Russia meridionale.

[5] Nome di un fiume e di una regione della Russia meridionale che coincide con il territorio di Krasnodar.

[6] 100 mila rubli sono oltre 2 mila 300 euro.

[7] Circa 1040-1160 euro.

[8] Circa 350 euro.

[9] Khan mongolo che con le sue mene contribuì allo sfacelo dell'impero del suo presunto antenato Gengis Khan e che fu sconfitto dai russi nel 1380 (data considerata la fine del "giogo tataro").

[10] L'articolo originale, visibile su Internet all'indirizzo indicato.

[11] Allusione alla frase di una fiaba di Ivan Andreevič Krylov "il carro è là anche adesso" (come dire, non è stato fatto niente) divenuta proverbiale.

[12] 10 milioni di rubli sono circa 231 mila 700 euro.



18 settembre 2013

Sulla Russia e il suo Führerprinzip

"Novaja gazeta", 14-09-2013, 15:23:00
La Russia senza Führer

Il superamento del Führerprinzip potrebbe diventare il passo chiave del paese nella direzione dell'umanità civilizzata

Per molto tempo il potere con gioia, ma i suoi avverssari con tristezza hanno detto che l'opposizione non aveva un leader. Adesso il leader sarebbe come comparso. Di conseguenza il potere con gioia maligna e parte dei suoi avversari con timore dicono che il paese è minacciato dal nuovo brutale Führerprinzip di Naval'nyj al posto del vecchio brutale Führerprinzip di Putin. In generale il superamento del Führerprinzip è il passo chiave della Russia nella direzione dell'umanità. Un passo che per ora non si riesce a fare in alcun modo, nonostante tre regicidi, come pure la caduta di due stati russi nel corso di miseri, in dimensione storica, 74 anni.

Dirò onestamente, non vedo in che modo Naval'nyj possa diventare il presidente russo: come mostra la storia recente e recentissima del paese, per iniziare gli è necessario prima diventare primo ministro o almeno segretario del comitato cittadino moscovita del PCUS (scusate, la possibile nomina a senatore del segretario del CC del PCUS, il compagno Dolgich, da parte del sindaco di Mosca [1] mi ha ispirato). Ma il problema non è Naval'nyj. In generale non è importante cosa dice ora – finché è solo una persona sotto procedimento penale con una condanna reale, che a Mosca ha raccolto quasi più voti di Michail Prochorov alle elezioni presidenziali del 2012. Per Prochorov, in assenza (finore) di un procedimento penale ci sarebbero teoricamente più chances di andare legalmente a competere alle prossime elezioni del capo dello Stato che per Naval'nyj. Se, certo, il potere nel paese cambierà proprio in questo modo. Tra l'altro di un Führerprinzip di Prochorov è in qualche modo perfino ridicolo parlare: in generale non si vede e non si sente nei momenti chiave della storia politica russa.

Il problema è che qualsiasi futuro presidente russo non sia come Putin e neanche come Medevedev. Che lavori come top manager della Russia esclusivamente per tutto il periodo del contratto prescritto dalla Costituzione e se ne vada al momento giusto. Che non si ritenga il vicario del Signore Iddio o l'ombra del vicario. Per questo bisogna cambiare i meccanismi dello stato, che riproducono capi che non considerano affatto le leggi, né gli interessi dei comuni cittadini.

Infatti neanche Putin inizialmente era stato preso per il capo della nazione. Per di più l'avevano messo alla presidenza dei concreti clan pro-potere come marionetta e garante dell'intangibilità del loro potere e delle loro proprietà. Solo di conseguenza è diventato il garante del potere e delle proprietà di tutt'altre persone. Per di più Putin è diventato un capo senza neanche essere un reale politico pubblico. E Naval'nyj, anche se è un politico pubblico, per ora è non è tanto un capo, quanto una popstar. Se lo si ritiene il capo della futura rivoluzione, neanche qui c'è alcuna garanzia, che si rivelerà proprio "Lenin" e non "Trockij". Il rivolgimento di Ottobre in Russia fu inventato e per molti versi fatto proprio da Trockij, ma in forza di una complessa combinazione di cause storiche (tra cui grazie a una gonfiata opinione di se e alla riluttanza nell'entrare nella lotta di apparato di routine con i compagni di partito) fu messo rapidamente in secondo piano. Adesso nessuno in Russia chiama Trockij "guida del proletariato mondiale" e non è la sua mummia che giace nel Mausoleo. Il problema è che la Russia non si libera dal Führerprinzip senza l'aiuto dei capi. Perché la chiave della liberazione è nella capacità dei governanti di andarsene spontaneamente dal proprio posto. Si deve trovare un capo che sia tanto forte da limitare il proprio governo all'ambito temporale previsto dalla Costituzione. E che sappia fare di questo una regola.

Il debole e politicamente nullo Dmitrij Medvedev ha fatto per il rafforzamento del Führerprinzip nel paese perfino più del suo brutale compagno più vecchio. L'ampliamento del periodo di potere del capo dello stato da 4 a 6 anni all'inizio della legislatura medvedeviana ha dato a Putin i fondamenti legali per governare per altri 12 anni. Se il mandato non fosse stato prolungato e avessero anche tolto dalla Costituzione la parola "consecutivamente" (il divieto di competere per più di due mandati consecutivamente), già ora avremmo un altro paese.

La cosa più buffa che ho letto sull'attuale campagna elettorale moscovita, a dire il vero, era prevalentemente degli autori pro-potere: "Il potere ha deciso di compiere un esperimento coraggioso – tenere elezioni oneste". Se andrà avanti in questo suo coraggioso sperimentalismo, cessando coraggiosamente di rubare su scala industriale, di perseguitare i mezzi di comunicazione di massa scomodi e di fabbricare procedimenti penali contro gli oppositori politici, da noi apparirà una chance di vincere il Führerprinzip. E di non temere più dei bei giovani che intervengono in modo infuocato nella piazza al grido di migliaia di fan entusiasti.

La gente abituata al fatto che la nostra repubblica presidenziale non è governata da uno zar, ma da un manager salariato assunto con i suoi soldi, che ha ricevuto i suoi voti alle elezioni, che se ne andrà al massimo 8 anni dopo cesserà di aspettare la manna celeste dal leader nazionale. Trasformando in tal modo qualsiasi presidente in un Führer. L'alternanza del potere e la sua sottomissione alle leggi dello stato è l'unica possibilità di liberare la Russia dal Führerprinzip. Infatti da noi neanche la sostituzione della monarchia assoluta con il potere sovietico (formalmente collettivo) e poi la repubblica presidenziale hanno finora potuto cambiare la circostanza per cui ogni successivo governante è separato dal trono solo dalla morte, da un rivolgimento di palazzo o da una rivoluzione.

I capi compaiono solo là, dov'è deformato principalmente il ruolo e la missione del potere stesso. Negli stati democratici il potere è una guardia con precise date di inizio e di fine lavoro sulla base dell'osservanza di precise procedure giuridiche. Là non si considerano le elezioni oneste un "esperimento coraggioso": queste sono semplicemente parte del meccanismo statale.

Ciò non significa che il presidente dev'essere timido e impercettibile. Non deve semplicemente ritenersi insostituibile.

Autore: Semën Novoprudskij

Indirizzo della pagina: http://www.novayagazeta.ru/comments/59994.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] I membri della "camera alta" del parlamento russo, il Consiglio della Federazione, sono nominati per rappresentare i soggetti locali della Federazione Russa. Mosca e San Pietroburgo hanno lo statuto speciale di "città di pertinenza federale".

11 settembre 2013

Il calcio russo è un colosso dai piedi d'argilla?

Per chi suona la campana

La morte può giungere per qualsiasi club della massima serie calcistica russa

Ciò che è avvenuto all'Anži di Machačkala è noto da tempo. Resta da aggiungere che nella storia del calcio russo e forse mondiale, pare, non ci sono esempi di un simile "suicidio" di un club noto e spirato in un momento. Difficilmente si può ricordare una così massiccia diserzione di calciatori da una squadra.

L'Anži è stato smembrato in un momento.

Adesso il club ha una "nuova strategia di sviluppo", proclamata dal suo proprietario Sulejman Kerimov. Tuttavia questo non è nulla più di un gioco di parole. In realtà la squadra si sta trasformando precipitosamente non in un outsider, come qualche anno fa, ma precisamente in qualcosa di mediocre. Come dice il poeta: "La vita è finita ed è iniziata la svendita" [1].

Questa svendita stessa è iniziata quando sembrava che niente minacciasse la prosperità di Kerimov. Beh, il grande giocattolo gli è venuto a noia e perciò ha deciso… No, non di separarsene, ma fondamentalmente di comportarsi con esso come prima a Sulejman Abusaidovič era evidentemente passata la voglia.

Com'è noto, qualche giorno prima che l'uomo d'affari russo prendesse la decisione di ridurre nettamente le spese per l'Anži – da 180 milioni l'anno a 50-70 [2], la squadra era stata lasciata dal suo allenatore Guus Hiddink. Il management del club daghestano aveva spiegato l'abbandono con motivi del tutto privati – è stanco, comunque ha già una certa età, inoltre si è già innervosito troppo. Presero a diffondersi voci sul fatto che l'olandese intendesse andare al Chelsea…

Non è che le spiegazioni venissero accettate per fede, ma non erano particolarmente discusse. Ma ora è chiaro che il navigato olandese aveva sentito – o gliel'avevano suggerito – che era l'ora di darsela a gambe. Tanto più che anche i super-giocatori dell'Anži avevano essenzialmente smesso di muovere le gambe, non giustificandone in alcun modo lo status di favorita del campionato russo.

La tattica di Hiddink – maestro non solo di cose calcistiche, ma anche finanziarie – l'ha portato al successo per l'ennesima volta. Forse ha strappato il più grosso boccone della sua vita…

E più o meno qui le faccende finanziarie di Kerimov hanno preso a vacillare nettamente – la compagnia Uralkalij [3] è uscita improvvisamente dalla partnership commerciale con la Bielorussia. Il prezzo dei titoli della ditta è crollata in un momento, di conseguenza il principale azionista, secondo alcuni dati, ha perso una somma vicina a seicento milioni di dollari. Ma le disgrazie, com'è noto, non vengono mai da sole. 
Letteralmente pochi giorni dopo l'Interpol, su richiesta del Ministero degli Interni bielorusso ha dichiarato Kerimov ricercato a livello internazionale.

Certo, è buffo pensare che Sulejman Abusaidovič si dia alla "fuga", ma il colpo inferto alla sua reputazione e ai suoi affari è fondamentale. Ne aveva per l'Anži, quando tante sciagure si abbattevano sulla sua testa? La domanda è retorica ed è assai possibile che la riduzione del finanziamento del club si trasformi nella sua cessazione.

Del resto in questo non c'è niente di inatteso. Il progetto dell'Anži era una sorta di "piramide". Solo che il cognome del suo autore non era Mavrodi [4]. Ma il risultato è stato lo stesso – si è sfasciata con un mostruoso fragore.

Dispiace caldamente per i tifosi devoti al club, è triste che tutta l'Europa vedrà in Europa League una squadra malata, tormentata. Adesso per quelli di Machačkala è l'ora di sognare non grandi vittorie, ma come semplicemente salvare la faccia. Eppure qualche mese fa, a pieno "organico di combattimento" la squadra daghestana era considerata la favorita del torneo. Ma quale Europa League! Già dicevano in tutta serietà che non era lontano il giorno in cui l'Anži sarebbe stato alla pari con le grandi – Barcellona, Manchester United, Milan, Real!

Torniamo ai nostri Penati.

Il progetto dell'Anži è chiuso, ma, come si dice, un posto santo non rimane vuoto [5]. L'ha occupato la Dinamo della capitale, che è capeggiato da Boris Rotenberg, uno dei più cari amici di sapete chi [6].
Peraltro, questo super-fortunato – vorrei vedere, con tali protezioni! – uomo d'affari è diventato un vero innovatore nella propria patria. E' successo che qui hanno speso per gli stadi somme pari ai bilanci di intere repubbliche. Hanno comprato stelle, stupendo il pianeta con le somme dei contratti. E hanno comprato non solo i propri arbitri, ma anche quelli stranieri.

Ma un intero pacchetto di giocatori di una squadra in Russia non l'aveva ancora acquistato nessuno! E Boris Romanovič l'ha fatto!

Rotenberg, a dire il vero, ha un altro fratello, il fratello maggiore Arkadij – c'è l'esperienza fortunata della direzione della Dinamo di hockey. La squadra ha preso due volte di fila la Coppa Gagarin [7] e probabilmente intende farlo per la terza volta. Peraltro, è stato dichiarato che la Dinamo di hockey e di calcio si uniranno. Potenti vasi finanziari inizieranno a comunicare, i flussi finanziari si metteranno a girare con nuova forza e la macchina a dinamo [8] si metterà a funzionare a piena forza.

…La Dinamo di calcio ieri era una corvetta leggera e instabile con le vele rattoppate. Una squadra tagliata non male, ma nervosa, impressionabile. Per i biancazzurri molto dipendeva dall'umore – dell'allenatore e dei giocatori.

Oggi la Dinamo è una minacciosa corazzata con una forte corazza e un potente armamentario, in ogni caso come organico. Di persone che sanno giocare un calcio più di qualità del necessario. E in panchina non ci sono debuttanti, ma combattenti provati...

Ma potrà il talentuoso, ma eccessivamente impulsivo e a volte pure isterico allenatore Dan Petrescu fare di stelle comprate all'ingrosso un ensemble stellare? La storia ha già risposto a questa domanda e ogni volta diversamente.

Peraltro, perché proprio la Dinamo è diventato l'erede dell'Anži? Forse perché per un intero mezzo secolo [9] – dal 1963 – non è stata campione né dell'Unione Sovietica, né di Russia?! A dire il vero, i moscoviti vinsero il campionato primaverile, tronco dell'URSS del 1976 [10], ma quel torneo non è affatto riconosciuto valido da tutti.

Beh, la Dinamo non è campione da molto tempo e con ciò? – si stupisce una persona lontana dal calcio. Perché portarla in cima? Ma il fatto è, pare, che la Dinamo è un club vicino al Ministero degli Interni. E anche il grande amico di Rotenberg ha servito per molti anni in questo stesso dicastero. Non ha dimenticato la sua gente. E si è introdotto…

Forse è stata una richiesta o un desiderio. Forse il discorso sul calcio si è avviato per caso, durante una conversazione a tavola. O sul tatami – entrambi infatti sono judoisti… Del resto i dettagli non sono importanti. La cosa principale è il risultato.

Ma forse Boris Romanovič non ha chiesto un vantaggio personale? E forse non ha avuto in risposta un cenno amichevole?

Sembra che i dirigenti degli altri club, venuti a sapere da dove tira il vento, hanno tacitamente approvato il nuovo progetto. Perché nessuno ha preteso i giocatori che la Dinamo ha comprato. Anche se di solito per i giocatori buoni, di qualità, e i fuoriusciti dell'Anži pure lo sono, si accende una lotta non da poco. Agenti e proprietari di club discutono, balenano le cifre dei giocatori ceduti, dei contratti. Ma qui – silenzio…
La nostra vita russa è piena di sorprese e queste, certamente, si estendono al calcio. Io non intendo i mutamenti del destino già avvenuti, ma quelli futuri.

Immaginate che il proprietario dello Spartak Leonid Fedun si disamori della popolare squadra o per qualche motivo decida di liberarsene. Che sarà dello Spartak?

Mettiamo che Evgenij Giner sia attratto da compiti diversi dalla pluriennale preoccupazione per il CSKA e il padrone del club decida di passare a un altro le redini del comando del club dell'esercito. Lo troverebbe?
La minaccia può pendere anche sul Krasnodar [11], che è tenuto dal proprietario di una grandissima rete commerciale Sergej Galickij e sul Lokomotiv, che sta come un pesante giogo sul collo delle Ferrovie Russe. E neanche lo Zenit di San Pietroburgo, che ancora poco tempo fa era l'incarnazione del freddo calcolo e della sazia prosperità, può sentirsi tranquillo. Tra l'altro il club sulle rive della Neva, che è sponsorizzato, ma già non tanto generosamente, dalla Gazprom da tempo non può vantarsi di seri successi neanche in Russia. Cioè, non gli giova…

Che dire di club come il Volga di Nižnij Novgorod [12], il Tom' di Tomsk [13] e l'Ural di Ekaterinburg [14]? Queste possono proprio morire rapidamente e senza sofferenze. Questa lista potrebbe continuare.
In generale dal crac non è garantito neanche uno (!) dei club della massima serie russa. Oggi pare improbabile. Ma se la Russia, inoltre, sarà coperta dall'onda dell'ennesima crisi finanziaria, l'oscuro scenario potrebbe certamente compiersi.

Infatti, quando sorgeranno difficoltà negli affari, la prima cosa che i milionari potranno gettare a mare saranno i club calcistici. Insieme alla storia, alle tradizioni, al glorioso passato. Nel nostro duro secolo i sentimenti per molti non sono nulla di più che una cosetta vecchia, polverosa e perfino divertente. I gemiti rumorosi e le maledizioni dei tifosi, le lettere di protesta non potranno cambiare la situazione.

Peraltro, da noi ci sono esempi quasi di morte rapida di club che sembravano prosperi – il Moskva e il Saturn della regione della capitale [14]. Come cullavano quest'ultimo i capi locali, come ne gioivano, ma non lo salvarono dalla morte…

Torniamo alla Dinamo improvvisamente arricchita. Senza volere si ricorda come all'inizio del secolo un certo uomo d'affari chiamato Fëdoryčev di innalzare questo club fino ai cieli e insieme glorificare se stesso. Questi, senza stare troppo a ingegnarsi, comprò portoghesi e greci più o meno decenti e in tale numero che in una partita del campionato russo andarono in campo con le maglie della Dinamo undici stranieri!

Fëdoryčev non glorificò la Dinamo, ma, al contrario, sciupò parecchio la propria autorità. E si fece oggetto di battute derisorie. Ma, grazie a Dio, non uccise la squadra. Ma che sarà sotto Rotenberg? Quanto – sia di soldi, sia di forze – ha il nuovo proprietario della Dinamo? E al club non toccherà la stessa sorte dell'Anži?
Peraltro, la squadra di Machačkala avrebbe potuto sfasciarsi anche in altre circostanze.

I principali giocatori, corrotti dagli enormi stipendi, si erano semplicemente impigriti e avevano smesso di dare risultati. Gli stranieri belli ricchi, e soprattutto la loro primadonna – il camerunese Samuel Eto'o erano diventati ingestibili. "I soldi scorrevano semplicemente a fiumi" [16] – le spese del club superarono tutti i limiti pensabili, ma il sole delle grandi vittorie non sorse comunque. Inoltre il noto allenatore non poté compattare la squadra e indicarle la strada per il trionfo.

Risulta che Kerimov, anche se avesse avuto i soldi di prima e non fosse stato tormentato dall'ansia per il futuro, comunque avrebbe potuto mettere le mani sul suo amato Anži

La Dinamo viene già chiamata ironicamente "Dinanži", alludendo alla somiglianza dei destini. Peraltro, il noto allenatore di calcio Leonid Tkačenko ha già previsto il crac del club moscovita. A dire il vero, non ha detto direttamente che questo attende proprio la Dinamo, ma questo è comunque chiaro dalle sue parole: "Se volete, credeteci, se non volete, non fatelo, ma esattamente tre anni fa previdi che la bolla di sapone chiamata Anži sarebbe scoppiata. Adesso temo che la stessa sorte possa toccare a un'altra squadra".

Del resto, molti sono inclini a pensare che le posizioni di Boris Rotenberg – ed è chiaro perché – siano incrollabili. Ma il giocattolo calcistico potrebbe diventare pesante anche per lui.

Tra l'altro, per le nuove stelle il proprietario della Dinamo ha speso, secondo alcuni dati, 70 milioni di dollari. Anche se dicono che Rotenberg sia esclusivamente un calcolatore e non sia incline alla prodigalità.

Forse non ha pagato con i suoi soldi?

O ha ottenuto i giocatori per qualche "servizio"?

E comunque a che gli serve la Dinamo?

Le risposte a queste e ad altre domande non vanno già più cercate nella sfera calcistica. Questa è pura politica con i suoi eterni impuri metodi. Da qualche parte, dietro quinte accuratamente sorvegliate, decidono a chi dare il pezzo grosso di torta e chi allontanare dalla cucina e togliere dagli approvvigionamenti.

Valerij Burt, "Svobodnaja Pressa", http://svpressa.ru/sport/article/73910/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Versi della poesia "Il chiosco di audiocassette" di Evgenij Aleksandrovič Evtušenko in memoria del cantautore inviso al potere sovietico Vladimir Semënovič Vysockij, i cui pezzi erano diffusi in cassette clandestine.
[2] Di dollari, suppongo...
[3] Qualcosa come "Potassio degli Urali".
[4] Sergej Panteleevič Mavrodi fu l'autore, nei primi anni '90, della gigantesca truffa della "società piramidale" russa MMM.
[5] Proverbio russo.
[6] Di Putin, ovviamente.
[7] Trofeo a cui partecipano le principali squadre di hockey russe insieme a rappresentanti di Bielorussia, Croazia, Kazakistan, Lettonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ucraina.
[8] Così, minuscolo, giocando sulle parole.
[9] Il bisticcio è nell'originale.
[10] Nel 1976 nell'URSS si giocarono un campionato primaverile e uno autunnale invece del classico campionato unico da marzo a novembre.
[11] Squadra dell'omonima città della Russia meridionale.
[12] Città della Russia centrale, la Gor'kij del periodo sovietico.
[13] Città della Siberia occidentale sul fiume Tom'.
[14] Città ai piedi degli Urali, la Sverdlovsk del periodo sovietico.
[15] Il Moskva ("Mosca" in russo) nacque da una costola della Torpedo Mosca e fallì nel 2011. Il Saturn (Saturno) di Ramenskoe, città nei dintorni di Mosca, fallì nel 2010.

[16] Citazione della canzone Gorodskoj romans (Storia d'amore cittadina) di Vladimir Vysockij (vedi nota 1).