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14 settembre 2013

Vladimir Putin Nobel per la Pace?

Vladimir Putin – il secondo dopo Gorbačëv

Il presidente russo è stato proposto per il premio Nobel per la Pace

A Vladimir Putin, come a suo tempo a Michail Gorbačëv, potrebbe essere assegnato il premio Nobel per la Pace. Iniziatore della proposta di candidatura del presidente russo al prestigioso riconoscimento internazionale – per il contributo alla regolazione del conflitto in Siria – è il capo del Fondo Panrusso per l'Istruzione Sergej Komkov.

"Una lettera ufficiale con la corrispondente proposta è stata da me inviata tramite corriere al comitato per l'assegnazione del premio Nobel il 10 settembre, – ha chiarito Komkov a "Svobodnaja pressa". – Al contempo una copia della lettera è stata indirizzata per posta elettronica all'indirizzo elettronico del comitato norvegese del premio Nobel, cosa pure prevista. Prima di fare questo, naturalmente, mi sono consultato con la segreteria del comitato e ho precisato chi può effettuare tale proposta".

"SP": – Chi?

Secondo le disposizioni sul premio Nobel per la Pace possono proporre una candidatura persone fisiche, se hanno il titolo di professore e il dottorato di ricerca, ma anche i direttori di istituti scientifici e di comunità scientifiche. Io ho il titolo di professore dell'Accademia Europea di Scienze dell'Informazione in Belgio e il titolo di professore dell'Accademia Internazionale delle Scienze di San Marino. Sono dottore in Diritto, ho un dottorato di ricerca – cioè secondo tutti i parametri rientro nel numero delle persone che possono proporre la propria candidatura all'esame del comitato. Perciò la presentazione è stata preparata e indirizzata ufficialmente al comitato norvegese del Premio Nobel a Oslo.

"SP": – Ne risulta che è una sua iniziativa personale?

Sì. E' una mia iniziativa personale.

"SP": – Perché Putin?

In primo luogo, sono stato una persona di fiducia di Putin al tempo della sua prima elezione a presidente nel 2000 e conosco molto bene Vladimir Vladimirovič. A dire il vero, la mia posizione su una serie di questioni (in particolare nella sfera dell'istruzione) si è sempre distinta da quella assunta dai suoi funzionari. In secondo luogo, ora vivo nella Repubblica Ceca e da là vedo molto bene qual è oggi la situazione internazionale – l'incandescenza delle passioni è giunta al grado più alto. L'Europa vive in estrema tensione. Perché molti capiscono: quegli avvenimenti che si sviluppano precipitosamente nel bacino del Mediterraneo e in Medio Oriente possono condurre non solo a una guerra locale, ma anche a una guerra mondiale.

Là la cosiddetta opposizione siriana fa una politica del tutto folle, ma anche Bashar Assad, che conduce un gioco estremamente pericoloso, è pure impossibile da lodare. Che dire degli Stati Uniti, che, come al solito, perso il controllo, si gettano nel combattimento senza cercare di risolvere niente in modo pacifico?! Ed ecco che nelle condizioni di una situazione così tesa, esplosiva, la posizione di Vladimir Putin è risultata l'unica sicura. Questi ha cercato di fermare questo processo già nel corso del summit del G20: nonostante i rapporti tesi, creatisi già da parte americana, ha trovato comunque sostenitori ed è riuscito a cambiare bruscamente la situazione. Inoltre è riuscito a prendere l'iniziativa nelle proprie mani e ha costretto tutta la comunità mondiale ad andare per una strada proposta non dagli USA, ma dalla Russia. Certo, anche questa strada è abbastanza difficile, ma è l'unica sicura. Perciò Putin oggi, a differenza forse di un'intera serie di altri premi Nobel per la Pace, e in particolare a differenza dello stesso signor Obama, che è già possessore del premio, merita questo riconoscimento.

"SP": – Se premieranno Putin, sarà un premio per la Pace diverso da quelli di Gorbačëv e Obama?

Certo. E' un premio che viene conferito in un'altra situazione storica. Bisogna capire in quale tempo si verifica questo o quell'avvenimento. Oggi, quando il mondo è realmente sull'orlo non semplicemente di una guerra locale, ma di una guerra mondiale, le persone che cercano di cambiare bruscamente questa situazione e fare di tutto perché il conflitto non si origini meritano il più alto riconoscimento. Si è creata una situazione storica, in cui il più prestigioso riconoscimento nell'ambito della difesa della pace è il premio Nobel per la Pace.

Il direttore dell'Istituto Internazionale per gli Stati più Nuovi, il politologo Aleksej Martynov guarda con favore alla proposta della candidatura di Vladimir Putin al premio Nobel per la Pace:

Questa crisi siriana, che hanno già battezzato la "Crisi di Cuba-2" per l'appunto scambia di posti Putin e Obama. Cioè, siamo abituati al fatto che i presidenti americani da noi di solito sono per la pace e ricevono i premi Nobel per la Pace. E la Russia è l'impero del male. Ma oggi osserviamo, e tutto il mondo lo osserva, come il leader russo e quello americano si sono scambiati di posto. Putin è diventato quello che può garantire la pace. Penso che meriti il premio Nobel.

"SP": – Cosa darà questo alla Russia?

Non si tratta di cosa darà questo alla Russia. Si tratta di cosa darà questo al mondo e al mondo questo darà la pace (scusate lo slogan banale). Comunque nessuna persona normale vuole la guerra. Una persona normale vuole la soluzione pacifica di qualsiasi conflitto. E la capacità in questo senso l'ha mostrata nella situazione attuale proprio Vladimir Putin. E gli editoriali di tutti i maggiori giornali del mondo oggi parlano di questo.

Con palese scetticismo commenta l'iniziativa il co-presidente del Consiglio per la Strategia Nazionale, il politologo Valerij Chomjakov:

In qualche modo dubito che il comitato del Nobel accoglierà con entusiasmo questa candidatura. Non penso che là ci sarà un senso di profonda soddisfazione quando riceveranno questa proposta. Per quanto riguarda le iniziative siriane del presidente, là non c'è ancora un risultato. E come si concluderà tutta questa storia è noto solo a Dio. Inoltre, se si crede alla parte americana, queste iniziative non erano affatto di Vladimir Putin. Queste sono state discusse da lui con Obama a Piter [1], dov'è sorta l'idea stessa. A chi è venuta in mente per primo? Non lo so. Semplicemente sui mezzi di comunicazione di massa è apparsa prima la notizia che eravamo usciti con questa iniziativa. Forse è così. Ma le iniziative non meritano il premio Nobel, meritano dei risultati. Ma i risultati per ora non ci sono.

"Quello che ho sentito sulla proposta di Putin per il premio per la pace sembra qualcosa di non molto serio, – dice il vice-direttore del Centro di Studi di Politica Contemporanea Sergej Ryženkov. – E' chiaro che la procedura non è molto complessa. Ma vengono proposte, stando a quanto capisco, migliaia di persone, ma riceve il premio una. In questo caso hanno legato questo alle iniziative per la Siria, ma in qualche modo, a mio parere, affrettatamente. Se là, in Siria, tutto si risolverà effettivamente con l'immediata partecipazione del nostro presidente e si risolverà positivamente, allora meriterà pensarci. Ma ora questo causa perplessità. Anche se fosse un tentativo di PR internazionali, sembra strano. Per la sua influenza Putin (astraendosi dalle caratteristiche positive e negative) è una persona abbastanza significativa nella politica mondiale e non ha bisogno di PR.

"SP": – Vuole dire che questo premio non gli è necessario per rafforzare la propria autorità nell'arena internazionale?

No. Questo premio non gli è proprio necessario. Se in Siria, grazie alla sua iniziativa, si organizzasse qualcosa pacificamente, allora sì.

Dal dossier di "SP"

Il comitato del Nobel per ora non commenta la proposta della candidatura del leader russo al premio per la Pace. Il rappresentante del comitato, come riferisce la RIA "Novosti" [2], si è rifiutato di farlo, riferendosi al fatto che i nomi dei candidati vengono tenuti segreti.

Svetlana Gomzikova, "Svobodnaja Pressa", http://svpressa.ru/society/article/74187/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[2] RIA sta per Russkoe Informacionnoe Agentstvo (Agenzia Russa di Informazioni) e "Novosti" significa "Notizie".

05 agosto 2013

Il caso Snowden contribuirà a marginalizzare la Russia di Putin?

Edward Snowden: non è un figlio di puttana [1] nostro

Si può toglierlo dalla zona transiti di Šeremet'evo, ma non dalle relazioni russo-americane

02.08.2013

[1] Sic.
[2] "Chi(na) + (A)merica", termine inventato dallo storico britannico Niall Ferguson e dall'economista tedesco Moritz Schularick per esprimere la "chimera" della simbiosi cino-americana.
[3] Così Roosevelt avrebbe definito il dittatore nicaraguense Somoza.
[4] In realtà il segretario del partito comunista cileno Luis Nicolás Corvalán Lepe (imprigionato dopo il golpe di Pinochet) fu scambiato con lo scrittore dissidente Vladimir Konstantinovič Bukovskij.
[5] Anatolij Fëdorovič Dobrynin, all'epoca ambasciatore sovietico negli USA.
[6] Emendamento proposto dai senatori democratici Henry M. Jackson e Charles Vanik che limitava il commercio con i paesi comunisti che violavano i diritti umani.
[7] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

03 febbraio 2013

La Russia, gli USA e una strana nuova "guerra fredda"

McFaul da ultimo uomo [1]

A Washington e a Mosca ricordano il "reset" [2] con ironia

01.02.2013

[1] Letteralmente "McFaul dell'ultima speranza". McFaul è trascritto Makfol in russo. Fol sta per "fallo", inteso come scorrettezza in campo sportivo, e il fallo "dell'ultima speranza" ("da ultimo uomo" nel linguaggio sportivo italiano) è quello con cui viene fermato un avversario che sta per segnare un canestro o un gol.

[2] "Reset" fu definito dalla prima amministrazione Obama l'avvio di relazioni più amichevoli con la Russia.

[3] Il pacchetto di misure americane contro la Russia seguite alla morte in carcere dell'avvocato russo della finanziaria Hermitage Capital Fund Sergej Leonidovič Magnitskij.

[4] A Dmitrij (Dima) Jakovlev, bambino russo morto per negligenza dei genitori adottivi americani, è stata come dedicata la legge che proibisce l'adozione di bambini russi da parte di americani.

[5] Federal'naja Služba po Kontrolju za oborotom Narkotikov (Servizio Federale per il Controllo sul traffico di Narcotici).

[6] L'arancione era il colore degli oppositori del presidente ucraino filo-russo Janukovyč e per estensione è diventato quello degli oppositori di Putin e dei regimi dell'ex-URSS a lui favorevoli.

[7] Vladislav Jur'evič Surkov, vice premier e sorta di "ideologo" di Putin.

[8] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

[9] Il Gruppo di Helsinki sorse per richiedere all'Unione Sovietica il rispetto degli impegni per i diritti umani presi con gli Accordi di Helsinki del 1975.

[10] Abbreviazione di ROSsijskij SEL'skoCHOZjajstvennyj NADZOR (Ispettorato Agricolo Russo), nome non ufficiale della Federal'naja služba po veterinarnomu i fitosanitarnomu nadzoru (Servizio federale per l'ispezione veterinaria e fitosanitaria).

[11] Nome dato dagli oppositori di Putin alla "legge Dima Jakovlev".

[12] Città della Russia asiatica ai piedi degli Urali.

[13] Città della regione di San Pietroburgo (ufficialmente chiamata ancora "regione di Leningrado").

[14] Città della regione di Leningrado messa in ginocchio dalla crisi di un cementificio su cui si basava la sua economia.

[15] Letteralmente "Banca di Risparmio", in realtà colosso finanziario russo.

[16] "Mostrare la madre di Kuz'ka" (Kuz'ka è vezzeggiativo di Kuz'ma, Cosimo) è un modo di dire russo di origine non chiara per indicare una minaccia brutale, tipo "far vedere i sorci verdi". Nikita Sergeevič Chruščëv lo usò riferito agli USA, l'interprete tradusse l'espressione letteralmente e ci fu chi pensò che la "madre di Kuz'ka" fosse un'arma segreta.

[17] George Nathaniel Curzon fu ministro degli Esteri della Gran Bretagna nel primo dopoguerra e si oppose con forza all'URSS.

[18] Villaggio della Russia centro-settentrionale dove si trovava una residenza ufficiale del leader dell'URSS.

[19] Raša è "Russia" nella pronuncia inglese e fa rima con vaša, "vostra".

[20] Centro di studi sociali russo fondato dal sociologo Jurij Aleksandrovič Levada.

[21] Fond Obščestvennogo Mnenija (Fondo per l'Opinione Pubblica), centro di studi sociali russo.

31 luglio 2011

Una lista che per Putin è morte: la "lista di Cardin"

Putin è nella “lista di Magnitskij”?




E perché il problema nucleare dell'Iran dipende da una funzionaria del fisco


Negli ultimi tempi Vladimir Putin non ha fortuna sull'arena internazionale. Prima i buyer tedeschi, sotto la pressione di Vaclav Havel, sono stati costretti a privare il grande umanista del premio “Quadriga” [1] (a dire il vero, tra i precedenti vincitori del “Quadriga” ci sono stati il leader afghano Hamid Karzai, quello turco Erdoğan e perfino il 49° imam degli Ismailiti Aga Khan IV, cosicché tra questo mucchio il nostro umanista sarebbe sembrato del tutto in armonia); poi uno psicopatico che in Norvegia ha ucciso a colpi d'arma da fuoco quasi 100 persone si è rivelato un grande estimatore di Putin e dei našisty [2]; e poi anche un'americana si è messa a danneggiarlo: Washington ha introdotto limitazioni ai visti nei confronti dei funzionari della “lista di Cardin” [3] – cioè quelli che sono in qualche modo legati alla morte in prigione del giurista del fondo di investimenti Hermitage Capital Management Sergej Magnitskij.

In risposta, come ha notato ironicamente Vladimir Nadein [4], i nostri funzionari hanno minacciato di chiudere la strada ai versamenti del clan Clinton-Obama nella nostra Sberbank [5].

La “lista di Cardin” batte sulla parte più vulnerabile del sistema. L'attuale regime non è dittatoriale, ma ladresco e in questo sta la sua differenza dall'URSS. Questi ragazzi vanno in Europa non su un carro armato, come in una barzelletta di epoca sovietica, ma volano con i propri Bombardier [6]. Comprano immobili a Nizza, mandano i propri figli a Londra, tengono i conti in Svizzera e poi arrivano sul Seliger [7] e la spiegano al gregge che “L'Occidente non ci ama”.

Questi intendono sinceramente il rafforzamento della verticale del potere come l'ampliamento della quantità di grana a loro spettante: e perché rubare se poi non si ha accesso a questa?

Il Cremlino ha lottato contro la “lista di Cardin” come ha potuto. A Washington i più altolocati senatori hanno sentito con stupore da Vladislav Surkov [8] che se avessero approvato la lista per il “reset” [9] sarebbe stata la fine. (Come dire, dove sono la funzionaria del fisco Ol'ga Stepanova e la villa a Dubai intestata a suo marito e dov'è il programma nucleare dell'Iran?)

Temo che queste minacce siano semplicemente un bluff.

La Russia di Putin, a differenza dell'Iran o della Corea del Nord, non è un paese reietto, ma un paese teppista. L'algoritmo del comportamento dei teppisti è semplice: davanti a una dimostrazione di debolezza fanno gli sfacciati, davanti a una dimostrazione di forza si intimidiscono.

La politica del Cremlino nei confronti dei paesi reietti dipende da due fattori. Il primo è la compagnia Gunvor [10] e per il clan dominante è conveniente un aumento dei prezzi del petrolio conseguente a un innalzamento della tensione internazionale e perciò aiuteranno e inciteranno sempre i reietti, anche se questo significa che l'Iran ottenga le armi nucleari, cosa che va contro gli interessi strategici della Russia.

Il secondo fattore è il fatto che il clan dominante non intende andare in proprio aiuto così lontano da trasformarsi da teppisti in reietti, perché ai reietti bloccano i conti. Proprio il carattere ladresco del regime non lo rende pericoloso per nessuno tranne che per i russi stessi e ostacola la trasformazione della Russia in una vera e propria dittatura.

Il caso Magnitskij mostra come lo stesso meccanismo che è posto alla base del sistema lo spinga anche allo sfacelo. Infatti da cosa è cominciato tutto? C'era una volta William Browder [11], che faceva strategia di green mail (la green mail è un ricatto corporativo – nota del redattore) verso le compagnie di stato russe, ma non mirava a queste. Lo tormentarono gli agenti delle strutture armate: e se il fisco avesse semplicemente attaccato Browder, accusandolo di evasione fiscale, uso di compagnie-fantoccio [12], ecc., questa sarebbe stata una storia standard, come in qualsiasi dittatura del terzo mondo.

Ma avvenne un'altra cosa: i documenti istitutivi delle ditte-fantoccio sequestrati dall'inquirente Karpov e dall'agente Kuznecov finirono nelle mani di criminali, dopo di che i nuovi padroni della compagnia con l'approvazione del capo dell'ispettorato del fisco n. 28 Ol'ga Stepanova sottrassero dal budget statale 5,4 miliardi di rubli [13].

Questo è già un eccesso. Qui non avete davanti le Filippine, questa è roba nostra, russa, irripetibile.

E' chiaro che non fu Putin a rubare quegli infelici 5,4 miliardi. Ma quando il caso emerse, allo stato toccò coprire tutti, perché così è organizzato il sistema dominante. Il funzionario ha il diritto di rubare, ma il cittadino non ha diritto di smascherarlo. Se il cittadino smaschera qualcuno, commette un reato.

Il principale problema del regime dominante sta nel fatto che la “lista di Cardin” potrebbe essere ampliata. Sia per altri casi, sia per il caso Magnitskij. Così Browder, alla domanda su chi stesse dietro Stepanova&co., ha risposto brevemente: “Un ministro”. Domanda: chi è mai questo ministro, se la sig.ra Stepanova lavorava al ministero per le Tasse e le Imposte quando lo comandava Serdjukov ed è andata alla Rosoboronpostavka [14] dopo che Serdjukov è diventato ministro della Difesa?

Julija Latynina
osservatrice della "Novaja gazeta"

28.07.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/082/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Destinato a chi si segnala nel campo dell'innovazione tecnica, economica e politica.

[2] Nome derisorio degli appartenenti ai Naši (Nostri), movimento giovanile pro-Putin con inquietanti analogie con la Hitlerjugend. Il corsivo, qui e altrove, è mio,

[3] In Russia viene chiamata “lista di Magnitskij” (vedi in seguito). Il senatore del Maryland Benjamin Louis “Ben” Cardin è stato quello che ha proposto la prescrizione degli appartenenti alla “lista di Magnitskij”.

[4] Giornalista liberale russo.

[5] SBERegatel'nyj BANK (“Cassa di Risparmio”), la principale banca russa.

[6] Aerei di produzione canadese.

[7] Lago della Russia settentrionale, sulle cui sponde si svolgono i campi estivi dei Naši.

[8] Vladislav Jur'evič Surkov, primo vice-capo dell'amministrazione presidenziale russa, “eminenza grigia” e “ideologo” del regime di Putin.

[9] Cioè il riavvio di buone relazioni con Mosca dopo l'avvento di Obama.

[10] Compagnia petrolifera legata al clan di Putin.

[11] Direttore generale della Hermitage Capital Management.

[12] Letteralmente “scimmia”.

[13] Oltre 136,6 milioni di euro.

[14] Nome non ufficiale della Federal'noe Agentstvo po postavkam vooruženija, voennoj, special'noj techniki i material'nich sredstv (Agenzia Federale per le consegne di armamenti, apparecchiature militari e speciali e mezzi materiali).

13 luglio 2009

Un "do ut des" tra Obama e Medvedev?

Ci hanno regalato il cielo [1]



Il transito per l'Afghanistan, offerto da Mosca a Obama, è il pegno della futura neutralità degli USA sulle discusse attività della Russia nell'ambito post-sovietico?


Il presidente Barack Obama con l'appoggio della leadership russa ha resettato con successo le relazioni poco tempo fa ancora tese. E' stata preparata e firmata una serie di documenti su questioni strategico-militari, in quanto in quest'ambito è un po' più facile accordarsi – la Russia ha smesso di essere una potenza militare globale e non si contrappone più realmente agli USA. Il fatto è che ai tempi della guerra fredda in Vietnam, in Afghanistan, in Medio Oriente, in Africa e in America Latina URSS e USA di fatto si combattevano in guerre locali. Oggi l'esercito degli USA combatte in Afghanistan e in Iraq, ma la Russia non appoggia e non equipaggia in alcun modo i suoi nemici. E Washington non appoggia le organizzazioni clandestine nel Caucaso del Nord e addirittura rinuncia a installare armamenti difensivi in Georgia per non irritare Mosca.

Il capo del ministero degli Esteri Sergej Lavrov e il vice Segretario di Stato William Burns hanno firmato il più essenziale in senso pratico degli accordi moscoviti: sul transito militare verso l'Afghanistan. Il Pentagono potrà utilizzare il nostro spazio aereo per lanciare in Afghanistan attrezzature militari e soldati come già fanno, per esempio, I francesi. Il principale consigliere di Obama sulla Russia, il direttore del Consiglio di sicurezza nazionale (NSC) Michael Mcfaul ha annunciato ai giornalisti americani che questo è “un accordo molto importante e concreto”, che permette fino a 4.500 viaggi l'anno. Secondo le valutazioni dell'apparato dello NSC, il Tesoro americano grazie all'accordo sul transito potrà rispamiare fino a 133 milioni di $ l'anno solo per via del fatto che la Russia ha rinunciato a riscuotere le imposte di navigazione che di solito pagano le compagnie aeree commerciali per l'utilizzo del nostro spazio aereo.

Obama e Dmitrij Medvedev hanno creato una ramificata commissione presidenziale comune per l'ulteriore sviluppo della collaborazione, ma non è chiaro se funzionerà realmente o resterà una decorazione burocratica. I presidenti hanno siglato un breve accordo quadro sui parametri del nuovo patto sulle armi strategiche (START). Il vecchio START-1 scadrà il 5 dicembre e secondo il piano per quella data dovrà esserci un accordo sul testo di un nuovo patto, secondo il quale in 10 anni gli ordigni nucleari strategici schierati potranno scendere a 1500-1675 e il numero di missili a 500-1100 unità.

L'equilibrio nucleare russo-americano ha perso il passato significato decisivo per il destino e l'ulteriore riduzione dei costosi armamenti è conveniente per tutti, in quanto allo stesso modo nessuno ha in programma di utilizzarli davvero un giorno o l'altro. Non di meno sul numero di missili consentiti e altre questioni concrete le parti non si sono accordate fino in fondo e si prospetta una seria trattativa. Non c'è una chiarezza definitiva sui problemi della difesa antimissile, in particolare sui piani di installazione di intercettori in Polonia e di un radar nella Repubblica Ceca, cosa che irrita particolarmente la leadership russa.

Lo Stato Maggiore è stato capace di “convincere” la nostra leadership, che la difesa antimissile in Polonia e nella Repubblica Ceca viene creata con lo scopo segreto di distruggere in modo fedifrago e improvviso il Cremlino insieme ai suoi quadri dirigenti. Considerando la solita paranoia della nostra leadership, non è stato difficile. Obama e i suoi consiglieri hanno considerato queste specifiche “preoccupazioni” e senza far rumore hanno promesso di congelare per il momento lo sviluppo della difesa antimissile strategica, anche in Polonia, tanto più che il sistema non è stato ancora elaborato tecnicamente.

Allo scopo di migliorare ancora l'atmosfera Obama si è trattenuto dal fare critiche dirette e dal ricordare pubblicamente i casi concreti di violazione dei diritti e delle libertà dei cittadini russi, di arbitrio giudiziario e altre cose spiacevoli. Al contrario, Obama ha pubblicamente lodato gli sforzi del Cremlino per la creazione da noi di una società civile. Mcfaul ha annunciato ai giornalisti che questo è stato fatto in modo speciale, “in quanto il tono da docente di George Bush non ha comunque fatto avanzare la causa della democrazia”, ma ha solo fatto infuriare la leadership russa.

Il capo di Stato Maggiore, il generale Nikolaj Makarov, e il presidente del comitato dei capi delle Forze Armate, l'ammiraglio Mike Mullen, hanno siglato in presenza di Obama e Medvedev un documento quadro sul rinnovamento della collaborazione militare. Gli americani si sono affrettati ad annunciare che già quest'anno si svolgeranno circa 20 esercitazioni comuni. Makarov in verità ha dichiarato che le esercitazioni comuni forse ci saranno, ma non quest'anno: “Alla fine dell'anno siamo intenzionati a fissare la collaborazione per il futuro”.

Il precedente piano di collaborazione militare e le misure legate ad esso furono revocati dagli americani come a scopo “punitivo” dopo l'invasione delle truppe russe in Georgia. Oggi, con l'aspirazione a distendere l'atmosfera nelle relazioni, Washington, pare, si sforza di “perdonare Mosca” più di quanto i nostri cerchino tale “perdono”. In una nuova, più amichevole atmosfera, sperano le autorità americane, sarà più semplice risolvere le questioni più importanti per gli USA, legate all'Iran, all'Afghanistan e alla Corea. A Mosca, fra l'altro, si può suppore che la nuova atmosfera aiuterà bene anche noi a risolvere a modo nostro i problemi essenziali dell'ambito post-sovietico, e la neutralità americana è gia stata pagata con il transito per l'Afghanistan. Se è così o no, vedremo.

Pavel Fel'gengauèr [2]
osservatore della "Novaja gazeta"

13.07.2009

[1] Probabile allusione alla canzone Ja stanu tvoim angelom (Diventerò il tuo angelo) del cantante melodico Mark Iosifovič Tišman, che inizia con la frase “Potrei regalarti un cielo di diamanti”.

[2] Pavel Evgen'evič Fel'gengauèr (Felgenhauer), giornalista esperto di questioni militari.

14 dicembre 2008

Forse non tutti sanno che...

Per uscire dalla crisi, gli USA potrebbero avere una risorsa in più: le lettere di corsa. Non si tratta di posta prioritaria, ma di pirateria. Ebbene sì, gli Stati Uniti d'America non hanno mai firmato la Dichiarazione di Parigi che nel 1856 mise al bando la "pirateria legale", praticata anche da uomini come Francis Drake. Anzi, il Congresso conserva tra le proprie prerogative quella di emettere lettere di corsa, anche se, a onor del vero, va detto che non ne ha mai fatto uso. Solo gli Stati Confederati d'America - quelli del Sud, per capirci - ne emisero durante la Guerra di Secessione - o Guerra tra gli Stati, casomai mi leggesse qualche sudista... Speriamo che a Obama non venga questa idea, anche perché qualcun altro ci sta pensando: il deputato Ron Paul propose di emettere lettere di corsa contro al-Qa'ida...

05 novembre 2008

E ora gli scriviamo?

Avaaz lancia la campagna per mandare un milione di messaggi a Barack Obama. Da parte mia gli ho detto che è vero che c'è bisogno di un cambiamento e che non deve deludere chi si aspetta che sia lui a compierlo. Se qualcun altro vuole scrivergli, può farlo qui.

Yes, he can


Ringrazio Barack Obama is your friend per avermi suggerito il titolo del post

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