29 agosto 2011

L'arresto del presunto assassino di Budanov, uno scaricabarile e un silenzio strano...

Arrestato un sospetto del caso Budanov




Perché la solitamente vanagloriosa Commissione Inquirente tace?


Venerdì è apparsa inaspettatamente la notizia dell'arresto di un sospetto dell'omicidio di Jurij Budanov. Per la prima volta della soluzione di un caso clamoroso si è avuto notizia non dalla “testa parlante” della Commissione Inquirente della Federazione Russa Vladimir Markin, ma dall'addetto stampa del tribunale Presnenskij [1] Ol'ga Sutjapova. Nel tribunale si è decisa la questione della scelta delle misure restrittive da applicare al sospetto. Tra l'altro venerdì non è comunque comparsa una riga sul caso Budanov nel sito della Commissione Inquirente.

Del sospetto ci è ora noto con certezza solo che è Sulejmanov Magomed Machmudovič [2], anno di nascita 1970, nativo della Cecenia.

Una fonte altolocata del governo della Repubblica Cecena ci ha confermato che “questa persona è stata effettivamente registrata in un centro abitato della Cecenia, tuttavia per nazionalità Magomed Sulejmanov non è ceceno”.

La questione dell'appartenenza nazionale dell'assassino di Budanov fin dall'inizio è stata una questione di principio. L'opinione pubblica, senza pensarci, ha attribuito l'omicidio di Budanov ai sanguinari vendicatori vainachi [3], ammettendo allo stesso tempo un fatto triste: c'è di che vendicarsi. Budanov non era certo l'unico militare russo che avesse maltrattato gli abitanti della Cecenia. Non era neanche l'unico condannato per crimini essenzialmente di guerra. Negli ultimi anni il governo della Federazione Russa ha “consegnato” alla Corte di Strasburgo abbastanza dati di orientamento su chi ha prestato servizio in Cecenia. Ci sono sia generali altolocati, sia semplici agenti dell'OMON [4]. E nessuno di essi è morto per mano di vendicatori ceceni.

La leadership della Repubblica Cecena in generale reagisce dolorosamente a qualsiasi accenno a una “pista cecena” nel caso Budanov e si dissocia categoricamente dall'identità nazionale del possibile assassino. Anche se proprio le autorità della repubblica in primo luogo hanno fatto sì che di qualunque cosa subito siano colpevoli i “sanguinari vendicatori ceceni”. Nella mitologizzata coscienza russa Ramzan Kadyrov è dotato della capacità di uccidere impunitamente chiunque voglia. Di questa immagine adesso tocca rispondere. A tutti i ceceni. E non solo.

Il problema è che la sindrome caucasica della Russia è utilizzata attivamente dai beneficiari dell'intolleranza interetnica, che chiamano a raccolta sotto le proprie insegne fasciste. Quest'anno è stato particolarmente notevole quanto questo appello sia efficace. I distretti militari russi possono solo invidiarli…

Dal momento dell'omicidio di Budanov sono passati quasi tre mesi – un tempo del tutto sufficiente per scoprire un crimine. Noi, certamente, a tale prontezza investigative non siamo affatto abituati, ma sia pure.

Dunque. Gli inquirenti hanno un personaggio concreto, cioè c'è anche una versione fondamentale. Di più! Gli inquirenti sono già riusciti a formulare l'accusa nei confronti di Sulejmanov. Per formulare un'accusa nei confronti di una persona, bisogna raccogliere e stabilire processualmente prove convincenti della sua colpevolezza.

Tanto più è incomprensibile il silenzio della solitamente vanagloriosa Commissione Inquirente invece di un rapporto vittorioso che da spazio solo a fughe di notizie sui mezzi di informazione di massa sul fatto che l'omicidio di Budanov fosse su commissione. I tabloid se ne sono fregati di queste “fonti non precisate” e mentre Bastyrkin tace, fanno tirature sull'odio tra persone.

La vendetta di sangue e l'omicidio su commissione sono due cose diverse per principio. Nel primo caso si tratta della mentalità di un'etnia, nel secondo di banale criminalità. Nel primo caso la nazionalità dell'assassino è un appello alle barricate, nel secondo non ha alcun significato.

E' davvero importante se il cittadino Andrej Romanovič Čikatilo [6], anno di nascita 1936, fosse un chochol [7], un ebreo o un russo?

Elena Milašina

28.08.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/095/04.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Sito nell'omonimo quartiere nel centro di Mosca.

[2] Cognome, nome e patronimico, secondo la formulazione ufficiale.

[3] Dai Vainachi, popolo autoctono del Caucaso, discendono Ceceni e Ingusci.

[4] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere, nota per la sua durezza.

[5] Aleksandr Ivanovič Bastyrkin, capo della Commissione Inquirente.

[6] Il “mostro di Rostov”, il più terribile serial killer russo.

[7] “Ciuffo”, nome derisorio degli ucraini.

26 agosto 2011

Chi è il personaggio nuovo del caso Politkovskaja

Chi è il tenente colonnello Pavljučenkov




Nel caso dell'omicidio di Anna Politkovskaja è comparso un personaggio molto serio


Quando, intervenendo in tribunale in qualità di testimone, dissi che dietro Anna Politkovskaja era stato stabilito un “secondo cerchio” di osservazione, intendevo proprio quello che ora ha trovato la sua incarnazione nell'accusa formulata nei confronti dell'ex tenente colonnello del ministero degli Interni Dmitrij Pavljučenkov. Al momento dell'omicidio di Anna non era in pensione (se n'è andato nel 2007 per motivi di salute), era un collaboratore attivo del reparto segreto del GUVD [1] di Mosca – il capo della sezione della 4.a suddivisione dell'OPU [2]. Cioè rispondeva dell'“esterno”.

E quando nell'agosto 2007 ci furono i primi arresti, di fatto si confermò ciò che prima si era solo indovinato: gli agenti speciali del ministero degli Interni mercanteggiavano i propri poteri, svolgendo privatamente “pedinamenti su commissione” – di concorrenti, mogli e amanti. Tariffa media - 100 dollari per un'ora di lavoro di un professionista altamente qualificato su un mezzo di trasporto speciale fornito di neproverjajka [3].

La domanda “A quanti cadaveri ha portato una pratica del genere?” è ancora aperta. Perché i collaboratori del ministero degli Interni non si interessavano di “sciocchezze”: perché e a chi servivano i percorsi di spostamento, i luoghi di residenza e di tempo libero di quelli che gli era stato richiesto di osservare. Il capo ha detto – facevano, ricevevano i soldi, se li facevano passare di mente. Il loro status – collaboratori particolarmente segreti, le loro foto non sono negli archivi, sono tutti su una contabilità speciale, sono essenzialmente invisibili. E questa è la miglior “protezione” di tutte quelle che ci possano essere. Proprio questi “invisibili” cominciarono il pedinamento dell'osservatrice della “Novaja gazeta”.

...Dmitrij Pavljučenkov è stato arrestato il 23 agosto, dopo che era giunto nell'edificio della Commissione Inquirente per l'ennesimo interrogatorio in qualità di testimone. Là gli hanno anche formulato l'accusa, secondo cui, sfruttando la propria posizione di servizio, “avrebbe ordinato ai propri sottoposti di osservare la giornalista allo scopo di chiarire i percorsi e i tempi dei suoi spostamenti giornalieri per la città. In seguito Pavljučenkov avrebbe acquisito un'arma, elaborato un piano e determinato un ruolo per ciascuno dei complici nella preparazione e nell'esecuzione dell'omicidio. Le informazioni e l'arma dell'omicidio ottenute da Pavljučenkov sarebbero state trasmesse al diretto esecutore Rustam Machmudov e ai suoi fiancheggiatori, che qualche giorno prima del delitto avevano garantito il pedinamento di Anna Politkovskaja”.

Ed ecco che qui c'è qualcosa da spiegare. Si tratta di quand'era ancora testimone al primo processo, che, com'è noto, terminò con una sentenza assolutoria dopo il conseguente verdetto della giuria e fu cassato dalla Corte Suprema - allora, essendo testimone, Pavljučenkov disse realmente la verità. Solo non tutta.

Per quanto adesso si può supporre, questi consegnò quei partecipanti al delitto che difficilmente avrebbero reso deposizioni e aggirò tecnicamente la questione del proprio ruolo nel delitto. Fu assolutamente l'unico che rese deposizioni in merito. Cosa raccontò Pavljučenkov? Disse che a lui nel settembre 2006 si era rivolto l'ex capitano del RUBOP [4] Sergej Chadžikurbanov2 con la proposta di “lavorare su una giornalista”. E questi, Pavljučenkov, si sarebbe rifiutato, ma gli sarebbe noto che nell'ambito del gruppo vi sono i fratelli Machmudov – Ibragim e Džabrail e anche un certo Nail', a cui fu trasmessa l'arma. Queste informazioni furono confermate da prove oggettive: i conti, la macchina con cui il killer fu portato sul luogo del delitto, ecc.

Quando Pavljučenkov nella sala del tribunale militare distrettuale di Mosca, liberata dal pubblico per via del fatto che era un testimone segreto, rese le proprie – assai confuse, tra l'altro – deposizioni, Chadžikurbanov non resse. Gridò in direzione della parte lesa e dei suoi rappresentanti qualcosa tipo: fareste meglio a fare attenzione a questa persona. Ma non aggiunse una parola. Perché dire di più avrebbe significato confessare qualcosa. Lo stesso anche con i fratelli Machmudov, che, certamente, non potevano rendere deposizioni. Infatti l'enigmatico Nail' risultò essere il loro fratello carnale Rustam, che era ricercato a livello federale dal 19981 e un altro presunto partecipante al gruppo criminale era il loro zio, l'autorità criminale Lom-Ali Gajtukaev.

In generale, questo era un gruppo ben compatto di compagni formatosi da qualche parte all'inizio degli anni 2000. Il collaboratore del reparto segreto del GUVD Pavljučenkov, il collaboratore della sezione “etnica” dell'UBOP [6] Chadžikurbanov2, il collaboratore della sezione “etnica” dell'UFSB [8] di Mosca e della regione di Mosca Rjaguzov3, Lom-Ali Gajtukaev… Questi si riunivano spesso sia in un caffè nel vicolo Sverčkov [9] (accanto all'edificio dove lavoravano Rjaguzov e la seconda moglie di Pavljučenkov), sia nei ristoranti con cucina orientale sulla Pokrovka [10]. E risolvevano alcuni loro problemi. Rustam-Nail' inizialmente faceva il galoppino, poi prese a occuparsi del controllo sulla merce contraffatta e di piccolo sdoganamento (in particolare taglieggiava uno dei grandi magazzini di Mosca, cosa per cui poi l'ufficiale Rjaguzov per poco non pagò con il posto). Rustam Machmudov, persona ricercata, che viveva con documenti falsi, fu tolto dalle zampe degli agenti della polizia stradale di collaboratori di Pavljučenkov e Rjaguzov lo portò perfino con se in un'operazione speciale a Rostov [11], evidentemente in qualità di agente.

Le nubi presero a infittirsi dopo il fallito attentato all'imprenditore ucraino Korban – il killer si rivelò uno sprovveduto: non notò che la vittima, avvertita di un possibile attentato, si era spostata in una Mercedes blindata. Korban in Ucraina è stimato, tra l'altro anche dal Servizio di Sicurezza [12]. Perciò il crimine fu scoperto, ma a dire il vero, fino al processo sopravvisse solo un killer, perfino “Mad Max”-Kuročkin, legato alla fratellanza criminale di Lipeck [13] e alla criminalità ucraina, fu ucciso da un cecchino all'uscita dell'edificio del tribunale. Pare che Kuročkin fosse il mandante dell'attentato e l'organizzatore fosse Lom-Ali Gajtukaev. Tra l'altro, quest'ultimo era certo, in quanto proprio per questo crimine Gajtukaev fu arrestato nell'agosto 2006 e in seguito condannato.

Gajtukaev, così come il suo vecchio amico Atlangeriev4, capitò nel campo visivo del primo inquirente per casi particolarmente importanti Garibjan ancora nel periodo delle indagini sull'omicidio di Paul Khlebnikov [15]. Anche la versione sulla partecipazione all'omicidio di Anna Politkovskaja di questa compagnia di scapestrati fu elaborata dagli inquirenti e poi furono stabiliti i loro legami e contatti. Così fu “stabilito” anche Pavljučenkov, che, secondo la versione della “Novaja gazeta” era come minimo informato delle circostanza dell'attentato a Korban.

Sentita la costante attenzione su di se, questa persona esperta in faccende investigative e operative, capendo benissimo su quale caso indagasse il gruppo di Garibjan, ha semplicemente preso e testimoniato. Da solo. Per primo. Ma non su tutti. Su Chadžikurbanov, che, uscendo in libertà il 22 settembre 2006, a tutta evidenza ha sostituito l'imprigionato Gajtukaev. Pavljučenkov ha consegnato Chadžikurbanov, probabilmente anche perché gli era rimasto debitore di una grossa somma di denaro (interessante – per cosa?) e Chadžikurbanov con I suoi amici aveva preso a rammentargli insistentemente il debito5. Ha consegnato i fratelli Machmudov. Con una mezza allusione ha consegnato Nail'-Rustam. E non ha consegnato Gajtukaev e quei suoi sottoposti che si occupavano dell'“esterno”. Logicamente – altrimenti si sarebbe incastrato da solo.

Si sono percepite incoerenze nelle sue testimonianze, c'erano sospetti sul suo conto, ma non c'erano fatti. Perché tranne Pavljučenkov nessuno aveva reso testimonianze.

Adesso sono comparsi sia i fatti, sia le testimonianze. A suo tempo racconteremo tutti i dettagli – quando questo non danneggerà più le indagini.

Ecco come risulta l'intreccio di sbirri e banditi. Se lo si dipanerà fino alla fine, allora è del tutto possibile che si scoprano le circostanze di molti delitti, tra cui, forse, anche clamorosi omicidi.

1Arrestato nel maggio 2011 nel corso di un'operazione speciale nel villaggio ceceno di Ačchoj-Martan [5], gli fu formulata l'accusa di omicidio diretto di Politkovskaja. Questi cioè, secondo la versione degli inquirenti, è il killer. Era ricercato per sequestro di persona e estorsione.
2Nel 1999 questi arrestò Gajtukaev per detenzione di narcotici e così si conobbero. Tuttavia a quel tempo Gajtukaev, a quanto è noto alla “Novaja gazeta” era già un informatore dello FSB [7]. Perlomeno è documentalmente provato che volò in Cecenia con un gruppo di alti ufficiali.
3Anche questi inizialmente fu accusato di complicità nell'omicidio di Politkovskaja, ma in seguito le accuse furono stralciate e sul banco degli imputati insieme a tutti gli altri si trovò per un altro episodio – il sequestro dell'uomo d'affari Ponikarov.
4Anch'egli membro del gruppo criminale di Losanna [14], i cui membri erano strettamente legati allo FSB ancora agli inizi degli anni '90 del secolo scorso. Fu sequestrato nel gennaio 2007 nel centro di Mosca da ignoti agenti delle strutture armate e portato in Cecenia nel bagagliaio di una macchina. Da allora di lui non si sa più nulla.
5Questo scontro è terminato con la denuncia fatta da Pavljučenkov per estorsione e l'incarcerazione di Chadžikurbanov per scontare una nuova pena.

Sergej Sokolov
rassled@novayagazeta.ru

25.08.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/094/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Principale degli Affari Interni), in pratica la polizia.

[2] Operativno-Poiskovoe Upravlenie (Direzione Operativa di Ricerca).

[3] Da neproverjat' (non controllare), documento che permette di evitare controlli.

[4] Regional'noe Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju (Direzione Regionale per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

[5] Villaggio della Cecenia centro-orientale.

[6] Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju. Vedi nota 4.

[7] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

[8] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza). Vedi nota 7.

[9] Vicolo del centro di Mosca.

[10] Via del centro di Mosca.

[11] Città della Russia meridionale.

[12] Cioè dai servizi segreti.

[13] Città della Russia meridionale.

[14] L'origine del nome non mi è nota. Altrove però si parla del “gruppo di Lasagna”, dal nome di un ristorante.

[15] Giornalista americano di origine russa ucciso nel 2004.

12 agosto 2011

In Russia c'è chi non vuole dimenticare il "Kursk"...

Qualcuno si ricorda ancora del “Kursk”?




Solo un procedimento alla Corte di Strasburgo rammenta oggi la tragedia nel Mare di Barents


11 anni fa scomparve il “Kursk”. Non affondò, ma scomparve proprio. Come troppo spesso scompaiono i soldati russi: mostrando insensatamente e inutilmente miracoli di eroismo. 23 sommergibilisti sopravvissuti dopo la seconda terribile esplosione dei siluri da combattimento, restando al posto di combattimento, agirono sapientemente e con precisione, senza permettersi alcuna manifestazione di panico.

Sperarono e contemporaneamente dissero addio. Ci scrissero i loro appunti nel 9° scomparto, da cui non poterono tirarsi fuori da soli. E noi non avremmo potuto salvarli. Anche se avessero resistito più di quanto resistettero – due giorni e mezzo.

Nell'agosto 2000 io scrissi la prima nota sul “Kursk”. Sull'incontro di Putin con i familiari dei sommergibilisti nella Casa degli Ufficiali nella cittadina di Vidjaevo [1]. Io ero là. Avevo 22 anni e per la prima volta sentii la parola podmandit' [2]. Non sapevo neanche cosa significasse. Non mi poté neanche entrare in testa. Infatti si trattava del presidente che parlava con persone affrante dal dolore…

Vidjaevo per la prima volta diagnosticò la sua incapacità di avere compassione. Parrebbe che fosse un'elementare emozione umana. Ma quant'è pericoloso senza di essa!

Nel 2001, sotto la pressione di una tragedia realmente NAZIONALE [3] il più incapace comandante in capo della Marina russa Vladimir Kuroedov scrisse la “lista delle persone da fucilare”. Accanto a evidenti “capri espiatori” in congedo molto privilegiato furono messi anche quegli ufficiali della Marina che erano effettivamente colpevoli della tragedia del “Kursk”. Anche se il potere non riconosce comunque la vera causa di questi congedi.

Un decreto del presidente permetterà a molti di evitare la condanna del tribunale per il caso della perdita del sommergibile e dei 118 membri dell'equipaggio. Nel 2002 il caso sarà chiuso “per mancanza di colpevoli”. Il comandante in capo Kuroedov andrà in congedo per motivi di salute solo cinque anni dopo il “Kursk”, dopo aver “affondato” un'altra imbarcazione e tutti i più forti pretendenti alla sua poltrona.

Nel 2004 il tribunale Basmannyj [4] troverà comunque i colpevoli. Io e la “Novaja gazeta” saremo riconosciuti colpevoli della diffusione di informazioni calunniose e non corrispondenti alla realtà per l'articolo “Il caso del “Kursk” va riaperto”.

Ci citerà in giudizio il principale medico legale del ministero della Difesa Viktor Kolkutin. Proprio questi mette la propria firma sotto l'analisi decisiva del caso da molti tomi. In quest'analisi si dice che i sommergibilisti del 9° scomparto morirono tra le 4,5 e le 8 ore dopo le esplosioni sul “Kursk”. Un'altra analisi è adattata dal primo ufficiale di rotta della Marina Militare della Federazione Russa Sergej Kozlov. Con mano salda questi scriverà: i segnali di SOS sono stati registrati fino alla sera del 14 agosto 2000, ma furono lanciati da persone che gli inquirenti non hanno potuto stabilie da un'imbarcazione che gli inquirenti non hanno potuto stabilire.

Proprio queste analisi – quella di Kozlov e quella di Kolkutin – giocano un ruolo fondamentale nell'ingloriosa conclusione delle indagini sul caso del “Kursk”.

Nel 2010 il “Kursk” non sarà rammentato con una sola parola né da Medvedev, né da Putin e su questo con evidente perplessità scriveranno anche i giornalisti stranieri.

Nel 2011 la Corte di Strasburgo potrà prendere la propria decisione sull'istanza n. 409/06 “La “Novaja gazeta” e Milašina contro la Federazione Russa”.

Abbiamo presentato un'istanza alla Corte Europea sei anni fa. A Strasburgo nel frattempo già si trovava l'istanza del padre del tenente di vascello Dmitrij Kolesnikov.

Ricordate, sì? Ottobre 2000, profondità settanta metri nel Mare di Barents, i sommozzatori di profondità estraggono dal 9° scomparto 23 corpi. E i morti testimoniano: “Qui è scuro per scrivere, ma provo a farlo a tentoni. Possibilità, pare, non ce ne sono: 10-20 per cento. Speriamo che almeno qualcuno leggerà. Qui c'è la lista dell'equipaggio degli scomparti, che si trova nel 9° e cercherà di uscire. Un saluto a tutti, non bisogna disperarsi. Kolesnikov”.

Da questo appunto, che colpisce tra le costole la bugia ufficiale sulla morte istantanea di tutto l'equipaggio del “Kursk”, cominciò anche la mia indagine.

E ancora non è finita, anche se tutti quelli con cui e per cui l'abbiamo fatta vogliono solo una cosa: dimenticare.

Nel 2009 Roman Dmitrievič Kolesnikov ritirò la propria istanza alla Corte Europea.

Non lo condanno, provo compassione. Anche se ciò è offensivo.

Ecco che è andata in modo tale che gli unici che finora aspettano, se non un processo sulla sostanza, almeno la giustizia simbolica di Strasburgo sul caso del “Kursk”, siamo io e la “Novaja gazeta”.

Aspetteremo quanto è necessario.

Elena Milašina

11.08.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/088/04.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Cittadina sulle sponde del Mare di Barents.

[2] Difficile tradurre. Qualcosa come “sbeffeggiare mentendo consapevolmente”. Il corsivo è mio.

[3] Il rilievo grafico è nell'originale

[4] Tribunale sito nell'omonimo distretto di Mosca, tristemente noto per le condanne emesse contro persone invise al potere.

01 agosto 2011