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03 gennaio 2014

Una via per Jašin, anzi un passaggio...

Fuorigioco netto

Chiameranno "via Lev Jašin" un passaggio senza nome

I tifosi hanno gioito, le personalità politiche, sportive e di altro genere hanno esultato. Finalmente le autorità di Mosca hanno ascoltato la voce del popolo e gli appelli della società – la via del grande portiere a Mosca ci sarà! La giustizia storica ha trionfato!

Si è parlato del fatto che via Jašin comparirà nel quartiere dello stadio della Dinamo, a cui per molti decenni fu legata la vita di Lev Ivanovič. Si era proposto di eternare con il nome del leggendario sportivo la via dove nacque – la Millionnaja [1]. Là, peraltro, si è conservata la casa, eternata da una targa memoriale.

In generale ci sono state accese discussioni. E in questo tempo negli uffici del potere si è svolto un teso lavoro di pensiero.

E cos'è stato?

Oh, Dio!

Secondo la delibera del governo della capitale, "via Jašin" sarà chiamato un passaggio anonimo dietro la strada circolare di Mosca, tra il viale Zaščitnikov Moskvy [2] e via Uchtomskogo Opolčenija [3]. Per chi non è al corrente, è nel quartiere Nekrasovka, non lontano dai campi di Ljubercy. Ha firmato il documento il sindaco della capitale Sergej Sobjanin.

Forse Jašin visse in quella località un tempo? O almeno in quel passaggio fu di passaggio? Forse gli successe di tirare calci a un pallone su quegli stessi campi di Ljubercy?

Non ci sono tali notizie. Fuorigioco netto.

Ci starebbe bene imprecare forte. Ma siccome sulla stampa da ora questo è proibito, toccherà limitarsi all'insoddisfazione.

Chi è l'"autore dell'idea"?

Davvero in città non ci sono vie che non solo si possono, ma si devono anche ribattezzare? Ce ne sono molte, moltissime! Forse a signori che in alto non si vedono?

Illuminiamo bene.

A Mosca ci sono sei (!) vie Otto Marzo, due del Cascinale [4], in aggiunta a queste quattro (!) vicoli del Cascinale. Ci sono due vie dell'Ambulatorio, circa tre dei Radiatori e di Novoostankino [5], alcune di Vnukovo [6] e di Vladimir [7], un intero completo degli Elettrodi – via, vicolo, passaggio…

In generale, a Mosca c'è una totale confusione non solo nella topografia, ma anche nei pensieri, nelle opinioni, nei meriti. Per quanto riguarda non solo i nomi delle vie e dei vicoli, ma anche le persone che li occupano. Chi è stato eternato per cosa, perché e per quale motivo – è un segreto coperto da tenebre che, temo, non si dissiperanno ancora a lungo.

Ma così per dire…

Sulla carta di Mosca si sono trovate pure due vie Kvesis. Questo, peraltro, non lontano dalla Dinamo. In onore di chi è la strada? – chiederete. In onore di Julius Kvesis, bolscevico, operaio della Guardia Rossa, capo del quartier generale della Guardia Rossa del quartiere Butyrskij [8]. Queste vie comparvero quasi 90 anni fa, quando lo spirito rivoluzionario ardeva. Ora si è spento da tempo, ma le insegne sono rimaste…

Andiamo per le vie – Salam Adil, comunista iracheno, e Samora Machel – primo presidente del Mozambico, per le piazze – del combattente per la libertà delle Isole di Capo Verde Amílcar Cabral e di Viktor Cadovilla [9], leader del movimento operaio argentino. Li stimiamo molto, ma…

Si può continuare questa lista all'infinito e sempre più forte prevarrà una cupa pensosità. E un'angoscia più profonda, senza luce.

Si può solo sospirare con amarezza: "…e per il nostro caro moscovita Lev Ivanovič Jašin, idolo di milioni di persone in tutto il mondo, Eroe del Lavoro Socialista, decorato, maestro emerito di sport, campione olimpico, le autorità hanno trovato solo un passaggio senza nome".
Probabilmente anche senza gente.

"Essi sanno amare solo i morti…" [10]

Ahimè…

Valerij Burt, "Svobodnaja Pressa", http://svpressa.ru/society/article/79971/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] "Del Milione". Via della zona nord-orientale di Mosca che ha preso il nome da un acquedotto del XVIII secolo, costato milioni di rubli del tempo...
[2] "Dei Difensori di Mosca".
[3] "Delle Milizie di Uchtomskij". Uchtomskij è un sobborgo di Mosca chiamato così in onore del rivoluzionario Aleksej Vladimirovič Uchtomskij e adesso inglobato nella città periferica di Ljubercy.
[4] Quello della Società Agricola di Mosca.
[5] "Nuovo Ostankino", estensione del quartiere settentrionale di Ostankino.
[6] Quartiere dell'estrema periferia sud-occidentale.
[7] Città storica della Russia centrale.
[8] Quartiere della zona nord-orientale.
[9] Più correttamente Victorio Codovilla.

[10] Frase del poeta nazionale Aleksandr Sergeevič Puškin.

22 ottobre 2013

L'attentato di Volgograd, le prossime Olimpiadi invernali e la Russia di Putin

La stabilità minata a Volgograd

Gli esperti avvertono: il numero di atti terroristici con l'avvicinarsi dell'Olimpiade crescerà

In conseguenza di un atto terroristico su un autobus cittadino di Volgograd sono morte 5 persone e 27 sono rimaste ferite. Come riferisce l'ITAR-TASS citando il Centro per la medicina degli incidenti gravi, otto feriti si trovano in rianimazione e lo stato degli altri è valutato di medio e lieve stato di gravità. Tra questi un bambino dell'età di 1 anno e 8 mesi ha subito una commozione cerebrale. Sul luogo dell'accaduto sono stati trovati resti di esplosivo. Come riferisce il Comitato Inquirente, un procedimento penale è stato avviato sulla base di tre articoli: il comma 3 dell'art. 205 del Codice Penale della Federazione Russa (atto terroristico), il comma 2 dell'art. 105 del Codice Penale della Federazione Russa (omicidio) e dell'art. 222 del Codice Penale della Federazione Russa (traffico illegale di armi). Secondo dati preliminari, il crimine è stato compiuto dalla 30enne nativa del Daghestan Naida Achijalova, compagna del membro di un gruppo terroristico di Machačkala Dmitrij Sokolov. Secondo le informazioni degli inquirenti, Achijalova è salita alla fermata "Lesobaza" [1] e praticamente subito nell'abitacolo è risuonata un'esplosione.

L'atto terroristico compiuto non è il primo negli ultimi tempi nella regione di Volgograd. Il 7 agosto di quest'anno alle 2.30 di notte si verificò un'esplosione presso un vano di servizio del battaglione distinto della DPS [2] di Volgograd. Due ore dopo un ordigno esplosivo fu trovato nel posteggio di servizio del battaglione del DPS del quartiere Vorošilovskij della città. Allora nessuno rimase ferito.

Il 26 aprile 2011 (anche qui ci se la cavò senza vittime) si verificò un'esplosione presso l'edificio della GIBDD [3] cittadina e presso l'Accademia del Ministero degli Interni furono trovati due pacchetti di esplosivo, che si riuscì a disinnescare in tempo. Nel 2012 il tribunale riconobbe come imputato Mussa Jasulov, che insieme al suo complice Andrej Antonov nel 2011 voleva organizzare atti terroristici per la festa del 9 maggio. Com'è detto nella conclusione delle indagini, "sulla base dell'odio ideologico e dell'inimicizia per le persone che non si attengono alla professione di fede musulmana radicale".

Alle notizie di atti terroristici nel Caucaso del Nord, soprattutto in Daghestan e in Inguscezia, la società è purtroppo abituata. La notizia di un atto terroristico con vittime a Volgograd costringe ancora una volta a riflettere su quanto sia vicina la vittoria sul terrorismo, di cui parlano tanto dalle alte tribune.

Non è escluso che gli atti terroristici continueranno anche oltre. Infatti ben presto a Soči dovranno aprirsi i Giochi Olimpici Invernali e i leader dello stato vogliono usare questo motivo per mostrare a tutto il mondo con quali passi da sette leghe si sviluppa il paese sotto la loro sensibile amministrazione. La grande agitazione per il fuoco olimpico non è affatto casuale.
Ma che sarà se agli appelli di alcuni politici dell'Occidente a boicottare l'Olimpiade a causa di certe persecuzioni della comunità LGBT si aggiungeranno le conclusioni dei dipartimenti ufficiali degli stati sul fatto che in Russia non si è al sicuro? Evidentemente questo significherà il crac totale di tutte le illusioni delle nostre élites.

Sarà ancora peggio se gli atti terroristici si verificheranno durante la stessa Olimpiade. Sì, forse nella stessa Soči "non passerà una mosca". Ma è difficile immaginare come si svolgerà la festa sportiva sullo sfondo del lutto nazionale a causa di esplosioni in altre città.

Allo stesso tempo, nonostante l'importanza per il nostro potere della lotta al terrorismo, forze significative dei servizi segreti continuano ad andare a controllare gli attivisti politici. Non è un segreto che a Mosca un enorme numero di persone con le mostrine sotto i cappotti da civili vanno alle manifestazioni dell'opposizione, riprendono con le telecamere le persone che arrivano o semplicemente ascoltano conversazioni di estranei in vari caffè. Naturalmente questi agenti, che ricevono uno stipendio di denaro pubblico, non possono concentrare gli sforzi sulla garanzia della sicurezza dei comuni cittadini.

Come ritiene il direttore della Fondazione nazionale anticriminale e antiterroristica Viktor Kulikov, l'esplosione a Volgograd ha mostrato il lavoro insufficiente dei servizi segreti e delle forze dell'ordine per la prevenzione dei crimini:

Certo, bisogna aspettare l'analisi definitiva dell'accaduto. Ma è importante il fatto stesso che si sia verificato un attentato nella Russia centrale, lontano dalle operazioni antiterroristiche nel Caucaso del Nord. I guerriglieri, essendo cittadini della Federazione Russa, hanno la possibilità di spostarsi liberamente per il paese e si sentono al sicuro. E il territorio di Krasnodar, la zona di Stavropol', la regione di Rostov, la regione di Volgograd si trovano nelle immediate vicinanze del Caucaso. Posso pienamente supporre che i guerriglieri possano usare questi posti come una qualche base per i propri nascondigli e depositi di armi e perfino per l'addestramento dei membri delle bande. Perciò anche in queste regioni è necessario un lavoro. E' necessario avere agenti, infiltrarsi nei gruppi terroristici e altre misure per la prevenzione degli atti terroristici.

"SP": – Cosa succederà se inizieranno atti terroristici in diverse città durante l'Olimpiade?

Non vorrei pensare così. Spereremo che i nostri organi svolgano un lavoro adeguato e cerchino di non permettere un simile scenario.

"SP": – C'è la possibilità di prevenire tale sviluppo degli eventi?

In primo luogo è necessaria una profilassi. Garantire la sicurezza delle grandi città è molto complesso, non si possono controllare tutte contemporaneamente. Non bastano gli agenti del Ministero degli Interni, né dello FSB [4], né della procura. Sono necessarie, prima di tutto, le informazioni investigative. Raccoglierle, reagire ad esse.

L'ex capo dell'unità antiterroristica dello FSB della Federazione Russa Aleksandr Gusak ritiene che nella realtà politica contemporanea evitare nuove vittime di atti terroristici sarà molto complesso:

Penso che non si possano bloccare tutte le possibilità per compiere un atto terroristico. E' semplicemente impossibile. Bisogna che tutto il paese lavori solo per bloccare i canali. A mio parere è necessario che lo stato cambi integralmente politica e non solo che la nostra leadership gonfi qualche "bolla di sapone".

Mi sembra che nella misura in cui ci si avvicina all'Olimpiade a Soči, gli atti terroristici continueranno. Per, come si dice, "scuotere la barca", compromettere l'evento sportivo.

"SP": – Come si possono non permettere esplosioni nel paese prima e durante l'Olimpiade?

Penso che sia impossibile. Nel campo terroristico capiscono che nelle città più difese si deve dare un colpo nei luoghi più imprevisti. Infatti questo angoscia più di tutto i cittadini.
Qui bisogna immaginarsi il pensiero dei criminali. E' spiacevole anche che le forze dell'ordine ora abbiano sbagliato, non abbiano ricevuto in tempo informazioni di avvertimento.

"SP": – Si può seguire la pista di un sospetto membro di una banda?

Nel caso attuale hanno lavorato male il Ministero degli Interni e lo FSB a Volgograd. Prima di seguire una persona o punirla, è necessario ricevere informazioni di avvertimento. Per questo deve lavorare l'organico investigativo. Ma ci dev'essere anche una comprensione generale di questa minaccia. Infatti l'investigatore non può abbracciare tutti i problemi da solo, senza la presenza di agenti e l'aiuto dei cittadini. Da solo l'investigatore non può fare nulla.

E' necessario eliminare le cause sociali del terrorismo, bisogna cambiare la politica sociale. Allora l'attività terroristica si spegnerà da sola.

"SP": – Alcuni fanno attenzione al fatto che gli agenti dei servizi segreti perdono molte forze seguendo gli attivisti politici.

Mi sembra che si sia verificato un riorientamento dall'attività terroristica alla cosiddetta attività "estremista". Il potere teme qualche enunciato estremista più degli atti terroristici. Per qualche motivo ritengono che per loro questo sia più importante.
Andrej Ivanov, "Svobodnaja Pressa", http://svpressa.ru/society/article/76148/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] "Complesso per la Lavorazione del Legname".

[2] Dorožno-Patrul'naja Služba (Servizio di Pattuglia Stradale).

[3] Gosudarstvennaja Inspekcija po Bezopasnosti Dorožnogo Dviženija (Ispettorato Statale per la Sicurezza del Traffico Stradale), in pratica la Stradale russa.


[4] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

08 ottobre 2013

La fiaccola olimpica farà anche luce sulle violazioni dei diritti umani nella Russia di Putin?

Human Rights Watch ha lanciato il progetto "Carta alternativa della staffetta del fuoco olimpico"
8 ottobre 2013, 01.23
Insieme all'inizio della staffetta del fuoco dell'Olimpiade invernale del 2014 è partito il progetto "Carta alternativa della staffetta del fuoco olimpico" dell'organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch, che attira l'attenzione sui problemi dei diritti umani nelle grandi e piccole città, attraverso cui sarà portata la fiaccola dei Giochi a Soči.
Come riferì "Kavkazskij uzel", il fuoco olimpico è stato trasmesso ufficialmente alla delegazione del comitato organizzativo "Soči 2014" il 5 ottobre nel corso della solenne cerimonia ad Atene. La cerimonia di accensione del fuoco aveva avuto luogo il 29 settembre nell'antica terra dell'Olimpia greca. La prima tappa della staffetta è partita il 7 ottobre a Mosca. Il percorso della staffetta passerà attraverso 2900 centri abitati di tutti e 83 i soggetti della Russia. Ad essa prenderanno parte 14 mila tedofori. La staffetta si compirà con la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici a Soči il 7 febbraio 2014.
Il percorso della staffetta passa per luoghi di serie violazioni dei diritti umani. La "Carta alternativa della staffetta del fuoco olimpico" riflette l'ampiezza della campagna dispiegata dal governo nel 2013 per il controllo di gruppi per la difesa dei diritti umani e altri gruppi indipendenti, che si cerca di costringere a registrarsi in qualità di "agenti stranieri" – si nota nel comunicato di Human Rights Watch datato 7 ottobre.
Sulla carta alternativa sono indicate le situazioni problematiche chiave con i diritti umani in 39 grandi città di tutta la Russia. Un gruppo a parte sono le storie di torture presso la polizia o la riluttanza o l'incapacità delle autorità di indagare nel modo dovuto sugli omicidi di giornalisti e attivisti per i diritti umani come Natal'ja Ėstemirova, per il cui omicidio non è stato incriminato nessuno, si nota nel release degli attivisti per i diritti umani.
"La staffetta del fuoco olimpico in Russia è chiamata a riflettere la multiformità e la storia del paese, ma anche le violazioni dei diritti umani fanno parte della geografia russa contemporanea. La gente deve sapere delle discriminazioni, delle pressioni sugli attivisti e delle altre violazioni, che la Russia non reclamizza", – ha dichiarato Jane Buchanan, vice-direttore di HRW per l'Europa e l'Asia Centrale.
Nella stessa Soči sono state documentati dall'associazione lo sfruttamento di molti lavoratori nei cantieri olimpici, singoli casi di sgombero senza il giusto risarcimento per la liberazione dei luoghi per gli impianti olimpici, il rifiuto di trasferimento di quelle persone le cui abitazioni sono state seriamente danneggiate o sono risultate toccate dai cantieri olimpici, pressioni e persecuzioni a cui sono sottoposti ecologisti, attivisti per i diritti umani e giornalisti che criticano la preparazione all'Olimpiade o altri aspetti della politica del governo, si dice nel documento.

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/231270/ (traduzione di Matteo Mazzoni)

03 ottobre 2013

A Soči dopo quelli per le Olimpiadi lievitano anche i costi per la Formula 1...

Il "Centr Omega" [1]: la costruzione del circuito di Formula 1 a Soči verrà a costare il doppio di quanto calcolato
1 ottobre 2013, 03.48
Il costo della costruzione del circuito per lo svolgimento di gare di Formula 1 a Soči è cresciuto fino a 11 miliardi di rubli [2], ha riferito il rappresentante della compagnia "Centr Omega", che si occupa della costruzione del circuito. Secondo i calcoli iniziali, il costo della costruzione era stato valutato quasi la metà.
Come riferì "Kavkazskij uzel", nel 2010 Soči ottenne il diritto allo svolgimento di gare di Formula 1 dal 2014 al 2020. Il circuito viene costruito nel parco olimpico, che si trova nella bassura Imeretinskaja. Il contratto prevede la possibilità di un prolungamento degli accordi per altri cinque anni. Secondo i calcoli iniziali, il costo della costruzione della pista ammontava a 5,8 miliardi di rubli [3]. Alla fine del 2011 la compagnia "Centr Omega" valutò le spese per la costruzione in 7,89 miliardi di rubli [4].
La costruzione del circuito di Formula 1 si compie a spese del bilancio del territorio di Krasnodar [5]. La superficie dell'appezzamento per la costruzione del circuito e delle sue infrastrutture ammonta a 36 ha. La lunghezza del circuito a Soči ammonta a 5854 m, la larghezza a 13-15 m, il numero di curve a18. Si suppone che la velocità massima che possa sviluppare un bolide sportivo sul circuito sia di 320 km/h. Dopo la conclusione della costruzione il circuito di gara nel Parco Olimpico di Soči sarà il terzo per lunghezza nel calendario della Formula 1 dopo Spa-Francorchamps in Belgio e Silverstone in Gran Bretagna.
Il 3 aprile 2013 si è avuta notizia che il vice-premier del governo russo Dmitrij Kozak aveva incaricato il Ministero delle Finanze di fornire al territorio di Krasnodar un credito di bilancio di 8,74 miliardi di rubli [6] per la costruzione del circuito di Formula 1 entro il 5 aprile. Secondo il protocollo della riunione di governo, Dmitrij Kozak avrebbe chiesto di stanziare il credito dietro personale garanzia del governatore del territorio di Krasnodar Aleksandr Tkačëv, scrive il giornale "Izvestija".
Alla fine di settembre si è avuta notizia che il progetto e il preventivo per il circuito da 11 miliardi di rubli sono stati dati all'Ispettorato Centrale Statale.
La crescita delle spese si spiega con il fatto che nei calcoli iniziali non si tenne conto di una serie di richieste del progettista, riferisce il giornale "Bedomosti" [7] citando il capo della direzione della Spa "Centr Omega" per la costruzione del circuito di Formula 1 Gennadij Saenko.
"Questi erano calcoli "grezzi", in essi non si tenne contro di molte necessarie richieste del progettista generale – la compagnie Tilke GmbH – che compie la supervisione d'autore sulla costruzione", – ha dichiarato Gennadij Saenko.
Come ha raccontato un collaboratore del "Centr Omega", al momento presente il circuito è pronto al 76%, ora è in corso la posa del secondo dei tre strati di copertura di asfalto e cemento, informa il giornale "Soči ėkspress" [8].
Noteremo che, secondo i calcoli preliminari, lo svolgimento di gare di Formula 1 a Soči porterà agli organizzatori perdite per 55 milioni di dollari. Tra l'altro Aleksandr Tkačëv ha dichiarato che le possibili perdite saranno coperte dall'amministrazione della regione. L'autodromo a Soči sarà parte dell'eredità post-olimpica dei Giochi Olimpici Invernali del 2014, ha dichiarato il vice-governatore del Kuban' [9] Nikolaj Buturlakin.
Ricordiamo che il Comitato Olimpico Internazionale ha espresso preoccupazione per l'inizio della Formula 1 a Soči nel 2014, ritenendo che questo possa ostacolare la preparazione all'Olimpiade.
"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/230882/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] "Centro Omega".
[2] Circa 255,7 milioni di euro.
[3] Circa 134,8 milioni di euro.
[4] Circa 183,4 milioni di euro.
[5] Città della Russia meridionale, capoluogo del territorio di cui Soči fa parte.
[6] Circa 203,2 milioni di euro.
[7] "Notizie", quotidiano di informazione.
[8] "L'espresso di Soči", giornale di informazione.

[9] Nome della regione storica attraversata dall'omonimo fiume usato oggi come equivalente del territorio di Krasnodar.

20 settembre 2013

Il terrorismo islamico minaccia anche le Olimpiadi Invernali?

Martagov: le esplosioni in Cecenia e in Inguscezia sono legate all'appello di Umarov a far fallire l'Olimpiade a Soči
18 settembre 2013, 22.37
Le esplosioni in Cecenia e in Inguscezia del 16 settembre hanno a che fare con l'appello di Doku Umarov a far fallire l'Olimpiade a Soči, ritiene il consulente della fondazione "Anti-terrore" Ruslan Martagov. Un legame diretto tra le esplosioni e le Olimpiadi non c'è, ma i guerriglieri hanno la possibilità di compiere un atto terroristico a Soči, pensa il giornalista Orchan Džemal'.
Come ha riferito "Kavkazskij uzel", in Cecenia il 16 settembre un kamikaze ha compiuto un atto terroristico presso l'edificio dello ROVD [1] del distretto Sunženskij [2] nel villaggio cosacco di Sernovodskaja. In conseguenza sono morti tre agenti di polizia e altri quattro sono rimasti feriti. Lo stesso giorno in Inguscezia, nel villaggio cosacco di Nesterovskaja [3], in conseguenza di una sparatoria si è verificata l'esplosione di un'automobile, un poliziotto è morto e tre sono rimasti feriti.
All'incontro del 16 settembre con il leader della Cecenia Ramzan Kadyrov il capo della direzione dello FSB [4] per la Cecenia Andrej Serežnikov, commentando l'atto terroristico nel villaggio cosacco di Sernovodskaja, ha detto che "dietro a tutto questo c'è la leadership delle bande clandestine nella persona di Doku Umarov".
Ai primi di luglio il leader dell'"Emirato del Caucaso" [5] Doku Umarov chiamò i guerriglieri a far fallire l'Olimpiade-2014 a Soči e annullò la moratoria sul compimento di atti terroristici sul territorio della Russia. A sua volta il Comitato Antiterroristico Nazionale della Federazione Russa dopo le minacce di Umarov ha dichiarato che i servizi segreti applicano stabilmente misure per la garanzia della sicurezza. Le forze dell'ordine russe conducono un grandissimo conplesso di iniziative indirizzate alla garanzia della sicurezza dei Giochi Olimpici, dichiarò il 3 settembre il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.
Martagov: la pressione dei guerriglieri alla vigilia dell'Olimpiade si rafforzerà soltanto
Le due esplosioni avvenute non riguardano direttamente lo svolgimento dell'Olimpiade a Soči, tuttavia hanno a che fare con l'appello di Doku Umarov a far fallire i Giochi, ritiene il politologo e consulente della fondazione "Anti-terrore" Ruslan Martagov.
"Non mi metterei ad "attaccare" le esplosioni all'Olimpiade", ma è evidente che sono legate alla dichiarazione di Umarov", – ha dichiarato Ruslan Martagov al corrispondente di "Kavkazaskij uzel".
Martagov ritiene che compiere un atto terroristico ai danni degli impianti olimpici sia estremamente difficile per via della numerosa sorveglianza.
"Sul territorio dove si svolgeranno immediatamente i Giochi ci sarà un'alta concentrazione di agenti delle strutture armate e, come si dice, di gente in borghese. Cosicché si riuscirà ad evitare atti terroristici. Ma quando si sorveglia un piccolo pezzetto del territorio del paese, il resto della Russia rimane all'arbitrio del destino. Sul piano politico il pubblico mondiale paragonerà un atto terroristico in qualsiasi punto del paese a un atto terroristico all'Olimpiade", o – ha commentato la situazione il politologo.
Ruslan Martagov ha notato anche che "il pensiero associativo gioca un brutto scherzo alla società russa". Negli scorsi anni, ritiene l'esperto, i cittadini si sono abituati al fatto che, se in Cecenia non si svolgono operazioni militari attive, nella repubblica "sono venuti la pace e il bene".
"E' un'opinione erronea. Il terrorismo legato al separatismo è un'ideologia. La simbiosi dell'eroizzazione utilizzata nel lavoro propagandistico con la gioventù e del rodaggio della gioventù già datasi alla "macchia" si trasforma in ideologia, gli atti terroristici passano in secondo piano. Questa tattica è molto efficace. Se si volge lo sguardo a come il terrorismo si diffonde non solo nel Caucaso del Nord, ma anche nel resto della Russia, "si impone la conclusione che i guerriglieri sono preparati molto meglio degli agenti delle strutture armate e del potere", – ha esposto il suo punto di vista Ruslan Martagov.
L'esperto ha supposto che la presssione dei guerriglieri alla vigilia dell'Olimpiade si rafforzerà soltanto.
Džemal': i guerriglieri possono attuare esplosioni analoghe a Soči
Non c'è un legame diretto tra le esplosioni del 16 settembre e l'Olimpiade, nota il giornalista e osservatore delle "Izvestija" Orchan Džemal'.
"Dov'è la Cecenia, dov'è il territorio di Krasnodar [6]? Non vedo un legame diretto. Se si parla del fatto se i guerriglieri possano attuare esplosioni analoghe a Soči, allora sì, possono. Cosicché avrebbero del tutto potuto far esplodere non in Cecenia o in Inguscezia, ma a Soči", – ha dichiarato Orchan Džemal' al corrispondente di "Kavkazskij uzel".
Dell'attivazione delle bande clandestine è colpevole il centro federale, ritiene Orchan Džemal'. Il giornalista ha ricordato che il governo russo ha richiesto di "cancellare i guerriglieri con il ferro incandescente", rifiutando passi più democratici e graduali.
"Ripeto, la possibilità tecnica [di compiere un atto terroristico a Soči] c'è", – ha detto Džemal'.
Il 7 febbraio 2014 a Soči è in programma la cerimonia di apertura dei XXII Giochi Olimpici Invernali. "Kavkazskij uzel" tiene una cronaca rinnovata dei sabotaggi e degli atti terroristici compiuti nell'anno "pre-olimpico" sul territorio dei distretti federali del Caucaso del Nord e Meridionale.
Inoltre l'attività dei guerriglieri è tenuta da una ristretta e concreta cerchia di leader, ritiene Orchan Džemal'. Ognuno dei leader, secondo Džemal', ha avuto il proprio distinto sistema di lotta con le autorità federali e regionali.
"Ci fu Šamil' Basaev, che dichiarò la creazione dell'autoproclamata Repubblica di Ičkerija [7] e la protesse. Venne a sostituirlo Magomed-Ali Vagabov, che si servì dei kamikaze. Dopo la sua uccisione gli atti terroristici crollarono, nelle cerchie dei guerriglieri si prese a discutere lo schema di indebolimento. Ora (le esplosioni in Cecenia e in Inguscezia) osserviamo qualcosa di simile, ma questo non è lo "stile umaroviano", in quanto Umarov non fu l'iniziatore delle esplosioni nel metrò e a Domodedovo [8]. Fu costretto a concordare con esse", – è certo Džemal'.
Ricordiamo che il 23 agosto è entrato in vigore il decreto del presidente russo Vladimir Putin sull'introduzione di una serie di limitazioni a Soči durante la preparazione e lo svolgimento dei Giochi Olimpici Invernali del 2014. In particolare, dal 7 gennaio 2014 al 21 marzo 2014 in città saranno proibite manifestazioni e riunioni. Allo stesso tempo a Soči saranno introdotte zone controllate e proibite. L'accesso alle zone controllate si compierà dopo una perquisizione della polizia, a quelle proibite sarà concesso solo per provate necessità di servizio. In città sarà limitato l'ingresso ai mezzi di trasporto (tranne treni, mezzi di trasporto degli abitanti del posto e con certificati di accredito).
Oleg Krasnov, "Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/230276/?print=true (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Distrettuale degli Affari Interni), in pratica la sede distrettuale della polizia.
[2] Distretto confinante con l'Inguscezia.
[3] Villaggio presso il confine con la Cecenia.
[4] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.
[5] Stato islamico caucasico autoproclamato.
[6] Città della Russia meridionale.
[7] Nome ceceno della Cecenia.
[8] Aeroporto di Mosca.



15 settembre 2013

Storia e leggenda di Michail Romm, il russo che giocò a Firenze prima della Fiorentina...

Сolosso russo” [1]

100 anni fa un "legionario" russo giocò per la prima volta per un club straniero

La persona di cui voglio raccontare non era forse il più noto calciatore di quel tempo. Ma indubbiamente era assai notevole. Era giovane, pieno di forza e di fervore. Si chiamava Michail Romm.

No, non era il noto regista Michail Il'ič Romm, detentore di cinque premi Stalin. Questi non si divertì mai con il calcio. Si tratta di un suo omonimo. Questi adorava il calcio!

Erano parenti? Non si sa. Ma un tratto li apparenta: entrambi lavorarono nel cinema. A dire il vero, per esprimersi in linguaggio calcistico, con diversi risultati. Il primo, Michail Il'ič, girò 13 film, che gli dettero fama mondiale. Sul conto di Michail Davidovič c'è solo una pellicola – un documentario, noto solo agli specialisti…

Il calcio, che alla fine del ХIХ secolo in Inghilterra aveva già acquisito popolarità, in Russia non era niente più di una cosa esotica. Il 13 settembre 1893 – un'altra data tonda, 120 anni fa – una partita di pallone fu degnata per la prima volta dell'attenzione della stampa. "L'essenza del gioco consiste nel fatto che una parte dei giocatori si sforza di spingere una sfera – lanciandola con i piedi, con la testa, con tutto ciò che si vuole, solo non con le mani – nella porta della parte avversaria…" – scriveva, senza nascondere un sogghigno, il corrispondente del "Peterburgskij listok" [2]. – "I signori sportivi con i vestiti bianchi correvano nel fango, cadendo ogni tanto nel fango con ampi gesti… Per tutto il tempo tra il pubblico c'era un riso inarrestabile".

Tuttavia con il tempo il rumore dei palloni si fece più forte, agitando i cuori di operai, studenti e ingegneri. Perfino conti e principi andarono per i campi come matti. In una parola, i vertici già non potevano vivere senza calcio e la base non voleva…

All'inizio del secolo a San Pietroburgo e a Mosca si fecero frequenti gli stranieri – inglesi, tedeschi, ungheresi, cechi, svedesi. Ogni volta davano dispiaceri ai russi, spesso molto dolorose. Del resto, non ci metteremo a irritare vecchie ferite, ne abbiamo di nuove ancora fresche…

Il primo campionato dell'Impero Russo del 1912 fu vinto dalla selezione di San Pietroburgo, che sconfisse Mosca in due duelli. Nel primo torneo, che si svolse esattamente un secolo fa, vinsero inaspettatamente gli odessiti [3], che superarono i calciatori della capitale [4]. Tuttavia si chiarì che nell'organico dei meridionali c'era un giocatore non dichiarato. E la selezione di Odessa, nonostante le lamentele dei suoi tifosi, fu estromessa dal torneo…

A quei duelli partecipò anche Michail Romm, che svolgeva molto bene il ruolo di back destro, cioè di difensore. Un vero atleta – alto, forte. Giocava benissimo di testa, era tenace nei contrasti.

Romm giocava nel Bykovo, nei pressi di Mosca. Giocò a calcio per il club Puškino del governatorato di Mosca, per il Kolomjagi di Piter [5] e per il club sportivo di Sokol'niki di Mosca. Le prime tre squadre erano mediocri, la quarta di esse forse eccelleva.

Più di una volta Romm scese in campo anche per la selezione di Mosca e ne fu capitano, ma per la selezione dell'Impero Russo giocò solo tre volte. La prima partita di Michail e dei suoi compagni dette continui dispiaceri. Il 4 settembre 1911 a San Pietroburgo i russi furono battuti crudelmente dai "Viaggiatori Inglesi" – 0-11! Tuttavia tale punteggio non stupì – i britannici a quel tempo si elevavano come una roccia incrollabile sugli altri europei. Infilare, come allora si esprimevano, 7-8, o anche una decina di "gol" a qualsiasi avversario non costava un particolare sforzo ai fondatori del calcio.

Dopo la partita con i britannici il cognome di Michail finì in un servizio di un giornale, tuttavia il reporter menzionò il 20enne capitano della selezione dei "Migliori giocatori russi dei club pietroburghesi e moscoviti" di sfuggita e con stizza: "I russi si sono comportati così bene che per la prima volta gli è stato segnata una rete solo al ventiduesimo minuto. E' successo per colpa del back Romm, che ha impedito a Nagorskij (il portiere – nota dell'autore) di respingere e presto è seguito il secondo gol".

Nelle sue memorie "Io tifo per lo Spartak", uscite più di mezzo secolo dopo, Michail Davidovič lasciò un quadro chiaro di quel giorno: "Ricordo confusamente i singoli episodi di questa partita – ero troppo assorbito dall'ininterrotta, disperata, convulsa lotta per non far segnare gli inglesi. Ricordo un'obliqua rete di pioggia, le cupole nere degli ombrelli sulle tribune, la percezione di un affiatamento solido e preciso originatosi all'improvviso con un mio compagno, l'ottimo difensore pietroburghese Sokolov, le uscite piene di abnegazione del portiere Nagorskij, ricordo con quale facilità ed eleganza l'estremo destro degli inglesi Owen scartava il nostro centrocampista Uverskij, ricordo le situazioni pericolose che si creavano presso la nostra porta appena la palla capitava all'attaccante centrale degli inglesi Chapman, ricordo in lontananza, dall'altra parte del campo la figura del miglior portiere del mondo Brebner, che stava sotto la pioggia torrenziale appoggiato al palo della porta con il berretto calato sul naso..."

Nel maggio 1912 Michail andò in campo nella partita tra Russia e Finlandia, conclusasi con il punteggio 1-1. Qualche giorno dopo la selezione, che si preparava all'Olimpiade a Stoccolma, fece un incontro di allenamento con la squadra di Mosca. E di nuovo regnò il pareggio – 2-2.
Romm era tra i candidati per la selezione olimpica russa. Tuttavia non gli riuscì giocare in Svezia a causa del conflitto con il rappresentante del comitato olimpico Bertram. Inizialmente a Michail dispiacque di non essere "giunto" all'Olimpiade, ma poi, forse, ringraziò il destino – infatti lo preservò dalla vergogna. La selezione dell'impero prima perse con i finlandesi e poi con i tedeschi. Quest'ultima partita fu definita dai giornalisti la "Tsushima calcistica" [6], in quanto l'avversario calpestò letteralmente i russi sul campo di Stoccolma – 16-0!

Alla fine del 1913 Romm fu ospite di alcuni parenti a Firenze. E spesso dette un'occhiata allo stadio dove giocava la squadra locale del Firenze [7], che partecipava al campionato della regione Toscana.

Una volta si avvicinò a Michail un autorevole uomo barbuto con il pince-nez – il presidente del club Firenze, il signor Orsini [8]. "So che Lei è un buon giocatore", – lo lusingò per iniziare. E subito passò agli affari: "Non vorrebbe giocare da noi nel ruolo di back destro?"

Erano parole storiche – per la prima volta a un russo veniva proposto di giocare per un club straniero! Per quasi 70 anni (!) nessuno poté seguire l'esempio di Romm – neanche le stelle sovietiche Jašin, Voronin, Čislenko, Ponedel'nik e Strel'cov. Li avrebbero immediatamente dichiarati traditori della Patria…

Solo nel 1982 per altissima concessione del Cremlino si diresse al Rapid Vienna Anatolij Zinčenko dello Zenit di Leningrado. E perché il club era ritenuto una squadra operaia e aveva solidi legami con il partito comunista.

Romm ringraziò per l'onore e assentì alla proposta del presidente del Firenze. Ma quali condizioni formulò è ignoto. Forse il russo giocò del tutto gratis? Infatti questi, com'è già stato detto, adorava il calcio.

"Rivestendosi, i miei nuovi compagni mi guardava con sguardi penetranti, – ricorda Romm. – Rispondevano gentilmente ai miei saluti, ma dietro questa gentilezza si sentiva il freddo dell'estraneità. Indubbiamente avrebbero preferito vedere al mio posto il ragazzetto alto e smagrito, che evitava di incontrarmi con lo sguardo e a cui oggi a causa mia tocca sedere sulla cosiddetta panca lunga – in panchina. Forse gioca peggio, ma con lui sono legati già da tempo da una stretta amicizia sportiva, dalla lotta spalla a spalla sui campi da calcio della Toscana. Mi sento solo e so: devo giocare in modo che la squadra capisca – non per nulla Orsini mi ha invitato nel ruolo di "back diritto" [9].

Quella partita con la squadra di Pisa si concluse con un pareggio e Romm non finì con la faccia nel fango. Il giorno dopo i giornali fiorentini scrivevano ammirati del "colosso russo" [10] – il gigante russo comparso nel Firenze.

Nella squadra italiana Romm giocò altre tre partite. Due – con Bologna e Siena – risultarono vittoriose per il Firenze [11]. Restava quella conclusiva – in trasferta con il Livorno. Diventò decisiva – la vittoria o il pareggio avrebbero reso i fiorentini campioni della regione Toscana. La sconfitta… Del resto, a quella nessuno pensava.

La partita risultò mutevole come una donna leggera: dopo i primi 45 minuti gli ospiti conducevano 5-0! Tuttavia nel secondo tempo i padroni di casa "pagarono il debito", segnando altrettanto agli estranei e continuarono ad assaltare la loro porta. Gli ultimi minuti si trasformarono in un vero incubo per i fiorentini. "Uno dopo l'altro volano palloni nella nostra porta, sopra la porta, vicino alla porta. Il portiere li acchiappa, li respinge, li devia in angolo… – ricordò Romm. – I pescatori livornesi mi lavorarono molto con le scarpe, i ginocchi, i gomiti, le spalle. Io cercai di non restare in debito..."

Ma comunque ai padroni di casa non riuscì segnare il sesto gol.

Dopo il fischio finale corsero in campo i carabinieri e, presi sotto la loro sorveglianza gli ospiti festanti, li portarono negli spogliatoi. Ma la rabbia violenta dei tifosi livornesi si scaglio sui padroni di casa… [12]

Con questo l'epopea italiana di Romm si concluse. Gli proposero di rimanere a Firenze? Non sappiamo la risposta…

Purtroppo la rivoluzione e due guerre – quella Mondiale e quella Civile – strapparono un grosso pezzo della biografia sportiva di Romm. Ma comunque giocò ancora – nella squadra del club sportivo Zamoskvoreckij [13]. E allenò un po' – sotto la sua guida la selezione di Mosca vinse la Spartachiade dei popoli dell'URSS del 1928.

Negli anni Trenta del secolo scorso la firma "M.Romm" coronò spesso resoconti e cronache sportive su "Krasnyj sport" [14]. Alla penna di Michail Davidovič appartiene anche qualche libro di teoria calcistica. Ma il suo maggiore merito si può ritenere un film scientifico sul gioco amato. Fu girato nel 1939 nello stadio "Berija" della Dinamo di Tbilisi e in esso si mostrano stelle di classe superiore – Grigorij Fedotov, Boris Pajčadze, Michail Jakuškin e Anton Izdkovskij. Purtroppo il film non si è conservato…

Romm scese in campo per l'ultima volta quando aveva già quasi cinquant'anni – nella partita amichevole tra i giornalisti della "Pravda" e di "Krasnyj sport". Ricordò con tristezza "il campo da calcio mi parve enorme, impossibile da osservare, perlomeno due volte maggiore che nei giorni della mia gioventù e i giovani giornalisti della "Pravda", che mi scartavano senza particolare fatica, mi parvero recordmen di corsa. A quanto ricordo, l'incontro finì in pareggio. Per me personalmente finì con lo stiramento di tutti i legamenti che si possono stirare..."

All'inizio degli anni Quaranta a Romm avvenne una grande disgrazia: per otto interi anni "stramazzò" nei lager staliniani e, scontata la condanna, fu deportato in Kazakistan. Là, lontano dalla ribollente vita calcistica, finì pure la sua vita questa persona eccezionale, crudelmente offesa dal destino.

Là scrisse pure le sue memorie. Il libro di Romm è una vera enciclopedia del calcio russo pre-rivoluzionario - colorita, talvolta ironica. Le sue pagine odorano di erba, di sudore forte, di rivoli di pioggia estiva, di fumo di sigarette dalle tribune.

Si ravvivano i nomi, il tempo corre all'indietro.

Era poco tempo fa – cent'anni fa in tutto…

Valerij Burt, "Svobodnaja pressa", http://svpressa.ru/sport/article/74250/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] In italiano nell'originale.
[2] "Foglietto Pietroburghese".
[3] La squadra di Odessa, porto ucraino sul Mar Nero.
[4] Allora la capitale della Russia era San Pietroburgo.
[5] Nome colloquiale di San Pietroburgo.
[6] Nel 1905 presso Tsushima i giapponesi avevano distrutto due terzi della flotta russa.
[7] Più precisamente il Club Sportivo Firenze, la cui sezione calcistica si unì nel 1926 a quella Libertas per dar vita alla Fiorentina.
[8] Non sembra che il presidente del Firenze si chiamasse così...
[9] Così nell'originale.
[10] Dopo aver sbagliato il nome del presidente (vedi nota 8), da qui in poi Romm sembra narrare una vera e propria leggenda. Il Bologna non giocava di certo nel campionato toscano. Pare che non ci giocasse neanche il Siena...
[11] Neanche di questa rocambolesca partita decisiva si ha testimonianza (vedi nota 10), anche se la rivalità tra Firenze e Livorno, quasi sempre sconfitto, infiammò realmente i campionati toscani di inizio secolo.
[12] In italiano nell'originale.
[13] Cioè dell'oltre Moscova, la zona sulla riva destra della Moscova a Mosca.

[14] "Sport rosso".

11 settembre 2013

Il calcio russo è un colosso dai piedi d'argilla?

Per chi suona la campana

La morte può giungere per qualsiasi club della massima serie calcistica russa

Ciò che è avvenuto all'Anži di Machačkala è noto da tempo. Resta da aggiungere che nella storia del calcio russo e forse mondiale, pare, non ci sono esempi di un simile "suicidio" di un club noto e spirato in un momento. Difficilmente si può ricordare una così massiccia diserzione di calciatori da una squadra.

L'Anži è stato smembrato in un momento.

Adesso il club ha una "nuova strategia di sviluppo", proclamata dal suo proprietario Sulejman Kerimov. Tuttavia questo non è nulla più di un gioco di parole. In realtà la squadra si sta trasformando precipitosamente non in un outsider, come qualche anno fa, ma precisamente in qualcosa di mediocre. Come dice il poeta: "La vita è finita ed è iniziata la svendita" [1].

Questa svendita stessa è iniziata quando sembrava che niente minacciasse la prosperità di Kerimov. Beh, il grande giocattolo gli è venuto a noia e perciò ha deciso… No, non di separarsene, ma fondamentalmente di comportarsi con esso come prima a Sulejman Abusaidovič era evidentemente passata la voglia.

Com'è noto, qualche giorno prima che l'uomo d'affari russo prendesse la decisione di ridurre nettamente le spese per l'Anži – da 180 milioni l'anno a 50-70 [2], la squadra era stata lasciata dal suo allenatore Guus Hiddink. Il management del club daghestano aveva spiegato l'abbandono con motivi del tutto privati – è stanco, comunque ha già una certa età, inoltre si è già innervosito troppo. Presero a diffondersi voci sul fatto che l'olandese intendesse andare al Chelsea…

Non è che le spiegazioni venissero accettate per fede, ma non erano particolarmente discusse. Ma ora è chiaro che il navigato olandese aveva sentito – o gliel'avevano suggerito – che era l'ora di darsela a gambe. Tanto più che anche i super-giocatori dell'Anži avevano essenzialmente smesso di muovere le gambe, non giustificandone in alcun modo lo status di favorita del campionato russo.

La tattica di Hiddink – maestro non solo di cose calcistiche, ma anche finanziarie – l'ha portato al successo per l'ennesima volta. Forse ha strappato il più grosso boccone della sua vita…

E più o meno qui le faccende finanziarie di Kerimov hanno preso a vacillare nettamente – la compagnia Uralkalij [3] è uscita improvvisamente dalla partnership commerciale con la Bielorussia. Il prezzo dei titoli della ditta è crollata in un momento, di conseguenza il principale azionista, secondo alcuni dati, ha perso una somma vicina a seicento milioni di dollari. Ma le disgrazie, com'è noto, non vengono mai da sole. 
Letteralmente pochi giorni dopo l'Interpol, su richiesta del Ministero degli Interni bielorusso ha dichiarato Kerimov ricercato a livello internazionale.

Certo, è buffo pensare che Sulejman Abusaidovič si dia alla "fuga", ma il colpo inferto alla sua reputazione e ai suoi affari è fondamentale. Ne aveva per l'Anži, quando tante sciagure si abbattevano sulla sua testa? La domanda è retorica ed è assai possibile che la riduzione del finanziamento del club si trasformi nella sua cessazione.

Del resto in questo non c'è niente di inatteso. Il progetto dell'Anži era una sorta di "piramide". Solo che il cognome del suo autore non era Mavrodi [4]. Ma il risultato è stato lo stesso – si è sfasciata con un mostruoso fragore.

Dispiace caldamente per i tifosi devoti al club, è triste che tutta l'Europa vedrà in Europa League una squadra malata, tormentata. Adesso per quelli di Machačkala è l'ora di sognare non grandi vittorie, ma come semplicemente salvare la faccia. Eppure qualche mese fa, a pieno "organico di combattimento" la squadra daghestana era considerata la favorita del torneo. Ma quale Europa League! Già dicevano in tutta serietà che non era lontano il giorno in cui l'Anži sarebbe stato alla pari con le grandi – Barcellona, Manchester United, Milan, Real!

Torniamo ai nostri Penati.

Il progetto dell'Anži è chiuso, ma, come si dice, un posto santo non rimane vuoto [5]. L'ha occupato la Dinamo della capitale, che è capeggiato da Boris Rotenberg, uno dei più cari amici di sapete chi [6].
Peraltro, questo super-fortunato – vorrei vedere, con tali protezioni! – uomo d'affari è diventato un vero innovatore nella propria patria. E' successo che qui hanno speso per gli stadi somme pari ai bilanci di intere repubbliche. Hanno comprato stelle, stupendo il pianeta con le somme dei contratti. E hanno comprato non solo i propri arbitri, ma anche quelli stranieri.

Ma un intero pacchetto di giocatori di una squadra in Russia non l'aveva ancora acquistato nessuno! E Boris Romanovič l'ha fatto!

Rotenberg, a dire il vero, ha un altro fratello, il fratello maggiore Arkadij – c'è l'esperienza fortunata della direzione della Dinamo di hockey. La squadra ha preso due volte di fila la Coppa Gagarin [7] e probabilmente intende farlo per la terza volta. Peraltro, è stato dichiarato che la Dinamo di hockey e di calcio si uniranno. Potenti vasi finanziari inizieranno a comunicare, i flussi finanziari si metteranno a girare con nuova forza e la macchina a dinamo [8] si metterà a funzionare a piena forza.

…La Dinamo di calcio ieri era una corvetta leggera e instabile con le vele rattoppate. Una squadra tagliata non male, ma nervosa, impressionabile. Per i biancazzurri molto dipendeva dall'umore – dell'allenatore e dei giocatori.

Oggi la Dinamo è una minacciosa corazzata con una forte corazza e un potente armamentario, in ogni caso come organico. Di persone che sanno giocare un calcio più di qualità del necessario. E in panchina non ci sono debuttanti, ma combattenti provati...

Ma potrà il talentuoso, ma eccessivamente impulsivo e a volte pure isterico allenatore Dan Petrescu fare di stelle comprate all'ingrosso un ensemble stellare? La storia ha già risposto a questa domanda e ogni volta diversamente.

Peraltro, perché proprio la Dinamo è diventato l'erede dell'Anži? Forse perché per un intero mezzo secolo [9] – dal 1963 – non è stata campione né dell'Unione Sovietica, né di Russia?! A dire il vero, i moscoviti vinsero il campionato primaverile, tronco dell'URSS del 1976 [10], ma quel torneo non è affatto riconosciuto valido da tutti.

Beh, la Dinamo non è campione da molto tempo e con ciò? – si stupisce una persona lontana dal calcio. Perché portarla in cima? Ma il fatto è, pare, che la Dinamo è un club vicino al Ministero degli Interni. E anche il grande amico di Rotenberg ha servito per molti anni in questo stesso dicastero. Non ha dimenticato la sua gente. E si è introdotto…

Forse è stata una richiesta o un desiderio. Forse il discorso sul calcio si è avviato per caso, durante una conversazione a tavola. O sul tatami – entrambi infatti sono judoisti… Del resto i dettagli non sono importanti. La cosa principale è il risultato.

Ma forse Boris Romanovič non ha chiesto un vantaggio personale? E forse non ha avuto in risposta un cenno amichevole?

Sembra che i dirigenti degli altri club, venuti a sapere da dove tira il vento, hanno tacitamente approvato il nuovo progetto. Perché nessuno ha preteso i giocatori che la Dinamo ha comprato. Anche se di solito per i giocatori buoni, di qualità, e i fuoriusciti dell'Anži pure lo sono, si accende una lotta non da poco. Agenti e proprietari di club discutono, balenano le cifre dei giocatori ceduti, dei contratti. Ma qui – silenzio…
La nostra vita russa è piena di sorprese e queste, certamente, si estendono al calcio. Io non intendo i mutamenti del destino già avvenuti, ma quelli futuri.

Immaginate che il proprietario dello Spartak Leonid Fedun si disamori della popolare squadra o per qualche motivo decida di liberarsene. Che sarà dello Spartak?

Mettiamo che Evgenij Giner sia attratto da compiti diversi dalla pluriennale preoccupazione per il CSKA e il padrone del club decida di passare a un altro le redini del comando del club dell'esercito. Lo troverebbe?
La minaccia può pendere anche sul Krasnodar [11], che è tenuto dal proprietario di una grandissima rete commerciale Sergej Galickij e sul Lokomotiv, che sta come un pesante giogo sul collo delle Ferrovie Russe. E neanche lo Zenit di San Pietroburgo, che ancora poco tempo fa era l'incarnazione del freddo calcolo e della sazia prosperità, può sentirsi tranquillo. Tra l'altro il club sulle rive della Neva, che è sponsorizzato, ma già non tanto generosamente, dalla Gazprom da tempo non può vantarsi di seri successi neanche in Russia. Cioè, non gli giova…

Che dire di club come il Volga di Nižnij Novgorod [12], il Tom' di Tomsk [13] e l'Ural di Ekaterinburg [14]? Queste possono proprio morire rapidamente e senza sofferenze. Questa lista potrebbe continuare.
In generale dal crac non è garantito neanche uno (!) dei club della massima serie russa. Oggi pare improbabile. Ma se la Russia, inoltre, sarà coperta dall'onda dell'ennesima crisi finanziaria, l'oscuro scenario potrebbe certamente compiersi.

Infatti, quando sorgeranno difficoltà negli affari, la prima cosa che i milionari potranno gettare a mare saranno i club calcistici. Insieme alla storia, alle tradizioni, al glorioso passato. Nel nostro duro secolo i sentimenti per molti non sono nulla di più che una cosetta vecchia, polverosa e perfino divertente. I gemiti rumorosi e le maledizioni dei tifosi, le lettere di protesta non potranno cambiare la situazione.

Peraltro, da noi ci sono esempi quasi di morte rapida di club che sembravano prosperi – il Moskva e il Saturn della regione della capitale [14]. Come cullavano quest'ultimo i capi locali, come ne gioivano, ma non lo salvarono dalla morte…

Torniamo alla Dinamo improvvisamente arricchita. Senza volere si ricorda come all'inizio del secolo un certo uomo d'affari chiamato Fëdoryčev di innalzare questo club fino ai cieli e insieme glorificare se stesso. Questi, senza stare troppo a ingegnarsi, comprò portoghesi e greci più o meno decenti e in tale numero che in una partita del campionato russo andarono in campo con le maglie della Dinamo undici stranieri!

Fëdoryčev non glorificò la Dinamo, ma, al contrario, sciupò parecchio la propria autorità. E si fece oggetto di battute derisorie. Ma, grazie a Dio, non uccise la squadra. Ma che sarà sotto Rotenberg? Quanto – sia di soldi, sia di forze – ha il nuovo proprietario della Dinamo? E al club non toccherà la stessa sorte dell'Anži?
Peraltro, la squadra di Machačkala avrebbe potuto sfasciarsi anche in altre circostanze.

I principali giocatori, corrotti dagli enormi stipendi, si erano semplicemente impigriti e avevano smesso di dare risultati. Gli stranieri belli ricchi, e soprattutto la loro primadonna – il camerunese Samuel Eto'o erano diventati ingestibili. "I soldi scorrevano semplicemente a fiumi" [16] – le spese del club superarono tutti i limiti pensabili, ma il sole delle grandi vittorie non sorse comunque. Inoltre il noto allenatore non poté compattare la squadra e indicarle la strada per il trionfo.

Risulta che Kerimov, anche se avesse avuto i soldi di prima e non fosse stato tormentato dall'ansia per il futuro, comunque avrebbe potuto mettere le mani sul suo amato Anži

La Dinamo viene già chiamata ironicamente "Dinanži", alludendo alla somiglianza dei destini. Peraltro, il noto allenatore di calcio Leonid Tkačenko ha già previsto il crac del club moscovita. A dire il vero, non ha detto direttamente che questo attende proprio la Dinamo, ma questo è comunque chiaro dalle sue parole: "Se volete, credeteci, se non volete, non fatelo, ma esattamente tre anni fa previdi che la bolla di sapone chiamata Anži sarebbe scoppiata. Adesso temo che la stessa sorte possa toccare a un'altra squadra".

Del resto, molti sono inclini a pensare che le posizioni di Boris Rotenberg – ed è chiaro perché – siano incrollabili. Ma il giocattolo calcistico potrebbe diventare pesante anche per lui.

Tra l'altro, per le nuove stelle il proprietario della Dinamo ha speso, secondo alcuni dati, 70 milioni di dollari. Anche se dicono che Rotenberg sia esclusivamente un calcolatore e non sia incline alla prodigalità.

Forse non ha pagato con i suoi soldi?

O ha ottenuto i giocatori per qualche "servizio"?

E comunque a che gli serve la Dinamo?

Le risposte a queste e ad altre domande non vanno già più cercate nella sfera calcistica. Questa è pura politica con i suoi eterni impuri metodi. Da qualche parte, dietro quinte accuratamente sorvegliate, decidono a chi dare il pezzo grosso di torta e chi allontanare dalla cucina e togliere dagli approvvigionamenti.

Valerij Burt, "Svobodnaja Pressa", http://svpressa.ru/sport/article/73910/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Versi della poesia "Il chiosco di audiocassette" di Evgenij Aleksandrovič Evtušenko in memoria del cantautore inviso al potere sovietico Vladimir Semënovič Vysockij, i cui pezzi erano diffusi in cassette clandestine.
[2] Di dollari, suppongo...
[3] Qualcosa come "Potassio degli Urali".
[4] Sergej Panteleevič Mavrodi fu l'autore, nei primi anni '90, della gigantesca truffa della "società piramidale" russa MMM.
[5] Proverbio russo.
[6] Di Putin, ovviamente.
[7] Trofeo a cui partecipano le principali squadre di hockey russe insieme a rappresentanti di Bielorussia, Croazia, Kazakistan, Lettonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ucraina.
[8] Così, minuscolo, giocando sulle parole.
[9] Il bisticcio è nell'originale.
[10] Nel 1976 nell'URSS si giocarono un campionato primaverile e uno autunnale invece del classico campionato unico da marzo a novembre.
[11] Squadra dell'omonima città della Russia meridionale.
[12] Città della Russia centrale, la Gor'kij del periodo sovietico.
[13] Città della Siberia occidentale sul fiume Tom'.
[14] Città ai piedi degli Urali, la Sverdlovsk del periodo sovietico.
[15] Il Moskva ("Mosca" in russo) nacque da una costola della Torpedo Mosca e fallì nel 2011. Il Saturn (Saturno) di Ramenskoe, città nei dintorni di Mosca, fallì nel 2010.

[16] Citazione della canzone Gorodskoj romans (Storia d'amore cittadina) di Vladimir Vysockij (vedi nota 1).