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16 dicembre 2012

Solo chiacchiere per i giornalisti uccisi nel Caucaso?

Tre morti su quattro di giornalisti nel 2012 in Russia si sono verificata nello JuFO [1] e nello SKFO [2]
15 dicembre 2012, 19.07
Su 341 giornalisti scomparsi in Russia negli anni 1993-2012, la maggior parte dei collaboratori dei mezzi di informazione di massa – 16 – ha perso la vita in Daghestan, riferisce l'Unione dei Giornalisti della Russia (SŽR [3]). La dinamica delle indagini su questi crimini non ispira ottimismo, ritengono i partecipanti alla seduta straordinaria del Consiglio per i Diritti Umani presso il presidente della Federazione Russa.
Nella statistica divulgata in occasione dell'odierno Giorno della Memoria dei giornalisti scomparsi si tiene conto dei collaboratori dei mass-media uccisi nel corso di conflitti armati, uccisi in tempo di pace, spariti senza lasciare traccia e anche morti in circostanze non chiare. Su quattro cognomi che hanno riempito la lista della SŽR nel 2012 tre appartengono a giornalisti uccisi o scomparsi sul territorio dei distretti del Caucaso del Nord e Meridionale.

Il 24 gennaio nel pronto soccorso dell'ospedale n° 2 di Rostov [4] decedette il caporedattore del giornale "Prestupnost' i korrupcija" [5] Viktor Afanasenko, che aveva subito un trauma cranico-cerebrale. Questi si occupava di indagini sull'attività dei raider di terreni nel distretto di Kuščëvskaja del Kuban' [6] e nella regione di Rostov. Secondo la versione ufficiale, la causa della morte è stata un caso sfortunato. I colleghi di Afanasenko non escludono che su di lui sia stato compiuto un attentato, si dice sul sito dell'Unione dei Giornalisti della Russia.

Il 20 aprile a Derbent [7] il capo contabile della RIA [8] "Dagestan" Ramazan Novruzaliev decedette all'ospedale a causa di ferite da arma da fuoco. Gli inquirente sospettano il figlio del proprietario della sala per banchetti locale "Chajal".

La sera del 5 dicembre a Nal'čik [9] lo speaker del canale televisivo "Kabardino-Balkarija" della GTRK [10] Kazbek Gekkiev è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da due sconosciuti. Dell'omicidio sono sospettati il 30enne Zejtun Boziev e il 24enne Inojat Tabuchov. La versione prioritaria degli inquirenti è basata sull'attività professionale del giornalista.

"Non ci sono particolari speranze e movimenti nelle indagini"

L'omicidio dello speaker Kazbek Gekkiev è stato uno dei motivi della convocazione del Consiglio per i Diritti Umani presso il presidente della Federazione Russa sul tema "La sicurezza dei giornalisti: di chi è la colpa e che fare?" E' stato programmato che i partecipanti alla discussione svoltasi il 14 dicembre elaborino precise raccomandazioni per gli agenti delle strutture armate e che propongano anche emendamenti concreti della legislazione capaci di garantire la sicurezza dei lavoratori dei mezzi di informazione di massa. Tuttavia sulla base degli esiti della seduta i membri del Consiglio per i Diritti Umani hanno dichiarato che questo scopo non è stato raggiunto.

"Non ho visto segni di cambiamento della situazione, non ci sono particolari speranze e movimenti nelle indagini", – ha detto al corrispondente di "Kavkazskij uzel" il membro della Camera Sociale della Russia [11] e direttore dell'ufficio di Mosca per i diritti umani Aleksandr Brod.

"Non si può dire che l'efficacia della seduta sia stata zero. Certo, oggi non è stato raggiunto niente di concreto, ma questo non doveva neanche verificarsi. I rappresentanti delle strutture armate si sono convinti che i giornalisti conoscono e seguono il problema. E noi, Unione dei Giornalisti e Consiglio per i Diritti Umani non siamo intenzionati a dimenticarlo", – ha riferito il membro del collegio di redazione della "Novaja gazeta" e segretario dell'Unione dei Giornalisti della Russia Leonid Nikitinskij.

"Invito i giornalisti a non temere"

Era in programma che come principale relatore intervenisse il ministro degli Interni Vladimir Kolokol'cev, ma a causa della visita a Nal'čik non è stato presente all'iniziativa. Il capo della direzione centrale per la garanzia della tutela dell'ordine pubblico del Ministero degli Interni della Russia, il generale di brigata Jurij Demidov, presente al suo posto, ha dichiarato che gli omicidi di giornalisti sono sotto il controllo del potere e che la polizia chiede di riferire tutte le violazioni della legge.

Un poliziotto si è lamentato che i giornalisti parzialmente danneggiati si rifiutano di scrivere denunce, per cui le indagini si bloccano. "Invito i giornalisti a non temere. Il caso Ul'jana Malašenko (collaboratrice della radio "Kommersant'' FM" [12] subì danni durante la dispersione da parte della polizia della manifestazione "Per elezioni oneste" in piazza Puškin a Mosca il 5 marzo – nota di "Kavkazskij uzel") non è investigato perché non c'è una denuncia", – ha dichiarato Jurij Demidov.

"Ho grande scetticismo per queste parole perché il tasso di soluzione dei crimini è troppo basso, non ci sono particolari meccanismi di interazione di giornalisti e attivisti per i diritti umani con i dicasteri, tra l'altro nel Caucaso del Nord. Nella Procura, nel Ministero degli Interni e nello SK [13] non ci sono gruppi speciali che interagiscano con la società per l'esame delle denunce e il controllo sulle indagini sui crimini. L'atteggiamento irrispettoso verso i giornalisti genera un atteggiamento menefreghista verso casi simili all'omicidio Gekkiev da parte delle forze dell'ordine", – ha dichiarato dopo la seduta Aleksandr Brod.

Leonid Nikitinskij ha definito il discorso di Demidov noioso, in quanto lo "agitava di più la "Marcia della libertà" [14] non concordata con il comune della capitale". "Demidov è la figura principale dell'OMON [15], non aveva pensieri per i giornalisti. Non poteva chiarire nulla", – ritiene Nikitinskij.

Nessun omicidio di lavoratori dei mezzi di informazione di massa è stato indagato fino alla fine, ma gli inquirenti "scaricano" gli omicidi sui membri della clandestinità armata, ha dichiarato il capo dell'Unione dei Giornalisti del Daghestan, il direttore del giornale "Istina" [16] Ali Kamalov.

"Gli omicidi dei giornalisti vengono risolti", – ha obiettato il vice-capo del Comitato Inquirente della Russia (SKR [17]) Aleksandr Fëdorov.

Il rappresentante dello SKR ha parlato per luoghi comuni, "portando la conversazione su altri temi" e ha condiviso la propria opinione con il corrispondente di "Kavkazskij uzel" Leonid Niktinskij.

"I collaboratori delle forze dell'ordine sono apparsi penosi alla seduta del Consiglio per i Diritti Umani. Non hanno risposto ad alcuna delle domande principali. Così come non hanno detto perché finora non è stato risolto alcuno degli omicidi di giornalisti nel Caucaso", – il "Kommersant''" cita il capo dell'associazione per la difesa dei diritti umani "Agora" Pavel Čikov.

"Nonostante il fatto che nel complesso la conversazione sia andata bene, tutto ciò somiglia a un qualche gioco. Attivisti per i diritti umani e giornalisti battono la testa contro un muro e gridano di atrocissime violazioni dei diritti, le NON prime personalità del Ministero degli Interni e dello SK scuotono le mani: "Faremo tutto, puniremo i colpevoli". Non lo dicono per la prima volta... Fedotov (capo del Consiglio per i Diritti Umani nota di "Kavkazskij uzel") spiana quanto possibile gli angoli acuti e ammorbidisce il tono della discussione. L'unica domanda che mi sorge ora è: perché sediamo qui già da 4 ore?" – ha condiviso l'opinione sul proprio Facebook Nikita Batalov, membro dell'unione di giornalisti "Trud & Tvorčestvo" [18].

Faremo notare che nello stesso giorno della seduta del Consiglio per i Diritti Umani, il 14 dicembre, il tribunale cittadino di Mosca ha riconosciuto colpevole Dmitrij Pavljučenkov, imputato del caso dell'omicidio della giornalista della "Novaja gazeta" Anna Politkovskaja e gli ha inflitto una pena sotto forma di 11 anni di reclusione. L'avvocato dell'imputato ritiene la sentenza illegale e ha dichiarato l'intenzione di fare appello contro di essa. Anche la parte lesa intende discutere la decisione del tribunale, in quanto in precedenza aveva richiesto di rescindere l'accordo pre-processuale concluso con Pavljučenkov.

Anna Politkovskaja divenne nota dopo la pubblicazione di materiali sul conflitto armato e sulle violazioni dei diritti nel Caucaso del Nord. La sua intervista concessa un'ora prima dell'omicidio a "Kavkazskij uzel" fu dedicata alle prospettive di carriera dell'attuale capo della Cecenia Ramzan Kadyrov.

Tuttavia una serie di casi su altri clamorosi omicidi di giornalisti compiuti negli ultimi anni nel Caucaso del Nord non è neanche giunta in tribunale. Inoltre i colleghi degli uccisi riferiscono del blocco delle indagini da parte delle autorità.

Il caso dell'omicidio di Chadžimurad Kamalov, fondatore del quotidiano daghestano "Černovik" [19], avvenuto a Machačkala il 15 dicembre 2011, è frenato dalle strutture armate della repubblica, ha dichiarato in precedenza il fratello dell'ucciso e attuale proprietario del giornale Magdi-Magomed Kamalov. "Temiamo che i risultati delle iniziative investigative e di ricerca e anche il nome del giornalista scomparso possano essere usati dagli agenti del Ministero degli Interni del Daghestan per scopi politici personali", – ha detto.

Le indagini compiute nel luglio 2009 sul sequestro e l'omicidio della collaboratrice del Centro per la Difesa dei Diritti Umani "Memorial" e giornalista Natal'ja Ėstemirova vanno sulla falsa pista della complicità dei guerriglieri ceceni, mentre la versione secondo cui al crimine avrebbero messo mano alti ufficiali non viene presa in considerazione, si dice in una dichiarazione delle organizzazioni non governative pubblicata tre anni dopo.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Giornalisti e autorità del Daghestan chiedono al Cremlino di affrettare l'installazione di videocamere nei luoghi pubblici", "Il Comitato Internazionale per la Difesa dei Giornalisti richiede alle autorità della Federazione Russa di indagare sull'omicidio di Gekkiev a Nal'čik", "Il Ministero degli Interni del Daghestan è pronto a difendere giornalisti e blogger verso cui sono comparse minacce su Internet".

Autore: Oleg Krasnov; fonte: corrispondente di "Kavkazskij uzel"
"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/217289/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Južnyj Federal'nyj Okrug (Distretto Federale Meridionale).
[2] Severo-Kavkazskij Federal'nyj Okrug (Distretto Federale del Caucaso del Nord).
[3] Dalla dicitura russa Sojuz Žurnalistov Rossii.
[4] Città della Russia meridionale.
[5] "Crimine e corruzione".
[6] Il Kuban' è un fiume della Russia meridionale che da il nome non ufficiale al distretto di Krasnodar.
[7] Città del Daghestan meridionale.
[8] Rossijskoe Informacionnoe Agentstvo (Agenzia di Stampa Russa).
[9] Capitale della Kabardino-Balkaria.
[10] Gosudarstvennaja Tele- i Radioveščatel'naja Kompanija (Compagnia Radio-Televisiva di Stato).
[11] Organo intermedio tra la società civile e il potere politico privo di potere reale.
[12] Radio legata al giornale economico-politico "Kommersant''" ("Commerciante" – la grafia arcaica del nome è usata per collegarlo idealmente all'omonimo giornale pre-rivoluzionario).
[13] Sledstvennyj Komitet (Comitato Inquirente).
[14] Manifestazione dell'opposizione del 15 dicembre.
[15] Otdel Milicii Osobogo Naznačenija (Sezione di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa nota per la sua durezza.
[16] "Verità".
[17] Dalla dicitura russa Sledstvennyj Komitet Rossii.
[18] "Lavoro & Creazione".
[19] "Brutta copia".

15 dicembre 2012

Un altro processo, ma non c'è giustizia per Anna Politkovskaja

I familiari di Anna Politkovskaja fanno appello contro la sentenza emessa dal tribunale cittadino di Mosca nei confronti di Dmitrij Pavljučenkov

14 dicembre 2012, 21.51


Il'ja e Vera Politkovskie [1] hanno preso la decisione di fare appello contro la sentenza emessa oggi dal tribunale cittadino di Mosca nei confronti dell'ex-capo della sezione della direzione investigativa e di ricerca del GUVD [2] di Mosca Dmitrij Pavljučenkov, imputato nel caso dell'omicidio della loro madre, la giornalista della "Novaja gazeta" Anna Politkovskaja.

Il tribunale cittadino di Mosca ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di Dmitrij Pavljučenkov. Il foto-reportage è della corrispondente del "Kavkazskij uzel" Julija Buslavskaja

Ricordiamo che il tribunale ha riconosciuto Dmitrij Pavljučenkov colpevole di tutti i reati di cui era incriminato e gli ha inflitto una condanna sotto forma di 11 anni di colonia penale a regime duro. Il tribunale l'ha anche obbligato a pagare ai figli della giornalista uccisa tre milioni di rubli [3] in qualità di risarcimento del danno morale.

Anna Politkovskaja fu uccisa il 7 ottobre 2006. Il tenente colonnello di polizia in congedo Dmitrij Pavljučenkov fu arrestato come sospettato dell'organizzazione dell'omicidio di Anna Politkovskaja il 23 agosto 2011. Il caso Pavljučenkov fu messo in un procedimento a parte e fu tenuto in tribunale secondo un ordine particolare. Dmitrij Pavljučenkov fece un accordo con gli inquirenti e si riconobbe del tutto colpevole.

"La parte lesa non è d'accordo con la decisione del tribunale"

L'avvocato dell'imputato Karen Nersisjan ha definito la sentenza del tribunale illegale e si è dichiarato pronto a fare appello contro di essa.

A sua volta la parte lesa ha pure dichiarato che farà appello contro la decisione del tribunale, in quanto aveva insistito per la rescissione dell'accordo pre-processuale concluso da Pavljučenkov e aveva obiettato contro l'esame del suo caso secondo un ordine particolare.

"Il tribunale deve mostrare indulgenza per Dmitrij Pavljučenkov, in quanto ha rivelato agli inquirenti informazioni preziose non solo sulle circostanze del caso dell'omicidio Politkovskaja, ma anche sul clamoroso caso dell'omicidio di Paul Khlebnikov [4], ha dichiarato la difesa nel corso del processo penale."

"Facciamo appello contro la sentenza del tribunale, in quanto la parte lesa non è d'accordo con tale decisione. Come in precedenza insistiamo sul fatto che il caso di Pavljučenkov dev'essere unito al caso degli altri imputati per questo caso [5]. E l'esame del suo caso secondo un ordine speciale, a nostro parere, non è legale, in quanto questi non ha adempiuto i propri obblighi secondo l'accordo pre-processuale con gli organi inquirenti e non ha fatto i nomi dei mandanti e di altre persone coinvolte nell'omicidio di Anna Politkovskaja", – ha detto la rappresentante della parte lesa Anna Stavickaja.

"Le decorazioni di Pavljučenkov lo caricano di ancor maggiore responsabilità"

Prima dell'inizio dell'udienza l'imputato Dmitrij Pavljučenkov si è sentito male nell'aula del tribunale, è stato chiamato per lui il pronto soccorso. Durante l'udienza per la sentenza del giudice Aleksandr Zamašnjuk è stata annunciata una pausa. Più tardi il giudice ha dichiarato che lo stato di salute di Pavljučenkov era soddisfacente e poteva partecipare all'udienza.

L'avvocato Karen Nersisjan ha presentato al tribunale un certificato dell'invalidità del proprio assistito e anche notizie sulle decorazioni e i meriti dell'ex-capo della sezione della direzione investigativa e di ricerca del GUVD di Mosca Dmitrij Pavljučenkov.

"La parte lesa chiede al tribunale di infliggergli la pena più severa prevista dagli articoli del Codice Penale nell'esame di un caso secondo un ordine speciale"

Il tribunale, in accordo con le parti in causa, ha preso la decisione di riaprire l'udienza, i cui partecipanti sono di nuovo intervenuti nel dibattito tra le parti. La posizione del pubblico ministero, quanto alle nuove circostanze e ai nuovi materiali del caso, non è cambiata.

"Ripeto che da parte dell'imputato sono state osservati pienamente tutte le condizioni e gli obblighi dell'accordo pre-processuale fatto con lui. Nell'infliggere la pena chiedo che si tenga conto delle notizie sulle personalità presentate oggi al tribunale da parte della difesa e anche delle notizie sullo stato di salute dell'imputato. In qualità di circostanza attenuante chiedo che si tenga conto della collaborazione fornita da Pavljučenkov nel far luce su alcuni crimini e di infliggergli una pena sotto forma di 12 anni di reclusione da scontare in una colonia penale a regime duro", – è intervenuta nel dibattito tra le parti il procuratore Gul'čechra Ibragimova.

La parte lesa Vera Politkovskaja si è rifiutata di partecipare al dibattito, la sua posizione e la posizione di suo fratello Il'ja Politkovskij è stata formulata dalla rappresentante della parte lesa Anna Stavickaja.

"Le decorazioni di Pavljučenkov lo caricano di ancor maggiore responsabilità. Le sue decorazioni non lo giustificano e in nessun caso devono attenuare la pena per i crimini da lui commessi. La parte lesa chiede che gli sia inflitto il massimo della pena prevista dagli articoli del Codice Penale nell'esame di un caso secondo un ordine speciale", – ha tirato le somme Stavickaja.

L'osservatrice della "Novaja gazeta" Anna Politkovskaja ottenne notorietà dopo gli articoli sul tema della Cecenia e del Caucaso del Nord. La sua ultima intervista, concessa quasi un'ora prima dell'omicidio a un corrispondente di "Kavkazskij uzel", fu dedicata alle prospettive di carriera di Ramzan Kadyrov, che era a quel tempo primo ministro della Cecenia e adesso è capo della repubblica.

L'avvocato dell'imputato Karen Nersisjan ha chiesto al tribunale di infliggere al suo assistito una pena con la condizionale.

"La Procura Generale, che ha concluso con noi un accordo pre-processuale, ha violato le sue condizioni, perché determinare una pena del genere è una violazione degli obblighi. Ritengo che ci siano tutti i fondamenti per infliggere una pena inferiore a quella minima e applicare la sospensione condizionale. Il mio assistito ha avuto quattro attacchi di epilessia, dai medici gli è stata raccomandata la cura in un'istituzione ospedaliera. Chiedo al tribunale di mostrare umanità e giustizia e infliggere una pena con la condizionale", – si è rivolto al tribunale il difensore.

Il pubblico ministero Gul'čechra Ibragimova ha definito inventati gli argomenti della difesa sul mancato adempimento da parte della procura dei propri obblighi previsti dall'accordo pre-processuale. "La pena richiesta dal pubblico ministero per l'imputato è commisurata a quanto è stato fatto e non esce dall'ambito della legge", – ha fatto notare il procuratore.

"Ero l'anello di collegamento tra quella gente e i servizi segreti"

Lo stesso imputato nella sua ultima dichiarazione ha chiesto perdono ai figli di Anna Politkovskaja e si è pentito del crimine commesso.

"Quanto ai fatti che si sono verificati per colpa mia, in cui mi hanno trascinato persone con una determinata impostazione di carattere, con cui la vita mi ha fatto scontrare, mi pento. Ero l'anello di collegamento tra quelle persone e i servizi segreti e perciò il 6 dicembre 2006 cercarono di uccidermi. Voglio che il mio esempio sia una lezione per i giovani che vanno a lavorare nelle strutture. Voglio scusarmi davanti a tutti. La mia collaborazione con gli inquirenti è stata una mia decisione consapevole e la porterò fino in fondo. Una delle persone che venne ad uccidermi era quella persona che oggi è processata per questo caso. Chiedo perdono umano alla famiglia di Anna Stepanovna. Perdonatemi. Molte grazie", – ha pronunciato Dmitrij Pavljučenkov.

"Come organizzatore dell'omicidio gli inquirenti indicano l'imprenditore della Cecenia Lom-Ali Gajtukaev. Il 24 febbraio Dmitrij Pavljučenkov depose pure sul fatto che i mandanti dell'omicidio di Anna Politkovskaja potrebbero essere Boris Berezovskij [6] e Achmed Zakaev [7]."

Al giudice Aleksandr Zamašnjuk ci è voluta un po' più di mezz'ora per prendere la decisione. Di conseguenza Pavljučenkov è stato riconosciuto colpevole di tutte le accuse e gli è stata inflitta una pena sotto forma di 11 anni di colonia penale a regime duro. Lo stesso imputato ha preso la decisione del tribunale con calma.

Nell'aula del tribunale erano presenti sua moglie e sua madre. Davanti ai loro occhi i poliziotti hanno messo a Pavljučenkov le manette e l'hanno portato via attraverso un'uscita separata per portarlo al SIZO [8].

Come riferì "Kavkazskij uzel ", il 16 ottobre gli inquirenti dichiararono la conclusione delle indagini nei confronti degli altri cinque imputati del caso dell'omicidio Politkovskaja – i fratelli Rustam, Ibragim e Džabrail Machmudov, Lom-Ali Gajtukaev e Sergej Chadžikurbanov. Il 26 novembre fu riferito che il tribunale cittadino di Mosca aveva prolungato fino al 7 marzo l'arresto di Rustam Machmudov. Fino al 7 marzo sarà prolungata anche la durata delle indagini sul caso, i partecipanti al processo saranno messi a conoscenza dei materiali del caso.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Il processo a Pavljučenkov sarà a porte chiuse, pensano i figli di Anna Politkovskaja", "Il tribunale esaminerà il 17 dicembre l'istanza per il prolungamento dell'arresto di un imputato del caso dell'omicidio Politkovskaja", "Il tribunale di Mosca ha prolungato l'arresto di un imputato dell'omicidio Poltikovskaja", "Состояние здоровья фигуранта дела об убийстве Политковской резко ухудшилось", "Комитет ООН против пыток напомнил РФ о необходимости расследования убийств Политковской и Эстемировой".

Autrice: Julija Buslavskaja; fonte: corrispondente di "Kavkazskij uzel"

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/217260/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Il cognome Politkovskij grammaticalmente è un aggettivo e in russo viene declinato in genere, numero e caso. Politkovskaja è il femminile singolare, Politkovskie è il plurale unico per tutti i generi.

[2] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Centrale degli Affari Interni), in pratica la sede centrale della polizia.

[3] Oltre 74500 euro.

[4] Giornalista americano di origine russa ucciso a Mosca nel 2004.

[5] Il bisticcio è nell'originale.

[6] Boris Abramovič Berezovskij, faccendiere inviso a Putin che vive come rifugiato in Gran Bretagna.

[7] Achmed Chalidovič Zakaev, leader indipendentista ceceno riparato in Gran Bretagna.

[8] Sledstvennyj IZOljator (Carcere di Custodia Cautelare).

29 novembre 2012

Se anche l'ONU chiede che si indaghi su Politkovskaja ed Ėstemirova...

Il comitato dell'ONU contro la tortura ha ricordato alla Federazione Russa la necessità di indagini sugli omicidi di Politkovskaja ed Ėstemirova
26 novembre 2012, 17.00
Il comitato dell'ONU contro la tortura nel suo rapporto sui diritti umani in Russia ООН critica le leggi recentemente approvate sulle organizzazioni sociali e il tradimento, indica i fallimenti nelle indagini su casi largamente noti di uso di violenza sui cittadini ed esorta le autorità russe a svolgere indagini e a punire i colpevoli degli omicidi dell'osservatrice della "Novaja gazeta" Anna Politkovskaja e dell'attivista per i diritti umani Natal'ja Ėstemirova.
Anna Politkovskaja, che ottenne notorietà prima di tutto grazie ai suoi articoli sul tema della Cecenia e del Caucaso del Nord, fu uccisa il 7 ottobre 2006. Il 15 luglio 2009 a Groznyj fu sequestrata, portata sul territorio dell'Inguscezia e uccisa un'amica di Anna Politkovskaja , l'attivista per i diritti umani Natal'ja Ėstemirova. I colleghi legano il suo omicidio alla sua attività professionale.
Tra le raccomandazioni degli esperti dell'ONU ci sono l'abolizione degli emendamenti alla leggi sulle ONG e sul tradimento di Stato
Il rapporto del comitato di profilo dell'ONU è dedicato all'adempimento degli obblighi internazionali nella sfera della tortura e di altri tipi di pena umilianti per la dignità umana. E' stato preparato da dieci esperti del comitato alla fine della sessione di novembre dell'ONU a Ginevra, nell'ambito della quale si sono svolti due incontri sulla situazione in Russia.
La Federazione Russa ha ratificato un accordo che prevede misure contro la tortura e altre forme di trattamento e pene crudeli, inumane e umilianti per la dignità già nel 1987, tuttavia gli attivisti per i diritti umani continuano ancora a riferire di numerosi casi in cui le forze dell'ordine cercano di ottenere confessioni dagli arrestati con l'aiuto della violenza, si dice nel testo del documento.
Il comitato dell'ONU ha esortato la Russia a intraprendere "misure immediate ed efficaci per la prevenzione di ogni caso di tortura e trattamento crudele sul territorio di tutto il paese" e a "liquidare l'impunità tra i responsabili". Nel rapporto si indicano anche i sempre più frequenti casi di intimorimento, persecuzione e attacco ad attivisti per i diritti umani e organizzazioni che seguono l'adempimento degli obblighi internazionali da parte della Russia.
Tra l'altro gli autori del rapporto criticano una serie di leggi approvate in seguito alle proteste di massa e all'insediamento di Vladimir Putin per il terzo mandato presidenziale, tra cui l'ordine di registrazione delle organizzazioni sociali nel registro degli "agenti stranieri" se il finanziamento della sua attività è compiuto con fondi occidentali entrato in vigore a novembre, come pure gli emendamenti al Codice Penale che ampliano i concetti di tradimento dello stato, spionaggio e divulgazione di segreto di Stato.
Una serie di attivisti per i diritti umani che lavorano sul territorio del Caucaso del Nord, come ha riferito "Kavkazskij uzel", ha definito l'iniziativa dei legislatori nei confronti delle ONG un "giro di vite", i rappresentanti delle due maggiori organizzazioni russe per la difesa dei diritti umani – "Memorial" e "Za prava čeloveka" [1] – hanno dichiarato di non essere intenzionate a rinunciare ai contributi internazionali e che faranno appello contro la legge alla Corte Europea. Anche gli emendamenti che riguardano le pene per tradimento dello stato sono stati sottoposti a critiche da parte degli attivisti per i diritti umani, che hanno espresso il timore che la nuova legge sarà ampiamente usata per schiacciare la loro attività.
Il comitato contro la tortura dell'ONU esorta tra l'altro la Russia a indagare sugli omicidi dell'osservatrice della "Novaja gazeta" Anna Politkovskaja nel 2006 e della collaboratrice del centro per la difesa dei diritti umani "Memorial" Natal'ja Ėstemirova, che lavorava nel Caucaso del Nord, nel 2009. Le autorità russe devono anche rivolgere attenzione al pestaggio dell'avvocato Sapijat Magomedova da parte di poliziotti in Daghestan nel 2010, indicano gli estensori del rapporto.
Questi hanno anche espresso seria inquietudine riguardo all'indipendenza delle commissioni pubbliche di osservazione che effettuano la sorveglianza sui luoghi di detenzione, riferendosi a comunicazioni su pressioni sui membri delle commissioni. Gli autori del rapporto hanno indicato anche l'assenza di reazione da parte delle forze dell'ordine russe a numerose comunicazioni sull'uso della tortura, anche alle più clamorose, notando che in tribunale giunge solo un piccolo numero di procedimenti penali aperti sulla base di tali denunce, scrive "Gazeta.Ru" [2].
I funzionari russi dichiarano che c'è un progresso nella lotta alla tortura nel paese
Prima della stesura del rapporto il comitato dell'ONU a Ginevra ha esaminato il quinto rapporto periodico della Russia sull'adempimento della Convenzione contro la tortura e le altre forme crudeli, inumane ed umilianti per la dignità di trattamento e di pena. Presentando il rapporto, il vice-ministro della Giustizia Georgij Matjuškin ha dichiarato che nella Costituzione della Federazione Russa è fissato l'assoluto divieto di tortura e di altre forme disumane di trattamento e di pena.
Il vice-ministro della Giustizia della Federazione Russa ha sottolineato anche che negli ultimi anni la Russia ha intrapreso un'intera serie di misure normative indirizzate alla lotta alla tortura e al trattamento incivile dei detenuti e che nel paese si intraprendono passi per la riduzione del numero di reclusi per misure restrittive prima dell'inizio delle istruttorie.
Il vice-ministro ha riferito della riduzione del numero di disposizioni giudiziarie per la reclusione come misura restrittiva e di un più frequente uso di misure restrittive non legate all'isolamento dei sospetti dalla società nel corso delle indagini preliminari e dell'uso di misure penali che introducono limitazioni della libertà di spostamento in luogo della reclusione. Negli ultimi 18 mesi, a suo dire, più di 36000 condannati hanno ricevuto tali forme di pena e nel 2013 in Russia sarà introdotta una nuova forma di pena – i lavori obbligatori, ha notato Matjuškin.
Questi ha dichiarato che nella Federazione Russa sta migliorando la situazione delle persone detenute in carceri e isolatori: sono stati creati più di novemila posti aggiuntivi nei carceri di custodia cautelare e che in media ad ogni recluso nel paese oggi toccano più di quattro metri quadrati. In particolare il vice-ministro ha indicato le ispezioni nelle carceri russe da parte di esperti indipendenti, notando che 700 membri delle commissioni speciale su questa questione hanno compiuto più di 1500 visite all'anno nelle carceri senza uno speciale permesso delle istituzioni.
Nelle proprie note preliminari i membri del comitato hanno approvato tali visite nelle carceri, tuttavia hanno espresso dubbi riguardanti le possibilità finanziarie degli attivisti per i diritti umani per compiere viaggi nelle località isolate della Russia, dove si trova la maggior parte delle carceri e hanno anche espresso inquietudine per le comunicazioni sull'aumento del numero di casi di maltrattamento di detenuti nelle carceri russe, si dice nel rapporto nel sito "Centro notizie dell'ONU".
Il comitato dell'ONU contro la tortura ha espresso inquietudine per il rapporto del governo russo, i cui autori hanno concluso che "nei luoghi di custodia cautelare non sono stati scoperti casi di tortura o trattamenti o pene crudeli, disumani e umilianti".
Ciò non corrisponde alle informazioni su come stanno le cose in altri paesi del mondo e alle informazioni che si hanno dalla Russia, ha notato al riguardo il vice-presidente del comitato Felice Gaer. "Vediamo che ben poche indagini… terminano con l'incriminazione (di chi ricorre alla tortura)", – ha dichiarato Gaer.
Questa ha sottolineato che l'assenza di controllo sulla situazione da parte delle autorità russe appare particolarmente angosciante sullo sfondo del fatto che questa è solo una delle "molte orribili tendenze" nella Russia contemporanea.
Come ha notato Gaer, dalla Russia giungono sempre più comunicazioni su violazioni di diritti umani, ma la crescita del numero di tali segnali può essere causato tanto dal peggioramento della situazione quanto pure dal miglioramento del sistema di monitoraggio delle violazioni.
Ricordiamo che le organizzazioni non governative russe hanno preparato un rapporto alternativo sulla situazione della tortura e sulle misure intraprese dalla Federazione Russa sulla sua prevenzione. Questo rapporto è stato presentato nel corso delle udienze sull'osservazione da parte della Russia della Convenzione contro la tortura e i maltrattamenti di Ginevra. Il rapporto abbraccia un grande spettro di problemi legati alla tortura: il nonnismo nell'esercito, la situazione nel Caucaso del Nord, nelle cliniche psichiatriche, ecc. Gli attivisti per i diritti umani indicano nel rapporto anche i tentativi dello stato di fare ordine in una serie di sfere, ma nota anche molte situazioni in cui mancano riforme.
"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/216328/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] "Per i diritti umani".
[2] "Giornale.ru", giornale on-line russo.
[3] Maksim Leonardovič Ševčenko, giornalista e attivista per i diritti umani russo.
[4] Cioè della Mordovia, repubblica autonoma della parte centrale della Russia europea.

08 ottobre 2012

Come fu preparato l'omicidio di Anna Politkovskaja

Tecnologia dell'omicidio

Chi e come seguì Anna Politkovskaja nella fase iniziale della preparazione dell'omicidio

08.10.2012

[1] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Centrale degli Affari Interni), la sede principale della polizia.

[2] "Del Bosco", via della zona nord-occidentale di Mosca.

[3] Nome colloquiale dell'auto russa VAZ (Volžskij Avtomobil'nyj Zavod – Fabbrica di Automobili del Volga) 2104, evoluzione della VAZ 2102, che derivava dalla Fiat 124 familiare.

[4] Gli organi del Ministero degli Interni (si dice soprattutto degli agenti segreti).

[5] Častnoe Ochrannoe Predprijatie (Impresa di Sicurezza Privata).

[6] Grandi magazzini della compagnia turca Migros (poi passati alla turca Enka) nella zona occidentale di Mosca.

[7] "Lasagna", ristorante del centro di Mosca, luogo di ritrovo di un noto gruppo criminale.

[8] Giornalista investigativo americano di origine russa ucciso a Mosca nel 2004.

[9] Rajonnoe Upravlenie po Bor'be s Organizovannoj Prestupnost'ju (Direzione di Quartiere per la Lotta alla Criminalità Organizzata).

[10] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.

[11] Gosudarstvennaja Inspekcija po Bezopasnosti Dorožnogo Dviženija (Ispettorato Statale per la Sicurezza del Traffico Stradale), in pratica la polizia stradale.

[12] Sledstvennyj IZOljator (Carcere di Custodia Cautelare).

[13] Dorožno-Postovaja Služba (Servizio di Posto di Blocco Stradale).

[14] Piazza del centro di Mosca dove si trova l'ex sede del KGB, ora sede dello FSB.

[15] Abbreviazione di Iževsk, città della Russia centro-orientale dove si fabbricano anche i kalashnikov.

[16] Cioè i paesi della ex-URSS.

[17] Sergej Nikolaevič Jušenkov, deputato liberale ucciso nel 2004, ufficialmente da uomini del suo partito vicini al faccendiere Boris Abramovič Berezovskij.

[18] Achmed (la grafia del nome è sempre incerta) Chalidovič Zakaev, uno dei leader indipendentisti ceceni.

[19] Upravlenie Federal'noj Služby Bezopasnosti (Direzione del Servizio Federale di Sicurezza), dipartimento locale dello FSB. Vedi nota 10.

[20] Capitale della Kabardino-Balkaria.