31 ottobre 2009

Meglio 'e Pelé?


Arthur Friedenreich
è un eroe di un calcio veramente di altri tempi. Non più quello delle battaglie quasi senza regole di fine '800 che oggi troveremmo a dir poco inguardabili, un gioco già con arbitri dotati di fischietto, aree (e calci) di rigore e porte con le reti. Ma ancora maglie impensabili, brache incredibili, scarpe quasi da trekking...

Friedenreich nasce a San Paolo del Brasile nel 1892 da un imprenditore tedesco e da una lavandaia nera, figlia di schiavi liberati (la schiavitù in Brasile viene abolita solo nel 1888). Il padre avvia il figlio al calcio in una squadra di immigrati tedeschi. Di melting pot o di meticciato non c'è da parlare allora e Arthur Friedenreich, considerato "negro", si inserisce con difficoltà nel football brasiliano dei primordi. Come Jessie Owens si troverà poi nell'assurda situazione di essere al contempo l'idolo di una nazione e un uomo privato di alcuni diritti civili. Comunque Arthur fa faville nel campionato paulista fin dal 1910, segnando gol a raffica. Quando nel 1914 le varie federazioni calcistiche brasiliane si mettono d'accordo per creare un'entità nazionale (uno dei paradossi della storia del calcio è il fatto che la federazione calcistica statunitense sia stata fondata un anno prima di quella brasiliana), nasce anche la squadra nazionale, di cui Friedenreich sarà l'elemento di punta. Dopo aver vinto due edizioni della Copa America, verrà incoronato "re del calcio" durante una tournée europea, nel 1925. Nel 1930, quando si gioca il primo campionato mondiale in Uruguay, Friedenreich ha già 38 anni, ma segna ancora quantità incredibili di gol: non vi parteciperà solo perché la Federazione calcistica di Rio de Janeiro si imporrà su quella nazionale e farà lasciare a casa i paulisti...

Friedenreich giocherà fino al 1935 (ma nessuno penserà a convocarlo quarantaduenne per i mondiali del 1934) mettendo insieme secondo alcuni 1239 gol in 1329 partite ufficiali, secondo altri 1329 gol in 1239 partite. Se il secondo dato fosse vero, sarebbe il miglior marcatore di tutti i tempi, superando perfino i 1281 gol di Pelé... Adesso sappiamo perfino qual è il mese nel quale l'Atalanta batte meno calci d'angolo in trasferta nei primi tempi, ma allora le statistiche erano approssimative e non c'è più modo di verificarle.

E il "re del calcio" che nel proprio paese non poteva andare nelle stesse piscine dei bianchi è morto nel 1969, senza aver mai vinto un campionato mondiale (anzi, senza avervi mai partecipato) e senza aver saputo se era stato il miglior goleador della storia...

I veri motivi dell'omicidio di Makšarip Aušev

Eliminare il tramite



Makšarip Aušev era un collaboratore non ufficiale del presidente dell'Inguscezia e poteva influire sulle organizzazioni clandestine. Togliendolo di mezzo, i sostenitori delle maniere forti hanno bruciato tutti i ponti


Tutto il mondo si chiede: chi ha ucciso Makšarip Aušev? Si sono diffuse molte supposizioni. Qualcuno accusa le autorità, altri misteriose “cerchie criminali”. La commissione inquirente ha aggiunto del pepe dichiarando che tra le versioni esamina quella della vendetta da parte dei familiari di una donna con cui Makšarip avrebbe avuto rapporti. Tra l'altro nessuno, a parte gli inquirenti, prende quest'ipotesi sul serio.

Tutto porta alla conclusione: Makšarip ha pagato per la sua attività pubblica. Come pure il suo amico Magomed Evloev, ucciso un anno fa. Solo che questo caso è molto meno univoco.

L'etichetta diffusa “leader dell'opposizione e attivista per i diritti umani Aušev” non riflette pienamente tutta l'ampiezza della personalità di Makšarip e non dice nulla della sua posizione nella repubblica.

Fino a poco tempo fa Makšarip non era una figura pubblica. Era un grande uomo d'affari inguscio, commerciava marmo. Nella repubblica è di gran moda la costruzione di palazzi, cosicché Aušev era ricco.

Alla politica l'aveva portato il caso: nel settembre 2007 rapirono i suoi familiari più giovani – il figlio Magomed e il nipote, pure di nome Magomed. E' chiaro che se Makšarip non fosse stato un Aušev, ma uno con un cognome più semplice, i giovani non gli sarebbero stati restituiti. Ma l'autorità del tejp [1] in questa storia giocò un ruolo enorme.

Nessun organo giudiziario, si capisce, avrebbe potuto far tornare i sequestrati. L'indagine in proprio, che Makšarip organizzò, mostrò che nella faccenda erano coinvolti gli sbirri ceceni – lo ROVD [2] di Urus-Martan [3]. La storia acquistò una grande risonanza pubblica: presso la casa di famiglia degli Aušev in via Groznenskaja [4] a Nazran' [5] si raccolsero alcune migliaia di persone che chiesero il ritorno dei sequestrati. La richiesta fu indirizzata al fiacco potere di Zjazikov e riguardava non solo gli Aušev sequestrati, ma anche molte altre persone. Gli uomini scomparsi nella repubblica già allora si contavano a centinaia.

Makšarip Aušev riuscì a far tornare i suoi giovani: per mezzo di forti pressioni, della corruzione di alte personalità e con l'appoggio di uomini delle organizzazioni clandestine. Non nascondeva questo fatto.

Nel corso della propria operazione speciale personale scoprì un grande carcere segreto nel villaggio ceceno di Gojty nel distretto di Urus-Martan, dove venivano portati i prigionieri. Nel momento in cui il reparto militarizzato personale di Makšarip giunse a Gojty, la prigione era già vuota. I muri erano bagnati di sangue e c'erano scritti i nomi di quelli che erano stati uccisi lì in precedenza. Tirarono fuori di lì vivi solo I due Magomed Aušev – ma anche di essi si preparavano già a fare “scarpe da ginnastica”. Si dice così quando alla testa del cadavere legano dell'esplosivo, gli calano sopra una busta di plastica e lo fanno esplodere perché non lo si possa riconoscere.

Dopo la liberazione dei giovani Makšarip cercò di attirare l'attenzione della Russia sul problema, voleva, che ci fosse qualche inchiesta ufficiale sulla prigione segreta di Gojty. Mi ha mostrato un'istanza alla Procura scritta da lui. Tuttavia nessuna autorità si interessò della sua indagine indipendente. Peraltro per Makšarip in persona ci furono due indagini su questa storia.

In primo luogo, andò a confrontarsi con i ceceni, per di più con ceceni seri. Una prigione segreta non è un reparto per lo sversamento di etanolo bruciato. Ha bisogno di una grande copertura. E Makšarip strombazzò questa vicenda a tutto il paese.

In secondo luogo, Makšarip capì: se avesse formulato bene le proprie rimostranze contro il potere, l'Inguscezia si sarebbe sollevata in suo favore – e contro Zjazikov.

Con il clan Zjazikov al potere Makšarip già allora ebbe serie frizioni. In qualche modo l'entourage dell'allora presidente cercò di ricattare [6] Aušev senza tener conto del fatto che la sua posizione si era rafforzata e senza neanche fare attenzione al suo cognome.

Allora Makšarip cominciò a raccogliere gente per ogni sorta di manifestazione e corteo di protesta. Questi, senza ricorrere all'aiuto dei tecnologi della politica occidentali, organizzò in Inguscezia un brillante scenario “arancione” [7]. Le richieste che risuonavano in queste manifestazioni non solo sollevarono tutta la repubblica, ma causarono anche irritazione a Mosca. Sarete d'accordo che appare abbastanza attraente un'opposizione che, appellandosi all'autorità del centro federale, chiede di portare l'ordine nella repubblica, difenderla dai sequestratori e condannare i corrotti.

Per garantire al proprio apparato informativo un accesso senza ostacoli al centro, Aušev puntò sul sito senza controlli Ingushetia.ru. Questi garantì la sicurezza dei giornalisti in arrivo – e questa era una garanzia assoluta.

Nel novembre 2007, quando Makšarip intraprese l'ennesima azione, una troupe di REN TV [8] fu assediata nella casa in cui si trovava. Uomini armati in uniforme senza segni distintivi circondarono la casa e chiesero che i giornalisti uscissero e si consegnassero a loro. Occuparono il cortile e annunciarono: sappiamo che siete qui e abbiamo bisogno di parlare. In risposta la casa si riempì di armi automatiche – con i giornalisti c'erano guardie del corpo mandate da Aušev. Gli uomini di Aušev dissero a quelli in uniforme: “Su, provate a prenderci”. Questi decisero di non tentare la sorte e se ne andarono.

Nell'agosto 2008 in una macchina della polizia uno dei poliziotti uccise con un colpo alla tempia il compagno di lotta di Aušev e proprietario del sito “Ingushetia.ru” Magomed Evloev, che aveva compiuto non pochi sforzi per minare la posizione del presidente Zjazikov. Secondo la versione ufficiale questo colpo sarebbe partito per puro caso. Ma al centro federale evidentemente vennero a noia gli omicidi casuali dell'Inguscezia (per i quali la rimprovera continuamente l'Occidente). E alla fine di ottobre il generale dello FSB [9] Zjazikov fu sostituito come presidente dal colonnello del GRU [10] Evkurov.

E il sito “Ingushetia.ru” cambiò proprietario: dopo la morte di Evloev se ne occupò Makšarip Aušev. E il nuovo presidente, penso, capì ottimamente, che forza fosse.

Evkurov è sì inguscio, ma è un uomo nuovo nella repubblica. Fino ad allora per molti anni era stato in servizio nel profondo della Russia e non aveva alcun interesse di clan in Inguscezia. Si dichiarò subito sostenitore delle trattative con le forze più diverse – dall'opposizione civile ai membri delle formazioni armate illegali. Certamente parlò con il quartier generale di protesta di Aušev. E per molti “dissenzienti” in generale si trovò posto alla corte del nuovo presidente. Lo stesso Makšarip, peraltro, non assunse alcun compito, ma comunque qualche mese dopo l'arrivo di Evkurov rinunciò a prender parte al destino ulteriore del sito impostato criticamente “Ingushetia.ru”. Dichiarò pubblicamente: “Ho raggiunto il mio scopo”.

Il presidente Evkurov, evidentemente, contava sa Makšarip. Perlomeno lo teneva in considerazione. Dopo l'omicidio il presidente ha detto: “Egli è stato per me un vero collaboratore nella repubblica, anche se non l'abbiamo particolarmente mostrato”.

Aušev era spesso ospite del palazzo presidenziale, si incontrava sia con Junus-Bek, sia con il suo attuale premier Aleksej Vorob'ëv (che controlla tutte le operazioni delle strutture armate della repubblica). E comunque quando hanno ucciso Makšarip Magomed Chazbiev – un altro leader della protesta, persona molto vicina ad Aušev – ha subito dichiarato che questo omicidio avrebbe potuto convenire prima di tutto alla leadership della repubblica. Chazbiev, a differenza del suo compagno, non ha mai trovato un punto di contatto con il nuovo presidente. Insiste sul fatto che anche per Makšarip le cose con Evkurov non andavano così lisce e che il presidente avrebbe deciso di non acuire i contrasti.

Forse era anche così. Tuttavia Makšarip negli ultimi tempi parlava pubblicamente solo in appoggia Evkurov. Fino al punto di lodare i risultati delle ultime elezioni, sui quali Chazbiev aveva grandi e a ben vedere fondate rimostranze.

Evkurov, si capisce, nega la propria complicità in questo clamoroso omicidio. Tuttavia non lo fa tanto per considerazioni etiche quanto per motivi profondamente pragmatici: “In primo luogo, questo è un colpo alla mia autorità. Ho i miei motivi per dire così”.

Quali sono i motivi per cui per un presidente può essere particolarmente scomoda l'eliminazione di un ex oppositore? La supposizione che Evkurov tema che adesso lo tolgano dalla poltrona presidenziale sembra un po' ingenua. E' evidente che Makšarip Aušev, in generale leale con lui, sia la vittima sbagliata per minare la posizione di Evkurov. Ciò significa che ci sono altri “suoi motivi”.

Nella biografia di Makšarip c'è un momento non sufficientemente chiaro. Si dice che abbia avuto legami con i militanti. Non che fosse un comandante in campo in segreto che manteneva una facciata pubblica, no. Non si confaceva agli ideologi dell'emirato del Caucaso. Tuttavia indubbiamente conosceva capacità militari, che le organizzazioni clandestine nascondono in se. E probabilmente ricorse perfino al loro aiuto (merita ricordare quantomeno quell'operazione a Gojty).

Penso che il presidente Evkurov e l'attuale premier Vorob'ëv abbiano invitato Makšarip a palazzo non solo per fare conversazioni mondane davanti a una tazza di tè. E se le voci sui rapporti coi wahhabiti [11] fossero vere, allora con l'omicidio di Makšarip hanno perso un canale per comunicare con questa parte.

Se si guarda all'accaduto da questo punto di vista, allora la dichiarazione di Evkurov “Gli assassini di Makšarip Aušev mi hanno tolto di mano una buona carta” già non sembra più un lamento retorico.

Merita ricordare anche questo clinch sui metodi di lotta contro i militanti, che c'è stato tra Inguscezia e Cecenia. Ramzan Kadyrov rimprovera pubblicamente Junus-Bek di essere troppo morbido con le organizzazioni clandestine. Junus-Bek risponde: le chiedo di tenere per se la sua opinione.

Ho visto Makšarip Aušev per l'ultima volta in estate. Abbiamo valutato le notizie sul fatto che a Nazran' sotto l'egida di un'operazione antiterroristica comune e in assenza del presidente Evkurov si fosse piazzato l'ORB-2 [12] ceceno.

– Forse è anche un bene se Kadyrov ficca apertamente il naso da noi, – disse Makšarip. – Allora tutti gli ingusci si solleveranno fianco a fianco: chi è un militante e chi non lo è. La differenza si dimenticherà.

Fra l'altro con gli uomini delle strutture armate cecene Makšarip aveva rapporti estremamente brutti. Qualche tempo fa mi è capitata sotto gli occhi la dichiarazione di Lidija Michal'čenko, nuovo direttore del sito “Ingushetia.ru”: “Makšarip come redattore del sito mi consigliò: “Sottolinea ogni volta che in Cecenia succede qualcosa, scrivi direttamente nel titolo che in Cecenia c'è una situazione instabile, che la Cecenia resta la regione più pericolosa del Caucaso settentrionale”. Makšarip diceva che il presidente della Cecenia, quando lo leggerà, reagirà molto aspramente, che questo possa fargli almeno questo effetto”.

Lo stesso “Ingushetia.ru” (che neanche apparteneva più ad Aušev, ma gli dava sempre spazio) il 12 settembre di quest'anno ha pubblicato questo comunicato: “Al portale della redazione è giunta la notizia degna di fede che i servizi segreti stanno conducendo un'operazione speciale per uccidere Makšarip Aušev. Il presupposto omicidio è destinato ad essere compiuto da agenti di uno degli ORB-2 al momento dell'uscita di Aušev dai confini della repubblica.

Tre giorni dopo, il 15 settembre, persone sconosciute su un blindato hanno fermato la macchina di Makšarip Aušev e hanno cercato di arrestarlo, che andava di nuovo a incontrare il presidente Evkurov. Allora gli riuscì difendersi. Ma si mise in guardia, capendo che gli davano la caccia. Makšarip cercò di essere più prudente.

Lo hanno ucciso esattamente due settimane dopo quell'avvertimento – nella Kabardino-Balkaria, non in Inguscezia. Aušev era alla guida di un'automobile Lada Priora [13]. Mi pare che le macchine del suo parco valessero milioni [14]. Ma per quel viaggio a Nal'čik [15] ha scelto una modesta Priora – e non ha ingannato nessuno.

Ol'ga Bobrova

28.10.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/120/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Clan caucasico.


[2] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Distrettuale per gli Affari Interni), in pratica la sede distrettuale della polizia.


[3] Città della Cecenia centro-occidentale.


[4] “Di Groznyj”.


[5] Città dell'Inguscezia occidentale, ex capitale della repubblica.


[6] Letteralmente “mungere”.


[7] Colore ufficiale del fronte di opposizione ucraino, europeista e contrario agli alleati di Putin.


[8] Canale televisivo privato – e relativamente indipendente – il cui nome allude al Rinascimento (renessans) e al nome della fondatrice Irena Stefanovna Lesnevskaja.


[9] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio di Sicurezza Federale), l'erede del KGB.


[10] Glavnoe Razvedyvatel'noe Upravlenie (Direzione Centrale dell'Intelligence).


[11] In Russia “wahhabiti” sono chiamati gli estremisti islamici in generale.


[12] Operativno-Razysknoe Bjuro (Ufficio Operativo per la Ricerca di Criminali). L'ORB-2 è in realtà parte dell'esercito privato di Kadyrov.


[13] Berlina media costruita solo per il mercato interno.


[14] Un milione di rubli sono oltre 23000 euro.


[15] Capitale della repubblica caucasica di Kabardino-Balkaria.

29 ottobre 2009

Stalin in tribunale

Il primo passo sulla strada per Norimberga



Le informazioni sui crimini di Stalin pubblicate dalla “Novaja gazeta” sono state riconosciute corrispondenti alla realtà. Questo emerge dalla sentenza del tribunale del quartiere Basmannyj [1]


Giovedì scorso in qualità di querelati abbiamo ricevuto una copia della sentenza del tribunale del quartiere Basmannyj di Mosca sul procedimento civile n. 2-2576/09. Questo procedimento storico, ricordiamo, fu aperto su querela del nipote di Stalin E.Ja. Džugašvili nei confronti della “Novaja gazeta” e del nostro autore Anatolij Jablokov in difesa dell'onore e della dignità di I.V. Džugašvili [3]. Le udienze del tribunale del quartiere Basmannyj hanno attratto un raro interesse da parte del pubblico russo e dei mezzi di informazione di massa, senza esagerare, di mezzo mondo. Perciò riteniamo indispensabile pubblicare la sentenza del tribunale – con alcuni tagli di cose non fondamentali dovuti alle dimensioni delle colonne di un giornale.

Pubblichiamo anche un frammento dell'intervento in tribunale del querelato Jablokov – essenzialmente testimone del crimine di Katyn' [3].

Dalla sentenza del tribunale del quartiere Basmannyj
In nome della Federazione Russa
13 ottobre 2009, città di Mosca

Il tribunale del quartiere Basmannyj della città di Mosca
nella persona del presidente Lopatkina A.S.,
in presenza del segretario Kil'deeva D.M.,

visto in udienza aperta il procedimento civile n. 2-2576/09 su querela di Džugašvili Evgenij Jakovlevič nei confronti dell'organizzazione non commerciale autonoma “Redakcionno-Izdatel'skij Dom “Novaja gazeta”” [4] e di Jablokov Anatolij Jur'evič per ottenere il riconoscimento delle informazioni come inventate, non corrispondenti alla realtà, lesive per l'onore e la dignità, l'obbligo a pubblicare smentite e un risarcimento del danno morale,

HA STABILITO:

Džugašvili Evgenij Jakovlevič si è rivolto al tribunale con una querela nei confronti dell'organizzazione non commerciale autonoma “Redakcionno-Izdatel'skij Dom “Novaja gazeta”” (in seguito: ANO [5] RID “Novaja gazeta”) e di Jablokov Anatolij Jur'evič, in cui, precisando le richieste legate alla querela da lui dichiarate, ha chiesto che fossero riconosciute inventate, non corrispondenti alla realtà e lesive per l'onore e la dignità di Stalin I.V. le seguenti informazioni, contenute nell'articolo di Jablokov A.Ju. "Berija è stato indicato come colpevole", pubblicato nell'appendice (edizione speciale) “La verità sul GULAG” n. 03 (14) del giornale “Novaja gazeta” del 22.04.2009:

“Stalin e i cekisti [6] sono coperti di una grande quantità di sangue…”,

“…Stalin e i membri del Politbjuro del VKP(b) [7], che hanno preso la decisione, obbligatoria per gli esecutori, di fucilare i polacchi, sono sfuggiti alla responsabilità morale per crimini gravissimi…”,

“…antropofago assetato di sangue…”,

“Nei protocolli segreti del Patto Molotov-Ribbentrop era previsto che l'URSS, nonostante il patto di non belligeranza in vigore con la Polonia, dovesse prender parte insieme alla Germania all'attacco alla Polonia. Dopo che il 1 settembre 1939 la Germania entrò in guerra con la Polonia, l'URSS, adempiendo i propri obblighi con la Germania, il 17 settembre 1939 invase la Polonia…”,

“Nel corso delle indagini si è stabilito che in effetti 14700 prigionieri di guerra polacchi di tre lager dello NKVD [8] e 7305 cittadini polacchi detenuti nelle prigioni dell'Ucraina occidentale e della Bielorussia occidentale, per disposizione del Politbjuro del VKP(b) nell'aprile-maggio 1940 furono fucilati da agenti dello NKVD dell'URSS e sepolti nel territorio delle dacie dell'UNKVD [9] e in altri luoghi”,

“Nonostante le deposizioni dell'ex presidente del KGB dell'URSS Šelepin, dell'ex capo della Direzione per i prigionieri di guerra dello NKVD Soprunenko, del capo dell'UNKVD della regione di Kalinin [10] Tokarev e di altri che confermavano la realtà di questi documenti, l'autenticità di questi è stata ulteriormente verificata con accuratezza”,

“Per la prima volta è stato confermato dai documenti che le circa 22000 vittime del crimine di Katyn' furono uccise per decisione del Politbjuro del CC del VKP(b) per motivi politici e nazionali come “incalliti, incorreggibili nemici del potere sovietico… per oltre il 97% di nazionalità polacca”,

“…Le circostanze di questo omicidio di massa sono confermate non solo da questi documenti, ma anche da deposizioni di testimoni e da materiale raccolto durante le esumazioni nei luoghi di sepoltura”. (…)

Dopo aver ascoltato le parti in causa e studiato le testimonianze del caso, tra cui i materiali scritti inerenti, la corte ritiene che le richieste del querelante non vadano esaudite per i seguenti motivi. (Qui e in seguito messo in rilievo da noinota del redattore).

Secondo il comma 1 dell'art. 152 del Codice Civile della Federazione Russa un cittadino ha il diritto di esigere in via giudiziaria la smentita di informazioni che ledano il suo onore, la sua dignità e la sua reputazione professionale, se chi ha diffuso tali informazioni non dimostra che queste corrispondono alla realtà.

Su richiesta degli interessati è consentita la difesa dell'onore e della dignità di un cittadino anche dopo la sua morte. (…)

Secondo il comma 7 della Disposizione n. 3 del Plenum della Corte Suprema della Federazione Russa del 24 febbraio 2005 “Sulla pratica giudiziaria nei casi di difesa dell'onore e della dignità dei cittadini e della reputazione professionale di cittadini e persone giuridiche” circostanze aventi in forza dell'art. 152 del Codice Civile della Federazione Russa significato per il caso, sono la diffusione da parte del querelato di informazioni sul querelante, il carattere lesivo di queste informazioni e la non corrispondenza di queste con la realtà. (…)

Informazioni non corrispondenti alla realtà sono affermazioni su fatti o avvenimenti che non hanno avuto luogo realmente nel momento a cui si riferiscono le informazioni messe in discussione.

In mancanza di una sola delle circostanze indicate la richiesta non può essere esaudita dalla corte. (…)

In tal modo, secondo la vigente legislazione civile il criterio distintivo delle affermazioni su fatti e avvenimenti dai giudizi di valore (opinioni, convinzioni) è la possibilità di verificare tali informazioni quanto alla corrispondenza di queste con la realtà.

<…>

L'opinione espressa dall'autore dell'articolo rappresenta una valutazione soggettiva di Džugašvili (Stalin) I.V. come figura storica e del suo ruolo nella politica degli anni '30-inizio '50 del ХХ secolo e anche una valutazione personale del contenuto dei materiali del procedimento penale sui tragici avvenimenti di Katyn' nell'aprile-maggio 1940 riguardanti i prigionieri di guerra polacchi e altri cittadini e dei materiali di altri procedimenti riguardanti persone vittime di repressioni divenuti accessibili all'autore dell'articolo Jablokov A.Ju. come persona che ha preso parte in qualità di inquirente all'inchiesta della Procura militare centrale sul detto crimine e di addetto della sezione per la riabilitazione delle vittime di repressioni politiche della Procura militare centrale. (…)

Le espressioni “legati da una grande quantità di sangue” e “antropofago assetato di sangue” nel detto articolo hanno un carattere esclusivamente metaforico. (…)

Valutando il contenuto del secondo frammento dell'articolo, messo in discussione dal querelante, sul fatto che “… Stalin e i membri del Politbjuro del VKP(b) [7], che hanno preso la decisione, obbligatoria per gli esecutori, di fucilare i polacchi, sono sfuggiti alla responsabilità morale per crimini gravissimi…”, la corte prende spunto dalle disposizioni dell'articolo 10 della Convenzione sulla difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali, secondo cui ognuno ha diritto a esprimere liberamente la propria opinione; questo diritto include la libertà di mantenere la propria opinione e la libertà di ricevere e diffondere informazioni e idee senza alcun impedimento da parte dei pubblici poteri e indipendentemente dalle frontiere nazionali.

Peraltro in forza dell'articolo 1 della legge federale del 30.03.1998 n. 54-F3 “Sulla ratifica della Convenzione sulla difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dei Protocolli ad essa collegati” la corte tiene conto della posizione giuridica della Corte Europea per i diritti umani espressa nelle sue disposizioni.

In accordo con la pratica stabilita dai precedenti della Corte Europea la libertà di espressione delle opinioni è una delle basi essenziali della società democratica e una delle principali condizioni per il suo progresso e per l'autorealizzazione di ogni cittadino. (…)

La stampa svolge una funzione importantissima in una società democratica.

Il suo importantissimo dovere è la diffusione di informazioni e idee su tutte le questioni di interesse generale e la società ha diritto a ricevere dette informazioni. (…)

Le questioni toccate nel frammento dell'articolo indicato presentavano un significativo interesse per la società, ragion per cui Jablokov A.Ju. aveva il diritto di attirare su di esse l'attenzione del pubblico a mezzo stampa e il giudizio da lui espresso non viola il giusto equilibrio sociale, indispensabile in una società democratica, tra la difesa dell'onore e della dignità di un uomo politico e il diritto di un giornalista a diffondere informazioni su questioni che presentano un interesse generale, in quanto manca qualsiasi segno obbiettivo del fatto che l'autore sia uscito dai limiti di un livello di critica generalmente accettato. (…)

La corte non può prendere in considerazione neanche le affermazioni del querelante sul carattere offensivo dei frammenti dell'articolo messo in discussione, in quanto un'offesa è un'intenzionale lesione all'onore e alla dignità di una persona, espressa in forma indecente (cinica, profondamente contraria alle norme morali e alle regole di comportamento sociale), ma la corte non ha alcun motivo ragionevole di supporre che l'opinione di Jablokov A.Ju., di cui questi ha dato nell'articolo chiare e determinate spiegazioni, sia stata espressa nell'articolo proprio allo scopo di offendere Stalin I.V. in modo inadatto o indecente. (…)

Il cognome, il nome e il patronimico di Stalin I.V., come pure qualsiasi informazione personale su di lui non sono contenuti in questi (altri tra quelli elencati sopran.d.r.) frammenti dell'articolo (…).

In tal modo, le richieste del querelante di riconoscere inventate, non corrispondenti alla realtà e lesive dell'onore e della dignità le informazioni contenute nell'articolo di Jablokov A.Ju. “Berija è stato indicato come colpevole” nell'appendice (edizione speciale) “La verità sul GULAG” n. 03 (14) del giornale “Novaja gazeta” del 22.04.2009 non vadano esaudite, in quanto sono state riconosciute evidentemente infondate dalla corte per i motivi precedentemente riportati. (…)

Sulla base di quanto detto e in forza degli artt. 194-199 del Codice di Procedura Penale, la corte

HA DECISO:

Quanto all'esaudimento delle richieste del querelante Džugašvili Evgenij Jakovlevič nei confronti dell'organizzazione non commerciale autonoma “Redakcionno-Izdatel'skij Dom “Novaja gazeta”” e di Jablokov Anatolij Jur'evič per il riconoscimento come inventate, non corrispondenti alla realtà e lesive dell'onore e della dignità delle informazioni contenute nell'articolo di Jablokov A.Ju. “Berija è stato indicato come colpevole” nell'appendice (edizione speciale) “La verità sul GULAG” n. 03 (14) del giornale “Novaja gazeta” del 22.04.2009, l'obbligo di pubblicare una smentita e un risarcimento del danno morale – di rifiutare.

La decisione può essere impugnata presso il tribunale cittadino di Mosca entro 10 giorni.

Il giudice A.S. Lopatkina

Deposizioni del testimone

Dall'intervento al tribunale del quartiere Basmannyj della città di Mosca del querelato su istanza del nipote di Stalin

…Ancor prima della trasmissione da parte di El'cin nel 1992 dei documenti di una cartella speciale, l'esistenza di questi documenti era stata dimostrata per via investigativa. Così, dal 1990 al 2004 la Procura militare centrale ha indagato il caso n. 159 (il “caso di Katyn'”), a cui io, querelato Jablokov, ho preso immediatamente parte nel periodo dal 1990 al 1994.

Nelle deposizioni dell'ex capo dell'UNKVD della regione di Kalinin Tokarev D.S. e dell'ex capo della Direzione per i prigionieri di guerra dello NKVD dell'URSS Soprunenko P.K. e di altri agenti dello NKVD da me interrogati all'inizio del 1991 in qualità di testimoni con l'aiuto di videoregistrazioni sono contenute informazioni dettagliate sul meccanismo della fucilazione dei prigionieri di guerra polacchi, sui luoghi di sepoltura di questi e sulla partecipazione del Politbjuro del CC del VKP(b) alla decisione della loro eliminazione.

Alla fine di ottobre del 1992 copie autenticate dei documenti della cartella speciale n. 1 giunsero dall'Archivio del presidente della Federazione Russa alla Procura militare centrale e furono da me studiati e acclusi agli atti del procedimento penale, fra cui dovrebbero trovarsi anche al momento presente.

Ai primi di dicembre del 1992 nell'Archivio del presidente della Federazione Russa fu da me condotta un'analisi di questi documenti con la partecipazione di specialisti dell'archivio e in proposito è stato redatto un protocollo dell'analisi di questi documenti. In seguito con la partecipazione degli esperti giuridici del VNIISÈ [11] e del CSML [12] del ministero della Difesa della Federazione Russa sono state ordinate e condotte analisi su commissione, di tipo tecnico-giuridico e grafologico, che hanno confermato l'autenticità di questi documenti e anche che le firme apposte a questi documenti a nome di Stalin, Vorošilov, Molotov, Mikojan e Berija sono state fatte proprio da queste persone. Tutti i documenti, come pure le conclusioni delle analisi giuridiche, i protocolli e le disposizioni sono stati acclusi agli atti del procedimento penale.

L'autenticità dei documenti conservati nella cartella speciale n. 1 è stata confermata nel corso dell'interrogatorio di un testimone, l'ex presidente del KGB dell'URSS Šelepin A.N.. In presenza di un altro ex presidente del KGB dell'URSS - Semičastnyj V.E.. Šelepin ha chiarito che allo scopo di nascondere il fatto della fucilazione di massa dei prigionieri di guerra polacchi da una possibile pubblicizzazione il principale cumulo di documenti del “caso di Katyn'” fu distrutto. Questi e altri protocolli degli interrogatori dei testimoni si trovano tra i materiali del procedimento penale n. 159.

E' indispensabile notare che anche se gli inquirenti non avessero ricevuto i documenti della cartella speciale n. 1, la colpevolezza dell'URSS nella fucilazione di oltre 22000 cittadini polacchi nel 1940 è stata provata in via investigativa dall'inchiesta della Procura militare centrale nel procedimento penale n. 159. (...)

Com'è noto, per la prima volta la scoperta del luogo di sepoltura dei prigionieri di guerra polacchi nel bosco di Katyn' fu annunciata nel 1943 e peraltro nel “Comunicato ufficiale…” tedesco si parlava della colpevolezza dell'URSS nella fucilazione dei polacchi. Al processo di esumazione compiuto dai tedeschi prese parte una commissione internazionale, tra cui una commissione tecnica della Croce Rossa polacca guidata da Skarzyński. Nonostante il fatto che secondo il rapporto di Skarzyński, la colpa della fucilazione dei prigionieri di guerra polacchi fosse ascritta all'URSS, per non essere accusati di indulgenza verso i tedeschi i polacchi rifiutarono di firmare conclusioni comuni e pubblicarono un proprio rapporto solo nel 1989.

Dopo la liberazione del territorio della regione di Smolensk [13] nel gennaio 1944 nel bosco di Katyn' lavorò la Commissione speciale guidata dall'accademico Burdenko N.N., che sulla base dei risultati delle analisi medico-legali dei cadaveri e dei documenti trovati presso di essi giunse alla conclusione contraria: che i prigionieri di guerra polacchi erano stati fucilati nel 1941 dai tedeschi.

La terza esumazione parziale non solo dei corpi sepolti nel bosco di Katyn', ma anche nel territorio delle dacie dell'UNKVD nelle regioni di Tver' e di Charkiv [14] fu condotta nel corso delle indagini legate al procedimento penale n. 159. Nel corso di questa terza esumazione, condotta dalla GVP [15], furono trovati numerosi documenti con date non precedenti febbraio-marzo 1940 e anche diversi oggetti e documenti che confermano che tutti i polacchi fucilati erano detenuti in precedenza nei lager di Starobel'sk [16] e Ostaškov [17] dello NKVD dell'URSS.

Nel corso dell'inchiesta legata al procedimento penale n. 159 è stato stabilito che la versione sovietica dei fatti, espressa nel Comunicato della Commissione speciale di Burdenko, fu falsificata per diretta intromissione degli organi dello NKVD dell'URSS. E' stato stabilito che ancora prima dell'arrivo nel gennaio 1944 dei membri della Commissione Burdenko nel bosco di Katyn' “lavorò” dall'ottobre 1943 al gennaio 1944 un gruppo operativo di indagine dello NKVD dell'URSS guidato da Rajchman, che aveva il compito diretto di dimostrare la colpevolezza dei tedeschi nella fucilazione dei polacchi. Sulla base dei risultati del lavoro di questo gruppo furono redatti i cosiddetti Materiali dell'indagine preliminare in due volumi e il segretissimo Elenco dei documenti trovati durante gli scavi nel luogo di sepoltura di Katyn'. Nove documenti datati 1941 che avrebbero dovuto essere stati trovati dalla Commissione Burdenko nel corso dell'esumazione, furono trovati negli abiti dei cadaveri già trafugati in precedenza dal luogo di sepoltura dagli agenti dello NKVD. Questi documenti non risultavano nell'Elenco dei documenti dello NKVD e la stragrande maggioranza di essi “fu trovata” dall'esperto legale Zubkov.

Dal procedimento penale, tratto da un archivio, nei confronti di Zubkov si è venuti a sapere che quando questi era nell'esercito fu fatto prigioniero dai tedeschi, collaborò con loro e lavoro come esperto medico-legale a Smolensk. Dopo la liberazione di Smolensk Zubkov fu arrestato per collaborazione con i tedeschi e processato. Tuttavia dopo che questi siglò la propria collaborazione segreta con gli organi dello NKVD il procedimento penale fu sospeso e questi fu cooptato in qualità di esperto legale per lavorare con la commissione Burdenko.

Nel corso delle indagini della GVP furono trovati dei documenti del 1942-1943, dai quali consegue che gli autori di questi documenti – i prigionieri di guerra Kučinskij e Otraškevič – sia pure detenuti nei lager dello NKVD dell'URSS, non furono fucilati né nel 1940, né nel 1941, ma furono utilizzati per gli interessi dello NKVD. Un altro documento - il “blocco note del sindaco di Smolensk Men'šagin” –, in cui era stato fatto un appunto sulla fucilazione dei polacchi da parte dei tedeschi, è pure risultato essere un falso dello NKVD. Questo blocco note sarebbe stato trovato dall'ex vice-sindaco di Smolensk Bazilevskij. Come consegue dal procedimento penale, tratto da un archivio, nei confronti di Bazilevskij, anche questi, per sfuggire alla responsabilità penale per collaborazione con i tedeschi, avrebbe siglato la propria collaborazione con gli organi dello NKVD e in seguito agì per loro ordine e dichiarò che Men'šagin sarebbe fuggito con i tedeschi in Occidente. In realtà Men'šagin a quel tempo si trovava nella prigione interna della Lubjanka e in seguito per altri 25 anni fu detenuto nella prigione di Vladimir [18] e non ha mai riconosciuto di aver avuto a che fare tanto con il blocco note ritrovato e l'appunto fatto in esso, quanto in generale con I fatti di Katyn'.

Secondo uno schema analogo gli organi dello NKVD agirono con oltre 100 testimoni, le cui deposizioni furono raccolte nei 2 volumi dell'“indagine preliminare”. La commissione speciale di Burdenko senz'alcuna verifica, con tutti gli errori presenti nei protocolli degli interrogatori di questi “testimoni”, riportò le deposizioni dei principali “testimoni” nel proprio Comunicato, che diventò la posizione sovietica ufficiale fino al 1990. Allo stesso tempo in 41 documenti, che sono stati realmente trovati sui cadaveri nel luogo di sepoltura di Katyn' e indicati nell'Elenco dei documenti, tutti i dati terminavano con il febbraio 1940 e in tal modo non confermavano la fucilazione dei polacchi da parte dei tedeschi. (...)

Il querelato
A.Ju. Jablokov


In proposito

L'avvocato Genri Reznik: il tribunale di quartiere non ha messo in dubbio il fatto della repressione di persone innocenti

Nella pratica della Corte Europea, a cui si rifà nelle motivazioni della sentenza il giudice Lopatkin negli ultimi tempi sempre maggiore significato viene attribuito alla libertà di parola, di stampa e di opinione. Queste libertà sono effettivamente la base della società democratica. Ogni persona ha diritto alla propria valutazione del passato.

Di principio la maggior parte degli enunciati dell'articolo di Anatolij Jablokov “Berija è stato indicato come colpevole”, divenuto oggetto di querela, ha carattere di valutazione. “Antropofago assetato di sangue” riferito a Stalin è certamente, come ha giustamente stabilito il tribunale, una metafora: I.B. Džugašvili non ha mai mangiato carne umana a pranzo. Ma l'enunciato: “Stalin e i cekisti sono legati da una grande quantità di sangue” è una valutazione degli avvenimenti che ci sono stati nella storia. Si tratta delle repressioni di massa. I querelanti hanno una valutazione totalmente diversa dai querelati. Nelle udienze i rappresentanti del querelante le hanno espresse: sì, le repressioni di massa ci sono state, ma gli innocenti non hanno subito repressioni ad esclusione di errori giudiziari inevitabili, che hanno luogo in tutto il mondo e in tutti i tempi, inoltre tutte le condanne sono state emesse da organi giudiziari legali (a questi la parte del querelante ha ascritto anche le cosiddette trojki [19]). Inoltre, secondo loro, la riabilitazione delle vittime delle repressioni politiche non significa che se ne riconosce l'innocenza (?!). In tal modo la posizione della parte del querelante sulle repressioni di massa dello stalinismo si può definire metaforicamente così: “Stalin e i cekisti si sono coperti di gloria immarcescibile nella lotta sanguinosa con i nemici del popolo”.

Se il tribunale avesse messo in dubbio il fatto delle repressioni politiche di massa di persone innocenti (successivamente riabilitati), avrebbe esaudito le richieste di E.Ja. Džugašvili nei confronti della “Novaja gazeta” e di A.Ju. Jablokov. Ma il tribunale ha riconosciuto questo fatto e ha trattato gli enunciati di Jablokov come affermazioni di valore che rimandano a dei fatti. Riconoscendo che le repressioni di massa di persone innocenti sotto Stalin hanno avuto luogo, il tribunale ha valutato la “copertura di Stalin e dei cekisti” come una metafora.

Per quanto riguarda il “caso di Katyn'”, il tribunale qui si è trovato in una situazione difficile. Questo procedimento penale, com'è noto, è stato reso segreto nel 2004 e un tribunale di quartiere non può declassificarlo. E un tribunale civile non può ricostruire fatti di rilevanza penale. Jablokov, sia nel suo articolo, sia negli interventi in tribunale si è rifatto ai dati dell'inchiesta sul “Caso di Katyn'”, che egli stesso ha condotto negli anni 1990-1994. E il tribunale ha mostrato fiducia nella posizione di Jablokov, ha perfino fatto allusione ad essa: “L'opinione espressa dall'autore dell'articolo si presenta (…) come una valutazione personale del contenuto dei materiali del procedimento penale sui tragici avvenimenti di Katyn' nell'aprile-maggio 1940 riguardanti i prigionieri di guerra polacchi e altri cittadini e dei materiali di altri procedimenti riguardanti persone sottoposte a repressioni divenuti accessibili all'autore dell'articolo Jablokov A.Ju. come persona che ha preso parte in qualità di inquirente all'inchiesta della Procura militare centrale riguardante il detto procedimento penale e come addetto della sezione della Procura militare centrale per la riabilitazione delle vittime delle repressioni”.

Il tribunale si è mosso cioè dalla presunzione di affidabilità di un inquirente.

E la cosa più importante: respingendo l'istanza di E.Ja. Džugašvili, il tribunale non ha messo in dubbio i fatti su cui si basavano I giudizi di merito dell'articolo che ha fatto tanto rumore.


26.10.2009

[1] Tribunale tristemente noto per aver pronunciato molte sentenze “politiche” ai danni di avversari di Putin.

[2] Com'è noto il vero nome di Stalin era Iosif Vissarionovič Džugašvili.

[3] Villaggio della Russia occidentale dove nel 1940 i Russi uccisi circa 22000 prigionieri di guerra polacchi. Il massacro fu attribuito ai nazisti e solo nel 1990 Gorbačëv ammise la verità.

[4] “Casa di Redazione e di edizione della “Novaja gazeta””.

[5] Avtonomnaja Nekommerčeskaja Organizacija (Organizzazione Non Commerciale Autonoma).

[6] I membri della ČK (pronunciata Čè-Ka – abbreviazione di Črezvyčajnaja Komissija po bor'be s kontrrevoljucii i sabotažem, “Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e il sabotaggio”), la prima polizia politica e per estensione gli agenti segreti.

[7] Vsesojuznaja Kommunističeskaja Partija (Bol'ševikov) (Partito Comunista (dei Bolscevichi) dell'Unione).

[8] Narodnyj Komissariat Vnutrennich Del (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni), la polizia politica di Stalin.

[9] Upravlenie Narodnogo Komissariata Vnutrennich Del (Direzione del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni).

[10] Nome sovietico della città di Tver', a nord-est di Mosca.

[11] Vsesojuznyj Naučno-Issledovatel'skij Institut Sudebnoj Èkspertizy (Istituto di Ricerca Scientifica per l'Analisi Giuridica dell'Unione).

[12] Central'naja Sudebno-Medicinskaja Laboratorija (Laboratorio Centrale di Medicina Legale).

[13] Città della Russia occidentale.

[14] Città dell'Ucraina nord-orientale.

[15] Glavnaja Voennaja Prokuratura (Procura Militare Centrale).

[16] Città dell'Ucraina orientale.

[17] Città della regione di Tver'.

[18] Città della Russia centrale.

[19] “Terzetti”, commissioni di tre persone dello NKVD che emettevano condanne extragiudiziali.

26 ottobre 2009

25 ottobre 2009

Al servizio di Putin ci sono anche brigate di troll?

I cani da catena della zona .ru [1]



C'è una professione del genere – “far schifezze” in Internet. Per denaro


I loro post sono le stesse scritte: grandi, monotone e villane. Internet è come la cucina di una kommunalka [2] – è un posto ideale in cui regolare i conti. Esiste la categoria del pol'zovatelec [3], quelli che “fanno schifezze” a bella posta nei forum, nei siti e nei LiveJournal [4]. Fra l'altro non vengono lanciati anatemi contro di loro per questo e i “našisty [5] non fanno i picchetti con le bandierine agli ingressi delle loro case (a proposito, questi hanno giocato un “ruolo importante” nella persecuzione di Aleksandr Podrabinek [6]). Al contrario, ora “far schifezze” è conveniente. I blogger “di particolare talento” vengono pagati per questo.

Questi hanno il loro linguaggio, il loro lessico, i loro stereotipi. Questi sono visibili nei loro monotoni post furiosi e illetterati. Esteriormente sono fatti così: irregolare distribuzione di virgole nel testo, tasto Caps Lock [7] “piantato”, ignoranza della logica, insulti volgari. E il contenuto è all'incirca uguale all'affermazione che “il luminoso Putin ha risollevato la Russia” e chi non è d'accordo è “un agente della CIA e un omosessuale”. Per esempio, tra le patriottiche “guardie” del Cremlino esiste la parola “liberast[8]. E' buffo che simmetricamente, dall'altra parte (tra i “liberasty), c'è la parola “pedriot [9]. Nella composizione delle parola qua e là si allude all'omofobia. “Questi blogger hanno una terribile pappa nella testa, – chiarisce Lev Rubinštejn, poeta, columnist del sito grani.ru. – Per esempio, non distinguono sovietico e post-sovietico: la stessa persona può dire che odia i bolscevichi, ma ama Stalin. In generale questa è la caratteristica dei tempi attuali – il disorientamento, sia ideale, sia estetico. Molte persone che utilizzano attivamente Internet, vivendo praticamente in essa, non capiscono la sua natura. Gli sembra di trovarsi in uno spazio fisico da cui si può scacciare qualcuno. Per esempio scrivono agli utenti stranieri: “togliti dalla nostra runet [10], “chi ti ha chiamato in un sito russo?”.

La brigata

Li chiamano troll e “sinapsidi” [11] o più spesso “brigate”. Lavorano in gruppi. Una brigata di 10 blogger può far venire gli incubi a centinaia di Livejournal al giorno. “Tutto è cominciato nel 2005, dopo la “rivoluzione arancione” in Ucraina, – racconta Michail Tul'skij, presidente del centro di studi “Političeskaja analitika[12]. – Al Cremlino allora era venuta l'idea fissa che ci fosse anche da noi una minaccia “arancione” e che ci fosse bisogno di lottare con essa. Surkov [13] e il suo entourage dettero la stura a Putin per avere buoni fondi per la lotta con l'“arancionismo”. Questa lotta è stata condotta in alcune direzioni. Una di queste direzioni è la creazione e la rianimazione dei siti propagandistici in cui si raccontava che “Rogozin [14] è un agente di Chodorkovskij”, che “in “Jabloko” [15] è in corso la fascistizzazione”, che “quelli di SPS [16] sono finocchi [17]”, che “il KPRF [18] è il reparto rosso del Dipartimento di Stato”, ecc. Cioè siti “sporchi” di pubbliche relazioni. Il più onesto di questi siti è Vzglyad.Ru [19], ma ce ne sono anche di meno onesti come Dni.ru [20], Politgeksogen [21] e decine di siti, come li chiamo io, della “holding Krivda.ru [22]1. Allora furono create anche delle brigate di blogger, che hanno cominciato a “far schifezze” attivamente nei siti di opposizione. Queste si sono formate presso il Fèp (il Fond Èffektivnoj Politiki [23] di Gleb Pavlovskij [24]) e nei siti curati da Konstantin Kostin (allora vice-capo del comitato esecutivo di “Russia Unita” [25] e ora vice-capo della direzione per la politica interna del Cremlino). Questi blogger hanno lavorato in tre direzioni. Prima – la glorificazione generale di Putin e del suo entourage, la respinta di qualsiasi critica. Supponiamo che qualcuno scriva qualcosa sull'illegalità e l'ingiustizia sotto Putin e in risposta gli arriva un post – “tutto è migliorato”, “i redditi sono cresciuti”, “La Russia si è risollevata dopo essere stata in ginocchio”. Il secondo metodo di propaganda da blogger sono l'offesa, i tentativi di mettere in dubbio la competenza e l'adeguatezza della persona che critica il potere. Il terzo metodo – i blogger concordano con la critica al potere e la portano all'assurdo: “Sì, sono d'accordo con lei, che tutto il popolo russo è un gregge”, “in Russia non c'è mai stato nulla di buono e non ci sarà mai”, “sono tutti servi”, ecc. Così concordano con ciò che la persona che critica il potere non ha affermato. E il critico diventa sostenitore di un'opinione così odiosa e assurda. Ci sono anche post privi di ogni logica: “Sì, Lei è un agente dello FSB [26]” o barzellette antisemite”.

Ci sono alcune questioni dolorose sulle quali i “goblin” [27] “si sollevano” più spesso – il tema nazionale, il tema della Georgia e dell'Ucraina, il tema del Cremlino e del potere, la religione. “Reagiscono letteralmente alle parole chiave: alla parola “ebreo”, per esempio” – racconta Lev Rubinštejn. – La reazione a “Grani” [28] è istantanea, cinque minuti dopo la pubblicazione compare il primo commento, perciò diviene chiaro: il sito è osservato 24 ore su 24. Talvolta il commento si origina più rapidamente di quanto sia fisicamente possibile leggere l'articolo. Cioè scrivono senza aver letto o avendo letto solo il primo o l'ultimo paragrafo”. I “goblin” si sforzano di dare l'impressione che nei siti di opposizione solo i pazzi ragionino su qualche assurdità. Per una persona normale là non c'è nulla da fare. “Bisogna ammettere, – dice Michail Tul'skij, – che il lavoro per insozzare la blogosfera viene portato avanti non solo in Russia, non solo da parte del Cremlino. Anche i servizi segreti americani conducono un lavoro del genere. Quando scrivi qualcosa che evidentemente non è favorevole al potere americano (per esempio, un post sui rapporti di Abcasia e Ossezia con la Georgia), là compaiono dei blogger, che scrivono insensatezze tipo “Tskhinval [29] non è stata bombardata dai militari georgiani, ma da quelli russi», ecc. A scrivere questo cominciano nello stesso momento blogger “di vari paesi”, tra cui blogger bielorussi, specializzatisi nella lotta con Lukašenko, ecc. Cioè anche i servizi segreti americani conducono qualche lavoro. Un simile lavoro, pare, viene condotto anche dall'Arabia Saudita wahhabita [30]. I musulmani, giungendo in Europa, in maggioranza perdono interesse per l'Islam (si allontanano dalla religione e passano perfino al cristianesimo). Di conseguenza nelle grandi potenze petrolifere wahhabite è comparsa l'idea di condurre in tutto il mondo una propaganda inversa sul fatto che delle persone passano in massa all'Islam: quelli che dichiarano il proprio passaggio all'Islam vengono pagati perché lo dichiarino pubblicamente e fra l'altro lo strombazzino nei LiveJournal. Ma ecco che da parte dei paesi dell'UE e degli stati europei in generale si nota che non si occupano della propaganda del proprio “luminoso nome”. L'Europa ha semplicemente un'immagine normale, non ha bisogno di qualche correzione. Il Cremlino ha problemi di immagine, perciò gli tocca assumere un mucchio di bugiardi per correggere questa immagine. Anche gli americani hanno questo problema, essi pure hanno bisogno di assumere bugiardi professionisti”.

Quanto costano le “schifezze”?

Ad ogni blogger (e in tutto ce ne sono alcune decine e per ognuno in medi una decina di LiveJournal) vengono dati non più di 1000 dollari. Decine di migliaia per tutti, in un anno centinaia. “Per il potere questo è ben poco denaro, – ritiene Michail Tul'skij. – Per fare un paragone: per la propaganda sui giornali in Russia talvolta vanno via milioni di dollari all'anno. Ogni articolo in un noto giornale russo costa da 10000 a 30000 dollari. Nei mezzi di informazione di massa occidentali ancora di più. Un simile articolo costa da 100000 a 300000 dollari». Anche Tat'jana Stanovaja, politologa, capo del dipartimento di analisi del Centr političeskich technologij [31] è convinta che per i blogger non vada via tanto denaro quanto può sembrare: “Non penso che sia una verticale costruita in modo così rigido, un sistema con una netta subordinazione. I blogger che “insudiciano” i LiveJournal e i siti non sono in grado di influenzare davvero molto la coscienza delle masse in quanto la tecnologia è inefficace. Questa gente fa questioni personali, usa molte offese e questo non sembra estetico, ragionevole e convincente. Non di meno il potere ha un forte desiderio di entrare nei dibattiti in Internet e dirigere le discussioni che si accendono in Rete. Fondamentalmente i metodi che il potere utilizza non sono amministrativi – questo è un “più” e un “meno””. Non nega l'esistenza delle “brigate” neanche il blogger “tysjačnik” [32] Anton Nosik, giornalista, noto operatore di Runet.ru [33]. “Ci sono persone che esprimono in quel modo la loro opinione, che “sfogano l'animo”, ma ci sono anche quelle che vengono pagate per lasciare commenti di un certo tipo. Individuare i segni di un lavoro “di brigata” è più facile per il proprietario di un blog, di un forum, di un server – per la monotonia delle repliche, per la loro origine dagli stessi indirizzi. Una persona che svolge tali attività per denaro può utilizzare qualsiasi quantità di “identità virtuali”, qui non ci sono limiti. Il 99% degli utenti a cui è proibito lasciare commenti nel mio blog sono spambot [34], cioè identità virtuali, create con un unico scopo: lasciare spam nei LiveJournal. Per essere bloccati a causa di espressioni inadeguate bisogna offendere con molta forza e senza argomenti gli altri partecipanti a una discussione nel mio blog. Alle offese rivolte a me semplicemente non reagisco, sono quelli più attivi”.

Quando si attivano

Michail Matveev, moderatore del sito ecmo.ru, creato dai difensori del bosco di Chimki [35], riconosce i “visitatori sporchi” a prima vista: “Vediamo esplosioni di aggressività nei confronti delle nostre manifestazioni e delle nostre azioni di protesta, nei giorni in cui vengono prese importanti decisioni su questioni ecologiche e in generale quando sul sito ci si aspetta un afflusso di visitatori. Ma il picco di attività dei teppisti da LiveJournal è stato durante la campagna elettorale per il posto di sindaco di Chimki. I commenti compaiono nel corso di alcune ore. L'impressione è che il sito sia seguito come minimo in tutte le ore diurne. Se si scartano gli “assalti” da villani ai membri del Movimento in difesa del bosco di Chimki, lo scopo della maggior parte dei commenti del genere è cercare di suscitare nel visitatore l'impressione che tutti gli attivisti siano “comprati” da qualcuno. E' capitato che abbiano semplicemente cercato di “rimpinzare lo schermo” con commenti che non avevano niente a che fare con la vicenda. Nasce la sensazione che i commenti “sporchi” siano ordinati dalle stesse persone che pagano gli attacchi DDos2. Si può notare come prima di un ulteriore attacco (quando i troll sanno che nel giro di un'ora o due il sito smetterà comunque di funzionare) il flusso di comunicazioni offensive si placa”.

Con i troll nel proprio LiveJournal Lev Rubinštejn agisce “secondo le leggi di guerra”: li “stermina” semplicemente “Ma nel LiveJournal ce ne sono pochi del genere, principalmente scrivono commenti agli articoli su “Grani”. Anche da me ci sono “persone bendisposte”. Ma ecco cos'è interessante – dopo tre o quattro commenti il tema dell'articolo scompare assolutamente e le persone cominciano a chiarire i rapporti le une con le altre, dimenticandosi del tutto dell'autore e del suo testo. Talvolta osservarli è abbastanza divertente. Ma per me l'interesse per ciò è in parte etnografico e in parte drammaturgico. A un certo punto comincio a prendere i commenti come un pezzo teatrale. E talora mi inserisco là nel ruolo di “autore”, non per convincere qualcuno, ma per puro interesse artistico. Non mi metterei a lottare seriamente con loro. Perché? Hanno tutti ruoli assegnati, non ne escono, nessuno muta le proprie opinioni, nessuno ascolta l'altro. Tutto questo, fra l'altro, c'era anche prima di Internet. Per esempio, nelle code sovietiche per la merce deficitaria le persone si distribuivano immediatamente i ruoli e cominciavano a chiarire i loro rapporti. E questo ricorda anche fortemente le cucine delle kommunalki”.

Bannate i goblin

Anton Nosik dice che le identità virtuali “sporche”, “vanno incondizionatamente, necessariamente bannate. Ma con chi nei LiveJournal esprime diverse opinioni bisogna rapportarsi come con persone reali”.

E' d'accordo con lui Michail Tul'skij: “Questi, si capisce, si possono bannare, ma il miglior metodo di lotta è non mettersi a discutere con loro. Quando è chiaro, che una persona dice evidenti assurdità, porta avanti un falso punto di vista, cerca di deformare la realtà, non bisogna parlare con lei. Un'altra questione – talvolta è difficile determinare subito chi ti sta davanti, un oppositore o un propagandista. Ma se non lo indovini la prima volta, la terza si può già capire precisamente che tipo di persona ti scrive”.

I blogger “che fanno schifezze” nei LiveJournal possono risponderne a livello amministrativo e penale. “La responsabilità per offese e calunnie è prevista dal Codice Penale della Federazione Russa (artt. 130 e 129 rispettivamente), ed è anche possibile muovere un'istanza civile per la difesa dell'onorabilità, della dignità o della reputazione nel mondo degli affari, – dice Viktor Naumov, esperto nell'ambito della difesa della proprietà intellettuale e della regolamentazione delle tecnologie dell'informazione, partner dello studio legale Salans. – Nell'ambito dell'istanza il cittadino può richiedere il risarcimento delle perdite e del danno morale e anche la smentita delle informazioni diffuse. Quanto a Internet per la difesa dell'onorabilità e della dignità del cittadino non ci sono norme speciali. L'ambito di diffusione delle informazioni, lo spazio della Rete, non è una regione speciale. Non c'è neanche una regolamentazione speciale – tutto si compie nell'ordinamento generale. Di principio, per i tribunali tale categoria di cause e di procedimenti penali non deve rappresentare una particolare complessità materiale e legale – nella legislazione sono previste norme abbastanza chiare in merito. Può, a dire il vero, sorgere una complicazione sul fatto se si possa considerare questo o quel sito (o servizio) un mezzo per la pubblica diffusione di informazioni o no – questa è una circostanza aggravante al momento di emettere una sentenza e ha anche influenza sull'entità dei danni riconosciuti (o del risarcimento) al momento di chiudere una causa civile. Ma il principale problema qui è processuale: bisogna raccogliere testimonianze sulla partecipazione di una persona concreta alla pubblicazione (nota del redattore: non è così difficile – vedi l'articolo di Jurij Revič "Beccare un provocatore"), registrare la pubblicazione stessa, cosa non banale da fare in modo impeccabile dal punto di vista processuale E proprio sull'aspetto processuale inciampano più spesso i querelanti o gli inquirenti. Alcuni sono stati chiamati a rispondere a livello civile e penale per violazioni commesse in Internet, ma la quantità di procedimenti differisce numericamente dalla quantità di processi per offese “comuni””.

“Si viene processati principalmente non per le offese, ma secondo l'articolo 282 del Codice Penale, per “incitamento”, – afferma Anton Nosik. – Il blogger di Perm' [36] Dmitirj Širinkin viene processato secondo l'articolo 207 del Codice Penale” (comunicazione consapevolmente falsa su atti di terrorismo). Nel settembre 2007 questo blogger scrisse nel LiveJournal: “Ieri… ho comprato una pistola Vi odio, odio Putin, odio Kasparov [37], odio “Dom-2” [38]... Porterò con me venti o trenta anime. Per ora non ho deciso in quale istituto superiore della città andrò. Probabilmente, comunque in un politecnico. Lo odio…”. Gli uomini della Procura di Perm' hanno trovato estremi di reato nelle comunicazioni di Širinkin.

Il caso di Širinkin non è una regola.

Nonostante il fatto che in Internet ogni giorno compaiano molti post, precisamente degni di attenzione da parte delle forze dell'ordine. Dopo aver posto nel blog della “Novaja gazeta” un brano di un nostro articolo (del 12 ottobre) in qualche ora sono giunte più di 100 repliche Gli utenti che si sono irritati agiscono secondo gli schemi descritti nell'articolo. Tra i commenti da troll ne sono comparsi anche alcuni che contengono aperte minacce all'indirizzo di giornalisti della “Novaja gazeta”. Alla Commissione per la risoluzione di conflitti della SUP, che gestisce i LiveJournal, ci hanno consigliato di rivolgerci immediatamente alle forze dell'ordine e di presentargli gli screenshot con le minacce, cosa che abbiamo fatto. Sui risultati comunicheremo in seguito.

1Forse intende la holding di Internet Pravda.ru. Il proprietario di questa è una società per azioni a numero chiuso.

2Attacco Ddos: al server vengono indirizzate contemporaneamente decine di migliaia di finte richieste e questo cessa di essere in grado di operare e diventa inaccessibile. Lo scopo di queste azioni è mettere fuori uso il server e chiudere la bocca ai suoi creatori.

P.S. Ringraziamo i colleghi che lavorano al sito “Novyj Region” [39] per averci suggerito questo tema.

Repliche nel blog http://novayagazeta.livejournal.com/

volnodum[40]

I troll e i blogger pro-Cremlino pagati risiedono effettivamente in grande quantità nei LiveJournal.

Il picco della loro attività è coinciso con la guerra con la Georgia. Bisogna notare che durante la persecuzione di Podrabinek l'opposizione liberale ha operato molto bene ed efficacemente nello spazio della blogosfera – i post e i commenti anti-Podrabinek non hanno potuto bilanciare i post e i commenti in sua difesa.

Inoltre, se si monitora Internet, si può scoprire che la difesa di Podrabinek ha perfino dominato in qualche modo sugli “attaccanti” e ha condotto molto bene dei duri contrattacchi (io non faccio eccezione).

In questo momento Internet è quello spazio in cui il potere e i suoi lacchè pagati non possono dominare sull'opposizione e tanto meno tapparle la bocca. La battaglia è condotta alla pari e l'opposizione la vince in parte in forza della mancanza di intelletto dei difensori del potere.

mrparker (Maksim Konovenko, conduttore televisivo, canale NTV [41])

Julija Balašova è invitata a commentare il mio LiveJournal e in particolare idiot.fm [42]. E scoprire là con stupore che la “brigata” esiste anche dall'altra parte. Per esempio, per ogni mio post sull'“idiota” dopo qualche secondo appare un commento di opposizione (a dirla molto delicatamente). Quanto costano queste persone? E chi li paga, non forse Lev Rubinštejn?:) Anche sollevare il tema delle “brigate” tre anni dopo che si è riso in proposito è ridicolo.

dieman7ich

I blogger particolarmente arguti/schifosi [43] ricevono fino a 1000 dollari al mese.

DA CHI LI RICEVONO?!!!

Dite nome e indirizzo di una persona che da un mucchio di verdoni per rompere le palle ai pazienti, per favore! Vi prego tanto. Curatori, dove siete?! Io pensavo che vi avessero dato un'ascia e un rompighiaccio in premio – e poi rompi come vuoi. E per questo danno anche del denaro!

In breve, o dite chi paga per questo e io vado da queste persone a ottenere il mio stipendio, o tutto questo è frutto della vostra immaginazione malata.

P.S. In realtà mi hanno costretto a scrivere questo. Scrivo in caratteri piccoli perché i curatori non mi notino. Non ci paga nessuno, lavoriamo per mangiare. Se perseguitiamo male i difensori della libertà e della democrazia, ci picchiano con le balalaiche e ci costringono a guardare gli interventi di Putin per cinque ore di fila. Un tempo ero una persona normale, ma gli uomini del KGB mi hanno preso, mi hanno tolto le scarpe da ginnastica Nike e mi hanno costretto a portare in Internet il dispotismo e il totalitarismo. Per favore, salvatemi! Sono pronto a chiedere asilo politico in qualsiasi paese, solo toglietemi da questi orribili luoghi di tortura, qui è scuro, terribile e da dietro il muro si sentono i gemiti dei giornalisti amanti della libertà torturati. Sbrigatevi, vi prego!

Slavikmad [44]

La teppa pro-Putin (“Naši, “Giovane Guardia” [45]), pare, crede seriamente che la parte opposta riceva denaro quando commenta i loro post da mentecatti. Dicono lo stesso delle manifestazioni... Le stesse donnette ne ricevono e credono che anche l'altra parte venga pagata e come potrebbe non essere così, senza essere pagati non si muoverebbero per nulla, eppure nell'anima sono accesi patrioti. Così il pubblico liberale non prende denaro, visto che non soffre di patriottismo del cervello [46].

darkwren [47]

Diavolo, mi dispiace così tanto per voi – persone a cui non viene neanche in testa che altri possano avere la propria opinione, diversa dalla vostra.

“Far schifezze” nei LiveJournal è qualcosa che viene certamente dall'aver troppo tempo libero. Meglio spenderlo per il lavoro, la famiglia, gli hobby, etc.

Ma se, per esempio, qualcuno dei vostri pazzi porta in strada una folla di persone e le conduce davvero all'assalto del Cremlino, io senza particolare dispiacere prendo in mano un'arma automatica per fermarvi.

Perché io apprezzo quella libertà che c'è da noi e non voglio prendere il vostro giogo su di me.

Julija Balašova

23.10.2009, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2009/118/12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1]Dominio primario dei siti internet russi.


[2] Struttura abitativa nata in Unione Sovietica: appartamento condiviso da più famiglie con cucina e servizi igienici comuni (il corsivo, qui e altrove, è mio).


[3] Neologismo creato aggiungendo il suffisso -ec alla parola pol'zovatel', “utente”, per darvi una valenza spregiativa.


[4] I “diari” on line tenuti nei blog gestiti dal provider LiveJournal (Diario dal Vivo).


[5] Nome derisorio dei membri dell'associazione giovanile putiniana Naši (I Nostri). L'allusione ai nazisti è chiarissima.


[6] Aleksandr Pinchosovič Podrabinek, scrittore e giornalista con un passato da dissidente e oppositore del regime di Putin tenuto d'assedio nella propria casa dai Naši dopo aver criticato i reduci della II guerra mondiale che hanno ottenuto di far cambiare nome a una tavola calda moscovita dal nome “antisovietico”.


[7] Tasto usato per scrivere in carattere maiuscolo (ed è noto che scrivere in maiuscolo in Internet equivale a urlare ed è segno di grande maleducazione).


[8] “Incrocio” tra liberal (liberale) e pederast (pederasta).


[9] “Incrocio” tra pederast e patriot (patriota).


[10] RUsskij NET (“Rete Russa”), segmento russofono di Internet.


[11] Rettili simili ai mammiferi.


[12] “Analisi politica”.


[13] Vladislav Jur'evič Surkov, principale “ideologo” del Cremlino.


[14] Dmitrij Olegovič Rogozin, ex leader del partito nazionalista moderato “Patria”, ora membro del partito filogovernativo “Russia Giusta”.


[15] Letteralmente “Mela”. Partito di orientamento liberale il cui nome si ispira alle iniziali dei fondatori Javlinskij, Boldyrev e Lukin.


[16] Sojuz Pravych Sil (Unione delle Forze di Destra), partito conservatore.


[17] Letteralmente “azzurri”, termine gergale per “omosessuali”.


[18] Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa).


[19] Sito del giornale filogovernativo “Vzgljad” (Sguardo).


[20] Sito dell'omonimo giornale Internet (Dni significa “giorni).


[21] Sito del giornale filogovernativo Političeskij Geksogen (Esogeno Politico). L'esogeno è un esplosivo usato in ambito militare.


[22] Krivda significa “menzogna”.


[23] “Fondo per una Politica Efficace”, fondazione filogovernativa.


[24] Gleb Olegovič Pavlovskij, politologo, consigliere del capo dell'amministrazione presidenziale russa.


[25] Il “partito del potere”, che porta avanti la politica di Putin.


[26] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l'erede del KGB.


[27] Termine mitologico usato come sinonimo di “troll”.


[28] “Confini”. Si intende il sito informativo di opposizione “Grani.ru”.


[29] O meglio Tskhinvali, capitale dell'autoproclamata repubblica dell'Ossezia del Sud.


[30] Da leggersi come “fondamentalista”.


[31] “Centro di Tecnologie Politiche”, istituto politologico indipendente.


[32] Che ha mille o più lettori (da tysjača, “mille”).


[33] Cioè dell'Internet russofona.


[34] Cioè robot da spam, programma per l'invio automatico di spam.


[35] Città nei pressi di Mosca, il cui bosco è minacciato da grandi progetti edili e stradali.


[36] Città della Russia europea orientale.


[37] Garri Kimovič Kasparov, ex scacchista e ora principale oppositore di Putin.


[38] Reality show del canale satellitare TNT.


[39] “Nuova Regione”, agenzia di informazioni indipendente.


[40] Nickname che rimanda a vol'nodumec, “libero pensatore”.


[41] Canale televisivo un tempo indipendente, adesso sotto l'egida della Gazprom.


[42] Blog di “Mr. Parker”.


[43] Gioco di parole intraducibile tra gadlivyj (schifoso) e dogadlivyj (arguto).


[44] “Slavik il matto”. Slavik è diminutivo di Vjačeslav.


[45] Organizzazione giovanile putiniana.


[46] Come dire che “Slavik il matto” considera il “patriottismo” dei sostenitori di Putin una malattia mentale.


[47] “Scricciolo nero”.