31 ottobre 2008

La madre di tutti i meme: cosa vedete qui?


Sì, è una delle figure del test di Rorschach. Cosa ci vedete? Sforzatevi di essere sinceri, chi dice la cosa più strana o stupida non vince nulla. Non è neanche un test psicologico. E' un meme.

Invito a rispondere Francesca, Claudio, Simone, Stefania, Morgan, gli amici di Agloco, Alessio, Marco, Camilla, Pablo e chiunque voglia. La mia risposta seguirà il primo commento (ma rispondete alla domanda del titolo senza leggere i commenti!).



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Come "lotta" Mosca con il nazionalismo

L’autorità di Mosca garantiscono che impediranno il corteo non autorizzato dei nazionalisti il 4 novembre

Ogni tentativo del cosiddetto Movimento contro l’immigrazione illegale (DPNI [1]) e dell’ “Unione Slava” [2] di svolgere azioni non autorizzate nel Giorno dell’unità nazional-popolare [3] a Mosca il 4 novembre sarà impedito dalle forze dell’ordine, ha dichiarato martedì a Interfax [4] il vice direttore dell’ufficio stampa del sindaco e della giunta di Mosca Leonid Krutakov.

“Il 4 novembre, giorno dell’unità nazional-popolare, a Mosca avrà luogo un’enorme quantità di manifestazioni popolari. Tutti i servizi della città che si occupano della sicurezza di queste lavorano al massimo delle loro possibilità”, – ha detto L. Krutakov.

Questi ha sottolineato, che “per quanto riguarda le richieste presentate per svolgere manifestazioni di massa, l’ufficio del sindaco di Mosca agisce secondo la legge, tenendo fede fra l’altro al principio di soddisfare le richieste presentate con maggiore anticipo”.

“Nel caso della “Marcia Russa”, che non è una manifestazione significativa e di massa, si è verificato un errore. L’“Unione Nazional-Popolare” [5] di Sergej Baburin ha presentato per prima la richiesta di svolgere una manifestazione sul lungofiume Taras Ševčenko”, – ha detto L. Krutakov.

Il rappresentante ufficiale delle autorità della capitale ha chiarito, che alcune altre organizzazioni avevano presentato una richiesta per quel posto, tuttavia più tardi si sono accordate per associarsi all’“Unione Nazional-Popolare”. “Cosicché la manifestazione sul lungofiume Taras Ševčenko avrà luogo”, – ha sottolineato L. Krutakov. Questi ha aggiunto che “a singole persone, che operano a nome del Movimento contro l’immigrazione illegale (DPNI), che non è registrato, è stato pure proposto di associarsi all’“Unione Nazional-Popolare” e ad altre organizzazioni”.

“I punti sui quali il DPNI avanzava pretese, erano occupati sulla base di richieste presentate in precedenza”, – ha detto L. Krutakov.

“Ogni tentativo del DPNI e dell’“Unione Slava” di far passare l’operato della giunta di Mosca per la tutela dell’ordine e della legalità nello svolgimento di manifestazioni popolari per un divieto di queste manifestazioni è una menzogna”, – ha dichiarato il rappresentante delle autorità moscovite. Questi ha sottolineato che “l’appello a prender parte a un corteo non autorizzato a fronte della possibilità di svolgere una manifestazione legale è una provocazione”. “Cose del genere saranno impedite con la forza dal GUVD [6] di Mosca e, indubbiamente, la responsabilità ricadrà sulle persone che avranno preso parte a questa provocazione”, – ha detto L. Krutakov.

Al contempo una fonte importante dell’Interfax nell’amministrazione cittadina, che desidera restare anonima, ha espresso dubbi in merito in quanto finora nei confronti dei leader del DPNI e dell’“Unione Slava”, che non sono registrati, non è stato avviato alcun procedimento penale per estremismo e incitazione all’odio interetnico e le stesse organizzazioni non registrate da loro guidate non sono state riconosciute come estremistiche”.

“Interfax-Mosca”

30.10.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/81/11.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Abbreviazione del nome russo Dviženie protiv nelegal’noj immigracii.

[2] Movimento ultra-nazionalista che si prefigge dichiaratamente di fare della Russia un paese monoetnico.

[3] Festa che dal 2004 ha rimpiazzato quella del 7 novembre (in epoca sovietica Festa della Rivoluzione d’Ottobre – il 7 novembre era il 25 ottobre del calendario giuliano allora in uso in Russia – e inseguito Festa della Riconciliazione). Il 4 novembre 1612 le milizie popolari guidate dai principi moscoviti Minin e Požarskij attaccarono la guarnigione polacca che presidiava la zona del Cremlino (la Russia era rimasta senza zar e i polacchi tentavano di insediare sul trono russo il figlio del re di Polonia – dopo la cacciata dei polacchi fu posto sul trono lo zar Michele, primo della dinastia dei Romanov).

[4] Agenzia di stampa russa non governativa.

[5] Partito nazionalista.

[6] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Centrale degli Affari Interni), in pratica la polizia.

30 ottobre 2008

70 anni fa...

UNA STORIA DI IERI SI SOVRAPPONE AI NOSTRI GIORNI

Settant’anni fa come oggi Orson Welles ancora tra noi



UMBERTO FOLENA


P
ossibile che oltre un milione di persone del più moderno Paese del mondo, ascoltando la radio, si convincano che la terra sia invasa dai marziani e si riversino in strada in preda al panico, riempiendo le chiese, tempestando i centralini di polizia e giornali di telefonate? Possibile. È quanto accade negli Usa la sera del 30 ottobre 1938, esattamente 70 anni fa. Una storia meno lontana da noi di quanto possa sembrare, come vedremo alla fine.
Negli studi radiofonici della Columbia Broadcasting System sta per andare in onda, come ogni settimana, il programma
Mercury Theatre on the Air,
adattamento radiofonico di un romanzo. L’anima del programma è un autore ed attore talentuoso di appena 23 anni, Orson Welles. Quella sera non è soddisfatto.
L’adattamento realizzato da Edward Koch della Guerra dei mondi, il romanzo scritto 40 anni prima da Herbert G. Wells, non lo convince.
Troppo noioso. Bisogna farsi venire un’idea originale… Eccola: il radiodramma assume la forma di un normale programma musicale interrotto da finti notiziari. I marziani sbarcano e un (finto) cronista descrive in diretta le loro orrende fattezze, i raggi della morte, le distruzioni.
Mentre va in onda, Orson Welles non sa che il panico sta davvero travolgendo il Paese. Lo verrà a sapere soltanto il mattino successivo. Ancora oggi molti sono convinti che si trattasse di uno scherzo fin troppo riuscito. No, nessuno scherzo. La trasmissione è la solita, un radiodramma – in onda ogni settimana a partire dall’11 luglio 1938 con Dracula, seguito il 18 luglio dall’Isola del tesoro, fino al Giro del mondo in 80 giorni del 23 ottobre – e come tale viene annunciato. Chi si sintonizza in ritardo, è avvertito che si tratta dell’adattamento del romanzo
di Wells ben quattro volte, dopo ogni interruzione pubblicitaria. Un programma molto realistico, a suo modo scioccante. Ma non un imbroglio né uno scherzo.
Che cosa accade dunque la sera del 30 ottobre 1938, quando Orson Welles fa sbarcare i marziani in diretta a Grovers Mill nel New Jersey?
L’audience del programma fu calcolata in circa 6 milioni di ascoltatori. Di questi, 1 milione 700 mila lo interpretarono come un notiziario e 1 milione 200 mila furono presi dal panico. Ma come fu possibile un tale fraintendimento, e chi ne fu 'vittima'? Lo studio più interessante è quello pubblicato nel 1940 da H. Cantril della Princeton University. È lui a elaborare il concetto di 'abilità critica': quella sera molti ascoltatori riconoscono il programma per quel che è veramente, un radiodramma; alcuni no. L’abilità critica viene a mancare soprattutto tra individui segnati da alcune caratteristiche, così riassunte da Mauro Wolf: «Condizioni economiche fortemente negative vissute da molti Americani negli ultimi dieci anni, la disoccupazione che ne è derivata, il radicato divario tra i redditi familiari, l’impossibilità per i giovani di pianificare il proprio futuro. Tutti questi fattori hanno contribuito a generare un diffuso senso di insicurezza che costituisce la base sulla quale si può innestare la reazione di paura».
Condizioni economiche negative, famiglie in difficoltà, giovani senza futuro, insicurezza diffusa. C’è qualcosa di familiare in tutto ciò… Nessuna sorpresa se i marziani, 70 anni dopo Grovers Mill, sbarcano (ma sul serio) a Wall Street, e senza bisogno di un Orson Welles, razza ormai estinta di grandi narratori, interpreti e indagatori, perfino inconsapevoli, delle nostre inquietudini più profonde. (Al sito è possibile riascoltare il radiodramma così come lo ascoltarono gli americani quel 30 ottobre 1938).

http://edicola.avvenire.it/ee/avvenire/default.php?pSetup=

avvenire&curDate=20081030&goTo=A02



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Nella Cecenia pacificata tutto procede regolarmente...

L’hanno preso dall’orfanotrofio

In Cecenia i sequestri di persona continuano

Giovedì 16 ottobre alle 18.30 Muslim Musaevič Ucaev, anno di nascita 1984, è stato arrestato e trasportato chissà dove da agenti del reggimento di polizia con compiti speciali “Kadyrov”.

Muslim Ucaev è un ospite del noto orfanotrofio domestico di Chadižat Gataeva. Chadižat, abitante a Groznyj, creò un orfanotrofio all’inizio della prima guerra cecena [1] per i bambini che erano rimasti orfani a causa delle azioni di guerra in Cecenia.

Molti suoi ospiti, anche dopo essere diventati adulti, sono rimasti a vivere nell’orfanotrofio, perché non avevano altro posto in cui vivere.

Muslim Ucaev, i cui genitori e i cui parenti più prossimi sono morti durante il conflitto, è cresciuto in questo orfanotrofio. In seguito ha lavorato in campo edile a Groznyj e ha dato la maggior parte dei suoi guadagni per mantenere i bambini dell’orfanotrofio. I collaboratori e gli ospiti dell’orfanotrofio sono diventati già da molto tempo una vera famiglia per Muslim.

Giovedì si sono avvicinate all’orfanotrofio tre macchine, da cui sono usciti dodici “kadyroviti” [2] armati. Con loro c’era un ragazzo, il cui volto era coperto da un cappuccio. Da Muslim hanno preteso che riconoscesse questa persona. Muslim ha risposto che forse l’aveva anche vista da qualche parte, ma non sapeva chi fosse. Allora hanno ordinato a Muslim di sedersi in macchina e l’hanno portato chissà dove. Gli educatori dell’orfanotrofio non hanno potuto prender note delle targhe delle macchine con le quali sono arrivati i “kadyroviti”, perché questi hanno circondato l’orfanotrofio e non hanno permesso a nessuno di uscire.

A tarda sera Muslim ha telefonato a casa e ha detto che non si preoccupassero per lui. Ma dove si trovasse non l’ha detto. La cosa più probabile è che abbia telefonato per ordine dei sequestratori. Il giorno dopo gli educatori dell’orfanotrofio (di fatto gli unici familiari di Muslim) si sono rivolti alla polizia e alla procura denunciando il sequestro.

Natal’ja Èstemirova

20.10.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/78/08.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Quella iniziata nel 1994 e conclusasi con l’armistizio di Chasavjurt (Daghestan) nel 1996.

[2] Uomini delle forze armate che agivano come l’esercito personale del presidente ceceno Achmad Kadyrov e che suo figlio Ramzan ha ereditato prima ancora della presidenza.

28 ottobre 2008

"Tutto intorno a te (frammenti di narrazione)". II

...

Dalla filologičeskij fakultet (la chiamavamo così anche quando parlavamo in italiano) all'immenso edificio dell'MGU si diceva che ci fosse un chilometro. A me pareva un'esagerazione, ma certo quel bel vialetto sembrava che non finisse mai. Certo che far fare ai prigionieri del Gulag un'università alta due terzi dell'Empire State Building senza la facoltà di Lettere...

Quel pomeriggio io, Pietro e Giusy tornavamo all'obščežitie (neanche questo veniva mai tradotto - dire "casa dello studente" non rendeva affatto l'idea) dicendo che faceva ancora troppo caldo e che doveva esserci del vero in quel che si diceva sull'effetto serra. Mosca senza neve ai primi di novembre era troppo triste, che credesse alle lacrime o no. E io maledicevo pure di essere venuto a stare lì quattro mesi senza portarmi niente di "ginnico" per poter giocare a calcio finché ancora si poteva. Qualche giorno prima avevo rinviato un pallone uscito dai campetti adiacenti con tale irruenza da spaventare il destinatario che si era girato per evitare la bordata...

A un certo punto arrivò Katja. Katja ci metteva in crisi perché studiava italiano e voleva sempre parlare con noi nella nostra lingua, mentre noi parlavamo in russo solo a lezione e volevamo parlare un po' di russo vivo. Eppure Katja era ammirevole perché si barcamenava già bene nella nostra cavolo di lingua, senza uno straccio di declinazione, con due soli generi grammaticali (manco che al mondo fosse tutto maschio o femmina) e con autentiche follie come il trapassato remoto e il futuro anteriore... Però, come capita spesso ai russi, non riusciva a trovare un po' di affluency (po-russki: beglost'). Senza... fare... pause... reggeva... al massimo... un'unità sintattica. Ma... a... volte... anche... molto... meno.

Dopo i saluti, si volle togliere subito una curiosità.
"Qual è... quella parola... che significa... "ragazza"... e comincia... per "f"?", chiese.

Io e Pietro passammo avanti, ci guardammo in faccia e trattenemmo le risate a fatica. Giusy scattò avanti e ci guardò malissimo.
"Ma dai, non può essere quella parola lì!", fece.
"Ah sì? E allora qual è?", feci io con aria sfottente.
La faccenda si faceva imbarazzante. Non ci andava di darle spiegazioni.

Dovevamo cambiare discorso. E lo facemmo. Probabilmente Katja pensò che il nostro imbarazzo derivasse dalla nostra ignoranza della nostra lingua madre.

Ma la conversazione fu stranamente impalpabile, anche se parlammo di vsjakaja vsjačina ("ogni ognità"? "Qualsiasi qualsiasaggine"? Il russo è fantastico, perché non si può tradurre - e Katja ci faceva parlare in italiano...). E quel chilometro che chilometro non era sembrava sempre più lungo. Maturava un momento epifanico.

"Ecco qual era la parola!", a Katja venne fuori una beglost' mai sentita prima. "Fanciulla! FANCIULLA!!!"

...


Vedi anche: I

Sponsorizzato?

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Concerto pianistico a Scandicci

Associazione Culturale La Cometa


Amici dell'Opera Madonnina del Grappa e Associazione Culturale La Cometa presentano il

Concerto del duo pianistico Maneghel-Suman

Scandicci, Sala Consiliare, Piazzale della Resistenza 1
Mercoledì 5 Novembre 2008, ore 18.00
Ingresso Libero

Quanto raccolto a fine serata sarà interamente devoluto in beneficenza alla missione di Fortaleza (Brasile) gestita dall'Opera Madonnina del Grappa e seguita da Don Angelo Stefanini


Programma

W.A.Mozart (1756-1791)
Ouverture da "Le Nozze di Figaro" K462
Ouverture da "Il Flauto Magico" K620 (trascrizioni di Brandt-Buys)

F.Schubert (1797-1828)
Fantasia in FA min. op. 103 (Allegro molto moderato, Largo, Allegro vivace)

J. Brahms (1833-1897)
16 Valzer op.39
Danze Ungheresi N 6-8

A.Dvorak (1841-1904)
Danze Slave op.46 N 6-8


Associazione Culturale La Cometa Via Turri nc. 70/c 50018 Scandicci (FI) Italia - presso Libreria "La Cometa"

27 ottobre 2008

Intanto l'Inguscezia diventa la nuova Cecenia: c'è pure l'"inguscizzazione" del conflitto...

"Memorial": le azioni degli uomini delle forze armate provocano l’attivizzarsi dei militanti nel Caucaso settentrionale


Kavkazskij uzel [1], 27.10.2008 16:24

Il 20 ottobre a Parigi si è svolto l’ennesimo round di consultazioni tra gli attivisti per i diritti umani in Russia e i rappresentanti dell’Unione Europea. I difensori dei diritti umani hanno fatto notare l’attivizzarsi delle organizzazioni armate sotterranee nel Caucaso settentrionale in risposta alle torture, alle esecuzioni extragiudiziali e alla profilassi violenta portata avanti dalle forze armate.

Sulla base di sentenze della Corte Europea vengono pagati risarcimenti ai familiari delle persone uccise e sequestrate, tuttavia nessuno si accinge a cambiare le leggi che danno poteri illimitati alle forze armate.

Di questo si parla nel comunicato stampa dell’associazione per la difesa dei diritti umani “Memorial”, diffuso il 27 ottobre.

Alle consultazioni con la parte russa hanno preso parte gli attivisti per i diritti umani Sergej Lukaševskij e Ol’ga Šepeleva (Centro “Demos” [2]), Aleksandr Verchovskij (Centro "SOVA" [3]), Tamirlan Akiev (sezione inguscia di “Memorial”), Marina Piskljakova-Parker (Centro “ANNA” [4]) e Mara Poljakova (presidente di un consiglio indipendente di esperti di diritto, membro del consiglio per lo sviluppo degli istituti della società civile e per la difesa dei diritti umani del presidente russo).

Nel rapporto presentato dall’associazione per la difesa dei diritti umani “Memorial” si è fatto notare che l’attuale legislazione russa da alle autorità che lottano contro il terrorismo “poteri intollerabilmente ampi”.

Per esempio, la legge federale “Sulla lotta al terrorismo” [5] permette di arguire che il regime di conduzione di un’operazione antiterroristica (KTO [6]) può estendersi a qualsiasi territorio. La legge non prevede alcuna limitazione, neanche approssimativa, all’estensione di questo territorio. Il territorio, nei cui confini si introduce il regime di KTO, è determinato dal capo di questa, designato da non si sa chi (su questo la legge tace), soggetto solo al direttore dell’FSB [7]. Se questo equivarrà a una casa o a mezza Russia, lo decide un “capo” non diretto da alcuno, si fa notare nel rapporto.

Tuttavia, perfino disponendo di enormi poteri, le autorità “vanno continuamente e sistematicamente a infrangere direttamente le norme di legge, a compiere violenze illegali”, nota “Memorial”. Gli uomini delle forze armate percepiscono la loro totale mancanza di controllo e la loro impunità. Gli organi della procura non solo non fanno cessare le violazioni dei diritti umani, ma essi stessi non di rado operano in qualità di trasgressori. E’ del tutto evidente che tale pratica trova l’appoggio e la protezione delle più alte autorità russe, – fa notare “Memorial” nel rapporto.

Nei tre mesi estivi del 2008 in Inguscezia sono stati uccisi 29 militanti e feriti 75, in Cecenia – 33 e 70 rispettivamente. Il numero di perdite nelle forze armate in queste repubbliche ha raggiunto il livello di due anni fa – il periodo in cui agiva Basaev, si dice nel rapporto. Gli uomini di “Memorial” fanno particolare attenzione al fatto che per la prima volta il numero generale di perdite nella piccola Inguscezia ha superato quello della Cecenia.

I rappresentanti del ministero della Difesa e del ministero degli Interni russi affermano che l’attivizzarsi dei militanti in Inguscezia e in Daghestan sarebbe causato dal fatto che i militanti sono stati spinti là dalla Cecenia. Tuttavia gli attivisti per i diritti umani notano che in queste repubbliche si sono create organizzazioni sotterranee locali, fra l’altro grazie agli sforzi degli stessi uomini delle forze armate.

Nel rapporto si dice che nell’ultimo anno e mezzo, durante le operazioni speciali per gli arresti di sospetti di appartenere a formazioni armate illegali (NVF [8]), gli uomini delle forze armate preferiscano eliminarli [9] sul posto. In molti casi i testimoni affermano che le persone uccise non avevano fatto resistenza, ma che non avevano neanche tentato di arrestarli. Non di rado gli uomini delle forze armate mettono delle armi in mano alle persone uccise davanti agli occhi dei testimoni. Di conseguenza i familiari delle persone uccise entrano nelle NVF per vendicarsi sanguinosamente delle forze armate, si fa notare nel rapporto.

Insieme alle esecuzioni extragiudiziali in Inguscezia, “Memorial” ha registrato un nuovo incremento dei casi di sequestro di persona in Cecenia e in Daghestan a partire dal maggio 2008.

Tuttavia, se fino al giugno 2007 molti degli abitanti del Daghestan sequestrati sparivano senza lasciare traccia, adesso i familiari li trovano qualche giorno dopo in qualche ROVD [10] o nei carceri per la detenzione preventiva. Per allora la persona temporaneamente scomparsa con l’aiuto delle torture è riuscita a “confessare” di aver commesso crimini di tipo terroristico.

Dall’estate 2008 appare sempre più forte un’altra tendenza pericolosa. Le persone e le organizzazioni, che parlano delle violazioni dei diritti umani nel Caucaso settentrionale vengono sottoposte ad attacchi e persecuzioni mirate.

In Daghestan dalla primavera 2008 si è sviluppata una campagna volta a screditare l’organizzazione per la difesa dei diritti umani “Madri del Daghestan per i diritti umani”. Questa organizzazione da risonanza ai casi di sequestro di persona, tortura e falsificazione di procedimenti penali ed esige dalle autorità indagini e punizioni dei colpevoli. A persecuzioni è stata sottoposto anche il giornale “Černovik” [11].

In Cecenia, nonostante le affermazioni delle autorità sul raggiungimento di una stabilità generale, queste non riescono a schiacciare del tutto la resistenza armata. Il sistema essenzialmente totalitario istituito in questa repubblica causa sentimenti di protesta tra i giovani. Un nuovo mezzo di pressione sui familiari dei “militanti” è l’incendio delle abitazioni delle loro famiglie. Al PC [12] “Memorial” sono noti 17 casi di incendi del genere, verificatisi nell’estate di quest’anno.

Da aprile fino al 9 ottobre la Corte Europea per i diritti umani ha emesso sentenze su undici nuovi casi di istanze di abitanti della Cecenia. Tutti questi riguardavano violazioni di diritti umani compiute durante lo svolgimento di operazioni antiterroristiche. Nel complesso la Corte Europea ha emesso 37 sentenze su istanze di abitanti della Cecenia e dell’Inguscezia, danneggiati nel corso di operazioni antiterroristiche. Tutte le sentenze, tranne una, sono state emesse in favore dei querelanti.

Ai querelanti i risarcimenti pecuniari vengono pagati nel tempo indicato e per intero. I procedimenti penali vengono riavviati. Tuttavia le inchieste vengono portate avanti pro forma, le indagini si trascinano in modo ingiustificato. Nonostante l’evidente complicità nei crimini da parte di autorità concrete, nessuna di esse viene chiamata a rispondere in sede penale, si fa notare nel rapporto.

Non è stata chiarita la sorte di alcuna delle persone “scomparse”, su cui la Corte Europea per i Diritti Umani ha emesso sentenze. E tanto meno si è intrapreso qualcosa per introdurre qualche emendamento negli atti normativi che regolamentano l’operato delle forze armate nelle zone dei conflitti interni – la legislazione sulla lotta contro il terrorismo e gli statuti delle forze armate. Tra l’altro la necessità di introdurre tali emendamenti deriva direttamente da alcune sentenze della Corte Europea per i Diritti Umani, si fa notare nel rapporto di “Memorial”.

Tra l’altro, come ha dichiarato il corrispondente di “Kavkazskij uzel”, il membro di “Memorial” Aleksandr Čerkasov, la situazione nella repubblica di Inguscezia è vicina alla guerra civile – tra le forze armate ingusce da una parte e i loro consanguinei desiderosi di vendetta dall’altra.


[1] “Nodo del Caucaso”, sito legato all’associazione “Memorial” (Memoriale), nata per difendere la memoria delle vittime del regime sovietico e tuttora attiva nella difesa dei diritti umani in Russia.

[2] Centro per la difesa dei diritti umani.

[3] Agenzia di informazioni indipendente.

[4] Associazione per la difesa dei diritti delle donne legata ad “Amnesty International”.

[5] Le leggi russe non hanno un numero, ma un titolo.

[6] KontrTerrorističeskaja Operacija (Operazione AntiTerroristica).

[7] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l’erede del KGB.

[8] Nezakonnye Vooružënnye Formirovanija (Formazioni Armate Illegali).

[9] Letteralmente “annientarli”.

[10] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Provinciale degli Affari Interni), in pratica la sede provinciale della polizia.

[11] “Brutta copia”.

[12] Pravozaščitnyj Centr (Centro per la Difesa dei Diritti Umani).



http://www.ingushetia.org/news/16313.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

"Tutto intorno a te (frammenti di narrazione)". I

...

"E' rigore, dai, l'hai presa con un braccio!", gridò Mattia.
"Ma che dici???", gli si rivoltò contro Bruno.

In effetti a me non pareva. Però tutto si può dire di Mattia tranne che sia uno che se ne approfitta. Vediamo come va a finire.

"Vabbe', se tu vuoi il rigore, ti si da", fece Nino con l'aria di uno che concede qualcosa a un bambino capriccioso.

Come "ti"? Se ce lo date, ce lo date a tutti. E poi state vincendo 3-0, saremo più meno a un quarto d'ora del secondo tempo, c'è poco da fare i signorotti offesi. Certo, meno male che Davide non si è fatto vedere "senza addurre motivazioni plausibili", altrimenti mi sarebbe toccato fare l'arbitro e qui il rigore non l'avrei dato e forse avrei litigato con Mattia per la terza volta in vent'anni...

"Allora, chi lo batte?", disse Claudio dopo aver messo la palla sul dischetto.
"Tu l'hai voluto, lo batti tu!", disse Nino a Mattia con fare provocatorio, entrando in una discussione non di sua competenza.
"No, no, io non lo batto", disse Mattia deciso.

Mattia, alle volte non ti capisco proprio. Perso per perso, potevi anche batterlo tu... Ma che cavolo, è la mia occasione!

"O ragazzi, se non lo vuol battere nessuno, lo batto io!!!", gridai.
"Battilo tu", disse Claudio freddamente, come dire "ma chi se ne frega".
"Lo batto io, allora?!?", dissi, probabilmente con un'aria incredula da fare spavento.

Claudio mi fa un gesto come un cameriere che invita a entrare in un ristorante di lusso. Allora vado. Ho fatto già uno sbaglio: non ci si fa piazzare la palla sul dischetto da un altro. Non l'ha messa uno di loro, quindi non ci saranno scherzi come quello di Maspero a Salas. O quello di Benito Lorenzi a non ricordo chi del Milan con il pezzo d'arancia. Ma forse Claudio l'ha messa un po' avanti rispetto al dischetto e magari il piede mi scivola sul gesso... Tanto più che non c'è manco l'erba qui. E' vero comunque che il tempo si dilata quando stai per battere un rigore. Ricordo quel racconto sull'"Avvenire" su Paolo Poggi che deve battere il rigore decisivo per la salvezza del Venezia. Colonnine su colonnine di ricordi di partite nei campielli, ma per l'esecuzione due parole "Tiro. Gol". Ma come tiro? Nell'unico modo che so: d'interno collo destro alla mia sinistra. Sì, lo so che di destro si può tirare anche a destra, basta "aprire la gamba e girare il piede"... E come no? Ma io guardo quelli che lo fanno come la gente al circo guarda i contorsionisti. Via, Alessandro si è piazzato malissimo, è troppo a destra di almeno un metro. A sinistra s'è aperta una voragine. Vai! C'è un silenzio agghiacciante, anche la periferia sembra essersi zittita. Corro e non sbaglio neanche il numero di passi, non sono arrivato né lungo né corto. Stango e la palla sale inesorabile. Alessandro resta dov'è, tutto il suo movimento è un'occhiata a destra per capire che non ci arriverà mai... Dai, dai, dai!!! Traversa!!! Il rimbombo pare spandersi per tutto il quartiere, segue un altro silenzio che si rompe subito...

"Porca puttana!!!", urlai.

...

26 ottobre 2008

Ricordate gli Accademia? Che fine hanno fatto?



Accademia "Accademia in classics (part 1)"

Iniziative che lasciano perplessi

"Avvenire", venerdì 24/10/2008, pag. 23

Choc in Inghilterra: presto obbligatoria l’educazione sessuale e sulle droghe fin dalle elementari.
Le critiche: «Un’idea scellerata»
Londra:«Lezioni di sesso a 5 anni»

DA LONDRA ELISABETTA DEL SOLDATO
Lezioni di benessere personale, tra cui educazione sessuale e lezioni sulla pericolosità della droga, diventeranno presto obbligatorie nelle scuole del Regno Unito a partire dalla prima elementare, che in Gran Bretagna comincia all’età di cinque anni. L’obiettivo ­è di ridurre l’alto tasso di gravidanze tra le adolescenti, nonchè di combattere l’alcolismo e la tossicodipendenza. Un portavoce del ministero della Scuola, Jim Knight, ha cercato di rassicurare i genitori degli studenti di età elementare già allarmati.­«Non stiamo proponendo di insegnare educazione sessuale a bambini di cinque anni – ha spiegato ieri alla Bbc – . Quello che intendiamo fare è ­migliorare in particolar modo le relazioni tra gli studenti e il mondo esterno e spiegare le implicazioni morali di certi atteggiamenti per poi arrivare, in età più avanzata, a parlare anche di sesso». Starà poi alle scuole seguire una linea di insegnamento.«Le scuole religiose per esempio – ha continuato Knight – avranno la possibilità di seguire strade di insegnamento supplementari in linea con il loro credo religioso oltre a quelle imposte dal governo». Ma per alcuni queste rassicurazioni non bastano. Stephen Green, direttore di Christian Voice, ha dichiarato ieri che la proposta del governo «­non farà altro che incoraggiare la sperimentazione e contribuire ad aumentare il già alto numero di gravidanze tra le minorenni e quello di sterilità». L’idea di spiegare il sesso a bambini di cinque anni, ha continuato Green,­ «è una scelleratezza di un governo che vuole vedere un’intera generazione nei guai». Ma dietro l’iniziativa c’è proprio la necessità di colmare il vuoto morale che impera tra le nuove generazioni, ha ribattuto il portavoce del ministero della Scuola.­«E per fare questo c’è bisogno di impegno non solo da parte delle famiglie ma anche delle scuole». Da un recente sondaggio­ è emerso che i due terzi dei genitori appoggerebbe le lezioni di educazione sessuale dagli 11 anni in su.


Ringrazio D.N. per questo contributo

25 ottobre 2008

Anche questa pare scritta ieri...



Adelante! Adelante! (Francesco De Gregori)

Passa correndo lungo la statale
un autotreno carico di sale.
Adelante! Adelante!
C'è un uomo al volante,
ha due occhi che sembra un diavolo!
Adelante! Adelante!
È in arrivo, è distante,
alla fine di questo tavolo.

Di questo cavolo di pianura,
di questa terra senza misura,
che già confonde la notte e il giorno,
e la partenza con il ritorno,
e la ricchezza con il rumore,
ed il diritto con il favore,
e l'innocente col criminale,
ed il diritto col Carnevale.

Passa correndo lungo la statale
un autotreno carico di sale.
Da Torino a Palermo,
dal cielo all'inferno,
dall'Olimpico al Quirinale.
Da Torino a Palermo,
dal futuro al moderno,
dalle fabbriche alle lampare.

In questa terra senza più fiumi,
in questa terra con molti fumi
Tra questa gente senza più cuore,
e questi soldi che non hanno odore,
e queste strade senza più legge,
e queste stalle senza più gregge,
senza più padri da ricordare,
e senza figli da rispettare.

Passa correndo lungo la statale
un autotreno carico di sale.
Adelante! Adelante!
C'è un uomo al volante,
c'è un ombra sulla pianura.
Adelante! Adelante!
Il destino è distante,
alla fine dell'avventura.

Che si nasconde in un polverone,
nell'orizzonte di un acquazzone,
e nei vapori della benzina,
diventa musica nella mattina,
e meraviglie sudamericane,
e companatico senza pane,
arcobaleno sotto le scale,
e paradiso nel temporale.

Passa correndo lungo la statale
un autotreno carico di sale...

Ma scolorirà?



Toquinho "Acquarello"

22 ottobre 2008

Haiku? (V)

Ma com'è il vino
profuma nel bicchiere
per terra puzza


Sette e quaranta
tu lasci e poi riprendi
otto e cinquanta



Vedi anche: Haiku?, Haiku? (II), Haiku? (III), Haiku? (IV)

Su YouTube c'è anche il karaoke del trenino!



Two Man Sound "Disco Samba"

In Russia i capitalisti cancellano le tracce del comunismo

Verdetto: no (,) al museo [1]

Il tribunale provinciale di Tomsk [2] ha deliberato: il Museo della repressione politica deve liberare gli spazi che ha occupato. Ma la città, crediamo, non permetterà questo

Il 5 settembre c.a. il tribunale del quartiere Sovetskij [3] della città di Tomsk ha soddisfatto la richiesta del querelante – l’imprenditore Igor’ Skorobogatov [4], riconoscendo sua proprietà il sotterraneo del condominio al n. 44 del viale Lenin. Il secondo punto della sentenza impone al fruitore del sotterraneo di liberare gli spazi occupati. Ma questi sono occupati già da sedici anni dal Museo in memoria delle repressioni politiche. Questo è come uno sfratto della storia, che non ha più dove andare – è troppo terribile perché nel nostro tempo glamour sia accolta da qualche parte.

Non ci sono più musei del genere in Russia

Il Museo “Carcere preventivo dell’NKVD [5]” è stato istituito nel 1989 su iniziativa dell’associazione “Memorial” [6] di Tomsk e per ordine del responsabile del dipartimento per la cultura del Comitato esecutivo regionale come filiale del museo etnografico regionale. Quattro anni dopo sulla base di una delibera del consiglio comunale fu fornita al museo la parte sotterranea dell’edificio, dove dal 1923 al 1944 si trovava il carcere interno della sezione cittadina dell’OGPU [7], che nel 1934 entrò a far parte del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni (NKVD).

Sotto l’insegna con questa abbreviazione gli arrestati scendevano nel sotterraneo, di regola senza tornarvi. Nel corso di un solo anno, dal ’37 al ‘38, da qui furono inviate sul monte Kaštačnaja (ai margini della città), dove si eseguivano le condanne a morte, circa 11000 persone. Nel complesso negli anni del terrore, gli anni ‘20-‘50, secondo gli storici di Tomsk, su di esso sono state fucilate “molte decine di migliaia” di rappresentanti di tutti gli strati sociali e di tutte le condizioni di vita. In particolare hanno sofferto i contadini, il clero e la nobiltà deportati nella regione di Tomsk (a quel tempo distretto di Narym [8]). I “trasferiti speciali”, distribuiti nei suoi lager, ammontavano, secondo i dati della sezione di “Memorial” di Tomsk, a mezzo milione di persone. Ne è sopravvissuta appena la metà…

Non ci sono più musei del genere nel nostro paese. Nel villaggio di Jagodnoe nella regione di Magadan [9] il giornalista Ivan Panikarov ha creato nella propria casa il museo del Gulag della Kolyma [10], raccogliendo centinaia di reperti – attrezzi da lavoro, oggetti di uso comune nel lager, migliaia di fotografie, disegni di prigionieri, lettere inviate alle loro case, originali di procedimenti penali… Ma Jagodnoe è un posto lontano dal centro della regione, che a sua volta è lontana dal resto della Russia. Ma il “Carcere preventivo…” è nella via principale di una grande città siberiana (il viale Lenin), sulla strada per il municipio. Qui tutto è simbolico, incluso il fatto che nei tempi più recenti il viale è rimasto fedele al proprio nome.

In questa via non ci sono nuove costruzioni, che coprirebbero la vista in lontananza (anche storica), peraltro appaiono subito cinque scuole superiori, ci sono giovani visi intelligenti. E all’improvviso – il carcere dell’NKVD. Prego, entrate in prigione, la porta è aperta ogni giorno dalle 9 alle 18. La ripida scalinata è un’immersione nel grande terrore di stato. All’ingresso nel sotterraneo c’è un cekista [11] con pantaloni neri a sbuffo e cinturone. Per fortuna è un manichino, tuttavia la mano istintivamente fruga in tasca – per cercare il passaporto [12].

Questo museo si distingue dagli altri per il fatto che in esso si conservano non solo i segni del tempo, i suoi dettagli culturali e di vita quotidiana, ma, pare, anche il tempo stesso – a grandezza naturale. Un reality-show del genere. Le cifre non penetrano la coscienza, tanto più quella delle masse – se anche si fermano nel cervello, decadono come detriti, come pure le parole “repressioni”, “terrore”, consumate dall’uso frequente. Nel nostro paese – troppo frequente.

Ma è necessario che al visitatore corrano i brividi per la schiena. Negli anni ’37-‘38 da questo corridoio grigio scuro c’era una sola uscita. Sulla superficie di mattoni nudi c’è una scultura – una schiena e una nuca: l’ultima strada. Qui, dice il direttore del museo Vasilij Chanevič, durante i lavori di ristrutturazione di due anni fa fu trovato un passaggio sotterraneo, che univa il carcere preventivo alla direzione dell’NKVD. Gli operai hanno trovato dei bossoli. In precedenze, a quanto testimoniano gli etnografi, qui furono trovati anche dei resti umani. E’ sorto il sospetto che le fucilazioni venissero eseguite anche qui, nel sotterraneo – forse per economizzare le forze e le risorse. Nello stesso ‘37, quando i piani per la liquidazione degli “elementi ostili” furono bruscamente accelerati, all’NKVD avrebbero potuto sorgere problemi di mezzi per il trasporto di persone sul monte Kaštačnaja. Un carico particolarmente gravoso cadde sui poveri inquirenti, questi sgobbavano senza dormire – ogni notti bisognava preparare 10-12 procedimenti per la “misura estrema” [13].

Negli anni ‘60 intendevano porre in questo posto la “tabella d’onore” [14] cittadina, ma a causa dei resti ritrovati ci ripensarono. Negli anni ‘80 decisero di erigervi un monumento al famoso bolscevico siberiano Nikolaj Jakovlev (nel 1918 fu presidente del CIK [15] della Siberia sovietica). Il Comitato esecutivo cancellò questa decisione nel 1989, deliberando di creare il Museo delle repressioni politiche: in quell’anno sopra l’entrata nel sotterraneo fu posta la “Pietra del dolore” e tre anni dopo il monumento alle vittime del terrore bolscevico nella terra di Tomsk.

…Lungo il corridoio ci sono cinque celle. Chanevič apre una di esse. I dettagli della vita quotidiana in cella, racconta, sono stati ricreati con esasperata precisione sulla base dei ricordi degli ex reclusi. Alcuni sono tornati vivi da qui. Tra quelli a cui è andata bene, alcune persone sono arrivate a vivere fino all’apertura del museo (Valentina Mutina, Georgij Uspenskij, i fratelli Franc e Pëtr Romančuk). Questi sono divenuti anche i principali esperti. In particolare hanno indicato, che come bugliolo nelle celle si utilizzava una botticella e non un secchio. Una per 20 persone. Tanto era affollato là nel pieno del grande Terrore. Nelle celle c’erano tre brande. Su di esse ci si può sedere. Ma non si riesce a immaginare come trovasse posto tanta gente qui.

…A Tomsk sono giunto da Omsk [16] in un vagone cuccetta pieno come un uovo. Là per ogni posto c’erano sei persone. Per non soffocare ho passato la notte nel passaggio tra i vagoni. Se nel vagone ci fosse stata anche quella botticella… Il viaggio da Omsk a Tomsk dura 16 ore. Gli arrestati del ’37 attendevano in cella il verdetto per 2-3 settimane. Dormivano su nude assi, coperte con le giubbe. Sono passati per queste brande i principi Golicyn (tenente, prima dell’arresto recitava nel teatro drammatico di Tomsk), Urusov (pure attore, in verità dilettante, nel teatro del kolchoz), Volkonskij, Volkonskaja, Dolgorukov, Širinskij-Šichmatov – gli ultimi quattro ci passarono per il caso dell’“Unione per la salvezza della Russia” “dei cadetti [17] e dei monarchici, che preparava un colpo di stato”.

Senzatetto in eterno

Come capo di questa organizzazione inventata dall’NKVD (per aver preso parte alla quale furono fucilate migliaia di persone) i cekisti “designarono” Nikolaj Kljuev, che la Achmatova definì “un poeta molto significativo” e Brodskij “un grande”, che contava tra i propri maestri. Kljuev fu arrestato nel ‘34 come autore del “poema da kulak” Pogorel’ščina [18] e deportato nel villaggio di Kolpaševo nel distretto di Narym, da cui per l’intervento di uno sconosciuto (ci sono varie versioni – Gor’kij, il poeta Klyčkov [19], l’Unione degli Scrittori e perfino lo stesso Jagoda [20]) alla fine dello stesso anno fu trasferito a Tomsk, dove non gli fu più facile sopravvivere. Da una lettera agli amici: “…il freddo è sotto i 40 gradi sotto zero. Sono senza stivali imbottiti e nei giorni di mercato mi riesce più di rado di andare a chiedere l’elemosina. Danno patate, molto di rado pane… Sono in arrivo geli fino a 60 gradi sotto zero, temo che morirò per strada. Ah, se fossi al caldo vicino alla stufa!”

Nel ‘36 c’è un nuovo arresto e il poeta già paralizzato viene posto nel carcere preventivo. Nel protocollo dell’interrogatorio sono indicati erroneamente il suo anno di nascita e quello del primo arresto (invece del 1934 il 1930). L’inquirente Torbenko aveva fretta. Kljuev non si riconobbe colpevole e firmò il protocollo. Lev Pičurin, professore di matematica, primo presidente della sezione regionale di “Memorial”, ha dato da esaminare la firma ai criminologi. La conclusione del primo inquirente dell’UVD [21], il maggiore Golyšev: “colui che ha firmato si trovava in difficili condizioni psicofisiche”. Su delibera della “troica” dell’NKVD fu condannato alla fucilazione nell’ottobre del ‘37. Da una lettera a Sergej Klyčkov: “Sono stato bruciato sulla mia “Pogorel’ščina” come il mio avo, il protopope Avvakum [22] sul rogo di Pustozërsk [23]… il mio sangue lega due epoche”.

La casa in cui il poeta visse a Tomsk è stata demolita due anni fa. Non con cattive intenzioni, dice il co-presidente di “Memorial” Boris Trenin, piuttosto per incomprensione. Era una vecchia costruzione di legno, in essa vivevano due famiglie, bisognava sistemarle. Si capisce, lo stesso comune non poteva farlo – da dove poteva prendere i mezzi per dare un’abitazione a dei semplici cittadini? Lo schema è tradizionale: la municipalità ha venduto la terra sotto la casa all’impresa costruttrice, questa ha comprato degli appartamenti ai residenti nell’edifico demolito. E la società ha taciuto, in quanto non sapeva della demolizione – le informazioni su di essa le sono giunte a cose fatte. Neanche il comune sapeva cosa dava il permesso di fare: la casa non era nel registro dei monumenti storici. Eppure Kljuev è onorato a Tomsk – una delle vie porta il suo nome, su di lui è stato girato un documentario e su questa casa negli anni ’90 fu posta una targa in memoria. Ben presto, a dire il vero, l’hanno svitata i “metalmeccanici” locali – l’hanno data a un punto di raccolta di metallo lucido, dove è stata trovata in tempo e adesso è conservata nel museo “Carcere preventivo dell’NKVD”.

Contesa con la storia

Nella sentenza del tribunale sullo sfratto del museo, secondo Boris Trenin, non ci sono risvolti politici. E’ stata emessa secondo il codice sulle abitazioni, secondo cui i “i luoghi di uso comune” (sotterranei, tetti, scale, mansarde) devono appartenere ai proprietari delle abitazioni. L’imprenditore Igor’ Skorobogatov possiede due piani, posti sopra l’ex carcere e la maggior parte dei metri quadrati (568 su 812). Di abitazioni vere e proprie qui è rimasto poco – due appartamenti in tutto. Le restanti abitazioni, acquistate dall’imprenditore negli anni 2003-2005, vengono ristrutturate da questi come spazi commerciali e uffici. Non di meno ha fatto causa in qualità di presidente del TSŽ [24]. Chi ne faccia parte, a parte il querelante, non sono riuscito a chiarire. Come mi hanno detto i residenti in uno degli appartamenti (il loro cognome è Bel’skij), non sono entrati a far parte di alcuna compagnie. “E i vostri vicini?” – “E’ improbabile”. Non sono riusciti a trovar loro un’altra casa.

Così come incontrarsi con Igor’ Skorobogatov: questi è un uomo influente in città, molto occupato. Tra laltro, sapeva dellarrivo del corrispondente dellaNovaja gazeta”. Il giorno prima glielo ha comunicato Boris Trenin e l’uomo d’affari gli ha trasmesso la sua opinione sulla situazione del museo “Carcere preventivo…” da dare al giornale: è necessario che tutte le parti interessate – il museo, “Memorial”, l’amministrazione cittadina ed egli stesso, come presidente del TSŽ – si siedano al tavolo delle trattative per prendere una decisione che permetta, da una parte di mantenere il museo, dall’altra di salvaguardare gli interessi dei proprietari, a nome dei quali è stato fatto causa.

Cioè, a dirla esattamente, i suoi interessi, quelli di Igor’ Skorobogatov. Ma capire in cosa precisamente consistano, a leggere le sue dichiarazioni, pubblicate dai giornali di Tomsk, non è facile. Da tutto ciò che ha detto emerge l’immagine di un uomo contraddittorio. Altrettanto contraddittorie appaiono in queste pagine le autorità cittadine. Da una parte, grazie ad esse il museo 3 anni fa fu ristrutturato completamente. Alla vigilia del quadricentenario di Tomsk il municipio propose agli uomini d’affari locali di investire nel centro storico: riportare i vecchi edifici in uno stato accettabile, ottenendo in cambio il diritto a una loro parziale privatizzazione. Skorobogatov (la sua azienda “Noks”) sistemò tetti di abitazioni che si trovavano in stato pericolante, trasformò antiche vie di comunicazione, e riscattò gradualmente la maggior parte degli appartamenti dove negli anni ‘40-‘50 avevano vissuto le famiglie degli ufficiali dell’NKVD e a partire dagli anni ‘60 gli insegnanti delle scuole superiori di Tomsk. Fu ristrutturato anche il sotterraneo.

“Ci siamo liberati dei tubi temporanei, – dice il direttore del museo Vasilij Chanevič, – da noi sono comparse nuove finestre, un uscita su una piazzetta, adesso possiamo accogliere senza vergogna qualsiasi comitiva o delegazione”. Il pagamento di queste buone azioni è consistito nel fatto che il museo ha perso un terzo dei propri spazi, dove poteva esporre molti reperti: sono andati a Skorobogatov 100 metri quadrati, in cui questi ha aperto un internet-caffè e adesso pretende i restanti 200. Ma nel frattempo dichiara, in particolare al canale televisivo ТV-2 [25], che è ben conscio di “cos’è questo museo per la città e per la Russia” e che in nessun caso intende sfrattarlo. Ma il verdetto del tribunale, emesso su sua istanza, prescrive alla “filiale del museo etnografico di Tomsk” (tale è lo status del “Carcere preventivo…”) di liberare il posto occupato.

A cosa serviva all’imprenditore, se non intende venderlo, trarne un guadagno? Perché ha tirato avanti una contesa giudiziaria così rumorosa (il clamore suscitato da essa a Tomsk difficilmente andrà a vantaggio dell’azienda)? Una risposta più o meno chiara a questa domanda Igor’ Skorobogatov l’ha data al giornale “Severnaja storona” [26]: aveva bisogno di diventare proprietario di tutto il sotterraneo per avere continuo accesso alle vie di comunicazione. “Di quali comunicazioni si parla? – si stupisce Vasilij Chanevič. – Qui non ce ne sono, sono state tutte eliminate durante la ristrutturazione globale”, cosa di cui mi sono potuto convincere da solo: l’unica cosa che unisce il museo ai piani superiori è il tubo del riscaldamento, esso unisce il sotterraneo al summenzionato appartamento dei Bel’skie [27], dove Skorobogatov non è considerato un compagno, ma, al contrario, sono sconcertati dal suo operato. La ristrutturazione da lui condotta giunse sulla soglia di questo appartamento e senza troppe cerimonie entrò in esso.

“Guardate cos’hanno combinato”, la docente di economia politica Galina Vladimirovna mi mostra la cucina: sui muri e sul soffitto ci sono macchie di stucco asportato. Nell’ingresso ci sono fori fatti dagli operai dal lato dell’ingresso condominiale, dove non ci sono sostegni sotto la trave di supporto. Qui i residenti vanno alla spera in Dio – il soffitto potrebbe crollare in qualsiasi momento.

Per quanto strano, il Codice per le abitazioni permette a un imprenditore che ha comprato la maggior parte degli appartamenti di un condominio di nominare se stesso presidente del TSŽ da lui stesso creato. Manterrà questo status anche dopo la trasformazione di essi in locali non di abitazione. La questione è: quando è stato creato questo TSŽ – prima o dopo? Skorobogatov è divenuto proprietario degli appartamenti ancora prima della promulgazione del Codice per le abitazioni. Da qui sorgono i dubbi sulla legittimità della sua istanza. Tanto più che il sotterraneo fu dato in usufrutto gratuito al museo da parte del dipartimento immobiliare nel ‘98. “E ciò significa che nessuno ha diritto di avanzare pretese su questo spazio”, – mi hanno detto concordi al comitato regionale per i diritti umani. A dire il vero, non quello di Tomsk, ma di Omsk.

Boris Trenin si è espresso con durezza sui locali difensori dei diritti umani: “Sono buoni solo a fare manifestazioni, ma di portare avanti una causa civile seria non sono in grado o non vogliono: tutto il loro operato è indirizzato a far rumore attorno a se”. Non avendo la possibilità di assumere avvocati costosi, la sezione di “Memorial” di Tomsk è rimasta sola con giuristi esperti del mondo degli affari ed è stata sconfitta. Tra l’altro nelle tappe successive di questa contesa giudiziaria (contro il verdetto del tribunale provinciale è già stato fatto ricorso in quello regionale) quelli di Tomsk potranno contare sulla partecipazione di quelli di Omsk – il presidente della KPČ [28] Valentin Kuchencov ha espresso solidarietà a quelli di “Memorial” e si è detto pronto ad appoggiarli nella lotta per un giusto processo.

Ma le autorità di Tomsk e della regione in questa vicenda hanno mantenuto un atteggiamento neutrale – finché i mass media non hanno fatto rumore per il verdetto ai danni del “Carcere preventivo…”. I mass media in questa città significano molto. Da Omsk, dove non significano praticamente niente, giungi qui come in un altro paese: colpisce il coraggio dei giornali e della televisione locale. E la sezione di “Memorial” di qui è una delle più forti del paese. Nella regione ci sono decine di monumenti alle vittime delle repressioni. Di recente sul tristemente noto monte Kaštačnaja è stata posta una croce in loro omaggio e quest’anno è stato eretto un monumento sulla fossa comune. Ma per ottenere una nuova sepoltura per i resti in essa contenuti ci sono voluti molti anni. Con tutta la loro democraticità le autorità di Tomsk restano autorità e il loro atteggiamento al riguardo è cauto.

Il capo del dipartimento regionale della Cultura Andrej Kuzničkin ha espresso preoccupazione per la sorte del “Carcere preventivo…” e ha detto che “ha fatto rapporto sulla situazione al governatore e che “nella soluzione della questione saranno coinvolti i giuristi della regione”. Quest’anno il museo ha compiuto 15 anni. Il capo della regione Viktor Kress la guida da ancora più tempo. Tuttavia in tutti questi anni di governo non ha visitato il museo una sola volta.

Certi bei volti…”

Peraltro nel primo anno dalla sua creazione ci fu Aleksandr Solženicyn, che lasciò nel libro dei commenti questo appunto: “Mi rallegro della vostra impresa – la ricostruzione dei terribili dettagli del passato comunista”. Nikita Struve, professore di letteratura all’università di Parigi, direttore della nota casa editrice YMKA-PRESS [28], ha scritto così: “Sono sconvolto da questo museo. Questa memoria di una strage senza paragoni è necessaria a tutte le generazioni, perché non si ripetano catastrofi antropologiche не повторял...» Di appunti del genere, che cominciano con lo “sconvolgimento”, me ne sono capitati sotto gli occhi a decine. Ma io ho sfogliato solo un libro su quattro. Vasilij Chanevič ammette di non aver contato gli appunti. In media in un mese 1500 persone visitano il museo, la maggior parte sono alunni delle scuole elementari e studenti.

– E cosa li sconvolge? – domando.

– Ma tutto, – dice Vasilij Antonovič, – sanno proprio poco di questo. Nelle scuole e anche negli istituti superiori questa storia viene affrontata superficialmente, di sfuggita. E neanche noi sappiamo tutto, sebbene ci occupiamo di questo da tanti anni. Come prima questo tema è sconosciuto a molti. Non sappiamo i nomi delle persone fucilate, per non parlare dei nomi dei carnefici. La storia della resistenza al regime è ancora proibita. Negli archivi non si può accedere ad essa. Ci furono scioperi della fame e rivolte, ma questo materiale è segreto.

– In particolare, a quanto osservo, i giovani sono impressionati da quante persone capitarono qui, – dice Boris Trenin, – ecclesiastici, letterati, studiosi, professori degli istituti superiori dove studiano. E queste persone innocenti, tra cui anche molte eccellenti, furono calate qui sotto l’ingresso al sotterraneo. Proprio questo causa uno shock ai giovani.

L’arcivescovo di Rjazan’ [30] Iuvenalij, il geologo Rostislav Il’in (che all’inizio degli anni ‘30 previde che in Siberia sarebbe stato trovato il petrolio), il linguista Gustav Špet, libero docente della MGU [31], che parlava fluentemente 19 lingue, il giurista e letterato Gerbert Zukkau, traduttore del “Soldato Švejk”, il professore di balistica Miron Globus (passò di qui con Tuchačevskij [32] per lo stesso motivo)… Sui volti di queste persone numerate c’è la dignità del dolore e del destino fatale, su alcuni c’è uno stupore infantile. Volti come quelli che si vedono in questi stand, non li ho praticamente mai visti in vita mia. Un’impronta di nobiltà non cancellata da alcunché, da alcuna circostanza della vita. Nelle successive generazioni sovietiche volti del genere, probabilmente, non potevano già più esserci. Mi sembra che appaiano adesso. Li ho visti a Tomsk, in questo museo, tra i suoi visitatori. Con me è passato un gruppo di studenti, condotti là dall’insegnante Elena Vil’gel’movna Klassen. Questa ha deciso che era necessario che fossero qui, sebbene la storia non sia la sua materia, insegna inglese.

– Una cosa del genere non ci sarà nel nostro paese, – hanno detto Nadežda Černyš e Evgenij Kim di Seversk [33].

– E perché la pensate così?

– Non lo permetteremo.

Il nostro paese è ancora enorme. Si estende in lontananza – da destra a sinistra e da sinistra a destra. E non è affatto obbligatorio tenere il conto delle verste [34] di distanza da Mosca, dalle mura del Cremlino. Può cominciare da qui – dall’ultima stazione, da un binario morto. Da un carcere-museo, lunico del paese. Che non ci sarà, se un uomo d’affari locale riuscirà a trasformare questo antimiracolo del mondo, per esempio in un magazzino. Come – in tempi ancora recenti! – fu fatto con migliaia di chiese.

Georgij Borodjanskij
nostro corrispondente, Omsk

16.10.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/gulag09/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Il titolo è scritto in modo sibillino e si può leggere come Verdetto: no al museo o come Verdetto: no, al museo (cioè al museo sia dato il sotterraneo in questione).

[2] Città della Siberia meridionale.

[3] “Sovietico”.

[4] Skorobogatov deriva evidentemente da skoro bogatyj “presto ricco”. Nomen omen?

[5] Narodnyj Komissariat Vnutrennich Del (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni), la polizia politica staliniana.

[6] “Memoriale”, associazione nata per difendere la memoria delle vittime delle repressioni sovietiche e tuttora molto attiva nella difesa dei diritti umani.

[7] Ob’’edinënnoe Gosudarstvenneoe Političeskoe Upravlenie (Direzione Politica Unitaria di Stato), l’istituzione che precedette l’NKVD.

[8] Villaggio della Siberia meridionale.

[9] Città della Siberia orientale.

[10] Fiume della Siberia orientale, lungo il quale si trovavano alcuni tra i lager più terribili dell’Unione Sovietica.

[11] Agente della ČK (nello spelling russo Če-ka), cioè la Črezvyčajnaja Komissija po bor’be s kontrrevoljucii i sabotažem (Commissione Straordinaria per la lotta contro la controrivoluzione e il sabotaggio), la prima polizia politica russa. “Cekisti” vengono comunque chiamati per estensione tutti gli agenti segreti.

[12] In Russia il passaporto è l’unico documento di identità.

[13] Letteralmente “punta”.

[14] Quella che riportava i nomi e le immagini dei migliori lavoratori.

[15] Central’nyj Ispolnitel’nyj Komitet (Comitato Esecutivo Centrale), in pratica il governo.

[16] Città della Siberia meridionale.

[17] Kadety erano detti i membri del Partito Costituzional-Democratico di orientamento liberale (la sigla era KD – pronunciata ka-dè).

[18] Termine derivante da pogoret’, “bruciare completamente”.

[19] Sergej Antonovič Klyčkov (vero cognome Lešenkov), poeta russo di umili origini, in seguito fucilato anch’egli.

[20] Genrich Grigor’evič Jagoda, capo della polizia politica.

[21] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni), in pratica la sede regionale della polizia.

[22] Il protopope Avvakum, massimo rappresentante dell’opposizione alla riforma della chiesa ortodossa del XVII secolo.

[23] Città del nord della Russia dove il protopope Avvakum fu bruciato sul rogo.

[24] Tovariščestvo Sobstvennikov Žil’ja (Compagnia di Proprietari di Abitazioni), associazione di condòmini.

[25] Ufficialmente TV2, tv privata di Tomsk.

[26] “Parte settentrionale”.

[27] I cognomi russi si declinano per caso (intraducibile in italiano), numero e genere.

[28] Komissija po Pravam Čeloveka (Commissione per i Diritti Umani).

[29] In realtà si tratta della YMCA Press.

[30] Città della Russia centro-meridionale.

[31] Moskovskij Gosudarstvennyj Universitet (Università Statale di Mosca).

[32] Michail Nikolaevič Tuchačevskij, uno dei cinque più alti ufficiali dell’Unione Sovietica, falsamente accusato di tradimento e giustiziato.

[33] Città nei dintorni di Tomsk.

[34] La versta è un’antica unità di misura russa, pari a 1,067 chilometri.

21 ottobre 2008

"...Come è vero che c'è più tra zero e uno che non tra uno e cento..." (Claudio Baglioni)

Gusto del macabro?


"She was born in Novembre,1963, the day Aldous Huxley died" (Lei nacque nel novembre 1963, il giorno in cui morì Aldous Huxley) canta Sheryl Crow in "Run, baby, run". Il tuo giorno di nascita può essere legato alla morte di una persona famosa. Ma se vuoi sapere quante persone sono morte il giorno della tua nascita, puoi dare un'occhiata al Death Report. Come si può vedere, io l'ho fatto, ho trovato 130.946 morti il giorno in cui sono nato, ma nessun "famoso". Ma quando viene quel giorno, famoso o no che tu sia... Avete presente "'A livella" di Totò?


Ringrazio Sniper Wolf per il suggerimento.

17 ottobre 2008

Il processo per l'omicidio di Anna Politkovskaja

Se il processo sarà (al) chiuso [1], finora non è chiaro

Il processo sul caso Anna Politkovskaja comincerà il 17 novembre

Ieri, 15 ottobre, nel tribunale militare distrettuale di Mosca, sotto la presidenza del colonnello Evegenij Zubov (che ha esaminato il caso dell’omicidio del giornalista di “MK” [2] Dmitrij Cholodov, in cui gli imputati furono assolti) ha avuto luogo l’udienza preliminare per il caso Anna Politkovskaja. Il ruolo di pubblico ministero è svolto dai procuratori Vera Paškovskaja (nota per i processi all’ex ministro Adamov [3] e ai “lupi mannari gallonati” [4]) e Julija Safina.

Sul banco degli imputati ci sono 4 persone, tre delle quali – Sergej Chadžikurbanov, Džabrail Machmudov e Ibragim Machmudov – sono accusati dell’omicidio della giornalista [5] della “Novaja gazeta”. Secondo la versione degli inquirenti, l’ex capitano del RUBOP [6] di Mosca Chadžikurbanov sarebbe l’organizzatore del delitto e i fratelli Machmudov i suoi complici. Il quarto personaggio è il tenente colonnello dell’FSB [7] Pavel Rjaguzov, questi, insieme a Chadžikurbanov è accusato di abuso d’ufficio ed estorsione ai danni dell’imprenditore Èduard Ponikarov. Proprio a causa di Rjaguzov – agente segreto in attività – il caso è finito all’esame del tribunale militare. Inizialmente era stato sospettato anch’egli di complicità nell’omicidio di Anna Politkovskaja, ma alla fine non si sono potute trovare prove (a quanto risulta alla “Novaja gazeta”, a causa tra l’altro di ostacoli alle indagini da parte di rappresentanti dei servizi segreti).

All’udienza non ha potuto giungere in volo da Strasburgo l’avvocato della famiglia di Anna Politkovskaja Karinna Moskalenko, che hanno tentato di avvelenare qualche giorno prima (…). La richiesta di rinviare il processo per via di questa circostanza è stata respinta dal tribunale.

Il tribunale ha respinto anche le istanze degli imputati e dei loro avvocati. In particolare, il tenente colonnello dell’FSB Pavel Rjaguzov aveva chiesto che venissero mutate le misure cautelari nei suoi confronti e che venisse scarcerato sulla parola e ha motivato la richiesta dicendo che non intende fuggire, non medita di fare pressioni su nessuno e che a suo carico si trovano figli minorenni. Il querelante Ponikarov a una domanda del giudice in proposito ha spiegato che in effetti non è stato minacciato personalmente, cosa che non si può dire dei testimoni… Di conseguenza la corte ha lasciato in carcere sia Rjaguzov sia gli imputati dell’omicidio di Anna Politkovskaja. La corte non si è trovata d’accordo con la difesa quanto alla necessità di escludere dal caso alcune prove come irricevibili.

La prima udienza è fissata per il 17 novembre e nel corso di questa, che si terrà a porte aperte, si risolverà una delle questioni principali: se il processo sarà pubblico o a porte chiuse. E’ noto che il fascicolo stesso, che consta di 48 tomi, ha già il timbro “segreto”, che solo la corte può togliere, se lo ritiene necessario e se le altre parti in causa – prima di tutto i rappresentanti dell’accusa – non si opporranno.

Tuttavia, notano i nostri corrispondenti, a giudicare dalle conversazioni nei corridoi e dalle repliche del presidente della corte, la cosa più probabile è che il processo sia chiuso al pubblico e alla stampa. Contro ciò si oppongono seccamente la famiglia di Anna Politkovskaja, gli avvocati della parte lesa e la “Novaja gazeta”.

Il 18 novembre – nel corso della seconda udienza – vi sarà la procedura di convalida del collegio dei giurati.

Sezione Investigativa

15.10.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/77/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Nell’originale si gioca sul verbo zakryt’, che può significare sia “tenere a porte chiuse” che “chiudere”.

[2] Moskovskij Komsomolec (Il membro del Komsomol di Mosca), un tempo organo del Komsomol (l’organizzazione giovanile comunista), adesso giornale popolare.

[3] Evgenij Olegovič Adamov, ex ministro dell’energia atomica, condannato per frode e abuso di potere (pena poi sospesa).

[4] Nome gergale degli ufficiali di polizia corrotti.

[5] Letteralmente “osservatrice”.

[6] Rajonnoe Upravlenie po Bor’be s Organizovannoj Prestupnost’ju (Direzione Provinciale per la Lotta contro la Criminalità Organizzata).

[7] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l’erede del KGB.

16 ottobre 2008

Anagrammi

Che ci volete fare, io vado matto per certe cose... Ho messo il mio nome e cognome nel motore anagrammatico del Gaunt e sono venute fuori cose del genere:

Aizzammo Netto / Amante, ti mozzo / Tonto, ami Mazze / Ammazzi Ottone / Ammazzino Etto / Ma tentai Mozzo / Mozzano matite / No, ometti "mazza" / Mazza, ti temono / Mazzi mena Otto


Non un granché, anche se mi sono limitato alle prime 10 frasi "sensate". Ma le mie "vittime" adesso saranno come sempre i miei link, anzi i referenti di siti e blog a cui mi linko...

Paolo Attivissimo: Liso imitava Posto /Poli imitava Sosto /Polo imitava Sosti /Polsi imitava Toso / Poso imitava Stilo /Posti imitava Solo /Posto imitava Silo /Posto imitava Soli /Impastai solo Vito / Impastai solo voti


Giovanni Sighele (Fiorentina.it): Si elevano ghigni /Non svegli ghiaie /Ghigno sì veniale /Sigle vaghe in noi /Noi vaghe inglesi /Vaghe nei singoli


Silvia Persicone (Dillo a Camilla): Pino vi eclisserà /Elenca orsi vispi / Rospi, vi si elenca! / Esecravi polsini / Scaverei polsini

Marco Masi (Cecenia SOS): Arammo sci / Ma sì, Marco! / Mira Mosca

Claudio Raspollini (San Zanobi, Poetando): Rilasciando il lupo / Lasciando li pulirò /Lasciando lo ripulì / Lasciando poi rulli / Li pulirò scialando / Lo pulì rilasciando / Orli pulì scialando / Radicali sul pinolo / Urli "Poli" scialando

Stefania Grassi (A obliquo): Fissaste argani / Fa sessanta giri / Fasi ingrassate / Stasera si finga / Se fissa garanti / Fissaste granai /Sfiata nei grassi / Si regna sfasati /Sì, regni sfasata

Marco Bellucci (altreparole): Calme croci blu / Calmi rocce blu / Bruma, colli, ecc.

Pablo Martinez Serrano (Asturias con el Papa): Irrompere non sbalzata / Re, non mi porre sbalzata

Michele Greco (Diariocalcistico.com): Cerchi me, gelo? / Le cerchi? Gemo / Gemi "Che clero" / Re che cogli me / Che col regime... / Germe che coli / Egli, che cremò... / Che lego merci... / Chi col re geme / Creme logiche

Giuseppe Ricciardulli (Diariocalcistico.com): Accluderei gruppi lisi / Accudire grilli su pipe / Gli pulii rupi: decresca /Decuplica giri su lepri / Gli decuplica pure Risi / Decuplica pigri se urli

Antonio Candeliere (Etica e Politica, Religione, Massoneria, Realtà e Idee): Caldaie: no in eterno / Tenne caldaie in oro / Caldaie: inno tenero / Caldaie, non Oriente

Antonio Mastrantoni (Il tempo inteso come nuvolo, sereno,...): Non sto, tintinno amara / Mini ananas, non trotto / Monti, non trito ananas /Non monto ananas ritti /Non monti ananas rotti / Ananas morti, non tonti / Armata: inno non stinto

Valentina Nuccio (La vita leggera): Calcavi neon unti / Cucinavano lenti / Laccavi neon unti

Gaetano Amorelli (Le cantate di Mast'Aitano): Eri meno allagato / Rene mio, allagato / Mi ergono alleata / Alleata, giro meno / Onori me, allegata

Aldo De Rossi (Le città sono la ricchezza delle nazioni): Adesso lordi / Il dosso arde /Lo disse: ardo / Dado risolse / Dai del rosso / So dal deriso / Sorse dal dio / Dal dire osso / Ero dal Dossi / Ore dal Dossi

Pablo Renzi (Pablog): Pela bronzi

Daniele Aprile (Psiche e Soma): Aliena, le perdi / Allena dei peri / Allenare piedi / Allenerà piedi / Area delle Pini / Ariane del Peli / Lei darà il pene / Le darai il pene / Dilania le pere / Lapida leni ere

Valerio Novelli (Quel che resta del blog): Allenerò il vivo /Ovvero li alleni / Alleverò il Novi / Alleverò il vino / Invero lo allevi / Allevi, le rovino... / Avveleno rollii / Elevavo Rollini / Il rivolo venale / Vi livellano ore

Marco Bellomo (Un post al web): Bel moro calmo / Bel colmo, mora / Bel Marco Molo / Belo col marmo / Brame col molo / Mora col lembo / Orma col lembo / Ramo col lembo / Col lombo, ma re / Mare col lombo


Sia ben chiaro, è un gioco...