23 agosto 2007

La Kura

Kura[1], compagni

In Russia si da la caccia ai georgiani con uno scopo preciso e in modo organizzato. Sono state trovate conferme documentali

La Corte Europea non si è ancora accinta ad esaminare l’istanza della Georgia contro la Russia a causa delle massicce violazioni dei diritti umani nel corso dell’espulsione dei georgiani. Le istanze tra stati, come ha spiegato il servizio stampa della corte, non hanno priorità e vengono esaminate secondo l’ordine corrente, così come le istanze dei privati.

Ma a Strasburgo continuano a giungere nuove denunce di “persone di etnia georgiana”, che hanno subito abusi da parte delle autorità e delle forze dell’ordine.

In una calda sera di maggio due amici, studenti dell’università di Rostov[2] erano usciti a fare due passi. Si erano appena seduti su una panchina presso il numero 109 di via Lenin, quando nel cortile è arrivata una macchina del servizio di pattuglia e controllo. Da lì sono saltati fuori due poliziotti, si sono avvicinati di corsa ai ragazzi e senza ulteriori spiegazioni hanno cominciato a perquisirli. Mezz’ora dopo, nella stazione di polizia dove avevano portato gli arrestati, nella tasca dei pantaloni di uno dei ragazzi è stato trovato un rotolo di carta di giornale, in cui si trovava, com’è scritto nel rapporto, “una sostanza vegetale di colore verde” – 10 grammi di marijuana.

L’arrestato si è rivelato uno studente della facoltà di Giurisprudenza di un’università di Rostov – all’università avevano già fatto in tempo a insegnargli qualcosa. Perciò in presenza di testimoni[3] ha dichiarato che quel pacchetto non gli apparteneva e ha cominciato a chiedere che fossero prese le impronte digitali sul rotolo. Il ragazzo era convinto che lì non ci fossero le sue impronte – il pacchetto con la droga gli era stato messo in tasca da un poliziotto durante la perquisizione nel cortile. Il giorno dopo questi e il suo avvocato hanno presentato una richiesta ufficiale perché venisse effettuato un esame dattiloscopico. L’investigatore dell’OVD[4] del quartiere Vorošilovskij, il tenente della polizia giudiziaria Red’kina, ha respinto la richiesta.

Mostrando miracoli di astuzia, questa ha cavato[5] fuori una formulazione, che merita di essere citata nelle lezioni dell’accademia di polizia (per trasmettere, per così dire, l’“esperienza” alla giovane generazione): “La richiesta del sospettato di far eseguire un esame dattiloscopico per determinare la presenza di impronte digitali del sospettato stesso non può essere accolta, poiché nel corso della perquisizione personale il suddetto rotolo è stato estratto da un agente della polizia criminale, è stato osservato dai testimoni e nel corso degli accertamenti è stato aperto da un esperto”.

E indovina un po’ che voleva dire l’investigatore con questo? Che il rotolo è stato preso in mano da tutti – dall’agente operativo, che nella stazione di polizia di quartiere lo ha tirato fuori dalla tasca del sospettato, fino ai testimoni e all’esperto, perciò lì ci sono troppe impronte? Ma in quel caso ella avrebbe dovuto ammettere che l’agente operativo aveva infranto le regole per il reperimento di prove materiali. Già durante il processo il plenipotenziario operativo Gasparjan alla domanda dell’avvocato, che gli chiedeva se indossasse i guanti quando estrasse il rotolo, rispose: “Sì”. Tuttavia entrambi gli agenti del PPS[6], che avevano arrestato lo studente, alla stessa domanda risposero: “No!”.

Alla fin fine, hanno appioppato al ragazzo un anno di detenzione e gli è andata bene che gliel’hanno dato con la condizionale. Il tribunale regionale di Rostov, respinto l’appello, ha confermato come al solito il verdetto di quello provinciale. E questa storia del pacchetto di marijuana venuto da chissà dove è la più comune dalle nostre parti. Storie del genere sono gli incubi notturni delle madri dei figli adolescenti. Con la sola differenza che stavolta la droga è stata trovata nelle tasche di uno studente non per realizzare il piano di arresti o per spillare soldi ai genitori impauriti. In questa faccenda si è trovata coinvolta la grande politica.

Per sua sfortuna il ragazzo si chiama Givi[7], la sua mamma è russa, il suo papà è georgiano e un anno fa nelle città e nei villaggi della nostra immensa Patria è stata annunciata l’operazione di polizia “Kura”.

I poliziotti Zavgorodnij e Meščerjakov, che hanno arrestato i due (il secondo non aveva un cognome georgiano, perciò l’hanno subito rilasciato), hanno confermato durante l’udienza, che, per quel che riguarda l’operazione “Kura”, sono stati istruiti e secondo gli ordini ricevuti “hanno controllato i documenti di persone di etnia caucasica”.

- C’è stata questa operazione – ha confermato alla “Novaja Gazeta” il direttore del servizio stampa dell’UVD[8] Aleksej Poljanskij. – Non posso rivelare scopi, compiti e resoconti, queste sono informazioni segrete. C’è stata anche l’operazione “Georgia” e operazioni con altri nomi, solo che la stampa ne parla e le giudica in modo sbagliato. Queste sono portate avanti con lo scopo di lottare con gruppi criminali di determinate etnie, con i “ladri nella legge”[9].

Evidentemente per carenza di “ladri nella legge” a Rostov hanno acchiappato lo studente di giurisprudenza Givi. E questo è successo, certamente, non solo a Rostov. Proprio in quei giorni mi ha chiamato da Mosca mio figlio, dottorando della MGU[10] e mi ha raccontato che presso la Casa dello Studente sui monti di Lenin[11] lo hanno “bloccato” dei poliziotti. Ma, a quanto pare, distinguono male le “persone di etnia caucasica”. Una volta controllati i documenti, il tutore dell’ordine ha gemuto disperatamente: “Аh, armeno…”. Da rallegrarsi, a quanto ho capito, qui c’è poco: l’operazione “Ararat”[12], è assai probabile, sarà la prossima.

Per quel che riguarda l’operazione “Kura”, questa è stata portata avanti finché gli ufficiali russi non sono stati espulsi da Tbilisi e le autorità russe hanno chiuso le frontiere e hanno proibito di inviare in Georgia lettere e rimesse di denaro. E poi è cominciata l’espulsione di massa dei georgiani dalla Russia, accompagnata da altrettanto massicce violazioni di diritti umani.

La Georgia ha presentato un’istanza alla Corte di Strasburgo per la violazione delle basi fondamentali dell’articolo 33 della Convenzione europea per la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Dopodiché i politici russi hanno dichiarato che Tbilisi non vuole semplicemente ristabilire relazioni di buon vicinato. Gli esperti hanno scritto che alla Corte Europea per i diritti umani dal momento della sua creazione nel 1959 sono giunte solo tre istanze statali: Irlanda contro Regno Unito (1978), Danimarca contro Turchia (2000) e Cipro contro Turchia (2001). E che un tale “atto di inimicizia” testimonia “l’estremo grado di raffreddamento dei rapporti tra i due stati, quando tutti gli altri modi per trovare una lingua comune sono stati già esauriti”. Trovare una lingua comune con le persone che hanno pianificato e portato avanti l’operazione “Kura” effettivamente è difficile. Dopo i rastrellamenti polizieschi la georgianofobia è diventata semplicemente di moda. Fra l’altro si manifesta ancora una volta nella forma più volgare.

“Una bambina georgiana si guarda a lungo allo specchio e poi pensa: “E se mi radessi?”. Questa “barzelletta” – cardine del repertorio della squadra “Capoluogo di distretto” di Čeljabinsk[13], che partecipa al KVN[14] – è stata accolta con fragorosi applausi dalla sala gremita del Circolo Ufficiali di Rostov. Nella Russia contemporanea simili schifezze vengono incentivate a livello statale. In America per una “battuta” del genere si può semplicemente finire in prigione.

Anna Lebedeva
nostro corrispondente speciale

“Novaja Gazeta”, 25 giugno 2007 - http://www.novayagazeta.ru/data/2007/47/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Kura è il fiume che attraversa Tbilisi, capitale della Georgia. Nell’originale c’è un gioco di parole con kuraž, “coraggio”.

[2] Città della Russia meridionale, dal clima decisamente mite.

[3] Il diritto russo prevede esplicitamente che le perquisizioni si svolgano in presenza di testimoni imparziali.

[4] Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione degli Affari Interni), in pratica la sede della polizia di quartiere.

[5] Vydat’ na-gora significa letteralmente “estrarre da una miniera”.

[6] Patrul’no-Postovaja Služba (Servizio di Pattuglia e Controllo).

[7] Nome georgiano piuttosto comune.

[8] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni).

[9] Uomini legati a un “codice d’onore”, sorta di elite criminale russa.

[10] Moskovskij Gosudarstvennyj Universitet (Università Statale di Mosca).

[11] Colli sui quali si trova l’Università Statale detti anche Monti dei Passeri.

[12] Monte dell’Armenia, famoso anche perché, secondo la Bibbia, vi si fermò l’Arca di Noè dopo il Diluvio.

[13] Città della Russia asiatica, alle pendici degli Urali.

[14] Klub Vesëlych i Nachodčivych (Club degli Allegri e Arguti), programma televisivo in cui squadre universitarie si affrontano a colpi di barzellette, sketch, ecc.

Nessun commento: