06 gennaio 2008

A proposito di Pinocchio

L'ERRORE DI MASTRO CILIEGIA
DI ANDREA MONDA DA "L'OSSERVATORE ROMANO" DEL 27/28 DICEMBRE 2007

«Forse Collodi, ateo e mangiapreti, si rivolterà nella tomba ma secondo me ha ragione il cardinale Biffi, quando, con un'intuizione profonda e felice, ha letto l'opera di Collodi sottolineandone la corrispondenza con la storia della salvezza come è proclamato
nell'annuncio evangelico». Secondo Franco Nembrini, già presidente della Federazione opere educative, «Collodi, come Dante, racconta il mistero della vicenda umana, tesa e intrisa della ricerca di verità.
Dante ascende verso il cielo così come Pinocchio da burattino di legno cambia natura e riacquista, riconquista, il proprio volto umano, cioè di figlio».
Il tema è stato trattato da Nembrini in una conferenza tenuta presso il Teatro Manzoni di Roma per l'Associazione culturale «Paola Bernabei onlus», che ha organizzato un duplice incontro incentrato sul tema L'uomo e l'infinito. L'altra lezione è stata affidata a Edoardo Rialti
che si è concentrato sullo scrittore Clive Staples Lewis, autore tra l'altro delle Cronache di Narnia e delle Lettere di Berlicche.
Il tema, Pinocchio, questo sconosciuto, è stato scelto provocatoriamente per sottolineare l'insolita lettura che Nembrini propone dell'opera di Collodi, un classico troppo spesso ignorato. Un'opera sulla quale si sono accumulate una serie di letture spesso parziali e interessate, come quella risorgimentale, quella psicoanalitica e anche quella classista di stampo marxista. A queste
letture si aggiunge ora quella di Nembrini, peraltro non è del tutto «originale», in quanto ispirata al saggio scritto nel 1977 dal cardinale Giacomo Biffi e intitolato Contro mastro Ciliegia.
«Alla fine degli anni Settanta — racconta Nembrini — ho cominciato a usare quello straordinario testo di Biffi nel mio lavoro di professore di religione nelle classi medie e di fatto non l'ho più abbandonato.
Vi ho trovato una perfetta critica al razionalismo moderno, incarnato, secondo Biffi, nella figura di mastro Ciliegia, un personaggio all'apparenza minore, che compare solo nel primo capitolo per poi sparire e che quindi potrebbe anche essere superfluo, ma che invece Collodi mette proprio lì, in apertura della storia».

Qual è — gli chiediamo in una breve intervista che ci ha concesso — l'errore di mastro Ciliegia che gli fa meritare la «condanna» del cardinale Biffi?
L'errore è quello di voler controllare a pieno la realtà, quello di non arrendersi e non accoglierla come entità anche piena di mistero. Egli si trova davanti un pezzo di legno parlante e non si capacita di questo, che però è un fatto oggettivo, e quindi diventa incapace di comprendere, si
chiude e non vuol capire qualcosa che è più grande di lui. Finisce quindi per esercitare una violenza nei confronti della realtà, la vuole dominare. Vorrebbe fare una gamba di un tavolino con quel pezzo di legno che egli vede come puro dato materiale, un dato da poter maneggiare, manipolare. È l'errore appunto del razionalismo moderno che paradossalmente diventa irrazionale, che invece di allargare la ragione, la riduce a mero calcolo. Contrapposto a mastro Ciliegia c'è mastro Geppetto che invece accoglie la realtà come qualcosa di vivo e in quanto tale di indisponibile (e poi quando Pinocchio sarà bambino se ne accorgerà di quanto è indipendente e incontrollabile!). Ma già all'inizio Geppetto sente la vita in quel pezzo di legno che da subito
chiama «birba di un figliolo»; è questo già il senso finale della storia: un lungo cammino per ridiventare quello che già si era, figli.
La vita umana è quindi questa avventura che ci porta a riscoprire la nostra più profonda identità, quella di essere tutti figli di un unico Padre.

Non le sembra di applicare una lettura troppo soffocante e deviante rispetto alle intenzioni dell'autore della favola che non era certo un cattolico militante?
Il punto essenziale è l'onestà con cui si deve procedere ogni volta che ci si accosta ad un'opera artistica. Il bello dell'arte sta proprio nel fatto che il «creatore» dell'opera non è solo l'autore ma anche il lettore. Se il lettore, onestamente, conosce e precisa pubblicamente le intenzioni dell'autore, può anche, in seconda battuta, contribuire con la sua lettura ad edificare quell'opera creativa che in quanto tale non finisce quando lo scrittore scrive l'ultima parola. È un po' quello che diceva Fellini quando paragonava il suoi film a tanti figli che, dopo l'ultimo ciak, cominciavano a vivere di vita propria, entrando nei cuori degli spettatori. Per cui, come ogni lettore di Pinocchio, anch'io sono legittimato a presentare la mia personale lettura di questa straordinaria favola, se la mia lettura è offerta con onestà e coerenza. Del resto mi consola un episodio che è accaduto nel momento stesso in cui Col lodi scrisse Pinocchio: se fosse stato per l'autore la storia sarebbe terminata con l'impiccagione del burattino, ma a seguito delle pressioni dell'editore fu scritto un altro finale.
L'editore raggiunse Collodi fino in Sudamerica, dove lo scrittore era andato considerando terminata la stesura di Pinocchio, per convincerlo a cambiare idea. È un episodio che mi consola e mi fa sentire autorizzato a proseguire nella linea tracciata dal cardinale Biffi, che ha letto nella più famosa favola italiana una metafora della «più bella storia mai raccontata».


Ringrazio A.N. per questo contributo

4 commenti:

Rosadinaso ha detto...

Oddio...sarà l'ora ma il saggio su Pinocchio non me l'aspettavo!
Dato che c'ho capito il giusto è probabile che qualche fesseria mi sfugga.

Si dice praticamente che Mastro Ciliegia pretende di dominare la realtà perchè vuole creare una gamba per il tavolo da un tocco di legno che ha trovato casualmente.

Ma lo sai che un po Mastro Ciligia lo capisco? Ne avessi avuto bisogno ci sta che sarebbe venuta anche a me quell'idea...

Come si fa a fare un paragone tra Ciliegia e Geppetto visto che il pezzo di legno prova dolore fisico mentre sta per essere trasformato in utensile?
Ma se non si fosse lamentato?

Possiamo giudicare Mastro Ciliegia un uomo peggiore di Geppetto perchè non ha la medesima idea di trasformarlo in un "bambino"?
Ma Geppetto lo trasforma in un burattino principalmente perchè soffre di solitudine...
Poi arriva la Fata Turchina che appunta si commuove e lo trasforma in bambino in carne e ossa.

Altra cosa: dire che Pinocchio sia indipendente e incontrollabile non mi sembra esatto: è come tutti i bambini... vivace ma ingenuo e infatti si fa truffare dal Gatto e la Volpe.

Incontrollabile solo da Geppetto e questo ci porta ad una comparazione con il difficile rapporto tra genitori e figli.

Dobbiamo allora pensare che chiunque lavori ad esempio il marmo per dargli la forma di un tavolo o di un vaso "violenti" la realtà?

Ma quante ne pensano?

Meno male che non è successo a Michelangelo!!!!

Matteo Mazzoni ha detto...

@rosadinaso: mi aspettavo che avresti scritto qualcosa, visto che parlavo di Pinocchio... Ma non l'ho pubblicato pensando solo a te... Credo che la lettura di "Pinocchio" fatta in questo articolo sia quantomeno paradossale, provocatoria... Chi la fa riconosce comunque che l'autore voleva dire altro... Ma è vero anche che le grandi opere d'arte vivono di vita propria e nella mente e nel cuore di chi le vede possono assumere un significato diverso da quello che l'autore voleva dargli... Quanto a Pinocchio "indipendente e incontrollabile", si può dire che sia semplicemente libero e che faccia spesso un cattivo uso della sua libertà...

rosadimaggio ha detto...

Ti aspettavi qualche riferimento a te dici?
:)
No mi sono concentrata (compatibilmente con l'ora) sul saggio che ho trovato molto interessante.

Pensa che ci rimuginavo anche stamattina!

Sull'indipendenza di Pinocchio ti dò ragione, forse allora è troppo libero e non si sofferma ad ascoltare che lo avverte per il suo bene (Geppetto, Fata e Grillo parlante)pagandone le conseguenze.

Ma "incontrollabile" non mi quadra ecco.

Secondo me Pinocchio non ha piena facoltà di scelta.

E cmq è uno dei capolavori letterari più tristi di tutti i tempi.

Ma dove le trovi queste interpretazioni così provocatorie
e stimolanti?

Matteo Mazzoni ha detto...

@rosadimaggio: facci caso, quando ringrazio qualcuno per un contributo si tratta di persone che mi inviano delle e-mail... Qui ho ringraziato A.N., perché per rispetto della privacy scrivo solo le iniziali... Questo potrebbe essere Astolfo Nascimbeni :-)