03 aprile 2012

Anche l'ONU si interessa delle torture in Russia

L'ONU ha presentato rimostranze per via di Magnitskij

Ingushetia.Ru, 01.04.2012, 16.09
Il relatore speciale dell'ONU per la questione delle torture Juan Méndez ha presentato rimostranza nei confronti della Russia per via dei casi del giurista del fondo "Hermitage Capital" Sergej Magnitskij, morto nel SIZO [1], dell'attivista per i diritti umani uzbeko di "Memorial" Bachrom Chamroev, picchiato dalla polizia nell'estate 2010 e per una serie di altre storie clamorose in cui sono coinvolti agenti delle strutture armate russe. Questi casi sono descritti nell'allegato al rapporto di Méndez dell'anno scorso "Torture e altri pene e trattamenti crudeli, inumani o degradanti". Il documento è stato trasmesso al Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU alla fine di febbraio.
Nel caso Magnitskij Méndez ritiene importante sottolineare che "quando uno stato incarcera un cittadino, si prende l'alta responsabilità della difesa dei suoi diritti, in primo luogo della sua salute fisica". Il relatore rimanda alla decisione della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, secondo cui è stata introdotta la presunzione di colpevolezza dello stato per i danni alla vita e alla salute di detenuti, arrestati e condannati. Solo una profonda, rapida e imparziale indagine sulle circostanze degli incidenti nei luoghi di detenzione può cancellare tale presunzione. "Nel caso Magnitskij i tentativi di presentare la sua morte come causata da motivi naturali appaiono particolarmente poco convincenti, tenendo conto dei documenti clinici disponibili e del fatto che gli fu rifiutato un tempestivo aiuto medico nonostante il peggioramento del suo stato", – afferma Méndez. "Il relatore speciale è particolarmente preoccupato dal fatto che, nonostante i pubblici ufficiali responsabili dell'arresto di Magnitskij e del suo cattivo trattamento nel SIZO siano stati identificati, il loro comportamento non è stato indagato nel modo dovuto", – si indica nei documenti del Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU.
Méndez, indagando sulle accuse di "sistematica impunità" alle strutture armate russe, si ferma anche su un altro caso – il pestaggio da parte di poliziotti fino alla perdita di conoscenza del collaboratore di "Memorial" Bachrom Chamroev, di nazionalità uzbeka. Il relatore speciale invita le forze dell'ordine russe a indagare su questo caso e punire i colpevoli. Méndez difende anche i diritti di Rasul Kudaev, uno dei condannati per il caso dell'attacco dei militanti islamici a Nal'čik [2] nell'ottobre 2005. Kudaev, afferma il relatore, più di una volta fu sottoposto a pestaggi che si possono paragonare a torture, tuttavia gli organi competenti non reagirono ad alcuna sua denuncia in proposito. Un altro caso di cui si è interessato Méndez è stato la morte nel maggio dello scorso anno del detenuto della colonia penale n. 1 (della città di Kopejsk nella regione di Čeljabinsk [3]) Sergej Samujlenkov, di cui nella risposta ufficiale del governo russo si dice che "molte volte compì atti di autolesionismo e più di una volta tentativi di suicidio". Per il suicidio di Samujlenkov (si impiccò alla grata della propria cella) non è stato avviato un procedimento penale, tuttavia, come nota il relatore, il governo russo ha concordato sul fatto che nei confronti dei detenuti della colonia penale n. 1 erano state usate "forza fisica e misure speciali", in conseguenza delle quali tre di essi erano morti. Sulla base dei risultati delle indagini erano stati incriminati alcuni ufficiali dello UFSIN [4]. Altri due casi indicati da Méndez riguardano il sequestro e la detenzione forzata dell'attivista sociale inguscio Magomed Chazbiev nel giugno 2011 e la decisione di consegnare al Tagikistan l'ex deputato del parlamento della repubblica Nizomchon Džuraev. In entrambi i casi i pubblici ufficiali russi violarono la Convenzione dell'ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, giunge alla conclusione il relatore.
http://ingushetiyaru.org/news/22824.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Sledstvennyj IZOljator (Carcere di Custodia Cautelare).

[2] Capitale della Kabardino-Balkaria.

[3] Città della Russia asiatica ai piedi degli Urali.

[4] Upravlenie Federal'noj Služby Ispolnenija Nakazanij (Direzione del Servizio Federale per l'Esecuzione delle Pene).

4 commenti:

Cristian Zinfolino ha detto...

Non so dove porteranno queste indagini, visto che questi episodi in Russia hanno sempre un triste epilogo. Spero solo serva per indebolire il potere di Putin. L'Occidente ha favorito il suo gioco, sembra troppo tardi tornare indietro ora. Chissà se la Russia riuscirà davvero a cambiare.

Matteo Mazzoni ha detto...

Comunque che anche l'ONU stigmatizzi certi orrori della Russia mi sembra significativo. Staremo a vedere. Intanto ti linko

Cristian Zinfolino ha detto...

Giusto recentemente ho terminato la biografia non ufficiale di Putin "l'uomo senza volto" e l'autrice (Masha Gessen) ne parla. Io spero vivamente qualcosa cambi, perché la Russia ha veramente bisogno di trovare una nuova strada di speranza per una Democrazia reale. Il fatto di Magnitskij è uno fra tanti, ma se indagano, che lo facciano davvero fino in fondo. Purtroppo dietro ci sono tanti interessi economici e gas-petroliferi. Il percorso per il cambiamento è tutto in salita.

Matteo Mazzoni ha detto...

Concordo. Purtroppo