25 maggio 2012

"Amnesty" e il Caucaso russo


"Amnesty International": nel Caucaso del Nord non si osservano le leggi elementari

24 maggio 2012, 15.25


I rappresentanti del movimento mondiale per la difesa dei diritti umani "Amnesty International" ha presentato il 23 maggio a Mosca il rapporto "I diritti umani nel mondo contemporaneo", che contiene notizie sullo stato dei diritti umani nel 2011 in 155 paesi. La versione in russo del rapporto da informazioni su 50 paesi. La parte russa è dedicata in buona parte alle repubbliche del Caucaso del Nord, dove la situazione è caratterizzata dagli attivisti per i diritti umani come mutevole e irregolare.

"La situazione nel Caucaso del Nord è mutevole e irregolare"

La situazione nel Caucaso del Nord nel rapporto di "Amnesty International" è definita mutevole e irregolare. La popolazione civile soffre per gli attacchi dei gruppi armati e le operazioni per la garanzia della sicurezza, che non di rado si accompagnano a gravi violazioni dei diritti umani, fa notare l'organizzazione per la difesa dei diritti umani. Ai rappresentanti di "Amnesty International" in Russia sono giunte notizie di intimidazioni a testimoni e giornalisti e anche di omicidi di attivisti per i diritti umani e avvocati.

Nel rapporto sono rammentati l'omicidio del giornalista e fondatore del settimanale daghestano "Černovik" [1] Chadžimurad Kamalov, le indagini sugli omicidi dell'osservatrice della "Novaja gazeta" Anna Politkovskaja e della collaboratrice del centro per la difesa dei diritti umani "Memorial" Natal'ja Ėstemirova e la persecuzione penale dei seguaci del teologo islamico turco Said Nursi.

E' caratterizzata a parte la situazione in Cecenia: il sequestro dell'abitante di Groznyj Tamerlan Sulejmanov, l'arresto dei collaboratori del Comitato Interregionale contro la Tortura Sup'jan Baschanov e Magomed Alamov, l'indagine sul caso della detenzione segreta di Islam Umarpašaev, l'allontanamento forzato dagli asili temporanei a Groznyj di più di cento famiglie di emigrati forzati, il rafforzamento della disuguaglianza di genere in seguito alla rinascita delle "tradizioni cecene" propagandata dal capo della repubblica Ramzan Kadyrov.

Il Daghestan è rammentato nel rapporto per via degli attacchi dei gruppi armati ai collaboratori delle strutture armate, ai rappresentanti dell'amministrazione locale e a note personalità sociali, tra cui i mullah che predicano l'Islam tradizionale.

Si è fatto notare che le operazioni delle forze dell'ordine hanno portato all'aumento del numero di denunce di scomparse forzate, esecuzioni extragiudiziali e torture. Si riferisce dell'arresto e delle torture ai danni dei fratelli Zaur e Kamil'paša Gasanov nel territorio di Stavropol' [2] e del caso dell'adolescente 14enne picchiato dagli agenti dello ROVD [3] del distretto Šamil'skij [4]. I familiari della vittima hanno denunciato persecuzioni e intimidazioni nel corso delle indagini e del processo e anche una condanna troppo lieve, fanno notare gli attivisti per i diritti umani.

Il sequestro e l'omicidio di Ilez Gorčchanov e la dispersione della manifestazione contro le scomparse forzate mostrano lo stato delle cose in Inguscezia, fa notare "Amnesty International".

La Kabardino-Balkaria si è resa tristemente famosa per gli attacchi di gruppi armati ai luoghi di vacanza e le conseguenti operazioni speciali, dopo le quali gli agenti delle forze dell'ordine sono stati accusati di omicidi, sequestri e torture ai danni di sospetti. Il sequestro e il pestaggio di Murat Bedžiev della città di Tyrnyauz [5] sono stati registrati documentalmente, sottolinea "Amnesty International".

L'Ossezia del Nord nel 2011 ha sofferto per le operazioni a sostegno della sicurezza nella repubblica e nella vicina Inguscezia. In particolare, gli abitanti del villaggio di Čermen [6], indicano gli attivisti per i diritti umani, denunciano il pestaggio degli adolescenti Ruslan Timurziev e Imejr Džaurov da parte dei soldati.

Nikitin: catalizzatori delle azioni di protesta in Russia sono stati la corruzione, il favoritismo e la simulazione di procedure democratiche

Il 2011, in particolare i suoi ultimi giorni, si è fatto notare per la crescita delle azioni di protesta nella Federazione Russa, ha constatato, presentando il rapporto, il capo della rappresentanza di "Amnesty International" in Russia Sergej Nikitin.

"E ciò che ha portato i cittadini in strada non sono stati solo i brogli durante le elezioni, di cui hanno ampiamente parlato i mezzi di informazione di massa, ma anche la corruzione, il favoritismo e la simulazione di procedure democratiche, che hanno privato la gente della possibilità di compiere trasformazioni. Tutto ciò è stato il catalizzatore di numerose azioni. Siamo stati testimoni del fatto che all'opposizione non danno sistematicamente la possibilità di essere ascoltata e non le permettono di accedere ai principali mezzi di informazione di massa. Il rispetto dei diritti umani – proprio questa era una delle principali richieste di quelli che protestavano", – ha dichiarato Sergej Nikitin.

Dalhuisen: la Russia deve rivedere la propria posizione nell'arena internazionale

Il direttore del programma di "Amnesty International" per l'Europa e l'Asia Centrale John Dalhuisen ha suddiviso "due linee di soggetto nell'ambito dei diritti umani". C'è "il racconto del coraggio, della speranza, dei cambiamenti, quando un numero senza precedenti di persone che protestavano è andato per le strade delle città dell'Africa del Nord e del Medio Oriente, rovesciando regimi che in precedenza sembravano invulnerabili in Tunisia, Egitto, Yemen e Libia".

"In un altro soggetto si parla delle speranze non avverate e di ciò che è rimasto più o meno come prima. Perché la vittoria ottenuta con fatica in questi paesi può essere ridotta a nulla. Le potenze straniere hanno ritirato il sostegno a mutamenti più ampi", – ha detto John Dalhuisen.

I paesi dell'ONU devono approvare un accordo severo sul commercio di armi e non permettere una giustizia selettiva, ha fatto notare John Dalhuisen. "Per quanto riguarda la Russia, le è indispensabile rivedere la propria posizione nell'arena internazionale, ritiene il rappresentante di "Amnesty International". "La Russia conseguentemente si rifiuta di difendere i diritti umani in altri paesi e non maschera i propri interessi strategici con discorsi sui diritti umani. La Russia si fa scappare la possibilità di esercitare la propria influenza sulla situazione del mondo", – ha dichiarato John Dalhuisen.

Facendo notare la crescita delle proteste popolari nella Federazione Russa, ha indicato che "in una situazione di amministrazione statale inefficiente, alto livello di corruzione, potere giudiziario debole, severo controllo dei mezzi di informazione di massa e insufficiente rispetto della libertà di riunione questa insoddisfazione difficilmente si disperderà da sola".

Behr: l'instabilità e la violenza quotidiana portano a numerose violazioni dei diritti umani nel Caucaso del Nord

Più dettagliatamente della situazione in Russia ha raccontato l'esperta di "Amnesty International" Friederike Behr. Rispondendo alla domanda del corrispondente di "Kavkazskij uzel" sullo stato del Caucaso del Nord, questa ha fatto notare che in confronto ad altre regioni della Russia la situazione qui è molto critica.

"L'instabilità e la violenza quotidiana portano a numerose violazioni dei diritti umani. Osserviamo sempre più che nelle repubbliche del Caucaso del Nord non si rispettano le leggi più elementari. Il modo in cui si sviluppa la situazione là influenzerà anche la situazione in altre regioni della Federazione Russa", – è convinta Friederike Behr.

Seria inquietudine causa agli esperti internazionali anche il disegno di legge che limita la libertà di manifestazione, in particolare la parte di esso che riguarda il divieto di partecipazione all'organizzazione di manifestazioni da parte di persone che siano già state incriminate per violazioni amministrative nello svolgimento di manifestazioni.

Faremo notare che il rapporto annuale di "Amnesty International" è presentato già per la decima volta. Anche l'anno scorso, presentando il rapporto sul 2010, gli attivisti per i diritti umani parlarono dell'instabilità della situazione nel Caucaso del Nord , indicando che gli stessi rappresentanti delle autorità federali e regionali nel 2010 avevano riconosciuto che i metodi di lotta al cosiddetto terrorismo erano inefficaci.

La maggior parte del rapporto del 2009 dell'organizzazione sulla Russia fu dedicata alla situazione nel Caucaso del Nord. Nel corso della presentazione del rapporto nel maggio 2010 gli attivisti per i diritti umani fecero notare che, nonostante la conclusione dell'operazione antiterroristica in Cecenia, la situazione dei diritti umani nella regione del Caucaso del Nord era la più instabile nella Federazione Russa.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Un'abitante del Daghestan chiede al presidente della Federazione Russa di prendere sotto il proprio controllo il caso dell'omicidio di sua figlia", "I partecipanti alla conferenza stampa in Daghestan sono preoccupati per la situazione nella repubblica", "Ševčenko [7]: Nurgaliev [8] non ha potuto prendere il controllo del ministero degli Interni nel Caucaso del Nord", ""Amnesty International": le autorità della Federazione Russa non hanno la volontà politica di indagare sull'omicidio Ėstemirova".

Autrice: Natal'ja Krajnova; fonte: corrispondente di "Kavkazskij uzel"

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/207080/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

Note
[1] "Brutta copia".
[2] Città della Russia meridionale.
[3] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Provinciale degli Affari Interni), cioè la sede provinciale della polizia.
[4] Distretto del Daghestan meridionale.
[5] Città della Kabardino-Balkaria occidentale.
[6] Villaggio della zone sud-orientale dell'Ossezia del Nord.
[7] Maksim Leonardovič Ševčenko, giornalista ed esperto di questioni caucasiche.
[8] Rašid Gumarovič Nurgaliev, ministro degli Interni nel governo Putin.

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