27 ottobre 2007

Vogliamo parlare di proposte concrete?

Da "Acme del pensiero":

Lontano dalla strada: il vostro contributo
Esistono due problemi per i senzatetto: la casa e il lavoro (il cibo si può trovare con facilità nelle mense che si occupano dei poveri).
E, sia chiaro, non è estendibile a tutti questo concetto: c’è chi ha difficoltà psicologiche, chi abusa di droghe o di alcol. Tuttavia possiamo dire con tranquillità che una parte non minoritaria di coloro che vivono sulla strada hanno esclusivamente, ripeto, il problema della casa e del lavoro.
Se vogliamo meno gente che soffra bighellonando ahimè fra le vie delle nostre città, dobbiamo pensare in modo strutturato in quale maniera aiutarla su tali tematiche.
Oggi parlo della prima, domani della seconda. Semplici riflessioni.
Appare ovvio che non si possa donare case a destra e a manca, anche perché vi sarebbe qualcuno, giustamente, che lavorando dalla mattina alla sera per pagare un affitto si sentirebbe l’onere di protestare con forza contro chi ha concesso tali privilegi.
Però si potrebbe fare qualcosa di diverso.
L’idea la voglio chiamare “Lontano dalla strada”.
Concedere un alloggio ad un senzatetto con un patto: io - comune, provincia, regione - ti permetto di dormire tranquillo sotto un tetto per un periodo di tre mesi e tu, se vuoi mantenere l’appartamento, devi trovare un lavoro con contratto regolare che ti dia facoltà, appunto fra tre mesi, di pagare il canone d’affitto.
Nel frattempo devi anche affrontare un serio esame medico per osservare il tuo stato di salute e io ti concedo un sussidio di 200 euro al mese per l’acquisto di vestiario che ti possa fare presentare in miglior modo in qualsiasi colloquio di lavoro. Ci saranno delle persone competenti da me sostenute che ti aiuteranno in tutte queste fasi.
Potrai viverci così all’interno con un normale contratto di locazione. Dopo i tre mesi concessi, in mancanza di contratto di lavoro, vi è l’espulsione dall’appartamento. Vi sono altri senzatetto che attendono di rispettare un patto simile. Tu hai perso il treno, ora è giusto dare una possibilità ad un altro.
Ma qualcuno potrebbe lavorare per qualche mese dopo i tre e poi lasciare il lavoro. No, le istituzioni che vigilano periodicamente sul senzatetto che abbia davvero l’impiego lavorativo concedono l’appartamento per un massimo di un anno, durante il quale, anche con l’aiuto di psicologi e assistenti, dovrà cercare una sistemazione abitativa non concessa dal comune, ma semplicemente privata. Regole serie e severe, ma un modo forse utile per fare riscattare il senzatetto.
Il sistema di controllo deve registrare chi ha beneficiato di Lontano dalla strada, solo una volta può essere abbracciato il patto.
Io sono convinto che ci saranno i soliti furbi, quelli che ospitano altre persone nella casa o cose simili, ma la festa dura solo tre mesi se non esce un contratto di lavoro e poi al massimo un anno, ma sono altrettanto convinto che vi sarebbe chi con grande volontà accoglierebbe un’idea simile con gioia e farebbe di tutto per trovare serenità e dignità.
Questa semplice idea darebbe lavoro a psicologi, medici e ad esperti di disagio sociale, sarebbe un grande segno di civiltà da parte delle istituzioni che in tale modo non solo aiuterebbero chi vive sulla strada, ma andando a vigilare la situazione dei senzatetto avrebbero la situazione più chiara e potrebbero fare da deterrente per le attività illegali soprattutto di microcriminalità.
Non lo si chiami spreco di denaro, no, quando sento parlare di soldi buttati al vento penso a questo o a questo, non certo ad un atto civile per aiutare chi soffre.
(...)


Lontano dalla strada (parte seconda)
(...)
L’idea di Lontano dalla strada, lo ripeto, deve fondarsi su sistemazione abitativa e impiego lavorativo.
Gli esperti seguiranno i senzatetto che sarebbero tenuti a rispettare il patto e dovranno occuparsi di creare un ponte fra gli assistiti e le aziende. Inoltre, i duecento euro percepiti come sussidio serviranno ad acquistare vestiti e beni per l’igiene personale. In tutto questo saranno sempre gli esperti (psicologi o medici ad esempio) che troveranno la soluzione migliore per ogni singolo caso.
Come trovare lavoro e perché un’azienda dovrebbe assumere un senzatetto?
La ricerca dell’impiego dovrà essere coordinata da un gruppo di persone preparate sul tema e un’azienda dovrebbe avere il beneficio di ottenere sgravi fiscali nel momento dell’assunzione. Io imprenditore sarei disposto a fornire lavoro ad una persona con un passato difficile a patto di avere qualche vantaggio pecuniario: pensare un’azienda che possa avere a cuore solo la solidarietà è qualcosa di antieconomico, anche se bello da un punto di vista umano.
Il contratto di lavoro deve essere almeno di un anno, tempo sufficiente per educare nuovamente il senzatetto alla disciplina quotidiana – spesso grande problema per una persona che vive sulla strada – e l’azienda avrà il suo beneficio per tutto il periodo di mantenimento del contratto, eventualmente rinnovabile.
Dovrebbe essere creato un ufficio ad hoc per gestire il progetto che vigilerà sia sul tema della casa sia sulle vicende lavorative di ogni senzatetto. Sono dell’idea che le sinergie fra istituzioni, associazioni competenti e professionisti del settore sarebbero utili per apportare passo dopo passo migliorie a Lontano dalla strada.
Un progetto di siffatta natura porterebbe alcuni vantaggi a fronte di una prima critica riguardante l’investimento da sostenere:
1- Le strade sarebbero sorvegliate da vicino con più costanza.
2- Diminuzione della microcriminalità.
3- Possibilità di riscatto per un senzatetto che il più delle volte non sa come trovare canali per vivere diversamente.
4- Più integrazione fra cittadini e persone che versano in stato di povertà estrema.
5- Confronto diretto che porterebbe ulteriori idee per gestire in miglior modo l’immigrazione consistente degli ultimi mesi, in particolare da paesi come Romania e Bulgaria.
6- Democrazia più moderna, basata sulle opportunità e non sul semplice assistenzialismo.

2 commenti:

rosadimaggio ha detto...

L'idea, a mio parere, è chimerica e anche molto inattaubile.
Prima di tutto perchè mancano gli alloggi. Ci sono intere famiglie, con figli anche piccoli, che aspettano da anni una casa popolare. E poi il "senza tetto" spesso ha scelto quel tipo di vita.
Però sono sincera: non ho in mente soluzioni per questo problema.
Io, come persona comune, l'unica cosa concreta che posso fare è "prevenzione", che vuol dire educazione al rispetto degli altri e alla vita del mondo di oggi (il tutto compatibile con quello che ho imparato, con quello che ho capito e con quello che conosco).
Ad esempio si può cominciare col volontariato: parlare con le persone sole, ascoltare gli altri, relazionarsi in modo da far comprendere e imparare al tempo stesso: avere donando.
Se io sono a conoscenza di un pericolo posso avvertire e spiegare come comportarsi in certe situazioni.
Appena avrò la possibilità farò diventare tutto questo realtà... non mi costa niente e mi darà delle soddisfazioni dal lato umano.

Cmq sia è una proposta lodevole.
:)

Matteo Mazzoni ha detto...

@rosadimaggio: questa proposta non è di facile attuazione, ma permetterebbe di togliere dalla strada i senzatetto che non hanno scelto quel tipo di vita...