13 novembre 2008

Cosa ci si può aspettare da chi non sa farsi valere neanche con Lukašenko?

Hanno tolto le sanzioni – gli arresti continuano


Un oppositore bielorusso è stato fatto rientrare in patria per arrestarlo

Martedì al tribunale del quartiere Centrale di Minsk si è aperto il procedimento penale contro l’oppositore Aleksandr Borozenko, attivista dell’iniziativa civica “Bielorussia europea”. E’accusato di aver partecipato a una manifestazione di imprenditori il 10 gennaio. Borozenko è stato arrestato nell’edificio della sezione investigativa del GUVD [1] di Minsk il 27 ottobre durante un interrogatorio. Questo è stato il primo arresto per motivi politici dopo che sono state tolte le sanzioni contro il regime bielorusso.

Ricordiamo che il 13 ottobre l’Unione Europea ha tolto per sei mesi le sanzioni nei confronti di Aleksandr Lukašenko e dei funzionari dichiarati persone non grate dopo le elezioni del 2006. Il motivo principale della decisione dell’Unione Europea era la liberazione dei prigionieri politici. In effetti in estate sono stati liberati Aleksandr Kozulin, Sergej Parsjukevič e Andrei Kim, condannati per motivi politici.

E dunque due settimane dopo che sono state tolte le sanzioni, Aleksandr Borozenko è stato convocato per essere interrogato nella sezione investigativa per le indagini preliminari del GUVD di Minsk. L’inquirente ha dichiarato che Borozenko si era sottratto all’ingiunzione a comparire alla polizia e perciò già il 12 maggio 2008 è stato dichiarato ricercato ed è stata deliberata la sua incarcerazione. Dall’ufficio dell’inquirente Borozenko è stato portato al SIZO [2].

Aleksandr Borozenko ha effettivamente preso parte alla manifestazione degli imprenditori del 10 gennaio. Allora era in vacanza: Borozenko studia in Polonia, all’università di Breslavia, dove è stato accolto dopo essere stato cacciato dall’università statale bielorussa. (Anche dalla BGU [3] Aleksandr è stato cacciato per aver preso parte ad un’azione di protesta – contro l’abolizione delle agevolazioni per i meno abbienti.) Poco dopo la manifestazione, alla fine delle vacanze, è tornato in Polonia. Per tutto questo tempo nessuna ingiunzione della polizia è giunta al suo indirizzo a Minsk e non ha ricevuto alcun avviso di garanzia. E tornando dalla Polonia ha attraversato la frontiera senza problemi. Ma se fosse stato ricercato, l’avrebbero arrestato proprio alla frontiera.

“Amnesty International” si è però rifiutata di riconoscere Borozenko come prigioniero di coscienza, anche se tutti quelli che sono stati arrestati per aver partecipato a quella manifestazione sono stati riconosciuti subito come prigionieri di coscienza. L’Occidente ha intrapreso il corso che prevede l’avvicinamento al regime bielorusso. E adesso la cosa più importante per esso è non uscire dal corso [4].

Irina Chalip [5]
nostra corrispondente

13.11.2008, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2008/84/08.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Sezione Principale degli Affari Interni), in pratica la sede centrale della polizia.

[2] Sledstvennyj IZOljator (Carecere per la detenzione preventiva).

[3] Belorusskij Gosudarstvennyj Universitet (Università Statale Bielorussa).

[4] Letteralmente “perdere la rotta” (kurs significa sia “corso” sia “rotta”).

[5] Irina Vladimirovna Chalip, giornalista bielorussa da sempre in collisione con il potere politico del suo paese.

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