12 gennaio 2009

Echi del Caucaso senza pace: il conflitto osseto-inguscio

L’eco inguscia della guerra russo-georgiana

Ksenija DRUGOVEJKO [1] , 10.01.2009 09:48



Il 31 ottobre compie [2] 16 anni il conflitto armato tra Inguscezia e Ossezia del Nord, i rapporti tra le quali dal 1992 non si sono fatti meno tesi.

Negli ultimi tempi la situazione è ulteriormente peggiorata per via dei fatti della “guerra dei Cinque Giorni” [3], nel corso della quale la Federazione Russa si è messa dalla parte degli osseti, accusando la Georgia di genocidio (cosa di cui, a loro volta, gli ingusci da molto tempo accusano gli osseti), e anche del surriscaldarsi dei rapporti tra potere e opposizione nella stessa Repubblica di Inguscezia (RI). La questione del distretto Prigorodnyj potrebbe divenire un’ulteriore detonatore, capace di distruggere definitivamente nel Caucaso del Nord il comunque molto condizionato equilibrio.

Dalle fonti alle radici

Dal 31 ottobre al 4 novembre 1992 sul territorio del distretto Prigorodnyj della Repubblica dell’Ossezia del Nord – Alania [4] (RSO-А [5]) avvennero scontri tra abitanti di etnia osseta e inguscia. Le statistiche di questa guerra a suo modo pure di cinque giorni sono queste: secondo i dati della procura russa morirono 583 persone (tra cui 350 ingusci e 192 osseti), ne rimasero ferite 939 (tra cui 457 ingusci e 379 osseti), ne scomparvero senza lasciare traccia 261 (tra cui 208 ingusci e 37 osseti), subirono una detenzione illegale come ostaggi 1093 persone (tra cui 708 ingusci e 289 osseti). Allora furono distrutti 13 villaggi su 15 del distretto Prigorodnyj in cui vivevano unicamente ingusci. Persero la propria casa più di 60.000 persone (a quanto ci risulta, da 11.000 a 14.000 di queste finora non hanno potuto ristabilirsi pienamente da qualche parte). Le truppe inviate dal presidente El’cin svolsero un’attiva fase di contrasto. Ma il conflitto, si capisce, non scomparve, passò a una fase quiescente...

La formazione di una politica programmatica (o piuttosto dell’imitazione di questa) per la risoluzione del contrasto osseto-inguscio è iniziata solo nell’ottobre 2004, quando il presidente Putin con un decreto speciale ha affidato la responsabilità di risolvere il problema dei profughi al rappresentante plenipotenziario del presidente della Federazione Russa nello JUFO [6].

La RI inizialmente si disse pronta ad accogliere la collaborazione del potere centrale e già a marzo dell’anno successivo al capo dello JUFO Dmitrij Kozak fu indirizzato un appello dei deputati della Duma di Stato [7] e dei senatori della RI con la richiesta di collaborare a stabilire i confini della RI con la RSO-A e la Cecenia. Motivo dell’appello era l’approvazione della legge sull’autogoverno locale, che prevedeva di effettuare entro marzo 2005 la revisione dei confini tra le entità municipali di tutti i soggetti della Federazione Russa, mentre la RI risultava l’unica regione in cui non erano stati stabiliti neanche i confini amministrativi della repubblica stessa. Secondo i deputati della RI, nel processo di fissazione dei confini doveva essere presa in considerazione la legge del 1991 “Sulla riabilitazione dei popoli repressi” [8], negli artt. 3 e 6 della quale si parla di riabilitazione territoriale.

Ma, come spesso accade con le leggi russe, quest’atto ha, piuttosto, un carattere di buon proposito: i meccanismi che permetterebbero di realizzare il processo di mutamento degli attuali confini tra i soggetti della Federazione Russa non sono indicati in esso. In tal modo il diretto ritorno del distretto Prigorodnyj a far parte della RI come territorio separato in precedenza non era garantito dalla legge (ricordo che nel 1944 tutti i ceceni e gli ingusci furono deportati in Kazakistan e nell’Asia Centrale; nel 1957 i popoli repressi poterono tornare, ma il distretto di Prigorodnyj e parte di quello di Malgobek restarono a far parte dell’Ossezia del Nord; agli ingusci non furono restituite neanche le case e le proprietà rimaste nel distretto Prigorodnyj). In tal modo le iniziative di Putin e Kozak sono inciampate ugualmente nella stessa pietra dello scandalo che è stata la base dei tragici fatti del 1992.

Come alternativa alla di fatto non vigente legge del 1991 Kozak ha proposto il piano preparato con la partecipazione dello FMS [9], del ministero della Giustizia e del Gossstroj [10] per le “Azioni primarie comuni per la risoluzione del conflitto osseto-inguscio di ottobre-novembre 1992”. In questo documento si è stabilito il mantenimento dei confini di fatto esistenti tra RI e RSO-A e anche il ritorno dei profughi ingusci, ma non nei posti dove abitavano in precedenza, bensì nel villaggio Novyj [11] costruito in modo speciale sul territorio del distretto Prigorodnyj (quasi al confine con la RI). Nel febbraio 2006 questo piano, approvato da parte degli osseti, è stato decisamente respinto dall’Assemblea Popolare della RI.

Dalla “zona” [12] alla zona

In tal modo i tentativi del Cremlino di risolvere in modo “compromissorio” il conflitto hanno dato il via a una nuova spirale di tensione nei rapporti tra RI e RSO-A, ma hanno anche versato benzina [13] sul fuoco della crisi politica interna della stessa RI. L’insoddisfazione della popolazione riguardo all’incapacità della leadership della RI di risolvere il pluriennale contrasto con il distretto si è assommato [14] all’inquietudine causata ai cittadini ingusci dagli abusi degli uomini delle strutture armate [15], compiuti per alcuni anni di fila sul territorio della RI con l’evidente connivenza del presidente Zjazikov [16].

Allo stesso tempo il rifiuto ufficiale del piano di Kozak da parte della leadership della RI ha ravvivato la speranza dei profughi ingusci nella possibilità di tornare alle case abbandonate. Nel 2006 gli sfollati dei villaggi del distretto Prigorodnyj entrati nella cosiddetta “zona di riserve d’acqua” (la zona di protezione sanitaria delle fonti di approvvigionamento idrico determinata da una legge del 1996 valida su tutto il territorio nazionale in cui è proibito costruire qualsiasi abitazione) si sono rivolti più di una volta alla leadership della RI chiedendo di ottenere una revisione dei confini di questa zona, ma senza risultati. Va precisato che l’80% della ex popolazione della “zona di riserve d’acqua” era composta da ingusci.

Nel luglio 2007 il campo profughi del villaggio Majskij è stato liquidato dalla polizia dell’Ossezia del Nord e dello MČS [17] – nonostante i tentativi di resistenza, ai suoi abitanti – 229 famiglie ingusce – è toccato trasferirsi nel villaggio Novyj. In tal modo il piano federale, formalmente respinto dalla leadership della RI, è stato realizzato de facto con il suo tacito accordo.

Non era difficile prevedere la reazione dei cittadini ingusci a questi fatti. “La creazione del villaggio Novyj è una presa in giro, – dice il leader dell’organizzazione inguscia per la difesa dei diritti umani “Mašr” (“Pace”) Magomed Mucol’gov. – I profughi vogliono tornare nelle loro case – questi hanno vissuto troppo a lungo in condizioni peggiori di una “zona”: là c’erano almeno un tetto sulla testa e un rancio garantito. Che senso ha passare da un vagone all’altro? E il presidente della RI ha tutti i mezzi per risolvere i problemi interni. Di conseguenza, il fatto che non usi questi mezzi parla esclusivamente della sua criminale mancanza di volontà! Se il centro federale e il potere locale non si mostrano pronti a condurre un’aperta politica comune nel Caucaso e invece appoggeranno una continua tensione nella regione, tutte le loro azioni otterranno un solo risultato – la rovina del paese”.

“Da molto tempo c’è l’idea di creare un’unica, forte Ossezia, per realizzare la quale il centro è pronto a ignorare gli interessi degli ingusci, – ritiene l’esperto del Gruppo Moscovita di Helsinki [18] nel Caucaso del Nord e leader del comitato per la difesa dei diritti degli sfollati Aslambek Apaev. – Le autorità federali non risolvono i problemi di questo popolo e allo stesso tempo schiacciano i tentativi delle persone che lottano per i propri diritti. Da qui i sequestri di persona, le “ripuliture” [19] e le operazioni punitive dello FSB [20], che restano impunite, nonostante che tutti conoscano la loro illegalità... In generale il Cremlino aspira a rimandare indefinitamente la soluzione del problema del distretto Prigorodnyj e per questo, a parte quanto detto, impone l’idea dell’impossibilità di una convivenza di ingusci e osseti – vi ha dato voce più di una volta lo stesso Kozak. Nella sua essenza questa idea è assurda e criminale: conduce solo a scatenare l’odio interetnico. Agli stessi partecipanti al conflitto del 1992, comunque abbiano regolato adesso i loro rapporti, è noto, per esempio, che allora migliaia di ingusci furono salvati da osseti”.

L’Europa – l’ultima speranza degli ingusci?

La politica dei due pesi e due misure [21], che, secondo buona parte dell’opinione pubblica inguscia, viene portata avanti dal centro federale nei confronti della RI, ha causato particolare inquietudine nella repubblica per via dell’attiva campagna propagandistica dei mezzi di informazione di massa federali per attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulle “vittime del genocidio compiuto dalla Georgia” in Ossezia del Sud.

“Tutte le persone normali capiscono bene che ogni guerra è dolore. Ma capite: questa non è proprio la nostra guerra, – dice Magomed Mucol’gov. – L’Ossezia del Sud è una parte inalienabile della Georgia, la gente della RI prende la proclamazione della sua indipendenza come un’ingiustizia: il potere centrale anche senza di ciò ha aiutato l’Ossezia del Sud dimenticando i propri cittadini..." Fra l’altro, valutando le dimensioni del “genocidio degli osseti” in Ossezia del Sud, Mucol’gov ricorda non solo i profughi ingusci della RSO-A, ma anche l’uccisione di oltre 100.000 persone in Cecenia (tra cui migliaia di bambini) nel corso della guerra iniziata dalla Russia del 1994.

Nella situazione che si è creata, secondo Mucol’gov, agli ingusci resta da sperare solo nella Corte Europea per i Diritti Umani: “E’ l’unica organizzazione che ci aiuta sempre. Ma ogni volta mi vergogno a rivolgermi ad essa: mi sembra incredibile che la giustizia nel proprio paese sia inutile..."

Il 16 settembre ha visitato la RI il presidente della camera per i diritti umani del consiglio politico del presidente della Federazione Russa Valerij Borščëv, che in un intervista a “Delo” [22] ha caratterizzato così la situazione nella RI: “L’assoluto bisogno di aiuto di tutti gli abitanti della RI e, in primo luogo, dei profughi, che sono vittime dell’indifferenza dei politici a livello centrale e locale – tutto questo è legato al fatto che il centro ha puntato in modo ingiustificato ad appoggiare in ogni modo l’Ossezia del Nord ai danni della RI”. Fra l’altro, secondo Borščëv, il conflitto per il distretto Prigorodnyj preoccupa gli osseti non meno degli stessi ingusci: pur essendo difesi da ogni parte dal Cremlino ed essendo un avamposto del Caucaso, la RSO-A non cessa di essere il vicino più prossimo della RI.

Il noto politologo, primo collaboratore scientifico dell’Istituto di Antropologia della RAN [23] Achmet Jarlykapov ritiene che “la cosa più importante è il ritorno dei profughi ingusci alle loro case. Non importa sul territorio di quale soggetto della Federazione Russa si troveranno queste case. Restituire il distretto Prigorodnyj difficilmente sarà possibile – tale è l’eredità della politica territoriale sovietica. Ma il centro è in grado di creare almeno le condizioni in cui non si guardi più agli ingusci come a un popolo senza diritti, ma come a cittadini della Federazione Russa, che possono sempre contare sulla tutela dei propri diritti”.

http://www.ingushetia.org/news/17578.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Giovanissima (classe 1988) giornalista russa.

[2] L’articolo è stato scritto nel settembre 2008.

[3] Così si è preso a chiamare in Russia il conflitto con la Georgia della scorsa estate.

[4] Nome osseto della repubblica.

[5] Abbreviazione del nome russo Respublika Severnaja Osetija – Alanija.

[6] Južnyj Federal’nyj Okrug (Distretto Federale del Sud), uno dei sette distretti in cui Putin ha diviso la Russia, ponendovi a capo uomini di sua fiducia.

[7] La precisazione non è superflua, perché tutte le assemblee legislative dei soggetti della Federazione Russa si chiamano Duma.

[8] Le leggi russe sono indicate con un titolo e non con un numero.

[9] Federal’naja Migracionnaja Služba (Servizio Federale per le Migrazioni).

[10] GOSudarstvennyj Komitet Rossijskoj Federacii po STROJtel’stvu, architekture i žiliščno-kommunal’nomu chozjajstvu (Comitato Statale della Federazione Russa per l’edilizia, l’architettura e i servizi per le abitazioni)

[11] “Nuovo”.

[12] Cioè lager dell’arcipelago Gulag.

[13] Letteralmente “olio”.

[14] Letteralmente “ha formato un altro strato sopra”.

[15] Le strutture deputate all’uso della forza che dipendono dai ministeri della Difesa, degli Interni e delle Situazioni di Emergenza (che opera generalmente come una sorta di Protezione Civile).

[16] Murat Magometovič Zjazikov, presidente della RI dal 2002 al 2008, quando è stato rimosso da Medvedev.

[17] Ministerstvo Črezvyčajnych Situacii (Ministero delle Situazioni di Emergenza).

[18] Gruppo per la difesa dei diritti umani nato a Mosca nel 1976 dopo la ratifica della Dichiarazione di Helsinki sui diritti umani da parte dell’URSS.

[19] Začistki, “ripuliture” sono dette le operazioni repressive compiute nel Caucaso, durante le quali molte persone scompaiono senza lasciar traccia.

[20] Federal’naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), l’erede del KGB.

[21] Letteralmente “dei duplici standard”.

[22] “Affare, questione” (il termine ha vari significati), rivista russa.

[23] Rossijskaja Akademija Nauk (Accademia Russa delle Scienze).

2 commenti:

Il Blog | Attualità | Psicologia ha detto...

Il mio è un sogno di pace...

Matteo Mazzoni ha detto...

@ Il Blog | Attualità | Psicologia: nel Cuacaso la pace è un sogno, anche perché gli sforzi di tanti sembrano indirizzati ad acuire i conflitti e non a risolverli...