08 novembre 2010

La Russia, dove gli oppositori vengono massacrati impunemente "sotto controllo presidenziale"

E' tempo di mettere sotto il controllo del presidente chi non cerca gli assassini




Il sabotaggio delle inchieste (caso Domnikov) porta a nuove vittime (caso Kašin)


Sabato 6 novembre, 14.00.

Tre ore in tutto dopo che il presidente Medvedev ha preso “sotto il proprio controllo” le indagini sull'aggressione al giornalista del “Kommersant''” [1] Oleg Kašin.

Non è passata ancora mezza giornata dal momento dell'aggressione stessa.

Solo due giorni dopo l'aggressione all'attivista Konstantin Fetisov [2].

Telefono all'inquirente del GUVD [3] di Mosca Gajnullina D.Ch. Questa ha appena chiuso silenziosamente il procedimento penale contro i mandanti dell'omicidio del giornalista della “Novaja gazeta” Igor' Domnikov.

Chiedo: “Cosa avete fatto per incarcerare i mandanti?”

Risponde: “Non faccio commenti per telefono”. E riattacca.

Non ho fatto neanche in tempo a dirle che il caso Domnikov è da sei mesi sotto il controllo del presidente Medvedev.

Penso che anche se avessi fatto in tempo a dirlo, avrebbe mandato me e il presidente a quel paese [4].

No, non lo penso. Ne sono convinta.

Perché?

Perché l'inquirente Gajnullina, come in precedenza anche l'inquirente Černousov, come pure i loro capi del GUVD di Mosca, come pure dello SKP [5] presso la Procura Generale, come pure la stessa procura Generale si occupa di aperto sabotaggio.

Si tratta di omicidi su commissione e aggressioni ad attivisti, difensori dei diritti umani e giornalisti. Si tratta del fatto che nessuno di questi crimini, a cominciare dall'omicidio di Vlad List'ev [6] per finire con le dita spezzate di Oleg Kašin E' STATO CHIARITO [7]. E non sarà chiarito. Mi vengono i crampi alle dita per l'evidenza di ciò.

Telefono a un altro inquirenti. Questo non è moscovita. E' un raro tipo di detective professionista che a Mosca è stato distrutto come razza.

Mi racconta cosa bisognava fare per incarcerare i mandanti dell'omicidio di Igor' Domnikov. Ne abbiamo fatto il nome già cento volte. E questi non hanno neanche aperto bocca – sono l'uomo d'affari Pavel Sopot e Sergej Dorovskoj, ex vice governatore della regione di Lipeck [8]. Due onesti facoltosi cittadini, che hanno costruito la propria fortuna sul sangue e sulla stretta alleanza con l'OPG [9] di Tagir'janov – una delle più crudeli bande della Russia.

Il capo Tagir'janov e quasi tutti i suoi complici, tra cui pure gli assassini materiali di Igor' Domnikov, sono stati condannati. Tagir'janov – all'ergastolo. Ma Sopot e Dorovskoj sono in libertà. Perché?

Cos'è stato fatto per incarcerarli?

La condanna degli uomini di Tagir'janov è entrata in vigore sei mesi fa. Èduard Tagir'janov non è comunque finito all'ergastolo al “Cigno Bianco” [10]. Gli hanno fatto fare tappa a Kazan' [11]. Gli inquirenti locali non si sono tranquillizzati, anche se proprio questi (Mosca ha solo dato fastidio) hanno portato al processo e alla condanna del gruppo di Tagir'janov.

Ma sono rimasti ancora gli omicidi di due poliziotti di Naberežnye Čelny [12], compiuti nel lontano '99. Le tracce portavano agli uomini di Tagir'janov. Presto a Èduard Tagir'janov sarà inflitta una nuova condanna.

“Per quanto riguarda l'OPG di Tagir'janov non ci sono più “casi sospesi” locali!” – con irriproducibile orgoglio mi dice un noto inquirente.

E aggiunge: “Ma per la Russia c'è ancora molto sangue sparso da loro”.

Mi ha colpito questa separazione della piccola patria da tutta la Russia. Capisco perché. Perché il proprio territorio questi inquirenti l'hanno ripulito completamente, ma la Russia non è di loro competenza.

Ho ricordato anche l'ingenuo stupore di questo inquirente, quando giunse qualche anno fa per il caso degli uomini di Tagir'janov a Mosca e passò per gli uffici moscoviti dei colleghi.

“Si conversava solo di grana”, – mi disse. E io, ingenua stupida, chiesi se i colleghi si interessassero al modo degli inquirenti di provincia di liquidare uno dei maggiori OPG russi.

Ma ai “colleghi” di Mosca come l'inquirente Gajnullina i dettagli non interessano. Nessuno in questi sei mesi (da quando Medvedev tiene il caso Domnikov sotto controllo presidenziale) ha telefonato agli inquirenti di Naberežnye Čelny e di Kazan'. Anche se la stessa inquirente Gajnullina ha preso i numeri di telefono a noi giornalisti (!).

Gli inquirenti moscoviti, che sono stati costretti (non sceglierò un'altra parola) ad occuparsi dei mandanti dell'omicidio, non hanno neanche cercato di “lavorare” con l'esecutore – il capo della banda Èduard Tagir'janov, che è del tutto pronto a un accordo con la giustizia per alleviare la propria sorte.

Che sia pronto lo dimostrano i “casi sospesi” di undici (!) anni fa chiariti e portati a una condanna a Naberežnye Čelny. Senza la collaborazione di Tagir'janov difficilmente questo sarebbe riuscito.

– Per incarcerare i mandanti del vostro collega ucciso Domnikov [13], – mi ha detto un inquirente di mia conoscenza del Tatarstan [14], – la Commissione Inquirente, Bastyrkin [15] in persona, deve prendere questo caso sotto la propria competenza, togliere un inquirente dall'apparato centrale, liberarlo da tutti i casi e dargli qualche agente operativo. Fissare il compito e ordinargli di occuparsi solo di questo caso. I risultati apparirebbero in un mese.

– Perché non hanno fatto ciò? – ho chiesto. – Perché su inoltro del vice-procuratore generale Malinovskij il caso è stato passato al GUVD di Mosca, che non ha fatto niente?

– E' un sabotaggio, – mi ha detto l'inquirente.

Fra l'altro del “controllo del presidente”.

Elena Milašina

08.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/124/09.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] “Commerciante”, giornale politico-economico.

[2] Attivista in campo ecologico.

[3] Glavnoe Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione Generale degli Affari Interni), in pratica la sede centrale della polizia.

[4] Letteralmente “più lontano”.

[5] Sledstvennaja Komissija pri Prokurature (Commissione di Inchiesta presso la Procura).

[6] Vladislav Nikolaevič List'ev, giornalista televisivo ucciso nel 1995.

[7] Rilievo grafico dell'autrice.

[8] Città della Russia centro-meridionale.

[9] Organizovannaja Prestupnaja Gruppa (Gruppo Criminale Organizzato).

[10] Carcere duro nella zona degli Urali.

[11] Città della Russia centrale.

[12] Città della Russia centrale.

[13] La forma illogica della frase è nell'originale.

[14] Repubblica autonoma della Russia centrale, popolata prevalentemente da Tatari.

[15] Aleksandr Ivanovič Bastyrkin, primo vice-procuratore generale.

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