15 dicembre 2010

Alle radici dei disordini di sabato a Mosca

La guerra dell'abuso con l'abuso




Hanno risposto al terrore con il terrore.

Questa è una guerra civile con un contesto nazionale.

Questi sono gli istinti incontrollati di una teppaglia contro gli istinti meschini di un'altra teppaglia.

Questa è vigliaccheria e ferocia contro ferocia e vigliaccheria.

Questa è abuso che combatte con l'abuso.

Questo è un circolo politico già chiuso, quando non si può chiarire chi ha cominciato per primo e per chiarire non c'è tempo. Fra l'altro è tardi anche per pronunciare la parola “politico”. La violenza totale su cui si è costruito questo stato e retta questa società ha dato i suoi frutti sanguinosi.

Perché lo stato se ne frega di tutti fuorché di se. Usa la violenza non per difendere i cittadini di questo paese, ma esclusivamente per autodifesa.

Lo stato teme una ristretta cerchia di oppositori, di “secchielli azzurri” [1] e di artisti che disegnano membri virili sui ponti mobili e poi va ad accordarsi con il terrore e l'illegalità. Lo stato ritiene di poter mantenere la propria signoria nutrendo contemporaneamente rapaci che si odiano l'un l'altro.

Lo stato non conosce la fisica: “meno” e “più” da sempre “meno”.

Lo stato difende la grana dei propri capi, ottenuta a spese della miseria generale, suscitando l'odio della popolazione. L'odio è un sentimento forte, soprattutto l'odio per gli altri. E' più forte della giustizia. Quando odi, non c'è tempo per pensare.

Così è già stato nella storia russa. Inizialmente il potere fu benevolo con le “Centurie Nere” [2] e poi con la “Divisione Selvaggia” [3]. Niente di nuovo. Com'è finita, lo ricordano tutti, anche chi andava male a scuola.

Non si può fare un picchetto e chiedere la libertà di parola. Non si può scrivere in un blog che non vi piace il potere. Non si può essere sostenitori del bosco di Chimki [4] o avversari dell'“Ochta-Centr” [5]. Non si può chiedere il rispetto dei diritti umani in Cecenia.

La risposta sarà assetto di guerra, pallottole e cellulari dell'OMON [6]. Tre componenti e tre direttrici del potere russo contemporaneo: fascismo, banditismo (non solo caucasico) divenuto forza legittima e sbirri venduti.

Ma si può marciare a migliaia e gridare: “La Russia è per i russi!” e levare le mani nel saluto nazista.

Ma si può, se si è sfrenati ex militanti, andare con le pistole su bechy [7] e Cayenne con i vetri oscurati e sparare ai passanti per divertirsi.

Ma si può, se si è “ragazzi russi”, cantare canzoni fasciste presso le mura del Cremlino e sgozzare tagiki.

Ma si può, se si è “ragazzi caucasici”, compiere abusi nelle strade di Mosca, sapendo che li riscatteranno dalla giustizia. E la voce fissa, che corre tra la folla in piazza del Maneggio [8], che alla polizia è stata data indicazione di non litigare con quelli, dietro cui stanno gli amici ceceni del premier, potrebbe risultare del tutto vera.

Perché litigare con il sostegno del potere – papacha [9], svastica e berretto con visiera?

Non saranno puniti né gli uni, né gli altri, né i terzi. Perché sia gli uni, sia gli altri, sia i terzi sono stati creati dallo stato stesso. Questo si basa sui delinquenti. Sbirri-delinquenti, che hanno rapinato, violentato, picchiato e ucciso. Fascisti-delinquenti, che hanno rapinato, violentato, ucciso e picchiato. Delinquenti delle repubbliche del Caucaso del Nord, che hanno rapinato, violentato, picchiato e ucciso.

Non toccano i fascisti, perché questi sono socialmente vicini e con loro civetta il potere.

Non toccano i banditi caucasici, perché la Cecenia ha unito a se la Russia da tempo e perché con loro civetta il potere.

Gli sbirri – perché essi sono anche il reale potere.

Gli uni vanno con pistole dorate su sederi grassi per i negozi di Mosca.

I secondi con la svastica e del tutto ubriachi.

I terzi della giustizia hanno fatto un concorso.

Una volta avrebbero dovuto scontrarsi tutti.

E si sono scontrati.

Quelli che sabato mattina sono andati nelle strade di Mosca chiedevano giustizia. E' comprensibile l'indignazione di quelli a cui hanno ucciso degli amici. Hanno messo dei fiori e hanno chiesto un'indagine onesta.

Ma nell'onestà non crede già più nessuno.

E la giustizia si è rivelata selettiva. Perché al posto di chi chiedeva giustizia sono giunti altri.

Quelli che non chiedevano giustizia quando un russo uccideva un russo e gli sbirri per soldi diluivano il caso.

Quelli che non chiedevano giustizia quando vecchi, bambini e donne venivano schiacciati dai carri armati.

Quelli che non chiedevano indagini coscienziose sugli omicidi a Kuščëvskaja [10].

Quelli che non chiedevano la punizione degli uomini delle strutture armate colpevoli di atti terroristici.

Per loro la giustizia è un morto di un'altra etnia, che forse non è neanche colpevole di nulla.

Chi è contro di loro?

Quelli che sono diventati sostegno del potere banditesco nelle proprie repubbliche.

Quelli che non chiedono giustizia ai propri presidenti.

Quelli che ritengono che tutti gli debbano tutto: bilanci, privilegi, indulgenze per gli omicidi dei propri nemici e di gente che passava di lì per caso.

Chi ritiene di avere dietro di se la legge del più forte: opprimere, umiliare, togliere, uccidere e comprare.

Le bestie si sono scontrate con le bestie.

Una si definisce patriottismo.

L'altra regolamentazione pacifica del Caucaso.

Né l'una né l'altra sono tali.

L'una e l'altra sono solo terrore.

Le due gambe dello stato russo si sono intrecciate tra loro in una lotta intestina sanguinosa.

Il pauroso e corrotto, vile potere, che ha puntato sui delinquenti, ha generato alla fine una guerra tra loro.

E ci saranno vittime – soprattutto quelli che qui non c'entrano assolutamente.

Sergej Sokolov


12.12.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/140/00.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Quelli portati sulle auto (ma anche sulle teste) dai gruppi che protestano contro gli abusi delle auto dotate di sirena (scorte, “auto blu”, ecc.).

[2] Organizzazione ultranazionalista e antisemita dei primi anni del XX secolo.

[3] Reparto dell'esercito russo dei primi anni del XX secolo, composto da caucasici e noto per la sua ferocia.

[4] Città nei pressi di Mosca, il cui bosco (area protetta) viene distrutto dai lavori della nuova autostrada Mosca-San Pietroburgo.

[5] “Centro-Ochta”. L'Ochta è un piccolo fiume di San Pietroburgo, sulle cui rive la Gazprom vorrebbe costruire un grattacielo di 396 metri che devasterebbe il già compromesso panorama della città.

[6] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa, nota per la sua durezza.

[7] Nome gergale delle BMW.

[8] Piazza vicina alla Piazza Rossa.

[9] Tipico cappello di pelo caucasico.

[10] Villaggio cosacco del distretto di Krasnodar nella Russia meridionale dove il 4 novembre 12 persone sono state uccise da una banda molto vicina agli uomini al potere nella regione.

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