07 novembre 2012

Una storia sconosciuta e impensabile: il neonazismo in Unione Sovietica

Semën Čarnyj
I gruppi nazisti in URSS negli anni 1950-1980
Semën Aleksandrovič Čarnyj (nato nel 1977) – storico, giornalista. Autore del libro "I segreti dell'ottobre 1993. Il Cremlino contro la Casa Bianca [sede del governo russo, allora sede del parlamento – nota del traduttore]" (Mosca, Jauza, 2004).


Ora si può leggere o sentire spesso la seguente perplessa domanda: "Com'è possibile che in un paese che ha vinto Hitler i suoi adoratori possano andare apertamente per le strade?» Chi pone questa domanda, evidentemente, ritiene che il movimento dei sostenitori del nazismo sia sorto come dal niente a fine anni '80-inizio anni '90. In realtà i neonazisti russi contemporanei ebbero dei precursori in URSS. Naturalmente, a differenze degli adoratori contemporanei di Hitler, gli toccò esprimere le loro opinioni in modo sotterraneo e la loro "cronaca", a differenza di altri gruppi di nazionalisti, non è stata ritrovata da loro e perciò non ci sono giunte moltissime informazioni sulle loro gesta. Tra l'altra queste informazioni, contenute nei materiali della sezione giovanile dell'Archivio di Stato Russo di storia socio-politica, nell'Archivio di Stato Russo di storia contemporanea, nell'archivio di "Memorial" [associazione per la difesa dei diritti umani nata per difendere la memoria delle vittime delle repressioni sovietiche – n.d.t.], nel bollettino "Vesti iz SSSR" ["Notizie dall'URSS" – n.d.t.] uscito negli anni 1979-1991, nel libro "58-10 [l'articolo e il comma del Codice Penale sovietico che puniva l'attività antisovietica – n.d.t.]. L'operato di sorveglianza della Procura dell'URSS sui casi di persuasione e propaganda antisovietica. Marzo 1953-1991" e in alcune altre fonti, sono del tutto sufficienti per seguire le direttrici fondamentali dell'attività dei fautori russi dello hitlerismo.

"Stiljagi" [sorta di mods russi – n.d.t.] e "politici"

Le prime informazioni su gruppi nazisti [1] in URSS datano la seconda metà degli anni '50. A partire da questo momento e fino alla fine degli anni '80 si può mettere in risalto qualche decina di casi, riflessi nelle fonti, in cui persone di diversa età e condizione sociale si dichiararono apertamente (per quanto possibile) fautori del nazismo. Con riserva li si possono suddividere in due gruppi: "stiljagi" e "politici". Agli "stiljagi" (e questi tra i "naciki" [2] erano la maggioranza) si riferivano quei partecipanti a gruppi nazisti (fondamentalmente erano studenti delle scuole e giovani) che erano attratti dall'estetica del nazismo con le sue parate, il culto del bel corpo e l'architettura neoclassica.
"Giocosa" fu anche la prima delle organizzazioni naziste a noi nota. Il gruppo di studenti di Kiev capeggiato da Ju.P. Jurčenko (nato nel 1939) all'inizio giocava semplicemente al fascismo. In seguito decisero di creare l'organizzazione giovanile nazista (formalmente "fascista", in quanto pochi allora in URSS distinguevano fascismo e nazismo) "SS Viking" allo scopo di costruire il comunismo nazionale in URSS e di costruire con la violenza il socialismo in tutto il mondo. I partecipanti al gruppo ritenevano Hitler una personalità geniale. Il procedimento penale aperto contro di loro nel dicembre 1957 fu sospeso, in quanto fu dimostrato che i partecipanti al "Viking" non erano andati oltre al gioco [3].

Un altro gruppo propagandistico fu scoperto nell'aprile 1960 a Baku. Nel suo organico rientravano studenti di nona classe [in Russia ci sono undici classi dai sei anni di età – n.d.t.] di due scuole locali, che durante le riunioni comuni discutevano la "superiorità" del nazismo e le "eccellenti idee" dei suoi leader, come pure le cause, come ritenevano, della "casuale" sconfitta della Germania. Gli studenti – i genitori di alcuni dei quali occupavano posti abbastanza alti (ministro dell'Industria Locale dell'Azerbaigian, collaboratore dell'apparato centrale del Ministero degli Interni dell'Azerbaigian) – si interessavano della biografia di Hitler, raccoglievano fotografie naziste degli anni '30, preparavano una bandiera con la svastica. Tra l'altro per loro questo restò in buona sostanza un gioco e perciò il massimo che si permisero i membri di questo gruppo fu andare a scuola il 9 maggio [Giorno della Vittoria dell'URSS sul nazismo – n.d.t.] con fasce naziste sotto le giacche [4].

Questo indirizzo fiorì in modo particolarmente rapido negli anni '70-'80 sotto forma di "organizzazioni fasciste" segrete di studenti delle scuole. Tra l'altro il catalizzatore di questo processo fu il film "Diciassette momenti di primavera" [incentrato su un agente sovietico che si infiltrava tra i nazisti – n.d.t.], uno dei primi nella cinematografia sovietica a mostrare il "grande stile" del nazismo e al contempo a "umanizzarlo". Le autorità capirono abbastanza rapidamente il carattere inoffensivo di questa passione e perciò le pene per la maggior parte degli "stiljagi", i cui gruppi furono scoperti dalla dirigenza del partito e del Komsomol [KOMmunističeskij SOjuz MOLodëži – Unione Comunista della Gioventù], si limitò alla cosiddetta profilassi – cioè a colloqui al KGB e ai comitati distrettuali e regionali del partito. Forse uno degli ultimi di questi "stiljagi" fu S.L. Ščerbaev, arrestato nel 1985 a Krasnodar [città della Russia meridionale – n.d.t.], che ascoltava hard rock e riteneva che "il fascismo è l'unione ostile dei liberi" contrapposto "all'unione amichevole degli schiavi", come chiamava l'ordinamento sovietico [5].

A differenza degli "stiljagi", i "politici" non erano attratti dall'estetica nazista, ma dallo stesso Hitler. Fondamentalmente erano persone abbastanza mature, che talvolta erano entrate in qualche gruppo dissidente. Tra l'altro, avendo inizialmente un'idea abbastanza confusa del programma dei nazional-socialisti, spesso prendevano da là solo una posizione – lo sterminio degli ebrei. Così, per esempio, intervenne Vjačeslav Solenev, che si staccò dal gruppo di Viktor Polenov "Partito Popolare Democratico di Russia" e nel 1957 scrisse il programma del "Partito Nazionale Russo". Tra l'altro, secondo lo stesso Polenov, in seguito le opinioni di Solenev si ammorbidirono un po' e verso la fine degli anni '80 invitava già a distinguere ebrei dannosi e utili [6].

Agli adoratori del nazismo si può riferire anche il gruppo di Aleksej Dobrovol'skij (nato nel 1939) "Partito Nazional-Socialista Russo", che operò nella seconda metà degli anni '50 a Mosca. A dire il vero, in un'intervista concessa all'inizio degli anni '90, Dobrovol'skij negò l'ammirazione per Hitler. Tuttavia poco dopo si tradì dicendo che gli avevano fatto grandissima impressione "i gesti e i rituali partitici nazisti, la precisione tedesca" e che ai suoi amici piacevano "la combattività, le formule dure, la disciplina, la sottomissione, la simbologia, i gesti di saluto – l'alzare il braccio" [7]. Il fatto che in tempi praticamente recentissimi fosse terminata una guerra con il nazismo, in cui erano morti i loro padri e fratelli maggiori, non urtava assolutamente i membri del "partito". Come ricordò Dobrovol'skij, i suoi sostenitori (e naturalmente egli stesso) ritenevano che i morti non fossero né sulla coscienza di Hitler, né sulla coscienza di Stalin, ma su quella di qualcun altro (si trattava cioè della concezione che prendeva forza, secondo cui la guerra era stata utile agli USA o all'"ebraismo mondiale").

Tutto ciò non poteva non accompagnarsi alla passione per la figura di Hitler. Ed effettivamente, raccontando del proprio primo periodo di lager in Mordovia [repubblica autonoma della Russia centrale – n.d.t.] nel 1958-1961 e dei rapporti con le SS russe che gli avevano fatto fare conoscenza con le concezioni negazioniste dell'Olocausto [8], Dobrovol'skij si lascia sfuggire con rimpianto che Hitler "era un grande generale". E secondo la testimonianza di Polenov, Dobrovol'skij, perfino mentre si trovava nel lager, intervenne per lo sterminio di tutti gli ebrei sul modello hitleriano [9]. Tra l'altro, in Dobrovol'skij era presente anche l'elemento del fascino per il "grande stile" del nazismo – non per nulla, mentre era nel lager, si fece fotografare là in uniforme completa da SS.

Un altro gruppo di adoratori di Hitler, pare, si preparava seriamente a combattere. Nel 1963 a Voronež [città della Russia meridionale – n.d.t.] fu scoperto un gruppo creato un anno prima da tre giovani 17-19enni, che si facevano chiamare "Nazional-socialisti dell'OAS" [10].

Questi non solo festeggiavano il compleanno di Hitler e portavano decorazioni naziste trovate nei campi di battaglia, ma si rifornivano pure continuamente di armi, intendendo combattere con il potere sovietico nel caso che iniziasse la guerra. Durante la perquisizione fu sequestrato almeno un fucile a canne mozze fatto da loro con un fucile automatico [11]. Purtroppo la carenza di documenti non permette di seguire il destino di questo gruppo dopo l'arresto.

Simili cerchie esistettero anche in seguito. Per esempio, nel dicembre 1970 a Nikolaevsk-na-Amure [Nikolaevsk sull'Amur, città dell'estremo oriente della Russia asiatica] un certo operaio di nome Lentarev attaccò dei manifestini che terminavano così: "Il nostro ideale è Adolf Hitler! Heil Hitler!"[12] Nel 1973 il detenuto V.M. Krasnov inviò all'ambasciata della RFT a Mosca le "Tesi del programma del partito nazista". Nell'anno seguente, il 1974, un altro detenuto, Ju.E. Bakunin, preparò il "Programma del partito nazional-socialista". Non è molto chiaro, a dire il vero, se questo fosse uno slancio sincero o il desiderio di essere annesso ai "politici" per essere trasferiti nella zona dei detenuti politici [13].

Nel 1981 nella Kaliningrad nei pressi di Mosca il "Nuovo Partito Nazionalista Operaio di Russia" fu creato da Aleksej Vedenkin, divenuto scandalosamente noto negli anni '90. Al limite tra le due tendenze si può porre la figura di Nikolaj Braun (nato nel 1938), arrestato nel 1969. Tra le accuse formulategli figurava anche il festeggiamento del compleanno di Hitler [14]. Uno dei compagni di Braun, Anatolij Berger, ricordò più tardi che Braun da una parte era seriamente appassionato a Hitler, ma a lui stesso piaceva pure farsi chiama in cerchie ristrette "Führer". D'altra parte, il festeggiamento del compleanno di Hitler costituiva per lui, secondo Berger, una parte del rischioso gioco ad "andare al limite" che Braun amava pure molto [15]. Anche lo stesso Nikolaj Braun all'inizio degli anni 2000 difese la versione "giocosa", dichiarando che festeggiava il compleanno di Hitler "per attrarre l'attenzione verso la propria attività anti-bolscevica" e che in tribunale questa accusa fu "attaccata" all'ancor più fantastico punto delle conclusioni dell'accusa – il tentativo di far saltare in aria il mausoleo di Lenin [16].

Hitler come variante di Eisenhower

Esaminando i materiali di questi procedimenti penali e le memorie involontariamente sorge la domanda – perché decine (se non centinaia) di persone in vari angoli del paese si scelsero in qualità di idolo la guida del Terzo Reich , la guerra con il quale era terminata in tempi relativamente recenti?
Rischierò di supporre che la scelta sia stata fatta "per contrarietà". Non credendo alla propaganda sovietica, che spalmava di densa vernice nera tutti i propri avversari e metteva sullo stesso piano Hitler, Truman, Tito, gli insorti ungheresi del 1956 e altri, ritennero Hitler un nemico ingiustamente calunniato del regime comunista come, per esempio, il presidente degli USA Eisenhower, su cui speravano molti "semplici antisovietici". Alcuni procedimenti penali di "naciki" confermano direttamente tale ipotesi. Per esempio, M.F. Žirochov, arrestato nel marzo 1957 a Čardžou [città del Turkmenistan chiamata adesso Türkmenabat] al momento dell'arresto e in seguito alla polizia gridò: "Viva Hitler! Viva il fascismo! Viva l'America!" [17] Un altro imputato, arrestato nel luglio 1958, gridò semplicemente "Viva Eisenhower, viva Hitler!" [18]

E la mancanza di una distinta propaganda anti-nazista portò al fatto che molti di essi furono inclini a ritenere, come un certo fuochista della città di Babuškin [adesso parte di Mosca – n.d.t.], arrestato nel 1959: "Hitler era una persona intelligente, voleva liberare il popolo russo dalla schiavitù" [19].

Di conseguenza il nazismo (più precisamente, in quanto tale distinzione non si faceva, il fascismo) appariva come valida ideologia alternativa al nazismo, che difendeva la dura lotta con il comunismo fino allo sterminio dei membri del PCUS. Possiamo vedere tale identificazione nell'esempio del muratore B.S. Blinov di Mosca, che nel gennaio 1957 discutendo gli avvenimenti ungheresi dichiarò: "Ecco, se avessimo avuto un partito fascista sovietico, ci sarei entrato per primo e avrei cominciato a picchiare i comunisti" [20]. Quanto fosse positiva agli occhi di parte della gioventù di opposizione alle autorità l'immagine del fascismo mostra il caso dei tre studenti di Tbilisi (per etnia un armeno, un georgiano e un russo) del 1967. Questi, decisisi a lottare per la liberazione della Georgia dall'occupazione sovietica, si fecero chiamare "Organizzazione Illegale di Fascisti" [21].

Tra l'altro bisogna notare che delle reali idee di Hitler molti suoi adoratori, in particolare tra gli "stiljagi", avevano un concetto molto confuso. Per esempio, difficilmente dei fedeli nazisti avrebbero accettato in loro compagnia armeni e azeri, da cui in buona sostanza era costituito il gruppo di Baku, scoperto nel 1960 [22]. Ancor più tragicomiche apparvero le dichiarazioni dell'ingegner Gorochov, di etnia ebraica, condannato nel febbraio 1963, che espresse il rimpianto che Hitler non avesse conquistato l'URSS [23].

Le particolarità nazionali

Separatamente da tutto il resto del paese si svilupparono i gruppi pro-nazisti nelle repubbliche baltiche. Qui l'adorazione per Hitler aveva il proprio specifico nazionale, si intrecciava strettamente con il nazionalismo locale e alla difesa degli "eroi di guerra", che avevano servito nei reparti delle SS e nei battaglioni di polizia. Per esempio, nel gennaio 1962 un gruppo di giovani estoni diffuse per Tartu dei volantini in difesa dei collaborazionisti là processati [24]. Nel 1966 uno dei partecipanti al movimento nazionale lettone disegnò una svastica in un'aula dell'università statale della Lettonia e nel 1967 due giovani lituani appesero una bandiera con la svastica a una torretta per paracadutisti a Liepāja [25]. Gli umori di questi gruppi più precisamente di tutti espresse uno degli ultimi condannati in Lettonia per propaganda antisovietica nel 1986, R. Silaraups, che rimpianse che la Germania non avesse vinto la guerra, in quanto proprio a questa vittoria i nazionalisti radicali delle repubbliche baltiche legavano la possibile indipendenza dei propri paesi [26].

Proprio là gli umori propagandistici vennero in superficie più rapidamente di tutti. L'11 aprile 1969 l'ensemble "Peoleo" ["Rigogolo" – n.d.t.] di Tallinn in un concerto in un kolchoz eseguì il canto di marcia dei legionari estoni delle SS [27]. E il 22 settembre 1980 a Tallinn dopo il concerto dedicato all'anniversario della liberazione della città dai nazisti nella folla di adolescenti comparve un gruppo di 20-30 persone con fasce alle maniche a forma di svastica che gridavano "Heil Hitler!" [28]

A questo si possono riferire numerosi casi di tedeschi sovietici e collaborazionisti che espressero il rimpianto perché la Germania aveva perso la guerra [29].

Andare in piazza...

Se i nazisti degli anni '50-'70 preferivano agire in clandestinità, all'inizio degli anni '80 i loro "eredi" vennero fuori inaspettatamente in modo pubblico. Al momento si hanno notizie precise di due azioni pubbliche dei neonazisti di Mosca.

Nell'aprile 1980 un nazista diciassettenne, lo studente di 10.a classe Viktor Jakušev insieme a dei compagni di classe organizzò una sorta di picchettaggio della sinagoga di Mosca. 

Dell'equipaggiamento nazista i picchettanti avevano solo gli stivali e le camicie scure. Lo stesso Jakušev, a dire il vero, dichiarò che lui e i suoi amici, 10-12 persone, "stavano semplicemente guardando" e che in generale era una "manifestazione di interesse dei russi per l'ebraismo" [30]. Tra l'altro questa azione in quel momento passò praticamente inosservata.

Tuttavia uno spazio molto ampio sulla stampa ebbe un'altra azione, svolta due anni dopo, la dimostrazione dei neonazisti in piazza Puškin [piazza del centro di Mosca – n.d.t.]. Le prime informazioni su questa comparvero nel bollettino "Vesti iz SSSR", edito a Monaco dal dissidente Kronid Ljubarskij. Secondo queste, un gruppo di studenti dell'ultima classe di 10-15 persone in camicia nera con la svastica comparve in piazza due volte - alle 17.00 e alle 19.00. Due (secondo altre notizie sei) partecipanti alla dimostrazione furono arrestati dalla polizia [31]. Secondo notizie più tardive, durante la dimostrazione al cinema "Rossija" ["Russia" – n.d.t.] furono distribuiti volantini neofascisti e i capi di questa si piazzarono nel caffè "Lira", che si trova sul lato opposto di via Gor'kij [adesso via Tverskaja, nel centro di Mosca – n.d.t.], da dove dirigevano le azioni dei loro adepti, rapidamente venuti alla rissa con il resto del pubblico [32]. Ed ecco come descrisse la dimostrazione il giornale "Russkaja mysl'" ["Pensiero russo" – n.d.t.] uscito a Parigi: "Il 20 aprile, nel giorno della nascita di Hitler, a Mosca un gruppo di giovani ha cercato di tenere una manifestazione "fascista". Quella sera in piazza Puškin si è riunito un gruppo abbastanza grande di giovani: da una parte i "fascisti", con i capelli corti e le camicie nere, alcuni con il simbolo della svastica ; dall'altra una folla di "tifosi" di varie squadre di hockey e di calcio. La presunta dimostrazione "fascista" era nota in precedenza (nelle scuole di Mosca gli insegnanti avevano avvertito gli allievi, consigliandogli di non comparire il 20 aprile in piazza Puškin; questo, naturalmente, ha avuto il risultato opposto – cosa su cui, evidentemente, le autorità contavano). A quanto riferiscono i testimoni, la "dimostrazione" non è riuscita ad iniziare, in quanto tra "fascisti" e "tifosi" è scoppiata una rissa, che ha attratto l'attenzione dei passanti [33]. La polizia per lungo tempo non si è immischiata, osservando ciò che accadeva da fuori. Alla fin fine, la polizia ha arrestato qualche "fascista" e qualche "tifoso".

"Si ha notizia che in URSS esiste qualche gruppo fascista di giovani poco numeroso, che, naturalmente, non gode di popolarità in un paese dove la guerra ha lasciato ferite così profonde. Questi gruppi sono costituiti fondamentalmente da rampolli di famiglie di alti funzionari del partito. Questa "gioventù dorata" non prova tanta simpatia per Hitler, quanto rimpiange l'assenza nel paese di una vera guida, di un potere forte e di una ferrea disciplina.

Comunque sia, questo "intervento" odora fortemente di provocazione e le sue conseguenze possono essere serie. Come abbiamo già detto, la dimostrazione era ampiamente nota e le autorità possono pienamente utilizzare le informazioni da esse diffuse sull'esistenza di "fascisti" per screditare il movimento per la difesa dei diritti umani" [34].

Tra l'altro il noto studioso della destra radicale russa Vladimir Pribylovskij descrive lo stesso avvenimento ben più terra terra: "(...) in piazza Puškin – il luogo preferito degli attivisti per i diritti umani – altri studenti dell'ultima classe, non più di quindici, hanno organizzato una "dimostrazione". I ragazzi hanno alzato qualche volta contemporaneamente il braccio destro nel "saluto romano", scandendo (quasi in un sussurro) "Heil Hitler!". Poi Jakušev si vantò che, anche se in quel giorno glorioso non era nella Puška [nome colloquiale di piazza Puškin, tra l'altro puška significa "cannone" – n.d.t.], tutti i dimostranti erano suoi discepoli e seguaci" [35].

Se si sommano tutte e tre le descrizioni, risulta che la dimostrazione dei neonazisti fu uno spettacolo abbastanza pietoso, trasformatosi praticamente fin dall'inizio in una rissa tra vari gruppi di giovani interrotta dalla polizia solo dopo che erano comparsi i primi feriti gravi. Qualche persona fu arrestata, ma se furono condannati non è noto.

Indipendentemente da questo il fatto stesso di una simile manifestazione fece un'enorme impressione tanto sull'intellighenzia della capitale, quanto sui mezzi di comunicazione di massa occidentali. Qui fu tolta dall'oblio la notizia del picchetto di Jakušev nel 1980. Al contempo su "Vesti iz SSSR" presero a comparire comunicati sul processo a 18 partecipanti a un'organizzazione neonazista a Možajsk nel 1980 [36], sul fatto che il 1 novembre 1981 si era svolta una dimostrazione fascista nella città di Kurgan [città della Siberia occidentale – n.d.t.], a cui avevano partecipato più di 100 studenti dell'ultima classe con camicie con fasce alle maniche con la raffigurazione della svastica portando lo slogan "Il fascismo salverà la Russia!", sulle dimostrazioni di neofascisti nelle città di Južnoural'sk [città della Russia asiatica, ai piedi degli Urali – n.d.t.], Sverdlovsk [città della Russia europea ai piedi degli Urali, ora tornata a chiamarsi Ekaterinburg – n.d.t.], a Leningrado (presso la cattedrale di Kazan' [chiesa più importante della città, allora sede del "museo dell'ateismo" – n.d.t.]) "e in altri luoghi" [37]. E anche se parte di questi comunicati si fondava, come fu indicato dallo stesso Kronid Ljubarskij, su notizie non verificate, cioè su dicerie, attraverso le "voci" occidentali i comunicati su queste dimostrazioni e questi processi si diffusero per l'URSS sotto forma di notizie attendibili, generando voci su una potente organizzazione fascista militarizzata. Già nel gennaio 1983 la gente chiedeva ai conferenzieri della società "Znanie" ["Conoscenza" – n.d.t.] se fosse vero che a Nižnij Tagil [città della Russia europea ai piedi degli Urali – n.d.t.], Sverdlovsk e chissà perché Kiev si erano svolti interventi di giovani "con grida naziste" [38]. Anche se lo stesso Jakušev aveva dichiarato che "non c'era un'organizzazione,non c'era un nome, non c'era una struttura, non c'era niente. Così, semplicemente, leggevamo libri sulla Germania, sul neofascismo contemporaneo..." [39]. In seguito queste dicerie portarono al fatto che nella memoria di alcuni testimoni degli avvenimenti di piazza Puškin si formasse una loro immagine del tutto deformata. Per esempio, nelle memorie di Aleksandr Rekemčuk [scrittore e sceneggiatore russo – n.d.t.] la dimostrazione si è trasformata in una "manifestazione di massa in onore del compleanno di Hitler (...) con tutto l'equipaggiamento: saluti "Heil Hitler!", fasce alle maniche con la svastica" [40], cosa che corrisponde di più alla realtà degli anni '90.

D'altra parte, secondo la testimonianza di Vladimir Pribylovskij, negli anni 1983-1986 nelle case dello studente dell'Università di Mosca ogni aprile prima del 20 si spandeva la diceria che "nella Puška ci sarà una dimostrazione di fascisti" e le più attive matricole si riunivano presso il monumento per "picchiare i naciki", ma di solito non trovavano nessuno tranne poliziotti e uomini della sezione operativa del Komsomol. Succedeva che arrestavano degli studenti e li inviavano alla sezione di polizia, dove si svolgeva il seguente dialogo: "Che fai qui, festeggi il compleanno di Hitler?" – "No, al contrario, sono venuto a lottare con i fascisti!" – "Stupido! In URSS non ci sono fascisti. Ma se vuoi lottare con loro, iscriviti alla sezione operativa del Komsomol nel luogo dove studi"" [41].

"A disposizione" dei vigili lottatori con i fascisti per poco non capitò per l'appunto il gruppo "Strannye igry" ["Strani giochi" – n.d.t.], che eseguiva musica ska e aveva appena iniziato ad esibirsi nel 1982. Fondamentalmente spaventava il pubblico il loro modo di vestirsi, in quanto giravano dicerie sul fatto che i nazisti portavano cravatte "ad aringa" [strette – n.d.t.] e si rasavano le tempie. Di conseguenza agli "Strannye igry" toccò perfino togliere dal repertorio per un po' di tempo le canzoni a ritmo di marcia per non rafforzare il sospetto sul loro nazismo [42].

Sorge la domanda: cosa costrinse gli adoratori sovietici di Hitler ad andare in piazza, anche se il 1982 non era certo l'anno migliore per simili dimostrazioni e perché non si ripeterono in seguito?

I sovietologi occidentali proclamarono questa dimostrazione un sintomo dell'incipiente fascistizzazione del sistema sovietico, ritenendo che dietro i nazi minorenni stessero potenti gruppi dell'apparato del partito e del KGB. Ma gli avvenimenti successivi mostrarono l'inconsistenza di questo punto di vista, in quanto un simile gruppo, nonostante gli sforzi dei ricercatori, non fu trovato e nelle memorie degli uomini al potere di allora non si rammentasse niente di simile.

Tuttavia si può supporre, ricordando l'intenzionale carattere dimostrativo dei neonazisti e la strana passività delle strutture armate, che nella manifestazione avesse davvero messo mano il KGB. Tanto più che, secondo informazioni orali ricevute da persone in quegli anni in contatto con gli organi del Ministero degli Interni, i rappresentati della Sicurezza dello Stato già alla fine degli anni '70 proibirono direttamente al Ministero degli Interni di prendere misure nei confronti dei gruppi fascisti esistenti. Ma lo scopo di questa dimostrazione era un altro – usarono semplicemente i nazisti in qualità di spauracchio per la popolazione, che esprimeva una notevole insoddisfazione per il peggioramento delle condizioni di vita.

E' interessante che le autorità ufficialmente aspirarono in ogni modo a tacere sulla dimostrazione dei neonazisti. Per esempio, quando il 26 aprile 1982 alla lezione di dottrina politica alla sezione preparatoria dell'istituto poligrafico di Mosca l'uditore P. Maslov prese a raccontare della dimostrazione neofascista e della sua dispersione, a cui egli stesso aveva preso parte, la docente di storia dell'URSS chiamò immediatamente l'agente del KGB Gračëv, che dichiarò a Maslov e ai suoi compagni che "non è affare degli studenti picchiare i fascisti – per questo ci sono gli organi competenti". Il caso per poco non finì con l'espulsione di Maslov dall'istituto [43]. Al contempo si permisero fughe di notizie da fonti ufficiali, che servirono da base per articoli sulla stampa estera in lingua russa. E' naturale che la vecchia generazione, che ricordava bene le atrocità dei nazisti, preferì intervenire dalla parte del potere, dimenticando le "difficoltà".

Che tale versione sia del tutto reale convincono gli avvenimenti del post-perestrojka. Allora, secondo le informazioni dell'autore del libro "Il nazismo in Russia" Vjačeslav Lichačëv, una macchinazione simile fu condotta con la "Russkoe Nacional'noe edinstvo" (RNE ["Unità Nazionale Russa" – n.d.t.]): i servizi segreti la trasformarono in un'organizzazione potente, che nei momenti indispensabili (per esempio, nell'ottobre 1993) svolse il ruolo di spauracchio, ma quando il suo leader Aleksansdr Barkašov prese a mostrare autonomia, la RNE fu rapidamente marginalizzata [44].

Oltre al fatto che i dimostranti giocarono il ruolo di spauracchio, l'intervento dei nazisti diventò il pretesto per un generale irrigidimento del controllo sulle organizzazioni giovanili non statali. Prima di tutto ciò permise di "fare ordine" nello sport e più precisamente nelle arti marziali orientali. E' interessante che, a vedere il comunicato di "Vesti iz SSSR", ancor prima della dimostrazione nelle scuola alle riunioni dei genitori i genitori furono avvertiti che i gruppi propagandistici vengono creati sotto la copertura di vari club sportivi [45]. Nel 1984 fu edito un ordine sul divieto di insegnamento del karate [46]. E qui le dicerie diffuse in precedenza sulle sezioni sportive come "fucina di quadri" per i fascisti diventarono un argomento inoppugnabile. In seguito i colpi degli ideologi del partito e dei servizi segreti si abbatterono sulla musica scomoda, quando una serie di gruppi furono dichiarati fascisti.

Prima di venire in superficie

Verso la metà degli anni '80 i nazisti diventarono una parte fissa della mitologia cittadina di Mosca e Leningrado. C'erano perfino delle storie di paura per bambini sugli orribili fascisti. I dati documentali sui neonazi di Leningrado nella prima metà degli anni '80 purtroppo mancano, a parte una testimonianza enigmatica su un gruppo di teppisti con giubbotti con le svastiche, che nel giugno 1982 danneggiarono la maggior parte delle statue del Giardino d'Estate [47]. Tra l'altro con l'inizio della perestrojka si chiarì che i nazisti nella città sulla Neva non erano affatto un mito. Ho in mente che la rivista "Krokodil" ["Coccodrillo", giornale satirico – n.d.t.] alla fine degli anni '80 pubblicò qualche articolo che descriveva in modo colorito la loro attività. Tuttavia questi erano già tutt'altri tempi. La politica della glasnost' risvegliò tutti gli indirizzi della vita politica. E i poco numerosi "naciki" si sciolsero facilmente nella massa generale di "pamjatniki" [letteralmente "monumenti", ma qui "membri di Pamjat'", cioè del movimento nazionalista Pamjat', "Memoria"], "venedi" [membri dell'associazione neopagana di estrema destra "Unione dei Venedi" – n.d.t.], "RNEšniki" [da leggere ėrenešniki, membri della RNE – n.d.t.] e altri. E nella mitologia cittadina i fascisti dettero il cambio ai "ljubera" [gruppi di giovani che negli anni '70-'80 avevano il culto della forma fisica e si opponevano violentemente alle mode occidentali così chiamati perché nacquero nella città di Ljubercy, nei pressi di Mosca].

Ma nel 1987 i "naciki" stessi vennero in superficie. Il 20 aprile 1987, giorno natale di Hitler, due colonne di giovani di 17-22 anni in camicie nere con svastiche sulle maniche marciarono per il viale Nevskij e per i dintorni della fermata del metro "Ploščad' Vosstanija" [La piazza dell'Insurrezione, dove si ricorda la Rivoluzione di Febbraio del 1917 contro il regime zarista, come il viale Nevskij si trova nel centro dell'allora Leningrado]. Lo stesso giorno tale dimostrazione si svolse a Petergof [cioè Peterhof, città nei pressi di San Pietroburgo, dove si trovava la corte di Pietro il Grande – n.d.t.]. I neonazisti festeggiarono la propria "uscita in superficie" con la profanazione di massa delle tombe ebraiche nei cimiteri. Il 17 e il 20 aprile furono distrutte o profanate 140 lapidi. E il 25 aprile 1987 un gruppo di adolescenti al grido di "Picchia i giudei, salva la Russia!" cercò di assaltare la sinagoga di Leningrado. Tra i partecipanti a questa azione predominavano gli studenti del PTU [ Professional'no-Techničeskoe Učilišče, Istituto Tecnico Professionale – n.d.t.]. I "naciki" di Leningrado erano capeggiati da tal Roman Bojcov [48]. Un anno prima i poliziotti di Leningrado avevano osservato senza prendere parte le dimostrazioni dei nazisti locali, la profanazione dei cimiteri e i tentativi di pogrom [49].

Al contempo cessarono praticamente le loro persecuzioni. L'ultimo procedimento per propaganda del nazismo, aperto nel 1988, quando a Tallinn fu arrestato S. Žoldin, che programmava l'organizzazione del "Partito nazional-fascista estone, fu sospeso "per via della mutata situazione" [50].


Pubblicato nella rivista «Неприкосновенный запас» ["Riserva intatta" – n.d.t.], 2004, n° 5(37), ripubblicato nel sito "Žurnal'nyj zal", http://magazines.russ.ru/nz/2004/37/ch12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)


[1] Sottolineo ancora una volta – si tratta proprio di fautori del nazismo e di Hitler e non di nazionalisti radicali.

[2] Questo soprannome in slang fu affibbiato agli adoratori sovietici di Hitler non più tardi degli anni '80.

[3] 58-10 [l'articolo e il comma del Codice Penale sovietico che puniva l'attività antisovietica – n.d.t.]. L'operato di sorveglianza della Procura dell'URSS sui casi di persuasione e propaganda antisovietica. Marzo 1953-1991. Catalogo annotato, Mosca, Meždunarodnyj fond "Demokratija" [Fondo Internazionale "Democrazia" – n.d.t.], 1999, pag. 401.

[4] RGASPI [Rossijskij Gosudarstvennyj Archiv Social'no-Političeskoj Istorii, Archivio Statale Russo di Storia Socio-Politica – n.d.t.], Мosca, fondo 1, elenco 32, caso 1028, fogli 11-13.

[5] 58-10..., pag. 817.

[6] Archivio di "Memorial", fondo 156. Caso Viktor Polenov; Mitrochin N., Intervista a Viktor Polenov, pag. 8-10.

[7] Archivio di "Memorial", fondo 156. Caso Aleksej Dobrovol'skij; Mitrochin N., Intervista ad Aleksej Dobrovol'skij, pagg. 6-7.

[8] "Nel lager stetti con persone che avevano visto come gli americani avevano montato queste camere a gas per presentare il nazismo in una luce nera" (Mitrochin N., Intervista ad Aleksej Dobrovol'skij, pagg. 11.14).

[9] Mitrochin N., Intervista ad Aleksej Dobrovol'skij, pag. 21.

[10] OAS = Organisation armée secrète, letteralmente "Organizzazione Armata Segreta", gruppo di estrema destra di avversari del generale De Gaulle in Francia, che nei mezzi di informazione di massa sovietici non si chiamava altrimenti che "gruppo militare fascista". Vedi: http://encycl.yandex.ru/cgi-bin/art.pl?art=bse/00053/89900.htm&encpage=bse.

[11] RGASPI, Mosca, fondo 1, elenco 32, caso 1139, fogli 15-17.

[12] 58-10..., pag. 725.

[13] 58-10..., pagg. 755.764.

[14] 58-10..., pag. 706.

[15] Archivio di "Memorial", fondo 156. Caso Anatolij Berger. Intervista, pagg. 22.28.

[16] Lettera di Nikolaj Braun a "Memorial" del 22.12.2001, pag. 1 // Archivio di "Memorial". Fondo 101. Caso Nikolaj Braun.

[17] 58-10..., pag. 307.

[18] 58-10..., pag. 471.

[19] 58-10..., pag. 531.

[20] 58-10..., pag. 292.

[21] 58-10..., pag. 678.

[22] RGASPI, Mosca, fondo 1, elenco 32, caso 1028, fogli 11-13.

[23] 58-10..., pag. 626.

[24] 58-10..., pag. 622.

[25] 58-10..., pag. 672.677.

[26] 58-10..., pag. 823.

[27] 58-10..., pag. 697.

[28] Vesti iz SSSR, 1982, n° 8-23.

[29] 58-10..., pag. 425.488.

[30] Pribylovskij V. Licurgo, Gengis Khan e Hitler // Panorama, 1991, luglio, n° 1(28). (www.panorama.ru/gazeta/1-30/p28.html).

[31] Vesti iz SSSR, 1982, n° 8-23.

[32] Vesti iz SSSR, 1982, n°11-24, 18-3.

[33] Come precisò più tardi "Vesti iz SSSR", in conseguenza della rissa all'ospedale n° 24, che si trova nelle vicinanze, furono portate circa 10 persone in gravi condizioni (Vesti iz SSSR, 1982, n° 18-3).

[34] Tentativo di dimostrazione fascista a Mosca // Russkaja mysl', 1982, 6 maggio.

[35]Pribylovskij V., Heil birthday // www.ej.ru/015/life/04skinheads

[36] Vesti iz SSSR, 1982, n° 12-16.

[37] Vesti iz SSSR, 1982, n° 19-39.

[38] RGANI [Rossijskij Gosudarstvennyj Archiv Novejšej Istorii, Archivio Statale Russo di Storia Contemporanea – n.d.t.], fondo 5, elenco 89, caso 104, foglio 5.

[39] Pribylovskij V., Licurgo...

[40] La svastica si solleva sulla Russia? [intervista ad Aleksandr Rekemčuk] // www.sem40.ru/anti/dgihad/1367.

[41]Pribylovskij V., Heil birthday...

[42] "Strannye igry". Guarda in entrambe! // Positive, s.d. [primavera 2001], n° 4 (www.punk.ru/articles/scene/ska2506.shtml).

[43] Vesti iz SSSR, 1982, n° 18-3.

[44] Lichačëv M., Il nazismo in Russia, Mosca, ROO [Regional'naja Obščestvennaja Organizacija – Organizzazione Sociale Regionale] "Centr "Panorama"", 2002, pagg. 49-50.

[45] Vesti iz SSSR, 1982, n° 8-23.

[46] Il primo articolo del Codice Penale che parlava della proibizione del karate, il 219-1, comparve già nel 1981. Ma questo proibiva solo l'"insegnamento illegale" del karate. Il pieno divieto di insegnamento di questa arte marziale fu introdotto nel 1984 dopo l'uscita dell'ordine del Comitato Sportivo n° 404 "Sul divieto di insegnamento del karate nelle società sportive".

[47] Vesti iz SSSR, 1982, n° 18-3.

[48] Vesti iz SSSR, 1987, n° 11/12-19, n° 21-26.

[49] Vesti iz SSSR, 1987, n° 21-26.

[50] 58-10... С. 828.

06 novembre 2012

Gli ecologisti dell'ex URSS e il Caspio: stanno ucidendo il mare e noi li lasciamo fare*?

Gli ecologisti: il Caspio si è scontrato con la minaccia del degrado di una biodiversità unica

3 novembre 2012, 23.39

I partecipanti alla videoconferenza multimediale Mosca-Baku-Astana "L'ecologia del Caspio. Problemi e vie di soluzione" si sono divisi nelle opinioni sulle fonti fondamentali di inquinamento del Mar Caspio, riferisce il corrispondente di "Kavkazskij uzel".

"La videoconferenza è stata fatta coincidere con il 9° anniversario della firma della Convenzione Quadro di Teheran per la difesa dell'ambiente marino del Caspio, che si ricorda il 4 novembre e ha avuto luogo il 31 ottobre al centro stampa della RIA "Novosti" [1]."

Nel novembre 2003 i rappresentanti dei paesi del Caspio firmarono la Convenzione Quadro per la difesa dell'ambiente marino (Convenzione di Teheran), che entrò in vigore il 12 agosto 2006. Il suo scopo fondamentale è la garanzia della sicurezza ecologica di questo unico bacino e la difesa delle sue ricchezze naturali nel corso dello sfruttamento delle risorse di idrocarburi del fondale marino.
Il tema fondamentale della videoconferenza, nell'ambito della quale è scoppiata una discussione tra i suoi membri, è stato la questione delle fonti di inquinamento del mare-lago. I rappresentanti di Russia e Kazakistan hanno notato che il pericolo fondamentale per il Caspio è l'inquinamento da petrolio.

"Ai nostri occhi diventa evidente la minaccia del degrado della biodiversità unica di questo ecosistema"

Il primo collaboratore scientifico dell'Istituto di Oceanologia dell'Accademia Russa delle Scienze Boris Golubov ha notato che il boom petrolifero ha portato al fatto che nella regione "si sono avventate le compagnie petrolifere".

"E' sorta la minaccia di una progressiva necrosi del Mar Caspio. Le fonti interne di inquinamento del Caspio sono importanti e prevenire questo pericolo è indispensabile, ma ciò che si fa con il sottosuolo è ben più serio. Ai nostri occhi diventa evidente la minaccia del degrado della biodiversità unica di questo ecosistema", – ha dichiarato.

Secondo il collaboratore dell'Istituto di Oceanologia, solo presso Baku si conservano centinaia, se non migliaia di pozzi abbandonati da cui giunge petrolio in mare. Il petrolio fa parte dei rifiuti dei vulcani di sporcizia. Come altro fattore di minaccia per la natura, oltre alla crescita dell'estrazione di petrolio, lo studioso ha indicato la crescita della militarizzazione della regione.

"Dove c'è petrolio, ci sono anche conflitti – sociali, economici, interetnici", – ha sottolineato Golubov. A suo parere gli stati del Caspio non tengono conto della triste esperienza sovietica di estrazione di petrolio e non si preparano a nuovi possibili incidenti. "Con cinque balie il bambino è rimasto senza un occhio!" [2] – ha riassunto Boris Golubov.

Il vice direttore generale della compagnia Scanex, che conduce il monitoraggio spaziale del Caspio, Aleskej Kučejko ha ricordato che la petroliera "Grigorij Bugrov", incagliatasi in una secca nel 2011 con seimila tonnellate di mazut [3] a bordo potrebbe diventare causa di una catastrofe ecologica paragonabile al noto riversamento di petrolio nel Golfo del Messico.

"I problemi del Caspio si ricordano prevalentemente solo durante lo svolgimento di grandi iniziative o in caso di date tonde"

Il presidente dell'Unione Ecologista delle associazioni e delle imprese del Kazakistan "Tabigat" Mėls Eleusizov a sua volta ha notato che anche in Kazakistan esiste il problema dei pozzi petroliferi affondati. "E' un pericolo molto serio. La pellicola di petrolio dello spessore di un micron distrugge tutto ciò che è vivo fino a tre metri di profondità. E' molto più pericolosa delle acque di scolo", – ha sottolineato.

L'esperto ha ricordato che poiché il Mar Caspio è un lago chiuso, non può ripulirsi da solo in caso di forte inquinamento. Secondo Eleusizov, la Convenzione di Teheran non funziona affatto e tutte le riunioni ecologiche svolte "sono semplicemente chiacchiere". "I problemi del Caspio si ricordano prevalentemente solo durante lo svolgimento di grandi iniziative o in caso di date tonde", – ha concluso.

Gli esperti azeri, al contrario, hanno aspirato a dissipare al massimo l'idea del petrolio come inquinante fondamentale del Mar Caspio. Il capo della sezione per la politica ecologica e di tutela della natura del Ministero per l'Ecologia e le Risorse Naturali azero Rasim Sattarzade ha dichiarato che la questione più attuale di oggi è la tutela del Mar Caspio dall'inquinamento portato da fonti di superficie e dai fiumi che sfociano in esso.

"Solo il 2-3% dell'inquinamento è causato da prodotti petroliferi, ma il problema fondamentale del Caspio sono le acque di scolo non depurate."

"Si deve estrarre il petrolio, semplicemente è indispensabile minimizzare i rischi – applicare tecnologie e metodi di controllo moderni", – ha dichiarato Sattarzade.

Il direttore dell'Istituto di Ricerca Scientifica sulla Pesca Azero Mechman Achundov ha dichiarato che solo il 2-3% dell'inquinamento è causato da prodotti petroliferi, ma il problema fondamentale del Caspio sono le acque di scolo non depurate. Questi ha notato anche la pericolosità dell'inquinamento del mare da parte delle acque di zavorra delle navi in arrivo, in cui nel Caspio nel 1999 giunsero gli Ctenofori, che hanno sostanzialmente "divorato" la fauna marina del Caspio.

Ha sostenuto i propri colleghi il presidente del centro nazionale azero di prognosi ecologiche Tel'man Zejnalov, che ha concentrato la propria attenzione sull'industria del bracconaggio degli storioni.
Boris Golubov ha notato qui che i colleghi azeri "sottovalutano un po'" il fattore petrolifero. Come ha notato l'esperto, esiste un'ipotesi, secondo cui l'elaborazione di giacimenti provoca l'uscita di petrolio in superficie sul mare.

"Si sono divise anche le opinioni dei partecipanti al videoconferenza sui metodi di lotta all'inquinamento del Mar Caspio."

Rasim Sattarzade ha ritenuto che la cosa più importante sia la lotta alle acque di scolo non depurate. A suo dire, l'Azerbaigian ogni anno spende circa un miliardo di dollari per il programma di modernizzazione degli impianti di depurazione presenti e di costruzione di nuovi lungo le rive del Mar Caspio. Sono stati costruiti e si costruiscono i seguenti impianti di depurazione: a Govsan (della potenza di 640 mila metri cubi di liquido al giorno), Sumqayıt (della potenza di 200 mila metri cubi d'acqua al giorno), Mɘrdɘkan-Şuvelan (20 mila metri cubi), Buzovna (10 mila metri cubi). In seguito si programma di creare impianti di depurazione su tutte le rive dell'Azerbaigian. E nella penisola di Abşeron per prevenire lo scarico in mare di acque di scolo delle case private saranno costruiti impianti di depurazione mobile.

Rasim Sattarzade ha riferito anche che alla conferenza della Convenzione Quadro per la difesa dell'ambiente circostante del Mar Caspio, che si svolgerà a Mosca il 5-12 dicembre, saranno prese iniziative su piano biennale, tra cui anche un protocollo sulla prevenzione di riversamenti di petrolio in mare.

Il direttore dell'Istituto di Ricerca Scientifica sulla Pesca Azero Mechman Achundov ha dichiarato che è necessario non fermare l'estrazione di petrolio, ma condurla secondo le norme e le richieste internazionali.

Aleksej Kučejko ha proposto di creare un unico sistema di monitoraggio spaziale della situazione del Caspio, unendo i sistemi settoriali presenti degli stati del Caspio. A suo dire, ciò permetterà di "guardare con occhi aperti lo spazio d'acqua del Caspio". Inoltre il monitoraggio spaziale può, per esempio, aiutare a lottare con il bracconaggio.

L'idea è stata sostenuta da Boris Golubov, che ha notato che la comunità scientifica dei paesi del Caspio deve elaborare approcci scientifici comuni. Questi ha anche messo in luce la necessità di elaborare un nuovo protocollo nell'ambito della Convenzione di Teheran per la tutela del sottosuolo e delle risorse biologiche del Mar Caspio.

Eleusizov, a sua volta, ha ritenuto che la soluzione dei problemi della tutela del Caspio sarà trovata solo quando di ciò si occuperanno seriamente la società e i leader dei paesi del Caspio.

Come ha già riferito "Kavkazskij uzel", i presidenti di Russia, Kazakistan, Azerbaigian, Turkmenistan e Iran il 18 novembre 2010 tennero a Baku il III summit dei capi di Stato del Caspio. Uno degli accordi raggiunti al summit è stata l'introduzione di una moratoria sulla pesca degli storioni. Inoltre i presidenti hanno firmato un patto di collaborazione nell'ambito della sicurezza sul Caspio e una dichiarazione comune.

Nell'aprile 2011 a Baku alla 28.a seduta del Gruppo Speciale di Lavoro per l'elaborazione della convenzione sullo status giuridico del Mar Caspio le delegazioni dei cinque stati del Caspio – Azerbaigian, Iran, Kazakistan, Federazione Russa e Turkmenistan hanno discusso, tra l'altro, le questioni della tutela delle risorse ittiche.

La questione della determinazione dello status giuridico del Mar Caspio si è attualizzata dopo il crollo dell'URSS, quando la comparsa degli stati di Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan pose la questione della delimitazione del Caspio tra cinque paesi. Fino ad allora lo status del Caspio era stato regolato dall'accordo del 1921 tra Russia e Persia e anche dalla convenzione sulla popolazione, il commercio e la navigazione marittima del 1931 e dall'accordo sul commercio e la navigazione marittima del 1940 tra Unione Sovietica e Iran. Le difficoltà di determinazione dello status del Caspio sono legati in particolare al suo riconoscimento come un lago o come un mare, la delimitazione dei quali è regolata da diverse disposizioni del diritto internazionale.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "In Azerbaigian si tiene la seduta dei capi dei Ministeri degli Esteri dei paesi del Caspio", "L'accordo per la sicurezza sul Caspio sarà concluso prima del summit a Baku", "A Baku si tiene la seduta degli stati del Caspio sulle questioni della sicurezza sul Caspio".

Autore: Semën Čarnyj [4]; fonte: corrispondente "Kavkazskij uzel"

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/215145/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Russkoe Informacionnoe Agentstvo (Agenzia di Informazione Russa) "Notizie".

[2] Nel detto russo (equivalente a "Troppi cuochi guastano la cucina") si parla di sette balie, ma qui si rimanda al fatto che sul Caspio si affacciano cinque stati.

[3] Tipo di olio combustibile. Il corsivo è mio.

[4] Semën Aleksandrovič Čarnyj, giornalista e attivista per i diritti umani.

* Da "Peste" dei Litfiba

05 novembre 2012

Il "meglio" delle chiavi di ricerca di ottobre 2012 dell'altro mio blog

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04 novembre 2012

La "macchina" del maggiore oppositore russo Naval'nyj tra solidarietà e politica

La "Buona Macchina della Verità" di Naval'nyj è pronta ad aiutare le vittime a Krymsk e a Derbent [1]

2 novembre 2012, 18.45

Il nuovo progetto del lottatore contro la corruzione, l'oppositore Aleksej Naval'nyj, la "Buona Macchina della Verità" include la raccolta di fondi in caso di eventi eccezionali e la disponibilità ad aiutare gli abitanti di Derbent e di Krymsk finanziariamente, ma anche con "mani lavoratrici", ha raccontato il coordinatore dell'organizzazione Georgij Alburov.

"A causa dell'inondazione del 6-7 luglio nel territorio di Krasnodar [2] sono morte 165 persone e sono state riconosciute completamente distrutte 1719 case. Più di tutti ha sofferto il distretto di Krymsk. A Derbent il 10 ottobre a causa si è verificata un'inondazione, in conseguenza della quale sono morte sei persone e nella città sono rimaste allagate circa 600 case. Il 29 ottobre le autorità di Derbent hanno dichiarato abrogato il regime di ČS [3], ora in Daghestan continua la raccolta di aiuti umanitari per le vittime."

"La "Buona Macchina della Verità" organizzata recentemente include in se una grande quantità di sotto-progetti, in particolare "siti di volantinaggio", siti dedicati ai prezzi dei ŽKCh [4], alla calunnia [5] e anche alla raccolta di fondi in caso di eventi eccezionali come, per esempio, a Krymsk e a Derbent", – ha raccontato al corrispondente di "Kavkazskij uzel" il coordinatore della "Buona Macchina della Verità" Georgij Alburov.

Finora il sito non attua una raccolta di denaro, ma nel più breve tempo possibile l'iniziativa sarà realizzata, ha precisato Alburov.

Per la raccolta di denaro agli attivisti registrati sul sito è indirizzata un'informazione sul telefono cellulare con la richiesta di inviare soldi. Lo SMS è inviato solo agli utenti che nel modulo hanno indicato il punto corrispondente – la possibilità di aiuto finanziario alle vittime, descrive lo schema il coordinatore della "Buona Macchina della Verità".

"Lo schema è lo stesso anche con i volontari che desiderano aiutare a rimuovere i detriti", – ha notato Georgij Alburov.

Per quanto riguarda l'aiuto nella distribuzione di volantini, anche su questo gli attivisti vengono informati attraverso SMS, ha precisato l'interlocutore.

"Il numero degli utenti cresce, ora si può parlare di qualche migliaio di users registrati. La "Buona Macchina della Verità" è anche il sito mashina.org, dove si inseriscono e si rinnovano continuamente i manifestini. Molti attivisti ci chiedono: che dobbiamo fare? Dateci un compito, lo assolveremo. Al riguardo vogliamo costruire un sistema che permetta di informare le persone registrate sul sito, gli attivisti su ciò che bisogna che facciano. Per esempio, giunge un'informazione per telefono – attaccate, per favore, dieci volantini – e la gente lo fa", – ha raccontato Alburov.

A suo dire, il finanziamento del progetto "Buona Macchina della Verità" è attuato dal Fondo per la Lotta alla Corruzione di Naval'nyj.

Naval'nyj: è indispensabile far giungere alla gente informazioni sull'attività dell'opposizione

Della creazione della DMP, chiamata anche "Dobraja Mašina Propagandy" [6], già a metà marzo riferì nel suo LiveJournal il lottatore con la corruzione Aleksej Naval'nyj, che ha chiamato l'organizzazione "Mega-iper-macchina di propaganda del bene".

La "Buona Macchina della Propaganda" sono le persone, i suoi partecipanti, che si prendono volontariamente gli obblighi di partecipare alla diffusione di informazione veritiera. Nel volume e nel formato che gli è comodo. Qualcuno per un ora alla settimana, qualcuno per sette", – ha riferito Naval'nyj.

Come scrive nel blog l'oppositore, il potere ha un modello simile di direzione delle persone. E' la televisione, la cosiddetta "cattiva macchina della propaganda", che tratta i lati positivi dell'attività del potere e quelli negativi dell'attività dell'opposizione, tra cui quella dell'ex candidato a sindaco di Astrachan' [7] Oleg Šein.

"La macchina della propaganda dei farabutti ha inculcato con pieno successo nelle masse tre tesi assurde: se non ci fosse Putin, ci sarebbero guerra e distruzione; Putin è contro i "maledetti anni '90"; Putin lotta con gli "Omericani" [8] e gli "Omericani" lottano con Putin. Scemenze totali, ma hanno funzionato, bisogna ammettere. L'opposizione non va neanche vicino ad avere una macchina del genere", – ha scritto Naval'nyj, notando la necessità di crearla nel periodo più breve possibile.

Il lottatore con la corruzione ha annunciato gli scopo della "macchina". Prima di tutto, ritiene l'attivista, è indispensabile far giungere alla gente informazioni sull'attività dell'opposizione. Secondo i calcoli di Naval'nyj, sono pronti a dare ascolto a lui e ai suoi sostenitori 50 milioni di russi – sono gli abitanti della 50 maggiori città del paese, tra cui sta a parte la capitale della repubblica del Daghestan Machačkala, dove alle elezioni della Duma di Stato svoltesi a dicembre il partito al governo ha ottenuto il 95% dei voti. "Le elezioni sono state falsificate, è evidente", – afferma Naval'nyj.

Anche per trattare l'attività dell'opposizione è stata inventata la "Buona Macchina della Verità", tuttavia le risorse per la costruzione della DMP sono poche.

"Mancano televisioni, tipografie, radio, frequenze e altre risorse materiali. Le risorse finanziari, cioè i soldi? Possiamo raccogliere concordemente qualche milione di rubli all'anno. Fino a 10-12 [9], penso. Risorse umane. Oh, sì. La gente è tutto ciò che abbiamo", – scrive l'oppositore.

Gudkov: l'efficacia della "Buona Macchina della Verità" dipende dall'attività dei cittadini

La DMP è stata inventata dagli oppositori in qualità di "macchina per la propaganda", ha raccontato il deputato di "Russia Giusta" [10] alla Duma di Stato Dmitrij Gudkov.

"La sua efficacia dipende dall'attività dei cittadini. E' uno strumento, ma non una bacchetta magica o una struttura che risolve i problemi al posto dei cittadini. E' un'organizzazione che aiuterà a cambiare qualcosa e spiegherà come si potrà fare, aiuta anche nella preparazione di materiali di propaganda, volantini, striscioni", – ha raccontato Gudkov.

Il deputato ha portato un esempio del lavoro della DMP.

"Ho pubblicato un articolo sui deputati di "Russia Unita" che si occupano di attività affaristiche illegali. E' diventato noto alla comunità di Internet, agli ascoltatori di qualche radio e agli spettatori dei canali televisivi REN [11] e "Dožd'" [12]. Agli altri cittadini l'informazione non è giunta. In diverse regioni, tra cui anche nel Caucaso, ci sono persone che hanno fatto attenzione a questa informazione e vorrebbero utilizzare gli articoli per la lotta con i farabutti e i ladri da loro. La "Macchina" chiede: come si può aiutarvi? Con dei cartelli? Eccoveli, prego. Volete trovare dei sostenitori? Trovateli da noi nel sito. Cioè l'organizzazione non richiede un grande finanziamento, è necessario che le persone diventino più attive", – ha raccontato Gudkov.

Kostunov: la DMP è la "macchina dell'odio"

Il membro del gruppo "Russia Unita" e membro del comitato della Duma di Stato per la sicurezza e la lotta alla corruzione Il'ja Kostunov si è riferito scetticamente alla creazione della DMP.

"Questa è una macchina della propaganda nel senso negativo della parola. Non gli è obbligatorio mentire, gli basta non dire la verità. Ho visto alcuni articoli inseriti nel sito – è pura propaganda. Di "buono" non portano una goccia, in realtà è la "macchina dell'odio". Capisco che se comparirà qualcosa di costruttivo, appelli a qualcosa di costruttivo, sia pure come contrappeso alle iniziative del potere, la macchina si romperà. Il formato non è nuovo: è comparsa una qualche fonte, a cui ci si può rivolgere per la conferma della propria religione", – ritiene Kostunov.

"Kavkazskij uzel" ha riferito anche che il 22 ottobre sono stati resi noti i risultati delle elezioni del Consiglio di Coordinamento dell'opposizione. A 45 posti in esso aspiravano 209 candidati Più voti di tutti, quasi 44 mila, ha raccolto Aleksej Naval'nyj. Nell'organico del Consiglio di Coordinamento dell'opposizione tra gli attivisti regionali è entrato un ecologista di Krasnodar, rappresentante dell'organizzazione sociale "Guardia Ecologica del Caucaso del Nord", Suren Gazarjan. Nell'organico del Consiglio di Coordinamento è entrato anche il capo del gruppo "Russia Giusta" alla Duma regionale di Astrachan' Oleg Šein.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "A Stavropol' [13] gli organizzatori delle elezioni del Consiglio di Coordinamento dell'opposizione riferiscono di tentativi di provocazione", "Il comitato elettorale regionale del Consiglio di Coordinamento dell'opposizione si è aperto a Krasnodar", "A Rostov alla manifestazione dell'opposizione si sono raccolte oltre cento persone".

Autore: Oleg Krasnov; fonte: corrispondente di "Kavkazskij uzel"

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/215077/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Città del Daghestan meridionale.

[2] Città della Russia meridionale.

[3] Črezvyčajnaja Situacija (Situazione di Emergenza).

[4] Žilščno-Kommunal'noe Chozjajstvo (Servizi Urbani per le Abitazioni).

[5] Cioè alle dure leggi sulla calunnia con cui il regime di Putin colpisce la stampa di opposizione.

[6] "Buona Macchina della Propaganda", che ha le stesse iniziali di Dobraja Mašina Pravdy (Buona Macchina della Verità).

[7] Città della Russia meridionale.

[8] I sostenitori di Putin spesso non brillano per livello culturale e scrivono scorrettamente.

[9] Circa 250-300 mila euro.

[10] Partito di orientamento socialdemocratico.

[11] Canale televisivo indipendente fondato dalla giornalista Irena Stefanovna Lesnevskaja ("Ren" deriva appunto da "Irena").

[12] Canale indipendente di impostazione giovanlista.

[13] Città della Russia meridionale.

03 novembre 2012

Russi e georgiani che fanno la pace dal basso e preferiscono occuparsi dei loro problemi

Gli attivisti per i diritti umani della Federazione Russa e della Georgia contano che i contatti da loro stabiliti aiutino persone concrete

2 novembre 2012, 12.38

Dal 29 ottobre al 4 novembre a Tbilisi si svolge la tappa di turno del progetto "Il dialogo georgiano-russo per la pace e la collaborazione". Ad essa prendono parte attivisti per i diritti umani russi e georgiani. I partecipanti al progetto provenienti da Russia e Georgia hanno già dichiarato di esser pronti a realizzare iniziative comuni e contano che i contatti stabiliti aiutino in seguito persone concrete che si rivolgono alle loro organizzazioni per avere aiuto.

Il progetto "Il dialogo georgiano-russo per la pace e la collaborazione" della durata di un anno e mezzo è attuato dal centro di interrelazioni culturali "Casa del Caucaso" ed è sostenuto dall'ambasciata della Gran Bretagna in Georgia. Il progetto si pone lo scopo di innalzare il livello di competenza nelle relazioni russo-georgiane per i professionisti georgiani e russi e la creazione di piattaforme di collaborazione tra loro.

Nell'ambito del progetto, come ha riferito "Kavkazskij uzel ", già si sono incontrati giovani politologi dei due paesi, adesso gli incontri di attivisti per i diritti umani di Russia e Georgia si svolgono con rappresentanti di diversi enti statali e organizzazioni non governative.

Il 1 novembre i partecipanti al progetto al centro stampa internazionale della RIA "Novosti" [1] di Tbilisi si è svolta una conferenza stampa sul tema "L'allacciamento dei contatti tra gli attivisti per i diritti umani di Russia e Georgia".

Kanevskaja: i partecipanti al progetto provenienti da Russia e Georgia sono pronti a realizzare iniziative comuni

E' già la seconda visita a Tbilisi del gruppo proveniente dalla Russia, nel cui organico ci sono i rappresentanti delle più note organizzazioni russe, che negli ultimi 10-15 anni si sono occupate della difesa dei diritti umani in varie regioni, ha riferito alla conferenza stampa il coordinatore del programma da parte russa, il rappresentante dell'ONG "Centro di risorse per la difesa dei diritti umani" Marija Kanevskaja.

Tra le persone giunte in Georgia, a suo dire, ci sono rappresentanti di organizzazioni ecologiste, esperti di diritto del lavoro del "Centro per i diritti sociali e del lavoro" e del centro "Solidarietà", che sono pronti a fare un'analisi del Codice del Lavoro georgiano e a proporre i conseguenti emendamenti.

"Abbiamo invitato anche organizzazioni che difendono i diritti della gioventù sul territorio della Russia, organizzazioni che si occupano del ristabilimento dello status di persone, tra cui ci sono anche dei georgiani, che vivono sul territorio della Federazione Russa con vecchi passaporti [6] e si scontrano con molti problemi, ben difficilmente risolvibili, nel ristabilimento dei loro documenti e nel riconoscimento di essi come cittadini russi o georgiani", – ha raccontato Kanevskaja.

A suo dire, il principale compito del progetto consiste nel fatto che i partecipanti facciano conoscenza con i colleghi georgiani e realizzino iniziative comuni.

I partecipanti al progetto, ha notato l'attivista per i diritti umani, sono già riusciti a mettersi d'accordo su alcune iniziative.

"Terremo ponti televisivi su base regolare a Mosca o a San Pietroburgo per discutere le più importanti questioni per l'interazione tra i due paesi. Tali "tavole rotonde" aiuteranno a trasformare in dialogo quello che finora, purtroppo, è il nostro monologo. Per questo dico monologo – finora la questione dell'abolizione dei visti tra Russia e Georgia non è all'ordine del giorno in Russia e purtroppo non possiamo garantire ai nostri partecipanti georgiani che potranno venire tutti in Russia. Facciamo di tutto per superare questa situazione e perché il gruppo georgiano venga una volta in Russia e veda cosa avviene da noi nel paese", – dice Kanevskaja.

Questa ha notato anche che durante l'incontro con l'apparato del difensore civico georgiano i partecipanti all'incontro hanno proposto di assumere il modello del sistema russo di commissioni sociali di osservazione che attuano il controllo nei carceri.

"Sono rappresentanti della società, a cui il nostro potere russo permette di visitare le istituzioni chiuse del sistema penitenziario, fare resoconti e reagire in qualche modo alle violazioni dei diritti umani in queste istituzioni. Queste commissioni sono fissate a livello legislativo, funzionano. E' un fatto. La nostra esperienza positiva si può prendere come esempio ora in Georgia e probabilmente sarà richiesta", – ha ricapitolato Kanevskaja.

Il 28 agosto 2008 il parlamento georgiano votò per la la rottura delle relazioni diplomatiche con la Russia e confermò lo status delle truppe russe sul territorio del paese come "di occupazione" dopo che la Russia aveva riconosciuto l'indi pendenza di Abcasia e Ossezia.

Sullo sfondo delle complesse relazioni tra Russia e Georgia il progetto "Il dialogo georgiano-russo per la pace e la collaborazione" è unico e avrà una prosecuzione in futuro, ha dichiarato il rappresentante dell'ONG georgiana "Casa del Caucaso" Iraklij Čichladze.

"Per esempio, il 2 novembre è in programma l'incontro con il nuovo ministro per la Reintegrazione Paata Zakareišvili, il 31 ottobre c'è stato un incontro nell'ufficio dell'ombudsman, anche noi ci siamo già incontrati con i rappresentanti dell'"Associazione dei giovani giuristi georgiani" e dell'"Istituto per la trasparenza dell'informazione". La parte georgiana si è sforzata di garantire l'incontro dei partecipanti russi tanto con i settori statali, quanto con quelli non governativi, come pure con gli esperti indipendenti perché da loro si crei un quadro completo di ciò che accaduto in Georgia", – ha raccontato Čichladze.

I partecipanti al progetto hanno condiviso le proprie elaborazioni nella sfera dei diritti dei lavoratori, determinando che Georgia e Russia hanno vari problemi in questa sfera

In quattro giorni i partecipanti agli incontri hanno già abbracciato praticamente tutti gli aspetti dei diritti umani, ha notato a sua volte la rappresentante del "Centro per i diritti sociali e del lavoro" russo e della rete "Giuristi per i diritti del lavoro" Julija Ostrovskaja.

Questa ha raccontato della futura "tavola rotonda" con la partecipazione di sindacati e ONG, che ritiene una delle iniziative più interessanti.

"Qualsiasi riforma radicale nell'ambito dei diritti sociali e del lavoro può sempre avere conseguenze negative, tra cui un determinato smontaggio di tutte le garanzie nell'ambito dei diritti del lavoro e delle garanzie sociali. Anche in Russia ora ci avviciniamo a una situazione in cui sempre più spesso si solleva la questione che il nostro Codice del Lavoro pone obblighi eccessivi ai datori di lavoro e allo stato, il che, forse, non corrisponde già del tutto alla situazione che esiste nell'economia. Sempre più spesso si solleva la questione della riduzione di queste garanzie. Sia quello che possiamo vedere in Georgia, sia le nuove tendenze in Russia – è tutto in primo luogo indirizzato al cambiamento della regolamentazione del sistema dei rapporti di lavoro", – ha sottolineato Ostrovskaja.

Il tema dei sindacati è ritenuto uno dei più importanti anche dal direttore del centro per la difesa dei diritti umani della Siberia orientale di "Solidarietà" e presidente dell'organizzazione sindacale regionale"Lavoratori del complesso agro-alimentare russo" Vitalij Drožžakov.

"La vita del lavoratore, di ogni persona si svolge fondamentalmente nel processo del lavoro, in questo si spende la maggior parte della vita. Come sarà organizzato questo lavoro, come saranno difesi i diritti del lavoro sul posto di lavoro della persona, potrà questa persona unirsi liberamente per la difesa dei propri diritti? Proprio la parte del lavoratore dovrà essere difesa in ordine preventivo", – ha sottolineato Drožžakov.

A suo dire, la difesa dei diritti dell'uomo è il più alto valore dichiarato in entrambi gli stati ed è molto importante che questa dichiarazione non resti solo una dichiarazione, che ci siano tutte le possibilità e gli strumenti per garantire la difesa del lavoro.

"Bisogna dire che la situazione della difesa dei diritti sociali e del lavoro non si può definire lieta né in Georgia, né in Russia. Ma da noi questi problemi sono un po' di un altro genere. Se diciamo che in Georgia si infrangono i diritti fondamentali dei lavoratori: sono legalizzarti i contratti di lavoro orali e non c'è un ispettorato del lavoro, anche in Russia si conservano moltissimi problemi che hanno un altro carattere. La Russia è un paese di immigrazione lavorativa, qui sono in corso processi di ampliamento dell'occupazione precaria, non è sviluppata la legislazione sullo sciopero, abbiamo di che parlare con i nostri colleghi provenienti dalla Georgia e i nostri colleghi provenienti dalla Georgia hanno cosa da condividere con la parte russa", – ha dichiarato Drožžakov.

Il rappresentante dell'organizzazione georgiana per la difesa dei diritti umani "Centro giovanile di consulting e training" Temur Kobalija ha raccontato che questi e i suoi colleghi hanno pubblicato il libro "La difesa internazionale dei diritti sociali e del lavoro: l'attività dei sindacati russi e georgiani".

"Ora presentiamo questo libro perché vorremmo volgere l'attenzione del nuovo governo georgiano a questo problema. Le raccomandazioni dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro che furono presentate non sono state comunque inserite nel Codice del Lavoro georgiano. Studiamo attivamente le riforme che vanno avanti, le opinioni che mostrano i nuovi ministri e i vice ministri sulle riforme che vanno avanti. Facciamo note. Il lavoro procede", – ha raccontato Kobalija.

Gobrinidze: gli attivisti per i diritti umani georgianni sono pronti a difendere i diritti degli abitanti di Ossezia del Sud e Abcasia e stimano il lavoro dei colleghi russi là

L'avvocato dell'"Associazione dei giovani giuristi georgiani" Giorgi Gobrinidze ha indicato che i loro partner provenienti dalla Russia possono aiutarli nel lavoro nei luoghi dove gli attivisti per i diritti umani georgiani non hanno accesso.

"Intendo i territori di Abcasia e Ossezia del Sud, perché guardiamo questa questione dal punto di vista dell'integrità territoriale e sentiamo la responsabilità della difesa dei diritti degli abitanti di questi territori. Per noi il più alto valore è difendere i diritti dell'uomo. E là ora c'è una situazione molto brutta, in particolare nelle condizioni del dopoguerra, quando le organizzazioni internazionali – l'ONU e l'OCSE – non hanno accesso là e là praticamente non si attua il monitoraggio della difesa dei diritti umani", – ha dichiarato Gobrinidze.

Questi ritiene che i colleghi russi aiuteranno ad attuare il lavoro degli attivisti per i diritti umani georgiani anche in queste repubbliche.

"Questo ha un enorme significato in ordine al ristabilimento della fiducia tra le società. Questo ponte rotto merita di essere costruito di nuovo. Negli abitanti dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia c'è un mandato di fiducia molto piccolo per le organizzazioni per la difesa diritti umani georgiane. Forse questo è avvenuto a causa di un vuoto informativo, perché non hanno informazioni sulla nostra attività. In realtà non difendiamo solo gli interessi di chi vive sui territori che ricadono sotto la giurisdizione del potere georgiano. Difendiamo gli interessi di tutti quelli che hanno bisogno del nostro aiuto", – ha notato Gobrinidze.

Questi ha raccontato che la sua organizzazione ha portato alla Corte di Strasburgo proprio un caso di quelle persone che hanno sofferto durante la guerra d'agosto del 2008. "Sia da parte osseta, sia da parte georgiana. Per queste persone è necessaria la stessa difesa, senza alcuna discriminazione e differenza tra "propri" e "altrui". La cosa principale è ristabilire la fiducia tra i popoli e poi parlare già degli altri processi", – ha dichiarato Gobrinidze.

Dikovskaja: gli incontri con i colleghi georgiani aiuteranno a stabilire contatti che in seguito aiuteranno persone concrete

La giurista dell'organizzazione benefica russa "Alloggio per la notte" Ekaterina Dikovskaja ha volto l'attenzione anche al problema dell'esistenza in Russia dell'istituto della registrazione per luogo di residenza chiamata "registrazione di domicilio" e al fatto che molte garanzie sociali siano legate proprio alla registrazione.

"E per le persone che non hanno registrazione le cose si fanno difficili. A noi si rivolge una certa quantità di persone che, per esempio, durante la guerra sono state costrette a fuggire in Russia e hanno ancora passaporti sovietici o non hanno alcun documento in generale, la loro identità non è accertata, la cittadinanza non è determinata. Questi sperimentano molte difficoltà perché non possono farsi assumere ufficialmente e ricevere pienamente aiuto medico", – ha raccontato Ekaterina Dikovskaja.

A suo dire, questo problema è ancor più complicato dal fatto che Russia e Georgia non hanno relazioni ufficiali. "Alcune volte abbiamo indirizzato richieste in Georgia, al Ministero della Giustizia. Non so perché, ma neanche una volta abbiamo avuto risposta. Ma la procedura per queste persone deve iniziare proprio dalla determinazione del loro status di cittadinanza. O la Georgia li riconosce come propri cittadini e allora alla persona tocca fare una scelta – o accettare la cittadinanza o rifiutarla. Oppure, se la Georgia non li riconosce come loro cittadini, saranno persone senza cittadinanza e per loro è prevista un'altra procedura", – ha notato la giurista.

Questa ha anche indicato che per lei questo incontro è interessante non solo come scambio di esperienze. "Ma è importante anche come finirà. Quanto potremo stabilire contatti che in seguito ci aiuteranno nel lavoro con le persone concrete", – ha ricapitolato Dikovskaja.

Russia e Georgia hanno molti problemi comuni e molte fonti di questi problemi sono soprattutto nel comune passato sovietico, in conseguenza del quale si è creata una relazione esclusivamente consumistica con le ricorse naturali, ha dichiarato a sua volta il rappresentante del centro per la difesa dei diritti umani ecologista russa "Bellona" Nikolaj Rybakov.

"Pian piano la coscienza ecologica delle persone inizia a formarsi. Come esempio di diritti ecologici è semplice spiegare che sono quei diritti che non hanno alcuna frontiera. L'inquinamento dell'ambiente circostante e gli scarichi dannosi non si fermano alla frontiera di stato. E non si può dire che la violazione dell'ecologia in Russia non riguarda in alcun modo la Georgia e viceversa. Perciò è indubbiamente necessario tenere un dialogo", – ha sottolineato Rybakov.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Il primo ministro georgiano ha designato un rappresentante speciale per le questioni delle relazioni con la Federazione Russa", "Dolidze [2]: i popoli di Russia e Georgia non devono essere nemici, tanto più che hanno una ricca storia di guerre", "Per le nuove autorità georgiane è indispensabile rinviare il giudizio sullo status di Abcasia e Ossezia del Sud, ritengono i politologi".

Autrice: Ėdita Badasjan; fonte: corrispondente di "Kavkazskij uzel"

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/215063/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Russkoe Informacionnoe Agentstvo (Agenzia di Informazioni Russe) "Notizie".

[2] Levan Dolidze, storico e giornalista georgiano.

02 novembre 2012

Dall'"homo sovieticus" all' "homo putinianus"?

I "Grembiuli Bianchi" [1] contro i "nastri bianchi" [2]

L'era putiniana in realtà ha formato un nuovo tipo di uomo

01.11.2012

[1] L'iniziativa anti-corruzione (con il grembiule bianco come simbolo di pulizia) del movimento giovanile pro-Cremlino "I Nostri".

[2] Simbolo della protesta contro il regime di Putin (qui il bianco è stato scelto come colore neutro per sottolineare la distanza dai partiti istituzionalizzati).

[3] Il campo estivo dei giovani pro-Cremlino sulle rive del lago Seliger nella Russia occidentale.

[4] Allusione alla frase di Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij, fondatore della polizia politica sovietica, secondo cui gli agenti di questa dovevano avere "cuore caldo, testa fredda e mani pulite".

[5] Vladimir Vladimirovič Pozner, noto giornalista televisivo russo.

[6] Leonid Michajlovič Razvozžaev, esponente del "Fronte di Sinistra", sequestrato da agenti russi in Ucraina, dove stava chiedendo asilo politico e costretto a confessarsi autore di disordini e trame contro lo stato russo.

[7] Città della Russia centro-settentrionale.

[8] Partito che fonde istanze comuniste e nazionaliste.

[9] Nastro simile a quello dell'ordine militare di san Giorgio che viene distribuito e portato soprattutto per onorare il Giorno della Vittoria (sul nazismo) del 9 maggio.

[10] Festa nazionale russa istituita dal regime di Putin per sostituire la festa della Rivoluzione d'Ottobre e fatta coincidere (malamente, vedi nota successiva) con l'insurrezione di Mosca del 1612 contro i Polacchi che volevano insediare un loro candidato sul trono russo vacante.

[11] I Polacchi capitolarono il 26 ottobre 1612 (secondo il calendario giuliano – il 5 novembre secondo quello gregoriano). Dal 1613 al 1917 l'insurrezione vittoriosa fu festeggiata il 22 ottobre del calendario giuliano, giorno in cui ebbe inizio e la data secondo il calendario gregoriano, a causa della crescente discrepanza tra i due calendari, si spostò progressivamente dal 1 al 4 novembre. Ma il 4 novembre 1612 (secondo il calendario gregoriano) la battaglia era ancora in corso...

[12] "Mela", partito di orientamento liberale che prende il nome dalle iniziali Ja-B-L dei fondatori (Grigorij Alekseevič Javlinskij, Jurij Jur'evič Boldyrev e Vladimir Petrovič Lukin).

[13] "Camera alta" dell'Assemblea Federale, formata dai rappresentanti dei soggetti della Federazione Russa.

[14] Oltre 37 mila euro.

[15] Città della Russia asiatica ai piedi degli Urali.

[16] Un classico del realismo socialista, Nikolaj Alekseevič Ostrovskij.

[17] Narodnyj Komissariat Vnutrennich Del (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni), la polizia politica.

[18] "Siamo la giovane guardia del proletariato".

[19] "La giovane guardia della segreteria".

01 novembre 2012

Il "meglio" delle chiavi di ricerca di ottobre 2012 del mio blog-CV

principal subjects/occupational skills covered degree translation: vedi qui

Se arrivano a condannare per tortura dei poliziotti del Caucaso russo, chissà dove andremo a finire...

Il tribunale ha considerato provata la colpevolezza di Nal'giev nell'episodio delle torture su Čitigov al Ministero degli Interni dell'Inguscezia

31 ottobre 2012, 07.54

Il tribunale di Karabulak [1] sul caso delle torture al Ministero degli Interni dell'Inguscezia ha deliberato che quanto all'episodio delle torture su Zelimchan Čitigov la colpevolezza dell'ex agente di polizia Il'jas Nal'giev è pienamente provata, rifersice il corrispondente di "Kavkazskij uzel".

Ricordiamo che il 30 ottobre durante l'udienza del tribunale sul caso riguardante l'ex capo della polizia criminale di Karabulak Nazir Guliev e l'ex capo dell'OVD [2] di Karabulak Il'ajs Nal'giev, accusati di aver usato torture nei confonti di arrestati, è proseguita la lettura della sentenza.

Il'jas Nal'giev e Nazir Guliev sono imputati per il caso di torture usate nei confronti di Zelimchan Čitigov. A causa delle minacce da parte degli imputati Čitigov fu costretto a lasciare la Russia. Sono state riconosciute vittime altre quattro persone: Sultygov, Chamchoev, Karagul'gov e Gorčchanov. Gli imputati non si riconoscono colpeveoli.

Durante l'udienza del 30 ottobre si è iniziato a leggere la sentenza sulle accuse a Nal'giev di aver compiuto torture su Zelimchan Čitigov ed è stato anche letto l'episodio su Karagul'gov e Gorčchanov.
Alla fine della lettura dell'episodio su Čitigov il tribunale ha deliberato che su questo episodio la colpevolezza di Nal'giev è pienamente dimostrata. Tra l'altro parte delle deposizioni delle testimoni Moltchan Džochaeva e Aset Chadisova riguardanti il fatto che Nal'giev fosse presente alla perquisizione nella casa dei Čitigov non sono state considerate dal tribunale.

Come riferì "Kavkazskij uzel", il profugo ceceno Zelimchan Čitigov fu arrestato nell'aprile 2010 come sospettato dell'organizzazione di un'esplosione nella città di Karabulak. I suoi familiari dichiararono che Čitigov fu sequestrato il 27 aprile nel territorio della cittadella per i profughi e sottoposto a crudelissime torture e pestaggi. Secondo le informazioni delle testimoni, all'arresto e alla seguente perquisizione prese parte Nal'giev. Tuttavia Nal'giev afferma che all'arresto e alle torture di Čitigov non poteva partecipare, in quanto in quel momento si trovava in cura all'ospedale. Il 1 marzo in tribunale due testimoni confermarono l'alibi di Nal'giev.

"Non posso valutare la circostanza che le deposizioni di Džochaeva e Chadisova riguardo alla presenza di Nal'giev alla perquisizione non siano state riconosciute accettabili, non sono una giurista. Mi dispiace che ciò sia avvenuto, ma forse è legittimo, – ha commentato al corrispondente di "Kavkazskij uzel" la vice presidente del comitato "Collaborazione Civile" Elena Burtina. – La cosa principale è quale sarà la sentenza".

Burtina ritiene un "grande successo" lo stesso fatto che la lettura della sentenza, che è stata rimandata a lungo, sia iniziata. "Capisco che per tutti i partecipanti al processo stare in piedi durante la lettura non sia facile, ma mi pare che si potesse non rompere la lettura in pezzetti così piccoli, tanto più che il 29 ottobre, a quanto mi è noto, Nal'giev non voleva uscire dalla macchina prima dell'udienza e solo la minaccia di dichiararlo ricercato a livello federale e le esortazioni dei familiari hanno permesso di iniziare la lettura. Probabilmente sarebbe stato più sicuro tenere la lettura della sentenza a un ritmo non così lento".

In precedenza la presidente del comitato "Collaborazione Civile" Svetlana Gannuškina nell'articolo su "Kavkazskij uzel" "Inguscezia. Tutti i mezzi sono buoni" aveva espresso l'opinione che gli imputati si sforzassero di dare al caso un carattere politico. Nal'giev e Guliev il 12 gennaio in un'intervista al canale georgiano "PIK" dichiararono di essere diventati imputati "esclusivamente per via di regolamenti di conti sul petrolio". A quanto è convinta Gannuškina, il caso di Nal'giev e Guliev, "le torture e gli abusi da loro operati non sono legati in alcun modo al petrolio".

Nota della redazione: vedi anche le notizie "Adam Chamchoev, sequestrato in Inguscezia, è tornato a casa e ha riferito di torture", "In Inguscezia sono stati sequestrati tre giovani, uno non è stato comunque ritrovato, afferma un abitante del luogo", "Un'abitante dell'Inguscezia cerca collaborazione nella difesa dei diritti del figlio arrestato".

Fonte: corrispondente di "Kavkazskij uzel"

"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/214927/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Città dell'Inguscezia settentrionale.

[2] Otdelenie Vnutrennich Del (Sezione degli Affari Interni), in pratica la sede della polizia.