07 dicembre 2010

Haiku? (XLII)

Un anno fa
almeno avevo qualche
disillusione

**********************

Mi guardo fare
bene senza saperlo
e mi raggiungo

06 dicembre 2010

I Circassi e il loro genocidio dimenticato

Kešev: le conferenze sulla “questione circassa” si svolgono in Georgia, in quanto la Russia non si occupa di questo problema

Dic. 03 2010, 11:44

Se la Federazione Russa risolvesse il problema circasso, allora ai circassi non toccherebbe chiedere aiuto ad altri stati per la concessione di uno spazio per la comprensione di questa questione a livello mondiale, ha dichiarato al corrispondente di "Kavkazskij uzel" [1] il capo dell'organizzazione sociale “Congresso Circasso” della Kabardino-Balkaria [2] Ruslan Kešev, commentando la “conferenza circassa” svoltasi in Georgia.

Ricordiamo che a Tbilisi il 22 novembre si è conclusa la conferenza sulla "questione circassa" “Nazioni nascoste, crimini che continuano: il Caucaso del Nord tra passato e futuro”. Basandosi sui suoi risultati un gruppo di iniziativa si è rivolto al parlamento georgiano con la richiesta di esaminare la questione del riconoscimento del genocidio circasso a livello statale e i partecipanti a questa misura hanno anche valutato la possibilità del boicottaggio delle Olimpiadi invernali del 2014 a Soči.

Come ha raccontato Ruslan Kešev, questi ha presentato alla conferenza un rapporto preparato dal “Congresso Circasso” sul perché questa organizzazione vuole ottenere il riconoscimento del genocidio dei Circassi compiuto dallo stato russo durante e dopo la Guerra Caucasica (1817-1864).

“I rappresentanti del Comitato Circasso Internazionale hanno raccontato di azioni svolte negli ultimi anni in molti paesi del mondo il 21 maggio – Giorno della Memoria dei caduti per la libertà della Circassia e delle azioni di protesta svolte a Vancouver durante le Olimpiadi invernali. Hanno raccontato anche del lavoro svolto per il riconoscimento del genocidio dei Circassi da parte di alcuni paesi dell'Unione Europea, – ha detto Kešev. – Oggi si può dire che presto o tardi il genocidio dei Circassi sarà riconosciuto”.

“Per la soluzione del proprio problema i Circassi hanno diritto di rivolgersi a tutta la comunità civile”

Secondo Ruslan Kešev, per la soluzione del proprio problema i Circassi hanno diritto di rivolgersi a tutta la comunità civile. “Se la Russia risolvesse la questione circassa, non sorgerebbe l'indispensabilità di rivolgersi ad altri stati”, – ha notato.

“Da qualsiasi considerazione parta la Georgia, per noi è importante che ai Circassi sia concesso uno spazio internazionale per attrarre l'attenzione della comunità mondiale verso la situazione dei Circassi. Il 90% del nostro popolo si trova fuori dai confini del Caucaso e quelli che sono rimasti nella Patria storica finora sono divisi”, – ha sottolineato Kešev.

Il capo del “Congresso Circasso” ha anche dichiarato che il riconoscimento del genocidio dei Circassi non è fine a se stesso. “Il nostro scopo è il ristabilimento dell'unità del popolo circasso disseminato per il mondo e disunito nel Caucaso nella sua patria storica, – ha notato. – La Federazione Russa reagisce dolorosamente alla possibilità di riconoscimento del genocidio dei Circassi da parte di altri paesi. Non ci è chiaro in cosa sia così vicino alle autorità russe moderne l'Impero Russo, i cui crimini sanguinosi vogliono nascondere alla comunità mondiale”.

Nel suo rapporto il capo del “Congresso Circasso” ha raccontato dettagliatamente la guerra russo-circassa e le spedizioni punitive dei generali zaristi, ha portato cifre e fatti e anche norme del diritto internazionale, secondo cui, a suo parere, i risultati della guerra si possono considerare un genocidio. Ha aggiunto che tra le organizzazioni circasse ha ottenuto l'invito alla conferenza solo il “Congresso Circasso”. Alle azioni, secondo Kešev, sono stati presenti rappresentanti dei Carachi [3] e dei Balcari [4], in particolare lo storico balcaro Buzžigit Kučmezov della repubblica di Kabardino-Balkaria.

Tra l'altro, secondo il rappresentante dell'organizzazione sociale “Adygè Chasè" del territorio di Krasnodar [5] Asker Socht, la posizione della leadership georgiana sulla questione circassa “è piuttosto contraddittoria ed è abbastanza difficile commentarla”.

“Da parte delle autorità georgiane viene portato avanti un gioco indirzzato a contrapporre l'organizzazione circassa alla Federazione Russa”

“Il potere legislativo imita la sua idea di boicottare le Olimpiadi di Soči, il potere esecutivo dichiara che di boicottaggio non si parla neanche. A mio parere, è del tutto evidente che da parte delle autorità georgiane viene portato avanti un gioco indirzzato a contrapporre l'organizzazione circassa alla Federazione Russa per ottenere qualche dichiarazione inadeguata. Niente di più”, – ha detto Socht.

“Tutti questi avvenimenti sono stati piuttosto fatti coincidere con il summit dell'OSCE ad Astana. Cosa sarà poi, lo vedremo nei prossimi giorni. Il summit ha già avuto luogo, le posizioni della comunità internazionale su questo sono divise”, - заметил Сохт.

La problematica circassa, secondo il rappresentante di “Adygè Chasè”, viene utilizzata come una leva per fare pressione sulla Russia. “Questi un po' sollevano questo problema, un po' mostrano ragionevolezza. Questo è diventato del tutto evidente. Tutto questo alla fin fine ha uno scopo – il regime georgiano vuole cominciare a dialogare con la Russia per prolungare la propria esistenza”, – ritiene Socht.

A sua volta Zaur Dzeukožev, rappresentante del "Congresso Circasso" in Adighezia [6], ha raccontato al corrispondente di “Kavkazskij uzel” che la sua organizzazione dichiara apertamente dal 2006 di essere contro lo svolgimento delle Olimpiadi proprio a Soči.

“Il popolo circasso dev'essere fatto tornare nel suo territorio storico – il Kuban' [7], il territorio di Krasnodar e l'Adighezia”

“Prima dev'essere risolta la questione del rimpatrio del popolo circasso, la maggior parte del quale vive all'estero. Il popolo dev'essere fatto tornare nel suo territorio storico – il Kuban', il territorio di Krasnodar e l'Adighezia”, – ha chiarito Dzeukožev.

“Con le dichiarazioni delle autorità georgiane la posizione del “Congresso Circasso” non è fra l'altro legata, – ha sottolineato Dzeukožev. – Questa è una loro iniziativa a parte”.

Notiamo che il forum sulla questione circassa svolto in Georgia è già il secondo quest'anno organizzato a Tbilisi dalla Jamestown Foundation [8] (USA). A marzo a Tbilisi si è svolta la conferenza internazionale "Nazioni nascoste, crimini che continuano: i Circassi e altri popoli del Caucaso del Nord. Passato e futuro". La conferenza si è rivolta al parlamento della Georgia con la richiesta di riconoscere come genocidio dei Circassi gli avvenimenti nello stato russo della seconda metà del XIX secolo, quando in conseguenza della secolare Guerra Caucasica la maggior parte dei Circassi che vivevano nella Russia zarista fu costretta a lasciare la patria e ad andare a vivere in oltre 40 paesi del mondo.

I Circassi, insieme agli Adighè e ai Kabardini fanno parte di una comunità etnica – gli Adighi, i cui rappresentanti nel territorio della Russia vivono principalmente in Adighezia, Kabardino-Balkaria e Karačaevo-Circassia.

In precedenza le autorità della Georgia avevano comunicato il desiderio di boicottare le Olimpiadi di Soči. Secondo la parte georgiana, le azioni della Russia in Ossezia del Sud e in Abcasia sono un cattivo esempio dei principi del movimento olimpico. Il presidente del comitato per i rapporti con l'estero del parlamento georgiano Akakij Minashvili ha dichiarato che dopo gli avvenimenti del 2008 in Ossezia del Sud per la Georgia è diventata prioritaria la questione del cambiamento di sede delle Olimpiadi invernali del 2014. Se la decisione sul luogo di svolgimento dei Giochi Olimpici invernali del 2014 non sarà mutata, i paesi democratici dovranno dichiarare il boicottaggio di questa Olimpiade, ritengono le autorità georgiane.

Per quanto riguarda la questione del genocidio del popolo circasso, nella stessa Russia esistono diversi pareri su questo problema. Secondo lo storico della Kabardino-Balkaria Chasan Dumanov, il “problema circasso” preoccupa i Circassi meno di tutto per via del fatto che il problema è per molti aspetti inventato e viene imposto ai circassi dall'esterno. Secondo il presidente dell'organizzazione sociale “Fraternità mondiale degli Adighi” Zamir Šuchov, la questione circassa è una di quelle attuali, in quanto nella nuova generazione dei Circassi, tanto in Russia quanto in tutto il mondo, ha luogo una crescita di autocoscienza nazionale.

Al momento presente, secondo i dati dell'Associazione Circassa Internazionale, oltre i confini della Russia vivono cinque milioni di Adighi. La maggior parte di essi in Turchia – oltre quattro milioni. Per numero la diaspora degli Adighi all'estero è al secondo posto dopo quella russa.

Ricordiamo anche che al Congresso Straordinario del Popolo Circasso in Karačaevo-Circassia il 23 novembre 2008 è risuonata la proposta di "chiedere al centro federale l'unificazione dei Circassi in un'unica repubblica all'interno della Russia". L'hanno espressa i delegati del congresso della gioventù circassa del Caucaso del Nord. La richieste di creare una Regione Autonoma Circassa con lo status di repubblica all'interno della Federazione Russa sono risuonate anche più tardi. Tuttavia in precedenza la “Adigè Chasè” della Kabardino-Balkaria era intervenuta dichiarando che gli Adighi sono pienamente soddisfatti della loro forma di esistenza nella Russia contemporanea in tre soggetti indipendenti e paritari della Federazione Russa – Adighezia, Karačaevo-Circassia e Kabardino-Balkaria e che non si parla neanche di una loro unificazione in un'unica repubblica.

Nota della redazione: vedi anche le notizie "In Karačaevo-Circassia hanno ricordato l'anniversario della fine della Guerra Caucasica", "L'Associazione Circassa Internazionale: non ci sarà un ritorno in massa degli Adighi in Russia", "L'Associazione Circassa Internazionale invita ad utilizzare il "fattore circasso" alle Olimpiadi di Soči", "In Adighezia si è festeggiato il Giorno del Rimpatriato", "All'Europarlamneto si è svolta la "Giornata Circassa"".

Autori: Luiza Orazaeva, Ekaterina Seleznëva; fonte: corrispondenti del “Kavkazskij uzel”


Note

[1] “Nodo del Caucaso”, sito dedicato ai problemi del Caucaso.

[2] Repubblica autonoma del Caucaso del Nord.

[3] Popolo turco che risiede nella repubblica autonoma di Karačaj-Circassia.

[4] Popolo turco che risiede nella repubblica autonoma di Kabardino-Balkaria.

[5] Città della Russia meridionale, in territorio originariamente circasso.

[6] Repubblica autonoma del Caucaso del Nord.

[7] Cioè la regione nord-caucasica bagnata dall'omonimo fiume.

[8] Fondazione creata per supportare i dissidenti sovietici.

04 dicembre 2010

Un Sud non di maniera



Aramiré "Mazzate pesanti"

03 dicembre 2010

"Le riformine di Medvedev" o "Cambiare poco perché nulla cambi"

Tuning




Come il presidente ha rinnovato il sistema politico


Il presidente Medvedev nel messaggio all'Assemblea Federale ha ricordato che nei precedenti messaggi degli anni 2008-2009 aveva già formulato le posizioni fondamentali “per il perfezionamento del nostro sistema politico e della democrazia”. Restava solo l'ultimo tratto: introdurre un sistema elettorale proporzionale o misto alle elezioni municipali. E allora si può ritenere che le elezioni della Duma di Stato nel dicembre 2011 ci saranno già “nelle condizioni di un sistema politico rinnovato a tutti i livelli”, ha constatato con soddisfazione il presidente.

Ma come appare oggi il sistema “rinnovato”? Si distingue fortemente dal precedente? E se si distingue, in che senso? Analizziamo lo stato degli istituti politici chiave.

Presidente: il mandato è stato prolungato da quattro a sei anni in assenza di qualsiasi motivo ragionevole.

Un passo verso la democrazia? Difficilmente: più spesso ci sono elezioni, più i cittadini hanno possibilità di esprimere apprezzamento o non apprezzamento al corso in atto. Notiamo che tra tutti i paesi democratici d'Europa un mandato presidenziale più che quinquennale è stabilito in Austria, Irlanda, Italia e Finlandia. Ma tutti questi paesi sono repubbliche parlamentari, in cui il presidente è una figura rappresentativa. E in Francia, paese con un forte potere presidenziale, con un referendum nel 2000 il mandato presidenziale è stato ridotto da sette a cinque anni.

Governo: l'unico cambiamento di status è l'introduzione dell'obbligo di render conto una volta l'anno davanti alla Duma di Stato.

Di per se è ragionevole. Ma in una situazione in cui questo non comporta conseguenze legali e il parlamento non può influire sulla composizione del governo, si trasforma in una procedura formale. Cosa che abbiamo osservato già due volte.

Duma di Stato: il mandato è prolungato da quattro a cinque anni (anche questo senza motivo). I partiti parlamentari hanno ottenuto un accesso paritario ai mezzi di informazione di massa statali. E' stata introdotta la possibilità per i “piccoli partiti” (che hanno ottenuto dal 5 al 7% alle elezioni) di ottenere uno o due seggi parlamentari, acquisendo tutti i diritti dei partiti parlamentari, inclusa l'esenzione dalla raccolta di firme per le elezioni di tutti i livelli, l'accesso paritario ai mezzi di informazione di massa e la partecipazione alla formazione delle commissioni elettorali. Per quanto riguarda i partiti extraparlamentari, questi hanno ottenuto il diritto di intervenire una volta l'anno a una seduta della Duma.

Al massimo questo è un “mezzo passo” verso la democrazia. La chiave della garanzia di rappresentatività sarebbe l'abbassamento della “barriera” di accesso del 7 per cento (diciamo fino al 3-4% europeo), ma il presidente nel messaggio-2008 si è espresso in senso contrario. Peraltro il 5-7% dei voti degli elettori sono da 24 a 32 seggi alla Duma di Stato. In tal modo è presente la rottura del principio di proporzionalità e una certa discriminazione degli elettori dei “piccoli partiti”. Anche se per chi passa alla Duma secondo questa regola è sempre meglio di niente.

Consiglio della Federazione: è stata introdotta una norma, secondo cui membro della camera alta può diventare solo chi sia eletto deputato regionale o locale.

Come si può immaginare, questo cambia poco nella situazione del “senato”, dove siedono persone che non di rado hanno un rapporto distante con le regioni “rappresentate”. Nell'indispensabilità di fare senatore la “persona necessaria”, la eleggeranno facilmente deputato a livello distrettuale o comunale, dove regnano i “mezzi amministrativi”.

Parlamenti regionali: il numero di rappresentanti sarà unificato, a seconda del numero di elettori nella regione. I partiti parlamentari otterranno accesso paritario ai mezzi di informazione di massa statali. I governatori in carica renderanno conto davanti ai parlamenti e le candidature dei futuri governatori saranno presentati al presidente dal partito vincitore delle elezioni. Su modello “Duma” un seggio sarà garantito ai “piccoli partiti” che avranno raccolto più del 5%, con tutti i diritti di un partito parlamentare in futuro. Pure su modello “Duma” i partiti non parlamentari una volta l'anno otterranno una tribuna per intervenire.

Come nel caso della Duma di Stato, tutto questo non è più di un mezzo passo. Invece dell'abbassamento della “barriera”, un “seggio di consolazione” per una “persona-gruppo”. Invece di una professionalizzazione dei parlamenti regionali, criteri estremamente elastici sul numero di rappresentanti. E invece dell'esclusione del presidente dalla procedura di formazione del potere esecutivo regionale (la “verticale” in uno stato federale è un nonsenso), un ping-pong politico: il partito vincitore manda al presidente tre candidature, tra cui ne sceglie una, perché questo stesso partito lo confermi governatore.

Sistema elettorale: la cosa importante è che è stata abolita la cauzione elettorale. Praticamente abolita (con rare eccezioni) la votazione anticipate e rafforzato il controllo sui documenti per votare fuori dal proprio seggio. I partiti che hanno gruppi nei parlamenti regionali (e non solo “quelli della Duma”) sono esentati dalla raccolta di firme. E' stato abbassato il numero di firme indispensabili per la registrazione alle elezioni della Duma (alle prossime elezioni ci sarà bisogno non di 200, ma di 150 mila, alle prossime di 120 mila).

La prima novità si può valutare solo negativamente: la possibilità di versare una cauzione per l'opposizione spesso è risultato l'unico modo di registrarsi in una situazione, in cui qualsiasi partito “non necessario” si può “estromettere”, dichiarando “invalide” le firme raccolte.

L'abolizione degli “anticipi” e l'inasprimento delle norme per la consegna di “documenti per votare fuori” sono cosa utile, ma tardiva: da tempo sono stati elaborati meccanismi più efficaci per garantire la “necessaria” percentuale al partito del potere. Perché portare i veterani alla votazione anticipata o costringere gli statali a prendere documenti per votare fuori dal proprio seggio, se si possono riscrivere i protocolli delle votazioni?

Per quanto riguarda l'abbassamento del numero di firme, non si tratta del loro numero, ma del meccanismo draconiano di “verifica”.

Le elezioni corrette, com'è noto, includono quattro componenti: la libera creazione di partiti, un meccanismo accessibile di registrazione alle elezioni, pari condizioni nella campagna elettorale e un adeguata tenuta dei conti. Non si è verificato alcun cambiamento in questo ambito – di quale rafforzamento della concorrenza politica (dichiarato dal presidente) si può parlare? Diciamo che è stato abbassato da 50 a 40 mila il numero indispensabile di membri di un partito, ma come prima il ministero di Giustizia può “bocciare” la creazione di qualsiasi organizzazione “non necessaria”.

E infine l'ultima proposta del presidente dall'attuale messaggio – le elezioni su liste di partito nelle municipalità – è un'idea molto dubbia.

Quali “liste di partito” possono esserci nelle province di campagna, dove non hanno mai sentito di alcun partito, tranne il PCUS? La lista di “Russia Unita” è organizzata dall'amministrazione e le sezioni dei restanti partiti (tanto più non parlamentari) là nessuno le ha mai viste. Inoltre le unioni sociali che non sono partiti sono private del diritto di proporre liste elettorali (peraltro, nonostante che il presidente nel messaggio del 2008 avesse invitato a conservargli questo diritto). Il risultato sarà che I membri di “Russia Unita” otterranno automaticamente la metà dei seggi. Forse vuole proprio questo il presidente?

“Il più importante indice di qualità della vita è la qualità del sistema politico” – ha dichiarato Medvedev. Basandosi su questo, contare su un miglioramento della vita sarebbe un ottimismo che non ci possiamo permettere.

Boris Vyšnevskij
osservatore della "Novaja gazeta"

03.12.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/136/03.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

02 dicembre 2010

Siamo già all'inizio della fine del regime putiniano?

Il degrado




Le vicine elezioni degli anni 2011-2012 diventeranno un elemento di delegittimazione del potere


Se il criterio di stabilità è la mancanza di proteste di massa, la Russia appare più tranquilla della Francia o dell'Italia. E perciò c'è motivo di supporre che il potere russo ruscirà a riprodursi negli anni 2011-2012. Tanto più che a vantaggio dell'autoconservazione del sistema russo lavora tutta una serie di fattori.

Per la prima volta nella storia russa l'Occidente è diventato una risorsa dell'autocrazia russa. E questo perché le democrazie liberali sperimentano una crisi e cercano di risolvere i propri problemi attraverso un passaggio a un pragmatismo “extranormativo”. E perché i governi occidentali, non sapendo che fare con la Russia, sono andati per la via facile, chiamandola “reset”. Ecco il suo contenuto: “La Russia non va rifatta. Collaboreremo con il Cremlino così com'è e non lo irriteremo”.

Anche lo screditamento dell'alternativa liberale facilita la conservazione dell'autocrazia. Non si tratta solo dei “feroci anni '90”, quando con lo slogan delle riforme liberali il potere costruì un capitalismo oligarchico. Il liberalismo di sistema lavora per l'autocrazia. Questo è rappresentato nel governo anche da un ceto di occidentalisti chiacchieroni al servizio del potere. L'argomentazione del liberalismo di sistema è poco impegnativa: “La Russia non è pronta a mutamenti radicali. C'è bisogno di gradualità. Con il potere bisogna dialogare e realizzare una politica delle “piccole cose””.

Questa retorica è il fondamento del sistema-parassita, che esiste grazie a un contemporaneo “assorbimento” e separazione dall'Occidente. La fraseologia liberale permette non solo di sviluppare i rapporti di mercato in quella forma, che facilita l'appropriazione del prodotto del mercato da parte della classe dirigente. Questa garantisce l'incorporazione dell'élite russa nel tessuto della società occidentali e non turba in alcun modo il corso nazional-imperialista all'interno della Russia allo scopo di isolare la società russa dall'Occidente.

Il carattere ibrido del regime con la sua indeterminatezza ideologica e la vaghezza delle regole del gioco conserva la possibilità di una parziale soddisfazione degli interessi di diversi fattori politici e sociali. In una serie di paesi (Serbia e Ucraina) i regimi ibridi hanno facilitato la loro liberalizzazione, anche se, nel caso dell'Ucraina, in modo incoerente. In Russia il regime ibrido sbriciola qualsiasi tentativo di liberalizzazione.

Noto anche la capacità della classe dirigente nelle imitazioni, che screditano anche le allusioni a un'opposizione. A dire il vero, qui è difficile non vedere un paradosso. Divenuto odioso anche per parte dell'élite, Putin con il suo aggressivo arcaismo comincia a causare attrazione per i mutamenti. Al contrario Medvedev con il suo mantra della modernizzazione, facendo nascere speranza di “disgelo” nella sua completa inattività, rende difficile il processo di rinnovamento. Ecco qual è l'ironia della storia: un politico che appare come un riformatore può causare più danno al progresso di un aperto tradizionalista. E non si tratta dell'appartenenza di Medvedev al gruppo dirigente. Il leader spagnolo Adolfo Suarez era un favorito di Franco. E peraltro ha saputo diventare il padre della trasformazione di maggior successo, rifiutando il monopolio del potere. La “modernizzazione” di Medvedev, al contrario, è mirata a rafforzare questo monopolio.

La riproduzione del sistema facilita anche il “fattore fede”. Intendo la speranza degli esperti e dei politici che il tandem Putin-Medvedev significhi l'inevitabilità di una spaccatura dell'élite e l'origine di due modelli di sviluppo – conservatore e riformatore moderato. Prove reali che i bisticci tra le squadre dei leader e il loro diverso stile siano la conferma della presenza di differenza concettuali all'interno del potere non si riescono a trovare. In realtà c'è la prova opposta – che il tandem è una forma efficace di conservazione di Putin al potere e di prolungamento della vita di un potere personalistico. Non è perché lo stesso potere guarda con favore ai tentativi di dimostrare la “diversità” all'interno del tandem?

Per di più l'élite dirigente teme maggiormente la “sindrome gorbacioviana”, cioè la perdita del monopolio del potere e nonostante la stanchezza nei confronti di Putin evidentemente preferisce il noto all'ignoto. Ma neanche quei gruppi d'élite che sono potenziali sostenitori del liberalismo sono pronti a dargli inizio in mancanza di pressione dal basso.

Come il sistema lavora contro se stesso

E comunque “il processo è iniziato”. Noi siamo abituati alla caduta di un sistema sotto l'influsso di una rivoluzione dal basso. Tra l'altro c'è un altro modello di decadenza, che lo storico britannico Arnold Toynbee ha chiamato “suicidio di stato”. La sua essenza sta nel fatto che i principi di costruzione di un sistema possono portarlo alla morte anche senza rivoluzioni. Proprio così finì la sua vita l'Unione Sovietica. Nella vita del sistema russo si ripete quella stessa logica. Questa opera tanto implacabilmente, manifestandosi in un modo sadico per il sistema: quello che ieri sosteneva la sua esistenza, oggi comincia ad operare contro di essa.

La “verticale” presidenziale, costruita sulla subordinazione, porta all'inazione della burocrazia che è al servizio della “verticale” e come risultato alla paralisi del processo di realizzazione delle decisioni. La ripulitura totale della scena politica spinge la protesta per le strade. La dittatura di Kadyrov, che esiste grazie alla lealtà a Putin, è un esempio di come lo stesso centro incoraggi a minare l'organizzazione statale. Il villaggio cosacco di Kuščëvskaja [1] con la sua criminalizzazione del potere è un altro segno di decomposizione dello stato.

Recentemente la corruzione facilitava la coesistenza dello stato e della società attraverso la pratica di accordi informali. Oggi la corruzione, bloccando lo sviluppo, ha preso a minare anche la stabilità.

Un'altra risonanza ha acquistato anche l'imitazione. Ora inganni ancora pochi con la creazione di simulacri di parlamenti, partiti e altri attributi della politica. La gente capisce che ha a che fare con falsità e la falsità parziale irrita di più dell'aperto autoritarismo.

Tra l'altro l'élite dirigente già non fa più sforzi per convincere i russi che la “democrazia” russa è vera: che la magistratura è indipendente, che i partiti si preoccupano dei suoi interessi e che il governo pensa al benessere del popolo. Il passaggio dall'imitazione all'aperto disprezzo per la società è un nuovo passo nel degrado del sistema russo.

Chodorkovskij e Lebedev [2] sono tenuti in prigione per farsene beffe. Le manifestazioni vengono disperse, nonostante le assicurazioni di Medvedev sulla dedizione alla democrazia. La prontezza del potere a “condividere esperienze” di sviluppo della società civile, per esempio con gli americani, appare un'aperta beffa – in primo luogo ai danni della società civile.

“Ce ne freghiamo!” – questa politica deve, evidentemente, dimostrare la sicurezza e la forza del potere. In effetti convince della sua insicurezza e mancanza di forza. In questa situazione al potere sorge inevitabilmente la tentazione di ricorrere alle repressioni. Ma in una parte della società può sorgere l'aspirazione a rispondere simmetricamente. La storia ce lo insegna: la mancanza di possibilità di manifestarsi rafforza soltanto la potenza della contrapposizione tra potere e società; e il tentativo del potere di usare la forza trasforma la contrapposizione in scontro.

Basarsi su accordi informali porta a far sì che singoli elementi del sistema si occupino dei propri interessi, minacciando la sopravvivenza del sistema. Proprio questo è accaduto con la polizia, che (come pure altre strutture armate) in forza della propria corruttibilità cessa di essere uno strumento di difesa del regime e diventa un fattore del suo screditamento.

Al restringimento dello spazio di manovra del sistema russo lavora anche il fattore energetico. Gli insistenti tentativi dell'Europa di trovare sostituti del gas e del petrolio russi parlano del fatto che la dipendenza dell'UE dalla Russia per le materie prime, cioè la più importante fonte di sussistenza dello stato russo, ha dei limiti di tempo.

Il sistema ha cominciato a lavorare contro se stesso. E' un appello a cui l'élite dirigente non è capace di rispondere. Ogni sua decisione accelera soltanto l'inevitabile. Lottare realmente con la corruzione significa rinunciare alla fusione di potere e proprietà e al proprio monopolio del potere. Far pace con la corruzione significa concordare con la degenerazione, anche del potere. Rinunciare alla verticale per la squadra dirigente equivale a un suicidio politico. Tenersi alla verticale significa ripetere la strada dell'URSS.

La Russia ha superato la tappa della “stagnazione” negli anni della presidenza di Putin, che sono stati presi per un “risollevamento”. Ora siamo entrati nella fase del degrado rapido. Le speranze che nel sistema restasse una “finestra di possibilità” per trasformazioni evolutive dall'alto possono solo rendere più difficile il ristabilimento. O renderlo impossibile.

Il sistema si è esaurito ed è irriformabile per principio – ecco quella verità che ci mostra la stessa vita e molto energicamente gli stessi leader. La questione è che bisogna fare perché l'irrevocabile caduta del sistema non diventi il crollo della Russia.

C'è un'alternativa?

Il sistema di potere personalistico è costruito in modo che all'interno di esso non possano esserci alternative. La vera opposizione liberale (e qualsiasi altra) in Russia può essere solo fuori dal sistema. Ma un'opposizione liberale fuori dal sistema può usare mezzi legali, per esempio le prossime elezioni per dar notizie di se o è destinata ad esistere in forma di protesta di strada? Finora la partecipazione dell'opposizione ad elezioni controllate dall'alto ha confermato l'impotenza della parte pensante democraticamente della società. Sono chiari i timori che nuovi tentativi dell'opposizione di entrare in questo fiume finiranno qui. Tutto dipende dal fatto se l'opposizione saprà utilizzare i meccanismi dell'autocrazia per consolidare le persone che professano le sue idee. Per questo l'opposizione come minimo deve dichiarare apertamente che non nutre illusioni sulla possibilità di libere elezioni nella Russia attuale e che utilizza il mezzo per ottenere accesso alla società.

Questo sarà un compito non facile: cercare di prender parte alle imitazioni per mostrare il loro esaurimento. Se questa seconda cosa non riuscirà, l'opposizione diventerà di nuovo parte dello show del Cremlino.

Le elezioni

Le prossime elezioni degli anni 2011-2012 giocheranno un ruolo contrario a quello che da esse si aspetta il potere – diventeranno un elemento di delegittimazione del potere. Tra l'altro se Putin andrà alle elezioni, darà in questo modo una nuova spinta a questo processo. Medvedev o qualunque altro “terzo” in qualità di candidato della corporazione dirigente causeranno un flusso di nuove speranze di mutamento. Passerà ancora un po' di tempo finché perfino al più ingenuo diverrà chiaro che ulteriori speranze sono solo una disillusione ritardata. Fra l'altro l'esperienza degli ultimi anni non è sufficiente per convincere i caparbi nel proprio ottimismo che la squadra dirigente non può rinunciare al monopolio del potere?

Fra l'altro tra il ceto al servizio del potere monta sempre più attivamente l'idea di “compromessi”. E' l'ammissione di incertezza nel futuro. Qui, tuttavia, è importante non farsi illusioni: si tratta di ricerche di modi di sopravvivenza della stessa autocrazia, forse, grazie a una competitività “controllata”. Tra l'altro se si tratta di principi, qui non ci può essere alcun compromesso.

Quale sarà la velocità del suicidio di stato finora non è chiaro. Ricordiamo che nel 1990 la società sovietica, sostenendo la conservazione dell'URSS, non aveva idea che verso la fine del 1991 l'URSS sarebbe scomparsa. Le future elezioni possono diventare l'atto di riproduzione dell'autocrazia russa. E non è importante chi la incarnerà. Finché non si percepirà la crescita della pressione dal basso, che cambierebbe questo scenario. Ma ogni atto di autoelezione del potere in una situazione in cui si esauriscono le sue risorse per l'imbonimento della popolazione sarà solo un colpo al sistema.

In questo senso sorge una reale minaccia: la morte del sistema potrebbe verificarsi prima che sorga un'alternativa costruttiva. E perciò bisogna affrettarsi – sia con l'autoorganizzazione dell'opposizione liberale, sia con l'attivazione di tutte le forze che intervengono per un ritorno alle norme costituzionali (una cosa è impossibile senza l'altra). C'è anche un altro compito per la contro-élite: cominciare l'elaborazione di meccanismi per il passaggio della Russia a un nuovo sistema, che sarà costruito sulla base della concorrenza. Proprio questo al tempo del “socialismo” fecero polacchi e ungheresi non sapendo ancora quando questi meccanismi sarebbero stati utili. In Russia potrebbero essere richiesti prima di quando supponiamo.

Lilija Ševcova [3]


01.12.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/135/15.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Villaggio cosacco della Russia meridionale dove il 4 novembre nella casa di un imprenditore sono state uccise 12 persone.

[2] Platon Leonidovič Lebedev, socio del più noto imprenditore Chodorkovskij.

[3] Lilija Fëdorovna Ševcova, politologa russa.

Haiku? (XLI)

Ogni respiro
che fai: chitarra, basso
e batteria

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E se davvero
solo i buffoni avessero
vita futura?

30 novembre 2010

La "Novaja gazeta" e una giustizia che punisce chi denuncia i crimini

Perché non siamo d'accordo con la decisione del tribunale Basmannyj [1]




L'onore del direttore degli affari presidenziali e la dignità del suo ente sono risultati più preziosi della reputazione di un paese in cui si prendono bustarelle, scompaiono prove materiali, gli agenti operativi soffrono di smemoratezza e a persecuzioni giudiziarie vengono sottoposti quelli che denunciano i reati e non quelli che li commettono


Venerdì il tribunale Basmannyj di Mosca ha soddisfatto in parte le richieste dei querelanti, l'Amministrazione degli Affari Presidenziali e il suo capo Vladimir Kožin nei confronti della “Novaja gazeta”, del corrispondente speciale Roman Anin e del presidente del consiglio di amministrazione della Spa Moskonversprom [2] Valerij Morozov.

Motivo della querela era stato l'articolo della “Novaja gazeta” “La seconda volta – di fila” nel n. 74 del 12 luglio 2010. I querelanti avevano chiesto di smentire il sottotitolo dell'articolo “L'Amministrazione degli Affari Presidenziali ha stanziato 800 milioni [3] per una strada già costruita, per fondamenta e muri pronti di una casa per le vacanze governativa a Soči. I soldi sono stati ricevuti da ditte vicine a funzionari dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali” e anche due frasi del testo: “Abbiamo studiato attentamente il compito tecnico per il concorso vinto dalla FGUP [4] “Stroitel'noe ob''edinenie UDP RF” [5] e con stupore abbiamo scoperto che in questa sono “duplicati” molti lavori che in precedenza sono già stati svolti dalla Moskonversprom, che per questi sono stati approvati degli atti e che sono stati pagati dall'Amministrazione degli Affari Presidenziali!” e “Morozov ricorda: chiese precisamente al direttore degli affari presidenziali Vladimir Kožin se il nuovo concorso significasse che l'Amministrazione degli Affari Presidenziali cessava la propria collaborazione con la compagnia? Al che ebbe la risposta: no, il concorso è una formalità, voi resterete sul complesso”.

Il procedimento penale per le bustarelle al funzionario dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali responsabile della costruzione dei complessi olimpici a Soči, avrebbe potuto tradizionalmente concludersi con un nulla di fatto, se non fosse stato per l'ingerenza dello stesso presidente Medvedev, che aveva scritto al Procuratore Generale Čajka sopra l'articolo della “Novaja gazeta”: “Chiarite e fate rapporto”.

L'ordine del presidente è stato accolto dagli organi inquirenti – per non essere eseguito. Fra l'altro in un'intervista intitolata “Come ho dato bustarelle ai funzionari dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali” (vedi “Novaja gazeta”, n. 59 del 4 giugno 2010), l'uomo d'affari Valerij Morozov raccontava che nel corso di alcuni anni aveva pagato un alto funzionario dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali, che chiedeva il 12% su un contratto da 1,5 miliardi di rubli [6]. Ma una volta Vladimir Leševskij, e si trattava proprio di lui, senza eseguire gli obblighi presi, chiese una somma ulteriore. Allora l'uomo d'affari si rivolse alla polizia. Fu condotto un esperimento investigativo, nel corso del quale in un ristorante di Mosca Morozov dette al funzionario dei soldi contrassegnati dagli agenti operativi e l'incontro stesso fu registrato. Tuttavia il procedimento penale non fu aperto. E i soldi dati dall'uomo d'affari per l'esperimento sparirono del tutto.

Allo stesso querelante Morozov gli investigatori si rivolsero come se lo aspettasse [7] la Butyrka [8]. E tutto ciò che agli inquirenti è riuscito chiarire può causare non conseguenze legali, ma un attacco di riso isterico. E' risultato che il ministero degli Interni non può presentare le registrazioni audio e video dell'esperimento investigativo in quanto sarebbero state distrutte; e gli stessi agenti operativi per qualche motivo non ricordano nulla. Particolarmente poco bene ricordano dove si sono nascosti i soldi, che ammontavano a 15 milioni di rubli [9].

La dirigenza della Commissione Inquirente ha scosso le mani e ha detto che questa è un'indagine molto difficile, in quanto a disposizione degli inquirenti c'è solo la parola di Morozov contro quella di Leševskij. E alle domande sulle registrazioni e sui soldi dell'esperimento investigativo scomparsi, sull'accurato interrogatorio degli agenti operativi sofferenti di amnesia, sulla selezione dei testimoni tra i lavoratori del ristorante dove ebbe luogo l'incontro e di altri ufficiali del ministero degli Interni che sapevano dell'operazione gli alti dirigenti hanno avuto difficoltà a rispondere.

La “Novaja gazeta” tra l'altro ha continuato la propria indagine, chiarendo le furberie di strani contratti conclusi dall'Amministrazione degli Affari Presidenziali. Morozov ci ha assicurato che, a quanto è a conoscenza, i lavori già eseguiti dalla sua ditta Moskonversprom (appaltatrice e progettista generale) sono stati di nuovo inclusi negli obbiettivi tecnici di un nuovo concorso, che devono essere eseguiti da (e pagati a) ditte vicine a Leševskij.

Tuttavia proprio il racconto in proposito – e non sulle possibili bustarelle e tangenti – da parte del capo dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali Kožin e tutta l'Amministrazione degli Affari Presidenziali in blocco è stato ritenuto infamante, sono andati in tribunale e hanno chiesto un milione [10] alla “Novaja gazeta”. Niente di nuovo: è la solita tattica – andare in giudizio non per l'essenza della questione, ma prenderla alla lontana – beh, per esempio, perché non è piaciuto un titolo, – o persuadere qualche persona casualmente rammentata nel testo perché senta un attacco di inattese sofferenze morali… Lo scopo è evidente: quando è pericoloso chiarire le circostanze del fatto, è necessario infamare l'oppositore almeno in qualche modo. E poi a tutte le spiacevoli domande dei giornalisti e dei capi nella persona del presidente su quelle stesse bustarelle reagire con un'aria offesa, mostrando una sentenza del tribunale su tutt'altro argomento.

Qui sono importanti i dati. Il 4 agosto all'apertura del procedimento penale a Morozov è stato rifiutato di fare una dichiarazione. Ma già il 6 agosto è stata siglata l'istanza di Kožin e dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali nei confronti della “Novaja gazeta”. Ma non sono riusciti a coprire il procedimento penale. Non appena si è saputo dello strana delibera degli inquirenti è scoppiato uno scandalo. Evidentemente, sia per il Procuratore Generale Čajka, sia per il capo della SKP [11] Bastyrkin era imbarazzante far rapporto al presidente-giurista sui video scomparsi, le prove materiali sparite, i testimoni non trovati e gli agenti operativi smemorati. L'11 agosto la delibera sul rifiuto è stata cancellata, ma il procedimento penale è stato aperto. Ecco che solo ieri sera Morozov riceve nelle proprie mani il rifiuto scritto degli inquirenti, ma domattina, giorno di uscita dell'articolo in proposito sulla “Novaja gazeta” l'indagine risulta prorogata. Domanda: se all'Amministrazione degli Affari Presidenziali avessero saputo tale svolta degli eventi, sarebbe stata siglata un'istanza contro la “Novaja gazeta”?

La tattica cambia: al querelante Morozov è stata estorta una firma sulla non diffusione dei dati delle indagini – gli è stato proibito parlare di ciò che sa, perfino in un tribunale civile. Sarebbe interessante sapere: chi potrebbe aver chiesto questo favore all'inquirente? Anche se forse l'inquirente potrebbe averci pensato da solo.

Dopo che il tribunale Basmannyj di Mosca ha preso in esame la querela di Kožin e dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali nei confronti della “Novaja gazeta” e di Morozov, Morozov chiede all'inquirente di permettergli di testimoniare e portare prove in un processo civile, accludendo alla propria istanza la querela di Kožin, secondo cui è stato riconosciuto corresponsabile. L'inquirente rifiuta del tutto, privando in tal modo il querelato della possibilità di difendersi, come richiedono le regole del processo civile e insieme affermando di fatto che l'oggetto di prova del processo penale e di quello civile è lo stesso.

Questo è molto importante e qui la cosa non sta nelle formalità, non sta negli arzigogoli giuridici. Semplicemente in un processo civile non si possono verificare le informazioni, la cui attendibilità è parallelamente sottoposta a verifica e prove nell'ambito di un procedimento penale. E pure non potrebbe esserci processo senza uno studio accurato, senza lo svolgimento di esami abbastanza complicati non si potrebbero chiarire i dettagli degli obbiettivi tecnici, degli atti e delle registrazioni del denaro (oltre 600 pagine di documenti). E di chiedere agli inquirenti, come hanno richiesto i querelati, se non si verifichino le circostanze discusse dai querelanti nell'ambito del procedimento penale non si aveva voglia. Si è semplicemente sentenziato che l'onore del sig. Kožin e la dignità del suo ente avessero sofferto più dei complessi olimpici.

Il compito della stampa è attrarre l'attenzione della società e dello stato verso fatti pubblicamente significativi, che recano danno alla società e allo stato. Il compito dello stato è verificare questi fatti e le circostanze corrispondenti. Il giornale, con l'aiuto dell'imprenditore Morozov, ha attratto l'attenzione. Lo stato ha aperto un procedimento penale, gli inquirenti devono verificare e verificano questi fatti e queste circostanze, tra cui anche quelle che sono discusse dagli istanti in un processo civile.

Ma cosa è risultato nel tribunale Basmannyj? Essenzialmente, la funzione di provare le circostanze del reato, che è assegnata allo stato nelle persone degli inquirenti di un procedimento penale e questo stesso stato, nella persona del tribunale civile, l'ha passata al giornale e a Morozov, tra l'altro parte lesa e istante di un processo, il quale è stato preventivamente privato del suo diritto di testimoniare e presentare prove in suo possesso in un processo civile.

Sulla base di quali argomenti operi il tribunale non ci è noto: le motivazioni della sentenza ancora non ci sono. Non appena compariranno, ricorreremo in cassazione, in quanto più che della reputazione dell'Amministrazione degli Affari Presidenziali siamo preoccupati della reputazione di un paese in cui si prendono bustarelle, scompaiono prove materiali, gli agenti operativi soffrono di smemoratezza e a persecuzioni giudiziarie vengono sottoposti quelli che denunciano i reati e non quelli che li commettono.

"Novaja gazeta"

29.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/134/21.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Tribunale del quartiere Basmannyj nel centro di Mosca, noto per essere il mezzo per la persecuzione giudiziaria degli avversari di Putin.

[2] Impresa edile di Mosca.

[3] Oltre 19,2 milioni di euro.

[4] Federal'noe Gosudarstvennoe Unitarnoe Predprijatie (Impresa Unitaria Statale Federale).

[5] “Unione Edile della UPD della RF”. UDP sta per Upravlenie Delami Prezidenta (Amministrazione degli Affari Presidenziali) e RF sta Rossijskaja Federacija (Federazione Russa). Il rilievo grafico è mio.

[6] Oltre 36,1 milioni di euro.

[7] Letteralmente “piangesse per lui”.

[8] Nome colloquiale della prigione Butyrskaja, tristemente nota come luogo di reclusione di dissidenti sovietici e tuttora carcere assai duro.

[9] Oltre 361000 rubli.

[10] Oltre 24000 rubli.

[11] Sledstvennaja Komissija pri Prokurature (Commissione Inquirente presso la Procura).

Mario Monicelli


Una triste uscita di scena... Possa tu essere nella Pace, Mario

29 novembre 2010

28 novembre 2010

Medvedev lancia la sfida a Putin anche servendosi di argomenti dell'opposizione

Il “Partito di Internet” sferra un colpo al “Partito della Televisione”




Cos'è accaduto? Il presidente ha criticato duramente “Russia Unita” per essersi trasformata nel PCUS e aver soffocato l'opposizione (perfino quella timida) con l'aiuto di manipolazioni mediatiche ed elettorali, facendo sprofondare la Russia in una “stagnazione mortale”?

Il tutto è molto più serio di una semplice critica al partito del potere, che il partito neanche è (qualsiasi altro partito potrebbe svolgere la sua funzione di servizio, se venisse specialmente formato per questo). Si tratta della reale rivalità tra due partiti non registrati da nessuno, ma che oggi sono i rivali principali. I partiti che presenteranno realmente i loro candidati alla presidenza nel 2012.

Nell'ambito di questa rivalità il “Partito di Internet” per bocca del proprio leader ha inferto pubblicamente un colpo alla reputazione del “Partito della Televisione”, il cui leader compatibilmente è a capo anche di “Russia Unita”, che è totalmente di servizio.

E' chiaro che la risposta pubblica seguirà. Il 4-6 dicembre, quando il leader del “Partito della Televisione” interverrà alla conferenza di “Russia Unita” nell'estremo oriente [1]. O più tardi, quando questi come premier terrà il tradizionale discorso in televisione. Fra l'altro, non è obbligatorio neutralizzare il “cyber-attacco” del presidente con un colpo diretto. Lo si può semplicemente stingere, chiacchierare, profanare – e rendere innocuo.

Inizialmente per il criticato la cosa migliore è concordare con la critica del presidente. Questo, peraltro, l'hanno già fatto i rappresentanti della leadership di “Russia Unita”: il capo del comitato esecutivo di “Russia Unita” Vorob'ëv già mercoledì si è espresso dicendo che la dichiarazione di Medvedev per loro del partito del potere è “assolutamente comprensibile” e che la mancanza di concorrenza è effettivamente una minaccia allo sviluppo politico. Tra l'altro l'accento è posto sui passaggi della dichiarazione di Medvedev che sembrano meno convincenti, anche se comprensibili dal punto di vista delle regole non scritte per la costruzione di simili alte enunciazioni (perché non sia solo una critica, ma anche una messa in mostra di “passi costruttivi” già fatti sul terreno della “democratizzazione”). Dice, la modernizzazione del sistema politico va avanti già da qualche anno, i brogli elettorali sono stati “minimizzati”, l'accesso dei partiti ai mezzi di informazione di massa è diventato paritario, i partiti piccoli (dal 5 al 7% dei voti) hanno ottenuto la possibilità di creare i propri gruppi parlamentari, ecc. E il partito del potere ha puntualmente approvato alla Duma questi emendamenti alla legislazione elettorale. Cioè tutto va nella direzione normale e non c'è motivo di drammatizzare la situazione come “stagnazione” – questa sarà inevitabilmente prosciugata.

Peraltro desiderare vedere nella dichiarazione di Medvedev esclusivamente un “resoconto del lavoro fatto”, senza notare le parole dirette e dure sul partito del potere che si degrada e “diviene di bronzo” e sulla privazione dell'opposizione “della più piccola chance di vincere in una lotta corretta”, si può anche dalle fila dell'opposizione. Ma questo sarà altrettanto poco efficace di una discussione su quanti dimostranti possa contenere la piazza Triumfal'naja [2] - se 50 persone meno di quante sembri agli organizzatori, allora nessun compromesso con un regime sanguinario.

C'è anche un altro modo di indebolire l'attacco critico di Medvedev. Lo stereotipo per questo è già pronto. Intervenendo la scorsa settimana davanti agli studenti delle università degli USA il sig. Surkov, vice capo dell'amministrazione presidenziale, ha compiuto un disinnesco preventivo della dichiarazione del presidente, chiarendo come al Cremlino, dal suo punto di vista, valutino le reali prospettive dell'opposizione. E le prospettive sono tali che l'opposizione “si rafforzerà e diventerà rispettabile” non prima che tra 10 anni. Allora sarà possibile anche la sua partecipazione al potere, ma inizialmente solo in una coalizione con “Russia Unita”. 10 anni sono il tempo minimo che si assegna per la nobilitazione dell'opposizione e la trasformazione di essa in una forza la cui venuta al potere non porti a “mutamenti catastrofici”. Per ora, nelle future elezioni del 2011, certamente vincerà la pur “diveniente di bronzo”, ma funzionante “Russia Unita”.

Se Medvedev condivida tale approccio o no, non ci è precisamente noto. Si ha voglia di credere che non lo condivida. Una cosa è chiara – la cancellazione delle asprezze del suo messaggio Internet è già cominciata.

Andrej Lipskij [3]


26.11.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/133/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] L'estremo oriente della Russia, tra la Cina e il Pacifico.

[2] “Trionfale” (piazza del centro di Mosca).

[3] Andrej Evgen'evič Lipskij, vice-direttore della “Novaja gazeta”.