31 maggio 2007

Questioni spinose (segue)

Viaggio nella storia della carità, fino alla sua secolarizzazione/2
di Marco Burini da "Il Foglio" 24 maggio 2007

Nella storia della chiesa, che si sovrappone ma non si esaurisce nella
storia dell'occidente, sono molteplici i modi di declinare il nesso
povertà/carità.
Durante il lungo tramonto dell'impero romano la comunità dei credenti
individua nell'elemosina, già punto di forza della tradizione ebraica,
la forma caritativa per eccellenza. Il trattato di Cipriano "De opere
et de elemosina" getta le basi teologiche di una prassi che si
consoliderà nei secoli successivi: non si tratta tanto di disquisire
sulla liceità delle ricchezze, quanto sul modo di impiegarle. Alcuni,
come Tertulliano e Origene, di fronte al moltiplicarsi di impostori non
esitano a raccomandare prudenza nella distribuzione dei beni. Altra
forma tradizionale di carità è l'incontro domenicale, in cui alla
liturgia si affianca l'elargizione ai poveri. Non due momenti distinti,
in realtà, ma un unico appuntamento, L 'agape", che recupera la
tradizione ebraica del banchetto messianico e la innesta sulla memoria
del mistero pasquale. Gradualmente, la crescita delle città e
l'inurbamento del cristianesimo spinge la chiesa a strutturare in
maniera sempre più articolata il servizio di carità: sorgono ospedali,
orfanatrofi, ospizi per i pellegrini; vengono istituite le
"matricole", uffici di assistenza che si prendono a carico poveri
validi ma senza lavoro e donne senza risorse, soprattutto vedove. Da
Gregorio Magno (590-604) in poi l'esercizio della carità diventa il
collante di un tessuto sociale che si va sfaldando sotto i colpi delle
invasioni barbariche. Le riflessioni di questo Papa sulla ricchezza e
la destinazione universale dei beni sono la sintesi della teologia
patristica sul tema e saranno decisive nella tradizione cristiana
successiva.

Scelte di povertà: monaci e mendicanti
Intanto, alcuni credenti fuggono da città sempre più affollate e
decadenti e si ritirano nel deserto, come fece Gesù prima di iniziare
la predicazione pubblica. Da Antonio a Benedetto, passando per
Martino, Cesario e Cassiano, il monaco si impone come il modello del
cristiano autentico (è il martire di un'epoca senza persecuzioni), che
sceglie per se stesso una vita povera. Moltissimi laici di ogni ceto
sociale vengono contagiati dal rigore di questa scelta esistenziale,
lasciano tutto e seguono le orme dei pionieri. Ben presto il deserto
si popola di uomini e donne desiderosi di praticare la perfezione
evangelica ("Vita vere apostolica") fuori dalle strutture
ecclesiastiche. Ancora una volta si innesca la dialettica
carisma/istituzione, ma la frattura è scongiurata da uomini avveduti
come Pacomio e Basilio che in oriente dettano le regole delle prime
comunità monastiche: pratica della povertà in vista della comu¬nione
dei beni e lavoro manuale per il sostentamento della comunità e dei
poveri. In occidente l'esperienza monastica si stabilizza grazie a
Benedetto e alla sua rego la. Il monastero diventa così un centro di
assistenza per le popolazioni delle campagna, divenuta nel frattempo
il perno della vita economica. "Nel primo medioevo, almeno fino al XII
secolo, i poveri erano essenzialmente i pellegrini da ospitare, i
contadini da sfamare e anche da difendere, orfani e vedove, qualche
sbandato, ma tutti in ambito piuttosto ristretto" (L. Mezzadri). Con la
svolta del XII-XIII secolo, il povero perde i suoi connotati domestici.
Di fronte alle masse di indigenti che minacciano l'equilibrio delle
città, la risposta non viene dal clero, troppo compromesso col potere,
ma dai numerosi movimenti pauperistico-evangelici che fanno della
povertà il loro ideale di vita. Valdo e Francesco, che vengono dalla
nuova classe dei mercanti, vedono nella rinuncia ai beni la condizione
per un'autentica sequela di Cristo ("Christum nudum nudus sequi"); se
il primo giunge a negare il carattere apostolico della chiesa
ufficiale, che ostacola questo ideale, il secondo continua la sua
riforma restando nell'ortodossia. Ma dopo la fase idilliaca dei
fondatori degli ordini mendicanti (francescani e domenicani, a cui
vanno aggiunti elementi riformatori come i canonici regolari, gli
ordini ospedalieri, le confraternite) si apre un dibattito lacerante
sui limiti e le forme della scelta di povertà che spacca i seguaci di
Francesco coinvolgendo il papato, mentre il punto di vista dei
domenicani è espresso da Tommaso d'Aquino, secondo il quale la povertà
non è indispensabile allo stato di perfezione ma riguarda solo quei
religiosi che si obbligano a essa con un voto esplicito.

Sospetto e filantropia
Sul finire del medioevo, la povertà diventa qualcosa di sospetto:
l'onda d'urto di una mendicità sempre più diffusa e insistente, dovuta
a ripetute carestie ed epidemie, apre la strada alla distinzione tra
veri e falsi poveri. Dalla metà del Trecento in poi rivolte, disordini
e furti in numero crescente inducono gli stati a misure poliziesche.
La chiesa si adegua: "La paura delle sommosse, l'ascesa della
borghesia, la valorizzazione della ricchezza come via alle virtù
squalificarono il culto di Francesco a Madonna Povertà" (B. Geremelt).
L'inizio dell'età moderna coincide quindi con una svolta radicale: la
secolarizzazione della carità, che d'ora in poi si chiamerà
assistenza. Nell'ottica umanistico-rinascimentale il povero fa paura:
è una presenza inquietante, una minaccia all'ordine costitutito,
protagonista com'è di disordini e rivolte. I maggiori intellettuali
dell'epoca attaccano il pauperismo e criticano l'uso indiscriminato dei
concetto di "poveri di Cristo". Tommaso Moro ed Erasmo scrivono opere
in tal senso e sulla loro scia Juan Luis Vivés pubblica "De subventione
pauperum" (1526), il manifesto della nuova politica sociale di
controllo: anzitutto divieto della mendicità, quindi centralizzazione
e ospedalizzazione dell'assistenza , fino alla reclusione per gli
incorreggibili che non vogliono lavorare. La chiesa da una parte
rilancia le forme tradizionali di carità, dall'altra da spazio, specie
nello stato pontificio, alle nuove esigenze organizzative. Anche la
riforma protestante sostiene la nuova politica sociale. Per Luterò è
necessario "estirpare ogni mendicità da tutto il mondo cristiano" e
aiutare i poveri meritevoli escludendo vagabondi e stranieri
dall'assistenza organizzata - che comunque non deve superare una certa
soglia ("Basta aiutare i poveri in modo che non muoiano di fame e
freddo"). Sul fronte cattolico, autori come Bellarmino ribadiscono la
legittimità dell'ordine sociale ("Dio vuole che nel mondo ci siano
ricchi e poveri") e insistono sul dovere dell'elemosina. Nel
Settecento, poi, il processo di secolarizzazione dell'assistenza si
perfeziona secondo i dettami dell'illuminismo: la filantropia prende il
posto della carità e in nome di un'umanità "più grande del
cristianesimo" si inneggia al solidarismo, nuova religione sociale (P.
Leroux, L. Bourgeois). La chiesa si sente attaccata da entrambi i lati
(liberalismo e socialismo), si mette sulla difensiva e ripropone il
modello caritativo tradizionale, salvo prendere lentamente coscienza
della svolta epocale in atto e attrezzarsi di conseguenza.

Questione operaia e cattolicesimo sociale
Con l'avvento dell'industrializzazione la questione operaia riscrive
i termini del problema: non si parla più di poveri ma di proletari. Le
spaventose condizioni di vita nei luoghi di lavoro, in cui vengono
sfruttati in maniera massiccia anche donne e bambini, suscitano nel
corpo ecclesiale una febbre caritativa senza precedenti. Nascono
numerosissimi istituti e congregazioni, sia maschili che femminili,
animati da personaggi eccezionali come Giovanni Bosco, Luigi Orione,
Giuseppe Cottolengo, Federico Ozanam. Il corpo ecclesiale è agitato
da una vera e propria febbre caritativa che si manifesta a tutti i
livelli. Donne e uomini, chierici e laici si prodigano per venire
incontro alle situazioni di miseria sfruttamento dei lavoratori. Dal
punto di vista teorico, la neonata Civiltà Cattolica con padre
Taparelli critica in egual misura socialismo e liberalismo proponendo
il ritorno allo schema corporativo medioevale. L'esperimento di
Kolping in Germania, con l'istituzione di associazioni artigiane di
mutuo soccorso, va in questa direzione. Ma è il vescovo di Magonza,
Ketteler, a discernere con più acutezza lo spirito del tempo. La sua
opera "La questione operaia e il cristianesimo" (1864) getta le basi
del cattolicesimo sociale: l'associazionismo operaio, sia pur dentro
uno schema corporativo, ha obiettivi inediti: crescita dei salari
corrispondente alle ore lavorate, aumento dei giorni di riposo,
divieto di impiegare ragazzi e donne incinte. "A partire dal 1869,
Ketteler propone anche la partecipazione degli operai ai profitti della
fabbrica e si mostra disponibile all'intervento dello stato, malgrado
la sua ripulsa verso il totalitarismo burocratico" (Paglia). Il
magistero comincia così a elaborare risposte adeguate , ai problemi
del tempo. E se Pio IX con l'enciclica "Nostris e nobiscum" resta
ancora nel solco della tradizione, ribadendo 16 status quo (i poveri
appartengono "all'ordine naturale e immutabile delle cose") e
rilanciando lo strumento dell'elemosina, il concilio Vaticano I
recepisce gli impulsi del cattolicesimo sociale che fiorisce in
Germania, Francia, Italia. Non a caso la prima redazione del testo
preparatorio sulla questione sociale ("II dovere di alleviare la
miseria dei poveri e degli operai") è affidata a uno stretto
collaboratore di Ketteler, il canonico Moufang. L'incipit del
documento che come tutti gli' altri non vedrà la luce per
l'interruzione del concilio, il 20 settèmbre 1870, dovuta alla guerra
franco-tedesca e all'occupazione di Roma - è emblemàtico: "Noi non
possiamo guardare in silenzio".Chiesa e poveri: eredi di un'eresia

Consapevole dell'eredità ricevuta ( "I poveri li avrete sempre tra voi" vangelo di
Giovanni 12,8), nel corso della storia la chiesa ha sempre
manifestato una predilezione per gli ultimi. E quando l'esercizio della
carità si e lasciato irretire da calcoli e paure, è sempre comparso
sulla scena qualcuno (Antonio, Francesco, Charles de Foucauld) a
incarnare l'ideale evangelico riportando alla giusta tensione il
rapporto carisma/istituzione. A costo di strappi dolorosi, di fughe in
avanti e narcisismi, di eresie comunque da non liquidare in fretta
(l'eresia è l'ombra del dogma, il suo doppio inseparabile). Tuttora la
povertà è un'eresia. Alla lettera, una scelta (sovversiva): una chiesa
povera, dunque aperta a tutti, per la quale non c'è carità senza
giustizia. Ma un'eresia anche in senso lato, cioè un'assurdità da
combattere: da qui il multiforme esercizio della carità e le
riflessioni che lo accompagnano, sistematizzate nella cosiddetta
dottrina sociale della chiesa.
(segue articolo "Aiutare i poveri o imitarli?)

Meraviglie di Parigi (e di Internet)


Di quale monumento si tratta? E' scritto qui: http://www.earthinpictures.com/it/mondo/francia/parigi/l%C2%B4
arco_di_tronfio_-_vista_dalla_torre_eiffel.html :-)

30 maggio 2007

E campioni del mondo o in un mare di guai...

» 2007-05-26 16:42
Clericus Cup ai neocatecumenali
Universita' Lateranense battuta in finale 1- 0 su rigore
(ANSA) - ROMA, 26 MAG - I neocatecumenali del seminario Redemptoris Mater hanno vinto la Clericus Cup, il torneo pontificio del Csi riservato a sacerdoti e seminaristi. Nella finale giocata oggi sul campo della Petriana all'Oratorio di S.Pietro, hanno battuto per 1-0 l'Universita' Lateranense, con un gol su rigore, al 15' del secondo tempo, di Piermarini. Non ha assistito alla finale il Segretario di Stato cardinal Tarcisio Bertone, la cui presenza era stata annunciata.


Ringrazio D.N. per questo contributo e i Pooh per la canzone "Amici per sempre", che ha ispirato il titolo del post

28 maggio 2007

Nazi(onali)sti russi

Mitingi[1].ru

Compagno “Pamjat’”[2]

In piazza Slavjanskaja[3] hanno ricordato Hitler, in piazza Puškin Kadyrov

Nella lotta con la “peste arancione”[4] è comparso un altro alleato del potere – i nazionalisti radicali, casualmente esclusi dalla lista degli “elementi pericolosi”. Sabato gli hanno permesso di tenere due manifestazioni (fissate, anche se non è stato detto ufficialmente, per l’anniversario della nascita del Führer).

In piazza Slavjanskaja si sono radunati sotto l’insegna “In difesa della libertà di scelta”. Gli organizzatori erano ex membri dell’RNE[5] e camerati di Dugin[6], unitisi nel partito “Rus’”[7].

Verso l’una sono giunte in piazza circa duecento persone coi capelli molto corti e gli stivali pesanti. Gli slogan ufficiali della manifestazione erano in tutto e per tutto i soliti: “contro gli abusi dei funzionari” e la “rivoluzione arancione”. Per questi begli scopi sono stati richiamati dal nulla vecchi membri dell’RNE, dell’associazione “Pamjat’” e di altri gruppi estremisti. Alcuni interventi sono stati penosi.

- Il potere ci proibisce di registrare il partito! Questo è anticostituzionale! – invocavano giustizia i rappresentanti del partito “Rus’”.

- Permettete ai russi di fare politica in qualche modo, – ha chiesto dalla tribuna un anziano nazionalista, che si trova adesso ai margini della vita politica.

Il leader dell’“Associazione Nazional-Socialista”[8] Dmitrij Rumjancev ha fatto un’analogia tra il potere russo e Hitler (a vantaggio di quest’ultimo).

- Si ritiene che Hitler volesse assoggettare i russi e fare a pezzi la Russia. Comunque questo lo sta facendo il potere russo. Ma Hitler ha reso potente il proprio paese, – ha dichiarato Rumjancev e si è orgogliosamente definito seguace degli imputati del processo di Norimberga.

- Gloria alla Rus’[9]! – hanno detto dalla tribuna. La folla ha risposto con il saluto nazista. Gli organizzatori hanno promesso: non ci saranno punizioni per questo.

Separato dai giovani si trovava un gruppo di anziani con bandierine di partiti non registrati. “Anche Lei condivide le idee hitleriane?” – ho chiesto a un uomo di aspetto “meridionale”[10]. “Sì!” – ha risposto convinto. Alla fine della manifestazione i “sostenitori” di “Rus’” si sono raccolti attorno a un giovane che pareva sapere il fatto suo. “Riceverete i soldi il 30 presso la sezione” – ha spiegato ai “nazional-socialisti”.

Soldi per cosa? I vecchietti si sono rifiutati di spiegarlo.

In piazza Puškin un’altra parte del campo ultranazionalista esigeva che fosse cambiato nome a via Achmat Kadyrov a Južnoe Butovo[11]. La manifestazione era condotta dai partecipanti alla cosiddetta “Marcia Russa”[12]. C’erano i deputati Dmitrij Rogozin[13] e Nikolaj Kur’janovič[14], i leader del DPNI[15] e dell’“Unione Slava”. Dissensi interni gli impedivano di riunirsi con i nazional-socialisti in piazza Slavjanskaja – ogni “partito” sospetta l’altro di collaborare con il Cremlino.

Gli oratori hanno parlato più chiaramente – della prima guerra cecena e della collaborazione di Kadyrov con i guerriglieri. In un angolo gli attivisti raccoglievano le firme per il cambiamento del nome della via per poi portarle nell’ufficio del sindaco. C’era meno gente (a dire il vero, parte delle teste rasate si era portata là dalla manifestazione precedente). Il saluto nazista era permesso anche qui. Anche i “dissenzienti” venivano rammentati:

- Alla fine piazza Puškin è stata strappata agli arancioni[16] – ha detto qualcuno dalla tribuna.

P.S. Ai “dissenzienti” non è stata solo strappata piazza Puškin, ma sono stati anche “ridotti” i loro diritti. Adesso il potere ha ottenuto ufficialmente il diritto di incarcerare i seguaci di Limonov[17] per estremismo. Misure simili si preparano anche per altri “dissenzienti”: l’AKM[18], il “Fronte Civico Unito”[19] e la sezione di Piter[20] di “Jabloko”[21]

Il’ja Vasjunin

23.04.2007, “Novaja Gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/29/08.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Mitingi (dall’inglese meeting) sta per “manifestazioni politiche”.

[2] Il titolo è un gioco di parole. Tovarišč Pamjat’ (compagna Memoria) era invocata nella canzone Tovarišč Pesnja (Compagna Canzone), colonna sonora di uno sceneggiato sovietico. Pamjat’ è anche il nome di un movimento nazionalista e antisemita nato all’epoca della perestrojka.

[3] “Slava”.

[4] L’arancione è il colore degli oppositori dell’ex presidente filo-russo ucraino Janukovič e per estensione di tutti gli oppositori di Putin e dei regimi che lo appoggiano.

[5] Russkoe Nacional’noe Edinstvo (Unità Nazionale Russa), partito neonazista che ha per simbolo una svastica camuffata.

[6] Aleksandr Gel’evič Dugin, studioso russo di idee nazionaliste.

[7] Rus’ è l’antico nome russo della Russia. Il nome moderno è Rossija.

[8] Movimento neonazista che neanche camuffa la propria svastica…

[9] Ma si potrebbe anche intendere “Gloria a Rus’”, cioè al partito “Rus’”, perché in russo gli articoli non esistono…

[10] Cioè caucasico.

[11] “Butovo meridionale”, in pratica il quartiere più meridionale di Mosca.

[12] La manifestazione dei nazionalisti svoltasi il 14 aprile in contemporanea alla “Marcia dei dissenzienti”, durante la quale gli oppositori di Putin hanno subito pestaggi e arresti. Va da se che i nazionalisti hanno potuto agire indisturbati.

[13] Fondatore del partito “Grande Russia”, che sostiene fra l’altro l’impossibile candidatura (non è cittadino russo) del dittatore bielorusso Lukašènka alla presidenza della Russia.

[14] Nikolaj Vladimirovič Kur’janovič, membro del movimento nazional-socialista “Unione Slava”.

[15] Dviženie Protiv Nelegal’noj Immigracii (Movimento Contro l’Immigrazione Illegale), movimento xenofobo.

[16] Gli oppositori di Putin si erano radunati là il 14 aprile, ma erano stati quasi subito caricati dalla polizia.

[17] Eduard Veniaminovič Savenko (Limonov è uno pseudonimo), leader del controverso “Partito Nazional-Bolscevico”.

[18] Avangard Krasnoj Molodëži (Avanguardia della Gioventù Rossa), partito marxista-leninista.

[19] Movimento di opposizione guidato dallo scacchista Garri Kimovič Kasparov.

[20] Nome colloquiale di San Pietroburgo.

[21] Partito di orientamento liberale fondato da Grigorij Alekseevič Javlinskij, Jurij Jur’evič Boldyrëv e Vladimir Petrovič Lukin. Il nome Jabloko (Mela), nasce dalle iniziali dei fondatori: Ja-B-L.

"Ucci, ucci, sento odor di noglobalucci"? Roba da matti...

Gli odori del corpo nuova arma contro i no-global

di Salvo Mazzolini - giovedì 24 maggio 2007, 07:00
da Berlino

Berlino. Saranno gli odori del corpo umano la nuova arma della polizia tedesca contro i contestatori violenti che si sono dati appuntamento ad Heiligendamm, dove dal 6 all’8 giugno si terrà il vertice dei G8. Sudore, fiato, alito e tutto ciò che il nostro corpo emette e può essere percepito dall’olfatto contiene infatti una miniera inesauribile di informazioni preziose per la caccia agli elementi sospetti, più delle impronte digitali, più del sangue o dei dati biometrici. L’importante è immagazzinare preventivamente gli odori corporei per poi affidarli a chi in materia di olfatto ha una sensibilità di gran lunga superiore a quella dell’uomo, e cioè i cani.
Ci penseranno loro, i cani appositamente addestrati, una volta fiutato il campione olfattivo, a stabilire se gli odori degli elementi sospetti sono rintracciabili sul luogo di un attentato o, viceversa, a quale campione olfattivo sono collegabili gli odori presenti sul luogo del delitto.
È esattamente ciò che il Bka, la polizia criminale tedesca, sta facendo per prevenire disordini e violenze in occasione del vertice. Nelle ultime settimane gli agenti del Bka hanno visitato una quarantina di centri sociali ad Amburgo, Berlino e Brema, considerati covi della contestazione violenta no-global, costringendo gli elementi giudicati pericolosi a sottoporsi al prelievo degli odori tramite un tubetto metallico da stringere tra le mani per alcuni minuti e un rotolo fatto di una sostanza ovattata che viene strusciato lungo il corpo. Poi il tutto viene rinchiuso in contenitori di vetro sotto vuoto.
Ma non basta. Durante le perquisizioni, la polizia ha sequestrato insieme a schedari, cellulari e computer anche magliette, calzini e fazzoletti per meglio definire il profilo olfattivo degli elementi a rischio. Anche se è la prima volta che la polizia tedesca ricorre alla raccolta degli odori corporei, l’arma olfattiva non è nuova. È una delle tante diavolerie escogitate dalla Stasi, la polizia segreta della Germania comunista, che se ne serviva soprattutto per tenere sotto controllo i dissidenti.
Quando cadde il muro di Berlino, non solo si scoprì che nella Germania Est alberghi, uffici e persino abitazioni private erano infestate da microspie e telecamere nascoste, ma nei sotterranei della Stasi furono trovati milioni di campioni olfattivi. Il regime voleva sapere tutto dei suoi sudditi, anche che odore avevano.

Un accostamento, quello tra i metodi usati dalla Stasi e quelli usati oggi dalla polizia, che ha contribuito a scatenare accese polemiche sulla legittimità della raccolta degli odori. Il ministro dell’Interno Wolfgang Schäuble difende a spada tratta il ricorso alla schedatura olfattiva poiché un criminale può evitare di lasciare impronte o macchie di sangue sul luogo del delitto ma non i propri odori. Quindi uno strumento determinante anche contro terroristi, criminali comuni, maniaci sessuali.
E sulla stessa linea è anche la Procura generale della Repubblica, che ha autorizzato i prelievi olfattivi, sul cui numero ci sono dati discordanti. Secondo il quotidiano Hamburger Morgenpost sarebbero una trentina, molti di meno secondo la polizia.
Ma molte sono anche le voci contrarie. L’ex-presidente del Bundestag Wolfgang Thierse, parlamentare socialdemocratico dell’ex-Germania Est, definisce disgustoso il fatto di adottare gli stessi metodi della Stasi: «Non si può al tempo stesso criticare la Stasi e poi copiarne i metodi».
Per il leader dei liberali, Guido Westerwelle, l’ossessione della sicurezza sta provocando danni gravissimi alla democrazia: «L’operato della polizia costituisce un passo avanti allarmante verso uno Stato che si sente autorizzato a schedare tutto di tutti, la distanza tra le pupille, il gruppo sanguigno, il patrimonio cromosomico, e ora anche il sudore e altre secrezioni cutanee».
Ugualmente preoccupato, ma con toni meno drammatici, il portavoce dei Verdi per i diritti umani, Volker Beck: «Presto ai processi ci sarà un nuovo testimone: il cane».

26 maggio 2007

Time is ticking out

IL TEMPO CHE NON ABBIAMO

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Dicono che tutti i giorni dobbiamo mangiare una mela per il ferro e una banana per il potassio. Anche un'arancia per la vitamina C e una tazza di tè verde senza zucchero, per prevenire il diabete.

Tutti i giorni dobbiamo bere due litri d'acqua (sí, e poi pisciarli, che richiede il doppio del tempo che hai perso in berteli).

Tutti i giorni bisogna mangiare un Actimel o uno yogurt per avere gli "L. Casei Immunitas", che nessuno sa bene che cosa cavolo sono, peró sembra che se non ti ingoi per lo meno un milione e mezzo di questi batteri tutti i giorni, inizi a vedere sfocato.

Ogni giorno un'aspirina, per prevenire l'infarto, e un bicchiere di vino rosso, sempre contro l'infarto. E un altro di bianco, per il sistema nervoso. E uno di birra, che giá non mi ricordo per che cosa era.

Se li bevi tutti insieme, ti puó venire un'emorragia cerebrale, peró non ti preoccupare perché non te ne renderai neanche conto.

Tutti i giorni bisogna mangiare fibra. Molta, moltissima fibra, finché riesci a cagare un maglione.

Si devono fare tra i 4 e 6 pasti quotidiani, leggeri, senza dimenticare di masticare 100 volte ogni boccone.

Facendo i calcoli, solo in mangiare se ne vanno 5 ore.

Ah, e dopo ogni pranzo bisogna lavarsi i denti, ossia: dopo l'Actimel e la fibra lavati i denti, dopo la mela i denti, dopo il banano i denti... e cosí via finché ti rimangono dei denti in bocca, senza dimenticarti di usare il filo interdentale, massaggiare le gengive, risciacquarti con Listerine...

Meglio ampliare il bagno e metterci il lettore CD, perché tra l'acqua, le fibre e i denti, ci passerai varie ore lí dentro.

Bisogna dormire otto ore e lavorare altre otto, piú le 5 necessarie per mangiare = 21. Te ne rimangono 3, sempre che non ci sia traffico. Secondo le statistiche, vediamo la tele per tre ore al giorno...

Giá, ma non si puó, perché tutti i giorni bisogna camminare almeno mezz'ora (per esperienza: dopo 15 minuti torna indietro, se no la mezz'ora diventa una).

Bisogna mantenere le amicizie perché sono come le piante, bisogna innaffiarle tutti i giorni. E anche quando vai in vacanza, suppongo.

Inoltre, bisogna tenersi informati, e leggere per lo meno due giornali e un paio di articoli di rivista, per una lettura critica.

Ah!, si deve fare sesso tutti i giorni, peró senza cadere nella routine: bisogna essere innovatori, creativi, e rinnovare la seduzione. Tutto questo ha bisogno di tempo. E senza parlare del sesso tantrico (in proposito ti ricordo che bisogna lavarsi i denti dopo che si mangia qualsiasi cosa!).

Bisogna anche avere il tempo di scopar per terra, lavare i piatti, i panni, e non parliamo se hai un cane o ... dei FIGLI???

Insomma, per farla breve, i conti mi danno 29 ore al giorno. La unica possibilitá che mi viene in mente é fare varie cose contemporaneamente; per esempio: ti fai la doccia con acqua fredda e con la bocca aperta cosí ti bevi i due litri d'acqua. Mentre esci dal bagno con lo spazzolino in bocca fai l'amore (tantrico) al compagno/a, che nel frattempo guarda la tele e ti racconta, mentre tu lavi anche per terra.

Ti é rimasta una mano libera? Chiama i tuoi amici! E i tuoi! Bevi il vino (dopo aver chiamato i tuoi ne avrai bisogno). Il BioPuritas con la mela te lo puó dare il tuo compagno/a, mentre si mangia la banana con l'Actimel, e domani fate cambio.

E meno male che siamo cresciuti, se no dovremmo trangugiare un ALPINITO Extra Calcio tutti i giorni.

Uuuuf!

Peró se ti rimangono due minuti liberi, invia questo messaggio ai tuoi amici (che bisogna innaffiare come una pianta), fallo mentre mangi una cucchiaiata di Total Magnesiano, che fa un mondo di bene.

Adesso ti lascio, perché tra lo yogurt, la mela, la birra, il primo litro d'acqua e il terzo pasto con fibra della giornata, giá non so piú cosa sto facendo, sento peró che devo andare urgentemente al cesso. Così ne approfitto per lavarmi i denti....

Un caro saluto uomini e donne moderni!


Ringrazio A.N. per questo contributo e i disciolti Cranberries per avermi fornito un titolo azzeccato ("Il tempo sta ticchettando via")

Beata la famiglia...

Beata la famiglia il cui Dio è il Signore e che cammina alla Sua presenza.

Beata la famiglia fondata sull'amore e che dall'amore fa scaturire atteggiamenti, parole, gesti e decisioni.

Beata la famiglia aperta alla vita, che accoglie i figli come un dono, valorizza la presenza degli anziani, è sensibile ai poveri e ai sofferenti.

Beata la famiglia che prega insieme per lodare il Signore, per affidarGli preoccupazioni e speranze.

Beata la famiglia che vive i propri legami nella libertà, preoccupandosi della crescita dei figli, ma rispettando la loro personalità.

Beata la famiglia che trova tempo per dialogare, svagarsi e fare festa insieme.

Beata la famiglia che non è schiava della televisione e sa scegliere programmi costruttivi.

Beata la famiglia in cui i contrasti non sono un dramma, ma una palestra per crescere nel rispetto, nella benevolenza e nel perdono vicendevole.

Beata la famiglia dove regna la pace al suo interno e con tutti: in lei mette radice la pace del mondo.

Beata la famiglia che è aperta agli altri e si impegna per la costruzione di un mondo più umano.

Beata la famiglia che, pur non ritrovandosi in queste beatitudini, decide che è possibile percorrerne almeno qualcuna.

Beata la famiglia in cui vivere è gioia, allontanarsi è nostalgia, tornare è festa.

InCamminoConMaria


Parole di Pace e di Speranza


Ringrazio D.N. per questo contributo

24 maggio 2007

Non ho parole

Attacco gay alla Vergine Maria

E' successo giovedì 17 maggio 2007, durante la settimana in cui la venerata immagine della Patrona di Bologna, la Beata Vergine di San Luca, scende dal Santuario sull'omonimo colle e viene posta nella centralissima Cattedrale. Lì, DA SECOLI, riceve l'omaggio di tutti i bolognesi, indipendentemente dalla loro fede o ideologia.

Un corteo aggressivo con bandiere organizzato da gay e lesbiche parte alle 19 dalla vicina Piazza Maggiore.

Non è un'iniziativa di qualche psicopatico, ci sono esponenti politici: dalle deputate di Ds e Prc Katia Zanotti e Titti De Simone, al consiglieri comunali Sergio Lo Giudice (Ds), Roberto Panzacchi (Verdi) e Valerio Monteventi (Prc).

Si portano davanti alla Cattedrale, tra la folla di fedeli che entrano ed escono in continuazione.

Alcuni si buttano a aterra, per impedire l'ingresso in Chiesa.

Altri innalzano cartelli: «Bagnasco vergogna». Tiziano Loreti, segretario PRC, ironizza: «Vergogna è quasi affettuoso, si fa appello alla parte migliore dell´altro perché controlli la peggiore. E’ una espressione religiosa. Bagnasco non deve offendersi».

Urlano poi insulti contro il coraggioso Vescovo ausiliare, Mons. Vecchi. Grida violente, schiamazzi, minacce, sempre contro la Chiesa.

Qualcuno dalla cattedrale si spazientisce, grida loro di andarsene.

«Vergognatevi» urla una buona signora. E´ la molla che fa scattare la rabbia: «Fascisti, fascisti!» inveiscono dal corteo. Si alzano minacciosi: anche le iene diventano lupi davanti agli agnelli.

Si chiudono per precauzione le porte della Cattedrale.

Questa è la preparazione della manifestazione di giugno di Roma.

Questo è il dialogo possibile con il laicismo. Giacobbe, Roccella, Pezzotta e altri "buonisti", sono avvertiti.

Lo scontro sarà peggiore che durante gli anni totalitarismo liberale unitario, quando, nel 1876, un migliaio di anticlericali assaltò il III Congresso Cattolico Italiano a Bologna, nella chiesa della SS.Trinità: allora, nemmeno il becero massone Carducci, avrebbe immaginato di offendere la Madonna.


UNA CITTA' OFFESA

di Carlo Caffarra*

L'incivile gazzarra avvenuta davanti al portone della Cattedrale, spalancato per permettere ai fedeli l'accesso per pregare davanti alla venerata immagine della Madonna di San Luca, resterà come una macchia che non si cancella nella storia luminosa e commovente dell'amore di Bologna verso la sua Patrona. La città è stata offesa.

E' stata offesa nel suo sentimento religioso profondo; un sentimento che davanti all'immagine della Beata Vergine sempre sa accantonare divisioni politiche e disuguaglianze sociali, ricomponendo il consorzio umano nella più profonda unità dell'amore orante a Maria.

E' stata offesa anche nella sua tradizione civile che ha sempre visto nella Madonna di San Luca il suo più alto vessillo identitario; una tradizione mai interrotta in 531 anni di discese della Venerata Immagine dal Colle della Guardia.

E' stata offesa nella sua virtuosa e permanente pratica della tolleranza e dell'ordine civico. Ed è tanto più grave che tale incivile manifestazione, nella quale sono state esibite persino scritte al limite del blasfemo, abbia avuto per protagonisti anche due deputati al Parlamento nazionale e alcuni esponenti politici locali.

Come Vescovo di questa città, ritengo doveroso denunciare che simili episodi sono segno evidente di un degrado civico prima d'ora qui sconosciuto, e richiamare le autorità cui compete a far rispettare quelle regole di convivenza che la città e la Nazione si sono date per il bene comune.

Invito i fedeli e tutti coloro che tengono tra gli affetti più preziosi quello per la Madonna di San Luca a pregare perché il Signore conforti chi - autorità ecclesiastiche e semplici fedeli - ieri è stato oggetto di dileggio e di offese, e perché Egli si lasci incontrare con il suo perdono, sulla via della conversione del cuore, da chi ha agito forse senza sapere quello che stava facendo.

* Arcivescovo Metropolita di Bologna


Ringrazio D.N. per questo contributo

Cristiana Dobner

La Ragione in clausura : critica letteraria, traduce da 10 lingue, ama Agatha Christie e la cultura della differenza e non sopporta la pornografia del sentimentalismo. Suor Cristiana Dobner

Di Andrea Monda da Il Foglio 21 aprile 2007

Da femminista posso dirti che il pro­blema delle femministe è che mol­te di loro devono ancora diventare don­ne "pensanti al femminile", cioè con una propria autonomia di immagini e sensibilità, liberandosi da un modo di pensare tipicamente maschile e rima­nendo aperte a un sentire più autenti­co, personale, profondo". "Ma tu sei femminista?".

La domanda sorge spontanea, visto che sto parlando con una monaca di clausura. In genere questa attività non è cosa semplice, data la vita di silenzio e solitudine a cui sono tenute le mona­che di clausura, ma è ancora più diffì­cile se la monaca in questione è suor Cristiana Dobnen saggista, critica let­teraria, traduttrice e filosofa (un breve ma intenso ritratto lo si trova nel bel li­bro-inchiesta "Clausura" di Espedita Fisher appena pubblicato da Castelvecchi), non è facile trovare un attimo per un colloquio tra un articolo per l'Osservatore Romano, uno per Avveni­re e le lezioni di greco-biblico da dare alle novizie. Quando l'ho contattata via mail mi ha detto che lei usa Skype: "E' più rapido di Messenger e della posta elettronica. Ogni tanto c'è qualche in­termittenza ma la connessione miglio­rerà. La mia priora sa che lo uso per la­voro e si fida di me". Ed eccomi qui a parlare con suor Cristiana via Skype, in videoconferenza. Sul monitor mi ap­pare un bel volto di una donna di circa 60 anni incorniciato dal velo carmelita­no a sua volta incorniciato dalle cuffie bianche che funzionano da telefono. E' grintosa, suor Cristiana, nel volto e nei ragionamenti, non ci pensa un attimo a dire la sua su Benedetto XVI ("Rispet­to al predecessore si è perso qualcosa in comunicatività, d'altra parte ammi­ro la sua intelligenza, il rigore teologi­co, la finezza filosofica: avevamo biso­gno di tutte queste virtù") e sul femminismo, specie quello italiano: Se si intende femminista chi in Italia a partire dal '68 ha visto e vissuto il femmini­smo solo come opposizione all'uomo, come libero amore e aborto, allora non sono una femminista. Ma il femmini­smo non è un atteggiamento di mera ri­vendicazione. Nel mio saggio 'Fare Diotima fare Teresa?' ho scritto che proprio 'la mia identità di cristiana e carmelitana mi rende possibile affron­tare l'identità della donna e il suo luo­go nella storia e nella società, svilup­pando un discorso per e tralasciando ogni forma di discorso contro' e citavo una bella affermazione della teologa Cettina Militello per cui 'femminista' è chi 'presta attenzione al femminile e alla donna a partire dal suo originario e imprescindibile orizzonte vitale"'.

Le cito Flannery O'Connor che di­ceva di scrivere "non benché, ma proprio in quanto cattolica" e la Dobner dimostra di conoscere bene la lettera­tura americana: "Non solo la O'Con­nor, ma conosco e amo particolarmen­te Whitman, Carver, Hemingway e poi Emily Dickinson. Quest'ultima è gran­de e stimolante per una monaca di clausura, anche perché lei si recluse negli ultimi anni della sua vita. Ma forse i suoi erano motivi 'insufficien­ti'. Noi non siamo 'recluse', non ci con­sideriamo còsi. Noi non ci mettiamo sotto chiave. Noi vogliamo stare a con­tatto con una presenza, stare con Qualcuno. Stiamo in un perimetro ma non chiuse dentro il perimetro".

Questa suora femminista: è una sorta di vulcano in eruzione, conoscitrice e traduttrice di una decine di lingue e au­trice di diversi saggi l'ultimo dei quali dedicato a Etty Hillesum, "Pagine mi­stiche", che ha offerto al lettore italia­no l'aspetto più squisitamente religioso (ed espunto dalla precedente edizione Adelphi) dei diari della geniale ebrea olandese morta a 29 anni in un campo di concentramento nazista.

"In effetti in Italia la Hillesum è sta­ta in parte censurata - dice - e penso che questo sia accaduto perché non è stata compresa, ma considerata soltan­to sotto l'aspetto di una giovane eman­cipata, mentre era il vuoto che la spin­geva a esperienze sessuali continue e diverse che, come ha ammesso lei stes­sa, l'hanno lacerata e distrutta".

Le chiedo se esiste ancora oggi in Ita­lia uno "steccato", dall'antico sapore ri­sorgimentale, tra cultura laica e cattolica e la vedo annuire attraverso la webcam, anche se la sua risposta scivola ancora sui problemi che vive all'inter­no della sua esistenza claustrale: "Co­me mai i libri di autori cristiani come Chesterton o come Santa Teresa si tro­vano, a Roma, solo dalle parte del Vati­cano e non altrove? Perché questo ac­cade? Esigenze di mercato? Impossibi­lità di veicolare, senza un filtro preciso, testi per certi aspetti 'antichi' o troppo impegnativi? Lo vedo anche con le no­vizie, se non spiego loro Teresa d'Avila e Giovanni della Croce, rimangono col­pite solo a livello affettivo. Poi, quando scendo a fondo e 'ragiono', motivo e spiego, nasce la vera cattura, la vera fa­scinazione. C'è bisogno di tempo, molto tempo, se vuoi scendere nel profondo. Il pericolo che io vedo è quello di una persona che viva solo la dimensione della emotività e dell'affettività, e que­sto non funziona, ci vuole una persona 'integra', capace di vivere, in armonia tra fede e ragione. Una persona che ab­bia cura del suo cuore, e uso questo ter­mine nel senso biblico, cioè della tota­lità della persona. Penso che abbia dav­vero ragione Flannery O'Connor quan­do parlava della pornografia del senti­mentalismo, lei lo diceva parlando del­la letteratura ma è un discorso che fila anche nella vita e nella vita carmelita­na. Una persona solo emotiva rimane immatura e impedisce di crescere a tut­ta la comunità. Una carmelitana deve invece tendere a diventare una perso­na armonizzata, integra: sentire e vole­re e intendere tutto insieme".

Le chiedo di parlarmi di lei. "Sono nata a Trieste, sessant'anni fa, da una famiglia mitteleuropea, di origine au­striaca, ma proveniente da Praga e dal­la Germania, con rami slavi e trisavolo turco. Noi siamo i Dobner, la famiglia che Magris ha definito 'quelli degli oro­logi' nel suo libro 'La mostra'. Ho una sorella di due anni più piccola, pittrice, ritrattista e docente universitaria al conservatorio, pianista, con tre figli: un primo violinista, un architetto e un filo­sofo-pianista. Io suono il pianoforte. Da piccola, essendo la prima nipote avevo tutti addosso, nonni, zie e zii che mi hanno fatto leggere molto precocemen­te: mi ricordo le favole, in tedesco, e poi tutta la letteratura infantile e d'avven­tura. Scoprii molto presto i classici; mio padre mi leggeva Dickens e in fretta ho imparato a leggere, puntando a farlo nella lingua originale perché volevo as­saporare la bellezza originale del testo. In famiglia erano tutti amanti delle lin­gue straniere e poliglotti e ricordo che fui rimproverata da mio padre che mi aveva visto leggere un autore inglese tradotto".

Il fatto è che la giovane Cristiana ha sempre voluto tenere "più lingue in più scarpe", con due grandi passioni, la classicità e la letteratura russa: "Do­po i classici, Omero, Virgilio, i tragici greci, Shakespeare, Goethe, ma anche Thomas Marni, Isaac Singer e la lette­ratura jiddish, ho amato molto la lette­ratura russa. Dostoevsky, Tolstoj... Ri­cordo molto bene quando lessi 'II dottor Zivago': quando fu stampato ero molto giovane e lo lessi nella splendi­da melodia della lingua russa. E mi piace anche il cinema russo, in partico­lare Andrej Tarkovsky, ogni tanto mi sono vista dei film anche all'interno del Carmelo, e poi andavo a suo tempo ai cineforum. Ovviamente Bergman, ma anche qualche italiano, come Olmi e i Taviani, vorrei vedere 'La masseria dell'allodole' perché il romanzo mi è piaciuto molto. Ma anche gli inglesi, il grande Padre Brown di Chesterton".

Ma non c'è contraddizione tra la tua scelta esperienziale e oblativa e la let­tura di libri così basati sul puro razioci­nio come i gialli della Christie? "Nessu­na contraddizione. E' proprio Chester­ton con il suo genio a dimostrare la per­fetta conciliazione tra fede e ragione. Non si può e non si deve scindere fede e ragione, le due cose vanno coniugate insieme, il 'puro raziocinio' sostiene in­fatti la scelta di vita. La.fede non è qualcosa di vago ma va pensata, ordina­ta, purificata, così come la ragione, pro­prio come ha detto Ratzinger dialogan­do con Habermas. Non è un caso che nella storia millenaria della chiesa i monasteri siano sempre stati collegati alla cultura e, aggiungo io, alla donna.

Torniamo alla sua vita giovanile: "Mi chiamavano Bucherwurm, verme del libro, in italiano si direbbe 'topo di biblioteca', ma ho avuto anch'io la mia gioventù, molto 'fisica': le mie estati passavano fra lunghe nuotate, escur­sioni montane e viaggi. Per la musica, sono indecisa tra Mozart e Bach. Il Don Giovanni diretto alla Scala da Mu­ti è sublime. StravinsM, Messiaen e Preisner, e la Gubaidulina come com­positrice donna".

Come avvenne la scelta per la vita di clausura? "A ventidue anni mi trovavo a Washington DC a studiare filosofia e lingue con grande interesse per la filo­sofia pensata 'al femminile' (e con at­tenzione alla cultura ebraica, uno dei perni del mio pensare e studiare, in particolare la figura Lèvinas) quando la vocazione maturò. Chiesi al mio pa­dre spirituale, un gesuita, e mi consi­gliò, una volta terminati gli studi, di ri­tornare in Europa. Torno e a venticin­que anni entro al Carmelo di Legnano. Ora invece mi trovo a Concenedo, dove siamo in quindici, tutte italiane, di di­versa età, c'è chi ha cinquanta/sessan­ta anni di Carmelo e chi è entrato da pochi mesi. E io non sono l'unica suora tecnologica, una mia consorella è for­midabile con le potenzialità grafiche dell'informatica".

Concenedo è una piccola frazione di Barzio, a mille metri d'altitudine nella Valsassina, in provincia di Lecco, è un luogo squisitamente manzoniano (la fa­miglia Manzoni proviene proprio da Barzio), ma senza essere la monaca di Monza, suor Cristiana al tempo stesso non mi nasconde una certa durezza nel­l'impatto con la realtà del Carmelo. "Una durezza non proprio disorientan­te, ma ri-orientante. Avevo studiato an­che in Spagna e avevo letto molto san Giovanni della Croce e santa Teresa d'Avila e quindi in parte sapevo a cosa andavo incontro; però l'impatto fu co­munque spiazzante, perché i miei inte­ressi culturali dovettero subire un rio­rientamento nel senso di un 'congela­mento' e il riferimento alla Parola ac­quisì una dimensione monastica» non più laica. Da quel momento la Parola di Dio è stata sempre al centro della mia vita e della mia vita culturale e tutto ri­passa sempre da lì. Questo ho trovato al Carmelo. Non avevo più quindi un rap­porto diretto con la cultura dominante ma tutto venne e veniva e viene riassor­bito attraverso la Parola. Un versetto biblico esprime meglio quello che vo­glio dire: Giosuè 1,8 che dice il centro della regola del Carmelo: 'Non si allon­tani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma meditalo giorno e notte, perche tu cerchi di agire secondo quanto vi è scritto'. L'originale ebraico per 'meditare' fa riferimento al tubare del­la colomba. Io, in quanto carmelitana, medito, tubo con la Bellezza della Pa­rola, e con la Bellezza delle parole del mondo, siano esse musica, letteratura, poesia, pittura... (ricordo quando an­davo in tutti i musei di tutte le città che ho visitato, consumando tutto il fondo dei jeans, sedendomi per terra per la stanchezza e per assaporare a lungo qualche opera più significativa). La Bellezza è la parola di Dio, bello è la persona che vive la Parola".

Chiedo a suor Cristiana di commen­tare la recente omelia "sulle donne" di padre Cantalamessa, il predicatore del Papa, molto apprezzata anche dalla femminista Luisa Muraro. "Bene ha fat­to padre Cantalamessa a criticare il femminismo alla Simone De Beauvoir e bene ha fatto la Muraro nell'approva-re tale critica. Del resto non poteva fa­re diversamente: la Muraro è persona molto aperta e rispettosa, una donna pensante che ha riflettuto a lungo sulla donna nella pratica politica, cioè nella concretezza della storia ed è, soprattut­to, una sostenitrice come me della cul­tura della differenza, per cui ha elimi­nato il problema dell'opposizione uo­mo-donna a favore della difesa della identità femminile. In altri modi e mo­menti la stessa cosa hanno fatto Edith Stein che non opponeva uomo a donna ma li pensava uno di fronte all'altro e Maria Zambrano quando ha parlato di un sapere dell'anima, che realizzasse una conciliazione dei due opposti, il momento poetico e quello filosofico. Purtroppo questa cultura della diffe­renza non è ancora molto conosciuta".

Su questa difficoltà suor Cristiana si mostra un po' preoccupata: "II proble­ma è che ci sono, anche tra le femmini­ste, donne pensanti e donne non pen­santi, per usare una terminologia del cardinale Martini che parlava appunto di una distinzione non tra credenti e non credenti ma tra pensanti e non pensanti. Il cardinale voleva sottolineare vivono lasciandosi trasportare senza interrogarsi, senza pensare veramente, e così devo constatare che ci sono mol­te donne, anche tra le femministe, non pensanti. In particolare mi riferisco proprio al fatto della cultura della dif­ferenza, un problema spesso disatteso dal molte femministe. Stimo molto per­sone come la Muraro ma anche come Paola Ricci Sandoni e Lucetta Scaraffia, anche se non so, queste ultime, in quale misura aderiscano effettivamen­te al pensiero della differenza o svilup­pino invece altri percorsi analoghi. Senza dubbio si tratta di donne che pensano e conducono notevoli studi e anche avvicinamenti fra donne per procedere in questo senso". Cosa ne pensa una suora di clausura del Family day? "Il Family day è qual­cosa che avviene 'a valle'. Spero non cada nel rischio di limitarsi ad essere una mera parata. Penso che il fonda­mento di un atteggiamento di attenzio­ne alla famiglia dovrebbe essere più acuto, articolato e profondo. Proprio perché la famiglia è, oggi più che mai, sotto attacco. Mi pare infatti che nella società ci sia una mania, una patologia del sesso; si pensa troppo al sesso, sen­za pensare alla costruttività dell'amo­re. Il problema è quindi anche quello dell'educazione dei giovani. Ho letto che ogni diciannove secondi in Inter­net viene messo on line un clip o video pornografico... Che cosa nasce da una cultura di questo tipo? Il recupero, di valori come pudore, castità, può realiz­zarsi solo se questi valori vengono vis­suti, solo così questi valori vengono ri­scoperti. Certamente poi si deve anche intervenire sul clima sociale, creando anche ambienti giovani e sani, rispon­denti alle esigenze di giovani che vo­gliano vivere il Vangelo. La situazione del resto è preoccupante: penso ai film, video, cartelloni pubblicitari, tutti de­gradanti per l'uomo e per la donna, perché finiscono per considerare gli uomini solo come merci. Quindi da una parte occorre un lavoro 'a monte', più capillare, che consiste essenzialmente nel vivere in modo serio e sereno la propria vita personale e familiare, dal­l'altra anche una pratica altrettanto se­ria e concreta della vita politica, socia­le". Suor Cristiana mi fa un cenno, la discussione è finita, deve andare.




Ringrazio A.N. per questo contributo

23 maggio 2007

Questioni spinose

Aiutare i poveri o imitarli? Dilemma vecchio 2000 anni
Monsignor Bagnasco parla di "pacchi viveri"per i bisognosi La storia
di un comando evangelico e di una tentazione ideologica
di Marco Burini

Tratto da Il Foglio del 23 maggio 2007

"I poveri li avete sempre con voi", dice a un certo punto Gesù di
Nazaret nel vangelo di Giovanni. E subito il lettore si sente come un
cammello/gomena incastrato nella cruna di un ago.

Il pensiero non trova un varco, perché su questo punto la predicazione
cristiana è palesemente contraddittoria: il povero è il destinatario
del messaggio di salvezza ("Beati i poveri"), ma tale messaggio chiede
che il destinatario sia strappato dalla condizione di povertà ("Avevo
fame e mi avete dato da mangiare"). Affrettarsi a distinguere tra
povertà materiale e povertà spirituale è un modo per rifugiarsi dietro
le parole. Dunque: soccorrere i poveri o farsi poveri, sfamarli o
imitarli? Povertà benedetta o maledetta, compito o destino? Predicare
rassegnazione o liberazione, carità o giustizia? Amministrare le
risorse e distribuirle oppure vendere tutto e condividere la
precarietà? "I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me" è
un monito che si comprende alla luce del capitolo venticinquesimo del
vangelo di Matteo, laddove le opere di misericordia verso gli ultimi
diventano il lasciapassare per l'eternità. Gesù, insomma, identifica la
propria sorte con quella dei poveri. E allo zelante Giuda, ansioso di
dare una risposta politica allo scandalo di un popolo ridotto in
miseria dalla dominazione romana ("Perché quest'olio profumato non si è
venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?", mugugna davanti
a Maria che sperpera l'unguento sui piedi del maestro) fa notare che ci
sarà tempo -tutto il tempo -dopo la sua morte, per dedicarsi a loro.

La terra è di Dio
Israele l'aveva capito fin dall'inizio. Si legge nel Deuteronomio: "I
bisognosi non mancheranno mai nel paese; perciò io ti do questo comando
e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e
bisognoso nel tuo paese". Le numerose disposizioni giuridiche elaborate
nel corso del tempo (l'anno di remissione dei debiti, il divieto di
prestare denaro a interesse e di trattenere un pegno, l'obbligo della
decima, l'obbligo di pagare puntualmente il salario ai lavoratori
giornalieri, il diritto dei poveri di racimolare e spigolare nei campi
dopo il raccolto) andavano in questa direzione. Ma al tempo dell'esilio
la teologia della retribuzione (il giusto premiato e il peccatore
punito) andò in frantumi, a tal punto che nei salmi Dio è accusato di
non vedere le ingiustizie. In seguito, i profeti rimproverarono
aspramente i loro connazionali per aver indurito il loro cuore,
dimenticando che la terra appartiene a Dio e nessuno può accaparrarsela
a danno dei fratelli, specie i più deboli (l'orfano e la vedova).
Celebri le invettive di Amos che nelle frodi e nei soprusi dei ricchi
vedeva la rottura del patto di alleanza su cui si fondava la comunità.
La vicenda di Gesù, formatosi nell'ambiente degli "anawim"(gruppo di
ebrei che attendevano il messia vivendo in povertà e rileggendo i
profeti e i salmi), rabbino itinerante e squattrinato accudito da un
gruppo di donne abbienti, si inscrive in questa storia. Non è un caso
che le sue prime e ultime parole in pubblico riguardino i poveri e una
costante della sua predicazione sia il ribaltamento del luogo comune
che vede nella ricchezza una benedizione ("Guai a voi ricchi!"). Le sue
parole scandalizzano, ma anche i suoi comportamenti danno adito a
pettegolezzi. Si vanta di "non avere nemmeno una pietra su cui posare
il capo", però non disdegna lauti banchetti con personaggi equivoci
("E'un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori") e fa
il mantenuto fino alla fine, tanto che a seppellirlo saranno due suoi
amici benestanti, Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea. Ciò che disorienta, a
ben guardare, è la sua assoluta libertà dal possesso. Come ben dirà
Jacopone da Todi: "Povertate è null'avere/ e nulla cosa poi volere/ e
onne cosa possedere/ en spirito de libertate".

Comunione, non comunismo
La comunità cristiana riparte esattamente da qui. Anche se il
citatissimo brano degli Atti degli apostoli che descrive la vita della
prima comunità ("Tutti coloro che erano diventati credenti stavano
insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze
le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno")
non è la testimonianza di un "comunismo cristiano"ma di una precisa
teologia: la comunione (koinonia) non è dei beni, ma dei cuori. Infatti
"non risulta che i cristiani avessero come prassi ordinaria la vendita
delle proprietà personali; in realtà usavano di esse per il migliore
vantaggio della comunità, intesa come una famiglia unica" (Vincenzo
Paglia). Una famiglia in cui non mancavano le beghe. Come quella che
scoppiò per la distribuzione quotidiana di generi di prima necessità;
le vedove di origine greca protestarono perché si sentivano trascurate
rispetto a quelle ebree, allora gli apostoli organizzarono l'assistenza
istituendo un servizio assegnato a uomini fidati (diaconi, più tardi
anche diaconesse). Episodio degno di nota, dato che fu il pretesto per
il primo concilio della storia, che quindi si riunì non per dibattere
questioni dottrinali o morali ma, appunto, caritative. Al culmine delle
inziative di beneficenza c'era la colletta, già promossa con grande
impegno da Paolo per la chiesa di Gerusalemme. "Queste iniziative
permettevano una circolazione interna di denaro dai ricchi ai più
poveri che consentiva di riequilibrare la distribuzione dei beni
compromessa da un ordinamento sociale profondamente ingiusto come
quello della società greco-romana. Non cambiamento del sistema quindi,
ma significativa correzione di esso" (Goffredo Zanchi).

Radicali carismatici e realisti pastorali
Un cristiano può possedere beni? La domanda sorge spontanea nei primi
credenti che si confrontano con le scritture (specie la chiamata
evangelica del "giovane ricco", oggetto di molte esegesi) e non
abbandona più la storia del cristianesimo. Si delineano due
atteggiamenti opposti: un radicale distacco dal mondo con il
conseguente rifiuto dei beni da una parte e una teologia del possesso
che giustifichi la compresenza di poveri e ricchi nella comunità
dall'altra. La prima tendenza si sviluppa soprattutto nelle comunità
orientali e risponde all'ansia per un regno dei cieli considerato
imminente. Ebioniti, encratiti e apostolici sono i nomi dei circoli
radicaleggianti in cui i beni sono visti con disprezzo. Da essi parte
una deriva gnostica che considera tempo perso l'elaborazione di una
dottrina sociale della chiesa. Ma tra gli intransigenti bisogna
annoverare anche autori di grande spessore come Origene, che chiedeva a
tutti l'ascetismo, e Pelagio, secondo il quale i ricchi non hanno
cittadinanza nella chiesa. La seconda tendenza mira a elaborare
indicazioni pastorali realistiche, che tengano conto della presenza
nella comunità sia di poveri sia di abbienti, in grande crescita dopo
la svolta costantiniana. "La Didaché, lo Pseudo Barnaba, il Pastore
d'Erma e Clemente di Roma trasformano la scelta della povertà radicale
per accogliere il Regno in quella del dovere dell'elemosina al povero
per meritarvi l'ingresso"(Paglia). In tale direzione lo sforzo teorico
maggiore lo fece Clemente d'Alessandria che scrisse "Quale ricco può
salvarsi?", il primo testo patristico che affronta sistematicamente il
rapporto tra annuncio evangelico e possesso dei beni. Partendo
dall'idea che "Gesù Cristo non proibì di essere ricco in modo onesto,
ma di essere ricco in modo ingiusto e insaziabile", Clemente introdusse
una distinzione che diventerà tradizionale tra beni utili (ktèmata),
che si possono tenere, e risorse (chrèmata) preparate da Dio per gli
uomini, che vanno ripartite tra tutti. A sua volta, Agostino confutò
l'idea di Pelagio, che voleva una chiesa di pochi eletti, sottolineando
il primato della carità sulla rinuncia e ricordando che il ricco non
deve dare tutto ai poveri e può continuare a possedere i propri beni,
anche quelli superflui, purché eviti la superbia che essi possono
indurre. La linea tracciata da Agostino -che come tanti altri teologi
dell'epoca è anzitutto un vescovo, dunque un amministratore di beni a
cui è richiesta competenza in materia -sarà il leitmotiv della carità
in epoca medioevale: il superfluo del ricco è il necessario del povero.
Anche per Giovanni Crisostomo "la ricchezza, se accompagnata dalle
opere, è onesta. Quali opere? Sollevare la povertà, sostenere l'inopia…
Da una parte si dà il ricco che ruba i beni di tutti, dall'altro il
ricco che distribuisce il proprio ai poveri… Carattere delle ricchezze
è di disperdersi se si conservano, di conservarsi se si disperdono".
D'altra parte, molti Padri della chiesa ritenevano che all'inizio non
ci fosse proprietà privata, ma tutto era in comune.

Carità contro beneficenza
Si può notare come le due tendenze appena descritte in realtà non si
sono succedute l'una all'altra in senso cronologico, come se al sacro
fuoco dei primi seguaci nullatenenti ed entusiasti per l'approssimarsi
dell'"eschaton"fosse subentrata la riflessione a freddo di chi meditava
come conciliare una pratica cristiana aperta a tutti con una fine dei
tempi che tardava a venire. Piuttosto, si tratta di due anime che hanno
sempre convissuto e continuano a convivere nel corpo ecclesiale
confermando come il nodo della povertà, giocato nella dialettica
carisma/istituzione, sia formalmente inestricabile. Il nodo può essere
sciolto solo nell'esercizio della carità che per la chiesa non è un
optional ma una necessità che va ben oltre il recinto della
beneficenza, ormai ridotta a parola d'ordine dell'ideologicamente
corretto. Per il credente, i poveri sono un pegno inatteso, anche
fastidioso, una consegna non richiesta e ingombrante che sollecita una
cura disinteressata. La beneficenza, invece, è un simulacro che la
società dello spettacolo ha edificato a sua immagine e somiglianza: la
tua destra sappia a menadito ciò che fa la sinistra, e soprattutto lo
sappia il pubblico per un bell'applauso. La carità è un'altra cosa,
rivendica un'autonomia che vuole riscattare la povertà dai palinsesti
(impresa a dir poco ardua, data la pervasività della comunicazione) e
da dibattiti sociologici di prima e seconda mano. Dibattiti che nel
secolo scorso non hanno risparmiato la chiesa stessa, ma che oggi sanno
un po'di muffa.
(1. segue)



Ringrazio A.N. per questo contributo

22 maggio 2007

Anche in guerra un altro mondo è possibile? Non credo, però...

La guerra umana

Per la prima volta nella storia dell’umanità i ministeri della difesa dei paesi più sviluppati si sono posti uno scopo innaturale, dal punto di vista di un normale ufficiale – adempiere un compito militare e non uccidere

La civiltà cristiana muore – dicono i disperati e le isteriche. Hanno troppa fretta. Nonostante gli orrori della globalizzazione, i principi evangelici dell’ordine europeo si sviluppano instancabilmente. Sotto il nostro mondo c’è una solida base morale. Permettetemi di elencare le sue componenti principali al momento presente:

teflon liquido,
tranquillizzanti di nuova generazione,
cianoacrilati[1],
schiuma sintetica “Sandia National”[2],
aerosol profumati,
generatori a microonde Active Denial System[3]...

Con particolare orgoglio chiudo l’elenco comunque incompleto con una componente nazionale, il “Ranec-E”[4].

Ecco in che modo strano e enigmatico si chiamano i prodromi dell’epoca dei conflitti incruenti. Sto parlando delle cosiddette armi non letali o umane. Per la prima volta nella storia dell’umanità i ministeri della difesa dei paesi più sviluppati si sono posti uno scopo innaturale, dal punto di vista di un normale ufficiale – adempiere un compito militare e non uccidere!

E’ chiaro che i militari stessi non sarebbero giunti a una tale perversione. Per fortuna i paesi guida del mondo adesso sono quasi tutte democrazie e là i militari sono comandati dai politici, cioè dai civili. Proprio questi hanno formulato anche un compito mai visto. Anche se i loro motivi avevano solo vagamente a che fare con l’umanità.

Storia generale

Oggi non di rado si scrive, che l’elaborazione di armi non letali, che non comportano gravi conseguenze per la salute del nemico, viene portata avanti negli interessi della polizia. Non è così. Tutto è cominciato con il crollo del sistema coloniale.

Allora gli eserciti occupanti cominciarono ad avere a che fare regolarmente con la partecipazione della popolazione civile all’azione delle forze di liberazione nazionale. Oltre che con tutte le forme di disobbedienza civile, le amministrazioni coloniali si scontrarono con combinazioni strane per la tradizione cristiana di attacchi armati e manifestazioni di protesta. (Oggi tutti conoscono la tattica dello “scudo umano”. Nell’URSS, alla vigilia della sua caduta, questo metodo fu applicato in Asia centrale e in Azerbaijan. Nella nuova Russia, in Cecenia.)

I soldati spesso si rifiutavano di sparare su una folla di donne, bambini e anziani, che del tutto volontariamente coprivano i guerriglieri armati nelle file posteriori. L’importante era avvicinarsi al massimo. Ma una volta là… Non facevano prigionieri.

In seguito la necessità di separare i civili dai guerriglieri e dai terroristi che si scambiavano di posto nella folla si è sempre e solo rafforzata. Sempre più spesso all’esercito, e non alla polizia, venivano affidati compiti non tradizionali, come operazioni di mantenimento della pace tra popoli che si odiavano l’un l’altro e che erano pronti a qualsiasi provocazione. In zone densamente popolate sono cominciate operazioni militari contro le narcomafie e perfino contro il terrorismo internazionale.

Nel 1962, mentre a Novočerkassk[5] il nostro esercito sparava su lavoratori disarmati, negli USA e in Europa già si cominciavano a fare ricerche scientifiche per creare nuove armi, che in certi casi permettessero di vincere senza uccidere. Un quarto di secolo dopo comparvero i primi modelli.

E’ chiaro che il principale percorso di sviluppo degli armamenti è quello per la creazione di armamenti letali sempre più precisi e potenti, soprattutto nucleari, che promettevano la morte della civiltà. Ma la stessa comparsa, tra la fine del ХХ e l’inizio del XXI secolo, di armi create specialmente per non uccidere dice molto. Beh, perlomeno che il nostro mondo non è senza speranza.

Nell’URSS la creazione di tali armi procedette senza entusiasmo. Un cannone acustico analogo all’ADS (vedi sopra) avrebbe dovuto essere installato sulle imbarcazioni delle guardie di confine: uccidere cittadini stranieri al momento della cattura, anche se erano bracconieri, era ritenuto scorretto. Ma finora le nostre guardie di confine mantengono i pescherecci giapponesi e coreani con armamenti navali. Ci sono stati esiti mortali.

Un’unica storia

Ma anche nel nostro paese ci sono stati successi nell’ambito dell’uso delle armi umane. Quando durante il conflitto armeno-azero[6] le nostre guardie al confine con la Turchia ricevettero l’ordine di proteggere per un po’ di tempo dai linciaggi qualche centinaio di profughi armeni, la situazione era critica. Con la copertura di una folla di anziani e di donne i guerriglieri tentarono di avvicinarsi il più possibile al cordone dietro il quale si nascondevano i profughi. L’organico delle guardie di confine non era sufficiente per una piena difesa e sparare su una folla senza gravi motivi non era possibile. Tutto procedeva verso una carneficina.

Purtroppo non ricordo il cognome del capitano che creò allora un sistema non letale, che salvò i profughi fino all’evacuazione, svolta poco dopo con successo. Un subordinato del KGB dell’URSS affermò che da parte loro il processo di creazione si svolse così: il capitano strizzò gli occhi e per un minuto stette concentrato a schiacciare un mozzicone nel posacenere. Dopo di che si raddrizzò e dette ordine di costruire.

Per mezza giornata costruirono una barriera di filo spinato attorno alla piccola cittadella di tende dei profughi. All’esterno di essa tesero a diverse distanze una dozzina di cavi d’acciaio. Presto comparve un camion UAZ, che trascinava un cavo con appesi dei pezzi di carne. In una colonna di polvere lo accompagnava un enorme branco di cani randagi, raccolti in tutto il circondario. Presso la barriera le guardie di confine misero loro rapidamente dei collari con guinzagli lunghi molti metri e con dei moschettoni li incatenarono ai cavi attorno al filo spinato.

A sera si creò una situazione di stallo. I guerriglieri raccoltisi per chiudere i conti con gli armeni erano armati di fucili da caccia, scudi metallici, coltelli e piè di porco. Con la copertura delle donne tentarono di avvicinarsi al filo spinato e tranciarlo. Attorno al perimetro della barriera con guaiti selvaggi correvano oltre cento cani furiosi di ogni taglia, colore e razza: il capitano aveva macellato un cavallo e un sergente che correva all’interno della barriera ne trascinava le interiora legate a un moschettone.

Le donne delle prime file degli attaccanti si fermarono. Su questo branco si poteva solo sparare. Le guardie di confine aspettavano questi spari. Questo avrebbe dato loro la base legale per aprire il fuoco in risposta. I guerriglieri non si decisero.

Questo sistema russo di armamento non letale mi da speranza per il futuro. In ogni caso il nostro capitano si era trovato tra le fila di quegli inglesi e francesi, che quarant’anni prima si rifiutarono di sparare sullo “scudo umano”.

In ogni caso non siamo del tutto Oriente, siamo più vicini all’Occidente.

Valerij Širjaev

20.04.2007, “Novaja Gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/color14/06.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Colle tipo “Attak”.

[2] Laboratori di ricerca del Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti.

[3] Nome di arma a microonde dell’esercito americano, detta anche ADS.

[4] “Zaino E”, arma a microonde di fabbricazione russa.

[5] Città della repubblica caucasica della Karačaevo-Circassia.

[6] La guerra che oppose Armenia e Azerbaijan per il controllo dell’enclave armena del Nagornyj Karabach.

21 maggio 2007

Buone notizie dalla Cina

Liberato il sacerdote cattolico Shao Zhoumin !

Padre Shao Zhoumin è stato liberato dal carcere un mese prima della scadenza della sua pena, a causa di una malattia. Ha ringraziato quanti si sono mossi per far conoscere la sua situazione e fatto pressione per la sua liberazione. P. Shao, 43 anni, vicario generale della diocesi sotterranea di Wenzhou (Zhejiang), era stato arrestato nell’agosto scorso per aver falsificato il suo passaporto e poter andare in pellegrinaggio a Roma.

Ti ringrazio per aver sottoscritto l'appello che abbiamo promosso per la liberazione di Padre Jiang Sunian e Padre Shao Zhoumin.

Ti invito a sostenere ancora l'appello inviando un'email ai tuoi amici, per ottenere la liberazione anche di Padre Jiang Sunian, cancelliere della diocesi di Wenzhou. Questi è stato condannato a 11 mesi e dovrebbe uscire di prigione a fine agosto. Anche p. Jiang è malato e soffre di complicazioni respiratorie. Ai due sacerdoti sono stati negati finora visite da parte di parenti e amici.

Davide Bacarella
Insieme per Prato

18 maggio 2007

Family days

La famiglia è, semplicemente, il luogo dell’umano

Sintetico ed essenziale questo articolo di Claudio Risè che mi pare toccare aspetti importanti relativi alle problematiche della famiglia, vista per quello che è, nella sua ontologia e nella sua eterna drammaticità. Naturalmente si tratta solo di cenni che lo psicanalista sintetizza per un articolo per “Il Mattino di Napoli”; però mi pare molto interessante e capace di illuminare meglio la questione “famiglia” e ve lo propongo:


Bellezza, e difficoltà, della famiglia

Famiglia è bello, anche se scomodo. E’ questo l’aspetto forse più autentico della questione “famiglia”, messo in luce dal family day, ma soprattutto dal diffuso lavoro di riflessione e discussione che l’ha preceduto, e che lo continuerà. All’inizio poteva sembrare il vecchio scontro tra due retoriche (con relative appendici politiche). Da una parte quella che vede la famiglia come società “perfetta”, dall’altra quella che la considera come un residuo di epoche trapassate.


Poi invece, nella lunga e capillare discussione su questa giornata, che ha finito per toccare un po’ tutti, famiglie e single, eterosessuali ed omosessuali, coppie unite e separate, persone che stanno insieme guardandosi di traverso ed altre che non si vedono più, a volte rimpiangendosi, è uscita lentamente laverità.


La famiglia è, semplicemente, il luogo dell’umano. Non che non ce ne siano altri al di fuori di essa. Il lavoro, il tempo libero, le compagnie sportive, gli amanti della natura, i movimenti politici, sono tutti luoghi associativi profondamente umani, nei quali ci appassioniamo ed amiamo, sviluppando uno sguardo più ampio sul mondo. Nessuno di loro, però, ci segna in modo altrettanto profondo della famiglia, nessuno plasma in modo altrettanto incisivo la nostra identità,i nostri sentimenti, e persino la nostra capacità di riconoscerli.


Tanto è vero che la psicologia contemporanea nasce proprio lì, osservando la famiglia. E scopre che l’inconscio si sviluppa in buona parte, fin dall’infanzia, proprio per consentire all’individuo di reggere le ricche e complesse dinamiche familiari, che sono alla base della sua personalità.


Tutt’altro che antiquata, dunque, la famiglia, se i suoi rapporti ed i suoi affetti sono alla base di uno dei saperi più scandalosi ed anticonformisti della modernità: appunto la psicoanalisi. Questa ricchezza antropologica, però, non viene riconosciuta né dai detrattori della famiglia, né da coloro che la rappresentano come un’oleografia sorridente e gentile, i cui protagonisti si metterebbero al riparo dalle esperienze, umane e vitali, della sofferenza e del dolore.


I nemici della famiglia sono riconducibili a due grandi filoni. Da una parte i nostalgici delle ideologie totalitarie del 900, che vedevano in essa il pericoloso antagonista dell’onnipotenza del partito unico, e che la combatterono fino a distruggerla, come accadde col comunismo sovietico. Dall’altra gli innamorati dell’anarchia, che vedono giustamente nella famiglia il luogo dove si forma l’ordine della personalità, e quindi il rispetto dell’individuo per le norme e leggi della società.
I difensori della famiglia, dal canto loro, hanno avuto finora troppa fretta nel presentarla come la condizione umana giusta e felice per antonomasia. Proprio perché ricchissima di contenuti affettivi, e profondamente calata nella realtà pratica di ogni giorno, di cui deve raccogliere le sfide, la famiglia vive invece, da sempre, in una condizione drammatica. Essa è il luogo dove l’individuo rinuncia a vivere solo per sé, sacrifica il proprio egoismo, per dedicare gran parte delle proprie energie agli altri: il coniuge, ed i figli.
Le ironie dei vecchi “viveurs”, che preferivano godersela invece che tirar su marmocchi, hanno oggi lasciato spazio alla supponenza, a volte un po’ acida, dei singles, o dei partigiani delle coppie informali, più elastiche e adattabili ai desideri del momento. Tutto ciò chiarisce ancor meglio la caratteristica della famiglia come luogo del sacrificio, per amore dell’altro, perché è giusto così.


Questa realtà difficile è la sua grandezza.

Per i commenti rimando al blog di Claudio Risé (http://claudiorise.blogsome.com/)




Strumentalizzare il Cammino Neocatecumenale e scoprire che la Chiesa è libera
Attualità - mer 16 mag

di don Antonello Iapicca, curatore del blog I segni dei tempi (http://kerygmaterzomillennio.splinder.com/)

No, proprio non ci siamo. Sembra impossibile accostarsi alla Chiesa, ai cristiani, alle loro vite e ai loro movimenti, alle loro comunità, alla loro fede e al modo di viverla ed esprimerla senza cadere nel tranello della mistificazione e della strumentalizzazione. Ad esse non si è sottratta Elisabetta Ambrosi con il suo articolo sul Family Day apparso su Europa del 15 maggio. Un titolo ed una scrittura fuorviante, un'esca cui far abboccare quanti cercano, con semplicità, una cronaca dell'evento non viziata e non di parte.

Bisogna comunque capire. Europa è l'organo ufficiale della Margherita, il partito nelle cui file militano i cosiddetti Cattolici democratici, altrimenti conosciuti come cattolici adulti . La loro difficoltà è evidente, almeno quanto l'ostinazione con cui difendono le proprie posizioni, rispettabilissime per carità, ma opinabili e deprecabili se pretendono di definirsi cattoliche quando sono sconfessate apertamente dalla Gerarchia e dal Magistero. Due loro esponenti di primo piano, il Presidente del Senato Marini e il Ministro Bindi, commentando il Family Day non hanno trovato di meglio che difendere a spada tratta i Dico. E questo alla faccia della loro stessa retorica contrabbandata per pensiero cattolico, quello che farebbe della mediazione, dell'ascolto e dell'attenzione alle esigenze e al vissuto della gente il centro del cristianesimo. Infatti, se le parole dette dalla gente non corrispondono con il proprio pensiero si ignorano, senza tante discussioni.
Così come l'articolo dell'Ambrosi ha ignorato, pregiudizialmente, la realtà del Family Day. E' stato come ritoccare una foto, qualche taglio e qualche aggiunta e il gioco è fatto. La realtà capovolta, a servizio dell'ideologia. Occorreva dimostrare che hanno ragione loro, i cattolici democratici e i diessini appena fusi nel novello Partito Democratico. Dimostrare cioè che i cattolici stanno dalla loro parte, che sono liberi e non appaltati alle destre. Su quest'ultimo aspetto l'operazione era fin troppo facile, rispondendo alla realtà. Per l'altro no, ci voleva una bacchetta magica per dire che i cattolici sono a favore dei Dico mentre ci stanno marciando contro.
Allora che fare? Il metodo è semplice: dosare bene le parole e ditribuirle con dovizia. Fin dal titolo dicevamo: " Una piazza inquieta. E assai poco politica e mediatica ". Leggendolo si è colti di sorpresa, però! che qualcuno finalmente abbia colto nel segno? Poi ti metti a leggere l'articolo e strabuzzi gli occhi: " Ha sbagliato chi l'ha descritta solo come una piazza ideologizzata dalle destre e dalla Chiesa in tandem, una piazza politica e politicizzata, contro la laicità e la tolleranza, «perfettamente antimoderna ». Vero, verissimo accidenti! E non ti rendi conto di aver abboccato all'amo. Sì, perchè quello che nell'articolo si sta dicendo è che, da una parte, Berlusconi con quella gente non c'entrava nulla, e forse è vero, ma dall'altra che chi ha cercato di strumentalizzare il popolo di Dio è stata proprio la Chiesa, " che ha deciso di puntare su un'offensiva politico-mediatica per cercare disperatamente di salvarsi dall'inevitabile declino (estinzione?)". Primo affondo e primo boccone avvelenato: La Chiesa ha puntato su un'offensiva politica ma ha fallito. Perchè la gente che era lì, quel milione di cattoici, non si riconoscono nel disperato tentativo della Chiesa - ma cattolici e Chiesa non sono la stessa cosa? mah... - di sottrarsi all'estinzione consegnandosi nelle mani taumaturgiche di Berlusconi. Il popolo di San Giovanni è inquieto , proprio come lo sono, perennemente, i veri papi e vescovi del cattolicesimo di sangue blu, quello democratico e adulto dei ministri e dei leader di governo. Quel milione di persone, quelle famiglie, quei bambini erano lì a manifestare contro il Papa e contro Ruini e Bagnasco, contro la famiglia tradizionale e la sua difesa e non lo sapevano. Si erano sacrificati, avevano percorso centinaia di chilometri per reclamare i diritti delle unioni omosessuali e non se ne erano accorti.
Invece se ne è accorta l'Ambrosi. Infatti, lei, che ha attraversato Piazza San Giovanni " con un minimo di curiosità e attenzione ", ha " scoperto poi che il grosso dei manifestanti facevano parte di un movimento particolare, i Neocatecumenali. La vera star, come ha notato sornionamente il ministro Fioroni, era «il prete spagnolo sul palco»: quel Kiko Arguello, che poi prete non è, che, incapace di sottostare alle addomesticate interviste del conduttore Zaccuri, gli ha strappato il microfono dalle mani per proclamare la forza del Vangelo e la sconfitta sulla morte, l'unica speranza in grado di creare famiglie di «dieci, dodici, quindici figli»". Ecco quello che serviva al successo della mistificazione: strumentalizzare la presenza di Kiko Arguello e delle decina di migliaia di membri del Cammino Neocatecumenale per mostrare la Chiesa spezzata: da una parte i carismatici, e la freschezza di un popolo fecondo, zelante, felice, dall'altra una chiesa arroccata che non parla più di Dio, come ama ripetere il ministro Bindi.
Non solo. Per completare il quadro occorreva issare Kiko Arguello sul carro degli inquieti di professione , e quale migliore occasione la stantia vulgata propalata da vaticanisti superficiali di una presunata difficoltà del Cammino in vista dell'approvazione degli Statuti? Così l'Ambrosi arruola Kiko Arguello tra i poveri disillusi dalla Chiesa e dalla Gerarchia, uno che avrebbe dovuto piegare il capo e andare alla Canossa del Family Day per ottenere l'agognato riconoscimento: " Certo, stonava il leader carismatico e indomabile, armato di chitarra e di parole vibranti, costretto a cantare su un palco a forma di casetta borghese, con i salotti fucsia e i pagliacci che gli giravano intorno ".
E Kiko stesso ridotto dalla penna dell'Ambrosi ad un pagliaccio, che, la presunta ma a lei notissima " tensione crescente con la Chiesa ", ha costretto a trascinare " perfino un movimento tendenzialmente apolitico a schierarsi, a funzionare da falange armata del papa, che ben ne conosce la forza e capacità di produrre famiglie e vocazioni ". Con un colpo due piccioni. Fatto secco il Cammino Neocatecumenale, fatta secca la Chiesa, non a caso e malignamente contrapposti. La strumentalizzazione è così servita: " Ma anche i neocatecumenali a San Giovanni chiedevano risposte e, pur non mettendo formalmente in discussione l'obbedienza alla Chiesa, anzi, si aspettavano parole forti, che né la politica, né il cristianesimo filosofico di Ratzinger sanno dar loro ".
Beh, a questo punto non possiamo più tacere il cumulo di menzogne trascritte sul quotidiano della Margherita. I neocatecumenali in Piazza San Giovanni non chiedevano nessuna risposta, perchè, e l'Ambrosi lo aveva anche scritto, " la forza del Vangelo e la sconfitta sulla morte", sono "l'unica speranza in grado di creare famiglie di dieci, dodici, quindici figli". Chi ha conosciuto Cristo e il suo amore, chi vive per testimoniarlo e annunciarlo, non scende in piazza aspettandosi parole forti o chiedendo risposte. Il Cammino Neocatecumenale è sceso in Piazza per mostrare la gioia e la bellezza, le verità e la pienezza del vino nuovo dell'amore di Cristo risorto. Quelle mamme e quei papà, quei nonni, quei ragazzi e quei bambini erano loro la risposta e la parola forte, per chiunque avesse voluto ascoltare. " Non siamo contro nessuno " ha ripetuto Kiko Arguello. Esattamente come il Papa e il suo cristianesimo, né filosofico e né teologico, semplicemente il cristianesimo di una persona viva, Gesù Cristo risorto. E' Lui la parola forte che, con calore e amore, Papa Ratzinger ripete senza posa, e che tutti possono ascoltare. Guarda caso, un'altra Piazza, quella di San Pietro, da quando il Cardinal Ratzinger è divenuto Papa sta vedendo moltiplicarsi le presenze, segno che, se è vero che la politica di risposte e parole forti non può darne, è vero assolutamente il contrario per Papa Benedetto XVI.
Evapora così il goffo tentativo di strumentalizzare una realtà della Chiesa suscitata dallo Spirito Santo per salvare attraverso di essa innumerevoli persone in tutto il mondo. La stoltezza della predicazione che sfugge ad ogni classificazione, segno della libertà dello Spirito Santo che soffia in modo imprevedibile anche su un palco borghese, in una Piazza zeppa di famiglie, questa stoltezza divina è la vera incompresa dai sapienti di questo mondo.
Loro invece, giornalisti o intellettuali che siano, devono poter manipolare tutto, gestire e usare. Le parole che chiudono l'articolo in questione lo dimostrano chiarissimamente: " Anche il Family day, dunque, è stata una denuncia implicita della frattura, sempre più aspra e carica di conseguenze, tra fedeli e chiesa gerarchica e tra cittadini e politica, e dell'incapacità di quest'ultima di rappresentare la società, a causa della vittoria delle «minoranze dominanti», di cui parla Ilvo Diamanti, che impediscono che si faccia prevalere il bene comune. Bene pure molto chiaro alla stragrande maggioranza delle persone di questo paese: «Politiche per la famiglia, lavoro non precario, una vecchiaia non penosa».Ecco perché paradossalmente chi rappresentava meglio quella piazza era proprio colei che dalla piazza è stata più contestata, la ministra della famiglia. E certo il fatto che le persone non l'abbiano capito la dice lunga su quanto Chiesa, politica e media abbiano saputo confondere le acque" . A parte che proprio lei, il ministro Bindi, da quella piazza era, "coraggiosamente", scappata a gambe levate, le ultime parole mostrano il vero intento del pezzo. E' il ghigno beffardo del falsario, del divisore, che sigilla la menzogna. La Chiesa, alleata della politica e dei media, esattamente come ha scritto Scalfari, che invece l'Ambrosi sembrava aver sconfessato, ha ingannato un milione di persone in Piazza e l'Italia intera. Chi stia invece confondendo davvero le acque è fin troppo chiaro...
Ma sappiamo anche che per il mondo e i suoi sapienti il Cielo è chiuso e lo sguardo è angosciosamente e inquietamente schiacciato sulla terra che ospita i propri passi. Il proprio io è l'unico criterio, angusto, con il quale leggere la realtà. Per addomesticarla e farle dire quel che si ha prestabilito, per difendere e legittimare le proprie posizioni.
La Chiesa e il cristianesimo sono altra cosa. Per questo sono da duemila anni perseguitati: perchè non abbassano il capo e non sacrificano a nessun idolo di questo mondo. Così è stato anche sabato 12 maggio sul palco del Family Day, da dove è risuonato l'annuncio di un amore più forte di ogni trappola e di ogni schiavitù. Altro che frattura tra fedeli e Chiesa gerarchica, quella esiste solo nelle illusioni dei cattolici adulti e dei loro giornali. Esattamente come la fandonia sulle due piazze, è tutto un Barnum che confonde, e, per difendere e legittimare, butta nel tritacarne delle menzogne mistificanti tutto e tutti. Questa è stata la volta del Cammino Neocatecumenale.
Anche per questo Kiko e le sue parole e i centomila del cammino sono stati un segno di contraddizione, un segno dell'amore più forte della morte. Anche quella, tutta interiore ma non meno dolorosa, della calunnia e della mistificazione, della strumentalizzazione e della banalizzazione. Tutto passa, rapidamente. Solo l'amore resta in eterno, perchè Deus Charitas Est, come ha detto e ripetuto, con forza , Benedetto XVI. E come ogni figlio della Chiesa sperimenta ogni giorno.




Ringrazio D.N. per questi contributi

A proposito di diritti umani violati

DUE SACERDOTI CATTOLICI , SONO STATI NUOVAMENTE ARRESTATI E CONDANNATI IN CINA
A SEGUITO DI UN PELLEGRINAGGIO A ROMA

"Insieme per Prato" ha lanciato un appello per chiedere

l'immediata liberazione dei due preti cinesi.

Diffondi questa email.

L'appello sarà inviato al Sindaco di Wenzhou

e per conoscenza al presidente della provincia di Prato gemellata con Wenzhou

Qualche giorno dopo Pasqua è arrivata la notizia della condanna a 9 e 11 mesi di prigione per due sacerdoti cattolici della diocesi di Wenzhou, padre Jiang Sunian e padre Shao Zoumin arrestati il 25 settembre scorso al ritorno da un pellegrinaggio a Roma.

Padre Jiang Sunian e padre Shao Zoumin sono stati arrestati piu' volte in questi anni in quanto sacerdoti cattolici.

Sia p. Shao che p. Jiang hanno già subito due volte il carcere. La prima volta nel 1999. In seguito p. Shao, ricoverato d'urgenza per una malattia contratta durante la detenzione, fu scarcerato. Nel novembre dello stesso anno, invece, p. Jiang fu fermato per aver pubblicato in maniera illegale 120 mila libretti di inni e arrestato formalmente il 23 dicembre.

"Per chi desidera piena libertà religiosa e rifiuta l'adesione e il controllo dell'Associazione Patriottica, vi sono ancora arresti e condanne. In molte comunità sotterranee i fedeli non hanno potuto partecipare alle celebrazioni perchè la polizia in pieno assetto per arrestare i sacerdoti. A Wenzhou (Zhejiang), il Giovedì Santo, la polizia ha fatto un raid nel luogo dove si doveva tenere la Messa in Cena Domini. I preti sono riusciti a fuggire appena in tempo, sfuggendo all'arresto. " fonte Asianews


Sostieni la campagna per chiedere l'immediata liberazione di Padre Jiang Sunian e Padre Shao Zoumin,
firmando all'indirizzo http://insiemeperprato.blogspot.com

per ulteriori info: Davide Bacarella 340 73 76 529



Ringrazio D.N. per questo contributo

17 maggio 2007

Giustizia criminale

Processo in corso

Gli uomini dei corpi speciali sono scappati senza essere notati

Ul’man e i suoi compagni d’armi sono ricercati in tutta la Russia

Il 12 aprile 50 cosacchi sono giunti a Rostov dai villaggi cosacchi del Don per sostenere gli uomini dei corpi speciali accusati dell’omicidio di sei civili inermi della provincia di Šatoj in Cecenia. In quel giorno presso il tribunale militare distrettuale del Caucaso settentrionale avrebbero dovuto proseguire le arringhe delle parti in causa. Ma comunque i cosacchi non hanno visto il loro idolo, il capitano Ul’man. Insieme ai complici – il tenente Kalaginskij e il sottotenente Voevodin – si è nascosto chissà dove. L’avvocato di Ul’man Roman Kržečkovskij ha dichiarato che i telefoni cellulari di tutti e tre sono stati spenti e che né lui né gli avvocati degli altri imputati sanno dove si trovino adesso.

E’ perfettamente evidente, che il sottotenente e due ufficiali dei corpi speciali del comando dell’intelligence dell’esercito russo hanno deciso di darsi alla fuga perché stavolta, al terzo processo, c’era la minaccia di una vera reclusione. E’ evidente anche che una tale svolta degli avvenimenti era assolutamente prevista.

Durante l’ultima seduta il procuratore aveva chiesto per gli imputati da 18 a 23 anni di reclusione e al contempo non aveva accolto l’istanza per il mutamento della misura preventiva dalla firma di un impegno a non allontanarsi alla reclusione. Tale istanza era stata presentata dalla parte lesa, i familiari delle persone uccise a colpi d’arma da fuoco dagli uomini dei corpi speciali, e dai loro avvocati nella richiesta di appello inoltrata alla Corte Suprema della Federazione Russa dopo la seconda assoluzione degli imputati da parte della giuria. Tuttavia la Corte Suprema, pur impugnando la sentenza e rinviando il caso a un nuovo esame, lasciò la precedente misura preventiva – la firma. (Il capitano Ul’man durante l’istruttoria e le prime udienze si trovava nel SIZO[1] ed è stato liberato dopo il verdetto della giuria direttamente in aula.)
Gli imputati, accusati di aver compiuto un crimine particolarmente grave, hanno pienamente usufruito della propria libertà: hanno esercitato una palese pressione sui testimoni. Come ha dichiarato nel corso dell’ultima udienza il pubblico ministero colonnello Titov, i sottoposti del capitano Ul’man hanno rilasciato le vere deposizioni nella prima fase dell’istruttoria, quando Ul’man si trovava in stato di reclusione e non poteva influenzare i propri soldati. Di conseguenza, dopo che con loro “hanno condotto un lavoro” i comandanti e gli uomini dell’intelligence, o hanno ritrattato, o improvvisamente “hanno dimenticato” tutto.

Il soldato Cybdenov, che si era segnalato per una memoria fenomenale (stupì gli inquirenti perché ricordava tutti i nomi, i cognomi, gli indirizzi e le date di nascita degli abitanti del villaggio di Daj interrogati prima di essere uccisi a colpi d’arma da fuoco), al terzo e ultimo processo dapprima si è rifiutato di deporre, dicendo che gli faceva male la testa. Il giorno dopo, quando è riapparso al processo, il giudice gli ha domandato ironicamente:

- Ebbene, è già riuscito a ricevere le indicazioni dei vecchi compagni? Ora parlerà?

Cybdenov aveva ricevuto “indicazioni” – alle domande del procuratore ha risposto: “Non ricordo”.

La scomparsa facile da prevedere degli imputati conviene a molti. Al più importante processo ceceno dei nostri giorni guardano fissi sia in Cecenia, sia nelle altre regioni russe. Alle udienze vanno tanto i “patrioti” dei gruppi che sostengono Ul’man – cosacchi, attivisti dell’RNE[2] e di altre organizzazioni di sinistra[3] e nazionaliste, quanto i sostenitori dei diritti umani, che esigono pene dure per gli assassini di civili inermi, e gli studenti ceceni degli istituti superiori di Rostov. La situazione in aula è stata molto tesa dal primo all’ultimo giorno.

Qualunque sentenza emetta il tribunale, solleverà necessariamente un’ondata di proteste dall’una o dall’altra parte. Ma se non ci sono gli imputati, vuol dire che non c’è neanche il verdetto. Gli uomini dei corpi speciali sono ricercati in tutta la Russia. La prossima udienza è stata rinviata al 24 maggio, quando il tribunale dovrà decidere se interrompere le udienze o emettere una sentenza nei confronti dell’unico e solo imputato finora non fuggito, il maggiore Perelevskij.

Si ha l’impressione, che questo tipo di svolta degli eventi fosse scritto da un pezzo. Altrimenti perché persone accusate di omicidio plurimo avrebbero atteso la sentenza standosene tranquilli in libertà, mentre decine di migliaia di persone accusate di crimini meno gravi stanno per anni nel SIZO?

Anna Lebedeva
nostro corrispondente speciale

16.04.2007, “Novaja Gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/27/11.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] Sledstvennyj IZOljator (Carcere di detenzione preventiva).

[2] Russkoe Nacional’noe Edinstvo (Unità Nazionale Russa), partito neonazista.

[3] Di nostalgici dell’Unione Sovietica.

Visioni distorte

SAN GIOVANNI? BUONA PARTE DEI MANIFESTANTI ERANO NEOCATECUMENALI
Una piazza inquieta. E assai poco politica e mediatica

di ELISABETTA AMBROSI

Cosa è successo veramente a San Giovanni? La piazza, nei suoi dettagli colorati - passeggini, striscioni e ombrelli blu - è stata diffusamente raccontata.

Ma poco tempo si è speso a pensare perché quel milione di persone (meno, con tutta probabilità, ma che importa) fosse lì. Ha sbagliato chi l´ha descritta solo come una piazza ideologizzata dalle destre e dalla Chiesa in tandem, una piazza politica e politicizzata, contro la laicità e la tolleranza, «perfettamente antimoderna». Il tentativo di strumentalizzazione c´è stato, con buona pace dell´ingenuità degli organizzatori. Da parte della Chiesa che ha deciso di puntare su un´offensiva politico-mediatica per cercare disperatamente di salvarsi dall´inevitabile declino (estinzione?). E da parte della politica, come testimonia il prevedibile arrivo del Cavaliere, tanto che l´ironia suscitata dal suo ingresso al momento clou della manifestazione - la catechesi profetica e il canto accorato della resurrezione di Cristo del fondatore dei neocatecumenali Kiko Arguello - nasconde persino qualche sospetto di diabolica premeditazione. Ma proprio il fatto che, a dispetto di quanto hanno scritto, per esempio, Scalfari e Berselli, la piazza non abbia tributato in realtà alcuna ovazione a nessuno dei leader politici, Berlusconi compreso, è stato uno dei segni di come lo sforzo di appropriarsi le simpatie (e il voto) dei cattolici non sia andato del tutto a buon fine.
Il fatto è che San Giovanni - la vera novità di sabato 12 maggio, nonostante le «sensate recriminazioni» di coloro che accerchiavano la fontana dei fiumi - era una piazza inquieta, antica e moderna insieme.
Una piazza in cui si è materializzata una realtà che sfugge alla rappresentanza politica e al circuito mediatico, «figlia», come ha scritto Massimo Franco sul Corriere, «di una attualissima solitudine delle famiglie, che parla allo stato e gli chiede protezione. Una realtà che cerca risposte. E vuole capire chi gliele dà».
Una piazza scarsamente politica, perciò.
Ne è testimonianza soprattutto il fatto che, a volerla attraversare con un minimo di curiosità e attenzione, si sarebbe scoperto poi che il grosso dei manifestanti facevano parte di un movimento particolare, i Neocatecumenali. La vera star, come ha notato sornionamente il ministro Fioroni, era «il prete spagnolo sul palco»: quel Kiko Arguello, che poi prete non è, che, incapace di sottostare alle addomesticate interviste del conduttore Zaccuri, gli ha strappato il microfono dalle mani per proclamare la forza del Vangelo e la sconfitta sulla morte, l´unica speranza in grado di creare famiglie di «dieci, dodici, quindici figli». Certo, stonava il leader carismatico e indomabile, armato di chitarra e di parole vibranti, costretto a cantare su un palco a forma di casetta borghese, con i salotti fucsia e i pagliacci che gli giravano intorno.
Ma per il movimento fondato in Spagna nel 1964 questa era la prima vera uscita pubblico-politica, al di là dei loro raduni di massa, tutti «interni». Una novità che da sola la dice lunga sulla natura dell´evento. Segno che la tensione crescente con la Chiesa, l´attesa per la ratifica dello statuto del movimento da parte ecclesiastica, sta costringendo perfino un movimento tendenzialmente apolitico a schierarsi, a funzionare da falange armata del papa, che ben ne conosce la forza e capacità di produrre famiglie e vocazioni.
Ma anche i neocatecumenali a San Giovanni chiedevano risposte e, pur non mettendo formalmente in discussione l´obbedienza alla Chiesa, anzi, si aspettavano parole forti, che né la politica, né il cristianesimo filosofico di Ratzinger sanno dar loro.
Anche il Family day, dunque, è stata una denuncia implicita della frattura, sempre più aspra e carica di conseguenze, tra fedeli e chiesa gerarchica e tra cittadini e politica, e dell´incapacità di quest´ultima di rappresentare la società, a causa della vittoria delle «minoranze dominanti», di cui parla Ilvo Diamanti, che impediscono che si faccia prevalere il bene comune. Bene pure molto chiaro alla stragrande maggioranza delle persone di questo paese: «Politiche per la famiglia, lavoro non precario, una vecchiaia non penosa». Ecco perché paradossalmente chi rappresentava meglio quella piazza era proprio colei che dalla piazza è stata più contestata, la ministra della famiglia. E certo il fatto che le persone non l´abbiano capito la dice lunga su quanto Chiesa, politica e media abbiano saputo confondere le acque.


"Europa", 15 maggio 2007


Ringrazio D.N. per questo contributo

16 maggio 2007

Terrificante

L'inchiesta sul traffico di esseri umani

I trafficanti di cellule e i bimbi spariti

Trapianti cellulari, chirurghi clandestini, annunci di preparati biologici in grado di stimolare la guarigione, iniezioni di embrioni per cancellare le rughe: è il grande affare delle staminali

KIEV — Bambini venduti come pezzi di ricambio. Feti frullati per infondere vitalità a vecchi e malati. Sono voci che girano da anni. Traffico d'organi, neonati scomparsi, chirurghi clandestini e il nuovo business delle cellule staminali. Ma si è sempre potuto considerarle leggende metropolitane. Ne sono fiorite in Brasile, in India, in Africa. Mai nulla che, fino ad oggi, sia stato confermato. L'Interpol, che si attiva ad ogni denuncia, non ha trovato alcunché. Questa volta però è diverso. La prova che il traffico esiste potrebbe arrivare in pochi mesi. Sarebbe sufficiente che si concludessero indagini affossate da cinque anni e l'Ucraina potrebbe scoprire di essere un supermercato segreto di organi, tessuti e cellule umane. Il Consiglio d'Europa s'interroga, in un rapporto ancora riservato, sulla scomparsa di duecento bambini dalle sale parto dell'ex Repubblica sovietica. Spaventoso, ma non è tutto. In Ucraina, attivisti per i diritti umani chiedono di sapere che cosa succede non a duecento, ma a tremila neonati ogni anno: le mamme li sentono piangere alla nascita, gli obitori ne certificano la morte, eppure secondo i registri delle sale parto e dei cimiteri non esistono. I loro cadaveri scompaiono. Due medici sono scappati da Kiev (e stanno chiedendo asilo politico in Irlanda) perché hanno paura di essere uccisi proprio per aver dato voce all'orribile sospetto. In Ucraina il Corriere è venuto in possesso di un documento della Procura generale di Kiev in cui si chiede l'aiuto dei servizi segreti per il proseguimento delle indagini sulla scomparsa di alcuni neonati. Motivo? I misteriosi infarti che hanno chiuso la bocca a due testimoni chiave. Da quando è stato redatto il documento, invece di ricevere l'aiuto degli 007, il magistrato si è visto togliere il caso. E le morti sospette sono diventate sei.

Che cosa sta succedendo? Poche settimane fa il primo ministro Viktor Yanukovich era a Bruxelles, per una seduta del Comitato per gli affari esteri dell'Unione Europea. La deputata irlandese Kathy Sinnott gliel'ha chiesto. La risposta è sconvolgente perché conferma l'esistenza di un traffico di parti umane («embrioni» secondo Yanukovich): «Grazie per aver sollevato il doloroso problema del commercio di embrioni — ha detto il premier ucraino in presenza di diversi testimoni —. Spero siate d'accordo con me che non si tratta solo di fermare chi vende, ma anche chi compra. Purtroppo leggi insufficienti permettono che, oggi, questo traffico esista. Con la vostra assistenza confido che riusciremo a mettere fine a tutto ciò. Ho dato pieni poteri ai servizi segreti e al ministero dell'Interno, ma bisogna considerare anche il retroterra di povertà prevalente in Ucraina». Svetlana Pusikova non sa delle ammissioni del suo primo ministro. A 26 anni è incinta per la seconda volta. «Ma non andrò più a partorire in ospedale. Ho troppa paura che possa succedere di nuovo, che mi possano rubare anche questo bimbo». Erano le quattro di una notte d'autunno del 2002 quando nacque quello che avrebbe dovuto essere il primo figlio di Svetlana. «Ho partorito in fretta, senza problemi. Non mi hanno dato il bimbo da tenere in braccio, però l'ho visto mentre lo lavavano e lo pesavano. "Complimenti", ha detto un'infermiera. Ero felice e confusa, certo, ma ho osservato bene una donna in camice bianco che lo prendeva, lo avvolgeva in un panno e lo portava via. Da allora non ho più visto mio figlio». Sulla cartella clinica è registrata tutt'altra storia: non un parto a termine, ma un aborto spontaneo al sesto mese. Non un bimbo vivo di oltre 3 chili, ma un feto nato morto di 800 grammi. Chi mente? Svetlana ha denunciato la «rapitrice», ne ha fatto un identikit. Inutile. Nessuno all'Ospedale numero sei di Kharkov dice di averla mai vista. Passano pochi mesi e nello stesso nosocomio dell'impoverito Est dell'Ucraina va a partorire Olena Stulniev. Ecco che cosa racconta. «Non ho sognato, all'inizio del 2003 mi è nata una bimba che avremmo voluto chiamare Regina». «C'ero anch'io — le dà manforte il marito Dimitri —. Le infermiere sono uscite dalla sala parto sorridenti e hanno scritto sul tabellone delle nascite: "Regina, 54 centimetri"». Ma anche la loro bambina è stata dichiarata un «aborto» di pochi mesi e il suo corpo mai restituito alla famiglia. In questa città ai tempi dell'Urss si costruivano carri armati, aerei e turbine, mentre oggi metà degli abitanti è senza lavoro. Eppure le élite del sistema comunista sono rimaste le stesse. Larissa Lazarenko è, tra le tante altre cose, anche il primario dell'Ospedale numero 6. La dottoressa rifiuta un incontro con il Corriere e, al telefono, urla il suo fastidio: «Lasciatemi in pace, è già stato tutto chiarito, non è successo nulla». Un punto di vista discutibile dal momento che l'inchiesta è semplicemente ferma. «Il caso è stato spostato in sette differenti uffici da quando la mia "Associazione per le famiglie numerose" si è messa ad aiutare queste madri — racconta Tatiana Zakharova, religiosissima attivista per i diritti umani di Kharkov —. Non appena il magistrato inquirente cominciava a capirci qualcosa la pratica gli veniva tolta. La richiesta dagli alti vertici era sempre la stessa: archiviazione».

Tatiana è convinta che quelli di Svetlana e Olena non siano casi isolati. «Hanno offerto alle famiglie dei soldi per mettere tutto a tacere, ma per fortuna, almeno queste due madri sono decise ad arrivare alla verità. Grazie alla denuncia di Svetlana siamo riusciti a far dissotterrare la cassa dove avrebbe dovuto essere il suo bimbo, a sequestrare i registri del reparto di ostetricia, dell'obitorio e della società di pompe funebri. Ne è uscito un quadro pazzesco: niente era come avrebbe dovuto essere. Nella piccola bara erano ufficialmente sepolti 28 aborti, ma c'erano 30 cadaveri. L'unico ad avere il braccialettino di riconoscimento era un feto di 800 grammi e guarda caso era proprio il braccialettino di Svetlana. Ma non solo. Erano tutti sezionati e privati degli organi mentre dalle carte dell'obitorio non risulta alcuna asportazione. In quella cassa c'erano anche i resti di un bimbo nato a termine che non avrebbe dovuto essere lì. Dico resti perché erano stati risparmiati gli arti e poco altro. Qualcuno l'aveva fatto a pezzi con un bisturi». Quindi il bimbo di Svetlana è stato trovato? «No. Ho detto che abbiamo trovato il braccialettino. Ma era su un cadavere diverso. L'ha con fermato il test del dna fatto fare da un laboratorio indipendente tedesco. Qualcuno aveva aperto la tomba prima di noi e aveva infilato quel braccialettino. L'hanno fatto di notte e, per sua sfortuna, un barbone che dormiva al cimitero li ha visti. Poco dopo aver testimoniato è morto nel rogo della sua baracca». Che cosa sta succedendo in Ucraina? Se l'è domandato anche la dottoressa Irina Bogomolova della Procura generale di Kiev quando le è stato affidato il caso. «Credo di essere arrivata molto vicina alla verità — dice Bogomolova al Corriere dalla sua casa di Odessa, sul Mar Nero —. Poi nell'aprile del 2006 sono stata improvvisamente prepensionata e quindi costretta a interrompere le indagini. Ho fatto ricorso e da pochissimo sono stata reintegrata nel mio ufficio, com'era mio diritto. Aspetto di tornare anche in possesso della pratica per finire l'inchiesta. Solo allora potrò raccontare quello che so sui neonati scomparsi». Anche Tatiana Zakharova, la presidente dell'Associazione per le famiglie numerose, è preoccupata di non violare il segreto istruttorio. Ma qualcosa può ancora dire.

«Sono ormai sei le morti sospette. Il barbone del cimitero è bruciato vivo. L'infermiera dell'Ospedale numero 6 che confessò di aver falsificato la cartella clinica di Svetlana ha avuto un attacco di cuore. Lo stesso è capitato al dipendente della ditta di pompe funebri che trasportava i "rifiuti biologici", gli aborti, al cimitero. In un incidente d'auto è morta un'amica di Svetlana che era con lei alla visita pre parto. Sono invece scomparsi nel nulla la donna dell'identikit che uscì dalla sala parto con la figlia di Svetlana in braccio e mio figlio, il mio braccio destro in questa battaglia, sparito sei mesi fa». Anche Tatiana si sente minacciata. «Non vivo più in casa mia. So di essere sorvegliata. Ormai quasi ogni notte cambio alloggio». Seguendo il ragionamento del premier Yanukovich («c'è chi vende "materiale umano" quindi c'è anche chi acquista») si può anche dire che se c'è chi miete parti umane nelle sale parto, ci deve anche essere chi le vende. Tatiana non ha dubbi e punta il dito sull'Istituto di Criobiologia di Kharkov. Sul sito Internet dell'Istituto si legge ciò che toglie il sonno a Tatiana. «Trapianti cellulari, preparati biologici in grado di stimolare naturalmente la guarigione grazie soprattutto al tasso di crescita notevolmente più alto garantito da cellule e tessuti fetali».

C'è anche una sorta di catalogo dei prodotti disponibili nell'Istituto di criobiologia: «cellule nervose embrionali, tessuti fetali di timo, tiroide, ossa, midollo spinale e milza». Il professore Valentyn Gryshchenko dirige l'Istituto con mano ferma a dispetto dei suoi 78 anni. Ha maniere cortesi, un eloquio raffinato, capisce l'inglese, ma preferisce parlare al Corriere in russo attraverso un interprete. L'esordio è in difesa: «Queste storie non hanno senso. Noi lavoriamo su staminali adulte che in tutta la letteratura scientifica si sono dimostrate più efficaci di quelle fetali o embrionali ». Ciò detto, il professor Gryshchenko non pensa di contraddirsi quando dice: «Questo Istituto esporta tessuti e cellule embrionali, ma non a pagamento, solo nell'ambito di cooperazioni scientifiche». E neppure si nasconde quando gli si fa notare che tra i suoi clienti c'è l'Istituto di Medicina Rigenerativa delle Isole Barbados. Un roboante nome per indicare una clinica privata di cui si ignorano i meriti scientifici mentre sono ben noti i prezzi per discutibilissimi trattamenti di ringiovanimento basati proprio sull'iniezione di cellule staminali embrionali. «Sì, abbiamo rifornito anche quella clinica» ammette Gryshchenko. Due anni fa, il ministro della Sanità ucraino Nikolay Palichuk aveva detto: «Non permetterò che i nostri bambini siano venduti a pezzi all'estero». Poche settimane dopo un rimpasto di governo lo allontanò dalla sua poltrona.

Andrea Nicastro, “Corriere della Sera”

14 maggio 2007


Ringrazio F.A. per questo contributo

14 maggio 2007

In Russia c'è il servizio di leva e il servizio di esenzione dalla leva. Come dire "o la borsa o la vita"...

Vuoi entrare nell’esercito?

Se non vuoi, allora non fare il tirchio!

Di modi relativamente onesti per sottrarre i cittadini allo stato ce ne sono circa una ventina. I prezzi per scansare il servizio militare variano: da 1000 dollari a 8000 euro.

Il commercio delle chiamate alle armi è il solito mercato nero dei servizi. E come ogni mercato nero tende a legalizzarsi, parallelamente, come un effetto collaterale, autoregolamentandosi.

Nel segmento “non voglio fare il servizio militare” la richiesta è enorme. Il cliente, in pratica, è ogni uomo in età di chiamata alla leva. Una base significativa, che ogni manager commerciale invidierebbe – lo stato stesso obbliga i propri cittadini ad acquistare il servizio! Lo sforzo è minimo.

Questa richiesta generalizzata crea l’offerta. E’ avvenuta pressappoco lo stessa cosa che è avvenuta nel segmento “è necessaria la registrazione[1]”. E’ chiaro che un prezzo standard per i servizi dei distretti militari non esiste. Qualcuno è capace di ungere le ruote del distretto militare anche con cinquecento verdoni, mentre qualcuno non ce la fa neanche con quindicimila. Così come non esiste neanche una gradazione di prezzi per i rinvii, le certificazioni di malattia o l’esenzione totale. Comunque il prezzo medio a Mosca, come abbiamo potuto chiarire è 5000-6000 dollari.

Tuttavia negli ultimi anni si delinea una netta tendenza. I clienti aspirano a legalizzarsi non meno dei venditori. Su questo sfondo si è formata un’ampia rete “aiutanti all’esenzione”, che include avvocati, medici, gli stessi militari e – ecco il know-how! – imprese di intermediazione. Internet ne è piena, basta digitare in un motore di ricerca “come scansare il servizio militare”[2].

Le imprese di intermediazione agiscono pressappoco secondo un unico schema, proponendo non l’esenzione come tale, mа “l’assistenza legale di chi è stato chiamato alle armi”. In questo senso la dritta fondamentale è: noi ti aiutiamo a farti esentare dal servizio militare legalmente. Io so come e posso venderti la mia conoscenza, se non ce l’hai. Chi tra le persone chiamate alle armi è ferrato giuridicamente o anche semplicemente studia legge prima di presentarsi al distretto militare?

Di modi relativamente onesti per sottrarre i cittadini allo stato ne sono emersi circa venti. Tra questi ce ne sono anche di banali, come “ho dimenticato di rispondere alla chiamata a registrarsi nelle liste di leva dopo aver compiuto diciassette anni”, così come di assolutamente strampalati. Ecco i due più interessanti :

Rinuncia alla cittadinanza russa: “Dopo aver compiuto 18 anni portate alla polizia la dichiarazione di rinuncia alla cittadinanza russa e il servizio militare non sarà più una minaccia per voi. Ma bisogna fare questo tassativamente prima di ricevere la chiamata dal distretto militare. Si può ottenere la cittadinanza di qualsiasi altro paese. Tuttavia in questo caso possono chiamarvi a svolgere il servizio militare nella nuova patria. In ogni caso, dopo aver compito 27 anni potete riavere la cittadinanza russa. La procedura non è difficile come può sembrare”.

Servizio militare all’estero: “Si può ottenere l’esenzione dal servizio militare presentando un documento che attesti, che avete svolto il servizio militare nell’esercito di un altro paese. Per esempio, in Israele per i turisti ci sono tour “militari” speciali. Uno strampalato tour del genere è stato proposto a un mio collega. Questi ha prestato servizio simbolicamente per due settimane in una tranquilla caserma non lontano dall’orto di Getsemani[3]. Ha presentato al servizio militare l’attestato ricevuto. Il distretto militare lo ha lasciato andare”.

Credo che gli stessi distretti militari non siano contenti di queste aziende – gli riducono la clientela e fanno calare terribilmente i prezzi sul mercato. Il prezzo minimo – settemila rubli[4] per un servizio che consiste nel far mandare una persona chiamata alle armi a fare un esame in un istituto clinico autorevole. Per “istituti autorevoli” si intendono quelle organizzazioni sanitarie, i cui documenti sono considerati degni di fiducia dai distretti militari. L’esame stesso va dai 600 ai 10000 rubli[5], a seconda di quale malattia il giovane desidera che gli si scopra.

Il prezzo massimo è di circa trentamila dollari. Questo comprende l’avvocato personale, l’esame clinico e l’accompagnamento al distretto militare. L’esenzione dal servizio militare in questo caso è garantita.

Chiamato uno di questi uffici, ho posto il compito – abbiamo: un nipote chiamato alle armi, non abbiamo: voglia di svolgere il servizio militare. Ecco cosa mi hanno risposto: “Passate di qui, bisogna vedere la situazione clinica e il distretto militare. Il prezzo varierà a seconda del distretto militare. Ma risolveremo il vostro problema – i nostri obblighi saranno svolti per mezzo di un certificato di esenzione dal servizio scritto della commissione per la leva o per mezzo di una sentenza. Controlleremo anche se la chiamata alle armi è giunta al momento giusto”.

Fra l’altro al Comitato delle madri dei soldati[6] ritengono che questi siano soldi buttati al vento.
- Posso scommettere una cassa di cognac con voi che adesso non ci sono giovani in età di leva sani –, ha raccontato il presidente del Comitato Valentina Mel’nikova. – Ognuno di loro ha qualche malattia. Perciò non diciamo che nei distretti militari adesso prendono bustarelle. Nei distretti militari fanno ricatti – cioè si esigono soldi per quello che è già previsto dalla legge. Si tratta di diversi articoli del codice penale. Un esempio recente si è avuto, quando un medico della commissione clinica, dopo aver esaminato i documenti, ha detto: “Sì, la malattia c’è, ma la diagnosi va rafforzata, possiamo aiutarvi in questo”. Lo stesso accade quando si fanno gli esami in ospedale. Più chiara è l’inabilità al servizio, più si tenta di strappare soldi. Abbiamo inviato una lettera al presidente in cui proponiamo di organizzare centri medici giovanili, che seguiranno la salute dei giovani, questo aiuterebbe a risolvere il problema.

Gli ultimi casi giudiziari mostrano che i soldi vanno in varie direzioni – dove li prendono gli avvocati, dove i medici, dove gli stessi distretti militari. Fra l’altro, a dire il vero, non so se facciano per davvero qualcosa, perché da noi vengono anche persone che hanno pagato, ma il ragazzo comunque si è trovato nell’esercito.

Molte famiglie sono costrette a fare debiti per pagare le bustarelle al distretto militare.




Costo e particolarità dellesenzione in varie regioni del paese



Samara[7]

Secondo le testimonianze di fonti coinvolte, la chiamata di guerra, in conseguenza della quale vi chiameranno alle armi solo in caso di guerra, costa 40-45000 rubli[8]. Le cifre non variano molto a seconda dei quartieri. Ma a Tol’jatti[9] il prezzo può raggiungere 50000 rubli[10], i soldi vengono presi direttamente al distretto militare.

Omsk[11]

Nel febbraio 2007 la procura regionale ha concluso la gigantesca inchiesta sui distretti militari e le commissioni di leva iniziata un anno prima. Gli inquirenti hanno messo in luce più di 800 violazioni della legislazione sul servizio di leva. In conseguenza dell’inchiesta il presidente della commissione medico-militare della regione di Kalačinsk Aleskej Lukašenko, che per rilasciare documenti falsi prendeva dai giovani chiamati alle armi da 15000 a30000 rubli[12], è stato condannato a due anni e un mese di reclusione. Il comandante del distretto militare delle circoscrizioni Sovetskij e Kirovskij Aleksandr Majer se l’è cavata con una multa di 200000 rubli[13] per aver ordinato a un medico del distretto di falsificare gli esami clinici di un giovane chiamato alle armi. Questo servizio gli era costato 35000 rubli[14].
Secondo dati non ufficiali, che si è venuti a sapere dall’associazione regionale di genitori “Memoria[15]” e dal comitato delle madri dei soldati, il prezzo dell’esenzione dal servizio militare a Omsk è assai più alto: il rinvio di un anno costa 40000 rubli, ma il biglietto bianco[16] “tutto compreso” – non meno di 2000 dollari.

Saratov[17]

Per i giovani di Saratov le tariffe per l’esenzione dall’attuale chiamata alle armi sono saliti fino a 30000-50000 rubli[18].
Secondo i rappresentanti dell’Unione delle madri dei soldati di Saratov, la riforma del servizio militare rafforza solo la corruzione. “Lodando sperticatamente l’abbreviazione del periodo di ferma, i generali non hanno detto che questa automaticamente porta con se l’aumento di arruolamenti di due volte, ma l’hanno scorso sono aumentati tre volte. Ancora prima delle ultime disposizioni i distretti militari raccoglievano tutti quelli che erano capaci di muoversi, anche se le risorse erano esaurite – hanno distrutto la salute della giovane generazione. Se rafforzano questo piano, riconosceranno abili tutti quelli capaci di stare in posizione verticale”, – dice il leader dell’Unione Lidija Sviridova.
C’è il rischio che i prezzi ancora più “neri” crescano nel 2008, quando scadrà il rinvio per i giovani che accudiscono genitori invalidi. Si riesce a sfuggire al servizio militare, se il servizio sanitario rilascia un documento che attesta, che i genitori malati non sono in grado di badare a se stessi. All’Unione si sono già rivolte alcune famiglie, in cui sono invalidi padre e madre: “Con una pensione viviamo, ma mettiamo da parte l’altra – l’anno prossimo avremo bisogno di aver da parte 50000 rubli”, – dicono.

Kostroma[19]

A quanto dice il presidente della sezione regionale di Kostroma dell’organizzazione sociale “Comitato delle madri dei soldati” Nina Terëchovaja, per questa chiamata alle armi “i genitori di un ragazzo hanno racimolato 38000 rubli[20], altri ne hanno racimolati 60000[21] per dare bustarelle agli uomini del distretto militare e ai medici per ottenere l’esenzione dal servizio. Tenendo conto del fatto che lo stipendio medio dalle parti di Kostroma è 8000 rubli[22], in alcuni casi alle famiglie tocca… farsi dare un prestito da una banca per pagare le bustarelle. Naturalmente, tutto questo viene catalogato come “necessità inderogabili” o qualcos’altro…”.

San Pietroburgo

Secondo informazioni non ufficiali di cui dispone l’organizzazione per la difesa dei diritti umani “Madri dei soldati di Pietroburgo”, in città essere esentati dal servizio militare costa da 1500 euro (il minimo) a 8000 euro (il massimo che sia capitato alle “madri” di Pietroburgo). Il costo del servizio dipende dal diritto effettivo del giovane chiamato alle armi al rinvio (stato di salute, situazione familiare, istruzione, ecc.). Di meno, 60000-70000 rubli[23], prendono le imprese specializzate in questo campo per il cosiddetto “lavoro senza garanzie”. Il risultato garantito costa non meno di 100000-120000 rubli[24]. Inoltre viene detto che nel caso che insorga qualche difficoltà per ottenere lesenzione la soluzione di problemi inattesi sarà pagata allimpresa come aggiunta.
A quanto si è osservato, a Pietroburgo i prezzi più cari per l’esenzione dal servizio vengono stabiliti in sette quartieri: Admiral’tejskij, Vyborgskij, Kalininskij, Kirovskij, Krasnogvardejskij, Nevskij e Primorskij.


Sotto testo

L’eroismo del distretto di Balašicha[25]

Nel distretto militare della provincia di Balachta della regione di Krasnojarsk c’è il medaglione “Istituzione di alta cultura e modello di ordine”. Qui non ci sono persone che scansano il servizio militare. Il comandante del distretto Gennadij Bodrov a suo tempo si vantava del fatto che nel mese di novembre del 1999 aveva mandato nel Caucaso settentrionale a combattere per gli interessi della Federazione perfino un ragazzo che non aveva la cittadinanza russa. Vadim Krest’janinov tornò dalla guerra decorato, ma si rifiutarono di concedergli il passaporto russo. Non è permesso – poiché i membri della famiglia Krest’janinov si è trasferita dal Kazakistan, non hanno neanche il permesso di soggiorno. Per la Russia, per cui Vadim ha rischiato la vita, è comodo – senza passaporto russo non riceverà neanche quanto compete ai militari…

Ma adesso questo eccellente comandante di distretto Bodrov, da cui nessuno viene esentato dal servizio militare, si è esentato da solo dal distretto. Il tenente colonnello è andato a pranzo ed è sparito per quasi un mese. Ne è stata denunciata la scomparsa. L’hanno cercato a lungo e con grandi sforzi e l’hanno trovato in un appartamento preso in affitto nel centro di Krasnojarsk. L’hanno portato per chiarimenti alla procura del quartiere Kirovskij, che in precedenza aveva aperto un fascicolo per “omicidio”. Si è dovuto chiudere il caso – segni di violenza sul suo corpo, com’è stato detto dalla procura regionale, non sono stati trovati. Il comandante del distretto aveva preso l’appartamento in affitto da solo. Ma, come ha dichiarato, non ricorda nulla e non capisce cosa gli sia successo nelle ultime settimane. Di quale natura sia questa amnesia, non è stato comunicato né dalla procura, né dal distretto militare regionale, che hanno condotto un’inchiesta. Anche i medici, naturalmente, tacciono sulla diagnosi del comandante del distretto militare di Balachta. Al commissariato militare del SibVO[26] hanno spiegato che il distretto militare regionale potrebbe condannare Bodrov o privarlo dell’ennesima decorazione.

Poiché alla ricerca del comandante del distretto si è dedicata tutta la popolazione della regione, il ritrovamento in vita del tenente colonnello ha procurato oltre che gioia la comparsa di una grande quantità di versioni – dal rapimento di questi da parte degli alieni a una preparazione creativa della gioventù locale alla chiamata primaverile alle armi. Ma, si capisce, la più popolare è “si è sbronzato”. In un sito Internet locale è comparsa la proposta di chiamare un superalcolico “Bodrovka”. E lo slogan è già pronto: “Bodrovka” – per un mese non ti passa!.



Commenti sul tema nel nostro forum “OTKRYTO[27].RU

Meeres

Propongo di introdurre un’assicurazione sul servizio militare. Ti nasce un figlio, lo assicuri e paghi una certa somma ogni mese. Questa somma in futuro andrà destinata alle bustarelle ai distretti militari, ai medici, a tutti quelli a cui vanno date. Per la famiglia non sarebbe tanto pesante, per le compagnie assicurative sarebbe un guadagno, ma sui distretti militari e sui medici stiamo zitti.

Igor

Se si conoscono medici seri, ce la si può fare con loro. Si inghiotte un dado metallico legato a una lenza e si fa una UZI[28] - così si ottiene la fotografia di un’ulcera gastrica (verificato). Si può fare una cucitura cosmetica sul coccige. O sul ventre, per rappresentare un’ulcera operata. Ci sono molte cose del genere... La cosa più importante è che il malanno non venga diagnosticato con un’occhiata dal distretto militare. Beh, più grossa è la storia della malattia, meglio è…


sestra PROSTODOKTORA[29]

Ecco un tema che fa innervosire, anche scriverne FA INNERVOSIRE... Il figliolino amato in quel campo minato perché... Da tre anni – da quando ha compiuto 18 anni – due volte l’anno c’è panico in famiglia... In qualche modo finora sgamiamo”. Quanto ai prezzi in questa regione la cosa sta così – ancora un paio di anni fa, fino alle ultime perturbazioni nel distretto militare, – nel nostro CAO[30] questo costava 2500-3000 in valuta pregiata. Oggi già 6000 per lo stesso. E per tali vie traverse e con tali verifiche ripetute – prendono le bustarelle lo stesso. Di amici di mio figlio a casa ce n’è più che abbastanza – circa 10 persone dai 20 ai 24 – nessuno è stato nell’esercito e non ci vuole andare e il figliolino sui miei giudizi sugli obblighi civili ecc. regolarmente risponde: “Tu vuoi che torni idiota?”. E sono tutti ragazzetti bravi, non stupidi, attivi, che desiderano il progresso non solo per se, ma anche per il nostro paese... Esolo che NESSUNO vuole lattuale schiavitù dell’esercito!

Putešestvennik[31]

Finora si è parlato di una cifra come 2000-3000[32] a Kaluga. Qualcuno ha parlato di 6000 a Mosca. Ci sono altre informazioni?

Igor

Ieri ho parlato con un amico. C’è ancora un altro prezzo. Città di Ufa[33]. 35.000 rubli.



La cappella: da chi non ha fatto il servizio militare a chi non è tornato

Nel punto di raccolta della città di Železnodorožnyj, nei pressi di Mosca, dove accorrono i giovani chiamati alle armi di quasi cinquanta distretti militari di Mosca, c’è una cappella. La costruzione di essa è iniziata alla fine della prima campagna cecena ed è terminata all’inizio della seconda.

Questa cappella è un “dono-ricordo” dei genitori dei ragazzi che non sono stati chiamati alle armi per i giovani chiamati alle armi che sono caduti durante il servizio militare e non sono tornati. Iniziatore e realizzatore della costruzione della cappella è stato uno dei commissari militari della regione di Mosca. Questo commissario da quando è stato promosso tenente a quando è stato promosso generale è stato in servizio esclusivamente a Mosca. Non è mai stato in alcuna Cecenia[34], non è stato in Afghanistan né a Černobyl’. Ma aveva gli attestati di afgano[35] e di uomo di Černobyl’.

Prima di scrivere di questo commissario, gli ho fatto una domanda: “Come ha osato?”. Mi ha risposto con leggerezza che in questi “punti caldi” hanno spedito persone inutili. Ma lui era sempre utile. Per le esenzioni dal servizio di leva prendeva bustarelle, ma le divideva. Con questi fondi si è costruito una dacia e ha aiutato il comando della regione militare di Mosca e i più alti ufficiali del quartier generale a costruirsi dacie.

Per non essere stato in alcun “punto caldo” ha ricevuto tre decorazioni. E per la costruzione di quella stessa cappella ha ricevuto anche una decorazione ecclesiastica dalle autorità ortodosse.

Ho scritto di questo generale qualche anno fa. L’articolo si chiamava: “Il commissario dall’elmo non polveroso[36]”. Dopo di che è avvenuto un fatto raro: il comando della regione militare di Mosca, il ministro della Difesa russo Sergej Ivanov e il comandante supremo Vladimir Putin si sono trovati con la “Novaja Gazeta” dalla stessa parte della barricata. Il commissario militare “dall’elmo non polveroso” è stato rimosso dall’incarico e cacciato dalle forze armate.

Il commissario è stato cacciato, ma il sistema è vivo e vegeto, perché l’esercito di leva da molto tempo non corrisponde alle mutate condizioni socio-economiche della società russa contemporanea e alla situazione socio-politica del mondo.
Col mutare dei tempi muta solo il listino prezzi sotterraneo dei servizi dell’esercito. Che fare? C’è linflazione. E poi adesso è più comodo prendere bustarelle in rubli.

Il nostro esercito è diventato veramente di operai e contadini con un misto di figli degli intellettuali non d’elite che appena sopravvivono: i medici e gli insegnanti. Ma i figli dell’attuale elite moscovita, alla domanda dell’eroe di Griboedov[37], il colonnello Skalozub “In quale reggimento presta servizio?” potrebbero rispondere più o meno così: “Ho l’onore di prestare servizio in una banca commerciale”.

Arkadij Babčenko,
corrispondente speciale della “Novaja Gazeta”, partecipante ad azioni militari in Cecenia;

Nadežda Andreeva,
nostro corrispondente speciale, Saratov;

Georgij Borodjanskij,
nostro corrispondente speciale;

Darja (Marčenko) Grigor’jan,
nostro corrispondente speciale, Samara;

Nikolaj Donskov,
nostro corrispondente speciale, San Pietroburgo;

Anna Skudaeva;
Aleksej Tarasov
nostro corrispondente speciale, Krasnojarsk

Vjačeslav Izmajlov

13.04.2007, “Novaja Gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2007/color23/01.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)



[1] La registrazione che attesta la residenza, che in città come Mosca è indispensabile per non esserne cacciati.

[2] E’ proprio così. L’ho verificato personalmente.

[3] Anche qui posso portare una testimonianza personale. Quando, un anno fa, ho visitato il Getsemani, l’ingresso era presidiato da un militare armato di tutto punto… seduto su una sedia e intento a fumare (a riprova del fatto che il servizio di chi veglia sul luogo dove Gesù sudò sangue non è dei più duri…).

[4] Circa 200 euro.

[5] Dai 17 ai 286 euro circa.

[6] Associazione fondata nel 1989 per difendere i diritti dei soldati russi.

[7] Città della Russia meridionale.

[8] 1145-1290 euro circa.

[9] Nome ufficiale russo di quella che si usa chiamare Togliattigrad.

[10] Circa 1430 rubli.

[11] Città della Siberia sud-occidentale.

[12] Da 230 a 460 euro circa.

[13] Oltre 5700 euro.

[14] Circa 1000 euro.

[15] Associazione omonima di un movimento ultranazionalista.

[16] Il documento di esenzione.

[17] Città della Russia meridionale.

[18] Da 860 a 1430 euro circa.

[19] Città della Russia centrale.

[20] Oltre 1080 euro.

[21] Oltre 1710 euro.

[22] Circa 230 euro.

[23] 1710-2000 euro circa.

[24] 2850-3430 euro circa.

[25] Piccola città nei dintorni di Mosca. Ignoro perché si parli di questa città nel titolo del paragrafo.

[26] SIBirskij Voennyj Okrug (Distretto Militare della Siberia).

[27] “Aperto”.

[28] Ultra-Zvukovoe Issledovanie (Analisi con Ultra-Suoni), cioè ecografia.

[29] “Sorella di Prostodoktor”. Prostodoktor significa qualcosa tipo “semplice dottore”.

[30] Central’nyj Administrativnyj Okrug (Circoscrizione Amministrativa Centrale).

[31] “Viaggiatore”.

[32] Presumibilmente dollari.

[33] Capitale della Repubblica di Baschiria, nella parte centro-orientale della Federazione Russa.

[34] Cioè non ha preso parte né alla prima né alla seconda guerra cecena.

[35] Cioè di militare russo che ha combattuto in Afghanistan.

[36] Riferimento ironico ai “commissari dagli elmi polverosi” di cui parla la canzone Sentimental’nyj marš (Marcia sentimentale) dello scrittore, poeta e cantautore sovietico Bulat Šalvovič Okudžava.

[37] Aleksandr Sergeevič Griboedov, scrittore russo del XIX secolo, noto quasi esclusivamente per la commedia “Che disgrazia l’ingegno!”.

09 maggio 2007

Incredibilmente attuale

Giovanni Verga, "Tutte le novelle"

da "Drammi intimi" (1884)

Tentazione


Ecco come fu. - Vero com'è vero Iddio! Erano in tre: Ambrogio, Carlo e il Pigna, sellaio. Questi che li avevano tirati pei capelli a far baldoria: - Andiamo a Vaprio col tramvai -. E senza condursi dietro uno straccio di donna! Tanto è vero che volevano godersi la festa in santa pace.
Giocarono alle bocce, fecero una bella passeggiata sino al fiume, si regalarono il bicchierino e infine desinarono al Merlo bianco, sotto il pergolato. C'era lì una gran folla, e quel dell'organetto, e quel della chitarra, e ragazze che strillavano sull'altalena, e innamorati che cercavano l'ombrìa; una vera festa.
Tanto che il Pigna s'era messo a far l'asino con una della tavolata accanto, civettuola, con la mano nei capelli, e il gomito sulla tovaglia. E Ambrogio, che era un ragazzo quieto, lo tirava per la giacchetta, dicendogli all'orecchio:
- Andiamo via, se no si attacca lite -.
Dopo, al cellulare, quando ripensava al come era successo quel precipizio, gli pareva d'impazzire.
Per acchiappare il tramvai, verso sera, fecero un bel tratto di strada a piedi. Carlo, che era stato soldato, pretendeva conoscere le scorciatoje, e li aveva fatto prendere per una viottola che tagliava i prati a zig zag. Fu quella la rovina!
Potevano essere le sette, una bella sera d'autunno, coi campi ancora verdi che non ci era anima viva. Andavano cantando, allegri della scampagnata, tutti giovani e senza fastidi pel capo.
Se fossero loro mancati i soldi, pure il lavoro, o avessero avuto altri guai, forse sarebbe stato meglio. E il Pigna andava dicendo che avevano spesi bene i loro quattrini quella domenica.
Come accade, parlavano di donne, e dell'innamorata, ciascuno la sua. E lo stesso Ambrogio, che sembrava una gatta morta, raccontava per filo e per segno quel che succedeva con la Filippina, quando si trovavano ogni sera dietro il muro della fabbrica.
- Sta a vedere - borbottava infine, ché gli dolevano le scarpe. - Sta a vedere che Carlino ci fa sbagliare la strada! -
L'altro, invece, no. Il tramvai era là di certo, dietro quella fila d'olmi scapitozzati, che non si vedeva ancora per la nebbiolina della sera.
«L'è sott'il pont, l'è sott'il pont a fà la legnaaa...» Ambrogio dietro faceva il basso, zoppicando.
Dopo un po' raggiunsero una contadina, con un paniere infilato al braccio, che andava per la stessa via. - Sorte! - esclamò il Pigna. - Ora ci facciamo insegnar la strada -.
Altro! Era un bel tocco di ragazza, di quelle che fan venire la tentazione a incontrarle sole. - Sposa, è questa la strada per andare dove andiamo? - chiese il Pigna ridendo.
L'altra, ragazza onesta, chinò il capo, e affrettò il passo senza dargli retta.
- Che gamba, neh! - borbottò Carlino. - Se va di questo passo a trovar l'innamorato, felice lui!-
La ragazza, vedendo che le si attaccavano alle gonnelle, si fermò su due piedi, col paniere in mano, e si mise a strillare:
- Lasciatemi andare per la mia strada, e badate ai fatti vostri.
- Eh! che non ce la vogliamo mangiare! - rispose il Pigna. - Che diavolo! -
Ella riprese per la sua via, a testa bassa, da contadina cocciuta che era.
Carlo, a fine di rompere il ghiaccio, domandò:
- O dove va, bella ragazza... come si chiama lei?
- Mi chiamo come mi chiamo, e vado dove vado -.
Ambrogio volle intromettersi lui: - Non abbia paura, che non vogliamo farle male. Siamo buoni figliuoli, andiamo al tramvai pei fatti nostri -.
Come egli aveva la faccia d'uomo dabbene la giovane si lasciò persuadere, anche perché annottava, e andava a rischio di perdere la corsa. Ambrogio voleva sapere se quella era la strada giusta pel tramvai.
- M'hanno detto di sì - rispose lei. - Però io non son pratica di queste parti -. E narrò che veniva in città per cercare di allogarsi. Il Pigna, allegro di sua natura, fingeva di credere che cercasse di allogarsi a balia, e se non sapeva dove andare, un posto buono glielo trovava lui la stessa sera, caldo caldo. E come aveva le mani lunghe, ella gli appuntò una gomitata che gli sfondò mezzo le costole.
- Cristo! - borbottò. - Cristo, che pugno! E gli altri sghignazzavano.
- Io non ho paura di voi né di nessuno! - rispose lei. - Né di me? - E neppure di me? - E di tutti e tre insieme? - E se vi pigliassimo per forza? - Allora si guardarono intorno per la campagna, dove non si vedeva anima viva.
- O il suo amoroso - disse il Pigna per mutar discorso - o il suo amoroso come va che l'ha lasciata partire?
- Io non ne ho - rispose lei.
- Davvero? Così bella!
- No, che non son bella.
- Andiamo, via! E il Pigna si mise in galanteria, coi pollici nel giro del panciotto. - Perdio! se era bella! Con quegli occhi, e quella bocca, e con questo, e con quest'altro! - Lasciatemi passare - diceva ella ridendo sottonaso, con gli occhi bassi.
- Un bacio almeno, cos'è un bacio? Un bacio almeno poteva lasciarselo dare, per suggellare l'amicizia. Tanto, cominciava a farsi buio, e nessuno li vedeva. - Ella si schermiva, col gomito alto. - Corpo! che prospettiva - Il Pigna se la mangiava con gli occhi, di sotto il braccio alzato. Allora ella gli si piantò in faccia, minacciandolo di sbattergli il paniere sul muso.
- Fate pure! picchiate sinché volete. Da voi mi farà piacere! - Lasciatemi andare, o chiamo gente! - Egli balbettava, con la faccia accesa: - Lasciatevelo dare, che nessun ci sente -. Gli altri due si scompisciavano dalle risa. Infine la ragazza, come le si stringevano addosso, si mise a picchiare sul sodo, metà seria metà ridendo, su questo e su quello, come cadeva. Poi si diede a correre con le sottane alte.
- Ah! lo vuoi per forza! lo vuoi per forza! - gridava il Pigna ansante, correndole dietro.
E la raggiunse col fiato grosso, cacciandole una manaccia sulla bocca. Così si acciuffarono e andavano sbatacchiandosi qua e là. La ragazza furibonda mordeva, graffiava, sparava calci.
Carlo si trovò preso in mezzo per tentare di dividerli. Ambrogio l'aveva afferrata per le gambe onde non azzoppisse qualcheduno. Infine il Pigna, pallido, ansante, se la cacciò sotto, con un ginocchio sul petto. E allora tutti e tre, l'uno dopo l'altro, al contatto di quelle carni calde, come fossero invasati a un tratto da una pazzia furiosa, ubbriachi di donna... Dio ce ne scampi e liberi!
Ella si rialzò come una bestia feroce, senza dire una parola, ricomponendo gli strappi del vestito e raccattando il paniere. Gli altri si guardavano fra di loro con un risolino strano. Com'ella si muoveva per andarsene, Carlo le si piantò in faccia col viso scuro: - Tu non dirai nulla! - No! non dirò nulla! - promise la ragazza con voce sorda. Il Pigna a quelle parole l'afferrò per la gonnella. Ella si mise a gridare.
- Aiuto!
- Taci!
- Ajuto, all'assassino!
- Sta zitta, ti dico! -
Carlino l'afferrò alla gola.
- Ah! vuoi rovinarci tutti, maledetta! - Ella non poteva più gridare, sotto quella stretta, ma li minacciava sempre con quegli occhi spalancati dove c'erano i carabinieri e la forca. Diventava livida, con la lingua tutta fuori, nera, enorme, una lingua che non poteva capire più nella sua bocca; e a quella vista persero la testa tutti e tre dalla paura. Carlo le stringeva la gola sempre più a misura che la donna rallentava le braccia, e si abbandonava, inerte, con la testa arrovesciata sui sassi, gli occhi che mostravano il bianco. Infine la lasciarono ad uno ad uno, lentamente, atterriti.
Ella rimaneva immobile stesa supina sul ciglione del sentiero, col viso in su e gli occhi spalancati e bianchi. Il Pigna abbrancò per l'omero Ambrogio che non si era mosso, torvo, senza dire una parola, e Carlino balbettò:
- Tutti e tre, veh! Siamo stati tutti e tre!... O sangue della Madonna!... -
Era venuto buio. Quanto tempo era trascorso? Attraverso la viottola bianchiccia si vedeva sempre per terra quella cosa nera, immobile. Per fortuna non passava nessuno di là. Dietro la pezza di granoturco c'era un lungo filare di gelsi. Un cane s'era messo ad abbaiare in lontananza. E ai tre amici pareva di sognare quando si udì il fischio del tramvai, che andavano a raggiungere mezz'ora prima, come se fosse passato un secolo.
Il Pigna disse che bisognava scavare una buca profonda, per nascondere quel ch'era accaduto, e costrinsero Ambrogio per forza a strascinare la morta nel prato, com'erano stati tutti e tre a fare il marrone. Quel cadavere pareva di piombo. Poi nella fossa non c'entrava. Carlino gli recise il capo, col coltelluccio che per caso aveva il Pigna. Poi quand'ebbero calcata la terra pigiandola coi piedi, si sentirono più tranquilli e si avviarono per la stradicciuola. Ambrogio sospettoso teneva d'occhio il Pigna che aveva il coltello in tasca. Morivano dalla sete, ma fecero un lungo giro per evitare un'osteria di campagna che spuntava nell'alba; un gallo che cantava nella mattinata fresca li fece trasalire. Andavano guardinghi e senza dire una parola, ma non volevano lasciarsi, quasi fossero legati insieme.
I carabinieri li arrestarono alla spicciolata dopo alcuni giorni; Ambrogio in una casa di mal affare, dove stava da mattina a sera; Carlo vicino a Bergamo, che gli avevano messo gli occhi addosso al vagabondare che faceva, e il Pigna alla fabbrica, là in mezzo al via vai dei lavoranti e al brontolare della macchina; ma al vedere i carabinieri si fece pallido e gli s'imbrogliò subito la lingua. Alle Assise, nel gabbione, volevano mangiarsi con gli occhi l'un l'altro, che si davano del Giuda. Ma quando ripensavano poi al cellulare com'era stato il guaio, gli pareva d'impazzire, una cosa dopo l'altra, e come si può arrivare ad avere il sangue nelle mani cominciando dallo scherzare.

07 maggio 2007

Ma che DICO?

Nel corridoio dell'anagrafe di Roma, il primo giorno di entrata in vigore della nuova legge.

L'usciere: "Dica".

Signora: "Di.Co.".

"Dica, dica pure!".

"Gliel'ho detto: Dico!".

"Che fa, la spiritosa? Io sto a lavora' Signora... che deve fa'?".

"La Dichiarazione di Convivenza".

"Ah, si, il PACS".

"... DICO".

"Dica...".

"Dico, non Pacs: si chiama DICO!!!".

"Ah, pensa te... Eccole il modulo.".

"E dopo che l'ho compilato che devo fa'?".

"Vediamo un po'... ecco: articolo 3, deve darne comunicazione all'altro convivente".

"E che cosa gli comunico, scusi? Che conviviamo? Credo lo sappia già..."

"Signora mia cara, mica l'ho fatta io la Legge. Qui c'è scritto chiaramente che glielo deve comunicare. Legga: 'mediante raccomandata con avviso di ricevimento'. La legge parla chiaro!".

"Cioè, mi faccia capire bene: io devo andare alla posta e spedire una raccomandata a casa mia?".

"Si, al suo convivente".

"E se lui non c'è, quando viene il postino?".

"Beh, lei è la convivente, no?".

"Certo!".

"E allora può firmare lei la ricevuta".

"Cioè io firmo di ricevere una lettera spedita da me al mio indirizzo. Ma non le pare assurdo?".

"Signora mia bella, quello che pare a me non conta niente...".

"E la ricevuta che ho firmato?".

"Quella se la riprende il postino. Poi gliela rispediscono al suo indirizzo".

"Così io ricevo una ricevuta firmata da me in cui io dichiaro di aver ricevuto una lettera che mi sono spedita io al mio indirizzo... e se non arriva la ricevuta di ritorno?".

"Può fare reclamo dichiarando di non aver mai ricevuto la ricevuta che lei ha firmato per una lettera raccomandata che si è spedita al suo indirizzo... ma intanto compili il modulo che la fila è lunga... Avanti il prossimo! Dica, signore.".

"Dico!".

"Aridaje...."



Ringrazio G.N. per questo contributo

Strano, ma vero

Per rinfrancar lo spirito tra un enigma - della vita - e l'altro (cit. dal celebre trattato filosofico "De sectimana enigmisticae" ), vi invio un 'giochino' da fare a dir poco spassoso e al tempo stesso incredibile !!

Tutto succede su google maps, provare x credere :

1) Vai alla pagina http://maps.google.it/
2) scrivi in alto "milano" e conferma premendo "invio"
3) una finestrina appare al centro, clicca su "Da qui"
4) inserisci questo indirizzo di destinazione "long beach, california" (fai copia e incolla, se vuoi)
5) Ora clicca su "vai"

6) Ora leggi il punto 45 delle indicazioni e ....... fatti forza !!!



Ringrazio P.C. per questo contributo

05 maggio 2007

Le chiavi di ricerca di aprile dell'altro mio blog

Anche qui mi dedico alle chiavi di ricerche "inedite". Eccole:

aslan costruzioni: ?

"enzo lo dato": Enzo Lo Dato è il direttore dell'Ufficio Legalità del Comune di Palermo. Un uomo impegnato contro la mafia di cui parlo qui: http://matteobloggatorussia.blogspot.com/2006/11/proposito-
della-gazprom-iii.html

kravcov gazprombank: Andrej Kravcov è il vice presidente dell'Arosgas, azienda austro-russa del settore del gas e la Gazprombank è una banca legata alla Gazprom. Vedi: http://matteobloggatorussia.blogspot.com/2006/11/proposito-
della-gazprom-ii.html

"aslambek aslachanov": Aslambek Achmetovič Aslachanov è il principale consigliere di Putin. Vedi: http://president.kremlin.ru/eng/subj/53050.shtml

baschiria teatro opera: non so nulla di teatri d'opera in Baschiria...

ossezia+parlamento: il parlamento dell'Ossezia Settentrionale ha svolto un'indagine su Beslan, i cui risultati sono ben diversi dalla versione ufficiale "federale". Si veda: http://matteobloggatorussia.blogspot.com/2006/12/proposito-
di-beslan-ii.html

griboedov "che disgrazia l'ingegno": "Che disgrazia l'ingegno" di A.S. Griboedov...

struktura rovd in russia: di nuovo una chiave mezzo in russo e mezzo in italiano...

politica russia: in Russia non si può fare politica per davvero...

martin shlaff jurimex: Martin Shlaff è un proprietario di casinò in affari con il figlio di Ariel Sharon. Jurimex è un gruppo finanziario svizzero. Vicende poco chiare di cui si parla qui: http://matteobloggatorussia.blogspot.com/2006/11/proposito-
della-gazprom-ii.html

max lazovskij: Maksim Lazovskij era a capo di un'associazione a delinquere con strani legami con uomini dei servizi segreti russi. Vedi: http://matteobloggatorussia.blogspot.com/2007/01/proposito-di
-avvelenamenti-ed.html

martin shlaff: vedi martin shlaff jurimex

russia i diritti umani i detenuti politici: La Russia viola i diritti umani e ha detenuti politici? Sì.

kaširka: In via Kaširka a Mosca nel 1999 ebbe luogo uno di quelli attentati in risposta ai quali iniziò la seconda guerra cecena...

chasmagomed: Chasmagomed Bogatyrëv è un guerrigliero ceceno. Vedi: http://matteobloggatorussia.blogspot.com/2007/04/proposito-
della-giustizia-in-russia-iii.html

zara: Zara Murtazalieva, ragazza cecena condannata ingiustamente per terrorismo, si è trovata ad essere difesa da... Ramzan Kadyrov! Vedi: http://matteobloggatorussia.blogspot.com/2007/02/proposito-di
-ramzan-kadyrov-ii.html

russia violazione diritti umani: vedi russia i diritti umani i detenuti politici

"nazionale argentina" renova: il gruppo multimediale "Renova", di proprietà del miliardario russo Veksel'berg ha di fatto comprato la nazionale di calcio argentina e gli ha fissato una serie di amichevoli insensate. Vedi: http://matteobloggatorussia.blogspot.com/2006/11/proposito-del
-calcio-russo-e-del-fatto_17.html

chajcharoev: Umar Alaudinovič Chajcharoev ha scoperto quanto sono false certe promesse delle autorità russe. Vedi: http://matteobloggatorussia.blogspot.com/2006/12/proposito-dei
-desaparecidos-del.html

spostamenti di massa in russia: in massa si spostano i civili ceceni per sfuggire alla guerra. E non solo loro

transmaš holding: la Transmaš è una fabbrica di materiale ferroviario, una buona fetta della quale appartiene casualmente al vice presidente della Duma. Vedi: http://matteobloggatorussia.blogspot.com/2006/12/proposito-di-putin-iii.html

02 maggio 2007

Comunque la si pensi su di lui, è un grosso personaggio...

Nè ateo nè devoto
Il direttore del Foglio racconta l'ultimo libro di Benedetto XVI. E se stesso, come non ha mai fatto prima

Tratto da TEMPI del 26 aprile 2007

Per gentile concessione di Radio Maria, pubblichiamo ampi stralci dell'intervista del professore e sociologo Paolo Sorbi al direttore del Foglio Giuliano Ferrara, andata in onda giovedì 19 aprile.

Giuliano, raccontaci un po' la tua storia, la tua formazione.
In linea patrilineare c'è un nonno massone, liberale, del gruppo del Mondo, antifascista, avvocato degli antifascisti al tribunale speciale. E una rottura in famiglia, nel senso che mio padre, contro l'attendismo dei liberali, contro il loro rappresentare un vecchio mondo e illuso, ruppe e diventò comunista. Si sposò con mia madre che era una borghese, linea matrilineare, avvocati delle acque in Abruzzo, la nonna materna pianista napoletana, abbastanza agiati, con un piccolo patrimonio, palco all'opera, eccetera. La conquista della borghesia intellettuale romana fu una delle chiavi di sviluppo del Partito comunista di Togliatti. Cioè di quel partito molto particolare che nacque in Italia quando Togliatti, finita la sua esperienza molto truce e dura e "colpevole" di capo - lui sì - della Terza Internazionale a Mosca all'hotel Lux durante le purghe staliniane, tornò in Italia e cercò di fare una cosa sul filo delle riflessioni di Antonio Gramsci. Una cosa concepita così: una doppia verità, una doppia strada. Da un lato mantenere il vecchio apparato comunista con tutte le sue fedeltà. Dall'altro promuovere anche attraverso l'incontro con i giovani borghesi intellettuali di provenienza liberale una sorta di conquista del potere attraverso le idee. Nel mondo della Guerra fredda c'era in Italia la Democrazia cristiana e il Partito comunista che amministrava la sua enorme vigna dell'ideologia con questa doppia verità. Ciò ha prodotto un partito naturalmente pericoloso per la democrazia (che per fortuna è stato fermato da De Gasperi) ma anche particolare. Il Partito comunista italiano custodiva certi valori. Togliatti è un uomo che certamente avrebbe storto il naso di fronte ai Dico.

Ah, questo è sicuro.
Sì. Ed è certamente un uomo che ha fatto alcune riflessioni sulla bomba atomica, sulla pace nel mondo, sull'importanza dei ceti medi, sulla via nazionale al socialismo - così la chiamavano ufficialmente -, riflessioni che hanno fatto del Partito comunista questa cosa un po' particolare in Italia. I miei erano quel tipo di comunisti lì, giornalisti, collaboratori di Togliatti. E io sono nato il 7 gennaio del 1952. In Italia c'era Pio XII, non c'era ancora stato il Concilio Ecumenico Vaticano II, c'era appunto la Guerra fredda, un viaggio in America era una cosa quasi impossibile. Insomma, si era agli inizi del progresso civile, commerciale, economico, politico che è invece il
contesto del nostro contemporaneo. E sono cresciuto per tre anni a Mosca dove ho avuto più che altro esperienze emozionali. Però un certo imprinting, come direbbe uno psicanalista, l'ho naturalmente ricevuto. Poi sono tornato in Italia e vivevo in una grande libertà psicologica perché appunto i comunisti italiani non erano come tanti altri comunisti europei, diciamo bacchettoni ideologicamente, ma piuttosto disinvolti anche nella vita personale. Io, per esempio, che sono stato comunista fino a trent'anni, non sono mai andato come le famose delegatje nei paesi socialisti d'estate, non ho mai frequentato le scuole di partito. Insomma si viveva l'esperienza della politica con grande libertà. Però il segno era quello: il segno era che nel mondo
nel Novecento, sulla scia del profetismo gigantesco di Carlo Marx (che lo stesso Ratzinger ritiene nella linea da Kant, Hegel e prima ancora da Vico, della modernità, uno dei grandi pensatori degli esiti nietzschiani, degli esiti di ragione strumentale del pensiero moderno), io sono diventato comunista con il biberon, sono diventato comunista nell'adolescenza, nella giovinezza. Era un atteggiamento che riguardava i fondamentali dell'esistenza. Questo non implicava e non ha mai
implicato assolutamente - ci tengo a dirlo perché è una delle cose che ho riscoperto poi nella mia maturità e ormai quasi vecchiezza - un conflitto con la Chiesa in quanto tale e con il cristianesimo in quanto tale. Anzi, ha implicato sempre un sofferto, tormentato problema di rapporto, di dialogo. Poi naturalmente c'era Peppone e don Camillo. C'erano questi elementi assolutamente di superficie. I cattolici in Italia, anche grazie a Pio XII, furono un baluardo importante dell'anticomunismo nel senso alto del termine, cioè della critica a un regime materialista e ateo che si fondava su un progetto di radicale scristianizzazione del mondo. Erano quindi considerati come degli avversari. Ma con un rispetto e, se posso dirlo, con una devozione che certamente non avevano mio nonno e il filone della sinistra massonica, liberale, radicale e laica. Questo è un po' il timbro della mia formazione, che è stata anche molto individualistica, molto libera. Poi è venuto il 1968, i movimenti di massa degli studenti eccetera. Ho poi provato l'obbrobrio per la crisi di quelle speranze borghesi degli studenti dei licei e delle università italiane quando si sono
convertiti nel settarismo, nella violenza, nel terrorismo. L'ho provato da comunista italiano, cioè considerando che terrorismo e violenza erano nell'album di famiglia - questo l'ho capito molto presto - ed erano però anche pericolosi concorrenti. Noi credevamo che si dovesse riformare, modificare, cambiare anche strutturalmente l'Italia (con molti equivoci sulla democrazia, sulla tolleranza, sulle libertà, perché ce li avevamo dentro questi equivoci), ma pensavamo che si dovesse fare all'interno del sistema democratico. Perciò questo appello secessionista dell'estrema sinistra e del partito armato degli anni Settanta - anni che per me sono stati molto formativi, ero a Torino allora - io lo combattevo molto, molto fermamente. Poi, a un certo punto, adiuvante (e molto) Giovanni Paolo II, che fu eletto Papa nel 1978 e costituì subito una rottura; adiuvante il movimento di Solidarnosc, il finto strappo di Enrico Berlinguer e una certa mia insofferenza per le regole del centralismo democratico e per alcuni elementi di cedimento verso la predicazione di estrema sinistra e terroristica che erano presenti anche nel mio partito (io ero della frazione amendoliana, nel senso di Giorgio Amendola, un leader Pci che da questo punto di vista è stato molto preveggente); considerando un residuo della storia privo di qualunque forza e di qualunque capacità di persuasione il sistema socialista reale degli Stati socialisti, ho rotto col partito nel 1982 e me ne sono andato prendendo un pretesto morale che mi sembrava giusto. Me ne sono andato e mi sono ritirato, non mi sono messo sul mercato dei dissidenti del Pci che era fiorente a quell'epoca, e sono rientrato nel privato. Ho ricominciato a studiare filosofia e ho dato tutti gli esami tranne la laurea perché con un po' di snobismo ho pensato che era meglio non essere laureati che laureati secondo la lezione di Benedetto Croce. Poi mi sono ricostruito una vita. Che è questa vita di giornalista, di polemista, di persona appassionata alle idee, ai problemi, eccetera. Naturalmente, come era ovvio, essendo uscito su quelle posizioni dal Partito comunista, ho incontrato sulla mia strada Bettino Craxi (che era un leader riformista serio, con tutti i suoi difetti, con tutte le tragedie di quel gruppo dirigente sino alla sua fine) e l'ho sostenuto senza mai più entrare in un partito, né il Psi prima, né Forza Italia dopo, stando sempre fuori e cercando di dire sempre quello che penso. La mia identità attuale la conoscete, sono stato folgorato sulla via di Regensburg. Ma prima di Regensburg.

Aspetta, Giuliano. C'è un passaggio, quando tu hai detto: «Mi ritirai nel privato dopo l'uscita dal partito comunista, dalla federazione di Torino», che interessa anche a noi. Chi non ti stima nel mondo cattolico, e sono molti, non capisce il tuo legame con uno strano filosofo americano di origine ebraica, Leo Strauss. Perché, al contrario dei vari filoni dello storicismo europeo, tu non ti sei mai risciacquato i panni in Arno con i grandi del pensiero classico tedesco e invece vai a rifondarti davanti a uno sconosciuto filosofo americano? Perchè Leo Strauss?
La cosa non è facilissima. Te la racconto molto volentieri. In una nota nella grande monografia su Niccolò Machiavelli di Gennaro Sasso, che era mio professore e che appartiene alla scuola crociana, liberale, storicista, si parlava di questo Leo Strauss e si riferiva anche di un bellissimo saggio di Arnaldo Momigliano su Strauss. La cosa mi incuriosì perché la nota diceva che Strauss dava un'interpretazione di Machiavelli non dico proprio esoterica, ma con un doppio livello di
lettura del suo testo e che questo derivava dal fatto che Strauss lavorava su grandi pensatori arabi ed ebraici che si ponevano il problema del rapporto tra ragione e rivelazione, tra Atene e
Gerusalemme, ed elaborava un doppio livello di lettura dei testi. La cosa mi incuriosì intellettualmente e, come ho detto in un'intervista allo Spiegel, avendo io restituito la tessera del partito comunista, presi la tessera del Goethe Institute per studiare l'opera straussiana. Andai a Berlino e a Friburgo per cercare di capire che cosa ci fosse dietro questo pensiero di doppia lettura dei testi. Che è successo? è successo che mi sono proprio innamorato. Ve lo dico in breve: c'è un Leo Strauss famoso sui giornali che è il pensatore che nella Chicago degli anni Sessanta attrasse un'intera generazione di studiosi, molti dei quali si sono poi ritrovati ad essere i famosi neoconservatori americani. Ma questo è il Leo Strauss più superficiale (...). C'è poi uno Strauss più profondo, più vero, poiché Strauss non era un politico, non era un ideologo, ma era un grande filosofo e un ebreo non osservante che aveva un senso molto forte della religione dei padri. Lo Strauss rabbinico, talmudico nel suo modo di sollecitare i testi. Bene, questo stato più profondo l'ho ritrovato - e adesso ne scriverò - nella stupenda premessa del libro di Ratzinger su Gesù. Il problema è tutto qui: Ratzinger dice che la teologia liberale, quella di Von Harnack, ha stabilito che il Gesù della storia non è il figlio di Dio in comunione con il Padre celeste; che il Gesù dei Vangeli è solo un Gesù della storia che diventa figlio di Dio soltanto dopo, attraverso l'evangelizzazione del cristianesimo primitivo; che Gesù è un santone, un maestro - un po' una visione alla Ermanno Olmi - che predicava l'amore e tutti quei libri si possono buttare via, la cosa importante è questo messaggio di puro amore e di sapienza. Gesù non è la via, la verità e la vita. Ovviamente sto semplificando in modo tragico. Ratzinger dice che il metodo storico critico di lettura dei Vangeli è stato molto importante, che per la Chiesa è fondamentale, perché naturalmente la fede cristiana si radica nell'idea di un avvenimento della storia e quindi è importantissimo sviscerare tutti i termini di questo grande avvenimento secondo un metodo storico critico, non si può fare soltanto fare dell'esegesi mistica o canonica. Ma Ratzinger dice una cosa molto bella: dice che il problema del metodo storico critico è che deve lasciare la parola che rinviene nel passato, non può farla contemporanea, non può sollecitarla e interrogarla secondo il progetto esistenziale dell'uomo di oggi. La deve lasciare nel passato, come ipotesi, perché il passato non si può recuperare integralmente nel presente.

(...) Io penso che o Ratzinger ha letto Strauss o sicuramente Strauss lesse Ratzinger. E comunque i due hanno letto gli stessi testi e si sono formati dentro uno stesso procedimento di ricerca. Questa cosa in Ratzinger l'ho ritrovata fortissima nei primi sei capitoli del libro che ho letto e mi sono fermato lì e non vedo l'ora di riuscire a finirlo. Dunque Strauss mi ha insegnato a leggere i testi con questa idea: e se avessero ragione? Se Platone avesse ragione? Tu devi leggere un testo di filosofia antica, un testo razionalista o un testo idealista, devi leggerlo con l'idea che ti sia contemporaneo e che tu dialoghi con lui, che non è una parte del passato che attraverso la tua filosofia storicistica tu puoi ricomprendere e superare in ogni momento. No, non è così. Tu devi discutere con autori che devi intendere per come essi hanno compreso se stessi, non per come li comprendi tu dall'alto della montagna dello storicismo. Questo è fondamentale, anche nell'esegesi cristiana, nel modo in cui si accede al messaggio evangelico. Gesù ha detto «io sono la via, la verità e la vita» punto e basta. Non è che si può discutere questa affermazione. La
cosa bellissima è che Ratzinger-Benedetto XVI (come lo chiama il cardinal Ruini con grande sapienza mettendo un trattino) insiste su questo punto che per me è straordinario: bisogna evocare la parola antica, ciò che è stato detto nel passato - e questo riguardo al cristianesimo ovviamente solo la Chiesa può farlo in modo adulto, maturo - bisogna evocare la parola passata come se fosse presente e secondo i criteri che quella parola ha significato per sempre (perché
sono i criteri che sono insiti in quella parola), non la si può evocare come un passaggio storico di cui noi oggi possiamo giudicare come meglio preferiamo.

Hai esplicitato un aspetto che ti viene fortemente rovesciato contro. Perché, in quanto "ateo devoto", Giuliano Ferrara sarebbe nient'altro che l'uso strumentale della religione per scopi politici, la reincarnazione dell'Action francaise di Maurras.
Quell'accusa è stato uno sbotto di cattivo umore del filosofo Pietro Scoppola e, ogni tanto, della scuola di Bologna, Alberigo e altri, generata da equivoci che appartengono a chi si mostra così folle da pensare una cosa del genere. Nel senso che, certo, un dualismo dentro di me c'è, come c'è dentro tutti gli uomini un'incapacità di portarsi a sintesi. Un dualismo c'è, ma non quel tipo di doppiezza politica di cui mi si accusa. Anche perché io non ho ambizioni politiche e non coltivo il corridoio del potere. Neanche quello curiale Vaticano. Ho un atteggiamento di amicizia totalmente disinteressata e speculativa, anche d'azione, nel senso che poi se credo in certe cose cerco di favorirle. Ma c'è questo, non altro. Non ho niente da chiedere e niente da dare alla Chiesa. Se la difendo è perché credo profondamente che nella comprensione del mondo in cui vivo la Chiesa è un passo avanti alla cultura secolarista. Sulle cose, sulla vita, sui cosiddetti valori o criteri della vita giusta ho incontrato un pensiero che mi affascina, mi suggestiona, mi importa. Quanto all'ateo devoto voglio sempre ricordare un punto: ateo devoto è un modo sprezzante di giudicare coloro che fanno corridoio curiale e si alleano con la Chiesa come istituzione, ma non hanno una vera fervente fede o anzi sono atei. Questo modo sprezzante di definire questa categoria di persone riguarda una sorta di lotta interna al mondo cattolico ed è stato coniato dal
compianto Beniamino Andreatta, che è un cattolico democratico di Bologna, di quell'ambiente a me particolarmente ostile (ma non tutti, molti dialogano con me in modo intelligente). Andreatta usò questa espressione, io la lessi nel libro di Alberto Melloni "Chiesa madre, Chiesa matrigna". Era il novembre del 2003 quando feci scoppiare il caso Buttiglione, cioè quando io col mio giornale alimentai una grande campagna, scandalizzato del fatto che si potesse escludere un cattolico che aveva parlato di peccato pur nella distinzione tra peccato e reato. E questo rogo della strega cattolica fu consumato nel pieno di una baldante Europa multiculturale e multietica. Allora andai nel Teatro Nuovo di Milano e feci un discorso ai ragazzi che si erano assiepati lì con Luigi Amicone, con lo stesso Buttiglione, e provocatoriamente mi assunsi questo nomignolo. In realtà io ateo non sono, la mia è una posizione teista. Io non ho una fede personale, non ho questo dono, questa grazia soprannaturale e non ho una confessione praticata e osservante. Io non sto dentro l'ortodossia della Chiesa cattolica, perché pur essendo stato battezzato - credo avventurosamente da ragazzo, i miei genitori si sposarono anche in Chiesa, perché quello era il partito di Togliatti, era nazionalpopolare quindi si faceva quello che facevano tutti - io non ho la fede. E pur essendo culturalmente cattolico, non sono parte della Chiesa, del popolo di Dio.

Ma la mia è una posizione teista. Per quello che ho letto, per quello che ho capito, per quello che ho esperito dell'esistenza, attraverso il mio matrimonio, i miei amori, l'amore che ho portato a mio padre e a mia madre, attraverso la lettura che ho fatto della società. Io ho una posizione che praticamente è quella richiamata da Ratzinger parafrasando Ugo Grozio: quella di vivere come se Dio esistesse. Cioè io non penso come essere umano generico di essere signore della terra. Non penso di essermi creato da solo. Non penso, come anche molti conservatori pensano, che si debba mettere al proprio servizio la vita che sopravviene. Ma, anzi, penso che si deve essere al servizio della vita che sopravviene. Quindi penso che la nostra era è caratterizzata da questo immenso scandalo dell'incontro tragico, sbagliato, sbilenco, col problema dell'aborto. Insomma, penso molte cose cattoliche senza essere cattolico. Ma non sono "un ateo devoto". Chi mi conosce sa che
io sono il contrario di un "devoto". Sono una persona disciplinata e razionale, ma "devoto" no. Cosa c'entro io con il nazionalismo cattolico? Cosa c'entro io con Maurras, con l'idea di un uso politico della religione? Assolutamente niente. Osservo tra l'altro che questa accusa mi viene sempre fatta da persone che fanno un uso politico quotidiano della religione. Lo fanno legittimamente, eh!

Hai detto che è un atteggiamento di amicizia quello che ti porta verso il mondo cattolico.
(...) Noi pubblicammo già nel 2000 la direttiva della Congregazione per la dottrina della fede su Gesù, quella che fece molto scandalo. Insomma, ho cominciato abbastanza presto a riflettere su queste cose, ma quello era un interesse puramente intellettuale. A me sembrava suggestivo, importante, da far conoscere, un teologo così intelligente, ma non avevo ancora un giudizio perfettamente formato, che spiegava che esiste un diritto a rivendicare una propria via di salvezza e la sua unicità. Altrimenti la religione non esiste più, la religione cattolica non esiste più, la dottrina non esiste più. Certo, la si può esperire in modi diversi, non è un dogma fondamentalista, diciamo così, però è un dogma. È una cosa di fondo che appartiene alla definizione dell'identità e io sono sempre stato affascinato dal tema dell'identità. Però, appunto, questo era un interesse ancora solo intellettuale. Quando ho visto il caso Buttiglione, la questione
bioetica, una legge assolutamente non barbara, non medievale né violenta contro le donne, ma che cercava di salvaguardare e tutelare con dei piccoli divieti, mi è proprio venuta una rabbia contro una concezione del mondo profondamente intollerante. Cioè il liberalismo, la tolleranza e tutti i grandi miti dell'Illuminismo, che pure sono stati importanti per la Chiesa, che Ratzinger rivendica come un elemento importante di ricostruzione della Chiesa moderna che si è separata dal temporalismo eccetera. Ecco, questa roba qui è diventata invece ideologia intollerante, dogmatismo. Devi vivere in quel modo per forza, devi considerare assolutamente normale fare come a Blacksburg, cioè mettere gli embrioni l'uno in fila all'altro e squartarli e farlo in nome di un desiderio che diventa diritto.

Insomma, studiando questi problemi, entrandoci dentro, ho cercato, facendo questa campagna inventata insieme ad Amicone "Fratello embrione sorella verità", di mettere in contatto questi grandi temi etici con una offensiva o guerra di tipo culturale di fiancheggiamento aperto di una posizione che era la posizione della Chiesa, ma non per questo era meno di una posizione. Era una posizione che avrei preso comunque in rapporto al tempo in cui vivo. Ed è stata un'esperienza straordinaria, perché, naturalmente, ho scoperto un'Italia di cui non conoscevo neanche lontanamente l'esistenza. Un pubblico di minoranza, ma curiosamente molto folto. Tanta gente, sempre. Un pubblico molto attento, molto capace di parlarmi oltre che di ascoltarmi (io non credo solo nell'ascolto universale, tutti stanno zitti e tutti ascoltano, queste sono cose da guru di religioni cosmiche). L'ascolto è importante perché c'è qualcuno che parla e viceversa, il dialogo si fonda sulle identità che si incrociano, non sulla mistica dell'ascolto. E, quindi, io ho trovato proprio una realtà, una forza morale, una psicologia interessante, diversa dal solito. Non i soliti che hanno visto tutti gli stessi film e letto tutti gli stessi libri. Ecco: ho trovato gente fuori dalle mitografie del moderno e invece molto dentro una cosa molto salda e molto affascinante per chiunque come è il cristianesimo.

Noi viviamo in quella realtà italiana - penso a Enzo Bianchi della Comunità di Bose, alle testimonianze delle comunità di base di Firenze dopo la morte di Padre Balducci, a cose anche bolognesi - che pensano il postconcilio in termini di "solidarietà", che poi si trasforma tante volte in statalismo. Come primo punto, dunque, la Chiesa sarebbe la grande organizzatrice della solidarietà dei poveri. Che però è una parola seria, Giuliano, non può essere solo confusa con i cascami del cattolicesimo democratico. Ecco la "questione antropologica". Tu, da amico che dialoga con la questione della ragionevolezza della fede, come l'hai vissuta anche esistenzialmente? Questa rottura, questa polemica che sappiamo tutti esserci anche nel Sacro collegio, c'è nei cardinali, nei vescovi, nelle scuole di teologia, è feconda, ma ci blocca anche come mondo cattolico. Qui bisogna parlare fuori dai denti. Tante volte anche Radio Maria è ostacolata perché difende la centralità culturale e poi anche politica del problema della vita. Vorrei che questo blocco che ruota attorno alla questione antropologica e al tema "vita" sin dal suo concepimento ce lo descrivessi tu, da "esterno-interno".
Cerco di farlo, per quanto posso. Ieri ho presentato alla Lateranense insieme a monsignor Stanislaw Rylko, a monsignor Giampaolo Crepaldi e a monsignor Rino Fisichella il libro di Camillo Ruini che è stato pubblicato adesso dall'editore Cantagalli e che contiene sia una bellissima lezione sul pensiero di Ratzinger tenuta al clero romano dopo il discorso di Ratisbona, sia un saggio portante sulla nuova questione antropologica. Quindi sono preparato.

Ruini cita due bellissime frasi di Karl Lowith , pensatore e filosofo di straordinaria energia, un libro della prima metà degli anni Quaranta che si chiama "Da Hegel a Nietzsche", cioè come si è andati dalla razionalizzazione assoluta del mondo e dalla filosofia dello spirito, al nichilismo nietzsciano. Lowith non è un cattolico, è un ebreo, ha avuto anche rapporti con Leo Strauss, epistolari famosi che sono stati pubblicati, ed è un osservatore molto acuto. Cosa dice? Una cosa molto semplice: guardate che il fatto che siamo tutti esseri umani, tutti uomini, non è naturale, non nasce nel mondo naturale generico, nasce nel mondo cristiano. Questo riconoscimento della universale dignità della persona nasce nel mondo cristiano. E poi aggiunge drammaticamente: con l'affievolirsi della forza del cristianesimo e della sua presa sul mondo, con l'indebolirsi, come dice Ruini, dell'attesa di salvezza, si è indebolita anche questa percezione dell'umano. E' tutta qui la nuova questione antropologica. Il problema non è di rispolverare dalle biblioteche i testi dell'umanesimo, ma è di guardarsi in faccia. Allora, se possiamo selezionare la vita in modo
eugenetico - e questa è una caratteristica che il mondo contemporaneo ha avuto sia nelle social democrazie laiche del nord o protestanti, sia nel mondo anglosassone e in America, diciamo nel mondo liberale, sia nel nazismo, lo sperimentalismo e la concezione dell'uomo come oggetto e il razzismo del Terzo Reich. Quindi, se possiamo fare questo, e lo possiamo fare in modo sempre più certificato e tecnicamente avanzato nei nostri laboratori, se possiamo permetterci un miliardo di aborti negli ultimi trenta anni, se possiamo permetterci una nozione della vita per cui l'uomo è solo corpo, solo i suoi referti clinici, le sue malattie, le sue carotidi otturate, il suo bisogno sessuale oggettivato in matrimoni che falliscono uno dopo l'altro, e questa sua ansia d'amore si disperde nel dualismo tra il suo io sempre più debole e il suo corpo sempre più forte, sempre più possente (e qui segnalo un racconto di Philip Roth che si chiama "Everyman"). Se il cristianesimo si è indebolito, se il primato del corpo insieme ai progressi della tecnoscienza stanno facendo di noi quello che stanno facendo di noi, cioè una civiltà decadente, in profonda e radicale crisi in relazione ai criteri che distinguono il bene dal male. Bè la questione va affrontata, va presa per i capelli e va riproposta a tutti gli uomini di buona volontà e va trattata, discussa, pensata nel fuoco delle grandi battaglie contemporanee che sono anche battaglie sulle leggi, sulla dimensione pubblica dell'esistenza, su ciò che si può e non si può fare. In questo senso, la Chiesa, che non è un agente politico, come ha ben detto Ratzinger a Verona, è però l'unica tribuna dalla quale si può ripensare civilmente e politicamente la condizione del mondo contemporaneo a partire dal fatto che è fortemente offuscata una nozione credibile dell'uomo. Cioè quell'incontro di ragione, libertà e fede, o verità.

Allora non è vero quello che tempo fa Ezio Mauro ha scritto su Repubblica: che Ruini porterebbe Dio a destra.
Ma no, questi sono paradossi, sono boutade giornalistiche. Loro hanno questa grande preoccupazione mondana. Siccome non hanno curiosità vera per la radice ontologica o metafisica dell'esistenza, a loro interessa sapere come si mettono le pedine sullo scacchiere. Vogliono sapere se questa insistenza eroica della Chiesa nel tentativo di rispiegare agli uomini anche ascoltandoli, anche comprendendo i loro scismi, le loro deviazioni, vedendo i segni dei tempi perfino nel male, però tenendo la testa alta sopra il pelo dell'acqua, non cedendo al relativismo assoluto, può favorire i loro avversari politici. Ma sono sciocchezze, cosa vuoi che favoriscano! Qui abbiamo il capo della destra di Alleanza Nazionale che ha votato tre sì e un no al referendum. Berlusconi che
vagola tra la libertà di coscienza. Insomma, sul piano politico è una partita che non si gioca nemmeno. Se c'è una cosa che non mi interessa è il contatto tra queste idee, questi problemi e grandi questioni di cui ci occupiamo e la politichetta politicante di tutti i giorni.

Come vedi una possibilità, non dico di continuare solamente a dialogare, ma di approfondire questo tema della questione antropologica?
Amicizia totale. Io sono assolutamente a disposizione, come lo sono stato nel referendum sulla procreazione assistita. Le idee sono fatte di una sintesi di vita, l'esperienza è maestra anche per pensare il mondo. Con quel riserbo che penso possa servire di più alla battaglia comune. è inutile che io sia una specie di legionario in servizio permanente ed effettivo di una presunta Chiesa militante (tra l'altro la Chiesa deve fare tante cose, i battesimi, le cresime. la Chiesa è una cosa mostruosamente vasta e noi siamo un piccolissimo giornale di 20, 25 mila lettori che ha certamente un radicamento in una cultura di tipo laico). Stare nella battaglia da vero amico con le sue idee, senza presunzione, senza voler insegnare né ai parroci né ai vescovi. Ecco, da questo punto di vista sono più devoto di Alberigo, ho meno la presunzione di insegnare al Papa il suo mestiere. La cosa importante è che ci sia un clima di amicizia.

Quindi il 12 maggio sarai con noi in piazza san Giovanni a Roma?
Ovvio. Su questo non ci sono dubbi!



Ringrazio A.N. per questo contributo

Chiavi di ricerca di aprile

Stavolta pubblico le chiavi di ricerca "inedite". E' un altro elenco lungo e curioso...

citazioni bloggato:
fa piacere essere citato, perché negarlo?

costo rpg-7v: il lanciagranate russo RPG-7V ha un alto costo, soprattutto in vite umane... Vedi: http://matteobloggato.blogspot.com/2006/10/la-verit-di-beslan.
html


dasaev: chissà perché tanti cercano il portiere sovietico Rinat Dasaev qui...

squitieri peculato: il regista Pasquale Squitieri è stato anche impiegato di banca e fu condannato per peculato: http://www.hitparadeitalia.it/voli/articoli/ch810719.htm

posta prioritaria travaglio 26 aprile 07: si tratta di questo: http://matteobloggato.blogspot.com/2007/04/concordo.html

cammino neocatecumenale film: ci sono film sul Cammino Neocatecumenale?

russia estradizione nevzlin: difficilmente la Russia otterrà l'estradizione di Leonid Borisovič Nevzlin, socio di Chodorkovskij divenuto cittadino israeliano...

sblocco codice regionale lettore dvd: non so come si sblocchino certi codici, ma credo che se lo sapessi e lo dicessi, passerei dei guai...

frasi auguri buona pasqua da londra: ?

pesce d'aprile: il mio (http://matteobloggato.blogspot.com/2007/04/voglio-un-pesce-
daprile-cos.html
) non era affatto male...

maledictus xvi: una delle ingiurie rivolte al Papa durante la manifestazione di Roma in favore dei Dico (http://matteobloggato.blogspot.com/2007/03/che-dire-in-
proposito.html
)

quanti soldi guadagno didier drogba: forse voleva scrivere "quanti soldi guadagna Didier Drogba?"... Di certo un bel po'...

kadyrov ramzan "onore": Ramzan Kadyrov non sa che cosa sia l'onore...

islamov russia imprenditore: l'Islamov di cui ho parlato io era un terrorista (http://matteobloggato.blogspot.com/2006/12/non-solo-
litvinenko.html
)

fiorentina.it delega: non ha alcuna delega da "fiorentina.it" e da bravo tifoso gli faccio pubblicità gratuita...

foto terminali: Terminali che sono stati fotografati? O foto dal destino segnato?

cronaca recente sui mass-media riguardante gli animali: non mi occupo di questo tipo di cronaca

david knopfler: il fratello "povero" (ma molto bravo) del grande Mark Knopfler

fatima campionessa danza ventre: non ho il piacere di conoscerla...

avtomobil v israele: mezzo russo, mezzo italiano, mah...

cammino neocatecumenale: ne faccio parte e sono linkato al sito ufficiale

ruslan kortoev: e chi è? Io ho parlato solo di Ali Kortoev (http://matteobloggato.blogspot.com/2006/10/ancora-su-beslan.
html
)

paolo angioni: non mi sono mai occupato di lui (se non quando me lo hanno messo nelle chiavi di ricerca: http://matteobloggato.blogspot.com/2007/04/chiavi-di-ricerca-di-marzo.html)

cognomi melazzini:
credo che Mario Melazzini (http://matteobloggato.blogspot.com/2007/04/chiavi-di-ricerca
-di-marzo.html
) abbia un solo cognome: Melazzini

salviamogiovanni+attivissimo: si tratta della campagna per salvare il piccolo Giovanni Guglielmo (http://matteobloggato.blogspot.com/2007/03/in-rete-ci-sono-
anche-appelli-veri.html
). Non credo che Paolo Attivissimo c'entri qualcosa...

i comportamenti della persona valida: e quali sarebbero?

conversione superotto: non so come si faccia...

frasi di augurio x il diaconato: si può prendere qualcosa dal Vangelo...

neocatecumenale blog: questo non è un blog neocatecumenale, è il blog di un neocatecumenale...

i roman parrucchieri: eccoli qua: http://www.iroman.it/

buona pasqua in peruviano: non esiste una lingua peruviana. In Perù si parla spagnolo (con peculiarità locali) e lingue dei nativi

giocatore di calcio francisco pizarro peruviano: non so nulla di costui...

yuri chechi fuma la pipa: c'è chi lo sostiene qui: http://www.fumarelapipa.com/modules/newbb/viewtopic.php?
topic_id=6907&forum=11


foto mario melazzini: non ne ho...

matteo roma 3 aprile 2007 scout: mi chiamo Matteo, ma non so che abbiano fatto gli scout a Roma il 3 aprile 2007

irina malandina foto: non ho foto della ex signora Abramovič, ma mi dicono che sia una bella donna...

citazioni da liala: mai non sia!

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Čedžemova: Inga Basaeva-Čedžemova lanciò un allarme che avrebbe potuto prevenire la strage di Beslan (http://matteobloggato.blogspot.com/2006/10/ricordate-beslan-
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padrino per il ragazzo e madrina per la ragazza della cresima': della cresima'?

" neocatecumenali" family day: ci saranno certamente neocatecumenali al Family Day...

bertinotti rimuove la tela di lepanto: ne ho parlato qui: http://matteobloggato.blogspot.com/2007/04/cose-che-mi-
lasciano-alquanto-perplesso.html


socci lepanto: vedi bertinotti rimuove la tela di lepanto

lettera e commenti su grave atto terroristico accaduto a beslan 1 settembre: su Beslan ho tradotto moltissimo materiale nel mio blog...

matteo mazzoni: Oui, c'est moi...

koloskov: Vjačeslav Ivanovič Koloskov, il "poltronissimo" del calcio sovietico e russo...

attivissimo "giovanni guglielmo": vedi salviamogiovanni+attivissimo

vocazione imprenditore lascia tutto 2007: non so di chi possa trattarsi...

ultime neocatecumenali blogspot: le ultime sui neocatecumenali si troverebbero nel sito ufficiale a cui sono linkato, se non fosse che non viene aggiornato da oltre un anno...

blog matteo mazzoni: sì, è il mio blog...

"rinat dasaev" foto: ancora Dasaev?!?

andrei malachov: Andrej Nikolaevič Malachov è un conduttore televisivo russo (http://matteobloggatorussia.blogspot.com/2006/11/proposito-
delle-sette-in-russia.html
)

"eugenia roccella" jpg: non ho immagini di Eugenia Roccella, ad essere sinceri non l'ho proprio presente

cammino neocatecumenale blogspot: vedi neocatecumenali blogspot

il gruppo russo renova,: la Renova è il colosso multimediale del miliardario russo Viktor Feliksovič Veksel'berg, che ha fatto un grosso affare con la nazionale argentina (http://matteobloggato.blogspot.com/2006/10/calciopoli-altrui-3-
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blog neocatecumenale: vedi neocatecumenale blog

pjatigorsk "cinque montagne": sì, Pjatigorsk vuol dire più o meno "cinque montagne" (http://matteobloggato.blogspot.com/2006/10/ancora-su-beslan.
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)

eugenia roccella: vedi eugenia roccella franco roccella

riconoscimento anpana ministero: l'ANPANA è l'Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente, non so quale ministero gli abbia riconosciuto cosa

compiti del responsabile comunita' cammino neocatecumenale: si può dare un'occhiata qui: http://www.camminoneocatecumenale.it/it/Statuto%20del%20
Cammino%20Neocatecumenale.pdf


ultime sui neocatecumenali: vedi ultime neocatecumenali blogspot

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"giulio meotti": Giulio Meotti ha scritto questo articolo: http://matteobloggato.blogspot.com/2007/04/un-articolo-
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paolo roman rho: Paolo Roman è un parrucchiere di Rho. Un bravo professionista, credo, ma che c'entro io con lui?

calcio neocatecumenali: ci sono neocatecumenali che giocano a calcio. Alcuni molto bene. Io non sono di quelli :-)

diogene botte autoerotismo: secondo alcuni era questo che faceva Diogene nella botte. Che gente...

paolo roman parrucchiere: vedi paolo roman rho

life expectancy of arminia: chi è Arminia?

smorsche cento: ecco la Smorsche: http://matteobloggato.blogspot.com/2006/10/mi-son-fatto-la-
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calciatori anno 1957 del gs sauro: il GS Sauro è qui: http://www.forzasauro.it/

"nazionale argentina" renova: vedi il gruppo russo renova,

dove gioca carlos teves: Carlos Tevez gioca in Inghilterra nel West Ham (Prosciutto dell'Ovest?)

nero 7 non scrive su cd tecnologia azo: sono incompetente in materia, anzi credevo che "azo" fosse un'imprecazione :-)

scuola media matteo ripa "scandalo": non mi sono mai interessato dello scandalo della scuola media "Matteo Ripa" di Eboli (http://www.positanonews.it/menu/default.asp?id=5420)

i gulag russi: ora sono "russi", certo, non più sovietici...

michail zvaneckij: Michail Michajlovič Žvaneckij, comico e scrittore satirico russo (http://matteobloggato.blogspot.com/2007/04/tra-cani-non-si-
mordono-anzi-si.html)

"vagif ismailov ,": un tizio con molti appoggi (http://matteobloggato.blogspot.com/2006/12/alla-corte-dello-zar-
vladimir.html)

marco travaglio: vedi posta prioritaria travaglio 26 aprile 07

doccia vanessa ferrari: va bene che è campionessa mondiale e europea di ginnastica artistica, ma almeno sotto la doccia Vanessa Ferrari va lasciata in pace... E poi ha solo 16 anni...

alfabeto maisculo: maisculo?

calciatore russo juventus: ho già avuto occasione di dire che nella Juventus non hanno giocato russi, solo un ucraino e un bielorusso

matteo mazzoni blog: vedi blog matteo mazzoni

marco travaglio manager stipendi: vedi posta prioritaria travaglio 26 aprile 07

grabovoj viola: Grigorij Petrovič Grabovoj è un orrido personaggio (http://matteobloggatorussia.blogspot.com/2006/11/proposito-
delle-sette-in-russia.html
) che qualcuno vorrebbe fare diventare viola a forza di botte...

travaglio+stipendi manager: vedi posta prioritaria travaglio 26 aprile 07

film sui nazisti in russia: mi viene in mente solo "Stalingrad" (http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=23872)

eugenia roccella blog: non mi risulta che Eugenia Roccella abbia un blog...

eugenia roccella and curriculum: il curriculum di Eugenia Roccella non è certo nel mio blog...

stipendi operai in germania: gli operai tedeschi guadagnano ben più di quelli italiani (http://matteobloggato.blogspot.com/2007/04/concordo.html)

posta prioritaria di marco travaglio annozero: vedi posta prioritaria travaglio 26 aprile 07

"rimosso rane matte": finalmente so di che si tratta: http://antanisgame.blogspot.com/2007/04/rane-matte.html

papa benedetto ingerenza umanitaria: secondo me far del bene non è un'ingerenza...

chajcharoev: Umar Alaudinovič Chajcharoev ha avuto l'ingenuità di credere alle promesse delle autorità russe e ne ha pagato le conseguenze (http://matteobloggato.blogspot.com/2006/12/desaparecidos-del
-caucaso.html)

kadyrov: Ramzan Achmatovič Kadyrov, criminale di guerra che fa il presidente della Cecenia...

eurispes stipendi medi ue: gli stipendi italiani sono più bassi della media UE (http://matteobloggato.blogspot.com/2007/04/concordo.
html)

"rane matte": vedi "rimosso rane matte"

beslan dasaev: Dasaev di nuovo? A Beslan?

Provocazioni forti

Coppia di fatto (comunisti-cattocomunisti)

"Il dialogo tra comunisti e cattolici è diventato possibile da quando i comunisti falsificano Marx e i cattolici Cristo"
(Nicolás Gómez Dávila).



Ringrazio D.N. per questo contributo