28 luglio 2010

La "Novaja gazeta" contrattacca?

Agli sbirri villani




Durante lo svolgimento di un compito affidatole dalla redazione, la corrispondente speciale della “Novaja gazeta” Elena Kostjučenko, che stava facendo luce sui fatti riguardanti un disboscamento barbarico [1], è stata arrestata da agenti di polizia. Gli agenti dell'UVD [2] УВД della città di Chimki hanno agito con tale durezza che Lena ha subito un trauma alla colonna vertebrale nella zona del collo e poi ha passato oltre quattro ore nella sezione di polizia insieme ad altri arrestati: attivisti ecologisti e giornalisti.

L'arresto era illegale e infondato. Ciò è stato confermato dal tribunale della città di Chimki, che non ha trovato nell'operato della nostra corrispondente alcun elemento di violazione amministrativa.

Al momento la “Novaja gazeta” sta preparando un'istanza sul reato da indirizzare alla procura della regione di Mosca. Insistiamo: gli agenti di polizia devono rispondere del loro operato secondo il Codice Penale. Riteniamo che abbiano commesso reati ai sensi di quattro articoli del Codice Penale della Federazione Russa: art. 286, c. 3, p. “а” o – abuso di potere da parte di persona con una carica statale, con uso di violenza; art. 301 – arresto illegale; art. 112, c. 2, p. “b” o – danno premeditato di media entità alla salute di una persona legato allo svolgimento di un'attività di servizio da parte di detta persona; art. 144. c. 2 – ostacolo alla legale attività professionale di giornalisti, compiuta da una persona in forza della propria posizione di servizio.

Insistiamo categoricamente per un'indagine accurata, perché ogni impunità genera maggiori tragedie. E queste tragedie negli ultimi tempi avvengono a giornalisti e attivisti per i diritti umani proprio a causa della riluttanza dello Stato a chiamare a rispondere chi si è permesso di compiere atti di violenza coprendosi con “interessi di Stato”.

"Novaja gazeta"

28.07.2010, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/081/17.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Si tratta del contestato abbattimento del bosco protetto di Chimki, nei pressi di Mosca, per far posto all'autostrada Mosca-San Pietroburgo.

[2] Upravlenie Vnutrennich Del (Direzione degli Affari Interni), in pratica la sede della polizia.

27 luglio 2010

Anche Putin è il migliore amico dei bambini...

E Putin non sarà d'aiuto




Mentre si fanno le costruzioni olimpiche ai bambini di Soči hanno tolto un campo da calcio


Vendere i terreni di Soči è un'occupazione super-redditizia.

Nella borgata di Vardane nel quartiere Lazarevskij c'era un campo da calcio dove i ragazzi giocavano dalla mattina alla sera.

Ma l'amministrazione del quartiere concesse questo terreno per la costruzione di case private.

– Ci siamo messi a dare l'allarme, ci siamo rivolti ai deputati della Duma di Stato, ma questi sono andati direttamente da Vjačeslav Fetisov. Questi allora era a capo dell'Agenzia Federale per lo Sport, – racconta l'attivista civico locale Grigorij Kovalëv.

Alla fine del campo da calcio venduto è venuto a sapere Putin, che allora era presidente. Nel 2007 questi andò al Forum Economico Internazionale a Soči, dove il governatore del Kuban' [1] Tkačëv e l'allora sindaco Kolodjažnyj lodavano a gran voce le prospettive sportive della città. La gente dice che Putin avrebbe ascoltato e poi avrebbe notato: dice, bisognerebbe rendere ai bambini il campo da calcio nella borgata di Vardane. Si capisce, Tkačëv e Kolodjažnyj promisero di mettere ordine e restituire il campo sportivo. L'amministrazione del quartiere Lazarevskij ricevette una ramanzina. Il problema è che sul campo avevano già iniziato a costruire le case private. In conseguenza un certo Vladimir Brun'ko liberò un appezzamento, tuttavia altri due proprietari restarono. Le loro case non ultimate stanno come prima sul campo da calcio.

Grigorij Kovalëv ha pagato per la propria attività. Al costruttore Vladimir Brun'ko invece di un pezzo del campo di calcio è stato concesso un appezzamento da sempre di proprietà dei Kovalëv e per cui questi sono adesso hanno una causa aperta. Per di più Brun'ko ha ricevuto i terreni un tempo di una comunità locale di cosacchi – in tutto circa due ettari. A lui grazie alle parole di Putin è andata solo meglio, ma ai bambini del posto per nulla. Però adesso il campo sportivo rubato ai ragazzi è chiamato a livello popolare “Campo Putin”.

Evgenij Titov

26.07.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/080/04.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Nome di un fiume e della regione storica di cui Soči fa parte (ufficialmente si parla di governatorato di Krasnodar – porto sul Mar Nero).

26 luglio 2010

Il racket "wahhabita"

GÈS [1] ed ex




L'esplosione nella GÈS del Baksan [2] è un “avvertimento” dei militanti agli uomini del settore energetico: bisogna scucire per la lotta con gli infedeli


L'esplosione nella GÈS del Baksan in Cabardino-Balcaria, avvenuta in un momento di piena calma a livello di notizie, ha generato una furia di commenti mai vista: abbiamo sentito che, dice, i terroristi nel Caucaso del Nord passano a una nuova tattica – agli atti terroristici contro le infrastrutture. E la stessa GÈS del Baksan è cresciuto fin quasi alle misure di Sajano-Šušenskaja.

Mentre la GÈS di Baksan è una rarità dei tempi di Očakov e della sottomissione della Crimea [3]. E' in grado di garantire l'elettricità a qualche villaggio vicino. Se non fosse stato per i canali federali, in Cabardia non avrebbero neanche saputo di questo clamoroso atto terroristico.

L'esplosione nella GÈS ha solo un senso. E' l'ex. L'ex-propriazione [4]. Più precisamente, l'estorsione di denaro dagli uomini del settore energetico per la lotta contro gli infedeli.

Gli atti terroristici dei militanti nel Caucaso sono sempre stati indirizzati contro i federali e i loro sostenitori. Il soldato russo-kjafir [5], lo sbirro locale-munafik [6], la prostituta, il casinò, il negozio che smercia alcolici e così viola le leggi di Allah – ecco i loro bersagli. I semplici abitanti locali sono divenuti vittime solo di passaggio, se possibile evitavano vittime. Per esempio, quando Vadim Butdaev, fratello del capo delle “Madri del Daghestan”, ucciso lo sbirro da lui odiato Arsen Zakar'jaev, si impadronì di un taxi, legò il tassista, lo mise sul sedile posteriore e andò a uccidere Zakar'jaev. Il poliziotto lo uccise, ma il “semplice musulmano” non lo toccò.

Lo stesso alla GÈS: i poliziotti che la proteggevano li hanno uccisi a colpi d'arma da fuoco, ma il personale di servizio l'hanno lasciato in vita.

Per la stessa ragione i militanti attaccano di rado le infrastrutture. La loro esplosione causa disagi alla popolazione civile, che i mujaheddin considerano un alleato. Ci sono spesso esplosioni nell'oleodotto del Daghestan? E perché, se non per il fatto che in caso di tali esplosioni con i loro autori farebbero i conti non i lontani federali, ma persone potenti in Daghestan – Sajgid Murtuzaliev [7] e Sajgidpaša Umachanov [8]?

In generale il Daghestan è uno dei pochi posti al mondo in cui il petrolio, per via di un raro fenomeno naturale si estrae direttamente dalle tubature. Tanto petrolio quanto ne portano le petroliere che partono da Izberbaš, probabilmente in Daghestan non si estrae in un anno. Compare da solo. A Izberbaš. Vicino all'oleodotto.

Quando fanno esplodere le infrastrutture è il più delle volte un atto di estorsione. Fanno esplodere le antenne dei telefoni cellulari, poi vanno alla compagnia e chiedono lo zakjat [9]. Ora in Daghestan hanno fatto esplodere qualche volta la ferrovia – anche questo è un avvertimento comprensibile. In questa logica di espropriazioni-estorsioni si inscrive egregiamente anche l'esplosione nella GÈS del Baksan: niente che causi disagi alla popolazione, ma un serio avvertimento che bisogna pagare.

Le installazioni energetiche nel Caucaso sono da tempo una fonte di guadagno per i mujaheddin: è difficile dire quanti soldi abbiano ricevuto in Daghestan dalla Sulakènergo [10], ma ben poco tempo fa, volendo di più, hanno sequestrato il figlio del direttore della compagnia. Più o meno allo stesso tempo hanno rapito il figlio del padrone del negozio di mobili Arizona e il figlio del vice-direttore dell'amministrazione daghestana del Tesoro federale. Nessuno di questi è stato ancora liberato. La portata di questi sequestri e la totale mancanza di notizie su di essi – sullo sfondo di rapporti gonfiati sui successi – danno da soli l'idea della portata e dell'impunità dei mujaheddin in Daghestan.

I nostri leader negli ultimi tempi dichiarano che nel Caucaso del Nord i mujaheddin si sono trasformati in banditi e questa, certamente, è una terribile stupidaggine. E' lo stesso che dire che i bolscevichi dopo la rapina alla banca di Tiflis [11] si trasformarono in banditi. I mujaheddin non combattono contro gli infedeli per estorcere soldi a funzionari e uomini del settore energetico. Questi estorcono soldi a funzionari e uomini del settore energetico per combattere contro gli infedeli.

E' vero che moltissimi puri banditi (soprattutto in Cabardia) si sono dati al puro Islam. Ma questo ancora una volta testimonia che le cose vanno malissimo. Questo significa che essere un wahhabita è più sicuro che essere semplicemente un bandito. Immaginatevi uno spacciatore di cocaina negli USA. Quante possibilità ci sono che spacciando cocaina si dichiari sostenitore di Bin Laden? Zero, perché finché spaccia cocaina, la polizia gli da la caccia con poca attenzione, ma se comincia a organizzare esplosioni, dopo cinque minuti lo acchiappa l'FBI.

Nel Caucaso ora è più sicuro essere un wahhabita che semplicemente un bandito. Ne sconfiggi uno – arrivano gli altri e ti uccidono. Perciò pagano. Il denaro pubblico russo è la principale, e praticamente l'unica fonte di soldi per la jihad del Caucaso.

Ma in linea di principio l'esplosione nella GÈS del Baksan si distingue poco dall'incendio di un chiosco bruciato dalla mafia per mancato pagamento. Quanto alle conseguenze infrastrutturali, per carità! Ricordate la barzelletta: un biplano va contro un palazzo di cinque piani e due nonnette su una panchina dicono: “Tale potenza, quale atto terroristico”. Ecco – “quale atto terroristico”.

Julija Latynina
osservatrice della "Novaja gazeta"

23.07.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/079/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] GidroÈlektroStancija (Centrale Idroelettrica).

[2] Fiume della parte centrale della repubblica autonoma di Cabardino-Balcaria.

[3] Ai tempi della presa della città di Očakov (adesso ufficialmente Očakiv, sulla costa ucraina del Mar Nero) e della conquista della Crimea, cioè alla prima metà del XVIII secolo, fa riferimento Čackij, eroe della commedia di Griboedov Che disgrazia l'ingegno! del 1824 per stigmatizzare il suo ambiente sociale stantio. L'espressione è diventata proverbiale per indicare il vecchiume.

[4] In russo il gioco di parole non è affatto goffo: èks è “ex”, èkspropriacija è “espropriazione” (ma anche “appropriazione”).

[5] “Miscredente”, in arabo letterario kāfir. Il corsivo, qui e altrove, è mio.

[6] “Ipocrita”, “falso musulmano”, in arabo letterario munāfiq.

[7] Presidente della provincia di Kizljar, nel Daghestan settentrionale.

[8] Sindaco di Chasavjurt, ai confini con la Cecenia.

[9] Tributo imposto ai musulmani per i poveri, in arabo letterario zakāt.

[10] Compagnia che sfrutta l'energia idroelettrica del fiume Sulak, nel Daghestan centrale.

[11] Nome russificato di Tbilisi usato prima della Rivoluzione d'Ottobre. Qui i bolscevichi compirono una famosa rapina, tra i cui organizzatori c'era Stalin.

23 luglio 2010

L'offensiva mediatica di Mosca contro l'ex amico bielorusso, che risponde come può...

Tiro al bersaglio che ti inquadra




I canali televisivi russi hanno preso a colpire intenzionalmente Lukašènka [1]


L'artiglieria mediatica russa bersaglia già da due settimana la Bielorussia, senza prendere fiato. E Lukašènka ha deciso di rispondere, peraltro non personalmente, ma in modo mediato, invitando sugli schermi della televisione di Stato bielorussa il crudele nemico della Russia Mikhail Saakashvili.

E' curioso che fino a non molto tempo fa Lukašènka annoverasse Saakashvili tra quelli da non rammentare quando fa buio. Nell'agosto 2008 durante l'incontro con Sergei Bagapsh e Eduard Kokoity della guerra georgiano-russa disse: “E' stata una reazione tranquilla e calma che ha fatto sì che nella regione si stabilisse la pace”. Alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2006 il KGB bielorusso avrebbe scoperto un complotto per rovesciare il potere. Al complotto, si capisce, prendevano parte i militanti georgiani, che poco ci mancava che fossero preparati personalmente dal presidente georgiano. Ma adesso che la Russia è diventata un nemico per Lukašènka, questi si è ricordato di Saakashvili.

Saakashvili è andato in onda alla televisione bielorussa giovedì. E già venerdì sera sugli schermi di NTV [2] è andato in onda il film “Krëstnyj bat'ka-2” [3]. Il film cominciava dichiarando che a Lukašènka non è rimasto alcun amico al mondo tranne Kurmanbek Bakiev e Mikhail Saakashvili.

Venerdì la salva è risultata massiccia: oltre al nuovo film della NTV soggetti sul tema “Lukašènka, ci hai stufato, vai al diavolo!” sono andati inaspettatamente in onda nel programma “Vremja” [4] del Primo Canale e in “Vesti” [5] del canale Rossija [6]. Hanno rammentato le persone scomparse senza lasciare traccia, apertamente, senza eufemismi, hanno detto che tutte queste sono state uccise per ordine di Lukašènka, l'hanno accusato di legami con Berezovskij, con cui Lukašènka farebbe affari sporchi invece di consegnarlo alla giustizia dello stato alleato. Peraltro, il leitmotiv di tutta la televisione russa di venerdì era semplice: Lukašènka non è più nostro alleato e nel 2011 non sarà più presidente.

E' chiaro che tutto questo flusso di informazioni in generale era diretto non al telespettatore russo, a a cui gli stessi canali televisivi hanno inculcato per lunghi anni che non c'era amico migliore di Lukašènka per la Russia. Era un semplice e comprensibile message [7] per Lukašènka e i bielorussi. I programmi “Vremja” e “Vesti” sono visibili in Bielorussia. E a tagliare in anticipo i soggetti, come fanno i censori bielorussi con “Bol'šaja raznica[8] e “Prožektorperischilton[9], o non sono riusciti o non si sono decisi. Cosicché l'inclusione nella guerra mediatica dei canali di Stato russi ha garantito l'accesso allo smascheramento del regime bielorusso da ogni isba contadina in Bielorussia. Fra l'altro, anche il “Padrino” “tagliato” grazie a Internet è stato visto da centinaia di migliaia di bielorussi. Se il film fosse andato in onda anche sugli schermi bielorussi, avrebbe avuto forse molti meno spettatori: la domenica sera la gente preferisce guardare il calcio, i serial e i programmi di intrattenimento. E il cinema proibito fin dai tempi sovietici lo si ottiene da terzi, lo si guarda e lo si racconta ai colleghi nell'area per fumatori.

Un attacco mediatico così potente porta a pensare che il Cremlino abbia deciso di sostituire Lukašènka in modo naturale. E' noto a tutti che di elezioni regolari in Bielorussia non ce ne sono da tempo e che la presidente della Commissione Elettorale Centrale Ermošina come risultato di tutte le elezioni con mano ferma scrive la cifra 97 per cento. E in queste condizioni un cambio di potere è possibile solo tramite massicce proteste per le strade. Ma il Cremlino teme le rivoluzioni “arancioni”. Ma se Lukašènka se ne andrà da solo, allora davanti ci sono libere elezioni, sul risultato delle quali si può influire. Per tali attacchi mediatici una persona con una psiche instabile può avere davvero un colpo apoplettico. A poco prezzo e senza rivoluzioni.

Lo stesso Lukašènka tace impaurito. E anche Mikhail Saakashvili lo ha aiutato poco – ha pronunciato indistintamente: “La Russia stessa non sa cosa vuole” – ed è passato gradualmente a parlare di khachapuri [10]. E nei notiziari bielorussi delle ultime due settimane ci sono solo tre temi: un raccolto mai visto, un caldo mai visto e uno “Slavjanski bazar” [12] mai visto.

Irina Chalip [12]
nostro corrispondente

21.07.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/078/09.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Uso la forma bielorussa.

[2] Canale russo un tempo indipendente, ora sotto l'egida della Gazprom.

[3] “Il Padrino-2” (niente a che vedere con Mario Puzo, si tratta del seguito di un documentario contro Lukašènka).

[4] “Tempo”, il “telegiornale di Stato”.

[5] “Notizie”.

[6] “Russia” (sempre di TV di Stato si parla).

[7] In inglese nell'originale.

[8] “Grande differenza”, programma comico dedicato a parodie di film e programmi televisivi.

[9] “Proiettore-Paris-Hilton”, programma satirico.

[10] Focaccia al formaggio georgiana, assai apprezzata in tutta l'ex URSS. Il corsivo è mio.

[11] “Bazar slavo” (festival di musica e arte varia).

[12] Giornalista bielorussa, premiata all'estero e perseguitata in patria per le sue critiche al regime di Lukašènka.

21 luglio 2010

Acqua sporca in vendita

Ottima provocazione quella organizzata dall'agenzia Casanova Pendrill per far conoscere e sostenere la campagna Tap Project (Progetto Rubinetto) dell'Unicef per assicurare acqua pulita ai bambini dei paesi in via di sviluppo. Oltre 900 milioni di persone al mondo non dispongono di acqua pulita e per farlo presente il 22 marzo, Giornata dell'Acqua, alcuni attivisti hanno installato in Union Square a New York un distributore automatico di acqua sporca in più "gusti" (salmonella, malaria, epatite...) e hanno invitato la gente a servirsene. Per un dollaro il distributore erogava bottiglie di acqua sporca (non si sa se realmente infetta, certamente imbevibile). Un dollaro che può garantire acqua pulita per un giorno a 40 bambini dei paesi in via di sviluppo e che a questo era in realtà destinato. La provocazione ha fatto centro e molti hanno acquistato le bottiglie, senza ovviamente berle, o hanno fatto donazioni via SMS. Dall'Italia si può comunque sostenere l'Unicef tramite questo sito.



20 luglio 2010

Il "meglio" delle chiavi di ricerca di giugno 2010 del mio blog-CV

evropean cv in russian language: vedi qui

laurea in lettere moderne curriculum experiences: italiano o inglese?

matteo mazzoni curriculum:
vedi qui

principal subjects occupational skills covered:
vedi qui

principal subjects/occupational skills covered:
vedi qui

Rino Gaetano previde la propria morte o... ?

La Russia neosovietica di Putin reinstaura il pensiero unico

Il corso di storia scolastico è diventato di partito




Russia Unita” si è decisa: la storia nazionale va insegnata secondo l'unico manuale affidabile


Le tumultuose discussioni su quale debba essere il “giusto” manuale di storia sono passate su un altro piano: secondo il club Statale-Patriottico di “Russia Unita” il manuale di storia dev'essere non solo giusto, ma unico. E il compito dei politici consiste ancora anche nello spingere il governo a ordinare tale manuale.

A giugno di quest'anno il club Statale-Patriottico di “Russia Unita” ha dichiarato che è indispensabile un unico manuale di storia. Che così è già stato nel nostro paese e che ripeterlo è pericoloso, alla riunione del club l'ha dichiarato solo Natal'ja Lebedeva, dottore in Scienze Storiche, principale collaboratore scientifico dell'Istituto di Storia Generale dell'Accademia Russa delle Scienze: “Dobbiamo ricordare gli errori della storia, altrimenti li ripeteremo di nuovo. Se facciamo un unico manuale di storia, torneremo al totalitarismo. Il pluralismo delle opinioni è un fattore troppo importante per il nostro futuro”. Ma questa singola opinione non ha influenzato il risultato della giornata del club. Irina Jarovaja, coordinatrice del club, riassumendo i risultati della discussione, ha dichiarato che “il compito dei politici è proporre allo stato di diventare il committente dell'elaborazione di un unico manuale”. A dire il vero, Jarovaja vede anche delle difficoltà: “Il più serio ostacolo sulla strada della creazione di un unico manuale è l'impreparazione degli studiosi ad occuparsi di questo lavoro”.

Ci rallegra che i nostri studiosi non concordino da subito sull'ennesima iterazione del “Breve corso” [1], ma, com'è noto, questa resistenza si può anche aggirare. E ci sono anche persone desiderose di riportare la storia nazionale a un comun denominatore, anche se non tra gli studiosi di prima grandezza. Di questo la “Novaja gazeta” ha già scritto più volte (vedi “L'ultimo pigolio della Storia dello Stato Russo”, n. 73 del 24-26.09.07, “L'elaborazione operativa del manuale di storia”, n. 66 del 06.09.08, “La storia senza diritto di riscrittura”, n. 71 del 06.07.09).

Gli insegnanti, come ostacolo sulla strada dell'unico manuale, evidentemente, non vengono considerati: le decisioni importanti per la scuola vengono prese d'estate.

Negli ultimi sei mesi “Russia Unita” ha fatto una svolta netta. Ancora ben poco tempo fa, a febbraio, nella riunione di questo stesso club, in cui si valutava l'educazione patriottica, tutti concordavano che di manuali di storia dovessero essercene alcuni. Il vice-ministro dell'Istruzione e della Scienza Isaak Kalina disse allora che dopo la varietà che c'era, di manuali di storia non potesse restarne solo uno. Sono passati sei mesi e lo stesso Kalina già parla di un unico manuale garantito dallo stato.

Perché, nella logica di “Russia Unita”, il manuale di storia dev'essere unico non è difficile da capire, ciò rientra in una serie di noti postulati: il parlamento non è un luogo per le discussioni, le elezioni non sono il luogo per l'espressione della volontà dei singoli e il posto per tutti i dissenzienti è la KPZ [2]. La scuola in questa logica è in generale il luogo specifico in cui bisogna disimparare la discussione e tanto più qualsiasi dissenso per tutto il resto della vita.

“Il fatto è che oggi i ragazzi – cittadini della Russia – che apprendono in diverse scuole, hanno interpretazioni del tutto diverse degli avvenimenti storici, della storia del proprio paese”, – dice con sofferenza Jarovaja. Notiamo: diverse interpretazioni degli avvenimenti presenti e storici i ragazzi le hanno non solo in diverse scuole, ma anche in diverse famiglie e in diversi cortili e in diverse compagnie, che leggono diversi libri e diversi mezzi di informazione di massa e che vagano per varie ramificazioni in Internet. A far cessare questo pluralismo difficilmente si riuscirà con un manuale, anche se si suppone che la maggior parte dei ragazzi non legga altro e che la maggior parte dei genitori non parli mai con loro di niente più seriamente che del voto in Storia.

Un qualche terrore mistico lo ispirano ai membri del club i manuali creati nell'epoca libertaria degli anni '90. Già nel 2007, intervenendo davanti agli insegnanti, Putin, allora presidente, disse che gli autori dei manuali di storia creati negli ultimi anni “ballano la pol'ka-babočka [3] in cambio di contributi dall'estero”. E secondo Jarovaja, la varietà di manuali si è abbattuta su di noi non perché erano stati tolti molti tabù ed erano stati aperti gli archivi. Semplicemente “negli anni '90 si era acquisita una grande quantità di diversi contributi. In questo periodo comparvero manuali che davano rappresentazioni apertamente false di avvenimenti della storia del nostro paese che sono importanti per comprendere se stessi come nazione”.

C'è un avvenimento, fosse anche compreso giustamente, che può aiutare un alunno a comprendere se stesso come nazione? Un'assurdità del genere. E più avanti la coordinatrice del club pecca semplicemente contro la logica formale. Afferma che ora “con tutta la diversità di manuali, di fatto i ragazzi studiano su un solo manuale. Perché la scuola o l'insegnante scelgono un manuale e in base ad esso portano avanti l'istruzione”. Non so poi se sia un sofisma o un paralogismo, ma in ogni caso è un errore logico e ai quadri propagandisti in tutti i tempi si è raccomandato di possedere la scienza e l'arte del ragionamento argomentato e convincente (Stalin cercò di introdurre la logica perfino nella scuola). Se ci sono molti manuali e gli insegnanti possono sceglierli, ciò significa tanto più che i ragazzi studiano su diversi manuali. E ogni bambino concreto peraltro studiano o su uno, se il suo insegnante ha scelto così, o su alcuni, se l'insegnante è capace di combinarne diversi e scegliere dove questo o quel tema è chiarito meglio, a suo parere. Ma se non si capisce questo, allora poi toccherà parificare anche tutti gli insegnanti o alla fin fine lasciarne uno giusto per tutti, ma questo è più difficile che fare un manuale per tutti (anche se la nostra storia ha conosciuto pure il “grande maestro dei popoli” [4]).

Irina Jarovaja pone una domanda: “Quanto questa scelta (la scelta del manuale da parte dell'insegnante – nota dell'autrice) corrisponde alla posizione della società?” Bisogna leggere: alla posizione di “Russia Unita”. La “posizione della società”, poi, è proprio un sofisma.

Anche gli altri partecipanti alla tavola rotonda avevano le proprie motivazioni per il manuale unico. Alla protesta di Lebedeva contro il manuale unico ha replicato il vice-capo dello stato maggiore della “Giovane Guardia di Russia Unita” Vladimir Burmatov: ha ricordato che negli anni '90, quando stava finendo la scuola, studiava su sei manuali di storia e l'insegnante glieli faceva acquistare. Non ha risparmiato i suoi docenti, comunicando che “mercanteggiavano i manuali” (?!). Mentre i ricavi da un unico manuale, evidentemente, saranno rigidamente centralizzati. Così si avrebbe anche voglia di chiedere: “Perché l'oppio per il popolo?” Ma non sta particolarmente bene scherzare. “La storia per tutti i cittadini del nostro paese dev'essere unica”, – ha dichiarato il rappresentante plenipotenziario del governo della Federazione Russa alla Duma di Stato Andrej Loginov. E il deputato della Duma di Stato Vladimir Medinskij è andato ancora più avanti, sottolineando che il manuale unico dev'essere sia per le scuole di stato, sia per quelle private, e che “idealmente questo manuale deve diffondersi non solo in Russia, ma anche negli stati della CSI”.

Altrimenti chiuderemo il gas?

Ma scherzi a parte, è possibile in generale fare un'unica storia? L'idea di fare un unico manuale scientificamente preciso è inconsistente perché nel mondo contemporaneo non c'è e non può esserci un'unica concezione scientifica di ogni avvenimento e di tutto il processo storico nel suo complesso. Che fare dunque – prendere una qualche concezione in qualità di concezione di Stato? Leonid Poljakov, vice-preside della facoltà di politologia della VŠÈ [5], ha detto così: “Bisogna prendere una decisione di volontà politica e peraltro la volontà politica dev'essere formalizzato sotto l'aspetto di un ordine di stato”. Cosa bisogna peraltro fare con quegli studiosi, la cui ricerca scientifica non si inscrive nella concezione di Stato? Finora non l'ha detto.

Già ora – prima dell'avvento della luminoso era del manuale unico – la difesa dalla diversità è stata costruita in modo affidabile. Scrivere un manuale e mandarlo a far confermare è praticamente impossibile. Bisogna presentare a un consiglio di esperti intere collane – manuali dalla 5a all'11a classe [6]. Questo, chiaramente, non è alla portata di un singolo insegnante, docente o ricercatore senza un sostegno statale o politico.

E' interessante sapere: riusciranno a fare il manuale unico già sotto Medvedev o questo sta nascosto per il futuro e apparirà già dopo il 2012?

Commento di uno specialista

Il dottore in Scienze Storiche, professor Aleksandr Danilov, titolare della cattedra di Storia dell'Università Pedagogica di Mosca:

Sono sempre stato contro il manuale unico di storia

– Ho presenziato alla tavola rotonda, ma non sono intervenuto per motivi etici. Ogni mio intervento sarebbe stato trattato come una difesa dei miei manuali – ora sono il 70% di tutti i manuali scolastici. Ma sono sempre stato contro il manuale unico di storia.

A mio parere il manuale unico è impossibile per alcuni motivi.

Come fare con un manuale fatto per ordine dello Stato al mutamento democratico della leadership dello stato – una volta ogni cinque-sei anni? Si riscrive? Un manuale non è un giornale, dev'essere molto stabile e deve offrire la possibilità di diversi trattamenti e valutazioni di quegli avvenimenti sui quali in ambito scientifico e sociale ci sono diversi punti di vista.

Non dico poi che il manuale unico rappresenta un pericolo per il potere stesso: in questo caso questo prenderà su di se tutte le critiche che oggi si riversano su molti autori ad ogni cambio d'umore.

Ritengo che sarebbe giusto avere 3-5 collane di manuali, confermate per 5 anni, che devono essere sostituiti sulla base di un concorso, quando un qualche collettivo prepara qualcosa di nuovo e di più adatto.

I manuali, certamente, causano discussioni perché capitano in mano a persone delle più diverse opinioni. E ciò è normale. Non ci sarà alcuna lamentela solo se si chiuderà la bocca a tutti dicendo che questo o quel manuale da noi è l'unico giusto.

Ljudmila Rybina

19.07.2010, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2010/077/35.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)

[1] Si tratta del “Breve corso di storia del VKP(b)”. VKP(b) sta per Vserossijskaja Kommunističeskaja Partija (Bol'ševikov), cioè Partito Comunista Panrusso (dei Bolscevichi). Il “Breve corso”, uscito nel 1938, serviva per l'indottrinamento.

[2] Kamera Predvaritel'nogo Zaključenija (Cella per la Reclusione Preventiva).

[3] Tipo di polka (ma il senso è “esibirsi a comando”).

[4] Uno dei titoli di Stalin.

[5] Vysšaja Škola Èkonomiki (Alta Scuola di Economia).

[6] In pratica le nostre medie inferiori e superiori.

18 luglio 2010

Il "meglio" delle chiavi di ricerca di giugno 2010 dell'altro mio blog

41 imprese controllate dalla russia: quali?

aglio orsino korte: korte?

avvakum associazione degli amici di dio
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come si chiama riforma iniziata da gorbaciov nel 1985?
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impostol tele series movies.com: eh?

istituto rotenberg: vedi qui

ivan safronov
: vedi qui

jauvert
: vedi chiesa russa in francia

la plastilina è esplosiva?: no

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sigaretta avvelenata con topicida sintomi: che posso dire in proposito?

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: un altro illustre sconosciuto

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